Destra di Popolo.net

COLPO DI SOLE A MIRABELLO PER LA FESTA DI FLI: DALLA LIGURIA ARRIVANO SOLO IN TRENTA E SCRIVONO DI ESSERE STATI IN TRECENTO

Settembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

SMASCHERATO CHI STA DISTRUGGENDO FLI IN LIGURIA: NON NE AZZECCA UNA…ORA DIFFAMANO CHI SI INDIGNA PER CERTE FREQUENTAZIONI CON PLURI-INQUISITI ACCUSANDOLI DI ESSERE AL SERVIZIO DI AVVERSARI POLITICI, MA NON DICONO QUALI…NAN ANNUNCIA DI AVER AVUTA RINNOVATA LA FIDUCIA DA BOCCHINO, MA VIENE SMENTITO DA GRANATA: IL CASO LIGURIA SARA’ OGGETTO DI DECISIONI DA PARTE DELL’UFFICIO POLITICO, COME DA STATUTO

Oggi siamo buoni e abbiamo deciso di rendere noto un comunicato stampa fantasma (che altrimenti non avrebbe letto nessuno) del coordinatore regionale di Fli, Enrico Nan, nota che ovviamente non è apparsa sulla stampa genovese poichè il mittente non lo considera nessuno.
Dato che noi invece amiamo anche la cronaca umoristica, abbiamo ritenuto giusto dargli lo spazio che merita.
Prima chicca del comunicato
“Per ascoltare Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader del partito, in oltre 300 sono arrivati con ogni mezzo dalla Liguria a Mirabello”.
Non sappiamo se tra i mezzi utilizzati vi siano stati anche i barconi dei profughi di altri partiti, saltati sul carro di Fli per acchiappare una posto a poppa e non è neanche precisato da dove Nan sia partito, se da Savona o dopo aver fatto sosta in qualche albergo di lusso di Cannes, ma è certo che chi dovesse leggere il comunicato stampa   (dieci persone) penserebbe a una moltitudine di liguri all’assalto dei tortelli alla zucca della festa di Fli.
In realtà  gli accrediti, le fotografie, le informazioni raccolte in loco e in Liguria, con la nostra consueta precisione e relative testimonianze, dimostrano in modo incontrovertibile che non erano 300 i “militi noti” dell’esercito di Nan, come sostiene il comunicato tarocco, ma appena una misera trentina considerando pure tutte le province della Liguria (molti dirigenti con cariche interne e/o aspirazioni elettorali)
Il coordinatore regionale ha notoriamente un tal seguito nel savonese, dove opera e abita da una vita, che ha   ovviamente coinvolto nel viaggio un gruppo numeroso e agguerrito: ben tre persone più una congiunta e la segretaria, totale cinque.
Ma forse nel comunicato , causa colpo di sole, è stato per errore aggiunto uno zero in più.
Seconda chicca del comunicato, dedicata ai 250 iscritti (il 70% del partito in provincia di Genova) che si sono dimessi e le cui dimissioni sono state bloccate a Roma
Costoro sarebbero stati “cacciati” non perchè avevano denunciato le   frequentazioni con inquisiti del coordinatore regionale o per il fatto che la sede di Fli fosse stata gentilmente offerta da un pluri-indagato socio in affari di Nan, ma per presunta “manifesta incapacità ”.
Patetico: il giorno prima che qualcuno commissariasse Genova, questi “incapaci” avevano portato 120 persone alla presentazione de “il Futurista”, con ampio servizio sul Tg3 regionale e articoli sulla stampa locale.
In realtà  cominciavano a dare fastidio perchè stavano facendo crescere Fli fuori dagli interessi di clan: qualcuno ha visto in pericolo la sua poltroncina tanto agognata.e ha tramato per farli fuori.
Terza chicca
Si legge nel comunicato: “Enrico Nan, coordinatore regionale, ha incontrato tutti i leader nazionali e in particolare Italo Bocchino e Gianfranco Fini, ricevendo una rinnovata fiducia”.
Ma quando mai.
Abbiamo sentito Fabio Granata che ha seccamente smentito questa palla mediatica: ogni decisione sulla Liguria è stata infatti rinviata all’ufficio politico di Fli.
E’ noto che è stato chiesto il commissariamento della Liguria da parte di alcuni deputati di Fli.
Quindi Nan avrà  sognato i fantasmi, causa cattiva digestione dopo il colpo di sole che già  gli aveva fatto decuplicare i desaparecidos liguri.
Quarta chicca
Si legge sempre nel comunicato: “Gli “infiltrados” evidentemente sono spinti dagli avversari politici”
Ovvero chi critica il regime militare dei golpisti è al servizio del nemico.
Grande scuola stalinista.
Bene Nan, coraggio, fai i nomi di chi sarebbero coloro che “spingerebbero” le persone oneste a denunciare cose politicamente incompatibili con il manifesto di Fli.
Fuori i nomi e le prove, oppure qualcuno è un diffamatore, oltre che un incapace politico.

