Marzo 18th, 2020 Riccardo Fucile
BORSE IN AFFANNO, STOP ALLE VENDITE ALLO SCOPERTO
Pioggia di vendite sui Btp con lo spread che vola a 330 punti base, superando i picchi del 2018 e tornando su livelli che non si vedevano da marzo 2013, con il rendimento dei decennali italiani che sfonda il tetto del 3%.
I maxi-interventi dei Governi occidentali a sostegno dell’economia e del sistema finanziario in risposta alla pandemia di coronavirus non bastano a spingere verso l’alto i mercati europei, in scia al calo di Tokyo (-1,68%) e Seul (-4,86%) e nonostante il rally di ieri di Wall Street (+5,2% il Dow Jones).
Borse europee in affanno. Il blocco delle vendite allo scoperto della Consob per tutti i titoli a partire da oggi non riesce più a contenere il calo di Piazza Affari. L’indice Ftse Mib (-2,4%) peggiora, pur rimanendo al riparo dalla tempesta delle altre borse europee, con i bancari in difficoltà .
(da agenzie)
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Febbraio 28th, 2020 Riccardo Fucile
PIAZZA AFFARI CHIUDE A -3,6%, LA PERDITA NELLA SETTIMANA SUPERA L’11%… PETROLIO A PICCO
Per i mercati azionari globali è la peggiore settimana dal 2008. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale le azioni in media hanno perso un decimo del loro valore in questi sette giorni. Anche oggi le Borse colano a picco per la paura della pandemia da coronavirus.
Pesante scivolone per Piazza Affari: l’indice Ftse Mib ha chiuso in calo del 3,58% dopo aver sfiorato un ribasso di cinque punti percentuali, l’Ftse All share in discesa dello 3,47% (bruciati altri 22,5 miliardi di capitalizzazione), con le Borse europee che, in un clima molto nervoso, si sono mosse sugli stessi livelli. Per Milano la perdita nella settimana è pari all′11,2%.
Londra ha concluso l’ultima seduta della settimana in calo del 3,1%, Parigi del 3,3% e Francoforte in ribasso del 3,8%. Male anche Wall Street. “E’ una situazione seria, ma non credo che la caduta dei mercati finanziari avrà degli effetti di lungo termine” ha provato a rassicurare Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca.
Il coronavirus ormai non è più un’emergenza cinese: per il terzo giorno consecutivo i dati di contagio fuori dalla Cina hanno superato quelli all’interno. L’indice Vix, una delle misure più attentamente osservate sulla volatilità dei listini è salito fino a 47, aumentando di quasi tre volte, a dimostrazione dell’incertezza e dello spavento che regna sui mercati.
Le quotazioni del petrolio a New York accentuano la loro caduta col greggio che è arrivato a perdere oltre il 7%, sotto ai 44 dollari al barile. Il Brent perde il 4% e scende sotto la soglia dei 50 dollari al barile, a 49,7 dollari, toccando i minimi da luglio 2017. Il greggio Wti è in ribasso del 4,3% a 45 dollari al barile.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2020 Riccardo Fucile
LO STRANO CAPITALISMO ITALIANO: PRIVATIZZARE GLI UTILI E SOCIALIZZARE LE PERDITE, DIMENTICANDO IL RISCHIO D’IMPRESA .. IL GOVERNO DEVE FARE DI PIU’, CERTO: INIZI A ELIMINARE QUOTA 100 E GLI SCONTI AGLI EVASORI FISCALI VOLUTI DALLA LEGA E A DARE IL REDDITO DI CITTADINANZA SOLO A CHI NON HA UN LAVORO IN NERO
Le spie rosse che fanno scattare l’allarme diventano incandescenti a distanza di un’ora l’una dall’altra. Alle quattro del pomeriggio Moody’s rompe il tabù che circola nelle stanze del governo, dare cioè un nome e un peso all’impatto del coronavirus sull’economia. “L’Italia rischia di scivolare in recessione”, sentenzia l’agenzia di rating. Passa appena un’ora e Carlo Bonomi, presidente di quella Assolombarda che è la costola del Nord e quindi più pesante dell’industria nazionale, sbatte in faccia all’esecutivo un altro drammatico dato di realismo: “Siamo in emergenza, le misure adottate fino ad ora sono insufficienti”.
