Maggio 19th, 2010 Riccardo Fucile
OGGI APPROVANO IL DECRETO LEGISLATIVO, MA QUELLO ATTUATIVO, TRA QUALCHE MESE, DIFFICILMENTE PASSERA’…FINI: “NESSUNO DICE QUANTO COSTA IL FEDERALISMO” …BERLUSCONI E’ IL PRIMO A SAPERE CHE SARA’ UNA TASSA DA PAGARE: NEL PDL NON SOLO I FINIANI SONO PRONTI A IMPALLINARLO
Il primo dei quattro decreti legislativi oggi dovrà essere approvato dalla Commissione bicamerale e poi fatto proprio dal governo.
Dovrebbe entrare in vigore entro il 21 maggio, trasferendo dallo Stato agli enti locali spiagge, fiumi, laghi, caserme e strade.
Ma nel centrodestra non c’è assolutamente identità di vedute: i finiani si sono messi di traverso non solo con una serie di modifiche che hanno imposto, ma con le perplessità di fondo che restano: “la spesa pubblica che cresce è quella degli enti locali, in testa le regioni”.
Il sospetto che il provvedimento finisca per diventare un sistema per fare cassa, vendendosi anche la batteria di cucina, è per molti una certezza. Circolano già le quotazioni immobiliari: il Monte Cristallo a Cortina costa 259.000 euro, l’Arenile degli Alberoni a Venezia 1,5 milioni, l’isola del Buon Castello a Chioggia in svendita a 110.000 euro, i terreni del Golf ad Albarella 4,6 milioni, il monte Croda Rossa in liquidazione a 26.000 euro.
E’ solo l’inizio del prezziario del supermercato del federalismo: caserme dismesse, immobili statali, tutti in vendita al miglior offerente.
Ma quello che si approverà oggi sarà solo il cappello introduttivo: saranno i decreti attuativi che alla fine metteranno nero su bianco l’elenco dei bocconi prelibati su cui già volano gli avvoltoi.
E per quelli ci vorrà ancora un anno e tutti sanno che non passeranno mai. Continua »
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Maggio 18th, 2010 Riccardo Fucile
VOGLIONO CONSERVARE PROVINCE E COMUNITA’ MONTANE, AMANO LE AUTO BLU E SPENDONO 80 MILIONI PER LA “REGGIA DI TREVISO”…. 531.426 DI EURO SOLO PER LE SEDIE DELLA NUOVA SEDE DELLA PROVINCIA DI TREVISO…1 MILIONE DI EURO PER IL MUSEO DELLA STORIA CAMUNA NEL BRESCIANO E AD ASOLO LA SINDACO LEGHISTA SI RADDOPPIA LO STIPENDIO…NEL 2006 AL SENATO LA LEGA VOTO’ CONTRO IL TAGLIO DEL 10% A PENSIONI E VITALIZI
A detta di molti osservatori politici ci sono due Leghe, quella di lotta e quella di governo, a giudizio di altri ci sono anche due formazioni padane, una che scende in campo tra le mure amiche e una che indossa maglietta e calzoncini per le allodole sui campi in trasferta.
A parer nostro, c’è solo una squadra che opera in funzione della cattura del consenso sulla base di egoismi locali per poter mantenere una classe dirigente tra le più vecchie e clientelari che la storia italiana ricordi.
Modello vecchia Dc , secondo taluni, capitanata dall’unico segretario di partito che, pur condannato a 8 mesi di reclusione con sentenza definitiva per aver intascato 200 milioni ai tempi di Tangentopoli ( tangenti Sama, Enimont), continua a guidare un partito politico in Italia.
E che ha anche il coraggio di parlare di “ladroni” rivolgendosi ovviamente agli altri.
Per la serie “se li conosci li eviti”, vediamo qualche esempio di coerenza padana. A Roma sono i paladini della riduzione dei costi della Casta e degli sperperi d Stato (a parole ovviamente), ma quando per una volta il Pdl ne ha azzeccata una, chiedendo l’abolizione degli Enti inutili (risparmio di 1 miliardo di euro), a cominciare dalle Province e dalle Comunità Montane, indovinate chi le vuole conservare ad ogni costo?
La “Lega di lotta” che propone addirittura la creazione della provincia della Valcamonica, pietosa marchetta per le truppe territoriali padane in cerca di poltrone.
Le proposte di legge per la creazione di nuove province vedono la Lega al primo posto.
