Destra di Popolo.net

LA GELMINI AMMAZZA LE SCUOLE SERALI

Luglio 10th, 2011 Riccardo Fucile

UNA CONQUISTA DEGLI ANNI SETTANTA CHE PERMETTEVA DI DARE ISTRUZIONE A CHI DI GIORNO LAVORAVA VIENE ORA PESANTEMENTE TAGLIATA….SE I POVERI RESTANO IGNORANTI E’ FORSE MEGLIO?

Il governo continua a tagliare sull’istruzione e questa volta, sotto la scure del ministro Gelmini finiscono i corsi serali delle scuole secondarie superiori.
Dall’anno scolastico 2011/2012 infatti le prime, le seconde, le terze e alcune quarte verranno abolite lasciando così progressivamente morire uno dei diritti sociali, quello allo studio, garantito dall’articolo 34 della nostra Costituzione.
Un provvedimento lasciato ambiguamente alla discrezione dei singoli uffici scolastici regionali, che possono, a seconda delle risorse, decidere di chiedere o meno l’eliminazione delle classi.
Al momento, a farne le spese sono proprio quelle regioni dove i corsi serali hanno svolto nel passato e tuttora svolgono una funzione sociale significativa soprattutto per l’integrazione degli stranieri extracomunitari.
Puglia e Sardegna in primis, ma anche Campania, Marche, Liguria, Emilia Romagna si sono adeguate alle indicazioni ministeriali, ma la sensazione è che presto molte altre regioni si aggiungeranno.
Nonostante le manifestazioni, i cortei, le proteste e i gruppi su facebook il silenzio sulla vicenda è assordante e al tempo stesso eloquente.
E’ trascorso, infatti, più di un mese da quando la professoressa Maria Tattoli, docente da più di venticinque anni nei corsi serali all’Istituto Righi di Cerignola in provincia di Foggia, ha denunciato quanto si stava verificando nella sua regione.
Il 26 maggio il dirigente scolastico del Righi ha ricevuto una mail dall’ufficio scolastico provinciale nella quale si invitava l’istituto a verificare, sull’apposito sistema intranet denominato Sidi, le classi autorizzate per l’anno scolastico 2011/2012. Da qui l’amara scoperta.
Niente più prime e seconde classi, che qui sono accorpate, e neanche terze e quarte.
«Per l’anno prossimo avevamo già  28 iscritti al monoennio (biennio), mi sono impegnata per tre mesi, con incontri, manifesti, passaparola, cercando persone che avevano abbandonato gli studi e ora con questi tagli tutto è svanito, ma non mi arrendo», dice Tattoli, che ha iniziato la sua battaglia riuscendo a ottenere dal direttore regionale dell’ufficio scolastico una classe, la quarta che quanto meno consentirà  a diversi studenti di chiudere il ciclo scolastico.
Nel frattempo, dal Csa (centro servizi amministrativi) di Foggia, si giustificano così: «Si è deciso di adottare questo criterio per non penalizzare i corsi antimeridiani, in vista della necessità  di tagliare 159 classi».
Dalla Puglia alla Sardegna i problemi sono gli stessi.
Tiziana Sanna, segretario provinciale di Cagliari per la Flc-Cgil, da un mese sta conducendo una campagna di sensibilizzazione sulla questione: «Io mi sono diplomata grazie ai corsi serali statali, posso quindi testimoniare quanto sia importante questo strumento nel nostro territorio e vederlo andare in fumo è per me motivo di sconforto. Si vuole delegare agli istituti privati le funzioni di questo tipo di istruzione, il che significherebbe l’impossibilità  di accesso per la maggior parte delle persone. Sono più di tre anni che si cerca di smembrare la scuola serale, le prime già  non esistono più e già  dall’anno prossimo spariranno 47 classi, praticamente tutta l’offerta formativa. Cagliari si è mobilitata ma devo dire con la totale assenza del governo regionale e delle istituzioni. Ora abbiamo la manifestazione del 12 luglio a Monte Claro. In quell’occasione è previsto un incontro con la provincia, i sindacati, i sindaci e la regione».
Anche il segretario provinciale dello Snals di Cagliari Angelo Concas si è schierato contro i tagli: «La nostra posizione è molto critica, i docenti dei corsi serali avevano già  fatto affidamento sui corsi del prossimo anno e ora con questi tagli si ritroveranno a spasso. Noi abbiamo segnalato la cosa alla segreteria nazionale che dovrà  insistere con il ministero per risolvere la questione».
Sull’isola le esperienze positive di questi corsi sono moltissime. In provincia di Olbia Tempio, a Oschiri, paese di quattromila abitanti, l’istituto professionale Ipia(istituto professionale industria e artigianato) ha portato al diploma numerosi studenti lavoratori.
Annarita Coccu, collaboratrice scolastica, 51 anni, ne è un esempio. La signora ha conseguito quest’anno il diploma che le consentirà  di poter accedere a funzioni lavorative di fascia più alta.
«Dividersi tra il lavoro, la famiglia e lo studio è stato un grandissimo sacrificio; però, la soddisfazione del diploma mi ha ripagato di tutte le fatiche. Mi dispiace moltissimo per il futuro di questi corsi. All’Istituto c’è preoccupazione per questi tagli. Molti dei docenti infatti rischiano il posto l’anno prossimo. Sono tutti insegnanti che fanno i salti mortali e macinano chilometri per venire a insegnare qui. Sarebbe davvero una beffa per il nostro paese»
Per Stefano D’Errico, segretario nazionale di Unicobas, i tagli del ministero ai corsi serali sono inaccettabili: «Questa volta non stiamo parlando di un ridimensionamento, ma di un meccanismo teso a eliminare uno strumento educativo a disposizione di chi è stato meno fortunato e non ha avuto la possibilità  di continuare il proprio percorso scolastico per vari motivi. Senza considerare il fatto che il 45 per cento degli studenti di questi corsi sono extracomunitari. Togliere la possibilità  agli stranieri di imparare l’italiano sa molto di provvedimento teleguidato dalla Lega».
Nel frattempo, al ministero dell’istruzione si è svolto in queste ore un incontro tra parti sindacali e dirigenti del personale del ministero.
Alla domanda sui tagli ai corsi serali il ministero ha evitato di rispondere, rinviando i chiarimenti alla prossima settimana.

