Luglio 11th, 2015 Riccardo Fucile
IL VERTICE SI SPACCA, FINLANDIA E ALTRE CINQUE NAZIONI CON LA GERMANIA… VERSO UN NUOVO INCONTRO LA PROSSIMA SETTIMANA
Riunione molto tesa all’Eurogruppo.
Il piano messo a punto da Atene, votato anche dal Parlamento ellenico, ha incontrato all’interno del vertice dei ministri delle Finanze diverse opposizioni.
Ampio il fronte, guidato dallo stesso presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem, che chiederebbe alla Grecia “misure ulteriori”, così come indicato dalle istituzioni nella loro valutazione preliminare, per rispettare i target di bilancio fissati all’interno del piano ellenico.
Ma all’interno di questa area ci sarebbe un più ristretto gruppo di Paesi sostenitori di una posizione ancora più dura.
Non solo la Germania, che avrebbe anche ipotizzato una possibile “Grexit temporanea” per 5 anni, ma anche la Finlandia che sarebbe pronta a votare no a qualsiasi accordo.
Sulla stessa linea anche Slovenia, Slovacchia, Estonia, Lituania e Paesi Bassi.
Una posizione molto dura, che avrebbe impedito di trovare l’unanimità per rendere valide le decisioni dell’Eurogruppo.
Per questo alla fine i ministri avrebbero convenuto di riaggiornarsi la prossima settimana, con un nuovo Eurogruppo.
La giornata.
Linea durissima della Germania al vertice dell’Eurogruppo.
Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble avrebbe proposto una Grexit per cinque anni, tempo in cui Atene potrebbe ristrutturare il suo debito.
Lo scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung am Sonntag, secondo un’anticipazione, citando un documento del ministero delle Finanze.
Fonti del governo greco hanno però smentito che questa proposta sia stata discussa al tavolo del meeting dei ministri delle Finanze.
Secondo l’agenzia France Presse, il documento esisterebbe ma a quanto risulta non sarebbe stato discusso oggi nel corso del meeting.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 11th, 2015 Riccardo Fucile
FIGLI E FIGLIASTRI: PER LA GRECIA NON SI POSSONO FARE TAGLI DEL DEBITO SULLA BASE DEI TRATTATI EUROPEI, PER LA CARINZIA INVECE SI PUO’
“Sappiamo che un taglio del debito pubblico non è possibile secondo i Trattati europei”. Parola di
Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze del governo di Angela Merkel.
E tanti saluti alla Grecia.
Peccato che, se si tratta dei vicini germanofoni dell’Austria, la musica sia completamente diversa.
È stato infatti raggiunto un accordo politico fra il land tedesco della Baviera e la vicina Carinzia per una ristrutturazione da quasi 1,5 miliardi di euro per evitare il fallimento dello Stato federale austriaco.
Scrive il magazine specializzato in questioni europee Eunews:
La notizia l’ha data il quotidiano economico francese La Tribune. Dopo una lunga e controversa vicenda, lo Stato federale della Carinzia e il land tedesco della Baviera hanno trovato un accordo per tagliare di più della metà il debito del primo nei confronti del secondo.
La cifra “scontata” sarebbe di 1,45 miliardi di euro, di poco inferiore ai 1,6 miliardi che la Grecia non ha rimborsato entro il 30 giugno scorso al Fondo monetario internazionale, con tutte le conseguenze che ben conosciamo.
La ristrutturazione del debito è diventata inevitabile e dopo settimane di negoziati fra i rispettivi ministeri delle Finanze, Austria e Bavaria sono finalmente giunti a un accordo politico.
Secondo La Tribune, l’intesa prevede che la BayernLB accetti di ricevere solo 1,3 miliardi dei 2,75 dovuti.
E in Baviera c’è addirittura chi propone di andare oltre e annullare il debito austriaco. Chissà cosa direbbe Tsipras se lo sapesse.
