Destra di Popolo.net

TAV TRA VARIANTI E RITARDI: TUTTI I NODI DELL’OPERA CHE DIVIDE DA 22 ANNI

Marzo 4th, 2012 Riccardo Fucile

PROGETTI CHE CAMBIANO, SCADENZE CHE SLITTANO, UN TUNNEL CHE DAREBBE LAVORO A SETTEMILA ADDETTI PER UN COLLEGAMENTO PER MOLTI INUTILE… SCEMPIO AMBIENTALE PER UNA LINEA SOTTOUTILIZZATA

Ventidue di lotta contro la Tav, tra progetti che cambiano, scadenze che slittano e migliaia di persone pronte a scendere in piazza ogni volta in cui la Torino-Lione è sul punto di passare dalle carte dei progetti ai cantieri sul territorio.
È successo nel 2005 a Venaus, quando doveva partire il sondaggio per il tunnel geognostico che fu bloccato, innescando il processo di radicale revisione del progetto.
E accade anche in questi tormentati giorni.
Ecco quali sono i nodi di una vicenda che sta dividendo l’intero Paese.

ALTA VELOCITà€
La Torino-Lione disegnata sulla carta è un megatunnel di 57 chilometri sotto le Alpi, di cui 14 in Italia.
A Susa, all’uscita dalla montagna, una stazione internazionale dove fermeranno i Tgv per Parigi.
La linea si infila poi nella montagna dell’Orsiera per quasi 20 chilometri, attraversa la pianura sotto la Sacra di San Michele per poi infilarsi nella collina morenica, entrare allo scalo ferroviario di Orbassano, toccare Torino per poi correre nella pianura padana.
La versione attuale è però low cost con il doppio obiettivo di placare le proteste riducendo l’impatto e rendere affrontabili gli investimenti per le casse pubbliche.
Saranno realizzati appena 28 chilometri sugli 81 previsti. Il resto dopo il 2023.

CANTIERI
Seicentomila metri quadrati di territorio sono destinati ai cantieri con oltre 17 milioni di tonnellate di materiali di scavo. Una cifra uguale alla quantità  di zucchero esportata dal Brasile o a quella del riso prodotto Thailandia in un anno.
Con la versione attuale spariscono però, almeno per dieci anni, i cantieri della basse valle e quello di Rivoli, vicino all’ospedale e nel mirino degli agricoltori.
Per non intasare la viabilità  locale è già  previsto che il materiale di scavo sarà  portato fuori solo attraverso i treni.

EUROPA
L’Europa contribuisce al 30% dei costi della tratta di confine: 2 miliardi di euro, di cui 671 già  previsti, ridotti a 662 a dicembre per i ritardi accumulati sul progetto.
Ma per mettere mano al portafoglio ha imposto in questi anni scadenze precise, puntualmente disattese.
Aveva chiesto l’avvio del cantiere di Chiomonte nell’autunno del 2010. Inverno e tempi di approvazione del progetto hanno fatto slittare l’appuntamento con le ruspe al 31 marzo. Anche quella data però è andata buca.
Nuovo termine il 31 maggio, diventato poi 30 giugno.
Scadenza centrata a metà : il cantiere è aperto, ma mancano la firma dell’accordo internazionale tra Italia Francia e l’approvazione del progetto.
Solo allora l’Europa confermerà  i fondi: mercoledì il banco di prova nel vertice bilaterale a Roma. I lavori a Chiomonte dureranno fino al 2015.
Nel 2013 dovrà  invece partire il buco per il megatunnel sotto le Alpi e i lavori finiranno nel 2023.

FRANCIA

Sono tre le discenderie gemelle di quella prevista a Chiomonte già  realizzate in Francia, nella regione della Maurienne.
Quattro milioni e mezzo di euro per le gallerie di Saint Martin del Porte, La Praz e Modane.
I lavori che in Italia sembrano così difficili da digerire in Francia sono partiti già  nel 2001 e terminati.
Grazie a una legge del governo di Parigi, che il Piemonte ha replicato da questa parte delle Alpi, nei cantieri delle gallerie geognostiche francesi hanno lavorato per il 48% aziende e maestranze locali.

INVESTIMENTI
La Torino-Lione costa 14 miliardi di euro: 10,5 per la tratta internazionale, da dividere tra Italia, Francia e Unione Europea.
Pesano poi tutti sulle casse di Roma i 4,3 miliardi della tratta da Chiusa San Michele a Torino; su Parigi i 6 miliardi previsti per la linea oltreconfine.
La versione low cost consente un risparmio per la casse pubbliche di 4 miliardi rimandando al 2035 il resto della spesa.

NO TAV

Ventitrè comuni della Valle e migliaia di cittadini da anni si oppongono al supertreno.
Nel 2005 nel mirino i rischi per la salute per amianto e uranio presenti nelle rocce.
Oggi la battaglia si gioca soprattutto sui costi e sulle motivazioni dell’opera: “Uno scempio ambientale e uno spreco inaccettabile, in un momento in cui si chiede a tutti di tirare la cinghia”.
La linea ferroviaria è secondo i No Tav più che sufficiente ad assorbire il traffico perchè oggi è sottoutilizzata e sarà  saturata non prima del 2025-30″.

SàŒ TAV
La Tav metterà  il Piemonte al centro dell’Europa e consentirà  una crescita di 1,5 punti di Pil l’anno e 7 mila posti di lavoro.
Pensare di cavarsela con la linea storica “è antiquato e poco serio” sostengono i Si Tav. È stata progettata nel 1857: è come se l’Olanda avesse un solo collegamento ferroviario, dicono i tifosi della Tav.

