Ottobre 19th, 2020 Riccardo Fucile
LA GIUSTIFICAZIONE ESILARANTE: “DEVO RESTARE A BRUXELLES PER VIGILARE NELL’INTERESSE DELLA TOSCANA”
Susanna Ceccardi resta al Parlamento europeo e quindi non siederà tra i banchi del Consiglio regionale della Toscana.
L’ex candidata del centrodestra alla carica di presidente della Toscana ha esercitato, infatti, nei termini previsti dalla legge l’opzione per il seggio dell’Europarlamento. L’esponente si è dimessa con una comunicazione ufficiale giovedì scorso dal Consiglio regionale.
Oggi al primo punto dei lavori dell’Assemblea regionale, al momento dell’insediamento, ci sarà la surroga. Al posto di Ceccardi entrerà il consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Capecchi.
Qualche giorno fa Susanna Ceccardi aveva spiegato perchè, secondo lei, doveva restare in Europa: “il Pd pretende che mi dimetta dal parlamento europeo, perchè non vuole che l’unico parlamentare di centrodestra toscano eletto dai cittadini resti a Bruxelles per vigilare sulle scelte dell’Europa di qui ai prossimi anni. Arriveranno dei fondi europei ma c’è da valutare per come verranno spesi e veicolati. E vorreste lasciare a seguire queste vicende solo i parlamentari del Partito democratico?“.
La domanda sorge spontanea: ma se la Ceccardi fosse stata eletta presidente della Toscana il problema in Europa non ci sarebbe stato lo stesso?
E Susanna come mai non se ne era preoccupata prima?
(da agenzie)
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Ottobre 11th, 2020 Riccardo Fucile
UN MEME DIFFUSO PER SCATENARE LA RABBIA DEI LEGHISTI (CHE CI CASCANO)
Vi ricordate del sequestro del gruppo Facebook StopEuropa da parte del gruppo Tan? Sono tornati e hanno trollato i fan leghisti e di Matteo Salvini con un meme che ha tratto in inganno parecchi, anche nell’area QAnon.
Ecco il post dell’utente «Marco Gaudetti», pubblicato la mattina del 10 ottobre 2020 nel gruppo sotto controllo dei troll
Nel meme viene mostrata la foto di un ragazzo, presentato con il nome di «Luis Badela» e come famoso cantante spagnolo, con il seguente virgolettato: «”Salvini è un razzista cafone e ignorante. È il peggior politico al mondo, se non smette di fare il politico, non farò più concerti in Italia”».
Non esiste alcun cantante di nome «Luis Badela» che abbia fatto tale dichiarazione e il ragazzo nella foto è il porno attore spagnolo Jordi Polla, usato in passato come protagonista di altre bufale
Il meme è stato condiviso anche al di fuori di Facebook arrivando anche su Twitter.
La sera del 10 ottobre 2020 lo condivide anche l’utente Maurizio Gustinicchi, già noto a Open per alcuni casi di disinformazione vicini anche all’area QAnon.
C’è chi si è impegnato nel rispondere al fantomatico cantante spagnolo
“E chi lo vuole un deficiente cosi? LuisBadela nn venga in Ita,ne facciamo a meno. Certo che attori e cantanti contro matteosalvinimi e i suoi elettori, fanno pensare ad una sorta di guerra voluta dal pdnetwork ”
(da Open)
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Ottobre 11th, 2020 Riccardo Fucile
“NON SO COSA VOGLIO DALLA VITA, MA SO CHE VOGLIO LA VITA”
Con la pandemia, ha scoperto che esiste un desiderio puro: “Il semplice desiderio di restare vivi, il desiderio che restino vivi i propri cari, il desiderio che restino vivi gli altri, gli sconosciuti. ‘Non so cosa voglio dalla vita, ma so che voglio la vita’.
Un desiderio chiaro, che proviamo tutti in questo momento: non ammalarsi, non far ammalare nessuno, star svegli e passare la nottata”.
