Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
LA NEO ELETTA FRANCESCA DONATO SPIEGA COME USCIRE DALLA MONETA UNICA MA CON COMODO
Francesca Donato è appena stata eletta al Parlamento Europeo ma già pensa a come uscire.
Non dall’Europarlamento ma dall’euro e dall’Unione Europa.
La fondatrice del “progetto Eurexit”ha le idee chiare e questa mattina ad Omnibus ha spiegato come potrebbe essere possibile in futuro uscire dall’Euro.
Dopo essersi interrogata sul perchè «al Giappone nessuno scriva “letterine” al governo» ed aver scoperto che quando si emettono titoli pubblici per finanziare il debito «abbiamo ceduto la nostra sovranità ai mercati» la Donato affronta il Grande Tema.
Secondo Francesca Donato infatti non è affatto vero che l’adesione ai trattati europei è stata una scelta democratica.
Evidentemente per la neoletta eurodeputata leghista la democrazia è solo quando il popolo si esprime direttamente su una questione e non quando — come succede nelle democrazie rappresentative — sono i rappresentanti del popolo a decidere democraticamente se aderire o meno ad un trattato (come è effettivamente successo).
Ma allora si uscirà dall’Euro? La Donato ne è convinta.
Non servirà un referendum, come volevano i leghisti fino a qualche tempo fa.
E allora come si farà ? Secondo la Donato il meccanismo è semplice: si prova a cambiare l’Unione Europa, se si vede che è “irriformabile” allora «alle prossima volta che ci saranno le politiche gli italiani sceglieranno tra chi vuole restare così sic et simpliciter senza cambiare nulla. E chi invece dirà “se questa è la situazione e non si può cambiare nulla vediamo se vogliamo restarci sul serio“».
Qualcuno in studio le fa notare che questo era quello che diceva la Lega (ma anche il MoVimento 5 Stelle) prima delle politiche del 2018.
Ma in realtà la Donato sorvola sulle conseguenze pratiche di un annuncio del genere e pure su come potrebbero reagire i cittadini (e i mercati) dopo il voto. Ad esempio con la più classica delle fughe di capitali. A meno naturalmente di non bloccare i conti correnti, ma non sarebbe una cosa democratica.
Qualcuno potrà dire che al di là delle dichiarazioni di Salvini nel programma della Lega del 2018 non c’è scritto esplicitamente che si vuole uscire dall’Euro.
Ma c’è scritto «noi vogliamo restare all’interno dell’Unione Europea solo a condizione di ridiscutere tutti i Trattati che pongono vincoli all’esercizio della nostra piena e legittima sovranità , tornando di fatto alla Comunità Economia Europea precedente al Trattato di Maastricht».
Il che significa — come tutti sanno — uscire dall’Euro.
La Donato evidentemente non ha ancora i riflessi pronti e non dice che per questa legislatura l’uscita dall’euro non è nel contratto. Ma qualcuno potrebbe chiedersi quale importanza si dà ai processi democratici quando invece che scrivere chiaro e tondo “vogliamo proporre l’uscita dall’Euro” si usa una formula criptica come quella dell’uscita dal Trattato di Maastricht.
Chissà , magari alle prossime politiche qualcuno dirà davvero che se vince usciremo dall’Euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
MACRON, MERKEL E SANCHEZ DECIDONO EQUILIBRI EUROPEI, CONTE EMARGINATO ALLA CENA CON TUTTI I LEADER
Urne chiuse, tempo adesso di decidere questo famoso futuro d’Europa. E per quanto ne
possa pensare Salvini, il ruolo dell’Italia nell’Unione continua ad essere quello della comparsa.
Lo spiega bene Massimo D’Alema, ospite a Carta Bianca: “La discussione sull’assetto europeo si è aperta, i protagonisti sono i democristiani tedeschi, i liberali francesi e i socialisti spagnoli: lì si decide il futuro dell’Europa, non mi pare che nessuno chiami Salvini…”
In effetti, l’unica cosa per cui l’Italia sembta essere degna di un qualche interesse sono i suoi conti.
