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LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL CANDIDATO PDL FILONI A GALLARATE: “DATE IL 5 PER MILLE ALLE ONLUS CITTADINE”

Aprile 29th, 2011 Riccardo Fucile

MA LE ASSOCIAZIONI SONO ALL’OSCURO DELLA SUA INIZIATIVA E MOLTE NON VOGLIONO AVERE NULLA A CHE FARE CON LUI E LA POLITICA E SI SENTONO STRUMENTALIZZATE…C’E’ ANCHE CHI CON IL COMUNE E’ IN GUERRA DA TEMPO PER PROMESSE NON MANTENUTE

Chi sono i migliori alleati di un candidato alle elezioni amministrative di una piccola città ? Senza ombra di dubbio le associazioni.
Se un uomo qualunque per farsi eleggere deve contare su reti di amici e familiari, un personaggio introdotto nel mondo associativo ha certamente qualche chance in più di racimolare voti.
Perchè allora non puntare dritto al cuore di tutte le associazioni attive sul territorio del comune?
E’ quello che deve aver pensato Giuseppe Filoni, candidato consigliere nelle fila del Pdl di Gallarate (la città  della provincia di Varese già  salita agli onori delle cronache per aver partorito delle alleanze inedite tra le varie liste in gara).
In questi giorni, come riporta il quotidiano La Provincia di Varese, per le vie della città  sono comparsi manifesti e volantini su cui, oltre a pubblicizzare il candidato (con tanto di foto, simbolo e nome in bella vista), viene sciorinato un lungo e dettagliato elenco di associazioni, accompagnato dall’invito a versare il 5 per mille in favore di una di queste: “La tua firma per la tua città  — si legge — a te non costa nulla, per Gallarate è un aiuto pazzesco”.
Peccato che le associazioni citate non ne sapessero nulla.
“Noi non abbiamo avuto nessun tipo di contatto per questa cosa — spiega Daniela Capitanucci di Azzardo nuove dipendenze -. Lo abbiamo appreso dai giornali. Come associazione di promozione sociale non ci colleghiamo a nessun partito politico, vale per qualunque partito, non è una presa di posizione nei confronti del Pdl. Si tratta di una scelta per tutelare i nostri soci che devono sentirsi liberi di condividere le finalità  dell’associazione senza schierarsi sotto una bandiera di partito. Non nascondo che questa cosa ci ha messo in difficoltà , oggi mi sono sentita in dovere di giustificarmi con tutti gli altri interlocutori con cui noi abbiamo comunque rapporti per chiarire che non stiamo facendo campagna elettorale per nessuno”.
Dal canto suo Filoni ha puntualizzato che il suo è stato un gesto “nobile”, lontano da qualunque volontà  di servirsi del nome e dell’immagine delle associazioni: “Ho pubblicato i nomi e i dati di tutte le associazioni, senza mai affermare che queste sostenessero la mia candidatura — ha detto lo stesso autore dei manifesti – non abbiamo chiesto niente a nessuno perchè non volevamo dare adito a dubbi sulla nostra onestà “.
Se è vero e plausibile che alla base del manifesto potesse esserci un intento filantropico, agli occhi dei più attenti non è sfuggito un altro dettaglio: “Mi stupisce che un candidato per le elezioni comunali — ha aggiunto Daniela Capitanucci – sponsorizzi il 5 per mille alle associazioni quando anche lo stesso comune è uno dei potenziali beneficiari”.
Tra le associazioni più inviperite per la trovata di Filoni c’è il Nuoto Club Gallarate che nella storia recente ha ricevuto trattamenti decisamente in contrasto con lo spirito di collaborazione e sincero aiuto di cui il candidato si è fatto interprete: “Sulla nostra testa incombe un’ingiunzione di pagamento da 100 mila euro emessa dalla municipalizzata Amsc per il buco della passata stagione — spiega Barbara Allaria — un buco frutto di accordi non mantenuti e su cui il comune non ci ha mai fornito alcun sostegno”.
Una vicenda lunga e complicata, fatta di liti e rimpalli di responsabilità , che stride con l’invito formulato dal candidato: “È evidente che questa cosa del 5 per mille non ci fa nè male nè bene — continua —, ma la vicenda assume toni grotteschi se la analizziamo alla luce dei trascorsi, con un comune (a marca Pdl, ndr) che non sembra far altro che metterci i bastoni tra le ruote”.

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A TORINO FASSINO AL 51%: IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA AL 32%, IL TERZO POLO AL 7%

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

DAL SONDAGGIO DI “TERMOMETRO” EMERGE CHE L’EX MINISTRO PD E’ PIU’ FORTE DELLA SUA COALIZIONE….INDECISI AL 15%, GRILLINI AL 3,5%… RISPETTO ALLE REGIONALI DI UN ANNO FA CALANO PDL E IDV, TIENE LA LEGA

