Giugno 12th, 2020 Riccardo Fucile
LA STORIA DEI SOLDI AL CARROCCIO: “CI SONO DEI PROGETTI, SPERIAMO VADANO IN PORTO”
Paolo Cosenza, imprenditore campano, membro di una delle famiglie più potenti di Pozzuoli, è il principale finanziatore, per il 2019, della Lega per Salvini Premier. Centomila euro, in un’unica tranche, pagati un anno fa.
Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Andrea Palladino racconta la storia dei soldi al Carroccio dalla Coseco S.R.L.:
La sua società , la Coseco srl, ha effettivamente avuto un crollo negli affari, passando da un fatturato di 635 mila euro nel 2017 ad appena 45 euro nel 2018. Una crisi che ha messo a rischio la stessa esistenza dell’impresa. E gli ultimi due anni sono stati disastrosi per i conti, spiega: “Ho avuto una brutta esperienza con un socio, che continua ad andare avanti non so in quale maniera, con espedienti, quindi l’ho dovuto cacciare dalla società , mi ha fatto perdere soldi”. Una questione di un prestito infruttifero da 600 mila euro, “mai restituito”.
Eppure pochi giorni prima di discutere un bilancio con una perdita secca sull’utile di più di 340 mila euro, la Coseco diretta da Cosenza decide di fare un bonifico record alla Lega, piazzandosi tra i primi posti dei donatori della politica nazionale, allo stesso livello di holding molto note.
Il motivo? “Un investimento, è stato un investimento”, spiega l’imprenditore. Meglio finanziare la politica che l’impresa, in fondo.
Per capire la portata della cifra basta scorrere l’elenco dei donatori che, negli anni passati, hanno versato 100mila euro ai partiti italiani: si va dai figli di Silvio Berlusconi a Ennio Doris, dalla Moby spa al gruppo Angelucci, passando per Fedele Confalonieri.
Un parterre niente male per lo sconosciuto imprenditore napoletano. Pozzuoli, la città da dove sono partiti i soldi diretti ai conti nazionali della Lega, è un comune da quasi 90 mila abitanti della area metropolitana di Napoli.
“Ce ne sono un paio, può essere il Waterfront, la zona artigianale, insomma, ci sono dei progetti che si spera ottengano l’attenzione dei politici. Speriamo, in Italia andiamo avanti a speranze”. E per sperare si è rivolto al partito che cantava, fino a pochi anni fa, i cori contro i napoletani.
Paolo Cosenza ci tiene a dire di non essere un militante leghista: “Io sono negato in politica, perchè sono un utopista”, spiega. Quella donazione per una cifra pari a più del doppio del suo ultimo fatturato presentato in Camera di commercio sono tutti soldi suoi, assicura. “Se Salvini mi ha ringraziato? No, ma io non ci tengo, io guardo sempre sul locale, io ho una azienda che investe molto sul territorio”.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
DOVEVANO METTERE A DISPOSIZIONE GLI ALLOGGI AGLI INDIGENTI SECONDO LA GRADUATORIA DEI RICHIEDENTI CASE COMUNALI, COSI’ FA UNA DESTRA REALMENTE SOCIALE
Il magistrato che ieri, 9 giugno, ha dato via libera al sequestro preventivo del palazzo
occupato da 17 anni dagli esponenti della formazione politica di estrema destra, ritiene non ci siano prove sufficienti a sostegno dell’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.
L’altra accusa, quella di “invasione di terreni ed edifici”, resta in piedi.
Il palazzo di via Napoleone III è stato occupato degli esponenti della formazione politica di estrema destra nel 2003. Da oggi, con la decisione del gip, entra nella disponibilità del Tribunale. Ma per lo sgombero dovrà decidere il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.
Sull’occupazione il magistrato competente spiega: “Nel caso in esame risulta acclarato che l’occupazione dell’immobile da parte dei diversi nuclei familiari si protrae da numerosi anni, in alcuni casi sin dal 2003”.
Si tratta, sottolinea il magistrato, di persone che hanno un lavoro e che hanno arbitrariamente deciso di far diventare quel palazzo occupato la propria residenza.
