Gennaio 18th, 2011 Riccardo Fucile
DURO EDITORIALE DEL QUOTIDIANO FINANZIARIO BRITANNICO SULLE VICENDE GIUDIZIARIE CHE COINVOLGONO IL NOSTRO PREMIER… “IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO ERA UN INSULTO AL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE”
Gli sviluppi della nuova indagine giudiziaria su Silvio Berlusconi continuano a essere al
centro dell’attenzione dei media internazionali.
Fra le corrispondenze da Roma di giornali e telegiornali, oggi spicca un editoriale non firmato, dunque espressione dell’opinione della direzione, sul Financial Times, il più influente quotidiano finanziario d’Europa.
“Verdetto a Roma”, si intitola l’editoriale, e il sottitolo chiarisce: “Le strategie legali di Berlusconi degradano il dibattito politico in Italia”.
Il commento del Financial Times parte ricordando che nel marzo 2010 il governo Berlusconi passò una legge per proteggere “colui che si autoproclama l’uomo più perseguitato della storia” dall’essere processato nelle corti italiane.
Il 13 gennaio, continua l’articolo, la Corte Costituzionale ha parzialmente cancellato questo provvedimento, “e ha fatto bene a cancellarlo”.
La legge sul “legittimo impedimento”, spiega il quotidiano della City, esentava i ministri dall’apparire in tribunale sulla base del fatto che essi erano troppo occupati dal loro lavoro pubblico per poterci andare, ma “tale affermazione era un insulto al principio di eguaglianza di fronte alla legge. Nessuno, nemmeno miliardario magnate dei media che fa anche il primo ministro, è al di sopra della legge. La Corte dovrebbe essere applaudita per avere difeso questo principio”.
L’editoriale prosegue avvertendo tuttavia del pericolo che la sentenza della Corte, messa insieme all’indagine giudiziaria che accusa Berlusconi di avere fatto pressioni per far liberare di prigione una “ballerina di night-club” 17enne (la giovane marocchina per la quale Berlusconi è anche accusato di sesso con una prostituta minorenne), “può giocare a favore del premier, permettendogli di continuare a sostenere di essere vittima di una cospirazione di giudici di sinistra contro di lui”, e di protrarre tale giustificazione fino alle prossime elezioni, che “avranno luogo probabilmente in primavera”.
Questa, conclude il Financial Times, “è una profonda vergogna per l’Italia”. Prima delle elezioni, il paese necessita un onesto dibattito sulla litania di problemi con cui deve confrontarsi.
“La settima maggiore economia mondiale ha bisogno di riforme: un giovane su quattro è disoccupato, la crescita economica è anemica, gli investimenti stranieri declinano, il debito nazionale ha raggiunto i 1800 miliardi di euro, il cancro della criminalità organizzata andrebbe reciso, e la lista potrebbe continuare”, osserva il giornale londinese.
“Ma invece di soluzioni a questi problemi, gli italiani rischiano di assistere a un’altra puntata di Berlusconi-contro-i-giudici. L’Italia merita di meglio”.
Tra gli altri articoli che la stampa britannica dedica al caso Berlusconi, il Times pubblica una corrispondenza da Roma in cui si riferisce che, in base a una telefonata intercettata dalla polizia tra Nicole Minetti e il premier, Berlusconi “ha ammesso di sapere che Ruby Rubacuori era minorenne”. L’Independent pubblica un commento dell’ex corrispondente da Roma Peter Pophan, secondo cui questa volta “nemmeno Silvio può farla franca”.
E il Guardian ha un articolo sulle lamentele del regista Marco Bellocchio, che afferma di non potere fare un film ispirato agli scandali di sesso del premier perchè i produttori hanno paura e di fatto censurano il progetto.
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Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile
VENTI MILIARDI DI INVESTIMENTI PROMESSI, RIDUZIONE DEI DIRITTI, AUMENTO DEI RITMI DI LAVORO: GLI OPERAI CHIAMATI A SCEGLIERE IL PROPRIO FUTURO IN UN CLIMA DI TENSIONE E DI RICATTO… CON L’ANOMALIA DI UN PREMIER CHE INVITA LA FIAT AD ANDARE ALL’ESTERO IN CASO DI SCONFITTA
Gli operai delle carrozzerie di Mirafiori, 5500, cominceranno a votare questa sera durante il turno che inizia alle 22.
Le votazioni si chiuderanno domani.
