Febbraio 1st, 2017 Riccardo Fucile
LA LE PEN FA LA VITTIMA DEL SISTEMA, MA I FATTI LA INCHIODANO: NON POTEVA FAR PAGARE AL PARLAMENTO EUROPEO PERSONE DELLO STAFF DEL PARTITO CHE NULLA HANNO A CHE VEDERE CON L’ATTIVITA’ A STRASBURGO
«Marine Le Pen è un’imbrogliona che non rispetta le regole e ora deve rimborsare 300mila euro di
soldi dei contribuenti europei. I cittadini non possono più tollerare questo tipo di abuso», parole e musica di Manfred Weber, presidente del gruppo del Ppe al Parlamento Europeo che ha attaccato la leader del Front National dopo che il partito di estrema destra ha rifiutato di restituire all’Europarlamento i fondi che secondo Strasburgo la Le Pen avrebbe sottratto ai contribuenti europei per pagare due finti collaboratori parlamentari.
Marine Le Pen si è difesa dicendo che la richiesta dell’Europarlamento è “una decisione unilaterale presa da oppositori politici”
A rivelare il retroscena della vicenda è stato il quotidiano economico francese Challenges che ha pubblicato i documenti della richiesta da parte del Parlamento Europeo di restituzione di quasi 300 mila euro che il partito della Le Pen avrebbe incassato indebitamente.
La richiesta, datata 9 dicembre 2016 aveva come termine di scadenza il 31 gennaio e ma il Front National ha deciso di non pagare e così la Le Pen potrebbe vedersi decurtato del 50% lo stipendio da europarlamentare.
I fatti contestati alla Le Pen risalgono al periodo tra il 2011 e il 2012 quando secondo l’accusa la leader del partito ultraconservatore francese avrebbe utilizzato dei fondi destinati per pagare assistenti parlamentari all’Europarlamento per stipendiare membri dello staff del Front National che nulla avevano a che vedere con l’attività legislativa di Strasburgo e Bruxelles.
In particolare il denaro (298.500 euro) dei contribuenti europei sarebbe stato utilizzato per pagare lo stipendio di Catherine Griset, un’amica della Le Pen diventata capo del suo staff e che ha mantenuto quel ruolo dal 3 dicembre 2010 al 15 febbario 2016.
Secondo le regole europee sul personale dell’Europarlamento sarebbe stato necessario che la Griset lavorasse principalmente nelle due sedi dell’Europarlamento ma la maggior parte del tempo lo trascorreva negli uffici di Nanterre del Front National occupandosi quindi di faccende non connesse all’attività di europarlamentare della Le Pen.
Altri 41.554 provenienti dagli stessi fondi sarebbero stati utilizzati invece per pagare Thierry Lègier, la guardia del corpo personale della Le Pen.
Per questa seconda tranche di denaro la Le Pen ha tempo fino a fine febbraio per effettuare il rimborso.
La richiesta del Parlamento Europeo è nata in seguito ad un’inchiesta condotta dall’Olaf, l’Ufficio anti frode della Commissione Europea iniziata nel marzo del 2015.
Olaf ha accertato come la Le Pen non sia stata in grado di fornire prove che le due persone assunte con i soldi destinati al pagamento del personale dei deputati europei siano effettivamente stati spesi per pagare due dipendenti che hanno svolto una qualche forma di attività a Strasburgo e a Bruxelles.
Ci sono invece prove che la Griset abbia lavorato per la maggior parte del tempo ad occuparsi degli affari del partito a Nanterre dove ha sede il quartier generale del FN.
A quanto pare non è la prima volta che il Front National finisce per usare in maniera indebita i fondi dei contribuenti europei, anche il padre di Marine, Jean-Marie Le Pen e il veterano del FN Bruno Gollnisch sono stati accusati di aver utilizzato in maniera indebita i fondi per gli stipendi destinati agli assistenti all’Europarlamento.
A Le Pen padre e a Gollnisch l’accusa ha richiesto il rimborso di somme simili a quelle contestate a Marine: 320 mila euro per fondi spesi in maniera impropria tra il 2009 e il 2014 dal fondatore del FN e 380 mila euro per il secondo.
Complessivamente quindi il Front National rischia di dover restituire quasi un milione di euro, ma più che altro la vicenda va a danneggiare l’immagine dell’integerrimo partito che lotta contro gli sprechi dell’Unione Europea e che sogna l’uscita dall’euro e il ritorno alla sovranità monetaria.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Esteri | Commenta »
Febbraio 1st, 2017 Riccardo Fucile
GIURISTI AL LAVORO, REPUBBLICANI PRONTI A SCARICARLO, PETIZIONE CON 400.000 FIRME IN POCHI GIORNI
Trump sta provando a governare basandosi sull’impulso, i capricci, le vendette personali, il proprio tornaconto, le ordinanze – come se fosse stato eletto dittatore. Non funziona, e la situazione gli sta sfuggendo di mano.
