Settembre 24th, 2019 Riccardo Fucile
LA SENTENZA: “LA CAMERA SI RIUNISCA IL PRIMA POSSIBILE”… CORBYN CHIEDE LE DIMISSIONI
“Gli effetti sulla nostra democrazia sono stati estremi”. Con questa grave motivazione
stamattina la Corte Suprema britannica all’unanimità ha giudicato illegale la controversa sospensione del Parlamento decisa dal premier Boris Johnson lo scorso agosto.
Una decisione storica contro un provvedimento che aveva scatenato immediatamente proteste perchè considerata dalle opposizioni un bavaglio per coloro che volevano fermare il No Deal, cioè la Brexit durissima e senza accordo con l’Ue, che Johnson ha evocato continuamente nelle ultime settimane.
La Corte ha aggiunto che il Parlamento è da considerarsi aperto e così lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow ha immediatamente riconvocato tutti i deputati per domani: cosa non semplice perchè, per esempio, tutti i laburisti sono a Brighton per la convention di partito che terminerà domani.
Bercow ha precisato che si tratta di una “ripresa” dei lavori e non di una “riconvocazione”. Ha aggiunto che non ci sarà il Question Time del mercoledì del premier (a New York all’Onu), ma vi sarà spazio per interrogazioni urgenti ai ministri.
Dunque la cosiddetta “prorogation” del Parlamento si è rivelata un clamoroso boomerang per il premier: non solo le opposizioni sono riuscite comunque ad approvare una legge anti No Deal in tempi strettissimi, ma soprattutto traballa la posizione di Johnson, che sino a ieri ha detto di non volersi assolutamente dimettere ma che, a questo punto dopo la sentenza di oggi, in teoria avrebbe ingannato persino la Regina a controfirmare la sospensione.
Come temuto, tirando la sovrana nella vicenda della Brexit, ora è stata esposta a una immane figuraccia, a 93 anni, avendo approvato un provvedimento “illegale”.
Il leader laburista Jeremy Corbyn intanto ha chiesto le dimissioni di Johnson, che si trova a New York per l’assemblea generale dell’Onu.
Difficilmente mollerà la presa, ma certo questo è un colpo durissimo. Il premier non rischia l’arresto come invece capiterebbe se ignorasse la legge anti No Deal delle opposizioni (non ha escluso nemmeno questo), ma certo ora a questo punto potrebbe anche decidere di andare a elezioni anticipate dopo la decisione di oggi storica della Corte Suprema in difesa della democrazia britannica.
Del resto, sinora la sua premiership è stato un disastro: sei voti su sei persi in Parlamento, la Regina fuorviata e oggi la sospensione dichiarata illegale. Un altro colpo di scena nell’infinito thriller della Brexit.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2019 Riccardo Fucile
LA CENA CON CONTE… “PAESI CHE NON ACCOLGONO DEVONO ESSERE PENALIZZATI FINANZIARIAMENTE”… E POI RENDE OMAGGIO A DRAGHI: “GRANDE CORAGGIO E VISIONE”
Il leader francese Emmanuel Macron è arrivato a Roma per una visita-lampo a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo giallorosso.
Macron è il primo leader europeo a incontrare nella capitale Giuseppe Conte fresco di riconferma. Molti i temi sul tavolo per far fronte alla crisi diplomatica degli ultimi quattordici mesi e rilanciare subito la collaborazione sui tanti dossier aperti, dall’immigrazione alla Libia alle questioni economiche.
L’amicizia tra Italia e Francia “è indistruttibile, qualche volta non siamo d’accordo, si litiga, ma poi ci si ritrova sempre”, ha detto il presidente francese al termine della prima parte dell’incontro a Palazzo Chigi, seguito da una cena, con il premier italiano. “Tra pochi giorni” si incontreranno anche i ministri degli Esteri francese e italiano, Le Drian e Di Maio.