E mentre Emmanuel Macron incontra privatamente Pedro Sanchez, nuovo leader dei socialisti europei, e comincia a lavorare per spostare a suo favore i nuovi equilibri europei, Conte incontra Juncker a margine della cena di lavoro dei leader Ue.
Tra i temi al centro del colloquio ci sarebbe la lettera sullo scostamento dei conti italiani dai parametri Ue, che la Commissione invierà a Roma.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2019 Riccardo Fucile
ALLEANZA PPE-PSE-ALDE, MA C’E’ ANCHE L’INCOGNITA VERDI
Una cosa è certa, anzi confermata visto che si sapeva da prima del voto: Matteo Salvini, Marine Le Pen e la famiglia dei sovranisti sono fuori dai giochi delle alleanze nel Parlamento europeo per la legislatura 2019-2024.
Lo dice chiaramente Manfred Weber in conferenza stampa a Bruxelles. “Nessuna collaborazione con gli estremisti di sinistra o destra, voglio lavorare con chi crede nell’Europa”, scandisce lo Spitzenkandidaten del Ppe, formalmente il candidato alla presidenza della Commissione europea, carica che però passerà dalle trattative tra i leader. Weber invita “socialisti e liberali” a intavolare la discussione per la formazione di una maggioranza e per decidere le prossime cariche europee.
In un secondo momento cita come possibili interlocutori anche i Verdi, la novità di queste elezioni, secondo partito in Germania.
Ma sono proprio gli ecologisti il ‘pivot’ delle nuove intese: socialisti e liberali (l’Alde che accoglierà gli eletti de La Republique en marche di Macron e prenderà il nuovo nome di Renaissance) vogliono includerli nell’alleanza.
Il Ppe preferirebbe di no: ne teme i programmi, troppo lontani dalle scelte strategiche anche della stessa Cdu in Germania.
E’ questa la base dalla quale si comincerà a discutere da domani.
Da qui discenderanno gli accordi sulle nomine ai vertici dell’Unione Europea.
Weber parla di “stabilità ”. Una parola che fa arrabbiare Frans Timmermans. Subito dopo il collega del Ppe, lo Spitzenkandidaten socialista parla nell’emiciclo dell’Europarlamento, adibito a sala stampa in questa notte elettorale, con un palco in stile ‘Eurovision song contest’.
“Non sono d’accordo sulla parola ‘stabilità ‘ — dice — l’Europa invece ha bisogno di dinamismo. Dobbiamo lavorare con tutti i partiti progressisti per fare una coalizione e solo dopo aver stabilito i programmi possiamo iniziare il ‘game of thrones’ per i posti al vertice dell’Ue. Senza un programma non si va da nessuna parte”.
Dopo Timmermans, parla Marghrete Vestager. Commissaria alla Concorrenza, una degli Spitzenkandidaten dei liberali. Stasera per la prima volta Vestager lancia ufficialmente la sua corsa per la presidenza della Commissione Europea.
“Cercherò i voti in Parlamento”, dice prima di entrare nell’emiciclo, evidentemente scommettendo sulla possibilità che sia una donna a prendere il posto di Jean Claude Juncker, cosa possibile nel nuovo giro di nomine.
Vestager sfoggia l’asse con Timmermans: “Sono d’accordo con lui quando dice che le coalizioni si possono fare solo con chi vuole costruire qualcosa”. Ancora: “Ho lavorato per cinque anni a rompere i monopoli nell’Ue, il voto di oggi dice che il monopolio si è rotto”.
Effettivamente, il Ppe è ancora primo gruppo in Parlamento ma perde 36 seggi, passando da 216 eurodeputati a 180. I socialisti e democratici ne perdono 33, da 185 a 152. Per la prima volta, Ppe e socialisti non hanno più la maggioranza da soli.
