Aprile 9th, 2020 Riccardo Fucile
SUL FONDO PER LA RIPRESA DECIDERANNO I LEADER LA PROSSIMA SETTIMANA… QUALCHE PASSO INDIETRO DI TUTTI, MA L’ITALIA NON HA OTTENUTO GRANCHE’ RISPETTO ALLE ASPETTATIVE DEL GOVERNO
L’Olanda ha rinunciato alla pretesa di condizioni rigide per l’uso del Fondo salva-Stati, ma ha ottenuto di vincolarli solo alle spese sanitarie.
L’Italia ha messo da parte le richieste di «un Mes senza condizionalità » e ha accettato la proposta franco-tedesca che prevede condizioni minime.
Roma si è dovuta arrendere anche sul passaggio che cita il piano per la ripresa, quello in cui il ministro Roberto Gualtieri voleva un riferimento esplicito ai Coronabond.
Non c’è stato verso: il comunicato vergato dall’Eurogruppo parla solo di un fondo «temporaneo», «commisurato ai costi straordinari della crisi» che devono essere sostenuti «da un adeguato finanziamento».
Ognuno ha dovuto fare un passo indietro e solo così la situazione si è sbloccata nel mini-vertice tra i cinque principali Paesi dell’Eurozona (Italia, Olanda, Francia, Spagna e Germania) che ha preceduto l’Eurogruppo vero e proprio.
Nel pomeriggio c’era stato anche un giro di chiamate tra i rispettivi capi di Stato e di governo che aveva dato la spinta all’intesa. Per Roma un’intesa che lascia un po’ di amaro in bocca, ma Gualtieri vede il bicchiere mezzo pieno: «Un ottimo risultato. L’Italia si batterà perchè le decisioni del Consiglio europeo siano all’altezza della sfida che l’Europa sta affrontando».
Toccherà al Consiglio europeo di settimana prossima lavorare sui dettagli del Fondo per la Ripresa, visto che nel documento approvato non si parla di emettere bond comuni.
I ministri passano la palla ai leader, ai quali chiedono di fornire le linee-guida in merito agli «aspetti pratici e legali, inclusa la sua relazione con il bilancio Ue, le sue fonti di finanziamento».
In un passaggio si parla di possibili «strumenti finanziari innovativi, coerenti con i Trattati Ue». Ed è in questa frase che l’Italia e la Francia vedono gli spiragli per lavorare sugli strumenti per emettere debito comune.
Ma Angela Merkel ieri è stata chiara: in una videoconferenza con i gruppi parlamentari della Cdu-Csu ha escluso l’ipotesi di eurobond. Un paletto che anche il parlamento olandese ha fissato con una nuova risoluzione. Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, si limiterà a comunicare ai leader del Consiglio europeo che alcuni Paesi hanno chiesto di introdurre i Coronabond, ma la parola è stata tenuta lontana dal testo di conclusioni ufficiali approvato da tutti i ministri.
Il fronte del Sud ha ottenuto un capitolo che in sostanza chiede di mettere più soldi nel bilancio dell’Unione europea, tema che nelle scorse settimane ha visto la Germania e gli altri Paesi del Nord sulle barricate.
«Il prossimo bilancio — si legge nel testo di compromesso — giocherà un ruolo centrale nella ripresa economica. Dovrà riflettere l’impatto di questa crisi e la dimensione delle sfide che abbiamo davanti».
Via libera al meccanismo anti-disoccupazione “Sure” (100 miliardi di prestiti ai governi) e al fondo dell’emergenza della Banca europea per gli investimenti (200 miliardi per le imprese).
Per quanto riguarda il Mes (oltre 200 miliardi), si è deciso che le linee di credito precauzionali «saranno aperte a tutti gli Stati» in una misura pari al 2% del loro Pil. Gli Stati potranno usarle soltanto per finanziare i costi sanitari, diretti e indiretti. Ma non per le altre spese socio-economiche indirettamente legate all’emergenza.
A Roma la prima reazione non è stata di grande entusiasmo, soprattutto sul Mes e sulla possibilità di usarlo solo per le spese sanitarie. «L’importante adesso sarà spiegare bene che noi non lo attiveremo» ha fatto sapere il premier Giuseppe Conte.
