Destra di Popolo.net

INCONTRO CON I SINDACATI, SU PROROGARE O MENO LO STOP AI LICENZIAMENTI DRAGHI TACE, LA COSA CHE GLI RIESCE FINORA MEGLIO

Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile

LANDINI PROVA A FIDARSI, MA E’ UNA FIDUCIA A VISTA: A SUO TEMPO PRESE UN BIDONE DA RENZI CHE NON MANTENNE LE PROMESSE

In quasi un’ora di faccia a faccia nella sala della Lupa di Montecitorio, l’unica promessa su cui Mario Draghi si sbilancia con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil è quella del metodo. Dove per metodo si intende la disponibilità  a un confronto che va oltre il perimetro delle consultazioni. Insomma – è la promessa – quello di oggi non resterà  un incontro isolato, spot, necessario per tirare dentro il consenso di una parte importante del Paese ora che il governo deve nascere.
Ma il tabellino dell’incasso dei sindacati si ferma qui. Il premier incaricato ascolta, parla poco, si fa aiutare da due assistenti nel prendere appunti, ma non dà  indicazioni sulla questione più delicata, quella dei licenziamenti.
E per questo Maurizio Landini non può fare altro che spostare il giudizio più in là  nel tempo, auspicando che il confronto “si sviluppi” appena il governo avrà  giurato.
Quella della Cgil nei confronti di Draghi è una fiducia a vista, che ha bisogno di sostanziarsi quantomeno di un’indicazione da parte di Draghi.
Solo che la prima questione – prorogare o meno lo stop ai licenziamenti che scade il 31 marzo – va presa praticamente subito ed è talmente indefinita, almeno nel silenzio odierno di Draghi, che altro non si può fare che aspettare.
Capire, cioè, se il dialogo promesso può sfociare in una vera e propria concertazione, in un tavolo intorno a cui ci si siede e si tratta, o invece si partirà  da un disegno calato dall’alto su cui i sindacati avranno poco spazio per intervenire.
E per questo quella di Landini è tutto tranne che un’infatuazione nei confronti dell’ex presidente della Bce. La posta in gioco è così alta, così vicina e soprattutto così rischiosa, che lanciarsi in un abbraccio troppo stretto rischia di rivelarsi beffardo e pericoloso.
Anche perchè dall’altra parte del campo, quello in cui gioca Confindustria, a tutto si pensa tranne che alla proroga generalizzata del blocco dei licenziamenti che la Cgil, insieme a Cisl e Uil, ha invece messo sul tavolo di Draghi.
È vero pure che la richiesta non è “sine die”, è vero cioè che un punto di mediazione potrebbe essere un allungamento fino al 30 giugno, con una riforma degli ammortizzatori sociali in campo e in grado di rendere meno duro il colpo dello sblocco dei licenziamenti per i lavoratori.
Ma è altrettanto vero che i sindacati chiedono una proroga generalizzata, mentre la selettività  (solo per le aziende più colpite) è il punto massimo a cui le imprese potrebbero arrivare in termini di apertura.
E poi c’è la questione intrecciata dell’allungamento della cassa integrazione Covid, uno dei due pilastri, insieme allo stop dei licenziamenti, che sta proteggendo il mondo del lavoro da marzo dell’anno scorso. Che fine farà ? Anche qui prende forma un’incognita dato che Draghi ha più volte sottolineato che i sussidi vanno rivisti. Anche qui la selettività  potrebbe essere il principio politico che ispirerà  le nuove e attese decisioni.
E poi c’è un precedente, in termini di eccesso di entusiasmo, che la Cgil ricorda. L’idillio iniziale tra Landini e Matteo Renzi, poi naufragato con il Jobs Act. Una scena spiega bene il debutto. È il 12 dicembre 2013, due mesi dopo Renzi sarà  a palazzo Chigi da premier. I due si incontrano a Firenze, a una mostra fotografica sulle lotte operaie organizzata dalla Fiom locale alla biblioteca comunale delle Oblate. “Poi ci sentiamo via sms per il Jobs Act. Noi ci siamo quasi. Voi siete pronti, no?”, dice l’allora leader del Pd a Landini.
Renzi allora aveva l’esigenza di cambiare il partito, Landini il sindacato. Arriva anche la promessa di una legge sulla rappresentanza, in cima ai desiderata delle organizzazioni dei lavoratori. Ma quando si passa ai fatti, l’idillio naufraga.
E c’è un passaggio che tira in ballo anche Draghi. Il 13 agosto 2014 Renzi arriva di buon mattino a Città  della Pieve, dove l’allora presidente della Bce ha una casa, tornata alla ribalta in questi giorni perchè scelta come residenza fissa. Le ricostruzioni di allora parlavano di una spinta a fare le riforme sollecitate dall’Europa. A iniziare da quella del lavoro. Il Jobs Act arriverà  qualche mese dopo. Da allora le strade di Renzi e di Landini si sono separate.
Ritornando all’oggi, la fiducia di Landini nei confronti di Draghi contempla anche un altro banco di prova. La materia, qui, è più larga. Landini dal podio della Sala della Regina dopo l’incontro con Draghi: “Se si vuole costruire un clima di coesione allora bisogna dire che i giovani sono anche figli di migranti e se si vuole creare un clima di coesione diverso serve che chi nasce qui o ha studiato qui abbia gli stessi diritti di cittadinanza di tutti gli altri”. La Cgil chiede lo ius soli. A un premier incaricato che si appresta a formare un governo con dentro la Lega, fermamente contraria.