Il presidente francese si è detto convinto che sia possibile un accordo sul meccanismo automatico di ripartizione: “Sono convinto che possiamo metterci d’accordo su un meccanismo europeo di ripartizione dei migranti coordinato dalla Commissione europea, che consenta di garantire all’Italia o a Malta prima dell’arrivo dell’imbarcazione che le persone che arrivano vengano prese in carico”
E ha aggiunto, i “Paesi che non accolgono i migrant siano penalizzati finanziariamente”.
Macron ha reso omaggio al lavoro di Mario Draghi, “che con molta capacità di visione e molto coraggio ha preso le decisioni adeguate”.
“Lo dico con forza, anche se qualcuno non lo vuole sentire – ha detto il presidente francese riferendosi implicitamente alla Germania – A mio avviso Draghi ha ragione, la politica monetaria dal 2012 ha fatto il massimo di quanto potesse fare per preservare la situazione europea, evitare la deflazione e quindi il peggio”.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
PRESSING SULLA GERMANIA PERCHE’ SPENDA DI PIU’
In un’Europa con l’economia che non promette bene, all’indomani dell’annuncio di Mario Draghi sul nuovo ‘bazooka’ della Bce per sostenere una ripresa che ancora non si vede, accade ciò che fino a ieri sembrava impossibile: la Germania finisce sotto accusa.
Succede a Helsinki, alle riunioni informali dei ministri europei delle finanze organizzate per oggi e domani dalla presidenza di turno finlandese. Contro il ministro tedesco Olaf Scholz il coro è unanime: anche la Germania è in recessione, surplus troppo alto, è ora che spendiate di più per la crescita di tutta l’Eurozona.
L’Italia, con il suo debito alto e secondo solo a quello greco, esce dal mirino delle prediche per effetto del neonato governo Conte II, che spazza via d’un colpo i timori europei su un Belpaese magari guidato da Matteo Salvini e con un piede fuori dall’eurozona.
Invece qui al Finlandia Hall, il palazzo al centro di Helsinki che ospita il summit, Roberto Gualtieri, ex eurodeputato che qui conosce più o meno tutti, al suo debutto da ministro dell’Economia e Finanze, incassa non solo congratulazioni, ma anche una lieve apertura niente meno che del ‘falco’ Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea uscente ed entrante, sulla flessibilità per investimenti nell’economia green nella prossima legge di stabilità .
Di solito Dombrovskis chiude sempre, senza se e senza ma. Oggi non lo fa e comunque c’è tempo fino alla presentazione della manovra il 15 ottobre prossimo.
La vera novità è la Germania. Il caso tedesco tiene banco.
Nessuno si sogna di attaccare Scholz frontalmente nelle dichiarazioni pubbliche. Ci mancherebbe, si tratta sempre della Germania, paese guida dell’Unione nei confronti della quale non è mai stata aperta una procedura per surplus alto. Oggi non ci sono avvisaglie di procedura, ma il punto lo sottolineano tutti, proprio nel giorno in cui — tra l’altro — in Germania (come in Olanda e Austria) è massima la rabbia contro Draghi, ‘Draghula’ come lo soprannomina il tabloid Bild.
“Il ciclo economico non è molto buono. Significa che chi ha il debito alto, deve ridurlo. Chi però ha spazi fiscali di manovra, deve spendere”, dice Dombrovskis.
Questo è il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno: “Gli Stati con spazio di bilancio lo devono usare per contrastare il rallentamento dell’economia″.
E questo è il ministro francese Bruno Le Maire: “La mancanza di crescita è diventata un problema in Europa. Non sto chiedendo alla Germania di spendere di più ma a tutti di fare quello che possono. Molti devono ridurre le loro spese, stare alle regole e fare le riforme. Ma chi ha lo spazio fiscale deve spendere di più. C’è bisogno di parlare di più con la Germania ma le cose si stanno muovendo”.
