Novembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
INTANTO NON SI FERMA L’ITER VERSO LA PROCEDURA DI INFRAZIONE: VIA LIBERA DAGLI ALTRI PAESI
“Puoi essere flessibile quanto vuoi, ma le regole non possono andare ignorate”.
Pierre Moscovici parla in conferenza stampa dalla sede della Commissione Europea a Parigi. Il Commissario agli Affari Economici parla di dialogo con Roma, insiste a dire che la squadra di Juncker ha ancora la “mano tesa” verso il governo gialloverde anche dopo la bocciatura del documento programmatico di bilancio.
Ma senza novità , senza una revisione di quel documento, senza nuove ‘carte’ per Bruxelles, l’iter verso una procedura di infrazione va avanti.
Perchè ci sono regole e tappe prestabilite che non possono essere ignorate.
Giovedì l’ok alla ‘punizione’ per Roma arriverà dai tecnici del Tesoro degli altri Stati membri, lunedì c’è un’altra riunione dell’Eurogruppo, martedì l’Ecofin, e così via. L’Europa va avanti, mentre Matteo Salvini fa sapere che il governo non sta preparando alcun nuovo documento per Bruxelles.
E’ questa la cornice di oggi, che sembra mandare in fumo gli sforzi degli ultimi giorni, i propositi di dialogo annunciati dopo la cena di sabato scorso tra Jean Claude Juncker, lo stesso Moscovici, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e il premier Giuseppe Conte, accompagnato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria.
Sembrava che il governo stesse valutando la modifica dei saldi contenuti nel documento programmatico di bilancio bocciato dalla commissione, che stesse rivedendo al ribasso quel deficit al 2,4 per cento che ha fatto arrabbiare tutta l’Europa. Ma oggi la frenata di Salvini riporta tutto alla casella di partenza e certo non ferma la macchina che si è avviata a Bruxelles verso una procedura di infrazione per deficit eccessivo basata sul debito, considerata “giustificata” dalla Commissione.
Per ora, si va avanti. Certo, fanno sapere fonti di Bruxelles, il governo italiano può presentare la sua correzione del documento bocciato in ogni momento nei prossimi mesi: la procedura non verrà formalmente aperta prima di gennaio (per il 22 gennaio è convocata la riunione dell’Ecofin che potrebbe deciderla).
Ma nell’attesa di capire quali siano le reali intenzioni dell’esecutivo Conte, in Europa vanno avanti. Perchè tutti gli altri Stati membri non sono contenti di questo braccio di ferro con Roma. Si sono schierati tutti a favore della ‘punizione’ e nei prossimi giorni lo faranno in maniera formale.
Giovedì i direttori del Tesoro degli altri Stati europei si riuniranno in teleconferenza a Bruxelles nel loro apposito comitato: il Comitato economico e finanziario che fa capo all’Ecofin, il Consiglio dei ministri dell’Economia dei paesi dell’Unione.
Il loro parere è fondamentale dopo che la Commissione mercoledì ha confermato la bocciatura per Roma.
E a Bruxelles si dà per scontato il loro sì: si proceda. A quel punto, ci saranno passaggi di discussione nell’Eurogruppo di lunedì e nell’Ecofin di martedì prossimo. Del resto, il Comitato economico e finanziario ha deciso di affrontare ‘l’affaire Italia’ già dopodomani proprio in preparazione degli appuntamenti della prossima settimana. Anticipa insomma, pur avendo tempo fino al 5 dicembre, formalmente, per decidere.
Consumati questi passaggi, la Commissione formulerà la sua raccomandazione per l’Italia da sottoporre all’Ecofin di gennaio per l’apertura formale della procedura. Prevedibile che lo faccia prima di Natale.
Ma d’ora in poi, al netto dei ‘no’ di Salvini, ogni momento è buono per l’Italia per fermare questa macchina che porta dritto alle sanzioni, a partire dall’obbligo di riduzione annuale del debito del 3,5 per cento già dal 2019.
“Non sono mai stato un partigiano delle sanzioni”, dice Moscovici. “Sono sempre stato un commissario favorevole alla flessibilità , aperto al dialogo tra Roma e Bruxelles, legato a un’Italia che rimanga al centro della zona euro”.