È l’unico desiderio dritto che ci sia, mi dice Edoardo Albinati: tutti gli altri sono per costituzione Desideri deviati, come li definisce il titolo del suo ultimo romanzo, edito da Rizzoli, e sottotitolato Amore e ragione.
La protagonista è Milano, la città dell’editoria e della moda, della concretezza e dell’allucinazione, della praticità e dello spreco.
Albinati lo incontro a Roma, a casa sua. Anche lui oscilla tra poli diversi: nella vita, fa la spola tra il carcere, dove insegna ai detenuti ormai da 26 anni, e il suo mondo borghese; nella scrittura, passa in continuazione dalla narrazione alle digressioni saggistiche, dall’azione alla meditazione. Sembra oscilli anche nell’aspetto: indossa una camicia bianca a righe azzurre e un gilet a rombi coloratissimi, dal riverbero orientale: insieme sobrio e sgargiante. Quando gli chiedo a che categoria di scrittore crede di appartenere, mi risponde con un’espressione inglese: “go-between”. Cerca sull’i-Phone una traduzione migliore della prima che gli viene in mente, ma non la trova.
“Come dire: credo di essere uno che fa avanti e indietro, un esploratore di universi umani, privo di una posizione fissa. Mi sento allo stesso tempo dentro il mondo della letteratura e fuori dal mondo della letteratura. Sconfino in continuazione tra una disciplina e l’altra, e attraverso gli strati sociali più diversi”.
Nel 2016, ha vinto il premio Strega con La scuola cattolica, un romanzo di più di mille pagine che partiva da un delitto tremendo, a Roma. Qui, comincia con un ingresso di operai in fabbrica, nei primi anni del Novecento, e finisce raccontando una sfilata in una fabbrica dismessa, nella Milano di inizio anni Ottanta.
La fabbrica oggi è scomparsa o si è estesa ovunque?
Frank Zappa, dopo aver tenuto un concerto all’ex Mattatoio di Roma, disse, non so quanto ironicamente, che mentre suonava non aveva potuto fare a meno di sentire i muggiti delle vacche che erano state uccise in quel posto. Credo che qualcosa di analogo succeda con le fabbriche dismesse. Per un paio di secoli, sono state il luogo in cui si faticava e si sputava sangue per produrre oggetti materiali, la concretezza, poichè nulla è più concreto di un bullone o di un parafango, e del lavoro che serve a fabbricarlo. Oggi, invece, dopo la loro riconversione, vi si producono merci spirituali: mostre, concerti, dibattiti, fiere di libri, convegni. Così continuano a sopravvivere, non solo come luoghi architettonici. Al loro interno ancora risuona l’eco della fatica e dello sfruttamento, cioè le ragioni per cui erano state originariamente costruite.
Le parole, le immagini, i suoni sono i nuovi bulloni?
Su questo bisogna essere chiari: sono merci anche i libri, i dischi, i quadri, le statue. Appartengono a una categoria merceologica diversa da quella di un divano, d’accordo, ma per quanto il loro statuto sia ambiguo, sempre di prodotti si tratta. Hanno un prezzo, sono sul mercato. La merce si può spiritualizzare ma anche lo spirito può essere messo in vendita. In questo senso mi interessa molto l’editoria, e ho voluto raccontarla nel mio romanzo: è il vero anello di congiunzione tra la cultura e l’industria nella nostra società . E trovo giusto che gli editori non pretendano di essere gli agenti del bene nel mondo, ma producano libri per guadagnare. Anche per guadagnare. Chiariscono un equivoco: cioè, che la cultura in sè non è qualcosa di elevato, distaccato dall’uso che ne fa il mondo; e che gli uomini di cultura non sono naturalmente votati al bene: anzi, a volte fanno, e hanno fatto, il male.
Non c’è differenza neanche tra una merce e un’opera d’arte?
