Agosto 29th, 2011 Riccardo Fucile
E INTONANO L’INNO NAZIONALE… L’INCONTRO DI MILANO SI TRASFORMA IN UN CORTEO SPONTANEO E BIPARTISAN: “COSTRETTI A RIDURRE I SERVIZI, DAL GOVERNO UNA RIDUZIONE DELL’11% DEI COSTI”
Dovevano essere solo 500.
Invece, i sindaci che si sono presentati a Milano contro i tagli agli enti locali previsti dalla manovra del governo sono oltre 2000.
E così, da ristretto incontro in un auditorium, si è passati a una vera e propria marcia per le strade del capoluogo lombardo conclusasi a Palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale milanese.
“Va al di là delle nostre aspettative — ha detto il presidente dell’Anci Lombardia e sindaco di Varese, Attilio Fontana, commentando il numero di partecipanti -. L’alta partecipazione dimostra che siamo coesi contro la manovra”.
Una coesione che ha portato gli amministratori a intonare l’inno d’Italia.
”Se i tagli non vanno via, dovremo portare i disabili e le persone delle mense della Caritas davanti a Palazzo Chigi”, ha denunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che partecipa in prima fila al corteo.
Il primo cittadino della Capitale ha affermato che se le cose restano come ora, i tagli saranno “devastanti”, con 270 milioni in meno per Roma l’anno prossimo, tagli che riguardano “servizi essenziali ai cittadini, la mobilità , i servizi sociali”.
Del resto, uno studio del Sole 24 Ore calcola il danno fiscale dei tagli agli enti locali in mille euro a famiglia in media.
E il governo ha già scelto questa via: nel decreto è prevista per comuni e regioni proprio la possibilità di aumentare le loro addizionali.
A regioni ed enti locali — a regime, cioè nel 2013-2014 — sono stati sottratti in tutto oltre 15 miliardi di euro, l’11% del costo dell’intero sistema delle autonomie: le regioni “normali” avranno 6,1 miliardi in meno, le regioni a statuto speciale tre miliardi, i comuni 4,5 e le province 1,3 miliardi.
All’importo rilevantissimo si somma la velocità dei risparmi previsti: l’ultima manovra, infatti, sottrae già dal prossimo gennaio 1,7 miliardi ai comuni, 0,7 alle province, due miliardi alle regioni speciali e 1,6 a quelle ordinarie (da sommare ai tagli del 2010 ovviamente).
Per sindaci e governatori la strada è obbligata: taglio ai servizi e aumento delle tasse locali.
Ecco perchè, per la manifestazione di oggi a Milano, l’adesione tra gli amministratori locali è altissima e bipartisan.
E infatti insieme ai sindaci del Pdl, sfilano amministratori dell’opposizione.
Il fatto che a Milano ”siano accorsi tanti sindaci dimostra che i tagli sono sbagliati. La protesta è corale”, ha dichiarato il primo cittadino di Torino, Piero Fassino.
“I sindaci sono sempre in mezzo alla gente — ha detto ancora Fassino”, aggiungendo che ora si aspetta di sapere “in concreto” le modifiche alla manovra che presenterà al Governo.
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha avanzato la proposta di tagliare allo Stato invece che ai Comuni: “Bisogna tagliare i costi dello Stato centrale — ha detto Tosi — cosa che finora non è mai stata fatta. I Comuni non ce la fanno più, bisogna andare a prelevare laddove ce n’è”.
Non è personalmente a Milano per protestare, ma anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, rappresentato da un suo assessore alla manifestazione dell’Anci, ha ribadito ‘il no’ del capoluogo partenopeo ai tagli ribadendo che “Napoli c’è, è in piazza, è mobilitata con le altre città a difesa dei diritti dei suoi cittadini”.
“Tagliare a regioni, province e comuni — ha spiegato nel suo sito — significa una crescita delle tasse e delle tariffe oppure una diminuzione dei servizi offerti ai cittadini da questi stessi. Settori come welfare, sanità , trasporti vedranno una contrazione dell’offerta e un danno per l’intera comunità . La domanda che da amministratori ci poniamo è allora la seguente: è possibile che questa sia l’unica strada percorribile per rispondere alla crisi economica in atto? La risposta è no, un’altra via si può costruire e va percorsa: si tratta di una manovra che preveda un vero e drastico abbattimento dei costi della politica e una lotta altrettanto drastica e vera all’evasione fiscale, perchè sia finalmente strutturale e duratura”.
Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni si è detto sicuro che “per il momento non ci sarà un innalzamento dell’età pensionabile per le donne, perchè la Lega Nord è contraria, ma la questione resta all’ordine del giorno del Pdl”.
Si tratta di “una riforma strutturale — ha spiegato — che permette di mettersi in linea con gli altri Paesi europei”.
Di questo avviso anche il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà , ex coordinatore regionale del Popolo delle Libertà . Secondo Podestà , infatti, considerato che le donne hanno un livello retributivo inferiore agli uomini e vivono di più, “se vanno in pensione prima si condannano ad un ultimo periodo di vita con una pensione da fame”.
Per il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, la manovra finanziaria “per quanto riguarda i tagli agli enti comunali, deve essere completamente ritirata”.
Pisapia ha definito la manifestazione “di protesta”, ma anche “di proposta” e, soprattutto, dimostra il senso di responsabilità degli enti locali che sono i soggetti istituzionali più vicini ai cittadini e che possono dare le risposte di cui i cittadini hanno bisogno”.
Il primo cittadino di Milano ha definito i tagli ai Comuni “l’ultima goccia di un vaso che ormai ha strabordato”.