(da “Huffingtonpost”)

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LA PRIMA BOCCIATURA A DRAGHI ARRIVA DAGLI INSEGNANTI: NO A RESTARE IN CLASSE ANCHE A GIUGNO

Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile

“AVER FATTO DIDATTICA A DISTANZA NON SIGNIFICA AVER PERSO DEL TEMPO”

No a una rimodulazione del calendario scolastico per recuperare i giorni considerati “persi” a causa dello stop per la diffusione del contagio da Coronavirus.
Su quasi 13 mila insegnanti coinvolti in un sondaggio condotto da Orizzonte Scuola, oltre 11 mila si sono detti contrari all’idea di fare scuola fino a giugno o oltre, dopo che l’indiscrezione su un possibile prolungamento era già  iniziata a circolare. Solo poco più di 1.500 hanno invece accolto l’ipotesi positivamente.
«Quindi lavorare a distanza le stesse ore in cui si lavorerebbe a scuola sarebbe tempo perso? Basta saperlo e smetto di collegarmi quando ho lezione, di passare le serate a preparare materiali e slide, di correggere valanghe di compiti perchè fare le verifiche online è impossibile, di fare le interrogazioni al pomeriggio per non impegnare le ore al mattino (usando il mio tempo libero)», ha scritto un’insegnante su Facebook, evidentemente contraria all’idea.
Il malcontento, nel caso l’ipotesi andasse in porto, ha investito pure gli studenti. «Recuperare a giugno-luglio, oltre che essere impossibile per le tempistiche di esami di maturità  e test d’ammissione all’università , equivarrebbe a dire che in questi mesi abbiamo scherzato», ha scritto sui social una ragazza.
«Se si vuole recuperare, allora non si fa nulla nè Dad, nè attività  asincrone. Riposo», ha aggiunto. Un altro, invece: «Non abbiamo nulla da recuperare: si fa lezione ogni giorno per 6/7 ore in Ddi ed a giugno iniziano gli esami di maturità ! La calura è talmente alta, che gli orali si svolgono in un’agonia senza fine!».
Secondo quanto segnala il Sole 24 Ore, con Mario Draghi al governo, due saranno le urgenze per il mondo della scuola. La prima riguarda le cattedre vacanti da coprire con supplenti, l’altra è appunto rivedere il calendario delle lezioni. Sul calendario scolastico, in particolare, sono due le opzioni. O prevedere una chiusura d’anno più lunga, fine giugno o anche luglio. Oppure inserire turni pomeridiani in corso d’anno. La decisione spetterà  comunque alle Regioni.

(da agenzie)

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M5S, STAVOLTA IL GENERALE GRILLO NON BASTA, BASE IN RIVOLTA PER IL RINVIO DEL VOTO

Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile

I VERTICI ASPETTANO UN SEGNALE DA DRAGHI: LA CHIAVE DEL SUPERMINISTERO

Ma Draghi vi ha detto che farà  un governo di soli tecnici? “Il problema è proprio quello: Draghi non ci ha detto nulla”, osserva pensieroso un ministro.
Il Movimento 5 stelle è un caos dentro a un caos dentro a un caos.
C’è il macro problema di come tenere insieme la truppa parlamentare, che rischia di spaccarsi sia con il sì già  strombazzato sia con un sorprendente no, con le sue sfumature astensionistiche.
C’è il problema di che “per noi è già  difficile accettare Draghi, ma entrare senza nessuna garanzia della “politicizzazione” della squadra forse noi in Parlamento lo reggiamo, ma la base ci prenderebbe per il collo”.
C’è il problema di una comunicazione caotica, confusa. Il non entriamo detto a caldo è diventato un forse, poi un sì, poi un sì ma votano gli attivisti, poi un fermi tutti, aspettiamo.
Questa mattina Vito Crimi e Davide Crippa vengono intervistati da due giornali. “Non entreremo a tutti i costi”, dice il capo politico, “Non ci sono ragioni per dire no”, replica il capogruppo alla Camera. Due che stavano insieme nella stessa stanza con Draghi, che si sono riuniti prima e dopo con Grillo, e che dicono due cose sostanzialmente opposte.
La speranza che il fondatore calasse a Roma, toccasse Draghi e lo trasformasse in oro, assicurasse i suoi che lo avrebbe aperto come una scatoletta di caviale (copyright Guido Crosetto) si sono rivelate se non un’illusione, per lo meno parziali.
“La verità  – dice un esponente di governo – è che se avessimo votato oggi e domani su Rousseau saremmo andati sotto”. Questa è una metà  del cielo.
L’altra è che ieri, per la prima volta, i 5 stelle si sono resi conto che i margini di trattativa con Draghi sono scarsi, se non nulli e che se sostegno ci deve essere lo si deve dare praticamente al buio.
E quindi non basta il generale Grillo, che con un messaggio dei suoi, di quelli che necessità  di parafrasi, di telefonate agli esegeti per capirne fino in fondo senso e confini, mette a tacere tutti.
Non ce lo ha fatto quando ci ha messo la faccia durante il primo giro di consultazioni, attirandosi le critiche di chi ha convocato i Vaffa day digitali per Draghi, non ce l’ha fatta su un rinvio delle consultazioni online, indette con una tempistica sbagliata, che ha generato forte nervosismo sull’asse con Casaleggio, nervosismo che si è allargato a macchia d’olio includendo tutti i vertici parlamentari.
I vertici smentiscono, ma il sospetto che circola a Palazzo è che si sia di nuovo cambiato idea, che adesso prevalga l’idea di astenersi e di far pesare il proprio peso sui singoli provvedimenti, perchè senza garanzie al governo non si può entrare.
Il buon Crimi si è intestato la sospensione del voto su Rousseau, un post sul blog tempestato dalle critiche. Primo commento: “Tutto questo è solo indice di confusione, dilettantismo e mancanza di visione”. Secondo commento: “Ma chi è grillo che si permette di prendere simili decisioni! E’ preda di un delirio di onnipotenza?”. Terzo commento: “Questo rinvio non lo capisco, a meno di pensare male. Il governo Draghi sarebbe la pietra tombale del movimento”. Si potrebbe andare avanti a lungo.
Il problema è che nemmeno i più stretti collaboratori di Grillo nè i vertici del Movimento hanno ben capito quale possa essere la via d’uscita, incastrati in quella clausola capestro posta dall’ex comico: “Aspettiamo che Draghi dica pubblicamente quel che ha detto a noi”.
La speranza è che un segnale arrivi prima, magari stasera, alla fine delle consultazioni con le parti sociali, in modo da poter fare il passaggio su Rousseau tra stasera e domani, ma nessuno ne ha certezza.
Come ne uscite? “Non lo so – spiega un esponente del governo – noi abbiamo detto che ci stiamo, ma il filo è molto sottile, e si può rompere”.
A Grillo la coabitazione con la Lega non va giù, lo ha fatto capire con parole ambigue, relative al super ministero della Transizione ecologica sul quale, per citare un parlamentare, “si è fissato lui, perchè qui nessuno lo aveva nemmeno in mente”.
Questa è la chiave, un ministero che riunisca le deleghe di Ambiente, Infrastrutture ed energia, che rivendica per un uomo 5 stelle. E su questo tasto è tornato a battere con un post sul suo blog, mettendolo al centro di una trattativa che non c’è, lanciando messaggi in bottiglia: “I banchieri hanno la leva principale per cambiare ma non hanno capito che bisogna cambiare. Anche un banchiere e finanziere lo capisce, ma non può dire: Sì, ma non adesso!”.
Ogni riferimento a fatti, persone o interlocuzioni in corso è puramente voluto, un rebus che al momento non trova soluzioni, un generale che ha avuto intuizioni geniali, che ha spostato il Movimento a destra o a sinistra per anni con lo schioccare delle dita, e che sembra aver condotto la propria truppa all’interno del suo labirinto. Come ne uscite? “Non lo so”.
(da “Huffingtonpost”)