E non badano a spese: la nuova sede della provincia d Treviso , ultimata l’anno scorso è stata definita un’opera faraonica, una “reggia”, dal quotidiano locale “la Tribuna”, dal costo di 80 milioni di euro. Continua »
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Maggio 14th, 2010 Riccardo Fucile
LA CIFRA E’ INDICATA NEL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE TECNICA PARLAMENTARE SUL FEDERALISMO, APPENA DEPOSITATO …. ANCHE SE SI FORZASSE SUBITO SULLA BASE DEI MINIMI COSTI STANDARD OCCORREREBBERO 70 MILIARDI… CON LA SITUAZIONE ECONOMICA DISASTROSA DEI CONTI PUBBLICI ITALIANI, IL TESORO HA PROBLEMI PIU’ SERI DA AFFRONTARE
Sono mesi che alla domanda “ma quanto ci costerà introdurre in Italia il federalismo fiscale?”, tutti glissano: chi cambia discorso, chi rassicura un costo zero, chi cambia discorso e parla del tempo.
A parte le comparsate in Tv dei Cota, dei Castelli in aria e degli appiccatori di incendi e spacciatori di fumogeni alla Calderoli, nel merito non era mai entrato nessuno.
Perchè oltre alle perplessità che, una volta a regime ( tempo 10 anni), il federalismo fiscale non finisca per moltiplicare i centri di spesa e attivare una maggiore pressione fiscale dei Comuni, molte riserve erano state espresse su quanto costerebbe “da subito” il feticcio della riforma federalista.
Ora una risposta c’è, e ne segna il de profundis: la stima, aggiornata ai bilanci regionali del 2008, l’ha fornita la Commissione tecnica paritetica per il federalismo, nel rapporto curato da Luca Antonini (vicino alla Lega, quindi fonte insospettabile), appena depositato in Parlamento.
La cifra è da brividi: solo per assicurare il passaggio al federalismo nelle materie strategiche (sanità , istruzione e assistenza sociale), occorrerebbero 133 miliardi di euro in termini di spesa storica.
Anche al netto di sprechi e inefficienze, se con un colpo di bacchetta magica si potesse passare subito ai minimi “costi standard”, ovvero ai livelli più bassi delle regioni più efficienti, il costo non sarebbe inferiore ai 70 miliardi di euro. Appresi questi costi, inutile dire che il federalismo fiscale non si farà più, lo stesso Tremonti ha ammainato la bandiera per evidenti ragioni economiche: per il federalismo non c’è un euro a disposzione, inutile illudersi, è chiaro a tutti. Continua »
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Maggio 13th, 2010 Riccardo Fucile
PERCHE’ DOVREBBERO PAGARE I CITTADINI DI LAZIO, CAMPANIA, MOLISE, CALABRIA E SICILIA L’INEFFICIENZA DEI POLITICI? … PERCHE’ IL GOVERNO NON RESTITUISCE AL MERIDIONE I NOVE MILIARDI DI FONDI EUROPEI DESTINATI AL SUD CHE SI E’ FOTTUTO PER PAGARE LA CASSA INTEGRAZIONE AL NORD?… FAZIO: “I FONDI FAS NON SONO UN BANCOMAT”, MA QUANDO SERVONO ALLA PADAGNA LI USANO ECCOME
Le regioni con il deficit sanitario più alto dovranno aumentare le tasse fino al ripianamento. E’ quanto il governo ha chiesto a Lazio, Campania, Molise, Calabria e Sicilia, oggi nel corso del Consiglio dei Ministri, al quale hanno partecipato anche i governatori delle cinque Regioni con la sanità in rosso, più l’Abruzzo, che però si trova in una situazione migliore.
Una richiesta che il governatore del Molise, Michele Iorio, ha definito “assurda, iniqua e incomprensibile”.
Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, ha riferito che il Consiglio dei ministri è stato presieduto da Altero Matteoli, vista l’assenza del premier Silvio Berlusconi.
L’Abruzzo è l’unica Regione che non si troverà nella situazione di dover alzare le addizionali regionali: “Io lo sapevo da tempo ma è una buona notizia per tutti gli abruzzesi. L’Abruzzo è chiamato fuori”, ha detto Gianni Chiodi, governatore della regione.
Mentre le altre cinque Regioni contestano la direttiva del governo: “Noi siamo al massimo e questo significa che dovremo mettere i tributi al massimo del massimo”, ha detto il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti.