Maria Chiara Giacosa

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CON 180 MILIARDI DI EVASIONE, ITALIA MAGLIA NERA IN EUROPA

Marzo 2nd, 2012 Riccardo Fucile

I DATI RACCOLTI DA “TAX RESEARCH LONDON”… ALLE SPALLE DELL’ITALIA GERMANIA E FRANCIA

Nel 2009 in Italia il ‘valore dell’economia sommersa era pari a 418,23 miliardi di euro per un’evasione fiscale stimata in 180,257 miliardi, quasi un terzo delle entrate totali”.
Il Belpaese è maglia nera tra i paesi dell’Unione europea per l’economia sommersa e quindi anche per l’evasione fiscale.
E’ quanto emerge dall’indagine ‘Tax research London” elaborata per il gruppo parlamentare Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) di Bruxelles, che comprende anche il Partito Democratico.
Alle spalle dell’Italia, per sommerso ed evasione, si sono piazzate Germania e Francia.
L’economia tedesca in nero valeva, nel 2009, poco meno di 400 miliardi di euro, facendo perdere al fisco nazionale oltre 158 miliardi (il 16% delle entrate totali).
Il sommerso in Francia sfiorava invece i 290 miliardi, generando un’evasione fiscale pari a 120,61 miliardi (il 15% del gettito fiscale complessivo).
Assai più contenuto, invece, il fenomeno del sommerso in Spagna (239 miliardi in valore e 72 in evasione) e Gran Bretagna, dove il nero valeva 212 miliardi e l’evasione ammontava a 74 miliardi).
Se in termini assoluti, l’ammontare dell’evasione fiscale italiana dovuta al sommerso supera tutti gli altri Paesi dell’Ue, altrettanto non si può dire per quanto riguarda il rapporto tra mancato gettito e incassi complessivi del fisco.
In questa graduatoria l’Italia, con il suo 27%, è superata da ben nove Paesi con economie che per dimensioni e struttura non possono certo essere paragonate a quella della Penisola.
Il primato negativo è stato infatti stabilito dalla Romania con il 35,3%, seguita da Romania (32,6), Lituania (32), Estonia (31,2), Lettonia (29,2), Cipro (28), Grecia (27,5), Malta e Polonia (27,2).
Ma l’Italia torna nei posti di vertice della classifica se si considera invece il rapporto tra ammontare dell’evasione causata dall’economia sommersa e la spesa per l’assistenza sanitaria.
Su questo fronte il 228,2% fatto registrare dall’Italia è superato solo dal 260,5 dell’Estonia.
Per contrastare l’illegalità  nelle transazioni finanziarie, il Parlamento europeo sta elaborando una Tobin Tax che non solo deve entrare in vigore al più presto, ma deve essere “disegnata nel modo più stringente possibile per evitare ogni possibile forma di evasione”.
Secondo la socialista greca Anni Podimata, relatrice parlamentare in sede di Commissione Econ, la tassa dovrà  essere imposta in base al principio di residenza dell’emettitore del titolo oggetto della transazione.
In pratica la tassa dovrà  essere pagata anche, ad esempio, sulla compravendita di un’azione Eni tra un venditore di Hong Kong ed un compratore di New York.
Per scoraggiare l’evasione fiscale inoltre il Parlamento propone di prendere ad esempio la ‘stamp duty’ britannica: il mancato pagamento della tassa non convalida l’operazione, di fatto solo il pagamento della Tobin tax darebbe certezza al titolo di proprietà .

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L’ITALIA E’ SEMPRE L’ULTIMA NEL RECEPIRE LE DIRETTIVE EUROPEE: APERTE A SUO CARICO 132 PROCEDURE DI INFRAZIONE

Febbraio 29th, 2012 Riccardo Fucile

AI SOLLECITI RISPONDIAMO TARDI O NON RISPONDIAMO AFFATTO… LE REGOLE ERANO STATE SCRITTE DA MARIO MONTI NEL 2010

L’Italia batte tutti in Europa sulle direttive Ue non notificate nella legislazione nazionale.
Sono 29 quelle “dimenticate”.
Non va molto meglio se nella media si comprendono anche le direttive notificate con errore: in questo caso la media europea è dello 0,8 per cento, noi arriviamo all’1,9 per cento.
In questa seconda classifica, peggio di noi c’è solo il Belgio con il 2,2 per cento.
Andiamo a braccetto con la Polonia, Paese entrato nell’Ue solo nel 2004, quindi con il sistema di recepimento del diritto comunitario ancora da mettere a punto.
Il dato emerge dal rapporto della Commissione europea sull’attuazione delle regole del mercato unico (che si fonda su cifre aggiornate al primo novembre 2011) pubblicato a Bruxelles in occasione del ventesimo anniversario del mercato unico.
Nel dettaglio, con “deficit di trasposizione” s’intende la percentuale delle direttive del mercato interno che non sono state notificate alla Commissione in rapporto al numero totale delle direttive che deve essere trasporto nella legislazione nazionale.
Questo vuol dire che una volta che una direttiva europea viene approvata a Bruxelles, i vari governi nazionali devono “digerirla” nei propri ordinamenti e adeguare il diritto nazionale a quello comunitario.
Ma evidentemente in Italia troppo spesso qualche testo si perde nella burocrazia di Camera e Senato.
Sono quindi 29 le direttive Ue non notificate dall’Italia, una in più il Belgio, ma ben 15 in meno la Francia e 14 in meno la Germania.
Poi non mancano le eccellenze, come la Danimarca (7 non ratificate) e l’Irlanda (4).
Questa volta non consola nemmeno guardare le “new comers” in Europa come Romania (17) e Bulgaria (13).
Possibile che proprio l’Italia, uno dei sei Paesi fondatori dell’Ue, si trovi così indietro nell’applicazione delle direttive comunitarie?
A guardare i dati Si, e dire che l’ultimo rapporto sulla “Nuova strategia per il mercato unico” del maggio 2010 porta proprio la firma dell’attuale Premier italiano Mario Monti.
Ma non solo l’Italia è lenta a ratificare, o lo fa in modo scorretto, le direttive comunitarie. Secondo i dati della Commissione siamo soliti reagire con un’alzata di spalle anche alle sollecitazioni di Bruxelles, o peggio ancora non reagire per niente.
Sì perchè quando uno Stato non recepisce nei tempi dovuti una determinata direttiva, l’Ue invia qualche sollecito, fino a scrivere una lettera di messa in mora, primo passo ufficiale verso l’apertura di una vera e propria procedura d’infrazione.
I tempi sono sempre molto dilatati, proprio per permettere alle autorità  nazionali di dare una risposta o mettersi in regola.
Tuttavia anche in questa classifica l’Italia si becca un bel bollino rosso nel rapporto della Commissione.
Infine ci sono le procedure d’infrazione, ovvero le “punizioni” previste dalla legislazione europea per i Paesi meno diligenti.
Secondo il dipartimento italiano delle politiche comunitarie, ad oggi le procedure a carico dell’Italia sono 132, ben 95 delle quali riguardano addirittura casi di violazione del diritto dell’Unione e 37 sono relative a mancato recepimento di direttive.
In cima alla lista troviamo le questioni ambientali 33 (ad esempio rifiuti, discariche, falde acquifere), seguite da fiscalità  e dogana (14), lavoro e affari sociali (12) e trasporti (11). Insomma davvero non male.
E cosa succede in caso di condanna dopo una procedura d’infrazione?
La Commissione europea si rivolge alla Corte di Giustizia e questo può portare ad una sanzione economica ai danni del Paese aggravata per ogni giorno di ritardo dell’adozione della direttiva in questione. Insomma, pioggia sul bagnato.
All’ultima riunione del Consiglio europeo, il 30 gennaio 2012, i capi di Stato e di Governo hanno sottoscritto una dichiarazione con delle misure indispensabili a rilanciare il mercato interno europeo.
Lo scorso 20 febbraio, inoltre, 12 Paesi europei (tra cui l’Italia) hanno sottoscritto un’altra lettera indirizzata al Consiglio del 1 marzo con indicate altre mosse per rilanciare lo sviluppo in Europa sempre grazie al completamento del mercato unico. Insomma, a ben guardare, il grosso del lavoro di Monti resta in Italia.

