Destra di Popolo.net

INSULTI AI ROMANI, BOSSI FA FINTA DI SCUSARSI E LA FINTA OPPOSIZIONE RITIRA LA MOZIONE DI SFIDUCIA

Settembre 30th, 2010 Riccardo Fucile

SE LA LEGA E’ ARRIVATA AL GOVERNO CON LA CLASSE DIRIGENTE CHE SI RITROVA E’ ANCHE GRAZIE AD UN’OPPOSIZIONE FANTOCCIO, INCAPACE DI COGLIERE LE OCCASIONI PER METTERLA ALL’ANGOLO…DI PIETRO E BERSANI ALZANO LA VOCE E POI FLIRTANO CON I SECESSIONISTI…E ALEMANNO FA SOLO TEATRO

Il leader della Lega Nord e ministro per le Riforme, Umberto Bossi, dopo due giorni ci ripensa e, per mera convenienza, fa finta di fare marcia indietro e si scusa per la sua interpretazione della storica sigla SPQR (“Per me vuol dire sempre Sono Porci Questi Romani”).
Al tempo stesso ha pure il coraggio di denunciare “la strumentalizzazione” di quella che nelle sue intenzioni doveva essere “solo una battuta”.
“Chiedo scusa ai cittadini se si sono sentiti offesi, ma era una battuta. La cosa è stata strumentalizzata, sono stato impiccato per una frase”.
Solo una battuta, dunque, che volete che sia, aveva ragione Berlusconi, costata al Senatùr la mozione di sfiducia presentata dal Pd che però, di fronte alla retromarcia del leader del Carroccio, decide di evitare il passaggio parlamentare che si presentava difficile per il Senatur e per la tenuta della maggioranza visto che anche i finiani, oltre alle opposizioni, erano pronti a votare contro il ministro.
Poteva essere messo in difficoltà  e chi corrono a salvarlo?
Non Fini, ma Bersani e Di Pietro, la finta opposizione che abbiamo in Italia.
“Abbiamo già  ottenuto il risultato perchè, rispetto alle altre volte, ci sono state scuse formali”, spiega il capogruppo Dario Franceschini. “Un risultato e una vittoria di una mozione – aggiunge – che metteva molta paura sia nel merito sia per le modalità  di votazione”.
Forse metteva paura anche al Pd, si vede.
Non si sa mai che cada il governo.
E questa sarebbe l’opposizione?
Anche l’Idv si mostra conciliante. “Prendiamo atto delle scuse formali di Bossi – ha detto Antonio Di Pietro – proprio per non alimentare ulteriori polemiche, le accettiamo nella speranza che questa storia possa servirgli da lezione”.
Pure i duri e puri preferiscono non rischiare che Bossi venga sfiduciato e il governo cada.
Si unisce alla compagnia anche Alemanno che pigola: “Scuse accettate, ma venga in Campidoglio”.
“Tutte le strumentalizzazioni su questa vicenda devono terminare – dice il primo cittadino di Roma -. Però vorrei che ci fosse chiarezza anche politica per il futuro in maniera tale che ci sia, come era nel patto iniziale, rispetto per Roma Capitale, in sintonia col progetto del federalismo fiscale”.
Doroteo, l’ex contestatore di Bush.
E buon ultimo arriva il patetico sagrestano Bondi: “Bossi ha nuovamente testimoniato di essere non solo un leader politico autorevole ma anche un galantuomo raro nella vita politica italiana” .
Mancava solo che si inchinasse davanti all’altarino.
Il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi, forse non avvisato da Di Pietro, dice invece l’opposto : “Le scuse di Bossi sono tardive, poco convinte e assolutamente insufficienti. Non risolvono in alcun modo il problema della violenza verbale della Lega e dei quotidiani attacchi all’unità  nazionale, alle istituzioni e alla Costituzione. La politica è stata sino ad oggi troppo condiscendente nei confronti della Lega. E’ il momento di dire basta”.
Condividiamo.
Peccato che queste parole avrebbe dovuto dirle una destra seria, mandando a casa, con un sì al voto di sfiducia, l’ultimo segretario di partito della prima Repubblica ancora in attività , beccato con una mazzetta da 200 milioni.