Davide Mosca
(da L’Espresso“)

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ADDIO AL TEMPO PIENO NELLE SCUOLE: ALLE MEDIE RESISTE UNA CLASSE SU CINQUE

Maggio 1st, 2011 Riccardo Fucile

CROLLO DOPO I TAGLI DELLA GELMINI: IN DUE ANNI LA SCUOLA MEDIA HA PERSO 14.000 CATTEDRE, MA CI SONO 33.000 ALUNNI IN PIU’….I GENITORI PROTESTANO: LAZIO, MARCHE ED EMILIA LE REGIONI PIU’ COLPITE

Crolla il tempo prolungato alla scuola media.
In meno di cinque anni, le classi che offrono mensa e lezioni pomeridiane ai ragazzini della secondaria di primo grado sono diminuite drasticamente.
E addirittura quelle che offrono 37/40 ore settimanali si sono più che dimezzate. Del resto, il calo del tempo-scuola alla media era nell’aria.
E adesso i dati lo confermano.
“Il ministro Gelmini non ha abolito ufficialmente il tempo prolungato – spiega Angela Nava, del Coordinamento genitori – ma con una serie di provvedimenti l’ha reso nei fatti sempre più faticoso. Dal 2008, non è possibile ampliare il numero totale delle classi a tempo prolungato e per attivarlo occorre formare un corso completo: prima, seconda e terza. La scuola, inoltre, deve essere in possesso di tutte le strutture adeguate: come la mensa. Quest’ultima condizione, con le pecche degli edifici scolastici italiani è quella più condizionante”.
E le famiglie?
“Le famiglie continuano a chiedere il servizio scolastico pomeridiano che le scuole spesso possono offrire soltanto a pagamento. Negli ultimi anni si è registrato un fiorire di cooperative che all’interno delle stesse mura scolastiche offrono servizi scolastici pomeridiani a pagamento per le famiglie”.
Bastava leggere attentamente il regolamento di riforma della scuola media per intuire come sarebbero andate le cose.
“Le classi a tempo prolungato – recita infatti il decreto – sono autorizzate nei limiti della dotazione organica assegnata a ciascuna provincia per un orario settimanale di 36 ore. In via eccezionale, può essere autorizzato un orario settimanale fino a 40 ore solo in presenza di una richiesta maggioritaria delle famiglie”.
E qualche passo dopo, precisa: “Le classi funzionanti a tempo prolungato sono ricondotte all’orario normale in mancanza di servizi e strutture idonei a consentire lo svolgimento obbligatorio di attività  in fasce orarie pomeridiane e nella impossibilità  di garantire il funzionamenti di un corso intero a tempo prolungato”.
Un mix di vincoli quasi insormontabile per i presidi.
Anche perchè, in appena due anni scolastici (dal 2008/2009 al 2010/2011), nonostante il numero di alunni si sia incrementato di 33 mila unità , la scuola media è stata colpita da un taglio di quasi 14 mila cattedre.
Operazione possibile soltanto alleggerendo i curricula e la permanenza a scuola degli studenti.
Nel 2006/2007, quando a viale Trastevere sedeva Giuseppe Fioroni, le classi con orario pomeridiano sfioravano il 29 per cento.
Ma già  due anni dopo, con in sella Mariastella Gelmini, la percentuale scendeva di tre punti abbondanti per attestarsi ad un 21 per cento scarso quest’anno.
A fare il pieno, tre regioni meridionali: Basilicata, Sardegna e Calabria (le più colpite sono invece Lazio, Marche ed Emilia).
Ma in appena due bienni, la consistenza del Tempo prolungato si è contratta di 8 punti percentuali e 6.227 classi: oltre un quarto del totale.
A chiarire come andavano le cose qualche anno fa alla media ci pensa una pubblicazione del ministero.
Nel 2006/2007, oltre metà  delle classi (il 51 e mezzo per cento) rimaneva a scuola per un numero di ore variabile tra 31 e 33.
Il 13 per cento delle classi fruiva di 34/36 ore di lezione a settimana e 6 classi su 100 rimanevano a scuola da 37 a 40 ore settimanali.
Senza troppe ristrettezze agli organici, l’autonomia scolastica consentiva infatti alle scuole di declinare il tempo-scuola in relazione alle esigenze di studenti e famiglie.
Nell’era Gelmini non è possibile spaziare troppo: due soli moduli-orario di 30 o 36 ore settimanali. E solo eccezionalmente 40.

Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)

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NEL PDL E’ GUERRA TRA I COLONNELLI E PISANU AMMETTE CHE STA PENSANDO DI ANDARSENE

Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI, ESPERTO IN MATERIA, PARLA DI “PATOLOGIE” NEL PARTITO E IPOTIZZA ANCHE UN CONGRESSO ANTICIPATO… REGOLAMENTO DI CONTI TRA EX AN ED EX FORZISTI

Silvio Berlusconi le chiama «patologie».
Nel suo intervento fiume all’Eur non ne ha solo per magistrati e sinistra, ma anche per il partito.
Un segnale forte a ministri, colonnelli e fazioni tutte interne al Pdl ormai in guerra.
Basta, dice il premier: «Dobbiamo togliere tutti gli elementi negativi», afferma di fronte ai nuovi adepti di Michela Vittoria Brambilla.
Per continuare a vincere, aggiunge, «abbiamo bisogno di nuove forze e di entusiasmo».
Insomma, il Cavaliere per stoppare le lotte (nemmeno più) sotterranee ancora una volta si appella a quello spirito del ’94 che fu di Forza Italia e che da tempo lamenta essersi perduto nel Pdl.
Non a caso aggiunge che «chi si occupa delle cose di Roma è lontano da quello che accade in periferia, ma un partito vero deve radicarsi sul territorio». Dunque basta arroccarsi al potere: «Vogliamo spalancare la porta a chi vuole impegnarsi per migliorare il Paese».
Il nuovo è la creatura affidata alla Brambilla, a metà  tra Tea Party e sindacato, con mille sedi in tutta Italia: “Il Pdl al servizio dei cittadini”. Entusiasmo contro potere.
«Chi entra in un partito con entusiasmo con il tempo, appena acquisisce un po’ di potere locale, guarda con sospetto gli altri».
È questo che sta accadendo anche nel Pdl.
Hanno lasciato il segno le cene degli ultimi giorni tra ministri e le guerre tra ex azzurri ed ex An (fazioni a loro volta non omogenee).
E la tregua fino alle amministrative sancita all’hotel Valadier non deve avere rassicurato più di tanto il premier.
Il fedelissimo Osvaldo Napoli conferma «la tendenza a costituirsi in oligarchia».
Il pensiero di Berlusconi è interpretato anche dalla fidata Santanchè, «è il momento di lavorare tutti insieme per le elezioni». Poi però aggiunge: «Squadra che vince non si cambia».
È qui che un fedelissimo del premier spiega che se il centrodestra vincerà  la tornata elettorale il premier si intesterà  il trionfo.
Se dovesse andare male a Milano e Napoli, invece, «scaricherà  tutto sul partito, accelerando il suo cambiamento con il coordinatore unico e l’azzeramento delle quote tra azzurri e An».
E la tentazione che il Cavaliere ha esternato privati è proprio quella di «anticipare il congresso» che aveva genericamente promesso entro il 2012. Un passo deciso verso il repulisti interno.
Chi il Pdl lo vuole cambiare davvero è invece Beppe Pisanu.
Attaccato dal centrodestra per aver proposto con Veltroni «un governo di decantazione», il presidente dell’Antimafia risponde così alla domanda di uno studente.
«Cosa ci faccio nel Pdl? Cerco di cambiarlo, finchè ci rimarrò».
Il senatore ricorda Socrate che accetta la condanna a morte perchè «giusta o sbagliata, quella era la legge».
Poi un richiamo alle norme ad personam ancora più chiaro: «La legge deve essere uguale per tutti e la sua violazione da parte di un rappresentante dello Stato è molto più grave in quanto ciò che viene consentito al semplice cittadino può non esserlo per lui».
Non a caso aggiunge che «moralità  pubblica e privata coincidono».
Vedi Arcore, Rubygate e bunga bunga.
Insomma, per Pisanu «senza limiti all’esercizio del potere non vi è democrazia ma assolutismo e arbitrio».