In quegli stessi minuti a palazzo Chigi è riunito un tavolo tecnico sul decreto relativo alle ordinanze. Eccola l’immagine che marca la scollatura tra il grido di dolore del mondo produttivo e l’affanno del governo.
Il riposizionamento dell’esecutivo a livello sanitario e amministrativo, che passa dal “tampone per tutti” a “tampone solo per chi ha i sintomi” e dal no panic, lascia sul campo una coda velenosa e nervosa, difficile da gestire.
È il conto da pagare, è un’economia che già fiaccata nelle sue previsioni di crescita, si trova ora incanalata verso una nuova crisi, con il Pil che rischia di sprofondare sotto lo zero.
Non è solo una questione di percentuali e mercati che crollano. Quella che è in corso è un’emorragia dell’economia reale. Sono imprese che rischiano di chiudere, posti di lavoro in fumo.
Assoviaggi evoca l′11 settembre e la strage del Bataclan per dire che oggi la situazione per il turismo è peggiore. La filiera della logistica e dei trasporti è in ginocchio. Quando parliamo della logistica parliamo di un settore vitale per un Paese esposto all’export come l’Italia. Qualcosa come più di 100mila imprese, un milione e mezzo di addetti e 85 miliardi di fatturato.
La cronaca di questi giorni dice di operazioni doganali a rilento, trasportatori bloccati in quarantena, linee cargo chiuse, ritardi pesanti nelle spedizioni, pratiche ingolfate che continuano a sovrapporsi.
In poche parole: è il vento della crisi che sta iniziando a sollevarsi. Ed è questo il tasto su cui preme Bonomi quando dice che “l’impatto del coronavirus lo sconteremo duramente”.
Ora il punto che rende la coda nervosa è che il mondo produttivo dà la colpa al governo. Per due ragioni.
La prima accusa è quella di aver gestito la situazione economica con un protocollo di emergenza esasperato, strozzando le attività . Ecco cosa dice Alberto Dal Poz, il numero uno di Federmeccanica: “Sacrosanto difendere la salute dei cittadini, ma anche il nostro sistema economico è un bene da tutelare. Al momento c’è un allarmismo esagerato che ci fa e ci farà molto male”. (ma perchè non rivolgono queste critiche al leader dell’opposizione?…)
La seconda ragione è che nonostante il cambio di strategia, al governo viene imputato di procedere troppo lentamente, senza una cabina di regia unica, con il fiato corto quando invece il passo dovrebbe essere rapido, scattante, capace di macinare decreti che puntino dritto alla grande questione, cioè la crescita zero, meglio il rischio della recessione.
Il combinato disposto di queste due ragioni determina indignazione, rabbia, sofferenza all’interno del mondo produttivo. Bonomi, tra l’altro candidato in pole per guidare Confindustria da aprile, è tutto tranne che una voce isolata dentro l’associazione di viale dell’Astronomia.
È anzi il frontman di un malessere che ora non si riesce più a trattenere nelle dichiarazioni di attesa dei primi giorni. Quando la riunione tecnica a palazzo Chigi è ancora in corso, dal quartier generale di Vincenzo Boccia arriva un altro messaggio di pietra al governo: “Servono decisioni efficaci e condivise”.
E sulle misure già adottate, il messaggio non fa sconti: “solo primi provvedimenti di sostegno”.
Già ieri il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, aveva portato al tavolo convocato dal governo al ministero dello Sviluppo economico il tema in tutta la sua ampiezza: fare presto e fare in modo ordinato, senza frammentazioni, cioè senza più teste che decidono.
E soprattutto fare bene, cioè qualcosa che dia un segnale di consapevolezza che bisogna rompere la cortina della zona rossa e dell’emergenza per mettere su un intervento di sistema, capace di tenere il l’economia lontana dalla recessione. Confindustria, poi, non è la sola a pensarla così. Ci sono tutte le associazioni di tutte le categorie, dal commercio al turismo, passando per la moda e il food.