“Non è più possibile per gli enti comunali accettare ulteriori tagli e, soprattutto, in questo modo e con questo metodo: cioè, senza essere consultati o dopo essere stati consultati, ma senza tenere conto di indicazioni precise, di proposte alternative che sono venute finora da parte dei Comuni” ha concluso.
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Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile
LO DICONO LE STESSE BANCHE: APPLICANDO LA PATRIMONIALE, COME IN FRANCIA, SI POTREBBERO RECUPERARE 10 MILIARDI
Dopo il miliardario Warren Buffett, dopo il manifesto dei “ricchi” francesi, dopo Montezemolo
anche Sergio Marchionne si dice favorevole a una tassa patrimoniale: “Sono disposto a fare qualunque cosa se l’obiettivo è chiaro”, ha detto l’amministratore delegato della Fiat al Meeting Cl di Rimini.
Tutto, tranne spostare la propria residenza fiscale dalla Svizzera all’Italia condizione che gli
permette di pagare un’imposta sullo “stipendio” da manager Fiat del 30 per cento contro il 43 dei suoi colleghi residenti in Italia.
Un risparmio del 13 per cento che su circa 4 milioni di compenso ammonta a circa 500mila euro.
Come si vede il problema della tassazione delle grandi fortune è complesso e non si risolve semplicemente con una patrimoniale.
Ma, in ogni caso, se questa fosse varata genererebbe non poche entrate.
La Cgil, presentando la sua “contromanovra” , ha stimato un gettito di 15 miliardi di euro all’anno se si applicasse in Italia il sistema dell’Imposta sulle fortune in vigore in Francia.
Lì, si paga lo 0,55 per cento a partire da 800mila euro di ricchezza con un sistema di aliquote progressive che arrivano a 1,8 per cento per i patrimoni superiori ai 15 milioni.
Ma come individuare i ricchi?
Consultando dati ufficiali si desume che stiamo parlando di poche persone con grandi ricchezze in tasca.
La Banca d’Italia ha stimato, nel 2009, in 8.600 miliardi la ricchezza netta complessiva — dedotte le passività , come i mutui — corrispondenti a circa 350mila euro a famiglia.
Ma la distribuzione di tale ricchezza è tra le più ineguali al mondo: se la metà più povera detiene, infatti, solo il 10 per cento della ricchezza complessiva al contrario il 10 per cento più ricco ne possiede quasi il 45 per cento.
Stiamo parlando di circa 2,4 milioni di famiglie con in mano oltre 3.870 miliardi di euro.
Cioè circa 1,6 milioni di euro a famiglia.
Quindi, se si vuole tassare la fortuna occorre andare a bussare da quelle parti.
E per farlo i dati non mancano.
Uno dei più interessanti è quello fornito dall’Associazione italiana del Private banking, le società di gestione del risparmio privato, che ha censito gli italiani con patrimoni superiori ai 500mila euro.
Si tratta di 611.438 famiglie di cui la maggioranza, 415mila, detiene patrimoni tra i 500mila e il milione di euro.
Numeri che fanno riflettere se si pensa che solo 74 mila persone (lo 0,17 per cento dei contribuenti) dichiarano più di 200 mila euro di reddito.
Poi ci sono i più ricchi, quasi 200mila famiglie, che hanno patrimoni compresi tra il milione e i 10 milioni di euro per arrivare all’elite dei 7.982 “paperoni” che supera i 10 milioni.
Ben piazzate le “casalinghe”, cioè prestanomi che, mediamente, posseggono 1,2 milioni di euro. Complessivamente si tratta di 896 miliardi di euro detenuti per il 15 per cento proprio dalla fascia più alta, quella con più di 10 milioni di patrimonio, che rappresenta solo l’1 per cento del totale.
Come si vede anche ai livelli più alti si riscontrano ineguaglianze e concentrazioni di ricchezza. Su queste cifre, una tassazione sul modello francese potrebbe sfiorare i 10 miliardi di entrate per lo Stato.
Ma in Italia, è sempre la Banca d’Italia a ricordarlo, il grosso della ricchezza è concentrata in immobili, le attività finanziarie rappresentano “solo” il 37 per cento della ricchezza complessiva. Alla fine del 2009 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane era stimata in circa 4.800 miliardi di euro.
Secondo i dati dell’Agenzia per il Territorio addirittura in 5.443 miliardi per effetto di un calcolo più aggiornato.
Dei proprietari di immobili, sempre secondo l’Agenzia, 10 milioni risultano lavoratori dipendenti e 9,6 milioni sono pensionati.
Poi ci sono i titolari di proprietà immobiliari con redditi derivanti da attività di lavoro professionale, di impresa e di partecipazione, pari a 2,5 milioni.
Circa 2 milioni di proprietari, infine, presentano “come fonte prevalente di reddito una rendita da immobili, pur non dichiarando redditi da lavoro dipendente, da lavoro autonomo o da pensione”. Sono quelli che vengono definiti “rentier”.
Ordinando l’insieme dei proprietari, spiega ancora l’Agenzia , per il valore delle quote di proprietà delle abitazioni possedute, emerge che il 5 per cento di proprietari più ricchi possiede un valore delle abitazioni pari a circa il 25 per cento del totale.
Cioè, 1,2 milioni di proprietari possiede circa 1.200 miliardi di patrimonio immobiliare — secondo la Banca d’Italia ma sono 1.360 miliardi secondo l’Agenzia del territorio — per una media di 1 milione di euro a fronte di una media nazionale di circa 200mila euro.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 24th, 2011 Riccardo Fucile
TOCCHI E RITOCCHI: ORA SI PARLA DI 100.000…SEMPRE IN STALLO LA RIFORMA DELLE PENSIONI
Arriva in Senato la manovra bis da 45 miliardi chiamata a mettere al sicuro i conti pubblici italiani.
