Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
MA SE ELARGISCE POLTRONE AI PARTITI SE NE PUO’ PARLARE
L’ex numero uno della Bce non era ancora salito al Colle, che già la politica si interrogava sullo passo successivo. Chi sosterrà in Parlamento un esecutivo Draghi? Il capo dello Stato ha fatto appello a tutti i partiti, ma chi sarà disponibile a votargli la fiducia?
In queste ore tutto il mondo politico sta cercando di riprendersi dal contraccolpo derivante dalla mossa di Mattarella. E, alla conta dei fatti, solo due partiti sono davvero e apertamente favorevoli a Mario Draghi: Italia Viva e Forza Italia. Insomma, la stampa (anche straniera) ha accolto l’ex governatore con grande entusiasmo come il salvatore del Paese, ma in Parlamento mancano i numeri.
I due “Sì” di Renzi e Berlusconi per Supermario erano davvero scontati. Il leader di Italia Viva, addirittura, rivendica di essere stato in qualche modo l’artefice dell’arrivo di Draghi. E ora fa un appello perchè tutti lo sostengano: “Ora è il momento dei costruttori. Ora tutte le persone di buona volontà devono accogliere l’appello del Presidente Mattarella e sostenere il governo di Mario Draghi. Ora è il tempo della sobrietà . Zero polemiche, Viva l’Italia”.
Forza Italia si era già schierata a favore di un governo istituzionale. E Mario Draghi è una personalità molto gradita agli azzurri: “La stima per Mario Draghi è antica, al punto che lo stesso Berlusconi ha più volte rivendicato di averlo voluto fortemente alla guida Bce”, fanno sapere dal quartier generale di Fi
Il “no” pentastellato, ma il Movimento è spaccato
Con 191 deputati e 92 senatori, il gruppo dei Cinque Stelle continua ad essere il più numeroso. E per il momento la posizione ufficiale del partito è un no secco a Draghi. Vito Crimi ha detto: “Il MoVimento 5 Stelle già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi”. E lo stesso fondatore, Beppe Grillo, ha fatto sapere di essere contrario a un governo Draghi.
Ma il partito è più che mai diviso in moltissime anime ed è dunque ancora presto per dire se tutti i parlamentari seguiranno la linea anti-Draghi. Sicuramente lo farà l’ala capeggiata da Alessandro Di Battista. Meno sicura quella di Di Maio, che ha detto come la pensa: nulla contro Draghi ma deve dare vita a un governo politico.
Il Pd non vuole perdere l’alleanza giallorossa
La situazione del Partito Democratico è molto delicata. La verità ? I dem non possono dirlo, ma non vogliono Mario Draghi. Sono stati messi spalle al muro: potrebbero trovarsi nell’arduo impasse di sostenere — per senso di responsabilità e per fedeltà a Mattarella — un governo assieme a Lega e Forza Italia, con i Cinque Stelle unico grande partito all’opposizione, cosa che rischierebbe di compromettere qualsiasi ipotesi di alleanza strutturale futura. E Renzi di questo, già sorride sotto i baffi.
Il Richelieu del Pd, Goffredo Bettini, conferma (neanche troppo velatamente) i malumori del centrosinistra per la mossa di Mattarella: in un editoriale uscito ieri sulle pagine del nostro giornale ricorda alcuni importanti meriti dell’alleanza giallorossa, quella che è riuscita a battere il sovranismo e che ha rimesso al centro i problemi sociali del Paese. Secondo lui, sarebbe un grande errore perdere questa prospettiva politica. Solo il ministro Dario Franceschini ha alzato la testa rispetto alla linea e ha chiesto apertamente anche ai Cinque Stelle “di evitare le elezioni e di dare appoggio a Draghi”.
Leu critica Draghi
La parte più a sinistra dell’ex maggioranza giallorossa è ancora più radicale nelle sue posizioni anti-Draghi. “Mi pare molto difficile sostenere un governo di questo tipo”, ha detto Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e parlamentare di Leu. Ma al momento non è un no è ballerino, il partito si è anzi riservato di ascoltare le proposte di Draghi prima di decidere la propria linea.
La Lega incerta
Passando al centrodestra, la Lega è pronta a sfilarsi. “Si apre una nuova fase. Non abbiamo pregiudizi nei confronti di Draghi. Vogliamo parlare di taglio di tasse e apertura dei cantieri con la prospettiva del voto. Voterà mezza Europa e lo faranno tante città italiane per cui la democrazia non può essere sospesa in questi mesi. Ma non sprechiamo questi mesi”: questa la posizione di Matteo Salvini.
