Gennaio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
SANCHEZ SARA’ IL PREMIER, SUO VICE PABLO IGLESIAS… DECISIVA LA POSIZIONE DEI 13 DEPUTATI CATALANI
La Spagna ha (quasi) un governo: lo guiderà Pedro Sanchez e sarà formato dall’alleanza fra
i suoi socialisti e la sinistra antisistema di Podemos di Pablo Iglesias, più i nazionalisti baschi del Pnv.
La fumata bianca, attesa dopo mesi di impasse e quattro elezioni anticipate in quattro anni, è stata permessa dalla sinistra indipendentista catalana dell’Erc, il cui Consiglio nazionale in serata ha approvato a stragrande maggioranza il voto di astensione dei suoi 13 deputati.
E che consentirà a Sanchez di avere la maggioranza al voto di fiducia (che in Spagna si chiama “investitura”), calendarizzato il 7 gennaio. Ma avrà un prezzo politico: il riconoscimento del “conflitto catalano” come “politico”, e non più solo come crimine istituzionale.
Conflitto che andrà quindi risolto con un “tavolo negoziale bilaterale”, che non preveda “veti” su alcuna proposta, come è scritto nero su bianco nell’accordo Erc-Psoe, di cui il quotidiano El Pais ha anticipato il testo.
Quindi, si presume, neanche un’eventuale riproposta del “referendum sull’autodeterminazione” della Catalogna, dopo quello unilateralmente convocato dalla Generalitat di Barcellona e finito con una sequela di arresti e condanne, tra cui quella del leader dell’Erc, Oriol Junqueras.
I repubblicani catalani hanno chiesto che il tavolo abbia come condizioni che il negoziato sia fra ‘governi’, non abbia preclusioni o argomenti tabù e abbia invece un calendario di lavori.
Concessioni non da poco strappate ai socialisti di Sanchez, che nella campagna per le elezioni politiche di novembre avevano ostentato intransigenza nei confronti dell’indipendentismo catalano.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
C’E’ L’INTESA TRA POPOLARI E VERDI… SOVRANISTI TRAVOLTI DAGLI SCANDALI
Gli ultimi dubbi sono superati: i Verdi e i Popolari sono pronti a formare un nuovo governo
per l’Austria, dopo i tre mesi di impasse seguiti al voto.
Le trattative fra i due partiti sono giunte a buon fine: resta solo, come ultimo ostacolo, la ratifica della decisione da parte del congresso straordinario dei Grà¼nen, che dovrebbe arrivare sabato. Il nuovo governo potrebbe quindi entrare in carica lunedì.
Verdi e à–vp avevano ottenuto un buon risultato nelle urne, rispettivamente con il 13,9 e il 37,5 per cento, dopo che lo scandalo denominato Ibizagate aveva fatto crollare l’alleanza dei Popolari con l’estrema destra Fpà¶.
Quest’ultima formazione è stata pesantemente punita dagli elettori, e grosse perdite ha subito anche il partito socialdemocratico Spà¶.
L’à–vp e i Verdi insieme hanno 97 seggi su 183 nel parlamento austriaco: grazie dunque al sostegno dei Verdi di Werner Kogler, sarà con tutta probabilità Sebastian Kurz a riprendere il ruolo di cancelliere, ritornando a essere, a 33 anni, il capo di governo più giovane del mondo.
Al momento questa qualifica spetta alla socialdemocratica finlandese Sanna Marin, che ha 34 anni. Le lunghe trattative di governo sono servite ad avvicinare le posizioni fra Kurz, che come cancelliere aveva seguito una linea di destra, e Kogler, fra i più accaniti avversari della vecchia coalizione.
