Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile
BOSSI E’ IL VERO CLANDESTINO DEL NOSTRO PAESE: CON TUTTE “LE ARMI CHE HA IL NORD” SE LA FA SOTTO QUANDO SI TRATTA DI GARANTIRE LA LIBERTA’ DI UN POPOLO DA UN FEROCE DITTATORE.. SI SENTE ORFANO DI CHI AFFOGAVA GLI IMMIGRATI PER CONTO TERZI E PENSA SOLO AGLI AFFARI, COME IL PIU’ SQUALLIDO DEGLI SPECULATORI FINANZIARI
L’operazione ‘Odissea all’alba’ è cominciata. 
Obiettivo “distruggere la contraerea libica”, ha detto il Pentagono.
A maldigerire l’intervento militare, però, in Italia c’è la Lega di Umberto Bossi, con il Senatur che torna a ribadire la linea di cautela (stile Germania) chiesta dal Carroccio.
Bossi inizia con un affondo: ”Berlusconi non l’ho ancora sentito, non so come l’hanno accolto a Parigi: il Consiglio dei ministri aveva però rallentato l’appoggio con una posizione cauta di non partecipazione diretta. Poi ci sono ministri che credono di essere più del premier e parlano a vanvera”.
E se la prende con la “sinistra” che, per il segretario della Lega, ”sarà contenta, perchè basta che si portano qui un sacco di immigrati per dargli il voto che è l’unico modo che ha la sinistra per vincere le elezioni”.
Il chiodo fisso è rappresentato dall’”onda di immigrati” che, secondo il ministro delle Riforme arriveranno in Italia: ”Io spero che alla fine si trovi una soluzione giusta per mettere in pace il nord Africa, anche perchè a pagare siamo solo noi”.
Oltre all’arrivo degli immigrati a spaventare la Lega è “il terrorismo”: “Prima o poi la gente inizierà a chiedersi — ragiona ancora Bossi — “Se siamo in Afghanistan a combattere Al Qaeda, come mai Al Qaeda arriva qua da noi? A pagare siamo solo noi — insiste — come in Afghanistan, dove siamo andati a fare la guerra ad Al Qaeda con tanti uomini e poi ce la troviamo in casa.
Ovviamente Bossi può permettersi di raccontare queste palle grazie al pubblico che si trova di fronte: in altri consessi sarebbe spernacchiato e smentito da semplici dati di fatto.
Qua siamo di fronte a un criminale di guerra, quindi o si sta con il popolo che chiede libertà o con un boia che fa ammazzare anche i bambini indifesi.
Se Bossi preferisce non prendere posizione, i casi sono due: o è un vigliacco o è complice di un assassino, a lui la scelta.
Cita la posizione della Merkel, ma non legge i giornali tedeschi: la cancelliera tedesca è stata massacrata dalla stampa, sia di destra che di sinistra del suo Paese, per aver assunto una posizione “indegna per la Germania”, accanto a Cina e Russia e distante dai Paesi occidentali.
La Merkel lo ha fatto perchè ci sono elezioni a breve in Germania e non può permettersi dei morti, ma rischia di ottenere l’effetto contrario.
Fa specie poi che Bossi abbia riluttanza a sparare contro il boia Gheddafi, mentre in altre circostanze non abbia avuto altrettanti riguardi verso quegli immigrati che Gheddafi affoga per conto terzi, grazie al famigerato trattato che l’Italia ha firmato con un assassino, allegando anche un assegno di 5 miliardi per il killer.
Bossi si dispiace che un criminale di guerra possa venire deposto da forze democratiche e prevede le solite ondate di immigrati in arrivo: stronzate, quella è gente che vuole restare nel proprio Paese, garantendo loro condizione di vita non disumane.
Basterebbe che l’Occidente intervenisse, aiutando a far crescere la democrazia: la Libia è un Paese più ricco del nostro, ma la ricchezza se la fottono da decenni Gheddafi e la sua famiglia.
Bossi parla poi di pericolo per gli affari italiani in Libia, come il peggiore sfruttatore finanziario internazionale.
Sembra uno che accetterebbe anche di trattare con il cartello di Medelin, basta fare affari.
Che bel leader vicino al popolo ha la padagna del magna magna: disposto a trattare anche con un assassino di bambini per un barile di petrolio.
Anche qua Bossi non capisce una mazza: nulla ci vietava di fare come Sarkozy e di prendere subito posizione per gli insorti.
Noi, grazie al suo compagno di merenda dei lunedì ad Arcore, passiamo per amici del rais, non certo del popolo libico.
Lo abbiamo omaggiato, ci siamo prostrati ai suoi piedi, gli abbiamo baciato le mani insanguinate di criminale e ora abbiamo paura che un nuovo governo ci tagli due barili di petrolio.
Bastava avere dignità e prendere posizione da subito, cosa sconosciuta a questo governo di cortigiani.