In ogni caso continuate così, siete troppo divertenti: leggervi il mattino rende allegri per tutta la giornata.

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LA BASE FINIANA IN RIVOLTA SUL WEB CONTRO FINI: “DEMOCRISTIANI MAI”

Settembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO I FISCHI DEL POPOLO DI MIRABELLO, PIOVONO MESSAGGI SUI SOCIAL NETWORK: “CI HAI DELUSO, DOVEVI LASCIARE LA CARICA A MONTECITORIO E DEDICARTI AL PARTITO”

Moriremo democristiani?
Si rispolvera Luigi Pintor per descrivere lo stato d’animo di buona parte della base di Futuro e Libertà .
Le mancate dimissioni di Gianfranco Fini hanno lasciato il segno.
Forse più del resto del suo discorso.
L’atto di coraggio richiesto da Fabio Granata e Angela Napoli non c’è stato.
E il malumore si sente.
Si è sentito anche dalla platea di Mirabello, anche se i fischi sono stati immediatamente subissati dagli applausi.
Ma i rumori se ne vanno e la delusione resta.
Per averne un’idea basta passare in rassegna il popolo del web che ha preso d’assedio facebook.
Si parte con il profilo di Fabio Granata, al quale giungono post come “Io democristiano non ci divento…”.
La voce telematica di Granata rimane muta.
Sempre su facebook Angela Napoli è silente dal 5 settembre.
C’è anche chi ha creato una pagina ad hoc per suscitare un confronto sull’argomento.
Alla voce “Gli assenti hanno sempre torto, anche a Mirabello” Mauro Martini scrive, anche se con finalità  di critica verso chi non c’era, di come “ieri per la prima volta Fini ha concluso con la gente che gli voltava le spalle e se ne andava delusa dal mancato “annuncio” del Presidente”.
“E ora? Diteci cosa dobbiamo fare…” chiede un militante a Flavia Perina. Sulla bacheca dell’ex direttrice del Secolo d’Italia piovono le voci di chi accusa il leader di “giocare con gli ideali di giovani militanti” e di quelli che erano “pronti, davvero, tutti a commuoverci e a seguire il condottiero ovunque volesse… invece siamo rimasti lì, rassicurati a voce bassa che la strada è quella giusta, ma lasciati soli a proseguire ancora quella traversata del deserto”.
C’è chi invece sente il bisogno di “dirigenti nuovi” per la destra e sollecita “Perina, Granata e gli altri a parlare al cuore della gente di Destra”.
Tra i vari “Potevo stare con la mia famiglia” ed “è un fallimento”, qualcuno denota come “l’energia di un anno fa e le speranze di cambiamento” sono state “annacquate dai fatti.
Personalmente speravo in un impegno maggiore di Fini e non sentire solo le stesse cose di un anno fa”.
E avverte: “Le rivoluzioni “democristiane” non funzionano ed il calo delle percentuali nei sondaggi è chiaro”.
Anche sulla pagina del presidente fioccano gli interrogativi di chi “si aspettava un passo da statista e non da politico” e chiede di tornare “sul territorio spiegare le sue ragioni che francamente non le abbiamo capite”.
Se si passa poi alla “Festa Tricolore Futuro e Libertà ” si leggono, accanto ai complimenti a Enzo Raisi e agli organizzatori, i disagi di chi arriva a dar ragione alla stampa “nemica” (saremo sempre meno…Fini ieri mi ha deluso e il Giornale mi ha letto nel pensiero!… pfff poca gente rispetto allo scorso anno…stiamo perdendo colpi…e so anche il motivo…) e chi sembra non riconoscere più il carisma del leader: “Per me Mirabello non è stato Fini, per me Mirabello sono state quelle centinaia di persone che ho incontrato”.
Non mancano i pollici versi nemmeno nella bacheca di Raisi.
Più rammarico che rabbia: “peccato poteva essere una bella storia onorevole, ma così non è stata”.
Oppure: “se Fini dimostrasse lo stesso tuo entusiasmo avremmo un leader. Ma oggi Fini mi ha deluso. Mi aspettavo che suonasse la carica. Invece ci ha praticamente seppelliti nel terzo polo dei sepolcri imbiancati alla Casini e alla Rutelli abdicando al suo ruolo di condottiero del cambiamento per conservare l”insignificante scettro di Montecitorio”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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BOCCHINO BOCCALONE: FREQUENTANDO CERTE PERSONE, LO SPUTTANAMENTO E’ GIA’ NELL’ARIA

Settembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

LA VICENDA CHE HA VISTO PROTAGONISTA IL VICEPRESIDENTE DI FLI NON E’ RIDUCIBILE SOLO A GOSSIP, MA RIPORTA ALL’IMMAGINE DEL POLITICO INCAPACE DI GESTIRE IL PROPRIO PRIVATO

Qualcuno dica al recidivo onorevole Bocchino che il mondo è pieno di donne: non sono tutte ministri o “amiche dell’anima” del bunga premier, teoricamente suo avversario politico.
Sono frequentazioni nocive (anche per noi che dobbiamo sorbirci gli strascichi pseudo giudiziari).
Lo sputtanamento era, come si dice, in re ipsa.
Allora: all’inizio dell’estate Bocchino — che si è separato dalla moglie (la quale non ha gradito di essere pubblicamente cornificata con la ministra più bella del mondo) — incontra in un ristorante romano Sabina Began.
L’ape regina del circolo ellenico di Arcore ha un famoso tatuaggio: “S. B. la persona che mi ha cambiato la vita”. C’è anche la farfallina, marchio indelebile delle papi girl: impossibile confonderla con altre.
Ma Bocchino s’infatua e getta il testosterone oltre il pungiglione.
I due si frequentano, poi le foto escono sui settimanali.
E lì comincia una tiritera infinita di dichiarazioni e smentite, sputtanamenti reciproci, minacce. “Siamo solo amici, no lui mi ha chiesto un bacio, ma io non glielo ho dato, gli ho dato solo il cellulare.
“Eravamo a una cena con altre persone, è tutta una macchinazione”, “non è vero e siamo perfino andati a Ravello con la sua auto blu”: come direbbe Rino Gaetano, Nuntereggaepiù. Finchè lei non rivela gli sms “cuore di panna” ricevuti dal finiano: “All’improvviso mi aggredisci senza ragione. Io mi sono aperto con te, sto bene con te e mi piaci. Ma sono sensibile e quando mi tratti male soffro”.
Ma i particolari non finiscono lì: “Italo mi ha implorato. Tu che sei la regina, mi diceva, parla con Berlusconi. Penso che fosse disposto a lasciare Fini per tornare con il premier”.
La faccenda è diventata pubblica e Bocchino non l’ha presa bene.
Così la racconta Sabina: “’Quello s… di Berlusconi’, urlava Italo. Ma io ti mangio vivo se parli male del mio presidente”.
Perchè, spiega la signora, “Berlusconi è come uno sciamano, è un uomo spirituale e io gli devo tutto. È un santo” (per questo le ospiti delle cene eleganti si vestono da suore).
Diversa la versione di Bocchino: “La Began è una diffamatrice, ha detto cose incredibili di Berlusconi. Ma io non le rivelo perchè non ci credo”.
Querele, denunce, avvertimenti: il massimo sarebbe che Bocchino venisse denunciato per stalking, reato previsto da una legge voluta dalla Carfagna.
Il non molto onorevole di Fli si sfoga con un video-messaggio sulla sua pagina Facebook: “Da Lavitola all’ape regina, ecco la macchina del fango. La macchina del fango è sempre al lavoro, al posto di Lavitola viene utilizzata la cosiddetta ape regina, una persona che avrei fatto bene a non frequentare, sebbene questo sia accaduto attraverso amici comuni”.
La video-lagna non è piaciuta agli amici di Italo, questi i commenti più gentili su Facebook: “Fai pena”; “Ti accorgi adesso che era una trappola? Dovremmo mettere l’Italia in mano a questi abboccolani”; “Ti assicuro che non c’è stata nessuna operazione di distrazione di massa, agli italiani che non arrivano a fine mese delle tue modeste questioni private non gliene importa un fico secco”.
Ma non si può mettere del bromuro nei piatti del ristorante del Parlamento?
Oppure ritirare il cellulare ai politici? Non sono in grado di usarlo.
E sono talmente sciocchi da non aver intuito che alla gente non frega un tubo dei loro fatti e dei loro piselli: o si danno da fare per salvare il “Paese di merda” dalla catastrofe economica o i cittadini ricominceranno a tirare pomodori, uova marce e le poche monetine che sono rimaste loro.
Se gli va bene.

Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FINI ANNUNCIA DI NON DIMETTERSI E IL IL SUO POPOLO A MIRABELLO LO FISCHIA

Settembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

PER LA BASE ERA NECESSARIA UNA SVOLTA: FINI DOVEVA TORNARE A FARE A TEMPO PIENO IL LEADER DELLA DESTRA ITALIANA… IL PARTITO NON DECOLLA CON L’ATTUALE DIRIGENZA, MA FINI NON HA ACCOLTO L’APPELLO DEI MILITANTI

Tutti si aspettavano che il leader di Fli lasciasse la presidenza di Montecitorio per dedicarsi solo al partito, ma così non è stato: “Ha sbagliato, sarebbe stato più forte e credibile”
“Fermo restando il mio dovere di essere imparziale come presidente della Camera…”.
È la frase che fa irrigidire la platea di circa diecimila persone accorse da tutt’Italia a Mirabello per il discorso conclusivo della festa tricolore, la kermesse nazionale di Futuro e Libertà .
Fini non si è dimesso.
E a quel “fermo restando” qualche frangia ha sostituito gli applausi ai fischi. Timidi, per carità . Ma significativi di quello che attendeva la base dal suo leader.
Gianfranco Fini ha appena messo in tasca la tessera numero uno del partito. Ha appena promesso che scenderà  “nelle piazze e ovunque si possa ridare forza al popolo di centrodestra”.
Ma lo farà  da presidente della Camera in carica (come non è chiaro).
È passato un anno da quel 5 settembre.
Da quella dichiarazione di fallimento del partito del predellino.
Da quel “Il Pdl non esiste più”.
Oggi “la marcia nel deserto si è compiuta”, anche se all’appello mancano alcune persone che, per usare le parole di Bocchino che ha preceduto il suo presidente, “hanno preferito tornare alla case del padre, anzi del padrone”.
E dopo un anno Futuro e Libertà  ha dato in questi undici giorni di manifestazione la prova di esserci ancora, di aver resistito e “rinnovato il miracolo”, come lo ha definito Menia.
Ma i prodigi hanno bisogno di essere rinnovati, per rinfocolare la fede.
E così, se dodici mesi addietro il vero miracolo fu dire di no a Berlusconi, quest’anno l’attesa per il discorso finale di Fini lasciava presagire forse qualcosa di più di un cerchiobottistico camminare nelle piazze stando seduto sulla poltrona più alta di Montecitorio.
Lo dicono gli umori di quel popolo che Fini chiama ora a raccolta sotto la tenda — per rimanere nella metafora del deserto — del Terzo Polo.
“Doveva dimettersi per essere più forte e credibile”.
Questa l’estrema sintesi di almeno una parte dei pasionarios finiani.
La leadership e il carisma rimangono indiscussi, ma forse se oggi non si sono sentiti i giubili da stadio come quel 5 settembre, la colpa è anche di quel punto interrogativo che rimane appeso a metà  tra il ruolo politico e quello istituzionale di Fini.
Quello che è mancato rispetto all’apoteosi precedente è stato proprio questo, un coupe de theatre che scaldasse gli animi e ravvivasse l’entusiasmo della forza che si candida ad essere “punto di riferimento del Terzo Polo”, una forza che sia “più movimento che partito”, finalizzato “a dare voce all’Italia che voce non ha”.
E magari le dimissioni sarebbero state proprio quel gesto necessario a dare voce a quella base che chiedeva ancora più coraggio.
Ora comunque l’obiettivo dichiarato — e qui sono esplosi i boati di approvazione — è tornare a ridare al Paese un proprio futuro.
E per farlo il leader di Fli dice chiaro e tondo che serve un nuovo premier, di “un capo del governo che non dica ‘resistere resistere resistere’, ma che 24 ore su 24 pensi a ‘governare governare governare’”.
Buona fortuna.