Molto probabile la vittoria dei “Sì” all’accordo, ma è molto rilevante quale sarà la percentuale dei “No”.
Queste le ragioni per scegliere l’approvazione o la bocciatura dell’accordo che prevede investimenti in cambio di flessibilità e minori tutele…
Limiti al diritto di sciopero
SàŒ: Sanzionare chi sciopera contro l’accordo (fino al licenziamento) è l’unico modo che ha l’azienda per assicurarsi che sia rispettato, visto che neppure gli iscritti dei sindacati firmatari sono vincolati a farlo
NO: Il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione (articolo 40) ed è un diritto individuale, i sindacati non possono porvi limiti, non è nella loro disponibilità …
Aumentano Turni e straordinari
SàŒ: La flessibilità è indispensabile per competere nel mercato dopo la crisi e approfittare dei picchi di domanda. Le retribuzioni mensili aumenteranno grazie al maggior ricorso al lavoro notturno e agli straordinari…
NO: La totale discrezionalità dell’azienda nel decidere quando e come chiedere straordinari e turni aggiuntivi impedisce di organizzarsi la vita. E passare da 40 a 200 ore (120 su richiesta dell’azienda) di straordinario significa un aumento sensibile del carico di lavoro…
Pause più brevi e taglio di 10 minuti
SàŒ: La variazione è poco rilevante, i 10 minuti che si perdono vengono anche retribuiti (32 euro al mese).
NO: I lavori ripetitivi richiedono pause abbastanza lunghe da far riposare il corpo, altrimentisono inutili. Tre pause da dieci minuti non equivalgono a una di trenta…
Sanzioni per l’assenteismo
SàŒ: Scattano solo in situazione di evidente anomalia, quando ci sono picchi, vicino ad altri riposi o ferie, che fanno sospettare un comportamento scorretto. I furbi penalizzano chi si comporta correttamente, quindi ben venga la linea dura.
NO: Il problema di Mirafiori non è l’assenteismo, come non lo era a Pomigliano, ma che le fabbriche sono ferme perchè non c’è domanda di auto Fiat. Misure come queste servono solo a marcare il controllo aziendale sui dipendenti, impedendo di valutare caso per caso…
Fiom senza rappresentanza
SàŒ: Lo statuto dei lavoratori, nuova norma di riferimento visto che la nuova Mirafiori non sarà in Confindustria e quindi non si applica l’accordo del 1993, prevede rappresentanze soltanto per chi firma l’accordo. La Fiom lo sapeva e ha scelto di non aderire. Visto che la Fiom non ne condivide i contenuti, è logico che siano gli altri sindacati a vigilare sulla sua applicazione.
NO: Il problema non è solo la Fiom. Non ci saranno più elezioni dei rappresentanti: ne vengono assegnati 15 a ogni sindacato firmatario a prescindere da quanto sia rappresentativo. I sindacati firmatari, come Cisl, Uil e Fismic, hanno poi diritto di veto sull’eventuale adesione della Fiom, che non potrà più neppure usufruire dei normali strumenti sindacali, come le trattenute in busta paga e i permessi per i delegati…
Investimenti per 20 miliardi di euro
SàŒ: In questo momento non si può contraddire Marchionne perchè altrimenti si rimette in discussione il piano industriale che prevede 20 miliardi di investimenti in Italia. È l’ultima chance di rendere il Paese rilevante nel settore, perchè solo sfruttando al massimo gli impianti (una volta adeguati) si può essere competitivi…
L’alternativa agli investimenti è lo spostamento della produzione all’estero e, in prospettiva, forse la chiusura.
NO: La Fiat non ha 20 miliardi cash da investire, forse spera di recuperarli dalla quotazione di Chrysler. Per ora ci sono soltanto 700 milioni a Pomigliano. In ogni caso non c’è alcuna garanzia che ci sia la domanda di auto Fiat per raddoppiare la produzione di qui al 2014, come prevede il piano industriale…
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Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile
IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO? NON L’HA CHIESTO LUI, MA I GRUPPI PARLAMENTARI… LA SENTENZA DELLA CORTE? PER LUI E’ NOTORIAMENTE INDIFFERENTE… UNA GRANDE COALIZIONE? DA SCARTARE PERCHE’ NELL’OPPOSIZIONE NON C’E’ NESSUNO SERIO…LA MERKEL HA POTUTO COSI’ CAPIRE CHE IN ITALIA SONO TUTTI COGLIONI, SALVO LUI
Forse ci sarà anche “un giudice a Berlino”, ma quelli che preoccupano di più il premier
sono certamente quelli italiani.
