Destra di Popolo.net

LA VENDETTA DEL PATRIARCA IMBARAZZA PUTIN: L’OPPOSIZIONE IN RUSSIA VESTE IL COLORE FUCSIA

Agosto 18th, 2012 Riccardo Fucile

NELLA VICENDA DELLE PUSSY RIOT PER IL CREMLINO QUALUNQUE MOSSA PEGGIORA SOLO LA SITUAZIONE… IL RICATTO DELLA CHIESA ORTODOSSA E UNO ZAR IN DIFFICOLTA’

Una condanna esemplare a tre giovani ragazze, esibite per mesi alle telecamere di tutto il mondo nella gabbia di un tribunale, ammanettate come assassine pericolose, incarcerate nonostante figli piccoli per una performance in una chiesa, avrebbe confermato agli occhi dell’opinione pubblica occidentale – e della sempre più cospicua componente critica interna – l’immagine del potere di Putin come autoritario e repressivo.
Un’assoluzione, sotto la pressione delle rock star di fama mondiale e delle Ong come Amnesty che dichiara Maria, Nadezhda ed Ekaterina prigioniere di coscienza, avrebbe rovinato l’immagine dello zar come uomo forte che non si piega alle pressioni dell’Occidente, e tolto sicurezza al suo sistema di potere, dalla giustizia che non rilascia mai le sue vittime alla chiesa che si propone, riprendendo le tradizioni zariste, come ingranaggio del meccanismo statale.
Di solito, in situazioni analoghe – come nel caso Khodorkovsky – Putin finora ha sempre scelto la linea dura.
Stavolta, la riduzione della pena di un anno rispetto a quanto richiesto dall’accusa, dopo che il presidente aveva detto di sperare in una condanna «non troppo severa», fa pensare a un’improvvisa sensibilità  nei confronti delle critiche.
A Mosca gira voce che la punizione esemplare delle Pussy Riot fosse stata chiesta al Cremlino dal patriarca Kirill, come una ricompensa per l’appoggio elettorale di Putin e balsamo sulle ferite dopo una serie di polemiche sul lusso in cui abitava il primate della chiesa ortodossa russa.
Una versione che punterebbe a discolpare il potere secolare, un «favore» concesso a un fedele alleato.
Questo spiegherebbe perchè la giudice Syrova ieri aveva insistito tanto sul carattere «non politico» del verdetto, arrivando a dichiarare che nella esibizione incriminata nella cattedrale di Mosca «non venivano menzionati nomi di politici» (la «punk-preghiera» si intitolava «Madre di dio, caccia Putin). E anche l’improvvisa richiesta di «clemenza» fatta allo Stato, a sentenza pronunciata, dall’Alto consiglio della chiesa russa.
E si parla già  di un rinvio della pena, almeno per le due Pussy giovani mamme.
Un tentativo di compromesso insolito per le tradizioni del potere russo.
Il 43% dei russi che avrebbe voluto le punk in galera per almeno 7 anni resta comunque deluso.
Nel frattempo le tre ragazze sono diventate oggetto di attenzione di rockstar e cancellerie internazionali.
Al mondo è stato proposto un processo che di fatto si è trasformato in un giudizio sulla blasfemia, e da una chiesa i cui alti esponenti invocavano invece del perdono cristiano le peggiori pene dell’inferno per le tre punk. L’opposizione, all’inizio piuttosto scettica sulla performance in chiesa, si è ricompattata attorno alle Pussy Riot.
Il dissenso in Russia, oggi, indossa un passamontagna fucsia.

Anna   Zafesova
(da “La Stampa“)

argomento: Esteri, Europa | Commenta »

ADDIO GERMANIA FELIX, I TEDESCHI ORA SONO PESSIMISTI SUL LORO FUTURO

Agosto 18th, 2012 Riccardo Fucile

PIU’ DISOCCUPATI, VENDITE IN CALO…. SCATTA L’INVIDIA PER LA SVIZZERA

Molti tedeschi, oggi, si sentono come una quarantina di anni fa: alla fine di un grande e imprevisto boom, prima di un profondo e temuto precipizio.
Non è detto che abbiano ragione, ma la sensazione esiste.
Dal 1945 – l’anno zero della Germania postbellica – ai primi anni Settanta la parte Ovest del Paese era riuscita a trasformarsi in un peso massimo dell’economia mondiale.
Le politiche del cancelliere Konrad Adenauer e del ministro dell’Economia Ludwig Erhard, il marco e il lavoro duro avevano fatto il miracolo.
Poi arrivò la crisi del petrolio, l’insicurezza e la fine della crescita.
Oggi, quarant’anni più tardi – e dopo un altro exploit economico che ha visto la Germania crescere, e tanto, mentre la crisi mordeva una buona parte del mondo – le nubi tornano ad addensarsi sui cieli di Berlino, Monaco e Amburgo.
Lo dicono i tedeschi stessi, in un sondaggio «pessimista» sul futuro con tanto di percentuale bulgara.
Innanzitutto, la quota di chi pensa che l’anno prossimo le cose peggioreranno per l’economia nazionale è passata dal 32 al 56 per cento in soli tre mesi.
Poi – nella rilevazione di Infratest Dimap, anticipata da Die Welt e Ard – la percentuale sale addirittura all’84% se entra in gioco la crisi dell’euro: tanti sono i tedeschi che pensano che il peggio debba ancora arrivare.
Eppure – ribattono all’estero – se solo la Germania fosse un po’ meno rigorosa, forse l’eurocrisi passerebbe prima per tutti.
Indipendentemente da chi ha ragione, resta comunque il fatto che la «Germania felix» di solo qualche mese fa rischia ora di perdere il fortunato aggettivo.
Ci sono poi i dati dell’economia: la disoccupazione di nuovo in salita, il mercato dell’auto in calo e gli indici manifatturieri in contrazione.
Certo, il Pil continua comunque a crescere e i tassi – qui – sono bassissimi.
Ma a inizio anno il quadro era ben più roseo, da boom.
Per capire meglio la situazione, basta dare un’occhiata allo sguardo che i tedeschi rivolgono a Sud.
Non a noi italiani, e non per questioni legate al debito.
Ma, senza valicare le Alpi, agli svizzeri.
Come quelli di lingua tedesca, spesso considerati in passato alla stregua dei cugini «più piccoli»: parlano una lingua lontana dai purismi di Goethe e Schiller – sentenziavano con un certo snobismo non pochi tedeschi metropolitani – e non hanno la potenza industriale del «made in Germany».
Eppure, adesso, la musica è cambiata.
Solo due giorni fa la ferrovia elvetica del monte Jungfrau ha compiuto 100 anni.
Qui in Germania i giornali hanno dedicato intere pagine all’anniversario.
Piene di stima.
Con i suoi 3.454 metri sul livello del mare, il punto più alto della ferrovia svizzera surclassa perfino la montagna più alta di tutta la Germania, la Zugspitze, 2.962 metri; nessuno lo ha scritto, ma in molti per strada lo hanno pensato.
Così il grande Paese dell’industria high tech si è «inchinato» alla tecnica del piccolo vicino d’oltre Reno.
Dallo snobismo all’ammirazione.
Come succede anche nella finanza, nonostante le tensioni sui conti elvetici dei paperoni tedeschi.
La banca centrale svizzera è diventata un peso massimo del mercato monetario internazionale, con una riserva di valuta estera che è ormai la sesta al mondo, capace di muovere i cambi di tante divise che un tempo ruotavano intorno alla Germania. Certo, per la Confederazione questo può anche svelare un problema (la difesa del cambio da apprezzamenti) e la Germania, grazie all’euro, è più competitiva e si finanzia a costo zero.
Ma ciò non ha impedito a molti commentatori tedeschi di parlare di «modello svizzero».
Non tanto per l’indipendenza valutaria, ma perchè, nonostante il franco forte e l’euro debole, l’export procapite di Berna supera dell’80% quello della superpotenza industriale tedesca.
Che, magari, è sempre lo stesso gigante di ieri.
Ma, adesso, meno fiducioso nel futuro.

