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FORMIGONI, IL CONVIVENTE E LA RESIDENZA IN COSTA SMERALDA

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

CASA COMPRATA CON I SOLDI DEL GOVERNATORE E UN MUTUO GENEROSO

Un uomo fortunato, Alberto Perego. Il manager brianzolo, l’amico di una vita di Roberto Formigoni, suo convivente da moltissimi anni, sette mesi fa si è comprato una villa da sogno in Costa Smeralda, con vista mozzafiato sul mare blu del golfo Pevero e a pochi passi dall’omonimo golf club.
Una “casetta” da tre milioni di euro, ma per pagare il conto Perego ha trovato un amico come Formigoni che gli ha mandato un bonifico di 1 milione e 100 mila euro.
Non bastasse, pure la banca gli ha fatto ponti d’oro prestandogli 1,5 milioni con un mutuo a condizioni difficili da spuntare sul mercato.
Cose che capitano.
E avere per amico (e finanziatore) un presidente di Regione magari aiuta.
Già , già , davvero un uomo fortunato il Perego da Brugherio, 64 anni.
Anche lui, come Formigoni, fa parte dei memores domini, il grado più elevato della scala spirituale ciellina.
Gente che fa vita comunitaria e s’impegna a non possedere niente di personale, a mettere tutto in comune con gli altri confratelli.
Negli anni scorsi in più di un’occasione, Formigoni ha beneficiato Perego con bonifici per decine di migliaia di euro.
E l’acquisto della villa in Costa Smeralda è solo l’ultimo anello, il più vistoso, di una lunga catena di regalie, omaggi vari e bonifici.
L’altro protagonista di questo singolare mènage è Pieragelo Daccò, il mediatore d’affari che negli ultimi anni è stato tanto generoso da pagare vacanze e cene per decine di migliaia di euro a Formigoni e anche all’inseparabile Perego.
Daccò, in carcere dal 15 novembre, ha confermato le regalie al presidente della regione Lombardia.
Ebbene, come il Fatto Quotidiano ha già  ricostruito in un articolo del 17 aprile scorso, la villa sarda è stata ceduta a Perego da una società  controllata proprio da Daccò , la Limes.
Gli atti del catasto descrivono qualcosa di simile a una reggia: due piani con piscina, ampio giardino, cinque camere, cinque bagni, quattro verande coperte, sala da pranzo, tre terrazze, un patio scoperto e due cantine.
In tutto fanno circa 200 metri quadri catastali, ma almeno il doppio se si considera la superficie effettiva.
Come detto, Perego riceve 1,1 milioni con un bonifico di Formigoni, mentre 1,5 milioni arrivano sotto forma di mutuo.
Il Credito Sardo, che è controllato da Intesa, ha concesso a Perego un finanziamento a tasso variabile di 1,5 milioni da restituire in 25 anni. Mica male.
Se provate a chiedere a qualunque istituto di credito un prestito a condizioni simili a quelle ottenute da Perego, soprattutto spalmato su un arco di tempo di un quarto di secolo, avete ottime probabilità  di farvi ridere in faccia dall’impiegato di turno.
Va segnalato che la rata mensile per un mutuo di importo tanto elevato ammonta a circa 7 mila euro.
Difficile che la banca conceda il mutuo se il reddito del cliente non ammonta almeno al doppio della rata mensile.
Quindi Perego deve aver dimostrato di guadagnare almeno 15 mila euro netti al mese.
Una somma importante anche per un manager come l’amico di Formigoni.
La villa, ha una storia singolare alle spalle.
Faceva parte di un lotto di tre immobili, tutti di proprietà  della Limes di Daccò, due dei quali venduti tra il 2006 e il 2007.
Il primo risulta acquistato dalla società  lussemburghese Lavica Development al prezzo di 5,7 milioni.
La seconda abitazione, ancora da completare, passa di mano per 1,4 milioni e questa vota a comprare è una società  italiana controllata dalla lussemburghese Socaem.
Per la terza casa, invece, non si fa vivo nessun compratore fino a ottobre dell’anno scorso, quando Perego se l’aggiudica per tre milioni.
Il fatto è che nei cinque anni precedenti la compravendita, quella villa sarebbe sempre rimasta vuota.
L’unico contratto d’affitto porta la data dell’agosto 2011: 20 mila euro per un mese.
E l’affittuario è lo stesso Perego.
Possibile, che Daccò non sia riuscito a trovare un acquirente, quando per le altre due ville i compratori si sono fatti vivi nel giro di pochi mesi?
Antonio Simone, l’ex assessore regionale, amico di Formigoni, arrestato alcune settimane fa, ha dichiarato in un interrogatorio che “Perego trascorreva lunghi periodi in Sardegna dove ha acquistato un’abitazione che gli ha venduto Daccò”.
Non è da escludere che Simone si riferisse proprio alla terza villa, formalmente disabitata, in Costa Smeralda.
Del passato non c’è certezza, ma in futuro Perego dovrà  di sicuro passare lunghi periodi nella sua nuova casa. Infatti l’amico di Formigoni ha dichiarato nel rogito di voler trasferire la residenza nell’immobile appena acquistato.
Un trasferimento provvidenziale, perchè gli permette di risparmiare alcune decine di migliaia di euro in tasse grazie alle facilitazioni per l’acquisto della prima casa.
Insomma, una mano anche dal fisco.
Ci voleva.

Vittorio Malagutti
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“FORMIGONI SULLO YACHT OGNI SETTIMANA”: IL COMANDANTE SMENTISCE IL GOVERNATORE

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

L’IMBARCAZIONE E’ UNA FERRETTI DI 27 METRI, VALORE 2 MILIONI DI EURO…”MA CHE POCHI WEEK END, ERA UNA PRESENZA ABITUALE”

