Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
SOTTO INCHIESTA PER LA DIFFUSIONE DI IMMAGINI VIOLENTE DI DECAPITAZIONI DELLL’ISIS… MA IL GUAIO GIUDIZIARIO MAGGIORE E’ IL SEQUESTRO DEI FONDI PUBBLICI AL PARTITO PER I FALSI ASSISTENTI ALL’EUROPARLAMENTO
Nuovo braccio di ferro tra Marine Le Pen e i magistrati. La leader francese, già al centro di diverse inchieste, ha fatto un breve tweet per annunciare di aver ricevuto dai giudici la richiesta di sottoporsi a una perizia psichiatrica.
Nel 2015 Le Pen aveva postato delle immagini di decapitazioni, tra cui quella di James Foley.
Indagata dalla procura di Nanterre per “diffusione di immagini violente”, rischia la sospensione della sua immunità parlamentare.
Identica sorte per il deputato del Rn Gilbert Collard. Se fosse condannata, la deputata rischia 3 anni di carcere e 75mila euro di multa, in particolare perchè dei minorenni potrebbero aver visto le immagini.
“Ovviamente non andrò” ha commentato Le Pen, precisando che non intende in alcun modo “sottoporsi” alla perizia psichiatrica. “Voglio proprio vedere come i magistrati intendono costringermi”, ha aggiunto la leader francese che ha ricevuto immediato sostegno da Matteo Salvini. La domanda di perizia psichiatrica, fanno notare i giuristi, è una prassi in questo tipo di procedure.
Non è il solo guaio giudiziario di cui deve occuparsi Le Pen.
Il più pesante riguarda il sequestro di una parte del finanziamento pubblico che il partito avrebbe dovuto ricevere dallo Stato, per una somma pari a 2 milioni di euro, nella vicenda dei falsi assistenti di europarlamentari.
L’estrema destra ha fatto ricorso e i magistrati dovranno riesaminare il caso la settimana prossima.
In caso di conferma del sequestro, Rn rischia di avere seri problemi finanziari in vista della campagna per le europee.
Unica consolazione: la battaglia legale con il padre, Jean-Marie, che va avanti da qualche anno, sembra finita. Il patriarca ha deciso di perdonare la figlia per avergli tolto la Presidenza d’onore del partito, e i due hanno fatto la pace.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
TUSK: “C’E’ CHI USA I MIGRANTI PER GIOCHI POLITICI”…I MODERATI DEL PPE VOGLIONO FARLA PAGARE A SALVINI
A Salisburgo Matteo Salvini non c’è, perchè questo è un summit informale di capi di Stato e di governo dell’Unione Europea e lui è solo vicepremier.
Ma la sua ombra pesa sulla cena dei leader di questa sera, primo assaggio della discussione di domani al vertice vero e proprio. Li indispone verso l’Italia.
Di fatto gli attacchi del vicepremier leghista all’Europa dei “burocrati” diventano una buona sponda per i ‘burocrati’ per non muovere un dito verso le richieste italiane: nè la revisione della missione Sophia, nè quella del regolamento di Dublino conoscono passi in avanti al vertice di Salisburgo, officiato dalla presidenza austriaca dell’Ue di turno fino a dicembre.
Giuseppe Conte ci prova ad ammansire i colleghi. Prima di entrare al Felsenreitschule, la grande sala concerti dove si tiene la cena dei 28, il presidente del consiglio italiano si dice “non pessimista” rispetto a questo “vertice informale eppure importante in vista del consiglio europeo di ottobre, importante per uno scambio, per avvantaggiarci sull’attuazione delle conclusioni del consiglio europeo di giugno”. Peccato che quelle conclusioni parlavano di redistribuzione dei migranti che arrivano in Italia solo su “base volontaria”.
E peccato che comunque siano rimaste lettera morta, pur avendo messo nero su bianco che chi sbarca in Italia, arriva in territorio europeo e dunque dovrebbe ricevere solidarietà dagli altri Stati membri. Niente.