Giovanni Stringa
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: Europa | Commenta »

“E ORA A MOSCA C’E’ LA FILA PER ENTRARE NELLA BAND DELLA PUSSY RIOT”

Agosto 18th, 2012 Riccardo Fucile

PARLA UNA DELLE MILITANTI DEL GRUPPO SFUGGITA ALL’ARRESTO…. PROTESTE IN TUTTO IL MONDO PER LA STUPIDA CONDANNA

E adesso a Mosca per diventare Pussy Riot, c’è la fila. Altro che veline.
Le teenager sognano di entrare nella punk band più scandalosa dell’anno. Anche dopo la condanna.
E a quanto si mormora, tra le fan del gruppo ci sono anche le figlie di alcuni funzionari del Cremlino.
Tutte pronte a infilare passamontagna colorato, abitini e calze fluo.
«Ci scrivono ogni giorno per candidarsi, sempre di più, sul nostro indirizzo mail che è quello dove anche Bjork ha mandato la sua lettera. Sono tutte colte e istruite, di solito universitarie».
A rivelarlo è «Shumaher», «rumorista» in russo, una delle Pussy della prima leva, il gruppo originario che contava 10 persone.
La incontriamo in un luogo di arte frequentato dai moscoviti trendy.
Il nomignolo per coprire l’anonimato, una delle regole del gruppo, per sfuggire agli arresti.
Non può dire a quale delle azioni della band ha partecipato, ma in uno dei video mostrati al processo si distingue anche la sua voce.
Si dice atea e uno dei suoi soprannomi, «ikonoklast», la dice lunga.
È una delle più «anziane», 32 anni, e ha incontrato Madonna nel backstage prima del concerto in cui la star ha sostenuto le Pussy in carcere: «Un’idea sua, non nostra».
Ora il gruppo si è allargato a una ventina, inclusi volti seminoti della piazza, insospettabili.
Molte vengono dalla prestigiosa Università  Lomonosov o dalla Scuola d’arti visuali Rodchenko della capitale, hanno partecipato alle proteste dello scorso inverno, fanno attività  politica varia, anche nel giro Lgbt.
C’è anche una fisica che crede in Dio, traduttrici e artiste.
Modelli di riferimento: band punk e attiviste come le Bikini Kill, Riot Girrlls, Guerrilla Girls.
«Tutte possono essere Pussy Riot, anche tu», questo è il messaggio.
Basta il passamontagna? «No, devi essere pronta a partecipare alle nostre azioni, anche le più rischiose»: ce ne saranno di nuove presto, promette, si danno ogni volta il cambio. «E ovviamente condividere le nostre idee».
Quali? Il femminismo, dice Shumaher, che in Russia è quasi una parolaccia, o un peccato mortale come si è sentito in aula.
Putin macho e machista, la Russia «patriarcale», «sessisti» anche Lenin e Stalin, ma non solo: «Il fulcro è la lotta contro l’autoritarismo. La Russia è avviata su una strada catastrofica. Non abbiamo una società  con uno sguardo progressista, il potere si regge sulle vittime della propria attività  e la gente in prigione… bisogna lottare contro questo».
Obiettivo: allargare le proteste.
Due delle sei partecipanti al blitz nella cattedrale, sfuggite all’arresto, si nascondono da febbraio, una sarebbe all’estero.
Ma secondo Shumaher, «i servizi sanno perfettamente chi sono, e chi siamo noi, le altre del gruppo. Ci controllano i telefoni, leggono la nostra posta, un sistema classico del Kgb».
Perchè non le arrestano? «Non vogliono gonfiare ancor più il caso. Cinque ragazze belle e in gamba in gabbia, sarebbe troppo».
Diverse Pussy nei giorni del processo girellavano indisturbate intorno al tribunale.
Ma Nadia, Katia e Masha, perdendo l’anonimato ormai «sono fuori dal gruppo».
Nel frattempo si sono trasformate in un fenomeno mondiale, con imitatori dalla Finlandia a New York.
A occuparsi delle pr, incontrando decine di giornalisti ogni giorno, e parlando in inglese alla Cnn, è Piotr Verzilov, giovane marito di Nadia Tolokonnikova e attivista con lei dal 2007 del discusso gruppo Voina.
Si aspettava che sua moglie divenisse un’icona dissidente ricercata da Playboy?
Intanto una galleria moscovita apre una mostra dal titolo «Arte sulle barricate» con tanto di libro: le Pussy vi fanno la parte del leone.
«Sono artiste-attiviste, e devi essere pronto a tutto», dice Verzilov.
Nemmeno una lacrima per la moglie in gabbia, la performance nella cattedrale è un successo: «Ha provocato enorme dibattito, che può accelerare il cambiamento, ecco il nostro scopo, questo è un momento cruciale per la Russia. E ormai anche le nonne di provincia conoscono le Pussy Riot».
La rivoluzione passa anche per il pop.

