Giugno 3rd, 2012 Riccardo Fucile
LA PRETESTUOSITA’ DELLA POLEMICA SULLA SFILATA MILITARE DELLE FORZE ARMATE
In questi giorni dal mondo dei social network è salito un grido di dolore: no alla parata del 2 giugno.
L’argomento principale utilizzato è stato quello, senza dubbio a prima vista seducente, di devolvere i soldi necessari allo svolgimento della cerimonia a favore delle popolazioni terremotate dell’Emilia Romagna.
Una variante ha auspicato che i militari impegnati nell’ evento fossero inviati in soccorso sul fronte del terremoto.
A rafforzare il ragionamento è stato rispolverato un provvedimento dell’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlani che, nel 1976, sospese la parata del 2 giugno a causa del terremoto del Friuli.
Con la retorica di sempre, che profuma tanto di “excusatio non petìta, accusatio manifesta”, i soliti agit -prop del web si sono affrettati a precisare: la nostra proposta non è populismo, ma «buona politica», non è antipolitica, ma «vera politica» e compagnia cantando.
Non importa cosa sia, il punto è che l’idea non convince e si ha piuttosto l’impressione che nelle polemiche montate in questi giorni si siano sovrapposti due virus dai quali sarebbe bene guardarsi anche perchè infettano troppo spesso il mondo della rete.
Il primo è quello della disinformazione, accompagnata da un eccesso di semplificazione, una miscela istantanea che dà vita a forme inedite di propaganda che la politica dovrebbe affrontare assumendosi le proprie responsabilità , senza acconciarsi a esse provando a cavalcarle.
È vero che nel 1976 Forlani abolì la parata, ma il devastante terremoto del Friuli del 6 maggio (all’incirca un migliaio di morti) era avvenuto quasi un mese prima. Di conseguenza non era stato ancora messo in moto tutto l’apparato organizzativo necessario allo svolgimento della parata con le relative spese. Inoltre, essendo il Friuli una zona di confine tra le più calde al tempo guerra fredda, aveva un’altissima presenza di militari residenti nel territorio e fu naturale, per evidenti ragioni logistiche e di praticità ‘ fare intervenire direttamente l’esercito, anche perchè la protezione civile allora non era stata ancora istituita.
La situazione di oggi è completamente diversa e l’argomento del risparmio con conseguente trasferimento delle risorse è manifestamente illogico.
Il terremoto dell’Emilia Romagna è avvenuto soltanto quattro giorni prima del 2 giugno e l’annullamento della parata non avrebbe comportato alcun risparmio per l’erario pubblico, essendo già stati impegnati e spesi tra l’altro con un taglio del 40% rispetto alla manifestazione dell’anno.
Il secondo virus riguarda una propensione all’ideologismo senza confronto.
In questo caso, quello di un pregiudizio antimilitarista che questa volta non ha esitato a strumentalizzare persino i morti del terremoto pur di entrare in azione. Ogni anno c’è sempre un buon motivo, sempre di- verso, per discutere polemicamente il nesso tra la festa della Repubblica e la parata militare.
Si tratta di un preconcetto che rivela la persistenza di vecchie contrapposizioni ideologiche incapaci di riconoscere che è giusto onorare quei militari proprio il 2 giugno, come ha ricordato ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, poichè in tante recenti missioni hanno sacrificato la loro vita o riportato gravi ferite per garantire a ognuno di noi una maggiore sicurezza interna e internazionale.
Tra l’ altro, accanto a loro, sfileranno anche’ i rappresentanti del servizio civile, oltre alla Croce rossa, mentre la protezione civile e i vigili del fuoco saranno presenti quest’anno in modalità ridotta proprio perchè impegnati in Emilia Romagna come loro precipuo dovere.
Quanti invocano furbescamente la presenza dei militari nei luoghi del terremoto fingono di ignorare che il loro intervento in occasioni di calamità è previsto soltanto nei casi in cui la protezione civile si mostri inadeguata nell’affrontare l’evento.
Per fortuna non è questo il caso dell’Emilia Romagna.
Ha fatto bene, dunque, Napolitano a . tenere fermo il punto, pur avendo ascoltato le rimostranze, senza però farsi condizionare da ondate emotive, generose e genuine nel migliore dei casi, ma strumentali e manipolatorie nei peggiori.
Anche perchè l’opinione pubblica veicolata dal web è certo importante, ma non è rappresentativa dell’intera opinione italiana perchè settoriale, militante e con ampi gradi di autoreferenzialità di cui sembra non avere la-giusta consapevolezza.
La Repubblica non può rinunciare a celebrare la sua nascita e Napolitano si è impegnato a garantire una cerimonia sobria in costante connessione sentimentale con le popolazioni terremotate per attivare un circuito anche simbolico di vicinanza tra istituzioni e popolo.
Di questo oggi c’è bisogno.
Un Paese serio e che crede nelle sue possibilità di ricostruzione politica, morale e civile soccorre i terremotati con l’efficienza che le istituzioni regionali e comunali emiliane, i partiti e la società civile stanno dimostrando’ in questi giorni e, contemporaneamente, celebra la Repubblica, non vedendo contraddizione tra i due momenti, bensì un’occasione di rafforzamento dell’ intero sistema nazionale: sceglie l’unità e la solidarietà , non la demagogia e la divisione
Miguel Gotor
(da “La Repubblica”)
Commento del ns. direttore
L’occasione della parata del 2 giugno ha dato all’estero la visione di quanto sia arretrato culturalmente il nostro Paese: in nessuno Stato si sarebbe messa in discussione la celebrazione delle stesse ragioni della nascita della propria forma di costituzione.
