Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
COSA DIRA’ ORA RENZI CHE HA CREATO LA CRISI ANCHE PERCHE’ NON VOLEVA CHE CONTE TENESSE LA STESSA DELEGA?
È durato un “niente” l’appello di Mario Draghi ai ministri a parlare solo con i fatti. Nelle ore in cui prepara il discorso sulla fiducia in Parlamento, la larghissima maggioranza di cui dispone è già piena zeppa di palesi distinguo e conflitti sotterranei.
E la tensione è arrivata alle stelle quando i partiti hanno saputo che Super Mario vuole tenere per sè almeno quattro posti tra viceministri e sottosegretari.
Insomma, un tesoretto di fedelissimi da sottrarre all’ingordigia dei partiti. A Palazzo Chigi, però, si stanno già muovendo per sistemate anche un altro tipo di poltrone, quelle che “contano” veramente. Una su tutti, la delega ai servizi segreti.
Già , perchè Mario Draghi starebbe pensando di tenere stretta nelle sue mani l’autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Esattamente come avrebbe voluto fare (e per un abbondante periodo di tempo ha fatto) un certo Giuseppe Conte.
Per la delega di Palazzo Chigi all’editoria, invece, si fa il nome del super tecnico Mauro Masi, profondo conoscitore della materia. Ma sarebbe in rampa di lancio anche una delega per la riforma del fisco: in pole position c’è Ernesto Maria Ruffini attualmente al vertice dell’agenzia delle entrate.
(da TPI)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
TRA PENNELLATE E SALAMELECCHI DELLA STAMPA “AMICA” DEI GRANDI GRUPPI EDITORIALI
Salvate il soldato Draghi. Perchè a leggere gli osanna, le pennellate e i salamalecchi di questi giorni, sia pure
accompagnati sul fronte opposto da selve di insulti e ironie, vengono in mente certe iscrizioni apologetiche tipo quella lasciata alla Porta al Serraglio di Prato: «Qui Giuseppe Garibaldi sottratto alle austriache insidie fermossi due ore la venseesima (sic) notte d’ agosto del 1849…» Un capolavoro, tra 253 tonanti epigrafi censite nella sola Toscana. Figuratevi in tutta l’ Italia.
Anche Mario Draghi «fermossi due ore». Accadde «qualche anno fa, diciamo una trentina», alla trattoria «Sogni d’oro» a Monteverde, in Irpinia, paese d’ origine di un pezzo della famiglia e la signora Elena, la cuoca, ha raccontato a una tivù locale di ricordare perfettamente che si sistemò con gli zii «a quel tavolo laggiù in fondo» e mangiò «una specialità particolare, cioè la braciola» che lì in paese è un involtino al pomodoro: «Draghi è una persona educata e umile e suo zio Fulvio ne tesseva le lodi ed era sicuro che il nipote avrebbe fatto carriera».
Il cugino invece, che vive a Genova, viene sempre a mangiare i cavatelli». Ma sia chiaro: guai a chi pensi che Draghi sia l’ennesimo figlio di quella terra irpina che per Ciriaco De Mita ospitava «il 70% dell’intelligenza italiana» al punto che un giorno Napoli «si sarebbe chiamata Avellino Marittima».
Manco il tempo che l’ex presidente della Bce venisse arruolato tra i romani romanisti tottiani cresciuti dall’ istituto Massimo e sono saltati su i veneti, pronti a ricordare un altro pezzo della famiglia paterna strettamente legata a Padova e Venezia tanto da spingere il Gazzettino a salutarlo come «il primo veneto a Palazzo Chigi mezzo secolo dopo il vicentino Mariano Rumor».
Ed ecco l’ intervista a due gemelli amici d’ infanzia, Gino e Giampaolo, l’ uno oggi avvocato e l’ altro docente universitario, coi quali il presidente del Consiglio condivise anni di vacanze estive in riva al Brenta e qualche puntata a pesca dalle parti di Chioggia. Per non dire del ricordo dei primi incontri di Mario con Serenella, sposata a Stra, «nella chiesetta di villa Morosini Antonibon Cappello» e subito omaggiata per lontani legami familiari come parente dei Medici di Firenze.