“Si tratta del risultato della pessima gestione della cosa pubblica che abbiamo ricevuto in eredità . Siamo in difficoltà perchè riteniamo che i fondi Fas siano necessari per rilanciare l’economia della nostra regione. La Calabria ha poi un altro problema serio: ancora oggi non abbiamo la certificazione del debito. Qualcuno dice che è 2,1 miliardi, i nostri tecnici parlano di 1,1 miliardi. Non possiamo andare avanti così”, ha spiegato ancora Scopelliti.
Nel comunicato pubblicato al termine del Consiglio dei ministri si legge che “In considerazione del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dai piani di rientro e dagli equilibri di finanza pubblica, il Consiglio ha concordato circa l’impossibilità di esprimere l’intesa prevista dall’art.2, comma 90, della legge finanziaria per il 2010 e di non potere pertanto consentire alle Regioni Lazio, Campania, Molise e Calabria di utilizzare le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, relative ai programmi di interesse strategico regionale, a copertura dei deficit del settore sanitario”. Continua »
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Maggio 11th, 2010 Riccardo Fucile
PESANTI CRITICHE DELLA CEI AL PROGETTO DEL GOVERNO SUL FEDERALISMO: “AUMENTA LE INGIUSTIZIE, MOLTIPLICA IL CENTRALISMO, DIMENTICA LA SOLIDARIETA'”…I VESCOVI AUSPICANO LA CITTADINANZA AGLI IMMIGRATI, LA DIFESA DELL’UNITA’ NAZIONALE E LA TASSAZIONE DELLE RENDITE, NON DEL LAVORO
Insieme all’allarme per il declino dell’Italia e alla preoccupazione per un debito pubblico
spaventoso che graverà sulle future generazioni, dalla Conferenza episcopale arriva una sonora bocciatura del federalismo fiscale che sarà causa della “moltiplicazione del centralismo, dell’aumento delle ingiustizie, della mancanza di una reale devoluzione di poteri e funzioni ai governi locali”. Secondo il documento preparatorio delle Settimane sociali, il tradizionale appuntamento del cattolicesimo italiano che si terrà ad ottobre a Reggio Calabria, i vescovi e il laicato cattolico fissano l’agenda per l’Italia del futuro. Intanto prendono posizione per “una nuova legge elettorale che garantisca non solo governabilità , ma anche reale rappresentanza degli eletti rispetto ai territori”: non più un parlamento di nominati, per capirci.
Auspicano poi “una riforma fiscale che preveda lo spostamento della pressione fiscale dal lavoro e dagli investimenti alle rendite, accompagnata da una valorizzazione del quoziente familiare”.
E ancora la necessità di un equilibrio tra poteri istituzionali, “la necessità di riconoscere la cittadinanza in tempi rapidi ai figli degli immigrati”, come in tutti i Paesi civili, “il mantenimento delle radici storiche dell’Unità nazionale”.
Un brusco distinguo con le tesi della Lega e una convergenza significativa con le posizioni del pur “laico” Fini.
Il documento è stato presentato ieri a Radio Vaticana dal vescovo di Ivrea, monsignor Miglio, e da monsignor Pompili, portavoce della Cei. Continua »
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Maggio 11th, 2010 Riccardo Fucile
TREMONTI FA CAPIRE CHE IL FEDERALISMO COSTA E IN QUESTO MOMENTO I PROBLEMI SONO ALTRI… MENTRE BERLUSCONI CERCA DI PRENDERSI ANCHE IL MERITO DELL’ACCORDO SALVA EURO, I LEADER EUROPEI AUSPICANO UNA POLITICA DI RIGORE DEI BILANCI PUBBLICI… MA RIMANGONO LE DIVERGENZE TRA LE ECONOMIE EUROPEE
Ovviamente, secondo la nota di Palazzo Chigi, un “impulso fondamentale ai negoziati sul piano di salvataggio dell’euro l’ha dato Berlusconi quando, poco prima dell’ 1 di notte, ha chiamato al telefono la cancelliera Merkel. Le trattative si stavano arenando sulle diverse proposte”.
Ti pareva che il premier italiano non fosse stato determinante anche questa volta e non rivendicasse, con la modestia che gli è propria, un suo intervento decisivo.
In verità ci saremmo attesi che gli altri Paesi riconoscessero tale suo apporto, ma o se ne sono dimenticati o forse non c’è stato, visto che sia la Germania che la Francia, con meno enfasi e maggiore eleganza, pur avendo avuto entrambe un ruolo decisivo, evitano di attribuirsi meriti particolari affermando che “il maxipiano era necessario per garantire un futuro all’euro: ora occorre però attaccare i problemi alla radice e combattere realmente le cause di tensione che gravano sulla moneta unica”.