Come se uno Stato efficiente non potesse contestualmente assicurare risposte serie ai terremotati e permettersi una semplice e ridotta parata militare.
Pazienza se l’argomento demagogico fosse stato utilizzato solo dalla sinistra estrema anti-militarista per vocazione che solo a vedere sfilare reparti militari è presa da convulsioni ideologiche.
Ma questa volta siamo andati oltre ogni buon gusto.
Mentre persino i terremotati veri dell’Emilia, intervistati in Tv, si dichiaravano favorevoli alla parata sobria, a differenza di chi specula su di loro, hanno gettato la maschera di “piccoli uomini” molti personaggi che avrebbero dovuto dimostrare “senso delo Stato”.
Il condannato a sei mesi con sentenza definitiva per resistenza a pubblico ufficiale Roberto Maroni ha definito la cerimonia “soldi buttati nel cesso” e parliamo di uno che è stato ministro degli Interni di questa Repubblica.
Forse lui è abituato a frequentarli, usando il tricolore come carta igienica o forse si riferiva a quelli spesi per la farsa dei ministeri a Monza.
Maroni ha trovato la buona compagnia di Di Pietro, proprio colui che ha un passato di magistrato della Repubblica, nonchè di poliziotto che interrogava gli imputati con la bomba a mano sulla scrivania.
Per cavalvare la peggiore demagogia anche lui . il presunto “fascistone” si è ridotto ad auspicare il divieto di una semplice sfilata.
In questa lista di personaggi patetici mettiamo però al primo posto l’ex camerata Alemanno, una volta fiero di vedere sfilare i reparti della Folgore e ora diventato un disertore della cerimonia.
Proprio lui che viene da una famiglia di militari, pensando di recuperare qualche consenso a sinistra, ha cavalcato il peggiore qualunquismo.
In altri Paesi personaggi di questo genere sarebbero messi all’indice, da noi persino le disgrazie diventano occasione di speculazioni.
E a chi sostiene che si sarebbe dovuto risparmiare rispondiamo con i dati alla mano: solo le calamità naturali sono costate allo Stato 170 miliardi dal dopoguerra ad oggi, la messa in sicurezza sarebbe costata 25 miliardi.
Questo è il vero scandalo: che questa classe politica non ha mai investito in sicurezza, fregandosene della vita dei loro concittadini..
Tutto il resto sono solo chiacchiere di chi pensa di prendere per il culo il popolo italiano.
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Maggio 16th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO L’INDAGINE SU PRESUNTE PRESSIONI ALL’ISCAP PER AIUTARE VISCIONE
“Mi autosospendo, non voglio che di me si dica che rimango in Parlamento anche se sono finito in un’indagine giudiziaria; ma chiarirò
tutto, già domani chiederò al magistrato di essere sentito, perchè tanto su di me non c’è nulla: è solo fango che mi tirano addosso, io sono di intralcio a molti”.
Il deputato dell’Italia dei Valori, Francesco Barbato, ha deciso di autosospendersi dalla Camera, disertando i lavori di Montecitorio e perdendo così la diaria di circa 3500 euro mensili, non lo stipendio perchè le dimissioni di un parlamentare vanno votate dall’aula.
Barbato è finito nelle carte del pm napoletano Woodcock, tirato in ballo dall’imprenditore campano nel ramo assicurativo Paolo Viscione, già accusatore di Marco Milanese e ritenuto attendibile dai magistrati.
Viscione ha raccontato di un essere stato rintracciato da parte di Barbato il quale gli avrebbe chiesto “20 mila euro per una consulenza che avrebbe dovuto svolgere a favore della società di mia proprietà nei confronti dell’Isvap dove sosteneva di avere delle giuste entrature con la vice-presidenza”. Inoltre, stando a quando riferito da Viscione, “proponeva di potersi interessare della vicenda per cercare di alleviare quelle che potevano essere le conseguenze derivanti da una ispezione in qualche modo, come dire, devastante”.
Inoltre, sempre da quanto risulta dal verbale di interrogatorio, Barbato “ha iniziato con il proporsi (…) per ottenere un mandato assicurativo, che (…) la moglie ha ottenuto (…) da Resciniti” direttore generale di Eig, la Compagnia di Assicurazioni Europe lnsurance Group” all’epoca di proprietà di Viscione.
Barbato smentisce tutto. Ma conferma invece l’incontro avuto al bar “La Caffetteria” a Piazza Di Pietra, come raccontato da Viscione.
Un incontro definitivo al quale ha partecipato anche Fabio Sodano, indagato insieme a Enzo Resciniti. “Da allora non l’ho più sentito, lui mi chiamava continuamente al telefono, è venuto pure a casa mia una volta (…) sempre per il fatto di queste polizze della moglie, mi teneva, come dire, un attimino agganciato perchè lui nei discorsi che mi faceva, mi diceva: io sono membro della commissione finanza”.