Ma dall’Italia non stanno arrivando segnali concreti. Bruxelles prevede che l’anno prossimo il deficit italiano arriverà al 2,9 per cento del pil, non si fermerà al 2,4 previsto nel documento di bilancio attuale, quello bocciato dalla Commissione.
Da qui la richiesta di correzione: per non costruire altri pesi sul debito italiano già alto, al 131 per cento del pil.
“E’ interesse di tutti rispettare le regole – insiste Moscovici – Non sono nè rigide, nè stupide, ma sono flessibili. Un debito pubblico che aumenta all’eccesso è un debito pubblico più costoso che obera tutti i margini di manovra per finanziare politiche e servizi pubblici. Un paese indebitato è un Paese che non ha margine”, il debito dell’Italia rappresenta “mille euro” per ogni cittadino italiano, “alla fine sono sempre gli italiani più poveri che finiscono per pagare più di quelli ricchi”.
Moscovici continua a tenere canali di trattativa con Tria, dice di “tenere molto” alla “stretta” relazione di “fiducia” instaurata con lui. Ma senza il lasciapassare di Salvini e anche dell’altro vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, da Roma non si muove nulla di concreto.
A Bruxelles aspettano, ma nel frattempo non si fermano. Si fermeranno solo in presenza di un nuovo documento che attesti la retromarcia italiana, alla luce dei rilievi della Commissione.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
I CONTI DEL FINANCIAL TIMES: UNA VERA E PROPRIA STANGATA, NESSUNO SI SALVERA’
L’accordo sulla Brexit voluto dal governo di Theresa May costerà ai cittadini britannici fino a 1.100 sterline in più a testa l’anno rispetto a quanto sarebbe avvenuto se il Regno Unito fosse rimasto nell’Unione europea.
E’ quanto trapela da una ricerca del National Institute of Economic and Social Research (Niesr), pubblicata dal Financial Times.
Il Niesr è un think tank indipendente e il suo studio, commissionato dal People’s Vote, sostiene che l’accordo voluto dal premier May, prevede una Brexit meno dannosa rispetto all’uscita dall’Ue senza accordo, ma non indolore.
L’accordo May infatti, secondo il Niesr, lascerà la Gran Bretagna entro il 2030 con 100 miliardi di sterline in meno rispetto a quanto sarebbe avvenuto senza l’uscita dall’Ue e con un Pil più basso del 3,9%.
“L’equivalente che perdere la produzione economica del Galles o della City di Londra” spiega il Niesr, il quale sostiene che, anche se l’accordo May verrà ratificato dal Parlamento britannico, i cittadini britannici non otterranno i “dividendi” promessi dal ministro dell’Economia Philip Hammond, a causa della grande incertezza che permangono sulle eventuali relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’Ue.
Hammond ha sostenuto che con l’accordo i cittadini britannici sarebbero stati molto meglio che restando nell’Ue, mentre il Niesr calcola che ogni cittadino britannico perderà fino a 1.100 sterline a testa l’anno, fino al 2030, cioè per i 10 anni che seguiranno all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue nel 2019.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
RESPINTA DAGLI ELETTORI L’INIZIATIVA DEI SOVRANISTI CONTRO I “GIUDICI STRANIERI”
Una vittoria per l’Europa e una sconfitta per i sovranisti. Questo l’esito del referendum in Svizzera promosso dal partito sovranista e populista Udc contro i “giudici stranieri”.
Dopo un’accesa campagna referendaria gli elettori hanno bocciato chiaramente l’iniziativa: non ci sarà quindi nella Costituzione svizzera un articolo che fissa la preminenza del diritto elvetico su quello internazionale.
La bocciatura del referendum è già certa, perchè non è stata neanche raggiunta la necessaria maggioranza dei cantoni.
Secondo le proiezioni, l’iniziativa è stata respinta dal 67% dei votanti.
Se approvato il quesito per “l’autodeterminazione, il diritto svizzero invece di giudici stranieri” rischiava di mettere a rischio trattati internazionali e i rapporti con l’Ue, di cui la Svizzera non fa parte ma alla quale è strettamente legata, tanto da far parte dell’area di Schengen.
Soddisfazione del Consiglio d’Europa.