Usiamo certe categorie per semplificarci la vita: distinguiamo il corpo dall’anima, il cuore dalla ragione; ma è impossibile individuare il confine preciso in cui finisce uno e inizia l’altra. Così è per un quadro o per una statua: sono oggetti prima di essere opere d’arte. Non c’è niente che possa riscattarli dalla loro corporeità . E di più: ciò che ammiriamo, è proprio la loro materialità . Per gli ortodossi nelle icone il divino non è una raffigurazione, un rimando simbolico, non è fuori dall’oggetto, bensì è nell’oggetto stesso: divina è la materia di cui sono fatte.
Anche i desideri sono così ambigui?
Il desiderio è per sua natura deviato o deviante. È un moto dell’anima forte quanto impreciso. Questo non significa che sia perverso o morboso in sè. Piuttosto, il desiderio è una freccia scoccata verso un bersaglio immaginario che finisce per colpirne uno reale, immancabilmente diverso. Desidero un certo ideale femminile, ma poi mi innamoro effettivamente di una donna che non vi corrisponde affatto, magari inseguivo il successo individuale nel lavoro e invece mi realizzo mettendo su una famiglia, o viceversa.
Si fallisce sempre?
Non si tratta di un fallimento, è la legge propria del desiderio. Racconta frottole chi dice di aver realizzato i propri desideri. Nessuno può riuscirci davvero. Il desiderio è ciò che ci spinge, ci muove, ma quello che troviamo nel cammino è sempre altro rispetto a ciò che cercavamo. È come per i cavalieri che inseguono il sacro Graal. Tutti vogliono impadronirsene, anche se non si sa che aspetto abbia, nè se esista davvero. Cercandolo, vivono avventure e conoscono chi l’amore, chi la morte, il coraggio o la viltà ; erano destinati a quello. Potrebbe essere anche più giusto che trovare il Graal.
Non sembra difficile da accettare, per lei.
Ma cos’altro si può fare? Il proprio destino si può solo accettare. È l’amor fati: quel che ti succede è fatto apposta per te.
La passione, invece, può andare a segno?
È passione ciò che sfugge alla misura, ciò che va oltre l’utile e il conveniente, lo smisurato. La passione può produrre opere meravigliose. Ma — attenzione! — può produrre anche disastri enormi. C’è un verso di Yeats che dice: ‘I migliori mancano di ogni convinzione, mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensità ‘. I nazisti erano gente ubriaca di passione, per esempio. Chissà perchè, noi siamo convinti a priori che la passione riscatti comunque chi la prova. Diciamo di qualcuno: “Eh, ma lui ci mette tanta passione!”. Ma cosa importa, se poi è un cane a fare quello che fa? O se le idee che professa con tanta passione sono sbagliate?
Trasmettere passione non è già un bene?
Ma la passione, specie quando è troppa, può ostacolare la trasmissione. Io ho avuto insegnanti talmente presi dalla foga che non capivo niente di quel che dicevano. La loro esaltazione era un muro tra il sapere che dovevano trasmettere e noi studenti che dovevamo riceverlo. Succede spesso agli attori quando leggono un testo. Il loro ruolo — apparentemente modesto, in realtà difficilissimo — sarebbe semplicemente quello di consegnare il testo al pubblico. Ma se si mettono a delibare la parola, deformandola e caricandola, impediscono alle parole di giungere ai propri destinatari.
Perchè chiama l’Italia lo Stivale?
Perchè Italia è un nome abusato
Abusato?
Accidenti se lo è: vengono prima gli italiani, lo chiedono gli italiani, noi italiani siamo stanchi!, e poi Italia Viva, Forza Italia, Fratelli d’Italia; e le pubblicità con il tricolore ovunque, i palazzi illuminati di bianco rosso e verde. Tutti si riempiono la bocca con la nobile parola Italia. Anche persone che non dovrebbero osare pronunciarla. Io meno la uso e meglio è. In questo momento, preferisco ripiegare sull’affettuoso termine Stivale.
Sembra voglia evocare quella frase velenosa di Metternich: “L’Italia è un’espressione geografica”.