Ma qui nella città di Mozart c’è uno scatto in più.
Ci sono i moderati del Ppe che vogliono farla pagare a Salvini. Non a caso, è proprio il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, a chiamarlo in causa: “Non possiamo più dividerci tra quelli che vogliono risolvere la crisi e quelli che la vogliono usare per giochi politici”, dice prima di andare al pre-vertice dei Popolari dove c’è anche il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, preoccupato, chiede all’Europa di “trovare un accordo a Salisburgo: lo stallo sulla riforma di Dublino alimenta i populismi”.
Il punto è che in Europa, dal voto contro Orban la settimana scorsa a Strasburgo, sono già partite le manovre per isolare i sovranisti alla Salvini.
Isolare l’Italia, unico paese Ue governato da un’alleanza tra partiti populisti. Conte prova a rispondere a Tusk: l’immigrazione “non è una questione elettorale, anche perchè le prossime elezioni sono solo a giugno (le europee di maggio, ndr.) ma è un problema importante e quando è così la politica deve essere pronta a elaborare strategie”.
Ma a Salisburgo di strategie per venire incontro all’Italia nemmeno l’ombra.
L’alto rappresentante per l’Ue per la politica estera Federica Mogherini registra la situazione: “Non c’è ancora un accordo su come risolvere il problema dello sbarco che è stato sollevato”.
Riferimento al caso Diciotti e simili. E anzi: qui il problema sembra si sia proprio spostato, da un’emergenza italiana a un’emergenza europea di rifarsi una verginità proprio utilizzando gli attacchi di Salvini, dopo i fallimenti di questi anni, dopo la mancanza di solidarietà dimostrata in questi anni.
E così proprio oggi il Consiglio europeo diffonde i dati per contrastare la propaganda di Salvini: i migranti sono solo il 7 per cento della popolazione europea.
Pure il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker cambia verso: ha sempre detto che tutti gli Stati devono accogliere i migranti, oggi si limita a dire che “se non accolgono devono contribuire in altro modo”.
Un argomento di cui si è parlato alla cena dei leader, finita a tarda notte. E Conte lo accoglie: “Sul tavolo c’è l’ipotesi che i Paesi non volenterosi, ovvero quelli che non partecipano in termini di sbarchi o in termini di redistribuzione” dei migranti, “versino un contributo finanziario”, dice il premier incontrando i giornalisti al ritorno in hotel dopo la cena. Stamattina però smorza.
“E’ stato considerato anche questo, è una possibilità residuale. L’importante è che ci sia un’ampia partecipazione al meccanismo di redistribuzione, altrimenti non ha significato”, dice prima di entrare al vertice.
ersino il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che prima del voto su Orban era considerato un interlocutore da Salvini, si permette una frecciata: “L’Italia, la Spagna, la Grecia non vogliono l’estensione di Frontex perchè più Frontex significa più controlli”.
Tradotto: i tre paesi citati temono così di perdere la possibilità di lasciar sfuggire i migranti verso il nord Europa. Colpo davvero basso. Tanto più che Kurz l’opposizione alla polizia di frontiera Ue ce l’ha in casa: Viktor Orban. L’amico sovranista di Salvini eppure membro del Ppe, viene qui per ripetere che “noi siamo in grado di difendere le nostre frontiere, insistiamo per tenerci questo lavoro”. Eppure per ora nessuno nel Ppe ci pensa a indicargli la via d’uscita.
Prevale l’urgenza di un’alleanza anti-sovranista, dunque anti-italiana: per ora va così. Non solo dalle parti del Ppe. Ma anche in casa socialista: al pre-vertice del Pse è Maurizio Martina, segretario del Pd, a lanciare l’idea di una “grande coalizione contro i populismi da Tsipras a Macron allo stesso Pse”.
Tutti si alleano nella speranza di sedare i sovranisti, figli di questa Europa che ha fallito su più punti. A Salisburgo va così.