Durante quell’incontro, racconta Viscione, Barbato se ne andò contrariato perchè l’imprenditore aveva rifiutato la sua offerta considerato che “la situazione era ormai precipitata”. Inoltre Viscione sembra non fidarsi troppo del parlamentare.
E lui, dice, aveva avuto l’esperienza con Marco Milanese, quella sì utile. “Il ruolo di Milanese era un personaggio all’interno della Guardia di Finanza di un certo rilievo, e che comunque mi dava le notizie giudiziarie, mi diceva: tu stai sotto inchiesta con … dico per dire, per esempio, con il pm Woodcock di Napoli; e, e questi fatti mi spaventavano, quindi io mi mettevo a disposizione”, riferisce Viscione.
In pratica Barbato aveva dimostrato di non poter smuovere le pedine promesse.
Le indagini sono ancora in corso. Il deputato domani si rivolgerà al pm per essere sentito in merito e “smentire categoricamente tutte le accuse che mi sono state rivolte”.
Certo è che la vicenda getta un’ombra poco piacevole sul partito di Antonio Di Pietro e su uno dei deputati di punta dell’Idv, noto per aver denunciato più volte il malcostume della Casta con una telecamera. “Chiarirò tutto”, garantisce.
“Solo con i pm” parla Fabio Solano.
Il coindagato presente all’incontro alla Caffetteria non vuole parlare con i giornalisti. “Questa vicenda mi ha già creato moltissimi problemi”, dice al Fatto Quotidiano.
“Di Viscione non voglio parlare, non mi interessa”. Va detto che a tirare in ballo Barbato è solamente Viscione, al momento e a confermare sono chiamati due coindagati: Resciniti e Solano appunto.
È Viscione a raccontare anche della moglie del deputato. “Non ho seguito le vicende assicurative della moglie, perchè ho dato l’okay a Resciniti, ed è finita lì, poi quando noi abbiamo avuto la revoca dell’autorizzazione, il blocco della emissione da parte dell’Isvap, evidentemente la moglie questo portafoglio” lo ha perso “come l’abbiamo perso noi, noi abbiamo perso un portafoglio di trenta milioni, sul territorio nazionale”.
Nulla, dunque, rispetto a 20mila euro.
Dav. Ve.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 27th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX PM ATTACCA IL MOVIMENTO 5 STELLE: “NOI FACCIAMO PROPOSTE CONCRETE CHE VANNO OLTRE LA MERA PROTESTA”
Un «vaffa» anche a Di Pietro. 
Beppe Grillo lo mette sul blog, perchè si è sentito insultato dall’amico: «Le parole di Tonino mi lasciano sbigottito. Spero sia stato un lapsus. Da lui, proprio da lui non me l’aspettavo».
E online si scatena un putiferio di grillini, che apprezzano la reazione di Beppe e al leader di Idv mandano a dire cose del tipo: «… finchè eri tu che appoggiavi me, eri una bravissima persona, ma ora che mi fai concorrenza…».
E anche di più pesanti.
Lo scontro si scatena dopo un’intervista di Di Pietro: Grillo, dice, «è uno che mira a sfasciare e basta, mentre io critico ma voglio costruire un’alternativa, lanciare un modello riformista e legalitario».
Dopo, è un crescendo: le frasi dure sul blog di Grillo (accanto al cappio all’euro, moneta da cui «dobbiamo uscire, non possiamo permettercelo»); la replica di Di Pietro («L’amico Grillo è fuori luogo, non gli hanno riportato bene le mie frasi però noi di Idv andiamo oltre la protesta e facciamo proposte concrete»).
Eppure i due erano tanto amici.
Il “no Cav day” di piazza Navona nel 2008 li aveva visti insieme, anche se Grillo aveva fatto il suo show in collegamento telefonico,e Di Pietro poi aveva preso le distanze dagli insulti a Napolitano.
Grillo ora è contro tutti. E tutti sono contro Grillo.
Il suo “Movimento 5 Stelle” cresce continuamente nei sondaggi. Lui alza ancora il tiro contro Napolitano: «È un presidente anticostituzionale». (Di Pietro fa sapere che anche Idv aumenta i consensi, avendo sfiorato il 9,5%).
Il 25 aprile il comico aveva detto tra l’altro che i partigiani, di fronte a tanto deserto, avrebbero forse imbracciato di nuovo le armi. Bersani s’indigna.
«Grillo non si permetta di insultare Napolitano – avverte il segretario democratico – e non si azzardi a dire cosa farebbero i partigiani, che saprebbero cosa dire dell’Uomo Qualunque».
Il capo dello Stato l’altroieri aveva fatto un riferimento al «demagogo di turno», citando proprio “l’Uomo Qualunque” di Guglielmo Giannini.
Di Pietro infine esorta Grillo: «Voglio metterci l’uno contro l’altro, non cadere nel trabocchetto».
Si sente, il comico, sicuro delle sue mosse.
Nel comizio serale nella “rossa” Budrio, nel bolognese, contrattacca al suo solito modo: «Ci stanno accusando di essere populisti e demagoghi, ma non riesconoa venirne fuori.I partiti si stanno suicidando da soli».
Aggiunge che il “Movimento 5 stelle” «non vuole sostituirsi ai partiti: quando fanno i sondaggi e chiedono alla gente chi voterebbero tra centrodestra e centrosinistra, il 99% delle persone li manda affanculo… noi siamo il primo movimento di cittadini d’Europa».