Però Metternich non chiamava l’Italia “lo Stivale’, suppongo perchè avesse un gran rispetto per gli stivali! L’Italia è davvero un sogno letterario, una creazione dei poeti, che sono i nostri veri Padri Fondatori. Oggi, l’abuso della parola Italia è un tentativo di rinnovare uno spirito identitario posticcio: il principio più pericoloso che ci sia oggi sulla faccia della Terra, sia quando è declinato dal punto di vista nazionale, sia quando è inteso in senso etnico, religioso o sessuale.
Perchè ha scelto Milano per la sua storia?
Perchè la conosco, ma non la conosco come le mie tasche. Mi è familiare, ma non poi tanto familiare. Era il luogo perfetto perchè ne sapevo abbastanza, ma conservando un buon margine d’invenzione di cui avevo bisogno. Potrei dire, usando il criterio con cui si sceglieva il luogo dove officiare un sacrificio agli dei, che Milano è per me “il più vicino dei luoghi lontani e il più lontano dei luoghi vicini”.
Qual è la differenza con Roma, la sua città , di cui ha scritto nel precedente “Cuori fanatici”?
Che a Milano, essendo ogni cosa regolata, la vitalità tende subito a essere sregolata. È, allo stesso tempo, la città del lavoro e del sogno. Il panorama anonimo è perfetto per le passioni strazianti. A pensarci bene, è il luogo ideale per le canzoni struggenti e l’innamoramento. Chi vive a Napoli, sente già l’amore sprigionarsi dall’intera metropoli. Chi vive a Milano, deve amare follemente per scaldarsi. Lo sguardo fantastico, visionario, allucinatorio, a Milano nasce dalla necessità di non precipitare nella depressione. Il mondo alternativo del glamour e della moda non poteva che crearsi lì. A Roma sembra invece consentito tutto: e perciò, non succede mai nulla. Roma è già così colorata, che non c’è bisogno di accendere un bel niente. La fantasia dorme.
E politicamente?
In tutto il Novecento, Milano si è costruita un’immagine speculare a Roma, di opposizione alle pastoie parlamentari romane, proponendo un modello di anti-politica, basato sul decisionismo, sull’azione pura, il mito dell’efficacia, anche violenta. ‘Noi qui si lavora, si agisce, voi a Roma chiacchierate: insomma, chi deve governare questo Paese?’ Ciclicamente, questa sollevazione scuote la politica italiana: non a caso è a Milano che Mussolini ha fondato i Fasci di combattimento, Berlusconi ha creato la figura prima impensabile dell’imprenditore-politico, della gestione aziendale del potere; e poi naturalmente c’è la Lega nelle sue varie incarnazioni, prima separatista, ora nazionalista. Al di là di come si giudichino le singole esperienze, è un fatto che, con i manganelli o con i quattrini o con l’aspirazione secessionista, a Milano sono nati modelli alternativi che volevano spezzare i lacci e lacciuoli della democrazia rappresentativa romana. Sventolando la promessa di liberarci dai vincoli e dai cavilli e dalle ipocrisie, Milano con i suoi vari leader è stata e rimane la culla della pulsione illiberale italiana, dell’aspirazione all’Uomo forte, deciso, quello che pretende di parlare in nome del popolo intero, di “sessanta milioni di italiani”. Che poi — ma solo poi — marcia su Roma.
Ma, una volta a Roma, anche l’Uomo forte rimane spesso impigliato nella romanità .
Roma riesce almeno in parte a relativizzare e insabbiare la sostanza eversiva di questi movimenti (a esclusione, è ovvio, del fascismo), finendo per integrarli nel proprio sistema. È successo persino coi 5 Stelle!
Lei suona?
Da ragazzo suonavo.
Il pianoforte?
No, quello lì è di mia figlia: io suonavo il sax, in un gruppo che aveva come modelli i Soft Machine e i Nucleus. Poi ho mollato.
Perchè ha titolato il capitolo sulla musica ‘Il senso della vita’?
Confesso che il titolo è un deliberato omaggio al film dei Monty Python, la cui allusione al senso della vita è così arrogante da svelare il suo carattere di iperbole, ironica e romantica.
Leggendola, non mi è sembrato solo un gioco.