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SOLE DELLE ALPI: STORIA DELL'APPROPRIAZIONE INDEBITA DI UN SIMBOLO

Settembre 19th, 2010 Riccardo Fucile

UN EMBLEMA EUROASIATICO DIVENTATO SIMBOLO DELLA LEGA, MA PRESENTE IN TANTE PARTI D’ITALIA: DALLA TOSCANA ALLA PUGLIA,   DA ROMA AD ISCHIA….UNA MITOLOGIA TIRATA PER I CAPELLI   PER INVENTARSI UNA PEZZA D’APPOGGIO STORICA PER UNA TESI CHE DI STORICO NON HA NULLA

Il simbolo è molto antico, il nome decisamente recente: il fiore stilizzato a sei petali racchiuso in un cerchio, oggi noto per lo più come Sole delle Alpi, è un arcaico emblema eurasiatico, che è stato, nel tempo e nello spazio, differentemente chiamato anche rosa celtica, fiore a sei petali, rosa dei pastori e, in età  medievale, anche rosa carolingia.
Evocativo del sole e del suo potere vivifico, è sempre stato inteso come stemma bene augurante e inciso su costruzioni, abitazioni, portali e chiese, su pietra, legno o metallo. Diffuso dall’India alla Scandinavia e assunto, con piccole variazioni formali, come simbolo di varie comunità  di tutto il contesto euroasiatico, in Italia fa la sua comparsa già  dalla fine del VI secolo a. C.
Ne restano antiche reminiscenze disseminate lungo tutta la penisola: sull’urna etrusca di Civitella Paganico in Toscana; in Puglia sulle cosiddette Stele daunie, monumenti funerari in pietra calcarea proveniente dal Gargano, in uso presso l’antica civiltà  dei Dauni; in Val Camonica; nell’arte celtica; nell’iconografia longobarda; nell’area di influenza celtoligure; sul pavimento del santuario di Saronno; nei rosoni absidali della chiesa dei santi Giovanni e Paolo a Venezia; a Roma nella basilica di san Clemente.
Lo stesso simbolo è diffuso anche in Campania, in particolare sull’isola di Ischia, dove è una tipica decorazione degli architravi degli antichi edifici del centro storico di Forio.
Compare anche, privo della circonferenza di contorno, nella parte superiore dello stemma della provincia di Lecco.
E lo si può ritrovare pure su banchi, cartelli, vetrate, cestini   e zerbini del nuovo polo scolastico della cittadina di Adro, qui rigorosamente in uno sgargiante colore verde.
Tra queste più recenti comparse e le più antiche, il fiore a sei petali inscritto in un cerchio è stato inserito nel proprio simbolo dalla Lega Nord, che lo ha proposto anche come eventuale bandiera della Padania, scegliendo naturalmente per lo stemma il colore verde, rappresentativo del partito.
E battezzando definitivamente il simbolo con il nome di Sole delle Alpi, termine coniato negli anni Novanta da alcuni intellettuali, con il contributo particolare di Gilberto Oneto.
È precisamente da quegli anni che l’immagine in contesto italiano è legata al partito della Lega Nord.
Emblema, soprattutto, della sua caricaturale rincorsa all’appropriazione indebita di simboli, storia, tradizione.
Dell’affannoso quanto goffo bisogno di forgiare una mitologia tirata per i capelli e una memoria raffazzonata ad arte, nel tentativo di fornire una pezza d’appoggio ad affermazioni, prese di posizione e proclami politici e no che di legittimazioni storiche, però, ne hanno ben poche.
Con buona pace del sindaco di Adro.

Cecilia Moretti
Farefuturoweb

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MIRACOLO A BRESCIA: CINQUE DELLE OTTO VINCITRICI DI UN CONCORSO PUBBLICO SONO LEGHISTE

Settembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

TRATTASI DELLA FIGLIA DI UN CANDIDATO DELLA LEGA, DELLA NIPOTE DI UN ASSESSORE PADANO, DELLA MOGLIE DI UN VICESINDACO LEGHISTA, DI DUE CONTRATTISTE GIA’ ALLE DIPENDENZE DI UN ASSESSORE DEL CARROCCIO…DA PARENTOPOLI A CARROCCIOPOLI: ARRIVANO I MORALIZZATORI DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA

Si iscrissero in settecento, si presentarono in duecentoquaranta, andarono avanti in trentotto. Ma i posti erano solo otto. Da settecento a otto.
Tra questi vinsero cinque fanciulle con un pedigree “padano” a dir poco granitico, che ora aspettano solo di prendere possesso della loro seggiola.
C’è la figliola del candidato leghista alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale leghista, la moglie del vicesindaco leghista del capoluogo e ben due beneficiarie di contratto ad personam presso lo stesso assessorato provinciale retto dal medesimo esponente politico. Leghista, ovviamente.
Messa così, sembrerebbe la storia di un’edizione qualsiasi di Miss Padania.
In realtà  si tratta di un concorso pubblico per otto posti da impiegato presso la Provincia di Brescia.
Altro che “semplice” Parentopoli. Qui pare di stare a Carrocciopoli, dove la Vittoria sembra farsi schiava solo davanti ai nipotini di Alberto da Giussano.
La storia di questo concorso pubblico – ricostruita e denunciata punto per punto su internet dal gruppo di cittadini Tempo Moderno — inizia nel dicembre 2008.
Quando la Provincia di Brescia, all’epoca presieduta dal pidiellino Alberto Cavalli, pubblica il bando «per la copertura di numero 8 posti di istruttore amministrativo, Categoria C — a tempo pieno e indeterminato».
Impiegati di concetto, tanto per capirci.
Con tanto di contratto blindato e stipendio garantito dalla collettività .
Le candidature avanzate dopo la pubblicazione del bando sono oltre settecento. Un posto al sole della pubblica amministrazione, di questi tempi, fa gola a tutti.
Alla prova scritta si presentano in duecentoquaranta. Pare complicato, il primo round. Soprattutto perchè, sul punto, il bando lascia spazio a più interpretazioni.
«La prova scritta», si legge, «potrà  consistere nella stesura di un elaborato o nella soluzione di appositi tests (proprio così: tests, ndr) a risposta chiusa su scelta multipla e/o in una serie di quesiti ai quali dovrà  essere data una risposta sintetica»
C’è qualche «e/o» di troppo, forse. Ma d’altronde, quale amministrazione pubblica può elaborare un bando di concorso con tutti i crismi della chiarezza?
Per i risultati della prima prova basta attendere fino al 28 ottobre 2009.
Quando la graduatoria dei trentotto ammessi all’orale viene pubblicata dal sito internet della Provincia di Brescia. Che, nel frattempo, ha cambiato presidente.
Al posto del pidiellino Cavalli, che ha completato anche il secondo mandato, è arrivato un cavallo di razza del Carroccio: il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora.
Uno degli autori, insieme a Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, del testo della legge sul federalismo fiscale.
Dei trentotto ammessi all’orale, sussurrano le tante malelingue che si annidano tra i tantissimi “trombati”, ci sono troppi concorrenti «vicini» alla Lega.
Tutti con punteggi altissimi. Troppi? Vicini alla Lega? E in che senso «vicini»?
Sembra il solito chiacchiericcio che anima ogni post-concorso pubblico che si rispetti, in cui chi resta fuori punta l’indice contro chi è finito dentro.
E poi, come scriveva il commediografo Terenzio centosessant’anni prima che nascesse Cristo, «non c’è nulla che le male lingue non possono peggiorare». Ma è sufficiente aspettare fino ai risultati della prova orale, e quindi fino alla proclamazione degli otto vincitori del concorso pubblico della Provincia di Brescia, per ricadere nella tentazione andreottiana di pensar male. E, quindi, di far peccato.
La graduatoria definitiva viene pubblicata il 4 febbraio 2010 ed è facilmente consultabile su internet.
Il primo posto utile lo conquista l’ottava in classifica.
Si chiama Sara Grumi ed è figlia di Guido, candidato alle ultime   regionali con la Lega Nord nonchè assessore del Comune di Gavardo. Trattasi senz’altro di ragazza particolarmente preparata visto che, nel suo palmares, c’è già  un contratto di collaborazione con le istituzioni. Anche in questo caso – strano ma vero – con l’amministrazione provinciale bresciana.
Tolti i candidati al settimo, al quarto e al secondo posto della graduatoria, le altri cinque caselle da impiegato provinciale finiscono tutte ad altrettante signore o signorine di “simpatie” leghiste.
Al sesto posto c’è Katia Peli. Che non è mica una semplice omonima dell’assessore provinciale leghista alla Pubblica Istruzione Aristide Peli.
No, è proprio la nipote.
E, non a caso, gli fa anche da segretaria, con tanto di contratto a tempo determinato.
Ma quando la lettura della classifica arriva alla quinta posizione, ecco che si sente la mancanza dell’antico e glorioso rullo di tamburi.
Infatti, tra le vincitrici del concorso c’è anche la signora Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Concesio nonchè moglie – come evidenza il dossier del gruppo Tempo Moderno – nientemeno che del vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi.
Leghista lui, leghista lei. Numero due del Comune lui, vincitrice di concorso alla Provincia lei. Sembra un film di Lina Wertmuller, in verità  è puro reality.
E arriviamo alla cima della graduatoria. Alle più brave, insomma.
Si chiamano Cristina Vitali e Anna Ponzoni, rispettivamente la prima e la terza classificata.
E qui la “coincidenza” ha dell’incredibile.
Ai primi posti di un concorso a cui hanno partecipato in duecentoquaranta finiscono due persone che non solo lavorano già  in Provincia.
Ma che addirittura sono impiegate presso il medesimo assessorato.
La signora Vitali e la signora Ponzoni, oltre a condividere senz’altro la grande preparazione culturale che ha consentito loro di arrivare al top della graduatoria, hanno entrambe un contratto ad personam con l’assessorato alle Attività  produttive, attualmente guidato dal leghista Giorgio Bontempi.
Non c’è che dire: il diavolo della Lega non solo fa ottime pentole, ma è addirittura un maestro nel realizzare i coperchi.
La figlia del candidato alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale, la moglie del vicesindaco e due collaboratrici ad personam di un altro assessore provinciale.
Tutte vicine a uomini del Carroccio. E tutte, rigorosamente, vincitrici di concorso pubblico.
Sei donne per sei posti di impiegato.
Che stanno lì, alla Provincia di Brescia, in attesa di essere occupati.(da il Riformista)