Conte è oscurato dall’ombra di Salvini e incrocia le dita sull’altra partita che sta per iniziare con l’Ue: quella sulla manovra economica e i propositi di ‘sforamento’ del deficit da parte di Lega e M5s.
“Non ci impicchiamo ai decimali”, smorza il premier. Ma i problemi restano ancora tutti lì sul tavolo europeo, anche qui nella città di Mozart, dove la presidenza austriaca si sforza di tradurre l’Europa in note musicali per alleggerire il clima. In una bacheca della sala stampa, ci sono gli spartiti con gli inni nazionali. Germania? Moderato. Austria: andante. Italia: allegro marziale.
Una sinfonia, un programma?
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
MAASSEN ERA AL CENTRO DELLE POLEMICHE DOPO LA CACCIA ALLO STRANIERO SCATENATA DAI NEONAZISTI A CHEMNITZ
Rimosso dall’incarico il capo dell’intelligence interna tedesca, Hans-Georg Maassen, accusato di
contiguità con l’estrema destra.
La notizia è stata data al termine di una riunione della coalizione di governo durante la quale i socialdemocratici hanno chiesto con forza un provvedimento di questo tipo.
Maassen era finito nel mirino dopo le violenze xenofobe di Chemnitz, dove i neonazisti avevano organizzato una vera e propria caccia allo straniero.
E sulla questione il capo degli 007 si era scontrato con la cancelliera Angela Merkel. Ora diventerà segretario di Stato al ministero dell’Interno.
Maassen aveva pubblicamente criticato la politica di apertura ai rifugiati abbracciata dalla Merkel nel 2015.
Il leader dell’intelligence interna si era poi sentito rafforzato dall’arrivo al ministero dell’Interno del bavarese Seehofer, deciso sostenitore di una stretta sui migranti e rivale di Merkel.
Nuove polemiche erano però sorte quando erano emersi suoi incontri con leader del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), accuse alle quali Maassen aveva replicato dicendo di incontrare esponenti di tutte le formazioni politiche.
Massen aveva assunto nel 2012 la guida dei servizi del BfV – la cui sigla indica “Ufficio federale per la protezione della Costituzione” – dopo che la reputazione di questo organismo era stata gravemente danneggiata dalla vicenda dei delitti del kebab. Allora era emerso che negli archivi del BvF erano stati distrutti alcuni files relativi alla serie di assassini di immigrati turchi, di cui fu poi trovata colpevole una cellula neonazista rimasta a lungo ignorata dai servizi.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
MOAVERO: “SUL DOPPIO PASSAPORTO REVANCHISMO ANACRONISTICO”… SUCCEDE QUANDO SI SCONTRANO DUE VISIONI NAZIONALISTE OTTOCENTESCHE
Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi non andrà a Vienna per uno degli usuali incontri bilaterali proposto dalla Ministra degli Esteri austriaca.
Lo rende noto la Farnesina. Il motivo: la legge allo studio per conferire il doppio passaporto ai cittadini italiani dell’Alto Adige di lingua tedesca e ladina.
“Un’iniziativa – si legge in una nota – che incrina il clima di serenità e fiducia reciproca, che costituisce la premessa indispensabile per la buona riuscita di questo tipo di incontri”.
Inoltre, l’iniziativa austriaca “risulta difficilmente comprensibile, specie se si considera che tutti gli austriaci e tutti gli italiani già condividono la comune cittadinanza dell’Unione Europea, status ben evidenziato da un’apposita menzione sulla stessa copertina dei loro passaporto. È pertanto davvero curioso – afferma il ministero degli Esteri – che un’iniziativa di questo tipo sia discussa proprio nello Stato, l’Austria, che assicura pro tempore la presidenza Ue”.
Infine, conclude la Farnesina, “dispiace rilevare come, proprio nella ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale, funestata dal sangue di tanti italiani e austriaci, l’iniziativa in questione rischi di assumere potenziali caratteri di un revanchismo anacronistico”.