Lucia Sgueglia
(da “La Stampa”)

argomento: Europa | Commenta »

FINANZIAMENTI PER 300 MILIARDI DI EURO: I 101 MODI PER CHIEDERE SOLDI A BRUXELLES

Agosto 4th, 2012 Riccardo Fucile

UNA CARRELLATA DEI FONDI A PIOGGIA ELARGITI DALLA UE PER I PIU’ SVARIATI PROGETTI

Nei palazzi comunitari non si parla solo di rigore.
Nel periodo che va dal 2007 al 2013 sono stati stanziati miliardi di contributi.
Sei milioni di euro a disposizione per combattere l’uso illegale di Internet, 9,5 milioni per aggredire la criminalità  finanziaria, 5,5 per contrastare “l’estremismo violento”.
Ma ci sono anche fondi per aprire un ristorante in Romania o per un progetto di inserimento al lavoro in Cambogia.
Qualcuno si chiede se ce ne sia bisogno. Dipende dai risultati
Puoi ottenere un contributo per svolgere un sondaggio d’opinione sull’economia in Islanda o per promuovere un’attività  culturale in Palestina, per aprire un ristorante in Romania o, spostandosi decisamente più a Est, per finanziare “progetti di inserimento al lavoro” in Cambogia.
È vasta la geografia del finanziamento europeo.
È una mappa che segna migliaia di canali di spesa che da Bruxelles raggiungono vecchi e nuovi Paesi dell’Unione, fino agli Stati terzi che, per ragioni sociali o economiche, sono ritenuti meritevoli di sostegno.
È una carta scolpita nell’oro, che racconta anche di un gigantesco business, quello che ruota attorno all’enorme mole di fondi strutturali a disposizione per il periodo 2007-2013: 308,3 miliardi di euro, di cui quasi 60 per i programmi italiani.
I beneficiari non sono solo enti pubblici: oltre che alle articolazioni statali, a Regioni, Province e Comuni, ogni giorno la caccia ai fondi dell’Ue è aperta a singoli privati, associazioni, agenzie o organizzazioni non governative.
E l’analisi dei bandi pubblicati direttamente da Bruxelles o dagli enti territoriali, dei prestiti come dei contributi a fondo perduto, si fa beffe dell’immagine, diffusa di questi tempi di crisi, di un’Europa avara che chiede solo sacrifici.
L’Unione, in realtà , finanzia le iniziative più disparate. Non dissipando l’ombra dello spreco.
Noi abbiamo messo in fila qualche decina di modi per chiedere i soldi all’Ue: ed è un viaggio che riserva sorprese.
LA CORSA AI BANDI
Una valanga di fondi in studi, progetti, indagini e seminari.
Fra i bandi aperti o chiusi di recente, gestiti direttamente da Bruxelles, ce n’è uno sostenuto da una dotazione di mezzo milione di euro per realizzare “uno o più” sondaggi d’opinione fra i consumatori sullo stato dell’economia in Islanda e Serbia, candidati a entrare nell’Ue.
Il 50 per cento è a carico del bilancio dell’Unione e possono partecipare società  di ogni angolo d’Europa.
Un progetto che sviluppi gli scambi culturali e l’integrazione con la Palestina vale dai 50 ai 100 mila euro, mentre la presentazione di proposte per favorire l’inserimento al lavoro in Cambogia è incoraggiata con un budget di 3,9 milioni di euro.
Per carità : probabilmente ogni cittadino europeo è orgoglioso di sostenere con le proprie tasse la società  civile in Bosnia (i costi dei progetti sono coperti al 90 per cento) o la diffusione dell’istruzione superiore in Africa e nei Caraibi (da 250 a 500 mila euro per ogni iniziativa finanziata).
E forse non sono mal spesi i 600 mila euro per la sensibilizzazione dei diritti sessuali e riproduttivi nel Burundi. Forse, chissà . E
chissà  se è congrua la cifra di 2,6 milioni di euro per finanziare le iniziative a favore dei disabili in Turchia.
Di certo, un recente rapporto dell’Open society foundation punta il dito sul cattivo uso dei fondi per questo settore, specialmente da parte degli Stati dell’Europa centrale e orientale “che continuano a costruire o rinnovare istituti di degenza invece che investire nello sviluppo di comunità  alternative”.
Il nodo, in ogni caso, è quello della concretezza delle iniziative.
Nel mare magnum delle sovvenzioni ai progetti sui grandi temi, che non hanno efficacia diretta ma “preparano o integrano azioni della commissione europea”, ci sono sei milioni di euro a disposizione per combattere l’uso illegale di Internet, 9,5 milioni per aggredire la criminalità  finanziaria, 5,5 per contrastare “l’estremismo violento”, i 2,6 milioni di euro stanziati per iniziative che smuovano le coscienze nei riguardi della pena di morte e della tortura.
Sia chiaro: tutte finalità  nobili. Ma dipende dai risultati, che gli stessi addetti ai lavori definiscono non sempre quantificabili in questo campo.
Di certo, al confronto di queste cifre, i 110 mila euro per scrivere il documento attuativo della direttiva sugli zoo sembrano bruscolini. Ma in tempi di vacche magre fanno discutere anche quelli.
Chi vuole, può presentare la propria proposta a Bruxelles.
E chi lo ritiene può cimentarsi in un progetto contro il fenomeno delle partite truccate, che ben conosciamo in Italia e che dà  diritto a un contributo sino al 60 per cento dei costi.
Pochi sanno che l’Europa, nel campo del turismo, finanzia pacchetti di viaggio transnazionali, premiando in particolare modo le agenzie con bonus da 210 mila euro per ciascuna, e sostiene con 150 mila euro ciascuno i progetti che aiutino la mitica “destagionalizzazione” dei flussi. Anche l’Europa partecipa al finanziamento pubblico dei partiti: a loro riservati, nel bilancio dell’Ue ci sono, per il 2013, 21,8 milioni di euro.
Cui devono aggiungersi 12 milioni per le fondazioni: l’europarlamento garantisce l’85 per cento delle spese di funzionamento. Tutto ciò, per le iniziative a regia di Bruxelles.
Ma cosa accade quando i fondi vengono erogati a livello locale?
Come vengono gestiti e, soprattutto, come viene organizzata la spesa?
LA RETE
Una ragnatela di finanziamenti intessuta da Stato e Regioni che spesso non parlano tra loro.
Si va dal milione e mezzo a disposizione per chi vuole realizzare allevamenti ittici in Campania al contributo da tremila euro che spetta ai militari che vogliono frequentare corsi di formazione in Toscana.