Insomma, quel che per Atene non si può fare, per i vicini di casa non è stato un problema.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 11th, 2015 Riccardo Fucile
E’ INIZIATA LA RIUNIONE DEI MINISTRI FINANZIARI DIVISI TRA FALCHI E COLOMBE… PER LA GERMANIA “LE PROMESSE NON BASTANO”
“Proposte non credibili. Diremo ai colleghi greci che non hanno fatto nulla per rafforzare la fiducia”.
Berlino gela così il piano da 12 miliardi presentato da Atene all’ex Troika. Che per i tecnici è, sì, “una buona base di partenza”, ma non sarà sufficiente a sbloccare il terzo giro di aiuti internazionali da 74 miliardi di euro per evitare il fallimento della Grecia e il rilancio del Paese.
Insomma, serviranno “misure supplementari” per raggiungere gli obiettivi di bilancio, ma soprattutto serviranno maggiori riforme rispetto a quelle promesse dal premier Alexis Tsipras.
La Frankfurt Allgemeine Sonntagszeitung raffredda con queste parole gli ottimisti che speravano in un rapido accordo durante l’Eurogruppo iniziato oggi pomeriggio, come annunciato su Twitter dal ministro delle Finanze finlandese, Alexander Stubb.
Peggio, il fatto che il piano Tsipras abbia ottenuto il via libera del Parlamento greco con i voti dell’opposizione e spaccando la maggioranza di governo preoccupa molti governi: “Difficile portare avanti le riforme senza un ampio consenso” ha detto il ministro dell’economia irlandese Michel Noonan.
Con ogni probabilità , l’incontro non basterà a raggiungere un’intesa: il destino di Atene verrà rimandato alla riunione di domani del Consiglio europeo.
“Siamo qui per fare molti progressi” ha detto il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde.
Questione di fiducia.
A pochi minuti dall’inizio della riunione dei ministri finanziari, è il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem a dire che “sarà un incontro abbastanza difficile, ancora non ci siamo, ci sono molte critiche alle proposte greche sulla sostanza e un grosso problema di fiducia”.
Il Governo greco, dunque, deve “mostrare grande impegno per ricostruire la fiducia”.
Il ruolo della Germania.
Il nodo delle trattative riguarda la ristrutturazione del debito complessivo per la quale è necessario un accordo politico che passerà per la volontà dei capi di governo dopo che i ministri delle Finanze avranno fatto le loro valutazioni tecniche.
A rompere il silenzio ufficiale della Germania (che per ore si è limitata a dire “l’esito delle trattative è aperto a ogni risultato”) è il ministro dell’Economia Wolfgang Schaeuble: “Il negoziato – ha detto – è estremamente difficile” perchè le nuove proposte greche presentano “lacune finanziarie. Le promesse non bastano. Sappiamo che un taglio del debito pubblico non è possibile secondo i Trattati”.
Intanto, la stampa tedesca spiega che il nuovo programma non dovrà essere basato solo sulle “azioni prioritarie” presentate da Atene ma dovrà anche “contenere” indicatori strutturali e quantitativi “per il futuro”.
La sensazione è che sul futuro di Atene sia stia giocando un’importante partita politica in Germania: da un lato proprio il falco Schaeuble cha avrebbe definito il piano greco “uno scherzo”, dall’altro la cancelliera Angela Merkel che lavora per mantenere la Grecia nell’euro.
I falchi.
Tra i più scettici ci sono gli olandesi: “Il piano è debole in alcune aree, cominceremo i negoziati quando tutte le condizioni saranno riempite, ma c’è seria preoccupazione sull’attuazione visto che i greci stanno proponendo qualcosa che una settimana fa era stata rigettata al referendum” ha detto il viceministro delle finanze olandese Eric Wiebes.
Il vicepresidente della Commissione Ue, Vladis Dombrovskis, riconosce i “chiari progressi” greci, ma sottolinea “perplessità e dubbi” che permangono da parte di vari paesi.
Le colombe.
In particolare i falchi vorrebbero un “chiaro intendimento comune su contenuti e tempi degli obblighi” con il governo greco sulle proposte presentate “per avere una base chiara su cui possa essere concordato un programma Esm”.