Di fronte a questo scenario, il governo risponde con un passo lento. Basta puntare un faro sul timing e sui contenuti. Fino ad oggi il tabellino degli interventi economici dice questo: un decreto del Tesoro che sospende il pagamento delle tasse negli 11 Comuni colpiti inizialmente dal contagio e 20 milioni recuperati dal Fondo predisposto per i premi della lotteria degli scontrini.
Venerdì arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri un decreto con la cassa integrazione, lo stop al versamento dei contributi e alle bollette. I confini di queste misure dicono di una natura emergenziale, da zona rossa, non di sistema.
Il decreto più corposo, quello che dovrà sostenere tutte le imprese colpite dal virus, è stato annunciato per la prossima settimana. A oggi è ancora in fase di costruzione. Dentro ci saranno 300 milioni che saranno destinati all’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, con l’obiettivo di sostenere le aziende più esposte.
Sarà rifinanziato il Fondo di garanzia per le imprese con nuova liquidità e un sostegno sarà dato anche per quelle che fanno export. Quanti soldi saranno messi sul piatto ancora non si sa.
Ieri, al tavolo con le imprese, il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli avrebbe detto che “i soldi sono pochi”. Poi c’è Bruxelles, che ha aperto alla possibilità di dare più flessibilità sui conti proprio per il coronavirus, ma è una partita che andrà condotta politicamente perchè bisogna capire se e quanta flessibilità si riuscirà a ottenere. “Ancora è prematuro fare una quantificazione della richiesta”, dice una fonte di governo di primo livello a Huffpost. L’asincronia tra il mondo produttivo e il governo è tutta qui.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 24th, 2020 Riccardo Fucile
MILANO IN PICCHIATA, SALE LO SPREAD
Giornata pesantissima per Piazza Affari: sull’effetto Coronavirus, che ha coinvolto anche le altre Borse europee, l’indice Ftse Mib ha chiuso in calo del 5,43% a 23.427 punti, l’Ftse All share in ribasso del 5,51% a quota 25.431.
La seduta drammatica di Piazza Affari ha causato una riduzione della capitalizzazione del paniere dei titoli principali della Borsa di Milano (indice Ftse Mib) di 30 miliardi di euro.
La diffusione del coronavirus nel Nord Italia fa volare lo spread Btp-Bund a 145 punti base in chiusura, dai 134 di venerdì scorso. Il rendimento per il decennale italiano è allo 0,96%
La paura per un’escalation del coronavirus fuori dalla Cina affossa le Borse europee e in particolare Milano, con l’Italia percepita come l’epicentro del contagio in Europa. L’indice Eurostoxx 600 ha perso il 3,84%. Londra arretra del 3,34% a 7.146 punti. Francoforte cede il 4,01% a 13.035 punti e Parigi il 3,94% a 5.791 punti. Anche Wall Street in picchiata, con perdite intorno al 3%.
Il G20 ha provato a rassicurare dicendosi pronto ad agire con misure congiunte per limitare l’impatto economico del virus, ma ha ammesso che l’epidemia è il maggiore rischio al ribasso per l’economia mondiale.
Un impatto che sull’economia italiana potrebbe essere di oltre lo 0,2% del Pil, secondo il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Le ultime previsioni del Governo dell’inverno scorso guardavano a un +0,6% per il 2020.
Le Borse asiatiche hanno vissuto una seduta molto difficile. La Borsa di Seul ha chiuso con una perdita del 3,87%, con la Corea del Sud spaventata dai tanti casi di contagio. Il Governo ha chiesto a coloro che hanno la febbre o problemi respiratori di rimanere a casa e di non recarsi a scuola o al lavoro. Le Borse cinesi chiudono la seduta contrastate, nel mezzo di segnali positivi sull’evoluzione dell’ epidemia: a Shanghai l’azionario cede lo 0,28%, a Shenzhen guadagna invece l′1,36%.