È un capitale, quello dirottato sulla formazione professionale: in diverse regioni un giovane che vuole diventare pasticcere, esperto in fotovoltaico o operatore turistico (le qualifiche più ricercate) ha diritto a un contributo annuo da 600 euro mentre un credito da 1.800 euro spetta a chi voglia frequentare corsi di russo o di cinese.
La formazione è un pilastro fondamentale delle strategie di crescita benedette dall’Europa: ma in questi anni si sono moltiplicate le inchieste sull’uso che le Regioni fanno di questi fondi.
E di come gli stessi siano stati destinati, specie al Sud, a sostenere enti diventati stipendifici: solo in Sicilia nel settore lavorano 8 mila dipendenti.
Mentre la percentuale degli allievi che trovano un lavoro “coerente”, al termine dei corsi, non supera il 10 per cento.
Nella lista una miriade di incentivi al welfare che si vanno arricchendo di anno in anno.
L’ultima tendenza, mettiamola così, è quella dell’assunzione del quasi pensionato: mentre infuria il dibattito sugli esodati, la Regione Toscana prevede un finanziamento da 3 mila a 3.600 euro per gli imprenditori che mettono in organico persone cui mancano meno di 5 anni all’età  pensionabile.
Agevolazione simile a quella prevista per gli agricoltori della Campania. Com’è andata, la storia dei fondi europei per il Sud è storia nota: finanziamenti dispersi in una miriade di microprogetti e spesa bloccata su percentuali risibili.
Basti pensare che alla fine di maggio, quando mancava un anno e mezzo alla fine del programma, Regioni, Province e Comuni avevano speso solo il 25 per cento dei 60 miliardi a disposizione.
Quarantacinque rischiano di tornare a Bruxelles, insomma. Mentre è sempre più intensa l’attività  dell’Olaf, l’organismo comunitario anti-frodi, ma anche di svariate Procure che indagano sui meccanismi di utilizzo dei soldi dell’Europa: a Palermo, caso tragico e paradossale, si tenta di far luce su sovrafatturazioni che sarebbero servite per destinare parte delle risorse europee per i grandi eventi al finanziamento di appartamenti e escort per i politici.
Ma in che modo una simile pioggia di fondi determina disparità  e azioni contraddittorie?
LE CONTRADDIZIONI
Una risposta arriva dai fittissimi programmi regionali che riguardano agricoltura e pesca.
In Germania ci sono 16 programmi e altrettanti diversi contributi (da 135 a 314 euro per ettaro) per la stessa misura di conversione al biologico.
Tutte le regioni francesi, in questo campo, offrono un sostegno alla riconversione dei terreni ma solo 9 al loro mantenimento.
E ancora: la realizzazione di un allevamento di api vale 28,4 euro per alveare in Andalusia e 25 in Austria.
Diversi programmi, scrive Alexandra Pohl in un dossier sui fondi dello sviluppo rurale patrocinato dall’Ue, “penalizzano l’agricoltura biologica a causa di finanziamenti più bassi per la stessa misura”: restando in Germania, la regione di Hessen concede 45 euro ad ettaro per la pratica del “sovescio” (l’interramento delle colture) fatta da aziende biologiche, ben 70 per quelle tradizionali.
In Puglia può accadere che si finanzi coi fondi Ue l’impianto di girasoli e un paio di anni dopo si decida di concedere incentivi per estirparli, quei girasoli: “Un assurdo, che non si verificherebbe con un coordinamento a livello centrale”, dice Fausto Durante, responsabile Europa della Cgil. Lo stesso sindacato, in un rapporto sulla pesca, punta il dito su altre contraddizioni: l’Ue concede contributi per tutelare le risorse ittiche, come i 5 mila euro per i piccoli pescatori che vogliono ridurre i mesi di attività , e allo stesso tempo propone sovvenzioni per l’ammodernamento delle barche e l’acquisto di nuove attrezzature per la pesca.
E c’è di più: “Nel nostro settore tutto è affidato alle Regioni, ma il mare è un bene comune – dice Giovanni Basciano dell’Agc Pesca – il risultato è che si danno soldi per rottamare le barche e nel Lazio magari si parta subito a diminuire la flotta e in Campania questo avvenga diversi anni dopo. Così però non si ottiene una vera salvaguardia del pescato”.
Lo spreco non risparmia un settore importante come quello della botanica: anche la salvaguardia delle piante rare merita un aiuto da Bruxelles.
Ma quando, come è accaduto in Sicilia, vengono spesi 150 mila euro per pagare un consulente chiamato a coordinare un progetto che tuteli la Zerkova – specie diffusa sui monti Iblei – è inevitabile che nascano i sospetti e le polemiche.
Quelle che hanno portato un assessore regionale ad ammettere che si stava commettendo una “leggerezza”. E ad annullare il provvedimento.
Ma che impatto hanno avuto le politiche di sostegno specie nelle aree meno sviluppate?
Quali obiettivi sono stati raggiunti?
IMPATTO ZERO
Dal 1999 al 2005 il Pil di ogni singolo cittadino dei territori dell'”obiettivo 1″ (le zone più arretrate) è cresciuto del 3%.
Ma la situazione cambia da regione a regione: il Sud Italia, ad esempio, non ha conseguito benefici apprezzabili, fermandosi allo 0,6%. Cinque volte di meno.
E le regioni che si erano affrancate dal livello di povertà , traducibile per le statistiche comunitarie in una ricchezza media procapite inferiore al 75% della media continentale, ci sono ripiombate. Nel 2001 la Basilicata aveva raggiunto l’83%, sei anni dopo era al 75%.
La Sicilia è passata dal 75% al 66%. La Puglia, dal 77% al 67% del 2007.
Numeri che confermano lo “scempio” di risorse Ue: “Uno dei paradossi della spesa dei fondi Ue – dice Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno – è l’eccessiva frammentazione: le singole Regioni predispongono interventi di natura locale che vanno ad accavallarsi, in maniera irrazionale, con altri che hanno un interesse nazionale, anche nel campo delle infrastrutture. Senza una regia coordinata, il rischio è quello della polverizzazione, che è l’esatto contrario della concentrazione che ci chiede la Commissione europea”.