Ora i ribelli, se prenderanno il governo della Libia, sapranno che in Italia c’è un partito che sta sui coglioni al 90% degli italiani perbene, ma che è stato portato al governo dal sultano del bunga bunga d’importazione da Tripoli, che preferiva Gheddafi a loro e che avrebbe fatti volentieri trucidare i loro bimbi di pochi anni in cambio di qualche profugo affogato e di qualche barile di petrolio.
E Bossi lasci perdere Al Qaeda che con la rivolta non c’entra nulla: l’argomento serve solo alla Lega e ai giornali fintodestri del premier per far spaventare il tranquillo borghese destrorso che vede terroristi islamici anche sotto il letto, non accorgendosi che si tratta solo dell’amante della moglie.
Che becerodestra, che vecchiume, che ipocrisia, che viltà , che concezione economicistica della vita senza patria e valori, senza umanità e solidarietà .
“Ci sono ministri che parlano a vanvera” ha detto ieri Bossi: su questo almeno concordiamo.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, criminalità, denuncia, Europa, governo, LegaNord, Politica, povertà, radici e valori, Sarkozy | Commenta »
Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile
POLEMICHE IN GERMANIA PER LA SCELTA DEL GOVERNO TEDESCO DI ASTENERSI ALL’ONU: LA MERKEL ATTACCATA SIA DA DESTRA CHE DA SINISTRA….LE SCADENZE ELETTORALI PESANO SULLA SCELTA DEL GOVERNO
«Colpo alla posizione internazionale della Germania», denuncia il settimanale liberal Der Spiegel.
«Ci danneggiamo da soli nel mondo», incalza l’editoriale di oggi sul governativo Die Welt.
La decisione del governo Merkel di astenersi all’Onu insieme a Cina e Russia sulla no-fly zone, e di non votare come le altre potenze occidentali, ha scatenato una tempesta a Berlino.
Critiche bipartisan da tutti i media, polemiche negli stessi partiti di governo.
E l’ombra sinistra della voglia di appeasement con i dittatori (la politica con cui Londra e Parigi nel 1938 con Chamberlain e Daladier sacrificarono la Cecoslovacchia a Hitler anzichè reagire, sperando invano di evitare la guerra) pesa sulla potenza che, dalla difesa dell’euro all’austerità dei conti pubblici fino alle scelte sul nucleare, alza sempre la voce da aspirante leader per dettare legge all’Europa.
Ma nel momento critico, sulla Libia si schiera come Hu Jintao, come Putin o in Italia come la Lega.
«Germania isolata nel mondo occidentale», scrive la Sueddeutsche Zeitung di Monaco.
Anche le testate più filogovernative non sono tenere: «è il grande errore della Germania, è un segnale sbagliato lanciato al mondo, e ci danneggia molto», ammonisce Die Welt, aggiungendo «stare sulla stessa barca non con l’Occidente bensì con Cina e Russia non è una scelta di cui essere fieri». Riluttanza inspiegabile e dannosa, insiste Der Spiegel.
È stato insomma il venerdì nero di un clamoroso autogoal sulla scena mondiale per Angela Merkel.
Le accuse dei media si fanno ancor più pesanti, guardando alle scadenze elettorali di domani e di domenica prossima: con elezioni in tre Stati, difficilissime e pericolose per il governo, il centrodestra cerca con ogni mezzo di guadagnare consensi.
Anche, come ha detto in Parlamento ieri il vicecancelliere Guido Westerwelle, assicurando che «nessun soldato tedesco andrà in guerra».
Menzogna spudorata agli occhi del mondo globale: ogni testata o canale tv ricordano che l’Onu ha detto sì a una no-fly zone ma non ha chiesto nè operazioni militari terrestri nè specifici contributi di un paese o di un altro.
A Berlino gli osservatori più impietosi rilevano che la Germania sempre pronta ad alzare la voce con tutti sull’euro, sui conti pubblici o sul nucleare non ha i titoli per una simile azione d’emergenza: le ore di volo d’addestramento annuali nella Luftwaffe sono appena un terzo di quelle nella Royal Air Force.
argomento: elezioni, emergenza, Esteri, Europa, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
IL PIANO DEL GOVERNO PREVEDE 52 AREE PER OSPITARE LE SCORIE, IN GRAN PARTE NEL CENTROSUD…COSTI DI COSTRUZIONE, MANTENIMENTO, GESTIONE E DISMISSIONE PER UNA CENTRALE CHE DURA AL MASSIMO 40 ANNI….L’ITALIA IMPORTA L’8% DELL’ENERGIA CHE CONSUMA E SI VORREBBE SOSTITUIRE QUESTA PARTE CON UN 50% DI ENERGIA PROVENIENTE DAL NUCLEARE E UN ALTRO 50% DALLE RINNOVABILI…ALLA FINE SI SPENDERA’ DI PIU’ CHE A IMPORTARE ENERGIA DALL’ESTERO
A pochi giorni dal disastro ambientale seguito alla tragedia che ha colpito il
Giappone, il mondo s’interroga sulla validità della tesi nucleare.
In Italia il Governo si dice fermamente convinto nell’andare avanti, rifiutando di sospendere i l programma di riarmo delle centrali nucleari.
