Destra di Popolo.net

L’OCCASIONE PERSA DAI GIORNALI SOVRANISTI SULLA MORTE DI SEID

Giugno 7th, 2021 Riccardo Fucile

NON GLIENE FREGA NULLA DI UN RAGAZZO DI COLORE SUICIDA, NON HANNO SPESO UNA PAROLA NEANCHE PER IL GIOVANE AGGREDITO A VENTIMIGLIA E POI SUICIDA NEL CENTRO DI ACCOGLIENZA… LA COLPA E’ SEMPRE DI UNA SINISTRA (CHE NON ESISTE PIU’) PER COPRIRE LA LORO SPORCA COSCIENZA

La vicenda della morte del giovane Seid Visin è uno di quei concentrati di dolore di cui è difficilissimo parlare. Perché coinvolge vite umane e le sconvolge, perché mostra una fragilità che si annida nell’animo, perché non può essere inglobato in uno schema dai contorni precisi.
Per questo motivo, la banalizzazione di alcuni titoli di giornale – all’indomani della pubblicazione di una lettera che il giovane aveva scritto qualche tempo fa e delle conseguenti dichiarazioni della famiglia secondo cui il razzismo denunciato in quella stessa lettera nulla aveva a che vedere con le cause del suo suicidio – è decisamente disarmante.
Seid Visin e i titoli dei giornali sovranisti
Il Giornale: «”Seid, il razzismo non c’entra”. La sinistra zittita dai genitori». La Verità: «Usano il suicidio di un ragazzo per dare dei razzisti a Salvini e Meloni. Ma è tutto falso». Libero: «Povero Seid, si uccide e la sinistra lo sfrutta».
Dopo la pubblicazione da parte del Corriere della Sera di una lettera scritta qualche tempo fa dal giovane ragazzo vissuto a Nocera Inferiore, si erano rincorse dichiarazioni preoccupate per la tensione sociale che si respira in Italia, per il clima di razzismo che ormai è endemico nel Paese, per la costruzione dall’alto di una politica che ha fatto del sospetto verso l’altro strumento e spauracchio. Tutte cose note e provate.
Il problema della divisione in due di una questione, come se non ci fossero sfumature interne, è il grande minus del dibattito pubblico in Italia. La necessità di una polarizzazione a tutti i costi.
Ma, in questo caso, si parte persino da un presupposto sbagliato.
Sebbene – secondo la testimonianza della famiglia – le motivazioni del suicidio di Seid Visin siano state altre, quella lettera è stata effettivamente scritta.
Il ragazzo ha fotografato meglio di qualsiasi altra analisi statistica il clima di sospetto e di rifiuto che si respira in Italia.
Non sono parole inventate, male interpretate, tirate fuori da un contesto avulso. Si tratta esattamente di dichiarazioni attribuibili al ragazzo, che hanno segnato una fase della sua vita e forse le fasi successive.
La depressione ha mille sfumature, non deriva da una singola componente. Ma cercare di interpretare il motivo scatenante di un gesto estremo non può spettare a nessuno di noi e nemmeno ai genitori della vittima.
Per questo quella lettera ha rappresentato, nel corso della narrazione di ieri dell’episodio, un punto fermo: perché le parole non sono state mediate, non sono state riportate da terzi, ma appartengono all’unica persona che poteva esprimerle perché aveva sperimentato quelle sensazioni sulla propria pelle.
Un urlo di dolore così complesso e organico ha bisogno di ben altro spazio di riflessione rispetto a quello della tifoseria politica, restano solo proiezioni di un malessere inspiegabile.
Così facendo si ignora il problema, si continua a vivere nel falso mito di un’Italia dove, in fondo, va tutto bene.
Un’occasione persa per mostrarsi civili.
(da Giormalettismo)

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GENOVA, LA GIOVANE DICIOTTENNE IN PERICOLO DI VITA DOPO IL VACCINO ASTRAZENECA PER TROMBOSI DEL SENO CAVEOSO

Giugno 7th, 2021 Riccardo Fucile

CONDIZIONI “STABILI NELLA LORO GRAVITA'”