(da “La Stampa”)
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Aprile 8th, 2020 Riccardo Fucile
LA NARRAZIONE SBAGLIATA DEI PAESI DEL NORD AUSTERI E CATTIVI CHE NON HANNO CUORE E VOGLIONO IL MALE DEI PAESI DOVE SPLENDE IL SOLE: LA VERITA’ E’ BEN PIU’ COMPLESSA
Il dibattito politico italiano ha la caratteristica di trovarsi spesso polarizzato su posizioni
apparentemente opposte, anche quando questo non rispecchia la realtà . Accade oggi con la contrapposizione tra MES e Coronabond, i cui principi sono pressochè gli stessi, con la differenza che il secondo strumento è molto difficile da realizzare (anche se porta un nome più gradito) e, in questa fase, con la presunta contrapposizione tra paesi del Nord Europa e paesi del Sud Europa.
La narrazione è questa: i paesi del nord, guidati dall’Olanda, sono austeri e cattivi. Non hanno cuore, e vogliono il male del nostro paese e delle altre regioni d’Europa in cui splende il sole più giorni all’anno.
La verità , però, è più complessa di quella presentata da post di Facebook e catene Whatsapp, e ha a che vedere con le differenze economiche, prima ancora che culturali, dei diversi paesi coinvolti.
I nove paesi che hanno firmato la lettera di richiesta di attivazione di uno strumento comune di debito alternativo al finanziamento del MES sono Italia, Francia, Spagna, Belgio, Grecia, Irlanda, Lussemburgo e Slovenia. Come ha fatto però notare l’economista Nicola Rossi, sei di questi paesi, ovvero Italia, Francia, Spagna, Belgio, Portogallo e Grecia sono caratterizzati da un debito pubblico superiore alla media UE. Non solo, la somma il debito pubblico di questi paesi equivale ai due terzi di tutto il debito pubblico dei paesi dell’Unione Europea.
L’Italia in questa classifica, è seconda solo alla Grecia, rispettivamente con 181% di valore nel rapporto debito/Pil e 132% per l’Italia. L’Olanda, ad esempio, presenta un valore inferiore alla metà dell’Italia, con circa il 52% e anche l’Austria presenta conti più in ordine, attestandosi al 73%.
Una situazione debitoria di questo livello non permette ai paesi di far fronte all’emergenza fiscale ed economica facilmente.
Sull’Italia pesano decenni di scelta politico-economiche estremamente dispendiose, e non sempre strategiche, che hanno contribuito ad alimentare ed appesantire il debito pubblico.
Oltre al rapporto debito pubblico e Pil, vi è infine un’altra caratteristica comune ad alcuni dei paesi che hanno firmato l’appello, ed è quella che riguarda le istituzioni finanziarie.
I dati Ocse indicano un rapporto debito/patrimonio netto delle istituzioni finanziarie di Grecia, Italia e Spagna, di gran lunga superiore ai paesi non-firmatari
Le nostre istituzioni finanziarie risultano più fragili, rispetto a quelle dei paesi “virtuosi”, come Olanda, Austria o Lussemburgo, e per questo il loro sostegno alla ripresa economica potrebbe richiedere più tempo o garanzie.
Più che differenze geografiche, insomma, dovremmo parlare di differenze economiche o macroeconomiche, che non sono altro che il frutto di scelte politiche, quelle che oggi condannano l’Italia al 132% di deficit, ad una stima del Pil sul 2020 del -10% e a scenari pressochè incerti per imprese e cittadini.
(da TPI)
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Aprile 7th, 2020 Riccardo Fucile
NORD E SUD CONTRAPPOSTI ALL’EUROGRUPPO CHE CONTINUA A OLTRANZA… L’ITALIA NON VUOLE FINANZIAMENTI CHE PREVEDANO UN PIANO DI RIENTRO, UNA TEORIA MOLTO ORIGINALE
La riunione inizia nel primo pomeriggio, in videoconferenza. Ma a sera l’Eurogruppo ancora non
riesce a prendere una decisione sul ‘che fare’ di fronte ad una crisi economica inedita per l’Unione Europea. Il coronavirus lascia i ministri dell’Economia della zona euro a discutere per ore, a continuare a oltranza in nottata, spaccati, storditi e confusi sulla reazione, nord e sud blocchi contrapposti come mai era successo prima. Impegnati in qualche modo a tenere insieme una Ue che, ai tempi del Covid-19, davvero scricchiola.