Marco Zavagli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FINI A MIRABELLO: “BERLUSCONISMO AL TERMINE E IL TERZO POLO COME FORZA DI GOVERNO”

Settembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

DISPONIBILITA’ A FIRMARE PER L’ABROGAZIONE DEL PORCELLUM: “SE E’ L’UNICO SISTEMA PER TOGLIERLO DI MEZZO, NON HO NESSUN   PROBLEMA”… SULLA MANOVRA: “UN DOPPIO TRADIMENTO DAL PUNTO DI VISTA DELLA GIUSTIZIA SOCIALE”… MA RESTA PRESIDENTE DELLA CAMERA TRA LA DELUSIONE DELLA BASE

”Il berlusconismo è   giunto al termine, nessuno sa quando calerà  la tela, ma siamo già  alla fine di un regno, per questo si deve creare un’alternativa ad un sistema bipolare che è primitivo, una specie di ordalia fra chi sta con Berlusconi e chi è contro”.
Lo sostiene il presidente della Camera Gianfranco Fini, che lo ha detto dal palco della festa di Fli di Mirabello.
Per poi aggiungere: ”Il terzo polo deve essere una unione di forze motivate dalla volontà  di andare all’attacco non di giocare di rimessa: non può limitarsi ad un’alleanza che nel futuro veda parlamentari che non stanno nè di qua nè di là . Deve candidarsi come forza di governo del paese“.
“Non siamo pentiti di quel dito puntato” perchè l’aver lasciato il Pdl “non è stato un sabotaggio nei suoi confronti ma un atto d’amore nei confronti dell’Italia”, ha aggiunto il presidente della Camera in un discorso molto politico e poco istituzionale.
”Non bisogna avere esitazioni, ad andare avanti con maggiore determinazione” rispetto alla linea di opposizione neiconfronti dell’attuale governo.
Un governo, ha sottolineato, che vede la situazione inedita di considerare “la legalità  un impaccio” mentre alla sua testa c’è chimostra di disprezzare l’Italia “cosa che nessun predecessore sisarebbe mai sognato di fare”.
Fini ha quindi rivendicato la scelta effettuata un anno fa sottolineando che è stata fatta anche pertenere alti “i valori del vero centrodestra”.
E alla luce degli sviluppi della situazione politica edeconomica dell’ultimo anno per Fini non ci sono dubbi: “I fatti ci hanno dato ragione”, mentre quello presieduto da Silvio Berlusconi è un esecutivo che “non ha fatto nulla per rafforzare la coesione sociale, anzi favorendo gli egoismi geografici e gli interessi particolari rischia di trasformare l’Italia in un paese dove tutti sono contro tutti”.
Il presidente della Camera ha detto di non aver nessun problema a firmare il referendum per l’abrogazione del porcellum:     ”Se l’unico modo per togliersi di mezzo questo sistema elettorale è firmare il referendum, nessun timore nel farlo. Poi si discuterà ”.
E non è stato tenero neanche sulla manovra:   ”La manovra economica varata dal governo rappresenta “un doppio tradimento dal punto di vista della giustizia sociale: non si tocca chi più potrebbe darementre con i tagli agli enti locali si colpisce chi ha di meno”, aggiungendo, inoltre che “il cosiddetto federalismo fiscale anzichè comportare una riduzione del carico fiscale, si sta traducendo in un aumento della pressione delle tasse” da parte degli enti locali a carico dei cittadini.
Poi l’affondo su Berlusconi:   ”L’Italia ha bisogno di un nuovo governo e di un nuovo premier. Di un capo del governo che non dica resistere, resistere, resistere,   ma che 24 ore su 24 pensi a governare, governare governare”.
Infine nessuna concessione alla base del partito che vorrebbe Fini a capo di Futuro e Libertà , lasciando la presidenza della Camera.
Fini ha ribadito che resterà  nel suo ruolo istituzionale.

