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DECRETO MILLEPROROGHE: “ALLUVIONATI E TERREMOTATI SI PAGHINO GLI AIUTI DA SOLI”

Febbraio 20th, 2011 Riccardo Fucile

UNA VALANGA DI FAVORI, PRIVILEGI, AUMENTO DI ACCISE E ADDIZIONALI…LA LEGA SALVA 70 ALLEVATORI DISONESTI E RINVIA ANCORA IL PAGAMENTO DELLE QUOTE LATTE: COSTO 30 MILIONI…IN CASO DI CALAMITA’ I CITTADINI DELLA REGIONE COLPITA SI PAGHERANNO PURE UNA TASSA ADDIZIONALE…IL FONDO DELLA PROTEZIONE CIVILE FORSE SERVE SOLO A COSTRUIRE PISCINE TAROCCATE

Altro che assalto alla diligenza: il Milleproroghe come uscito dalle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali del Senato contiene una valanga di favori, privilegi, disposizioni oscure, tutte a carico dei cittadini onesti.
Prelievi sul cinema, per le calamità  , aumenti di accise e di addizionali.
Il testo è stato varato ieri dalle commissioni e lunedì sbarcherà  in Aula.
Dove già  si preannuncia il maxiemendamento: sarà  il governo a riscrivere tutto.
Ad agitare la bandiera della vittoria è come al solito la Lega, che perentoriamente difende una settantina di allevatori disonesti, concedendo una pioggia di denaro per il rinvio delle quote latte.
Siamo al secondo rinvio di sei mesi, e – caso strano – si passa dagli originari 5 milioni stanziati addirittura a 30milioni: sei volte di più.
Senza alcuna ragione apparente.
Tanto per capire, si taglia al welfare, alle pari opportunità , al ministero dell’Economia, allo sviluppo, per pagare chi ha infranto le regole.
Uno schiaffo ai cittadini, ma anche all’antagonista ministro Giancarlo Galan (Pdl), che glissa sull’argomento.
Ancora peggio si è fatto sulle calamità  naturali e le emergenze.
Un emendamento Pdl – approvato – dispone che in caso di calamità  sarà  la Regione interessata a dover aumentare tributi, aliquote o addizionali per provvedere all’emergenza.
Se tutto ciò non dovesse bastare, si potrà  decretare l’aumento dell’accise sulla benzina fino a un massimo di5 centesimi al litro.
Solo in seconda battuta si potrà  accedere al fondo speciale della Protezione Civile, che poi dovrà  essere «corrispondentemente e obbligatoriamente rientegrato con lemaggiori entrate derivanti dall’aumento dell’accise sul gasolio» sempre in misura di massimo cinque centesimi per litro.
A questo punto ci si chiede: a che serve il fondo della Protezione civile? Forse a costruire piscine per i campionati di nuoto?
Stessa cosa vale per l’emergenza rifiuti.
Cittadini soffocati dalla spazzatura e tartassati dal fisco regionale.
Sarebbe questo il federalismo sbandierato dal centrodestra: ognuno fa per sè.
Nessuna solidarietà .
Grazie al pressing delle opposizione, passa la sospensione dei tributi per gli aquilani.
Nelle ultime ore di votazione rispunta anche il «condono mascherato » per la Campania: non si abbatteranno le abitazioni abusive.
Insorgono gli ecologisti, ma il parlamentare Nicola Cosentino definisce l’operazione «un sostegno alle famiglie».
Movimenti anche sulla Consob, dove scompare il trasferimento a Milano, ma resta una generica riorganizzazione e l’ipotesi di un trasferimento da altra amministrazione con trattamento economico adeguato all’Authority.
Altri «favori» ai traghetti inquinanti sui laghi lombardi, che restano inquinanti. E poi tre posti in più nella giunta di Roma.
Ora la palla passa a Tremonti.
Ma di palle ne abbiamo già  sentite abbastanza.

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SCANDALO PIO ALBERGO TRIVULZIO, APERTA LA LISTA: MOLTI NOMI NOTI TRA GLI AFFITTUARI A PREZZI DI FAVORE, C’E’ MEZZO PDL

Febbraio 19th, 2011 Riccardo Fucile

RISULTANO ANCHE IL DIRETTORE GENERALE DEL MILAN E LA DIRIGENTE DELLA SQUADRA MOBILE DEL CASO RUBY, IL FIGLIO DI PILLITTERI, IL FRATELLO DI LUCA DI MONTEZEMOLO… E ANCORA IL CAPOGRUPPO DEL PDL IN COMUNE,   L’EX ASSESSORE ALLA SICUREZZA E IL NIPOTE DI COSSIGA