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COMMISSARIATA LA LEGA IN EMILIA: BOSSI MANDA LA BADANTE PER RISTABILIRE L’ORDINE PADANO

Settembre 15th, 2010 Riccardo Fucile

I VOTI HANNO DATO ALLA TESTA ALLA DIRIGENZA LEGHISTA EMILIANA: TUTTI CONTRO TUTTI PER SPARTIRSI TORTA E TORTELLINI…ROSY MAURO AFFIANCHERA’ ALESSANDRI AL CENTRO DELLA BUFERA E DI SCANDALI… FIOCCANO ESPULSIONI, MENTRE MOLTO ISCRITTI LASCIANO IL PARTITO

Azzerato il direttivo nazionale dell’Emilia della Lega Nord, che mantiene Angelo Alessandri solo formalmente nella carica di segretario nazionale e vicepresidente federale del Carroccio: la decisione arriva dalla riunione dello stesso organo, che si e’ concluso a Reggio Emilia, alla presenza di Rosy Mauro (che da ieri affianca lo stesso Alessandri).
E’ stata inoltre decisa una riorganizzazione interna che affianchera’ ai responsabili dell’amministrazione e dell’organizzazione terze figure scelte da Rosy Mauro.
Per quanto riguarda le modifiche in seno al Carroccio emiliano, in particolare, il responsabile amministrativo Gian Franco Barigazzi verra’ affiancato da due collaboratori e il gruppo organizzativo passa da uno a tre membri.
Dopo le polemiche sulle irregolarita’ nella gestione delle risorse del partito e le accuse contro Alessandri culminate nell’espulsione dell’ex vice Marco Lusetti, da via Bellerio hanno cercato di tamponare la falla che sta portando la Lega emiliana ogni giorno sulle prime pagine dei giornali regionali con la nomina della persona di fiducia della moglie di Bossi.
La lente di ingrandimento di via Bellerio sull’Emilia sembra ingrandirsi a conclusione di una lunga serie di polemiche e veleni interni iniziata questa estate con il “caso” delle multe collezionate da Alessandri durante i suoi spostamenti e in parte addebitate al bilancio del Carroccio.
Contro Alessandri sono state sollevate inoltre accuse di scarsa trasparenza sulla gestione delle risorse relative all’affitto di un ufficio del parlamentare a Guastalla, e ai versamenti delle quote di 500 euro mensili dovute dal presidente della commissione Ambiente della Camera al partito.
La battaglia interna per la segreteria emiliana ha infine lasciato sul campo l’ex braccio destro di Alessandri Marco Lusetti, espulso dalla Lega per la vicenda Enci, Alberto Magaroli e Alberto Veronesi, messi alla porta per violazione dell’articolo 53 dello statuto leghista.
Una situazione di instabilita’ che si e’ riverberata in alcune defezioni, specie nel bolognese, federazione provinciale da tempo commissariata.
A ferragosto hanno lasciato 15 persone traslocate verso la nuova formazione di Gianfranco Fini, mentre e’ di ieri la notizia di una nuova espulsione comminata a un iscritto di Molinella. Continua »

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LA LEGA E’ ANCORA FEDERALISTA?

Settembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

UN INTERVENTO DI LUCA RIDOLFI SU “LA STAMPA” DIMOSTRA COME ALLA LEGA DEL FEDERALISMO INTERESSI BEN POCO: MEGLIO IL POTERE AMMINISTRATIVO… BOSSI LO SPACCIA PER COSA FATTA, MA I DECRETI ATTUATIVI SONO PRIVI DI CONTENUTI, SOLO UNA SCATOLA VUOTA…UN PARTITO COME GLI ALTRI

Pubblichiamo un interessante intervento di Luca Ridolfi, editorialista de “la Stampa” di Torino, docente di sociologia all’Università  di Torino, in merito all’interesse reale della Lega al federalismo.

E’ un po’ che me lo chiedo: la Lega è davvero interessata al federalismo?
I primi dubbi li ebbi un paio di anni fa, quando venne varata la legge sui servizi pubblici locali.
Da un partito che vuole eliminare gli sprechi e le inefficienze nella pubblica amministrazione mi aspettavo scelte assai più radicali in materia di concorrenza, e invece la Lega frenò, lasciando passare una legge piuttosto timida.
Un parlamentare lombardo della Lega mi spiegò poi perchè: è vero che facendo gare aperte si possono ottenere tariffe più basse per i cittadini, ma il rischio era che gli appalti li prendessero aziende straniere, con tanti saluti alle ditte e dittarelle locali. Per questo la Lega scelse di frenare.
Poi, quando si cominciò a parlare di manovra e di sacrifici, e qualcuno propose di abolire le «Province inutili» (uno degli impegni del centrodestra in campagna elettorale), fu di nuovo la Lega a frenare.
Se la proposta fosse passata, sarebbero state soppresse anche alcune Province del Nord, con tanti saluti alle poltrone di un buon numero di amministratori leghisti.
Di qui lo stop: il provvedimento venne stralciato e messo in un binario morto.
Un altro dubbio mi venne la primavera scorsa, quando la sacrosanta protesta dei sindaci del Nord contro i vincoli del patto di stabilità  ebbe ad incontrare la sorda ostilità  dei dirigenti nazionali del Carroccio.
Ma il dubbio più grande lo ebbi in occasione della recente manovra estiva, fondamentalmente basata su tagli «lineari» (eguali per tutti) a Regioni, Province e Comuni.
Da un partito federalista mi sarei aspettato una dura battaglia per distribuire i tagli in modo da premiare i territori virtuosi e punire quelli spreconi, se non altro perchè per un’amministrazione che ha già  tagliato è molto più difficile continuare a farlo.
Invece, nonostante qualche timido tentativo del governatore del Piemonte Roberto Cota, la Lega si defilò, lasciando passare un maxi-emendamento che permetterà  ancora una volta di rimandare un intervento incisivo e selettivo sugli sprechi.
Negli ultimi giorni però i miei dubbi e le mie perplessità  stanno diventando delle quasi-certezze.
C’è una crisi di governo, l’eventualità  di andare alle urne già  in autunno è molto concreta.
Contrariamente a quanto affermano diversi esponenti della Lega, il federalismo non è affatto al sicuro.
Non tanto perchè diversi decreti delegati devono ancora essere emanati, ma perchè anche i decreti delegati sono impostati senza numeri, sono scatole vuote che indicano alcuni meccanismi e soggetti che dovranno attuare il federalismo, ma lasciano del tutto aperti i due punti centrali: quanto dovranno risparmiare le varie amministrazioni, quanta evasione fiscale andrà  recuperata in ogni territorio. Detto brutalmente, i decreti delegati sono a loro volta più somiglianti a ulteriori leggi-delega che a norme dotate di un contenuto macroeconomico preciso e vincolante.
E dal momento che la base tecnico-statistica per attuare il federalismo fiscale non esiste ancora (nè potrebbe essere diversamente, perchè una classe politica irresponsabile ha passato quindici anni a discutere di principi, e quasi nulla ha fatto per renderli concretamente attuabili), ci vorranno ancora almeno un paio di anni per far partire il federalismo e per cominciare a capire come esso verrà  effettivamente attuato.
Ebbene, in questa situazione la Lega non si preoccupa di attuare il federalismo, ma di tornare al voto al più presto.
E racconta ai suoi ingenui elettori che il federalismo è al sicuro, è «in cassaforte», perchè nelle prossime settimane verranno approvati gli ultimi decreti delegati.
Non è così.
I decreti delegati, anche se riuscisse il miracolo di approvarli tutti prima dello scioglimento delle Camere, saranno inevitabilmente semi-vuoti, nel senso che toccherà  ai prossimi esecutivi riempirli di contenuti, sempre ammesso che i prossimi governi vogliano insistere su una riforma già  abortita tre volte. Continua »