“Formigoni in barca era ospite fisso. E, aggiungerei, gradito. Veniva quasi ogni week end. Da giugno a settembre. Con Daccò, certo, ma non soltanto con lui. Per quanto mi riguarda del presidente ho un ottimo ricordo: averlo a bordo era un piacere, è una persona seria che stimo”. La voce dell’ex comandante di “Ad Maiora” arriva al telefono da un porto della Costa Azzurra. Ligure, oltre la quarantina, l’uomo che per tre anni – da giugno 2007 a ottobre 2010 – ha portato per mare Roberto Formigoni in Costa Smeralda accetta di parlare ma chiede che non si riveli il suo nome. “Adesso lavoro per un’altra società , su un’altra barca, mi capisca…”.
Due anni fa il faccendiere Pierangelo Daccò, o meglio, Eurosat, la società  titolare di “Ad Maiora”, gli ha dato il benservito sostituendolo con un comandante croato.
Lui dice che forse il collega “costava meno”, e però non serba rancore.
Ricorda comunque con piacere le tre estati sarde.
A partire da colui che sul panfilo – un Ferretti di 27 metri, due ponti, cabina armatoriale con tanto di gigantesco rosario e altarino, più altre quattro cabine, valore 2 milioni – era considerato l’ospite numero uno.
Il “presidente”.
L’ex comandante però smentisce Formigoni. Altro che “solo qualche week end”, come ha affermato domenica il governatore. “Tra tutti gli ospiti Formigoni era quello che veniva più spesso – racconta – . Si iniziava a giugno e si andava avanti fino a settembre. E lui non mancava praticamente mai”.
Portisco è un molo esclusivo a due passi da Porto Cervo.
D’estate qui sono attraccati gli yacht di chi a una casa galleggiante ne abbina anche una sulla costa: e i valori richiedono diversi zeri.
L'”Ad Maiora” ha sempre fatto base qui. Adesso non c’è, dicono sia in un cantiere ligure. Altri raccontano, ma non si trova conferma, che Eurosat, dopo l’arresto di Daccò, l’abbia venduta a chissà  chi.
“Non lo so, posso solo dire che quando la portavo io veniva usata, e anche molto. Le giornate di Formigoni in barca? Arrivava verso le undici o mezzogiorno. Si metteva sul ponte a lavorare al computer e al telefono. Era uno che in vacanza al divertimento sapeva abbinare anche il lavoro. Mi è sempre sembrato una persona seria. Dopodichè ditemi a chi non piace divertirsi in barca…”.
Già , soprattutto se si è ospiti di un munifico consulente (Daccò) che sa muoversi “nei mari della sanità¡” con la stessa disinvoltura con cui offre le vacanze in Costa Smeralda e ai Caraibi.
“Credo che il presidente alloggiasse nella villa del signor Daccò, ma non posso esserne sicuro. A bordo pranzavano, facevano il bagno e la sera scendevano per andare a cena. Chi pagava? Non so. So che le spese della barca erano tutte a carico della società¡. Per quanto riguarda gli ospiti deduco fossero ospiti”.
Al porto di Portisco ieri girava una voce che non trova conferma. “L’Ad Maiora è di Formigoni”.
L’ex comandante della barca la spiega così: “In tutti i porti, quando si vede un personaggio che sta sempre su una barca, si tende a dire che è di sua proprietà . Invece è solo ospite assiduo”.

Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)

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DAL GOVERNATORE FORMIGONI UN MILIONE DI EURO ALL’AMICO CHE COMPRA IN SARDEGNA UNA VILLA DA DACCO’

Maggio 28th, 2012 Riccardo Fucile

NEL 2011 IL PRESIDENTE DELLA REGIONE VERSO’ AL COINQUILINO UNA SOMMA EQUIVALENTE A 11 ANNI DI STIPENDIO… CIRCA TRE MILIONI IL PREZZO PATTUITO PER LA CASA

Parsimonia e amicizia devono essere due valori molto cari a Roberto Formigoni, altrimenti non si riesce a capire come il presidente della Regione Lombardia, che dichiara redditi per poco meno di 100.000 euro netti l’anno, nella primavera 2011 abbia dato 1 milione e 100.000 euro – cioè l’equivalente di 11 anni di entrate interamente risparmiate senza spendere neppure un centesimo per mangiare o vestirsi o pagare le bollette – al suo amico e convivente (nella comunità  ciellina dei Memores Domini) Alberto Perego.
Il quale, dopo una settimana, li ha usati per unirli a un mutuo da 1,5 milioni e rimpolpare così il gruzzolo con cui al rogito di fine ottobre 2011 è diventato il solo acquirente formale – per un prezzo pattuito in 3 milioni di euro ma sulla cui congruità  sono in corso accertamenti – di una lussuosa villa in Sardegna da 13 vani, vendutagli da una società  dietro la quale c’era, guarda caso, Pierangelo Daccò.
Daccò è proprio il mediatore arrestato appena 7 giorni dopo quel rogito.
Lui per primo dice di non essere un tecnico della sanità , e tuttavia era conteso da ospedali privati che come San Raffaele e Maugeri facevano a gara a ricoprirlo di decine di milioni di euro per la sua misteriosa abilità  nell’«aprire le porte in Regione Lombardia» e nello spuntare prestazioni e pagamenti aggiuntivi grazie alla sua capacità  di «giocare» e «muovere le leve della discrezionalità  dell’ente pubblico». Autodefinizioni dello stesso uomo d’affari che, teorizzando d’aver «sfruttato la mia conoscenza personale con Formigoni per accreditarmi presso i miei clienti», ammette d’aver ripetutamente pagato al governatore (quasi sempre senza rimborsi) e a Perego vacanze ai Caraibi e in Costa Azzurra, in resort di lusso, su aerei privati e sullo yacht «Ad Maiora».
E in particolare d’aver ceduto per 4 mesi nel 2007 in esclusiva a Perego e Formigoni un altro yacht, «Ojala», stipulando con Perego contratti fittizi per far figurare un noleggio e coprire il fatto che i teorici 144.000 euro di canone non gli venissero in realtà  pagati.
La figura di Perego, commercialista con società  a Torino, persona che secondo Antonio Simone «anni fa teneva la contabilità  del Movimento Popolare», diventa così sempre più interessante nelle vicende di Formigoni, a margine delle quali era già  comparso quando pochi mesi fa era stato condannato in primo grado a 4 mesi (pena sospesa) per falsa testimonianza per aver negato di essere il beneficiario di un conto bancario svizzero nell’inchiesta «Oil for Food» sul rappresentante personale di Formigoni in Iraq, Marco Mazarino De Petro, la cui condanna per corruzione internazionale si è prescritta in appello.
Adesso, invece, Perego compare come il beneficiario di un bonifico, assolutamente alla luce del sole da conto a conto bancario, con il quale Formigoni il 13 maggio 2011 gli destina 1 milione di euro (con la causale «mutuo concordato»), aggiungendo il 17 giugno un secondo bonifico da 100.000 euro.
Il governatore guadagna circa 100.000 euro netti l’anno: anche spalmando a ritroso lo stesso attuale livello di reddito, e salvo che la provvista di denaro origini da eredità  o da dismissioni di proprietà , il milione e 100.000 a Perego vale dunque quanto 11 anni di stipendi interamente accantonati da Formigoni, come se fosse vissuto solo d’aria nell’ultimo decennio.
Ma l’altra particolarità  è che, se questo milione e 100.000 coincide con l’acquisto di Perego della villa costruita da Daccò in Costa Smeralda, esistono altre ingenti e frequenti somme di denaro che negli anni passati Formigoni ha destinato all’amico Perego.
Questi versamenti cominciano nel 2005 e proseguono almeno sino al 2009: a volte sono 25.000 euro, altre volte 50.000, ci sono anche punte da 70.000, e alla fine il totale supera i 350.000 euro.
Cifra che anch’essa interpella la natura dei rapporti patrimoniali tra Formigoni e il commercialista.
Quest’ultimo è, in base alle carte anche qui alla luce del sole, l’acquirente il 28 ottobre 2011 della villa di 13 vani nella frazione Li Liccioli del comune di Arzachena, in provincia di Oristano: uno splendido immobile inserito nel consorzio Costa Smeralda (vicino a Cala di Volpe e al Pevero Golf Club) e dichiarato al valore catastale come prima casa di 445.000 euro, che Perego compra per 3 milioni dalla società  «Limes srl» facente capo a Daccò, arrestato di lì a poco il 15 novembre.
Perego paga in due rate. Un bonifico di 1,5 milioni il 20 maggio 2011, sette giorni dopo l’aiuto di 1 milione da Formigoni; e gli altri 1,5 milioni al rogito il 28 ottobre con un mutuo bancario.
L’acquisto è sotto la lente degli accertamenti per due profili.
Il primo è la congruità  del prezzo o l’esistenza di un maxisconto di favore.
Daccò, interrogato, ha sostenuto di aver interpellato «un perito» e di aver «verificato la valutazione dell’Agenzia delle Entrate», fissando il prezzo in 3 milioni perchè le due stime «collimavano tra i 2,7 e i 3,2 milioni di euro».
Ma esistono altre valutazioni che, per immobili comparabili in zona, stimano prezzi ben maggiori e persino doppi.
Il secondo aspetto a incuriosire è il fatto che, dei tre lotti costruiti nel 2006, due furono venduti presto nel 2007 anche se non si sa bene a chi (visto che uno andò per 5,7 milioni a una società  lussemburghese, e l’altro per 1,4 milioni a una società  italiana controllata però da una lussemburghese), mentre questo sarebbe rimasto non a profitto ma sul groppone della «Limes srl» fino alla vendita nel 2011 a Perego.
Eppure Formigoni e Perego sono stati in questa villa già  prima, «li ho ospitati anche prima dell’acquisto di Perego affinchè la provasse», dice Daccò.
Solo che esiste un unico contratto d’affitto a Perego e per il solo mese di agosto 2011 al costo di 20.000 euro.
E invece Antonio Simone, in uno dei primi interrogatori, ai pm ha detto una cosa diversa: «Perego passava lunghi periodi in Sardegna dove ha acquistato un’abitazione che gli ha venduto Daccò».
Per Daccò, del resto, dopo 6 mesi di arresti e con il primo processo per il San Raffaele all’orizzonte il 27 giugno, arrivano nuove complicazioni.
Non solo il suo primo fiduciario svizzero, Giancarlo Grenci, ma anche il secondo, Sandro Fenyo, ha di fatto svelato altri pezzi del mondo-Daccò.
«Una mail inviata da Fenyo alla Bsi di Lugano», ad esempio, ha indirettamente consegnato ai pm «l’apertura del conto della società  panamense Sikri Investments Inc., nella quale è riportata la situazione patrimoniale di Daccò anche con riferimento a proprietà  immobiliari nei Caraibi per un valore di oltre 40 milioni di dollari».