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TOTOMINISTRI, SI VA VERSO UNA LISTA CORTA

Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile

LA NOVITA TRANSIZIONE ECOLOGICA… FORZA ITALIA CHIEDE UN POSTO PER TAJANI

Una lista di ministri il più possibile corta, per dover mediare meno. Per garantire a un governo che deve fare molte cose in poco tempo – la distribuzione dei vaccini, il Recovery plan – una navigazione più veloce, più sicura.
È questa, secondo chi ci ha parlato in queste ore, l’intenzione di Mario Draghi
Ci dovrebbe essere infatti l’accorpamento di alcuni dicasteri. Il che potrebbe favorire l’appoggio del Movimento 5 stelle, nel caso nascesse il ministero della Transizione ecologica chiesto ancora ieri da Beppe Grillo, unendo Sviluppo e Ambiente sul modello francese.
Tra i candidati, Stefano Patuanelli, ministro uscente M5S, che però – nel caso il presidente del Consiglio incaricato volesse scegliere solo un esponente per partito – avrebbe la concorrenza fortissima di Luigi Di Maio (se non quella di Giuseppe Conte).
Ogni schema cambia a seconda di quali saranno le condizioni di gioco scelte da Draghi. Se ci fosse la Lega, che ha eliminato ogni possibile ostacolo per provarci a tutti i costi, il segretario pd Nicola Zingaretti rinuncerebbe ad avere un ruolo. E lascerebbe spazio ai secondi: quindi il suo vice Andrea Orlando, o l’ex capo delegazione Dario Franceschini, o ancora Lorenzo Guerini.
Uno, al massimo due (lo schema Cencelli, con 3 posti per i grillini, 2 per il Pd e via a scendere, pare ormai saltato) e questo sta gettando scompiglio in tutti i partiti.
Perchè l’impressione avuta dal secondo giro di consultazioni è che l’ex presidente della Bce sceglierà  soprattutto tecnici: al ministero dell’Economia – dove il dem Roberto Gualtieri spera ancora, in nome della continuità  – è sempre più probabile l’arrivo di Daniele Franco, direttore generale di Bankitalia e già  ragioniere dello Stato.
Italia Viva butta lì il nome di Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate. Mentre Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei, sarebbe destinato a guidare Cassa depositi e prestiti. Se poi dovesse prevalere la volontà  di avere tante donne in posti chiave, c’è sempre la carta dell’economista Lucrezia Reichlin, presa in considerazione anche per il Mise.
Agli Interni, dovrebbe essere riconfermata Luciana Lamorgese (sempre nello schema senza leader, perchè del Viminale si era parlato in caso entrasse Zingaretti). All’Università  o alla Giustizia, l’ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. Mentre la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni potrebbe, nel caso Leu restasse fuori, prendere il posto di Roberto Speranza alla Salute.
Di Maio lotta per la riconferma al ministero degli Esteri. Se ci riuscisse, la segretaria generale della Farnesina Elisabetta Belloni – che potrebbe prenderne il posto – sarebbe un’ottima carta per la delega ai Servizi segreti. Lei o Giampiero Massolo, ora presidente di Fincantieri.
Per la Lega potrebbero entrare, se non ci riesce Salvini, che spinge, Giulia Bongiorno (tornando alla Pa) o Giancarlo Giorgetti (alle Infrastrutture).
Per Italia Viva Teresa Bellanova (o Maria Elena Boschi). Per Forza Italia Antonio Tajani, probabilmente agli Affari europei (Silvio Berlusconi lo ha chiesto esplicitamente). Tutto è però nelle mani di Draghi, e del presidente della Repubblica Mattarella

(da “La Repubblica”)

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GOVERNO DRAGHI, SLITTANO I TEMPI PER LA NASCITA, I DUBBI DEL M5S PROVOCANO UN RINVIO

Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile

ORLANDO: “FORSE CI SARANNO ALTRI PASSAGGI NON PREVISTI”