Con l’economia che ancora non gira, si punta a riequilibrare il peso delle responsabilità . Ecco perchè il dito finisce puntato anche su Berlino, per la prima volta. E, certo, al contempo si aspettano al varco i paesi che devono ridurre il debito. Anche perchè — e questa è la doccia fredda per l’Italia — si allontana la riforma del patto di stabilità e crescita, chiesta anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roma non potrà contare su una riforma della regola del 3 per cento nel rapporto tra deficit e pil, per dire. Almeno non per ora.
La chiusura arriva proprio dai francesi, che si pensava sostenessero la richiesta italiana. “Sono molto prudente sulla revisione del patto di stabilità e crescita — dice secco Le Maire – meglio parlare di investimenti”.
Per l’Italia resta lo spazio di flessibilità previsto dalle regole. Di questo parlano Dombrovskis e Gualtieri nel loro incontro, il primo di una serie di colloqui che seguiranno passo passo l’elaborazione della manovra economica a Roma.
“La manovra è un ‘work in progress’ – dice il commissario europeo — c’è ancora un mese prima della scadenza, ma Gualtieri mi ha assicurato che lui ha intenzione di muoversi dentro le regole del patto di stabilità e crescita, che prevede una certa flessibilità ”.
Dunque con un deficit al di sotto del 3 per cento del pil e che, secondo indiscrezioni, potrebbe però arrivare al 2,4 per cento, la soglia che l’anno scorso fu contestata al governo Conte I, quello di Salvini e Di Maio, e che quest’anno invece potrebbe essere concessa al Conte II, l’esecutivo del M5s col Pd.
Perchè Dombrovskis non si mostra più tanto falco: “Sulla specifica flessibilità , occorrerà una valutazione approfondita, non si può dire adesso: dipende dalla valutazione sulla fase del ciclo economico in cui si trova l’Italia e questo sarà chiarito quando pubblicheremo le stime macroeconomiche a novembre”.
Il governo ha intenzione di muoversi su investimenti ‘verdi’ per aiutare la crescita, nel solco di quanto prospettato dalla nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sottolineano dal Tesoro.
A Helsinki intanto Gualtieri aderisce alla cosiddetta ‘coalizione per il clima’, 40 paesi impegnati nella gestione dei cambiamenti climatici con politiche ambientaliste. Ma il quadro della legge di stabilità — che dovrà necessariamente occuparsi di disinnescare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’iva — è ancora tutto da definire.
Il clima però è completamente diverso. L’Italia non è più la ‘brutta bestia’ capace di far saltare il banco.
Nel cono d’ombra delle preoccupazioni europee restano l’Irlanda e la Grecia. Ma soprattutto inizia sulla Germania un pressing che potrebbe cambiare radicalmente il corso della storia economica dell’Ue.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 12th, 2019 Riccardo Fucile
“MARIO L’ITALIANO” ALLA FINE LA SPUNTA E FA L’ULTIMO REGALO AL NOSTRO PAESE… SPREAD CALA A QUOTA 138, BORSA SU
La seconda volta, si sa, è foriera di dubbi, veleni, tentativi di sabotaggio ritenuti legittimi perchè se c’è una seconda volta significa che la prima non è riuscita appieno o quantomeno questo è quello che pensano i critici.
E anche uno come Mario Draghi, ritenuto l’infallibile, l’uomo che ha imposto il protocollo del “whatever it takes”, che ha tenuto per otto anni la barra del comando della politica monetaria europea, è dovuto passare attraverso questa strettoia sensibile. L’agguato è arrivato all’ultimo momento utile, quello del passaggio del testimone, ed è giunto per mano della Santa alleanza, quell’asse franco-tedesco che è la spina dorsale ma anche il nervo scoperto degli equilibri dell’Europa.
Francoforte, penultima riunione del Consiglio direttivo presieduta da Draghi: Francia e Germania dicono no alla riedizione del quantitative easing. Alla fine, però, Draghi vince: il bazooka tornerà a iniettare liquidità . E non solo.