Luigi Ferrarella E Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)

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“CARTE FALSE PER 144.000 EURO, COSI’ DIEDI LA BARCA A FORMIGONI”

Maggio 27th, 2012 Riccardo Fucile

IL VERBALE DI DACCO’: “SAPEVA DEL MIO LAVORO, SFRUTTAI QUESTA CONOSCENZA PER ACCREDITARMI”… “LO YACHT OJALA TUTTO PER LUI E PEREGO, NEL 2007 GLIEL’HO CEDUTO PER QUATTRO MESI”

Oltre 140 mila euro nel 2007: per la prima volta nell’inchiesta sulla sanità  lombarda ruotante attorno a Pierangelo Daccò, il mediatore munificato con 70 milioni di euro dalla Fondazione Maugeri per la sua indefinita capacità  di «sbloccare pagamenti» e «aprire porte in Regione» Lombardia presieduta dal suo amico Roberto Formigoni, emerge non una magari inopportuna generosa ospitalità  tra comitive di amici e ospiti di viaggi/aerei/barche/ville in asserite «vacanze di gruppo», ma una utilità , concreta e ingente, propiziata da Daccò direttamente a
Formigoni e al suo convivente Alberto Perego.
Talmente diretta da dover essere vestita da contratti falsi di noleggio.
Lo yacht Ojala
Il vero problema di Formigoni, infatti, non si chiama «Ad Maiora», lo yacht di Daccò che notoriamente ha ospitato spesso tra tanti amici anche il governatore senza che questi concorresse mai alle spese: questo (al pari degli aerei e delle ville) resta un problema serio di opportunità , che sinora non pare però essere stato molto avvertito dal governatore.
No, il vero problema di Formigoni si chiama «Ojala»: è un’altra barca di Daccò, ma la differenza è che in questo caso è come se Daccò nel 2007 avesse dato 144 mila euro a Formigoni attraverso l’affitto gratuito e l’utilizzo esclusivo di questa barca per quattro mesi. Talmente gratuito ed esclusivo che, essendo la barca totalmente a disposizione di Formigoni e del suo amico Perego senza la presenza a bordo del proprietario Daccò, la società  austriaca di Daccò che possedeva la nave si preoccupò di fabbricare apparenti contratti di noleggio da parte di Perego: cioè documentazione che, in caso di controlli in mare, potesse giustificare Formigoni e Perego sulla barca e non li facesse passare per dei «pirati» che l’avevano rubata.
La rogatoria svizzera
Galeotta per Formigoni è stata una rogatoria inoltrata dalla Procura di Milano alle autorità  svizzere, che in risposta hanno spedito in Italia anche alcuni contratti che uno dei collaboratori di Daccò, Giuseppe Danzi, aveva inviato a Giancarlo Grenci, il fiduciario elvetico di Daccò, per conto del quale gestiva la società  austriaca «M.T.B».
I contratti riguardano l’apparente noleggio dell’imbarcazione «Ojala» nell’estate 2007 tra la titolare della barca, appunto la «M.T.B.» di Daccò, e Perego, un commercialista con società  a Torino, come Formigoni aderente ai «Memores Domini» (comunità  laicale cara a Comunione e Liberazione), in primo grado nel 2011 condannato a 4 mesi (pena sospesa) per falsa testimonianza per aver negato ai pm la invece documentata paternità  di un conto bancario svizzero nell’inchiesta «Oil for Food» sul rappresentante personale di Formigoni in Iraq, quel Marco Mazarino De Petro la cui condanna in primo grado per corruzione internazionale si era prescritta in appello.
Contratti per coprire
Il problema di quei contratti di apparente noleggio della barca è che sono fittizi. Come ammette anche Daccò: «Sono contratti mai eseguiti, nel senso che non è mai stato pagato il corrispettivo previsto dai contratti».
La loro ragione stava nel fatto che, «dovendo ospitare Formigoni e Perego per alcune settimane, il mio fiduciario mi ha consigliato di stipulare contratti di questo tipo in modo che in caso di controlli da parte delle autorità , Formigoni e Perego potessero giustificare l’utilizzo della barca».
Questa copertura aveva cioè senso soltanto se i cosiddetti ospiti navigavano sulla barca da soli, cioè senza che a bordo ci fosse mai anche il proprietario Daccò (che negli altri casi, come per la barca «Ad Maiora», poteva invece sostenere di essere molto generoso e di ospitare a proprie spese gli amici).
Daccò conviene con i pubblici ministeri sul fatto che «la reale motivazione» di quei contratti è che si trattava appunto di «documenti pro forma per coprire gli utilizzatori della barca: «Effettivamente sì, sono contratti necessari a giustificare l’utilizzo dell’imbarcazione per quattro mesi da parte di Formigoni e Perego in via esclusiva e comunque senza la mia presenza in luglio, agosto, settembre e ottobre del 2007».
E qui c’è il problema dei soldi: perchè «non è stato pagato alcun corrispettivo per l’utilizzo dell’imbarcazione, nonostante nei contratti fosse previsto un corrispettivo di 36 mila euro al mese a carico di Perego».
Dunque Daccò in questo modo ha dato a Formigoni e Perego l’equivalente di 144 mila euro sotto forma di barca «Ojala»: non è bello, ed è anche pericoloso se si pone memoria al fatto che l’anno scorso il sindaco di un grosso comune dell’hinterland milanese è stato arrestato per aver ricevuto in uso gratuito per qualche tempo una Ferrari.
Peraltro per un controvalore di «solo» 20mila euro in 40 giorni.
«Sapeva cosa facevo in Regione»
«Formigoni sapeva che svolgevo l’attività  di intermediario nel settore della sanità  in Regione» dove dal 1978 «sono accreditato, nel senso che rappresento grandi realtà  ospedaliere» come via via negli anni «il Fatebenefratelli, la Fondazione Maugeri, il gruppo Ligresti in occasione dell’incidente alla Camera iperbarica», ma – assicura Pierangelo Daccò – «non ho mai parlato con Formigoni di queste questioni. Ovviamente, negli anni ho sfruttato la mia conoscenza personale con Formigoni per accreditarmi di fronte ai miei clienti».