Di contro, nonostante che Macron arrivi secondo in Francia dopo il Rassemblement National di Marine Le Pen, l’Alde — meglio, Renaissance — guadagna 36 seggi: da 69 a 105. Mentre i Verdi passano da 52 a 67 eurodeputati: 15 in più.
E allora, i socialisti — reduci dal crollo in Germania, i Verdi li scalzano al terzo posto — non vorrebbero accodarsi alla coalizione ‘old style’ sognata dal Ppe. Stessa cosa dicasi per l’Alde.
Non vogliono insomma finire nel quadretto della ‘vecchia Europa’ che va rinnovata, insistono. Anche perchè i sovranisti sono fuori dai giochi, ma in Francia, in Italia sono forti. L’euroscetticismo non si può dire sconfitto.
Nello stesso Ppe, vincono i partiti più nazionalisti ed euroscettici. Viktor Orban, il nazionalista del Ppe, stravince con oltre il 50 per cento. In Polonia, Fidesz di Jaroslaw Kaszynski, attuale alleato del Ppe (Ppe, Ecr e Alde hanno eletto Antonio Tajani all’Europarlamento nel 2017), batte la la coalizione europeista che si era formata proprio nel tentativo di metterlo ai margini, dai socialisti ai liberali di Donald Tusk, il presidente uscente del Consiglio europeo. Fidesz va oltre il 42 per cento, la coalizione europeista si ferma sotto il 40.
E che dire di Nigel Farage? Il padre della Brexit, colui che dal referendum di tre anni fa ha infettato l’Ue con il virus dell’euroscetticismo approfittando dello scontento seminato dalla crisi economica, balza a oltre il 30 per cento.
Significa che sulle macerie della Brexit, ancora progetto incompiuto che sta mietendo vittime su vittime tra i leader dei partiti tradizionali in Gran Bretagna (ultima Theresa May che ha annunciato le dimissioni per il 7 giugno), Farage porta all’Eurocamera una sostanziosa pattuglia di eletti: tutti con la bandiera del no all’Ue, eppure tutti stipendiati dall’Ue fino a quando Londra riuscirà a definire il suo addio al continente, sempre che ci riesca.
Il Ppe è il partito più straziato da questo voto. Primo partito, seppure in calo, ma con spinte diverse al suo interno. E dunque un peso politico minore o difficile da imporre.
Il voto di stasera sancisce che insieme all’Ecr e all’Alde il Ppe non ha più la maggioranza. Ecco perchè Weber si rivolge a socialisti e liberali. Con loro, la maggioranza ci sarebbe: 437 sul totale di 751. Con i Verdi arriverebbe addirittura a 504. Ma riusciranno a coinvolgerli?
Loro intanto puntato i piedi, dicono che non appoggeranno candidati alla Commissione europea che siano stati in corsa alle elezioni. Dunque no a nomi terzi scelti dai leader, che cominceranno a parlarne martedì sera al vertice informale a Bruxelles.
E soprattutto: “priorità alle politiche per il clima”. Difficile da accettare per la stessa Angela Merkel, che all’ultimo consiglio europeo ha bloccato la decarbonizzazione al 2050, insieme alla Polonia, altro paese europeo con una forte industria del carbone.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
VOTO A META’ SETTEMBRE, SOVRANISTI FUORI DAL GOVERNO
Alla vigilia delle elezioni europee, l’Austria precipita nella crisi di governo.
Dopo una giornata convulsa, il cancelliere Sebastian Kurz (Oevp) ha chiesto “elezioni anticipate il prima possibilke”. Il presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen ha confermato che si andrà al voto; secondo la maggior parte degli osservatori a metà settembre.
La pietra dello scandalo è il vicecancelliere Heinz-Christian Strache (Fpà¶). Che ha annunciato le sue dimissioni sia dal governo sia dalla leadership del partito di ultradestra dopo la pubblicazione di un video in cui promette favori a una presunta ereditiera russa vicina a Putin.