In visita ufficiale in Germania, durante la conferenza stampa congiunta con Angela Merkel, il premier è riuscito, come al solito, a parlare di fatti che ai tedeschi possono interessare meno che zero, ovvero le sue vicende giudiziarie e la sua terza gamba zoppa.
Durante il vertice italo-tedesco, Berlusconi non ha perso occasione per attaccare i giudici (“In tv spiegherò che sono la patologia italiana”), parlare del legittimo impedimento (“nessun pericolo per il governo dalla decisione della Consulta”) e chiosare sul governo (“In Italia impossibile una grande coalizione”)
“Non credo che in Italia ci sia la possibilità di una grande coalizione. Purtroppo non possiamo contare su una opposizione socialdemocratica – ha sottolineato Berlusconi -. È un’opposizione divisa, senza idee, senza progetti, senza leader. Non vediamo dentro questa coalizione nessuna persona che possa essere presa sul serio e con cui sia possibile parlare in modo serio”.
Come al solito sono tutti coglioni, salvo lui, modestia a parte.
Legittimo impedimento: ”non c’è nessun pericolo per la stabilità di Governo qualunque sia l’esito della decisione della Corte Costituzionale”, ha assicurato il presidente del Consiglio alla vigilia della sentenza della Consulta.
Berlusconi si supera quando dice ”io non l’ho mai richiesta; è un’iniziativa portata avanti dai gruppi parlamentari” (probabilmente a sua insaputa).
Ma come la sentenza gli sia indifferente lo si capisce subito dopo quando afferma: “spiegherò agli italiani di cosa si tratta, della patologia di un organismo giudiziario che, come ho detto anche alla cancelliera Merkel, si è trasformato in potere giudiziario esorbitando dal suo alveo costituzionale”.
Bene facciamoci conoscere anche all’estero…
”Sono totalmente indifferente al fatto che ci possa essere un fermo o meno dei processi, che considero ridicoli, su fatti per i quali ho avuto modo di garantire ( come il confetto Falqui, basta la parola ndr) che sono inesistenti, giurando sui miei figli e sui miei nipoti”, ha continuato Silvio Berlusconi.
Se sono ridicoli, basta fare come fanno tutti gli altri cittadini italiani: andare in tribunale e difendersi, dimostrando la propria innocenza ( a destra si fa così).
Italia e Germania sono convinte che per la stabilizzazione della zona Euro occorra un “grande coordinamento politico”.
Un coordinamento che “va rafforzato e portato avanti”, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel al termine del vertice “ci deve essere sempre un bilanciamento delle energie: ci deve essere solidarietà e controllo della stabilità e della crescita in Europa”.
Poveretta, la Merkel non ha neanche parlato dei “fatti suoi” tedeschi, forse ha sbagliato vertice e conferenza stampa.
La sprovveduta ha continuato a parlare di problemi europei…
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Gennaio 10th, 2011 Riccardo Fucile
AVEVA CHIESTO RIMBORSI FASULLI PER 21.000 EURO: CONDANNATO A 18 MESI DI CARCERE, CACCIATO DAL PARLAMENTO E DAL PARTITO… IL GIUDICE: “OCCORRE RISTABILE LA FIDUCIA TRA POLITICA E POPOLO, I POLITICI DEVONO CHIEDERE SOLO CIO’ CHE E’ LEGITTIMO E IL LORO COMPORTAMENTO DEVE ESSERE DI ESEMPIO”… DUE GIORNI FA E’ ENTRATO IN CARCERE, NESSUNA CONDIZIONALE
David Chaytor era rimasto coinvolto nel 2009 nello scandalo dei rimborsi fasulli richiesti alla Camera da diversi parlamentari.
E’ stato condannato a 18 mesi di prigione per avere ottenuto illecitamente oltre 21mila euro, una parte dei quali per l’affitto di un appartamento di sua proprietà . Gonfiare note spese quando si è in Parlamento, in Inghilterra, costa il carcere. Così l’ex deputato laburista David Chaytor è stato condannato ieri a 18 mesi di reclusione, dopo essere rimasto coinvolto nello scandalo che nel 2009 ha colpito diversi politici britannici per aver richiesto rimborsi non dovuti.