La Sogin, società controllata dal Tesoro, attraverso organi di informazione ufficiali, ha prospettato la soluzione al problema scorie: 52 aree, site per lo più nel Centro Sud, in grado di ospitare le scorie radioattive.
Malgrado non sia stata fornita alcuna specifica in merito alla classe, la notizia è stata accolta con favore dal Presidente del Consiglio, nonchè dal Ministro dell’Ambiente.
Dal Corriere della Sera: “la scelta del deposito nazionale per le scorie non sarà imposta e avverrà d’accordo con le Regioni, con una sorta di asta: la comunità che accetterà i depositi radioattivi sarà infatti compensata con forti incentivi economici”.
Per l’avvio del provvedimento mancano le VIA e il parere dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare a cui manca ancora un presidente.
Il Ministro dell’Ambiente dichiara che “le centrali pensate per l’Italia sono modernissime e prevedono sistemi di sicurezza molto superiori a quelli giapponesi”.
Personalmente nutro perplessità in merito alla tecnologia italiana riferita alle Centrali Nucleari, visto che i primi passi dovrebbero muoversi solo nel prossimo futuro.
Se importassimo la tecnologia dai Paesi in cui il nucleare è attivo, mi chiedo quanto denaro dovrebbe essere investito…considerando che già la costruzione di per sè richiede un costo molto elevato e sicuramente eccessivo per il Paese.
E i costi di mantenimento e gestione?
E i costi di bonifica delle centrali?
Purtroppo molti ignorano che la vita media di un impianto nucleare è stimata in 30-40 anni.
Dopo tale periodo dovrebbe essere sostenuto un costo per la sua dismissione, elevatissimo.
Dunque contestualmente dovrebbe essere sostenuta una spesa per dismettere un impianto e una per costruirne uno nuovo…
Per quanto concerne la sicurezza, sicure che possano essere, non lo saranno mai totalmente.
Le caratteristiche geomorfologiche dell’Italia contemplano una possibile sismicità . E Fukushima ci ha insegnato che basta un incidente per cagionare un disastro ambientale.
L’Italia attualmente importa circa l’8% dell’energia che consuma, mentre produce l’83% da idrocarburi e il restante da rinnovabili.
L’obiettivo del Governo è di ridurre del 33% la produzione da idrocarburi, conseguendo il restante 50% dal nucleare e dalle fonti rinnovabili in egual misura.
La produzione di energia dalla fissione nucleare non libererà l’Italia dai costi d’acquisto di quell’8%, bensì rappresenterà di per sè un costo di gran lunga superiore.
I rifiuti nucleari hanno la caratteristica di essere sempre altamente tossici.
Gli effetti da irradiazione sono ormai noti a tutti e vanno dalla comparsa di tumori alle malformazioni neonatali.
Le patologie possono manifestarsi anche dopo molti anni.
Il costo per la conservazione delle scorie è ingente, considerando che si tratta di materiale che rimarrà attivo e pericoloso per migliaia di anni.
La messa in sicurezza deve contemplare un involucro in grado di restare tal quale e garantire l’impermeabilità per tutto il tempo necessario.
Mycle Schneider, uno dei massimi esperti in materia, scrive: “il fattore tempo introduce una differenza fondamentale tra le scorie radioattive e gli altri rifiuti. Si parla, per i diversi radioisotopi, di “mezza vita”, il tempo necessario perchè la radioattività in essi contenuta diminuisca fino a dimezzarsi in modo naturale. La mezza vita di molti isotopi emittenti contenuti nelle scorie nucleari supera spesso l’immaginazione: più di 24.000 anni per il plutonio 239, circa 214.000 anni per il tecnezio 99, quasi 16 milioni di anni per lo iodio 129 e addirittura 4,5 miliardi di anni per l’uranio 238.
La durata della vita, quindi, non dice nulla sul livello di radiotossicità . Alcuni isotopi sono molto pericolosi nel breve periodo, ma diventano innocui nel giro di qualche ora o di qualche giorno, mentre altri isotopi uniscono un alto grado di radiotossicità ad una lunga durata di vita. Ad esempio, il plutonio non ha soltanto una vita estremamente lunga, ma è anche altamente radiotossico: basta l’inalazione di poche decine di millesimi di grammo per provocare un cancro letale ai polmoni.”
I rifiuti nucleari si distinguono in relazione alla loro attività in tre categorie
1° grado. Bassa attività : materiali contaminati provenienti dallo smantellamento dei siti nucleari (macerie, calcestruzzo, infissi, ecc.). Poco attivi ma spesso di lunga durata, questi rifiuti hanno dimensioni gigantesche.
2° grado. Media attività : principalmente rifiuti tecnologici rimasti contaminati durante il loro utilizzo (guanti, vestiario, utensili, ecc.). Radioattività media di circa 300 anni. Le agenzia atomiche ritengono che potrebbe essere sufficiente stoccarli in depositi in “superficie”.
3° grado. Alta attività : principalmente rifiuti provenienti dal cuore del reattore ov’è concentrata una quantità enorme di radioattività . Rimangono pericolosi per milioni di anni.