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)

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DOCENTI PRECARI, INCUBO 4 MILIARDI PER IL GOVERNO: SI MOLTIPLICANO I RICORSI DOPO LE SENTENZE E SI TEME UNA CLASS ACTION

Aprile 5th, 2011 Riccardo Fucile

SESSANTA PARLAMENTARI ANCHE DEL PDL SCRIVONO ALLA GELMINI…IL BLOCCO DEI TRASFERIMENTI TRAVOLGE I DEPUTATI MERIDIONALI… I SINDACATI: “LE SENTENZE VANNO APPLICATE, NON AGGIRATE”

Monta la polemica politica sull’aggiornamento delle liste provinciali dei supplenti.
Sessanta deputati di tutti gli schieramenti politici chiedono al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, di investire il Parlamento della complessa questione dei precari della scuola.
Mentre la maggioranza è intenta a cercare una soluzione per evitare di essere travolta dalle richieste di risarcimento danni e di immissioni in ruolo forzose imposte dai giudici del lavoro di mezza Italia.
In ballo ci sono 4 miliardi di euro, ma forse anche sei.
Tre giorni fa, per cercare una via d’uscita, si è svolta una segretissima riunione tra quattro ministri e un rappresentante sindacale
La questione sta letteralmente facendo impazzire i parlamentari meridionali, pressati dalle migliaia di supplenti in servizio al Nord che fra qualche settimana saranno costretti a fare le valigie alla volta di casa, restando senza lavoro e stipendio.
Tra i firmatari, spiccano i nomi di quasi tutti i deputati del Pdl eletti nelle circoscrizioni meridionali.
Ovviamente, la questione non è semplice nè di facile soluzione. Per tale ragione   –   scrivono piuttosto infastiditi i rappresentanti del popolo   –   siamo convinti della necessità  di un pieno coinvolgimento parlamentare volto ad istruire al meglio il percorso”.
Migliaia di supplenti, forse 20/30 mila, temono che la strada tracciata dal ministero per il prossimo aggiornamento delle graduatorie dei precari sia proprio quella delineata nella lettera inviata due giorni fa dai tecnici del ministero all’Avvocatura dello stato per un parere legale.
L’ipotesi è quella di aggiornamento del punteggio nella sola graduatoria di merito, senza possibilità  di trasferimento di provincia, e cancellazione delle cosiddette graduatorie di “coda”, dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale.
Ma la complessa decisione, oggi, si intreccia con le migliaia di richieste di stabilizzazione e risarcimento danni avanzate dai supplenti.
Non ultima la megaclass-action di 40 mila precari di scuola e università  annunciata dal Codacons.
A fare drizzare letteralmente i capelli al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la sentenza del giudice del lavoro di Genova che ha condannato il ministero a pagare quasi mezzo milioni di euro a titolo di risarcimento danni in favore di soli 15 precari.
Ma anche le centinaia di richieste di assunzione avanzate ai giudici per il semplice fatto di essere stati in servizio continuativo per tre anni.
E le richieste di integrazione di ore di sostegno da parte dei genitori degli alunni disabili.
Per disinnescare la bomba ad orologeria accesa dai giudici, che secondo calcoli ministeriali riguarda almeno 65 mila precari, il ministero ha ipotizzato un piano di assunzioni.
C’è chi parla di 50 mila immissioni in ruolo diluite in quattro/cinque anni, chi si spinge fino a 65 mila e c’è chi ne chiede almeno 30 mila da settembre.
Ma salterebbero i vincoli di bilancio.
Per prendere tempo, viale Trastevere intenderebbe impugnare i provvedimenti dei giudici del lavoro, ma il problema verrebbe spostato soltanto di alcuni mesi.
Intanto, i precari pressano.
E si sono creati due partiti: i favorevoli all’inserimento a pettine e al trasferimento di provincia e i contrari a tale ipotesi. I
n gioco c’è il posto di lavoro per i prossimi due anni.
Due supplenti su 3 iscritti nelle graduatorie provinciali sono meridionali, ma la maggior parte dei posti vacanti è nelle regioni settentrionali.
Nel 2007, con l’intento di eliminare il precariato della scuola, l’allora ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni trasformò le graduatorie “permanenti” in graduatorie “ad esaurimento”, bloccando i trasferimenti di provincia e, al contempo, varando un megapiano di 150 mila assunzioni in tre anni.
Quando a Palazzo della Minerva arrivò la Gelmini e in via XX settembre Tremonti, il piano di stabilizzazione dei precari venne cancellato, mentre il blocco dei trasferimenti di provincia restò in vigore.
Per addolcire la pillola alle migliaia di precari meridionali alla disperata ricerca di una cattedra e uno stipendio, la ministra di Leno inventò le graduatorie “di coda”: una specie di lista secondaria, che seguiva la cosiddetta graduatoria di merito.
Due anni fa i precari della scuola ebbero la possibilità  di aggiornare il punteggio   –   per il biennio 2009/2010 e 2010/2011   –   nella provincia in cui si trovavano inseriti ai tempi di Fioroni e, in più, poterono scegliere altre tre province in cui inserirsi in “coda”.
La trovata consentì a migliaia di insegnanti delle regioni del Sud di lavorare al Nord.
Ma il mese scorso i giudici della Consulta hanno dichiarato illegittime “le code”.
“In attesa della risposta dell’Avvocatura   –   osserva Maristella Curreli, presidente nazionale dei Comitati insegnanti precari   –   la situazione dei precari della scuola è di fatto bloccata”. “Il ministero   –   spiega   –   ora si propone di avviare l’aggiornamento delle graduatorie considerando solo un’iscrizione e facendo decadere l’opzione per le altre tre province. Ripeto attualmente ‘non sappiamo di che morte morire'”. “Per fronteggiare una pioggia di ricorsi   –   conclude   –   il ministero sta pensando a una soluzione che prevede anche un piano di assunzioni. Per ridurre al massimo i ricorsi   –     rimarca la Curreli   –   sarebbe meglio che il ministero facesse una bella immissione in ruolo”.
Mentre la Flc Cgil ribadisce “che le sentenze e le direttive vanno applicate e non ‘aggirate’ per nascondere l’incapacità  e l’inadeguatezza del ministro di turno”, Cisl e Uil scuola, affiancate dallo Snals, chiedono al governo “una soluzione politica della questione di precari della scuola”.
Intanto, i bene informati sono certi che il governo per uscire dal guado opterà  per un decreto-legge, possibilmente condiviso anche dalle opposizioni.

Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)

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TAGLI AI DISABILI: LA GELMINI COLLEZIONE CONDANNE

Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE DI SPEZIA HA GIUDICATO DISCRIMINATORIA LA CONDOTTA DEL MINISTERO: DOVRA’ RIPRISTINARE LE ORE DI SOSTEGNO E PAGARE LE SPESE…PERCHE’, INSIEME ALLA RESPONSABILITA’ CIVILE DEI GIUDICI, IL GOVERNO NON APPROVA ANCHE QUELLA DEI MINISTRI?   O I POLITICI DI TASCA LORO NON DEVONO MAI PAGARE?

“Condotta discriminatoria” .
Così Il tribunale della Spezia ha giudicato la decisione del ministro Gelmini di ridurre le ore di insegnamento di sostegno.
Ed è stata denunciata da uno studente disabile di un istituto superiore della città  ligure.
Il giudice ha condannato il Ministero a ripristinare le ore di sostegno e a pagare le spese processuali.
I genitori del ragazzo hanno contestato il contrasto fra i tagli della Gelmini e il diritto alla tutela delle persone con disabilità .
“L’articolo 3 della Costituzione – si legge nel ricorso – promuove la piena attuazione del principio di parità  di trattamento” e con il provvedimento ministeriale “viene leso il diritto del disabile all’istruzione”.
E intanto non si placa la polemica per l’esclusione degli alunni disabili dai giochi sportivi studenteschi.
Tanto che la commissione Cultura della Camera sconfessa il ministro dell’Istruzione presentando una risoluzione bipartisan che chiede lumi.
“L’esclusione dei ragazzi disabili dalle finali dei giochi sportivi studenteschi è gravissima e in netto contrasto con le norme di legge sull’integrazione scolastica, che da sempre costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo”, sostengono in molti.
La deputata Ghizzoni, in occasione delle finali nazionali di Corsa campestre disputate a Nove (Vi) lo scorso 20 marzo, ha messo sul banco degli imputati la modulistica, inviata dal ministero alle scuole quest’anno, che “non prevede quella abitualmente prevista per gli studenti disabili”.
Chiedendo all’inquilino di viale Trastevere, come “il ministero intenda ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni, anche attraverso progetti di diversità  motoria e sportiva, quale obiettivo prioritario della scuola dell’autonomia”.
Anche i deputati della VII commissione di Montecitorio vogliono vederci chiaro.
La risoluzione chiede al governo di intervenire “per ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni prevista dagli obiettivi prioritari della scuola dell’autonomia, anche attraverso progetti di diversità  motoria e sportiva”.
I deputati chiedono anche un finanziamento ad hoc a favore del Comitato paralimpico “affinchè esso possa svolgere con continuità  la sua funzione e possa programmare le sue attività “.