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IL PRESIDENTE TEDESCO WOLF SI DIMETTE PER AVER OTTENUTO DA UN AMICO UN PRESTITO AGEVOLATO, IN ITALIA NON SI DIMETTONO NEANCHE SE LI BECCHI MENTRE SI FOTTONO I SOLDI

Febbraio 17th, 2012 Riccardo Fucile

LA MERKEL COSTRETTA AD ANNULLARE LA VISITA IN ITALIA : “IL NOSTRO STATO DI DIRITTO PREVEDE CHE TUTTI I CITTADINI SIANO UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE”… BEATI LORO

Il presidente tedesco Christian Wulff, 52 anni, si è dimesso.
Lo ha annunciato lo stesso presidente nel corso di una dichiarazione dalla sede della presidenza, il castello di Bellevue a Berlino: “Ho fatto degli errori, ma sono stato sempre in buona fede – ha detto Wulff -.   C’è bisogno di un presidente che possa dedicarsi completamente alle sfide europee e abbia fiducia ampia dei cittadini. Gli sviluppi di questa settimana hanno dimostrato che questa fiducia non c’è più e quindi non c’è altra possibilità  che abbandonare questa carica: oggi perciò mi dimetto”, ha aggiunto.
Annullata la visita del cancelliere tedesco, Angela Merkel, in programma oggi a Roma.
La Merkel avrebbe dovuto incontrare alle 12 a Palazzo Chigi il premier Mario Monti e a seguire si sarebbe recata al Quirinale per una colazione di lavoro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Ho ascoltato le dimissioni di Wulff con molto rammarico”. Così il cancelliere tedesco in conferenza stampa ha commentato la decisione del presidente al quale ha rivolto un ringraziamento.
“Lui si è dedicato con dedizione e grande impulso alla Germania, ha rappresentato sempre degnamente questo Paese, anche all’estero”, ha aggiunto la Merkel, ma ora “il presidente riteneva di non potere servire più il popolo”.
Il cancelliere ha, poi, annunciato: “I partiti si riuniranno per trovare un accordo per un successore. Vogliamo condurre i colloqui in maniera veloce. I partiti che governano la Repubblica federale, la Cdu e la Fdp dopo consultazioni assieme ai socialdemocratici ai Verdi/Bundnis cercheranno di trovare un candidato comune per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica federale tedesca”.
Poi ha concluso: “Il nostro stato di diritto prevede che siamo tutti uguali davanti alla legge”. “Credo di essermi comportato in maniera retta senza commettere illeciti e questo verrà  dimostrato – ha detto Wulff -. Sono convinto che il mio recarmi alla Procura di Hannover mi scagionerà  in tutti i modi”.
Poi ha aggiunto: “Lascio la strada libera al mio successore. Il presidente del parlamento insieme al capo di governo sceglieranno il prossimo successore. Giovedi ne parleranno”, ha detto ancora Wulff.
Il presidente della Camera Bassa Horst Seehofer (CSU), assume l’incarico di presidente di transizione della Repubblica federale tedesca.
Ieri, la Procura di Hannover, nel nord della Germania, ha annunciato di aver chiesto l’annullamento dell’immunità  per il presidente della Repubblica, accusato da due mesi di illeciti.
Il presidente della Repubblica tedesca gode della stessa immunità  dei parlamentari: possono essere perseguiti penalmente solo se il Bundestag concede l’autorizzazione.
E il parlamento dovrà  riunirsi in seduta plenaria per decidere del caso.
Nelle ultime ore c’è stata una drammatica accelerazione della crisi al vertice dello Stato tedesco. Mercoledì sera la procura di Hannover ha aperto un’inchiesta nei confronti del presidente per interesse privato in atti di ufficio: su di lui pesa l’accusa di avere ottenuto un prestito di 500mila euro da un imprenditore amico, con un tasso di favore del 4%, quando era governatore del Land della Bassa Sassonia.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia di tre pernottamenti in un albergo dell’isola di Sylte di 258 euro l’uno, pagati sempre da un imprenditore a lui vicino e che Wulff dice di aver rimborsato in contanti.
Anche la giovane moglie di Wulff, la bella Bettina, 38 anni, è finita nel calderone mediatico per dei vestiti di grandi firme (tedesche) ricevuti in omaggio.
Il presidente tedesco ha tentato di riacquistare un po’ di credibilità  e allontanarsi dai quotidiani attacchi della stampa tedesca (in prima linea la Bild) con un viaggio in Italia di tre giorni, dal 13 al 15 febbraio, ma non è bastato.
Oltre ai partiti dell’opposizione anche nei settori della maggioranza di governo è venuto meno il sostegno politico al capo dello Stato, a partire dal partito liberale, che ha già  preso chiaramente le distanze. ”Per rispetto alla massima carica che ricopre, Wulff deve adesso trarre le conseguenze”, aveva dichiarato Heiner Garg, vicepresidente del land dello Schleswig-Holstein. Un alto esponente della Csu bavarese, partito fratello di quello di Angela Merkel, aveva dichiarato che è ”inimmaginabile un presidente che si rechi in Procura”.
La Merkel ha telefonato al premier italiano Mario Monti per annunciare di dover rinviare la visita.
Si è trattato di una telefonata cordiale, durante la quale la Merkel ha assicurato di voler venire in Italia al più presto.
Come spiegano fonti del governo italiano i due capi di governo si risentiranno anche in giornata. Stamani anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto una telefonata dalla Merkel.
“La Cancelliera Merkel e il Presidente Monti si terranno in stretto contatto durante il fine settimana, in vista dell’Eurogruppo di lunedì”, ha fatto poi sapere Palazzo Chigi.
A fine mattinata su iniziativa di Monti, c’è stata una conversazione telefonica a tre, con la cancelliera Merkel e il primo ministro greco Lucas Papademos: “Al termine di questo colloquio, dettagliato e condotto con spirito costruttivo – si legge nel comunicato – i tre partecipanti si sono dichiarati fiduciosi che lunedì all’Eurogruppo potrà  essere raggiunto l’accordo sulla Grecia”.
È la seconda volta in poco meno di un mese che un incontro tra Mario Monti e Angela Merkel a Roma viene annullato. Il 20 gennaio scorso infatti avrebbe dovuto tenersi nella Capitale un vertice tra il premier italiano, la cancelliera tedesca e il presidente francese Nicolas Sarkozy, ma venne rinviato per improvvisi impegni di quest’ultimo legati alla politica transalpina.
Stavolta a fare slittare il vertice Merkel-Monti sono questioni interne alla Germania, con la crisi istituzionale legata all’inchiesta sul presidente Christian Wulff che potrebbe portare già  oggi alle sue dimissioni.