“Non risultano- continua – in atti evidenze di situazioni contingenti che possano integrare un attuale pericolo di un danno grave alla persona. La situazione economico patrimoniale degli occupanti l’immobile effettuata dalla guardia di finanza al contrario, attesta lo svolgimento di attività lavorativa e la percezione di redditi da parte degli stessi. Trattasi quindi di stabile occupazione di un immobile, trasformato dagli indagati in abituale residenza”.
Ma, nonostante il sequestro, gli occupanti resteranno ancora lì. Almeno per un po’.
Chissà come mai i dirigenti di CasaPound che hanno rilasciato diverse dichiarazioni non rispondono al quesito etico fondamentale: perchè hanno tramutato una “occupazione politica” che poteva avere un senso (come tante altre) in un sistema per trasformarla in propria residenza trattandosi di “persone che hanno lavoro e reddito” e che pertanto potevano permettersi di pagare un affitto come tutti i cittadini che lavorano.
Se sei realmente di una destra “sociale” lasci quegli appartamenti a chi ne ha veramente necessità sulla base delle graduatorie comunali, non sistemi te stesso e gli amici.
Se poi uno preferisce aprire locali e dedicarsi a capi d’abbigliamento e merchandising,libero di farlo ovviamente, ma trattasi allora di destra aziendale, altra cosa.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
UN CIALTRONE CHE LO CONTESTA AMMETTE: “PRENDO IL REDDITO DI CITTADINANZA”… CONTE RIBATTE: “E ALLORA PERCHE’ DICE CHE MUORE DI FAME?”
«Facciamo un patto?». Aveva debuttato così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel
pomeriggio di ieri, 10 giugno. Si rivolgeva ai giornalisti che lo aspettavano davanti a Palazzo Chigi. Il premier voleva fermarsi a parlare con loro per una serie di domande, con l’assicurazione che gli avrebbero permesso di andare in galleria Alberto Sordi a prendere un caffè.
Qualche metro più in là un gruppetto di cittadini — muniti tutti di smartphone — lo stava aspettando oltre le transenne.
Alcuni di questi hanno iniziato a urlare e a contestarlo, chiedendogli le dimissioni. La motivazione? Non tanto la gestione dell’emergenza coronavirus, quanto la presunta incostituzionalità di far parte di un «governo non eletto» (sic). Ovviamente, il governo in Italia non lo elegge nessuno, ma questa precisazione — che pure sarebbe necessaria — ormai stanca.
Giuseppe Conte non è fuggito di fronte ai contestatori, ma li ha affrontati, cercando anche di rispondere alle loro domande.
La contestazione non si è affievolita, nonostante l’atteggiamento di disponibilità . In modo particolare, sta diventando molto virale il dialogo che Conte ha avuto con un contestatore che si è definito un «nullafacente» che non fa parte di «nessun partito, anzi del partito popolare, cioè del partito del popolo».
Quest’ultimo ha affermato di percepire il reddito di cittadinanza: «Sì, lo percepisco. Che volete fare? Me lo volete togliere?». Giuseppe Conte si chiede: «Assolutamente no, ma voglio capire: perchè dice di prendere il reddito di cittadinanza e di morire di fame?». Il contestatore sostiene di percepire 300 euro, il presidente del Consiglio ribatte che la misura arriva fino a 800 euro.
Dalle retrovie arriva un’altra contestazione: «Non vogliamo il reddito di cittadinanza, vogliamo lavorare».
Non sarà sicuramente lo specchio del Paese — come alcuni account sovranisti che stanno diffondendo il video vorrebbero far pensare -, ma senz’altro rappresenta uno spaccato da studiare. Le misure assistenziali che vengono addirittura viste come un minus.
Ovviamente, ne ha subito approfittato Matteo Salvini, che ha pubblicato il video sui suoi canali social accompagnato dalla scritta: «Quello che i tg non non vi faranno vedere». Un grande classico.