L’impeachment sta guadagnando terreno perchè è l’unico modo di mandarlo via e perchè orde di Repubblicani stanno già lasciando solo questo presidente; perchè è psichiatricamente incapace di verificare se una cosa è legale o meno prima di farla
L’impeachment sta guadagnando terreno perchè è lampante che Trump non è adatto a questa carica. Gli adulti che lo circondano, anche i più servili e devoti, passano metà del loro tempo a cercare di tenerlo sotto controllo, ma non possono riuscirci.
L’altra metà del tempo la trascorrono a rispondere alle telefonate nervose di capigruppo repubblicani, èlite imprenditoriali e leader stranieri.
Che ha fatto Trump? Il povero Reince Priebus (nuovo capo di gabinetto di Trump) ha finalmente raggiunto l’apice del potere, ma non c’è niente di divertente
Un conto è vivere nella tua realtà quando sei solo un candidato e sono tutte chiacchiere. Puoi prendere in giro le persone per un tempo sufficiente finanche a farti eleggere. Ma quando cerchi di governare in quel modo, ci sono dei fatti dietro quella realtà . E la realtà ti respinge.
Una dopo l’altra, Trump ha emanato ordinanze impulsive, non passate al vaglio di uno staff legale, strategico o politico, nè sostenute da una pianificazione seria.
In men che non si dica, un mix di pressioni politiche e legali lo costringeranno a fare un passo indietro, insieme alla realtà
A differenza delle varie dittature che Trump tanto ammira, la matassa intricata di controlli costituzionali legali e politici sulla tirannia negli Stati Uniti resiste ancora – a volte ci riesce a malapena, ma resiste.
E più l’atteggiamento di Trump si farà sconsiderato, più i controlli diventeranno severi.
Soltanto con il suo folle tentativo di bandire i rifugiati in modo selettivo (ma non dai paesi culla di terroristi come l’Arabia Saudita e l’Egitto, dove Trump ha interessi commerciali) Trump ha scoperto che il sistema americano è dotato di tribunali. Tribunali. Pensate un po’.
Più diventa folle, meno i giudici conservatori saranno disposti a fare da leccapiedi alle consuete politiche repubblicane, come invece hanno fatto troppo spesso in passato. C’è qualcuno che vuol scommettere che la Corte Suprema sarà la puttana di Trump?
La settimana scorsa, i repubblicani, a partire da Mirch McConnell si sono affrettati ad esprimere il loro dissenso verso il punto di vista di Trump su Putin.
Hanno ridicolizzato la sua delirante rivendicazione di un’enorme frode elettorale.
Corrono ai ripari per capire come abolire l’ObamaCare senza uccidere i pazienti o le speranze di rielezione dei repubblicani.
È una situazione davvero complicata, e le sottigliezze non sono certo il punto forte di Trump.
Il repubblicano Tom McClintock della California ha parlato a nome di tante persone, avvertendo: “Faremo meglio ad assicurarci di essere preparati a convivere con il mercato che abbiamo creato” ha dichiarato il repubblicano Tom McClintock (California) a proposito dell’abrogazione del piano di Obama.
“Sarà denominata Trumpcare. I repubblicani saranno chiamati a risponderne in toto, e saremo giudicati alle elezioni tra meno di due anni”.
Il senatore Lindsey Graham, prendendo in giro l’uso isterico che Trump fa di Twitter, ha postato un tweet in cui definiva un’eventuale guerra commerciale col Messico “mucho sad” (mucho triste).
Perfino il senior staff di Trump è stato costretto a trattenerlo dalla sua ridicola crociata contro il Messico ed i messicani. Crociata in cui Trump un giorno costringe il presidente messicano a cancellare una visita ufficiale, e il giorno dopo passa un’ora al telefono ad arruffianarselo.
Trump ha proposto il ripristino della tortura, ma i principali leader repubblicani hanno affossato quest’idea. Mercoledì, il Senatore John Thune ha affermato che l’abolizione della tortura è un caso di giurisprudenza consolidata e che i repubblicani al Congresso si opporranno ad ogni tentativo di ripristino.
Anche il segretario della Difesa di Trump è dello stesso avviso. Dopo aver sventolato ai quattro venti la sua nuova politica di torture, Trump ha umilmente accettato di rinviare la questione ai suoi consulenti alla difesa.
Tutto questo in una sola settimana! Conclusa dai giudici federali che stanno iniziando a tenerlo a freno.
Free Speech for People ha lanciato una campagna pubblica per mettere Trump in stato d’accusa. Sono circa 400.000 le persone che hanno già firmato la petizione per l’impeachment.
Il gruppo bipartisan Citizens for Responsibility and Ethics di Washington, (CREW) ha condotto un’indagine approfondita.