La spaccatura scorre tra i due fronti, da una parte Germania, Olanda, Austria, Finlandia e altri paesi rigoristi; dall’altra, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda e i paesi meno in linea con le regole europee di bilancio. Però questa è solo una parte della storia. I blocchi restano pressochè uniti, ma al loro interno ci sono differenze. Anche sostanziali.
Il ministro italiano Roberto Gualtieri tenta di portare avanti fino alla fine la richiesta di Roma: se si devono usare i fondi del Meccanismo europeo di stabilità , sia senza alcuna condizione. Cioè senza piani di rientro a emergenza finita, senza prevedere un’ennesima epoca di austerità , seppure tra qualche anno. Ma non passa di fronte al muro di Berlino, per non parlare dell’Olanda, tra i più oltranzisti fin dall’inizio di questa storia, i più contrari agli eurobond, il pomo della discordia da cui nasce questa spaccatura. Eppure ormai in Germania il dibattito è avanzato su questo argomento, fino a ieri tabù. Stasera la rivista Der Spiegel pubblica un articolo, addirittura in francese, a firma del caporedattore Steffen Klusmann dal titolo: “Rifiutando gli eurobond, la Germania dimostra egoismo, ostinazione e codardia”. Forte. Ma non sortisce effetti di sostanza, per ora.
Oltre al Mes senza condizioni, Roma cerca di insistere anche sulla proposta avanzata con la Francia di un fondo europeo di rinascita creato con emissioni di debito comune. Questa è la proposta del ministro francese Bruno Le Maire, che, a differenza del governo italiano, accetterebbe un ricorso al Mes con bassa condizionalità , ma esige che il documento finale dell’Eurogruppo comprenda il fondo proposto con Roma e non solo con un vago accenno.
La prima bozza di conclusioni infatti si fermava lì: al vago accenno. Della serie: intanto approviamo il pacchetto elaborato dal nord, del fondo discuteremo. Nel pacchetto, oltre al Mes – con condizionalità meno rigide ma che prevedevano comunque la firma di un Memorandum, in grado di dare crediti per 240 miliardi di euro in totale, per ogni paese il 2 per cento del pil (per l’Italia 39 miliardi) – anche l’intervento della Banca europea per gli investimenti, 200 miliardi per le piccole e medie imprese, e il piano per la disoccupazione (Sure) della Commissione europea, un meccanismo da 100 miliardi per sostenere la cassa integrazione nei paesi membri.
In tutto, 500 miliardi di euro. Poco anche per le stesse stime dei Commissari europei Paolo Gentiloni e Thierry Breton, che hanno firmato insieme un testo sul ‘fondo europeo di rinascita’, con l’obiettivo di mobilitare il 10 per cento del pil europeo, 1500 mld di euro, che in proporzione è quanto ha mobilitato la Germania per le sue esigenze nazionali. Ma il loro piano non è stato nemmeno adottato da tutta la Commissione e dalla presidente Ursula von der Leyen. Arriva azzoppato all’Eurogruppo.
Niente da fare. Di fronte, c’è il muro nordico, ostile a qualsiasi ipotesi di condivisione del debito. Disponibile al massimo a parlarne dopo, a emergenza conclusa, quando si potrà fare una stima dei debiti dei vari paesi e si potranno pesare i danni.
La discussione si incarta qui. Ma i ministri decidono di continuare per non rinviare la palla ai capi di Stato e di governo che si riuniranno dopo Pasqua: è già successo due volte nell’ultimo mese, dopo l’Eurogruppo del 17 marzo e dopo quello del 24 marzo. Poi il 26 marzo i leader non hanno deciso, rimandando la palla ai ministri. Non era uno spettacolo che potesse continuare. Perciò avanti anche tutta la notte per uscire con una qualche conclusione.