Chaytor, 61 anni, era stato eletto nel seggio di Bury North, Manchester.
Primo a subire una condanna per le spese gonfiate, l’ex parlamentare aveva inoltrato alla Camera false fatture per ricevere rimborsi di denaro pubblico per oltre 18mila sterline (più di 21mila euro).
Tra le altre cose, Chaytor aveva ottenuto, tra il 2005 e il 2006, 12 mila sterline per i costi d’affitto di un appartamento nel cuore di Westminster, in Regency Street, dichiarando di pagare 1.175 sterline mensili a una certa Sarah Elizabeth Rastrick.
Ma l’alloggio in realtà era di proprietà dello stesso Chaytor e di sua moglie. Mentre la Rastrick era loro figlia, ma la parentela era stata nascosta indicando nelle fatture solo il suo cognome materno.
Con la stessa strategia, l’ex deputato aveva ottenuto rimborsi per oltre 5mila sterline anche per l’affitto di un’altra casa, questa volta di proprietà della madre.
Quando lo scandalo delle false note spese venne scoperto, circa un anno e mezzo fa, la Camera dei Comuni cercò all’inizio di bloccare per vie legali il rilascio delle informazioni.
Ma i quotidiani britannici, primo su tutti il Daily Telegraph, documentarono le spese dei parlamentari e lo sperpero di denaro pubblico.
Che, in certi casi, era usato per pagare attrezzi da giardinaggio, la colf per la pulizia della casa, i dvd presi in noleggio, la baby sitter.
Ma anche mutui e tasse sulle proprietà immobiliari.
Chaytor rischiava fino a 7 anni di carcere e aveva ammesso la sua colpevolezza. La condanna dell’ex parlamentare è “l’unico modo per ristabilire la fiducia dei cittadini nel sistema parlamentare — ha detto il giudice che ha emesso la sentenza —. Fiducia che obbliga i politici a richiedere solamente ciò che è legittimo” ha detto il giudice. I nostri rappresentanti ricoprono un ruolo importante nella società ed è necessario che il loro comportamento sia sempre onesto”.
A nulla è servita la difesa dell’avvocato di Chaytor, James Sturman: “Se le somme ricevute fossero state dichiarate in modo trasparente ed onesto, gli sarebbero state dovute interamente, fino all’ultimo centesimo”, aveva detto alla corte, aggiungendo che il suo assistito si era dichiarato colpevole per “un profondo e genuino rimorso”.
Quello di Chaytor è il primo caso in cui un ex parlamentare viene incarcerato da quando, nel 2001, il conservatore Lord Archer ricevette una condanna di quattro anni per spergiuro e intralcio alla giustizia.
Il partito laburista, che aveva sospeso Chaytor al momento dell’apertura dell’inchiesta, lo ha ora espulso.
L’ex deputato ha passato la prima notte nella prigione di Wandsworth, a sud di Londra, la stessa dove di recente è stato rinchiuso Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.
Potrebbe però uscire dal carcere già verso fine maggio, per via dei regolamenti sui prigionieri non violenti e a basso rischio.
Se fosse accaduta una vicenda analoga in Italia, sarebbero stati adottati gli stessi provvedimenti o il politico magari sarebbe stato “promosso” ministro?
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Gennaio 4th, 2011 Riccardo Fucile
SINDACATO UNICO E SCIOPERI RARISSIMI: COSI’ L’INDUSTRIA E’ TORNATA A SORRIDERE… AUMENTO DEL 2,7% DEI SALARI CON DUE MESI DI ANTICIPO, SETTIMANA DI 35 ORE, MASSIMO DUE TURNI GIORNALIERI….I GIORNI DI SCIOPERO VENGONO PAGATI AI LAVORATORI DAL SINDACATO IG METALL
L’anno appena iniziato promette ai lavoratori tedeschi non solo la sicurezza del posto di
lavoro, ma anche una busta paga più consistente del previsto.
Il presidente della Daimler, pur facendo girare a pieno regime gli impianti della Mercedes, è costretto a far attendere almeno tre mesi per la consegna di uan vettura della classe C e annuncia un utile di 7 miliardi di euro.
Ad approfittare di questo boom non saranno solo gli azionisti, ma anche i lavoratori che si vedranno anticipare di due mesi gli aumenti del 2,7% del salario che sarebbero dovuti scattare ad aprile.