Il vento dell’antipolitica soffia e spinge le vele grilline.
È una forza d’urto contro cui i partiti si attrezzano: anche la corsia celere sul dimezzamento dei finanziamenti ai partiti, voluta da Bersani e su cui c’è un intesa con il Pdl, è un antidoto.
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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Marzo 24th, 2012 Riccardo Fucile
ROTTURA TOTALE TRA PD E IDV…. LE PRIMARIE AVEVANO VISTO USCIRE VINCITORE FERRANDELLI
La decisione del portavoce nazionale di Italia dei Valori, sponsor politico di Rita Borsellino alle
primarie del capoluogo siciliano sconfitta da Fabrizio Ferrandelli, determina dunque la rottura definitiva a Palermo tra Idv e Pd, che due giorni fa ha confermato la volontà di sostenere alle comunali il vincitore delle consultazioni del 4 marzo scorso.
Artefice di quella che è passata alla storia come la “primavera di Palermo”, per tre volte Orlando ha rivestito la carica di sindaco, dal 1985 al 1990, e dal 1993 al 2000. Candidatosi nel 2007, fu sconfitto da Diego Cammarata al suo secondo mandato consecutivo.
Su chi sosterrà la candidatura di Orlando, che fino a pochi giorni fa appariva determinato a non scendere in campo in questa tornata elettorale, dovrebbero ritrovarsi la Federazione della Sinistra-Prc, insieme ai Verdi e “Un’altra storia”.
Su Ferrandelli, invece, dovrebbe convergere Sinistra Ecologia e Libertà ma, come spiega il segretario provinciale dei vendoliani Sergio Lima, il partito deciderà «sull’avvio o meno di un ragionamento politico con Ferrandelli, se dovesse rispondere positivamente, un ragionamento che ha in sè le questioni programmatiche».
Il via libera di Lima, dunque, sarà dato solo quando il vincitore delle primarie avrà avuto modo di “fare chiarezza” sulle modalità che lo hanno portato a far sua la consultazione, intorno alla quale si sono addensati nelle ultime settimane i sospetti di brogli, che hanno portato a indagini della Procura e all’annullamento del voto nel seggio dello Zen.
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Febbraio 29th, 2012 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO DEL PARTITO DI DI PIETRO REO DI UN’INFRAZIONE AMMINISTRATIVA… UTILIZZO INDEBITO DEL PERMESSO DI ENTRARE IN ZONA ZTL INTESTATO A UN DISABILE MORTO DA DUE ANNI
C’è anche un politico, Paolo Nanni, consigliere provinciale Idv, fra i nomi eccellenti finiti nelle carte dell’inchiesta sui pass per invalidi della procura di Bologna.
Non bastavano i calciatori rossoblu. Il suo nome è spuntato grazie alle indagini condotte dalla polizia municipale, coordinata dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, che ha verificato tutti i casi sospetti di utilizzo dei pass invalidi per l’accesso e la sosta in centro.
Nanni, presidente del gruppo Italia dei Valori a Palazzo Malvezzi, non è indagato, perchè il caso è un presunto utilizzo indebito di permesso H, e si tratterebbe quindi di una violazione amministrativa.
Le targhe del politico e di alcuni suoi stretti familiari sarebbero agganciate a un tagliando di un disabile, che però è morto da circa due anni.
Nanni non ha mai restituito il pass e non ha mai comunicato al Comune di Bologna la morte del parente.
Gli accessi di Nanni e dei suoi familiari in zona Ztl risultano da accertamenti della polizia municipale.
Gli investigatori stanno verificando i numeri degli accessi, diverse decine.
Il consigliere provinciale ora dovrà spiegare il motivo per cui non ha riconsegnato il tagliando, e perchè la sua famiglia ha continuato ad utilizzarlo.
Nel caso in cui non dovesse convincere gli inquirenti potrebbe essere costretto a pagare le multe, così come hanno fatto i calciatori del Bologna per un totale di 93 mila euro che la polizia municipale gli ha contestato.
L’indagine sui pass invalidi e sui pass T7 di residenza temporanea usati in modo irregolare, condotta dal procuratore aggiunto Giovannini, si avvia verso le battute conclusive.
A breve sarà sentita la factotum del Bologna Fc, Marilena Molinari.
Ma i casi scoperti di utilizzo improprio del pass sembrano solo la punta dell’iceberg. “Un pozzo senza fondo” lo aveva definito Giovannini.
Intanto, giorno dopo giorno, la polizia municipale individua nuovi casi.
Un Suv, ad esempio, sarebbe passato circa cento volte su preferenziali, con un tagliando H riferito però ad un defunto.
In un altro caso, invece, ci sono 330 passaggi in un anno in preferenziale, difficili però da contestare, poichè il titolare potrebbe sempre giustificare il suo passaggio col trasporto del disabile.
Un altro caso sospetto riguarda poi un tagliando associato a dieci targhe, tutte riferite ad auto d’epoca.
Esempi questi sui quali la procura sta continuando a scavare.
In tutto sono circa venti gli indagati. Dodici calciatori per uso di atto falso: Marco Di Vaio, Gaby Mudingay, Vangelis Moras, Andrea Esposito, Gabriele Paonessa, Nicola Mingazzini, Vlado Smit, Martins Bolzan Adailton, Daniele Portanova, Emiliano Viviano, Massimo Mutarelli e Archimede Morleo.