L’unica possibile, mentre scriviamo, sembra a ‘quattro gambe’. Mes (ma Roma continua a chiedere che sia senza condizioni e questa richiesta per ora non passa), Bei, Sure e il fondo europeo di rinascita, la cosa che più assomiglia agli eurobond bocciati dal nord.
I paesi indisposti ad accettare un pacchetto che escluda la ‘quarta gamba’ sono infatti tanti: Italia, Francia, Spagna e gli altri del sud che erano partiti dalla richiesta di eurobond. Invece solo l’Italia chiede un Mes senza condizioni.
Se si arriva ad un pacchetto con quattro strumenti, pur con l’uso del fondo Salva Stati a bassa condizionalità , anche Roma accetterebbe. Per poi spiegare che questo non significa entrare in automatico nel ‘braccio’ del Mes: il suo intervento resta opzionale e sta allo Stato membro chiederlo.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 4th, 2020 Riccardo Fucile
FINISCE L’ERA CORBIN, AL SUO POSTO VA UN MODERATO DI 57 ANNI, EUROPEISTA
È finita ufficialmente l’era del socialista radicale Jeremy Corbyn. Inizia quella del moderato Sir Keir
Starmer, baronetto figlio di operai, appena eletto nuovo leader del Labour britannico.
Nette le preferenze in suo favore, perchè Starmer ha vinto al primo turno con il 56,2% nei confronti della sua sfidante, Rebecca Long-Bailey, la “Corbyn senza barba” spinta dalla tuttora ampia base di sinistra radicale cresciuta notevolmente negli ultimi anni nel partito laburista.
È dunque un mandato forte quello per Starmer, che chiede una decisa virata rispetto agli ultimi anni, anche sulla questione antisemitismo, per cui Sir Keir oggi ha chiesto “scusa”: “Sradicherò il problema il prima possibile dal partito”.
“È l’onore della mia vita” ha dichiarato Starmer in un video messaggio pubblicato dal partito dopo l’annuncio ufficiale, “in un momento difficilissimo come l’emergenza coronavirus che però, nel dramma, ci ricorda l’amore che c’è tra di noi, il senso di comunità , l’aiutarsi l’un l’altro. Ho molta speranza nel futuro”.
Non solo: pur senza rinunciare a chiedere sempre conto all’esecutivo, Starmer ha aperto anche a una collaborazione con il governo Johnson per fronteggiare la crisi epidemica.
È la prima prova del deciso distacco dal suo precedessore Corbyn, che in un’intervista al Telegraph l’altro ieri aveva esortato il Labour a evitare esecutivi di emergenza insieme a Johnson.
Sir Keir Starmer prende in mano un Labour devastato dalla sconfitta alle ultime elezioni di dicembre, la peggiore dal 1932, stravinte da Boris Johnson.
Cinquantasette anni, ex avvocato e celebre difensore delle cause per i diritti umani (anche se i critici gli rinfacciano di aver fatto indirettamente uscire dal carcere Usmail Khan, il terrorista dell’ultimo attacco al London Bridge), Starmer è decisamente più moderato ed europeista rispetto al suo predecessore Jeremy Corbyn, che tra l’altro non appoggiò nella sua elezione a leader nel 2015.
Starmer ha fatto esplicita campagna contro la Brexit, per cui è stato “ministro ombra” negli ultimi anni ed è stato l’artefice della svolta, poi inutile e per alcuni controproducente, del partito sulla richiesta di un secondo referendum.
Sir Keir è nato 57 anni fa a Southwark, uno dei quartieri più popolari di Londra almeno fino a due decenni fa, ma poi – per merito – è riuscito ad entrare ad Oxford ha fatto carriera forense, è diventato baronetto e oggi è uno dei parlamentari più ricchi di Westminster.
Ma Starmer, che si definisce in ogni caso “socialista”, tiene sempre a sottolineare le sue origini umili, il padre operaio, la mamma infermiera della sanità pubblica, il suo nome, Keir, guarda caso come quello del primo deputato laburista inglese di sempre, sindacalista e uno dei fondatori del Labour Party in Regno Unito, e cioè Keir Hardie (1856-1915). “È un radicale sensibile”, sintetizza il settimanale della sinistra britannica New Statesman.