Fino a qui, per carità , cronaca. Pedaggio scontato anche per chi, pur avendo da anni ruoli pubblici, ha sempre cercato di stare alla larga dalle copertine dei rotocalchi. Oddio, non che l’ incursione nella vita privata sia una novità assoluta. Basti ricordare un libro che qualche anno fa raccontò d’ una visita all’ allora premier Silvio Berlusconi in Sardegna, dove il futuro governatore si presentò eroico «nonostante non potesse quasi camminare per il taglio profondo che si era fatto sugli scogli di Porto Rotondo, facendo diventare rosso di sangue un grande tratto di mare».
Testuale. Roba che manco un capodoglio fiocinato…Tutto già visto. Ricordate Carlo Azeglio Ciampi? «La zia Milla era tra le più impegnate in diocesi». «Ho donato al Presidente pasta di grano duro trafilata in ottone e mozzarella di bufala campana per ringraziarlo d’ aver dato “un grande contributo a Napoli, apprezzando la tipicità della sua cucina”». «I lavoratori “rossi” del cantiere navale di Livorno suonano felici le sirene».
Silvio Berlusconi? «Silvio è uno chansonnier amabile, un fine dicitore con la pasta vocale di Frank Sinatra». «Segreterie e collaboratori si alternano, con diversi turni, mentre il Cavaliere sembra l’ omino delle pile Duracell: chi scrive riesce a stento a girare lo zucchero nella tazzina del caffè, nello stesso tempo in cui il presidente di Forza Italia fa almeno tre cose».
Mario Monti? «La sua riservatezza è proverbiale, tanto che intervistato davanti a casa quando era in predicato per diventare il nuovo ministro dell’ Economia al posto di Giulio Tremonti, rispose con un “no comment” anche alla domanda sul nome del suo golden retriever».
Il punto di partenza, per capire tanta devozione verso chi è al potere, devozione che non è neanche parente del rispetto e a volte è vissuta con sofferenza da chi è sommerso da elogi spropositati, come è nel caso di Draghi, resta un geniale sonetto di Trilussa: «Disse un Porco a la Quercia / “Tu sei grande, / forte e potente! / È tanto che t’ ammiro!” / “Lo so” rispose lei con un sospiro / “è un pezzo che t’ ingrassi co’ le ghiande!”». Figuratevi se in ballo non ci sono ghiande ma 209 miliardi di aiuti europei. Più tutta una serie di interventi, distribuzioni di incarichi, accelerazioni invocati da decenni…
Fatto sta che, da un paio di settimane in qua, si è letto di tutto. Che il nuovo premier non solo è meglio di Conte ma «ha più stile e, cinematograficamente, ha un volto molto cinematografico, da attore americano, interessante, affascinante», ideale come presidente Usa protetto da un bodyguard «come Jason Statham».
Che è uguale identico a Clark Kent, che passa inosservato ma se vuole schizza nel cielo come Superman. Che ha una moglie «di origini aristocratiche e modi semplici» la quale un giorno, durante il G7 economico del 2017 a Bari, «accennò al ritornello di “Volare” di Modugno» ma tra gli applausi si schermì: «Non mi riprendete coi cellulari, mi raccomando. Mio marito ama molto la riservatezza». E poi che eccelleva nel basket tanto da venir premiato con «la retìna d’ Oro».
Che è un fondista provetto che nello jogging, accompagnato dal suo bracco ungherese, «trova un momento di evasione dagli impegni istituzionali» per pensare e «trovare soluzioni a problemi complessi» e insomma uno col «passo corto, lento e costante» così da correre la mezza maratona di Ostia arrivando nel 2005, cinquantottenne, al 4.131° posto «nell’ apprezzabile tempo di 1h55’53″». Ed eccolo «pastore» in giacca e cravatta nel presepio napoletano di San Gregorio Armeno.