Alisa e Regione Liguria segnalano il caso di una paziente di 18 anni con diagnosi di trombosi seno cavernoso. È in attesa di valutazione per intervento chirurgico all’ospedale Policlinico San Martino. La giovane è stata vaccinata il 25 maggio 2021 nella Asl di residenza con vaccino AstraZeneca dopo anamnesi vaccinale negativa.
Il 3 giugno si è recata in pronto soccorso con la seguente sintomatologia: cefalea e fotofobia. E’ stata sottoposta ad esami, quali tac cerebrale ed esame neurologico, entrambi negativi.
Dimessa con raccomandazione di ripetere gli esami ematici dopo 15 giorni, il 5 giugno ritorna in pronto soccorso con deficit motori ad un emilato. Sottoposta a Tac cerebrale con esito emorragico, è stata immediatamente trasferita alla neurochirurgia del San Martino.
La ragazza di Sestri Levante si era sottoposta al vaccino nella sua Asl di residenza in forma volontaria durante un open day che la Regione Liguria aveva organizzato per gli over 18.
La giovane è stata operata e l’intervento si è concluso nel tardo pomeriggio.
(da agenzie)

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VENEZIA, IL DIVIETO ALLE GRANDI NAVI RESTA SULLA CARTA

Giugno 6th, 2021 Riccardo Fucile

TORNANO I COLOSSI IN LAGUNA: “SIAMO STATI INGANNATI DAL GOVERNO DRAGHI”

Era fine marzo quando il governo Draghi aveva annunciato che avrebbe vietato alle grandi navi di attraccare nel centro storico della città sull’acqua
Lo scorso 3 giugno, una nave da crociera è entrata a Venezia per la prima volta dall’inizio della pandemia, nonostante il governo guidato da Mario Draghi abbia dichiarato che le navi sarebbero state bandite dal centro storico.
È per questo che ora gli attivisti che hanno protestato contro questi accordi dicono di essere stati «ingannati» dal governo italiano. Al porto di Venezia infatti è arrivata una delle navi della compagnia Msc: 92.000 tonnellate di struttura per 650 passeggeri a bordo. Dopo un passaggio nella città sul mare la nave è ripartita per Bari.
Si sono sentiti traditi i No Grandi Navi che allora si sono riuniti per protestare. «Il governo italiano è stato bravissimo a ingannare non solo i cittadini di Venezia, ma i giornali e l’opinione pubblica di tutto il mondo», ha detto Tommaso Cacciari, leader del gruppo attivista, ad Ansa. In parallelo è nata una contro protesta guidata dal comitato Si Grandi Navi, un movimento che sostiene le migliaia di persone della zona la cui economia dipende dal settore delle crociere.
La decisione del Governo
Era fine marzo quando il governo Draghi aveva annunciato che avrebbe vietato alle grandi navi di attraccare nel centro storico di Venezia. L’alternativa, secondo la legge, prevede il dirottamento delle navi verso il porto industriale di Marghera, con la realizzazione di un terminal crociere fuori laguna. Il decreto è stato approvato dalla Camera dei Deputati il ​​mese scorso, con Dario Franceschini, ministro della Cultura, che ha ribadito che alle navi «alte come condomini» era stato impedito «per sempre» di arrivare nel centro di Venezia.
In realtà, il dirottamento è possibile solo con un lavoro infrastrutturale che lo agevoli. Nel frattempo, l’unico modo per le navi di entrare a Venezia è attraverso il canale della Giudecca, dove nel giugno 2019 una nave Msc si è schiantata contro una banchina e un battello turistico, ferendo cinque persone.
«Il governo sapeva che era impossibile, perché il canale che le navi devono attraversare per raggiungere Marghera è troppo stretto e non abbastanza profondo», ha detto Cacciari. «Quindi sarebbe necessario dragare il canale perché ciò accada, il che sarebbe ancora più devastante per l’equilibrio della laguna».
(da agenzie)

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EGOISMO, RABBIA, DISEGUAGLIANZE: LA PANDEMIA NON CI HA RESO AFFATTO MIGLIORI

Giugno 5th, 2021 Riccardo Fucile

DA QUANDO CANTAVAMO DAI BALCONI ALLA REALTA’ DI UNA SOCIETA DIVISA, DOVE OGNUNO PENSA SOLO AI PROPRI INTERESSI IN UNA DERIVA INDIVIDUALISTA E NEOLIBERISTA