Esistono poi altri rifiuti nucleari, non classificati dalle varie legislazioni nazionali come pericolosi, che vengono riutilizzati per la fabbricazione di beni di largo consumo come la lana di vetro, l’acciaio o la ceramica.
Il costo dello smantellamento degli impianti britannici e della gestione delle relative scorie è stimato a più di 100 miliardi di euro — con la tendenza ad aumentare.
Le stime per il solo stoccaggio geologico delle scorie a media ed alta radioattività in Francia variano da 13,5 a 58 miliardi di euro.
Analogamente, il costo di smantellamento di un piccolo reattore in Francia (Brennilis, 70 MW) è stimato a 480 milioni di euro circa.
Silvia Girotti
argomento: Berlusconi, denuncia, economia, Energia, Europa, Parlamento, PdL, Politica, Rifiuti, Sicurezza | Commenta »
Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
L’ONU HA APPROVATO LA RISOLUZIONE SU NO-FLY ZONE… AUTORIZZATE “TUTTE LE MISURE NECESSARIE” PER PROTEGGERE I CIVILI IN LIBIA… L’ONU IMPONE IL CESSATE IL FUOCO ANCHE CON L’USO DELLA FORZA
Con 10 voti a favore, 5 astenuti (Russia, Cina, Brasile, India e Germania) e nessun voto contrario il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione che autorizza l’imposizione di una no-fly zone sulla Libia «con tutti i mezzi a disposizione», incluso il ricorso all’uso della forza.
Obiettivo l’immediato «cessate-il-fuoco e la fine completa delle ostilità ». Questa frase è stata inserita su richiesta della Russia, che voleva l’approvazione di un testo diverso da quello messo a punto, nella versione finale, dalla delegazione della Francia.
I temi chiave su cui si sono confrontati i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu sono: No fly zone; protezione dei civili, da subito, a Bengasi; divieto di voli commerciali da e per la Libia; rafforzamento dell’embargo d’armi, ma escludendo esplicitamente una «forza occupante» il Libia.
La Gran Bretagna, poco prima dell’approvazione del documento, aveva annunciato che l’aeronautica britannica era pronta a sferrare la prima ondata di raid entro poche ore.
La risoluzione vieta «tutti i voli nello spazio aereo con l’obiettivo di proteggere i civili». Il divieto non si applica «ai voli il cui unico obiettivo è umanitario».
Gli Stati, che «potranno agire a livello nazionali o tramite organizzazioni regionali», vengono autorizzati a mettere in atto la no fly zone.
Le operazioni dei jet militari andranno intraprese «dopo aver notificato il segretario generale (dell’Onu) e il segretario generale della Lega Araba».
Il testo autorizza l’uso di «tutte le misure necessarie» per «proteggere i civili e le aree civili popolate sotto minaccia di attacco in Libia, compresa Bengasi», citata esplicitamente per permettere un intervento prima dell’arrivo delle forze di Muammar Gheddafi.
Il Palazzo di Vetro dovrà essere «informato immediatamente delle misure intraprese dagli Stati» a questo scopo.
In questo passaggio, rispetto alla prima versione, è stato aggiunto un inciso importante che «esclude una forza occupante» nel Paese africano.
La bozza impone misure ancora più dure per fermare le armi che arrivano ai soldati di Gheddafi e «al personale mercenario armato», autorizzando ispezioni in «porti e aeroporti, in alto mare, su navi e aerei».
Riguardo le sanzioni contro il regime, la bozza aggiunge nuovi nomi rispetto a quelli contenuti nella risoluzione 1970, approvata qualche giorno fa.
In particolare, vengono inseriti l’ambasciatore della Libia in Ciad e il governato di Ghat (nella Libia del Sud), perchè «coinvolti nel reclutamento dei mercenari» da altri Paesi dell’Africa.
Vengono bloccate una serie di entità finanziare libiche quali la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company.
Tutti i voli di tipo commerciale da e per la Libia vengono vietati, esattamente come quelli militari, per fermare l’afflusso di denaro nelle casse del Colonnello o l’arrivo di nuovi mercenari.
Gli Stati Uniti sono favorevoli a nuove misure internazionali nei confronti nella Libia nella misura in cui non prevedano l’invio di truppe nel paese, ha detto il sottosegretario di stato William Burns per cui «è difficile prevedere» la reazione di Russia e Cina sulla risoluzione Onu.
Gli Stati Uniti temono tuttavia che Gheddafi possa «tornare al terrorismo e all’estremismo violento» se riuscirà a schiacciare la rivolta in corso in Libia. «Prima l’Onu arriverà ad un accordo» sulla crisi libica e «meglio sarà » ha scritto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, in un messaggio postato su Facebook nel quale definisce anche «inaccettabile» una vittoria di Gheddafi ed afferma che «la Nato è pronta ad agire per proteggere la popolazione civile dagli attacchi del regime».
La Francia vuole che vengano effettuate operazioni militari nelle ore successive all’eventuale approvazione delle risoluzioni Onu.