Ci sono anche il direttore generale del Milan Ariedo Braida e la dirigente della Sezione criminalità  organizzata della Squadra mobile di Milano, impegnata nell’inchiesta sul caso Ruby, Maria Josè Falcicchia tra i nomi dei 1.064 inquilini di altrettanti immobili pubblici del Pio Albergo Trivulzio di Milano.
La lista dei contratti di locazione, con tanto di canoni in genere molto vantaggiosi, è stata consegnata ai 33 membri della commissione Casa e Demanio del Comune di Milano dopo un lungo braccio di ferro.
L’elenco è stato poi consegnato ai giornalisti dal capogruppo del Pdl in Consiglio comunale, Giulio Gallera.
Nella lista c’è anche un Cordero di Montezemolo, preceduto dall’iniziale D. a indicare il nome, che dal 29 giugno 2010 occupa un appartamento di 43 metri quadri in piazza Mirabello 1, in pieno centro, con un canone annuo di 9.100 euro più 1.800 euro di spese.
A Braida è intestata una abitazione di 84 metri quadrati, in piazza Carmine 1, per un canone di 17.300 euro l’anno più 1.244 di spese.
Il contratto è stato firmato il 1 aprile 2010.
Il nome della Falcicchia è invece legato a un’abitazione di 75 metri quadrati in via San Marco 20 angolo via Montebello 7, vicinissimo alla Questura, per il quale è previsto un canone di 11.262 euro più 980 di spese.
Il contratto risale al 13 gennaio 2011.
Tra gli altri nomi si nota anche Martino Pillitteri, figlio dell’ex sindaco Paolo e cugino dell’attuale assessore ai servizi civici del Comune.
Un nome da molti indicato come certo è quello di Massimo Corsaro, vicepresidente vicario dei deputati del Pdl.
Ma al momento i nomi certi sono altri.
Giulio Gallera, capogruppo del partito in comune, in una abitazione del Trivulzio ci ha persino domiciliato il suo studio legale, in una delle zone di maggior pregio della città : Porta Romana, civico 116.
Oltre cento metri quadrati per poche migliaia di euro annui.
C’è l’ex assessore comunale alla sicurezza e presidente di Metroweb, Guido Manca, che ha pure “sistemato” il figlio Alessandro.
Il primo vive in via Santa Marta 15, 70 metri quadrati per 5mila euro annui, il secondo in 45 mq in via Paolo Bassi 22 per 1.600 euro.
Nell’elenco figura anche il nipote di Francesco Cossiga, Piero Testoni, parlamentare del Pdl. Paga 8.500 euro per 83 metri quadrati nello stesso stabile di Guido Manca.
In corso di Porta Romana dal 2002 al 2009 ha vissuto Domenico Lo Jucco, ex uomo Publitalia, amico e stretto collaboratore di Marcello Dell’Utri tanto da essere stato tra i fondatori di Forza Italia, partito di cui divenne tesoriere.
La busta, ancora sigillata, è stata consegnata dal presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri e dal segretario generale del Comune Giuseppe Mele nelle mani della presidente della commissione Casa di palazzo Marino, Barbara Ciabò.
«E’ una giornata importante per la vittoria della trasparenza», ha detto il presidente della commissione Casa e demanio del Comune di Milano, Barbara Ciabò di Futuro e Libertà , dopo aver ricevuto la busta.
La Ciabò ha spiegato che «toccherà  ora ai consiglieri della commissione decidere le modalità  di accesso agli elenchi», sottolineando la funzione «di controllo e indirizzo» per la quale, se ci saranno irregolarità  «non sta a noi prendere provvedimenti ma ai magistrati».
Le liste fornite dal presidente del Pat, Emilio Trabucchi, saranno quindi esaminate dalla commissione, ma secondo Barbara Ciabò se dovesse emergere «che alcuni politici hanno utilizzato il loro ruolo per pagare di meno di quanto pagano i cittadini nelle case popolari, il loro comportamento potrebbe essere definito moralmente indegno e dovrebbero fare un passo indietro».

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L’ALTRA ITALIA, LA GUERRA DI PIERO PER IL PANE QUOTIDIANO: LA POVERTA’ “NORMALE” DI UN PENSIONATO MILANESE

Febbraio 17th, 2011 Riccardo Fucile

OTTOCENTO EURO AL MESE CHE, PAGATO L’AFFITTO, DIVENTANO 350… LA STORIA DI PIERO, UNO DEI TANTI: CUOCO IN PENSIONE COSTRETTO ALLA FILA ALLA DISTRIBUZIONE DI CIBO… PERCHE’ LA POLITICA A QUESTA ITALIA NON PENSA MAI?