Quel “non abbiamo pregiudizi nei confronti di Draghi” lascia trapelare la possibilità di un’astensione da parte della Lega che al suo interno ha personalità come Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia, grandi estimatori di Mario Draghi e favorevoli a un sì alla fiducia. Ma la linea politica, nel tentativo di trovare una quadra con l’intero centrodestra, non è stata ancora definita.
Fdi per l’astensione di massa
Le prime dichiarazioni di Giorgia Meloni schierano Fdi all’opposizione di Draghi, annunciando “un’astensione di massa”. Ma anche in questo caso occorrerà aspettare quali decisioni verranno prese dopo le consultazioni.
La paura del voto potrebbe cambiare le carte in tavola
Insomma, nessuno vuole il governo Draghi. Ma durante questa crisi l’aggettivo più usato è stato “granitico”, e forse neanche questa volta i “no” saranno così granitici. Il motivo? La paura delle elezioni. Molti partiti dal ritorno alle urne con questa legge elettorale ne uscirebbero meno che dimezzati. La “strategia Draghi” di Mattarella si fonda su una certezza da Prima Repubblica: nessun parlamentare che sa di non essere rieletto vuole andare alle urne prima del tempo. Soprattutto in questo periodo più unico che raro, in cui ci sono ben 209 miliardi del Recovery Fund da spendere. Nessuno vuole Draghi, ma tutti potrebbero essere costretti a votarlo.
Soprattutto se elargirà molti ministeri ai partiti.
(da TPI)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
SE LA LEGA SI ASTENESSE CI SAREBBE SOLO LA MAGGIORANZA SEMPLICE, MA SE NON E’ STATA SUFFICIENTE PER CONTE NON SI VEDE COME POSSA ESSERLA PER DRAGHI
L’ex presidente della Bce sarà supportato da una maggioranza stabile? 
YouTrend e l’istituto Cattaneo Zanetto hanno elaborato una prima stima sul voto di fiducia a Draghi, da cui emerge che ago della bilancia saranno Lega e M5s. Se entrambi votassero no, non ci sarebbe maggioranza nè alla Camera nè al Senato.
Camera
A Montecitorio ricordiamo che la maggioranza assoluta è 316. Il governo Conte 2, la settimana prima delle dimissioni di Conte, aveva ottenuto 321 voti a favore, 259 contrari e 27 astenuti.
Un governo Draghi sostenuto da Fi-Pd-Italia viva-LeU e Gruppo Misto arriva secondo la stima a 269, considerando qualche possibile defezione.
Per raggiungere quota 316 servono i voti della Lega (131) o di una buona parte del M5s (190 deputati). In caso di astensione del Carroccio, la maggioranza semplice sarebbe garantita. Per non avere un governo di minoranza però servirebbero i voti dei Cinquestelle.
Senato
In Senato la maggioranza assoluta è di 161 voti a favore. Il governo Conte 2, nell’ultimo voto in Aula, ha ottenuto 156 sì, 140 no e 16 astenuti.
Per YouTrend e Istituto Cattaneo Zanetto Draghi potrà contare in partenza sul Sì alla fiducia di 136 senatori.
A Palazzo Madama si replica quindi la stessa situazione di Montecitorio: se la Lega votasse no, servirebbe il sì del M5s per arrivare alla maggioranza assoluta. E viceversa. Per arrivare alla maggioranza semplice, anche in questo caso, basterebbe l’astensione di Matteo Salvini e colleghi.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
GLI ULTIMI INTERVENTI DI DRAGHI RACCONTANO CHE E’ FAVOREVOLE AL REDDITO DI CITTADINANZA E NON AMA IL MES
Zero tagli e tanta spesa. Giù le tasse e su i sussidi.
Ci sono due recenti interventi che raccontano il pensiero politico di Mario Draghi, neo presidente del consiglio incaricato da Sergio Mattarella per formare un nuovo governo.
Il primo è un editoriale apparso il 25 marzo 2020 sul Financial Times.
Il secondo è il discorso tenuto il 18 agosto nella giornata inaugurale del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione.
In questi due interventi già al tempo, molti intravidero l’embrione di un possibile programma di governo. E non è un caso, peraltro, che diverse misure che Draghi suggeriva a marzo siano state pedissequamente adottate dal governo Conte Bis.
Si tratta di due interventi, soprattutto, che allontanano Draghi dallo stereotipo del tecnocrate arma dei poteri forti e della finanza globale cui è stato spesso sommariamente associato, per via dei suoi trascorsi tra Bankitalia e la Banca Centrale Europea, passando per la Banca Mondiale e Goldman Sachs.