I giuristi associati a CREW hanno presentato una dettagliata memoria nella loro azione legale, illustrando le diverse violazioni di Trump alla Emoluments Clause, clausola che proibisce ad un presidente di trarre vantaggio dalle azioni di governi stranieri.
Ci sarebbe molto altro a giustificare l’impeachment, incluso il fatto che Trump stia mettendo i suoi interessi commerciali prima di quelli del paese, oltre alla sua misteriosa alleanza opportunistica con Vladimir Putin che sfiora il tradimento.
Una legge meno nota, che va oltre l’Emoluments Clause, è lo STOCK Act del 2012, che vieta esplicitamente al presidente e ad altre cariche di trarre vantaggi da informazioni non pubbliche.
L’impeachment, naturalmente, è un procedimento giuridico e politico. I padri fondatori lo hanno concepito in questo modo volutamente. Dopo una sola settimana in carica Trump ha abbandonato la Costituzione, ma i suoi alleati sostenitori stanno abbandonando lui.
Nonostante le sue inquietanti stranezze, i repubblicani pensavano di poter sfruttare Trump per i propri scopi. Ma dal sostegno a Putin all’ auspicio di una guerra commerciale generale, si evince che non siamo di fronte ad un repubblicano.
Nel 1984, lo psichiatra Otto Kernberg ha descritto una malattia conosciuta come Narcisismo Maligno. A differenza del narcisismo comune, si tratta di una grave patologia. È caratterizzata dall’assenza di coscienza, da una patologica ricerca di potere e grandiosità e da un’inclinazione sadica alla crudeltà . Dato il rischio evidente che corrono la Repubblica, ma anche i repubblicani, la procedura di impeachment di Trump ci sarà .
L’unica domanda è quanto sarà grave la catastrofe che l’America dovrà affrontare prima.
Robert Kuttner
editore de ‘The American Prospect’
argomento: Esteri | Commenta »
Gennaio 31st, 2017 Riccardo Fucile
L’EX PROCURATRICE GENERALE CHE HA SFIDATO TRUMP E’ DIVENTATA IL MITO DI CHI NON SI ARRENDE
“Noi stiamo con Sally Yates, una vera eroina americana. #RESISTERE” posta l’account ufficiale della Marcia delle Donne. “Un eroe legale, ben lontana dal tradire il Dipartimento di Giustizia” rimarca il Financial Times.
E poi centinaia di commenti e messaggi di supporto twittati dall’America che resiste, che combatte contro un presidente che non ha scelto
Il popolo si schiera con lei, con Sally Yates, l’ex procuratrice generale Usa e ministra ad interim licenziata in tronco da Donald Trump per aver manifestato perplessità sull’ordine esecutivo anti-immigrati e ha osato sfidare il presidente comunicando lunedì ai propri 113.00 dipendenti :“Fino a quando sarò Attorney General (il corrispettivo del nostro ministro della Giustizia, ndr) in funzione, il Dipartimento di Giustizia non presenterà contenziosi in difesa dell’ordine esecutivo a meno che non mi convinca che è appropriato farlo”.
La reazione di Trump dunque non si è fatta attendere: lunedì sera, una lettera recapitata a mano comunica a Sally “la traditrice” il suo repentino licenziamento dal Dipartimento di Giustizia.
“Yates ha tradito il Dipartimento di Giustizia rifiutando di applicare l’ordine creato per proteggere i cittadini degli Stati Uniti” ha dichiarato la Casa Bianca in un comunicato. E poi prosegue: “La signora Yates è stata designata dall’amministrazione Obama, è debole in materia di frontiere e molto debole in materia di immigrazione illegale”. Parole volutamente provocatorie e offensive, ma senza alcun fondamento: la sua biografia racconta tutta un’altra storia, dove di debolezza non c’è ombra.
56 anni, nata ad Atlanta, laureata in legge all’Università di Georgia, sposata con due figli, Sally Yates ha iniziato nel 1989 una carriera trentennale all’interno del Dipartimento di Giustizia Usa come assistente di un procuratore nel distretto nord della Georgia.
Ha poi collaborato a vari casi significativi di corruzione politica e frodi finanziarie, e nel 1996 ha portato avanti l’azione legale contro Eric Rudolph, l’autore dell’attentato durante le Olimpiadi di Atlanta.
Nel 2010 Barack Obama l’ha posta a capo della procura locale, facendone la prima donna a raggiungere quella posizione e apprezzandone l’integrità e indipendenza di pensiero.
Da lì la carriera è stata in continua ascesa, tant’è che nel 2015, quando il procuratore generale Usa Eric Holder palesa a Obama l’intenzione di lasciare l’incarico, l’allora presidente sceglie proprio lei come vice a Loretta Lynch, ricevendo un supporto bipartisan.
L’appoggio ricevuto anche da destra non è stato mai totale: tra i suoi critici più duri spunta per ironia della sorte il nome di Jeff Session, il suo successore.