Piero Fassino non ne ha mai fatto mistero: l’importante è vincere, ovvio, ma l’ex ministro vorrebbe tanto chiudere la pratica il 16 maggio, forte del risultato delle primarie e dell’appoggio incondizionato di Sergio Chiamparino, senza dover ricorrere al ballottaggio.
Nessuno dei sondaggi finora pubblicati ha messo in dubbio le sue possibilità  di farcela, e anche se si votasse oggi il risultato sarebbe alla sua portata, ma forse non così granitico come lo era fino a qualche settimana fa, quando i contendenti in campo erano pochi e la campagna elettorale non ancora decollata.
A venti giorni dal voto, infatti, le possibilità  di approdare al secondo turno non sono poi così remote.
Il primo sondaggio reso noto dopo la presentazione delle liste, che mette perciò in gioco tutti i dieci candidati, fotografa un vantaggio netto per il candidato del centrosinistra.
Secondo «Termometro Politico», Fassino vincerebbe con il 51 per cento, quasi di venti punti sopra Michele Coppola, stimato al 32.
Distanti gli altri contendenti: Alberto Musy al 7 per cento, Vittorio Bertola al 3,5, Juri Bossuto al 2,5 e Giacinto Marra all’uno.
Tutti gli altri competitor, insieme, non raccoglierebbero oltre il 3 per cento.
La frammentazione – dieci candidati e trentasei liste, un record – sembra giocare a favore di una dispersione del voto.
E penalizzare i candidati più noti, a cominciare da Fassino, che mantiene un margine solido ma è vicino alla soglia del 50 per cento, sotto la quale sarebbe costretto al ballottaggio del 29 e 30 maggio.
L’ultimo segretario dei Ds mantiene comunque un forte consenso personale: è l’unico candidato a intercettare più voti potenziali rispetto alla coalizione che lo sostiene.
Con l’avvicinarsi delle urne si riduce anche la percentuale di indecisi: precedenti rilevazioni indicavano gli incerti intorno al 25 per cento; ora siamo al 15.
Numeri che danno corpo alle speranze di un centrodestra che sarà  sì in affanno – la coalizione non riesce a varcare la soglia del 35 per cento e il candidato fa anche peggio -, ma intravede la possibilità  di arrivare al secondo turno.
Pdl e Lega non l’hanno mai negato: in una città  che il centrosinistra governa da diciotto anni, e in cui il sindaco uscente conclude il mandato con un livello di popolarità  superiore al 70 per cento, riuscire ad agguantare il ballottaggio sarebbe già  una mezza vittoria.
Oltretutto in un quadro di flessione: secondo la rilevazione se si votasse oggi l’accoppiata Pdl-Lega perderebbe consensi rispetto alle regionali di un anno fa.
Con una differenza: il Carroccio tiene, passando dal 10,1 al 10,5 per cento; il Pdl arretra dal 21,8 al 20, scontando la fuoriuscita dei finiani e la nascita di Futuro e libertà .
Le speranze degli avversari di Fassino, a giudicare dai dati, sembrano però finire qui.
Secondo Termometro politico, in caso di ballottaggio tra l’ex leader dei Ds e Coppola, il primo la spunterebbe di slancio, raggiungendo il 64 per cento e intercettando buona parte dei voti assegnati al primo turno sia a Musy che a Bossuto.
Ininfluente, invece, l’apporto dei grillini, tentati dall’astensione in massa.
Proprio i grillini potrebbero bissare l’exploit delle regionali.
Il candidato sindaco Vittorio Bertola e il Movimento 5 stelle viaggiano intorno al 3,5 per cento, proprio come un anno fa, risultato che consentirebbe loro di entrare in Consiglio comunale a scapito della Federazione della sinistra.
Tra i partiti, rispetto alle regionali, crescono Pd, Sel e Moderati.
I democratici viaggiano al 28,5 per cento, i vendoliani e il movimento di Portas al 5,5.
In flessione l’Italia dei valori: dal 9,5 per cento del marzo scorso al 7 di oggi. La sfida del Nuovo Polo, invece, si ferma sotto la soglia del 10 per cento.
I centristi pescano in ugual misura tra gli ex elettori di Chiamparino e quelli di Buttiglione nel 2006, ma non sembrano poter essere determinanti, nemmeno in caso di secondo turno.

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ELEZIONI SEMPRE PIU’ TRASH: POCHI PROGRAMMI, TANTE ALLUSIONI NELLA PROPAGANDA DEI CANDIDATI

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

AMMICCAMENTI SESSUALI, GIOCHI DI PAROLE AGGHIACCIANTI, PERSINO FOTO AL CIMITERO…LA CAMPAGNA ELETTORALE HA TOCCATO IL FONDO: DAL “PARTITO DEGLI ANGELI” ALL’ “ASSO DI BASTONI, ALL’INVITO “SCOPIAMO” ECCO I PROGRAMMI DI SPESSORE PER CUI DOVREMMO VOTARLI