Questa sarà una delle sue sfide principali per Starmer, ovvero riconciliare il partito dopo due sconfitte alle ultime elezioni (di cui l’ultima catastrofica) e quasi cinque anni di leadership corbyniana che hanno radicalmente cambiato il tessuto ideologico e politico della base del partito, trascinandolo verso posizioni di sinistra radicale e aumentando contemporaneamente in maniera esponenziale il numero degli iscritti.
Starmer ha una visione molto più progressista di Corbyn ma non potrà ignorare l’ampia fetta di militanti nostalgici del corbynismo. Possibile che, almeno inizialmente, il nuovo leader formi un “governo ombra” che rappresenti tutti le anime conflittuali del partito e la scelta della giovane Angela Rayner come vice va in questo senso.
Non solo: pur mai sostenendo la leadership di Corbyn alle precedenti primarie, Starmer ha sempre ottenuto un ruolo nel “governo ombra” del 71enne leader uscente e questo gioca sicuramente un punto a suo favore.
La seconda sfida per Starmer sarà ovviamente Boris Johnson, uno schiacciasassi sinora alle urne, sia al referendum del 2016 che alle elezioni generali del 2019. In tempi di crisi o guerra, ogni previsione politica è avventata.
Ma è chiaro che Starmer spera in un epilogo simile a quello di Winston Churchill, idolo del premier Johnson, che pur avendo guidato il Paese al trionfo contro i nazisti nella Seconda guerra mondiale, venne poi sconfitto alle elezioni del 1945.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2020 Riccardo Fucile
I LEADER DEL PARTITO POPOLARE: “L’UNGHERIA STA VIOLANDO I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA DEMOCRAZIA LIBERALE E I VALORI EUROPEI”
A scoppio ritardato, la Commissione europea e un gruppo di 14 Paesi Ue – tra cui l’Italia –
esprimono la proprio “preoccupazione” per “alcune misure di emergenza” che rischiano di violare “i principi dello Stato di diritto e della democrazia”.
Dopo il richiamo indiretto di martedì, questa volta la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, cita esplicitamente l’Ungheria, dove il Parlamento ha investito il premier Viktor Orban di pieni poteri senza limiti temporali.
Più generica la dichiarazione dei 14 Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania e Spagna: “In questa situazione senza precedenti, è legittimo che gli Stati membri prendano misure straordinarie”, ma “siamo profondamente preoccupati dal rischio di violazione dei principi dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali che derivano dall’approvazione di alcune misure di emergenza”. Tali misure, sottolineano i firmatari, “dovrebbero essere proporzionate e provvisorie”.
Un concetto espresso anche da Von der Leyen, che questa volta menziona esplicitamente il caso ungherese: “Riconosco che le misure di emergenza nella crisi della pandemia del coronavirus possono essere necessarie, ma sono preoccupata che alcune misure vadano troppo oltre, ed in particolare sono preoccupata per la situazione in Ungheria”. “Le misure devono essere limitate, strettamente proporzionate, adeguate, non durare a tempo indeterminato, e soprattutto essere soggette a regolare controllo” del Parlamento.
A puntare il dito apertamente contro Orban sono i leader di tredici partiti nazionali del Partito Popolare Europeo, che hanno chiesto con una lettera a Donald Tusk l’espulsione del Fidesz (il partito di Viktor Orban) dalla più grande formazione politica dell’Ue, dopo l’adozione della legge d’emergenza sul coronavirus che permette al primo ministro ungherese di governare per decreto a tempo indeterminato.
“Questa è una chiara violazione dei principi fondamentali della democrazia liberale e dei valori europei”, si legge nel testo della lettera: “il virus non può essere usato come presto per estendere indefinitamente lo Stato d’emergenza. Temiamo che il primo ministro Orban userà i suoi nuovi poteri per estendere il controllo del governo sulla società civile”.