Anche l’altro esponente del partito che compare nel video svelato da Spiegel e Sà¼ddeutsche Zeitung, il capogruppo Johannes Gudenius ha annunciato il passo indietro.
In serata il cancelliere Sebastian Kurz, in una conferenza stampa, annuncia: “Ho chiesto al presidente della Repubblica di convocare il prima possibile elezioni anticipate. Quando è troppo, è troppo. Non ci sono alternative – ha aggiunto – con la Fpoe una collaborazione è impossibile, i socialdemocratici non condividono le nostre posizioni e gli altri partiti sono troppo piccoli”.
E il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, stigmatizzando “l’intollerabile mancanza di rispetto ai cittadini” nella vicenda che ha portato in modo traumatico il Paese alla crisi di governo, ha annunciato elezioni anticipate, senza però indicare una data.
“Voglio lavorare per l’Austria senza scandali”, ha spiegato prima Kurz. “In questi due anni – ha proseguito – ho dovuto mandare giù molto, anche se non ho sempre preso pubblicamente parola, per portare avanti le riforme”.
Kurz ha citato gli sconfinamenti di alcuni esponenti del suo partner di coalizione Fpoe verso l’estrema destra e gli ambiente xenofobi.
Nel video di sette ore Strache e Gudenius promettevano alla presunta nipote di un oligarca vicino al Cremlino giganteschi favori – anche illegali come appalti truccati – in cambio della promessa di centinaia di milioni di euro per la campagna elettorale.
Tra l’altro nel video incriminato l’ex vice-cancelliere Strache dice anche di voler boicottare l’imprenditore austriaco e bolzanino d’adozione Hans Peter Haselsteiner. Alla presunta oligarca russa con cui parla a Ibiza, Strache consiglia “di fondare una società come la Strabag”, ovvero l’azienda di Haselsteiner, gigante dell’asfalto a livello europeo. “Quando sarò al governo – aggiunge Strache – non voglio più avere a che fare con Haselsteiner e voi avrete i suoi appalti”.
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA PROVA SU CHI FINANZIA L’INTERNAZIONALE RAZZISTA
La coalizione di destra che governa l’Austria è in fibrillazione dopo la pubblicazione di un
video che mostra i legami del vicecancelliere e leader dell’ultradestra Heinz-Christian Strache (Fpoe) con Mosca per motivi di affari e tangenti.
Strache si è incontrato questa mattina con il cancelliere e leader del partito conservatore Partito Popolare (OVP), Sebastian Kurz, e ha poi annunciato le sue dimissioni per “tutelare” se stesso e il suo partito.
Alcuni osservatori prevedevano la rottura della coalizione che governa l’Austria dal 2017, con il ricorso a elezioni anticipate. Ma il vice-cancelliere è già stato sostituito nel suo incarico dal ministro dei Trasporti Norbert Hofer, e questo permetterebbe al governo di andare avanti.
Dopo aver convocato ieri una riunione di emergenza della sua squadra che si è protratta fino a tarda notte, secondo l’agenzia APA Kurz si presenterà alla stampa nel primo pomeriggio.
Il caso è esploso dopo la pubblicazione sulla Sueddeutsche Zeitung e sullo Spiegel di un video in cui Strache si dice disponibile ad accettare soldi russi in cambio di favori, anche illegali, alla presunta nipote di un oligarca russo vicino a Vladimir Putin.
Video in cui Strache sostiene apertamente di voler favorire aziende russe negli appalti e di voler censurare i media austriaci prendendo spunto dalla repressione di Viktor Orban.
Un video, insomma, che sembra confermare i peggiori sospetti sui legami tra l’ultradestra europea e Mosca. Le immagini sono state girate di nascosto in una villa a Ibiza durante la campagna elettorale del 2017.
Tra l’altro nel video incriminato il vice cancelliere Heinz Christian Strache dice anche di voler boicottare l’imprenditore austriaco e bolzanino d’adozione Hans Peter Haselsteiner. Alla presunta oligarca russa con cui parla nel video registrato a Ibiza, Strache consiglia “di fondare una società come la Strabag”, ovvero l’azienda di Haselsteiner, gigante dell’asfalto a livello europeo.