Nel frattempo la Banca europea afferma che ora “si aspetta una politica di rigore nei bilanci pubblici dei governi europei”.
In realtà , il piano messo a punto risolve i problemi nell’immediato, ma non certo le divergenze di fondo tra le economie europee.
L’agenda di Giulio Tremonti, riveduta e corretta nelle ultime ore a causa del crollo delle borse e delle tensioni sui deficit pubblici, ha ora una solo priorità : salvaguardare i conti.
Al Tesoro danno per scontato che il dossier sul federalismo fiscale subirà una robusta frenata.
Una doccia gelata per il giocattolino della Lega che ora avrà i suoi problemi a spiegare che il federalismo fiscale “non si può fare in questo periodo perchè ha costi troppo alti”.
Si scopre finalmente che “nelle sue prime fasi, il federalismo presenta costi certi, non ancora quantificati peraltro, mentre i benefici (ipotetici) appaiono lontani nel tempo. Oggi sarebbe da matti spendere un solo euro nell’attesa di un futuro migliore: non possiamo allentare la cinghia neanche di un centimetro, altrimento presto saremmo costretti ad altri buchi”. Continua »
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Maggio 9th, 2010 Riccardo Fucile
L’ART. 6 PREVEDE L’ATTRIBUZIONE GRATUITA DEGLI IMMOBILI DEMANIALI A FONDI IMMOBILIARI DI PROPRIETA’ PRIVATA… ANCHE LE COSTE DIVENTERANNO COMMERCIABILI E GLI ENTI LOCALI METTERANNO SUL MERCATO BENI, CASERME E MONUMENTI PER UNA GRANDE SVENDITA ALLA LOBBIE DEI COSTRUTTORI
Il problema della gestione del patrimonio immobiliare dello Stato ha visto l’Italia, sotto vari governi, fanalino di coda in Europa nella sua valorizzazione e ammodernamento.
Beni pubblici e patrimonio culturale e artistico lasciati spesso nel degrado e nell’abbandono, nonostante il nostro Paese sia notoriamente ricco di tradizioni e monumenti da far invidia al mondo.
Da anni si è imposta la filosofia della svendita, chiamata garbatamente “piano delle alienazioni immobiliari”, peraltro con pochi ricavi per lo Stato e grossi affari per gli imprenditori.
Ora sta per scattare la seconda fase, quello del federalismo demaniale che prevede il trasferimento a Comuni, Province e Regioni dei beni del demanio marittimo ed idrico, di caserme ed aeroporti, nonchè di monumenti, salvo quelli appartenenti al “patrimonio culturale nazionale”.
Un concetto ambiguo, non previsto dal Codice dei Beni culturali, che aprirebbe la strada al “patrimonio culturale regionale” e che è in palese contraddizione con l’art 9 della Costituzione che ritiene “il patrimonio culturale elemento costitutivo della Nazione, una e indivisibile”.
Al di là delle assicurazioni del ministro Bondi che lasciano il tempo che trovano, è evidente che ci si ponga delle domande sul destino del paesaggio delle nostre coste quando si sancisce che “tutti i beni appartenenti al demanio marittimo e idrico verranno dismessi dallo Stato” (art.5).
Per sua natura il demanio marittimo e idrico è di proprietà pubblica perchè racchiude beni comuni di uso collettivo.
Occorre chiarire che i decreto Calderoli non prevede il passaggio dal demanio statale a quello regionale, ma una generale sdemanializzazione per cui tutto, comprese le coste, diventa immediatamente commerciabile.
Se poi aggiungiamo lo stato comatoso delle finanze locali, è facilmente intuibile che si arriverà ai saldi sul mercato immobiliare, pur di recuperare introiti per gli enti locali. Continua »
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Maggio 3rd, 2010 Riccardo Fucile
GIURANO FEDELTA’ ALLA REPUBBLICA, PRENDONO GLI STIPENDI DA ROMA LADRONA E POI SPUTANO SULL’UNITA’ D’ITALIA…. CHI VUOLE FARE IL RIVOLUZIONARIO IMBRACCI IL FUCILE, CHI E’ SOLO UN VILE SI ATTACCHI ALLO SCOPINO E PULISCA I CESSI…MENTRE IL PDL DEI CACASOTTO ABBOZZA
Si avvicinano le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e qualcuno si accorge che nel nostro Paese vi è una forza politica minoritaria, ma ben rappresentata al governo, che giudica questo avvenimento, che in qualsiasi altro Stato occidentale vedrebbe unite tutte le componenti del Paese, come irrilevante.