Nel nuovo ruolo si è dimostrata una donna forte, più volte in grado di “far fermare a riflettere l’amministrazione Obama su politiche da lei ritenute dannose”, come rivela l’ex portavoce del dipartimento Emily Pierce
Responsabile del “programma di grazia” dello Studio Ovale, con il quale Obama ha reso più clemente la pena a centinaia di spacciatori non violenti, ha scritto due anni fa il cosiddetto “Yates memo”, che ha reso una priorità federale la persecuzione dei singoli individui negli esecutivi delle grandi società per azioni perseguibili (e non più solo della società nel suo intero).
Infine, il mese scorso era tra coloro che hanno annunciato i provvedimenti contro Volkswagen dopo lo scandalo delle emissioni: 4,3 miliardi per reati civili e criminali.
Il suo mandato, come descrive il suo profilo nel sito del Dipartimento di Giustizia Usa, si è caratterizzato per “gli sforzi verso il rafforzamento della sicurezza pubblica, la riforma del sistema della giustizia criminale, la garanzia di responsabilità individuale per i membri delle corporate e lo sviluppo del sistema carcerario”. Obiettivi in grande contrasto con l’attuale amministrazione Usa, che pure le aveva espressamente chiesto di rimanere nel suo ruolo fino all’approvazione della nomina di Session.
Yates ha accettato, ma questo non ha significato venir meno al suo principio fondante, pagandolo con la destituzione: perseguire la giustizia è più importante che portare casi federali davanti alla corte.
Ribadendo così il concetto espresso pochi giorni dopo la nomina a vice Lynch nel maggio 2015: “Non siamo il Dipartimento per le Persecuzioni e neppure il Dipartimento per la Sicurezza Pubblica, siamo il Dipartimento di Giustizia”.
(da “la Repubblica”)
argomento: Esteri | Commenta »
Gennaio 31st, 2017 Riccardo Fucile
“NEI GESTI DEL SUO GOVERNO CI SONO I SEGNI DELL’ODIO”
Quando risponde al telefono, Art Spiegelman chiede un momento per riflettere, «altrimenti il mio
primo istinto sarebbe rovesciarle addosso una valanga di insulti, che non potrebbero essere pubblicati sul suo giornale».
Poi l’autore di «Maus» si ricompone, e attacca: «Steve Bannon, il consigliere di Trump autore dei suoi decreti, è uno xenofobo, antisemita e misogino, legato ai gruppi neonazisti di Alt Right. Trump non è abbastanza sofisticato per capirlo, ma tutto questo è parte di un piano preparato e annunciato pubblicamente da tempo dai suprematisti bianchi. Non a caso, il decreto sul bando dei musulmani è stato firmato proprio nel Giorno della Memoria dell’Olocausto».
Sta dicendo che lo hanno fatto apposta?
«Certo, sono antisemiti. Non vi siete accorti che nel comunicato per il Giorno della Memoria non c’era nemmeno la parola ebreo? Qualcuno lo ha fatto notare, pensando che si trattasse di una svista, ma la Casa Bianca ha confermato che non voleva citare di proposito gli ebrei, ricordando l’Olocausto».
Secondo lei perchè?
«Era un segnale lanciato ai gruppi neonazisti di Alt Right, che Trump ha sempre tollerato al suo fianco. America First è uno slogan razzista e suprematista».
Lei è nato in Svezia da una coppia di ebrei polacchi sopravvissuti all’Olocausto, e quando era bambino vi trasferiste negli Usa. Sta paragonando la sua esperienza a quella dei rifugiati di oggi?
«Esatto».
E sta dicendo che l’America ha perso il senso di solidarietà e accoglienza offerta a voi?
«La storia dell’accoglienza degli ebrei negli Stati Uniti dopo l’Olocausto è meno rosea di quanto si racconti, e ora quella stessa repulsione viene applicata ad altri esseri umani. Trump è molto peggio di quanto mi aspettassi, nel suo governo ci sono tutti i simbolismi iniziali del nazismo».
Lui dice che il bando non è contro i musulmani, ma contro i terroristi che minacciano di colpire l’America.
«È fuori dalla realtà . Primo, nella lista dei Paesi banditi non ci sono Egitto e Arabia, quelli da dove venivano gli attentatori dell’11 settembre, e anche quelli dove Trump ha interessi commerciali. Secondo, dal 2001 ad oggi gli Usa non sono stati più colpiti da terroristi venuti dall’estero: o siamo stati fortunati, oppure le misure di prevenzione adottate dalle amministrazioni repubblicane e democratiche hanno funzionato. Terzo, tutti gli esperti di sicurezza sostengono che per proteggere il Paese bisogna concentrarsi sugli individui che vogliono attaccarlo, non su interi Stati in maniera indiscriminata. Questo è un provvedimento che non ha alcun senso pratico, è solo un atto politico demagogico. Qualcuno ha detto che la Statua della Libertà piange: vogliono distruggere le fondamenta dell’America».