Che, però, sembra avere omesso quando è stato lui oggetto di contestazione per le strade del Paese.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
UNO CHE DICHIARA LA CRISI DI GOVERNO DALLA SPIAGGIA DI MILANO MARITTIMA NON E’ MOLTO CREDIBILE A CONTESTARE LA LOCATION DEGLI STATI GENERALI
Sembra una puntata di ‘4 ristoranti’. All’inizio era il menù (il piano di investimenti e fondi
da destinare a cittadini e imprenditori); poi si è passati al conto (troppi pochi i soldi messi a disposizione da parte del governo); dopodichè è arrivato il servizio (i ritardi nei pagamenti e nell’erogazione di quei fondi.
Mancava solo una voce a questa puntata, fuori contesto, della famosa trasmissione di Alessandro Borghese, ma ora è arrivata anche quella: la location.
Il centrodestra, infatti, si è rifiutato di partecipare agli Stati Generali indetti da Giuseppe Conte a Villa Pamphilj perchè il confronto deve esser fatto in una sede istituzionale.
Il tema di questi incontri è stato ampiamente dibattuto, provocando anche alcune tensioni all’interno della stessa maggioranza di governo.
All’inizio il Partito Democratico si era lamentato per una decisione — quella di convocare gli Stati Generali — presa autonomamente da Giuseppe Conte. Poi è arrivato il centrodestra che, per settimane, si è lamentato di non esser stato ascoltato dal Presidente del Consiglio.
Ora che si sta avvicinando il giorno di questi fatidici incontri — tanto agognati da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia -, è arrivato il passo indietro e il rifiuto di partecipare.
I partiti di opposizione, tra le tante dichiarazioni fatte in questi giorni, ha anche detto che il famoso Piano Colao è stato copiato e incollato — in alcune parti — dalle proposte fatte dal centrodestra al governo nel corso delle scorse settimane.
Poi è arrivata la mozione contraria sulla location scelta per gli Stati Generali: la storica Villa Pamphilj è una passerella che poco ha a che vedere con le sedi istituzionali per un confronto.
Legittimo, per carità . Ma a portare avanti questa protesta — culminata con il diniego delle opposizioni alla partecipazione — è chi ha organizzato conferenze stampa per annunciare la crisi (e la fine) del governo Conte-1 dalle spiagge di un noto stabilimento balneare di Milano Marittima (il famoso Papeete Beach).
Non certo un luogo istituzionale.
(da Giornalettismo)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile
REGOLAMENTO DI CONTI TRA LEGA E FORZA ITALIA, FONTI DELLA REGIONE: “LA DECISIONE E’ NELL’ARIA”… COME SE LE RESPONSABILITA’ DEI DUE NON FOSSERO LE STESSE
“Sono milanese, sono stato vent’anni al Comune, conosco ogni via della mia città e ne sono innamorato. Mi sono sposato qui, ho due figli al liceo, se servirà candidarmi, non mi tirerò indietro”: in un’intervista rilasciata a Repubblica in piena emergenza Coronavirus, il 25 marzo scorso, Giulio Gallera rispondeva così alla domanda se avesse intenzione di correre per la poltrona di sindaco di Milano.
Due mesi e mezzo dopo — e mentre Luigi Cajazzo viene sostituto da Marco Trivelli come dg al Welfare nel Pirellone — alcune voci lo danno invece addirittura in uscita dalla Regione Lombardia.
Ad avvalorare le voci un lancio di Askanews che riporta come diverse fonti da Palazzo Lombardia affermino che “la decisione è nell’aria”, e da più parti si ipotizza che sia “una questione di giorni”.
Secondo alcune ricostruzioni inizialmente si pensava che Fontana avrebbe dato il benservito a Gallera nel mese di luglio, ma questo cronoprogramma avrebbe subito nelle ultime ore un’accelerazione.
A livello politico la sensazione è che, dopo la bufera dell’emergenza Coronavirus, nella maggioranza in Regione Lombardia sia cominciato lo scontro tra la Lega del presidente Fontana e Forza Italia, che esprime l’assessore Gallera.
Quest’ultimo in queste ore è impegnato nella Terza commissione, Sanità e Politiche sociali, per discutere l’aggiornamento del Piano socio-sanitario, alla luce di quanto accaduto nell’emergenza.
Anche questo tema, da giorni, è un motivo di frizione tra le due anime della maggioranza al Pirellone ed è uno dei punti su cui Fontana ha sterzato nell’ultimo periodo.