Il ministro Calderoli, specializzato in roghi virtuali di leggi inutili almeno quanto il suo ministero, ha annunziato (dalla Annunziata) che “io non ci sarò, sarò al lavoro per risolvere i problemi”: i suoi li ha notoriamente risolti da tempo, percependo 20.000 euro al mese da quella Roma ladrona che lo sfama da anni.
Dopo aver sabotato le celebrazioni, riducendole al minimo, grazie ai cacasotto che guidano il Pdl, la Padania scrive: “l’Unità d’Italia è un relitto storico, non c’è nulla da festeggiare”: solo Napolitano reagisce a quelle che definisce “battute sgangherate”, mentre i finiani ricordano che il problema da loro sollevato ha fin troppo fondamento.
Certe affermazioni legittimano e alimentano pulsioni irrazionali e creano un clima che irride e disgrega lo spirito unitario del Paese.
E se qualcuno non ha ancora compreso quale sarà lo scopo del federalismo leghista, presto avrà un quadro ancora più chiaro. Continua »
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Aprile 22nd, 2010 Riccardo Fucile
E’ QUASI ROTTURA: “NON SONO UN TRADITORE E NON TACCIO, SIAMO DIVENTATI LA FOTOCOPIA DELLA LEGA, SULL’IMMIGRAZIONE DICO LE COSE CHE DICE IL PPE IN TUTTA EUROPA”… “ATTENTI AL CENTRALISMO CARISMATICO, AVERE IDEE DIVERSE E’ LECITO, LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA NON E’ CREARE SACCHE DI PRIVILEGIO PER QUALCUNO”…. “SULLE CELEBRAZIONI DELL’UNITA’ D’ITALIA IL PDL NON HA UNA PROPOSTA PERCHE’ ALLA LEGA DA’ FASTIDIO, QUANTO COSTERA’ IL FEDERALISMO FISCALE?”
Alla fine del “discorso della sua vita”, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è
conscio di aver fatto il proprio dovere.
Ha parlato per oltre un’ora di politica a un partito che per la prima volta ha dovuto ascoltare non spot o barzellette, ma questioni reali e persino ideali.
Un terreno su cui il premier non è abituato a scendere, avvezzo più ai predellini da imbonitore mediatico.
Per non parlare della corte dei miracolati che lo circonda, novelli caporali di giornata e di maggiordomi in livrea, per cui la politica si traduce solo in occupazione di poltrone, in piena sintonia con le truppe padane.
Per Berlusconi qualsiasi critica sono un oltraggio alla sua presunzione, qualsiasi osservazione un fastidio, qualsiasi rilievo un delitto di lesa maestà : livido e contratto, insofferente e nervoso, mentre Fini lo stringeva all’angolo semplicemente con le osservazioni che gli avrebbe fatto l’elettore medio di centrodestra in buona fede.
Sintetizziamo l’intervento di Fini che esordisce dicendo che si tratta di “una riunione indispensabile per fare chiarezza, mentre c’è chi tenta di nascondere la polvere sotto il tappeto”.
E continua: “E’ possibile avere opinioni diverse, io dico quello che penso e lo faccio da mesi: per questo sono stato oggetto di campagne giornalistiche vergognose da parte di giornalisti pagati da familiari del premier. Non è alto tradimento uscire dal coro e dire che non va tutto bene, occorre stare attenti al centralismo carismatico, se si critica qua si passa per sleali, ma io le cose te le dico in faccia”.
Poi un affondo: “Non siamo in cerca di potere, anzi chi è con me ha messo in conto di perdere qualcosa, ma oggi è la giornata della svolta, da oggi le cose cambiano: c’è una maggioranza che condivide tutte le cose fatte da Berlusconi e una minoranza che non le condivide”.
Fini inizia a entrare nei dettagli: “Il Pdl al nord non è andato affatto bene, inutile nasconderlo”.
“Sull’immigrazione dico le cose che dicono tutti i partiti popolari europei, dire altro significa solo compiacere la Lega. Al nord siamo diventati la fotocopia della Lega, non abbiamo identità . Appiattirsi sulle posizioni di Bossi è pericoloso e il centro sud è preoccupato”. Continua »
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