Sulle modifiche al testo Pdl e Lega restano distanti.
Mentre sulla politica piomba lo sciopero generale della Cgil (6 settembre), gli occhi sono tutti puntati sulla commissione Bilancio di Palazzo Madama, dove il termine per presentare gli emendamenti scade lunedì prossimo.
L’obiettivo della maggioranza, o meglio il desiderio, è quello di trovare un accordo al Senato in modo da arrivare alla Camera con un testo blindato da approvare in fretta. Ma dentro al Pdl, così come nella Lega, un accordo su come modificare il decreto non c’è.
Se il segretario Alfano ha iniziato gli incontri con gli scontenti pidiellini, oggi si riuniscono gli esperti economici del Carroccio per fare il punto.
Pesano ancora il no leghista alle pensioni e il botta e risposta tra Bossi e Berlusconi sulla fine dell’unità d’Italia.
Spedito il via libera delle commissioni Costituzionale e Lavoro del Senato.
Secondo il ministro Sacconi il voto favorevole del Terzo polo alla Lavoro “è un fatto molto significativo”.
Per il Pdl in versione Alfano trovare un’intesa con l’Udc sulla manovra sarebbe il top. Proprio Alfano ha iniziato il lavoro per trovare un’intesa nel suo partito. Ieri ha incontrato il capo dei “frondisti” Guido Crosetto.
Lui si dice “soddisfatto”, ma ricorda che il vero confronto ci sarà oggi con il vertice tra segretario e direttivo dei gruppi, l’organo che rappresenta tutte le anime del Pdl (ognuna con le sue proposte, spesso di segno opposto).
Mentre anche gli scaioliani presentano i loro emendamenti, un punto di convergenza lo indica il vicepresidente dei deputati berlusconiani Massimo Corsaro: non si dà per vinto su pensioni (no della Lega), ripropone l’aumento di uno o due punti di Iva (no di Tremonti e di Bossi), ma parla di alzare la soglia sopra la quale (oggi 90mila euro) scatta l’Eurotassa (si ipotizzano 100mila euro, ma non si esclude di arrivare a 150mila).
Una proposta che anche il Carroccio da qualche giorno ha preso in considerazione e che potrebbe essere accompagnata da sgravi per le famiglie anche per attrarre l’Udc.
Il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, torna ad aprire alle modifiche (a saldi invariati), ma ammonisce che il testo deve essere approvato in tempi rapidi.
Ma per l’Idv il Paese è fermo per colpa delle divisioni della maggioranza.
E che un accordo sia lontano lo testimonia La Padania: titola l’edizione di oggi (“La Lega difende le regioni del Nord”) sulla manovra e ribadisce il no alle pensioni, al taglio agli enti locali e punta il dito contro l’evasione (“prevalente al Sud”).
“Il sistema si rivolta contro la Lega”, è il leit motiv.
Il presidente del Senato, Renato Schifani, invita i partiti a prendere in considerazione gli emendamenti “astraendosi dalle parti politiche di provenienza”.
Ma sul piede di guerra, oltre ai comuni, ci sono anche le regioni: si riuniranno in conferenza straordinaria il primo settembre per reagire ai tagli del decreto bis.
Se il centrista Buttiglione boccia l’ipotesi di aggredire le cooperative per recuperare fondi, la commissione Ambiente del Senato vota perchè non venga smantellato il Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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Agosto 4th, 2011 Riccardo Fucile
NON SOLO I SOLDI PER L’AFGHANISTAN E IL LIBANO: PIOGGIA DI FONDI PER ASSUNZIONI, FONDAZIONI E PER UNO STAFF DELL’ONU
Il processo legislativo italiano è caotico, si sa.
Uno parte con l’intenzione di fare un decreto semplice semplice e poi — tra Consiglio dei ministri e passaggi parlamentari — ti ci ritrovi dentro di tutto. Prendiamo il caso del decreto che rifinanzia le missioni militari all’estero, un budget di 694 milioni per sei mesi divenuto legge ieri alla Camera con maggioranza bulgara: dentro dovrebbero starci solo i soldi per i contingenti in
Afghanistan, Libano, eccetera, ma poi si scopre che non è così.
Intanto, assieme agli stanziamenti militari, ci sono pure quelli per la cooperazione (pochi, peraltro, e pure col trucco, visto che le Ong quei soldi rischiano di non vederli mai perchè esistono solo sulla carta).
Se la stranezza fosse solo questa, però, ci si potrebbe pure stare: solo che nel dl missioni i provvedimenti “fuori sacco” abbondano, tanto che può essere a buon diritto considerato una sorta di “omnibus”.
Ci sono per dire, 250 mila euro di contributo volontario per lo Staff College dell’Onu che ha sede a Torino dal 2001 e serve a formare e aggiornare il personale delle Nazioni Unite oppure 300 mila euro per la creazione della Fondazione Iniziativa Adriatico-Ionica fortemente voluta dalla Regione Marche e dal ministro degli Esteri Frattini.
Poi, tra i provvedimenti di spesa, ci sono alcune cosette su cui s’è invece assai impegnato il ministro della Difesa Ignazio La Russa: intanto uno stanziamento di 10 milioni di euro a sostegno delle zone della Sicilia danneggiate dai raid verso la Libia e poi un programma di assunzioni nel 2011 per Esercito, Marina e Aeronautica da ben 53 milioni (e già che c’era, il nostro ci ha messo pure una normetta sui concorsi interni alla Gdf).