A inizio 2020, nel bel mezzo del primo rigorosissimo lockdown causato dalla pandemia di Covid-19, quando, inconsapevoli degli sviluppi reali, cantavamo sui balconi i successi di Toto Cutugno mentre documentavamo attoniti le ritrovate trasparenze delle acque nei canali veneziani o nei porti cittadini, ci eravamo illusi che ne saremo usciti migliori.
Sembravamo davvero tutti consapevoli dell’innaturale accelerazione che aveva imboccato la nostra società iper-consumistica, votata unicamente al profitto e, sull’onda dell’inaspettata riscoperta delle gioie bucoliche offerte da una natura non contaminata da attività umane, ci proclamavamo determinati a cambiarla.
Eravamo convinti che questa comune sciagura ci avrebbe uniti nella lotta alla globalizzazione imperante e allo sfruttamento dell’ambiente -alla base del disastro in atto- e sembravamo tutti d’accordo nel voler anteporre la collettiva salvaguardia della salute e della natura, all’egoistica tutela liberista dell’economia che tutto fagocita.
A distanza di più di un anno, possiamo affermare che, invece, forse ne siamo usciti pure peggiori.
Sempre più polarizzati nelle nostre convinzioni, imboccati in un senso o in un altro dai messaggi customizzati dei social che hanno ingigantito le differenze di opinioni, abbiamo iniziato a dividerci, già a maggio 2020, dopo soli due mesi scarsi di lockdown (roba che Tomas Pueyo ancora ride), appena il pericolo sembrava scampato, tra sostenitori della necessità delle chiusure e detrattori che consideravano, invece, le misure prese dal governo Conte deleterie per l’economia e i guadagni.
Se a marzo ci stringevamo attoniti in un gigantesco abbraccio virtuale per vincere l’horror vacui provocato dalla situazione surreale in cui ci trovavamo, ad agosto già avevamo dimenticato tutto -nella tipica reazione capitalistica improntata al consumo velocissimo anche delle emozioni e degli stati d’animo- e iniziavamo già a schierarci in base alle posizioni dei virologi preferiti, propendendo per aperture incondizionate a tutela del dio denaro, spinti dal mantra zangrilliano secondo il quale il virus si era estinto, o sostenendo le tesi crisantiane improntate alla prudenza estrema per tentare di arginare l’arrivo di una seconda ondata.
Che infatti è arrivata e ha colpito sia l’una che l’altra compagine, obbligando a richiudere quasi tutto e inasprendo ulteriormente la polarizzazione.
E in un baleno, abbiamo dimenticato i buoni propositi che ci avevano uniti nella comune lotta per contrastare le diseguaglianze partorite dal neoliberismo e ci siamo fatti fregare, ancora una volta, dalle sue ammalianti lusinghe.
Tra un semplice ordine su Amazon e una serie su Netflix, abbiamo perso in un clic il fervore collettivo a tutela della trasparenza dei canali veneziani, mentre cementavamo le fondamenta del modello liberista artefice delle passate storture, responsabile della deriva individualista che ha infranto le labili intenzioni di una qualsivoglia unità di intenti.
Abbiamo iniziato a far circolare, insieme alle nuove varianti del virus, una nuova versione della “vita di prima”, ancora più egoistica ed egocentrica, fomentata dalla mancanza di ristori per continuare a far girare l’economia, nella quale la necessità di rispondere alle leggi del mercato è diventata più importante della tutela della salute. Così, l’ascia delle buone intenzioni è stata presto dissotterrata dall’inaspettata durata della pandemia, che ha acuito l’ennesima guerra tra poveri, determinata dalla spaccatura insanabile tra quelli che osteggiavano le chiusure, costretti a fare profitti per non soccombere alle rigide leggi del mercato e quelli che, invece, caldeggiavano, tali necessarie chiusure riparati magari dall’ombrello economico dello stipendio fisso o da cospicui risparmi.