A mediare tre le parti ci sono le colombe, con i francesi in prima linea: il ministro delle Finanze, Michel Sapin, sta aiutando la delegazione greca ad apportare alcune correzioni al testo definitivo, mentre il Commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, dice: “Il piano di Atene è un gesto significativo”.
A questo punto è ipotizzabile che si arrivi a uno sblocco dei fondi necessari per rimborsare i debiti in scadenza con il Fmi e la Bce (il prossimo 20 luglio) e si valutino per gradi i risultati raggiunti dalla Grecia.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
NEW YORK TIMES RIVELA: “TECNICI DI PARIGI HANNO CONTRIBUITO ALLA STESURA”
Dietro al piano di riforme proposto dal premier greco Alexis Tsipras ai creditori potrebbe esserci lo ‘zampino’ del presidente francese Franà§ois Hollande.
Lo rivela il New York Times, secondo cui il governo francese avrebbe dato un contributo più che sostanziale al pacchetto di riforme appena sottoposto ai creditori dal primo ministro ellenico.
Parigi avrebbe contribuito inviando ad Atene uno staff di tecnici che supervisionasse la stesura del piano.
“C’è un gruppo di persone che è stato mandato ad aiutare i greci a trasformare le parole in fatti”, ha confidato un funzionario dell’esecutivo transalpino al New York Times.
La Francia è stata il Paese europeo che più si è speso per trovare un accordo che impedisca l’uscita della Grecia dell’Eurozona, una prospettiva che molti membri dell’unione monetaria negli ultimi giorni avevano iniziato a considerare non solo un male a cui rassegnarsi ma addirittura una chance di rilancio per la moneta unica.
“La Grecia ha ricevuto un sostegno politico e tecnico vitale da Parigi, un sostegno che ha messo in luce gli approcci contrastanti tra le due grandi potenze dell’Eurozona: la Germania ha svolto il ruolo del poliziotto cattivo, la Francia si è gettata anima e corpo nell’obiettivo di trovare un’intesa”, scrive il quotidiano statunitense, “l’assistenza francese è parsa uno sforzo per assicurare che le proposte greche, consegnate poco prima la scadenza di mezzanotte, fossero il più possibile accurate e accettabili per i creditori”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
GERMANIA E FRANCIA DISPOSTE A FARE OSPITALITA’ A 21.000 RIFUGIATI
La strada verso un accordo completo sull’immigrazione ancora non è conclusa, ma è aperta: al vertice informale di Lussemburgo i ministri degli Interni hanno concordato un primo “via libera” alla redistribuzione dei profughi sui paesi dell’Unione, rinviando però l’accordo definitivo al un nuovo incontro, previsto per il 20 luglio.
Che l’emergenza sia conclamata non lo dimostrano solo gli allarmi dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati – che anche ieri ha chiesto “una risposta forte dall’Europa” – o le grida d’aiuto delle Organizzazioni non governative: lo dimostra prima di tutto la cronaca, con lo stillicidio di tragedie del mare.
Anche ieri i mezzi della Guardia costiera sono intervenuti in soccorso di quattro gommoni, uno dei quali semi affondato, 40 miglia a nord della costa libica.
I militari italiani sono riusciti a portare in salvo 393 persone, ma hanno contato almeno dodici vittime.
Un altro gommone è stato intercettato dalle motovedette a poca distanza da Lampedusa: a bordo c’erano 106 migranti, che sono stati portati in salvo.
Per i primi soccorsi il ruolo della Marina è insostituibile, anche Amnesty International sottolinea che “le operazioni di ricerca e soccorso stanno salvando migliaia di vite” e parla di “marcata diminuzione del numero dei morti in mare”.
Ma su quello che succede “dopo” serve un’intesa globale europea.
Germania e Francia danno l’esempio: Berlino ha accettato di accogliere 12100 fra rifugiati e richiedenti asilo, compresi novemila oggi ospiti delle strutture italiane o greche.
Anche Parigi ha aperto le sue porte e accoglierà circa novemila persone, fra cui 6752 già presenti in Italia o Grecia.
Gli altri Paesi, invece, per ora non hanno comunicato la loro disponibilità , ma il percorso è avviato.