“Il Consiglio d’Europa – ha scritto in un tweet il portavoce dell’organizzazione, Daniel Holtgen – si rallegra con tutto il cuore del risultato del referendum in Svizzera. Questo è un voto a favore degli obblighi derivanti dalla ratifica della Convenzione europea dei diritti umani (quella che impone il rispetto delle sentenze della Corte di Strasburgo) e degli obblighi assunti con altri trattati e organizzazioni internazionali”.
(da agenzie)
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Novembre 25th, 2018 Riccardo Fucile
CONTE AMMETTE: “NON E’ STATO UN INCONTRO RISOLUTIVO”…CONTINUA LA SCENEGGIATA PER PRENDERE TEMPO E ARRIVARE ALLE EUROPEE CON LA MANOVRA PATACCA
«Non è stato un incontro risolutivo» ammette Giuseppe Conte poco dopo le dieci di sera, al termine della cena con Jean-Claude Juncker.
Anche perchè dalla parte opposta del tavolo il presidente della Commissione, accompagnato da Pierre Moscovici e da Valdis Dombrovskis, gli ha fatto capire chiaramente che senza una modifica significativa della manovra la procedura sarà inevitabile.
Il premier parla di «dialogo che continua». Di «passi in avanti». Della necessità di «tempi più distesi». E chiede, a tutti, «toni bassi» per far abbassare lo spread. Ma ammette che «non si è parlato dei saldi» della manovra, confermando l’indisponibilità del governo a toccare il deficit al 2,4%.
Per questo l’iter della procedura non potrà essere fermato.
Lui stesso – sotto sotto – confessa che si tratta di un’impresa impossibile: «Confido che il dialogo possa servire a evitare la procedura», ma riconosce che si tratta di un obiettivo «ambizioso».
Con lui c’era il ministro Giovanni Tria, che ben conosce la posizione della Commissione. Ma soprattutto il clima tra gli altri governi, dopo aver sperimentato l’isolamento al tavolo dell’Eurogruppo. Oggi Conte proverà a sondare gli umori a un livello più alto. §
A margine del summit dedicato alla Brexit «avrò senz’altro la possibilità di incontrare gli altri leader europei – preannuncia -, con i quali potremo avere degli scambi in ordine all’aggiornamento di questa sera».
Un portavoce della Commissione ha confermato il carattere interlocutorio della cena, spiegando che «il lavoro continuerà per avvicinare i rispettivi punti di vista per cercare una soluzione di prospettiva».
C’è un particolare significativo che è indice dell’assenza di passi avanti. I cinque si sono seduti a tavola alle 19,50 e proprio in quel momento Martin Selmayr lasciava il palazzo del Berlaymont.
Il segretario generale della Commissione è considerato il vero capo politico dell’esecutivo Ue e nei momenti decisivi non manca mai.
Ieri, per esempio, era presente all’incontro tra Juncker e Theresa May, utile a sciogliere gli ultimissimi nodi sulla Brexit in vista del vertice di oggi.
Ma non ha ritenuto fondamentale la sua presenza nel palazzo durante la cena tra Juncker e Conte. Con Selmayr se n’è andata Clara Martinez Alberola, capo di gabinetto del presidente della Commissione.
«Non litighiamo, we are friends» ha provato a sdrammatizzare Conte durante la foto di rito con Juncker, appena arrivato al Palazzo Berlaymont. Ma una volta lontani dai flash, i sorrisi sono spariti. I due leader si sono appartati per parlare tàªte-à -tàªte per una decina di minuti. Chi li ha visti assicura che entrambi i volti si sono incupiti. Poi si sono messi al tavolo con i rispettivi accompagnatori e il trio della Commissione ha spiegato che l’iter della procedura ormai è inarrestabile.
La Commissione ha il pieno sostegno dei governi, hanno ribadito Moscovici e Dombrovskis. Gli hanno annunciato che ciò emergerà ancor più chiaramente la prossima settimana, quando il Comitato economico e finanziario (in cui sono rappresentati i Ventotto) esprimerà la sua opinione sul rapporto sul debito.
Anche questo organo, salvo sorprese, dirà che l’apertura di una procedura è «giustificata». Il successivo passaggio formale toccherà alla Commissione.