Misiani: “In arrivo un decreto Crescita”.
“Stiamo monitorando attentamente l’evoluzione della congiuntura economica in relazione a quello che sta accadendo: è evidente che se questi dati venissero confermati sarà necessario adottare delle misure più significative, anche attraverso un decreto crescita che potrebbe a questo punto essere adottato a ridosso della presentazione del Def”. Lo afferma il viceministro dell’Economia Antonio Misiani in un’intervista a Circo Massimo, su Radio Capital. “Se c’è una cosa che dobbiamo evitare in questa fase”, aggiunge, ”è la prosecuzione di tensioni commerciali che hanno già ridotto la crescita dell’economia nel 2019 e minacciano di farlo anche nel 2020″.
Il ministro Stefano Patuanelli ha convocato domani, alle ore 16 presso il Mise, i rappresentanti di Confindustria, R.e te. Imprese, Alleanza Cooperative Italiane e Confapi per un confronto sulle misure da adottare per fronteggiare le conseguenze derivanti dal Coronavirus sul sistema produttivo del Paese.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2020 Riccardo Fucile
SOLO APRENDO ALL’IMMIGRAZIONE REGOLAMENTATA IL SISTEMA POTRA’ REGGERE O SALTERA’ IL SISTEMA PENSIONISTICO, CROLLERA’ IL PREZZO DELLE CASE E SI RIDURRANNO I CONSUMI
In Italia saremo sempre meno persone, se non si inverte la tendenza. Con una perdita di oltre 4 milioni di abitanti, prevista entro il 2050 (Eurostat), e un innalzamento esponenziale dell’età media, l’Italia rischia di collassare per mancanza di abitanti, lavoratori e consumatori attivi.
Si tratta della crisi demografica più importante dal dopoguerra in poi, un tema che sta interessando anche i principali media internazionali.
L’emergenza più importante riguarda i giovani. Secondo i dati delle Nazioni Unite, la popolazione tra i 15 e i 24 anni, che negli anni Ottanta aveva raggiunto il suo picco (oltre 9 milioni di persone), oggi è diminuita di oltre il 30 per cento (poco meno di 6 milioni) e verrà dimezzata nel 2040, tra 20 anni.
Per quanto riguarda la popolazione anziana, invece, la curva è esattamente opposta, con un picco previsto tra il 2045 e il 2050, quando nel nostro paese gli over 60 dovrebbero diventare 25 milioni (oggi sono 18 milioni).
Si tratta di stime probabilistiche, che tengono conto del tasso di fertilità e dell’aspettativa di vita media, e che segnano un futuro nero per il nostro Paese.
Avere un numero così ridotto di giovani, e in generale di popolazione, significa avere meno consumatori, meno lavoratori, meno popolazione attiva.
L’impatto sull’economia può essere devastante: dal crollo dei prezzi delle case (specialmente in provincia, dove la popolazione diminuisce di più) alla riduzione dei consumi, fino al collasso del sistema pensionistico, tuttora basato su un sistema del tutto insostenibile.
La diminuzione del numero medio di figli è un fatto comune per paesi che hanno garantito l’accesso a metodi anticoncezionali, e all’occupazione delle donne, e deve essere visto come un successo, e non come un insuccesso, di scienza, tecnologia e democrazia.
È utile far notare che paesi relativamente vicini, come la Francia, non presentano stime di decrescita comparabili a quelle dell’Italia. Tra il 2020 e il 2040 è previsto che in Francia il numero di residenti tra i 15 e 59 anni resti sostanzialmente invariato.
Considerando che la questione demografica non può risolversi da sola, molti Paesi hanno adottato politiche di immigrazione regolamentata e incentivata unite a sistemi di welfare (asili, sanità ecc… ) che sostengano la volontà di mettere al mondo dei bambini.
Ad oggi in Italia mancano l’una e l’altra proposta. Non solo, con circa 250.000 italiani in fuga all’estero ogni anno, il problema demografico potrebbe persino peggiorare.
Se le proposte di welfare prevedono un investimento sostenuto dalle finanze pubbliche, la promozione di politiche di immigrazione regolamentata prevederebbe più introiti che spese.