Non di sole spesucce, però, vive il decreto in Parlamento.
Ci sono anche due piccoli emendamenti inseriti nel testo a Palazzo Madama che risultano un po’ bizzarri.
Intanto si prevede una velocizzazione delle procedure per la dismissione delle proprietà immobiliari della Difesa (ex caserme, terreni, palazzi e quant’altro) attraverso due modifiche al codice militare: la prima è che sarà l’acquirente a pagare il costo della Commissione che stabilisce alienabilità e prezzo dell’immobile, la seconda è che i pareri di “congruità ” sulle offerte d’acquisto già formalizzate dovranno arrivare entro e non oltre il 31 ottobre.
Insomma, vendere e pure di corsa.
Poi c’è la questione dei pirati: per contrastare i novelli Francis Drake da adesso gli armatori potranno “affittare” soldati italiani o addirittura guardie giurate private, preferibilmente ex militari, anche se non ne è ancora chiaro lo status giuridico (cosa possono fare in acque internazionali?) nè con che tipo di armamento respingeranno gli arrembaggi.
Non poteva mancare, infine, una piccola tassa: siccome in un memorandum del 2010 avevamo deciso di regalare due navi della Guardia costiera a Panama, per dare qualche soldo alle Capitanerie di porto s’è deciso di aumentare i bolli per tutte le pratiche che riguardano navi e navigatori.
Praticamente, le mani nelle tasche dei velisti.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 26th, 2011 Riccardo Fucile
RIALZI PER 14 MILIONI DI CONTRIBUENTI, LA MAPPA DEGLI AUMENTI CITTA’ PER CITTA’….LE TASSE LOCALI, IMPOSTE SULLE PERSONE FISICHE, IL RECORD DI VENEZIA…FEDERALISMO UGUALE A PIU’ TASSE
La riforma del fisco che ridurrà a tre le aliquote (20%, 30% e 40%) è affidata ai tempi lunghi del disegno di legge delega (tre anni dall’approvazione del ddl) mentre tasse e imposte stanno aumentando e aumenteranno nei prossimi anni per effetto della manovra (il taglio del 5% delle agevolazioni dal 2013 e del 20% dal 2014) e del federalismo.
Proprio ieri la giunta Pisapia ha deciso di introdurre a Milano, che finora non l’aveva, l’addizionale Irpef: si pagherà lo 0,2% già da quest’anno ma con l’esenzione fino a 26 mila euro di reddito.
Tra Patto per la salute, attuazione dei decreti del federalismo fiscale, senza contare i ticket sanitari aggiuntivi, quest’anno, per circa 14 milioni di contribuenti, cioè uno su tre, ci sarà un rialzo consistente del prelievo, con forti differenze sul territorio.
Il fisco a macchia di leopardo penalizza infatti sopratutto gli abitanti delle cinque Regioni dove è scattato l’aumento dell’Irpef a causa dell’extradeficit sanitario, che sono Lazio, Molise, Campania, Puglia e Calabria.
Ma anche quelli dei 179 Comuni che hanno deliberato l’incremento dell’addizionale Irpef.
Già da quest’anno, infatti, sono possibili aumenti delle aliquote comunali se queste sono sotto lo 0,4%, mentre a partire dal 2013 i ritocchi sono liberi fino al tetto dello 0,8%.
Allo stesso tempo le addizionali regionali Irpef potranno salire fino al 2% nel 2014 e al 3% dal 2015.
Ma questi limiti potranno essere superati di 0,3 punti nelle Regioni col buco nei conti della sanità , come già accade ora.
Sono 62 i Comuni che hanno messo per la prima volta quest’anno il balzello Irpef, tra cui Venezia (0,19% fino a 55mila euro, 0,2% sopra), Brescia (0,2%) e appunto Milano, mentre i restanti 117 hanno aumentato l’imposta per problemi di bilancio, con il massimo raggiunto a Roma, dove l’addizionale è passata dallo 0,5% del 2010 allo 0,9% del 2011.
Un vero salasso per ogni contribuente della Capitale che dovrà versare in media 119 euro in più nelle casse del Campidoglio, ai quali si aggiungono 71 euro in più di Irpef regionale, per un totale di 190 euro aggiuntivi a testa rispetto al 2010.
Oggi sono in tutto 6.199 i municipi che applicano l’addizionale Irpef, per un gettito di oltre 2,9 miliardi (94 euro per ciascun contribuente), il 5,3% in più rispetto all’anno scorso.
Colpiti pure i cittadini delle 36 Province che hanno deciso di maggiorare l’imposta sull’assicurazione Rc auto, anche questa una facoltà prevista dal federalismo.
L’aliquota sul servizio sanitario applicata al premio assicurativo, finora fissata al 12,5%, può infatti salire di 3 punti e mezzo, fino al 16%, sempre in base a uno dei decreti del federalismo fiscale.
Trentuno Province hanno già sfruttato questa possibilità interamente.
Tra le 36 che hanno comunque aumentato l’aliquota, che con incassi pari a 1,8 miliardi rappresenta il 41% delle entrate proprie, anche 7 capoluoghi: Milano (16%), Venezia (16%), Bologna (16%), Ancona (15,5%), Perugia (16%), L’Aquila (15,5%) e Catanzaro (15%), per rincari medi di circa 45 euro ad assicurato.