Il presidente della Regione Lombardia usato dal suo amico come specchietto delle allodole per gli affari del suo amico: non è lusinghiero lo spaccato del Formigoni-uomo di governo che Daccò restituisce ai pubblici ministeri, pur palesemente tutto preso a difendere il presidente da ogni ombra.
«Formigoni insistette a rimborsarmi» sostiene Daccò, che infatti, diversamente da quanto circolato nei giorni scorsi, ribadisce che, in occasione di alcune delle vacanze di Capodanno ai Caraibi, «sono certo che Formigoni tramite Perego mi ha rimborsato i biglietti dei viaggi aerei da me anticipati».
Anzi, lo nobilita persino con un solenne movente: Daccò non ricorda le modalità  della restituzione, «forse anche in contanti, ma ricordo che disse che voleva assolutamente rimborsarmi perchè era un personaggio pubblico».
E per il resto di tutte le altre spese che documentalmente non può negare di aver affrontato in aerei, barche, hotel, ville e ristoranti, Daccò insiste a derubricarle in forme di propria generosità  verso tanti amici (tra i quali Formigoni) nel contesto di viaggi di gruppo. Certo, una generosità  pro collettivo assai costosa a Daccò: più di mezzo milione di euro, stando a quello che sinora è emerso.
Il volo per la Pasqua in Costa Azzurra
Ancora il 21 aprile 2011, ad esempio, Formigoni è uno dei partecipanti al viaggio aereo privato per il quale Daccò spende 51 mila euro da Milano a Nizza, «e poi a Cannes dove – dice Daccò – si trovava la barca e dove abbiamo dormito e trascorso tutte le vacanze di Pasqua per poi tornare a Milano con lo stesso aereo preso in noleggio».
Analogo gruppo «per il volo aereo a St. Marteen del Capodanno 2010-2011 per il quale ho speso 100 mila euro», così come «per le spese di alloggio presso le ville prese in affitto ai Caraibi» dove anche nei Capodanno 2008-2009 e 2009-2010 «Formigoni e altri amici hanno alloggiato senza corrispondere alcuna quota, Formigoni non mi ha rimborsato alcunchè» perchè era ospite.
Nel caso del 2010-2011, «l’affitto della villa dove abbiamo alloggiato» con «tutte le persone con cui abbiamo volato» è attestato da due documenti contabili di «114 mila e 38 mila euro».
Le altre barche
Quanto alle varie barche, invece, a parte l’imbarazzante questione della «Ojala», Daccò ritiene di smentire il marinaio che ai pubblici ministeri aveva testimoniato di ricordare che nei suoi cinque anni di servizio anche gli yacht «Ad Majora» e «Cinchingaia» erano stati usati «per l’80 per cento delle volte da Formigoni e Perego»: non è vero, dice Daccò, «questo non è corretto, nel senso che anche io ho usato frequentemente le imbarcazioni».
Alcune, come «Ad Maiora», appartenevano a una società  di Simone ma era Daccò a chiedergli di tenerla per le pubbliche relazioni, e per questo ne affrontava gli ingenti costi: «30.000 euro al mese in marzo e aprile, e 50.000 per i mesi estivi».
Ma anche qui, secondo Daccò, Formigoni è solo uno degli ospiti, e quindi «non ha mai pagato nulla perchè era mio ospite».
I pranzi di Natale al Bulgari Hotel
Del resto, rievoca Daccò, «conosco Formigoni da 20 anni, quando non aveva alcuna carica di spicco, abbiamo un rapporto di grande amicizia, tanto che viene sempre a pranzare con la mia famiglia ogni Natale, spesso presso il Bulgari Hotel di Milano».
E «sono stato decine di volte a casa di Formigoni, un immobile di Ligresti in cui abitano 5-6 Memores Domini tutti miei amici» (per tutela della privacy non se ne fanno qui i nomi perchè, tranne Perego, sinora non lambiti dalle indagini).
Le cene e l’hotel a Rimini per il Meeting
A proposito delle cene (come quella al ristorante milanese Sadler dove il dirigente della Maugeri, Mozzali, ricorda fossero presenti anche Formigoni, Perego e Simone), Daccò ritorna allo schema dello specchietto per le allodole: «Le organizzavo per le mie pubbliche relazioni, erano destinate a mostrare ai miei conoscenti e clienti le mie conoscenze importanti con politici, esponenti delle forze dell’ordine, professori universitari nelle facoltà  di medicina».
E lo stesso accadeva, dice Daccò, per «le 10 stanze che in occasione del Meeting di Rimini prenotavo sempre presso l’hotel Mèridien e poi mettevo a disposizione dei miei ospiti»; e per «la cena da 18 mila euro presso il ristorante Lo Squero che durante ogni Meeting organizzavo invitando 50 persone», anche se poi «si allargavano anche agli amici dei miei ospiti fino a 180 persone».

Luigi Ferrarella
(da “Il Corriere della Sera”)

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CASO FORMIGONI, ORA DACCO’ AMMETTE: “HO PAGATO IO TUTTE LE SUE VACANZE”

Maggio 26th, 2012 Riccardo Fucile

“IL GOVERNATORE NON MI HAI RESTITUITO NULLA”…LA CONFESSIONE SI BASA SULLE RIVELAZIONI DEL MARINAIO CHE GESTIVA LO YACHT “AD MAIORA” A DISPOSIZIONE DI FORMIGONI… FATTURE PER 50.000 EURO PER IL RESORT A SETTE STELLE SALDATE DALL’IMPRENDITORE

“Da anni, da giugno a settembre lo yacht Ad Maiora è a disposizione di Formigoni… Il presidente è stato mio ospite per tre capodanni ai Caraibi, non mi ha restituito nulla…”.
Arriva dal carcere di Opera la risposta alla domanda a Roberto Formigoni su chi gli abbia pagato le recenti, lussuose vacanze.
Arriva dal verbale rilasciato sabato scorso da Pierangelo Daccò, il lobbista-consulente-faccendiere, detenuto dal 15 novembre.
LA VERITà€ DEL MARINAIO
Non è raro che a bucare le versioni più blindate siano i dettagli. In questo caso è il marinaio responsabile dello yacht dal simbolico nome Ad Maiora a permettere ai pubblici ministeri un salto di qualità : “Tutte le estati, da giugno a settembre – questo si legge in sintesi sul verbale – lo yacht era messo nella disponibilità  esclusiva del presidente della Regione Lombardia. Daccò usava l’altra barca, riservando Ad Maiora a Roberto Formigoni”.
A STAGIONE COSTA 50MILA EURO

Quando il procuratore aggiunto Francesco Greco e i suoi sostituti mettono questa verità  portuale (e non politica) sotto gli occhi del milionario detenuto, Daccò reagisce. È ritenuto il perno delle inchieste nate sul crac dell’ospedale San Raffaele e sul dissanguamento dei conti della fondazione Maugeri. Cerca di trovare le parole giuste: “Non si può definire come un’esclusiva, perchè qualche volta m’imbarcavo anch’io. Però effettivamente ogni anno, da diversi anni, da giugno a settembre Ad Maiora è a disposizione di Formigoni”.
In Liguria, in Sardegna, per i weekend, e con la mania del presidente per il fax, che costringe a deviazioni di rotta, in modo da poter ricevere e trasmettere ritagli di giornali e documenti. La barca costa, quanto?, domandano i magistrati. “I costi oscillano tra i 30mila e i 50mila euro a stagione”, è la risposta.
Contributi, divisione spese? Zero.
Sa o no Roberto Formigoni che Eurosat Telecommunication Ltd, la società  irlandese di Daccò, ha pagato quasi 150mila euro di costi vivi dello yacht Ad Maiora, escluse le spese del personale, che comprendono stipendio e carta di credito per le spese quotidiane?
“Formigoni era mio ospite, non mi ha mai restituito nulla”, ammette Daccò. Tanti parlano di ‘amicizia’, in questa storia, e non di favori, benefici, regali di varia natura.
Nemmeno parlano di lobby, anche se “Ricordo che Daccò mi disse che era opportuno continuare ad avere la disponibilità  della barca perchè – si legge nel verbale del ‘socio’ di Daccò, l’ex assessore dc Antonio Simone – poteva servire per le pubbliche relazioni”.
IL JET PRIVATO PER LE ANTILLE

Queste gite nautiche gratis e ‘a disposizione’ del governatore rappresentano una novità  dell’inchiesta.
Ma l’analogo canovaccio emerge finalmente per la questione spinosa e polemica dei viaggi esotici: “Formigoni – dice Daccò – è stato mio ospite in almeno tre capodanni alle Antille”. Parole semplici.
Per capirle sino in fondo, partiamo però dall’ultimo capodanno così come l’ha vissuto il portafoglio del lobbista: “Per quello del 2010/2011 – questa la sintesi del suo verbale – ho speso 100mila euro per il noleggio di un jet privato”, quello della società  Alba Servizi.
Quest’ultima è una società  del gruppo Mediaset, alla quale il San Raffaele aveva messo a disposizione un monte ore di volo.
La prima a parlarne è stata Stefania Galli, la segretaria del defunto Mario Cal, ex amministratore del San Raffaele: “Una volta mi fu detto dal dottor Cal di prenotare un volo per San Marteen a bordo del quale ci sarebbe stato Daccò e Formigoni”, e anche in quel caso per pagare arriva Eurosat, come per lo yacht.
La procura milanese, cercando i diari di bordo del jet, scopre che non riportano i dati dei passeggeri.
È dunque Daccò, nell’interrogatorio di sabato scorso, a svelare ai magistrati che in quel capodanno 2010/2011 “il jet ha portato me, Formigoni, il suo segretario Willy e Roberto Perego alle Antille e poi è tornato a riprenderci”. Willy è Mauro Villa.
LE VERSIONI DI FORMIGONI
S’impone ora un piccolo salto nel tempo. Arriviamo agli inizi dello scorso aprile, in un palazzo della Regione Lombardia che trema, e ha già  visto arresti e dimissioni.
Formigoni, che appena l’anno prima aveva usufruito – e noi lo sappiamo da questo recente verbale, lui per averle vissute – delle vacanze supervip gratis, non esita: “Non ho mai ricevuto neppure un euro da nessuno (…) Non ho nulla da rimproverarmi sulla vicenda delle vacanze, io non ho pagato niente a Daccò e lui non ha pagato niente a me (…) Grazie a Dio, ho la possibilità  di pagare (…) Comunque, non costituirebbe nessuna fattispecie di reato ricevere cose in dono”. Ma di quali doni esattamente parla?
LE FATTURE 2011 DI DACCà’
I pubblici ministeri sabato scorso portano a Daccò due fatture, che riguardano appunto l’ultimo capodanno e il costoso Resort a sette stelle.
La somma è di circa 50mila euro: “Sì, le riconosco, riguardano il costo d’affitto. Formigoni era mio ospite – questa è la linea di Daccò – e non mi ha restituito nulla, nè per il soggiorno nè per il volo”. Ancora una volta, parole nette.
I CONTI 2009 DI DACCà’
Tra i fatti certi, ce n’è uno: Roberto Formigoni all’inizio dello scandalo “non ricordava” nemmeno dove avesse passato le feste il capodanno, nonostante si trovasse in uno di quei posti che vengono considerati “indimenticabili”. “Devo consultare le agende”, annaspava.
“A che titolo mi fa questa domanda? Vale la parola del Presidente”, reagiva sui conti. Quando sono emersi i primi documenti bancari di Daccò e, accanto ai biglietti aerei, il nome Formigoni, il presidente ha recuperato in pubblico porzioni di memoria.
Ci sono i due biglietti Air France per Parigi emessi il 27 dicembre 2008, per il presidente della Regione e Alberto Perego, memores di Cl, collaboratore di Formigoni, 4.080 euro cadauno.
C’è una ricevuta da 9.637 dollari, pari a 7.180 euro, datata 9 gennaio 2009, a saldo di un soggiorno presso l’Altamer Resort di Anguilla.
Inoltre – ed è noto a chi segue le cronache politico-giudiziarie del presidente Formigoni – in quel periodo il generoso Daccò ha pagato con carta di credito, tra il Cuisinart Resort&Spa, altri ristoranti e intrattenimenti, 6.226 euro in più. Il totale ammonta a 13.406 euro.
LA LETTERA A TEMPI
Con questo bagaglio d’informazioni, arriviamo all’autodifesa che il 21 aprile scorso Formigoni invia al settimanale Tempi, che sul sito sta pubblicando anche le corpose lettere dal carcere di Simone, il coindagato di Daccò e amicissimo di Formigoni.
“Le spese delle carte di credito di Daccò sono elevate perchè si riferiscono a conti collettivi. E se ci sono biglietti aerei e una settimana di vacanza alle Antille con cifre importanti, scusate tanto, non sono Brad Pitt, ma – scrive Formigoni – me le posso pagare con il mio stipendio”.
Purtroppo, sostiene, non ha le ricevute: “Le ho buttate; scusate, è un reato?”, domanda, e rilancia, parla di “deriva gossippara”.
Certo, non è reato buttare le ricevute, è che sembra non ci fossero.
Lo dice Daccò nel verbale, dove precisa: “Anche nelle due precedenti vacanze di capodanno Formigoni era mio ospite, e non mi ha restituito niente”.
Neppure un euro di spesa per il soggiorno. Nemmeno un euro di viaggio.
Chi ha letto le carte, e conosce questo passaggio, si chiede perchè mai un politico di lungo corso come Formigoni parli con ostinazione di divisione delle spese “tra amici”.
E perchè mai Daccò, nel verbale, spieghi di non aver preso nemmeno in considerazione l’idea del rimborso, avendo con lui un rapporto di “pura amicizia”.
Tocca a magistrati, detective e avvocati aiutare l’opinione pubblica a capire che cosa è successo e come sono andati i fatti, intorno ad aziende sanitarie che avevano dalla Regione rimborsi cospicui e pagavano profumatamente, e non si capisce bene perchè, ‘amici’ di Formigoni.
Ma intanto è legittimo chiedere: perchè il presidente Formigoni inganna e mente su tre anni di vacanze natalizie gratis?
È gossip pretendere una risposta da un amministratore pubblico?

Davide Carlucci e Pietro Colaprico
(da “La Repubblica“)

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“FORMIGONI SUCCUBE DEL FACCENDIERE, IL LUSSO GLI HA FATTO PERDERE LA TESTA”

Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile

PARLA LA MOGLIE DELL’EX ASSESSORE ANTONIO SIMONE, ARRESTATO NELL’AMBITO DELL’INCHIESTA SULLA SANITA’ LOMBARDA E AMICO INTIMO DEL GOVERNATORE: “CON SACCA’ SI PARLAVA SOLO DI SOLDI”

Carla Vites siede su uno dei divani del salone del suo lussuoso appartamento in via Guerrazzi, a pochi passi dall’Arco della Pace.
Lo ha acquistato con Antonio Simone – ex assessore Dc arrestato nell’inchiesta sulla sanità  lombarda, intimo di Roberto Formigoni – che è il padre dei suoi figli.
Testa china, Carla aspetta. “Aspetto che il più piccolo, che ha 17 anni, rincasi – dice – aspetto di vedere suo padre, che è in carcere e non so quando i magistrati mi consentiranno di visitarlo. E voglio capire a cosa porterà  tutto questo marcio”.
Cosa l’ha spinta a raccontare pubblicamente quella che a sua dire è la vera natura delle relazioni fra il governatore lombardo Formigoni e il faccendiere Piero Daccò?
“La rabbia. Questa è una storia di menzogne. Non si può nascondere quello che in Comunione e Liberazione sanno in tanti e che nella cerchia stretta di Roberto sappiamo tutti: da troppi anni Formigoni vive in una condizione di sudditanza nei confronti di quest’uomo, che nulla ha a che fare con Cl”.
Come fa a dirlo?
“Conosco Roberto da trent’anni, l’ho visto cambiare. È buono, un fedele convinto. Ma è fragile e molto insicuro. Ha abbassato la guardia. Mosso da un senso di inferiorità  nei confronti di questi ometti che ci insegnano come “godersi la vita” si è fatto trascinare in un turbine di cene di lusso e vacanze da sogno. Si è fatto affascinare dalla persona e dal suo mondo. A pagare era sempre Daccò, che è invece determinato e capace di valutare il suo ritorno dall’amicizia con i potenti”.
Lei a queste cene ha preso parte?
“Il meno possibile, ma è successo. Non le amavo, cercavo di tenermene alla larga. Ero presente come moglie di Antonio Simone. Ricordo un clima surreale. L’argomento vero era uno solo, per tutti: soldi, soldi e soldi. I ristoranti erano i più costosi di Milano”.
Ne ricorda una in particolare di queste cene?
“Non voglio scendere in particolari, nè sulle cene nè sui viaggi. Forse ho già  detto troppo. C’è un’indagine in corso e la mia intenzione è ricostruire un contesto, non mettere nei guai qualcuno. Tantomeno il padre dei miei figli”.
Oltre a Formigoni, Simone e Daccò, chi era invitato a tavola?
“Ricordo di avere cenato con un cardinale. E col direttore sanitario di un ospedale, al quale chiesi di migliorare le condizioni drammatiche dei pazienti in una struttura che conosco bene. E lui lo fece. C’era anche l’attore Renato Pozzetto. Un gruppo ristretto, che Daccò riuniva come una corte. Roberto veniva solo, non mi risulta abbia mai avuto una compagna. Le uniche donne erano lì come mogli. L’eccezione era Alessandra Massei, dirigente della Regione”.
Poi c’erano le vacanze
“Era il momento in cui Daccò poteva sfoggiare sua ricchezza. Ho partecipato a un viaggio all’isola caraibica di Saint Barth. Formigoni non c’era. Gli ospiti eravamo io con mio marito e un noto politico, ancora in auge, con la moglie. Non mi risulta che nessuno abbia tirato fuori un euro a parte Piero Daccò”.
Dopo quel viaggio, ne ha fatti altri?
“Io uno soltanto, mio marito e Roberto andavano più spesso. Daccò affittava ville in Sardegna, il clima era perfino offensivo a volte”.
In che senso?
“Mi sono trovata in barca, a Portisco se non sbaglio, con le sue figlie che si sono messe in topless. Io ero lì con mio figlio di 12 anni e due suoi amici, mi sono sentita a disagio. È una vita troppo distante dalla sobrietà  che ho imparato ad amare agli inizi in Cl. Per me Comunione e Liberazione significa credere in Gesù Cristo, non esaltarsi per gli yacht, o nel parlare dell’aragosta che si è mangiata o di quella che si mangerà “.
Dopo la sua lettera di denuncia al Corriere della Sera, è stata contattata da qualcuno nel movimento di Cl?
“Ho ricevuto tanti messaggi e mail. Alcuni di solidarietà , come questo: “Cara Carla, ho letto lo sfogo di una donna che ha trascorso anni con un uomo che vede (è sotto gli occhi di tutti) scaricato da chi credeva amici. Difendi la tua famiglia e il tuo ideale di vita, Cl, che non merita di essere infangato”. Altri invece mi accusano di avere portato all’esterno questioni che si ritenevano da nascondere. Non mi preoccupo. Penso a mio fratello, che accudisco. Ai bambini stranieri che assisto nello studio come volontaria. E ai miei figli, ovviamente”.
Come hanno reagito all’arresto del padre?
“Il più piccolo non parla, è distrutto. Le figlie grandi hanno una loro vita, ma sapere che il papà  è in galera è una cosa che sconvolge. Nel 1994 finì in carcere per corruzione e fu poi assolto. Subirono l’onta del padre dietro le sbarre, del giudizio degli altri. Oggi la storia si ripete. Io mi chiedo: Perchè? Che bisogno c’è di mettersi nei guai? I soldi in famiglia non ci mancano, bisogna farseli bastare, non perdere la testa”.
Quando ha visto Simone per l’ultima volta?
“Venerdì, il giorno in cui è stato portato a San Vittore. Era triste, ma sicuro del fatto che le persone con cui ha condiviso tanto, Formigoni per primo, lo avrebbero difeso”.
E lo hanno fatto?
“No, e questo mi ha indotto a denunciare quello che sta succedendo. Vedere Formigoni che si fa fotografare steso su un letto al Salone del mobile mentre il padre dei miei figli è in una cella con altre cinque persone è stato inaccettabile”.