A studiare il tema sono stati molti economisti, appartenenti anche all’ala conservatrice- liberale degli Stati Uniti, che sono riusciti a dimostrare il costo e il vantaggio inespresso dovuto all’eccesso di burocrazia che impedisce la libertà di circolazione dei lavoratori.
Uno di questi è Michael Clemens (Center for Global Development) e un altro economista, Bryan Caplan, ha messo questo stesso concetto su un libro a fumetti “Open Borders — The ethics and science of immigration”. L’approccio è quindi economico, più che umanistico, e in molti Paesi questo elemento ha garantito crescita e sviluppo per decenni.
Sebbene manchi dall’agenda di dibattito pubblico, questo tema diventerà cruciale per il futuro del Paese. E una soluzione che guardi agli effetti nel lungo periodo dovrà necessariamente entrare nelle proposte dei partiti che vorranno guidare l’Italia e portarla fuori dalla stagnazione e dalla crisi.
(da TPI)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
PESSIMO SEGNALE: CALO DELL’1,3% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE
Un tonfo negativo dopo cinque anni che non lascia ben sperare per le sorti della nostra
economia.
I dati Istat ci raccontano di un Paese che per la prima volta dopo la Grande Crisi, incorre in una battuta d’arresto che potrebbe incidere su tutta la nostra vita economica.
Secondo l’Istituto di Statistica Nazionale nel 2019 la nostra produzione industriale è calata dell’1.3% rispetto al 2018.
Si tratta della diminuzione più ampia dal 2013, quindi da tre anni e il dato è in netta controtendenza con quello dell’anno scorso quando la nostra industria ha fatto registrare un incremento dello 0.6%.
Dati che si aggravano se si restringe il campo al singolo andamento mensile: a dicembre 2019, rispetto al novembre dello stesso anno, la produzione industriale è diminuita ben del 2.7%. E l’andamento non lascia tranquilli anche in virtù delle recenti frenate dell’economia mondiale e degli effetti, ancora tutti da verificare che l’impatto del nuovo Coronavirus, può avere anche sulle nostre economie.
I motivi della diminuzione
Analizzando maggiormente i dati Istat si scopre che il ribasso è dovuto in larga parte al vero e proprio crollo del settore automobilistico che in Italia ha fatto registrare nel 2019 un saldo negativo che sfiora il 14% (-13.9%).
Altri cali significativi si sono registrati nella fabbricazione di prodotti petroliferi raffinati (-9,3%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-7,7%). Tra i comparti che reggono maggiormente si segnalano invece i computer, i prodotti di elettronica e ottica (+5,3%), l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (+2,9%).
Un quadro tutt’altro che roseo quindi per la nostra economia, anche alla luce delle stime sul Pil italiano sul quale “gravano rilevanti rischi al ribasso”, come affermato dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco all’Assiom Forex nella giornata di sabato.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
IL FILANTROPO ODIATO DAI SOVRANISTI E DAI POPULISTI ESPRIME IL SUO PENSIERO
«Credo che stiamo vivendo un momento rivoluzionario. Di conseguenza, in pratica tutto è
possibile e la fallibilità regna sovrana», scrive George Soros nell’introduzione del suo nuovo libro, «Democrazia! Elogio della società aperta», pubblicato in Italia da Einaudi e in libreria da martedì.
Si tratta di una raccolta degli scritti recenti del miliardario filantropo, personaggio odiato e invidiato, in passato spesso attaccato per i suoi raid finanziari, oggi nel mirino per le sue prese di posizioni pubbliche.
Ma, a 89 anni e un patrimonio stimato di 8,3 miliardi di dollari, Soros non rinuncia a essere in prima linea per combattere le tendenze autoritarie, che minacciano «la sopravvivenza delle società aperte».
È «una delle due grandi sfide del nostro tempo», sostiene sapendo di essere il nemico pubblico per eccellenza dei sovranisti e populisti di tutto il mondo. (L’altra sfida, «una crisi ancora più grande», è il cambiamento climatico).