Questo momento di tensione arriva proprio alla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il Cancelliere federale austriaco Sebastian Kurz.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
UN POLITICO COERENTE CHE HA AVUTO IL CORAGGIO DI INVOCARE L’ESPULSIONE DELL’UNGHERIA DALLA UE E DI MANDARE A QUEL PAESE SALVINI
Nessuno in Europa è in carica da più tempo come ministro degli Esteri. Jean Asselborn, protagonista della lite con Matteo Salvini sui migranti, è il titolare degli Esteri del Lussemburgo dal 2004.
E, nel 2016, prima dell’eurodeputata Judith Sargentini, fu lui ad invocare la sospensione o, addirittura, l’espulsione dell’Ungheria dall’Unione europea a causa del suo trattamento verso i richiedenti asilo.
Membro del Partito socialista dei lavoratori, 69 anni, Asselborn fu uno dei primi politici europei a esprimersi sul venire meno dello Stato di diritto nell’Ungheria di Viktor Orban, in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt nel 2016.
Forte della sua lunga storia politica, prima come amministratore locale e poi come vicepremier e ministro, nel pieno dell’emergenza migranti, il ministro aveva condannato la decisione di Budapest di aprire il fuoco contro i rifugiati che cercavano di entrare nel Paese e si era scagliato contro le violazioni del governo ungherese dei valori fondamentali dell’Ue come l’indipendenza della magistratura e la libertà di stampa.
Oggi, si è nuovamente lanciato in difesa delle politiche di accoglienza dei migranti non riuscendo a trattenere una frase poco ortodossa (Merde alors) dopo alcune dichiarazioni del ministro dell’Interno italiano secondo cui l’Italia non ha “l’esigenza di avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più”.
Asselborn non è comunque nuovo a decisioni forti: nel marzo scorso aveva deciso di richiamare l’ambasciatore lussemburghese in Russia, esprimendo pieno sostegno al Regno Unito dopo l’attacco a Salisbury in cui l’ex spia russa Sergey Skripal, e la figlia, sono stati avvelenati.
Dopo aver conseguito un master in diritto giudiziario privato presso l’Università Nancy II, Asselborn ha iniziato la carriera in un ufficio della Uniroyal nel 1967: qui fu molto attivo nel movimento sindacale fino a venire eletto rappresentante della gioventù della Federazione dei lavoratori lussemburghesi, il precursore dell’attuale sindacato Ogbl.
Nel 1976 divenne amministratore dell’ospedale intercomunale di Steinfort, città di cui nel 1982 fu eletto sindaco.
Restò in carica fino al 2004 quando nel nuovo governo venne nominato vicepremier e ministro degli Affari esteri.
Nell’ottobre 2012, anche grazie al suo impulso, il Lussemburgo fu eletto per la prima volta membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il 2013 e 2014. Dopo le elezioni del 2013 Asselborn abbandonò la carica di vicepremier mantenendo quella, attuale, di ministro degli Esteri e dell’Immigrazione nel governo di coalizione tra Partito operaio socialista, Partito Democratico e Verdi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
ORA VINCEREBBERO GLI EUROPEISTI: “I CITTADINI NON HANNO VOTATO PER DIVENTARE PIU’ POVERI”
Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, lancia un drammatico appello per un secondo referendum sulla Brexit, sottolineando che la premier Theresa May non ha «il mandato per giocare d’azzardo così palesemente con l’economia britannica e la vita della gente».
Ormai c’è così poco tempo per negoziare con Bruxelles che ci sono solo due risultati possibili, scrive Khan in un articolo pubblicato sul domenicale Observer: un cattivo accordo per il Regno Unito o nessun accordo. Ed entrambi, avverte, sono «incredibilmente rischiosi».
I cittadini, commenta, «non hanno votato per uscire dall’Ue e diventare più poveri, vedere le loro aziende soffrire, avere i reparti dell’Nhs (il servizio sanitario nazionale, ndr) a corto di personale…».