«Ci stiamo preparando ad agire» dopo che l’Onu avrà adottato le sue risoluzioni. Lo ha detto ai cronisti il ministro degli esteri francese, Alain Juppe, in una pausa dei lavori al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York.
La Francia e i paesi partner, ha spiegato Juppe, stanno pianificando le azioni che seguiranno le decisioni dell’Onu.
Dal canto suo l’Unione europea non ha alcuna intenzione di «riprendere più i contatti con il regime di Gheddafi».
Lo ha detto Michael Mann, portavoce della rappresentante per la Politica estera europea, Catherine Ashton.
«Ci basiamo sulle decisioni del Consiglio europeo di venerdì scorso – ha precisato Mann – non pensiamo di riprendere il dialogo».
argomento: emergenza, Esteri, Europa, Libia, radici e valori, Sarkozy | 1 Commento »
Marzo 15th, 2011 Riccardo Fucile
FAVOREVOLE SOLO IL 20,3%, NON HANNO ANCORA UN’IDEA PRECISA L’11,3% …TRA TRE MESI, IL 12 GIUGNO, GLI ITALIANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE AL REFERENDUM ABROGATIVO DEL PIANO DEL GOVERNO PER IL RITORNO AL NUCLEARE….DOPO LA TRAGEDIA IN GIAPPONE IL QUORUM POTREBBE ANCHE ESSERE RAGGIUNTO
Sette italiani su dieci sono contrari alla costruzione di centrali nucleari.
Lo rivela un sondaggio realizzato da Fullresearch nei giorni dell’emergenza degli impianti in Giappone dove c’è il rischio di una nuova Chernobyl a seguito dei danni provocati dal terremoto.
Il 68,4% dei mille intervistati si è detto contrario alla costruzione in Italia di centrali nucleari, mentre il 20,3% è favorevole.
Il restante 11,3% non ha ancora sviluppato un’opinione al riguardo o preferisce non rispondere.
Il dato è indicativo se si considera che tra tre mesi, il 12 giugno, gli italiani saranno chiamati a votare il referendum abrogativo sul piano del governo per il ritorno al nucleare.
Il quesito era stato presentato dall’Idv per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”.
Si tratta di una parte del decreto legge recante “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività , la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno.
Nel quesito referendario ai cittadini è chiesto: “Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività , la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”.
Lo scorso dicembre la Corte di Cassazione aveva accolto l’iniziativa, dopo che la Corte Costituzionale a giugno aveva respinto i ricorsi presentati da 10 regioni (Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria) contro la legge delega del 2009 che disciplina la localizzazione e l’autorizzazione agli impianti nucleari nel nostro paese.
L’ondata emotiva della tragedia giapponese potrebbe non solo far crescere i no al nucleare, ma anche far raggiungere il quorum ai referendum, trascinando anche quelli sull’acqua pubblica e sul legittimo impedimento.
argomento: Ambiente, Berlusconi, Bossi, denuncia, economia, emergenza, Europa, governo, Parlamento, Politica, radici e valori, sanità, Sicurezza, terremoto | 1 Commento »
Marzo 12th, 2011 Riccardo Fucile
AL “WOMEN IN THE WORLD” 2011 SIAMO L’UNICA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE PRESA IN ESAME… GLI ORGANIZZATORI COLPITI DAGLI SCANDALI SESSUALI E DALLA PROTESTA DEL 13 FEBBRAIO…IL PREVISTO INTERVENTO DELLA BONINO
L’occasione è solenne: “Women in the World 2011”, una grande conferenza internazionale sulla condizione femminile nel mondo, con particolare attenzione ai paesi dove le donne sono più oppresse.
L’Onu e la Casa Bianca hanno dato il loro patrocinio, ad aprire l’evento a New York ci saranno Bill Clinton e il sindaco Michael Bloomberg.
E’ attesa anche la First Lady, Michelle Obama, con un intervento “a sorpresa”. Ma di sorpresa ce n’è anche un’altra.
Insieme all’Iran, all’Arabia saudita, alla Cambogia, l’Italia figura tra i “casi” da analizzare e discutere.
Gli organizzatori di “Women in the World 2011” hanno voluto invitare la vicepresidente del Senato Emma Bonino a spiegare perchè in un paese occidentale, membro del G8 e dell’Unione europea, la condizione femminile è così arretrata.
E’ un segnale di come viene percepito negli Stati Uniti lo status della donna italiana, l’aver messo questo tema all’ordine del giorno, a fianco a un dibattito moderato da Christiane Amanpour con tre donne di paesi islamici: un’egiziana, un’iraniana e una saudita.
«E’ vero — osserva la Bonino — al summit di New York non ci sarà un dibattito sulla Francia nè su altre liberaldemocrazie occidentali. Gli organizzatori hanno voluto occuparsi dell’Italia anche per l’eco che ha avuto nel mondo intero la manifestazione di protesta del 13 febbraio, quel milione di donne in piazza. Un seguito, naturalmente, dell’eco avuta nel mondo intero dalle prodezze del nostro presidente del Consiglio».