Tra gli altri indagati ci sono anche alcune mogli e compagne degli sportivi, Gianluca Garetti (ex impiegato della Coopertone) e Marilena Molinari, la factotum dei rossoblu.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 7th, 2011 Riccardo Fucile
GAETANO PORCINO A COLLOQUIO CON GLI UOMINI DELLA ‘NDRANGHETA MILANESE…IL NOME DEL POLITICO COMPARE ANCHE NELL’INCHIESTA PIEMONTESE “MINOTAURO”: FILMATO INSIEME AL CAPO DELLA LOCALE DI RIVOLI
Contatti, rapporti, affari e favori. Al nord la ‘ndrangheta gioca su tavoli importanti. Non più solo droga o estorsioni. Ma appalti e politica.
E uno dei tanti filoni emersi incrocia l’asse Milano-Torino. Due fronti e altrettante inchieste di mafia che raccontano, per strade diverse, le comuni frequentazioni dei boss. In mezzo e a far da trait d’union un politico: Gaetano Porcino, calabrese, classe 57, parlamentare dell’Italia dei Valori, nonchè consigliere comunale a Torino e già vicecommissario di governo per la regione Piemonte.
Il nome di Porcino, che ad oggi non risulta indagato in nessuna delle due indagini, compare nell’inchiesta Minotauro che il giugno scorso ha svelato la presenza delle cosche calabresi in Piemonte e nell’ultima operazione della procura di Milano sul clan Lampada-Valle.
Iniziamo allora dai contenuti delle indagini torinesi.
Dalle oltre mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emergono diversi contatti tra gli uomini delle cosche e alcuni politici, sia locali sia nazionali.
Scrive il gip: “Prova concreta dell’attivismo degli affiliati in funzione di infiltrazioni di natura politica, si evince dai contatti intercorsi tra esponenti della ‘ndrangheta piemontese con persone a vario titolo impegnate nella campagna elettorale per le elezioni amministrative da tenersi a maggio 2011″.
Uno dei politici che finisce nella rete delle indagini è proprio l’onorevole Porcino. Prosegue il giudice: “Dalla lettura degli elementi contenuti nell’annotazione si evince che, nel periodo compreso tra la fine di gennaio e la fine di febbraio 2011, Salvatore Demasi, detto “Giorgio” (capo locale della locale di Rivoli) si è incontrato, anche per il tramite di intermediari, con diversi esponenti politici gravitanti sul territorio torinese e provinciale”. E ancora: “Sono stati registrati contatti tra Demasi e l’Onorevole Porcino”.
A fine di gennaio 2011, raccontano gli investigatori, Demasi sta organizzando un incontro con quello che al telefono viene chiamato “onorevole”.
Tutto dovrebbe avvenire a metà febbraio, ma alcuni impegni consigliano di accelerare. Il 28 gennaio 2011 così il presunto capo della locale di Rivoli è al telefono con Domenico Cairoli (“conosciuto negli ambienti di ‘ndrangheta da numerosi solidali, che lo indicano proprio come una “testa di legno” ).
Dice Demasi: “La settimana prossima lì, l’onorevole va (…) e quindi se fosse possibile domani mattino… dieci e mezza…undici?”.
La richiesta del boss, evidentemente, viene girata a chi di dovere.
Così il giorno successivo l’appuntamento è fissato al bar in piazza Massaua tra l’ex cinema e la banca.
Il 29 gennaio 2011 in piazza Massaua ci sono anche gli investigatori.
Si legge dall’annotazione trascritta nell’ordinanza: “Alle ore 11.20 circa, nei pressi del Bar Massaua di Torino, è avvenuto l’incontro tra Demasi, Vreazzo, Cairoli e una persona, individuata nell’onorevole Gaetano Porcino, sopraggiunto sull’autovettura Audi Q5 di colore grigio scuro tg.EA654CH a lui intestata. L’incontro si è protratto sino alle successive ore 12.20″.
Naturalmente non vi è nulla di penalmente rilevante. Di inopportuno forse sì.
Ma comunque, quando la notizia finisce sui giornali, Porcino liquida così il suo rapporto con i boss: “L’avevo visto in compagnia di altre persone nell’incontro in un bar con un nostro militante che proponeva la sua candidatura al Comune di Alpignano. Giusto il tempo di prendere un caffe’, in piedi, al banco. La questione che mi riguarda e per la quale viene menzionato il mio nome, nasce e muore qui. Non esiste null’altro”.
Antonio Di Pietro porta il carico da novanta: “L’onorevole Gaetano Porcino non ha avuto alcun tipo di rapporto, nemmeno politico, con le persone coinvolte nell’inchiesta Minotauro. Lo stesso nostro deputato ha già dichiarato di essere disponibile ad essere ascoltato dai magistrati, qualora lo ritenessero opportuno”.
Solo un incidente di percorso, dunque.
Caso chiuso? Non proprio.
Perchè a distanza di pochi mesi una nuova inchiesta racconta i rapporti tra Porcino e altri boss della ‘ndrangheta.
Si tratta dell’operazione che mercoledì scorso ha portato in carcere dieci persone, tra cui un giudice calabrese accusato di aver favorito la ‘ndrangheta.