“Quando sarò al governo – aggiunge Strache – non voglio più avere a che fare con Haselsteiner e voi avrete i suoi appalti”. L’imprenditore, che da tempo vive con la famiglia a Bolzano, più volte si è espresso contro il partito di Strache, sostenendo anche con donazioni candidature in contrasto alla destra austriaca.
(da agenzie)
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Maggio 6th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI SPIAZZATO RESTA DA SOLO COME UN PIRLA
E’ solo un rapido botta e risposta, ma ha il valore di un annuncio quasi ufficiale: a meno di novità eclatanti delle prossime settimane, dopo le europee non ci sarà un’alleanza tra Ppe e sovranisti e nemmeno tra il Ppe e il solo Matteo Salvini con la sua Lega.
Il botta e risposta scorre sull’asse Berlino-Budapest, si consuma tra Manfred Weber, Spitzenkandidaten del Ppe, e Viktor Orban, premier ungherese e leader del partito nazionalista Fidesz. Weber dice che non vuole il sostegno degli ungheresi.
Orban risponde per le rime, ritirando il suo endorsement al candidato dei Popolari per la Commissione europea. “Stiamo cercando un nuovo candidato”, annuncia Orban che solo giovedì scorso a Budapest ha ricevuto Matteo Salvini facendo infuriare la leadership moderata dei Popolari, a partire da Angela Merkel, ma puntando dichiaratamente ad un’intesa del Ppe con i sovranisti di Salvini.
Sarà Salvini il candidato? Finora, il leader leghista e i suoi interlocutori sovranisti hanno evitato di scegliere uno Spitzenkandidaten per non inciampare nelle gelosie di ognuno.
La mossa di Orban potrebbe dare il la ad un percorso inedito: uno Spitzenkandidaten nazionalista che sfidi apertamente tutti gli altri.
Però Salvini, sempre dal tweet facile, stavolta non commenta e non esulta per la lite tra l’ungherese e Weber. Di fatto oggi naufraga l’idea che pure gli piaceva, quella di allearsi con il Ppe sfruttando l’aggancio di Orban.
Da oggi, Salvini si vede proiettato verso una posizione di certo più isolata in Europa: lui con tutto il fronte sovranista, lontani dalla maggioranza che il Ppe sta deliberatamente cercando con i socialisti e i liberali. E c’è da dire che oggi anche l’elezione di Weber alla presidenza della Commissione, che non è mai stata ipotesi solida, tramonta quasi definitivamente.
Orban parla in conferenza stampa a Budapest, a fianco del vice cancelliere di estrema destra austriaco Heinz-Christian Strache, alleato sovranista di Salvni. “Weber — dice il premier ungherese – ha dichiarato non solo di non aver bisogno dei voti ungheresi per diventare presidente della Commissione, ma anche di non volerli”, questa ”è un’offesa all’Ungheria e ai suoi elettori”. Quindi, “l’Ungheria e il premier ungherese non vogliono più appoggiarlo”
Finora Weber non aveva mai affondato così contro gli ungheresi o altri esponenti della ‘famiglia’ nazionalista europea, dispersa per ora in vari gruppi, da Orban che è nel Ppe ai nazionalisti di Jaroslaw Kaszynski che sono nell’Ecr (Conservatori e riformisti, lo stesso gruppo in cui confluiranno gli eventuali eletti di Giorgia Meloni e il suo Fratelli d’Italia).
Finora il candidato bavarese si era mantenuto su uno stile ecumenico, attento a cercare voti per essere eletto alla Commissione o magari alla presidenza dell’Eurocamera, sempre preciso a fare le dovute differenze tra Marine Le Pen, considerata più estrema nella galassia di destra e dunque decisamente indigeribile per qualsiasi alleanza, e Matteo Salvini, che — era la speranza — magari si sarebbe disposto al compromesso. Ma, si racconta in ambienti del Ppe, la celebrazione dell’asse di ferro tra Orban e Salvini giovedì scorso a Budapest ha fatto saltare tutto.