“Il gabinetto Verde-turchese sta prendendo forma”, titola il quotidiano viennese Der Standard. Dopodomani sarà presentato anche il programma di governo. Al momento l’Austria è ancora guidata da un governo di transizione, sotto il cancelliere Brigitte Bierlein
Nei colloqui si è definita anche la squadra di governo: i ministeri degli affari interni e della difesa dovrebbero andare ai politici à–vp Karl Nehammer e Klaudia Tanner: questa diventerebbe la prima donna ad assumere la responsabilità dell’esercito federale. Il diplomatico Alexander Schallenberg, entrato in carica nel governo ad interim dopo il crollo della coalizione à–vp-Fpà¶: questo lo renderebbe unico ministro nel gabinetto “tecnico” a rimanere in carica.
Ai Verdi andranno quattro ministeri, incluso un “Super dicastero” che comprende Ambiente, Trasporti, Energia e Tecnologia, che sarà affidato a Leonore Gewessler. Rudi Anschober diventa ministro degli Affari sociali. Anche Giustizia e Cultura andranno alla formazione ecologista. Secondo il segretario Verde Kogler, “l’Austria dovrebbe così diventare leader europeo nelle politiche ambientali”.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
KURZ: “SUPERATO I PUNTI CRITICI”… GLI ECOLOGISTI CONVOCANO L’ASSEMBLEA DEL PARTITO
A tre mesi dalle elezioni politiche, in Austria i conservatori del Partito popolare (Oevp) di Sebastian Kurz e i Verdi di Werner Kogler hanno raggiunto un accordo per formare un governo di cui per la prima volta faranno parte anche esponenti del partito ecologista.
Kurz ha corteggiato i Verdi da maggio, quando la sua coalizione con l’estrema destra è crollata in seguito a uno scandalo che ha portato alle elezioni anticipate e all’allontanamento di Heinz-Christian Strache.
Kurz, 33 anni, e Kogler hanno dichiarato di voler concludere i negoziati entro la metà della prossima settimana. “Il traguardo non è stato ancora superato, ma le grandi pietre sulla strada per formare un governo insieme sono state spostate da entrambe le parti”, ha detto Kurz in una dichiarazione congiunta con Kogler all’agenzia di stampa austriaca Apa.
Kogler ha affermato che “poche questioni importanti” sono rimaste da risolvere e che molte divergenze apparentemente “incolmabili” sono state già superate.
I Verdi terranno un congresso il 4 gennaio, il cui voto – secondo lo statuto del partito – è vincolante per un’entrata nell’esecutivo. Il giuramento, secondo la stampa austriaca, potrebbe avvenire già il 7 gennaio.
Secondo il quotidiano Salzbuger Nachrichten, i ministeri di peso (esteri, interni, finanze, economia, istruzione e agricoltura) vanno alla Oevp, mentre i Verdi guideranno, oltre al ‘superministero’ infrastrutture-ambiente-energia, anche giustizia, salute e affari sociali.
Sotto la guida verde tornerebbe anche il ministero alla cultura, che durante gli scorsi esecutivi non è stato un ministero autonomo.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
“SILAKKALIIKE E’ ISPIRATO A QUELLO DELLE SARDINE ITALIANE, MA SIAMO COMPLETAMENTE AUTONOMI”
Il movimento delle Sardine “approda” anche nel Nord Europa. Lo scorso 25 dicembre, in
Finlandia, sulla falsariga del movimento nato a Bologna dall’idea di Mattia Santori & Co. è nato ufficialmente il movimento delle “Aringhe del Baltico” (“Silakkaliike”, ndr).
«L’aringa è uno dei pesci più importanti del mar Baltico e della Finlandia. Potrebbe essere la controparte del movimento delle Sardine italiano?», scrive il fondatore del movimento, Johannes Koski, in un post su Medium, in cui vengono altresì elencati i punti cardine del nuovo movimento finlandese.
Koski, però, nel post precisa: «Il nostro movimento è ispirato a quello delle Sardine italiane, ma siamo completamente indipendenti da esso e da altri attori internazionali».