Una delle organizzatrici di “Women in the World” è Tina Brown, grande firma del giornalismo americano, fondatrice del blog The Daily Beast e oggi direttrice della nuova edizione di Newsweek.
Proprio il celebre settimanale all’esordio della sua nuova formula ha dedicato la copertina alle “150 donne che hanno scosso il mondo”.
Nel caso dei paesi occidentali si tratta di donne ai posti di comando: in copertina c’è Hillary Clinton.
Per i paesi del Terzo mondo invece la scelta di Newsweek è caduta su “donne combattenti” in situazioni di oppressione.
La scelta della Bonino rientra piuttosto nella seconda categoria.
«Io a New York — anticipa la vicepresidente del Senato — dirò che la protesta del 13 febbraio è stata un’esplosione, frutto di un’accumulazione di fattori. La situazione arretrata della donna in Italia, il familismo ipocrita, viene esasperato dal ricorso costante agli stereotipi e alla volgarità . In America e in tutto l’Occidente c’è sconcerto, tra chi ricorda la grande stagione delle nostre conquiste degli anni Settanta: il divorzio, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia: tutto in un decennio. Poi il lungo sonno degli anni Ottanta e Novanta. Che altri hanno riempito, fino all’esplosione di volgarità . Ricacciata in casa, privata delle infrastrutture sociali più elementari, la donna italiana è l’ultima dell’Unione europea sotto tutti i criteri, in tutte le classifiche».
Nel lanciare il summit di domani, Newsweek pubblica una foto della manifestazione del 13 febbraio con la didascalia: «L’affluenza ha superato le attese, le italiane sono scese in piazza contro il premier Silvio Berlusconi e la cultura sessista creata dal suo impero mediatico. Dopo mesi di scandali sulle avventure sessuali di Berlusconi, e anni di stallo in una nazione dove il 90% degli uomini non ha mai usato una lavatrice, le italiane dicono Basta».
Federico Rampini
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, Europa, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 11th, 2011 Riccardo Fucile
LIAM TASKER AVEVA PERSO LA VITA IN UNO SCONTRO A FUOCO E POCHE ORE DOPO ERA DECEDUTO ANCHE THEO….
Giovedì è stata rimpatriata in Gran Bretagna la salma del caporale Liam Tasker, ucciso in Afghanistan, e con lui sono giunte anche le ceneri del cane con il quale lavorava, Theo.
Ad accoglierli un corteo di persone in lacrime, tante rose e tantissimi cani.
La loro storia ha fatto il giro del mondo, suscitando commozione e tenerezza: Tasker, originario di Kirkcaldy in Scozia, è stato ucciso in uno scontro a fuoco nel primo giorno di marzo di quest’anno, mentre stava compiendo un pattugliamento nella regione afghana di Helmand, roccaforte dei talebani.
Il ventiseienne militare dell’unità veterinaria dell’Esercito britannico era accompagnato dal suo cane Theo, uno springer spaniel di 22 mesi specializzato nella ricerca di esplosivi.
Il cane, rimasto illeso nella sparatoria che è costata la vita al suo conduttore, è morto tre ore dopo a causa di un attacco cardiaco.
I due, descritti da colleghi e parenti del militare come inseparabili, erano in Afghanistan da cinque mesi e la loro sintonia li aveva resi una coppia di successo: durante la loro permanenza nelle zone di guerra avevano scoperto 14 ordigni esplosivi IED (Improvised Explosive Device, bombe costruite artigianalmente) e numerosi depositi di armi.
Forse la loro abilità ha infastidito i talebani o forse entrambi hanno avuto la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Fatto sta che la mattina dell’1 marzo, nel corso di una perlustrazione nel distretto di Nahr-e Saraj, il convoglio del quale facevano parte è stato attaccato dai ribelli afghani.
Nel corso del conflitto a fuoco il caporale Tasker è stato gravemente ferito ed è deceduto ancora prima di essere trasportato a Camp Banion, la base nella quale era di stanza.
Tasker era stato per sei anni un meccanico dell’esercito, prima di entrare a far parte dell’unità cinofila nel 2007.
«Amo il mio lavoro e mi piace farlo con Theo», dichiarava il soldato al sito del Ministero della Difesa britannico, che li aveva segnalati per il numero di vite salvate grazie al loro record di ordigni ritrovati e che ne aveva lodato le preziose doti: «Ha uno splendido carattere e non si stanca mai. Non vede l’ora di uscire in missione e non si ferma davanti a nulla».
E proprio in conseguenza dell’efficienza del duo, il loro soggiorno in Afghanistan era stato prolungato di un mese.
Giovedì mattina un Hercules dell’aviazione britannica ha riportato in patria la salma del ventiseienne militare e le ceneri di Theo.
Dalla base della Royal Air Force di Lyneham, situata nel sud-ovest del Paese, dove è atterrato il velivolo, è partito il corteo funebre, salutato lungo il percorso da centinaia di militari e civili accompagnati dai propri cani.
I genitori, la fidanzata e i parenti del giovane soldato hanno deposto una rosa rossa sulla bara.