E’ scattato l’allarme soprattutto tra i Popolari dei paesi nordici che a marzo avevano avviato l
procedura per espellere Orban: non solo non ci sono riusciti, ma dalla scorsa settimana hanno cominciato a temere seriamente di ritrovarsi alleati non solo del nazionalista ungherese ma anche dell’italiano. Panico.
Già giovedì scorso Angela Merkel ha affossato l’idea ungherese-italiana di un’alleanza tra Ppe e sovranisti. Weber si era mantenuto più vago, ma oggi lo schiaffo a Fidesz charisce tante cose.
Arriva nel giorno in cui il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, giovane e promettente leadership dei Popolari, attacca l’Italia sul suo debito pubblico, proprio alla vigilia delle comunicazioni della Commissione europea sui conti pubblici: l’intervista di Kurz alla Stampa è un chiaro messaggio da quella parte maggioritaria nel Ppe meno disposta a fare concessioni all’Italia sul terreno dell’economia. E non conta che questa parte maggioritaria governi in Austria con gli alleati sovranisti di Salvni: Strache che oggi era a Budapest con Orban.
Sui conti pubblici i sovranisti non hanno mostrato tanta solidarietà verso i populisti italiani. Le parole di Kurz quindi suonano come un ‘de profundiis’ per qualsiasi ipotesi di accordo con il leghista che forza le regole europee. A questo punto anche il tedesco Weber non può tirarsi indietro.
E’ chiaro oggi più che mai che il Ppe punta a rinnovare l’alleanza con socialisti e liberali, quella che ha dato il via alla legislatura europea del 2014. Una sorta di ‘Grossekoalition’ in salsa europea che metterà intorno allo stesso tavolo Angela Merkel ed Emmanuel Macron, i cui eletti faranno gruppo con l’Alde. Più gli europeisti che vorranno unirsi e partecipare alle scelte sulle cariche future dell’Ue, a partire dai socialisti appunto che sperano in una buona performance visto che al voto parteciperanno anche i britannici e questo dovrebbe portare all’Eurocamera anche i laburisti.
Ma la lite tra Weber e Orban taglia la strada del tedesco verso la presidenza della prossima Commissione europea. Weber infatti ha definitivamente perso l’appoggio degli eletti ungheresi, già non aveva quello dei polacchi, tanto meno quello degli italiani e non ha molte chance con Macron, che piuttosto appoggerebbe la corsa di Michel Barnier, francese, negoziatore europeo sulla Brexit, ambizioso con discrezione, ufficialmente non candidato alla Commissione ma da sempre presente nei piani dei leader come nome spendibile quale successore di Jean Claude Juncker.
Due risultati con una mossa: via dal tavolo l’ipotesi pur remota di un’intesa tra Ppe e sovanisti; azzoppata ancor più di prima la corsa di Weber verso Palazzo Berlaymont (magari ora se la giocherà per la presidenza del Parlamento europeo). Orban, che già giovedì scorso accanto a Salvini aveva ammesso che la sua idea di alleanza tra i Popolari e i nazionalisti era minoranza nel Ppe, muove un passo fuori dalla famiglia europea di cui ha finora fatto parte. Magari è ancora una sfida, tattica elettorale che non chiude definitivamente i giochi.
Tanto che, per dire, Orban non annuncia la sua partecipazione all’evento del sovranisti che Salvini e la Lega stanno organizzando a Milano per il 18 maggio: “Non abbiamo ricevuto alcun invito per il 18 maggio, quindi non c’è nessun invito da declinare”, se la cava così.
