Dicembre 12th, 2019 Riccardo Fucile
IN NOVE PUNTI SMONTATE TUTTE LE BALLE SOVRANISTE
Nell’inutile e tardivo dibattito sul MES scende in campo anche la Banca d’Italia.
La settimana scorsa il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha spiegato alla Commissione Bilancio della Camera il senso della riforma del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità .
Chi non avesse assistito all’audizione o non volesse leggersi la relazione (tecnica, ma in italiano) ha ora la possibilità di leggersi le FAQ sul Fondo salva stati redatte — in italiano e in forma non tecnica — da Bankitalia.
Nove punti, chiari e semplici, che affrontano i principali temi del dibattito politico sul MES. Come ad esempio la ristrutturazione automatica del MES («la riforma non prevede nè annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani, non affida al MES compiti di sorveglianza macroeconomica» scrive Bankitalia).
A partire dalla domanda fondamentale: è vero che il MES non serve all’Italia e che anzi addirittura la danneggia? La risposta è la seguente:
Il MES non è un organismo inutile e, certo, non danneggia il nostro paese; serve all’Italia tanto quanto a ciascun altro paese dell’area dell’euro.
Il MES attenua i rischi di contagio connessi con eventuali crisi di un paese dell’area dell’euro, rischi che in passato si sono materializzati e hanno avuto gravi ripercussioni sul nostro paese (come è accaduto, ad esempio, a partire dal 2010 con la crisi della Grecia). La presenza del MES riduce la probabilità di un default sovrano, almeno per i paesi le cui difficoltà sono temporanee e possono essere risolte con prestiti o linee di credito (per gli altri non cambia nulla).
La riforma introduce la possibilità per il MES di fare da backstop per il Fondo di risoluzione unico delle crisi bancarie. E su questa possibilità il governo Conte 1, per voce dell’ex ministro degli Affari Europei Paolo Savona, era d’accordo. Ma Bankitalia risponde anche alle obiezioni di Giorgia Meloni che nei giorni scorsi ha iniziato a dire che se l’Italia continua a stare dentro al MES farà più fatica a finanziare il proprio debito pubblico perchè i mercati avranno paura di una possibile ristrutturazione del debito.
Naturalmente la Meloni non dice che già oggi l’Italia ha a disposizione diversi strumenti che le consentono di ristrutturare il debito in maniera autonoma. E la Banca Centrale aggiunge: «il rifinanziamento dell’elevato debito pubblico del nostro paese può avvenire in maniera più ordinata e a costi più contenuti se le condizioni sui mercati finanziari restano distese».
Ma, sostengono dalle parti di Fratelli d’Italia, con il MES è più facile che il nostro Paese vada in default. Tutto per colpa delle “clausole in cauda venenum” come Matteo Salvini ha definito le CACs. Bankitalia spiega che la riforma delle CACs (collective action clauses) ha lo scopo «di rendere più ordinata un’eventuale ristrutturazione del debito, riducendo i costi connessi con l’incertezza sulle modalità e sui tempi della sua realizzazione, che danneggiano sia il paese debitore sia i suoi creditori».
Continua Palazzo Koch aggiungendo che la modifica ora proposta «non aumenta la probabilità di insolvenza ma riduce l’incertezza relativa al suo esito» ribadendo «che la probabilità di un default dipende in primo luogo dalle politiche economiche messe in atto dai paesi».
Tradotto: non è il MES che aumenta le probabilità di un default ma le politiche economiche messe in atto dai governi, sulle quali il Trattato non ha alcun potere.
Anche in questo caso la risposta di Bankitalia è molto chiara: «la riforma non prevede nè annuncia un meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani» esattamente come previsto dal Trattato oggi in vigore. In questo senso quindi la riforma del MES non introduce le tanto temute condizioni peggiorative ed anche il rischio di un coinvolgimento del settore privato (ovvero la storia che prenderanno i risparmi degli italiani per salvare lo stato italiano) nella ristrutturazione del debito «rimane strettamente circoscritto a casi eccezionali».
Con la bozza di riforma del MES le condizioni per l’accesso ai finanziamenti del «rimarrebbero sostanzialmente inalterate». Le verifiche sul debito e sulla capacità di ripagare il prestito da parte del Fondo «sono clausole a tutela delle risorse del MES, di cui l’Italia è il terzo principale finanziatore».