Raccontare come sono andati i fatti, attraverso le ricostruzioni di Bloomberg e Reuters, è imprescindibile per capire la portata della vittoria di Draghi e le sue ricadute.
A Francoforte è successo questo. Innanzitutto una cosa che non si era vista negli ultimi otto anni e cioè quella che alcuni dei partecipanti, seppur dietro l’anonimato, hanno definito “una rivolta” contro la volontà del numero uno della Bce di riattivare un nuovo Qe da 20 miliardi al mese e senza scadenza.
Quando Draghi ha messo la proposta sul tavolo a opporsi sono stati il governatore della Bundesbank Jens Weidmann, l’omologo francese Franà§ois Villeroy de Galhau. E poi ancora i rappresentanti di Berlino e Parigi nel board della Bce, Sabine Lautenschlà¤ger e Benoà®t CÅ“urè, oltre ai governatori di Olanda, Austria ed Estonia. Insieme fanno metà Pil dell’eurozona.
Draghi non è nuovo a queste dinamiche perchè l’avversione della Germania e di Weidmann si è fatta sentire, e anche fuori dalle segrete stanze di Francoforte, in più passaggi del suo lungo mandato.
D’altronde Weidmann ha sempre sognato la poltrona di Draghi, ma al di là delle ambizioni personali, l’avversione di una parte dei tedeschi alle politiche ultraespansive promosse dall’ex governatore di Bankitalia è stato un leit motiv che ha animato il dibattito europeo tra conservatori e progressisti, tra fautori dell’austerity e sostenitori di politiche in grado di dare ossigeno ai quei Paesi, Italia in testa, con debiti pubblici elevati.
Il dato inedito di oggi è che la Francia è scesa in campo e con la sua artiglieria pesante per provare a sbarrare la strada a Draghi, rendendo l’asse con i tedeschi ancora più robusto.
E l’ha fatto in un momento delicato, quello appunto del passaggio del testimone di Draghi, alla fine di un mandato che sarà ricordato per la sua ricetta, quella del Qe. Proprio nel momento in cui il numero uno dell’Eurotower ha deciso di imprimere l’ultimo sigillo alla sua creatura, ecco che i francesi hanno fatto capolino, sbattendo i pugni sul tavolo per dire “caro Mario, così non va bene”.
Alla fine, come si diceva, l’ha spuntata Draghi. Che durante la tradizionale conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo ha smorzato i toni, come sa ben fare da condottiero che ha visto la nave dell’Europa navigare nelle acque tempestose della crisi. Eppure lui è rimasto lì, sicuro nell’indicare il porto di approdo.
L’ha messa giù così: “Ci sono state molte diversità di vedute, ma il consenso è stato così largo che non c’è stato bisogno di votare. C’era una chiara maggioranza”.
Draghi ha vinto con la modalità non certo più esaltante perchè tutto c’è stato tranne che l’unanimità , ma ha vinto perchè la riedizione del quantitative easing si farà .
Questo, tuttavia, non sgombera il campo dai dubbi sulla sua possibile riuscita. Ma soprattutto apre la prima vera questione che caratterizzerà il mandato di Christine Lagarde, pronta a prendere il testimone da Draghi il primo novembre.
Lagarde, francese. Lagarde che una settimana fa, davanti al Parlamento europeo, si è detta d’accordo sulla necessità di mantenere “una politica monetaria molto accomodante per un lungo periodo di tempo”.
Lagarde che ha ammesso la presenza di “rischi economici a breve termine” e che ha sottolineato come il livello dell’inflazione – uno degli obiettivi del Qe – è ancora “troppo basso”. Lagarde, insomma, sulla scia di Draghi. Ma ora che la Francia ha votato contro al Qe, cosa farà il nuovo capo della Bce?
Ci sarà tempo per vedere e capire. Oggi è il giorno della vittoria di Draghi.