Tuttavia, «come il movimento delle Sardine — si legge ancora — siamo preoccupati per quanto brutto sia diventato il linguaggio politico. Anche all’interno delle mura del Parlamento, quotidianamente si assiste a episodi di razzismo e altre tipologie di ingiustizie»
«Questo cattivo esempio ha un impatto diretto sul modo in cui i cittadini comunicano tra loro. La rabbia richiede più rabbia», spiega Koski.
«Noi rappresentiamo un pacifico contrasto alle politiche populiste che provocano odio e razzismo — prosegue il fondatore — Siamo un gruppo indipendente e politicamente non schierato di società civile che ha a cuore i diritti umani, la parità di genere e i diritti dell’infanzia».
Tra i punti chiave dell’azione del movimento delle Aringhe del Baltico vi sono «la lotta al cambiamento climatico, alla disinformazione, a ogni forma di razzismo, al fascismo e all’etnonazionalismo».
Il movimento si dichiara inoltre «favorevole al giornalismo responsabile e contrario all’odio contro i media» e «crede fortemente in un dibattito politico costruttivo, che rigetta in toto il populismo aggressivo».
Nel post Koski annuncia che assieme ad altre Aringhe «sta lavorando per organizzare la prima manifestazione pacifica in piazza senza simboli politici, previsto tra gennaio e febbraio a Helsinki».
(da Open)
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Dicembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
GRANDE IMPENNATA DI RICHIESTE DALL’ULSTER, MA ANCHE DA SCOZIA, GALLES ED INGHILTERRA
Un milione di passaporti in un anno. È il record di richieste di cittadinanza ricevute
dall’Irlanda nel corso del 2019, ancora più notevole se si pensa che è un paese di neanche 5 milioni di abitanti.
La ragione per cui d’improvviso così tanta gente vuole un passaporto irlandese è chiara: la Brexit. Ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.
La stragrande maggioranza delle richieste di cittadinanza, infatti, proviene dal Regno Unito. In parte dai residenti in Irlanda del Nord, la parte britannica dell’isola, i quali hanno automaticamente diritto a ottenere la cittadinanza della Repubblica d’Irlanda, mantenendo la propria, ossia avendo la doppia cittadinanza, in base agli accordi di pace del 1998.
Per il resto le richieste giungono dalla Gran Bretagna, cioè da tutti coloro che in Inghilterra, Scozia e Galles di colpo sentono l’esigenza di potere continuare ad avere un passaporto europeo.
Molti inglesi hanno genitori, nonni o antenati irlandesi e spesso ciò è sufficiente a richiedere la cittadinanza dell’Irlanda. Ora che la Brexit sta per diventare realtà , dopo la vittoria alle urne di Boris Johnson il 12 dicembre e il voto del nuovo parlamento britannico che nei giorni successivi ha infine approvato l’accordo di uscita dalla Ue negoziato dal premier in autunno, tutti coloro che hanno radici irlandesi le rispolverano per ottenere appunto la cittadinanza (il che non comporta la rinuncia a quella britannica).
I vantaggi sono numerosi: la possibilità di risiedere e lavorare, con piena assistenza sanitaria e ogni altro diritto, nei 27 paesi della Ue; la facoltà di visitarli per affari e turismo senza richiedere il visto online che verrà introdotto dal 2021, al termine della fase di transizione; l’accesso a programmi di scambio di studio come Erasmus, per gli studenti. Oltre a essere un modo per continuare a sentirsi cittadini europei a pieno titolo, per tutti quelli che sono contrari alla Brexit.