“Di solito prendo   frutta, verdura e a volte del vestiario” dice Piero.
“Oggi ho preso del pane, del cioccolato, una camicia e un paio di calzoni”. Intorno a lui rumeni, arabi, albanesi e qualche italiano.
Gli immigrati nascondono la faccia perchè non tutti hanno il permesso di soggiorno, gli italiani perchè si vergognano.
Piero invece parla senza problemi, quasi fosse il portavoce di quella povertà  disciplinata che ogni mattina si mette in coda fra comitati di piccioni che si contendono le briciole di pane cadute dai sacchetti.
“Perchè dovrei vergognarmi…?, dice “io sono passato dal benessere alla povertà . Guadagnavo circa 2.500 euro e sono andato in pensione con un terzo dello stipendio e con quelli ci devo bere, mangiare, pagare l’affitto e le spese di condominio. Non ho vizi. Non fumo, non vado al bar e non compro neppure quotidiani. Leggo quelli gratuiti”.
Lo slogan “La crisi è alle nostre spalle” per Piero ha un significato letterale: alle sue spalle le vittime della crisi si moltiplicano di giorno in giorno.
“Dieci anni fa eravamo qualche centinaio, dice, oggi siamo oltre 1000, che diventano 4000 il sabato e la domenica. Se viene un fotografo o una telecamere tutti si nascondono”.
Nel senso che sono aumentati gli italiani…?.
“Sì, risponde. Soprattutto gli anziani”.
Gli chiedo quanto tempo resti da “Pane quotidiano”, mi dice “un’oretta volentieri” ma che le prime volte si vergognava “perchè molta gente mi conosceva. Anche se nessuno mi ha mai aiutato”.
Il monolocale di Piero dista meno di due chilometri dai banchi di “Pane quotidiano”.
Sulle pareti sono appese le foto di quando era un marito felice e un cuoco stimato con uno stipendio dignitoso mentre tre spade da samurai made in China alludono più a una sconfitta che a una battaglia.
Dopo la separazione, Piero ha lasciato la casa alla moglie e al figlio (che ormai è un     adulto) ed è andato a vivere in affitto, cioè in uno spazio di 25 metri quadrati ma i suoi rapporti con i familiari evocano i racconti di Carver. Gli chiedo cosa dica sua moglie del fatto che vada alle distribuzioni di cibo. “Ognuno sta sulle sue”, risponde.
Non le ha mai detto vieni a mangiare da me…?.
“No”.
Ma non le dispiace della sua situazione…?.
“Non gliel’ho mai chiesto, dice Piero. Sa, quando sono andato in pensione mi ha detto: neanche un lavapiatti ha una pensione così”.
E suo figlio…?. “Non gliene frega niente. Lui fa la sua vita”…
Alle pareti sono appese alcune bacheche piene di nodi da marinaio, scorsoi come l’indigenza e indissolubili come il rimpianto.
E poi ci sono le foto di Marilyn Monroe e un’overdose di “vita spericolata” affidata a film e telefilm: tutti dvd gratuiti allegati ai giornali.
“Non ho abbastanza soldi per comprarli o noleggiarli. Non ho abbastanza soldi per andare al cinema o a teatro e ho rinunciato anche a bere un aperitivo con i vecchi amici. Pagavano sempre loro e quando arrivava il mio turno non potevo mai farlo”.
La povertà , a poco poco, ha rinchiuso la vita di Piero in una prigione di 25 metri quadrati.
“Tutta la mia vita è qui, dice, mi alterno fra il mangiare e il dormire”.
Quando la storia di Piero è stata trasmessa da Mattino 5, Massimo Verdi, un dirigente della Lavazza che sta al Cairo, mi ha telefonato.
“Stiamo cercando dei cuochi per un ristorante italiano che stiamo aprendo qui. La storia di Piero mi ha colpito e penso che qui potrebbe ritrovare il suo lavoro e un buon stipendio”.
“Troppo tardi, mi ha risposto Piero, sono troppo vecchio e un problema di salute mi impedisce di allontanarmi da Milano. Dieci anni fa sarei partito subito”.
Oggi Verdi è ancora al Cairo e Piero è ancora nel suo monolocale.
Su Internet trovo un vecchio articolo del Corriere della Sera che parla del ristorante “Da Pietro La Rena” segnalando “Una trattoria simpatica, semplice, cordiale. La cucina è tutta nelle mani di Piero Vinarozzi che del pesce è autentico maestro”.
L’articolo è stato scritto nel 1995, quando le code per il pane erano immagini dei paesi dell’Est…

Mimmo Lombezzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL FEDERALISMO DIVENTA UNA TASSA: STANGATA SUI CONTRIBUENTI DEL LAZIO

Febbraio 14th, 2011 Riccardo Fucile

SECONDO UNO STUDIO DELLA CISL, LA REGIONE SARA’ COSTRETTA A COPRIRE IL DISAVANZO DELLA SANITA’…EVASIONE FISCALE: IN 500.000 NON PAGANO IL BOLLO

Ma quanto ci costa il federalismo?
A giudicare dalle cifre e dalle proiezioni elaborate dall’ufficio studi della Cisl, che ha tradotto gli effetti della riforma sul territorio, per i contribuenti di Roma e Lazio sarà  una mazzata senza precedenti.
Destinata a colpire soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati, quelli cioè che hanno la trattenuta alla fonte e pagano le tasse per intero, senza minimamente scalfire le crescenti sacche di evasione fiscale.
Che hanno ormai raggiunto livelli preoccupanti: tra i 21 e i 23 miliardi ha calcolato il sindacato, parametrando i dati nazionali sugli indici del Lazio. Secondo l’organizzazione guidata da Raffaele Bonanni, che ha celebrato in tutta Italia il Fisco day per denunciare i rischi del federalismo, potenzialmente devastante per le Regioni gravate da un forte debito sanitario, il pericolo maggiore arriverebbe dal decreto sui costi standard.
“Se verrà  approvato così come è stato licenziato dal consiglio dei ministri”, spiega infatti il segretario regionale Franco Simeoni, “il Lazio sarà  obbligato a coprire l’intero disavanzo della Sanità , pari a 1,5 miliardi, attraverso un ulteriore incremento della fiscalità  aggiuntiva. E poichè da noi l’85% dell’Irpef regionale la pagano i lavoratori dipendenti (per il 51%) e i pensionati (per il restante 34), è evidente che saranno soprattutto loro a farsi carico dell’ennesimo aumento delle addizionali”.
Già  adesso fra le più alte d’Italia, pari all’1,7%, e tuttavia destinate a crescere ancora a partire dal 2013: a debito sostanzialmente invariato saliranno infatti dell’1,1% nel 2014 e addirittura del 2,1 nel 2015, che per i laziali significherà  versare alla Regione addirittura il 3,8% del reddito percepito.
Per esempio, un insegnante che guadagna in media 25mila euro lordi l’anno passerà  dai 350 euro sborsati nel 2010 (425 nel 2011) ai 950 euro del 2014; un dirigente o funzionario pubblico da 75 mila euro l’anno sborserà  all’ente guidato da Renata Polverini la bellezza di 2.850 euro, 1.850 in più rispetto al 2010.
“Ecco perchè è assolutamente necessario pervenire ad una riforma strutturale del sistema sanitario regionale, che però al momento non mi pare sia una priorità  della giunta Polverini”, lancia l’affondo Simeoni. “E avviare una seria lotta all’evasione, a cominciare dal bollo e dal ticket sanitario”.
Sono i numeri a fornire il quadro di una debacle: “Nel Lazio si stima che ben 500 mila veicoli si sottraggono ogni anno al pagamento del tributo regionale, pari a circa 70 milioni, recuperabili con l’intensificazione delle azioni di accertamento. Peccato che il bilancio regionale non abbia previsto un solo euro di entrate aggiuntive relative a questo tributo”, incalza il leader della Cisl. Non solo. “Sulla base dei redditi 2009 è emerso che circa 500mila cittadini evadono i ticket (farmaci e specialistica ambulatoriale) per oltre 60 milioni. Eppure nei suoi programmi operativi la giunta Polverini ha previsto di incassare appena 10 milioni/anno. Una maggiore coerenza ed un maggior coraggio consentirebbero invece di recuperare realisticamente almeno 60 milioni (50% evasione stimata)”.
Se a questo si aggiungono che le attuali società  e consorzi partecipati della Regione comportano un impegno finanziario per oltre 500 milioni l’anno, con una spesa per i circa 80 amministratori-consiglieri di 2,5 milioni, “si capisce quanto ancora ci sia da fare, anzichè scegliere sempre la via più facile: mettere le mani nelle tasche dei contribuenti”.