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IN FONDO A DESTRA

Settembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

LE CONSIDERAZIONI DI MARCO TRAVAGLIO SU MIRABELLO E DINTORNI… LE PROSPETTIVE DI FINI

L’altroieri sono stato invitato alla festa di Fli a Mirabello.
Molta gente, in gran parte ragazzi. Molti volontari, e anche zanzare.
Clima da festa dell’Unità .
Nessuna nostalgia per il fascismo nè per il berlusconismo: laicità , legalità , antimafia, anticorruzione, spirito nazional-repubblicano.
All’ingresso, il banchetto per firmare il referendum anti-Porcellum (in dissenso col resto del Terzo polo, cioè con le muffe casiniane e rutelliane, ovviamente contrarie).
Sul palco, con vari esponenti del partito finiano, il referendario prodiano Arturo Parisi, accolto con simpatia.
Le titubanze di Fini, le pirlate di Bocchino in Began, la zavorra di troppi berluscones infiltrati e poi autorivenduti hanno dimagrito il partito, ma non sono riusciti a estinguerlo.
Accanto alle tentazioni di ritorno al passato, c’è ancora tanta gente che spera in una destra normale.
E sempre più ce ne sarà , quando la decomposizione del Pdl più Lega più Scilipoti porterà  orde di elettori inferociti a inseguirli con i forconi per le rapine chiamate “manovre” e per il fiasco definitivo della banda chiamata “governo”. Oggi Fini chiude la festa.
E molti dei suoi si aspettano una svolta, convinti di giocarsi l’ultima carta, l’ultima spiaggia prima dell’estinzione.
Un anno dopo l’espulsione di fatto dal Pdl di Fini, Granata, Bocchino e Briguglio per intelligenza con la magistratura, ne è passato di tempo.
La campagna sulla casa di Montecarlo (una leggerezza grave, per un leader, ma ingigantita oltre misura dagli house organ della banda fino a trasformarla in scandalo nazionale, con la collaborazione dell’ottimo Lavitola).
La mozione di sfiducia al governo, lasciata scadere come lo yogurt dall’emolliente moral suasion del Quirinale fin dopo la Finanziaria, dando modo al Grande Compratore di acquistare 30 deputati un tanto al chilo. Il ritorno all’ovile di Arcore di molti finiani pentiti o ricomprati.
L’infelice adesione al Terzo polo, con le muffe di cui sopra.
La dèbà¢cle alle comunali.
I cincischiamenti sui referendum.
I balbettii su governicchi istituzionali, tecnici, balneari, di responsabilità  e altre fumisterie politichesi.
La scomparsa di Fini dalla scena politica su questioni decisive come la Libia e le manovre finanziarie.
Le voci di riappacificazione col Cainano.
Che vuol fare Fini da qui alle elezioni del 2013 o quando saranno?
Oggi sapremo.
Un anno fa, quando molti, anche a sinistra, gli suggerivano di dimettersi da presidente della Camera, scrivemmo che regalare anche l’altro ramo del Parlamento ai berluscones era follia pura, viste le pessime intenzioni della Banda (nuove leggi vergogna, guerra alla Giustizia e alla Costituzione).
Il rischio era che, rinunciando al presidio democratico rappresentato da Fini, anche la Camera diventasse come il Senato: un bivacco di manipoli in mano al padrone d’Italia, sotto l’occhio complice dello Schifani di turno.
Se tante forzature si sono evitate è perchè Fini è rimasto al suo posto.
Ora però la situazione è cambiata.
Manca un anno e mezzo alla scadenza della legislatura, dunque non c’è più tempo per scassare la Costituzione.
E, mentre nel centrosinistra c’è il solito affollamento di aspiranti candidati alla leadership, a destra — a parte il solito B. ormai putrefatto — non ce n’è nemmeno uno (a meno che non si voglia prendere sul serio la barzelletta di Angelino Alfano).
Lo sfascio di Pdl e Lega manda e sempre più manderà  in libera uscita milioni di elettori di destra, che mai voteranno a sinistra, ma nemmeno saliranno più sul carrello dei bolliti Berlusconi/Bossi.
Forse è venuto il momento che Fini lasci la presidenza della Camera che, per motivi apprezzabili, l’ha imbalsamato nel suo ruolo istituzionale, e scenda nell’arena politica da capopartito, lanciando la sfida e candidandosi a guidare la destra del futuro.
Se fallirà , si avvererà  la profezia di Montanelli: “Con Berlusconi al governo, la parola ‘destra’ diventerà  impronunciabile per almeno 50 anni, per ragioni di decenza”.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL SECOLO XIX: “GLI INDIGNADOS LIGURI FINIANI A MIRABELLO: BASTA CON NAN”

Settembre 10th, 2011 Riccardo Fucile

L’ARTICOLO DEL MAGGIORE QUOTIDIANO REGIONALE LIGURE   COMMENTA LA MOBILITAZIONE DEI MILITANTI FUTURISTI CHE RECLAMANO DA DUE MESI LEGALITA’ E TRASPARENZA