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IL PACCHETTO DEI SACRIFICI PER ATENE: TAGLI AL SALARIO MINIMO, LICENZIAMENTI E TICKET

Febbraio 13th, 2012 Riccardo Fucile

FAMIGLIE GRECHE RIDOTTE ALLO STREMO, IN BILICO LE MISURE SULLE PENSIONI… DISMISSIONI DEL PATRIMONIO STATALE PER 4,5 MILIARDI

Privatizzare, tagliare pensioni e salari, licenziare i dipendenti pubblici, rifinanziare le banche, chiudere i rubinetti della sanità , della difesa, degli enti locali e della politica per salvare la Grecia dal fallimento.
Quello che il governo ha approvato è un piano di tagli alla spesa pubblica e di future dismissioni del patrimonio statale da 4,5 miliardi, che comporta gravi sacrifici per tutta la popolazione. Tuttavia, questa drastica manovra consentirà  al Paese di andare avanti e di ricevere la liquidità  con cui rimborsare a marzo quei 14,5 miliardi di obbligazioni governative che sono in scadenza. Senza il pacchetto di aiuti da 130 miliardi, patteggiato in cambio del piano di austerity, la Grecia sarebbe infatti andata in default e di conseguenza sarebbe uscita dall’euro.
Se, quindi, ancora per il 2012, i conti della Grecia saranno in rosso, dopo questa drastica cura fatta di tagli e privatizzazioni, il governo di Atene dovrebbe registrare un surplus di 3,6 miliardi già  a partire dal prossimo anno.
Salario minimo.
Una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda deregulation e una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito.
Questo in sintesi l’impegno che è stato preso per riuscire a spuntare un piano di aiuti dall’Europa che permetta alla Grecia di evitare il default e di non uscire dall’euro.
Si tratta della misura che più ha irritato i greci, anche perchè con la nuova legge sarà  molto più facile portare avanti maxi piani di licenziamento. Tra tagli ai salari e ai posti di lavoro, Atene conta di risparmiare circa 3,3 miliardi di euro solo quest’anno. Poi il governo dovrà  anche intervenire sulle pensioni, con delle misure ad hoc.
Tagli e riforme.
Tra le molte voci di spesa che sono state ridotte, è previsto un risparmio da 1,1 miliardi del ticket relativo ai prodotti farmaceutici, minori spese per la sanità , l’abolizione delle regole restrittive sulle guide turistiche, l’apertura del mercato energetico agli investimenti stranieri.
Non solo: tagli alla difesa per 300 milioni di euro, diminuzione delle spese elettorali di 270 milioni, riduzione degli investimenti pubblici per 400 milioni.
Alla fine di tutto questo, il governo si è inoltre impegnato a racimolare 300 milioni supplementari di tagli, che devono ancora essere identificati e concordati insieme con la Ue, la Bce e l’Fmi.
Privatizzazioni.
Verranno messi in vendita i gioielli appartenenti allo Stato, come le quote pubbliche delle società  petrolifere e del gas, quelle dell’acqua e delle lotterie.
Entro la fine dell’anno Atene dovrebbe raccogliere 4,5 miliardi da operazioni di cessione, vale a dire 3 miliardi in più rispetto agli 1,5 miliardi che è riuscita a racimolare fino ora.
Entro la fine del 2015, l’obiettivo è ancora più ambizioso e punta di incassare grazie alle privatizzazioni ben 15 miliardi di euro. Secondo la bozza del documento iniziale, l’obiettivo di medio-lungo termine era invece raccogliere dalle privatizzazioni 50 miliardi di euro.
Statali.
Dopo aver chiesto ai privati cittadini pesanti sacrifici, anche i dipendenti pubblici dovranno pagare il loro dazio.
Sono previsti infatti 15mila licenziamenti nel settore pubblico, ovvero il 10% dei tagli al personale della pubblica amministrazione da realizzare entro il 2015, e che rientrano nei piani di risparmi nella sanità , negli enti locali, nella difesa e nei costi della politica in generale.
Per il 2012 il governo stima di risparmiare 3,3 miliardi di euro solo grazie ai nuovi licenziamenti e al taglio dei salari.
L’effetto combinato di questi fattori, insieme alla riforma del mercato del lavoro e al piano di austerity, riporterà  i conti dello stato in surplus già  nel 2013 .
Banche.
Grazie agli aiuti pubblici, le banche greche e i risparmi dei loro clienti sono salve.
Gli istituti ellenici che devono far fronte a 17 miliardi di euro di perdite, legate alla svalutazione del debito sovrano, dovranno raggiungere un indice del patrimonio di base (core Tier 1) del 9% entro settembre.
Ma l’obiettivo degli istituiti ellenici di medio termine è quello di arrivare a un Core Tier 1 del 10% entro la fine di giugno del prossimo anno. Inoltre le banche che si trovassero ad avere ancora bisogno di capitale potranno chiedere un aiuto allo Stato per ottenere nuovi finanziamenti, in cambio dovranno emettere titoli pubblici greci o bond convertibili.
Prestiti.
In cambio di questa nuova ondata di privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica, la Grecia potrà  prendere in prestito fino ad un massimo di 35 miliardi dal fondo temporaneo salva Stati (Efsf). Con questa liquidità  il governo di Atene potrebbe finanziare il riacquisto dei bond sovrani offerti nell’Eurozona, con obbligazioni emesse dall’Efsf. I prestiti greci sono infatti spazzatura, e senza gli aiuti Ue non avrebbero più valore.