Giovanna Vitali
(da “La Repubblica“)

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UMBERTO CROPPI, EX ASSESSORE ALLA CULTURA, DE PROFUNDIS PER ALEMANNO: “DOVEVA GOVERNARE TUTTI, HA FALLITO”…

Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile

“QUELLA DI ALEMANNO? UNA ROMA DI BIGHE E CARTAPESTA”… “POTEVA ESSERE IL SINDACO NON DI UNA SOLA PARTE, NON E’ RIUSCITO AD ESSERE AUTONOMO”…. CROPPI, UOMO SIMBOLO DEL DIALOGO, ORA IMPEGNATO IN FUTURO E LIBERTA’

E meno male che aveva esordito così: “Ho una preghiera per i giornalisti: non scrivete la parola attacco, quando riferite di quel che dirò del sindaco”.
No, infatti.
Non è la parola giusta: bisognerebbe dire tumulazione o sepoltura.
Ma un punto di verità , in quell’avvertenza c’è: se il De profundis di Umberto Croppi per la giunta Alemanno fa così male all’interessato è proprio perchè non è guidato dal solito rancore dell’ex, dalla furia dell’invettiva o dall’ingratitudine.
Ma piuttosto dalla delusione di un amico tradito, dal disincanto di chi ama la politica…
Roma, teatro Quirino, c’erano proprio tutti per la kermesse dell’uomo simbolo della cultura pre-finiana, per quell’assessore degradato e cacciato da Alemanno in una notte, rispettato dagli avversari, teorico del dialogo oltre gli schieramenti, coautore di un libro che provava a chiudere la stagione del piombo: Ci eravamo tanto armati.
Umberto Croppi non è stato in questi anni un personaggio locale, ma piuttosto un intellettuale nazionale prestato all’Assessorato che fu di Renato Nicolini.
E’ stato uno dei ideologi della Nuova Destra, e più recentemente il committente di Luciano Lanna e Filippo Rossi, e di quel manifesto finiano ante-litteram che fu Fascisti immaginari.
Oggi è in Futuro e libertà . E così c’era il nuovo libro di Lanna Il fascista libertario (!) tra le mani degli ospiti di prima fila, c’era un leader islamico come Omar Camilletti, Lina Wertmuller un dirigente del Pd come Giuseppe Lobefaro, ex ragazzi della destra radicale anni settanta (il leader del Trifoglio Alfredo Iorio), manager come Emanuele Emanuele e sul palco l’ex presidente della Camera di commercio Andrea Modello.
Uno che regalava il primo brivido agli astanti: “Sono un uomo di impresa, ma sono contro la precarietà ”. (Mondello è, con Veltroni, il padre delle notti bianche).
Perchè Croppi, in fondo, è stato epurato da Alemanno proprio per il suo essere uomo trasversale, stimato da uomini come Gianni Borgna o come Ascanio Celestini.
Croppi dice che non cerca candidature “Nè da solo, nè in ticket con altri” (vuole far coppia con Nicola Zingaretti, scrivono di lui).
Poi esordisce ringraziando Alemanno: “Mia figlia dopo il voto si chiuse in una stanza a piangere sapendo che la vittoria di Alemanno mi avrebbe portato via da casa per 5 anni. Ora, ironizza, grazie a lui sono tornato…”…
È un gustoso retroscena, quello che l’ex assessore regala alla platea del Quirino.
Ad esempio sulla campagna elettorale (costruita “in soli 63 giorni”), in cui “sono orgoglioso che non ci fosse un solo pezzo di propaganda contro l’avversario”.
Poi Croppi, raccontando il fallimento di quella idea di governo, spiega la sua poetica: “Alemanno era stato eletto da 80 mila persone che lo stesso giorno votarono per Zingaretti. Nella mia idea aveva tutte le carte per non essere il sindaco di una sola parte: ma questa idea è fallita”.
Arrivano le prime scudisciate: “Dicevano che non ero gradito alla maggioranza e ai suoi consiglieri comunali: bè, era vero. E devo dire grazie a loro perchè, non accorgendosi di quello che facevo, me lo lasciavano sostanzialmente fare”.
Poi le rasoiate: “In quasi tre anni non ho mai visto un solo assessore a una mostra. Conoscendoli, è meglio così” (risate).
Quindi mostra un cartello di divieto: “Avevo messo questo segnale sulla mia porta, e una scritta: Finchè sono io non si fanno corse con le bighe. Bè, adesso il vincolo non c’è più”.
La sala esplode in un applauso…
Inizia una requisitoria implacabile contro quella che Croppi chiama “La Roma di cartapesta” di Alemanno: “Non ho mai detto ‘Sono contrario in linea di principio alla formula uno all’Eur’. Ma conoscendo la totale inconsistenza del progetto mi pareva assurdo che lo si utilizzasse per un reiterato effetto-annuncio.
Dopo aver gridato contro il veltronismo, osserva sarcastico Croppi, ne ereditavamo i peggiori difetti”.
Subito dopo, peraltro, l’ex assessore, rende un onore delle armi imprevedibile all’ex rivale: “Solo adesso, da fonti non sospette come i commissari di Bankitalia, abbiamo scoperto di non aver ereditato i 13 miliardi e mezzo di euro di debiti di cui si parlava (ne parlava Alemanno, ndr.) ma 8 miliardi e 400. Esattamente quello che era stato detto dai nostri predecessori”…
Insomma, la Roma del centrodestra, colpo dopo colpo, diventa un sogno pacchiano e propagandistico.
“La cosa che più colpisce delle parentopoli della giunta, è che Alemanno era stato eletto per interrompere un certo modo di fare politica e non è stato capace di farlo”.
E ancora: “Di fronte al gioco dei veti delle correnti e dei consiglieri, il sindaco diceva: ‘Tutti insieme voi avete preso 40mila voti di preferenza, io da solo ne ho presi 80 mila da elettori di sinistra’”.
Dopodichè… “Annunciava che avrebbe fatto ‘il matto’ per non piegarsi ai clan…”.
Pausa teatrale: “Si vede che la legge dei numeri è stata superiore alla sua autonomia. E’ lui stesso ad aver certificato che il suo tentativo è fallito !” (altro boato della platea).
Poi cifre, dati, esempi: “La metà  dei teatri è a Roma. Se decurtano il Fus rischiano di chiudere”.
E ancora: “Di 8 milioni promessi alle scuderie del Quirinale ne daremo solo 2. Di 3.5 promessi all’Auditorium sempre 2. Al festival del cinema non sappiamo dire quanti fondi daremo !”.
Quindi la stoccata: “Abbiamo speso un milione di euro per la festa di capodanno, e il macro rischia di chiudere”.
Se Futuro e libertà  fosse all’1 per cento, come dice Berlusconi, ieri dovevano essere tutti al Quirino…