Sul piano del salario, che in Germania è variabile di regione in regione con contratti di diversa natura siglati dalla IG Metall, il potente sindacato dei metalmeccanici, un operaio non qualificato che inizia a lavorare alla catena di montaggio a Stoccarda porta a casa 1.924 euro lordi al mese.
In media un operaio di settimo livello dell’industria automobilistica guadagna 2.600 euro lordi, pari a 1.800 euro netti al mese.
Ferma in tutta la Germania rimane poi la durata della settimana lavorativa, fissata a 35 ore, come pure il numero dei due turni giornalieri che solo in situazioni di enorme richiesta possono essere elevati per un certo tempo a tre, e previo accordo sindacale.
Sul piano degli straordinari, il cui cumulo di ore viene di solito compensato con i giorni di ferie supplementari, il massimo consentito dai contratti è di 10 ore la settimana. In ogni caso non più di 20 ore al mese.
Nel caso che lo straordinario venga retribuito, il pagamento di ogni ora risulta superiore del 25% a quello di una normale ora lavorativa, mentre per il lavoro notturno è previsto un supplemento del 30%.
Il punto di forza del sistema produttivo tedesco è dato dal fatto che le aziende hanno a che fare con un solo sindacato, il colosso IG Metall, mentre la conflittualità aziendale è di fatto inesistente, anche perchè i contratti vengono rinnovati con puntualità .
Anche gli scioperi sono rarissimi: per essere indetti è necessario che tre quarti dei lavoratori votino a favore dello stesso.
Procedura che si ripete anche quando si deve decidere di porre fine all’agitazione.
Durante lo sciopero il salario non versato dall’azienda viene pagato al lavoratore dal sindacato.
Uno studio pubblicato ieri ha rivelato come l’89% dei tedeschi non ha il minimo timore di perdere il posto di lavoro, percentuale che arriva al 91% per chi ha tra i 55 e i 65 anni,
Insomma, un altro mondo.
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Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
IL TRATTENIMENTO NEI CIE SARA’ L’ULTIMA SCELTA E NON PIU’ LA PRIMA….STOP ALLE DETENZIONI INFINITE E AI PROCESSI PENALI PER CHI VIOLA I DECRETI DI ESPULSIONE: IL CLANDESTINO PUO’ ESSERE TRATTENUTO AL MASSIMO 18 MESI
Santa Klaus porta in dono la direttiva europea 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, meglio nota come “direttiva rimpatri”, il cui termine per l’applicazione nei paesi membri scade proprio i124 dicembre e finirà per cancellare un bel pezzo della Bossi-Fini.
Detta in maniera spicciola si tratta di un complesso di norme che regolano “il rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare” e che, al momento dell’approvazione, si attirò critiche di ogni genere: una legge dura, insomma, ma rispetto a quella italiana il paradiso dei diritti del migrante.
In questi due anni i singoli Stati avrebbero dovuto adeguare le loro leggi a quelle comunitarie, l’Italia però lo ha fatto a modo suo: coi vari pacchetti sicurezza ne hanno preso solo le parti che potevano peggiorare il trattamento dei clandestini (vedi il prolungamento da due a sei mesi del trattenimento nei Cie).
Adesso, però, non ci sono più deroghe: la direttiva europea sarà pienamente operativa a Natale e, dunque, vincolante anche per noi visto l’articolo 117 della Costituzione.
Procure e Tribunali dovranno applicarla o, se non se la sentono, ricorrere alla Consulta o alla Corte di Giustizia Ue ed è prevedibile che quest’ultima, per lunga giurisprudenza, faccia strame della legge italiana.
E qui viene il bello.
“Il sistema di rimpatrio delineato dalla normativa europea è incompatibile col nostro”, spiega l’avvocato torinese Guido Savio, uno dei membri dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.
La direttiva Ue, in buona sostanza, finirà per disapplicare, come si dice tecnicamente, parti sostanziose del Testo Unico italiano sull’immigrazione. Vediamo perchè.
Per la Bossi-Fini il clandestino va espulso subito, preso di peso e rimandato a casa.
Se questo non è possibile perchè non si sa da dove viene o non c’è un accordo col suo paese, lo si parcheggia nel Cie fino a soluzione del problema.
Questo sulla carta: i posti nei Centri sono pochi, i soldi per i rimpatri coatti ancora meno e magari il tizio non verrà mai identificato.