Esattamente quella ‘ndrangheta che negli ultimi anni ha conquistato Milano e dopo aver gettato le fondamenta di uno spietato controllo del territorio, ha dato la scalata alla politica.
Le lancette del tempo, in questo caso, tornano indietro all’aprile 2010.
E’ il 18 aprile. Gli uomini della squadra Mobile di Milano seguono gli spostamenti di Francesco Lampada (arrestato il primo luglio 2010), fratello di Giulio Giuseppe, “boss armato di pc e non di pistola”, considerato dai Ros “il braccio finanziario della cosca Condello”.
Poco dopo le 10 Lampada è a bordo della sua Bmw serie 7.
Da Milano arriva a Pogliano milanese. Qui preleva Antonino Cotroneo definito dal gip “appartenente alla cosca Condello”.
A questo punto i due mafiosi prendono l’autostrada verso Torino. Arrivati in città attendono tra corso Regina Margherita e via Consolata. Chi devono incontrare? Annotano gli agenti: “Qui sono stati raggiunti da un’Audi Q5 tg. EA654CH di Gaetano Porcino, da cui è sceso un uomo elegante, alto circa 1.90/1.95, stempiato e brizzolato, che li ha salutati confidenzialmente, seguito da una donna di circa 40/45 anni, capelli lunghi scuri, alta circa 1.65. Poi, intono aile 13.05, i quattro si sono salutati e la coppia Lampada-Cotroneo è rientrata a Milano“.
Questi i fatti emersi fino a pochi giorni fa.
L’onorevole Porcino non ha commentato l’ultima sua comparsata (senza rilevanza penale, va ricordato) in un’operazione di mafia.
E dunque restiamo alle parole della scorsa estate: “Totale assenza di qualsivoglia rapporto o anche lontano e minimo mio ipotizzabile coinvolgimento“.
I rapporti di Porcino con le cosche, l’11 giugno scorso provocarono le dimissioni di Giulio Cavalli (oggi consigliere regionale di Sel) da coordinatore cittadino dell’Idv. “La differenza — dice lo stesso Cavalli — sta tutta nella reazione politica (e nell’intransigenza) di fronte a queste notizie. Perchè gli elettori (anche i nostri) si sono stancati di sentire la favola che se succede a sinistra è una leggerezza e se succede a destra è l’emersione di un sistema. Certo ora gli incontri “sfortunatamente” emersi sono due. E immaginatevi se fosse stato Angelino Alfano, Cicchitto o Formigoni come l’avremmo letto e discusso dappertutto.”
Decisamente allarmante, invece, la posizione espressa dal gip di Milano Giuseppe Gennari: “Come si vede i Lampada — che sono legati ai Cotroneo da una dichiarata relazione di comparaggio (relazione essa stessa indice di legame mafioso) — mantengono sistematici rapporti con compare Nino, con il quale scambiano favori, scambiano influenze elettorali e fanno affari”.
E ancora: “Colpisce il fatto che la coppia abbia frequentazioni non casuali con l’ onorevole Porcino”.
Quindi si precisa: “L’indagine non ha consentito di comprendere quali fossero gli interessi comuni tra questi soggetti.
Tuttavia si ricordi che Porcino e già emerso nella indagine “Minotauro” per suoi contatti con esponenti della ‘ndrangheta”.
Dopodichè la conclusione che in maniera plastica riassume il rapporto che esiste oggi tra politica e mafia. “Come si sa — spiega Gennari — i politici non sanno mai nulla delle persone con cui entrano in contatto. Ma alla fine- sarà uno sfortunato caso- sono sempre gli stesso politici a frequentare i mafiosi”.
Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
I MILITANTI CRITICANO L’ANNUNCIO DELL’EX PM DI NON VOTARE LA FIDUCIA A MONTI
“Caro Di Pietro, non è il momento della demagogia. Adesso bisogna salvare l’Italia”. Bastano poche parole diffuse dalle agenzie di stampa e dai quotidiani online: “L’Italia dei Valori non darà la fiducia a un governo Monti”.
E in un attimo la rabbia di centinaia di militanti dell’Idv si riversa sulla pagina Facebook e sul blog di Antonio Di Pietro.
Non capiscono. Chiedono spiegazioni. Criticano in modo feroce la scelta dell’ex magistrato.
“Antonio pensa al bene dell’Italia”, “Sei irresponsabile e populista come il peggior Bossi”, “Sono profondamente delusa da questa scelta”.
I messaggi sono chiari e diretti. “Antonio, ma non ti rendi conti che la base del partito non comprenderà mai questa scelta?”.
In molti revocano la fiducia al leader dell’Idv.
Tra i tanti messaggi: “Un vero statista lo si riconosce dal comportamento in situazioni come questa. E tu purtroppo in questo momento sei una grandissima delusione”. Ancora: “Speravo in uomini come te ma purtroppo con rammarico di dico: mi auguro che per il futuro il centrosinistra si ricordi di questo tuo atteggiamento e ti lasci fuori da qualsiasi tipo di accordo”.
E c’è chi prova a far ragionare Di Pietro: “Andare alle elezioni ora vorrebbe dire altri 2 mesi di incertezza totale nei mercati. Ho capito che volete governare e girar pagina ma pensate al bene della Nazione. Altri 2 mesi di incertezza e senza governo ci ammazzerebbero economicamente e finanziariamente”.