Se c’è un’esperienza in cui ti sembra di poter toccare — non afferrare, ma toccare sì — il senso intero della vita, è quella che si prova assistendo a un grande concerto. Non c’è altra esperienza umana che illumini di colpo tutto quello che hai vissuto, che stai vivendo, che vivrai. Durante un concerto, è come se improvvisamente lampeggiasse almeno per qualche un istante il significato del tutto. È un’immagine non traducibile in parole. Che solo la musica può far apparire, luminosa, davanti a te.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 11th, 2020 Riccardo Fucile
NEGAZIONISTI DA TASTIERA: MONTESANO E FUSARO NON SI SONO VISTI
A dirlo non è solo la proverbiale Questura ma sono gli organizzatori. Le manifestazioni negazioniste dei No Mask sono state un flop: Siamo circa 700 persone” la conferma su una prima stima dei partecipanti alla ‘Marcia della Liberazione’, la manifestazione in corso a piazza San Giovanni, arriva da uno degli organizzatori.
“Siamo certamente meno di mille, ci aspettavamo più partecipazione”, e poi aggiunge: Non mancano in piazza le persone senza mascherina, ma la linea non e’ condivisa da tutti: “Io la mascherina me la metto” rivela prima di salutarci. A dare forfait alla piazza non sono stati solo cittadini comuni ma anche personaggi noti come Enrico Montesano e Diego Fusaro.
Racconta Repubblica:
Cento sedicenti neofascisti riempiono a cerchio la Bocca della Verità , con il leader Giuliano Castellino che indossa a sfida un tetro passamontagna – «chiedono una protezione, non una mascherina» – e gli altri a raccontar ridendo: «Le multe per il volto scoperto ormai le collezioniamo».
In Piazza San Giovanni, alla stessa ora, le due del pomeriggio, ieri, si assembra invece la manifestazione sovranista: i partecipanti hanno il dispositivo abbassato mentre dal palco gli si ricorda a loop: «Mantenete il distanziamento, alta la mascherina».
A San Giovanni sono un po’ di più: duemila, è difficile d’altro canto muoversi in questi tempi di coronavirus a oltranza. Diversi hanno dato disdetta all’ultimo: Enrico Montesano, già socialista, consigliere del Pds, vicino ad Alleanza nazionale, poi grillino. E il filosofo rossobrunista Diego Fusaro, lui manda i saluti.
Le bandiere bianche del Fronte sovranista italiano sovrastano, ma ci sono anche quelle dei vigili urbani del sindacato Ugl e gli striscioni di Vox Italia, sezioni Torino e Palermo. C’è tensione, come sempre, con i giornalisti, «venduti»
Insomma negazionisti sì, ma da tastiera.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 9th, 2020 Riccardo Fucile
IVANO JOB, CONSIGLIERE DELLA LEGA IN TRENTINO. SPIEGA CHE LO RICHIEDEREBBE ANCORA
Vi avevamo raccontato di come i parlamentari Andrea Dara e Elena Murelli dopo aver preso
il bonus 600 euro erano silenziosamente stati fatti rientrare nei ranghi della Lega. Oggi il Fatto elenca tutti i leghisti che nonostante aver percepito il bonus per le partite IVA non hanno usbito alcuna punizione da parte del loro partito, o sono già stati graziati.
Ad esempio Marzia Casolati, che si mostra in pubblico alle manifestazioni di Salvini, come la sfilata anti-giudici di Catania. C’è chi non vuole commentare, come Matteo Gagliasso e Claudio Leone, consiglieri regionali in Piemonte reintegrati dopo una breve sospensione. Il più incredibile è Ivano Job, consigliere provinciale in Trentino per la Lega che spiega che alla bisogna richiederebbe ancora il bonus:
Tra i furbastri del bonus che hanno ricevuto la grazia c’è anche il consigliere lombardo Alex Galizzi, che siede tranquillamente nel gruppo leghista. E poi i veneti, che non sono stati ricandidati da Luca Zaia, ma sono cascati in piedi lo stesso: Riccardo Barbisan è stato dirottato a Bruxelles, nello staff dell ‘europarlamentare Gianantonio Da Re. I
l seggio di Alessando Montagnoli invece è stato salvato dalla maggioranza (a guida leghista) nel consiglio comunale di Oppeano (Verona): è abbastanza chiaro che il partito non l’ha scaricato.