Anzi, a sentire il ministro lussemburghese degli Esteri e dell’Immigrazione Jean Asselborn, che presiedeva la riunione, “siamo vicini all’obiettivo” e il 20 luglio “saranno necessarie solo due o tre ore” per definire gli ultimi dettagli dell’accordo finale.
Per i reinsediamenti, sottolinea Asselborn “c’è un’eccedenza di offerte”.
In più l’Unione ha incassato anche la disponibilità di tre Paesi extra-Ue: Svizzera, Liechtestein e Norvegia, che hanno espresso l’intenzione di dare una mano.
Prima dell’accordo totale, però, l’Ue dovrà vincere le perplessità di Paesi come Spagna e Austria, che al vertice di Lussemburgo hanno “frenato” e per ora non hanno comunicato quanti rifugiati sono disposte ad accogliere.
Ancora più dura è la posizione della Slovacchia, che si è espressa apertamente contro il sistema dell’accoglienza su base volontaria.
Giampalo Cadalanu
(da “la Repubblica”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
LE BORSE SCOMMETTONO SULL’ACCORDO, OGGI IL VOTO IN PARLAMENTO
Le proposte greche prevedono una manovra da 12 miliardi di euro, con un aumento dell’iva in alcuni settori, una riforma delle pensioni e dell’amministrazione pubblica, in cambio di un aiuto finanziario su tre anni di circa 53 miliardi.
A sua volta il parlamento greco si pronuncerà venerdì con un voto su queste proposte così da permettere o da impedire al governo di Tsipras di negoziare il pacchetto di riforme. Il dibattito in parlamento inizierà alle 13 ora italiana.
Le proposte contenute nel documento saranno immediatamente esaminate dalla ex troika prima di essere sottoposte ai ministri delle finanze dell’Eurozona.
Una riunione dell’Eurogruppo è convocata per sabato alle 15 e potrebbe concludere la trattativa, rendendo inutile il summit straordinario di domenica.
Ma lo scoglio potrebbe essere Syriza, il partito del premier greco, diviso tra progressisti e radicali. Il ministro della Salute rassicura: “Nessuno si prenderà la responsabilità di far cadere un governo che ha 4 mesi”.
In mattinata ci sarà la riunione dei parlamentari della formazione politica in vista del voto del Parlamento.
Il presidente dell’Eurogruppo Jerome Dijsselbloem ha dichiarato che la nuova proposta di Alexis Tsipras per l’accordo con la ex Troika è “completa”.
Un parere ottimista e favorevole che si aggiunge a quello di Hollande.
Per il momento il governo tedesco ha espresso scetticismo.
“La Grecia è più vicina a restare nell’area dell’euro piuttosto che ad uscirne. Il pacchetto di misure presentate dal Governo greco è più elaborato, più dettagliato rispetto alle proposte precedenti. Le misure per la lotta alla corruzione, ad esempio, sono più concrete rispetto alle precedenti”. Ad affermarlo, ai microfoni della radio francese ‘Europe 1’, è l’ex primo ministro belga e leader dei liberali all’Europarlamento, Guy Verhofstadt.
Il presidente francese Francois Hollande promuove la Grecia. Le proposte presentate dal governo di Alexis Tsipras sono “serie” e “credibili” ha detto Hollande sottolineando che “le prossime ore saranno determinanti. Ancora nulla è stato deciso”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
VIA LO SCONTO IVA ALLE ISOLE, TAGLI ALLA DIFESA, TASSE SU ARMATORI E LUSSO, ALZATA L’ETA’ PENSIONABILE
Il piano da 12 miliardi del greco è arrivato all’Eurogruppo.
Il governo greco ha trasmesso alle istituzioni dell’Ue l’atteso pacchetto di riforme, mentre i governi europei continuano a mandare segnali intermittenti ad Atene, disponibilità , ma anche fermezza.
Tra le misure proposte, via lo sconto Iva alle isole entro il 2016, aliquota aumentata al 23% per ristoranti e catering, e per gli alberghi al 13%.