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FRODI E TANGENTI IN VENETO: COINVOLTO SENATORE DELLA LEGA E VICESINDACO DEL CARROCCIO

Settembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

LA CRICCA DELLE PELLI AD ARZIGNANO: 300 MILIONI DI IVA NON VERSATI, GIRO D’AFFARI DI 1,5 MILIARDI, FALSE SPONSORIZZAZIONI PER FRODARE IL FISCO, COINVOLTE 200 AZIENDE… INDAGATO IL SEN. LEGHISTA FILIPPI, PROPRIETARIO DI UNICHIMICA E IL VICESINDACO SIGNORIN PER TRUFFA ED EVASIONE, MA NON SI SONO DIMESSI

Fatture false, soldi nascosti in doppifondi di Mercedes, via vai con banche di San Marino, cene ed escort di lusso, squadra di calcetto usata per false sponsorizzazione: quello che sta emergendo nel distretto di Arzignano, provincia di Vicenza, non farà  forse scandalizzare il ministro Brunetta che parla di cancro solo per i distretti del Sud, ma rappresenta una delle più grandi evasioni fiscali del dopoguerra per entità  della cifra evasa (300 milioni di euro) e per numero di aziende coinvolte nello stesso comprensorio.
Arzignano, 26.000 abitanti, è la zona della concia delle pelli per eccellenza: la Lega qua ha raccolto il 37% di consensi alle politiche 2008, ma ora, insieme a imprenditori e finanzieri, vede coinvolti nella maxi-evasione il vicesindaco Massimo Signorin (mamma e fratello indagati per evasione e truffa) e soprattutto il senatore Alberto Filippi e la sua azienda, la Unichimica.
La “cricca delle pelli”, come viene definita l’oggetto dell’inchiesta gudiziaria in corso, aveva un giro d’affari di 1,5 miliardi: attraverso fatture di sponsorizzazioni gonfiate, una rete di aziende colluse e un imprenditore faccendiere, Andra Ghiotto, presidente della Arzignano Grifo, squadra di calcetto cinque volte campione d’Italia di A1, si è evasa l’Iva per circa 300 milioni.
Son ben 200 aziende ( su 600 totali) coinvolte nel sistema: Ghiotto fatturava loro la sponsorizzazione per una cifra 100, incassava 100 e poi restituiva 80 alle aziende, attraverso un gioco di scatole cinesi oresso banche di San Marino.
Nell’inchiesta risulta coinvolto anche l’ex comandante della GdF, accusato di corruzione, e l’ex capo della Agenzia delle Entrate.
Tra i principali sponsor risulta la Unichimica del sen. leghista Alberto Filippi che avrebbe versato un milione di euro: e Ghiotto ha mostrato in Tv tre fatture intestate a Unichimica per un ammontare complessivo di 984.000 euro, emesse in soli sei mesi.
Il sen. Filippi però ha dichiarato di non aver alcuna intenzione di dimettersi dal Parlamento e la Lega “stranamente” non ha battuto ciglio : nessuna richiesta di dimissioni avanzata, si fa finta di nulla nel peggior stile da prima Repubblica.
Eppure Bossi parla spesso di espulsione immediata per chi ruba, come mai stavolta non ha adottato alcuna decisione?
Varrebbe la pena interrogarsi su questo atteggiamento.
O non se lo può permettere?