Bisogna essere capaci anche a copiare, perchè c’è primavera e primavera
Il candidato del Terzo Polo a Milano, Manfredi Palmieri, ha pensato di guardare al rottamatore Matteo Renzi.
Comun denominatore la giovinezza e allora perchè non parlare di primavera. Solo che Renzi, quando si candidò a sindaco, non aveva messo delle gigantografie di se stesso, ma quelle della città , dei vecchietti, dei bambini down. Palmieri si è limitato alla sua.
E l’effetto primavera è decisamente svanito.
Il leghista Max Bastoni, che concorre per un posto di consigliere comunale a Milano, è il candidato di Mario Borghezio.
E già  questo è una garanzia di una campagna elettorale ad effetto.
E infatti il suo manifesto “Per la tua Milano in Comune cala…l’asso” con dietro l’asso di bastoni, lascia il segno.
Quell’asso di bastoni si innalza come un simbolo fallico, anche se con il verbo cala l’effetto è tragicomico.
Se comunque qualcuno nutrisse dubbi sui celoduristi del Carroccio, non si preoccupi. “Bastoni contro l’immigrazione”, tuona su un manifesto il candidato. Nessun equivoco, “non posso farci nulla, ma per tranquillità  delle sinistre, chiederò di cambiare le mie generalità . Mi farò chiamare Massimiliano Molotov”, ci rassicura l’asso di Bastoni
Sciura Moratti invece campeggia in quel di Milan.
Vestita in modo diverso a seconda delle situazioni.
Con l’elmetto per lanciare la nuova linea della metro linea 5, in color pastello con gli anziani quando annuncia il raddoppio dei centri di assistenza e poi con la ramazza e il gilet fosforescente, rigorosamente sopra il tailleur sartoriale, per la trasformazione in operatore ecologico.
Letizia modella, con lo smalto sempre intonato, è più patinata del Cavaliere. Miracoli di Photoshop effetto botox.
Visto il momento fortunato della squadra partenopea, i candidati campani si sentono come Cavani.
L’ex presidente di confindustria, Gianni Lettieri, in bianco azzurro lancia lo slogan “Far vincere Napoli”. Il genio della campagna è l’uomo di D’Alema, Claudio Velardi.
Eppure Lettieri è uomo del Pdl. Ma nelle strategie calcistiche poco conta. Come vincere? Prenderà  in squadra Fabio Cannavaro.
Pronta la risposta di Mariano Anniciello, candidato del Pd al consiglio comunale, un’enorme olà  della curva B dello stadio San Paolo con scritto ” ti amo”. “Amiamo Napoli come amiamo il Napoli” il suo programma elettorale. Quasi da Partito dell’Amore.
Ecco il prefetto Mario Morcone. Candidato sindaco partenopeo.
Perchè “il futuro è Mo'” con ” nobilità  senza miseria”, “orgoglio e giudizio” e ovviamente ” genio e regolatezza”.
Totò risponderebbe “ma mi faccia il piacere”.
Morcone è uomo attento ai suoi sostenitori, a cui permette tramite il sito, di creare nuovi manifesti per raccontare il loro sogno per Napoli.
“Il futuro è Ma’”, replica un tifoso, precisando che si riferisce a Maradona allenatore del Napoli, e così siamo a posto. Almeno al San Paolo.
A Grosseto arriva il neonato Partito del Sud. Il partito che vuole un’alleanza di forze meridionaliste, per una nuova classe dirigente meridionale con a cuore il riscatto del Sud.
Ma i grossetani lo sapranno di far parte del Sud? State attenti che in Maremma sta “per esplodere il Fuoco del Sud”.
Se a Ravenna è pronta in campo la “lista del cimitero”, con gli esponenti ritratti con alle spalle il cimitero della città  e l’obiettivo del becchino “Seppelliamo la vecchia politica”, a Modugno è scesa dal cielo, in appoggio al candidato sindaco Giuseppe Vasile, addirittura “La politica degli Angeli”.
L’onorevole Cetto Laqualunque miete proseliti.
” Il partito del Pilu” ha un candidato a Oria, nel brindisino.
Solo che il “Pilu” è l’ acronimo di “Persone libere, indipendenti e unite”, frutto della mente dell’ aspirante sindaco, Francesco Arpa, un ispettore di polizia in pensione.
Luigi Gullo, avvocato candidato sindaco a Patti ha messo un enorme punto interrogativo come manifesto. Nulla da comunicare, se non un punto di domanda. Finalmente una comunicazione chiara.
Pino Carbone, sindacalista candidato sindaco del Pdl di Oria, in provincia di Brindisi, lancia la “grande coalizione riconciliatrice del centrodestra” .
Ci sono tutti Pdl, Fli, La destra, Azione e coraggio e un “non solo …” seguito dal simbolo dei lavori in corso. E’ la “Grande coalizione conciliatrice del centrodestra”.
Tutta la destra e non solo. Qui non cacciamo nessuno. Venite gente, venite.
Per sostenere il suo candidato a Bologna Manes Bernardini, la Lega Nord ha lanciato un nuovo gioco.
Si chiama “Indovina chi è l’ultimo”.
Ci sono gli stranieri in fila pronti a rubare gli alloggi popolari dei bolognesi. Ecco il cinese in pool position, la rom brutta, vecchia, sporca e con tanto di figlio a carico, il negro che si veste come i padani e il terrorista islamico. Ultimo della fila un vecchietto di pura razza petroniana.
Virginio Merola, il candidato del Pd, lancia il suo slogan “Se vi va bene tutto, io NON vado bene”.
Uno slogan piuttosto contorto ed è proprio quel “non” marcato che cattura l’attenzione.
“Non” va bene, tutto qua. Ma le dicotomie nell’uomo di centrosinistra continuano.
” Più arte e meno CO” e c’è da chiedersi cosa c’entri l’arte con il cambiamento climatico.
Il tutto in bicolore, giallo-blu.
Ma non sono i colori della città  e nemmeno del Bologna, quella squadra che lui conosce bene e spera “torni in serie A, o forse in B”.
Su tutto campeggia una stella. Prima era rossa e ricordava tanto quella di Virgin Radio. Ma è “perchè lui è rock, mica uno lento”, si sono giustificati quelli del suo staff. Ora la stella è blu e fa tanto “sceriffo” o peggio ancora acqua San Pellegrino.
Non sarà  mica gasato? Ma Merola ha raggiunto lo sdoppiamento totale in un’intervista doppia, modello Le Iene.
Virginio Vs Merola, perchè ” se siete indecisi su chi votare fate contenti tutti e due “.
Anche Stefano Aldrovandi, ex manager della multiutility Hera, ha scelto per la sua candidatura una dicotomia. “O così, o Aldrovandi”, su un enorme manifesto.
Da una parte il bianco, dall’altra l’arancione.
L’assonanza con la reclame della passata di pomodoro e il suo “o così o Pomì” è pressochè immediato. Un po’ come quello con l’arancione che fu il colore della campagna di Flavio Delbono.
Giovanni Carusone, candidato alla carica di consigliere comunale di Santa Maria Capua Vetere, per il Partito democratico lancia il suo ” il vostro voto…conSenso di responsabilità “.
Insomma finalmente si è trovato “un senso alla storia” di Bersani, anzi, il conSenso.
Giacinto Marra, detto Giangi ( e ci tiene tanto da scriverlo sui manifesti), presidente di “Azzurri italiani”, si candida a sindaco di Torino.
Il suo è “il partito nè di destra nè di sinistra, quello che rappresenta il movimento del non voto”. Per questo, visto che non votate e non siete nè di destra nè di sinistra, Giangi ci tiene a spiegarvi” non sbagliare fai centro”.
E se non vi avesse persuaso abbastanza Giangi vi offre un allettante invito: “Scopiamo?”. Come rifiutare? Per fortuna in piccolo spiega che vuol scopare la “via la vecchia politica”.
Ma tra centro e richiami al sesso sa tanto di vecchia.