Solo a marzo andranno a scadenza 14,5 miliardi bond greci, che dovranno essere rimborsati.
A fronte delle manovre concordate con l’Ue, la Bce e l’Fmi, la Grecia riceverà  un piano di aiuti complessivo da ben 130 miliardi di euro.

Sara Bennewitz
(da “La Repubblica“)

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A BERLINO I POLITICI RINUNCIANO AI BIGLIETTI GRATIS PER PARTITE DI CALCIO E TEATRI

Febbraio 10th, 2012 Riccardo Fucile

AVEVANO INIZIATO I “PIRATI”   A RINUNCIARE AI BENEFIT DI RAPPRESENTANZA, ORA ANCHE I PARTITI TRADIZIONALI SONO COSTRETTI AD ADEGUARSI, ANCHE SE SI TRATTA DI UNA DECISIONE SPONTANEA

Niente più posto gratis per seguire dalla tribuna d’onore le partite della Bundesliga o per godersi da vicino i virtuosismi dei Berliner Philharmoniker: i deputati regionali della città -Stato di Berlino hanno deciso di non accettare più i biglietti per entrare gratuitamente allo Stato Olimpico o alla Philharmonie, almeno fin quando non saranno trovate regole più trasparenti in materia.
Nessuno li ha obbligati a farlo, ma, coi tempi che corrono in Germania, meglio non correre rischi e non dare l’impressione di appartenere a una casta: in fondo la maggioranza dei tedeschi spedirebbe a casa oggi stesso il presidente federale Christian Wulff per via della lunga serie di privilegi che ha ottenuto in passato.
E così basta un semplice parere del centro studi del parlamento regionale della città -Stato di Berlino per sospendere una prassi ultradecennale.
Da trent’anni la Philharmonie mette a disposizione dei deputati otto biglietti gratis del valore compreso tra 30 e 90 euro per assistere a ogni concerto.
Fanno circa 800 tagliandi gratuiti all’anno, per un valore di 40.000 euro, un’offerta che i parlamentari non si lasciano scappare: in media il 60% dei biglietti loro riservati vengono ritirati alla cassa.
Per le partite in casa, invece, l’Hertha BSC (la principale squadra di calcio della capitale tedesca), riserva ai deputati 22 biglietti per accomodarsi nell’esclusiva “Olympia Lounge”, l’area deluxe della tribuna principale dello stadio Olimpico.
Un regalo da quasi 70.000 euro l’anno: un simile posto costa circa 180 euro a partita. Il trattamento di favore si spiega ufficialmente, in entrambi i casi, con gli “obblighi di rappresentanza” dei parlamentari.
La consuetudine non è illegale, ma appare dubbia, hanno stabilito gli esperti del centro studi del parlamento regionale, provocando un insolito consenso tra i partiti.
Dopo aver consultato online la propria base, i “Pirati” hanno deciso di fare a meno dei biglietti gratis, trascinandosi dietro anche i gruppi parlamentari di Spd, Cdu, Verdi e Linke.
«Se tra i nostri obblighi di rappresentanza dovesse rientrare anche la partecipazione alle partite dell’Hertha o ai concerti della Philharmonie, allora vorrà  dire che pagheremo i biglietti di tasca nostra», ha comunicato il “Pirata” Martin Delius.
È impossibile spiegare ai berlinesi «perchè vengano regalati ai deputati biglietti gratis e posti Vip».
Il perchè, in realtà , è presto detto: i biglietti dovrebbero agevolare il lavoro di networking dei delegati allo sport e alla cultura dei singoli gruppi.
Il calcolo: il parlamentare che va allo stadio o alla Philharmonie in rappresentanza del suo Land può allacciare o riallacciare rapporti utili.
Perchè non possa farlo pagando di tasca propria resta un mistero.
O forse no: l’Hertha gioca in uno stadio che è di proprietà  del Land di Berlino ed è concesso alla squadra in affitto, mentre la Philharmonie riceve ogni anno dalla città -Stato un contributo pubblico di 14,1 milioni di euro.
In realtà  i confini “dell’obbligo di rappresentanza” appaiono labili: ogni gruppo decide autonomamente come meglio distribuire i biglietti tra i suoi deputati.
A dar retta ad alcune voci che girano nell’Abgeordnetenhaus, il parlamento della città -Stato, a volte qualche tagliando gratis finisce ad amici o parenti. In fondo non sono nominali.
A far vacillare il sistema è stata una richiesta dell’Union Berlin, la squadra che si contende con l’Hertha i favori della tifoseria calcistica della capitale.
Proprio come l’Hertha, anche l’Union voleva regalare biglietti gratis ai deputati, ma è stata bloccata dal parere negativo del centro studi del parlamento locale: non può, in quanto è un’associazione senza scopi di lucro e beneficia di agevolazioni fiscali, per cui i biglietti gratis si configurerebbero come un’illecita donazione.
Ora i deputati aspettano un nuovo pronunciamento del centro studi per decidere come comportarsi in futuro.
È nel loro stesso interesse far chiarezza — riassume una portavoce della Linke — affinchè non si dica che vanno allo stadio o alla Philharmonie solo per divertirsi.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL CONSIGLIO D’EUROPA RICHIAMA L’ITALIA: “FINANZIAMENTO AI PARTITI: TROPPI SOLDI SENZA CONTROLLO”

Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile

L’ORGANISMO EUROPEO CONTESTA IN SEI PUNTI L’ATTUALE NORMATIVA ITALIANA E INVITA LE CAMERE A PROVVEDERE ALLE OPPORTUNE MODIFICHE PER GARANTIRE TRASPARENZA NELLA GESTIONE DEI SOLDI PUBBLICI

Una contestazione in sei punti e la minaccia di sanzioni per l’Italia.
Adesso la nebulosa dei finanziamenti ai partiti finisce sotto la lente di ingrandimento delle autorità  europee.
Troppe anomalie tutte italiane, troppa discrezionalità  nella gestione di quattrini pubblici.
Dopo i richiami – caduti nel vuoto – della Corte dei Conti, adesso a intervenire è il Consiglio d’Europa.
Il documento è planato agli uffici di tesoreria di Camera e Senato in questi giorni.
Si tratta del rapporto di valutazione sui sistemi di finanziamento ai partiti stilato dopo mesi di istruttoria da parte del Groupe d’Etats contre la corruptione, il “Greco”, commissione speciale sulla lotta alla corruzione del Consiglio d’Europa.
L’istruttoria, frutto di questionari ai quali ha risposto il Parlamento italiano e attività  ispettiva, ha prodotto il documento in due paginette spedito sotto forma di bozza, ben prima degli scandali di questi giorni: sarà  approvato in via definitiva a Strasburgo dal Consiglio in programma il 23 marzo.
Sei le raccomandazioni alle quali l’Italia dovrà  adeguarsi entro il 2014 se non vorrà  incorrere in sanzioni.
Punto primo, rimarcato dagli ispettori: non esiste in Italia una sistema di controlli adeguato sui bilanci e dunque sui conti interni dei partiti.
Punto secondo: manca e dunque occorre una disciplina che regoli la vita interna dei partiti. La Commissione anti corruzione invita a dare piena attuazione all’articolo 49 della Costituzione, a suo dire rimasto sulla carta.
Terzo, ridurre e di molto la soglia dei 50 mila euro di finanziamento ai partiti al di sotto della quale – finora – è stato garantito l’anonimato al privato (e ai bilanci delle segreterie).
Come avviene negli altri Paesi, il contributo deve essere trasparente, oltre che documentato: anonimato solo per gli spiccioli.
E ancora, introdurre nella legislazione italiana un meccanismo sanzionatorio per chi viola le leggi sul finanziamento, ad oggi inesistente.
Quinto sollecito: prevedere degli organi indipendenti e realmente autonomi per la revisione e la vigilanza sui bilanci interni dei partiti.
Gli attuali revisori sono nominati spesso all’interno della stessa forza politica e anomalie (vedi caso Margherita o An) rischiano di passare sotto traccia.
Ultimo ma pesante richiamo riguarda l’estensione dei sistemi di controllo ai gruppi parlamentari – anch’essi destinatari di contributi da parte degli onorevoli e di privati – e alle fondazioni.
Il documento sarà  forse l’ultima spinta in grado di convincere i partiti a mettere mano a una legge di autodisciplina.

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BUROCRAZIA, PROGETTI SUPERATI, RINVII : COSI’ L’ITALIA SPRECA META’ DEI FONDI UE, PEGGIO DI NOI SOLO L’UNGHERIA

Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile

ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA PER L’UTILIZZO DEI FONDI STRUTTURALI…ALLA FINE DEL 2011 BEN   IL 53% DEI CIRCA 28 MILIARDI UE NON ERA STATO ANCORA IMPEGNATO….8 MILIARDI DOVRANNO ESSERLO ENTRO IL 2013…UN RITARDO CHE PAGA IL SUD CON MENO RISORSE E LAVORO