Davide Carlucci e Franco Vanni
(da “La Repubblica”)

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I CAPODANNI EXTRALUSSO DI FORMIGONI ALLE ANTILLE IN RESORT DA 45.000 EURO LA SETTIMANA

Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile

SECONDO “L’ESPRESSO” IL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA VI E’ ANDATO IN VACANZA PER TRE ANNI CONSECUTIVI…CON LUI GLI IMPRENDITORI IN AFFARI CON LA REGIONE, TRA CUI DACCO’

Un villaggio da sogno per chi ha stipendi da sogno.
E’ l’Altamer Resort di Anguilla, nelle Piccole Antille, dove per tre anni consecutivi il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha festeggiato il capodanno.
E’ quanto scrive l’Espresso in un articolo in cui si parla di un costo settimanale di oltre 45 mila euro in alta stagione per una delle tre ville del resort extra lusso, famoso anche per aver ‘ospitato’ star come Denzel Washington e Brad Pitt.
Il settimanale ha raccontato come il volo per Parigi del 27 dicembre 2008 che Pietro Daccò, il consulente arrestato con l’accusa di aver dirottato fondi neri dal San Raffaele e dalla fondazione Maugeri, avrebbe pagato a Formigoni e al fratello sarebbe solo la prima tappa del volo per i Caraibi.
D’altronde, Giancarlo Grenci, il custode dei conti svizzeri di Daccò, ai magistrati ha parlato di vacanze di Daccò (e dell’ex assessore Antonio Simone, anche lui arrestato) con Formigoni a Saint Martin, cioè “l’aeroporto caraibico — sottolinea il settimanale — da cui si raggiunge Anguilla”.
“Cifre simili — prosegue l’articolo — non si saldano in contanti: se il governatore ha pagato la sua quota, non avrà  problemi a scegliere la linea della trasparenza e dimostrarlo ai cittadini”.
Grenci ha detto che Daccò “risolveva problemi relativi a rimborsi e finanziamenti per enti che facevano fatica ad ottenerli dalla Regione” e ha aggiunto che questo “più che su competenze specifiche si fondava su relazioni personali e professionali che Daccò aveva in Regione“. Nell’ordine di custodia cautelare di Daccò viene contestata una consulenza da 2 milioni 950 mila euro alla Maugeri.
E l’Espresso sottolinea che il giorno dopo quel volo del 2007 è entrata in vigore una legge regionale che stanziava “fiumi di denaro pubblico per migliorare le strutture private”, una legge che, secondo l’Espresso, i tecnici regionali chiamavano legge Daccò e che permise alla Maugeri di ottenere 30 milioni di euro.
“Il pool di pm coordinati da Francesco Greco adesso dovrà  fare luce sulla destinazione finale dell’enorme provvista estera creata da Daccò e Simone.
Nelle procure di Milano, Monza e Brescia — conclude l’Espresso — ci sono nuovi provvedimenti che a breve potrebbero dare altre scosse al Pirellone”.
Il presidente della Regione Lombardia è tornato a parlare della vicenda a margine di un dibattito del Pdl a Roma, anche in risposta alla lettera pubblicata dal Corriere della Sera e firmata da Carla Vites, moglie di Simone, nella quale tra l’altro la moglie dell’ex assessore ha scritto: “Mi risulta che il suo migliore amico, mentre lui si adagia mollemente a beneficio dei giornalisti esibendo quel che resta di un fisico a suo tempo quasi prestante, deve discutere su chi oggi avrà  il diritto di allungare le proprie di gambe all’interno di una cella che ospita altri 5 detenuti”.
Formigoni ha risposto: “Preferisco aspettare che si svuotino tutti i bidoni della spazzatura e poi dirò la mia” ha detto.
“Ribadisco che non ho mai commentato, e non intendo farlo oggi, le dichiarazioni di una signora — ha aggiunto — Questo non mi impedisce di ribadire che ho un rapporto personale di amicizia con Antonio Simone da 40 anni”.

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“QUEI VIAGGI PAGATI DA DACCO’ PER FORMIGONI E PER IL FRATELLO”

Aprile 16th, 2012 Riccardo Fucile

L’INCHIESTA MAUGERI RISCHIA DI COINVOLGERE IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA… GRENCI: “DACCO’ E IL GOVERNATORE ERA IN RAPPORTI DI AMICIZIA, ECCO IL RENDICONTO DI UNA CARTA DI CREDITO”

«Un presidente di Regione conosce tanta gente, nulla di male ad aver passato alcuni giorni di vacanza con Pierangelo Daccò».
Il governatore lombardo Roberto Formigoni ha sempre risposto così sui suoi rapporti con il «”faccendiere” della sanità » (definizione degli inquirenti).
Sì, ma chi pagava? L’interrogatorio di Giancarlo Grenci, il fiduciario svizzero di Daccò indagato per associazione a delinquere, e alcune contabili da lui consegnate ai magistrati, mostrano «pagamenti di viaggi» a Formigoni, al suo collaboratore Alberto Perego, al fratello del governatore, Carlo, e una parente, tutti a carico di Daccò, in carcere dal 15 novembre per 7 milioni di fondi neri del San Raffaele e arrestato venerdì per altri 56 milioni della Fondazione Maugeri.
In un verbale-fiume del 14 dicembre, Grenci, riferendosi al rapporto tra Daccò e Formigoni, rivela: «So che erano in rapporti di amicizia e che risultano pagamenti con carte di credito di viaggi».
E per dimostrare quanto dice, consegna l’estratto conto di una delle tante carte di credito di Daccò dalla quale risulta un viaggio pagato per un biglietto a nome Roberto Formigoni e Perego, valore oltre 8.000 euro, di cui un mese dopo Air France rimborsa a Daccò circa un quarto.
Fino a tarda sera, ieri non è stato possibile rintracciare il governatore per una replica su una vicenda che, pur se per ora sembra penalmente non rilevante, appare però imbarazzante politicamente.
Grenci parla per più di 9 ore riempiendo 12 pagine di verbale depositato agli atti dell’inchiesta parallela sulla Fondazione Maugeri di Pavia che venerdì ha portato a 6 arresti, tra cui quello di Daccò e dell’altro imprenditore ciellino Antonio Simone.
È uno degli interrogatori-chiave dei 7 resi da Grenci. «Che idea si è fatto lei dell’attività  che svolgeva Daccò, posto che ci ha detto che ha ricevuto diversi milioni di euro da ospedali e case di cura, che tali pagamenti sono supportati da documentazione falsa, che gli importi sono spropositati rispetto all’oggetto delle prestazioni peraltro inesistenti e che Daccò non risulta avere alcuna competenza specifica nel settore sanitario?», chiedono i pm.
Grenci risponde riferendo ciò che lo stesso Daccò gli ha detto: «Svolgeva un’attività  di consulenza nel senso che risolveva problemi relativi a rimborsi e finanziamenti che gli enti per i quali lavorava facevano fatica ad ottenere dalla Regione Lombardia. Tale attività , più che su competenze specifiche, si fondava su relazioni personali e professionali che lo stesso Daccò aveva all’interno della Regione».
Su chi poteva contare Daccò?
Secondo Grenci anche su Alessandra Massei, di recente diventata dirigente nell’unità  organizzativa di Programmazione sanitaria, il cui ufficio è stato perquisito il 16 novembre dopo l’arresto di Daccò per i fondi neri del San Raffaele.
Grenci dichiara che Massei (alla quale furono sequestrati documenti che annotavano riferimenti a un conto corrente Ocean Bank, emerso l’altro giorno tra i conti interessati dalle operazioni estere di Daccò per quasi 800 mila euro tra novembre 2008 e febbraio 2009) gli fu presentata da Daccò come una persona che «oggi occupa un posto importante» al Pirellone, e poi rivela anche che «è socia in una serie di attività  con Daccò soprattutto in Sudamerica».
Finita la frase, Grenci aggiunge una notizia in sè non nuova: «So che Daccò e Simone ospitavano spesso sulle loro barche Roberto Formigoni. Tale circostanza mi è stata riferita da loro stessi. So che facevano le vacanze insieme, in particolare ricordo alcune vacanze a Saint Martin. Anche questo mi è stato riferito da Daccò».
A questo punto, però, svela un particolare fino ad ora sconosciuto: «So che erano in rapporti di amicizia e che risultano pagamenti con carte di credito di viaggi».
Per provare quanto dichiara, Grenci consegna ai pm l’estratto conto della carta di credito di Daccò dal quale «risultano – precisa – pagamenti di viaggi anche a Formigoni Carlo, fratello del presidente, ad Anna Martelli, forse compagna di Formigoni Carlo, ad Alberto Perego, segretario del presidente (così lo qualifica Grenci, ndr ). Risultano pagamenti di viaggi a favore di Renato Pozzetto» (probabilmente l’attore comico, grande amico di Daccò, ndr ).
Solo voli, soggiorni niente? «Non lo so – risponde Grenci -, tuttavia risultano pagamenti di affitti di ville da 80/90mila euro ai Caraibi per 2-3 settimane e ritengo che fossero ragionevolmente destinate ad ospitare più persone».
La prima ricevuta consegnata è del 12 dicembre 2008.
La carta di credito è di quelle per vip: 20 mila euro di limite massimo.
Il conto è intestato a Pierangelo Daccò di cui riporta la residenza in Inghilterra. Con questa carta di credito il 27 novembre 2008 risulta pagato un volo a nome di Formigoni/Roberto, partenza il 27 dicembre 2008, poco prima di Capodanno, biglietto numero 05733298313724 nell’agenzia «Buon viaggio» da Milano Malpensa (MXP) a Parigi Charles De Gaulle (CDG). Costo: 4.080,80 euro.
Stesso biglietto, stessa somma e stessa destinazione per Perego/Alberto. In tutto 8.161,60 euro.
Un quarto, e cioè 2.594 euro, vengono rimborsati da Air France a Daccò (per i biglietti intestati agli stessi due cognomi, Formigoni e Perego, mancano i nomi di battesimo) il 30 gennaio 2009, non è dato capire se per un servizio non usufruito in tutto o in parte.
Dagli atti non è dato sapere se vi siano state regolazioni anche per gli altri soldi, e se regolazioni vi siano state eventualmente anche per il denaro che Daccò spende poi fare volare Carlo Formigoni e Anna Martelli il giorno di Capodanno 2010.
Per loro, stesso tragitto Milano (stavolta Linate) – Parigi.
Prezzo addebitato sul conto di Daccò: 3.573,80 euro a testa. La stessa coppia vola per 120,39 euro a testa con volo Air France tra aprile e maggio 2010: infatti non c’è la data del volo ma l’operazione viene iscritta il 23 aprile con valuta 13 maggio.
Perego, invece, risulta su un biglietto Alitalia da Linate a Fiumicino per 244,85 euro nel 2005. All’attore Pozzetto, è intestato un biglietto da Malpensa a Parigi di Air France per il 27 febbraio 2010, costo, stando alle carte, 12.532,32 euro.
Gli atti allegati agli arresti di venerdì sulla fondazione Maugeri di Pavia registrano anche i giorni concitati trascorsi da uno degli arrestati, Costantino Passerino, il direttore amministrativo della Fondazione, già  ascoltato come testimone il 30 novembre 2011.
Gli investigatori lo intercettano mentre va in Croazia dove trasferisce 500 mila euro e acquista alcune schede telefoniche locali per sè e per la moglie per «organizzare attività  di disturbo delle indagini», scrivono i pm al gip Tutinelli.
L’allarme scatta il 5 aprile quando la polizia giudiziaria Ps-Gdf segnala ai pm alcune intercettazioni dalle quali emerge anche un interessamento a ciò che Passerino e l’avvocato civilista della Fondazione, Loriana Zanuttigh temono che i giornali possano in futuro scrivere sulla vicenda, in quel momento non ancora alla ribalta delle cronache.
La legale assicura di essere in grado di monitorare due testate, l’Espresso e il Corriere della Sera , perchè, afferma, ha «trovato un importante aggancio» in entrambi ed è sicura che sul settimanale non uscirà  niente.
Ma sbaglia: l’Espresso pubblica un articolo, che in edicola il giorno degli arresti, venerdì, parla dell’inchiesta e di 30 milioni di euro che sarebbero spariti.
Luigi Ferrarella E Giuseppe Guastella

(da “Il Corriere della Sera”)

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FORMIGONI VERGOGNA! LA REGIONE LOMBARDIA ESCLUDE I FAMILIARI DAL RICORDO DI GIORGIO AMBROSOLI

Marzo 21st, 2012 Riccardo Fucile

IL FIGLIO IN UNA INTERVISTA AVEVA CRITICATO IL PIRELLONE PER LE ULTIME VICENDE GIUDIZIARIE… CELEBRANO UN “EROE BORGHESE” UCCISO DALLA MAFIA E CACCIANO I CONGIUNTI

Oggi il Pirellone ricorderà  Giorgio Ambrosoli, ‘eroe borghese’, il liquidatore del Banco Ambrosiano ucciso dalla mafia su ordine di Michele Sindona nel 1979.
Ma al ricordo non sarà  presente il figlio, Umberto, che pure era stato contattato qualche settimana fa e aveva dato la sua adesione.
Il motivo: le frasi dette da Ambrosoli sulle vicende giudiziarie che coinvolgono molti esponenti della Regione in una intervista a Repubblica, due settimane fa.
Una richiesta a Formigoni di azzerare la giunta che non sarebbe piaciuta ai vertici del Pirellone, tanto da decidere per l’incredibile esclusione del figlio di Ambrosoli (e di ogni altro membro della famiglia) dalla cerimonia della Giornata dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime che si terrà  nell’auditorium Gaber.
Come anticipa il sito Affaritaliani, gli studenti milanesi verranno accolti da rappresentanti delle istituzioni (non dovrebbe esserci l’indagato Davide Boni) e poi ci sarà  la proiezione del film di Michele Placido su Ambrosoli, con una introduzione dell’ex magistrato Giuliano Turone.
Non vuole polemizzare per la scelta, Umberto Ambrosoli, ma dice: «Chi andrà  alla cerimonia avrà  la possibilità  di vedere quante declinazioni possibili esistono del senso di responsabilità ».

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