Silvia Beltrami
(da “L’Espresso“)

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VICENDA NOMADI A ROMA, LA DESTRA DEI VALORI ( SOLO A PAROLE): ALEMANNO ALLISCIA LA CHIESA MA NON NE SEGUE I PRECETTI

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

IL PAPA PARLA E LA DESTRA ACCATTONA ANNUISCE E SE NE FREGA… SI FANNO IL SEGNO DELLA CROCE PER ABBINDOLARE UN ELETTORATO CHE VUOLE ESSERE A POSTO CON LA COSCIENZA PER POI FARSI GLI AFFARI PROPRI

Una cosa è parlare (o sparlare) di valori e un’altra è viverli nella quotidianità ; una cosa è sproloquiare di “Dio, patria e famiglia” e un’altra è declinarle seriamente, quelle parole, nel proprio impegno pubblico.
Una cosa è cercare di allisciarsi la Chiesa e un’altra è seguirne davvero i precetti.
Ecco, in sostanza, cosa insegna la vicenda dei nomadi a Roma.
Quel che è successo è una lezione di buona politica: l’occupazione pacifica della basilica di San Paolo da parte dei rom, sgomberati dal Comune da un campo abusivo a Casal Bruciato, ai margini della capitale, si è conclusa grazie all’intervento della chiesa.
I nuclei familiari, tra applausi e abbracci, si sono tutti ricongiunti,, sono usciti da un ingresso laterale della basilica e, a bordo di autobus, sono partiti per raggiungere il centro dalla Caritas.
«I rom che in questi giorni hanno trovato riparo nel chiostro della basilica saranno trasferiti presso una struttura di accoglienza in città », ha reso noto nel tardo pomeriggio l’ente assistenziale del vicariato di Roma sottolineando che nella sistemazione dei rom saranno rispettati i nuclei familiari.
Quasi contemporaneamente la sala stampa vaticana ha fatto conoscere i sentimenti di Benedetto XVI sulla vicenda.
Il Vaticano ha auspicato che la disponibilità  della Caritas «preluda a una sistemazione stabile adeguata».
Non stiamo qui a discutere sul merito.
Quel che interessa è mettere in risalto la vuota retorica di una destra che, a corto d’idee e d’ideali, in piena crisi d’identità , cerca disperatamente di appoggiarsi a una qualsiasi autorità  “altra”: che sia Berlusconi o la Chiesa poco importa.
Quel che importa è prendere la scorciatoia, dando in appalto il cervello e sacrificando i residui di autonomia intellettuale, di vera “autorità “.
Senza accorgersi delle infinite contraddizioni a cui si va incontro.
E così la destra alemannian-papalina si trova a tradire i valori fondamentali della Chiesa cattolica.
L’accoglienza? Chi se ne frega!
La solidarietà ? L’altruismo? Roba da comunisti.
Tutto gettato nel cestino in nome di un populismo disperato e perdente.
In nome di un’antipolitica degna del peggior estremismo di destra.
Ascoltano le parole del papa, dicono.
Eccole, le parole del papa: «Ogni scelta politica sia ispirata dal rispetto per la persona umana. Bisogna accogliere con solidarietà  profughi e rifugiati che, in questi giorni, arrivano dall’Africa. A loro arrivi la solidarietà  di tutti; gli uomini di buona volontà  siano illuminati ad aprire il cuore all’accoglienza, affinchè in modo solidale e concertato si possa venire incontro alle necessità  impellenti di tanti fratelli».
Il papa parla, la destra valoriale annuisce e se ne frega.
Quel che è successo a Roma dimostra quanto sia bugiarda e ipocrita la propaganda di chi si fa il segno della croce solo per nascondere la propria anima nera, di chi parla di valori solo per abbindolare – così credono – un elettorato che vuole sentirsi a posto con la coscienza e poi farsi, amabilmente, i fatti propri.

(da “Il Futurista”)

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ORA LA MORATTI TEME L’EFFETTO-SILVIO: IL CROLLO DI POPOLARITA’ DEL PREMIER RISCHIA DI TRAVOLGERLA

Aprile 25th, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI VUOLE ESSERE TROPPO PRESENTE A MILANO, MENTRE LA MORATTI PREFERIREBBE SI DEFILASSE PER NON FAR PERDERE ALTRI VOTI AL CENTRODESTRA… IL CASO LASSINI SEGNA LA CAMPAGNA ELETTORALE