L’unico un po’più loquace è il consigliere provinciale trentino Ivano Job. Che è anche l’unico, formalmente, ancora non reintegrato nella Lega. “Io comunque continuo a lavorare con il gruppo leghista esattamente come prima —dice —sono sospeso soltanto dal partito”.
Ma conta di essere riabilitato quanto prima: “Credo proprio di sì, io non ho fatto nulla di male. Ho preso il bonus per le mie aziende. Che devo lasciarle fallire?”. Quindi lo rifarebbe ancora? “Dipende, vediamo come va l’inverno. Se ce ne fosse bisogno, perchè no?”.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2020 Riccardo Fucile
E SULL’EUROPA LEGA A RIMORCHIO DELL’UNGHERIA: “SE IL PPE SI SPOSTA SULLE POSIZIONI DI ORBAN SI PUO’ AVVIARE UN DIALOGO”
Nella sua intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, il leader della Lega è stato chiamato a
rispondere a questa domanda: «Giorgia Meloni si è conquistata un ruolo visibile in Europa. E lei che fa?». E la sua risposta ha spento gli entusiasmi del centrodestra: «Sempre di opposizione parliamo. In Europa comandano popolari e socialisti. Al di fuori di lì, non fa grande differenza. Siamo d’accordo, invece, sul fatto che si debba pesare di più».
Insomma, un ruolo in un contesto in cui si conta poco stando all’opposizione (e con numeri minoritari, di gran lunga, rispetto ai partiti che guidano l’Europa).
Per questo motivo Salvini su Meloni leader Ecr party ha indossato le vesti del pompiere e, estintore alla mano, ha spento gli entusiasmi delle ultime settimane.
E la Lega che farà ? Anche su questo aspetto si stanno valutando alcune posizioni per il futuro più prossimo.
«Però, attenzione, perchè non è chiaro dove andrà il Ppe — ha spiegato Salvini -. Se va a sinistra non mi interessa, se si sposta sulle posizioni di Orbà¡n avvio il dialogo». Insomma, la Lega aspetta che le dinamiche si definiscano in modo chiaro e, in caso, sceglierà di seguire la via del tricolore. Ma, questa volta, quello orizzontale ungherese.
Sovranista d’accatto
(da agenzie)
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Ottobre 2nd, 2020 Riccardo Fucile
GUAI A CHI CRITICA I SUOI CAPELLI
Guai a chi parla male dei capelli del vicepresidente leghista del consiglio comunale a Spoleto. Stefano Proietti e il video della sua dura, durissima battaglia
“A titolo informativo voglio rendere edotta questa aula che negli scorsi giorni sono stato attenzionato pubblicamente per quanto riguarda la lunghezza, la forma, il volume dei miei capelli”.
Non è uno scherzo: il vicepresidente del consiglio comunale di Spoleto Stefano Proietti, della Lega durante una seduta del consiglio ha davvero preso il microfono per informare che lui non ci sta: guai a chi lo critica per i suoi capelli!
Proietti ha continuare “Vorrei rispondere a chi lo ha fatto pubblicamente e privatamente”. Mentre il presidente del consiglio Sandro Cretoni provava a riprendere in mano la situazione il leghista insisteva “Voglio finire”. E passandosi le mani nella chioma spiegava di non voler rispondere, rispondendo: “Non credo che sia accettabile da parte mia qualcuno che prenda scherno dei miei capelli: a questi due soggetti vorrei consigliare il mio parrucchiere, che non è solo da uomo ma anche da donna”.
Proietti con orgoglio ha spiegato di non essere interessato dalla caduta di capelli e per questo di potersi permettere di tenerli lunghi.