Che aspetterà di avere un ulteriore sostegno politico dall’Eurogruppo/Ecofin in agenda il 3-4 dicembre, ma anche dal Consiglio europeo del 13-14.
Poi, nell’ultima seduta di quest’anno, il 19 dicembre, scriverà nero su bianco la Raccomandazione. In quel documento saranno elencati i tempi e l’entità delle manovre correttive da imporre all’Italia. E pure la scadenza per la prima verifica, che potrà arrivare già dopo tre mesi dalla data di approvazione dell’Ecofin, oppure dopo sei mesi. Ossia a fine aprile o a fine luglio (In mezzo ci sono le Europee).
L’Ecofin approverà la Raccomandazione il 22 gennaio e su questa data non possono esserci margini di trattativa: il Consiglio, al più tardi, deve esprimersi entro il 1° febbraio.
(da “La Stampa”)
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Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
MANOVRA ITALIANA BOCCIATA, ARRIVANO LE BASTONATE DI UNGHERIA, SLOVACCHIA E AUSTRIA
Il governo italiano fa la voce grossa a Bruxelles, ma quello che i gialloverdi speravano potesse
diventare un coro contro le regole di bilancio imposte dall’Unione europea, per ora si è rivelato un assolo.
Dopo la bocciatura della legge di bilancio, tutti, anche gli alleati storici in tema di immigrazione, hanno voltato le spalle a Roma: lo ha fatto l’Austria, che sul controllo dei flussi si è dimostrato uno dei Paesi più vicini alle rivendicazioni italiane, ma lo hanno fatto anche e soprattutto gli alleati del Gruppo di Visegrà¡d, uno su tutti l’Ungheria di Viktor Orbà¡n che solo pochi mesi fa aveva definito Matteo Salvini “il mio idolo”: “Le regole dell’Ue ci sono — ha dichiarato il portavoce del premier ungherese — e vanno rispettate”.
Se, dopo il no di Bruxelles, la tattica del “non facciamo passi indietro” doveva avere lo scopo di creare un fronte che si opponesse al parere della Commissione, l’obiettivo può al momento definirsi fallito.
Parole dure sono arrivate, prima di tutti, da Vienna: “Non abbiamo riscontrato alcun movimento da parte dell’Italia, quindi ci aspettiamo una chiara reazione da parte della Commissione”, aveva dichiarato il 16 novembre il ministro delle finanze austriaco, Hartwig Loeger, appena arrivato all’Ecofin, il Consiglio di Economia e Finanza.
Già nei giorni precedenti l’incontro, il titolare del dicastero aveva detto che, se il governo italiano non avesse rimesso mano alla manovra, sarebbe stato giusto avviare una procedura d’infrazione: “Contrariamente a quanto sostiene (il ministro Tria, ndr), non si tratta di un affare italiano, ma europeo. C’è bisogno di un approccio equo e comune a queste regole che devono essere rispettate”.
Poi ha concluso dicendo che il governo italiano sta “tenendo in ostaggio il suo stesso popolo”.
Ma il voltafaccia più significativo è certamente quello di una parte dei membri del Gruppo di Visegrà¡d, soprattutto quello del grande alleato, il premier ungherese Viktor Orbà¡n, anche lui punito dal suo stesso gruppo politico europeo, i Popolari, con il voto di settembre del parlamento Ue sull’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati.
Colui che più di tutti ha appoggiato Salvini e che anche in materia economica, il 15 ottobre, aveva sostenuto l’esecutivo gialloverde, oggi fa marcia indietro e invita Roma a rispettare le regole Ue. “Riteniamo che gli italiani siano abbastanza adulti da prendere decisioni per il futuro del loro Paese, quindi sta alla responsabilità dell’attuale governo e parlamento che tipo di bilancio approvare. Auspicherei che questo fosse l’approccio generale nell’Ue: il rispetto reciproco, e lasciare che i parlamenti ed i governi prendano le proprie decisioni, invece di fare commenti senza conoscere”, aveva dichiarato poco più di un mese fa il ministro degli Esteri, Peter Szijjà¡rtà³.