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SCUOLA, SENTENZA SHOCK: LA GELMINI ORA DEVE RISARCIRE I PRECARI

Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE DEL LAVORO DI GENOVA HA CONDANNATO IL MINISTERO A VERSARE 500.000 EURO A 15 LAVORATORI CON CONTRATTO A TERMINE…SOLO IN LIGURIA 450 RICORSI, IN ITALIA DECINE DI MIGLIAIA…POTREBBERO COSTARE ALLO STATO 4 MILIARDI DI EURO

Maxi risarcimento a 15 precari della scuola.
La sentenza è a Genova, ma a questo punto il ministero dell’Istruzione rischia di rimanere travolto dalle richieste degli altri supplenti.
Quello comminato dal giudice del lavoro del capoluogo ligure è il risarcimento più elevato mai disposto in Italia per il contenzioso riguardante i precari della scuola: quasi mezzo milione di euro.
E basta fare due calcoli per comprendere che viale Trastevere rischia una vera e propria emorragia.
Ad ognuno dei 15 lavoratori in questione il giudice, patrocinati dalla Uil scuola, ha riconosciuto un risarcimento di circa 30 mila euro, pari a 15 mensilità .
La questione della stabilizzazione dei precari e del riconoscimento agli stessi degli scatti di anzianità  riguarda tutti i lavoratori a tempo determinato, in qualche modo discriminati dalle normative italiane.
Ma è nella scuola che il fenomeno raggiunge proporzioni consistenti.
I precari della scuola in servizio da oltre tre anni sono diverse decine di migliaia.
Alcune recenti norme comunitarie prevedono per i precari il diritto agli scatti stipendiali in vigore per il personale di ruolo e la trasformazione, dopo tre anni, del rapporto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato. Nella scuola, nonostante i tagli agli organici operati dal governo Berlusconi, sono 150 mila i precari con contratti fino al 30 giugno e al 31 agosto.
E la maggior parte di questi è in servizio da oltre tre anni, perchè a saltare sono stati ovviamente i più giovani.
Se tutti si rivolgessero al giudice del lavoro il ministero potrebbe sborsare 4 effettuati dalla coppia Tremonti-Gelmini nel triennio 2009/2011.
Per tamponare la situazione, alcuni mesi fa, il governo è intervenuto con una norma ad hoc che pone un limite temporale alle richieste di risarcimento danni: il prossimo 31 dicembre.
Ma forse proprio questa manovra ha spinto migliaia di precari della scuola a rivolgersi ai giudici per paura di rimanere tagliato fuori dagli eventuali indennizzi e dalla possibilità  di vedersi convertito il contratto a tempo indeterminato.
“Per fare ricorso c’è ancora tempo fino al 31 dicembre – spiega – Corrado Artale, segretario generale Uil Scuola della Liguria -.
L’unico requisito necessario è essere precari da almeno 3 anni”.
“E’ una sentenza fondamentale nel panorama del contenzioso sui precari della scuola – aggiunge l’avvocato Massimo Pistilli   –   Se questa misura fosse ripetuta, determinerebbe infattila fine del precariato, perchè il ministero non potrà  pagare risarcimenti del danno così alti per tutti i circa centomila precari del comparto”.

Salvo Introvaia
(da “La Repubblica“)

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LA LETTERA: MIO FIGLIO CIECO SENZA GIOCHI, GRAZIE ALLA GELMINI

Marzo 22nd, 2011 Riccardo Fucile

I NON VEDENTI ESCLUSI DAI GIOCHI DELLA GIOVENTU’ PER MANCANZA DEI FONDI NECESSARI A GARANTIRE LA   LORO ASSISTENZA…OGGI SCOPRO CHE MIO FIGLIO E’ MENO STUDENTE, MENO CITTADINO, MENO IMPORTANTE DEGLI ALTRI