I tempi della nascita del governo di Mario Draghi si allungano. E gli interessati ne prendono atto. “Non abbiamo notizie di un terzo giro di consultazioni. Ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte ad una crisi che ha caratteristiche del tutto inedite, la sua soluzione può richiedere anche passaggi al momento non preventivati”, dice il vicesegretario del Partito democratico Andrea Orlando.
Beppe Grillo, infatti, deve fare i conti con l’incognita del voto di gradimento dei militanti sulla piattaforma Rousseau. E per convincerli a dire sì all’ex presidente della Bce prende tempo. Riesce nell’intento di rinviare l’appuntamento che era previsto per oggi e domani. Con Alessandro Di Battista e i suoi frondisti che per l’ennesima volta sperano che il voto della base sconfessi il gruppo dirigente e gli consegni la guida del Movimento. Anche per questo il reggente Vito Crimi lascia aperte tutte le porte: “Non andremo al governo a tutti i costi, ci stiamo confrontando”, dice.
Draghi, dunque deve rinviare il passaggio al Quirinale per sciogliere la riserva nella mani di Sergio Mattarella che era previsto per oggi o domani. Si scivola verso sabato. Sempre in attesa che la sibilla Rousseau faccia conoscere il suo verdetto. Verdetto che adesso è appeso alle parole di Draghi, alle sue dichiarazioni, ai suoi progetti.
Perchè, come dice Grillo, i militanti mica possono votare sul nulla. “Dire sì o no a Draghi sarebbe troppo povero. Quando avremo qualcosa su cui votare scriveremo nei quesiti ‘vogliamo stare in un governo che ha queste caratteristiche?’, dice sempre Crimi.
E dietro queste parole si nasconde il nodo chiave del quesito, o dei quesiti da sottoporre ai militanti. Perchè i dissidenti vorrebbero che ci fosse pure la domanda sull’ipotesi di astenersi nel voto di fiducia a Draghi. Ma si sa che su questo terreno il Movimento è capace di acrobazie incredibili.
È evidente, infatti, che se i grillini si sfilano, bisognerà  ridiscutere tutto. Perchè senza il Movimento il peso specifico degli altri contraenti del patto di governo aumenta. E aumentano anche gli appetiti, la voglia di quel posto o di quella poltrona.
Ammesso e concesso che il presidente incaricato sciolga la sua riserva entro venerdì, il giuramento potrebbe avvenire sabato 13. Da quel momento il presidente del Consiglio, che sarebbe nella pienezza dei suoi poteri, avrebbe dieci giorni di tempo per presentarsi alle Camere per ottenere la fiducia. Ma presumibilmente la fiducia potrebbe essere votata lunedì 15 alla Camera e martedì 16 al Senato. Ma non si esclude una dilatazione ulteriore delle tappe, con giuramento lunedì e fiducia nei giorni a seguire.
Tempi ampi. Ma il Movimento Cinque Stelle deve decidere presto. Perchè Draghi, quando si presenterà  al Quirinale per sciogliere la riserva porterà  con sè anche la lista dei ministri che il presidente della Repubblica dovrà  nominare.
Però Draghi deve anche dire che programma ha in concreto.

(da agenzie)

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GOVERNO DRAGHI, SLITTANO I TEMPI PER LA NASCITA, I DUBBI DEL M5S PROVOCANO UN RINVIO

Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile

ORLANDO: “FORSE CI SARANNO ALTRI PASSAGGI NON PREVISTI”

I tempi della nascita del governo di Mario Draghi si allungano. E gli interessati ne prendono atto. “Non abbiamo notizie di un terzo giro di consultazioni. Ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte ad una crisi che ha caratteristiche del tutto inedite, la sua soluzione può richiedere anche passaggi al momento non preventivati”, dice il vicesegretario del Partito democratico Andrea Orlando.
Beppe Grillo, infatti, deve fare i conti con l’incognita del voto di gradimento dei militanti sulla piattaforma Rousseau. E per convincerli a dire sì all’ex presidente della Bce prende tempo. Riesce nell’intento di rinviare l’appuntamento che era previsto per oggi e domani. Con Alessandro Di Battista e i suoi frondisti che per l’ennesima volta sperano che il voto della base sconfessi il gruppo dirigente e gli consegni la guida del Movimento. Anche per questo il reggente Vito Crimi lascia aperte tutte le porte: “Non andremo al governo a tutti i costi, ci stiamo confrontando”, dice.
Draghi, dunque deve rinviare il passaggio al Quirinale per sciogliere la riserva nella mani di Sergio Mattarella che era previsto per oggi o domani. Si scivola verso sabato. Sempre in attesa che la sibilla Rousseau faccia conoscere il suo verdetto. Verdetto che adesso è appeso alle parole di Draghi, alle sue dichiarazioni, ai suoi progetti.
Perchè, come dice Grillo, i militanti mica possono votare sul nulla. “Dire sì o no a Draghi sarebbe troppo povero. Quando avremo qualcosa su cui votare scriveremo nei quesiti ‘vogliamo stare in un governo che ha queste caratteristiche?’, dice sempre Crimi.
E dietro queste parole si nasconde il nodo chiave del quesito, o dei quesiti da sottoporre ai militanti. Perchè i dissidenti vorrebbero che ci fosse pure la domanda sull’ipotesi di astenersi nel voto di fiducia a Draghi. Ma si sa che su questo terreno il Movimento è capace di acrobazie incredibili.
È evidente, infatti, che se i grillini si sfilano, bisognerà  ridiscutere tutto. Perchè senza il Movimento il peso specifico degli altri contraenti del patto di governo aumenta. E aumentano anche gli appetiti, la voglia di quel posto o di quella poltrona.
Ammesso e concesso che il presidente incaricato sciolga la sua riserva entro venerdì, il giuramento potrebbe avvenire sabato 13. Da quel momento il presidente del Consiglio, che sarebbe nella pienezza dei suoi poteri, avrebbe dieci giorni di tempo per presentarsi alle Camere per ottenere la fiducia. Ma presumibilmente la fiducia potrebbe essere votata lunedì 15 alla Camera e martedì 16 al Senato. Ma non si esclude una dilatazione ulteriore delle tappe, con giuramento lunedì e fiducia nei giorni a seguire.
Tempi ampi. Ma il Movimento Cinque Stelle deve decidere presto. Perchè Draghi, quando si presenterà  al Quirinale per sciogliere la riserva porterà  con sè anche la lista dei ministri che il presidente della Repubblica dovrà  nominare.
Però Draghi deve anche dire che programma ha in concreto.