Mercoledì, però, il portavoce del primo ministro, Zoltà¡n Kovà¡cs, ha inaugurato la nuova stagione delle relazioni tra Ungheria e governo italiano: “Le regole dell’Unione europea ci sono e vanno rispettate — ha detto — Non siamo abituati a intrometterci nelle vicende degli altri governi. Ma la recente storia del nostro Paese insegna che è possibile rilanciare la crescita economica e ridurre la disoccupazione rispettando il patto di stabilità che tutti abbiamo sottoscritto in Europa”.
Un dietrofront che è più preoccupante per l’esecutivo Lega-M5s se si pensa che Budapest è alla testa di quel gruppo di Paesi dell’Est con i quali il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, vorrebbe legarsi ulteriormente in vista delle prossime elezioni europee, formando quel Fronte della Libertà sovranista sognato dall’ex stratega della Casa Bianca, Steve Bannon.
La chiusura, quindi, potrebbe creare un effetto emulazione anche tra gli altri Visegrà¡d, uno su tutti la Polonia, il Paese che più di tutti beneficia dei fondi Ue.
Il 5 novembre, intanto, ci aveva già pensato la Slovacchia che, per voce del suo ministro degli Esteri, Peter Kazimir, aveva chiesto al suo omologo Tria di rispettare gli accordi europei: “Temo che l’approccio e i passi assunti dal governo italiano stiano mettendo a rischio gli obiettivi del completamento dell’architettura dell’Eurozona, questa è la mia preoccupazione”, aveva dichiarato. Poi aveva concluso dicendosi “convinto che facciamo parte di un club basato sulle regole. Spetta alla Commissione Ue farle rispettare e la Commissione ha il mio pieno sostegno“.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 22nd, 2018 Riccardo Fucile
AUSTRIA E UNGHERIA CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO ITALIANO… TUTTI SOVRANISTI DEL PROPRIO PORTAFOGLIO
Quando ad agosto il vicepremier Matteo Salvini e il presidente dell’Ungheria Viktor Orban si erano incontrati a Milano, c’erano state strette di mano, sorrisi e pacche sulle spalle.
Il leader ungherese aveva annunciato l’inizio di una svolta per il futuro dell’Europa e il ministro dell’Interno italiano aveva definito il capo del partito Fidesz “il mio eroe, il mio compagno di destino”.
Ora, a distanza di mesi e dopo la bocciatura della Manovra da parte della Commissione europea, l’aria che tira sembra essere cambiata, anche se in silenzio.
Zoltan Kovacs, il ministro della Propaganda internazionale e l’uomo che Orban usa come inviato per le capitali europee, ha criticato la legge di Bilancio varata dal governo italiano. “Le regole dell’Unione europea ci sono e vanno rispettate”, ha dichiarato il portavoce del governo di Orban.
“Non siamo abituati a intrometterci nelle vicende degli altri governi. C’è una discussione in corso tra la Commissione europea e Roma. Ma la recente storia del nostro paese insegna che è possibile rilanciare la crescita economica e ridurre la disoccupazione rispettando il patto di stabilità che tutti abbiamo sottoscritto in Europa”, ha aggiunto.
Come ricordato dal Sole24ore, pur rimanendo le critiche sulle violazioni dei diritti, la Commissione europea ha riconosciuto i risultati economici che Orban ha ottenuto anche usando i fondi europei.
(da agenzie)
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Novembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
BOCCIATA E ULTIMA IN CLASSIFICA, IN EUROPA NESSUN PAESE E’ PIU’ DISPOSTO A TOLLERARE LE FURBIZIE DEL GOVERNO LEGA-M5S
Nella testa dei leader europei, ormai l’Italia ha preso il posto della Grecia. Se tre anni fa era Atene
la pecora nera, oggi lo è Roma.
La prima è finalmente promossa, con un piano di bilancio per la prima volta “conforme al patto di stabilità e crescita”, scandisce Pierre Moscovici dando “l’ottima notizia per il popolo greco e per la zona euro”.
L’Italia invece è bocciata, si becca un rapporto sul suo debito alto, al 131 per cento del pil, in base all’articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell’Ue.
E’ avviata verso una “procedura di infrazione per deficit eccessivo basato sul debito”. Non conta che Grecia e Italia abbiano una situazione economica completamente diversa alle spalle. Il cambio all’ultimo posto in classifica è evidente nella conferenza stampa del Commissario europeo agli Affari Economici insieme al vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis.