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PARENTOPOLI IN PIEMONTE: ASSUNTI PARENTI DEI POLITICI DELLA GIUNTA COTA

Settembre 11th, 2010 Riccardo Fucile

LEGA, PDL E ALLEATI DI CENTRODESTRA HANNO PIAZZATO   MOGLI, FIGLI, FRATELLI E SORELLE DI ASSESSORI E CONSIGLIERI,   ASSUNTI IN REGIONE CON CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO COME COLLABORATORI… UNA DECINA DI CASI CHE RAPPRESENTANO UNO SPACCATO DEL “RINNOVAMENTO ETICO” DEL CENTRODESTRA

A Torino l’hanno ribattezzata “la parentopoli piemontese” e la vicenda, che pur non ha risvolti illeciti, sta mettendo in serio imbarazzo il governatore (fino a decisione del Tar) Cota.
Perchè si ha un bel dire su “Roma ladrona”, sui favoritismi e i nepotismi della Casta, sullo scandalo delle assunzioni dei “soliti raccomandati della partitocrazia romana” a   scapito dei tanti giovani che cercano lavoro senza avere la spintarella giusta.
Ma etica vorrebbe che quando si passa a governare una Regione, si desse almeno l’esempio che le cose sono realmente cambiate, applicando le teorie alla pratica: largo alla meritocrazia e alla competenza.
In Piemonte invece si assiste alla vicenda di mogli, figli e figlie, fratelli e sorelle di assessori e consiglieri che sono stati assunti con contratti di lavoro a tempo determinato come collaboratori grazie a “risorse messe a disposizione di ogni gruppo e nella più assoluta discrezionalità “.
Circola una lista di nomi, tutto protocollato e confermato, un piccolo dossier con circa dieci persone imparentate con membri della Giunta Cota e che hanno usufruito di una corsia preferenziale per trovare lavoro.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.
Mario Carossa, capogruppo della Lega in consiglio regionale, ha la figlia Michela piazzata nella segreteria del governatore Cota come “addetta collaboratore dell’ufficio di comunicazione”.
L’assesssore all’Ambiente Roberto Ravello (Pdl) ha la moglie sistemata nella segreteria dell’Assessore ai Trasporti e collega di partito, William Casoni.
I consiglieri del Pdl Francesco Toselli e Rosanna Costa hanno piazzato la sorella delprimo, Maria Cristina, nell’ufficio di “rapporto con il cittadino”,   mentre la figlia della seconda, Daniela, fa l’assistente alla mamma.
Sempre del Pdl è anche Maria Teresa Armosino, presidente della provincia di Asti: sua sorella Giovanna lavora per il gruppo del Pdl.
Sotto accusa anche gli esponenti delle due liste di appoggio a Cota: il capogruppo dei “Pensionati per Cota” ha sistemato la sorella Sabrina a contratto per il gruppo della sua lista.
Il capogrupo dei “Verdi per Cota”, Maurizio Lupi, ha battuto ogni record in fatto di parenti collaboratori:   la figlia Sara e la moglie Lorella, più i due fratelli Roberto ed Alessandro.
Con l’assessore leghista allo Sviluppo economico lavorano invece Giuseppe Cortese e Isabella Arnoldi, marito e moglie nella vita.
Uno spaccato parentale di tutto rispetto, visto il poco tempo passato dall’insediamento: non si può dire che la giunta Cota non lavori alacrememnte, soprattutto per sistemare i sodali.
Per la “battaglia anticasta romana” c’è sempre tempo: per ora prevalgono le istanze della padagna del magna magna.

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MAI PIU’ SUDDITI, LE RADICI DELLA DESTRA A MIRABELLO: ANIMA, CUORE, PASSIONE, TRADIZIONE, POLITICA.

Settembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

RITORNA UNA DESTRA IDENTITARIA E POPOLARE: MIGLIAIA DI MILITANTI VOGLIONO RISCRIVERE UNA PAGINA DI STORIA… ARCHIVIATO IL BERLUSCONISMO, TORNANO I VALORI DELLA PATRIA, DELL’UNITA’ NAZIONALE, DELLA LEGALITA’, DEI DIRITTI CIVILI E POLITICI, DEL SENSO DELLO STATO, DELL’AIUTO AI PIU’ DEBOLI CONTRO GLI EGOISMI MERCANTILI DEI PIU’ FORTI