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FESTE CON LE RAGAZZE, IL CASO SARA TOMMASI: I CONTATTI CON LA RUSSA E PAOLO BERLUSCONI, IL RUOLO DELLA RONZULLI

Febbraio 8th, 2011 Riccardo Fucile

VERTICE TRA I PM DI MILANO E NAPOLI: LA TOMMASI PARTECIPAVA ALLE SERATE DEL PREMIER, MA ANCHE AD INCONTRI A PAGAMENTO IN ALBERGHI PARTENOPEI… I SUOI LEGAMI CON POLITICI, DIRIGENTI TV, MANAGER… LE SOSTANZE “PER STORDIRE” DI LELE MORA

C’è una girandola di contatti e appuntamenti nelle intercettazioni disposte dalla Procura di Napoli sul giro di prostituzione che incrocia quello delle feste del presidente del Consiglio.
Perchè coinvolge il mondo che ruota attorno a Sara Tommasi, la starlette che partecipava alle serate organizzate nelle residenze di Silvio Berlusconi, ma anche ad incontri a pagamento in alcuni alberghi del capoluogo partenopeo. Le telefonate rivelano i legami della ragazza con politici, dirigenti della televisione, manager, in una ricerca continua di soldi e successo.
Ma fanno soprattutto emergere il filo che porta fino alla scuderia di Lele Mora, della quale Tommasi fa parte da anni, e a Fabrizio Corona.
È V. S., conosciuto come «Bartolo» e indagato per un traffico di euro falsi oltre che per induzione alla prostituzione, l’uomo che si occupa di «gestire» la ragazza in città  in cambio di una mediazione di mille euro a volta.
Lui lavora nel settore della pubblicità , ha contatti frequenti con Corona e con lui parla anche dello smercio di banconote fasulle.
Lei nelle telefonate con lo stesso Bartolo e con altri amici racconta invece che cosa avviene ad Arcore, parla di «Lele» , svela che «lui ci stordisce, ci mette delle cose nei bicchieri» .
E così fornisce riscontro a quanto è già  contenuto nel fascicolo avviato dai magistrati di Milano.
Non a caso entro un paio di giorni ci sarà  un incontro tra i pubblici ministeri delle due città  per uno scambio di atti e per la messa a punto di una strategia comune in vista di un interrogatorio della giovane che dovrebbe essere fissato al più presto.
Sara Tommasi– che è stata ad Arcore pure insieme a Ruby in occasione della visita di Vladimir Putin il 25 aprile scorso – spediva sms a Silvio Berlusconi ma nelle trascrizioni non c’è traccia di risposte da parte del Capo del governo.
L’attrice appare invece più pressante con il ministro della Difesa Ignazio la Russa, al quale telefona svariate volte.
Ma anche con il fratello del premier, l’imprenditore Paolo Berlusconi.
Le intercettazioni mostrano i contatti della ragazza con l’europarlamentare del Pdl Licia Ronzulli, che alle feste di Arcore era una habituè tanto da essere stata indicata come una delle organizzatrici, anche perchè legata alla consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti.
Ma poi l’attrice cerca pure strade per ottenere comparsate in televisione, si rivolge a Fabrizio del Noce e a Massimo Giletti.
E a Bartolo chiede di organizzarle appuntamenti in Campania. «Io non voglio più essere nel giro del presidente – confida al telefono a un amico –, voglio muovermi autonomamente» .
I racconti sulle feste di Berlusconi si intrecciano su quelli di altre serate alle quali Tommasi partecipa.
Quando l’amico le chiede che cosa abbia combinato a Milano Marittima, lei quasi si giustifica: «Non sai mai Lele che cosa ti mette nel bicchiere, però dopo rimani stordita» .
L’abitudine di sciogliere sostanze nelle bevande era già  emersa nell’inchiesta avviata dai magistrati di Bari sul reclutamento di ragazze da parte dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini.
Nei colloqui intercettati si raccontava come Eva Cavalli, moglie dello stilista, si sarebbe sentita male mentre era ospite dello stesso Tarantini in Sardegna. Lui provò a smentire questa circostanza durante uno dei suoi interrogatori: «Non corrisponde al vero – dichiarò – il fatto che io abbia versato lo stupefacente “MD”nel bicchiere di Eva Duringer a sua insaputa. Ammetto di averne parlato con tale Pietrino ma escludo che dal tenore della conversazione possa evincersi una qualsiasi mia eventuale ammissione. Posso aggiungere che scherzosamente la stessa Eva Cavalli mi chiese, qualche tempo dopo, se io le avessi versato qualche sostanza stupefacente nel suo bicchiere.
Ma io le risposi che non mi sarei mai permesso di fare un gesto simile» .