Oggi con la Grecia i toni sono benevoli. E lo sono anche con i cinque paesi ritenuti a rischio di non ottemperanza con il patto di stabilità e crescita: Belgio, Portogallo, Francia, Slovenia e Spagna.
Ma con l’Italia bocciata, paese a guida populista, il primo che arrivi fino a questo punto nella zona euro con un corpo a corpo continuo con le autorità di Bruxelles, i toni sono più che severi. Niente sorrisi.
“In questa situazione il dialogo è indispensabile più che mai – si raccomanda Moscovici – la nostra porta è aperta”. Ma qui, da Bruxelles, sembra che la porta sia aperta innanzitutto verso la procedura di infrazione contro l’Italia. Dopo, se ne potrà parlare. “Se veramente procediamo verso un’apertura della procedura per deficit eccessivo, è più che mai importante che le autorità italiane diano prova di impegno costruttivo…”, dice Moscovici.
Cosa succederà ? Il D-day della Commissione qui a Bruxelles si consuma in una partecipata conferenza stampa, dove le domande sull’Italia sottolineano lo shock che la sfida di Roma sta riversando su tutta l’Ue.
Nel frattempo dall’Italia arrivano i primi commenti a caldo dal governo che sembrerebbe tirare dritto, senza rivedere le due spese maggiori: reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni. Se glielo si fa notare a Moscovici, lui allarga le braccia. I toni alti di Roma potrebbero anche accelerare i tempi delle decisioni europee.
Per ora, alla fine di una giornata intensa ma in linea con le aspettative, ci sono altre “due settimane di tempo”.
Sembra che il Comitato economico e finanziario dell’Ecofin, cui spetta dare un parere sulla procedura contro Roma, formato dai direttori del Tesoro dei paesi della zona euro, le sfrutterà tutte. Insomma non anticiperà la decisione sull’Italia alla riunione prevista per domani o a quella di lunedì. Ma alla fine dirà sì. “Spetta agli Stati membri presentare una risposta entro due settimane – dice Moscovici – e se fossero d’accordo con la Commissione, cosa che sarebbe logica, allora la Commissione lavorerà ad una procedura per deficit eccessivo nonchè a una nuova raccomandazione per l’Italia, affinchè vengano corretti il deficit e la traiettoria del debito”.
A quel punto, spetta all’Ecofin, il consiglio dei ministri economici dell’Ue, esprimersi: dovrà farlo entro il primo febbraio.
Ecco perchè viene comunemente considerata utile la riunione del 22 gennaio per l’apertura formale della procedura contro Roma. Da quel momento in poi, Commissione e Consiglio possono chiedere a Roma un aggiustamento del bilancio: possono farlo nel giro di tre mesi oppure sei.
Ma per l’Italia i pronostici parlano del percorso più breve: forse una manovra correttiva da 20 miliardi l’anno prossimo, ma potrebbero essere anche 60 miliardi di euro. Ufficialmente in Commissione non si sbilanciano. Il punto è che, al più tardi, la ‘bomba’ scoppierà proprio alla vigilia delle europee di maggio, in piena campagna elettorale.
Sempre che l’Ecofin non decida prima. Moscovici insiste sull’importanza dei toni. Ma da Roma continuano a essere alti. E questo potrebbe accelerare la macchina europea: magari una procedura potrebbe arrivare già entro la fine dell’anno, dicono fonti europee della Commissione.
Sabato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vedrà a cena Jean Claude Juncker a Bruxelles. Ma i tempi di negoziato si allungano di certo oltre la fine della settimana, la cena non si annuncia affatto risolutiva, anzi. E poi a Bruxelles ormai chiedono un’inversione netta.
Non stanno nemmeno ad aspettare l’iter della manovra in Parlamento: “Da lì possono arrivare correzioni minime che non cambiano i saldi finali…”, dice una fonte Ue a Palazzo Berlaymont. E poi non si fidano, ormai.