«Molti sforzi sono stati messi in campo per evitare il disimpegno di questi fondi», concede Luca Bianchi, vicedirettore dello Svimez, ricordando la corsa a certificare le spese di 57 programmi italiani su 58 nello scorso mese di dicembre.
«Ora abbiamo bisogno di progetti nuovi perchè la parte ancora da spendere è ben più ampia degli 8 miliardi segnalati dalla Commissione», prosegue Bianchi.
«Il tesoretto residuo, tra fondi Ue e cofinanziamento nazionale, è di circa 40 miliardi e di questi 30 sono per il Sud.
Andranno impegnati entro il 2013 e poi spesi entro il 2015. Un grande aiuto per creare occupazione».
Gli ispettori comunitari a Roma insegnano a “creare occupazione”
In realtà  la Commissione europea si era già  espressa con chiarezza, al termine del Consiglio del 30 gennaio scorso a Bruxelles, sull`utilizzo di quei fondi strutturali che i Paesi non hanno ancora speso.
Si tratta di 82 miliardi di euro (8 quelli italiani) che il presidente Barroso ha deciso di dirottare alla lotta contro la disoccupazione, visto che in Europa oltre 23 milioni di persone sono senza lavoro.
Una vera e propria emergenza, soprattutto nelle Nazioni con alti tassi di disoccupazione giovanile, come l`Italia, dove un giovane su tre tra i 15 e i 24 anni non ha un`occupazione (31%).
Già  in questo mese di febbraio, un “gruppo d`azione”, ovvero un team ad hoc di funzionari europei e dei singoli Stati, visiterà  gli otto Paesi con il tasso sopra la media (tra cui l`Italia, Barroso ha scritto una lettera a Monti Io scorso 31 gennaio) per concordare le linee d`azione in vista del. Programma nazionale di riforme da presentare entro metà  aprile.
Gli 8 miliardi da spendere entro il 2013 sono dunque gli stessi che il presidente Barroso raccomanda di destinare ai giovani e alle piccole e medie imprese per rilanciare crescita e occupazione: fondi europei per ora “sprecati” dall`Italia, ovvero ancora non impiegati.
Qualcosa in tal senso si è già  mosso.
Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha riprogrammato 3,7 miliardi di questi fondi in base a un nuovo “Piano di azione e coesione” intitolato “Il Mezzogiorno per l`Europa” inviato alla Commissione Ue il 15 dicembre e frutto della “cabina di regia” tra ministero, i presidenti delle otto Regioni del Sud e i sindaci dei capoluoghi del Mezzogiorno (l`ultima riunione risale allo scorso venerdì) Al Piano accelera la spesa a livello regionale e locale, riduce il cofinanziamento nazionale rimettendo così in circolo circa 8 miliardi di risorse, riprogramma i fondi non spesi su poche priorità  individuate d`intesa con gli enti locali.
Il nostro Paese non utilizza il 53% delle risorse comunitarie, peggio fa soltanto l`Ungheria
La Commissione europea bacchetta l`Italia e torna a ricordare che entro il 2013 deve spendere, se non vuole perderli, 8 miliardi di euro di fondi strutturali non ancora impegnati: 3,7 miliardi del Fondo sociale europeo e 4,3 miliardi del Fondo regionale.
I dati di Bruxelles segnalano poi che in cima alla classifica delle Regioni sprecone si colloca l`Abruzzo che ha ancora 1`80% dei fondi da impiegare, seguito da Campania (75%), Sicilia (72%), Puglia (66%) e Calabria (60%).
La più virtuosa è la provincia di Trento (solo il 10%). A distanza, Emilia Romagna (32%), la provincia di Bolzano (33%), Lombardia e Piemonte (attorno al 40%).
Secondo i calcoli dello Svimez, basati sulla relazione del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, di inizio dicembre alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, dei 52 miliardi totali (tra fondi Ue e cofinanziamento nazionale) stanziati per il 2007-2013, l`Italia ne ha usati alla fine del 2011 appena 12,3.
E dei 40 restanti, 30 spetterebbero proprio al Sud.
Banda larga a tutti gli italiani: l`obiettivo è fissato al 2013
Il “Piano di azione” per il Sud, messo in campo dal ministro Barca, concentra gli interventi su quattro temi: istruzione (974 milioni), credito di imposta per l`occupazione (142 milioni), Agenda digitale (410 milioni) e ferrovie (1,4 miliardi).
In primavera – si legge – potranno aggiungersi altre “riprogrammazioni” di fondi a beneficio dei servizi di cura per i bambini e dell`assistenza agli anziani non autosufficienti.
Tra i progetti in cantiere: corsi di inglese per 4 mila scuole (1,5 milioni di studenti), contrasto alla dispersione scolastica, raccordo scuola-lavoro per 3.200 istituti (95 mila studenti), riqualificazioni di 1.472 edifici scolastici, bonus fiscale per l`assunzione di 11 mila lavoratori svantaggiati, banda larga per tutti i cittadini entro il 2013 (e ultralarga per il 50% della popolazione), ampliamento e modernizzazione della rete ferroviaria (le risorse, tra fondi Ue e fondi Fas, raggiungeranno i 6,5 miliardi totali).

Valentina Conte
(da “La Repubblica”)

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IL TESTO INTEGRALE DELL’ARTICOLO DI PHILIP STEPHENS SUL “FINANCIAL TIMES”: “L’ITALIA E’ TORNATA”

Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile

“MONTI PUO’ DIRE LA VERITA AL POTERE TEDESCO: LA SUA STORIA   DI RIFORMISTA LIBERALE E LA SUA IMMAGINE RISPETTATA GLIELO PERMETTONO”…. “DOPO UN’ASSENZA DI VENTI ANNI, L’ITALIA TORNA PROTAGONISTA SULLO SCENARIO EUROPEO”