Però oltre 60 milioni di elettori hanno votato Trump, aspettandosi questo genere di provvedimenti. Perchè?
«Dicono che sia stata una risposta alla crisi economica. In parte è vero, ma io vedo soprattutto una reazione a dove sta andando l’America. Abbiamo avuto il primo presidente nero, i matrimoni gay, il dibattito sui bagni bisex, come peraltro sono in tutte le nostre case. Una parte della popolazione si è ribellata. Io devo dividere il bagno con un finocchio? Farmi ordinare da un nero come comportarmi, e poi da una donna? Le elezioni di novembre sono state il colpo di coda, l’ultimo conato della parte peggiore della mia generazione. Ma quando passerà , se Trump non farà troppi danni, torneremo sulla strada che stavamo percorrendo».
Come?
«Dobbiamo riscoprire la mentalità dei miei cari Anni Sessanta, quando la gente decise di organizzarsi e mobilitarsi contro un potere che violava i suoi diritti. Io sono stato alla marcia della donne, un esempio della resistenza permanente da costruire. Per fortuna, il sistema giudiziario sta già reagendo. Dobbiamo tornare al volontariato, l’organizzazione di base dell’origine. Poi è necessario riformare il Partito democratico, affinchè a guidarlo non sia solo un settantenne come Sanders. Bisogna fare in modo che l’America esca da questo disastro, usandolo per mettersi definitivamente alle spalle l’ideologia che lo ha provocato».
Paolo Mastrolilli
(da “La Stampa”)
argomento: Esteri | Commenta »
Gennaio 31st, 2017 Riccardo Fucile
RAZZISMO COME ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA
“Trump sta continuando ciò che ha iniziato durante la campagna elettorale: attinge dalla paura generata dalla xenofobia che rende la gente entusiasta di muri e divieti, e la distrae da tutte le promesse che non saranno mantenute”.
A scriverlo è Suad Abdul Khabeer, assistente professoressa alla Purdue University, in un articolo su Al Jazeera, emittente panaraba, commentando il decreto con cui il presidente degli Usa ha bloccato ingresso negli Stati Uniti a rifugiati e cittadini di 7 Paesi a maggioranza islamica.
Il tycoon, spiega l’accademica, “ha ottenuto il supporto alla sua improbabile candidatura fomentando la marea, già ribollente, del razzismo anti-musulmano negli Stati Uniti“.
Con la recente introduzione del Muslim Ban, Trump sta “dicendo semplicemente ai suoi sostenitori ‘ti ho detto che avrei fatto qualcosa per questo spauracchio — l’islam e i musulmani — e guarda, lo sto facendo’.
E questo qualcosa — conclude la Khabeer — “è doppiamente importante” per “quelle persone che credono” che bisogna fare l’america “great again“.
Dalle proteste contro la nuova amministrazione, sono emerse figure di richiamo. Come Munira Ahmed, 32 anni, freelance, diventata “il simbolo della resistenza a Trump” — scrive il Guardian — durante la “Women March” di sabato scorso.
Munira è infatti la protagonista di un celebre manifesto nato nel 2001, dopo l’11 settembre, in cui indossa come velo una bandiera americana. La foto è stata scattata dal fotografo Ridwan Adhami.
“Il messaggio che ho voluto trasmettere — racconta Ahmed a al Arabiya — è che un’americana non è meno musulmana di chiunque altro. Una musulmana non è neanche meno americana di qualcun altro. Queste cose non si escludono a vicenda”. Al giorno d’oggi però, prosegue la freelance, “affronto costantemente la discriminazione ogni volta che torno negli Usa, dopo un viaggio all’estero. Quando attraverso la dogana in aeroporto, sono sempre fermata per essere interrogata su questioni secondarie, anche se il mio passaporto americano afferma chiaramente che questo è il mio luogo di nascita. So certamente che tutto ciò ha definitivamente a che fare con il mio nome, Munira Ahmed“.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Esteri | Commenta »
Gennaio 31st, 2017 Riccardo Fucile
SE TUO FRATELLO GUARDA IL MONDO E NOI NON GUARDIAMO NE’ IL FRATELLO NE’ IL MONDO, L’UNICO ORIZZONTE POSSIBILE E’ LA MORTE INTERIORE
L’arte ci ha già detto tutto, solo che non sappiamo guardarla e ascoltarla. O magari ascoltiamo quelli
sbagliati, perdiamo tempo coi Modà e non sappiamo nulla di Woody Guthrie. Appunto: Guthrie.
Una volta ha scritto: “Credo che il vecchio Trump sappia bene quanto odio razziale abbia fomentato in quella lattina di sangue che è il cuore degli uomini”.
Chi era quel Trump? Fred Jr, padre dell’attuale Presidente degli Stati Uniti. Evidentemente, e tra le altre cose, si eredita anche il razzismo.