Questi dati, commenta Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil che dirige l’osservatorio del sindacato che sforna periodicamente un monitoraggio del fisco locale completo e preciso, «sono solo l’antipasto di quanto potrà succedere quando il federalismo fiscale entrerà a regime, in particolare dal 2013, quando tra l’altro si faranno sentire i tagli a Regioni e Province previsti dalla recente manovra», che prevede anche la riduzione del 20% delle detrazioni e deduzioni fiscali, con un appesantimento del prelievo che non risparmierà neppure la prima casa.
Senza contare, infine, i continui aumenti delle tariffe dell’acqua e dei rifiuti che, come ha calcolato la Cgia di Mestre elaborando i dati Istat, sono quelle che negli ultimi dieci anni sono aumentate di più: +55,3% l’acqua potabile, più 54% la Tarsu o Tia.
Alla fine, calcola ancora l’osservatorio Uil, se tutti i Comuni e le Regioni utilizzeranno la leva fiscale fino al massimo consentito dai decreti attuativi del federalismo, un lavoratore con un reddito imponibile di 30 mila euro annui (uno stipendio di circa 1.600 euro), si ritroverà a pagare in media nel 2015, 647 euro in più rispetto a quanto ha pagato per queste due voci nel 2010: 1.158 euro contro 511, il 126,6% di aumento.
In particolare, l’addizionale Irpef regionale, passerà da 364 euro medi nel 2010 a 917 nel 2015 (con un rincaro di 553 euro) mentre quella comunale da 147 a 241 (94 euro in più).
Il rincaro è già cominciato quest’anno, con le due addizionali considerate insieme che passano da 511 euro in media a 532 euro.
Ma l’accelerazione ci sarà dal 2013 con l’entrata a regime dei decreti, che porterà il prelievo addizionale Irpef (comunale e regionale) sui redditi da 30 mila euro a 678 euro e poi a 858 euro nel 2014 e a 1158 euro appunto nel 2015.
Ogni Regione e Comune segue le sue regole per le addizionali.
Si va da situazioni dove il fisco usa la mano leggera, come a Milano dove fino a ieri non c’era l’addizionale comunale, e quella regionale va dallo 0,9% all’1,4% secondo gli scaglioni di reddito, a situazioni dove il prelievo è molto pesante: oltre a Roma, Napoli, Campobasso e Catanzaro, dove l’aliquota regionale dell’1,7% colpisce tutti i redditi.
Di conseguenza anche gli aumenti medi nel quinquennio saranno diversi. Sempre prendendo i 30 mila euro di reddito, si pagheranno per le addizionali 480 euro in più a Campobasso, passando dai 750 euro del 2010 ai 1.230 del 2015, fino a 870 euro in più a Venezia, rispetto ai 270 euro versati nel 2010.
Il fisco locale, sottolinea Loy, colpirà maggiormente lavoratori e dipendenti nelle Regioni e nei Comuni dove non sono previste deduzioni, detrazioni e fasce d’esenzione.
Enrico Marro
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 21st, 2011 Riccardo Fucile
ADDIO ALLA NO TAX AREA SUGLI IMMOBILI …PER 80 MQ PAGHEREMO TRA 50 E 90 EURO: E’ L’EFFETTO DEI TAGLI PREVISTI AGLI SGRAVI FISCALI
Forse è la delusione più cocente per i contribuenti: tornerà l’Irpef sulla prima casa.
L’illusione di una no tax area sulla casa è finita.
Dobbiamo prepararci all’impatto e dovrà prepararsi anche il governo in carica negli anni 2013-2014 a pagare un prezzo in termini di impopolarità .
Le tasse sulla casa, invece di scendere, come recita il mantra berlusconiano, sono destinate a salire.
Nonostante la discussa eliminazione totale dell’Ici sulla prima casa, avvenuta nel 2008 e costata ben due miliardi, le tasse sugli immobili cresceranno.
A partire dall’Irpef che tornerà a mordere l’abitazione principale come annuncia una dettagliata e tempestiva analisi del Lef, l’associazione per la legalità e l’equità fiscale.
La “clausola di salvaguardia” contenuta nella manovra da 48 miliardi varata nei giorni scorsi prevede infatti un taglio delle agevolazioni fiscali, detrazioni e deduzioni, del 5 per cento nel 2013 e fino al 20 per cento nel 2014.
Un meccanismo che è già legge dello Stato e che entrerà in vigore se non sarà varata la riforma del Welfare.
E tra le agevolazioni, una delle più in vista è proprio la deduzione integrale della rendita catastale dell'”unità immobiliare adibita ad abitazione principale”, ovvero della prima casa, e delle relative pertinenze.
Di conseguenza la rendita catastale (tariffa d’estimo della zona relativa per numero dei vani rivalutata del 5 per cento) attualmente non concorre a formare l’imponibile Irpef.
Tutto ciò grazie ad una norma introdotta dal centrosinistra nel 2001.
Ora le cose cambiano.
Con il taglio previsto per il biennio 2013-2014, un orizzonte non troppo lontano, al momento della compilazione della denuncia dei redditi i proprietari della casa di abitazione dovranno sommare al proprio imponibile Irpef anche il 20 per cento del valore della propria casa, ovvero della rendita catastale.
Una stangata che colpirà 24 milioni e 200 mila italiani, possessori di prima casa e che assottiglierà lo sconto medio che oggi ammonta a 126,8 euro e che costa allo Stato circa 3 miliardi.
Le simulazioni parlano chiaro.
Un proprietario medio, con una casa di 80 metri quadrati, situata in una zona semicentrale di una grande città , dovrà mettere sull’imponibile Irpef il 20 per cento dei 1.000 euro della sua rendita catastale.