(da agenzie)

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CINQUESTELLE, IPOTESI RINVIO VOTO SU ROUSSEAU: IL PASSAGGIO SULLA PIATTAFORMA ORA FA PAURA

Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile

GRILLO TORNA A ROMA PER TENERE I PEZZI DEL MOVIMENTO E GARANTIRE L’APPOGGIO AL TREDICESIMO APOSTOLO

L’Elevato appare di colpo a Montecitorio. E manca poco che finisca tra le braccia di Silvio che è ancora qui e che non è più, come da vecchia satira grillina, lo psiconano. Oltretutto i colori scelti per l’occasione sono uguali tra Grillo e Berlusconi: total blu. Ma il primo ovviamente senza cravatta e senza cerone, e con aria più trasandata. L’aria di chi ha dovuto fare anche questa pur di tenere insieme i mille pezzi M5s alla vigilia del voto su Rousseau. Voto che però potrebbe essere rinviato “per — è la motivazione che circola — mancanza di elementi per poter decidere”.
Grillo e Berlusconi riescono comunque a non incontrarsi, così come il Garante pentastellato riesce ad evitare anche Matteo Salvini.
Quest’ultimo lascia la sala della biblioteca del Presidente per avvicinarsi al podio per parlare con stampa, quando Grillo e la delegazione M5s sono stati fatti accomodare nella sala della Lupa. Complice il fatto che le sale vanno sanificate tra una consultazione e l’altra. Eppure a sentire parlare il leader della Lega c’è un bel pezzo di parlamentari grillini. “Senti, senti — esclama uno di loro — ora Salvini dirà  ‘prima l’Europa’. Guardate cosa ci tocca fare? Con chi ci tocca stare?”. “Vabbè, ma quando ci ricapita di far parte del governo Draghi?”.
Tuttavia Grillo invita tutti però a tenere i toni bassi. Lo stesso Garante M5s, che ormai si sposta tra Genova e Roma in auto come se niente fosse, ha abbandonato l’abito del mattatore per indossare quello del governista.
Aveva incontrato Mario Draghi sabato scorso per il primo giro di consultazioni e ora è tornato per il secondo. Quello più difficile perchè tocca convincere la fronda pentastellata, in procinto di abbandonare i gruppi parlamentari, a sostenere il nuovo governo.
Anche per questo a fine serata i vertici mettono in conto di far slittare il voto su Rousseau. Non ci si mette d’accordo sui quesiti o sul singolo quesito e soprattutto Draghi non ha ancora scoperto le carte relativamente alla squadra di governo.
Il piano di battaglia viene quindi studiato al quinto piano del palazzo dei gruppi della Camera, dove Grillo riunisce i vertici prima e dopo di incontrare il premier incaricato. Incontro che durerà  un’ora e mezza, il più lungo della giornata.
Quando mancano pochi minuti all’inizio del turno dei pentastellati con Draghi, al secondo piano della Camera appare un capannello di assistenti parlamentari, giornalisti dell’ufficio stampa, deputati e senatori che fanno da scudo. Lì in mezzo, che neanche lo si vede bene, c’è Grillo. Accanto Andrea Cioffi, il vice capogruppo al Senato. Si riescono a sentire poco parole, tra queste “batterie ricaricabili”, pronunciate da Grillo. Qualcosa che riguarda le fonti di energia rinnovabili.
Argomento trattato a lungo con il presidente del Consiglio incaricato, tanto che Vito Crimi, sarà  lui a parlare al termine dell’incontro, riferisce che “l’azione di governo avrà  come pilastro la transizione ambientale e quella energetica”. E poi ancora: “Abbiamo proposto un ministero, un super ministero su questo ed abbiamo avuto rassicurazioni che Draghi sta immaginando un assetto istituzionale che possa prefigurare questo tipo di approccio. Draghi è andato a verificare com’è l’esperienza francese che ha messo sotto un unico ministero le tre aree: infrastrutture, trasporti ed energia”.
Grillo nel frattempo ha lasciato la sala, rinuncia a parlare lasciando spazio a Crimi e si avvia con aria pensierosa verso gli uffici dei gruppi. Prende sottobraccio il sottosegretario Stefano Buffagni ma gli addetti stampa gli fanno cenno di non parlare ad alta voce perchè i cronisti potrebbero ascoltare. Quindi il Garante va via, niente battute e neanche insulti come era abituato a fare fino a qualche mese fa, si chiude in una stanza, mette la mano tra i capelli ed esclama: “Niente, un’ora e mezza e non abbiamo elementi su cui far votare. Però la transizione energetica e lo sviluppo sostenibili al centro dell’azione di governo sono nostre vittorie”. Evidentemente non basta a convincere una base in subbuglio.