Un paese che non rispetta tutti i parametri di Maastricht potrebbe accedere alla linea di credito “a condizionalità rafforzata” (Enhanced Conditions Credit Line, ECCL) per la quale vengono richieste misure correttive. Per quanto riguarda la concessione di una linea di credito PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line) che già esisteva «non sarebbe più richiesta la firma di un Memorandum of Understanding: la linea di credito verrebbe concessa a fronte di una lettera di intenti del paese richiedente».
Il MES ha un capitale sottoscritto pari a 704,8 miliardi, di cui 80,5 sono stati versati; la sua capacità di prestito ammonta a 500 miliardi. L’Italia ha sottoscritto il capitale del MES per 125,3 miliardi, versandone oltre 14 (pari al 17% delle quote del Fondo). Lucia Borgonzoni ed altri esponenti della Lega sostengono che con questa riforma ad un certo punto il MES potrebbe chiedere all’Italia di versare il restante del capitale sottoscritto “entro sette giorni”.
Bankitalia spiega che «già nel trattato in vigore il versamento di ulteriore capitale entro sette giorni è previsto solo in condizioni di assoluta emergenza, e cioè nel caso in cui il MES dovesse rischiare di trovarsi in default nei confronti dei suoi creditori».
Vale a dire: se il Fondo salva stati dovesse rischiare di non riuscire a ripagare i suoi debiti (e ricordiamo che è il MES che presta denaro) allora tutti i paesi membri dovrebbero intervenire.
Ma, come ha detto Visco in audizione, questa possibilità oltre ad essere remota configura uno scenario così disastroso per l’Eurozona che il dover versare o meno quei soldi nel fondo sarebbe l’ultimo problema per l’Italia (o la Germania o la Francia e così via).
Vale la pena ricordare che la decisione di richiedere ulteriori versamenti di capitale spetta al Consiglio dei Governatori (ovvero i ministri delle Finanze dei paesi membri del MES) e che segue le usuali procedure di voto quindi l’Italia avrebbe diritto di veto.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 9th, 2019 Riccardo Fucile
A 34 ANNI GUIDERA’ UNA COALIZIONE DI 5 CINQUE PARTITI, TUTTI GUIDATE DA DONNE
I socialdemocratici finlandesi hanno scelto Sanna Marin, attuale ministro dei Trasporti, come
nuova leader del partito e futura premier del Paese al posto del dimissionario Antti Rinne.
Con i suoi 34 anni, Marin, che sarà confermata premier in Parlamento in settimana, è destinata a diventare la premier più giovane del mondo, alla guida di una coalizione di cinque partiti, tutti guidati da donne.
Rinne si è dimesso la scorsa settimana dopo che gli alleati di governo gli avevano ritirato la fiducia per il modo in cui aveva gestito lo sciopero dei dipendenti delle Poste.
“Abbiamo molto lavoro da fare per ricostruire la fiducia”, ha detto Marin dopo essersi imposta, di misura, nella votazione all’interno del partito. E poi ha minimizzato la questione dell’età ‘: “non penso mai alla mia età o al mio genere, penso alle ragioni per le quali sono entrata in politica e per le quali abbiamo vinto il sostegno dell’elettorato”. I socialdemocratici sono stati il partito con il maggior numero di voti alle elezioni di aprile, e dallo scorso giugno Rinne guidava un governo di coalizione. La Finlandia al momento è presidente di turno della Ue.
Sanna Marin è nata a Helsinki, ha vissuto a Espoo, è andato a scuola a Pirkkala e è tornato a Tampere. Vive nella zona di Kaleva con il suo fidanzato da cinque anni.
Ha raccontato di essere figlia di una famiglia arcobaleno e di trovare difficile separare questo fatto dalla sua personalità e dal suo background ideologico.