In Italia festeggiano tutti: dal ministro per gli Affari europei Enzo Amendola al commissario Ue Gentiloni alle Borse.
Draghi fa volare i Btp, i cui rendimenti hanno segnato un nuovo minimo storico. Lo spread a 138 punti base, ai minimi da maggio di un anno fa. Anche questo è l’effetto dell’ultima vittoria di Draghi a Francoforte. Mario l’italiano come direbbe qualche tedesco.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
OTTIENE SOSTEGNO SUI PROFUGHI: CHI ACCOGLIE GUADAGNA FONDI, CONFERMATO IL 23 SETTEMBRE IL VERTICE A MALTA
Con la pochette bianca nel taschino a segnare il nuovo corso, oggi Giuseppe Conte porta in
dote a Bruxelles il nuovo governo M5s-Pd: missione compiuta. Il resto è una sfilza di incontri e complimenti, congratulazioni e pacche sulla spalla.
Finiti nel buco nero del passato, i tempi in cui Conte era premier del governo gialloverde, quello che ogni giorno faceva a pugni con l’Ue o per via di Matteo Salvini oppure per colpa di Luigi Di Maio. Oggi inizia un’altra storia. Solo abbozzata nelle materie economiche: con la presidente Ursula von der Leyen c’è un primo scambio di vedute sulla nuova situazione politica in Italia, nessun risultato concreto ma del resto non ne erano previsti, dicono fonti vicine alla nuova presidente della Commissione sottolineando “il clima positivo” della conversazione.
Qualcosa di concreto si muove con Francia e Germania sulla redistribuzione dei migranti che arrivano in Italia e sulla riforma di Dublino. Non una parola però da parte del premier sul caso della Ocean Viking, la nave della ong norvegese con 34 migranti a bordo, ancora in cerca di un porto sicuro. “Sbarchi subito”, dice il presidente dell’Europarlamento David Sassoli dopo aver ricevuto Conte. Da ieri lo chiede anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti.
Intanto però di immigrazione Conte parla con von der Leyen e anche negli altri, numerosi incontri di giornata con i vertici europei.
Alla sua prima visita a Bruxelles da premier dell’alleanza M5s-Pd, Conte incassa il sostegno di Parigi alla riforma di Dublino, chiesta da tempo da Roma, sostenuta fortemente anche da von der Leyen. E con la presidente della Commissione, nell’incontro mattutino a Palazzo Charlemagne, il premier parla della possibilità di mettere in piedi il seguente meccanismo: assicurare fondi europei ai paesi che accolgono migranti. Chi non accoglie, non ne beneficerebbe, ca va sans dire.
“Ci saranno dei paesi riluttanti ma chi non parteciperà ne risentirà sul piano finanziario”, dice il capo del governo parlando dell’accordo per la redistribuzione dei migranti in Europa, accordo che l’Italia sta stringendo con Francia, Germania e che dovrebbe essere definito il 23 settembre a Malta, in un vertice che vedrà la partecipazione anche della Finlandia, quale presidente di turno dell’Ue.
Un accordo che — se tutto va bene — dovrebbe garantire all’Italia la redistribuzione di almeno il 50 per cento dei migranti che arrivano, divisi tra Francia e Germania, 25 per cento a testa, e sperare nell’adesione di altri Stati, attratti dai fondi Ue a disposizione.
Fatto l’accordo, dovrebbe ripartire anche Sophia, la missione navale europea di sicurezza marittima, a comando italiano, rimasta ancora in piedi in teoria, ma senza più navi nel Mediterraneo per via del no di Salvini a mandarla avanti. Contraddizione in termini ma tant’è.
“L’operazione Sophia non era stata completamente accantonata, ma non era stata valorizzata — dice Conte — In un quadro in cui andiamo ad attivare un meccanismo di redistribuzione europea” dei migranti “una volta attivato, possiamo riconsiderare il tutto”.