Cliente con la moglie al supermercato nell’ atto di spingere il carrello senza l’ assistenza di uno schiavo nubiano. Amato al mercato rionale Pinciano dal pescivendolo Manuel fiero che lui gli abbia negato un selfie: «Sa, è molto riservato». Benedetto dalle suore Clarisse di Città della Pieve che lo vedono a messa e «pregano per lui»… Avanti così e, pur essendo mille miglia lontano dal Duce che ci teneva assai a mostrarsi mentre nuotava o cavalcava il suo destriero (che alla sua voce «nitriva in modo significativo»: testuale) lo stesso Draghi finirà forse per invidiare i tempi in cui Benito poteva arginare l’ eccesso di lodi mandando al troppo servile direttore della Gazzetta del Popolo telegrammi come questo: «Moderi atteggiamento ultra-demagogico della Gazzetta che facendo attendere miracoli finisce per sabotare l’ opera del governo».
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
LE GRANDI ASPETTATIVE SONO IL PRELUDIO DELLE GRANDI DELUSIONI
Ieri, nel corso di un tg, siamo rimasti con la forchetta a mezz’aria alla comparsa di un molto piccato presidente ligure Giovanni Toti che bacchettava il premier Mario Draghi e il ministro Speranza rei di non avere autorizzato l’apertura degli impianti sciistici, causa Covid perdurante. Eh così non va, agitava il ditino costui, che nell’assembramento da unità nazionale si ritiene, e giustamente, in diritto di dire la sua in quanto leader di Cambiamo! (con il punto esclamativo), partito a mezza pensione extra a parte (ma con più voti di Italia Viva). Perchè il bello di questo nuovo, fervido clima da assemblea condominiale è che tutti, proprio tutti (a eccezione di Meloni e Di Battista) hanno diritto di rimostranza, e di veto, purchè in possesso dei millesimi.
Infatti, il noto virologo Matteo Salvini chiede la sostituzione in blocco del Cts e pretende “un cambio di passo” pensando forse che il governo sia la sua personale palestra. Infatti, i gestori della Piana di Vigezzo, in alta Ossola hanno riaperto lo stesso le seggiovie sensibili al richiamo della comune responsabilità , quella del facciamo come cazzo ci pare.
Tutto merito di quella falsa coscienza che si forma sulla pomposa e vuota retorica delle apparenze e del sentito dire.
Il querulo richiamo, per esempio, allo spirito del Cln quando non occorre la cattedra di Storia Moderna per sapere che furono quelli tempi di scontro e di intrighi, che portarono alla defenestrazione di Ferruccio Parri, poi alla guerra frontale De Gasperi-Togliatti, e infine al regime democristiano.
Certo, furono anche gli anni del modello di sviluppo, che diventò la base del decollo industriale degli anni Cinquanta. E del successivo boom economico accompagnato tuttavia dall’arretratezza cronica e mai superata della macchina statale, dalla grave insufficienza delle infrastrutture civili, dal persistente, drammatico squilibrio tra Nord e Sud.
Per non parlare del “governo dei migliori”, annunciato dalla festosa grancassa dell’informazione unica e risoltosi, come nella norma, con qualche ministro migliore, molti peggiori e alcuni così così.
Anche nei Baci Perugina c’è scritto che le grandi aspettative sono il preludio delle grandi delusioni e non si vede per quale motivo, davanti alle pretese di sei o sette tra partiti, partitini e dèpendance si dovesse accantonare il prezioso manuale Cencelli.
Quanto alla deludente presenza femminile nell’esecutivo, urge una domandina: ma secondo l’articolo 92 della Costituzione i ministri, e dunque le ministre non sono di nomina del presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio? O abbiamo letto male?