Ebbene se questo contribuente-tipo ha un reddito annuo di 15 mila euro e una aliquota del 23 per cento dovrà rassegnarsi a pagare 46 euro in più.
Non molto, ma se sommato agli altri aumenti in arrivo, dalle addizionali comunali e regionali Irpef del federalismo allora a regime, e agli altri tagli su detrazioni e deduzioni, non ci sarà da stare allegri.
Il contribuente più agiato che guadagna 70 mila euro dovrà sborsare 82 euro e quello con 100 mila pagherà 86 euro.
Mentre la pressione fiscale continuerà a salire: secondo la Cgia di Mestre, rischia di raggiungere nel 2014 il 44,1 per cento.
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Luglio 18th, 2011 Riccardo Fucile
PER LA GIUSTIZIA RIPRENDE QUOTA BRUNETTA, RESTA IL PROBLEMA DEL DECRETO RIFIUTI CHE LA LEGA NON VUOLE VOTARE…”IN ATTO IL TENTATIVO DI COMMISSARIARE IL MIO RUOLO”
“Confronto e condivisione”, è la rotta dalla quale non ci si potrà più allontanare e sulla quale il
capo dello Stato Napolitano tornerà a insistere nel faccia a faccia convocato per questa mattina con il presidente del Consiglio Berlusconi.
Il momento è dei più delicati, la manovra passa proprio in queste ore alla prova dei mercati, attraverso le forche caudine delle borse.
Una manovra che comunque il premier presenterà al Colle come un successo politico del suo governo al quale, ribadirà , “numeri alla mano, non c’è alternativa”.
Il Cavaliere fa riferimento ai “34 voti di scarto” incassati venerdì alla Camera, anche per allontanare implicitamente ogni ipotesi di governo tecnico sulla quale in tanti in queste ore sono tornati alla carica, dai leader dell’opposizione Casini, Bersani, Veltroni, all’economista Nouriel Roubini.
Il Colle tiene nella massima considerazione intanto la salvaguardia dei conti.
Dunque, la priorità è evitare ogni contraccolpo politico, ogni segnale di instabilità , polemiche, scontri istituzionali.
Il vertice matura nell’arco del pomeriggio, Berlusconi è in beato relax a Villa Certosa quando gli viene comunicato da Gianni Letta l’invito.
Niente processo Mills a Milano, che pure era in agenda per questa mattina, potenziale scenario di nuovi affondi contro la magistratura dopo la sentenza sul lodo Mondadori. La convocazione al Quirinale – racconta chi ha avuto modo di sentirlo – non è stata accolta nel modo migliore dal premier.
Proprio dalla ripresa di oggi dopo la parentesi dell’emergenza-manovra, si era riproposto di tornare “in partita”, superando quello che in privato ha bollato nè più nè meno che come un “commissariamento” nei suoi confronti.
Ma la presidenza della Repubblica non ha alcuna intenzione di travalicare i confini della moral suasion, nè di entrare nel dibattito politico, come ha sottolineato Napolitano.
L’invito sarà piuttosto quello di continuare a lavorare per quanto possibile sul filo della “coesione”, che ha funzionato nei giorni neri della scorsa settimana.
C’è da ragionare anche in vista dei leader dei paesi Euro per giovedì. E poi del decreto rifiuti sull’emergenza Napoli, che da oggi torna in discussione alla Camera e che ha visto la maggioranza spaccarsi e la Lega di traverso.
Anche su questo l’attenzione del capo dello Stato è massima.
Berlusconi sa bene che alla Vetrata non si parlerà solo di manovra e crisi finanziaria, che il presidente si attende una parola chiara sul successore di Angelino Alfano al ministero della Giustizia, dicastero tra i più delicati, per mille ragioni.
“Fino a poche ore fa il premier ci spiegava che è intenzionato a sponsorizzare a spada tratta la candidatura di Brunetta, ritiene Renato la scelta migliore per via Arenula” riferisce un uomo di governo.
Il Cavaliere pensa al ministro della Pubblica amministrazione – già protagonista di campagne che hanno fatto insorgere le toghe, come quella sui tornelli nei tribunali – quale ideale testa d’ariete per portare avanti le battaglie sperate su intercettazioni e riforma della giustizia.
Ma non sarà facile ottenere il disco verde dalla più alta carica dello Stato, al contempo presidente del Consiglio superiore della magistratura.
Congelata l’opzione Frattini, archiviate per diverse ragioni quelle di Lupi e Donato Bruno, nelle ultime ore si è tornato a parlare dell’outsider Anna Maria Bernini, che non dispiacerebbe a La Russa, oltre che di Enrico La Loggia, le cui chances però sarebbero calate.
Quel che è certo è che da domani Angelino Alfano dovrebbe – come chiede da giorni al premier – prendere in mano il partito, con tanto di vertice già convocato a Palazzo Grazioli coi coordinatori regionali. Il neosegretario dovrà affrontare il nodo spinoso del voto di mercoledì in aula sull’arresto di Alfonso Papa e sarà preferibile per lui evitare di farlo da Guardasigilli ancora in carica.
Il rientro a Roma stamattina del premier lasciava presagire un rinvio del vertice di stasera ad Arcore con Bossi.
Tanto più che, con il Senatur, Berlusconi era convinto di aver chiarito già al telefono, due giorni fa, la questione che più gli premeva: scongiurare il voto favorevole della Lega sull’arresto di Papa, pur caldeggiato dall’ala maroniana del partito.
Ma è bastata la retromarcia di ieri sera del leader del Carroccio, tornato a dirsi favorevole all’arresto, per convincere l’entourage del premier che forse oggi sarà il caso di rientrare a Milano e confermare il vertice con Umberto.
Ecco, il caso Papa, appunto.
Da Palazzo Chigi danno per scontato che nel faccia a faccia di oggi al Quirinale sarà chiesto quale sarà l’indirizzo del governo e della maggioranza sulle richieste di arresto di Papa e Milanese.
Berlusconi proverà a tenere il punto.
Come pure si attendono che il presidente Napolitano chieda conto di come il governo intenda affrontare la richiesta di rinvio a giudizio per mafia del ministro Saverio Romano.
Il Colle aveva messo perfino per iscritto tutte le sue riserve.
Adesso il nodo viene al pettine e su Romano incombono tre mozioni di sfiducia individuale.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Luglio 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA MANOVRA COLPISCE TUTTI ED E’ PARI A 1.200 EURO L’ANNO A FAMIGLIA… SALVI I COSTI DELLA POLITICA, MENTRE IL PDL PENSA SOLO A SALVARE PAPA DALL’ARRESTO.. IL PALAZZO HA UN COSTO DI 13 MILIARDI DI SPESE ANNUE, I TAGLI NON ARRIVANO A 50 MILIONI
Ora che tutto è definito si può dire con cognizione di causa: la manovra che stasera avrà il via libera definitivo della Camera dei deputati — oltre ad avere più speranze di deprimere la crescita economica che di incrementarla — è una enorme operazione di sottrazione di reddito ai danni dei ceti medi e medio-bassi.
Lo si deve al combinato disposto di due scelte di Giulio Tremonti: per la correzione dei conti da una cinquantina di miliardi (a regime, cioè a fine 2014), il ministro dell’Economia ha puntato quasi tutto sulle maggiori entrate — ovvero più tasse — e le ha fatte pagare quasi tutte ai soliti noti.
La pressione fiscale generale, lo hanno spiegato ieri i tecnici del Senato, salirà di almeno 1,2 punti percentuali solo con l’applicazione dei 20 miliardi di tagli lineari alle agevolazioni fiscali (nel 2014 sarà al 43,7 per cento, sempre che i numeri del governo siano buoni).
Ma questo tipo di intervento pesa quasi solo sui redditi meno sostanziosi.
Il governo ha in pratica deciso che ciò che finora era “scaricabile” dalla dichiarazione dei redditi viene tagliato del 5 per cento nel 2013 e del 20 per cento l’anno successivo. Di cosa si parla lo spiega uno degli allegati alla manovra, una lista di 483 tipi di regimi di favore fiscale, una giungla stratificata in quarant’anni che vale 161 miliardi di euro l’anno e contiene di tutto: non solo le agevolazioni per la palestra o per comprarsi il Suv, come disse Tremonti, ma anche quelle per la famiglia (valore: 21,44 miliardi) o per lavoro e previdenza (56,8): detrazioni e deduzioni per dipendenti e pensionati, i figli a carico, le spese mediche e per l’istruzione, i mutui sulla casa e gli asili nido, la previdenza complementare e gli assegni al coniuge, le assicurazioni sulla vita, le spese funebri e i contributi alle Onlus o alle Chiese.
Una stangata sui redditi medio-bassi già quantificata: una normale famiglia di lavoratori pagherà 1.200 euro l’anno in più.
La situazione peggiora ancora se si calcola anche il taglio alle agevolazioni Iva: non solo i cosiddetti “forfettini” o “forfettoni”— regimi fiscali semplificati che riguardano centinaia di migliaia di contribuenti — ma pure l’imposta più bassa sulle ristrutturazioni edilizie o il risparmio energetico.
Tutta roba che finisce per incidere sui prezzi e porta il totale del danno complessivo di questi tagli per la nostra famiglia media alla cifra di 1.800 euro.
Il ministro peraltro, col suo emendamento, s’è lasciato le mani parecchio libere.
Nel maxiemendamento si legge infatti che i regimi di favore fiscale verranno decurtati del 5 per cento nel 2013 e del 20 per cento l’anno successivo e in un altro comma si stabilisce che il taglio lineare può essere evitato se entro il settembre 2013 viene approvata una riforma sul tema che produca negli stessi anni un risparmio di 4 e 20 miliardi.
Solo che la scure lineare di Tremonti, al momento, ha tagliato assai di più di venti miliardi: il 5 e il 20 per cento di 161 miliardi — la torta complessiva – significa che il governo si appresta a far pagare ai cittadini italiani, all’ingrosso, 8 miliardi di tasse in più tra due anni e 32 nel 2014.
Un’enormità , due punti di Pil di imposte sottratti ai cittadini con un emendamento di qualche riga e un allegato: secondo fonti di maggioranza, il ministro dell’Economia s’è tenuto largo per incentivare il Parlamento ad approvare di corsa la riforma da 20 miliardi che presenterà in autunno.
Peccato che nessuno finora pare essersene accorto e comunque di certo non deputati e senatori.
E a questo capolavoro vanno pure aggiunte le altre chicche della manovra: i ticket sanitari, gli aumenti sul bollo dei dossier titoli che valgono due miliardi e mezzo l’anno, la stabilizzazione delle maggiori accise sulla benzina, gli aumenti Irap su banche e assicurazioni (che pagheranno i clienti) e magari pure gli interventi sulle pensioni e quei tagli di spesa che si potrebbero tranquillamente chiamare “tasse a scoppio ritardato”.
I 9,6 miliardi sottratti dal governo a regioni ed enti locali, infatti, saranno recuperate attraverso l’aumento delle addizionali.