Quello che più colpisce, mentre Fini parla, è la tensione emotiva del popolo di destra che è accorso a MIrabello: una moltitudine di giovani mischiata a tanti militanti con alle spalle una storia personale fatta di sacrifici e di passione.
Chi sta   a destra ha la capacità  di captare i momenti di svolta importanti della storia politica del nostro Paese e vuole esserci, partecipare, metterci la faccia e le idee.
Alla piazza delle truppe cammellate dei raduni del Pdl vedevi gente asettica, fredda, distaccata.
Qua respiri passione, cuore, anima, tradizione.
Senti il respiro di un popolo che sa ritrovarsi, anche nel ricambio generazionale.
L’applauso più potente del discorso di Fini la piazza lo riserva al riferimento “ai colonnelli o capitani   che hanno cambiato generale”.
Sventolano le bandiere di An e quelle di Futuro e Libertà , mentre gli ululati accompagnano il tono sprezzante con cui Fini parla degli ex caporali.
Per la base, essersi liberati dei quattro che li hanno persi per il culo per anni, con l’aggiunta del neo-reggicoda Storace, esperto in telefonia, è un “momento a lungo atteso”.
Vedi entusiasmo negli occhi di uomini e donne che rispondono con una ovazione quando Fini fa un accenno al vergognoso comportamento tenuto dal governo nell’accogliere Gheddafi.
Sentono un Fini diverso, che ha il coraggio di chiamare infami gli infami, ma che sa anche commuoversi, analizzare lucidamente la situazione, dosare attacchi e obiettivi.
Ascoltano dopo anni un leader di destra che parla di socialità , di solidarietà , di aiutare i più deboli, di patto tra capitale e lavoro, di welfare.
Ascoltano un leader di destra che non li vuole sudditi a corte, ma protagonisti del cambiamento, che parla al cuore dei giovani, delle famiglie, dei senza diritti.
Che dice chiaramente che la padania non esiste, che l’Italia è una e tale deve restare.
Che il garantismo non deve mai sfociare nel “garantire l’impunità “, che le forze dell’ordine vanno tutelate, la scuola pubblica non va distrutta, la magistratura va rispettata, i parlamentari vanno scelti dal popolo, non dal padrone, che in un partito “liberale di massa” deve garantito il dissenso e la discussione, che gli immigrati hanno non solo doveri ma anche diritti.
Un Fini che sa fare autocritica dei propri errori, ma che non si presta al gioco del premier che prima lo caccia e poi accusa i dissidenti di voler fare un partito.
Il teatrino della politica lo fa da anni Berlusconi.
Gli impegni presi saranno rispettati, ma solo quelli scritti nel programma e si discuterà  su tutto.
Nessuno minacci, perchè qua non siamo a Palazzo Grazioli: questa base non si fa comprare e non si fa intimidire. Continua »

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SINDACO LEGHISTA PRESENZIA AL RAMADAM E IL SEN. DELLA LEGA STIFFONI LO SCOMUNICA :”E' UN VEGETARIANO DI SINISTRA”

Settembre 5th, 2010 Riccardo Fucile

PER UNA VOLTA CHE C’E’ UN LEGHISTA NORMALE, GLI ARRIVANO GLI INSULTI “QUALIFICATI” DA CHI AUSPICAVA I FORNI CREMATORI PER GLI IMMIGRATI… IL SINDACO DI RESANA (TV) RIBATTE “SONO PER IL RISPETTO DELLE REGOLE DA PARTE DI TUTTI”

Il suo slogan elettorale era stato “Cambiare conviene, cambiare si può”: Loris Mazzorato è stato eletto un anno fa sindaco di Resana, comune trevigiano di 9.000 abitanti nella lista della Lega Nord.
Imprenditore tessile, 46 anni, per 15 anni responsabile della Croce Rossa e impegnato nel sociale, il povero sindaco col cervello a posto non avrebbe mai pensato di finire sotto processo nel suo partito per un grave reato.
Invitato alla festa di chiusura del ramadam, promossa nel suo comune dall’Associazione culturale islamica Pace, ha presenziato   volentieri “perchè la nostra giunta non fa discriminazioni”.
Apriti cielo.
E’ arrivato a tambur battente l’anatema di un personaggio qualificato come il sen. leghista Piergiorgio Stiffoni, noto alla cronache per avere definito i romeni “tutti stupratori” e auspicato “i forni crematori per gli immigrati”.
Un tale personaggio ancora a piede libero non poteva che uscire con affermazioni di condanna rivolte al sindaco: “Macchè leghista, quello è un vegetariano di sinistra, un tipo strambo, non è dei nostri, lo dimostra con questa iniziativa”.
Se uno non discrimina non è leghista, insomma: questo il libretto rosso dello Stiffoni, padano duro e puro.
Non esiste solo la linea del Po, ma anche quella del partito e presenziare alla festa della comunità  islamica locale è una grave mancanza. Cheap Fake Marni Handbags Description
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argomento: Bossi, denuncia, federalismo, governo, Immigrazione, LegaNord, Politica, radici e valori | Commenta »

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