Risultato: solo un terzo delle espulsioni “cartacee”, dice la Caritas, sono reali. “La direttiva invece – spiega ancora Savio – prevede l’allontamento forzato solo in casi estremi e punta tutto sul rimpatrio volontario con una sorta di meccanismo premiale: caro migrante, se te ne vai da solo potrai tornare regolarmente, altrimenti scatta il divieto di ingresso per cinque anni (in Italia sono 10, ndr). Di più, il trattenimento nei Cie per la Ue è l’estrema ratio, per l’Italia la regola”.
Ma è un altro, implicito, l’effetto di maggior peso.
La direttiva è incompatibile col trattamento “penale” della clandestinità scelto dal governo Berlusconi, in particolare coi famigerati commi ter e quater dell’articolo 14 della legge sull’immigrazione, che ingolfano i tribunali e ne svuotano le casse essendo inutilmente responsabili di almeno la metà dei processi per direttissima.
In quelle righe si prevede quanto segue: lo straniero che non rispetta l’ordine del questore di andarsene entro cinque giorni si becca da uno a quattro anni di galera e, se insiste dopo il secondo ordine, da uno a cinque anni.
Ancora Savio: “In questo modo si può privare il clandestino della libertà praticamente all’infinito: ti arresto e ti metto in un Cie; non riesco ad espellerti allora ti ordino di andartene; non lo fai, ti arresto e ti do quattro anni; tu resti ancora e te ne do cinque; quando esci si ricomincia dal Cie”.
La direttiva Ue, invece, “stabilisce che il clandestino può essere trattenuto per un massimo di 18 mesi».
Lo sanno tutti che questa è una bomba atomica.
Lo sa pure il governo, che infatti ha provato riparare a modo suo.
Siccome la direttiva consente agli Stati di fare un’eccezione per quegli “stranieri sottoposti a rimpatrio come sanzione penale”, a palazzo Chigi si sono inventati il trucchetto del reato di clandestinità .
Pena: o 10mila euro di ammenda o l’espulsione.
“È una truffa che la Ue non accetterà mai” insiste Savio, perchè così la norma comunitaria in Italia non avrebbe corso, visto che tutti i clandestini commettono il reato di essere quello che sono: questo, hanno spiegato autorevoli studiosi, violerebbe il principio “dell’effetto utile” (sancito dalla Corte di giustizia) perchè vanifica gli intenti stessi della norma comunitaria. Risultato: nuove procedure di infrazione e nuove multe.
Ecco perchè questo 24 dicembre è Natale per i clandestini (e pure per i Tribunali).
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Dicembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
“SE SI VOTA STRAVINCO” (MA ALLORA PERCHE’ NON SI E’ DIMESSO?)… “CASINI PIACE SOLO ALLE OVER 55, CON FINI SONO SOLO DUE FENOMENI MEDIATICI” (SENTI CHI PARLA)…LA MERKEL LO EVITA E LUI SI CONSOLA LA SERA A RACCONTARE PATETICHE BARZELLETTE AI FANS
“Fini e Casini? Beh, sono nuovi come Cip e Ciop. Anzi tutti insieme nel Terzo polo sono
Grazia, Graziella e grazie al c…”.
Dopo questa raffinata ed “elegante” battuta detta da chi sta in politica da “appena” 20 anni, Silvio Berlusconi lascia il vertice europeo di Bruxelles dedicato ai temi economici.
Una lunga giornata di negoziati inframmezzata da qualche battuta con i colleghi. Non con Angela Merkel, che in diretta televisiva quando lui entra nella sala del summit gli dà la mano distrattamente, senza guardarlo e lo ignora mentre lui resta lì per parlarle.
Preferisce il premier greco Papandreou mentre il Cavaliere batte in ritirata scortato da un diplomatico italiano.
Ma Berlusconi in serata si rifà .
Intorno alle undici arriva al ricevimento dei giovani del Ppe italiani.
In 400 lo aspettano nel salone dell’Autoworld, il Museo dell’auto della capitale belga avvolto dalle neve. Ed è spettacolo.
Il Cavaliere entra circondato dai ragazzi, qualche smoking e qualche vestito da sera, sulle note di “Meno male che Silvio c’è”.
Monta sul palchetto allestito in fondo alla sala e prende il microfono.