«La mia opinione è che quando Liam è stato ucciso – ha dichiarato il padre di Liam Tasker, Ian – a Theo è venuto a mancare il sostegno di mio figlio. Credo davvero che per il cane il rientro alla base senza Liam che lo tranquillizzasse abbia avuto un effetto devastante».
Le ceneri dell’animale sono state consegnate alla famiglia da funzionari del ministero della Difesa durante una cerimonia privata.
Ora Theo è stato candidato a ricevere la Dickin medal, l’onorificenza militare inglese destinata agli animali che si sono particolarmente distinti nel corso di azioni di guerra.
Emanuela Di Pasqua
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Costume, Esteri, Europa, radici e valori | Commenta »
Marzo 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE FRANCESE E IL PRIMO MINISTRO INGLESE CAMERON SI SCHIERANO PER AIUTARE GLI INSORTI PRIMA CHE I CIVILI SIANO TUTTI MASSACRATI DA GHEDDAFI…FRATTINI SI PRECIPITA A PRECISARE: “NOI NON PARTECIPEREMO”… IL GOVERNO DEGLI ACCATTONI ASPETTA DI VEDERE PRIMA CHI VINCE: SE VENGONO TRUCIDATI OGNI GIORNO DEI GIOVANI COMBATTENTI PER LA LIBERTA’ SE NE FOTTONO, ALTRO CHE POPOLO DELLA LIBERTA’
La Francia va avanti da sola, spacca il fronte dell’Ue riconoscendo il Consiglio degli oppositori di Gheddafi e fa balenare l’idea di andare in Libia per «raid aerei mirati».
Nella serata di ieri anche il primo ministro inglese Cameron si è allineato alla posizione della Francia.
L’Europa si interroga sul da farsi, lo fa anche con gli Stati Uniti in seno al Patto Atlantico, e si risponde d’essere pronta a tutto, a proclamare una «no fly zone» come a mandare le navi davanti al Golfo della Sirte, purchè ciò sia legittimato dal Consiglio di Sicurezza Onu.
La politica del “prendere tempo” però non paga: tra pochi giorni Gheddafi riprenderà il controllo della Libia e continuerà a massacrare il proprio popolo, forte dell’aviazione e di migliori armamenti.
Sarkozy avrà modo di spiegarsi oggi ai colleghi leader dell’Unione, convocati in conclave straordinario a Bruxelles.
Ma già in serata, una lettera congiunta Francia e Gran Bretagna in cui si diceva che «Muammar Gheddafi e il suo clan devono andarsene per evitare ulteriori sofferenze al popolo libico», dava il senso di come l’asse si stia spostando sulla linea dell’Eliseo.
Stesso concetto espresso nella bozza del vertice.
Ma nella lettera Parigi e Londra fanno un passo in avanti: chiedono alla Ue di riconoscere subito l’opposizione e promettono impegno per la creazione di no fly zone a protezione dei ribelli.
La posizione italiana è diversa da quella francese, «certe decisioni è meglio discuterle nel quadro Ue».
E Frattini precisa che l’Italia “non parteciperà a eventuali bombardamenti mirati” contro le forze di Gheddafi.
Il coraggioso governo nostrano prima aspetta di vedere chi vince, come al solito.
Il governo, aggiunge Frattini, è stato il primo a inviare mandare una missione umanitaria a Bengasi, dove ora riaprirà il consolato: «Gli altri valutino cosa abbiamo fatto e seguano l’esempio».
Per Frattini in pratica il nostro compito non è quello di prendere decisioni da nazione sovrana, ma solo quello di adempiere al ruolo della Croce Rossa o dei becchini.
L’Italia ipotizza al massimo di mettere a disposizione i propri aeroporti.
«Ai bombardamenti non abbiamo mai pensato – precisa il ministro della Difesa Ignazio la Russa – è esclusa ogni operazione terrestre».
Che fare se Gheddafi dovesse prevalere?
L’Ue ha ancora la ricetta per l’emergenza e per questo guarda a Oriente.
Se capitasse il peggio, si fa capire, potrebbe essere la Lega Araba a fornire la scorciatoia per rompere gli indugi.
La sponda dell’Unione Africana – organizzazione presieduta da Gheddafi nel 2009 – invece è saltata.
Nessun appoggio a un intervento militare, dicono in serata dalla Ua che invece ha costituito un comitato di cinque capi di Stato che si recheranno in Libia per tentare di porre fine alle ostilità .
Tutti che si nascondono dietro mille giustificazioni e pretesti, onore a Sarkozy (e a Cameron) che almeno hanno fatto capire che un governo di destra, di fronte a un criminale internazionale, le palle deve mostrale, non solo raccontarle come è d’uso in Italia.
argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, emergenza, Esteri, Europa, governo, Libia, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 8th, 2011 Riccardo Fucile
SIAMO IL FANALINO DI CODA INSIEME A MALTA… IN OLANDA L’OCCUPAZIONE SALE AL SECONDO BIMBO… IN ZONA EURO IN DIECI ANNI IL LAVORO FEMMINILE E’ SCESO DELLO 0,6%, IN ITALIA DELL’1,2%
Perfino nell’Europa del 2011, sembra che alla condizione di donna si
accompagni un danno oggettivo, un’oggettiva difficoltà di vivere.