Antonio Fraschilla e Emanuele Lauria
(da “La Repubblica“)

argomento: Europa | Commenta »

COSI’ SUPERMARIO HA ISOLATO I FALCHI: LA BUNDESBANK RESTA SOLA

Agosto 3rd, 2012 Riccardo Fucile

UN UNICO VOTO CONTRARIO ALL’INTERVENTO ILLIMITATO SUI TITOLI A BREVE

L’esito di quanto accaduto dietro le quinte dell’Eurotower, almeno stando alle ricostruzioni che arrivano da fonti attendibili, avrebbe più che soddisfatto il presidente Mario Draghi, contrariato solo dall’interpretazione negativa a caldo delle Borse e degli spread.
Draghi, che i media tedeschi hanno descritto «in balìa dei mercati e della politica », ha convinto il Consiglio direttivo della Bce a votare sulla proposta di tenersi pronti ad acquistare titoli sovrani “a breve” in quantità  illimitate.
E solo un membro del board, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha votato contro.
Un no che ha evitato, invece, il secondo rappresentante tedesco nel board, quello Joerg Asmussen vicino alla Spd, l’opposizione socialdemocratica, ma voluto dalla cancelliera come esponente bipartisan.
La spaccatura tra falchi e colombe che agita la Germania e il resto d’Europa dunque è arrivata nel cuore della rappresentanza tedesca alla Eurotower.
Per lunghe ore, dalle 9 alle 13, i membri del Board hanno discusso nella sala riunioni in cima alla Eurotower.
Nessuno ha negato la gravità  della situazione, nessuno ha obiettato sulla necessità  di interventi forti.
Ma su un punto Weidmann ha espresso le proprie riserve: l’acquisto di titoli sovrani da parte della Banca centrale. E’ vietato dal nostro statuto, ha detto a più riprese. Questa misura può solo incoraggiare gli Stati a contrarre più debiti, può solo foraggiare l’inflazione.
L’acquisto di titoli sovrani, ha insistito Weidmann, porta alla distruzione della nostra indipendenza dai poteri politici.
Negli ultimi due anni, è ancora il ragionamento del presidente della Buba, ne abbiamo già  acquistati fin troppi, duecento miliardi e oltre: non è nostro compito, e l’opinione pubblica pubblica tedesca è stanca di una Germania che paga per tutti.
Sullo sfondo della riunione del board, c’erano le notizie del mattino: esponenti della Fdp, il partito liberale partner di governo di Angela Merkel, e docenti universitari euroscettici, che giungevano a chiedere o minacciare un’azione legale contro la Bce presso la Corte europea di giustizia o le istanze giudiziarie nazionali, in nome del rispetto della sovranità .
Il tentativo era chiaro: cercare di impedire fino all’ultimo la formazione di una maggioranza favorevole alla linea Draghi.
Puntando sugli alleati naturali nel board, dal finlandese Liikanen all’olandese Knot, dall’austriaco Nowotny all’estone Hansson.
E gettare ovunque il seme del dubbio, invitare a riflettere sul rischio di reazioni nazional-isolazioniste in Germania.
Ma se questo tentativo c’è stato, a quanto pare è andato a vuoto.
Le controargomentazioni di Draghi sono state evidentemente più convincenti. Cioè che, se da un lato è vero che a lungo termine la Banca centrale europea non può riempire il suo forziere di titoli sovrani, è altrettanto innegabile che un intervento sui titoli a breve può spaventare di più gli speculatori.
E che a una simile operazione si può porre il paletto della condizionalità : i Paesi che hanno bisogno di aiuto devono chiederlo formalmente al Fesf (il fondo salva-Stati) e sottoporsi a condizioni da sottoscrivere.
Un patto di rigore caso per caso che impegnerà , per esempio a Madrid o a Roma, non solo gli esecutivi attuali ma anche i governi futuri, euroentusiasti o euroscettici che siano.
Quello della condizionalità  è stato, secondo fonti di Francoforte, un argomento decisivo.
Rafforzato, peraltro, dalla considerazione che ormai gli spread alti determinano differenze rilevanti dal costo del denaro per le aziende nei vari Paesi, una disuguaglianza inaccettabile per l’integrazione europea e secondo i principi del mercato unico
Soppesando questi argomenti contrapposti si è arrivati al voto.
E dei ventidue partecipanti, sedici si sarebbero espressi a favore, solo uno contro, il presidente della Bundesbank appunto, mentre gli altri, tra i quali Asmussen e i rappresentanti finlandese e olandese, si sarebbero astenuti.
Insuccesso cocente per la linea Weidmann, e non a caso i media online tedeschi ieri sera rilanciavano gli attacchi a Draghi: «La Bce più s’impegna a comprare bond e più perde indipendenza. La sua indipendenza è un ricordo del passato».

Andrea Tarquini
(da “la Repubblica“)

argomento: economia, Europa | Commenta »