Mercoledì scorso, in commissione Sanità , la maggioranza di centrodestra aveva deciso di sospendere il voto sul Piano sociosanitario integrato 2019 — 2023, approvato dalla giunta a novembre, perchè occorreva “procedere ad una riflessione complessiva”.
Ma a parlare apertamente della possibilità di un addio di Gallera è anche Pierfrancesco Majorino del Partito Democratico su Twitter: “Si dice che Fontana stia per cacciare Gallera. La troverei una mossa curiosa. Fino a ieri han detto che andava tutto bene. E poi sinceramente il Presidente come può chiamarsi fuori? Lo sanno pure i muri che hanno deciso tutto lui e i suoi…”.
Di certo anche i verbali di Gioacchino Cajaniello certificano come la sanità regionale lombardia sia un affare interno tra Lega e Forza Italia.
Di certo Gallera è entrato ormai nel cuore (s fa per dire…) degli italiani, sia per la sua spiegazione dell’indice R0 che per l’improvvisa scoperta in diretta tv ad Agorà che anche la Regione poteva istituire la zona rossa in Lombardia.
Se davvero fosse sostituito, ci mancherà .
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
L’ARMA RICOSTRUISCE LE SUE PROMOZIONI A COLONNELLO E GENERALE, AVVENUTE PER AUTOMATISMO (OPE LEGIS)
Dopo aver raccontato di quella volta che parlò con gli alieni, vale la pena raccontare come ha fatto
Antonio Pappalardo, musicista di chiara fama, a diventare colonnello e generale.
Lo fa oggi con un comunicato stampa proprio l’Arma dei Carabinieri, con un comunicato che risponde alle tante seccature che in questi giorni stanno arrivando agli uffici per scoprire la storia. Eccola.
Il generale in congedo Antonio Pappalardo, leader dei gilet arancioni, ha prestato servizio attivo nei carabinieri fino al 25 giugno del 2006, precisa la stessa Arma in una nota.
“Il grado di colonnello gli è stato attribuito nel 1994, quale promozione ‘ope legis’ (L. n. 224/1986), al termine del mandato parlamentare, in quanto eletto nel 1992 alla Camera dei Deputati“.
E anche “la promozione al grado di Generale di Brigata è stata conseguita ‘ope legis’, il 24 giugno 2006, ovvero il giorno prima del collocamento in congedo per raggiunti limiti di eta’, cosi’ come sancito dalla L. n. 536/1971 (cosiddetta “promozione alla vigilia”), successivamente abrogata dall’art. 2268 del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66″. Dal primo ottobre 2018 — si legge ancora nella nota — Pappalardo “e’ stato sospeso per 12 mesi dalle funzioni del grado a seguito di procedimento disciplinare di stato per violazione dei doveri derivanti dal grado e dal giuramento prestato, avviato su proposta del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e cosi’ definito dal Ministero della Difesa”.
Pappalardo, che è stato eletto nel 1992 alla Camera dei Deputati come indipendente tra le fila del Partito Socialista Democratico Italiano, percepisce come ogni parlamentare della Repubblica un vitalizio pari a 3.108 euro al mese (alla quale va aggiunta la pensione da Generale in congedo) ovvero la cifra che spetta a tutti i parlamentari che sono rimasti in carica una legislatura.
Niente di illegale, sia ben chiaro, però come non ricordare che l’XI legislatura, quella durante la quale Pappalardo prestò servizio come deputato, viene ricordata come la più breve della storia della Repubblica Italiana.
Dopo appena 722 giorni infatti le camere vennero sciolte e così terminò, nel 1994, l’ultima legislatura della Prima Repubblica. Ma in quel brevissimo arco di tempo Pappalardo fece a tempo a cambiare partito (entrò nel gruppo del Patto Segni), diventare sottosegretario alle finanze del governo tecnico (quindi non eletto dal popolo) guidato da Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 1994 poi l’allora Colonnello Pappalardo si candidò alle amministrative di Roma come capolista di Solidarietà Democratica, movimento politico che venne coinvolto in un’inchiesta per alcuni legami con la massoneria deviata legata a Forza Italia guidata dal principe Giovanni Alliata di Montereale (già coinvolto nel golpe Borghese) che mirava a influenzare l’esito delle elezioni romane (le prime nelle quali c’era l’elezione diretta del sindaco).