Nei prossimi giorni i pubblici ministeri Marco Del Gaudio e Antonello Ardituro interrogheranno la Tommasi come testimone.
Ed è possibile che all’incontro partecipi anche un pubblico ministero di Milano.
L’ultimo incontro organizzato da Bartolo per l’attrice risale a una decina di giorni fa: appuntamento in un hotel alla periferia di Napoli con un guadagno per lui di 1.000 euro.
Sono state le intercettazioni a rivelarlo e il riscontro è arrivato dagli accertamenti svolti dalla polizia.
Così è scattata per il «mediatore» l’accusa di induzione alla prostituzione.
Di questo dovrà  parlare la ragazza, ma anche del ruolo di Lele Mora, visto che quanto lei stessa ha raccontato nelle telefonate – e confermato ieri in dichiarazioni a Radio2 – avvalora le contestazioni della Procura di Milano proprio a Mora, sospettato di essere uno dei «reclutatori» delle feste di Arcore insieme al giornalista di Mediaset Emilio Fede e alla consigliera Minetti.
Potrebbe invece cambiare la posizione di Corona: da testimone a indagato, visto che parlava con Bartolo degli euro falsi da immettere sul mercato e potrebbe essere stato a conoscenza degli appuntamenti organizzati negli alberghi per la Tommasi.
Le sue dichiarazioni su «foto di Berlusconi nudo che la malavita sta trattando» non trovano alcuna conferma e vengono interpretate come un tentativo di avvelenare il clima. Si sa invece che il fratello di Roberta, la giovane che per il Capodanno del 2008 trascorse una decina di giorni a Villa Certosa con l’amica Noemi Letizia, avrebbe messo all’asta foto delle due ragazze– all’epoca diciassettenni – in posa con il premier.
Nulla di sconveniente, ma le indiscrezioni su immagini compromettenti avrebbero comunque fatto salire le quotazioni.
E in ogni caso nessuno può escludere che altre istantanee siano in giro, custodite dalle stesse ragazze napoletane o dalle aspiranti starlette che erano assidue frequentatrici delle feste del presidente del Consiglio.

Fulvio Bufi, Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)

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ASSENTEISMO, INDAGATI 98 DIPENDENTI DELLA REGIONE VENETO: LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA

Febbraio 7th, 2011 Riccardo Fucile

ORGANIZZAVANO DEI TURNI PER ANDARE AL MERCATO   A FARE LA SPESA…ERA LA PRASSI DI BEN 98 DIPENDENTI DELLA REGIONE VENETO A ROVIGO SU UN TOTALE DI 115….. INDAGATI PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO

Invece di trascorrere le loro ore di lavoro dietro la scrivania, organizzavano dei turni per andare al mercato a fare la spesa.
Questo è quanto accaduto a Rovigo, negli uffici della Regione Veneto.

A incastrarli, sono stati i filmati che mostrano i dipendenti allontanarsi spesso dalla loro postazione di lavoro e che, il più delle volte, sono stati ripresi rientrando nel cosiddetto «palazzo di vetro» con le borse della spesa in mano.
Infatti, su 115 dipendenti della Regione Veneto di Rovigo, ben 98 andavano al mercato a fare la spesa o delle commissioni, come pagare le bollette, recarsi dal medico o semplicemente a prendersi un caffè.
Il tutto, però, accadeva troppo frequentemente. Da qui scatta l’allarme.
Gli indagati per truffa ai danni dello Stato, quindi, sarebbero 98 dipendenti. Ora, dai filmati sotto inchiesta, per ogni dipendente che si è allontanato dalla postazione di lavoro, gli investigatori dovranno accertarne il motivo.
E non solo.
Sono sotto esame anche i permessi temporanei, i tabulati meccanografici, gli ordini per le missioni, i badge magnetici e gli incarichi esterni.
Le indagini, molto probabilmente, si chiuderanno entro le prossime settimane, poichè la Guardia di finanza ha vagliato quasi tutto il materiale raccolto.
Al termine dell’analisi del materiale raccolto da parte delle Fiamme Gialle, il magistrato potrà  fare il punto dell’inchiesta.
Assenteismo ingiustificato e truffa ai danni dello Stato.
Lo scorso dicembre furono notificate sedici misure cautelari notificate ad altrettanti dipendenti della Regione Lazio, del settore agricoltura, decentrato a Viterbo, per assenteismo ingiustificato dal posto di lavoro.
Gli accusati, talvolta operanti in concorso tra di loro, scavalcavano i tornelli senza usare il badge, si facevano timbrare il cartellino da un collega compiacente, arrivavano in ufficio per poi andarsene subito dopo, con un collega che timbrava per tutti gli assenti a fine turno.