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
“HA DATO VITA A UNA CONSULTAZIONE INGANNEVOLE”… “NON POSSONO ESPELLERCI SE VOTIAMO NO, LO STATUTO NON LO PREVEDE”
Alcuni parlamentari ed esponenti locali del M5s, tra i quali spiccano i nomi delle senatrici Barbara Lezzi, Luisa Angrisani, Bianca Laura Granato e delle consigliere regionali Francesca De Vito (Lazio) e Marì Muscarà (Campania), chiedono di rivotare sulla piattaforma Rousseau il sostegno al governo guidato da Mario Draghi, dopo il sì arrivato l’11 febbraio dal 59% degli aventi diritto e il conseguente addio di Alessandro Di Battista.
La petizione porta la firma di circa 70 iscritti al M5s e contiene un appello «al capo politico pro tempore o in sua vece al garante», dunque a Vito Crimi oppure a Beppe Grillo, affinchè la base possa esprimersi «sulla base di un quesito onesto, sincero, veritiero e reale sul ruolo del M5s nel governo Draghi». La richiesta è di arrivare a un nuovo voto che consenta agli eletti di «non avere dubbi sull’indirizzo politico dell’assemblea al quale uniformarsi»
Nel mirino Crimi, Lombardi e Cancelleri
Ma nella petizione c’è di più. Si chiede infatti di votare anche sulle «responsabilità personali dell’attuale capo politico pro tempore e del comitato di garanzia (formato oltre che da Crimi, da Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, ndr) per l’avallo di una consultazione ingannevole, che rischia di incidere in modo importante sulla nostra azione politica e sulla nostra compattezza». Insomma, i promotori del testo vogliono la testa di Vito Crimi e dei membri del comitato, e ne chiedono l’immediata sospensione «in attesa degli esiti delle procedure disciplinari a loro carico, per tutte le gravi conseguenze causate dal loro comportamento e contrarie allo Statuto» del M5s.
I sottoscrittori della petizione ritengono inoltre «profondamente illegittimo e ingiustificato» pretendere dagli eletti il voto di fiducia al governo Draghi e punirli con l’espulsione in caso di dissenso, vista la confusione creata dalla «totale incoerenza e tendenziosità del quesito sottoposto» rispetto a ciò che dovrà essere votato in parlamento. E non escludono di fare ricorso in Tribunale qualora non vengano adottati i provvedimenti richiesti, nuova consultazione su Rousseau compresa.
Draghi? «In lui non abbiamo mai riposto grande considerazione»
Quanto alla possibilità di espellere i dissidenti, i firmatari sostengono che nessun obbligo può essere imposto agli eletti sulla base del codice etico, poichè il premier Draghi «non è espressione del M5s». Stando così le cose, per deputati e senatori si rivendica il diritto a votare secondo coscienza la fiducia a un governo «presieduto da colui nel quale non abbiamo mai riposto grande considerazione per le sue pregresse scelte e azioni politiche».
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
I MILITANTI CHIEDONO DI SOLLEVARE CRIMI DAL SUO INCARICO DI CAPO POLITICO PER AVER AVALLATO UNA CONSULTAZIONE INGANNEVOLE
Mentre i “pontieri” pentastellati lavorano sui parlamentari per cercare di arginare l’onda di “sfiducia” che
aleggia tra i 5 stelle nei confronti dell’esecutivo Draghi, già si apre una nuova faglia: quella del voto su Rousseau per il direttorio politico, l’organismo a 5 che dovrà subentrare nei ruoli assegnati al capo politico.
Si apre oggi alle 12 fino alla stessa ora di domani la consultazione sulla piattaforma di Casaleggio per modificare lo statuto del Movimento.
Il direttorio a 5
Con ogni probabilità passerà l’istituzione di un direttorio di cinque persone al posto del capo politico, ruolo oggi detenuto da Vito Crimi. Gli scontenti che non vogliono lasciare il M5S – da Barbara Lezzi a Nicola Morra – potrebbero quindi puntare a conquistare un ruolo direttivo interno. Tra i pronti a candidarsi ci sarebbero la sindaca di Roma Virginia Raggi, europarlamentari come Dino Giarrusso.