Le cifre diffuse dalle autorità di Dublino sono impressionanti: quasi 1 milione di nuovi passaporti distribuiti in un anno, con punte che sfiorano i 100mila al mese e i 5mila al giorno. E la corsa alla cittadinanza irlandese continuerà , man mano che il Regno Unito entra sempre più nella Brexit.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
“TUTTI I GOVERNI EUROPEI DOVRANNO CONTRIBUIRE ALLA CONDIVISIONE DEGLI ONERI”
“L’Italia ha fatto un lavoro straordinario e ora dobbiamo essere più solidali”. Così in un’intervista a La Repubblica la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
“Dobbiamo uscire dallo stallo con un approccio comprensivo basato su misure su cui già c’è consenso tra governi e altre rinnovate per trovare un accordo – spiega -. Porteremo nuove idee sul trattato di Dublino e sull’asilo. Servono confini esterni forti, un approccio comune sull’asilo all’interno del Continente e forti investimenti esterni nei paesi di origine dei Migranti”.
Per von der Leyen “tutti i governi europei dovranno contribuire per avere una vera condivisione degli oneri. Inoltre dovremo lavorare a vie legali per chi vuol venire a lavorare in Europa”.
(da agenzie)
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Dicembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEGLI SCOZZESI SI E’ ESPRESSA CONTRO LA BREXIT: “NESSUNO CI PUO’ IMPORRE QUELLO CHE NON VOGLIAMO”
Loro vogliono restare in Europa e non amano troppo restare sotto il cappello di Londra. E ora che il Regno Unito andrà via dalla Ue loro vogliono andare via dal Regno Unito.
«La democrazia deve prevalere e prevarrà »: con questa motivazione Nicola Sturgeon, prima ministra del governo locale scozzese e leader degli indipendentisti dell’Snp, ha rilanciato la richiesta di un secondo referendum sulla secessione della Scozia da Londra
La mossa arriva alla luce del rifiuto della Brexit da parte della maggioranza degli abitanti del territorio britannico. Sturgeon ha sfidato il no ribadito in questi giorni dal governo centrale di Boris Johnson inscenando una sorta di Queen’Speech parallelo scozzese a quello che più tardi la regina terrà a Westminster.
La numero uno dell’Snp – che ha formalizzato la richiesta del referendum bis secondo l’articolo 30 in una lettera inviata allo stesso BoJo – ha ricordato come i Tory abbiano vinto le elezioni a livello nazionale il 12 dicembre, ma il suo partito sia salito a 47 seggi su 59 in Scozia.
«La Scozia ha detto chiaramente di non volere un governo guidato da Johnson – ha tuonato -, ora l’alternativa è che ci venga imposto qualcosa non vogliamo o ci sia data la chance di riconsiderare la via dell’indipendenza».
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2019 Riccardo Fucile
SUCCESSO PER GLI APPUNTAMENTI AL TROCADERO E IN PLACE DE L’ALBERTINE
Le sardine, oltre alla manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma, si sono presentati anche
nelle piazze europee di Parigi e Bruxelles.
“Parigi non si Lega”: un ‘banco’ di sardine, oltre duecento, si sono riunite in un clima di festa, tra canti, balli e discorsi di impegno civile, nella zona del Trocadèro, dinanzi alla Tour Eiffel.
Nel cosiddetto Parvis des Droits de l’Homme – il piazzale dei Diritti Umanì – risuona l’eco di canzoni ormai entrate a far parte del repertorio ‘ittico’ delle sardine, da Com’è profondo il mare di Lucio Dalla a La Libertà di Giorgio Gaber e People have the power di Patti Smith.
Canti e balli interrotti da brevi di discorsi contro il modo di fare politica di Matteo Salvini e letture della Costituzione italiana. La piazza è avvolta da un inconsueto quanto inatteso sole invernale, piuttosto raro nella capitale francese anche questo fine settimana, in preda ai disagi per lo sciopero dei trasporti contro la riforma pensionistica di Emmanuel Macron.
ll movimento delle sardine è sceso in piazza anche a Bruxelles: sono alcune centinaia le persone che hanno risposto alla chiamata degli organizzatori, e che si sono radunate in una delle piazze del centro della città , place de l’Albertine, portando in giro gli ormai famosi cartelloni che raffigurano i piccoli pesci.