E in breve, le allegre chat su Houseparty e le canzoni intonate insieme dai balconi condominiali del primo lockdown hanno lasciato il posto, mentre i conti correnti si assottigliavano, a feroci battibecchi su Facebook in merito all’utilità delle mascherine, o a faide familiari sull’efficacia dei vaccini.
In un tutti contro tutti contraddistinto solo dalla comune perdita del reale obiettivo da annientare per tornare alla vita di prima: la pandemia.
Quella pandemia che, mentre squadernava l’ordine sociale al quale tutti, più o meno, obbedivamo, ha scoperto nervi e debolezze del sistema insostenibile alla base della “vita di prima”, portando tutti i nodi al pettine.
Dall’inadeguatezza della medicina territoriale, smantellata come in Lombardia, o assente come in Calabria, alle crescenti diseguaglianze sociali, fino alla recente dolorosa constatazione della supremazia del profitto, perduto nei mesi delle chiusure, a discapito persino della vita umana, come testimoniato dalle recenti tragedie della funivia di Stresa e della fabbrica di Prato causate, soprattutto, dall’assenza di adeguati sistemi di sicurezza per evitare indesiderati intoppi alla macchina dei profitti. Speravamo di uscirne migliori, mentre cantavamo insieme sui balconi, ma ne siamo usciti peggiori. E di molto.
L’involuzione in negativo della condizione sociale generale, già pessima prima della pandemia, ha subito un’ulteriore accelerazione.
I super ricchi ne hanno ulteriormente beneficiato, mentre la classe media ha subito, e subirà ancora di più nei prossimi mesi quando si sbloccheranno i licenziamenti, l’ennesima erosione di diritti e privilegi acquisiti nello scorso secolo, tornando a livelli ottocenteschi di disuguaglianza e divario sociale.
La smania di pochi di capitalizzare e accumulare beni e ricchezze è cresciuta, a causa dello stop ad alcuni consumi imposto dai lockdown, in maniera direttamente proporzionale alla fame, vera e propria, di milioni di persone.
E se, in alcune economie floride, come quella cinese e quella statunitense, dopo le chiusure si è assistito ad un effetto di rimbalzo positivo nei consumi, garantito dalla voglia di acquisto mancato subito nell’anno e mezzo pandemico, nelle realtà sofferenti come quella italiana l’effetto rimbalzo è decisamente più modesto e andrebbe considerato con maggiore attenzione, prima di gridare al miracolo economico post bellico che sorreggerà l’urto dello sblocco dei licenziamenti caldeggiato da Confindustria, ancora convinta che l’Italia, unico paese secondo Bonomi a beneficiare dell’incredibile privilegio nell’era neomedievale dei diritti mancati dei lavoratori, debba adeguarsi alle altre nazioni che non tutelano classe media e operaia.
La legge del più forte e del più fortunato, già in auge prima del Covid, ha messo il turbo ed è pronta ad asfaltare milioni di fasce deboli e sfortunate per alimentare ancora di più le disuguaglianze che ci hanno portato qui.
E i cori dai balconi somigliano sempre più a un sogno fugace svanito presto, che ci ha lasciato ancora più arrabbiati e troppo divisi per ingranare la retromarcia che volevamo mettere per evitare l’inevitabile sfacelo verso il quale ci dirigiamo, a una velocità ancora più folle della tanto agognata “vita di prima”.
(da TPI)