La canzone si intitola Old Man Trump e ve la consiglio.
Come vi consiglio queste parole tratte da L’America, monologo del 1976 di Giorgio Gaber e Sandro Luporini: “Non c’è popolo più stupido degli americani. La cultura non li ha mai intaccati”.
Esageravano, consci e divertiti di esagerare, e sono sicuro che neanche loro credevano di essere così vicini al vero.
Gli americani ci hanno preso in giro per anni per Berlusconi, e hanno fatto bene. Ora però ne hanno uno parecchio peggio in casa: auguri.
Ancora arte, ancora musica.
Roger Waters — uso il nome che gli avete dato all’anagrafe e non quello, “Dio”, che gli appartiene per manifesti meriti artistico-esistenziali — immaginò nel 1983 una casa di riposo atta a ospitate gli ex dittatori, o presunti statisti, ormai definitivamente rincoglioniti.
La chiamò Fletcher Memorial Home, in onore del padre Eric Fletcher. Ecco: Trump ci starebbe benissimo. Cioè malissimo.
In pochi giorni, questa caricatura vivente ha garantito che costruirà un muro (e anche qui Dio Waters aveva già detto tutto) tra Stati Uniti e Messico.
Ha bloccato gli ingressi a cittadini di 7 Stati a maggioranza musulmana (ma l’Arabia Saudita no: con quella ci fa ancora affari).
Ha scambiato la Premier inglese per una pornostar.
Ha rivalutato la tortura, sfanculato l’Europa (tranne quel galantuomo di Putin) e promesso altri capolavori di tal sorta.
Manca solo che ci riveli di avere per secondo nome “Apocalisse”, o se preferite “Mefisto”, e poi siamo a posto.
In tutto questo, anche in Italia, l’Europa non dice quasi nulla, perchè questo è pur sempre il Capo. E chi nasce suddito resta tale, anche — e soprattutto? — se il Capo è uno stronzo da competizione.
C’è un aspetto filosofico, se volete schopenhaueriano in tutto questo: non c’è peggior specie di quella umana, che merita per questo ogni sfacelo, e Trump è lì a ricordarcelo in tutta la sua — e nostra — smisurata bruttezza morale.
Siam sempre lì: non è che gli alieni non esistono. Esistono eccome. Solo che gli facciamo così schifo che, pur di non venire sul Pianeta Terra, preferiscono passare il tempo a picchiare ET e leggere Dylan Dog. Li capisco.
Lasciato però da parte tutto ciò che è artistico e filosofico, della vicenda Trump — peraltro appena iniziata — non resta che lo sgomento. L’immane sgomento.
E’ come se la politica inseguisse la ciclica perversione di costringerci a rivalutare il passato.
In confronto a Trump, persino i Bush paiono quasi accettabili. Ci attendono tempi tremendi, perchè Trump non è il Presidente della Bocciofila di Poppi ma l’uomo più potente del mondo.
Non coltivo grandi speranze, se non forse due.
La prima è che questo disastro umano costringa i “democratici” americani a un drastico ripensamento: se proponi una come Hillary Clinton, poi i Donald Trump te li meriti.
La deriva xenofoba è certo figlia della povertà e dell’ignoranza, ma è anche frutto del fallimento arrogante e perdurante di questa cazzo di “quasi-sinistra” che ha fallito pressochè ovunque.
La seconda speranza è che, dalle nostre parti, e cioè nella cara e vecchia Europa, questo parossismo di inciviltà e insensibilità ci costringa a restare umani. Lo diceva Vittorio Arrigoni, che per questo è morto. E lo dovremmo dire anche noi, se solo non fossimo — troppo spesso — così mostruosamente stupidi, menefreghisti e pavidi.
Se tuo fratello guarda il mondo, e noi non guardiamo nè il fratello nè il mondo, l’unico orizzonte possibile è la morte: quella interiore, che è poi quella peggiore
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Esteri | Commenta »
Gennaio 30th, 2017 Riccardo Fucile
E IL BOICOTTAGGIO DEI MESSICANI PORREBBE FINE ALLO SHOPPING OLTRE FRONTIERA CON DANNI MILIARDARI AI COMMERCIANTI DEL SUD
La petizione, intitolata “Impedire a Donald Trump di fare una visita di Stato nel Regno Unito”, recita
che al presidente americano “dovrebbe essere permesso di entrare nel Regno Unito in qualità di capo del governo degli Stati Uniti, ma non dovrebbe essere invitato a fare una visita di Stato ufficiale perchè “la sua ben documentata misoginia e volgarità metterebbero in imbarazzo la Regina nel caso dovesse riceverlo”. Finora le firme raccolte sono oltre 1,2 milioni, un numero straordinario per le abitudini inglesi
Come legge vuole, ogni petizione che supera le 100.000 firme verrà dibattuta in Parlamento.
I piani della visita di Stato sono stati annunciati in occasione della recente visita di May alla Casa Bianca
Il primo ministro si trova in mano una patata bollente: da una parte in ballo i futuri rapporti, soprattutto commerciali, tra Inghilterra e Stati Uniti, dall’altra i rapporti interni che il Governo inglese ha con quel milione e oltre di firmatari che rappresentano una fetta consistenza dell’intera popolazione, circa 65 milioni di persone.
“Boycott Donald J. Trump”.
Non sono più solo gli avversari politici, anche interni al Partito Repubblicano, le organizzazioni femministe o le comunità musulmane a rifiutare le scelte politiche della nuova amministrazione americana.
Dopo le marce di protesta e gli scontri post-elettorali, dopo i numerosi rifiuti degli artisti statunitensi e internazionali di esibirsi durante la cerimonia d’insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca e dopo le denunce di intellettuali e mondo del cinema, da Robert De Niro a Meryl Streep, le iniziative dell’esercito dei No-Trump continuano a nascere.
Alidoosti, star del cinema iraniano e protagonista de Il Cliente di Asghar Farhadi, candidato all’Oscar come miglior film straniero, ha annunciato che non sarà presente per protesta alla cerimonia di premiazione. “Il blocco dei visti per gli iraniani voluto da Trump è razzista. Che si riferisca o meno a un evento culturale, per protesta non parteciperò agli Academy Awards 2017”, ha annunciato con un tweet.
Messico, “Coca Cola, Starbucks e Kfc addio. Boicot a Estados Unidos”
Non solo il mondo musulmano, però. Anche oltre il confine meridionale degli States si è scatenata, soprattutto sui social, una vera e propria “guerra a Trump”.
La grande partecipazione registrata rischia di creare dei problemi alle multinazionali americane che investono in Messico. Da #AdiosCocaCola fino a #AdiosKentucky e #AdiosStarbucks, su Twitter e Facebook è partita la campagna messicana di boicottaggio dei prodotti made in Usa.
A rischio anche il cosiddetto shopping oltrefrontiera messicano, ovvero l’abitudine della classe media di passare il confine per fare acquisti negli Stati a stelle e strisce. Una pratica che, se abbandonata, potrebbe costare agli Usa miliardi di dollari all’anno. Per questo, se il boicottaggio dovesse effettivamente nascere e crescere, creerebbe non pochi problemi al nuovo presidente, con i commercianti degli Stati del sud e multinazionali potentissime come McDonald’s, Burger King e Walmart pronte a bussare alla porta della Casa Bianca.
(da agenzie)
argomento: Esteri | Commenta »
Gennaio 30th, 2017 Riccardo Fucile
DECINE DI DIPLOMATICI USA CONTRO IL MUSLIM BAN… BUSH SOLO DOPO TRE ANNI SUPERO’ LA SOGLIA DI DISAPPROVAZIONE, L’EVASORE RAZZISTA CI HA MESSO UNA SETTIMANA
Il grado di disapprovazione dei cittadini Usa per Donald Trump ha toccato un nuovo record: il 51% della
popolazione ritiene che il presidente non dovrebbe essere il loro leader, mentre il 42% approva il suo operato.
È quanto emerge da un sondaggio Gallup.
Un risultato, questo, raggiunto dopo poco più di una settimana dal suo insediamento – commentano i media internazionali – mentre George W. Bush ha superato la soglia del 50% di disapprovazione nell’arco di tre anni.
Intanto le associazioni musulmane in America hanno annunciato una causa federale contro il bando sui musulmani firmato da Donald Trump. Lo ha annunciato in conferenza stampa Nihad Awad, leader del Council on American-Islamic Relations
AbcNews: “Decine di diplomatici Usa contrari al Muslim Ban”.
Decine di diplomatici americani e di funzionari del Dipartimento di Stato Usa sono pronti a firmare un cosiddetto memorandum di dissenso, perchè in disaccordo e preoccupati dalla decisione del presidente Donald Trump di proibire per 90 giorni l’ingresso a cittadini di sette paesi a maggioranza islamica, tra cui la Siria.
Secondo AbcNews, una bozza di documento sta circolando da diversi giorni: si sostiene che la decisione di Trump sia contraria ai valori americani e soprattutto dannosa per la lotta al terrorismo.
Secondo AbcNews, il fatto di inviare al Dipartimento di Stato obiezioni formali ad una decisione presidenziale è inusuale.
“Questa proibizione – recita una delle bozze del documento, consultato dall’emittente – non sarà in grado di perseguire l’obiettivo dichiarato di proteggere i cittadini americani dagli attacchi terroristici opera di stranieri ammessi negli Stati Uniti”. Invece, l’ordine esecutivo accrescerà i sentimenti anti-americani “peggiorando immediatamente le relazioni” con alleati chiave nelle lotta contro il terrorismo, in particolare quei Paesi ai cui cittadini viene ora impedito di viaggiare verso gli Stati Uniti.