A Bruxelles, Conte viene accolto da Donald Tusk, presidente del consiglio europeo uscente, primo sponsor del ‘Conte bis’ nelle settimane di piena crisi di governo ad agosto, quando ancora in Italia Pd e M5s discutevano sul premier. “E’ bello rivedere l’amico Conte, abbiamo parlato delle priorità dell’Italia”, dice il polacco. “Mi mancherai amico”, gli dice l’italiano salutandolo.
Ma i complimenti di Tusk suonano solo il gong di inizio per una serie di congratulazioni: oggi qui Conte è l’uomo che si è prestato per liberare l’Italia dal sovranista Salvini. Tappeti rossi per lui. Dopo l’incontro con von der Leyen, viene ricevuto dal presidente del Parlamento europeo Sassoli, poi dal prossimo presidente del Consiglio europeo Charles Michel e infine dal presidente uscente della Commissione europea Jean Claude Juncker.
Certo gli interrogativi restano aperti sulle questioni economiche, malgrado Roma possa ora contare su un atteggiamento più morbido da parte della nuova Commissione.
Il che non significa che automaticamente si va in una direzione di revisione delle regole del patto di stabilità e crescita (serve l’unanimità in Consiglio Ue). Disponibile la Germania, che è in recessione, ci sono però i paesi rigoristi del nord a tirare il freno.
Con von der Leyen “non abbiamo fatto la manovra economica – dice Conte – quello che ho detto è che vorrei stabilire un patto con l’Europa. Abbiamo davanti una stagione riformatrice che non si esaurisce in qualche mese evidentemente. Abbiamo bisogno di un po’ di tempo e per questo tempo vogliamo fare un patto con l’Europa per una Italia digitalizzata, vogliamo orientare completamente il nostro sistema industriale verso una Green economy e da questo punto di vista abbiamo bisogno di tempo. Dobbiamo fare investimenti che ci consentano crescita economica e di orientare verso lo sviluppo il Paese e una maggiore occupazione e di maggiore qualità . Su questo vogliamo fare un patto trasparente con l’Europa: questo è il nostro programma, consentiteci di realizzare questi investimenti e per un periodo di tempo fateci fare questi investimenti”.
All’indomani della fiducia del Senato al Conte II, anche l’Europa riparte con i nuovi vertici.
Da stasera il commissario italiano Paolo Gentiloni sarà chiuso in una sorta di ‘conclave’ fino a domani con von der Leyen e gli altri commissari, un ritiro di “team building” a Genval, a 30 km da Bruxelles.
E venerdì il debutto sarà del nuovo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, al suo primo Eurogruppo in Finlandia. Da lì in poi, riflettori puntati sulla manovra economica: il primo atto del nuovo corso, il corso della pochette.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
CONTE VEDE A BRUXELLES LA PRESIDENTE UE VON DER LEYEN… E MERCOLEDI PROSSIMO ARRIVA A ROMA MACRON
È passato poco più di un mese dal primo incontro tra il premier Giuseppe Conte e la presidente designata della Commissione europea Ursula Von der Leyen.
Eppure, dal punto di vista delle alleanze politiche, sembra trascorsa un’era geologica. Almeno nella forma, infatti, è un Conte radicalmente diverso quello che torna oggi a Bruxelles per incontrare – alle ore 10:30 in poi – la neo presidente Von der Leyen, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il presidente designato del Consiglio europeo Charles Michel e i presidenti uscenti di Commissione e Consiglio, Jean Claude Juncker e Donald Tusk.
È un Conte in versione rassicurante, libero dallo spettro di Matteo Salvini e forte della nomina incassata da Paolo Gentiloni agli Affari economici.
“L’Italia ora è cambiata, è un Paese più stabile, più ancorato all’Europa, più moderato, che intende offrire un contributo alle principali riforme della costruzione europea, in primo luogo revisione del patto di Stabilità e immigrazione, non è più il governo con Salvini”. Questo il messaggio cardine con cui il premier si ripresenta a Bruxelles come leader del nuovo governo M5S-Pd. Tra i dossier sul tavolo, la flessibilità e la questione migranti.