La lettera è firmata dai leader della Cd&V e dalla CdH in Belgio, di Top 09 in Repubblica ceca, del Partito Popolare Conservatore in Danimarca, del Partito della Coalizione Nazionale in Finlandia, da Nuova Democrazia in Grecia, dai Cristiano Democratici in Lituania, dal CSV in Lussemburgo, dalla CDA in Olanda, da SPOLU in Slovacchia, dai Cristiano Democratici e dal Partito dei Moderati in Svezia, dal Partito Conservatore in Norvegia.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2020 Riccardo Fucile
L’IMMAGINE DELL’INFERMIERA DI BERGAMO ACCOMPAGNATA DALLE DUE BANDIERE: “LA FORZA DELL’ITALIA E’ SAPER DONARE AMORE AGLI ALTRI”
Se a livello governativo ci sono molte tensioni — soprattutto per quel che concerne l’aspetto economico della crisi sanitaria in Europa -, c’è un quotidiano tedesco che ha deciso di esprimere vicinanza al popolo italiano con un’immagine.
La foto di un’infermiera di Bergamo alla fine del suo turno in ospedale, accompagnata da due bandiere: il tricolore italiano e quello tedesco. Il tutto accompagnato dal titolo di Bild: «WIR SIND BEI EUCH!»
«Siamo con voi». L’Italia è il Paese più colpito dal disastro del Coronavirus, recita l’occhiello dell’articolo di Bild nella sua edizione online. Ed è la realtà dei fatti: perchè se gli Stati Uniti hanno un numero di contagi quasi doppio rispetto a quelli italiani (considerando il dato da inizio emergenza, senza scindere il discorso tra contagiati attivi, decessi e guariti), il nostro Paese è quello che ha, purtroppo, avuto il maggior numero di morti per Covid-19.
E la foto è simbolica: l’infermiera raffigurata si chiama Martina Papponetti. Ha 25 anni e lavora nell’Ospedale di Bergamo, una delle città più colpite dal Coronavirus.
L’immagine la raffigura alla fine del suo massacrante turno di lavoro, alle prese con il continuo arrivo di persone contagiate da Covid-19, molte delle quali arrivano in condizioni gravissime nel nosocomio bergamasco.
«Piangiamo con voi per i vostri morti. Ci sentiamo come vostri fratelli. Avanti fratelli. Il nostro miracolo economico non sarebbe stato possibile senza di voi” è scritto nelle poche frasi che riempiono questo articolo.
“Volevamo sempre essere un po’ come voi. Con la vostra rilassatezza, la vostra bellezza, la vostra passione. Volevamo saper cucinare la pasta come voi, bere Campari come voi, amare come voi. La dolce vita. Per questo vi abbiamo sempre invidiato”, aggiunge il quotidiano, “ora vi vediamo lottare. Vi vediamo soffrire. Anche da noi, la situazione non è facile, ma da voi è mille volte più difficile. Infermiere sfinite che dormono su una sedia. Medici che devono decidere chi può sopravvivere e chi deve morire”.
“Siete sempre nei nostri pensieri”, conclude la Bild. “Ce la farete. Perchè siete forti. La forza dell’Italia è donare l’amore agli altri. Ciò vi aiuterà a uscire da questa crisi. Ciao, Italia. Ci rivedremo presto. A bere un caffè, o un bicchiere di vino rosso”
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2020 Riccardo Fucile
URSULA VON DER LEYEN CHIEDE SCUSA AL NOSTRO PAESE: “VI AIUTEREMO, BASTA PENSARE SOLO AI PROBLEMI DI CASA PROPRIA”
«Siamo testimoni dell’inimmaginabile. Migliaia di persone sottratte all’amore dei loro cari. Medici in lacrime nelle corsie degli ospedali, col volto affondato nelle mani. Un Paese intero chiuso per quarantena. Ma il Paese colpito più duramente, l’Italia, è diventato anche la più grande fonte di ispirazione per noi tutti. Migliaia di italiani — personale medico e volontari — hanno risposto alla chiamata del governo e sono accorsi ad aiutare le regioni più colpite. Le industrie della moda ora confezionano mascherine protettive, i produttori di amaro imbottigliano disinfettante per mani. La musica dai balconi ha riempito le strade deserte».