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SUICIDIO DI SEID VISIN, MARCHISIO DURISSIMO: “SIAMO IL PAESE DELL’INTEGRAZIONE SOLO CON I CAMPIONI DEL CALCIO, FACCIAMO TUTTI UN PO’ SCHIFO”

Giugno 5th, 2021 Riccardo Fucile

DONNARUMMA: “ERA UN RAGAZZO COME ME, UN AMICO”

«Io non posso neanche immaginare cosa abbia provato Seid Visin, ma sono certo che un Paese che spinge un giovane ragazzo a fare un gesto così estremo è un Paese che ha fallito».
A scrivere è l’ex giocatore della Juventus Claudio Marchisio che con un post su Facebook commenta la tragica fine di Seid Visin, il 20enne di origini etiopi morto suicida ieri 4 giugno schiacciato dal peso dell’odio razzista diventato per lui ormai insostenibile.
«Pensateci quando fate le vostre battute da imbecilli, quando fate discorsi stupidi e cinici sui gommoni e sul colore della pelle, soprattutto sui social network. Facciamo un po’ schifo. Tutti. Di centro, di destra, di sinistra» ha continuato Marchisio postando le foto in campo del giovane Seid insieme alla notizia della morte. Il ventenne di origine etiopi era arrivato in Italia da bambino. Con un passato nelle giovanili del Milan era tornato a Nocera Inferiore dalla sua famiglia.
«I danni irreversibili della politica dell’odio»
«Siamo il Paese dell’integrazione quando sei un giovane talento o quando segni il gol decisivo in una partita importante, ma che si rifiuta di essere servito al ristorante da un ragazzo di colore».
Le parole di Marchisio fanno eco a quelle dello stesso Seid scritte pochi mesi fa e diffuse sui social dall’associazione Mamme per la Pelle.
«Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare», scriveva il ventenne nella lettera, «perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non bastasse, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche la responsabilità del fatto che molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro». Il peso del rifiuto da parte di una società «più fredda e cattiva» ha schiacciato Seid fino alla decisione di mettere fine alle sofferenze in un modo tragico.
«Siamo il Paese dell’integrazione quando l’atleta vince la medaglia alle Olimpiadi. Siamo il Paese dell’integrazione che cerca improbabili origini italiane quando l’attrice che ci fa emozionare vince il Premio Oscar, ma che quando in classe con i propri figli ci sono dei ragazzi di colore storce il naso».
Il post di Claudio Marchisio continua con i commenti commossi di migliaia di utenti. Tra questi anche quello dell’attivista politico maliano, scrittore e autore di poesie rifugiato in Italia, Soumaila Diawara: «I danni irreversibili della politica dell’odio. Questo ragazzo doveva essere tutelato dalla società che l’ha ucciso. Le parole e le azioni spesso e volentieri feriscono più di una pallottola».
Donnarumma: «Vivevamo insieme, non dimenticherò il suo sorriso»
«Ho conosciuto Seid appena arrivato a Milano, vivevamo insieme in convitto, sono passati alcuni anni ma non posso e non voglio dimenticare quel suo sorriso incredibile, quella sua gioia di vivere».
A parlare di Seid è anche Gianluigi Donnarumma, giovane portiere della Nazionale di calcio che all’Ansa ha deciso di condividere il dolore per la perdita di un amico e compagno di strada. «Era un ragazzo come me, un amico» racconta l’atleta ancora incredulo per il tragico gesto del 20enne.
(da agenzie)

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IBIZA, SPARATORIA TRA ITALIANI A UNA FESTA “DOPO UNA LITE PER GELOSIA”: DUE FERITI, UNO E’ GRAVE

Giugno 5th, 2021 Riccardo Fucile

PER LA SERIE “FACCIAMOCI SEMPRE RICONOSCERE”

Due italiani sono stati ricoverati a Ibiza per ferite d’arma da fuoco in seguito a una sparatoria avvenuta durante una festa notturna. Uno dei due, 28 anni, è in gravi condizioni con ferite alla testa e a una gamba, mentre l’altro ha riportato ferite lievi. I fatti sono avvenuti a Santa Eularia. Secondo la Guardia Civil, ad aprire il fuoco – per motivi di gelosia – è stato un altro italiano, arrivato in un secondo momento insieme ad altri amici.
Non sarebbe stato un agguato, ma più probabilmente una lite per una ragazza, presto degenerata, a trasformare una festa a Ibiza in un far west.
I tre italiani protagonisti dell’episodio sono un 28enne, un 33enne e un 35enne, tutti residenti sull’isola delle Baleari. In corso vi era una festa organizzata nell’appartamento abitato dal più giovane dei tre quando improvvisamente è scoppiata una violenta lite, probabilmente per la partner di uno di loro. Ad un certo punto, secondo una prima ricostruzione, il 33enne avrebbe prima colpito il padrone di casa con il calcio di una pistola poi avrebbe esploso alcuni colpi ferendolo gravemente alla testa e ad un ginocchio. Il 35enne ha riportato invece solo una ferita di striscio.
I fatti, però, devono ancora essere confermati dalla ricostruzione a cui sta lavorando in queste ore la Guardia Civil. Secondo alcuni testimoni, infatti, un’automobile con a bordo tre persone si sarebbe fermata di fronte alla villa dove si stava svolgendo la festa e uno degli occupanti avrebbe abbassato il finestrino e aperto il fuoco prima di darsi alla fuga.
La polizia locale ha ricevuto una chiamata con richiesta di intervento intorno alle 2:30. Il 28enne, riferiscono fonti ospedaliere, è ricoverato in condizioni gravissime e ha subito un’operazione per l’estrazione di un proiettile dal cranio. Il 35enne, invece, ha subìto invece lesioni lievi. Il fatto è accaduto a Santa Eularia, e più precisamente nel quartiere di Can Ramon.
(da agenzie)