Perciò, una settimana fa, al World Economic Forum di Davos, Soros ha annunciato «il progetto più importante» della sua vita: una donazione di un miliardo di dollari per sviluppare l’Open Society University Network, una piattaforma internazionale per l’insegnamento e la ricerca.
Perchè «l’accesso a un’istruzione di qualità è la nostra migliore speranza», spiega. In particolare, «un’istruzione che rinforza l’autonomia dell’individuo, coltivando il pensiero critico ed enfatizzando la libertà accademica».
Il titolo originale del libro, nell’edizione inglese, è «In difesa della società aperta». Corriamo seriamente il rischio di alzare nuovi muri, rinunciando alla globalizzazione per abbracciare il protezionismo, e diventare una società chiusa?
«Esistono due tipi di governi: il primo è quello di una società aperta, dove i rappresentanti democraticamente eletti dovrebbero mettere gli interessi degli elettori davanti ai loro. Nel secondo, totalmente diverso, un governante usa il suo potere per rimanere al comando e trarre benefici personali e finanziari: è un regime approfittatore e repressivo. Una quarantina di anni fa, quando sono stato coinvolto in quella che chiamo la mia filantropia politica, la società aperta e la democrazia stavano guadagnando potere: l’Unione sovietica stava collassando, mentre l’Unione europea si stava sviluppando. La marea è cambiata dopo la crisi finanziaria del 2008 e il nazionalismo ha guadagnato influenza in un numero sempre maggiore di Paesi. All’inizio dell’anno scorso, speravo che la marea potesse cambiare di nuovo direzione verso più cooperazione internazionale, ma a fine anno le mie speranze si sono infrante, a causa della grande sconfitta della Brexit, e dell’ascesa dei partiti e movimenti populisti».
È più preoccupato per l’America o per l’Europa?
«L’Europa è minacciata da due pericoli: la sopravvivenza della società aperta e il cambiamento climatico, che potrebbe distruggere la civiltà . Ma va verso una direzione migliore. Il climate change è diventato la priorità della nuova Commissione Ue e il primo desiderio dei cittadini. Oggi la Ue ha intrapreso un ruolo guida per combattere. Devo riconoscere, inoltre, che da un sistema di selezione disfunzionale è emersa una leadership piuttosto buona ed efficace. Sono sviluppi sorprendenti e molto positivi. Dirò di più: dalla fine dell’anno abbiamo visto un’accelerazione di eventi niente male, ecco perchè ho speranza, anche se sarebbe più facile disperarsi. Faccio due esempi: il fenomeno delle Sardine, un movimento dal basso, che ha davvero fatto arrabbiare… come si chiama? Ah sì, Salvini. E poi un fenomeno dall’alto: i sindaci sono diventati molto attivi in tutto il mondo, ma in particolare in Europa: si sono impegnati nel cambiamento climatico, nelle migrazioni interne, e in altre questioni. Sono gli stessi temi che preoccupano i giovani. Ecco, se queste iniziative si svilupperanno, combinando le spinte dal basso con quelle dall’alto, potrà diventare un movimento molto importante a favore dell’Europa e della società aperta».
Lei ha 89 anni e ripone le sue speranze nei giovani, per cambiare di nuovo il verso della marea. Ha citato le sardine e ci sono i ragazzi dei «Fridays for Future» guidati da Greta. Eppure i giovani sono in difficoltà , soprattutto in Italia, dove la disoccupazione giovanile è intorno al 30%.
«È proprio la mancanza di lavoro a causare le migrazioni interne. Chi non trova un’occupazione nel suo Paese, la cerca in Germania. Che perciò beneficia di questa situazione. Anche se in questo momento l’economia tedesca non va molto bene, perchè sono così concentrati sull’industria automobilistica, dopo lo scandalo delle emissioni dei motori diesel. E il rallentamento della Germania ora nuoce al resto d’Europa. Detto questo, la Germania beneficia dell’immigrazione. Al contrario, l’Italia soffre per l’emigrazione delle elite: i più qualificati e competenti vanno in Germania, a Londra, in altre parti del mondo»
Ha parlato di sconfitta della Brexit. Quale sarà il costo dell’addio del Regno Unito alla Ue?