La Grecia, in cambio delle riforme proposte, chiede ai creditori 53,5 miliardi per onorare prestiti fino a giugno del 2018 e chiede anche di rivedere l’obiettivo primario di un surplus per i prossimi 4 anni.
I tagli alla difesa salgono a 300 milioni di euro entro la fine del 2016.
C’è poi l’aumento delle tasse sugli armatori, della tassa sui beni di lusso (dal 10 al 13%), di quella sulle imprese (dal 26% al 28%), ma anche del contributo di solidarietà sul reddito e, se necessario, della tassa sugli immobili dopo la revisione catastale.
C’è poi un programma di risparmi su pensioni tra lo 0,25-0,50% del pil nel 2015 e l’1% dal 2016 in poi, tagliando progressivamente le baby pensioni (creando disincentivi) e innalzando l’età pensionabile a 67 anni entro il 2022.
Il piano greco abolisce anche il contributo di solidarietà per pensionati entro il 2019
Le cifre
Il piano di riforme offerto dal Governo greco è quindi simile all’ultima offerta di Juncker, vi sono concessioni importanti, ma alcuni punti potrebbero ancora non piacere all’ex Troika.
Di seguito i dettagli.
TARGET BILANCIO. Vengono fissati a 1,2,3, e 3,5 nel 2015, 2016, 2017 e 2018, ma una postilla spiega che saranno rivisti assieme alle istituzioni, alla luce dei recenti sviluppi economici.
IVA. Darà un gettito dell’1% del pil all’anno, e includerà nell’aliquota standard del 23% ristoranti e catering, una ridotta del 13% si applicherà a cibo, energia, alberghi e acqua, e una super-ridotta al 6% a farmaci, libri e teatro. Si elimina lo sconto per le isole entro il 2016, partendo da quelle a reddito più elevato e turistiche, ed escludendo quelle più remote.
MISURE FISCALI STRUTTURALI. Abolite le agevolazioni sulla benzina per gli agricoltori e i trattamenti fiscali “preferenziali” ad agricoltori e armatori. Aumento della tassa sulle imprese dal 26% al 28%, con un anticipo di pagamento del 100% sui loro profitti. Aumento del contributo di solidarietà e revisione della tassa sulle proprietà dopo l’aggiustamento del valore catastale, aumento della tassa di lusso dal 10% al 13% retroattiva al 2014. Tagli alla difesa di 100 milioni di euro nel 2015 e 200 milioni nel 2016. Introduzione della tassa sugli spazi pubblicitari in tv.
PENSIONI. Via quelle anticipate, creando forti disincentivi e penalità . Progressivo innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni entro il 2022. Abbandono progressivo del contributo di solidarietà alle pensioni più povere (Ekas) entro il 2019. Aumento del contributo sanitario per pensionati dal 4% al 6% ed esteso a quelle supplementari.
MERCATO DEL LAVORO. Nuova legislazione su contrattazione collettiva entro fine 2015, ma da decidere con le istituzioni dell’ex Troika.
PRIVATIZZAZIONI. Il Governo procederà entro ottobre con quelle degli aeroporti regionali, del porto del Pireo e degli scali di Salonicco e Hellinikon.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 9th, 2015 Riccardo Fucile
TRA L’INSORGERE DI EGOISMI NAZIONALI E REGOLE SOFFOCANTI
Il diffondersi del timore «che l’euro non sia irreversibile».
È questo che dal precipitare della crisi greca teme il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, più che gli effetti sui nostri conti pubblici. «Non irreversibile».
È un termine che evoca scenari inquietanti, ben oltre le implicazioni dell’eventuale uscita della Grecia dalla moneta unica.
Perchè se l’euro fosse davvero «non irreversibile», potrebbe mai esserlo la stessa Unione Europea?
Per quanto si stenti ancora a prenderne coscienza, c’è questo in ballo nella partita fra Atene, Francoforte e gli altri Paesi dell’eurozona.
E la sensazione che si stia giocando con il fuoco sulla pelle dell’Europa è sempre più netta.