“Subito al lavoro: oggi sarò a Bruxelles dove si prospetta una giornata fitta di incontri con i vertici delle Istituzioni comunitarie”, scrive Conte su Facebook. “In Europa non abbiamo tempo da perdere, ritengo sia prioritario accelerare per raggiungere tre obiettivi fondamentali e strategici per l’Italia e gli interessi degli italiani: la modifica del Patto di stabilità a favore della crescita, il superamento del Regolamento di Dublino sui flussi migratori, un regime di misure e interventi straordinari che favoriscano la crescita e lo sviluppo del nostro Mezzogiorno”.
“Occorre sostenere gli investimenti – prosegue il post – a partire da quelli ambientali e sociali nell’ottica di uno sviluppo sostenibile che dia nuovo impulso al mercato del lavoro italiano, evitando un’impostazione di bilancio pro-ciclica non adeguata alle prospettive economiche del continente”. “Sul tema migratorio – aggiunge – intendo continuare a lavorare strenuamente per una gestione multilivello, strutturale e non emergenziale dei flussi migratori, e raggiungere un’intesa su un meccanismo automatico di sbarchi e redistribuzione, con un’efficace politica europea dei rimpatri. Quanto al nostro Mezzogiorno dobbiamo provare a ottenere dall’Europa il riconoscimento di uno statuto speciale per poter varare misure straordinarie per lo sviluppo”.
Per Conte, all’indomani del voto di fiducia in Senato, si apre una nuova stagione di impegni internazionali ad altissimo livello. Tra gli appuntamenti principali c’è quello fissato per mercoledì prossimo, 18 settembre, giorno della visita a Roma del presidente francese Emmanuel Macron.
ll leader francese – riferisce questa mattina l’Eliseo – avrà un “colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, seguito da una cena di lavoro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in occasione del cambio di governo in Italia”. Sul tavolo, prosegue la presidenza francese, “i temi bilaterali ed europei, in particolare, le questioni economiche e migratorie”.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2019 Riccardo Fucile
ALLA FRANCIA IL MERCATO INTERNO, CONFERMATA VESTAGER ALLA CONCORRENZA, A TIMMERMANS IL GREEN DEAL
Paolo Gentiloni sarà commissario agli Affari economici della Commissione di Ursula von der Leyen. Lo annuncia la stessa presidente della Commissione Von der Leyen che sottolinea: “Potremo beneficiare della sua ampia esperienza in materia economica”.
Frans Timmermans sarà vicepresidente esecutivo, occupandosi anche dell’ambiente e lavorando assieme agli altri Commissari.
Margarethe Vestager sarà la seconda vicepresidente esecutiva, con un incarico particolare sul digitale, occupandosi dei vari soggetti in merito oltre a ricoprire il portafoglio della Concorrenza.
Valdis Dombrovskis è il terzo vicepresidente esecutivo, dedicandosi all’economia in modo particolare. Il più giovane commissario, il verde lituano Virginijus Sinkevicius di 28 anni, sarà responsabile dell’ambiente e degli oceani. La ceca Vera Jourova è stata nominata vicepresidente della Commissione per i Valori e la Trasparenza.
Alla francese Sylvie Goulard vanno il mercato unico, la difesa e lo spazio. A Didier Reynders, ex ministro degli esteri belga, va il portafoglio della giustizia.
La portoghese socialista Elisa Ferreira è stata nominata Commissaria per la Coesione e le riforme. La bulgara Mariya Gabriel sarà la Commissaria per l’Innovazione e la Gioventù. La svedese Ylva Johansson è stata nominata commissaria per gli Affari interni. L’irlandese Phil Hogan andrà al Commercio.