Ma per i più moderati tra i Popolari i giochi sono fatti: dita incrociate a sognare quella che il M5s bolla come un “Nazareno in salsa europea”. Quanto a loro, i pentastellati, si sfideranno con Salvini per la scelta del commissario italiano e poi decideranno volta per volta quali provvedimenti appoggiare in Parlamento, convinti che riusciranno a formare un gruppo europeo. Salvini invece in meno di sette giorni passa dal sogno di un’alleanza con il Ppe (“Se Orban vince, ci alleiamo con il Ppe”, ha detto giovedì) alla semi-certezza di restare nella sua famiglia sovranista, magari al governo in Italia o comunque con tutti i voti che gli promettono i sondaggi, ma senza agganci al tavolo che deciderà il futuro dell’Europa, il tavolo che conta.
(da “Huffingtpost”)
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Aprile 15th, 2019 Riccardo Fucile
SOTTO I 34 ANNI SALE LA PERCENTUALE DI CHI CREDE A UN DESTINO COMUNE DEI POPOLI EUROPEI
A poco più di un mese dalle elezioni europee 2019, da un sondaggio arriva una buona notizia per chi vede ancora un po’ di luce nell’Europa.
In un periodo in cui l’euroscetticismo la fa da padrone, con i movimenti sovranisti e anti-europeisti che crescono a dismisura e si candidano seriamente a provocare un forte scossone nell’Unione europea, la speranza per l’Europa sta nei giovani.
Quella che può apparire come pura retorica assume un significato diverso se si leggono i risultati dell’ultimo sondaggio curato da Demos con la fondazione Unipolis e condotto dall’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza.
Secondo lo studio, riportato anche da Ilvo Diamanti su Repubblica, è tra i cittadini più giovani che si sente meno il deterioramento della fiducia nei confronti dell’Ue. Un po’ perchè le nuove generazioni sentono meno le polemiche del recente passato, un po’ per il loro irrefrenabile entusiasmo.
Dal sondaggio, emerge che in generale il sostegno all’Unione europea viene espresso da circa un cittadino su tre.
Una percentuale, però, che si alza sensibilmente all’abbassarsi dell’età . Per questo, in paesi come l’Italia, l’Olanda o la Gran Bretagna (nonostante la Brexit), il grado di fiducia nella fascia compresa tra i 15 e i 24 anni sale al 65 per cento.
Tra i 25 e i 34 anni, poi, il gradimento cala al 53 per cento, per poi crollare nelle fasce maggiori di età , fino al 30 per cento tra i più anziani.
Diverso, invece, il discorso se si guarda alla Germania, che al contrario degli altri Stati membri ha subito meno il crollo di fiducia nell’Ue negli ultimi decenni. Anche vent’anni fa, infatti, in Germania quasi due cittadini su tre si dicevano contenti dell’Europa. E lo sono tutt’ora.
Merito, ovviamente, della posizione di centralità che i tedeschi vivono nell’Unione europea. Ma la Germania rimane pur sempre uno solo dei 27 stati membri.
Ecco perchè per l’Europa diventa essenziale il gradimento dei cittadini di tutti gli altri paesi membri.
(da Globalist)
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Aprile 15th, 2019 Riccardo Fucile
LEGA 31,8%, PD 22,1%, M5S 22%…. IN EUROPA AI SOVRANISTI SOLO IL 10% DEI SEGGI
Il sondaggio della SWG per le elezioni europee pubblicato oggi dal Messaggero dà il Partito
Democratico sopra di un soffio rispetto al MoVimento 5 Stelle.
Le intenzioni di voto dicono che la Lega è il primo partito italiano con il 31,8% seguito dal PD con il 22,1% e tallonato dal M5S con il 22.
Il partito di Salvini è accreditato così di 27 seggi all’europarlamento, 19 sono quelli della nuova creatura di Zingaretti mentre Di Maio si ferma a 18.
Il dato più importante, oltre a quello ombelicale sull’Italia, è un altro: se si sommano i risultati dei sondaggi sulle elezioni europee si scopre che i sovranisti non sfondano in Europa.