La scorsa primavera ha lavorato come stagista presso Amnesty. È laureata in scienze dell’amministrazione dal 2012. In quell’anno è stata eletta nel Consiglio Comunale di Tampere. È stata presidente del Consiglio comunale dal 2013 al 2017. Dal 2014 era vicepresidente dei socialdemocratici finlandesi ed è parlamentare dal 2015.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2019 Riccardo Fucile
“SALVINI E BORGHI INADATTI E IRRESPONSABILI, CHI RAPPRESENTA IL PAESE DEVE LAVORARE NELL’INTERESSE DEGLI ITALIANI”
“E’ noto che Borghi e la Lega sono per l’uscita dell’Italia dall’euro e si confermano nemici
dell’Italia perchè, se si facesse come dicono loro, gli italiani perderebbero stipendi e pensioni e l’Italia sarebbe un paese più povero”.
Al termine della riunione con i colleghi del’Eurogruppo, prima di ripartire per l’Italia, dove relazionerà a Giuseppe Conte che “ho aggiornato costantemente in queste ore”, Roberto Gualtieri si concede un’ora di conferenza stampa a Bruxelles per mettere i puntini sulle ‘i’ del pasticciaccio della riforma del Meccanismo europeo di stabilità .
Il ministro dell’Economia confida di aver messo in sicurezza il governo, che rischiava di saltare sul ‘Salva Stati’.
Di certo, a Bruxelles, per ora ha messo in sicurezza l’Italia dal rischio più temuto dagli europei: il ritorno di Matteo Salvini al governo con le minacce leghiste di portare l’Italia fuori dall’euro.
Il caos sul Mes, la scelta ottenuta all’Eurogruppo di rinviare la decisione finale, sono occasione per Gualtieri per chiarire i termini di una questione complicatissima da capire e spiegare e per questo facile vittima della propaganda. Si dilunga sul Meccanismo europeo di stabilità , per rispondere alle critiche sovraniste che lo definiscono organismo ‘tecnico’, esempio di deficit democratico in Europa.
“Il Mes siamo noi, vorrei svelare questo segreto. Se c’è un eccesso di potere, è un eccesso di potere di noi stessi”, dice per spiegare che nel board del Mes ci sono soprattutto i ministri dell’Economia degli Stati membri.
Dunque è un organo intergovernativo, fuori dai Trattati, in cui decidono gli Stati membri perchè loro sono i contributori e vogliono poter dire l’ultima parola su dove vanno i loro soldi.
“Io preferisco sempre il metodo comunitario e vorrei che il Mes diventi questo in futuro — specifica Gualtieri – Ma si è scelto che il potere resti agli Stati, quale garanzia per i meno inclini ad una posizione federalista, cioè coloro che vogliono il controllo sulle proprie risorse”.
Dunque, dovrebbe andar bene ai sovranisti. “Allora perchè il problema della struttura del Mes viene posto dagli anti-europeisti? Lo trovo paradossale, avrebbe più senso se fosse posto da noi federalisti…”.
A Bruxelles la missione di Gualtieri non era semplice, anzi quasi impossibile. Ma alla fine di una lunghissima riunione dell’Eurogruppo ieri sera, la questione Mes appare sminata.
“Un esito positivo”, dice il ministro, riferendosi sia al “risultato ottenuto” – il rinvio con un Consiglio europeo della prossima settimana che non si annuncia più come decisivo per il ‘Salva Stati’ e diminuisce quindi la pressione sul governo – sia alla “credibilità , la fiducia, il consenso nei confronti del nostro paese. Il negoziato è stato intenso, ma l’Italia non ne è uscita isolata”.
All’indomani della lunga giornata di trattative fino a notte fonda, il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno parla la stessa lingua di Gualtieri.
Sul Mes “servono chiarimenti, spero che riusciremo a farlo nella nostra riunione di gennaio”, dice nella conferenza stampa finale accanto a Paolo Gentiloni, nuovo commissario europeo all’Economia al suo primo Eurogruppo.
Centeno prevede la “firma” dell’accordo sul Mes da parte di tutti gli Stati membri “nel primo trimestre dell’anno prossimo, secondo le aspettative di partenza e poi le ratifiche dei parlamenti nazionali”.
Da parte sua, Gentiloni sottolinea che la responsabilità del rinvio non ricade solo sull’Italia. “C’è stata una discussione che ha coinvolto diversi Paesi su aspetti secondari, legali, la Commissione non è protagonista perchè non firma il Trattato ma abbiamo visto una discussione dove almeno 5-6 Paesi avevano opinioni diverse, non c’è stato un processo legato ad un solo Paese”, dice rispondendo ad Huffpost dopo la conferenza stampa. “Come vi ho sempre detto nessun Paese ha nulla da rischiare da questo nuovo meccanismo di backstop, tantomeno l’Italia”.