Caro ministro Gelmini,
ieri mio figlio che ha 10 anni mi ha chiesto di essere lasciato al portone e di poter salire al secondo piano per raggiungere la casa della nonna da solo.
Cosa c’è di strano in questo? Nulla, ma di particolare c’è che mio figlio è cieco dalla nascita.
È inutile dirle quale felicità  abbia provato io nel vederlo, in assoluto silenzio, salire quelle scale, contando i gradini e mantenendo altissimo il livello di concentrazione.
È inutile dirle quanto abbia sofferto nel non aiutarlo e nel dargli quella fiducia necessaria a compiere una straordinaria impresa.
È inutile dirle che per questi bambini ogni azione che per gli altri è normale costituisce un traguardo, che con sforzo, dedizione e tanta fatica a volte si supera.
È inutile dirle che per un genitore ogni conquista e ostacolo superato è soddisfazione e dolore.
Mio figlio frequenta una scuola pubblica dove ogni giorno si confronta con bambini della sua età  e ogni minuto rinnova la consapevolezza della sua diversa abilità , che diventa poi una risorsa quando riesce faticosamente a fare le cose insieme a loro.
Ho sempre pensato che la sua diversa normalità  non fosse un limite ma la capacità  di fare le cose in altro modo, ho sempre creduto che il confronto con gli altri bambini fosse per entrambi fonte di arricchimento e di conoscenza.
Ho sempre creduto che il sapere, il conoscere chi è diverso permette di sconfiggere l’ignoranza, il pregiudizio, l’emarginazione.
Oggi scopro che gli studenti diversamente abili non possono correre, giocare e divertirsi ai Giochi della Gioventù, come tutti gli altri, ma devono restare a guardare, fare da spettatori di una vita normale che è degli altri e non la loro. Perchè non ci sono i fondi necessari a garantire la loro assistenza.
Oggi apprendo che essere diversamente abile è un ostacolo non a se stessi, alle proprie capacità  di fare le cose, ma agli altri, alla loro normalità  e alla loro possibilità  di arrivare primi o ultimi.
Oggi scopro che mio figlio è meno studente, meno cittadino, meno importante degli altri.
Non era questo il mondo che io ho immaginato per lui, non era questo il futuro che speravo per lui e le assicuro che pensare al domani di questi bambini non è fonte di tranquillità .
Soprattutto quando la discriminazione arriva da chi dovrebbe prendersi cura di loro.
Le auguro di divertirsi ai Giochi della Gioventù, ma le auguro anche che tutte le persone che rifiutano la discriminazione disertino questa manifestazione, lasciandola sola a guardare nel vuoto.
Perchè è questo, il vuoto, che lei ha lasciato dentro di me.

Valentina Rinaldi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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QUANDO LA GELMINI ERA CHIAMATA “MARIA STAR” A DESENZANO E BRILLAVA PER ASSENZE IN CONSIGLIO COMUNALE

Marzo 7th, 2011 Riccardo Fucile

ERA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, MA LA CARICA FU REVOCATA A MAGGIORANZA PER “INADEMPIENZA E ATTACCAMENTO ESCLUSIVO ALLE CARICHE”… E ORA PARLA DI MERITOCRAZIA

Salta fuori un’altra perla dalla sorprendente biografia del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini.
Risale al lontano 2000.
A Desenzano sul Garda, allora, era presidente del consiglio comunale e i colleghi la chiamavano Maria Star (era stata eletta nel ’98, con il suo voto determinante).
Ma accumulava assenze su assenze, al punto da meritarsi una mozione di sfiducia.
Tra le accuse riportate, questa: “Ha dimostrato scarsa sollecitudine nell’adempimento dei suoi doveri, è venuta meno ai compiti istituzionali e alle funzioni attribuitele”.
Le critiche più pesanti arrivarono dalla stessa maggioranza, da tre consiglieri di Forza Italia, che parlarono di “inspiegabile attaccamento esclusivo orientato alle cariche”.
Messa ai voti, nel 2000, la revoca da presidente passò con 13 favorevoli, cinque contrari e due astenuti.
Contro di lei, non solo la minoranza di sinistra, ma pure i suoi alleati, sia di Forza Italia sia della Lega Nord.
Caduta Maria Star, ebbe inizio una seconda vita, che avrebbe portato la giovane avvocatessa prima alla Camera, poi, nel 2008, sullo scranno di ministro.
Ma la delibera di Desenzano, da allora, è introvabile: sparita dall’albo pubblico del Comune, negata a chi la chiede.