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TORINO, LA DENUNCIA DI UNA COPPIA DI STRANIERI: AGGREDITI E MINACCIATI DA POLIZIOTTI IN BORGHESE PERCHE’ STRANIERI

Giugno 5th, 2021 Riccardo Fucile

SONO SEMPLICEMENTE DUE STUDENTI, LUI VENEZUELANO E LEI CINESE, LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA… MA QUANDO SI FANNO I CONTROLLI NON SI POTREBBE USARE IL CERVELLO E LA DIVISA?

“Siamo stati aggrediti da tre poliziotti in borghese”. E’ la denuncia di due studenti, lui, 31 anni, musicista del conservatorio di Torino, originario del Venezuela, in Italia da due anni come rifugiato politico, lei, 22 anni, studentessa cinese all’accademia delle Belle Arti. Nessuna aggressione – riferisce la polizia – ma un controllo a cui i due hanno cercato di sottrarsi.
Tutta la vicenda, destinata a finire sul tavolo della procura, nasce da un doppio equivoco. Giovedì pomeriggio una pattuglia della polizia ferroviaria è sulle tracce di due ladri, un uomo sudamericano e una cinese. Quando Moises Pirela e la sua ragazza passano in via Nizza, intorno alle 17.30, li fermano e chiedono loro i documenti.
“Non avevano la divisa”
“Non giriamo con i passaporti in tasca ma abbiamo mostrato le foto che avevamo sul cellulare, i poliziotti però ci hanno aggredito, non sembravano nemmeno agenti, non avevano la divisa – racconta il giovane – La mia ragazza si è spaventata e ha cercato di scappare perché la volevano costringere a salire in macchina, mi hanno colpito, sono caduto a terra e mi hanno bloccato con un ginocchio”.
I due ragazzi temono di essere nel mezzo di un sequestro, anche se la polizia assicura di aver mostrato loro distintivi e lampeggianti.
“Quello che mi ha bloccato a terra diceva che mi avrebbe ammazzato, che quelli come noi non avevano diritti ma io non capivo cosa intendesse. Diceva voi, solo perché siamo stranieri?”.
La ragazza ammanettata
La ragazza che ha tentato la fuga è stata ammanettata, il giovane fatto salire sull’auto civetta. Nessuna aggressione o violenza, assicurano dalla questura. Parte della scena è stata ripresa della telecamere di sorveglianza della via e da quelle del comando della Polfer. I due studenti si convincono di avere davvero a che fare con la polizia soltanto quando in via Nizza arriva una pattuglia in divisa.
“A quel punto sono stato io a dire alla mia ragazza di salire sulla macchina”. Le due ore successive le passano negli uffici della polizia ferroviaria. “Ci hanno perquisito, mi hanno aggredito ancora”, racconta Moises anche ai medici dell’ospedale Martini quando i due si presentano in pronto soccorso con lividi e escoriazioni.
Anche gli uffici della polfer sono controllati dalle telecamere: la ricostruzione precisa di quello che è accaduto è custodito negli hard disk del sistema di sorveglianza.
Denunciati per resistenz
Moises e la sua amica vengono lasciati andare poco prima delle 20 con una denuncia per resistenza. Adesso si sono rivolti a un avvocato, Federico Burzio che la prossima settimana presenterà un esposto in procura sull’accaduto. “I ragazzi sono molto scossi”, dice. “Se qualcuno che era in via Nizza, l’altro giorno ha ripreso la scena ci faccia avere i video”, è l’appello di Moises che resta convinto che l’aggressione avesse uno sfondo razzista. “Ci hanno visto stranieri e se la sono presa con noi”.
(da La Repubblica)