E dalla Lega anche oggi è tutto, a voi studio.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 2nd, 2020 Riccardo Fucile
“CHI DEVE FAR RISPETTARE LE REGOLE, LO FACCIA CON GIUSTIZIA”
“Con enorme dispiacere siamo costretti a comunicare che, alla luce dell’attuale situazione economico-finanziaria aggiornata a seguito dell’ultima tranche di versamenti in scadenza nella giornata del 30 settembre, siamo costretti a procedere alla sospensione di alcuni servizi e all’annullamento di attività e/o iniziative programmate per il trimestre ottobre-dicembre 2020”.
E’ l’avviso, pubblicato in apertura del Blog delle Stelle, con il quale l’Associazione Rousseau informa che “come già anticipato, infatti, in assenza delle entrate previste non risultano ovviamente più sostenibili le spese necessarie per supportare specifici servizi che devono essere quindi ridotti, sospesi o slittati nel tempo”.
“L’Associazione Rousseau garantisce l’infrastruttura organizzativa, amministrativa, burocratica, tecnologica e comunicativa, nonchè la tutela legale e le attività di formazione necessarie per oltre 2000 eletti e 170 mila iscritti al MoVimento 5 Stelle e che svolge questa attività con enorme impegno, sacrificio e trasparenza pubblicando tutti i dettagli e le attività svolte nel bilancio annuale dell’associazione. Ricordiamo, inoltre, che il meccanismo di sostentamento attraverso il contributo dei portavoce di 300 euro è quello che abbiamo adottato negli ultimi due anni, dopo averne sperimentati diversi nei tredici anni precedenti senza mai aver attinto a finanziamenti pubblici dei quali con coerenza non faremo mai uso”. Così, sul Blog delle Stelle, l’Associazione Rousseau, che annuncia la sospensione di alcuni servizi a causa delle mancate entrate.
“Continuiamo ad augurarci che nel rispetto di tutti gli eletti che, con coerenza, lealtà e onestà onorano gli impegni presi e anche verso tutti gli iscritti, chi ha la responsabilità di far rispettare le regole la eserciti con giustizia ed equità in modo da poter consentire – come è giusto che sia – che gli attivisti del MoVimento possano continuare ad avere lo spazio e le possibilità di partecipazione che meritano”, conclude l’Associazione presieduta da Davide Casaleggio.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 1st, 2020 Riccardo Fucile
UN RETROSCENA SVELA LE PAURE DEI PARLAMENTARI CHE IPOTIZZANO CHE I CONTAGIATI SIANO PIU’ DI DUE
Monica Guerzoni sul Corriere racconta un retroscena sui due senatori del MoVimento 5
Stelle risultati positivi al Coronavirus. Nelle chat dei parlamentari pentastellati si parla di un numero di contagiati molto superiore:
I positivi sono due, eppure nelle chat corrono a razzo altri numeri. C’è chi parla di cinque contagiati del Movimento Cinque Stelle, chi si spinge fino a otto e chi tiene a sottolineare che altri partiti sono coinvolti. «Pare che i positivi siano 5, ma il numero potrebbe essere in aumento», rimbalza via WhatsApp tra i dipendenti iscritti alla Cgil. Voci che non trovano conferma e però contribuiscono ad agitare gli animi.
Mentre si inizia a parlare di sedute in remoto c’è anche lo spazio per un complotto: l’idea sarebbe quella di rilanciare Rousseau. La boutade lascia il tempo che trova anche perchè i rumors raccontano che la diffusione del contagio potrebbe aver già travalicato i confini di Palazzo Madama per arrivare alla Camera:
La paura contagia anche la Camera. «Dai miei calcoli i positivi a Montecitorio sono una dozzina», la spara un leghista e giura di aver sentito parlare di «due azzurri».
«È grave che sia a Montecitorio che a Palazzo Madama i dipendenti siano stati fatti tornare tutti in presenza – lamenta un deputato –. Che fine ha fatto lo smart working?». E un commesso abbassa la voce: «Ci tengono nella più totale oscurità ».
(da “NextQuotidiano”)
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