Ha invaso la rete e sarà  distribuito in questo fine settimana di kermesse futurista a Mirabello.
E’ il manifestino che segna definitivamente la rottura all’interno del movimento ligure di “Futuro e Libertà “, il partito di Fini che proprio un anno fa e proprio a Mirabello – nel suo punto di maggior splendore – aveva lanciato l’attacco a Berlusconi.
La fronda ligure attacca frontalmente la gestione di Enrico Nan, coordinatore regionale, tirato in ballo nei mesi scorsi per alcuni incontri nella sede di partito definiti inopportuni con personalità  coinvolte in inchieste giudiziarie.
Nel mirino anche la stessa “casa” del Fli ligure, come si può leggere sul manifestino: “Caro Fini, questo è un appello degli “indignados” del tuo partito. Restituisci Futuro e Libertà  ai militanti liguri. Non vogliamo sedi in regalo, visite di pluri-indagati e circoli sospetti. Vogliamo un partito trasparente. Vogliamo un’Italia pulita nella legalità  e nella giustizia sociale”.
Per dare forza all’appello, la fronda allega diversi estratti del manifesto fondativo di Fli e cita Paolo Borsellino.
Quindi la conclusione: “Caro Gianfranco, sciogli e ricostruisci Fli in Liguria”. Un appello che fa il paio con l’insistente voce che arriva da Roma: una stagione di commissariamenti nel partito richiesta a Fini e che coinvolgerebbe, tra le prime sedi, quella ligure.

da “Il Secolo XIX“

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APPELLO A FINI DA PARTE DEGLI “INDIGNADOS” GENOVESI IN OCCASIONE DELLA FESTA DI MIRABELLO

Settembre 9th, 2011 Riccardo Fucile

IL TESTO DEL DOCUMENTO DI EX DIRIGENTI E ISCRITTI COSTRETTI A LASCIARE FLI GENOVA PER RAGIONE ETICHE… DA DUE MESI IL VERTICE NAZIONALE DI FLI, DI FRONTE A GRAVI FATTI E COMPORTAMENTI DEL COORDINATORE REGIONALE,   INCONCILIABILI CON IL MANIFESTO DEL PARTITO, CONTINUA A FAR FINTA DI NULLA, MENTRE FLI A GENOVA E’ ORMAI INESISTENTE

GIANFRANCO, RESTITUISCI FUTURO E LIBERTA’ AI MILITANTI GENOVESI

NON VOGLIAMO SEDI IN REGALO, VISITE DI PLURI-INDAGATI E CIRCOLI SOSPETTI.
VOGLIAMO UN PARTITO TRASPARENTE.
VOGLIAMO UN’ITALIA PULITA NELLA LEGALITA’ E NELLA GIUSTIZIA SOCIALE.


RICORDIAMO LE PAROLE DI FINI:

“NOI VOGLIAMO UN’ITALIA INTRANSIGENTE CONTRO LA CORRUZIONE E CONTRO TUTTE LE MAFIE, CHE PROMUOVA LA LEGALITA’, L’ETICA PUBBLICA E IL SENSO CIVICO”
(Punto 4 del Manifesto per l’Italia di FLI)

“I PARTITI SONO TENUTI A SVOLGERE UN’OPERA DI PULIZIA AL LORO INTERNO, EVITANDO DI CANDIDARE PERSONE SOSPETTE DI VICINANZA ALLA MAFIA E A MAGGIOR RAGIONE NON ELEVANDOLI A POSTI DI RESPONSABILITA’.
NON E’ NECESSARIO ASPETTARE SENTENZE DEFINITIVE PER PRENDERE LE OPPORTUNE DECISIONI: OCCORRE ELIMINARE OGNI AMBIGUA ZONA DI CONTIGUITA’ CONTRO LA CRIMINALITA’ E IL MALAFFARE E APPLICARE PRINCIPI DI RESPONSABILITA’ POLITICA E DI ETICA PUBBLICA”

(Palermo, 19.7.2011)

E QUELLE DI PAOLO BORSELLINO


C’E’ IL FORTE SOSPETTO CHE DOVREBBE INDURRE I PARTITI A FARE PULIZIA DI TUTTI COLORO CHE SONO RAGGIUNTI DA FATTI INQUIETANTI. I PARTITI DEVONO TRARRE LE DOVUTE CONSEGUENZE DA QUESTA VICINANZA TRA POLITICI E MAFIOSI CHE, ANCHE QUANDO NON COSTITUISCONO REATO, RENDONO COMUNQUE IL POLITICO INAFFIDABILE NELLA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA”