Pappalardo non è certo nuovo ad uscite rivoluzionarie, nel 2000 quando era alla guida del COCER (il sindacato della Benemerita) ad esempio aveva minacciato l’agitazione dell’Arma dei Carabinieri auspicando che i militi provvedessero a “fondare un nuovo Stato”.
Dichiarazione che gli costò la rimozione immediata dal Comando del II Reggimento Carabinieri di Roma. In seguito Pappalardo ha tentato di promuovere il federalismo in salsa siciliana e addirittura di portare la pace tra israeliani e palestinesi con un musical.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile
SUL SUO PROFILO LA CONTESTAZIONE SCOMPARE
Contestazioni e offese a Matteo Salvini, dalle persone affacciate ai balconi, metre il leader della
Lega deponeva una corona di fiori in memoria del poliziotto Pasquale Apicella, morto a 37 anni, nell’aprile scorso, quando la sua volante è stata speronata dall’auto di alcuni rapinatori in fuga.
“Non si specula sulla morte di un poliziotto”, ha urlato un uomo. Un’altra donna, dal balcone, ha invece gridato: “Napoli non ti vuole, non devi venire qui”. “Dopo tre mesi sei venuto – ha detto un’altra donna in strada – Hai coraggio a farti vedere”.
Il leader della Lega, dopo aver deposto i fiori, è risalito un macchina
Successivamente, Salvini ha postato lo stesso video sui suoi profili social, con gli insulti coperti dalla musica.
(da “La Stampa”)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
COMMENTI DI ODIO: “VENGONO A IMPESTARCI”
“Restatevene in Lombardia”, “Tornino a casa tutti quei bauscia”, “La calata dei barbari”, “Si
stava tanto bene”, “Merdanesi mangianebbia”, “Ma non possono andare in piscina?”.
Sono solo alcuni (e neanche i peggiori) degli insulti rivolti ai lombardi e ai milanesi da parte di decine di followers di Il Mugugno Genovese, pagina satirica di riferimento della comunità genovese, che conta oltre 89mila seguaci su Instagram.
I commenti d’odio sono comparsi sotto una foto postata il 3 giugno che mostra una coda di macchine in autostrada e la didascalia “Stamattina”, lasciando intendere che, nel primo giorno delle riaperture ai transiti regionali, una folla di lombardi si sia diretta in Liguria.
Al di là dell’autenticità o meno dello scatto e dell’effettiva causa del traffico (da ricollegare forse all’incidente registrato in quelle ore in A7 che ha provocato 9 chilometri di coda per chi era diretto a Genova da Milano) a colpire del post sono soprattutto i commenti — tutt’altro che ironici — di chi se la prende con milanesi e lombardi “colpevoli” di dirigersi in Liguria per il primo weekend di libera circolazione sul territorio nazionale. “Milanesi tutti appesi”, si legge ad esempio in un commento. “Che non vengano a impestarci”, scrive un altro follower.
Tra i liguri che commentano c’è chi esulta per il maltempo che non farà felici i lombardi e chi li attacca perchè criticano il mare della Regione. “Però la gente che viene a sputare nel piatto in cui mangia non ha proprio giustificazioni”, si legge in uno dei commenti. “Maledetti”, “Come vi odio”, sono altre forme di “benvenuto” rivolte ai vicini di Regione maggiormente colpiti dall’emergenza Coronavirus. “Non ci erano mancati”, e “Sì va*******o, aumentiamo un po’ i casi su”, si legge ancora.
Non sarà contento, se questa è l’accoglienza riservata ai vicini lombardi, il governatore della Liguria Giovanni Toti, che è stato uno dei maggiori sostenitori delle riaperture
Non saranno contenti di questa accoglienza neanche ristoratori e operatori del turismo liguri, che contano anche sulle presenze dei visitatori di altre regioni (oltre che dall’estero) per rimettere in piedi un settore che ha avuto fortissime conseguenze a causa dell’emergenza.
“Organizzerei uno sterminio, chi si vuole unire?”, è uno dei commenti d’odio peggiori postati dagli utenti sotto l’immagine.