Ipotesi Conte nel direttorio
E c’è chi ipotizza anche la candidatura dell’ex premier Giuseppe Conte in seno al nuovo organismo. Un sogno per quanti leggono nell’apertura fatta ieri dall’ex premier, un primo segnale della nuova fase del suo impegno politico. “Continuerò a dare il mio contributo” ha annunciato infatti l’ex premier che ha detto di “credere molto” nella progetto di uno schieramento per lo Sviluppo sostenibile con M5s, Pd e Leu. Un’apertura salutata con favore anche dal presidente della Camera, Roberto Fico che si dice “certo” di continuare a collaborare con Conte.
Proprio Fico, intanto, prova ad arginare il dilagare dei dissidenti. In Parlamento la diplomazia dei 5 stelle cerca di contenere il disagio, abbastanza stretto alla Camera ma pericolosamente forte al Senato, dove il dissenso tocca una trentina di senatori. A Palazzo Madama chi invece ha deciso già per il no a Draghi sta trattando con Italia dei Valori il prestito del simbolo per poter formare un gruppo. In vista della fiducia di domani al Senato, questa sera è prevista una nuova assemblea congiunta dei parlamentari, alla quale forse parteciperà anche Beppe Grillo.
La petizione online per sollevare Crimi
L’ultima carta da giocare sarebbe quella di premere sugli indecisi per non farli votare: un’assenza strategica che servirebbe anche ad evitare eventuali sanzioni contro i ribelli. I quali però non si fanno spaventare: da regolamento, ricordano, non andrebbero contro un premier indicato dal Movimento e quindi si sentono liberi. Ma anche su questo punto fioccano petizioni su Change.org sia per superare la votazione su Rousseau al governo, sia per evitare espulsioni. Circola anche un appello, che porta la firma di una settantina di iscritti cinquestelle, per un nuovo voto sulla piattaforma sul governo Draghi. Nella petizione si chiede inoltre di votare anche sull’eventuale sollevamento dall’incarico di Vito Crimi “per l’avallo di una consultazione ingannevole”.
(da TPI)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
CONFINDUSTRIA CHIEDE UNO STOP SOLO PER I SETTORI IN CRISI
Fino all’estate con i sostegni esistenti: cassa integrazione e blocco dei licenziamenti. Nel frattempo intrecciare tre riforme essenziali: ammortizzatori, politiche attive e pensioni. Per consentire a chi – al termine del blocco – rimarrà senza posto di riqualificarsi e ricollocarsi oppure avvicinarsi alla quiescenza.
Il piano per il lavoro del governo Draghi per ora è solo abbozzato. Il neo ministro Andrea Orlando ha già incontrato domenica i sindacati. Oggi sarà il turno delle imprese. Entro fine mese si rivedranno per discutere le linee guida su Cig e politiche per l’occupazione.
Il metodo sarà quello del confronto a tutto campo, senza forzature e strappi.
La sollecitazione del premier Draghi alla «coesione sociale» e quella del Capo dello Stato Mattarella ad affrontare quanto prima il nodo del 31 marzo, quando scadrà il divieto di licenziare, spingono le parti ad accelerare.
D’altro canto, il quadro sanitario torna ad essere preoccupante. Mentre il piano vaccinale non decolla. Impensabile chiudere l’ombrello della cassa integrazione proprio ora: una sua proroga viene data per scontata. Ma anche il ritorno pieno alla facoltà di licenziare dal primo aprile – oggi prevista per le sole situazioni critiche, fallimenti, cessazioni, accordi sindacali – non sembra nelle corde del nuovo esecutivo.
Neppure Confindustria d’altro canto alza le barricate, sebbene la richiesta di oggi a Orlando sarà chiara: blocco dei licenziamenti selettivo, solo per i settori in crisi o chiusi dai provvedimenti del governo per contenere l’epidemia.