(Paolo Borsellino 26-01-1989)

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 A MIRABELLO SII COERENTE, SCEGLI LA LEGALITA’: SCIOGLI E RIFONDA FLI LIGURIA

“INDIGNADOS FUTURISTI” di   Genova

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ALTRA PUNTATA DEL TORMENTONE BOCCHINO-BEGAN: ORA LEI DENUNCIA LUI PER STALKING

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

LA BEGAN: “CONSERVO TUTTI I MESSAGGI RICEVUTI AL CELLULARE, MI CONTINUA A CERCARE OGNI GIORNO”… BOCCHINO: “ABITUATA ALLA DIFFAMAZIONE”… LEI REPLICA: “MI MINACCIA”

Minaccia lei: «Il signor Bocchino continua a cercarmi ogni giorno con sms e telefonate. Se va avanti così lo denuncio per stalking».
Insinua lui: «La signora Beganovic, il suo vero cognome è questo, mi ha raccontato delle cose incredibili su Berlusconi. No, non le posso ripetere e nemmeno ci credo. Ma è la prova della sua abitudine alla diffamazione».
Sarà  anche vero che quando finisce un amore non capisci più niente, come da lamento in musica di Riccardo Cocciante.
Ma stavolta le cose erano apparse difficile da comprendere fin dall’inizio.
Lei è Sabina Began, detta ape regina per la vicinanza a Berlusconi e alle sue feste, anche se ci tiene a ripetere che il suo vero soprannome è bunga bunga.
Lui è Italo Bocchino, scissionista di rito finiano che a Berlusconi ha dato tra le altre cose dell’«eversore» invitandolo a dimettersi come Ben Alì.
La loro storia comincia a giugno ad un tavolo del ristorante Assunta Madre di Roma.
Un incontro casuale, dicono tutti e due.
Ma tre mesi dopo, forse un record, è già  arrivato il momento della carta bollata.
Bocchino ha denunciato la Began per diffamazione dopo che lei ha rivelato su Vanity fair i loro sms privati.
Lei medita una querela per stalking e alla bisogna conserva sul cellulare tutti i messaggini del suo ex. «Vuole sapere l’ultimo?», dice dopo un’abbuffata di carote e finocchi che chiude il suo ennesimo «digiuno spirituale» di tre giorni. Certo.
«Glielo leggo: “adesso vado dal giudice e gli racconto come hai fatto ad avere il passaporto”. Capito che tipo? Peccato che io il passaporto non ce l’ho. È solo una minaccia per farmi stare male».
Bocchino smentisce, come farebbe ogni ex preso in castagna: «Non ho più nemmeno il suo numero di cellulare».
Ma quello che conta davvero non sono i cocci di un amore finito male.
Bocchino sospetta che non sia stata una storia di mezza estate ma un trappolone organizzato da Berlusconi per far perdere la faccia ad uno dei suoi nemici.
Sospetto rafforzato da un indizio: le foto che li hanno pizzicati insieme in costiera amalfitana sono finite su Chi , settimanale della famiglia Berlusconi.
E qui più che alla carta bollata siamo agli stracci: «Italo… – dice Began – cioè il signor Bocchino mi chiedeva di aiutarlo a fare pace con Berlusconi che era arrabbiato con lui soprattutto per la storia della Carfagna. E io c’ero quasi riuscita».
In che senso? «Ne ho parlato con il presidente. Lui mi ha detto che Bocchino lo insultava tutti i giorni ma che se stava con me doveva essere una brava persona. Ci avrebbe pensato, mi disse».
Poi sono arrivate le foto su Chi , e Bocchino non l’ha presa affatto bene.
Nella denuncia che presenterà  oggi sostiene che è stata la stessa Began ad «annunciarmi una vendetta al telefono».
E questo dopo che lui l’aveva presa in giro dicendo che «affidare una mediazione a lei sarebbe come nominare Rambo ambasciatore».
Come molti uomini, finita l’estate Bocchino chiude la parentesi: «Ci sono troppe cose importanti da fare per occuparsi della Beganovic. Non lo so, forse all’inizio era sincera ma poi è stata manovrata».
Come molte donne, lei non cede di una virgola: «Se amo ancora Italo? Non sono mai stata innamorata di nessuno. Solo di Berlusconi ma platonicamente, ci mancherebbe».

Lorenzo Salvia
(da “Il Corriere della Sera“)

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