In effetti, se questa è l’accoglienza che i turisti possono aspettarsi in Liguria c’è da chiedersi come potrà il settore tornare a garantire in tempi brevi il 20 per cento del Pil regionale come accadeva in tempi pre-Covid.
(da TPI)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
NELLA REGISTRAZIONE LA VOCE FUORI CAMPO DEL TRADUTTORE… IL LEGHISTA GIA’ AL CENTRO DI POLEMICHE: DALLA SCARPA SBATTUTA SUL TAVOLO DELLA PRESIDENZA ALLA MISTERIOSA LAUREA IN NICARAGUA MAI ESIBITA
Un traduttore del Parlamento europeo durante la videoconferenza tra la Commissione AGRI e il
Commissario al bilancio Hahn ha definito l’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca un cogl…. “Che cogli… possiamo dirlo?”, dice una voce fuori campo mentre l’europarlamentare prende la parola.
Il Parlamento europeo “è al corrente del commento inappropriato che un interprete ha fatto nei confronti di un eurodeputato. La registrazione della riunione è stata corretta e i commenti sono stati rimossi. Il deputato riceverà le scuse da parte della DG responsabile degli interpreti. L’interprete che ha causato lo spiacevole incidente è stato contattato e si è già scusato per il linguaggio inappropriato utilizzato”, ha reso noto il servizio stampa del Parlamento europeo a seguito dell’episodio denunciato dall’eurodeputato.
Ciocca è piuttosto conosciuto a Bruxelles e Strasburgo per aver calpestato con una scarpa i documenti del commissario Dombrovskis dopo una seduta.
Una scena che solo nel gesto ricorda la protesta di Nikita Krusciov durante la famosa Assemblea delle Nazioni Unite. Sui social Ciocca non ha mancato di ribadire che l’azione di protesta è stata portata a compimento «con una suola Made in Italy». La repentina fama a cui è assurto Ciocca però ha portato molti ad interrogarsi su chi sia e quale siano le sue competenze.
Sappiamo che prima di ascendere all’Europarlamento Ciocca è stato assessore ai lavori pubblici nel Comune di San Genesio ed Uniti (dal 2001 al 2010) e successivamente, dal 2006 a febbraio 2010, è stato Assessore alle Attività Produttive, al Commercio, al Lavoro e alla Formazione della Provincia di Pavia. Inoltre è stato consigliere regionale per due legislature.
Sul sito dell’Europarlamento però le informazioni sono scarse e non è stato caricato il curriculum. Il curriculum pubblicato sul sito del Comune di San Genesio aggiunge qualche informazione: scopriamo così che l’onorevole Ciocca esercita la professione di perito industriale in qualità di esperto di sicurezza industriale e di tutte le materie riguardanti i rischi sui luoghi di lavoro.
Come ha segnalato su Facebook il professor Riccardo Puglisi però circolano in Rete attestati di formazione risalenti al 2003 e rilasciati dallo Studio Ciocca nei quali il direttore del corso si firma Dottor Angelo Ciocca.
Ora potrebbe essere anche un caso di omonimia ma dai curricula di Ciocca non si evince che sia laureato nè in cosa sia laureato.
Si scopre così che in passato l’allora consigliere Ciocca fu suo malgrado protagonista di una polemica riguardante proprio il suo curriculum. A scatenarla una lettera aperta inviata al sito Il Mondo di Pavia dove si insinuava che Ciocca non fosse laureato in ingegneria, come invece all’epoca sembrava di evincere da alcune informazioni reperibili in Rete.
Nella missiva si faceva riferimento al fatto che in un vecchio verbale dell’Università di Roma Tre veniva menzionato un certo «Ciocca Angelo laureato in Ingegneria Edile L.M. presso l’Università Paulo Freire in Nicaragua». Di nuovo, si tratta di omonimia?
Nella risposta alla lettera Ciocca non chiarisce la vicenda della”laurea in Nicaragua” ma si limita ad attaccare il direttore del periodico, colpevole di buttare fango sulla Lega e sui suoi militanti.
Da allora però non risulta che Ciocca si sia fregiato del titolo di dottore.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »