Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
ANCHE LA CITY DI LONDRA BOCCIA LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO…. “GLI OTTO ANNI DEL CAVALIERE HANNO PRODOTTO UN PERIODO DI STAGNAZIONE”, SCRIVE L’AUTOREVOLE GIORNALE FINANZIARIO: L’ITALIA SCESA DAL 32° AL 74° POSTO DELLA CLASSIFICA
Comunque vada il voto sulla fiducia, l’era del berlusconismo sta ormai volgendo alla fine, “proprio mentre l’Italia rischia di essere trascinata al centro della crisi europea del debito”.
Lo scrive oggi il Financial Times, che dedica un’intera pagina allo “showdown” (resa dei conti) in programma tra oggi e domani nelle due camere del parlamento italiano.
“La prospettiva che il governo di una delle grandi economie europee crolli, potrebbe aumentare le tensioni nei mercati finanziari”, spiega il corrispondente da Roma Guy Dinmore.
“Alcuni temono che l’Italia — fino ad ora ai margini della crisi che sta affliggendo i paesi più piccoli — possa improvvisamente trovarsi nell’occhio del ciclone”.
Paradossalmente, continua Dinmore, potrebbe essere proprio la crisi economica europea a salvare Berlusconi, che si presenterà come “garante della stabilità , in grado di tenere lontano le tensioni dei mercati del debito”, anche se un’eventuale fiducia lo consegnerebbe ai mercati notevolmente “indebolito”.
“L’unica, spiacevole, certezza per gli italiani è che, con un debito vicino al 120% del prodotto interno lordo, più grande — in termini assoluti — dei debiti di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna messi insieme, chiunque sarà chiamato a governare il paese dovrà continuare con una politica di austerity e tagli al bilancio sempre più severa, che probabilmente durerà per anni”.
L’analisi del quotidiano finanziario della City londinese è impietosa e si scaglia soprattutto contro gli ultimi dieci anni di governo, otto dei quali, ricorda Ft, sono “diretta responsabilità di Berlusconi” e delle coalizioni che si sono formate attorno alla sua figura e al suo potere politico ed economico.
Gli italiani si aspettavano un “miracolo economico” e una “rivoluzione liberale”, ma hanno vissuto “una decade di stagnazione”: dieci anni “persi” dal punto di vista economico.
Anni di “incertezza e basso sviluppo”, come ha rilevato il Censis, nei quali l’Italia è cresciuta di appena l’1,4%, mentre il PIL tedesco è salito del 5% e quello inglese del 13%.
A pesare è anche lo scivolone del paese in “molte classifiche internazionali”, che ha generato “disaffezione nella comunità finanziaria”, la stessa che “aveva precedentemente sostenuto Berlusconi e le sue promesse di liberalizzazione” .
ll Financial Times cita il “Doing Business Report”, un rapporto pubblicato annualmente dalla Banca Mondiale, che mette in luce — soprattutto dalla prospettiva delle piccole e medie imprese — la qualità delle condizioni economiche quadro in 181 paesi. “L’Italia, che è la settima economia mondiale, è all’80° posto nella classifica della Banca Mondiale, una posizione sopra la Giamaica”, continua Ft.
“E non fa parte dell’85% dei paesi che, negli ultimi cinque anni, hanno migliorato la propria posizione”.
Ancora peggiore la performance italiana nell’Indice di libertà economica, aggiornato annualmente dalla Heritage Foundation, un think-tank conservatore con sede a Washington.
“Quando Berlusconi vinse per la seconda volta le elezioni nel 2001, l’Italia era al 32° posto. Oggi è al 74°, perchè la libertà economica è minacciata da una gestione inefficiente delle finanze pubbliche e da un’alta pressione fiscale”. Come ha notato Anthony Kim, analista della Heritage Foundation intervistato da Ft, “gli anni di Berlusconi sono stati caratterizzati da sporadiche riforme cosmetiche, segnate dai conflitti di interesse del primo ministro, che ha cercato di proteggere in primo luogo sè stesso e i suoi associati”.
“Berlusconi potrebbe sottolineare che ha condiviso con gli italiani le sofferenze economiche imposte dalla crisi”, aggiunge Guy Dinmore. “Nella classifica di Forbes che elenca gli uomini più ricchi del mondo era al 29° posto con 10,3 miliardi di dollari nel 2001. Ora è sceso al 74° posto, con 9 miliardi”.
Ma pochi, a quanto sembra, saranno disposti a credergli.
Anche perchè, nonostante il deficit pubblico sia sotto controllo e le banche italiane non abbiano seguito lo stesso destino degli istituti bancari europei, “rimane la preoccupazione che le previsioni di crescita di Tremonti siano troppo ottimistiche”.
“Chiunque sarà al governo nel 2011 potrebbe avere bisogno di una manovra correttiva di almeno 7 miliardi di euro”, conclude il Financial Times.
“E’ lo stesso ministro delle finanze ad ammettere questa possibilità ”.
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Dicembre 5th, 2010 Riccardo Fucile
APPELLO DI “NUOVI ITALIANI” PER SALVARE LA SOCIETA’ CHE PROMUOVE LA LINGUA E LA CULTURA ITALIANA NEL MONDO…AL MINISTRO TREMONTI CHE AVEVA SUGGERITO DI “FARSI UN PANINO CON LA DIVINA COMMEDIA” E CHE HA TOLTO IL 53% DEI FONDI A 423 COMITATI SPARSI NEL MONDO E A MIGLIAIA DI CORSI DI LINGUA ITALIANA PER RISPARMIARE 600.000 EURO, IL PRESIDENTE CHE RACCOGLIE 41.000 STRANIERI CHE VIVONO IN ITALIA RISPONDE LANCIANDO UNA SOTTOSCRIZIONE… MA LA VERGOGNA NON ESISTE?
Dice bene Gian Antonio Stella, quella di “Nuovi italiani” e del suo presidente è proprio
una lezione.
Molto bella, e anche un po’ imbarazzante, a dirla tutta.
«La lingua italiana è quel meraviglioso collante che ci unisce al di là delle differenze delle nostre origini, fede, credo e che ci permette di appartenere a una grande nazione che abbiamo scelto come nostra nuova patria».
A parlare è Radwan Khawatmi, l’imprenditore parmigiano di origine siriana e presidente del movimento “Nuovi italiani”, che raccoglie 41mila stranieri integrati nel nostro paese.
È a loro che Khawatmi rivolge un appello accorato per salvare la Dante Alighieri, la società che promuove la lingua e la cultura italiane nel mondo che è ora a rischio estinzione per via dei tagli del Governo.
Per risparmiare 648mila euro, l’ente avrà il 53,5 per cento di fondi in meno rispetto al 2009, il che vuol dire che ora la Dante, presente in tutto il mondo con 423 comitati e migliaia di corsi di lingua italiana, dovrà riuscire a sopravvivere con 600mila euro e rischierà seriamente la chiusura dei battenti.
«Noi, nuovi italiani, che ci identifichiamo nella cultura e nella ricchezza della lingua italiana, non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questa tragedia», esorta Khawatmi.
E al ministro Giulio Tremonti che mezzo serio e mezzo scherzoso aveva detto di farsi un bel panino con la Divina Commedia, al ministro Franco Frattini che giustifica la stangata alla Dante con la eccezionale difficoltà della congiuntura economica, e a quegli italiani di origine e sangue che restano indifferenti di fronte al caso, lui risponde così: «Il mio appello a tutti è di partecipare con un dono anche modesto di ciascuno di noi, quale segno tangibile della nostra fedeltà e amore verso coloro che hanno fatto e continuano a promuovere la lingua italiana nel mondo. Io stesso provvederò ad aprire la sottoscrizione…».
Non sarà un gesto risolutivo, non si ricaverà tanto quanto se – come suggerisce su Io donna Sergio Rizzo – si rinunciasse a qualche lussuosa auto blu di troppo, si tagliassero un po’ le spese voluttuarie di Camera e Senato, si perdesse l’abitudine di utilizzare gli aerei della presidenza del Consiglio come taxi, ma la proposta ha di certo un valore simbolico di grande rilievo.
Suona come un grido d’amore patrio pronunciato da chi l’Italia non l’ha avuta in eredità familiare, ma per scelta.
E come l’attestato orgoglioso di un’italianità profonda e responsabile, che magari non scorre nelle vene, ma pulsa forte nel cuore.
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Dicembre 5th, 2010 Riccardo Fucile
LE AZIENDE COSTRETTE A DIRE DI NO ALLE RICHIESTE DELLE PROCURE… I TAGLI AGLI STANZIAMENTI DECISI DAL GOVERNO E I PAGAMENTI IN RITARDO DI DUE ANNI COMPROMETTONO LE INDAGINI
Le imprese del settore diranno “no” alle richieste delle procure: “Gravi danni per le indagini future e per quelle in atto”. Il ministero ha tagliato gli stanziamenti e paga con due anni di ritardo
Hanno comprato una pagina del Corriere della Sera rivolgendosi al presidente della Repubblica e al premier.
E poi hanno diramato un comunicato stampa durissimo, intitolato: “Comparto intercettazioni, stop ai lavori”.
Le aziende che, per conto delle procure, si occupano di intercettazioni telefoniche e consulenze tecnologiche alle indagini (ad esempio microtelecamere) annunciano la serrata, “perchè — spiega l’Iliia, associazione che li rappresenta — il ministero della Giustizia ha un debito nei nostri confronti di 500 milioni”.
Così le procure non potranno più avviare intercettazioni su utenze telefoniche di persone indagate che ritengono meritevoli di attenzione, perchè le società incaricate hanno deciso di non accettare nuovi incarichi.
Uno stop che, spiega il comunicato, “provocherà un evidente pregiudizio dell’attività investigativa futura e non potrà assicurare anche il regolare espletamento degli incarichi in corso con grave danno per le indagini già in atto”.
“Noi emettiamo fattura alle procure, ma le lungaggini burocratiche fanno sì che passino dei mesi prima che vengano contabilizzate”, spiega Andrea De Donno, titolare di due aziende del settore (di cui una in liquidazione) e membro del direttivo Iliia. “
Il vero problema — continua De Donno — è che poi il ministero della Giustizia stanzia fondi notevolmente inferiori rispetto alle richieste delle procure. E i tempi sono biblici: si arriva a due anni per vedersi pagare una fattura. Il paradosso è che aziende con utili e fatturati in crescita sono costrette a chiudere proprio per i mancati pagamenti”.
Solo cinque anni fa, le aziende del comparto erano 250. Ora son 98.
“A questo bisogna aggiungere che c’è stato un calo del 30 per cento della richiesta di intercettazioni. In generale sono diminuiti, negli ultimi anni, i fondi stanziati. E sono stati ritoccati al ribasso i listini”.
Questa scarsa efficienza da parte del ministero può essere letta come una volontà di ostacolare le intercettazioni?
“E’ una lettura possibile — spiega De Donno — ma noi siamo solo imprenditori e non vogliamo schierarci politicamente”.
Le aziende fanno appello al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e al premier Silvio Berlusconi “perchè possa essere varato un emendamento urgente al ddl di stabilità in grado di programmare, già per il 2011, uno stanziamento idoneo a colmare il peso del debito contratto dal ministero della Giustizia”.
“I risultati ottenuti dallo Stato, dalle forze di polizia e dalla magistratura per assicurare alla giustizia importanti criminali — sottolinea Iliia — hanno prodotto negli ultimi 2 anni un recupero di valore complessivo di 15 miliardi e mezzo di euro, di cui 2,5 miliardi di contanti depositati sul Fondo Unico Giustizia: un bilancio che stimola orgoglio nazionale, senso dello Stato e della giustizia, ma che non è stato utilizzato per colmare il debito e scongiurare lo stato di crisi delle imprese che lavorano silenziosamente a fianco delle forze dell’ordine e della magistratura inquirente nelle fasi di intelligence investigative e di monitoraggio del territorio nella lotta al crimine”.
Al di là dei disagi, non è comunque controproducente dire no allo Stato che è di fatto il datore di lavoro esclusivo di queste aziende?
“Certo bisogna reinventarsi, ma non possiamo continuare così”, spiega De Donno: “Molte aziende possono riciclarsi lavorando per paesi esteri, specialmente dell’Est europeo. Altre possono fare sicurezza per grandi aziende. Quel che è certo è che non si può lavorare senza essere pagati”.
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Dicembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
LA FUGA DEI CERVELLI E’ COSTATA ALL’ITALIA 4 MILIARDI DI EURO: IN VENTI ANNI OGNI RICERCATORE “TOP” VALE 148 MILIONI DI EURO IN BREVETTI…QUELLI CHE RESTANO IN ITALIA HANNO UN OTTIMO INDICE DI PRODUTTIVITA’ RISPETTO AD ALTRI PAESI EUROPEI….IL 35% DEI 500 MIGLIORI RICERCATORI ITALIANI HA ABBANDONATO L’ITALIA, ADDIRITTURA IL 50% DEI PRIMI 100
La fuga dei ricercatori italiani all’estero ha un costo, un costo molto alto.
Ha provato a calcolarlo l’Icom, Istituto per la Competitività , in un’indagine commissionata dalla Fondazione Lilly, che promuove la ricerca medica: negli ultimi 20 anni l’Italia ha perso quasi 4 miliardi di euro.
La cifra corrisponde a quanto ricavato dal deposito di 155 domande di brevetto, dei quali “l’inventore principale è nella lista dei top 20 italiani all’estero” e di altri 301 brevetti ai quali diversi ricercatori italiani emigrati hanno contribuito come membri del team di ricerca.
Questi brevetti in 20 anni sono arrivati a un valore di 3,9 miliardi di euro, “cifra che può essere paragonata all’ultima manovrina correttiva dei conti pubblici annuncaita dal governo qualche mese fa”, osservano gli autori della ricerca.
Certo, si potrebbe obiettare, questi brevetti sono frutto, oltre che del genio italico, di èquipe ben strutturate, ben finanziate, sostenute da università o centri di ricerca di valore.
Probabilmente se questi preziosi cervelli, perfino i ‘top 20’ considerati dalla ricerca, fossero rimasti in Italia, non avrebbero brevettato un bel niente.
E però se invece in Italia fossero stati adeguatamente sostenuti, il nostro Paese sarebbe stato più ricco.
Secondo l’Icom, che ha presentato la ricerca al Senato, in media ogni cervello in fuga può valere fino a 148 milioni di euro (nel caso in cui arrivi ai livelli degli scienziati più produttivi della Top 20 elaborata dall’associazione Via Academy, costituita da un gruppo di ricercatori italiani che vivono e lavorano all’estero).
Un calcolo che nello specifico può essere contestato, ma è indubbio che i tanti brevetti depositati dagli scienziati italiani all’estero si traducano in danaro.
“Guardando alla classifica elaborata da Via-Academy 1 – spiega il coordinatore della ricerca, Stefano da Empoli – si vede come man mano che si arriva in cima alla graduatoria, la Top Italian Scientists, diminuisca il numero dei residenti in Italia e aumenti quello dei residenti all’estero”.
Insomma, il cervello quando fugge è più produttivo, probabilmente perchè viene messo nelle condizioni migliori.
“La ricerca non è solo in teoria uno dei motori dello sviluppo di ogni sistema Paese, ma è anche in pratica un grande investimento”, afferma il presidente del Consiglio Universitario Nazionale Andrea Lenzi.
Che non manca di sottolineare come anche la riforma attualmente in via di approvazione, fortemente constestata dagli studenti, non migliori assolutamente nulla dal punto di vista della ricerca: “Il difetto vero è che mancano le risorse per i ricercatori – spiega – questo non va bene perchè sono la categoria più debole. Si devono trovare le risorse, non si parla di cifre astronomiche ma serve un miliardo di euro, che corrisponderebbe a un viadotto sull’autostrada Bologna-Firenze”.
Per arrivare ai quattro miliardi di perdite calcolate, spiegano gli autori della ricerca, si fa riferimento al database dell’Organizzazione Mondiale per la proprietà Intellettuale, che associa ad ogni scienziato il numero di domande internazionali presentate in base all’anno di pubblicazione.
Se il ‘top scientist’ l’autore principale, è italiano, emergono 11 brevetti nel settore chimico, 5 nell’ITC, e 139 nel settore farmaceutico, che comprende anche la medicina.
Secondo lo studio, il 35% dei 500 migliori ricercatori italiani nei principali settori di ricerca ha abbandonato il Paese.
Ma se si considerano i primi 100, ad essersene andato è addirittura la metà .
In rapporto alla scarsità di stanziamenti e al fatto che in Italia il numero dei ricercatori sia più basso rispetto agli altri principali Paesi del G7 (da noi sono complessivamente 70.000, in Francia 155.000, in Regno Unito 147.000, in Germania 240.000, negli USA 1.150.00, in Canada 90.000 e in Giappone 640.00), i nostri ricercatori possiedono un indice di produttività individuale eccellente con il 2,28 % di pubblicazioni scientifiche.
La ricerca scientifica italiana risulta così essere superiore alla media dei principali Paesi europei, nonostante il più basso numero di ricercatori: l’Italia infatti si posiziona al terzo posto (2,28%), dopo l’Inghilterra (3,27%) ed il Canada (2,44%).
Dopo di noi ci sono, in ordine, gli Stati Uniti (2,06%), la Francia (1,67%) la Germania (1,62%) e il Giappone (0,41%)”.
Insomma, si fa di necessità virtù.
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Novembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
IN PIAZZA IL 13 DICEMBRE CONTRO I TAGLI: “IL GOVERNO VENDE SOLO FUMO, SONO ANNI CHE SOSTIENE CHE I BENI SEQUESTRATI ALLA MAFIA SARANNO DESTINATI ALLA SICUREZZA”…”CI DEVONO ANCORA PAGARE GLI ARRETRATI DEL 2008″…”MARONI NON HA SAPUTO DIFENDERE I SUOI UOMINI DAI TAGLI DI TREMONTI”…LA VIGILIA DEL VOTO DI FIDUCIA, MANIFESTAZIONE SOTTO MONTECITORIO DI TUTTE LE SIGLE SINDACALI
Maroni, intervenendo qualche giorno fa a Brescia per firmare il “Patto per Brescia sicura”, ha detto che le risorse per la polizia ci sono.
E a sostegno della sua tesi ha citato una lettera a lui indirizzata da parte del capo della polizia: “Non ci sono problemi di risorse. I soldi per le auto e il personale ci sono”.
Il ministro dell’Interno ha poi aggiunto: “Abbiamo sequestrato i conti correnti bancari dei mafiosi, dei loro famigliari e dei prestanome: sono 2 miliardi e 200 milioni di euro che verranno distribuiti alle forze di polizia, a partire dall’anno prossimo”.
Dichiarazioni che fanno saltare i nervi ai sindacati di polizia: “E’ la solita squallida propaganda”, ha ribattuto Franco Maccari, segretario nazionale del Coisp.
“Una volta, il ministro Maroni parla di 2 miliardi di euro, la volta dopo di 19 miliardi. E’ da anni che sentiamo ripetere, come un mantra, che le risorse dello scudo fiscale, o quelle dei beni sequestrati alla mafia, verranno utilizzate per combattere la criminalità o pagarci gli straordinari”.
Proprio non ci stanno i sindacati: “Il ministro Maroni — continua Maccari — adesso cerca pure di strumentalizzare le parole di Manganelli. Dovrebbe, ricordarsi che il capo della Polizia rappresenta la struttura tecnica, noi come sindacati rappresentiamo invece il 90% degli operatori di polizia, vale a dire 90.000 uomini e donne, il loro malumore e la loro insoddisfazione crescente verso un governo che vende solo fumo”.
Maccari ha incontrato con tutte le sigle sindacali il ministro dell’interno mercoledì scorso: un faccia a faccia molto teso, perchè,, al di là delle dichiarazioni di facciata, restano insoluti tutti i temi più importanti come il pagamento degli arretrati previsti dal contratto del 2008 e rimasti ancora lettera morta; il fondo perequativo di 80 milioni di euro per il riconoscimento economico delle promozioni e gli adeguamenti retributivi per il triennio 2011-2013.
Senza dimenticare quei tagli trasversali che “ci hanno fatto solo del male e che ci pongono nelle condizioni di non affrontare in modo sereno il nostro lavoro”. Secondo Maccari “Maroni non ha saputo difendere i suoi uomini dai tagli che ha fatto Tremonti”.
Di più: “Maroni non ha avuto il coraggio di alzare la voce quando, invece, sarebbe stato doveroso avere un sussulto di dignità : tutti, dalla Carfagna alla Gelmini, da Bondi a La Russa, hanno picchiato i pugni sul tavolo e hanno ottenuto dei fondi.
Perfino il ministro della Difesa ha ottenuto quei 39 milioni di euro per portare nei fine settimana qualche ragazzino a far finta di sparare nelle caserme e noi, invece, come Polizia, non abbiamo ottenuto un bel nulla: pensi che con quei 39 milioni di euro potevamo almeno pagare 1/3 dei debiti che abbiamo con chi ci ripara le auto di servizio. Per questo siamo stanchi e amaraggiati”.
Per questo tutte le sigle sindacali, dal Siulp, al Sap, dal Coisp, all’Ugl, dopo aver incontrato il ministro Maroni, hanno deciso di rompere gli indugi e di proclamare immediatamente lo stato di mobilitazione dell’intera categoria.
Il 13 dicembre, proprio il giorno prima del voto di sfiducia al Governo e dell’attesa pronuncia della Corte costituzionale sul legittimo impedimento, i poliziotti scenderanno in piazza e faranno sentire la loro voce contro il blocco del turn over, contro i tagli della manovra finanziaria: la loro manifestazione terminerà con un presidio proprio davanti a Montecitorio.
Dove meno di 24 ore dopo si giocheranno i destini di Berlusconi.
E di Maroni.