VINCE LA BUNDESBANK, MA IL FONDO SALVA-STATI AVRA’ LA LICENZA BANCARIA

Agosto 3rd, 2012 Riccardo Fucile

E LA BANCA CENTRALE LAVORA ALL’ACQUISTO DI BOND AZIENDALI

La preoccupazione su una fuga in avanti di Draghi aveva cominciato a circolare nelle cancellerie europee nei giorni scorsi, tanto che il presidente francese Hollande aveva confessato a Mario Monti di temere che l’italiano avesse «sparato troppo in alto».
La reazione delle Borse è stata eloquente: una settimana fa, a Londra, Draghi aveva contraddetto il primo comandamento dei banchieri centrali, quello dell’«ambiguità  costruttiva». Ansioso di calmare i mercati – forse angosciato perchè la sua intervista a Le Monde di qualche giorno prima non era riuscita a sortire effetti sugli spread -, Draghi era stato di una chiarezza che col senno di poi si è rivelata pericolosa.
Ha scandito che la Bce era pronta a fare «qualsiasi cosa per salvare l’euro».
E, forte dell’endorsement del governo tedesco, poi arrivato da Angela Merkel, aveva promesso la ripresa del programma di acquisti dei bond statali.
L’ipotesi di fuga in avanti ha fatto insorgere la Bundesbank: Jens Weidmann ha sparato ad alzo zero sulla possibilità  di riprendere gli acquisti dei bond.
E ieri, quando gli analisti, gli investitori, gli speculatori, gli hanno chiesto di mostrare le carte che aveva davvero in mano, il presidente della Bce ha dovuto ammettere il bluff.
Di fronte all’irrigidimento dell’azionista di riferimento, la Bundesbank, non solo aveva declassato il programma da «decisione» da mettere ai voti a «opzione» che è stata solo discussa.
Ma anche che gli acquisti saranno legati a condizionalità  pesanti, molto tedesche.
Draghi ha ributtato la palla nella metà  campo dei governi e ha preteso che prima di beneficiare dell’acquisto dei bond ammettano di essere con l’acqua alla gola, chiedano aiuto al fondo salva-Stati e accettino, poi, il monitoraggio.
Ha fatto evaporare in pochi minuti l’ombrello sotto il quale molti investitori avevano già  trovato riparo.
Una mossa che rischia, di danneggiare di più l’Italia, che per stessa ammissione di fonti dell’Eurotower soffre principalmente di un contagio spagnolo. E che forse con una ripresa immediata degli acquisti avrebbe potuto sottrarsi all’effetto domino.
Intanto, ai piani alti dell’Eurotower la riflessione sull’arsenale che sarà  schierato a difesa dell’euro è cominciata.
Si lavora alla licenza bancaria per il fondo salva-Stati.
Per Draghi e per la Bce (eccezion fatta per la Bundesbank) non c’è un pregiudizio nei confronti della possibilità  di fornire all’Esm una potenza di fuoco illimitata.
Il problema, però, è la “monofunzionalità ” del salvaStati, il fatto cioè che al momento serva solo ad aiutare i paesi.
Ovvio che non possa prendere soldi in prestito da Francoforte: la Bce si macchierebbe di finanziamento indiretto ai paesi, vietatissimo dai Trattati.
Ma se potesse finanziare il settore privato, se, come previsto dal vertice Ue di fine giugno, potesse ricapitalizzare direttamente le banche, quella “monofunzionalità ” sparirebbe.
Solo allora la Bce potrebbe dare il suo nulla osta alla decisione dei governi di dotare l’Esm di licenza bancaria.
Quanto agli strumenti straordinari annunciati ma non specificati ieri da Draghi, negli uffici dell’Eurotower stanno già  lavorando alla possibilità  che acquisti bond aziendali, bypassando così il “grande freddo” delle banche.
Infine, sarà  importante anche definire i dettagli dei nuovi programmi di acquisti dei bond spagnoli e italiani.
Su una cosa sono certi, i banchieri centrali: che il problema della seniority «va affrontato», come ha detto anche Draghi.
Il fatto cioè che i mercati sono rimasti scottati dal trattamento privilegiato concordato a Francoforte quando c’è stata la ristrutturazione del debito greco.
Per gli acquisti futuri varrà  dunque la regola che la Bce condividerà  i rischi, nel caso di un taglio del debito.

Tonia Mastrobuoni

argomento: economia, Europa | Commenta »

FINLANDIA, PATRIA DEL RIGORE EUROPEO: “NON PAGHEREMO PER LE CICALE”

Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile

CON LA CRISI CRESCE IL SENTIMENTO NAZIONALISTA CHE PREMIA LA DESTRA POPULISTA

Oggi Jukka ha bisogno di «sisu». I finlandesi la chiamano così: forza, coraggio, razionalità , voglia di lottare quando le forze sembrano non esserci più.
E’ l’ultimo giorno nell’ufficio al centro di ricerche della Nokia di Ruoholathi, tre fermate di metro dal centro di Helsinki.
«Dalla prossima settimana mi sposto nella sede centrale. Hanno detto che non c’era alternativa».
L’enorme palazzo ecosostenibile è ormai deserto. Le porte sono serrate, le luci spente, qualche parete di vetro comincia a mostrare i segni dell’incuria.
A giugno il gruppo ha annunciato un piano di ristrutturazione che costerà  il posto a diecimila persone in giro per il mondo.
Il simbolo industriale della rinascita finlandese del dopo guerra fredda e della recessione seguita al crollo degli scambi con la fu Unione Sovietica, paga il conto della concorrenza spietata di Apple e Samsung.
Nokia taglia, eppure sul viale alberato che costeggia l’isolato tutto procede con apparente tranquillità .
All’Itameren Helm c’è chi approfitta dell’ultimo sole dell’estate per godersi una birra. Il proprietario, un immigrato indiano, alza le spalle: «Mi mancano i clienti nel week-end, ma non mi lamento».
Le mamme passeggiano, i ciclisti sfrecciano sulla ordinatissima ciclabile. Internet impazzisce per buffi passeri colorati, gli «Angry Birds» di Rovio, la letteratura mondiale consacra Sofi Oksanen e i suoi romanzi.
Il Giappone d’Europa, la patria intoccata della tripla A, non si arrende alle difficoltà . E’ lo spirito «sisu» che permise ai finlandesi di tenere testa ai russi nel 1940.
Di fronte al disastro spagnolo, alla tragedia greca, alle ricette imposte a Irlanda e Portogallo quel che accade qui non è ancora nulla.
Il Pil quest’anno crescerà  dell’1,5%, il deficit è sotto controllo, la disoccupazione è all’8%, i consumi interni tengono.
La Finlandia resta il Paese in Europa con la più alta spesa per la ricerca in rapporto al Pil, quasi il 4%.
E però quella stessa crescita è la metà  di due anni fa, la disoccupazione giovanile sfiora il 20%, il tasso di invecchiamento della popolazione minaccia la tenuta del sistema pensionistico, il debito pubblico è 8 punti superiore a tre anni fa.
L’ultimo rapporto Ocse ha sottolineato la crisi dell’export di un Paese povero di materie prime: dal +7,8% del 2010 l’anno scorso è crollato a -0,8%, quest’anno dovrebbe risalire al 2,2%.
La Banca centrale ha dedicato gran parte del suo ultimo rapporto all’enorme scarto fra i prezzi (troppo alti) delle case e gli affitti.
Il governo ha pianificato la costruzione di due centrali nucleari, ma intanto il progetto finanziato insieme ai francesi di Areva è in stallo, sepolto da polemiche e ritardi tecnici.
L’anno scorso la politica ha dovuto fare i conti con uno scandalo che ha fatto esplodere al 20% i consensi di un partito populista, xenofobo e antieuropeista che fino ad allora era rimasto ai margini della vita pubblica, i «veri finlandesi».
Il leader si chiama Tino Soini, è cattolico, un mix fra Beppe Grillo e Umberto Bossi.
I più critici, come il ministro degli Affari europei Alexander Stubb, interpretano il boom di Soini come la reazione alla scarsa disciplina di alcuni partner europei e alla crisi dell’Eurozona.
In Finlandia oggi al governo c’è un’inedita maggioranza destra-sinistra, per metterla insieme ci sono voluti due mesi.
Per tenere in ordine i conti pubblici, anche i finlandesi stanno tagliando le spese.
A pochi mesi dalle elezioni amministrative, in Parlamento si discute una riforma che – in nome del rigore finanziario – punta a dimezzare gli attuali 330 Comuni.
Nonostante i sacrifici, i sondaggi dicono che la «strana maggioranza» guidata dal giovane Jyrki Katainen gode di ampio consenso e che i voti di Soini calano.
Merito a quanto pare della scelta di non nascondere le difficoltà  e la fermezza con la quale si è posto rispetto alle crisi greca espagnola: il via libera di Helsinki al pacchetto di aiuti europeo è stato condizionato alla firma di due accordi bilaterali che vincolano Atene e Madrid a offrire al governo finlandese garanzie reali.
«Negli anni novanta abbiamo dovuto fare scelte drastiche. Come allora abbiamo bisogno di un nuovo slancio», dice spesso Katainen.