Questo dicono i dati che l’Eurostat, l’istituto incaricato di tradurre in cifre la nostra vita, ha scodellato in vista dell’8 marzo, festa mondiale delle donne: in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea, il tasso di occupazione femminile diminuisce con l’aumentare del numero dei figli, mentre per gli uomini accade il contrario.
La famiglia con i suoi carichi è dunque un fattore penalizzante per il lavoro femminile, e questo lo si sapeva da sempre.
Come si sapeva che la penalizzazione si allevia, quanto più la madre può contare su asili nido o altre strutture pubbliche di assistenza: meno asili a disposizione, meno madri in grado di conservare il loro impiego.
Ma è il secondo dato, quello che più colpisce: i due Paesi, su tutti, in cui alle donne fra i 25 e i 54 anni con figli è più difficile lavorare, sono Malta e l’Italia. Per confermarlo, la statistica seziona impietosamente le diverse tipologie familiari.
Ecco qualche esempio al volo: donne senza figli, media Ue 75,8 per cento di occupazione; Germania 81,8, Finlandia 83,2, e via via tutti gli altri Paesi; fanalini di coda l’Italia (63,9), e Malta (56,6).
Madri con un figlio: media Ue 71, 3; Francia 78; Gran Bretagna 75, Grecia 61,3, Italia 59 e Malta 45,7. Madri con 2 figli: media Ue 69,2, Belgio 77,2, Francia 78, Slovenia 89, 1, Finlandia 83,3, e così via; ultime in fondo all’elenco: Italia 54,1, e Malta, 37,4.
Panorama ribadito dalla colonna dedicata alle madri con 3 figli o più: media Ue 54,7, Belgio 61, 7, Olanda 71,3; e l’Italia? Un tuffo all’in giù: in questa categoria, risulta infatti occupato solo il 41,3% delle donne (ancora una volta, superate in peggio soltanto dalle maltesi: 29,6%).
Se poi si allarga la visione a tutta l’occupazione femminile, il quadro generale è altrettanto grigio: ovunque la donna lavora meno dell’uomo, e in tutta la zona Euro l’occupazione femminile è calata in media dello 0,6% dal 1999 al 2009, ma in Italia è calata ancor di più: -1,2%.
Non solo.
Esiste anche un’altra statistica, che prende in considerazione il cosiddetto tasso di inattività economica: persone che neppure cercano un’occupazione, gente al di fuori del mercato del lavoro.
Nel 2009, nella Ue, erano in questa condizione 8,7 milioni di uomini e 23,4 milioni di donne, rispettivamente l’8,2% e il 22,1% del totale.
Ma anche qui, grandi differenze: per le donne, il tasso di inattività era bloccato al 13% in Svezia o in Danimarca, ma balzava al 35,5% in Italia, e al 51,1% a Malta.
Un altro piazzamento in coda all’Europa.
Frutti avvelenati dei vecchi pregiudizi, «la donna deve pensare ai figli» e via dicendo?
Non sembra: in Spagna, uno dei Paesi più tradizionalisti, si è dimezzato in 30 anni il numero di coloro che nei sondaggi ritengono giusta questa affermazione.
Più probabilmente, concordano gli esperti di Bruxelles, la crisi iniziata nel 2008 ha colpito di più le fasce più deboli: piove sul bagnato, insomma.
C’è anche qualche sorpresa, nella fotografia scattata dall’Eurostat: se è vero che la presenza dei figli tira ovunque verso il basso gli indici dell’occupazione femminile, in alcune nazioni – Olanda, Finlandia, Ungheria – la tendenza sembra invertirsi quando al primo figlio ne segue un secondo, o un terzo; l’ipotesi è che la giovane madre, dopo il primo anno di crisi, riesca a riassestarsi forse anche con l’aiuto di nonne o di zie, e superi poi il secondo parto molto più pronta ad affrontare gli stress del ritorno al lavoro.
Ma vi sono anche nazioni, come il Belgio o la Slovenia – note per i buoni e numerosi asili nido – dove il tasso di occupazione femminile resta invariato anche con uno o due bambini in casa, e comincia a calare soltanto dopo il terzo figlio.
Quanto agli uomini con famiglia, il loro è un percorso esattamente contrario: più sono i figli a carico (almeno fino a due), più cresce il tasso di occupazione.
Gli esperti non offrono in questo caso una spiegazione, si limitano ad allineare le cifre: uomo con un figlio, media Ue 87,4% (Italia 88%); uomo con due figli, media Ue 90,6 (Italia 91,1); uomo con tre o più figli, media Ue 85,4 (Italia 87,7).
Ancora una volta l’Europa declinata al maschile sembra offrire una vita più facile, o meno faticosa.
Luigi Offeddu
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Costume, denuncia, emergenza, Esteri, Europa, governo, Lavoro, Parlamento, Politica, radici e valori | 1 Commento »