All’inizio, era una questione di principio.
Quasi un dovere per un prototipo della buona (e moderata) borghesia milanese come Letizia Moratti: dissociarsi da quello slogan delirante e oltraggioso.
Il costo politico sembrava, tutto sommato, basso.
Già  la sera precedente, il ministro della Giustizia Alfano   –   non esattamente una colomba   –   aveva preso le distanze dal contenuto dei manifesti dell’Associazione per la difesa della democrazia.
Poi, con il passare dei giorni, via via che il balletto delle dimissioni e delle retromarce, delle dichiarazioni di sdegno e delle manifestazioni di sostegno si è fatto più vorticoso, è diventata una colossale manfrina da campagna elettorale.
E Letizia Moratti, consigliata dai suoi spin doctor, ha deciso di cavalcarla nel modo più spregiudicato, quasi spudorato.
Fino a negare l’evidenza: “Per me il caso è chiuso”, ripete il sindaco, da tre giorni, come un 45 giri inceppato.
Sa benissimo che il caso chiuso non è, e provvedono quotidianamente a sottolinearlo il Giornale della famiglia Berlusconi e l’ala dura degli Stracquadanio, delle Santanchè, Tiziana Maiolo e compagnia assortita.
Che Roberto Lassini con ogni probabilità  sarà  eletto consigliere comunale ormai lo hanno capito tutti, dentro e fuori il Pdl.
Che ben difficilmente, all’indomani dell’elezione, rinuncerà  al suo strapuntino è convinzione ugualmente diffusa.
Perchè allora la Moratti continua a ripetere ossessivamente la   sua incompatibilità  con Lassini, anche ora che i dirigenti del suo partito   –   dopo la prima ondata di dichiarazioni sdegnate   –   l’hanno praticamente lasciata sola?
“Ci sono sondaggi che stimano al minimo storico la popolarità  di Silvio Berlusconi perfino nella sua città    –   spiega un dirigente milanese del Pdl   –   e nello staff dei consiglieri del sindaco qualcuno comincia a temere che la politicizzazione della campagna elettorale milanese e l’entrata in campo diretta di Berlusconi non solo non aggiungano consensi ma rischino di sottrarne”.
Ecco perchè la Moratti, che nell’ultimo scorcio del suo mandato si era completamente appiattita su Berlusconi e sul governo, perfino quando le decisioni dell’esecutivo hanno pesantemente penalizzato Milano, oggi, nel vivo della campagna per la riconferma, ha deciso di distinguere la sua posizione da quella dei falchi del suo partito, con ciò guadagnandosi la disapprovazione del presidente del Consiglio: “Berlusconi vuole che le polemiche finiscano il prima possibile e che tutto il partito si impegni per vincere a Milano   –   spiegava ieri all’Ansa un alto dirigente del Pdl   –   Certo, al presidente farebbe piacere che Lassini ottenesse tanti voti, sarebbe uno schiaffo degli elettori alla procura milanese”.
Oltre al tornaconto personale, c’è un’altra ragione che ha spinto Berlusconi a imprimere un’accelerazione violenta alla campagna milanese, che culminerà  nella settimana dopo Pasqua con una lettera firmata di suo pugno ad ogni famiglia milanese e con uno tsunami di manifesti e volantini che   –   nelle intenzioni del premier   –   dovranno solleticare le reazioni “di pancia” dei milanesi sui temi consueti della contrapposizione tra destra e sinistra.
I sondaggi più attendibili danno la Moratti in lieve vantaggio (un punto, massimo due) al primo turno su Pisapia   –   grazie anche a un modesto recupero prodotto dalla sua campagna milionaria   –   ma comunque lontana dal 50%.
Al ballottaggio, partita apertissima.
Berlusconi sa che la Moratti, da sola, rischia di perdere e di trascinare il centrodestra tutto in un vortice di cui è difficile vedere il fondo.
“È vero che il caso Lassini accentua la percezione di un Pdl in preda al caos   –   continua l’assessore morattiano   –   ma in fondo tutto questo movimento fa gioco a tutti. A Berlusconi, e anche alla Moratti, che capitalizzerà  personalmente i voti dei moderati e usufruirà  di quelli conquistati dal premier e anche da Lassini”.
Il balletto del Lassini fuori-Lassini dentro, dunque, rischia di diventare un tormentone da qui al 16 maggio.
La Moratti, assicurano i suoi, “è pronta a tener botta fino in fondo”.
Se sarà  rieletta, non sarà  un problema ingoiare il rospo Lassini per rimettersi al più presto al timone dell’Expo e dei grandi affari milanesi.
Capitasse il guaio della sconfitta, avrà  già  pronto sul tavolo un buon argomento per addebitarla ad altri.
A quei manifesti sciagurati, e a chi non se n’è dissociato per tempo.

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CAMPANIA, ECCO GLI IMPRESENTABILI IN LISTA: TRA ACCUSATI PER COLLUSIONE CON LA CAMORRA E GLI INDAGATI PER RICICLAGGIO

Aprile 25th, 2011 Riccardo Fucile

CI SONO ANCHE EX MINISTRI RINVIATI A GIUDIZIO E SINDACI SOTTO INCHIESTA…I CASI DE SIMONE, MATACENA, NONNO, MASTELLA, DE MAGISTRIS, LETTIERI, DE LUCA, DAMIANO, CINQUE