Inizia così la lettera della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, inviata a Repubblica, in cui chiede scusa all’Italia per le dure dichiarazioni dell’Unione seguite allo scoppio della pandemia da Coronavirus.
La presidente fa pubblica ammenda e ammette che, all’inizio della pandemia, nessuno dei Paesi membri ha avuto un occhio di riguardo per l’Italia: ognuno di loro, come scrive von der Leyen, ha pensato solo ai problemi di casa propria.
«Nel frattempo però l’Europa ha cambiato passo. Abbiamo fatto tutto il possibile per portare i Paesi europei a ragionare come una squadra e assicurare una risposta coordinata a un problema comune. E abbiamo visto più solidarietà qui in Europa che in qualsiasi altra parte del mondo».
Ora, però, 25 Paesi europei si sono alleati per dare una mano, spedendo, ad esempio milioni di mascherine all’Italia e alla Spagna. Il passo del Brennero resta aperto per favorire gli scambi commerciali. È stata rilocalizzata la produzione di materiale sanitario in Europa e molti fondi sono stati destinati alla ricerca di un vaccino. Ma non è tutto: sono state temporaneamente sospese «alcune regole per dare al governo italiano lo spazio di manovra necessario ad agire rapidamente e con forza. Abbiamo convogliato miliardi di investimenti alla lotta contro il virus ed i suoi effetti», scrive la presidente.
Infine, lo stanziamento di fondi fino a cento miliardi per finanziare una cassa integrazione europea, «in favore dei Paesi colpiti più duramente, a partire dall’Italia, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto. Questo sarà possibile grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri — dimostrando così vera solidarietà europea».
“Le aziende continuano a pagare gli stipendi anche se l’attività è ferma — dalle imprese edili agli alberghi rimasti vuoti, dalle grandi industrie agli artigiani. Migliaia di aziende forti e in salute si trovano in difficoltà a causa del coronavirus. Hanno bisogno di un sostegno per superare la crisi attuale: l’Europa sta intervenendo in loro aiuto. Esistono già strumenti a livello nazionale per aiutare i lavoratori e le aziende in tempi di crisi, ma la situazione attuale sta mettendo a dura prova le finanze dei Paesi europei. L’Europa vuole dare una mano, stanziando nuove risorse per finanziare la cassa integrazione. L’Unione stanzierà fino a cento miliardi di euro in favore dei Paesi colpiti più duramente, a partire dall’Italia, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto.”
“Questo sarà possibile grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri — dimostrando così vera solidarietà europea. Tutti i Paesi membri contribuiranno a rendere possibile questo nuovo strumento, che si chiama “Sure”. Aiuterà lavoratori e impiegati, aiuterà le aziende e sarà una boccata d’aria fresca per le finanze pubbliche italiane. Questo sostegno europeo alla cassa integrazione aiuterà a salvare posti di lavoro — anche in un momento di minore attività . Quando la quarantena sarà finita, e la domanda e gli ordinativi torneranno a crescere, quelle stesse persone potranno tornare a lavorare a tempo pieno. E questo è fondamentale per far ripartire al più presto il motore dell’economia europea.”
(da agenzie)
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Marzo 31st, 2020 Riccardo Fucile
IN PRATICA SI FINANZIEREBBE INTERAMENTE LA CASSA INTEGRAZIONE DEI PAESI IN CRISI CORONAVIRUS SENZA DOVER RICORRERE A MISURE DIVISIVE COME MES E CORONABOND, ASSICURANDO IL POSTO DI LAVORO
La Commissione europea starebbe lavorando a un piano da 80-100 miliardi di euro per aiutare gli Stati
membri a preservare i posti di lavoro nella crisi del coronavirus attraverso un regime europeo di “riassicurazione” contro la disoccupazione. Lo si apprende da diverse fonti Ue.
L’obiettivo sarebbe creare a livello europeo un sistema che permetta di finanziare strumenti come il Kurzarbeit tedesco o alla Cassa integrazione italiana, attraverso un sostegno pubblico ai lavoratori in modo da evitare il più possibile licenziamenti da parte delle imprese.