I commenti più duri sono quelli dei militanti.
E se alcuni sposano la linea di Di Pietro, altri espongono critiche feroci.
L’accusa è di non ascoltare la voce degli iscritti al partito: “Ma ti stai rendendo conto che tutta la base ti sta chiedendo di votare la fiducia verso Monti, consci del fatto che forse è l’ultima possibilità per non fallire?”.
Poi: “Verso che elezioni vorresti portare questo paese? Mesi di campagne elettorali mentre lo spread avanza verso il punto di non ritorno?”.
E sono numerosi gli inviti a entrare in un eventuale governo tecnico: “Fai valere il tuo peso dentro il governo tecnico. Non starne fuori. Fai il politico, ti ho votato per questo”.
Poi, chi annuncia che non voterà più l’Italia dei Valori: ” Buongiorno, ho sempre votato Idv. Ma in questa battaglia contro il governo tecnico proprio non ci credo. L’Italia è in un momento di gravità eccezionale e servono misure eccezionali”.
Poi la richiesta: “Vi chiedo, come vostro elettore, di appoggiare un governo tecnico guidato da una persona di livello come Mario Monti. Non è il momento di fare demagogia, è il momento di salvare l’Italia”.
C’è chi sottolinea contraddizioni: “Ma come, andare alle elezioni con il Porcellum che abbiamo cercato di abolire in tutti i modi?”.
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Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
L’EX MAGISTRATO ANNUNCIA “STAREMO FUORI DA QUESTO GOVERNO TECNICO”… IL PRESIDENTE DELLA CAMERA: “VOTARE ORA SAREBBE ATTENTARE ALL’INTERESSE NAZIONALE”
Divisi su Monti. Le opposizioni non sono compatte sul dopo Berlusconi.
Di Pietro e Fini ne sono un esempio.
«Idv dice no a questo governo tecnico, non gli voteremo la fiducia e ne staremo fuori» afferma Antonio Di Pietro in diretta nel programma «La telefonata» di Canale 5.
L’ex pm sottolinea che è pronto a votare singoli provvedimenti del governo Monti come, per esempio, quello per l’abolizione per le Province.
«Si paventa un governo che risponde al sistema bancario, al sistema finanziario e addirittura a quello della speculazione. Non è il sistema degli interessi dei cittadini italiani che non sono fatti dalle banche. Bisogna distinguere la realtà dalla disinformazione che è ormai in mano al sistema bancario e finanziario».
«Abbiamo creato Idv – ha concluso Di Pietro – per difendere i deboli e bilanciare la legalità della politica. I ceti deboli non debbono essere usati come carne da macello per far quadrare i conti. È troppo facile dire che per raggiungere questo obiettivo si può colpire chiunque. Questa idea per me è inaccettabile».
Di parere opposto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che auspica un governo forte e capace, senza andare alle elezioni, e chiede di «fare presto», perchè occorre mandare un segnale forte nel mondo e ai mercati.
Ospite di Uno Mattina, Fini ha sottolineato che «siamo un Paese che desta enormi preoccupazioni a livello europeo, sia per quanto riguarda i mercati sia per la credibilità che ha. Per cui – ha detto – abbiamo il dovere di reagire, fare presto e presentare alla pubblica opinione internazionale, ai mercati ma anche ai nostri cittadini, una ben precisa strada per uscire dalla condizione in cui siamo».
Cosa accadrà nei prossimi giorni, secondo Fini, «dipenderà da cosa decideranno le forze politiche e soprattutto il capo dello Stato», ma si deve coniugare rigore e sviluppo».
«La mia opinione – ha aggiunto il presidente della Camera – è che l’Italia abbia bisogno di un governo diretto da una personalità credibile a livello internazionale e capace di prendere di peso i problemi dell’economia. Poi ha bisogno di una maggioranza che vada al di là di quella risicatissima che teneva in piedi il governo Berlusconi e un programma ben definito, non il libro dei sogni, ma idee molto chiare».
Quanto a Mario Monti, «può essere la personalità giusta ma sarà lui a dover dire che cosa vorrà fare«.
Insomma, per Fini niente elezioni. «Capisco chi dice “andiamo a votare, andiamo a votare”, ma sarebbe un salto nel buio. Cosa facciamo – si è chiesto Fini – scegliamo le Camere, andiamo a votare con una legge elettorale che, soprattutto al Senato, non produce certezze? Sarebbe veramente attentare all’interesse nazionale».
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Settembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
L’EX PM BOCCIA IL NOME ESPRESSO DAL CIRCOLO DI TERMOLI E PIAZZA “UNO DI FAMIGLIA”… DIETRO L’ACCUSA DI NEPOTISMO EMERGE UN REGOLAMENTO DI CONTO SULLA SCELTA DEI CANDIDATI
Antonio Di Pietro impone la candidatura del figlio Cristiano nella lista Idv alle elezioni regionali del Molise (16 e 17 ottobre) e scoppia la polemica.
A mettersi di traverso il circolo dipietrista di Termoli, che appena appreso dell’investitura del rampollo dell’ex pm (avvenuta durante la presentazione alla festa di Vasto) grida allo scandalo ed esce dal partito.