Torniamo a Gualtieri nella sua lunga conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo. Non ha ancora sentito al telefono Luigi Di Maio, il capofila delle critiche del M5s sul Mes. Ma è fiducioso di aver fatto tutto il possibile per blindare la maggioranza.
L’11 dicembre, alla vigilia del Consiglio europeo, il Parlamento italiano voterà una risoluzione di maggioranza che, spiega Gualtieri, “sarà ampia, non solo sul Mes ma sui grandi temi al centro del dibattito europeo. Sono fiducioso che si esprimerà la linea di una maggioranza che si colloca nel campo europeista. E sono fiducioso in un consenso più largo oltre la stessa maggioranza, all’opposizione non c’è solo Borghi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 5th, 2019 Riccardo Fucile
IL 41% CREDE A CONTE, SOLO IL 24% A SALVINI… CRESCONO DI 4 PUNTI GLI EUROPEISTI (DAL 37% AL 41%)
Il sondaggio di IPSOS per DiMartedì sul Meccanismo Europeo di Stabilità dice che gli
italiani stanno con Giuseppe Conte e contro Matteo Salvini.
Anche se c’è una fetta importante di persone che non sanno e non indicano una preferenza visto che il tema è tecnico, la maggioranza degli italiani, ben oltre la somma dei voti dei due grandi partiti che attualmente la compongono, dice che ha ragione il presidente del Consiglio mentre nonostante la Lega sia accreditata tra il 31 e il 34% nei sondaggi soltanto il 24% degli interrogati dà ragione al Capitano.
Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera oggi spiega che di fronte a temi complessi e quando la confusione regna sovrana, l’opinione pubblica tende a dare ragione al leader politico di cui si fida maggiormente:
A ciò si aggiunge il rapporto con l’Unione europea: uno dei cambiamenti più significativi determinati dalla nuova maggioranza è rappresentato dalla ritrovata sintonia dell’Italia con l’Europa che si è tradotta in un aumento di fiducia nell’Ue dal 37% di luglio al 42% odierno.
È quindi probabile che, indipendentemente dal merito della questione Mes, gli italiani siano preoccupati per un possibile ritorno a un clima di tensione con i partner europei.
Torna a far capolino il principio di precauzione che induce i più a privilegiare una serena convivenza al muro contro muro.
In politica le questioni complicate vanno maneggiate con molta cura: non sempre il richiamo agli interessi del Paese, l’appello all’orgoglio nazionale o l’evocazione di conseguenze apocalittiche per le tasche dei cittadini risultano premianti. Le scorciatoie (anche quelle retoriche) talora portano fuori strada.
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
ERA OSPITE DEL PARTITO DI ESTREMA DESTRA FIAMMINGO EREDE DELLA FORMAZIONE SCIOLTA ANNI FA PER RAZZISMO (TANTO PER CAMBIARE)
Quando era ministro dell’Interno Matteo Salvini non aveva molto tempo da dedicare ai vertici europei. Infatti durante il suo mandato al Viminale ha partecipato a sole due riunioni dei ministri dell’Interno della UE su otto.
Il leader della Lega aveva sempre qualcosa di meglio da fare, magari un comizio elettorale. Ma non si può certo dare la colpa al suo lavoro dal Ministero. Anche quando era un semplice europarlamentare non è che Salvini si facesse molto vedere a Bruxelles o a Strasburgo.
Per fortuna che oggi Salvini è libero dal fardello del comando. E in Europa ci può andare quando vuole.
Ad esempio ieri sera il capo del Carroccio è volato ad Anversa “ospite degli amici di Vlaams Belang”, come ha scritto su Facebook. Vlaams Belang (in italiano Interesse Fiammingo) è un partito di estrema destra che alle elezioni europee del maggio scorso ha conquistato tre seggi all’Europarlamento e che fa parte del gruppo Identità e Democrazia assieme alla Lega, al Rassemblement National di Marine Le Pen, al FPà– di Strache e ai tedeschi di Alternative fà¼r Deutschland.