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LA STRATEGIA DI SALVINI PER SALVARSI DAL SORPASSO DELLA MELONI

Giugno 5th, 2021 Riccardo Fucile

COSA SI NASCONDE DIETRO LA PROPOSTA DI FEDERARSI CON FORZA ITALIA

Ieri Matteo Salvini in un’intervista al Giornale aveva detto “Credo e spero entro giugno di arrivare alla federazione delle forze di centrodestra, almeno di quelle che sostengono il governo Draghi. Tutte”.
Ora visto che le forze di centrodestra nel governo sono tutte meno quella di Giorgia Meloni è abbastanza chiaro a cosa punti il leader della Lega. A evitare il sorpasso di Fratelli d’Italia ormai già con la freccia accesa da tempo secondo tutti i sondaggi.
Il piano è talmente chiaro che non c’è neanche bisogno di spiegarlo: federarsi con Forza Italia per fare “massa critica” contro quel 20 per cento di consensi che ormai sembra un dato non solo consolidato ma con un trend in crescita e pericolosamente vicino a quello della Lega.
Racconta il Fatto:
“Salvini è terrorizzato dal sorpasso, forse non ci dorme la notte, ma dimentica due cose: le fusioni a freddo, come si è visto col Pdl, non funzionano. Inoltre in politica i voti voti non si sommano mai. Piuttosto c’è il rischio che sia la Lega sia FI perdano consensi… ”, riflette un autorevole esponente azzurro.
Ma tra i berluscones si notano anche un altro paio di cose.
L’intervista di Salvini è arrivata due giorni dopo un’intervista a Berlusconi, sempre al Giorna le , in cui il leader azzurro era stato un po’ ambiguo sull’argo -mento: insomma, per qualcuno si tratta di un “piano” ideato a tavolino dall’asse Salvini – Ronzulli -Tajani – Bernini.
Inoltre arriva pure in un momento in cui la salute di Berlusconi è sempre più precaria, mentre FI è ancora frastornata per l’uscita di 12 deputati migrati verso la formazione di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro. Una mni-scissione che ancora si fa fatica a digerire e che oltretutto colpisce la parte più “liberal ” del partito, perché ad andarsene sono stati tutti esponenti anti-Lega.
E chi fa parte dell’ala liberal? In primis Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini.
Così quando ieri Berlusconi su Zoom dalla villa di Arcore con i vertici azzurri, capigruppo, ministri, sottosegretari e governatori aveva detto a sorpresa “Una federazione di centrodestra? La consideriamo con grande attenzione…” non tutti l’hanno presa bene. Anzi.
La riunione l’ok del Cav alla proposta della Lega avrebbe ‘diviso’ il partito. Forti dubbi nei confronti del progetto federativo avrebbe espresso l’ala governativa forzista rappresentata proprio da Mara Carfagna e Mariastella Gelmini.
Raccontano che i primi lanci di agenzia con l’apertura di Berlusconi al ‘Capitano’ sull’ipotesi di federarsi abbiano provocato l’immediata reazione proprio delle due ministre, che ancora una volta avrebbero fatto asse per mettere in guardia dal ‘pericolo Lega’. Secondo alcuni presenti Gelmini e Carfagna avrebbero chiesto a Berlusconi di precisare il senso del suo intervento per evitare che il sì al confronto sulla proposta Salvini fosse interpretato un via libera, di fatto, a una vera e propria annessione al Carroccio, primo passo verso un partito unitario. Così rischiamo una fusione per incorporazione, l’avvertimento del ministro degli Affari regionali.
Insomma non è detto, anche se ieri Salvini ha dato ampio risalto a una telefonata con Berlusconi spiegando che è stata “affettuosa, positiva e con lo sguardo rivolto al futuro” non è detto che questa federazione s’abbia da fare, sembra nata proprio sotto una cattiva stella. O meglio Maria Stella.
Ma anche se si realizzasse basterebbe davvero per fermare l’avanzata di Giorgia?
(da agenzie)

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IGNORANZA SOVRANISTA: QUALCUNO SPIEGHI ALLA MELONI CHE LA FATWA NON E’ UNA LEGGE MA UN “RESPONSUM”

Giugno 5th, 2021 Riccardo Fucile

COSA NON SI FA PER ALIMENTARE L’ISLAMOFOBIA… NON INTERFERISCE CON LA LEGGE E NON IMPONE LA SHARIA COME L’ISIS: I SOVRANISTI STUDINO PRIMA DI SPARARE CAZZATE