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Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
LA CRISI SI FA SENTIRE IN TANTE FAMIGLIE: PASSA DAL 19,7% AL 23,8% LA PERCENTUALE DI ITALIANI CHE NON ACQUISTERA’ DONI…IN AUMENTO LIBRI, VINO E LINGERIE, CALANO CAPI DI ABBIGLIAMENTO E VIAGGI
Un italiano su quattro non acquisterà neppure un regalo di Natale.
La previsione della Cgia di Mestre si basa su un’indagine svolta da Panel Data su un campione di 900 italiani ai quali è stato chiesto quali saranno i doni che compreranno nei prossimi giorni con la tredicesima.
“E’ in crescita il numero di persone che quest’anno, a fronte della crisi economica che continua a preoccupare gli italiani, non farà nessun regalo di Natale – commenta il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – Se nel 2009 questa percentuale riguardava il 19,7%, quest’anno raggiungerà il 23,8%. Insomma, quasi un italiano su quattro risparmierà qualcosa non acquistando nessun regalo. Un dato che, comunque, potrebbe essere più contenuto quando si farà il bilancio dopo le feste. Infatti, come succede spesso, anche chi un mese prima non ha intenzione di farne, cede a qualche piccolo acquisto proprio nelle ultimissime ore prima del 25 dicembre”.
Secondo l’associazione, rispetto agli anni passati gli italiani riceveranno in dono più libri, più bottiglie di vino e più lingerie.
In forte discesa, invece, l’acquisto dei capi di vestiario (che comunque resta la scelta preferita), le calzature, i viaggi e le vacanze.
“Insomma – spiega la Cgia – la crisi continua a farsi sentire e, probabilmente, i regali che riceveremo, almeno da un punto di vista economico, rischiano di essere meno impegnativi di quelli ricevuti l’anno scorso”.
Analizzando più da vicino i risultati, sottolineano dalla Cgia, il dono natalizio più diffuso saranno i capi di abbigliamento (61,5%), seguitidall’enogastronomico (60,1%) e dai libri (57,4%).
Seguono i prodotti tecnologici con il 32,80% delle preferenze, i giocattoli e l’arredo-casa con il 32,80%.
Chiudono la classifica i viaggi, i weekend e le vacanze con l’8,10%.
I ricercatori mestrini sottolineano che la somma delle percentuali riferite alle principali tipologie di regali non dà come risultato 100, poichè gli intervistati avevano la possibilità di scegliere più risposte diverse.
Nel confronto con il 2009 l’incremento più consistente lo registrano i libri (+6,4%), l’enogastronomia (+5,8% con una punta del +2,8% per i vini).
Stabili i prodotti tecnologici (+0,8%), i giocattoli e l’arredo casa (+0,8%).
“In forte contrazione, a conferma di una ridotta capacità di spesa e della necessità di destinare le risorse a consumi più utili, la percentuale di italiani che regaleranno, o si regaleranno, un viaggio o qualche giorno di vacanza (-2,7%)”.
Infine, pur essendo una tradizione sempre molto sentita, i capi di abbigliamento registreranno una riduzione del 5,6% (con una punta negativa del -4,3% delle calzature, anche se l’intimo registrerà , invece, un aumento del +3,6%).
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Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
IL BLUFF: NEL PACCHETTO PRESENTATO CON LA MELONI, IL PREMIER AVEVA ANNUNCIATO CHE “STAVA STUDIANDO UN’IMPOSTA DEL 10% PER 3 ANNI PER I GIOVANI CHE APRONO UN’ATTIVITA'”… MA L’ANSA SCOPRE CHE IL REGIME AGEVOLATO DEL FORFETTINO DEL 10% PER I GIOVANI ESISTE GIA’ DA 10 ANNI, INTRODOTTO CON LA LEGGE 388 DEL 2000…ALTRO SPOT E ALTRA BRUTTA FIGURA
Costretto all`angolo dalla crisi politica, Silvio Berlusconi riapre il capitolo delle tasse e
avanza una proposta: «Per le nuove imprese messe in campo da giovani stiamo studiando un`imposta del 10 per cento per tre anni al posto di tutte le altre imposte e addizionali», ha annunciato il premier in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, affiancato dal ministro per la Gioventù Giorgia Meloni.
Una sortita che ha scatenato reazioni negative da opposizioni e Fli: «Uno spot», dicono i giovani finiani.
«Un disco rotto», attacca Fassina, responsabile economico del Pd.
Ma soprattutto, secondo una dettagliata ricostruzione dell`Ansa, una misura assai simile a quella proposta ieri da Berlusconi già esiste da una decina di anni per le imprese «individuali» avviate da giovani.