Al momento i partiti vicini a Matteo Salvini e Marine Le Pen (gruppo Enf) sono accreditati di 67 seggi (meno del 10% del futuro parlamento). Quasi 30 di questi seggi dovrebbero arrivare dall’Italia con la Lega primo gruppo anche in Europa, grosso modo alla pari con i popolari tedeschi della Merkel.
E questo porterebbe a una spartizione dei seggi che potrebbe creare una nuova maggioranza, quella tra Popolari, Socialisti e Liberali, oppure a un gruppo composto da Popolari, Socialisti e Verdi.
E i 5Stelle? Non è ancora chiaro quali siano i loro alleati europei e questo è importante perchè se nel Parlamento Ue non appartieni ad un gruppo con almeno 50 deputati puoi fare quasi solo testimonianza.
Il loro gruppo, l’Efdd, al momento è accreditato di 39 seggi. Meno di quello delle Sinistre (Gue) che dovrebbe arrivare a 52.
Si tratta però di conteggi inevitabilmente parziali. In Polonia è nata una coalizione fra Popolari e Socialisti contro i sovranisti (aderenti però ai Conservatori di Ecr) oggi al potere a Varsavia.
La coalizione democratica polacca dovrebbe ottenere 24 deputati ma nessuno sa esattamente a quali gruppi si iscriveranno.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
SOVRANISTI IN ASCESA MA SCONFITTI… IN GRAN BRETAGNA SI RAFFORZANO I SOCIALISTI
L’asse tra Socialisti, Popolari e Liberali reggerà . 
Secondo un sondaggio condotto da Swg e da altri quattro istituti europei, nonostante l’ascesa dei partiti euroscettici a danno di quelli tradizionali, la coalizione europeista dovrebbe essere in grado di raggiungere una salda maggioranza.
Ferma restando la soglia di maggioranza fissata a 353 seggi, un eventuale accordo tra il Ppe, S&D e l’Alde sarà in grado di raccogliere circa 424 poltrone.
Tuttavia nessun esito è ancora scontato, e molto dipenderà dalle mosse post-elettorali dei Popolari guidati dal tedesco Manfred Weber. Perchè di fronte a lui si apriranno due strade, una già battuta, un’altra invece mai percorsa. Quella di un’alleanza di destra con i partiti oggi raccolti nei gruppi parlamentari euroscettici: l’Enf di Matteo Salvini e Marine Le Pen, l’Ecr a guida Kaczynski e l’Efdd dove attualmente risiede il Movimento 5 Stelle.
Questa coalizione ad oggi avrebbe 347 seggi, a un soffio dalla maggioranza di 353.
Partiamo dai numeri.
Il Partito Popolare dovrebbe confermarsi primo gruppo parlamentare con 185 seggi, ben 32 in meno rispetto alla composizione attuale.
Ne perdono di più i Socialisti, che passano dagli attuali 186 a 141 (45 in meno).
Il gruppo attualmente guidato da Guy Verhofstadt dei liberali dell’Alde dovrebbe guadagnare circa 30 seggi in più rispetto ad ora, grazie soprattutto all’adesione del partito del presidente francese Emmanuel Macron.
Stessa quantità di seggi guadagnati dall’Enf, l’Europa delle Nazioni e della Libertà (che arriverebbe così a 67 seggi).
I Conservatori e Riformisti, secondo le proiezioni dei cinque istituti, perdono 19 seggi, fermandosi a 56. Questi ultimi, però, insieme ai Socialisti sono i principali gruppi che risentiranno di una eventuale assenza del Regno Unito alle elezioni europee di maggio.
Le stime dei sondaggi partono infatti dal presupposto che la Brexit sarà stata attuata prima del voto. In questo senso, la partecipazione della Gran Bretagna alle elezioni può avere un ruolo determinante nella distribuzione dei seggi del prossimo Parlamento Ue, offrendo un implicito assist alle forze europeiste a danno dei partiti euroscettici.
(da “Huffingtonpost”)
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