Giorgia Meloni è tornata a polemizzare con l’Ucoii, che ha emesso un parere religioso – fatwa- di condanna delle nozze combinate, tradizione che nulla a che fare con l’Islam.
“In Italia come nell’Isis si impone la Sharia”, attacca Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, secondo cui l’associazione “è convinta di avere il potere di dettare legge nel nostro ordinamento e di riconoscere il separatismo islamico. Notizia assurda che ha creato scandalo perfino negli altri Stati musulmani e che fa cadere l’Italia nel ridicolo”. Meloni auspica “una forte censura da parte del presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno, affinché tutto ciò non costituisca un pericolosissimo precedente”.
Vediamo allora cosa ha scritto l’Ucoii.
Sulla pagina Facebook dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia si legge: “ Fatwa contro i matrimoni forzati nell’Islam. La presente Fatwa – parere religioso – nasce dalla volontà di ribadire e sensibilizzare su una pratica tribale che non può trovare alcuna giustificazione religiosa, per rafforzare l’impegno delle comunità nel contrasto e nella prevenzione di atti tribali che oltre essere contrari all’ordinamento giuridico del nostro Paese, vanno in pieno contrasto anche con la dottrina islamica. E’ stata formulata ed emessa in concerto con la Commissione per la Fatwa dell’ Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose il giorno 22 Shawwal 1442 equivalente al 3 giugno 2021 del calendario gregoriano”.
Segue il testo completo del parere religioso stilato con l’Associazione degli Imam italiani.
Dunque bisogna capire: sarebbe più biasimevole un silenzio o un pronunciamento? Lo possono essere tutti e due?
Se queste sono le stranezze della politica è più interessante occuparsi del diritto e quanto scritto da uno dei più illustri giuristi cattolici italiani, sulle pagine scientifiche dell’Università di Pisa, merita attenzione.
Il professor Pierluigi Consorti ricorda che i matrimoni combinati dalle famiglie era prassi diffusa anche in Europa molto tempo fa, è ancora diffusa in parti dell’Asia e dell’Africa sub sahariana, contrasta con l’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani, è stata oggetto di serie tv seguitissime in tutto il mondo, è un errore dovuto all’ignoranza e aggiunge: “ E’ quindi un bene che le religioni facciano chiarezza su questo punto e ribadiscano che il matrimonio è un atto che si fonda sul consenso prestato liberamente dai due diretti interessati e che costoro abbiano l’età sufficiente per assumerne gli obblighi conseguenti.
La fatwa emessa dall’Unione delle comunità islamiche d’Italia si inserisce pienamente in questo contesto e ha il merito di chiarire il punto di vista delle comunità religiose islamiche italiane e delle loro guide spirituali.
A questo proposito però le cronache hanno diffuso opinioni discordanti. In qualche caso fondate – ancora una volta – sul falso presupposto che la “fatwa” costituisca una sentenza giuridicamente vincolante.
Il termine “fatwa” invece coincide con il latino “responsum“: è un parere religioso che chiarisce possibili dubbi interpretativi e obbliga i fedeli a rispettarlo come tale, nella misura in cui costoro riconoscono l’autorevolezza della fonte che lo ha emanato.
In altri termini, è ben possibile che qualche fedele possa discutere o dissentire sulla legittimità di un determinato parere, magari solo perché non riconosce l’autorevolezza della fonte che lo ha redatto. Nelle comunità religiose, che sono tutte al loro interno molto più plurali di quanto siamo disposti a credere, accade spesso che i fedeli si dividano sull’interpretazione della legge religiosa”.
I termini sembrano finalmente chiariti. Scorrendo nella memoria le vicende recenti ci si ricorda del responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede che dice ai sacerdoti di non benedire coppie omosessuali; con ciò non si proibisce a omosessuali cattolici di convivere. Quindi non si interferisce con la legge italiana.
L’impressione è che la fatwa dell’Ucoii aiuti i musulmani italiani a capire che non lo abbiano già compreso che le tradizioni a cui si richiamano non hanno nulla a che fare con la loro fede. Nessuno però sarà obbligato a essere d’accordo.
Ma è importante che la più numerosa comunità islamica abbia pubblicamente denunciato questa ipotesi come contraria al Corano e alla volontà del Profeta. Ma si tratta di un parere religioso e non giuridico, questo è il punto.
(da Globalist)

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