Infatti molte delle nuove iniziative imprenditoriali godono da due lustri, in Italia, di un regime fiscale agevolato: il cosiddetto «forfettino» del 10 per cento che è stato introdotto con la legge 388 del 2000, la Finanziaria per il 2001.
L`agevolazione che prevede il pagamento di un`imposta sostitutiva al 10 per cento – proprio come quella annunciata ieri dal Cavaliere per tutte le «imprese» avviate da giovani – riguarda nuove attività di impresa, professionali o artistiche, intraprese da «persone fisiche», cioè da ditte individuali che in fin dei conti sono le più diffuse e abbordabili in un contesto di start up.
Il governo ha anche annunciato di interessarsi a mutui e prestiti a favore dei giovani, ma in questo caso, trattandosi di somme da restituire con gli interessi, poteva anche farlo un istituto di credito.
Solito spot gratuito.
Qualcuno non aveva forse promesso nel programma del centrodestra di costruire nuove case per le giovani coppie?
Chissà che fine ha fatto quel punto del programma, probabilmente la stessa sorte dell’abolizione delle Province.
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Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
TREMONTI DIROTTA GRAN PARTE DEI SOLDI DEL 5 PER MILLE… STRANGOLATE LE ONLUS DELLA RICERCA E DEL VOLONTARIATO… IL FONDO DI LUCA TELESE SUL “FATTO QUOTIDIANO”
Dopo averci raccontato per anni che loro — al contrario dei perfidi bolscevichi dell’Unione — non avrebbero messo le mani nelle tasche degli italiani, il ministro Giulio Tremonti e i compassionevoli difensori delle libertà economiche, hanno fatto di meglio.
Hanno tagliato direttamente la tasca con il rasoio, per fregarci i soldi del 5 per mille dalla dichiarazione dei redditi.
O meglio: si sono presi, in un colpo solo, il 75 per cento del gruzzoletto che ogni anno i contribuenti, con una croce, dedicano alle associazioni non governative e di utilità sociale.
Ammontare della rapina legalizzata? 300 milioni di euro.
Dai 400 milioni in bilancio lo scorso anno, ai miseri 100 di oggi.
Al confronto di questo simpatico ladrocinio, il prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti di Amato (1992) è un’opera pia.
Se non altro perchè quella era una tassa odiosa e indifferenziata praticata a tutti i correntisti con la scusa della salvezza del bilancio.
Questa, invece, è una sottrazione di fondi mirata, che toglie risorse a chi in Italia si occupa degli ultimi, della sanità , degli anziani, dei disabili, degli ospedali, della ricerca, del volontariato.
Il colpo viene messo a segno, non per rimettere in piedi dei conti virtuosi — come vorrebbe farci credere Tremonti con la scusa della crisi — ma piuttosto per raddoppiare (avete letto bene: da 130 a 245 milioni di euro) i soldi di cui il governo fa gentile omaggio alla scuole private.
Oppure per concedere 25 milioni di euro alle università non statali.
Gli ultimi 30 milioni del capitoletto di spesa che si intitola — non è uno scherzo — “Fondo esigenze indifferibili ed urgenti” — sono per la stampa di partito.
C’è qualcosa di violento e odioso in questo.
Se non altro perchè anche se il 5 per mille quest’anno fruttasse un miliardo, la cifra resterebbe comunque 100 milioni.
E poi perchè, che Tremonti ci chieda di indicare chi aiutare con una parte delle tasse che gli paghiamo (negli anni in cui la pressione fiscale aumenta!) e poi faccia carta straccia delle nostre volontà (ma passando all’incasso) ha il sapore della beffa.
Domenica mi ha chiamato una madre, in lacrime.
Sua figlia è afflitta da una malattia rarissima, la fibrodisplasia ossificante.
Morbo terribile, che rende il corpo, giorno dopo giorno, di pietra.
Fino a ieri aveva una speranza per la sua bambina: la ricerca finanziata dal 5 per mille. Oggi nemmeno quella.
La signora Simona chiede: “Perchè ci fanno questo?”.
Le rispondo la verità : perchè, secondo loro, non portate voti nè consenso.
Luca Telese
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
LO STATO AUMENTA GLI INTROITI: NEL 2006 ERANO DI 15,4 MILIARDI, NEL 2009 SONO SALITI A 54 MILIARDI (+400%) MA IL GIRO RADDOPPIA CON IL SOMMERSO… OGNI ITALIANO SPENDE IN MEDIA 2.000 EURO L’ANNO
Governo schizofrenico, combatte la ludopatia aumentando i giochi.