Barbara Fanelli
(da “Il Quotidiano Italiano“)

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COMUNI SCIOLTI PER MAFIA: SONO 201 IN VENTI ANNI, MA LA NORMA NON FUNZIONA

Febbraio 7th, 2011 Riccardo Fucile

LA CAMPANIA GUIDA LA CLASSIFICA, MA ORMAI SONO DIVERSI ANCHE AL NORD, ULTIMO CASO DESIO IN BRIANZA… MA SPESSO CHI VIENE RIMOSSO RITORNA IN CARICA

L’ultimo caso non riguarda il sud, bensì il ricco nord.
Si tratta di Desio, travolto dall’ultima inchiesta sulla ‘ndrangheta in Lombardia. Spesso, poi, i sindaci delle giunte commissariate si ricandidano con altri partiti
I comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, ad oggi, sono stati 201.
Numero calcolato a partire dal 1991, anno di introduzione della legge.
A questa cifra vanno aggiunte le quattro aziende sanitarie commissariate perchè condizionate dal crimine organizzato.
Gli ultimi azzeramenti , fine dicembre, parlano calabrese: l’azienda sanitaria di Vibo Valentia e San Procopio, comune in provincia di Reggio Calabria. Parla calabrese anche la norma.
La legge, che ha carattere preventivo, è figlia della stagione delle emergenze. A Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, nel 1991 c’era la guerra di ‘ndrangheta, sangue e morti ammazzati.
Per fermare la scia di sangue e collusioni, il parlamento varò la norma che in questi anni ha azzerato giunte comunali di ogni colore.
Per Taurianova, ad esempio, non c’è pace. Nel 2009 nuovo scioglimento, ora è guidata da una triade di commissari in attesa di tornare alla normalità .
Gli interessi nei comuni sono innumerevoli: gli appalti con il controllo del ciclo edilizio e dei rifiuti.
All’inizio, primi anni novanta, fu boom di scioglimenti, poi il sangue e le stragi lasciarono il posto alla pax mafiosa e il pugno duro si trasformò in accondiscendenza.
In molti casi, ultimo in ordine di tempo Fondi, il ministro dell’Interno Bobo Maroni ha preferito non azzerare per mafia, obbedendo al volere dei padrini politici.
La legge sugli scioglimenti è stata modificata nel luglio 2009, ma non convince.
“L’istituto dello scioglimento, malgrado tutti i limiti — spiega il magistrato napoletano Raffaele Cantone — rappresenta un valido strumento nella lotta alle mafie e nel contrasto alle infiltrazioni malavitose. La legge 94 si sta dimostrando peggiorativa rispetto al passato. La norma ha introdotto presupposti per lo scioglimento molto più rigidi e stringenti così si rischia di confinarla solo ad episodi eclatanti, perdendo in questo modo la natura preventiva della legge, la funzione di utile controllo per la quale era nata”. Individuando presupposti più stringenti, aumentano i ricorsi amministrativi accolti dai Tar regionali.
I dati dei comuni sciolti, mai comunicati dal ministero dell’Interno nonostante le ripetute richieste, vedono la Campania al primo posto, 76 comuni azzerati. L’atto di scioglimento che ha natura amministrativa è un decreto del presidente della repubblica, non è una condanna penale, ma una macchia politica.
I ritorni in sella degli amministratori sono, però, una costante.
Ultimo in ordine di tempo il caso di Carlo Esposito, Pd, sindaco di Crispano, in provincia di Napoli.
Il comune viene sciolto nel 2005 per infiltrazioni mafiose. Nel 2010 il sindaco ci riprova e viene nuovamente eletto.
Stesso dicasi per il sindaco di San Giuseppe Vesuviano, comune in provincia di Napoli, Antonio Agostino Ambrosio, sindaco dimissionario quando il comune fu sciolto per infiltrazioni mafiose nel 1993.
Ambrosio è tornato in sella, nuova elezione nel 2002, riconfermato nel 2007. Nel 2009 puntuale il nuovo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Un politico che ha attraversato tutti i partiti, agli inizi a sinistra, fino alla militanza in Forza Italia, Mpa, Udc, oggi Pid, il micro partito di Calogero Mannino e Totò Cuffaro.
La nuova norma prevede anche la non candidabilità  degli amministratori coinvolti, ma resta, al momento, sulla carta.
“Oggi, a quanto mi risulta, non è stata mai applicato questo strumento — continua Cantone — e sarà  molto difficile farlo perchè presuppone un iter complesso. Rappresenta, al momento, più un intervento immagine che un intervento reale. Oggi la lotta alla mafia sembra puntare più all’ala militare che a quella dei colletti bianchi”.
Non solo centro-sud. Il primo comune sciolto al nord è Bardonecchia, in provincia di Torino nel 1995.
A rischiare lo scioglimento, oggi, c’è Bordighera, in provincia di Imperia.
Il tratto in comune è la presenza di mamma ‘ndrangheta.
Stesso discorso anche a Desio, in provincia di Monza e Brianza. In questo caso il consiglio comunale si è autosciolto per evitare la scure dell’azzeramento per mafia.
La politica locale era stata scossa dall’operazione Infinito, scattata nel luglio scorso. Il locale di ‘ndrangheta di Desio, da tempo attivo in zona, è retto dal famiglia Moscato.
C’è il rischio che il caso Fondi faccia scuola.
“Nel caso di Fondi — conclude Cantone — il ministro degli interni ha autorevolmente affermato che lo scioglimento volontario del consiglio comunale evita lo scioglimento per mafia.
Un’affermazione che non trova nessun riscontro nella norma, ma è un indirizzo applicativo ulteriormente peggiorativo della legge”.