Le mani nelle tasche degli italiani non volevano metterle, ma poi già che c’erano…
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, economia, emergenza, finanziaria, la casta, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori, sprechi | 1 Commento »
Luglio 12th, 2011 Riccardo Fucile
DAL CAVALIERE SI’ AL DIALOGO, IRA CONTRO CHI CHIEDE LE DIMISSIONI: “SCIACALLI”….CON TREMONTI TREGUA FINO ALLA FINE DELL’ANNO, MA TRAMONTA IL TAGLIO DELLE TASSE…IL SOSPETTO CHE QUALCUNO LAVORI A UNA SOLUZIONE SUL NOME DI MARIO MONTI
L`esecutivo a guida socialista costretto alla maxi manovra per poi lasciare il posto al governo tecnico targato Ciampi.
Una trama che sembra riproporsi. «Vogliono farmi fare quella fine lì, ma noi abbiamo i numeri in Parlamento e sono perfino in crescita, non ci riusciranno» si sfoga Silvio Berlusconi ricevendo a Villa San Martino dirigenti del partito milanese e sentendo da Roma pochi ministri.
Dal centrosinistra arriva ìl lasciapassare per la manovra. Ma non sarà a costo zero.
L`uscita di D`Alema, l`invito ad approvarla e farsi da parte, lo manda su tutte le furie: «È puro sciacallaggio, questa non è la manovra del mio governo ma dell` Italia, cercare di farmi fuori con giochi di Palazzo approfittando della speculazione è spregiudicato».
Teso, preoccupato, a tratti abbattuto, raccontano.
Berlusconi sa che la crisi potrebbe essergli fatale. Sospetta che qualcosa comunque sia in movimento, che il precipitare della situazione potrebbe davvero aprire la strada a quel che Pisanu e Casini hanno già battezzato come governo di emergenza, che siano al lavoro per affidare le chiavi all`ex commissario Ue Mario Monti.
Ai figli ricevuti a pranzo e poi a Ghedini e al portavoce Bonaiuti e a tutti gli interlocutori di giornata, invece il premier ripeterà di essere convinto che «la crisi sarà superata: ce la faremo anche questa volta».
Ma avverte tutta la gravità della situazione. Ed è disposto a tutto pur di superarla.
Dal Colle parte l`appello a tutte le forze politiche. Gianni Letta tiene i rapporti col Quirinale per tutto il giorno.
Sarà proprio il sottosegretario a suggerire al presidente del Consiglio di «stupire» gli avversari e lanciare in prima persona un appello al «senso di responsabilità nazionale» in vista dell`approdo della manovra in aula.
Romano Prodi glielo manda a dire a distanza, «dovrebbe farlo». Ma Berlusconi non ce la fa a spingersi a tanto.
Pur confidando ai dirigenti pìdiellini ricevuti nel pomeriggio di essere disposto a confrontarsi con l`opposizione per raggiungere «la più ampia convergenza».
La crisi è tale da congelare, per il momento, anche la guerra in atto con Tremonti.
Da Arcore il premier si tiene in contatto con il ministro, impegnato all`Ecofin di Bruxelles, per confidare poi ai suoi che «Con Giulio sarà tregua almeno fino all`approvazione del Documento economico e finanziario, fino a fine anno».
La resa dei conti, scatterà dopo, se tutto non precipita prima.
Resta il senso di sconfitta, è chiaro ormai anche all`inquilino di Palazzo Chigi che la riforma fiscale, l`abbattimento delle tasse, è un sogno ormai archàvàato.
Deve accontentarsi dell`accordo siglato invece con le opposizioni sulla manovra, che va approvata in fretta.
Lo mettono a punto nel giro di poche ore i quattro “ambasciatori” ai quali il presidente del Consiglio affida il compito di trattare con il centrosinistra.
Se ne occupa di persona il solito Gianni Letta e con lui il neo segretario Angelino Alfano, il sottosegretario all`Economia Casero, il vicepresidente della Camera Lupi.
Manovra da approvare entro i1 21 luglio al Senato e entro i1 29 alla Camera, pochi emendamenti per un tour d eforce che tuttavia potrebbe non bastare.
Da qui l`input di Palazzo Chigi per tentare la forzatura e ottenere il primo sì già entro domenica a Palazzo Madama. Angela Merkel chiede di fare in fretta, i mercati, soprattutto, lo pretendono.
Ma non sarà facile.
La fibrillazione è alle stelle, il previsto tonfo in borsa e l`attacco speculativo non colgono di sorpresa Berlusconi, ma alimentano tutte le più cupe preoccupazioni.
In mattinata il presidente del Consiglio decide di fare un giro di orizzonte e di sentire anche i vertici dei principali istituti di credito delPaese, ne ottiene la garanzia sulla tenuta del sistema bancario.
Ma in questa fase non è quello il problema.
Lo sono i titoli di Stato sotto attacco, lo è il differenziale tra i buoni del tesoro e i bund tedeschi.
Il premier tedesco Merkel che rivela la telefonata avuta poche ore prima con Berlusconi, la sua mano tesa, sarà un importante segnale lanciato ai mercati, ma il Cavaliere avverte anche le contro indicazioni politiche di quella «fiducia» accordata all`Italia.
Diventa pure un messaggio insidioso: il tuo governo, la tua economia, sono in difficoltà .
Se la manovra dovesse non bastare, se la speculazione dovesse infierire, Berlusconi si troverebbe spalle al muro.
Allora gli incubi potrebbero prendere corpo.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Costume, economia, emergenza, finanziaria, governo | Commenta »