(da “L’Espresso“)

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BERLUSCONI E’ RIUSCITO A PERDERE ANCHE I VOTI DEI DOCENTI DELLA SCUOLA PUBBLICA

Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile

LE REAZIONI INDIGNATE DEI PROFESSORI E DEI SINDACATI: “UN INSULTO ALLA NOSTRA DIGNITA”… IL PREMIER PROVA LA SOLITA TATTICA DEL “SONO STATO FRAINTESO”, MA L’AUDIO LO INCHIODA… LA GELMINI PIU’ CHE DIMETTERSI DOVREBBE SOLO VERGOGNARSI DI STARE   ZITTA DI FRONTE A UN RAPPRESENTANTE DELLE ISTITUZIONI CHE INSULTA LA SCUOLA PUBBLICA

L’indignazione dei prof corre sul web e anche i sindacati insorgono.
Insegnanti, sindacati e dirigenti scolastici contro il premier per le offese al mondo della scuola rivolte ieri durante il convegno dei Cristiano-Riformisti.
Ma soprattutto la protesta e l’indignazione del mondo della scuola: nei blog dei siti dedicati all’istruzione da ieri pomeriggio monta ora dopo ora.
“Sono insegnante e contesto Berlusconi da molto prima di questa uscita   –   scrive F. R.   –   Ne dice tante. Non mi offendo neanche più. Vi prego soltanto di non farvi trascinare nelle polemiche senza senso che lui apre”.
“Evviva le idee politiche differenti, ma da anni non si discute più di quelle. La difesa del premier operata dai parlamentari e dagli opinionisti di destra non riguarda più la politica da non so quanto tempo   –     aggiunge Gabriele   –   I limiti si sono sorpassati da tempo, la dignità  vorrebbe la presentazione di dimissioni, ma già  questa richiesta presuppone buone intenzioni che palesemente non esistono più”.
Per Barbara Calamandrei “aveva già  tutto chiaro: trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere. Ecco perchè Berlusconi attacca la scuola statale”.
Anche i blog meno noti sono stati presi d’assalto da coloro che volevano farsi sentire.
“E’ una vergogna”, è il commento più ricorrente.
Ma ci sono anche quelli ponderati e colti.
Il sito salvalascuolapubblica si apre questa mattina con una osservazione. Berlusconi, “come presidente (la minuscola è necessaria), ha giurato sulla Costituzione. Ma l’avrà  letta? Rinfreschiamogli la memoria”.
E giù tutti gli articoli che si occupano della scuola, della libertà  di insegnamento e di pensiero.
Ma in rete è una valanga inarrestabile.
Il popolo della scuola, come l’ha definito un lettore è fatto da milioni di persone.
Oltre 800 mila insegnanti e 300 mila non docenti, quasi 8 milioni di alunni e 16 milioni di genitori, più dirigenti scolastici e quanti altri abbiano contati diretti o indiretti con le istituzioni scolastiche.
Anche un moderato come il presidente della più importante associazione di capi d’istituto italiana, Giorgio Rembado, si è espresso in maniera netta.
“Mi pare un errore macroscopico quello che vuole accreditare una scuola statale orientata da una sola parte politica e per di più contro le famiglie. Non si può certo escludere che singoli insegnanti possano avere la tentazione di indottrinare piuttosto che educare, ma non mi risulta che avvenga in maniera generalizzata. E’ fuori dalla mia esperienza personale. Io piuttosto mi preoccuperei di non fomentare un conflitto già  esistente fra scuola e famiglia”.
E neppure i sindacati, che il governo definisce moderati, sono riusciti a tollerare le parole del premier.
Il segretario generale della Cisl scuola Francesco Scrima, richiama il premier al “rispetto per il lavoro degli insegnanti che lavorano sodo, con dedizione e passione pur non essendo il loro impegno riconosciuto”.
“L’educazione e i valori   –   prosegue   –   devono essere trasmessi innanzitutto dalla famiglia e dalle società . Alla scuola non si può delegare tutto: non si può invocare la responsabilità  della scuola che vive di valori in una società  dove questi valori sono andati persi”.
Anche Massimo Di Menna, della Uil scuola, “le considerazioni del premier sono superficiali e preoccupanti perchè la scuola pubblica italiana è frequentata dal 93 per cento degli studenti, di tutte le classi sociali, di ogni fascia economica e di ogni religione: è la sede del pluralismo e del rispetto reciproco. E fare una critica così sommaria alla scuola pubblica equivale a farla all’intero paese”.
“Parole gravi e preoccupanti quelle pronunciate dal presidente del Consiglio, che attaccano la sede del pluralismo del sapere e del rispetto reciproco”, secondo Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, va anche oltre: “Il premier non ha nè l’autorità  morale nè quella etica per parlare di scuola pubblica”, dice senza mezzi termini, “è evidente che dietro alle sue parole c’è l’idea di distruggere l’apprendimento garantito a tutti in favore di una scuola privata in cui diffondere il suo credo autoritario e regressivo di una società  svuotata di ogni valore”.
E polemizza: “Chi fa bunga bunga non può parlare di scuola pubblica”.

Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)

argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, emergenza, Gelmini, PdL, Politica, radici e valori, scuola | 2 commenti presenti »

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