Altro che liste pulite.
A setacciare le candidature delle amministrative in Campania scovi di tutto: arrestati per collusioni con la camorra, indagati per riciclaggio, ex ministri rinviati a giudizio, sindaci che collezionano inchieste e processi come fossero tappi di birra.
E sullo sfondo le moine di sempre, di chi a parole censura l’arrivo di quei voti e nei fatti se ne servirà : io non sapevo, io mi dissocio, se vinco grazie a lui mi dimetto.
Lo disse anche il Governatore Stefano Caldoro l’anno scorso, quando gli infilarono di soppiatto in una lista alleata un condannato in primo grado per camorra, che peraltro è stato pure eletto e tra poco potrebbe essere reintegrato in consiglio regionale.
Senza che nessuna testa sia saltata.
Da chi cominciamo?
Il caso del momento è la presenza di Achille De Simone, consigliere comunale uscente, come capolista di Alleanza di Centro, una delle 11 liste a sostegno del candidato sindaco Pdl di Napoli Gianni Lettieri.
Il Gip Antonella Terzi nell’ordinarne l’arresto il 26 novembre del 2009 commentò così la partecipazione di De Simone a un incontro in cui una donna del clan Sarno minacciava l’animatore di un movimento antiracket: “Autentico raccapriccio, è forse l’episodio più intriso di mentalità  malavitosa, inquinato dal concorrente apporto dell’inqualificabile De Simone”. Inqualificabile per il giudice, ma non incandidabile per la politica napoletana. Anche se Lettieri ne ha preso le distanze, invitandolo a ritirarsi e annunciando di essere sin da ora dimissionario se i voti di De Simone saranno determinanti per la sua elezione. Pionati, il capo dell’Adc, ha definito il suo inserimento in lista “un errore di distrazione”. Mannaggia.
Ma non è l’unica candidatura che fa discutere.
Nel Pdl di Napoli è in corsa Maurizio Matacena, commercialista, indagato per riciclaggio in concorso col senatore e sindaco Pdl di Afragola Vincenzo Nespoli, per il quale pende un’ordinanza di arresto fermata dal Parlamento. Matacena è accusato di aver fatto sparire circa 300mila euro nell’ambito delle indagini sulla bancarotta fraudolenta degli istituti di vigilanza riconducibili a Nespoli e sul dirottamento dei loro fondi verso alcune speculazioni immobiliari di Afragola.
Nella lista azzurra c’è pure Marco Nonno, consigliere uscente An.
à‰ imputato per concorso in devastazione, per aver coordinato la guerriglia urbana che impedì la riapertura della discarica di Pianura.
Vicenda per la quale ha trascorso 13 mesi agli arresti, tra carcere e domiciliari. In questi giorni Nonno ha presentato un libro dove racconta la sua versione su Pianura.
È un collezionista di armi antiche e il suo manifesto elettorale lo ritrae con l’elmetto in testa. “Per Pianura — spiega — ho combattuto”.
Qualche problemino giudiziario lo hanno anche alcuni candidati sindaci.
Clemente Mastella (Popolari-Udeur) è fresco di rinvio a giudizio per la compravendita della casa di Largo Arenula a Roma, immobile che era nella disponibilità  dell’Udeur (ospitava la redazione de Il Campanile) ma che attraverso un tortuoso giro di cessioni azionarie è stato intestato ai suoi figli. L’ex Guardasigilli è stato però assolto dalle accuse di associazione per delinquere: il giudice ha detto no al teorema partito-clan.
Luigi De Magistris (Idv-Federazione della Sinistra) ha una richiesta di rinvio a giudizio a Roma per alcune presunte anomalie sulla gestione dei tabulati telefonici nel corso delle inchieste condotte dai pm a Catanzaro.
Ma va ricordato che per simili anomalie Genchi è già  stato assolto.
Peraltro, non si tratta di reati comuni o a scopo di lucro ma contestati per via delle legge Boato del 2003, che si presta a varie interpretazioni.
De Magistris poi è stato assolto poche settimane fa a Salerno da una fastidiosa accusa di omissione d’atti d’ufficio per l’accusa — caduta — di non aver indagato a dovere su una denuncia.
C’è poi Lettieri (Pdl), che è sotto processo a Salerno per truffa e falso per la delocalizzazione in zona Asi di una delle sue aziende, la Manifatture Cotoniere Meridionali di Salerno. Prossima udienza, 7 giugno.
La prescrizione è vicinissima: i fatti risalgono alla prima metà  degli anni 2000.
In caso di vittoria di Lettieri a Napoli e del Pd Vincenzo De Luca a Salerno, si realizzerebbe una singolare coincidenza: due sindaci di due città  capoluogo della Campania, imputati nello stesso dibattimento e per lo stesso fatto.
De Luca il regista della variante urbanistica ritenuta illegittima, Lettieri l’utilizzatore finale, secondo la Procura.
De Luca, che si candida a un secondo mandato consecutivo (sarebbe il quarto negli ultimi 18 anni) deve difendersi in un secondo processo per un’altra variante, la trasformazione dell’ex Ideal Standard in un Parco Marino da realizzare con capitali emiliani.
Tra le accuse, quella di tentata concussione. Il dibattimento prosegue il 9 maggio. La prescrizione è vicina anche qui.
C’è pure una recente inchiesta del pm di Salerno Roberto Penna che contesta a De Luca il peculato per un incarico assegnato al suo fedelissimo dirigente Alberto Di Lorenzo.
Si tratta di una nomina firmata dal sindaco nella sua qualità  di commissario governativo per la realizzazione del termovalorizzatore (ora non lo è più). L’inchiesta è praticamente finita, si attendono le determinazioni della Procura.
Torniamo a Mastella, un nome che ricorre quando si scrive di politica e inchieste giudiziarie.
A Benevento si candida al consiglio comunale l’assessore uscente Aldo Damiano.
Fa parte di una lista civica a sostegno del candidato sindaco Pd, l’uscente Fausto Pepe, sfiduciato in extremis per impedirgli di fare campagna elettorale da primo cittadino in carica.
Pochi giorni fa Damiano è stato raggiunto da un avviso concluse indagini per corruzione in concorso con il presidente del Palermo Maurizio Zamparini e con i coniugi Clemente e Sandra Mastella.
Secondo l’accusa, da assessore all’Urbanistica in quota Udeur nella giunta del 2006, Damiano avrebbe concesso corsie preferenziali non dovute alla realizzazione del centro commerciale ‘I Sanniti’, realizzato da Zamparini, nello stesso periodo in cui dal conto corrente dell’imprenditore friuliano della grande distribuzione partiva un bonifico di 50.000 euro per l’associazione culturale ‘Iside Nova’, presieduta dalla signora Mastella.
Per il pm quel bonifico era una tangente e Mastella ha parlato di ‘singolare coincidenza’ tra la notifica dell’avviso e l’ufficializzazione formale della sua candidatura a sindaco di Napoli.
Che però aveva annunciato con sei mesi di anticipo.
Ma il record di inchieste forse lo detiene Gennaro Cinque.
Il sindaco Pdl di Vico Equense si ricandida a dispetto di quattro richieste di rinvio a giudizio per reati che vanno dall’abuso d’ufficio all’omissione d’atti d’ufficio.
Più una quinta indagine — ma il fascicolo è ancora aperto — per omissione d’atti d’ufficio.

Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ELEZIONI AMMINISTRATIVE ORFANE DEI SIMBOLI: I CANDIDATI “NASCONDONO” I PARTITI SUL WEB

Aprile 25th, 2011 Riccardo Fucile

I CANDIDATI EVITANO DI AFFIANCARE AL PROPRIO NOME E VOLTO IL LOGO DELLE FORZE POLITICHE DI RIFERIMENTO….ALL’ELETTORE E’ FORSE MEGLIO NON FAR SAPERE I PARTITI CHE LI APPOGGIANO?…LE ECCEZIONI SONO DAVVERO POCHE

Sono da sempre al centro di dispute, entusiasmi, psicodrammi collettivi. Conservati e venerati, in grado di dare senso ad ogni comunità  politica.
I simboli di partito.
Colori e forme in cui s’intrecciano storie e battaglie, conquiste passate e prospettive future.
Dalla falce e martello allo scudo crociato, dall’Alberto di Giussano alle tante declinazioni del tricolore dell’odierna simbologia politica.
Vessilli da alzare e difendere. Ad ogni elezione, piccola o grande che sia.
E che oggi, la maggior parte dei candidati sindaco, nelle quattro città  più importanti, semplicemente snobba.
Da Fassino alla Moratti, da Lettieri e Morcone a De Magistris, passando per Virginio Merola e Giuliano Pisapia.
Basta cliccare sui loro siti ufficiali: dei simboli dei partiti che li appoggiano neanche l’ombra.
L’eccezione. Ovvero Manes Bernardini, candidato a Bologna per Pdl e Lega Nord.
Sul suo sito i simboli dei partiti di Bossi e Berlusconi sono in primo piano, sotto lo slogan “Finalmente Bologna!”.
E lo sfondo bianco con un bel po’ di verde mette in chiaro l’origine politica, che nella foto principale sfoggia anche la pochette d’ordinanza dello stesso colore.
E anche gli altri slogan, “Finalmente sicura!”, “Giovane e digitale”, utilizzano il colore principe della Lega Nord.
La storia cambia per Michele Coppola, candidato del centrodestra a Torino.
Qui i simboli iniziano a scivolare verso il fondo della pagina.
Nell’ultimo
riquadro a destra è possibile conoscere i partiti che appoggiano il competitor principale di Piero Fassino.
Gli altri, invece, “nascondono” i loro partiti.
Niente Silvio per donna Letizia e Lettieri.
Le cose cambiano per i candidati del centrodestra a Milano e Napoli.
Sulla home del sito di Letizia Moratti, non c’è nessun riferimento al Pdl e agli altri partiti che ne sostengono la corsa verso Palazzo Marino.
E sullo sfondo bianco, del viso e del nome di Silvio Berlusconi, non c’è traccia. Solo in qualche foto lo si può intuire in lontananza. Una flebile   presenza la si trova nella sezione link, con i collegamenti ai siti nazionali del Popolo delle Libertà  e della Lega.
Stesso canovaccio per Gianni Lettieri. I colori predominanti sono il bianco e l’azzurro, mentre i simboli dei partiti sono del tutto assenti.
Una scelta del tutto diversa da quella del presidente della Regione, Caldoro, e di quello della provincia di Napoli, Cesaro, che avevano impostato tutta la campagna elettorale unendo alla loro, l’immagine del premier.
Le cose non cambiano se ci si sposta verso sinistra.
Piero Fassino sceglie il giallo e il blu e lo slogan “Gran Torino”.
E, sul suo sito, mancano i riferimenti ai partiti che lo sostengono.
L’ex segretario dei Ds punta su una comunicazione serrata, diffondendo quotidianamente materiali audio e video sulla sua campagna elettorale.
Tutto senza simboli.
L’arancione è, invece, il colore scelto a Milano da Giuliano Pisapia. Che fa della presenza sul web uno dei suoi punti di forza, sfruttando l’onda che lo ha portato, lo scorso novembre, a vincere le primarie.
Anche qui, zero riferimenti.
Stella blu su sfondo rosso, il tema scelto, a Bologna, da Virginio Merola.
Ma per la sua “primavera di Bologna”, nessun riferimento grafico alla coalizione che lo sostiene.
Le cose si complicano a Napoli.
Dove dopo il caos delle primarie, i candidati del centrosinistra sono due.
Da un lato Mario Morcone, sostenuto dal Partito Democratico, Sinistra e Libertà  e Verdi.
Dall’altro, l’ex pm e europarlamentare Luigi De Magistris, in corsa con l’appoggio di Italia dei Valori e Federazione della Sinistra.
Per Morcone, simboli zero. E lo sfondo del sito cambia di volta in volta, dal verde acqua al blu, fino al rosso scuro.
Per De Magistris, niente simboli di partito, ma solo riferimento alla sua lista civica “Napoli è tua”.
Dalle parti del Terzo Polo, c’è un pareggio.
Sul sito del candidato a Napoli, il rettore dell’Università  di Salerno Raimondo Pasquino , i simboli dei partiti sono in bella vista.
Stessa scelta anche per Alberto Musy a Torino.
Mentre in home page sui portali di Manfredi Palmieri   Milano e Stefano Aldovrandi a Bologna non ci sono riferimenti a Fli, Api e Udc.

Carmine Saviano
(da “La Repubblica“)

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“IL FEDERALISMO FARA’ AUMENTARE LE TASSE LOCALI PER 16 MILIONI DI CITTADINI ITALIANI”

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

UNO STUDIO SINDACALE SUGLI EFFETTI DELLA RIFORMA VOLUTA DALLA LEGA PORTA A UNA VERITA’: BEN 3.500 COMUNI ITALIANI AUMENTERANNO LE ADDIZIONALI IRPEF PER RIENTRARE DEI TAGLI SUBITI DALLA FINANZIARIA