Onu: “Il bando è illegale e meschino”.
Le Nazioni Unite hanno bollato come illegale e “meschino” il bando di Donald Trump nei confronti dei profughi e dei cittadini provenienti da sette paesi a maggioranza islamica. La dura dichiarazione è del capo della commissione per la tutela dei diritti dell’uomo, Zeid bin Rà ad Zeid al-Hussein, notoriamente restio a comunicare con twitter e generalmente molto riservato. Oggi invece anche lui ha fatto ricorso al social medium per affermare che “la discriminazione sulla base della nazionalità è vietata dalle leggi sui diritti dell’uomo” e che “il bando americano è una cosa meschina nonchè uno spreco di risorse che potrebbero essere destinate alla lotta contro il terrorismo”.
(da “La Repubblica”)
argomento: Esteri | Commenta »
Gennaio 30th, 2017 Riccardo Fucile
E’ UN NOTO FONDAMENTALISTA RELIGIOSO CRISTIANO DEL “BIBLE BELIEVERS” CHE ODIA MUSULMANI, CATTOLICI, SPOGLIARELLISTE E IL FOOTBALL AMERICANO… COLPITO DOPO CHE AVEVA INSULTATO E PRESO A PUGNI ALTRI MANIFESTANTI
La decisione del Presidente degli Stati Uniti di firmare un ordine esecutivo che impedisce ai cittadini di alcuni paesi di ottenere il visto d’ingresso negli USA (o anche solo di fare scalo in un aeroporto statunitense) ha scatenato forti proteste da parte degli attivisti dei diritti civili in tutto il Paese.
A Portland, in Oregon, per due giorni centinaia di manifestanti si sono radunati di fronte all’ingresso dell’aeroporto internazionale della città per protestare contro quello che è stato già definito “muslim ban”, dal momento che colpisce i cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana, che Trump ha firmato proprio il giorno della giornata internazionale dedicata alla memoria delle vittime dell’Olocausto nazista.
Mentre circa seicento persone protestavano contro la decisione di Trump un gruppo di quattro persone, attivisti del gruppo Bible Believers, ha messo in scena una contro manifestazione a sostegno del Presidente.
L’intento era probabilmente quello di provocare una reazione da parte degli oppositori di Trump.
A quanto pare la polizia però ha fatto ben poco per tenere separati i due gruppi man mano che la tensione continuava a salire e così Grant Chisholm (l’uomo con la camicia a quadri), trentanovenne membro del gruppo di fanatici religiosi a favore del divieto d’accesso per i cittadini dei paesi musulmani, è stato colpito alla testa.
L’uomo è stato inseguito all’interno del terminal aeroportuale, il cui accesso evidentemente non era stato presidiato adeguatamente ed è stato fatto cadere a terra.
In particolare i quattro fondamentalisti cristiani (uno di loro indossava una felpa fosforescente con proclami contro l’aborto e preghiere a Gesù) si sono detti preoccupati che i manifestanti, con il loro sostegno a favore dei rifugiati cristiani, stessero in realtà dando una mano ai terroristi.
Stando ai reportage sono stati i quattro Bible Believers a seguire inizialmente il corteo all’interno dell’aeroporto continuando a provocare verbalmente alcuni membri della fazione opposta e insultandoli dall’alto di una balaustra.
Doug Brown, che era sul posto per conto del giornale locale Portland Mercury riferisce che la polizia in assetto antisommossa è intervenuta solo dopo l’aggressione ai danni di Chisholm e riporta alcune testimonianze, tra cui quella del Reverendo Chuck Currie che era lì per protestare contro il “muslim ban”, secondo le quali Chisolm avrebbe preso alla gola uno dei manifestanti e che in precedenza i “Bible Belivers” avevano preso a pugni altre persone.
Chisholm è stato portato in ospedale in ambulanza e dopo è stato dimesso.
A quanto pare si tratta di un personaggio noto nell’ambiente per essere intervenuto a disturbare altre proteste.
Qualche anno fa The Daily Beast aveva dedicato a questo hipster (ha un negozio di arredamento vintage e antichità ) fondamentalista cristiano (è un predicatore di strada) un articolo dove venivano riportati alcuni dei concetti fondamentali della sua personale teologia.
Ad esempio il fatto che secondo Chisholm Dio odia gli omosessuali, i cattolici, i locali di spogliarelli e il football americano.
Una delle sue attività preferite era andare fuori dai locali per adulti ad insultare le ballerine chiamandole prostitute e urlano che Dio non avrebbe avuto pietà di loro.
Dopo gli attacchi di Parigi Chisholm e il suo gruppo avevano inscenato una protesta davanti ad una moschea di Portland per spiegare che tutti i musulmani sono assassini. Al momento la polizia di Portland non ha effettuato alcun arresto in seguito alle proteste di ieri .
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Esteri | Commenta »