“Negli ultimi mesi, sia Dombrovkis che io abbiamo incontrato Tria più di quanto possa ricordare – dice Moscovici – io sono stato due giorni a Roma il mese scorso, ma purtroppo le nostre domande, i nostri dubbi sulla crescita e sulle proiezioni del debito italiano permangono: non abbiamo ricevuto alcuna risposta”.
E via con le domande: “Da dove proviene questa crescita aggiuntiva? Le previsioni autunnali della Commissione spiegano i nostri dubbi. Chi pagherà il costo della maggiore spesa? Questo bilancio presenta rischi per l’economia italiana, le aziende, i risparmiatori e i contribuenti. Oggi la Commissione europea si sta prendendo le responsabilità legali e politiche nell’interesse dell’Italia e della zona euro per le dimensioni del debito pubblico italiano: non vediamo questo declino nei prossimi anni e questa resta la nostra maggiore preoccupazione. L’Italia non sta rispettando il criterio del debito ed è giustificata una procedura per deficit eccessiva basata sul debito…”.
Roma ‘supera’ Atene conquistando l’ultimo posto in classifica per “inadempienza grave”.
“Il debito italiano è previsto rimanere a circa il 131% nei prossimi due anni – dice Dombrovskis – Si tratta di un indebitamento medio di 37mila euro e di mille euro per ogni singolo abitante all’anno. Non crediamo che questo possa contribuire alla stabilità economica, anzi può determinare un’austerità aggravata e il rischio di scivolare nella instabilità . Spero che questo rischio venga evitato, perchè, in fin dei conti, quello che è in gioco sono il benessere e la prosperità futura del popolo italiano. Il nostro lavoro è di segnalare i rischi… prima che sia troppo tardi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
MINACCIA D’AUSTERITà€: SI APRE LA PROCEDURA DI INFRAZIONE
La Commissione europea ha definitivamente bocciato il documento programmatico di bilancio del governo italiano per il 2019. Lo si apprende al termine della riunione del collegio dei commissari. L’esecutivo comunitario ha anche adottato il rapporto sul debito, aprendo così la strada a una procedura per deficit eccessivo nelle prossime settimane.
Nel suo rapporto sul debito italiano, la Commissione ha scritto: “La nostra analisi di oggi – rapporto 126.3 – suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato. Concludiamo che l’apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è quindi giustificata”.
La manovra italiana vede un “non rispetto particolarmente grave” delle regole di bilancio, in particolare della raccomandazione dell’Ecofin dello scorso 13 luglio.
È con “rammarico” quindi che Bruxelles “conferma” la sua precedente valutazione della bozza del bilancio dell’Italia.
La Commissione europea è giunta alla conclusione che “l’apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul deficit è giustificata”.
Lo conferma il vicepresidente responsabile per l’Euro, Valdis Dombrovskis, durante una conferenza stampa. “Abbiamo riesaminato il rispetto dell’Italia degli obblighi sulla riduzione del debito e l’analisi di oggi, il nostro rapporto articolo 126.3, suggerisce che il criterio del debito dovrebbe essere considerato come non rispettato”, ha spiegato Dombrovskis.
“Oggi confermiamo la nostra valutazione che il documento programmatico di bilancio è in violazione particolarmente grave rispetto alle raccomandazioni” indirizzate all’Italia, ha aggiunto Dombrovskis.
“Il 13 luglio il Consiglio aveva raccomandato all’Italia di ridurre il suo deficit strutturale dello 0,6% di Pil ne 2019”, mentre nel documento programmatico di bilancio rivisto presentato dal governo “il deficit strutturale vedrebbe un aumento di circa l’1% del Pil il prossimo anno. Questi numeri parlano da soli”.
Dombrovskis ha continuato: “In una situazione di debito molto alto, l’Italia sta essenzialmente pianificando una spesa aggiuntiva significativa, invece della necessaria prudenza di bilancio. Inoltre, voglio dire che l’impatto di questa manovra sulla crescita sarà probabilmente negativo dal nostro punto di vista. Non contiene misure significative per rafforzare il potenziale di crescita, anzi, possibilmente il contrario”.
Il vicepresidente della Commissione Ue ha poi spiegato: “Il debito italiano rimarrà attorno al 131% per i prossimi due anni. Non vedo come perpetrare questa vulnerabilità potrebbe aumentare la sovranità economica. Invece, credo che porterà nuova austerity. Con quello che il Governo italiano ha messo sul tavolo, vediamo un rischio che il Paese cammini nel sonno verso l’instabilità . Spero che questo rischio sia evitato”.