Per questo, conclude, qualsiasi accordo con Bruxelles dovrà essere sottoposto a un «voto pubblico», così come i cittadini hanno il diritto di scegliere, in caso di mancato accordo, tra un piano che non c’è e «l’opzione di restare nell’Ue».
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE: L’ORIENTAMENTO PREVALENTE E’ QUELLO DI LEGARLO ALLA RICERCA DEL LAVORO CON RELATIVI CONTROLLI
Il Sole 24 Ore pubblica oggi un articolo a firma di Davide Colombo che mette insieme i modelli di minimum income europei dopo l’annuncio di Macron sul reddito universale di attività in Francia e i movimenti intorno al reddito di cittadinanza in Italia.
La mossa di Macron s’inserisce in questo solco e in parte sembra seguire la riforma lanciata in Inghilterra nel 2013 e giunta a regìme l’anno scorso con l’Universal credit, un sostegno assistenziale di ultima istanza che unifica ben sei sussidi preesistenti che riguardavano la disoccupazione di lunga durata, la famiglia, l’housing sociale, l’invalidità e altro.
I beneficiari dell’aiuto sono vincolati a un accordo con lo Stato, un impegno minimo di 35 ore settimanali di ricerca attiva dei un lavoro coadiuvati e controllati dai Job center.
Tra il 2010 e il 2016 gli schemi di reddito minimo sono stati riformati in altri otto paesi dell’Ue (oltre all’Italia, che è passata dalla vecchie social card al Sia e al successivo Reddito di inserimento) anche in Olanda, Danimarca, Slovenia, Ungheria, Finlandia, Germania e, appunto, nel Regno Unito.
In tutti i casi sono stati perseguiti gli obiettivi poi fissati nella Risoluzione del Parlamento europeo dell’anno scorso: maggiore condizionalità del sussidio, semplificazione dei diversi programmi di assistenza esistenti, migliore regolamentazione e organizzazione dei programmi (la prima centralizzata l’altra gestita a livello locale), un efficace monitoraggio degli obiettivi conseguiti, soprattutto in termini di nuova occupazione.
Nel caso tedesco, per esempio, si destina il reddito minimo solo a chi è in grado di ritornare sul mercato del lavoro e ai familiari conviventi, mentre per gli altri casi di disagio sono stati potenziati sussidi diversi.
Altro aspetto cruciale è l’importo dell’assegno che, se troppo elevato, rischia di innescare effetti perversi di disincentivo a cercare effettivamente un impiego (in Germania l’assegno è di 400 euro più 350 per il coniuge).
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO TANTE DICHIARAZIONI ROBOANTI DELLA LEGA IL VOTO FAVOREVOLE AL CONSIGLIO UE
Il Consiglio Ue ha prorogato per un nuovo periodo di sei mesi, cioè fino al 15 marzo 2019, le
misure restrittive legati agli interventi che hanno minacciato l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.
Le sanzioni consistono nel congelamento dei fondi e restrizioni in materia di libertà di movimento.
Attualmente si applicano a 155 persone e 44 entità .
Il Consiglio ha valutato ‘non c’è motivo di modificare il regime di sanzioni’ perchè non ci sono miglioramenti della situazione. L’Italia ha approvato la decisione.
L’Italia torna a votare le sanzioni alla Russia
Lo scopo delle misure è aumentare il costo delle azioni condotte dalla Russia contro la sovranità dell’Ucraina.
Diverse imprese, tra cui Rosneft, Vtb, Sberbank e Gazprom, hanno chiesto l’annullamento delle sanzioni.
Con le sentenze di oggi, i giudici di Lussemburgo stabiliscono che l’importanza degli obiettivi perseguiti dall’Ue è tale da giustificare conseguenze negative, anche notevoli, per taluni operatori che non hanno alcuna responsabilità riguardo alla situazione che ha condotto all’adozione delle sanzioni.