«Situazioni diverse, soluzioni diverse», è il ragionamento di viale dell’Astronomia. L’argomento va affrontato, insistono gli imprenditori: «Attenzione a ingessare le aziende troppo a lungo: anzichè ristrutturare, alla fine chiuderanno». Dopodichè davanti a una Cig Covid tutta a carico dello Stato, lo spazio per una mediazione esiste.
Dal lato dei sindacati c’è la richiesta di non procedere in modo selettivo, perchè «sarebbe complicato decidere chi è in crisi e chi no, all’interno di settori produttivi e filiere stratificati e interconnessi». Stop e Cig Covid per tutti più a lungo possibile, dicono Cgil, Cisl e Uil. Il ministro Orlando parte da una proposta lasciata in consegna dall’ex ministra Nunzia Catalfo: 18 ulteriori settimane di Cig Covid e divieto di licenziare per chi la usa, ma a scalare. All’industria poche settimane, ai servizi di più. Non è detto che sia questo lo schema ora. Potrebbe passare la linea dei sindacati – Cig e stop per tutti – ma per un periodo molto contenuto. Altri tre mesi, fino alla fine di giugno. Il tempo di mettere in piedi la rete di protezione.
L’estate come traguardo, dunque. Allorquando il piano vaccinale, entrato a regime, dovrebbe attenuare l’allerta sanitaria, con il crollo di morti e ospedalizzazioni. E l’intreccio tra politiche attive e passive assicurare una caduta morbida ai disoccupati: coperti dai sussidi e avviati alla riqualificazione. Un’estate di ripresa, con i primi fondi del Recovery, i cantieri che cominciano a riaprire, il turismo che riparte.
(da agenzie)
Nella rete anche l’orizzonte pensionistico avvicinato dai contratti di espansione e solidarietà . E da un’Ape sociale rafforzata, in vista della fine dell’anticipo di Quota 100 (31 dicembre). Un terzo di chi ha scelto sin qui Quota 100 era in Naspi o senza lavoro a 62 anni. Profili difficilmente ricollocabili nei settori su cui si scommette: verde e digitale. Ecco allora il sostegno ponte fino all’età di uscita per la vecchiaia che tornerà a correre, in base alla legge Fornero: 67 anni.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
“IO SONO UN ATTIVISTA DEL M5S, STO VALUTANDO COSA FARE”… “SOLO GRAZIE A LUI L’ITALIA HA POTUTO OTTENERE 209 MILIARDI DEL RECOVERY: INVECE DI FARGLI UNA STATUA LO HANNO MANDATO A CASA”
“Il concetto di potere lascia il tempo che trova. Per me Palazzo Chigi è stata una esperienza impegnativa
di lavoro. Quest’ultimo anno con la pandemia è stato molto faticoso, un livello di stress pazzesco. E quando Conte è uscito la commozione ha colpito tutto il palazzo. Lui ha il dono di arrivare al cuore e questo lo renderà diverso da tutti i presidenti del Consiglio”.
Così al Corriere della Sera Rocco Casalino, portavoce dell’ex premier Giuseppe Conte.
“Non credo che Conte sarà presto dimenticato. Il video del suo addio ha incassato su Facebook un milione di like, numeri pazzeschi che non fa nessuno al mondo. Proprio tutto questo consenso ha fatto di lui un problema. Conte è stato fatto cadere come tutti sanno da Renzi con una manovra di palazzo ben studiata. Invece di fargli una statua è stato mandato a casa dopo aver ottenuto dall’Europa 209 miliardi”, ha aggiunto. “Il grande dubbio è cosa vuole fare lui. Credo sia una risorsa importantissima per il M5S, ma questo è un mio desiderio personale. La scelta tocca a lui e al Movimento. Non so cosa farà Conte, ma mi auguro che la sua strada si intersechi con quella del Movimento”.