Una toccata e fuga quella di Salvini nelle Fiandre per ribadire che «in Italia un presidente del Consiglio servo dei poteri forti dell’Europa e nemico degli italiani». Nessun timore a farsi vedere sul palco assieme ai leader del partito nato dalle ceneri del Vlaams Blok, formazione politica separatista (in Belgio ci sono da sempre attriti tra la comunità fiamminga e quella francofona) scioltasi nel 2004 dopo una condanna per razzismo (ma che sarà mai).
E Salvini lo sa bene, perchè ha detto che quella con il Vlaams, è una delle amicizie più lunghe perchè hanno molti amici nel popolo e «anche qualche nemico nel sistema problemi con il politically correct, vi hanno fatto cambiare nome, vi hanno indagato, vi hanno perquisito ma siete qua».
Un concetto quello del nome che “vi hanno fatto cambiare” che Salvini ha ribadito due volte
La presenza di Salvini ad Anversa ha suscitato l’ironia del parlamentare europeo Brando Benifei (PD) che ha fatto notare come il leader della Lega si veda più in Belgio oggi che è senatore di quando era parlamentare europeo.
Oggi il leader della Lega andrà al Parlamento Europeo per una conferenza stampa, prima di tornare a Roma. Ma non dobbiamo lamentarci, se Salvini ha trovato il tempo di andare in Belgio significa che in Italia la situazione non è così disperata come la racconta la Lega.
Altrimenti il leader dell’opposizione non andrebbe all’estero, anzi sarebbe sulle barricate contro il MES.
Ma quelle barricate la Lega non le ha fatte nemmeno quando era al governo, figuriamoci ora.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROSPETTO DEL “CORRIERE DELLA SERA”
Il Corriere pubblica una serie di domande e risposte sul Mes
Cos’è il Mes?
Il fondo salvataggi Mes – il cui segretario generale è il perugino Nicola Giammarioli –è un ente dei governi dell’euro nel quale l’Italia ha una quota del 17,7% (pari al peso economico del Paese nell’area) che corrisponde in proporzione a un capitale versato di 14,3 miliardi su un totale di 80,5.
II compito del Mes è prestare agli Stati in dissesto che non riescono più a finanziarsi sul mercato, o altri Paesi dai conti sani eppure in difficoltà .
L’Italia non dà al Mes 125 miliardi, come si è detto. In realtà l’ente può emettere bond per raccogliere sul mercato risorse garantite pro-quota dagli Stati fino a 705 miliardi. L’Italia garantirebbe dunque per 125. Non è questa però la somma a rischio e il Mes non ha mai subito perdite (anche se i rimborsi di Atene sono rinviati).
Accordo «di nascosto»?
La riforma del Mes è stata trattata in negoziati fra governi, che non sono mai pubblici. Tuttavia, i termini esatti della questione lo erano da un anno. Dal 4 dicembre 2018 sul sito del Consiglio Ue si trova un documento che illustra in dettaglio ciò che poi sarebbe stato concordato sei mesi dopo. Tutto trasparente, per chi voleva informarsi.
«Mancato rispetto del Parlamento»?
II 19 giugno scorso il premier Giuseppe Conte alla Camera spiega la bozza di accordo sul Mes in agenda al vertice Ue del giorno dopo. Poco dopo la maggioranza di-M5S e Lega approva la risoluzione 600076, che vincola il governo a rifiutare accordi sul Mes «che finiscano per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti ed automatici». Automatismi nell’imporre default ai Paesi che chiedano un prestito dal fondo salva-Stati (Mes) erano stati proposti da Germania, Olanda e altri, ma l’idea non è passata.
La Camera chiede a Conte anche di rifiutare intese che «minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale». Ma neanche questo rischio c’è. Il premier a Bruxelles rispetta dunque in pieno il mandato della Camera. Comunque nel 2020 il parlamento dovrà di nuovo pronunciarsi per la ratifica.
Perchè il Mes cambia?