Con la mano destra il governo firma un decreto per combattere le patologie legate al “gioco compulsivo”.
Con la sinistra si impegna ad introdurre “nuove tipologie di giochi, impegnandosi ad avviare le procedure occorrenti al loro affidamento in concessione”.
Per scoprire una netta contrapposizione tra idea e azione, tra intenzioni dichiarate e fatti, non occorre incrociare dati e fare lunghe verifiche.
Basta leggere per intero il comma 78 dell’articolo uno del maxi emendamento alla legge di Stabilità , attualmente in discussione alla Camera.
La schizofrenia del governo è messa a nudo dalla commissione Antimafia, che oggi ha votato all’unanimità un testo durissimo sui profili del riciclaggio connessi al gioco lecito e illecito, in cui si manifesta “profondo allarme per le ipotesi di incremento degli strumenti del gioco”.
L’articolo del maxi emendamento, al punto f promette: “Con decreto interdirigenziale del ministero dell’Economia e del Ministero della Salute sono adottate, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, linee di azione per la prevenzione, il contrasto ed il recupero di fenomeni di ludopatia conseguente al gioco compulsivo”.
Poi, al punto m precisa: “Anche per aggiornare l’attuale palinsesto dei giochi, con decreto direttoriale dell’Aams sono introdotte e disciplinate nuove tipologie di giochi e, ove necessario, conseguentemente avviate le procedure amministrative al loro affidamento in concessione”.
Una tendenza che è oggetto di critiche da parte del Comitato sul riciclaggio (che ha curato la relazione oggi approvata in commissione): “E’ necessario fermare questa deriva — si legge nel documento — e segnalare con forza quanto possano risultare effimere tali siffatte “entrate” da “tassazione indiretta” e quanto, invece, siano progressivamente devastanti i danni e i costi per i singoli e per la collettività ”.
Nel 2006, secondo i Monopoli di Stato, gli introiti del gioco erano di 15,4 miliardi.
Nel 2009 hanno invece sfiorato i 54 miliardi, con un aumento quasi del 400 per cento.
Ma guardando le stime della Guardia di Finanza, che comprendono anche l’abusivismo, le cifre raddoppiano.
Analizzando questi dati si può dire che ogni italiano, neonati compresi, gioca ogni anno 2mila euro.
Considerando la stima per difetto di un milione di giocatori abituali, la cifra pro capite è enorme e spiega fenomeni come l’usura e la distruzione di migliaia di famiglie..
Il documento approvato dalla commissione Antimafia spiega chiaramente come il settore del gioco, anche lecito, sia infiltrato dalle organizzazioni criminali (nel 2010 sono state più di trenta le inchieste giudiziarie sul gioco, direttamente riferibili alle mafie).
Chiede maggiori controlli su licenze e concessioni.
E illustra il danno sociale provocato da questo settore: “Il settore gioco costituisce il punto di incontro di gravi distorsioni dell’assetto socio-economico quali, in particolare, l’esposizione dei redditi degli italiani a rischio di erosione; l’interesse del crimine organizzato, la vocazione “truffaldina” di concessionari che operano in regime di quasi monopolio; il germe di altri fenomeni criminali come usura, estorsione, riciclaggio. E sottrazione di ingenti risorse destinate all’erario”.
Da qui la conclusione, che chiama in causa esplicitamente forme di gioco come gratta e vinci, lotto e gioco via internet oltre, naturalmente, a slot machine e videopoker: “La diffusione estesa sul territorio delle più fantasiose forme di “tassazione indiretta”, in verità alimentano la “malattia del gioco”, invece di curarla.
Va detto che il maxi emendamento prevede anche una stretta sulla trasparenza dei concessionari del gioco.
Ad approvazione avvenuta, infatti, le società avranno sei mesi per comunicare tutte le quote di proprietà superiori al 2%.
In questo modo, teoricamente, situazioni di scarsa trasparenza societaria come quella di BetPlus, principale concessionario delle slot machine con sede nei paradisi fiscali caraibici (e mai chiarito assetto proprietario), dovrebbero essere spiegate.
Ma la soluzione appunto è teorica.
Perchè non è difficile per chi ha già elaborato una serie di scatole societarie estere, elaborare una nuova struttura con quote al 2%.
Fabio Amato e Simone Ceriotti
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: denuncia, economia, finanziaria, governo, Politica, radici e valori | 1 Commento »