Se dalle tensioni sui mercati legati alla manovra italiana ci sarà un contagio alla stabilità di tutta l’eurozona, “ora” quest’ultima “ha strumenti sufficienti a far fronte agli shock” grazie ai provvedimenti presi in seguito alla crisi, con una “cassetta degli attrezzi sostanzialmente rafforzata”.
Così Dombrovskis a chi gli chiedeva se ci fosse già un contagio dall’Italia. “Al momento c’è solo un piccolo effetto spillover su alcuni Paesi, ma continuiamo a monitorare”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Novembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
SE NON DIVENTERANNO EGOISTI E BECERI RAZZISTI COME MOLTI LORO GENITORI L’EUROPA HA ANCORA SPERANZA DI SALVARSI
Due bambini su tre in Europa hanno un atteggiamento positivo nei confronti dei migranti. E’ quanto emerge dai risultati del sondaggio online Europe Kids Want (L’Europa che i bambini vogliono), pubblicati oggi dall’Unicef e da Eurochild in occasione della giornata mandiale dell’infanzia.
Il 68% dei bambini e adolescenti di oltre 20 Paesi europei, secondo l’indagine, si sentono infatti accoglienti e curiosi nei confronti di persone di diverse nazionalità che vivono nei loro paesi.
La tolleranza e la parità di trattamento dei migranti, indipendentemente dalla religione, dalla cultura o dalla lingua, sono gli aspetti più rilevanti dei risultati dell’indagine
Europe Kids Want è stato sviluppato da esperti di diritti dell’infanzia e testato con i bambini prima di essere lanciato nel giugno di quest’anno.
In totale, quasi 14.000 bambini e giovani di 23 paesi hanno partecipato all’indagine nel corso di quattro mesi, fornendo oltre 38.000 risposte a temi quali la sicurezza scolastica, il cambiamento climatico, l’ambiente familiare e il comportamento online. E’ stato realizzato su un campione composto da bambini di 9 o meno anni (3,2%), 10-14 anni (35,2%), 15-17 anni (39,2%), 18-30 anni (22,4%).
La ricerca mostra inoltre che il 53% dei bambini e dei giovani dai 10 anni in su sono preoccupati di non trovare un lavoro nel futuro, soprattutto in Italia, Serbia, Spagna, Irlanda e Bulgaria.
Il 74% di quelli che hanno risposto hanno detto che la scuola non li sta preparando abbastanza bene per le prossime fasi della loro vite
Il sondaggio rimane aperto ed è disponibile in 29 lingue. “Oggi nell’Unione Europea – ha detto da Bruxelles il vicedirettore dell’Unicef Charlotte Petri Gornitzka – vivono almeno 100 milioni di bambini e adolescenti che dovrebbero far sentire la loro voce sulle decisioni relative al loro futuro. Il Parlamento europeo apre oggi le sue porte ai giovani per far sì che si possa cominciare con loro una conversazione e contribuire a migliorare l’Europa di domani; noi siamo entusiasti di unirci a questa conversazione”.
L’evento a Bruxelles, ospitato dal Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani o e co-organizzato da Unicef ed Eurochild, ha riunito insieme 40 bambini e giovani provenienti da tutta Europa, con autorità ed esperti di alto livello, per discutere i risultati dell’indagine Europe Kids Want e concordare una tabella di marcia per l’impegno futuro.
“La partecipazione dei bambini al processo decisionale pubblico non è una cosa che è ‘bello avere’ – ha detto Hanna Heinonen, presidente ad interim di Eurochild – ma un contributo necessario per ottenere decisioni migliori e una democrazia maggiormente partecipativa. Mentre gli incontri annuali sono simbolicamente importanti per il dialogo tra chi decide a livello europeo e i bambini, abbiamo anche bisogno di un’azione di governo a livello locale, nazionale e comunitario per coinvolgere i bambini. Non dobbiamo pensare ai bambini come ‘al futuro’, ma piuttosto come artefici del cambiamento oggi”.
(da agenzie)
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