La riforma serve in primis per permettere al Mes dal 2024 di prestare a un «Fondo unico di risoluzione», costituito dalle banche europee per finanziare l’operatività degli istituti che falliscono. Se i 60 miliardi del Fondo di risoluzione non bastano, il Mes può fornire altre risorse. Eviterebbe così di dover prestare attraverso gli Stati nei quali si trovano le banche fallite e di aumentarne il debito pubblico. È un passo dell’unione bancaria che può servire (anche) all’Italia. Non è scontato che queste risorse vadano alle banche tedesche, perchè finora la Germania ha sempre gestito i propri dissesti da sola.
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
10 VOTANO A FAVORE, 2 CONTRO, 2 SI ASTENGONO… LA GUERRIGLIA INTERNA CONTINUA
M5S ha cambiato idea su Ursula von der Leyen? La presidente della Commissione Europea ha ottenuto il via libera alla sua squadra da parte del Parlamento Europeo nella votazione del 27 novembre.
Una votazione che, dopo le turbolenze delle scorse settimane (con tanti cambiamenti in seno al team deciso dalla von der Leyen per accompagnarla nella sua missione di guida delle istituzioni dell’UE), ha ottenuto un largo consenso in parlamento, con 461 voti a favore, 157 contrari e 89 astenuti.
Sorpresa tra le fila del Movimento 5 Stelle. I 14 pentastellati, infatti, hanno espresso orientamenti diversi: 10 parlamentari hanno votato a favore, due contro e due si sono astenuti.
E pensare che era stato proprio il voto favorevole del Movimento 5 Stelle, qualche giorno prima che cadesse il governo giallo-verde con la crisi aperta da Matteo Salvini, a dare il via libera alla figura di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione Europea.
In poco più di quattro mesi, gli orientamenti sembrano essere cambiati. Un segnale preoccupante che arriva da Bruxelles proprio in seguito ai malumori interni che si sono aperti all’interno del Movimento e della sua visione europeista all’indomani delle decisioni sul Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità .
Probabile che in questa spaccatura ci sia una visione pro-vertici e anti-vertici dei pentastellati.
Nel corso degli ultimi giorni, il dibattito interno al Movimento 5 Stelle si è fatto più serrato e soltanto l’intervento di Beppe Grillo ha impedito un vero e proprio ciclone che avrebbe travolto non soltanto il partito, ma la tenuta della maggioranza e dell’intera legislatura.
Una guerriglia interna che, a giudicare dal voto sulla von der Leyen, non si è ancora del tutto sopita.
I 14 eurodeputati M5s, eletti lo scorso 26 maggio 2019 sono Eleonora Evi e Tiziana Beghin per la circoscrizione Nord-Ovest, Marco Zullo e Sabrina Pignedoli in quella Nord-Est. Al Centro Fabio Massimo Castaldo e Daniela Rondinelli. Al Sud Chiara Maria Gemma, Laura Ferrara, Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato, Isabella Adinolfi, Mario Furore. E infine per le isole Dino Giarrusso e Ignazio Corrao. Nove sono gli eurodeputati confermati al secondo mandato.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
VIA LIBERA ALLA NUOVA COMMISSIONE, I SOVRANISTI NON CONTANO UNA MAZZA
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ottiene il via libera
dell’Europarlamento con 461 voti a favore – inclusi quelli deu grillini italiani – e 157 contro (89 gli astenuti).
Al via il suo mandato il primo dicembre, dopo la proclamazione del Consiglio europeo, Von der Leyen fa meglio del suo predecessore Juncker che ebbe 423 voti a favore, 209 contrari e 67 astenuti (su 751 eurodeputati): “Siamo pronti – dice von der Leyen – ora sostenetemi. Mettiamoci a lavorare insieme per un nuovo inizio dell’Europa”.
E la nuova Europa avrà la difesa dell’ambiente al vertice della sua agenda: “Prima l’Europa si muove e maggiori saranno i vantaggi per cittadini. Venezia sotto l’acqua è una questione vitale. Vediamo le foreste in Portogallo colpite da incendi, la siccità in Lituania. E’ successo anche in passato, ma non possiamo perdere neanche un secondo”.
La transizione verso la neutralità climatica dell’Europa entro metà secolo “dovrà essere equa e inclusiva altrimenti non potrà avvenire. Noi ci candidiamo a essere un soggetto in grado di definire gli standard globali, ma è evidente che dobbiamo portare con noi il mondo intero a convergere sugli obiettivi. Serve una parità di condizioni nel mercato. Per questo i nostri accordi commerciali contengono una parte sulla sostenibilità ambientale”.