“Io sono un attivista del M5S, sto valutando cosa fare e mi serve un po’ di tempo per riprendermi. Con Conte continuiamo a sentirci, non ci siamo lasciati come se qualcosa fosse finito. Questa è la legislatura che ha sottovalutato Conte. Ha peculiarità straordinarie. Con lui in una campagna elettorale si possono fare cose incredibil”, spiega Casalino.
”È una persona vera, ci mette la faccia. Ha avuto il coraggio di affrontare migliaia di operai arrabbiati all’Ilva di Taranto. È andato a trattare a Bruxelles ed è stato un numero uno, ottenendo il risultato migliore di tutti. Una macchina da guerra, uno stakanovista assoluto, capace di lavorare 18 ore”, dice. “Se fossi il portavoce di Draghi? Punterei sulla competenza. Il pop stonerebbe e avrei il timore dell’effetto Mario Monti col cagnolino, in tv da Daria Bignardi”, conclude.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
SECONDO “IL CORRIERE DELLA SERA” I CRITICI SONO DIVENTATI 30 AL SENATO E 40 ALLA CAMERA
Cosa faranno i malpancisti grillini quando si voterà la fiducia a Mario Draghi? Su Facebook Casaleggio scrive: «è arrivata in media una email al minuto sulla mancata costituzione del Superministero che sarebbe dovuto nascere dalla fusione di Mise e Ambiente, come previsto dal quesito a garanzia dell’avvio del governo (come sostenuto da Barbara Lezzi, ndr)».
«Se non sarà possibile sottoporre un nuovo quesito agli iscritti credo sia comunque importante non creare una divisione nel gruppo parlamentare- prosegue Casaleggio, mettendo uno scudo ai ribelli contro eventuali espulsioni -. Molti parlamentari mi segnalano che vorrebbero votare contro non essendo passibili di sanzioni disciplinari sulla base dei precedenti e delle regole attuali». E conclude: «Per questo motivo, auspico che chi senta il disagio nel sostenere questo governo percorra la scelta della astensione». Quanti sono i ribelli?
Lo spiega il Corriere:
La truppa degli scontenti, intanto, si allarga: oltre ai trenta senatori ribelli, si contano anche quaranta deputati. E proprio tra le file di Montecitorio i critici si iniziano a organizzare. Una novità quasi assoluta, un tassello che si aggiunge a un quadro già complesso. Nella serata di domenica è la deputata siciliana Angela Raffa a organizzare un incontro su Zoom per i malpancisti. Il fronte in realtà è più composito di quanto possa sembrare: ne fanno parte non solo i contrari al governo Draghi, ma anche i critici verso i vertici
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
“VALUTIAMO LA FORMAZIONE DI UN ALTRO GRUPPO, CI SIAMO VENDUTI PER UN PIATTO DI LENTICCHIE”
Aumenta lo scontento all’interno del Movimento 5 Stelle dopo la decisione di entrare nella maggioranza
del governo Draghi, dovuta all’esito della votazione sulla piattaforma Rousseau in cui il 60% si è dichiarato favorevole.
Molte le voci contrarie, tra cui quelle del deputato Cabras e del senatore Crucioli, che voteranno in modo contrario alla prima fiducia dell’esecutivo Draghi.
“Io non ci sto – dice Cabras -. Voterò no alla fiducia al governo Draghi. Un appoggio a Draghi è qualcosa che non può trovare una mediazione. Sarà un no convinto. Il Movimento è in grandissima crisi. La nostra scelta è per l`opposizione. Vorremmo trascinare l`intero Movimento in questa scelta, chiedendo anche i ritirare i ministri. Ma questa sarà una scelta difficile da far passare per una dirigenza che ha accettato passivamente tutti i passaggi che ci hanno portato a questa capitolazione. Ci siamo venduti per un piatto di lenticchie. Se non si troverà un accordo tra di noi, il Movimento 5 Stelle si spaccherà . E non escludo che possiamo essere perfino la maggioranza contrari a Draghi”.
(da agenzie)
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