Alessandro Barbera

argomento: economia, Europa | Commenta »

LA «SINDROME SCHETTINO» CHE PESA SU EUROLANDIA

Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile

L’EUROPA IN ATTESA DI QUALCUNO CHE RAPPRESENTI UNA VOCE DECISA E DIA UNA INDICAZIONE SICURA

La leadership si manifesta con la capacità  di prendere decisioni nei momenti di crisi. Quando vi è un diffuso stato di incertezza e di ansia cresce l’aspettativa di una voce decisa e di una indicazione sicura.
L’Europa vive frastornata dalla cacofonia assordante sui rimedi da adottare di fronte alla crisi, ed è alla ricerca di “qualcuno” che indichi una via d’uscita e se ne faccia pienamente carico.
Laddove “nessuno è in comando”, come amano dire gli americani, o, come diremmo noi mediterranei, “nessuno è al timone”, si rischia il panico.
È questa la sensazione prodotta dal balletto delle dichiarazioni di chi detiene funzioni direttive nei governi e nelle istituzioni europee e internazionali.
È come fossimo preda di una sorta di “sindrome Schettino”: la barca di Eurolandia va alla deriva e rischia di affondare perchè manca un comandante all’altezza della situazione.
All’inizio della crisi, nell’autunno del 2008, ci fu un momento in cui Gordon Brown, il Cancelliere dello Scacchiere britannico, forte della sua esperienza e dei suoi successi nella gestione dell’economia, sembrò in grado di indirizzare le scelte della comunità  politica ed economica internazionale.
Fu una illusione di breve periodo e quel momento di gloria servì più che altro a scopi interni, a rintuzzare l’offensiva di un “novizio” come David Cameron: “it is no time for a novice” sentenziò in quei giorni Gordon Brown. Da allora nessuno, nemmeno Barack Obama, è riuscito a indicare una strada.
Di meeting in meeting la politica ha mostrato la propria impotenza di fronte all’economia.
O, in termini più maliziosi, alcuni politici hanno lastricato la strada al dominio degli attori economici.
La destra americana si è schierata in prima fila a difesa della sacralità  del mercato utilizzando tutto il suo armamentario retorico pur di impedire che l’Eurozona si risollevi e riaffermi il suo modello socio-economico, intimamente “socialista” agli occhi dei neocons.
La ragione di tanto furore conduce, anche qui, al fronte interno: il vero obiettivo da colpire è il presidente Obama che, con le sue riforme, si ispira all’Europa welfarista e spendacciona. Per questo le teste d’uovo d’oltre Atlantico vanno all’attacco.
Con pessime figure, peraltro. In una recentissima intervista Arthur Brooks, direttore del think tank conservatore American Enterprise Institute e influente intellettuale del partito repubblicano, arriva a raccontare che i paesi con il welfare più sviluppato sono “i più insoddisfatti e i meno prolifici”; peccato che i Paesi scandinavi, culla della socialdemocrazia, siano in vetta al tasso di natalità  e di soddisfazione per il funzionamento del loro sistema. (Dati Eurostat ed Eurobarometro)
Ora, allo stato attuale, nè Franà§ois Hollande, per formazione e personalità , nè Angela Merkel, condizionata dal fronte interno, malgrado tutti i passi e gli sforzi compiuti, sembrano in grado di mettersi sulle spalle il continente e guidarlo fuori dalla crisi grazie al loro carisma. (Altra storia se fosse arrivato all’Eliseo l’ex presidente dell’Fmi Dominique Strauss—Kahn, l’unico capace di dettare una linea dall’alto delle sue virtù politiche ed intellettuali: ma i vizi privati, altrove, si pagano… ).
In questa situazione di paralisi e di veti incrociati si è finalmente distinta una voce chiara e netta, quella del presidente della Bce, Mario Draghi.
In poche, tacitiane, parole egli ha espresso il suo fermo convincimento a salvare l’Eurozona.
Quando, alla fine di un discorso imperniato sulla volontà  di mettere in campo tutti gli strumenti e tutte le risorse necessari per contrastare la recessione ha aggiunto “e, credetemi, sarà  sufficiente”, ha segnato un punto di non ritorno.
Con quelle parole, offrendosi come il prestatore di fiducia di ultima istanza degli europei, Draghi si è caricato sulle proprie spalle una responsabilità  enorme.
Mentre i politici nazionali latitavano, il presidente della Bce ha raccolto la domanda di governo che veniva dalle opinioni pubbliche.
Ha sopperito alla carenza di “decisione politica” degli attori politici nazionali, di coloro che sarebbero maggiormente intitolati ad intervenire.
Ed ha obbligato tutti gli altri a misurarsi con le sue intenzioni. In una parola, ha esercitato una funzione di leadership.
Ora il gioco tornerà  nelle mani dei governi ma “il movimento” è stato creato. L’impasse in cui l’Europa si era impantanata per anni sembra aver trovato un filo, e un tessitore, a cui affidarsi.
Ancora una volta, sono i tecnici ad essere, e a fare, i politici.
Del resto, la leadership non si misura con i voti.