(da “Huffinghtonpost”)

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PIATTAFORMA ROUSSEAU, QUANTI SONO GLI ISCRITTI AL M5S E QUANTI GLI AVENTI DIRITTO AL VOTO

Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile

NON SONO CONSIDERATI GLI UTENTI “INATTIVI”

Gli iscritti del Movimento 5 stelle chiamati a decidere sull’appoggio o meno del governo Draghi sono 119mila e 671.
Stando ai dati ufficiali forniti dalla piattaforma Rousseau, la piattaforma per la partecipazione online del M5s, gli iscritti totali al 9 febbraio sono 188mila e 431 .
Di questi però, circa 70mila sono iscritti ma non possono votare: comprendono “diverse casistiche”, si limitano a dire dall’associazione Rousseau, ma probabilmente si tratta perlopiù di utenti inattivi.
L’iscrizione è infatti annuale e il rinnovo è automatico se si accede al sistema almeno una volta entro 15 mesi. Questo permette di avere le cosiddette liste elettorali aggiornate con gli utenti che hanno un minimo di attività  sulla piattaforma.
Chi può votare
“Per poter votare”, si legge sulla piattaforma Rousseau, “è necessario essere iscritti certificati da almeno 6 mesi. Se sei un iscritto certificato dal almeno 6 mesi vedrai un bollino VERDE in alto a destra accanto al tuo nome”.
Come ci si iscrive
L’iscrizione è gratuita e non prevede tessera. Per essere accettato è sufficiente compilare un form e caricare la carta d’identità . “Quando avrai completato tutta la procedura, sarai iscritto al Movimento 5 stelle, ma dovrai attendere la certificazione per poter diventare un iscritto certificato”, si legge.
Quando scade l’iscrizione e si diventa inattivi
A specificare lo status di un utente M5s è un bollino. Se giallo significa che “l’account è in stato di verifica”. Se invece il bollino è blu, significa “che il documento è stato verificato, ma non hai effettuato l’accesso su Rousseau per più di 15 mesi”. Per riattivarlo è sufficiente fare un nuovo login e “per votare si dovranno aspettare 6 mesi dalla data di riattivazione”.
I precedenti
Gli ultimi voti sulla piattaforma Rousseau possono essere indicativi per il livello di partecipazione e per l’orientamento della base. Il 14 agosto scorso gli iscritti 5 stelle sono stati chiamati a votare su alcune modifiche al regolamento M5s: l’introduzione del mandato zero ha ottenuto 39.235 (80,1%) sì e 9.740 (19,9%) no. Gli utenti in quell’occasione hanno anche dato il via libera alle alleanze con partiti e liste civiche alle amministrazione: 29.196 sì (59,9%), no 19.514 (40,1%). La differenza tra il sì e il no è stata di circa 9mila voti.
Due via libera dagli iscritti sono arrivati sia al momento della nascita del governo Lega-M5s che quando è nata l’alleanza Pd-M5s. Nel primo caso infatti, era il 18 maggio 2018, ci fu il 94 per cento dei sì per 44.796 votanti. Nel secondo, 3 settembre 2019, l’approvazione arrivò con il 79.3 per cento dei consensi e votarono in 79.634.
In un solo caso, a marzo 2017, il garante Beppe Grillo bloccò la pubblicazione della lista di Marika Cassimatis, aspirante candidata sindaca a Genova, arrivata prima alla consultazione sulla piattaforma Rousseau. In quell’unica occasione, il voto fu ripetuto. “Vi chiedo di fidarvi di me”, scrisse Grillo. “Non ho nessun interesse se non il bene del Movimento 5 Stelle. Non possiamo permetterci di candidare persone su cui non siamo sicuri al 100%. Vi garantisco che non accadrà , nè a questa tornata delle comunali, nè alle politiche”.