Angela Merkel siede in cima alla lista di potere d’Europa.
Sarkozy può rivendicare di essere il più energico fra i leader del continente.
Mario Monti ne è il più interessante. Dopo un’assenza durata circa un ventennio, l’Italia torna in scena.
Il destino di Monti potrebbe diventare il destino d’Europa.
L’altro giorno la casa bianca ha detto che detto che Monti incontrerà  presto Barack Obama.
Descrivere questo annuncio come esuberante sarebbe riduttivo.
Monti e Obama dovrebbero discutere delle misure onnicomprensive che il governo italiano sta prendendo per ricostruire la fiducia dei mercati, e per rinvigorire la crescita attraverso riforme strutturali, così come di un allargamento delle difese finanziarie.
Traduciamo: Obama segue Monti su tutto, inclusa la pressione che Monti sta esercitando sulla Merkel.
C’è stato un tempo in cui l’Italia contava qualcosa, in Europa.
L’Italia ha guidato il grande balzo verso l’integrazione europea negli anni ’80. Il summit di Milano del 1985 ha dato la spinta per la costruzione del mercato unico.
Cinque anni dopo, a Roma, veniva fissata la timetable per l’introduzione dell’euro.
Ciò aveva causato il famoso “No, No, No” di Margaret Thatcher alla moneta unica, che aveva trascinato la ribellione dei tories.
Per quanto possa sembrare strano, i conservatori inglesi erano, una volta, in maggioranza pro unione europea.
L’era di Silvio Berlusconi mise fine alla influenza italiana.
Sebbene fosse accolto sempre calorosamente da Vladimir Putin, Berlusconi veniva schivato dai suoi pari in Europa, visto come causa di imbarazzo ed irritazione.
Mario Monti, un serio accademico con un piano serio, è diverso in ogni senso. Berlusconi faceva battute orrende circa l’aspetto fisico della Merkel.
Monti parla con lei di economia.
C’è un altro italiano ai vertici. Mario Draghi — l’altro Mario — ha già  scritto i titoli della sua azione, durante la ancor breve presidenza della BCE.
In termini di rispetto dell’ortodossia economica, Draghi si posiziona come un “tedesco onorario”.
E tuttavia una grossa operazione di rifinanziamento lanciata sotto la sua direzione ha sostenuto il sistema bancario, e calmato i mercati finanziari.
Lo schema della BCE non vuol’essere una regola permanente, ma ha dato lo spazio politico alla Merkel per negoziare sul “Fiscal Compact”.
Circa le sempre presenti ombre sulla Grecia, ci sono segnali che la crisi dell’euro stia passando dalla fase acuta ad una fase cronica.
La posizione di Monti è cruciale perchè sarà  in Italia che si deciderà  il destino a lungo termine dell’euro.
Se la Grecia dovesse cadere, Irlanda, Portogallo e Spagna si troverebbero sulla linea del fuoco, anche se sarà  l’Italia a giocare nel ruolo da pivot.
Se la terza economia europea non dovesse essere capace di mettersi su una credibile rotta economica, l’euro, come progetto pan-europeo, non avrebbe futuro.
Monti ha un paio di buone carte da giocare.
Le sue misure di austerità  di sono già  dimostrate impopolari, ma i politici italiani eletti non sono in splendida forma. Berlusconi fa il cecchino da bordo campo, ma la sua coalizione di centro-destra uscirebbe massacrata da una eventuale votazione anticipata.
Sicchè Monti è convinto di avere un altro anno, fino alla scadenza elettorale del 2013, per avviare e rendere operativa la sua strategia.
La seconda carta è che Monti può dire la verità  al potere tedesco.
La sua storia come riformista liberale nella Commissione Europea è fuori discussione.
La sua condotta sfida ogni stereotipo circa la inettitudine del Sud-Europeo.
E Obama lo segue da vicino quando dice alla Merkel che un regime indefinito di austerità  trasformerebbe il patto fiscale in un patto suicida.
C’è il sospetto che Sarkozy risenta negativamente della “intrusione” di Monti. Il presidente francese non ha la vocazione a dividere con altri le luci della ribalta.
Finora ha preteso che la leadership europea fosse un affare a due fra Francia e Germania. In verità , la “chimica” fra il Presidente e il Cancelliere è tutto tranne che buona.
Accade che Sarkozy abbia più interesse di molti altri nel successo di Monti. Dovunque io incontri le èlites francesi (come nell’ultimo bilaterale franco-inglese) sono colpito dalla loro insistenza sulla vitale necessità  che l’euro sopravviva.
Cosa vogliano dire, credo, è che il crash della moneta unica vedrebbe la Francia spinta al secondo livello in Europa, privata di qualsiasi residuale pretesa ad avere una influenza globale.
Non ci sono garanzie che Monti ce la faccia.
Grandi tagli di spesa e aumento delle tassazioni sono una cosa.
Il vero test ci sarà  con la liberalizzazione dell’economia.
Qui si confronterà  con pratiche restrittive e cartelli in cerca di rendite di posizione.
Questa settimana le città  italiane sono state paralizzate da tassiti e camionisti.
Farmacisti, avvocati, benzinai sono sul piede di guerra, in difesa dei propri privilegi.
Non sarà  facile.
Le scelte sono inevitabili. Il dibattito sul futuro dell’eurozona è polarizzato.
Da una parte coloro che sostengono che ci si può salvare solo se l’Europa meridionale, cattolica, assorbirà  la cultura protestante, nordica, della frugalità  e del duro lavoro.
Sull’altra sponda ci sono coloro che pensano che tutto finirebbe bene se la Germania fosse pronta a spendere di più e a sottoscrivere i titoli di stato dei vicini di casa meridionali.
Entrambi i gruppi di ipotesi sono inguaribilmente naives.
La sfida che deve fronteggiare l’Europa — quella cristallizzata dalla crisi dell’euro — è di adattarsi ad un mondo in cui l’Europa non può più determinare i rapporti di cambio.
I padroni della politica e dell’economia possono polemizzare quanto vogliono sui meriti o i demeriti della svalutazione, o dei giochi d’equilibrio fra rettitudine fiscale e politiche espansive della domanda.
La domanda chiave è se l’europa può ancora competere in un mondo nel quale non è più in grado di controllare le oscillazioni.
Ecco perchè ciò che Monti sta facendo in Italia è di importanza vitale.

Philip Stephens
(da “Financial Times”)

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