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NOTTI DA PREFETTO: LUI SI DEDICA ALLE FESTE DELLA MILANO DA BERE

Febbraio 2nd, 2011 Riccardo Fucile

IL PREFETTO LOMBARDI, AMICO DI MARONI E DEL PREMIER, SI E’ PRODIGATO PER IL PASSAPORTO ALLA POLANCO….TEMPO FA SOSTENNE CHE IN LOMBARDIA LA MAFIA NON ESISTE…LA PASSIONE PER LE SERATE E LE PUBBLICHE RELAZIONI CON LA MILANO CHE CONTA

È molto amico di Roberto Maroni e ha un ottimo rapporto con Berlusconi, tanto che due anni fa preparò il trasloco per raggiungere Roma come segretario generale della Presidenza del Consiglio.
Poi l’incarico sfumò perchè tra campi nomadi da radere al suolo e l’Expo 2015 da pianificare, la sua presenza era più utile a Milano.
E il prefetto Gian Valerio Lombardi, 66enne di origini napoletane, da quando è stato nominato (23 novembre 2005) ha assecondato le richieste governative senza mai battere ciglio.
Non senza conseguenze.
A dicembre ha dovuto digerire la sentenza del tribunale lombardo che ha accolto il ricorso presentato da alcuni rom del campo milanese di via Triboniano, sgomberato su richiesta della sindachessa Letizia Moratti e dell’amico ministro dell’Interni.
Il tribunale ha intimato prefetto e primo cittadino ad assegnare 25 case popolari alle famiglie rom, bloccate per motivi “di carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni”.
Oggi Lombardi si ritrova, suo malgrado, nelle carte dell’inchiesta del Rubygate per essersi prodigato per il passaporto di Marysthell Garcia Polanco, la reginetta della “casa delle bambole” di via Olgettina 65, compagna del narcotrafficante Ramirez (condannato a otto anni), preferita tra le preferite del premier nelle notti di Arcore.
Con la 30enne dominicana Lombardi si da del tu.
La invita a entrare con la macchina nella corte interna della prefettura e riesce a fissarle un appuntamento in appena un minuto: lei lo chiama a nome di Berlusconi il 6 dicembre alle 10.53, la segretaria di Lombardi ritelefona a Marysthell sempre alle 10.53 proponendole diversi orari.
L’agenda del prefetto, in quei giorni, era vuota.
La disponibilità  colpisce positivamente la stessa Polanco che avvisa subito la madre. “Giovedì ho un appuntamento in cui ci daranno il passaporto italiano, in due settimane ce li daranno. (…) Ho chiamato il prefetto, quello che rilascia i passaporti — prosegue Marysthell euforica — senza di lui… sai non c’è più forte di lui… mi ha dato il suo numero… tu già  sai chi”.
L’entusiasmo sfuma perchè Lombardi, dopo averla incontrata una prima volta, avvia degli accertamenti sulla donna.
E il 10 gennaio 2011 la chiama: “Nei documenti non c’è questa continuità  (dieci anni, ndr), hai capito?? C’è stata una interruzione, importante purtroppo”, dice il prefetto.
La pratica comunque va avanti, tanto che il 18 gennaio Polanco torna da Lombardi.
Con una mano firma gli sgomberi di famiglie in diritto di avere una casa, mentre con l’altra concede una corsia preferenziale a una persona perchè raccomandata dal capo del governo.
Il Pd ne ha chiesto le dimissioni. Lombardi è già  finito al centro di numerose polemiche per alcune dichiarazioni.
Alla commissione parlamentare Antimafia in trasferta nel capoluogo lombardo, assicurò: “A Milano la mafia non esiste”.
Ferdinando Pomarici, capo uscente della Dda (direzione distrettuale antimafia), rispose dati alla mano: “Le inchieste in un anno sono triplicate, passate da dieci a 31”.
Expo 2015, con appalti ancora tutti da assegnare, è nel mirino della criminalità  organizzata.
Fu poi la volta delle irregolarità  denunciate dai Radicali nella presentazione delle firme per il listino di Roberto Formigoni.
“Sta montando un gran clamore, ma a detta di molti l’esclusione è infondata”, dice all’amico Alfonso Marra, all’epoca presidente della corte d’Appello di Milano, poi costretto ad andare in pensione anticipata per lo scandalo della P3: il Csm per lui aveva pronto un trasferimento d’ufficio per incompatibilità  ambientale.
Tra gli amici del prefetto c’è anche Saverio Moschillo, l’ex rappresentante inventatosi imprenditore con il marchio Richmond e finito nelle carte dell’inchiesta emiliana per evasione fiscale che ha portato all’arresto, tra gli altri, di quattro ufficiali delle fiamme gialle tra cui Massimiliano Parpiglia cui Moschillo, secondo gli inquirenti, regalò un Rolex da 17 mila euro.
In casa Lombardi la passione per le pubbliche relazioni, in realtà , appartiene più al figlio Stefano, brillante e giovane avvocato ben inserito nella Milano che conta.
Amico, fra gli altri, di Geronimo La Russa, Eleonora e Barbara Berlusconi, Martina Mondadori, Ginevra e Giulia Ligresti, Chiara Dell’Utri e Roberta Armani.
È Stefano che trascina il padre agli eventi mondani meneghini, sempre che il prefetto riesca a ritagliarsi del tempo libero.

Davide Vecchi
(fa “Il Fatto Quotidiano“)

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