“Il Green Deal europeo, in ogni caso, è la nostra nuova strategia di crescita. Al centro ci sarà la strategia industriale per consentire alle aziende di fare innovazione e sviluppare nuove tecnologie creando nuovi mercati. Ci aiuterà a ridurre le emissioni favorendo la creazione di posti di lavoro”.
Il mondo – continua von der Leyen – ha bisogno che l’Europa abbia “un ruolo guida”, che sia “una forza motrice” nelle relazioni internazionali.
“Dobbiamo mostrare ai nostri partner delle Nazioni Unite che possono fare affidamento su di noi, ai paesi dei Balcani occidentali che condividiamo lo stesso continente, la stessa storia, la stessa cultura e che condivideremo lo stesso destino: le nostre porte rimangono aperte”. La vocazione europea, ha proseguito, è quella di “modellare un migliore ordine globale”. E anche se “ci sono problemi” con il partner transatlantico, “i nostri legami hanno superato tante prove”.
E a proposito della Brexit: “Un membro della nostra famiglia intende lasciare la nostra Unione e io non ho mai sottaciuto che sarò sempre una remainer. Ma rispetteremo la decisione dei britannici e troveremo sempre delle soluzioni alle sfide comuni, ma qualsiasi cosa serba il futuro per noi il legame e l’amicizia dei nostri popoli non possono essere spezzati”, ha aggiunto.
L’italiano Paolo Gentiloni, commissario incaricato agli Affari Economici: “Sarà un buon inizio”. E proprio a Gentiloni, la presidente dedica parole di grande incoraggiamento: “Credo in lui, farà bene”. E a proposito della necessità di dare nuovo sprint all’economia: “Bisogna dare tempo e spazio per permettere alle nostre economie di crescere. Dobbiamo usare tutta la flessibilità consentita dalle regole europee”.
“L’unione bancaria deve essere completata per rafforzare il nostro sistema finanziario e renderlo più resiliente, ho affidato questo compito a Valdis Dombrovskis la persona più giusta per questo compito”.
La presidente Ursula von der Leyen annunciato inoltre che cambierà il nome del portafoglio della commissaria Maryia Gabriel per includervi la parola “cultura”, come era stato chiesto nelle scorse settimane dall’Italia e da altri Paesi. “La cultura e l’istruzione sono ciò che lega la nostra storia con il nostro futuro. Il suo portafoglio sarà ri-denominato per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventu”.
Ancora von der Leyen sottolinea che l’Europa si è spaccata sulla crisi dei migranti, ma ora dovrà andare avanti per “trovare una risposta umana ed efficace”, perchè è “orgogliosa dei propri valori e dello stato di diritto. E’ stato tragico sapere che una madre in Vietnam ha ricevuto il messaggio dalla figlia che sta morendo asfissiata nel cassone di un camion. Per quelle persone, le loro madri, i padri, gli amici, siamo tutti d’accordo che questo non deve più succedere”.
“Dobbiamo rompere il modello crudele dei trafficanti, riformare i sistemi di asilo senza dimenticare i valori di responsabilità e solidarietà , consolidare le frontiere esterne per tornare a un sistema Schengen perfettamente funzionante, investire in partenariati con i Paesi di origine: non sarà facile ma dobbiamo provare”.
“Come prima donna presidente della Commissione, ogni membro del mio collegio avrà per la prima volta un gabinetto equilibrato per la parità di genere. Entro la fine del nostro mandato, avremo per la prima volta la parità di genere a tutti i livelli di gestione, il che cambierà il volto della Commissione”.
“All’inizio dell’anno prossimo, la commissaria alla Salute Stella Kyriakides lancerà un ambizioso piano contro il cancro per l’Europa, che contribuisca ad alleviare le sofferenze provocate da questa malattia. Quando ero una ragazza a Bruxelles, la mia sorellina è morta di cancro a 11 anni. Mi ricordo il senso di impotenza dei miei genitori, ma anche del personale medico. Tutti hanno una storia simile, o conoscono persone che ne hanno vissute. E in Europa oggi i casi di cancro stanno aumentando. L’Ue deve occuparsi delle cose cui la gente tiene”.