Il motivo? Non solo l’insofferenza per la scelta “caduta dall’alto” a scapito del territorio, ma anche le modalità con cui essa è arrivata.
Secondo i dissenzienti, infatti, per favorire l’elezione di Cristiano Di Pietro sarebbe stata studiata una lista con candidati definiti “deboli”.
Una mossa che, per il circolo Idv di Termoli, ricalca quanto fatto in passato da Bossi con il figlio Renzo.
Parole dure come pietre: “La scelta del leader Idv — è scritto nella nota – appare figlia della stessa concezione familistica e privatistica che presumibilmente ha mosso il capo della Lega Nord, Umberto Bossi a candidare e a far eleggere il figlio al Consiglio Regionale della Lombardia o il presidente del Pdl Silvio Berlusconi a candidare e a far eleggere Nicole Minetti allo stesso Consiglio Regionale Lombardo”.
In virtù di questa concezione, il circolo ha deciso di ”interrompere la propria esperienza politica con l’Italia dei valori”, pur confermando la loro appartenenza al centrosinistra e auspicando “che le prossime elezioni regionali possano essere occasione di un reale cambiamento della politica nel Molise”.
Antonio Di Pietro, da par sua, risponde alle accuse da La Voce del Molise: “Cristiano ha fatto e deve fare tutte le trafile, al pari degli altri — aveva detto l’ex magistrato di Mani pulite -. Non potrà mai ottenere, almeno fino a quando sarò vivo io, un posto in nome o per conto del partito, con listini e quant’altro”. La possibilità che suo figlio fosse inserito in lista, tra l’altro, negli ambienti dell’Idv molisano girava già da tempo, tanto che Antonio Di Pietro, nella stessa intervista, ribadisce la propria concezione sulla candidabilità del rampollo.
“Quando Cristiano ha chiesto di fare politica — ha spiegato il leader Idv — gli ho detto che doveva cominciare dal basso: consigliere comunale, e lo ha fatto per cinque anni chiedendo il voto sulla sua persona, poi consigliere provinciale, e lo ha fatto per cinque anni chiedendo il voto sulla sua persona, oggi per fare il consigliere regionale dovrà chiedere la fiducia sulla sua persona e sulle sue capacità . Se i cittadini gli danno il consenso vuol dire che se lo è meritato, perchè il figlio del politico non deve essere avvantaggiato, ma certamente ha diritto anch’esso a misurare il proprio consenso direttamente chiedendolo ai cittadini”.
A Termoli, però, non la pensano allo stesso modo: per loro si tratta di nepotismo.
Punto e basta.
Non si è fatta attendere, ovviamente, la reazione di Pierpaolo Nagni, segretario regionale dell’Idv molisano, che spiega come la clamorosa decisione del circolo di Termoli sia dovuta al fatto che i vertici del partito “non hanno accettato il ricatto” dei neo fuoriusciti.
“Volevano imporre il nome di un candidato che, pur sollecitato in altre circostanze elettorali a correre con Idv — ha detto Nagni — ha sempre scelto di non voler fare nessun percorso con l’Italia dei Valori per poter conservare la sua autonomia”.
Per quanto riguarda la polemica sulla composizione di una lista debole per favorire l’elezione di Cristiano Di Pietro, invece, Nagni rispedisce le accuse al mittente.
“Ci spiace — ha detto il segretario molisano — che i componenti del circolo di Termoli non abbiano letto bene i nomi che compongono la lista elettorale e si siano fermati solo a quello di Cristiano Di Pietro: infatti, a rappresentare il loro territorio per il partito c’è Antonio D’Ambrosio e non Cristiano Di Pietro. Ci rammarica, quindi, questa presa di posizione: loro sanno bene che il vero motivo dell’attacco è un altro. Attaccarsi al nome di Cristiano Di Pietro, che, tra l’altro fa politica da tanto tempo, è solo un triste tentativo di spostare l’attenzione”.
Il punto di rottura, a quanto si legge sui giornali locali, sarebbe il mancato accordo sulla candidatura dell’ex sindaco di Termoli Vincenzo Greco, di professione notaio.
Per il circolo termolese dell’Idv, sarebbe stato il personaggio giusto per raccogliere consensi anche nei centri limitrofi; Greco era disponibile e in alcune occasioni anche Antonio Di Pietro lo aveva sponsorizzato, indicandolo come “l’uomo giusto per rompere e rinnovare il sistema”.
Sul più bello, però, il colpo di scena, con l’ex Guardasigilli che, ignorando la volontà dei rappresentati del territorio (espressa anche con delibere ufficiali del circolo), ha preferito puntare sul figlio.
“Siamo stati ignorati, completamente — fanno sapere i dissenzienti — . E Termoli ha subito un danno duplice, relegata all’emarginazione per fare spazio al figlio”. Non solo.
Al posto dell’ex sindaco, Di Pietro senior ha inserito in lista Antonio D’Ambrosio, ex esponente di spicco del Pd, che in passato — a sentire il circolo Idv di Termoli — si era adoperato non poco per far finire anzitempo l’esperienza amministrativa di Vincenzo Greco.
Insomma, uno smacco politico a 360 gradi.
Per regolare i conti interni, si agita lo spettro del nepotismo in salsa pidiellina, ma tra i due litiganti chi gode è il centrodestra.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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