“Aumento delle tasse in vista per oltre 16 milioni di cittadini. E ad essere colpiti saranno, ancora una volta, i lavoratori dipendenti e i pensionati dei circa 3.500 Comuni che dovranno, soffocati dai tagli, aumentare le addizionali Irpef, così come previsto dal federalismo municipale”.
A lanciare l’allarme è luno studio condotto dal Dipartimento politiche economiche della Cgil sugli effetti legati all’entrata in vigore del decreto sul federalismo fiscale municipale.
Il provvedimento, approvato con voto di fiducia, “prevede infatti la possibilità  per i Comuni di aumentare le addizionali Irpef, ovvero l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Una possibilità  però, come prevede il decreto, non concessa a tutti i Comuni ma solo a quelli che attualmente applicano un’aliquota addizionale inferiore allo 0,4%. A questi infatti il decreto sul federalismo municipale dà  una possibilità  di incremento annuo dello 0,2% (potenzialmente per due anni fino allo 0,4%, che sembra rappresentare il tetto del massimo aumento possibile). Una eventualità  concessa ai soli Comuni che non hanno sforato già  tale tetto perchè in tanti hanno già  deliberato addizionali superiori allo 0,4% (fino allo 0,9%, come per il comune di roma) e quindi non hanno la possibilità  di incremento nè tantomeno l’obbligo di riduzione”.
Questo nei fatti si tradurrà  “in un ovvio consolidamento delle addizionali comunali in ogni Comune d’italia senza nessuna prospettiva di risparmio fiscale per i cittadini e, soprattutto, in modo del tutto disparato e diseguale”.
In questo senso, “tra aumenti e mancate riduzioni, si tratta di una misura che interessa tutti i Comuni”.
Dati i tagli realizzati dal governo, anche con l’ultima manovra estiva (pari a 1,5 miliardi di euro nel 2011 e 2,5 miliardi nel 2012 solo per i municipi), lo studio sostiene che “i Comuni si avvarranno di questa facoltà  per recuperare almeno parte di queste minori entrate”.
In particolare, quelli che probabilmente aumenteranno le addizionali sono circa 3.500: il 44% del totale dei comuni italiani, che vede coinvolti oltre 16 milioni di cittadini.

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A BOLOGNA CONVIVENZA FORZATA TRA BERSELLI E IL LEGHISTA CANDIDATO SINDACO

Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile

LA LEGA HA VOLUTO UN SUO UOMO COME CANDIDATO SINDACO DEL CENTRODESTRA, MA LA FORZATURA NON PAGA: OGNUNO PENSA PER SE’, SARA’ UNA SCONFITTA…CHE HANNO IN COMUNE BERSELLI E BERNARDINI, IL RACCOMANDATO DI RENZO BOSSI?

La convivenza tra Lega e Pdl bolognesi si preannuncia difficile.
Davanti ai fotografi o intorno a tavole imbandite il clima sembra sereno.
Ma poi, tra battute, lapsus e frecciatine l’imbarazzo diventa difficile da nascondere.
Il senatore Pdl Filippo Berselli però ci prova: “Le polemiche appartengono al passato recente. Oggi il nostro uomo è Manes Bernardini, e lo sosterremo come se fosse un candidato scelto in comune”.
Ma aggiunge anche: “Sarà  difficile vincere a Bologna. Non siamo a Milano dove sarà  facile passare al primo turno, questa città  ha un’altra storia”.
E la battuta sui tortellini? Il giovane Manes che dice “se Berlusconi vuole passare dalla città  delle Due Torri un piatto di tortellini non si nega a nessuno?”.
Berselli non la prende a ridere. “Una battuta poco riuscita. Ma pur sempre una frase di spirito. Di certo se Berlusconi verrà  a Bologna non sarà  per i tortellini di Manes”.
Ma la tensione rimane, ed era già  emersa alla cena elettorale di sabato sera a sostegno di Michele Facci, candidato al consiglio per il Pdl, per il quale si è scomodato anche Gianni Alemanno, ospite d’onore della serata.
“Sono qui per due motivi: per salutare l’amico e collega Gianni Alemanno, e per sostenere Michele Facci”, ha esordito Berselli davanti a una platea di circa 500 persone.
Una gaffe capace di far infuriare Bernardini, che durante tutto il corso della serata non ha smesso di lanciare frecciatine al senatore: “Caro Berselli, ti sei dimenticato di dire il terzo motivo per cui sei qui, cioè sostenere il candidato sindaco di Pdl e Lega, che sarei io”.
Via. Scroscio di applausi.
Domenica poi ci si è messa anche la puntata di Report, che non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco.
Davanti al giornalista Alberto Nerazzini, autore dell’inchiesta, Berselli si è mostrato decisamente scettico verso una possibile candidatura della Lega “che ha solo l’8 per cento dei voti”.
Il Pd, come prevedibile, va a nozze: “L’eventuale discesa a Bologna di Berlusconi sancirà  ufficialmente la sconfitta di tutti quei dirigenti Pdl che non hanno mai creduto in una vittoria leghista a Bologna.
“Come lo stesso Berselli ha annunciato a Report”, ha dichiarato ieri in una nota Pietro Aceto, coordinatore dell’Agorà  del Pd bolognese. “Fa bene il coordinatore regionale del partito di Berlusconi a preoccuparsi dell’eventuale splitting, non solo degli elettori della destra, ma anche dei dirigenti locali del suo partito”.
Del resto è noto che Bernardini è un nome arrivato da Roma, dal ministro dell’Interno Maroni che ha assecondato le voglie del giovane (ma potente) figlio di Umberto Bossi, Renzo-Trota, che da mesi andava dicendo di voler padanizzare Bologna.
Tutto questo è accaduto (annuncio della candidatura compresa) mentre la destra bolognese, e soprattutto Berselli, non nascondevano di preferire un eventuale appoggio al civico Aldrovandi.
Ma il senatore, veterano della politica, taglia corto sulla questione, e la relega al passato. “I contrasti ci sono stati, ma si sono spenti una volta scelto il candidato, che è Manes Bernardini”,   spiega al telefono.
”Il nostro simbolo parla chiaro”. Berlusconi per Bernardini.
Sarà , ma per ora che la convivenza non si preannuncia facile è dimostrata dai fatti.
E la campagna elettorale tra poco è agli sgoccioli.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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