Di conseguenza, l’ingerenza nella libertà d’impresa e nel diritto di proprietà delle imprese in questione non può essere considerata sproporzionata.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 13th, 2018 Riccardo Fucile
“L’ITALIA IMPOSTI UN BILANCIO CREDIBILE”… REAZIONE STIZZITA DI DI MAIO: “NON SI DEVONO PERMETTERE”… DALLA LEZZI NUOVE MINACCE A TRIA
“L’Italia è un problema nell’eurozona”. Lo ha dichiarato Pierre Moscovici, il commissario
dell’Unione europea agli Affari economici e monetari che ha chiesto a il governo di Roma un “bilancio credibile” per il prossimo anno, con l’invito a continuare il processo di riforme. “L’Italia è il tema su cui voglio concentrarmi prima di tutto”, ha affermato durante una conferenza stampa a Parigi.
“Sarebbe una bugia pensare che si possa investire di più con un deficit più elevato. Se ciò accade, si finisce con più debito e meno capacità di investire”, ha detto l’ex ministro delle Finance di Parigi, secondo quanto riportato da Reuters.
“È nell’interesse dell’Italia ridurre il suo debito pubblico”, ha aggiunto Moscovici, che ha poi affermato di essere al lavoro a stretto contatto con il ministro dell’Economia italiano, Giovanni Tria, in quello che ha definito un “clima costruttivo”.
“Per la prima volta nella mia vita di europeo ho paura”, ha aggiunto parlando delle elezioni europee del 2019, in conferenza stampa a Parigi. Moscovici ha evocato lo spettro di un “minaccia essenziale, esistenziale” per l’Europa.
Vale a dire “l’attacco dei populisti alla democrazia liberale, e quando dico liberale – ha tenuto a puntualizzare – parlo della combinazione tra democrazia e libertà “. Mentre le forze populiste “sono democratiche quando vincono le elezioni, ma poi erodono progressivamente le libertà “.
Oggi, prosegue Moscovici, “c’è un clima che assomiglia molto agli anni ’30. Certo, non dobbiamo esagerare, chiaramente non c’è Hitler, forse dei piccoli Mussolini…”. “La storia, come diceva Raymond Aron, è tragica, bisogna evitare che sprofondi nelle sue ore più buie”, ha continuato il responsabile Ue, sottolineando tuttavia che, almeno nelle prossime europee, i populisti non conquisteranno la schiacciante maggioranza dell’Assemblea Ue, ma otterranno comunque una “forte progressione”.
E, su questo punto, arriva la risposta indignata di Di Maio: “Dall’alto della loro Commissione europea si permettono di dire che in Italia coi sono tanti piccoli Mussolini, non si devono permettere!” – ha affermato il vicepremier – sono giudizi ignobili di una Commissione che tra 6-8 mesi non esisterà più perchè i cittadini alle prossime elezioni manderanno a casa una buona parte dell’establishment europeo”
L’attenzione della Commissione Europea è tutta rivolta alla legge di Bilancio, intorno alla quale ieri si sono registrate le prime forti fibrillazioni nel Governo.
Secondo diverse indiscrezioni dal Movimento 5 Stelle è arrivato un forte pressing sul ministro dell’Economia Tria per stanziare almeno 10 miliardi per il reddito di cittadinanza. Ma il vicepremier Luigi Di Maio ha smentito nuovamente le pressioni su Tria dal suo partito: “Smentisco categoricamente che siano state avanzate minacce o ultimatum”.
Tuttavia, la ministra per il Sud Barbara Lezzi, anche lei M5S, ha ribadito che “se dovesse saltare il reddito di cittadinanza sarebbe proprio il governo ad avere dei problemi. Questa unione con la Lega è il frutto di un contratto di governo in cui c’è il reddito di cittadinanza. Allora, ci rendiamo conto che non si può fare tutto e subito e ci prendiamo l’arco della legislatura per poter portare a compimento il nostro programma però bisogna iniziare e anche in modo significativo.”
(da “Huffingtonpost”)
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