L’ escalation dei toni con cui Alexis Tsipras prefigura per domenica una scelta senza ritorno, dopo aver rivendicato nei giorni scorsi addirittura il pagamento dei danni della Seconda guerra mondiale, e di rimando il gelo di Berlino spargono un odore sinistro. Lo stesso odore che aveva ammorbato il Continente per secoli e secoli, ed è per non sentirlo più che i padri fondatori avevano fatto nascere la Comunità europea. Decretando che le ragioni per stare insieme in pace sono immensamente più numerose e importanti di quelle che avevano insanguinato fino ad allora l’Europa.
Ragioni ora smarrite nell’insorgere degli egoismi nazionali: come quelli di certi Paesi ex comunisti inondati di contributi europei che però sbattono la porta in faccia a un migliaio di rifugiati.
Oppure soffocate da regole che rendono l’Europa una camicia di forza insopportabile. O di più, schiacciate da un rigore dei conti pubblici sacrosanto, ma la cui applicazione pratica non prevede il buonsenso.
Con il risultato che basterebbe una scintilla per mandare in fumo tutto. Tsipras ci pensa?
L’abisso che sembra adesso dividere dall’Europa anche i più europeisti ha certo molti colpevoli. Il principale però è l’ignoranza.
Dalla nascita della Cee sono trascorsi 58 anni, e ben 23 da quando c’è l’Unione.
Esiste anche una bandiera: per legge campeggia sulla facciata degli edifici pubblici. Ma quanti cittadini europei sanno che cosa davvero rappresenta?
Prendiamo l’Italia.
Non c’è una legge che imponga nelle scuole l’insegnamento della storia e delle istituzioni dell’Unione.
Solo due mesi fa il dipartimento delle politiche europee ha firmato con il ministero dell’Istruzione, il Parlamento di Strasburgo e la commissione Ue un «accordo di programma» per istituire «un partenariato strategico allo scopo di garantire nelle scuole italiane l’Educazione civica europea». Bene.
Ma l’orizzonte per colmare finalmente la lacuna non è vicino: il governo «spera» nel 2020. D’altra parte, dice Palazzo Chigi, «molti docenti sono digiuni di nozioni basilari sull’Ue e quindi non riescono a inserire unità didattiche ad essa relative nelle loro programmazioni».
Dovremo dunque attendere cinque anni perchè i nostri figli (o forse i loro) imparino che cosa sono il Parlamento e la Commissione europea?
Ma soprattutto perchè è nata l’Unione (mai più guerre in casa nostra!) e qual è la nostra storia?
Cinque anni, e il mondo cambia in 5 giorni.
Ci fosse stata la volontà di farlo, si sarebbe introdotto da tempo l’insegnamento di Istituzioni e Storia d’Europa.
Magari con una delle tante riforme della scuola: utilizzate invece per demolire i programmi e risolvere i problemi dei professori anzichè quelli degli studenti.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 9th, 2015 Riccardo Fucile
“FARE FALLIRE LA GRECIA NON E’ NEL NOSTRO INTERESSE”
Sostiene Massimo D’Alema: «Lasciamo da parte la “solidarietà ”, valore passato di moda
nell’Europa di oggi. Vogliamo parlare di interessi? Bene, non è nostro interesse far fallire la Grecia. L’Europa sta affondando in un bicchier d’acqua! Per mancanza di forza politica. Per mancanza di leader come Helmut Kohl, che fu capace di risolvere il problema della Germania Est in un notte, quella in cui seppe dire: “parità del marco!” In quei giorni l’establishment e gli economisti ripetevano: è folle! Se Kohl avesse ragionato con la logica attuale, avrebbe imposto lacrime e sangue ai tedeschi dell’Est. Disse: a costo di sacrifici, andiamo avanti tutti insieme. E i risultati li abbiamo visti. Questo è il coraggio della politica. Non fu un favore ai tedeschi dell’Est, perchè poi fu tutta la Germania a fare il salto. Iniziativa generosa, la stessa che cinque anni fa l’Europa avrebbe dovuto compiere con la Grecia: stiamo parlando di un debito di 330 miliardi e di un’Europa che, per il mancato accordo, ha bruciato nelle Borse 7-800 miliardi soltanto negli ultimi giorni».