(da agenzie)
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Novembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
MERCOLEDI LA NUOVA COMMISSIONE POTREBBE ANDARE OLTRE LA MAGGIORANZA DI LUGLIO… I VERDI SI ASTENGONO, RICOMPATTATI I SOCIALISTI, SI’ DEL M5S, SOVRANISTI ISOLATI
“Il rinvio del voto di quattro settimane lo abbiamo usato per lavorare duramente. Tutto è risolto…”, dice Ursula von der Leyen dopo un colloquio con il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.
Gli intoppi che hanno rinviato al primo dicembre l’insediamento della nuova Commissione europea, vale a dire la bocciatura dei commissari di Francia, Romania e Ungheria e la loro sostituzione — hanno alla fine portato frutti maturi: dopodomani, quando la plenaria di Strasburgo si esprimerà sulla nuova squadra di 27 commissari (senza il Regno Unito), la maggioranza potrebbe superare i 383 sì che a luglio diedero l’ok alla nomina di von der Leyen presidente.
Allora ci furono solo 9 voti di scarto, mercoledì potrebbero essercene molti di più. La nuova squadra di Palazzo Berlaymont, finora di salute incerta, potrebbe alla fine nascere con una larga maggioranza o con importanti astensioni: quella dei Verdi, per esempio.
Il gruppo guidato dalla tedesca Ska Keller dovrebbe passare dal no espresso a luglio all’astensione: è un’apertura di credito verso le promesse della nuova presidente che ha indicato il ‘Green new deal’ come la priorità del suo mandato. L’11 dicembre il nuovo patto per l’Ambiente verrà presentato a Bruxelles in Commissione.
Inoltre, si sono ricompattati i socialisti. Anche le delegazioni che a luglio non votarono per Ursula, nel segreto dello scrutinio, ora invece la appoggerano.
Voteranno per lei i tedeschi — i più scontenti del risiko di nomine europee dopo le elezioni di maggio — ma anche i francesi, i belgi.
Pressocchè unica incognita i socialisti rumeni, che hanno perso il loro rappresentante in squadra, visto che la prima candidata di Bucarest Rovana Plumb è stata bocciata e la seconda, Adina Valean, è liberale, espressione del nuovo governo insediatosi dopo la caduta del governo socialista.
Ad ogni modo, domani tutti i commissari socialisti, a cominciare dall’olandese Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione, incontreranno gli eurodeputati di S&D per ‘spremerli’ fino all’ultimo voto.
Confermato il sì dei 14 eletti del M5s che però stavolta potrebbero non essere ago della bilancia sulla nuova commissione: a luglio di fatto lo furono, senza i loro voti von der Leyen non sarebbe passata. Fu l’inizio della frattura con la Lega che infatti domani conferma i suoi 28 no. Contrari anche tutti i sovranisti del gruppo ‘Identità e Democrazia’.
Mentre dai Conservatori e riformisti potrebbe arrivare qualche altro sì, dopo quello dei polacchi del Pis che già a luglio hanno sostenuto von der Leyen. Domani riunione di Ecr, decideranno in quella sede anche gli eletti di Fratelli d’Italia.
Compatto a sostegno della Commissione il Ppe. A luglio anche tra i Popolari ci furono dei franchi tiratori: pur senza prove, il dito in questi mesi è sempre stato puntato verso i tedeschi di Manfred Weber, attuale presidente del gruppo, ex capolista alle europee, Spitzenkandidat, che ambiva alla presidenza della Commissione.
Ora il Ppe è compatto per la nuova Commissione. Il primo gruppo politico all’Europarlamento ha anche un commissario in più rispetto alle aspettative: al posto della bocciata Sylvie Goulard, Emmanuel Macron ha scelto Thierry Breton, vicino ai Popolari. Confermato infine il no della sinistra del Gue.
“L’Europa è pronta andare avanti”, sottoline von der Leyen dicendosi “fiduciosa” sul voto di dopodomani. “Siamo alla fine di un processo democratico. Poi mercoledì ci sarà il voto della plenaria, il percorso è stato concluso – dice Sassoli – Mi sembra che siano state raccolte anche molte indicazioni del Parlamento. E’ un processo democratico, utile perchè questa legislatura abbia successo”.
(da “Huffingtonpost“)
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