Tra politica e barzellette. Recitate, mimate, con qualche “vaffa…” a corredo. Perchè, è l’insegnamento che porta in dote ai suoi giovani, “non bisogna mai perdere l’ironia che è un tonificante per andare avanti”.
Galvanizzato dal voto di fiducia spande ottimismo. “Avremo sicuramente una maggioranza che ci consentirà di governare, altrimenti andremo al voto e stravinceremo!”, urla tra gli applausi degli invitati.
“Se pensate a tutto quello che hanno scritto su di me capite che la mia resistenza ha del miracoloso”.
E ancora racconta di avere in tasca già “8 parlamentari” pronti a passare con lui: “Sono venuti da me, ho passato ieri notte a riceverli quando avrei preferito stare con delle belle ragazze”.
E ne ha anche per Fini e Casini, che non piacciono più.
Ad esempio, dice tra urla e schiamazzi, “Casini piace alle donne, soprattutto a quelle over 55. Ma anche lui quando va a sinistra diventa un balordo (pronunciato in dialetto milanese). Questo vale anche per Fini. Con la sinistra finiscono in niente. E i moderati cattolici resteranno con me. Loro sono solo fenomeni mediatici”.
Ormai è lanciato e racconta che lui è diverso (indubbiamente n.d.r.), usando ad esempio il suo anagramma certificato dalla società italiana specializzata in materia: “L’anagramma di Silvio Berlusconi è “Unico boss virile””.
E vai col liscio.
La politica è solo un inframmezzo al vero messaggio che il Cavaliere porta ai ragazzi e alle ragazze del Ppe: una sfilza di storielle.
Sempre utili perchè, spiega, “è importante trovare quella giusta per ogni occasione”.
Come le palle che racconta il governo insomma.
Tuttavia, avverte, a voi non ne posso raccontare troppe perchè poi dicono che sono “volgari o blasfeme”.
Si lascia acclamare, e via con la barzelletta dei due angeli che salgono sulla torre di Pisa e dicono ad un turista di buttarsi, che sarà in grado di volare.
Solo che quando il malcapitato si lancia loro fluttuano, lui cade e dice: “Angeli bastardi!”. Risate obbligatorie.
E Berlusconi: “Sara mica blasfema, no?”.
Poi c’è quella del padre e del figlioletto (a tratti recitata in falsetto) che si chiude con un sonoro “vaffa…!”.
Da qui passa a parlare di Rai, racconta che una sera gli è capitato di guardare Ballarò e altri programmi che parlavano di lui: “Allora sono andato in bagno, mi sono guardato allo specchio e per come mi dipingevano mi sono visto come un dittatore, anzi peggio, come un ganster. Solo in Italia i conduttori della tv pubblica non sono imparziali”.
Ma la verità è un’altra, aggiunge, è che il governo è “un’azienda capace e piena di iniziative”.
Indubbiamente, nel raccogliere deputati accattoni, lui è il re delle iniziative.
Tutti a nanna.
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Dicembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
“NEW YORK TIMES” E “FINANCIAL TIMES” PUNTANO IL DITO CONTRO IL PREMIER: “SCONFITTA PERSONALE, E’ DISCREDITATO”…”E’ ORMAI AGGRAPPATO AL POTERE CON LE UNGHIE”…”GLI INVESTITORI SONO NERVOSI SULL’ITALIA”… “SERVONO NUOVI LEADER E UNO STILE DI GOVERNO PIU’ ONESTO”
Non basta la fiducia.
Perchè, nonostante sia ancora in sella il governo, Berlusconi è “discredidato, non ha più una maggioranza in grado di funzionare. Non è una situazione che l’Italia può tollerare a lungo. Servono, e con urgenza, nuovi leader, nuove elezioni e uno stile di governo più onesto”.
Berlusconi ha fallito e il suo è “un fallimento personale”.
Questo il giudizio, sintetico e impietoso dei un editoriale del New York Times sulla situazione italiana.
Il quotidiano ricorda che “gli investitori sono nervosi sull’Italia”.
Certo il paese “non è la Grecia o l’Irlanda e il suo deficit è ancora gestibile” ma “anche prima della crisi finanziaria” la crescita economica era molto indietro rispetto a quella degli altri Stati europei “affondata da una corruzione pervasiva e da una pesantissima burocrazia ad ogni livello di governo”. Berlusconi sinora ha sempre sostenuto di essere una scelta obbligata, cioè di essere l’unico “capace di tenere insieme le varie e disparate fazioni del centro-destra. Ora è incapace di fare persino questo”.