(da agenzie)

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BATTAGLIA ROVENTE DENTRO IL M5S PER IL VOTO SU ROUSSEAU

Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile

I GOVERNISTI CERCHERANNO DI PORRE IL QUESITO SU DRAGHI IN MODO INDIRETTO, PUNTANDO SUI TEMI

È una battaglia, una vera e propria battaglia quella che si è scatenata all’interno del Movimento 5 stelle in vista della consultazione su Rousseau dalla quale dipenderà  l’adesione o meno al governo dell’ex governatore della Banca centrale europea.
I ribelli si stanno organizzando per far pendere la bilancia in loro favore. Di Battista è un martello: “La sola cosa che il Professor Draghi ha effettivamente moltiplicato – ha scritto ieri – sono i titoli derivati italiani. Fu sotto la sua direzione del Tesoro che vennero sottoscritti contratti su contratti sui derivati, molti dei quali sono risultati tossici”.
Rousseau è la pietra della discordia all’interno dei 5 stelle. Il voto, che si aprirà  domani e si chiuderà  giovedì mattina, è sicuramente un viatico per rompere le barricate di chi è ancora trincerato sul no. Dice Giulia Di Vita, parlamentare nella scorsa legislatura: “La votazione darà  come esito, magicamente, sì a Draghi. Non serve mica per far decidere agli iscritti, ma solo per blindare ulteriormente i parlamentari”.
Indire la consultazione ancor prima del secondo incontro con Draghi ha attirato sulle teste di Vito Crimi e di Davide Casaleggio una gragnuola di critiche interne. Un blitz che viene contestato nei tempi e soprattutto nelle modalità , perchè scarsa o nulla sarebbe stata la condivisione della scelta anche tra i vertici riunitisi con Beppe Grillo sabato scorso a Roma, anche se, spiegano, lo stesso Crimi avrebbe chiamato ieri Draghi per informarlo della scelta, senza registrare alcun tipo di irritazione da parte del presidente incaricato.
Il ruolo del fondatore è cruciale nell’indirizzare l’orientamento di voto. Atteso un suo video o un suo post per spingere gli iscritti che sono a chiamati a votare verso il sì. Così come una certa influenza la avrà  Giuseppe Conte, che sembra aver accantonato bruscamente quel che diceva poco più di un mese fa (“Il pensiero di tornare all’avvocatura mi da serenità ”) per ritagliarsi e in fretta un ruolo eminentemente politico.
Ma gli irriducibili del no non mollano, e l’influenza “che ha Alessandro tra i nostri attivisti è profonda”, spiega un parlamentare, osservando che “sulla piattaforma non votano i milioni di italiani che ci hanno dato fiducia, ma i nostri attivisti più stretti, le dinamiche sono differenti”.
Per questo è in corso un lavorio che riguarda “i quesiti”. Perchè ovviamente non ci sarà  una domanda secca sul sì o sul no a Draghi, ma una serie di scelte che riguarderanno temi e programmi. Tra le quali Lezzi vorrebbe fosse inserita anche l’astensione al prossimo voto di fiducia, “perchè ci consentirebbe piena libertà  di valutare ogni provvedimento presentato in Parlamento e saremmo più forti di incidere sulle scelte del governo”.
“Draghi è qui per completare il programma lacrime e sangue imposto dalla Troika”, tuona il senatore Elio Lannutti, estremo nel rappresentare un malessere che, soprattutto a Palazzo Madama, è assai diffuso. Dalla war room pentastellata si confida che l’impatto di Grillo, Conte, Di Maio e di tutti i maggiorenti M5s sarà  decisivo per l’affermazione del sì. Ma la partita rimane comunque incerta.

(da agenzie)

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