«Brexit è un danno sia per l’Europa che per il Regno Unito. La Gran Bretagna è relativamente piccola e una larga percentuale del suo commercio è con la Ue. È un peccato. Ma il futuro resta molto incerto. Il premier Boris Johnson vuole allentare i legami, mentre la Ue vorrebbe mantenerli più stretti. È una situazione conflittuale, di cui è difficile prevedere l’evoluzione, perchè dipende da decisioni ancora da prendere».
Crede che il presidente americano Donald Trump a novembre sarà rieletto, come prevedono molti?
«Ho visto Trump parlare al Forum di Davos in tv. Mi è sembrato molto convincente. Ovviamente ha fornito informazioni false, ma devo ammettere che è bravo. Ha molto talento a convincere la gente, ma è un truffatore e un narcisista. Sarà rieletto? Si è preparato molto bene. Facebook, che è stata molto strumentale nella sua elezione nel 2016, può ancora pubblicare le dichiarazioni dei candidati senza essere legalmente responsabile, se non corrispondono alla verità , perchè la legge non è cambiata e non cambierà finchè Trump sarà al potere. Perciò Facebook rappresenta un grande aiuto per Trump, che sa usare i social media e li sfrutta. Il problema è che per Zuckerberg il principio guida è massimizzare i profitti».
Perchè i democratici sembrano incapaci di trovare un vero leader per fronteggiare Trump?
«Credo ci siano 16 candidati ancora in gara, e ognuno di loro probabilmente potrebbe essere un buon leader. Il problema è che il processo di selezione dura troppo. Perciò c’è poco tempo per diventare un contendente serio alle elezioni contro Trump. Questo è un altro vantaggio per Trump, oltre a Facebook. L’unico vero ostacolo alla rielezione di Trump è il suo comportamento e la reazione del pubblico. Il numero di quelli che credono veramente in lui si sta riducendo a causa del suo cattivo comportamento. Le prospettive non sono buone, ma conto su Trump e sulla sua capacità di deludere sempre più elettori. L’ordine di uccidere il generale iraniano Soleimani è stato molto pericoloso, ma ai suoi seguaci è piaciuto. Ecco, se fosse successo a ridosso delle elezioni, Trump avrebbe vinto di sicuro. Un rischio è che surriscaldi l’economia, perchè è difficile mantenerla al punto di ebollizione troppo a lungo. Perciò il problema vero di Trump è che mancano ancora 10 mesi al voto».
Come dice nel libro, è cresciuto con l’ascesa dei populismi, perciò li conosce bene. Oggi il populismo ha toccato il picco?
«Di solito i populisti vanno al potere perchè sono popolari. Ma quando i risultati del loro operato sono chiari, cosa che richiede del tempo, perdono popolarità . Anche se non è assicurato. Come nel caso di Orban, ad esempio, che usa il suo potere solo per conservare il suo posto all’infinto. Ora c’è una rivolta contro di lui, i cittadini sono contro Orban, ma lui resta al suo posto».
E Vladimir Putin?
«È al potere ancora da più tempo e ora ha disegnato un nuovo sistema per conservarlo più a lungo. Una volta eletto, puoi essere senza scrupoli ed egoista e usare qualsiasi sistema, alcune volte molto doloroso per la gente, per mantenere il potere».
In Italia molti la ricordano ancora come l’uomo che nel 1992 ha scommesso contro la lira e la sterlina, costringendo le due valute a una pesante svalutazione e all’uscita dal sistema monetario europeo. Si è mai pentito di averlo fatto? Ha altri rimpianti nella sua lunga storia che ha attraversato crisi, boom e rivoluzioni?
«Nessun rimpianto, ho semplicemente anticipato gli eventi. Perciò lo considero un mio successo. Ho sempre agito nel rispetto delle regole. Se non lo considerassi un comportamento appropriato, non lo difenderei mai. Ho sempre separato la mia attività sui mercati dalle mie critiche ai mercati, e sono stato molto aperto e chiaro nel chiedere cambiamenti. Ad esempio, sono a favore della tassa sulla ricchezza proposta dalla candidata democratica Elisabeth Warren».