La croata Dubravka Suica è stata nominata vicepresidente della Commissione, con delega alla democrazia e alla demografia. La greca Margaritis Schinas sarà vicepresidente con delega alle Migrazioni.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2019 Riccardo Fucile
DOMANI L’UFFICIALIZZAZIONE…PER L’ITALIA PIU’ FACILE RIDISCUTERE IL PATTO DI STABILITA’
Portafoglio agli Affari economici ma senza la vicepresidenza della Commissione europea
A quanto apprende Huffpost, sarebbe questo il ‘bottino’ che l’Italia si prepara a conquistare a Bruxelles con la candidatura di Paolo Gentiloni a commissario europeo.
La nuova presidente Ursula von der Leyen presenterà la sua nuova squadra domattina a mezzogiorno a Palazzo Berlaymont.
Intorno ai portafogli che saranno assegnati c’è il massimo riserbo. Ma da quello che trapela, Roma otterrebbe l’assegnazione di una delega davvero di peso come gli Affari economici.
Mentre scriviamo comunque il lavoro di von der Leyen per comporre la squadra non è ancora terminato. I rumors che trapelano non sono scolpiti sulla pietra alla luce del fatto che la nuova presidente sta cercando un difficile equilibrio geografico e politico oltre che di genere (quest’ultimo è stato raggiunto) nella nuova Commissione.
Ma la direzione nella quale von der Leyen sta lavorando è proprio questa: per l’Italia gli Affari economici, senza vicepresidenza.
Se così andasse, è chiara fin da ora l’impostazione del governo italiano, sostenuto in questo dalla Francia e anche dalla Germania che è in recessione.
L’obiettivo è rivedere il patto di stabilità e crescita a favore di politiche più flessibili e incentrate sugli investimenti. Ne ha parlato Conte nel suo discorso oggi alla Camera prima del voto di fiducia sul nuovo governo Pd-M5S. Ne ha parlato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri.
Nella nuova commissione, il ‘falco’ rigorista Valdis Dombrovskis manterrebbe sia la vicepresidenza che la delega all’euro, a controbilanciare il nuovo corso.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
NORBERT ROETTGEN E’ PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ESTERI DEL BUNDESTAG: “NON POSSIAMO LASCIARE L’ITALIA SOLA SULLA QUESTIONE MIGRATORIA”
Con la sua politica che cavalcava l’odio e l’isolazionismo sovranista ha raccolto qualche consenso in Italia ma ha contribuito a danneggiare l’immagine del Belpaese all’estero.
Così Capitan Nutella fuori dai ministeri è una bella notizia per molti
“Provo sollievo. Mi aspetto che l’Italia torni al centro dell’Europa come uno dei Paesi fondatori. So che la coabitazione tra Pd e 5Stelle non sarà facile. Ma spero che l’Italia torni ad avere il ruolo costruttivo e di guida che ha sempre avuto nella Ue. In questo senso siamo alla fine di un triste allontanamento dall’Europa”
A dirlo, in una intervista a Repubblica, è Norbert Roettgen, vicepresidente della Cdu e presidente della Commissione Esteri del Bundestag. Roettgen sottolinea “l’enorme” sollievo per l’uscita di Salvini dal governo
“Con Salvini – spiega – il populismo era arrivato nel cuore dell’Unione, indebolendola moltissimo. Adesso tutto questo è finito. Per l’Europa è una buona notizia”
Sul fatto che l’Italia ora si aspetta anche che l’Europa le venga incontro su migranti e legge di bilancio, risponde: “L’Ue e la Germania hanno tutto l’interesse che l’Italia abbia successo, che ottenga risultati. Significa anzitutto che non possiamo lasciare sola l’Italia sulla questione migratoria. L’Italia deve diventare centrale in una soluzione europea sull’immigrazione, insieme agli altri Paesi più esposti. Anche sui conti pubblici è importante arrivare a compromessi accettabili per entrambe le parti”.
(da Globalist)
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