Piero Ignazi
(da “La Repubblica”)

argomento: economia, Europa | Commenta »

EUROTOWER, “COLOMBE IN MAGGIORANZA”, MA DRAGHI VORREBBE EVITARE LA SPALLATA

Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile

NEL BUNKER DI FRANCOFORTE VA IN ONDA LA DIVISIONE SUD-NORD: DIECI CON DRAGHI, SETTE CONTRARI, QUATTRO INDECISI

Mezzogiorno di fuoco stamane a Francoforte. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce) si riunisce sotto gli occhi dei mercati e del mondo intero.
Dopo le promesse del presidente Mario Draghi di fare tutto il possibile per salvare l’eurozona, e il duro monito di risposta del numero uno della Bundesbank Jens Weidmann, contro ogni deragliamento dai compiti della Bce, un confronto aperto tra i due appare inevitabile. E soprattutto, mercati e politici temono che le aspettative suscitate da Draghi vengano deluse.
I due no giunti ieri da Berlino – prima quello di Weidmann a ogni scelta che spinga la Bce “oltre i suoi compiti di difesa della stabilità  monetaria”, poi quello del governo, schieratosi unanime in serata col falco vicecancelliere Philipp Roesler contro una licenza bancaria al futuro fondo salvastati Esm – rafforzano l’allarme.
La partita è difficile: teoricamente le “colombe” pro-Draghi sono dieci oltre a lui, i falchi vicini a Weidmann sette, ma sommandoli eventualmente ai 4 indecisi si rischia una spaccatura, uno stallo che dividerebbe l’eurozona tra Nord e Sud.
Per evitarla, Draghi potrebbe ripiegare su annunci di misure meno traumatiche e quindi anche meno forti.
Questo timore è espresso con molta forza dagli operatori sui mercati.
La Bce deve fare di più, c’è perdita di fiducia, ha esortato da oltre Atlantico la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde.
Ma il vicecancelliere tedesco Roesler, e insieme a lui vari esponenti della Csu bavarese, sparano a zero contro ogni provvedimento di grande portata. E l’ex capo economista Bce Juergen Strack denuncia come “illegali” gli acquisti di titoli sovrani. Liberali e Csu alzano il tono sperando di convincere anche la cancelliera a ritirare le sue aperture a Monti e Hollande.
Il clima è pesante.
Spiegel online accusa Monti di essere entrato in rotta di collisione contro Angela Merkel con la richiesta di licenza bancaria al fondo salva-Stati.
La paura di elettori e risparmiatori tedeschi di finire nel baratro, con mille miliardi già  impegnati tra aiuti, crediti e garanzie, cresce di ora in ora.
Se Draghi tira troppo la corda, dicono gli osservatori a Francoforte, può arrivare a una rottura pericolosa con la Bundesbank e con Berlino.
Ma se invece dopo aver creato tante aspettative, annuncerà  solo misure che ai mercati appariranno insufficienti o troppo timide, la tempesta continuerà .
E molti analisti ieri si dicevano “scettici sulle possibilità  di un’intesa su misure drastiche e per questo “disappointed”, irritati e scontenti”.
I mercati temono che non venga annunciato il previsto maxi-acquisto di titoli sovrani dei paesi sotto tiro, perchè la Bundesbank e i suoi uomini frenano e parlano di inaccettabile violazione di tabù e statuti dell’Eurotower.
“Draghi sta tentando con metodi estremamente avventurosi di aggirare il divieto posto alla Bce di finanziare direttamente gli Stati, per finanziarie i debiti dell’Europa meridionale”, accusa Hans Michelbach della Csu bavarese.
Dopo il contrattacco di Weidmann, e soprattutto dopo l’appello di Roesler a considerare lo spread alto come “indispensabile incentivo alle riforme nei paesi del Sud”, l’atmosfera è pessima.
Draghi, come è tradizione dei presidenti Bce, preferisce decisioni all’unanimità  del consiglio direttivo rispetto a scelte a maggioranza.
Ma è difficile mettere insieme una maggioranza forte per le sue proposte di interventi radicali.
Ci starebbero Portogallo – il presidente della Banca centrale, meno sicuro il vicepresidente Vitor Constancio – Slovenia, Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Malta Spagna e i due francesi.
Dieci più Draghi.
I “falchi”, compresi i tedeschi Weidmann e Asmussen, sono sette: austriaco, olandese, lussemburghese, finlandese, èstone.
La battaglia è per conquistare il consenso dei quattro indecisi: il portoghese Constancio, lo slovacco Makuch, i due belgi Coene e Praet.
Se, come si teme, fossero prese   misure troppo timide rispetto a quelle forti auspicate dall’Fmi, Draghi rischierebbe una sconfitta di fatto, o una vittoria di Pirro.
E la tempesta perfetta tornerebbe a scatenarsi.

Andrea Tarquini
(da “La Repubblica“)

argomento: economia, Europa | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (37.913)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Marzo 2026
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
    « Feb    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • IL VERO OBIETTIVO DI GIORGIA È RISCRIVERE LA COSTITUZIONE SENZA PASSARE DAL REFERENDUM! . MARCELLO SORGI STRONCA LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE TARGATA MELONI (“UNA DEI TANTI TESTI SCRITTI MALE USCITI DA PALAZZO CHIGI”) E LANCIA L’ALLARME PERCHÉ LO “STABILICUM” AGGIRA LE INDICAZIONI DELLA CONSULTA ASSEGNANDO UN PREMIO DI MAGGIORANZA ESAGERATO
    • CROSETTO SE CI SEI, BATTI UN…GOLFO! IL MINISTRO DELLA DIFESA GUIDO CROSETTO E’ BLOCCATO A DUBAI , ERA DA IERI NEGLI EMIRATI ARABI UNITI PER MOTIVI PERSONALI (ERA ANDATO A RIPRENDERE LA FAMIGLIA PER POI RIPARTIRE ALLA VOLTA DELL’ITALIA)
    • UNA POLTRONA NON SI NEGA A NESSUNO: BASTA CHE SIA AMICO DEI SOVRANISTI: NEI PROSSIMI MESI CI SONO 211 POLTRONE DA RINNOVARE, E IL GOVERNO SI PREPARA A UNA SPARTIZIONE
    • LE CAZZATE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN POTREBBERO DARE UNA MAZZATA ALL’ECONOMIA GLOBALE: IL REGIME IRANIANO POTREBBE REAGIRE ALL’ATTACCO DI ISRAELE E AMERICANO CHIUDENDO LO STRETTO DI HORMUZ, DA DOVE PASSA IL 20% DELLA PRODUZIONE MONDIALE DEL PETROLIO
    • MIGLIAIA IN PIAZZA A ROMA CONTRO IL DDL BONGIORNO: “NON NORMALIZZERETE LO STUPRO NEI TRIBUNALI”
    • L’AUTOCRAZIA E’ PIU’ VICINA: TRUMP VUOLE RESTARE AL POTERE, FREGANDOSENE DELLE REGOLE. IL PRESIDENTE AMERICANO RICICCIA LA STORIELLA DEL “VOTO TRUCCATO” NEL 2020 COME SCUSA PER AGGIRARE LA REGOLA DEI DUE MANDATI: “HO DIRITTO A UN ALTRO MANDATO PERCHÉ HANNO IMBROGLIATO A MORTE NEL SECONDO”
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA