Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
ANCHE CASALEGGIO A ROMA, CI SARA’ VOTO SU ROUSSEAU, SALVINI CHIEDE MINISTERI
Proseguono oggi le consultazioni di Mario Draghi. Il premier incaricato vedrà stamani le autonomie, Leu e Iv; poi nel pomeriggio Fdi, Pd e FI, con Silvo Berlusconi tornato apposta dalla Provenza per guidare la delegazione azzurra.
Beppe Grillo è a Roma per incontrare Conte e i vertici di M5S, e domani parteciperà alle consultazioni con il premier incaricato.
Ci sarà anche il voto su Rousseau – chiesto con forza da Davide Casaleggio anche lui nella Capitale da alcuni giorni
Alessandro Di Battista rimane arroccato su una posizione nettamente contraria: “Ogni ora che passa aumentano le ragioni per dire no a Draghi”, scrive sul suo profilo Facebook. Mentre Matteo Salvini, tentato di offrire il suo sostegno sulla spinta del numero due della Lega Giancarlo Giorgetti, chiede esplicitamente ministeri: “Se ci siamo, non facciamo le cose a metà “.
Un eventuale ingresso dei leghisti nel governo non è però ben visto dal Pd e da Nicola Zingaretti, che punta a una “coalizione Ursula” senza i sovranisti: “Draghi dovrà definire il perimetro della maggioranza”, ribadisce questa mattina a Radio Uno il segretario dem.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
I MILITANTI APPROVANO, MA C’E’ ANCHE CHI LA CRITICA
Giorgia Meloni dice no al governo dI Mario Draghi. Per la leader di Fratelli d’Italia l’unica soluzione possibile alla crisi di governo sono le elezioni anticipate. Anche se nelle riunioni del centrodestra aveva preso in considerazione l’ipotesi di un’astensione. “Sarò chiara. Non c’è alcuna possibilità di una partecipazione o anche di un sostegno da parte di Fratelli d’Italia al governo Draghi. Gli italiani hanno il diritto di votare. Continuiamo a lavorare per tenere il centrodestra unito e portare gli italiani alle elezioni. Fatevene una ragione”, scrive la Meloni su Instangram.
Una posizione che ribadisce nello studio di Porta a Porta durante la registrazione della trasmissione che andrà in onda questa sera. La fiducia al governo Draghi, dice la leader di Fratelli d’Italia a Bruno Vespa, “sicuramente non la voto, perchè sono contraria alla nascita di questo esecutivo”. Al massimo, concede la Meloni, “se poi portasse dei provvedimenti che io condivido per il bene dell’Italia, allora li voto”.
“Sono così responsabile che riesco a dare una mano, se qualcuno la vuole, all’Italia, anche stando all’opposizione”, spiega la leader di Fratelli d’Italia. La Meloni ha parole anche di elogio per il presidente incaricato. “Non metto in discussione la serietà di Draghi, ma la serietà di chi sta andando al governo con lui. Come Matteo Renzi, che oggi tutti dicono che è un genio, è un genio che gioca a poker con la vita degli italiani”.
Comunque, spiega la leader di Fdi, “tifo per Draghi perchè sia la persona che dicono: un patriota che vuole salvare l’Italia dopo che ha salvato l’Europa. Ho dei dubbi, date le condizioni in cui lavorerà , che la cosa sarà così fantasmagorica”. E alla fine critica anche Sergio Mattarella. “Non sono d’accordo con la scelta del presidente della Repubblica”, dice. Perchè, spiega “si doveva andare a votare”.
La Meloni risponde anche alla domanda sulle posizioni diverse che stanno emergendo nel centrodestra. “Il centrodestra sopravviverà a mille intemperie – dice – Io non condivido perchè ho le idee chiare, ma capisco la difficoltà di fronte a dati, le paure e i problemi interni che Fdi non ha. Non capisco Salvini quando dice Draghi scelga tra Lega e M5S. Perchè il Pd e Laura Boldrini vanno vanno bene? Qualcosa mi sfugge, glielo chiederò quando lo sento”.
La posizione contro Draghi postata su Instagram ha riscosso l’approvazione dei militanti che la invitano ad andare avanti. Ma anche un cospicuo numero di prese di distanze: “Mi dispiace, ma questa volta non concordo. Draghi è una persona preparata, super partes ed ha le capacità per farci superare la critica situazione che stiamo vivendo. Le elezioni in questo momento sono un miraggio”, gli scrivono. Oppure: “Questa volta non ti capisco. Draghi è la persona più autorevole che l’Italia possa evere. Occasione unica”. Ancora: “Hai un elettore in meno. Prima lavora per mettere in sicurezza sanità e lavoro poi pensa al voto”. Dello stesso tenore: “Bene allora ti perdi il mio voto. Uno come Draghi non lo troverete manco per sbaglio tra i vostri ranghi”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
E BERLUSCONI SARA’ PRESENTE IN PRIMA PERSONA PER DIRE SI’ E RUBARE LA SCENA AI SOVRANISTI
No, sì, forse. Tre posizioni. Plasticamente rappresentate dalle delegazioni separate con cui il
centrodestra incontrerà Mario Draghi nelle prossime trentasei ore. Giorgia Meloni resterà all’opposizione “responsabile”.
Silvio Berlusconi ha fatto un netto endorsement al premier incaricato.
E dopo una lunga segreteria politica, in cui tanto Giancarlo Giorgetti quanto Luca Zaia, ma anche amministratori locali e parlamentari, hanno insistito per valutare “seriamente” l’appello del presidente della Repubblica “in questo momento drammatico”, Matteo Salvini apre alla possibilità di un sostegno all’ex presidente della Bce.
Non più a tempo, ma fortemente condizionato: discontinuità nei nomi dei ministri, pochi punti di programma su economia e sanità , garanzie su taglio delle tasse (senza impiccarsi alla flat tax) e sulle pensioni, gestione dell’immigrazione, giustizia.
Tattico che sia, è uno spiraglio. Forse anche più.
“Mario è un fuoriclasse come Ronaldo, non può stare in panchina” avvisa Giorgetti. Che in un’intervista all’Agi rivendica la sintonia con il Capitano: “Nessuna divisione tra noi. Mi ha chiesto di andare alle consultazioni. Senza la Lega il governo sarebbe zoppo, ma serve coerenza con i nostri valori. No a fotocopie di Conte, abbiamo proposte ragionevoli, il primo partito va ascoltato”. Toglie dal tavolo l’astensione: “Voteremo a favore o contro”.
A spingere, anche Giovanni Toti che nelle stesse ore sta incontrando Draghi. Neppure gli euroscettici Alberto Bagnai e Armando Siri, salgono sulle barricate. Nessuna decisione ma l’impegno “difficile” ad andare a vedere le carte. Forse, anche sull’onda delle barricate alzate dal Pd, laddove Mattarella si è rivolto a tutte le forze politiche: se alla fine la Lega ci fosse, e altri ponessero un veto, sarebbe un capolavoro politico.
Silvio Berlusconi ha già fatto la sua mossa, in mattinata. Avvisato del pericolo di uno strappo consistente nel gruppo della Camera (una ventina di deputati, la maggioranza in direzione di Toti e Mara Carfagna) ha disinnescato la tentazione: “L’incarico a Draghi va nella direzione indicata da Forza Italia, a lui mi lega antica stima, fu il mio governo a indicarlo alla Bce. Ci attendiamo un esecutivo di alto profilo con politici dentro”.
Si è ripreso la scena politicamente, e medita di farlo anche fisicamente: rientrando dalla Provenza per esporre di persona le proprie istanze a Draghi, domani alle 17,30 nella Sala della Regina di Montecitorio.
La Lega si sente accerchiata. Salvini riunisce i suoi “Ascolteremo Draghi senza pregiudizi, prima dell’interesse di partito viene quello del Paese — commenta alla fine – Ma dovrà scegliere tra le nostre richieste e quelle di Grillo”. Poi precisa. “La Lega si muove unita come un sol uomo”. Mentre Giorgetti si divincola dal toto-ministri (o sottosegretario di Palazzo Chigi): “Figurarsi, non ho mai vinto nemmeno al totocalcio”. E’ per il Capitano la via di tenere insieme le due anime della Lega, di lotta e di governo. Anche se i paletti per un via libera condizionato sono volatili. “Se Draghi si limiterà a un programma in pochi punti imperniato su vaccinazioni e Recovery, sarà difficile controbattere sui contenuti” ammette un parlamentare leghista. Vale a dire che se saranno fuori dal tavolo, rinviati a alla prossima legislatura, tanto la patrimoniale quanto la riforma delle pensioni, l’appiglio del “no sul programma” verrà meno. Si vedrà . I “governisti” premono: Edoardo Rixi, l’ex sottosegretario Davide Galli, l’ex ministro alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, la senatrice bolognese Lucia Borgonzoni, il plenipotenziario in Sicilia Stefano Candiani.
Del resto, il Cavaliere, ha indicato la strada verso (quanto meno) la “maggioranza Ursula”. Nell’ambito di quelle che Antonio Tajani derubrica a “sfumature” tra alleati. L’ex premier ha fatto rientrare la fronda interna e calmato gli animi prima dell’assemblea dei deputati. Già la capogruppo Mariastella Gelmini aveva cercato di “istituzionalizzare il dissenso” portando i “governisti” a esporsi in assemblea. Non ce n’è stato più bisogno. A quel punto la riunione è andata in discesa. Mara Carfagna ha esposto in tre minuti il Sì a Draghi “senza se e senza ma”. Stessa linea per Renato Brunetta, Osvaldo Napoli, Stefania Prestigiacomo, Alessandro Cattaneo. Tajani più cautamente ha invitato a valutare le proposte: “Vediamo i programmi, non vogliamo una riedizione di Monti. Serve un tornaconto politico”. Titoli di coda con unanime sostegno alla rotta tracciata dal leader.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
LA MOSSA DI ZINGARETTI SUL GOVERNO POLITICO SPIAZZA RENZI E SALVINI… “ITALIA VIVA PASSEREBBE ALLA STORIA COME IL PARTITO CHE PASSA DA UN GOVERNO IN CUI ERA DECISIVO A UNO IN CUI NON LO SARA'”
Governo giallorosso 2.0 o governo Ursula. In una crisi in cui tutto cambia di ora in ora, questo è il capolavoro politico di Goffredo Bettini e di Nicola Zingaretti, il frutto della capacità di tenuta con cui il Pd ha ribaltato la situazione di assedio in cui si trovava fino a 24 ore prima
Il governo tecnico che, nelle intenzioni dei suoi principali promotori, doveva rappresentare la tumulazione della maggioranza giallorossa e del governo Conte è già tramontato prima di nascere.
Diventa ora, strada facendo, un governo politico stile “Ursula”, ovvero un governo giallorossi & Friends.
I “due Mattei” (Renzi e Salvini) sarebbero stati i due trionfatori di quel primo scenario che si era prospettato nella crisi. Ma ora il governo tecnico “senza politici” — nato contro la politica, e quindi contro i giallorossi, perchè avrebbe tratto origine dalla riduzione in macerie di Pd e M5s — diventa invece un diventa un governo Conte-Draghi, che nasce solo grazie alla benedizione (e probabilmente al supporto diretto) del presidente del Consiglio uscente.
Dato questo nuovo equilibrio, su fronti opposti, Matteo Salvini e Matteo Renzi possono scegliere soltanto se bere l’amaro calice e votarlo (cosa assai improbabile per Salvini e dura ma inevitabile per Renzi) oppure passare all’opposizione.
Per il primo Matteo, Renzi, è un duro colpo: aveva aperto la crisi per de-strutturare la maggioranza giallorossa, rottamare Conte, cambiare gli equilibri nel Pd. E adesso si ritrova con un governo Draghi che parte dalla maggioranza con il Pd e da Conte. Per lui un incubo.
Ancora peggio è andata a Salvini: è rimasto a metà strada. Tirato per la manica da Giancarlo Giorgetti, che voleva un sì a Draghi, ha provato a mettere dei paletti, uno dei quali era quello cronologico, nella speranza di ottenere un governo a termine.
Salvini non ha ascoltato l’invito di Giorgia Meloni, che — non fidandosi di Draghi — gli chiedeva di convergere con una astensione unitaria dei tre partiti di centrodestra, nella speranza di inchiavardare Silvio Berlusconi alla sua coalizione.
La Lega ha esitato, ha perso il tempo, e Berlusconi si è buttato su Draghi. Ed ecco che adesso si prospetta la maggioranza Ursula.
Tutto questo è potuto accadere non per magia, ma per la sorprendente tenuta politica (nella giornata cruciale di ieri) di M5s e Pd. I “gialli” in una riunione fiume dicevano no a qualsiasi governo “tecnico”. I “rossi” facevano quadrato intorno al suo segretario (altro che “ologramma”) e alla sua linea.
Il lodo Zingaretti era molto semplice: il Pd non avrebbe fatto governi con la destra”, e non avrebbe agito svincolato da Leu, ma soprattutto dal M5s. Risultato: nella serata di ieri un governo tecnico di Draghi, se fosse rimasto un governo non politico, non avrebbe avuto i numeri per partire.
Così, su sollecitazione di Super Mario, il Quirinale concorda con il premier sulla caduta della pregiudiziale contro una maggioranza “politica”.
Cambia il baricentro del governo, che a questo punto torna incardinato sul vecchio asse giallorosso. Si aggiunge Berlusconi, nel modo che abbiamo visto, e arriva la benedizione di Conte dal tavolino di Palazzo Chigi.
Se le cose vanno così, Giuseppi resta il leader designato della coalizione giallorossa, che si ritrova anche un candidato naturale al Quirinale già pronto. Modello Carlo Azeglio Ciampi (che come è noto aveva anche ministri politici, come Rosa Russo Jervolino) e non modello Monti (governo contro i partiti).
Una operazione politica della premiata coppia Zingaretti-Bettini. Qualcuno, usando i codici del vecchio Pci, ironizzava sulla matrice “Ingraiana” di Goffredo Bettini, ma in questo caso il sapore era molto più togliattiano (o, per i cultori della materia, “Bufaliniano”).
Su tutto questo scenario si staglia, come sintesi perfetta, la battuta cult di Tommaso Labate, caustica firma del Corriere della Sera: “Se tutto va così, Italia Viva avrebbe un merito storico che, comunque la si pensi, non si potrà non riconoscerle. Passare da un governo in cui era decisiva a uno in cui non lo è”.
(da TPI)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
PER APPOGGIARE DRAGHI, GRILLO PONE CONDIZIONI PESANTI
Scende in campo Giuseppe Conte. Il suo predellino è un tavolinetto di plexiglass piazzato in mezzo
a piazza Colonna, non c’è Palazzo Chigi alle spalle, perchè la comunicazione ha studiato la cornice per una “comunicazione non istituzionale”, e dunque la prima prettamente politica del premier che sta preparando gli scatoloni.
Si fa da parte l’avvocato, lascia strada a Mario Draghi. “Ho fatto a Draghi gli auguri di buon lavoro”, dice il presidente, mascherina davanti alla bocca per rispettare i suoi dpcm, mentre una folla di cronisti e cameraman li violano clamorosamente tre metri più in là , dietro il nastro rosso oltre il quale sono stati fatti assembrare.
“Mi descrivono come ostacolo a nuovo governo, non mi conoscono, i sabotatori cercateli altrove, lavoro affinchè si possa formare”, aggiunge, mentre al Nazareno e nella war room pentastellata si tira un sospiro di sollievo.
Punta a ritagliarsi un ruolo da federatore dei giallorossi più che a guidare i 5 stelle, un ruolo comunque ingombrante per la nascitura segreteria politica del Movimento e per Di Maio, che non ha perso aura e capacità di quello del gruppo più capace di tenere il timone in mano. “Ma va nella stessa direzione di Luigi”, fa notare un parlamentare che lo conosce, perchè il passaggio chiave del suo discorso è questo: “Auspico solido governo politico, che possa operare scelte politiche, che abbia la sufficiente coesione per poter operare delle scelte politiche perchè lo richiedono le emergenze del paese, non possono essere affidate a squadre di tecnici”
Una spinta decisa verso il punto di mediazione faticosamente trovato dai 5 stelle, andare a sentire cosa dirà Draghi e valutare nel merito delle proposte, forse sottoporle a Rousseau, basta che sia un governo politico.
“Forse non ci è chiaro che il governo Draghi non sarà il Conte-ter”, sbotta un parlamentare del fronte del dialogo. Il “governo politico” indicato da Conte e Di Maio sembra discostarsi dalla corrente in cui sta andando il fiume, ma i pontieri la mettono giù così: “È un passo, magari lento, ma non possiamo procedere per strappi, altrimenti ci perdiamo mezzo gruppo”.
La posizione del premier uscente in questo senso aiuta: “Dico agli amici del Movimento 5 stelle che io ci sono e ci sarò”. Il sospiro di sollievo nella compagine governativa per il momento cela la preoccupazione che Conte voglia giocare una partita politica interna, nella convinzione che l’unico ruolo che si potrebbe realisticamente ritagliare è quello del candidato premier di una futura alleanza, “che tanto alle elezioni lo abbiamo capito tutti che mancano due anni”, dice un dirigente pentastellato.
Si rincorrono le voci per cui l’opzione preferita del premier uscente sia un incarico internazionale, alla Commissione europea, o magari alla Nato, per rimanere sulla scena e non rimanere sotto l’ombrello di Draghi
Il Senato ribolle: “Non dobbiamo assolutamente dargli i numeri”, tira dritto un onorevole 5 stelle. Un suo collega è ancora più netto: “Anche se decidiamo per il sì, io la fiducia non la voto”.
L’Ansa riporta quello che sarebbe il pacchetto di condizioni che Beppe Grillo, in arrivo a Roma per seguire da vicino questo passaggio travagliato, vorrebbe che la delegazione dei suoi portasse a Draghi: mantenimento di reddito di cittadinanza, il decreto dignità , norme anticorruzione, e un programma che abbia tra i punti principali il reddito universale, una imposta patrimoniale per i super-ricchi, acqua pubblica, blu economy, digitalizzazione, conflitto di interessi e banca pubblica.
Chi l’ha sentito racconta che con il passare delle ore abbia iniziato a non escludere un sostegno al nascituro governo, “ma lo benedirebbe solo con una delegazione fortemente politica”. Un esponente del governo la chiosa così: “Interessanti le condizioni di Beppe. Aggiungiamoci anche la luna e facciamoci dire di no”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
A GUIDARE LA FRONDA NON E’ SOLO DI BATTISTA… I GOVERNISTI INVECE DICONO SI’ SOLO A UN “ESECUTIVO POLITICO”
Il Movimento 5 Stelle può reggere un esecutivo guidato da Mario Draghi ed evitare una vera e propria implosione solo se all’interno ci saranno figure politiche. Ma questo potrebbe non bastare.
Se la presenza di Forza Italia scuote i grillini, la possibilità che nella compagine governativa ci sia anche la Lega è un vero e proprio scossone che può avere effetti devastanti in un partito già molto provato.
I pentastellati si presentano nella loro condizione peggiore alle consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi. Ci sono almeno cinque partiti nel partito, in ordine sparso, e non c’è un leader, una guida, poichè Vito Crimi formalmente non è il capo politico ma è semplicemente un reggente.
Ed è in questo contesto che irrompe la dichiarazione in piazza di Giuseppe Conte, da molti grillini indicato ancora come possibile premier al posto dell’ex presidente della Bce.
“Non inquadrate Palazzo Chigi”, chiede il portavoce Rocco Casalino agli operatori per cucire addosso all’ex presidente del Consiglio un abito nuovo. Quello dell’aspirante guida di M5s: “Amici, io ci sono e ci sarò”.
Quindi il premier dimissionario dice di non essere un “ostacolo” al governo Draghi ma l’esecutivo dovrà essere politico. Parole che risuonano come un pannicello caldo tra i grillini. Un modo per ricompattare le truppe, in parte l’obiettivo viene raggiunto ma non è abbastanza.
Rimane la pattuglia degli irriducibili, quella guidata da Alessandro Di Battista. Secondo qualcuno sfiorerebbe quota quaranta senatori, un po’ troppi ma certamente è abbastanza nutrita. Ne fa parte anche Danilo Toninelli, che era ministro quando crollò il Ponte Morandi: “Per capire il grado di restaurazione in atto in Italia basta guardare il balzo in borsa del titolo Benetton-Atlantia. Un rialzo – osserva l’ex titolare delle Infrastrutture – che non si vedeva dal giorno in cui il sottoscritto terminò il mandato al ministero delle Infrastrutture. Serve altro per capire che il M5s non può votare Draghi?”.
Girovagando per la galassia pentastellata ci si imbatte quindi nella componente del “con Draghi nè ora nè mai”. Neanche le parole di Conte riescono a fare breccia nel cuore di tutti. Ecco Barbara Lezzi: “M5s non voterà la fiducia”.
Un altro senatore a taccuini chiusi spiega così la sua posizione: “Al governo con Berlusconi e Draghi? Guardi, prima mi devo laureare in fantascienza applicata. Non regalerò venti punti alla Lega in una giornata”.
Si aggiunge il senatore M5s Mattia Crucioli che tira in ballo il complotto: “Non consegniamo il potere a chi rappresenta interessi che pretendono di imporre scelte e riforme strutturali che, passata la crisi, potremmo pagare care”. Un altro osa ancora di più: “Se diciamo sì a Draghi, io comunque voto no. E mi creda, oggi metà del gruppo è di questa idea”.
Forse è un pronostico esagerato, alla luce anche dell’invito che Conte ha rivolto. Certamente però un governo con la Lega e Forza Italia insieme non sarà digerito dal Movimento senza perdere parecchi pezzi. “Salvini? La domanda va fatta al Pd. Mica al Movimento. Il Pd vuole M5s o la Lega?”. Un deputato seduto su una panchina nel cortile di Montecitorio sgrana gli occhi quando legge le agenzie in cui Salvini dice ‘o Grillo o no’: “Eh sì, il tema di chi sarà in maggioranza sarà dirimente”.
A metà pomeriggio è il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci, in un’intervista al Foglio, a sbarrare la strada a Salvini: “Non ci sono le condizioni per un governo insieme alla Lega”. Insomma, l’ex alleato non va proprio nominato e viene fiutata la trappola: “Ormai tutti giocano a spaccarci…Renzi, Salvini”, osserva un senatore grillino per il quale Salvini vuol distogliere l’attenzione dai problemi interni alla Lega dove c’è una parte, il mondo industriale e produttivo che vuole sostenere Draghi, e la base che lo rifiuta. “Pensasse a Giorgetti, Zaia, Fedriga. Ai suoi problemi che ha in abbondanza, anche a giudicare dalle esternazioni asimmetriche che fanno”.
A Montecitorio guida il fronte del ‘no’ Luigi Gallo: “Il capo del governo deve essere un politico del Movimento che abbia spessore istituzionale e che conduca l’agenda dei nostri temi strategici”. Si allinea Giulia Sarti: “Ribadisco anche io che voterò No alla fiducia a Draghi. Siamo stati abituati a valutare le persone su quello che hanno fatto e non su quello che promettono”.
Paola Taverna, che fino a qualche ora fa era sulla posizione del mai e poi mai con Draghi, passerebbe sul fronte “con Draghi ma non troppo”, quindi prendere tempo e valutare l’astensione.
Il blocco più consistente è quello delineato dal premier dimissionario: “Con Draghi ma solo se nel governo ci sono i nostri ministri”, quindi se il governo sarà politico. Ne fanno parte i pezzi grossi. Luigi Di Maio primo fra tutti. Colui che pur non essendo più capo politico tenta la mediazione all’interno del Movimento invitando tutti a una prova di maturità , a vedere le carte prima di decidere. È una corrente che può metterne d’accordo almeno tre, almeno per qualche ora: “Abbiamo il dovere di ascoltare”. E richiama tutti a una prova di maturità .
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL MIRAGGIO DEI 209 MILIARDI RISVEGLIA LA SINDACA DI ROMA
“E’ il momento di rompere gli schemi: con Mario Draghi si dialoghi. E sui temi!”. Virginia Raggi
apre a Draghi.
La sindaca di Roma dice al Foglio che il M5s deve mettersi seduto con l’ex numero uno della Bce. “Il teatrino delle poltrone al quale abbiamo assistito è imbarazzante e, soprattutto, non è stato in grado di raggiungere alcun risultato. I cittadini sono stanchi”.
“Io mi concentrerei sui temi”, prosegue Raggi nella sua intervista. Non vedo un parallelo con l’esperienza Monti. Il prossimo governo, infatti, avrà il compito di gestire risorse e rilanciare lavoro ed economia nella fase post-Covid”.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
STAVOLTA NON SI VOTA NEANCHE SU ROUSSEAU, NEL TIMORE CHE VOTINO NO A DRAGHI
Agenda e sostanza cominciano a prendere forma sul tavolo di Mario Draghi dopo che Forza Italia
ha definitivamente sciolto la riserva, dichiarando apertamente il proprio sostegno.
Mentre Luigi Di Maio ha invitato i parlamentari cinquestelle a mostrare maturità : “Abbiamo il dovere di ascoltare” Draghi, ha detto il ministro degli Esteri uscente, e “di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno”.
Una linea che sembra escludere un voto su Rousseau, ipotizzato ieri da Vito Crimi. E mentre la sindaca di Roma Virgina Raggi invita apertamente ad aprire a Draghi, Giuseppe Conte ha parlato per pochi minuti davanti a a Palazzo Chigi: “Da me nessun ostacolo a Draghi, i sabotatori sono altrove. Auspico un governo politico”, ha detto. E al M5S ha assicurato: “Io per il Movimento ci sono e ci sarò”.
Parole in cui si può leggere una sua disponibilità a un coinvolgimento diretto nel nuovo esecutivo e una a una futura candidatura a guida dei cinquestelle. Di Maio lo ha ringraziato: “Condivido pienamente la necessità di un forte impulso politico nel governo che andrà a formarsi. Il Movimento gli è riconoscente e continuerà ad essere protagonista anche grazie a lui”.
Ad annunciare il si all’esecutivo guidato dall’ex numero uno della Bce è Silvio Berlusconi in persona al termine di una riunione in video conferenza con il vicepresidente azzurro Antonio Tajani e le capigruppo Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini: “La scelta del Presidente della Repubblica di conferire a Mario Draghi l’incarico di formare il nuovo governo va nella direzione che abbiamo indicato da settimane: quella di una personalità di alto profilo istituzionale attorno alla quale si possa tentare di realizzare l’unità sostanziale delle migliori energie del Paese”.
Il Cavaliere sottolinea tuttavia anche l’importanza di preservare la coalizione di centrodestra: “Ci siamo confrontati e continueremo a confrontarci con i leader del centrodestra, convinti dell’importanza di preservare un’alleanza essenziale per il futuro del Paese”.
Nel campo del centrodestra, dopo il sì di Forza Italia, Giorgia Meloni sostiene la via dell’astensione, mentre Matteo Salvini resta incerto. “Se c’è voglia di un Paese cha apre, vive, fa sport o va a teatro, bene, se qualcuno, invece vuole, a sinistra, la riedizione del governo Conte, cambiando Conte con Draghi, allora no”, dice il leader della Lega entrando alla Camera.
Fonti della segreteria leghista fanno trapelare una disponibilità del partito su singoli temi, dalle tasse alle grandi opere, dalla difesa dei confini agli aiuti per le famiglie. La ex maggioranza cerca altrettanto un punto di caduta, tra il Pd pronto a sostenere il nuovo tentativo salvaguardando l’alleanza giallorossa e il M5S diviso fra i sostenitori del no senza appello – l’ala Di Battista e non solo – e gli aperturisti.
Nel pomeriggio inizieranno a Montecitorio le consultazioni tra le forze in Parlamento e il premier incaricato, chiamato a trovare i numeri per far partire un nuovo governo. Quanto forte sarà il sostegno all’esecutivo e quale sarà il suo ‘format’ (tecnico, politico, un mix di entrambi?) dipende dalla politica.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
SCRICCHIOLA LA COALIZIONE… SALVINI ANNASPA NEL PARTITO, I SOVRANISTI TEMONO DI PERDERE LA GAMBA MODERATA DI FORZA ITALIA E DI RIMANERE ISOLATI AL VOTO
Il vertice del centrodestra non è andato bene. «Forza Italia non può non votare la fiducia a Mario
Draghi», ripetono al telefono i colleghi di partito, nemmeno troppo al riparo dai giornalisti che assediano via degli Uffici del Vicario.
Quello che non comprendono i forzisti è come mai Giorgia Meloni si sia impuntata sulla questione dell’unità della coalizione, quando un ruolo all’opposizione non farebbe altro che accrescere il consenso di Fratelli d’Italia. La retorica dei tecnocrati e dei potentati economici che mettono le grinfie sulla Nazione foraggerebbe i social network della destra.
«Evidentemente non c’è fiducia reciproca nella coalizione», spiega un portavoce di Forza Italia. Matteo Salvini e Meloni temerebbero che un allontanamento concordato di Forza Italia dalla coalizione potrebbe sfociare in un’alleanza elettorale che lascerebbe il centrodestra senza una rappresentanza moderata.
Il rischio isolamento dei sovranisti
La paura è che, alle prossime elezioni, possano arrivare a contrapporsi due schieramenti, europeisti contro sovranisti: Forza Italia consoliderebbe un’alleanza con i partiti centristi, mentre Lega e Fratelli d’Italia resterebbero senza la stampella che porta alla loro causa il consenso dei moderati.
Anche a livello di accreditamento all’estero, non avere i forzisti in coalizione minerebbe non pochi rapporti con alcune cancellerie.
«Se solo si fidassero, il gioco delle parti reggerebbe: noi saremmo liberi di appoggiare Draghi, personalità che combacia esattamente con il sentimento del nostro elettorato, Meloni potrebbe iniziare già a fare campagna elettorale», racconta un deputato FI a Open.
E Salvini? «Sta facendo fatica a fare una sintesi delle anime del suo partito. Per questo una volta dichiara di voler andare al voto e l’altra, invece, dice di aspettare le comunicazioni di Draghi». La dirigenza della Lega, dicono fonti parlamentari, è impegnatissima a tenere insieme i cocci per contenere la rottura interna.
Sì a Draghi con Flat tax e Quota 100
È chiaro che l’ex presidente della Bce non accetterà mai di stravolgere la sua idea di economia in favore di misure come Quota 100 e Flat tax. Il credito di cui Draghi gode all’estero è un tesoro inestimabile, tanto per lui quanto per la riuscita dell’operazione: l’andamento della borsa italiana, dopo che Sergio Mattarella ha fatto il suo nome, sta segnando i risultati migliori degli ultimi mesi. Forza Italia “non si assumerà la responsabilità di dire no a un governo Draghi”.
È troppo presto per dire se la rottura della coalizione effettivamente ci sarà e se porterà alla nascita di un nuovo polo centrista, ipotesi tuttavia interessante per il futuro di Italia viva che ormai, con il Pd, difficilmente tornerà a parlarsi.
Renzi ha già stupito tutti e questo potrebbe essere l’ultimo stadio della sua strategia.
(da agenzie)
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