Le sardine non sono alla loro prima apparizione in Belgio: si erano già riunite ad Anversa ad inizio dicembre in occasione della partecipazione di Matteo Salvini ad una manifestazione organizzata dal gruppo politico europeo Identità e Democrazia, di cui fanno parte anche i fiamminghi di Vlaams Belang.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
GLI ERRORI DELLA MERKEL E DI CORBIN… LA SCOZIA SI STACCHERA’ E GLI INGLESI PAGHERANNO CARO L’ADDIO AGLI ACCORDI COMMERCIALI EUROPEI
La vittoria dei conservatori è anche frutto di due errori. Gli errori: li hanno commessi, in
strano tandem, Angela Merkel e Jeremy Corbyn.
La prima ha concesso ancora tempo al governo inglese per decidere sulla Brexit, oltre la data delle elezioni europee del giugno scorso.
In questo modo ha lasciato sul terreno una bomba inesplosa che prima o poi sarebbe deflagrata nella politica britannica. E infatti è montata la frustrazione e persino la rabbia di tanti cittadini di fronte ad una questione che si ingarbugliava sempre più in una ridda di voti contraddittori alla Camera dei Comuni, tanto da ridicolizzare la loro ben amata istituzione; e questa rabbia è esplosa nelle urne dando un mandato chiaro e univoco a chi proclamava ai quattro venti che sarebbe uscito dall’Ue subito e senza tante storie.
Che questo fosse il sentimento ormai dominante dell’opinione pubblica lo dimostra l’esito dei tanti conservatori espulsi da Johnson che si sono presentati come indipendenti senza essere eletti pur avendo in molti casi un pedigree politico di primo livello.
Anzi, invece di danneggiare i Tory hanno affondato i candidati Labour che hanno perso tutti quei collegi. In realtà , il tema su cui alla fine gli inglesi hanno votato è stato la Brexit. Del programma laborista, fatto per compiacere la propria base tradizionale, non importava nulla.
Tutti volevano finirla con questo tormentone. E quindi Johnson ha potuto condurre una furiosa, ma inequivoca campagna pro-Brexit, grazie al fatto che i governi Ue, guidati dalla Merkel contro Macron, avevano lasciato agli inglesi, ancora irrisolta, la decisione sulla uscita dall’Unione.
Il secondo errore lo ha commesso Corbyn quando ha consentito a Johnson di andare alle elezioni; un errore fatale perchè il Labour è stato costretto a competere sul terreno a lui più ostico. L’ambiguità di Corbyn sulla Brexit aveva tenuto in surplace il Labour lasciando che fossero i Tories ad accapigliarsi; ed in effetti la strategia appariva efficace, a livello parlamentare.
Ma andando alle urne il partito doveva prendere posizione, e quella laborista è stata pallida e incerta finendo per scontentare sia i giovani e la middle class cosmopolita sia, soprattutto, la base operaia che ha voltato la faccia al partito. La perdita di una serie di storici bastioni operai è la prova lampante di quanto la Brexit sia stata dominante in questa campagna.
Infine, ultimo tassello, la vittoria degli indipendentisti scozzesi. Ridimensionati dal Labour nelle ultime elezioni sono tornati con forza proprio grazie a Johnson perchè l’ipotesi di una uscita dura e pura dall’Ue ripropone la questione scozzese in nuovi termini e rende l’esito del prossimo referendum indipendentista molto più favorevole al distacco dal Regno Unito .
La vittoria Johnson è ampia e confortevole: ha eliminato i filo europei dal suo partito e messo in un angolo i labouristi. Ma è una vittoria che può costare molto cara perchè, oltre a “perdere” l’ Europa — e si accorgerà presto quali conseguenze porterà la Brexit senza accordo, cioè dovendo rinegoziare accordi commerciali con tutti i paesi del mondo — perderà anche la Scozia.
E sarà un bel problema per Boris.
(da “Huffingtonpost”)
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