Considerato che dall’altra parte resta un centrosinistra “fratturato” al suo interno, “incapace di unirsi e formare un governo”, il “fallimento di Berlusconi è personale”.
Dopo una serie di scandali personali o giudiziari, “si è alienato anche i suoi alleati politici più stretti”.
Il suo “restare in carica ha estenuato l’italia, indebolito il discorso pubblico, indebolito il governo della legge”.
Duro anche l’affondo del Financial Times. Berlusconi deve avere delle “unghie resistenti”, scrive oggi il quotidiano, riferendo su come il presidente del consiglio italiano sia riuscito, “tra la violenza nelle strade di roma e le risse in parlamento”, a rimanere “aggrappato al potere” con il minimo scarto.
Berlusconi può presentarsi come il vincitore, ma la sua “non è altro che una vittoria di Pirro – sottolinea il Ft – perchè ha perso la maggioranza assoluta alla Camera e molti suoi ex colleghi sono oggi all’opposizione”.
Tuttavia, sebbene il governo sia in difficoltà , i suoi oppositori hanno poco da festeggiare, continua il quotidiano economico: “Il loro fallimento a trarne vantaggio serve solo a illuminare il loro scompiglio”.
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Dicembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
“CON LA GERMANIA IL CONFRONTO E’ IMPIETOSO, DALL’INIZIO DELLA RECESSIONE PERSI IN ITALIA 540.000 POSTI DI LAVORO”….I DISOCCUPATI IN TRE ANNI SONO RADDOPPIATI: LA REALTA’ E GLI SPOT DI BERLUSCONI E TREMONTI
L’Italia rimane indietro e «delude» sul fronte della ripresa: pesano le mancate riforme e
non si tornerà ai valori precedenti alla recessione prima del 2015.
È il giudizio espresso dal Centro studi Confindustria nel rapporto «Scenari economici», nel quale si limano al ribasso le stime del Pil, prevedendo che la crescita si fermerà al +1% nel 2010 (rivisto dal +1,2%) e al +1,1% nel 2011 (dal +1,3%).
Per gli economisti dell’associazione degli industriali in Italia «la malattia della lenta crescita non è mai stata vinta», «il confronto con la Germania è impietoso».
Il nostro Paese, spiega il Csc, «replica la cattiva performance che ha manifestato dal 1997 in avanti. Aumenta il conto delle riforme mancate o incomplete o inadeguate rispetto a quanto realizzato dai partner-concorrenti». Insomma, «l’Italia delude.
La frenata estiva e autunnale – si legge nel rapporto – è stata decisamente più netta dell’atteso e il 2010 si chiude con produzione industriale e Pil quasi stagnanti. La malattia della lenta crescita non è mai stata vinta, come la migliorata dinamica della produttività nel 2006 e nel 2007 aveva lasciato sperare».
Il comportamento durante la crisi ha dissipato ogni dubbio al riguardo: la contrazione economica è stata violenta, -6,8% il Pil da massimo a minimo, 35 trimestri perduti. Il recupero si dimostra indeciso e lentissimo: +1,5% finora. Così, prosegue il Csc, «non si ritornerà sui valori prerecessivi che nella primavera del 2015».
«Per riagguantare entro la fine del 2020 il livello del trend, per altro modesto, registrato tra 2000 e 2007, – avverte il Csc – l’Italia dovrebbe procedere d’ora in poi ad almeno il 2% annuo. Un obiettivo raggiungibile in un arco di tempo ragionevole, come insegna la lezione tedesca, entro il 2012 secondo gli stessi documenti governativi. Ma per coglierlo gli strumenti messi in campo appaiono insufficienti».
Con la crisi, dal primo trimestre 2008 al terzo trimestre 2010, il numero di occupati in Italia è diminuito di 540mila, senza contare le ore di Cig che hanno un impatto pari a 480mila unità di lavoro.
Il centro studi di Confindustria stima che «il numero delle persone occupate continuerà a diminuire nel 2011», con un calo atteso dello 0,4%.
Il tasso di disoccupazione toccherà il 9% nel quarto trimestre 2011, e «inizierà a scendere molto gradualmente nel corso del 2012».
Il numero dei disoccupati è ad ottobre 2010 (2,167 milioni) «più del doppio rispetto ad aprile 2007″.
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