Sono giornate di grazia per l’ex presidente del Consiglio: l’intervista tv nella quale ha reso comprensibile il meccanismo che ha consentito ai paesi più ricchi d’Europa di sostenere le proprie banche, attraverso gli aiuti alla Grecia, gli è valso oltre un milione e mezzo di contatti in rete, in parte da quel mondo che per anni lo ha messo all’indice come l’«uomo nero» della sinistra italiana.
Da parte di Germania e Francia fine scientemente conseguito o, piuttosto, eterogenesi dei fini?
«Qualcuno, in modo sciocco, ha presentato quella intervista come un attacco alla Germania. Mentre io ho solamente descritto un meccanismo paradossale, perchè moltiplica le diseguaglianze e gli squilibri a sfavore dei Paesi più deboli. Un meccanismo che dimostra le debolezze strutturali dell’area euro, all’interno della quale ci sono paesi con un diverso grado di competitività e di ricchezza; diversi sistemi sociali e fiscali. Ma questo sta producendo effetti perversi. I paesi ricchi raccolgono denaro dai risparmiatori ad un costo bassissimo, comprano i titoli dei Paesi indebitati, che hanno rendimenti spesso molto elevati e ne incassano gli interessi. Così si determina un flusso di risorse dai paesi poveri a quelli ricchi».
Si comincia a ragionare sul contagio politico nei Paesi del Mediterraneo: allarmismo eccessivo?
«In mancanza di meccanismi di aggiustamento si va verso la compressione dei salari, dei consumi e dei diritti dei lavoratori. L’effetto è la rivolta progressiva nelle aree più deboli dell’eurozona e l’estendersi di un sentimento di rivolta che può assumere due diversi caratteri; una rivolta sociale con forme di populismo di sinistra; o può invece prevalere la rivolta nazionalistica anti-europea, di destra. Serve una classe dirigente che si renda conto di questi pericoli».
Alla luce delle trattative in corso ancora attuale l’appello che lei ha firmato assieme ad alcuni autorevoli economisti?
«Una proposta concretissima. Occorre ristrutturare il debito, fare un prestito-ponte, allungare i termini della restituzione, tenere bassi i tassi di interesse. Occorre prendere atto della realtà : la Grecia non è in grado di pagare il suo debito. Conviene farla fallire? No! La solidarietà non è più un valore in questa Europa, ma non conviene all’Italia far fallire la Grecia, anzitutto perchè nessuno è in grado di valutarne appieno le conseguenze. Non dimentichiamoci mai della lezione della Lehman Brothers: gli americani ancora si pentono di non averla salvata».
Renzi, riferendo l’umore di alcuni Paesi ha detto che non possono decidere i greci per tutti gli europei….
«Come i greci non possono decidere per tutti i popoli europei, così le decisioni di Bruxelles non possono essere prese dalla sola Merkel, come in effetti è avvenuto con la sua dichiarazione qualche ora prima della riunione dell’eurogruppo. Insomma, ad una iniziativa politica si è opposto un veto, che ha influenzato il risultato del referendum. Tra l’altro il calcolo fatto si è rivelato sbagliato e le dichiarazioni della signora Merkel hanno radicalizzato il risultato».
La Spd ha dato la linea alla Bild, invocando «aiuti umanitari» per la Grecia. Un Pse allo sbando?
«In questa vicenda il socialismo europeo non si è mosso in modo unitario e questo ha influito negativamente sulla capacità di incidere sulle scelte europee. Quello della Grecia è un grande test per il riformismo europeo. Se in Europa dovesse prevalere l’idea meschina di dare una lezione alla Grecia con l’illusione di punire chi non “fa i compiti a casa” e fermare così la deriva populista, questo avrebbe un effetto boomerang sui paesi più esposti».
Come si concilia la continua rivendicazione del primato del Pd in Europa col sostanziale l’«agnosticismo» del governo italiano?
«Renzi? Ha fatto quel che poteva…».
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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