La Commissione potrebbe quindi chiedere di attivare l’articolo 122 comma 2 del Trattato, in base al quale uno Stato membro può ricevere un’assistenza finanziaria dall’Ue se “si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo”.
L’articolo 122 comma 2 del Trattato consentirebbe di usare le risorse del bilancio Ue – compresa la possibilità per la Commissione di emettere dei titoli – senza ricorrere a altre istituzioni o strumenti finanziari come il Mes o i Coronabond.
L’Ue fornirebbe prestiti ai singoli Paesi per aiutarli a finanziare nel breve periodo strumenti come il Kurzarbeit in Germania o la Cassa integrazione in Italia. Nei paesi in cui questi strumenti non sono presenti nella legislazione, le risorse potrebbero andare a finanziare i sussidi per la disoccupazione.
La proposta della Commissione dovrebbe essere presentata prima dell’Eurogruppo del 7 aprile, durante il quale i ministri delle Finanze della zona euro sono chiamati a discutere delle diverse opzioni sul tavolo per rispondere all’impatto economico della crisi del Coronavirus. L’idea di un regime europeo di “riassicurazione” contro la disoccupazione – secondo quanto si apprende – avrebbe ricevuto il consenso dei due partiti della grande coalizione in Germania.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE FRANCESE: “IN QUESTA CRISI L’ITALIA CI HA PRECEDUTO E NOI NE ABBIAMO TRATTO LEZIONE”… “OCCORRE UNA SOLIDARIETA’ TRA TUTTI I PAESI EUROPEI”
“Non voglio un’Europa egoista e divisa”, dice il presidente francese, Emmanuel Macron, nella sua
prima intervista rilasciata a media stranieri dallo scoppio dell’emergenza coronavirus.
Macron sottolinea che “la Francia è al fianco dell’Italia”. “Non supereremo questa crisi – dice – senza una solidarietà europea forte, a livello sanitario e finanziario”.
E ancora, aggiunge Macron, “L’Unione europea, la zona euro, si riducono a un’istituzione monetaria e a un insieme di regole che consentono a ogni Stato di agire per conto suo? O si agisce insieme per finanziare le nostre spese, i nostri bisogni in questa crisi vitale? Voglio che si faccia pienamente questa scelta di solidarietà “.
Al Consiglio europeo di giovedì scorso, continua Macron, “dieci Paesi dell’eurozona, rappresentanti del 60% del suo Pil, hanno esplicitamente sostenuto” l’idea di Coronabond, di “una capacità di indebitamento comune, quale che sia il suo nome, oppure di un aumento del bilancio dell’Unione europea per permettere un sostegno reale ai paesi più colpiti da questa crisi”.
“Alcuni Paesi, tra cui la Germania – ha continuato Macron nell’intervista a tre quotidiani italiani, tra cui Repubblica – hanno espresso le loro reticenze. Abbiamo deciso di continuare questo fondamentale dibattito, al più elevato livello politico, nelle prossime settimane. Non possiamo abbandonare questa battaglia. Preferisco un’Europa che accetti divergenze e dibattiti piuttosto che un’unità di facciata che conduce all’immobilismo. Se l’Europa può morire, è nel non agire. Come Giuseppe Conte, non voglio un’Europa del minimo comune denominatore. Il momento è storico: la Francia si batterà per un’Europa della solidarietà , della sovranità e dell’avvenire”.
Quanto alla crisi sanitaria e al modello di reazione dell’Italia e della Francia all’epidemia, Macron ricorda che in Francia “abbiamo preso le misure più forti e al più presto; abbiamo adottato, dinanzi a un numero di casi simile, le misure di restrizioni sociali qualche giorno prima dei nostri partner europei. Non me ne do alcun merito – aggiunge – perchè la scienza ci ha illuminato e l’Italia ci ha preceduto in questa crisi che abbiamo potuto trarne le lezioni per noi stessi. Abbiamo imparato dalle esperienze dolorose del vostro Paese e dalle decisioni coraggiose prese dal vostro governo: molti Paesi europei giudicavano eccessive tali restrizioni, oggi tutti le attuano perchè sono indispensabili nella nostra guerra contro il virus”.
(da agenzie)
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