Perchè è tanto odiato?
«Oggi mi considero solo un intellettuale, da tempo non opero più sui mercati. Critico gli eccessi e i mercati senza controllo, credo che i mercati vadano regolamentati. Le mie critiche però fanno male a molte persone ricche e potenti, perciò è naturale che mi vogliano distruggere, perchè colpisco i loro interessi. E mi attaccano non solo i ricchi, ma in misura sempre maggiore anche i politici».
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 28th, 2020 Riccardo Fucile
GUALTIERI: “LA SCONFITTA DI SALVINI IN EMILIA-ROMAGNA HA FATTO RISPARMIARE 400 MILIONI”
È Milano la regina delle Borse europee. Il Ftse Mib chiude con un robusto +2,62%. Le altre, che
avevano perso smalto dopo che Hong Kong ha annunciato la chiusura dei collegamenti con la Cina, restano indietro ma terminano tutte in rialzo: Londra sale dello 0,9% come Francoforte,Parigi dell’1,07%.
A Piazza Affari si mette in evidenza Atlantia che beneficia dell’affermazione del centrosinistra in Emilia Romagna: potrebbe allentare la pressione sul tema delle concessioni.
Ancora in calo lo spread. Il differenziale torna sotto la soglia dei 140 punti (137 punti a fine giornata), ai minimi da novembre dello scorso anno con un rendimento all’1,02%.
“Ho mandato un sms a Bonaccini con la foto del monitor che ho sulla mia scrivania: in soli due giorni, per effetto del voto in Emilia Romagna, lo spread è sceso di 20 punti. Ho fatto calcolare dai miei tecnici che questo produrrà 400 milioni di risparmi quest’anno, 1,2 miliardi nel 2021 e oltre 2 miliardi nel 2022”: le parole del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.
(da agenzie)
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Dicembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
DERIVA DALLA RIDUZIONE DELLO SPREAD SULLA SPESA PER INTERESSI
«Il risparmio di spesa per interessi del 2020 è stimato in 6,7 miliardi», così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ieri durante l’audizione in Commissione Bilancio alla Camera.
Da dove arrivano i 6,72 miliardi di risparmi di cui parla Gualtieri?
Il 30 novembre l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha pubblicato un report dal titolo “L’impatto della riduzione dello spread sulla spesa per interessi“.
Nel documento si legge che il miglioramento delle prospettive di finanza pubblica registrato negli ultimi mesi è legato in modo significativo alla riduzione della spesa per interessi rispetto a quanto stimato nella prima parte dell’anno (ovvero quando al governo c’erano Lega e M5S).
«La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF) 2019, infatti, prevede una spesa per interessi della pubblica Amministrazione che nel prossimo triennio calerebbe progressivamente — rispetto ai 61,3 miliardi del 2019 — fino a raggiungere i 56,5 miliardi nel 2022», continua l’UPB.
Quindi nel 2022 rispetto al DEF (del governo gialloverde) la spesa per gli interessi sarebbe inferiore di 17,2 miliardi di euro.
Nel 2020 quel risparmio sarà di 6,72 miliardi di euro, la cifra detta da Gualtieri.
Il documento dell’UPB spiega che «alla riduzione dello spread tra marzo e settembre si può attribuire quasi la metà della riduzione della spesa per interessi sui titoli di Stato tra il DEF e la NADEF»-. Che è esattamente quello che ha detto Gualtieri ieri quando ha ricordato che la NADEF è appunto la nota di aggiornamento al DEF e che il secondo è stato redatto dal precedente governo mentre il primo è frutto del lavoro e dei calcoli dell’attuale esecutivo.
Che ci sia stata una riduzione dello spread è cosa nota e di conseguenza dall’abbassamento del differenziale di rendimento si ricava un risparmio sugli interessi perchè finanziare il debito costa meno.
(da agenzie)
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