Relativamente alla pandemia, infatti, Draghi si allontana da ogni ortodossia ordoliberista, delineando un programma di governo fatto di spesa pubblica, intervento statale nell’economia e sussidi a famiglie e imprese.
Del resto, proprio nel discorso al Meeting di Rimini, Draghi ha citato una frase di John Maynard Keynes — da lui definito come l’economista più influente del XX secolo -: “Quando cambiano i fatti io cambio opinione”, ha detto Draghi. E di opinioni, evidentemente, ne ha cambiate un bel po’, in questa nuova fase.
Debito pubblico
Ad esempio, scrive che “livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e andranno di pari passo con misure di cancellazione del debito privato”. Questo perchè, spiega Draghi, “Il ruolo dello Stato è proprio quello di usare il bilancio per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire”.
Difficile, quindi, che a fronte di queste parole si accompagnino misure per il contenimento della spesa pubblica, come accadde nella stagione del governo guidato da Mario Monti. Ed è difficile che Draghi decida di aumentare la pressione fiscale, pure: “La situazione è peggiore di quel sembra, specie per le piccole e medie imprese”, ha detto Draghi in un intervento del gruppo del cosiddetto “Gruppo dei 30”, il pensatoio fondato dai Rockfeller che lui stesso co-presiede, lo scorso 14 dicembre, presentando un rapporto in cui si scrive più volte che vanno ridotte le tasse per cittadini e imprese. Difficile farlo oggi, ma è anche difficile che Draghi deciderà di aumentarle. Piuttosto, aspettiamoci grande attenzione per autonomi e partite Iva.
Reddito di cittadinanza
Draghi parla anche di debito buono e di debito cattivo, nell’editoriale sul Financial Times: “La questione fondamentale non è se, ma in che modo lo Stato possa fare buon uso del suo bilancio”, dice. E subito circostanzia questa sua affermazione parlando di reddito di base — quello che noi in Italia chiamiamo reddito di cittadinanza, per ragioni di marketing politico: “La priorità , infatti, non deve essere solo fornire un reddito di base a chi perde il lavoro — spiega Draghi — ma si devono innanzitutto proteggere le persone dal rischio di perdere il lavoro”.
Per quanto Matteo Renzi abbia richiesto l’abolizione del reddito di cittadinanza, quindi, Draghi non sembra assolutamente intenzionato a rinunciarvi. E allo stesso modo, sembra difficile che chi parla di protezione dal rischio di perdere il lavoro non proroghi ulteriormente il blocco dei licenziamenti in scadenza il 31 marzo.
Scuola, ambiente, sanità
Sussidi sì, quindi, ma per Draghi il debito buono è quello che muove investimenti pubblici e privati: “Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani — spiegava al Meeting di Rimini -. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre”.
Affinchè ciò avvenga Draghi elenca quattro cardini fondamentali, nel suo intervento. Il primo è la scuola: “Se guardiamo alle culture e alle nazioni che meglio hanno gestito l’incertezza e la necessità del cambiamento, hanno tutte assegnato all’educazione il ruolo fondamentale nel preparare i giovani a gestire il cambiamento e l’incertezza nei loro percorsi di vita, con saggezza e indipendenza di giudizio”, spiega.
Il secondo è l’ambiente, “con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita”. Il terzo è la digitalizzazione, “divenuta necessità ” e “destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società ”. Il quarto è la sanità , “dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa”.
E il Mes?
Preludio a un utilizzo dei soldi del Mes, come ha chiesto più volte Matteo Renzi a Giuseppe Conte? Non esattamente.
Mario Draghi, nei suoi interventi sulla pandemia ha spesso parlato di Next Generation Eu, ma non ha mai parlato del Mes. Un motivo c’è: da presidente della Banca Centrale Europea, Draghi ha sempre osteggiato la crescita di potere e influenza dell’organismo guidato da Klaus Regling. Ad esempio, nel 2012 si oppose a concedere al meccanismo europeo di stabilità una licenza a operare come banca, perchè — disse — è contro la legge europea. Avrà cambiato idea anche su questo? Lo scopriremo presto.
(da Fanpage)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL COFONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA
Che succede con Draghi secondo lei Crosetto?
“Draghi inizierà le consultazioni, ha deciso di parlare con il Parlamento e con i partiti. Mi auguro esprimerà le sue idee in relazione al Recovery Fund che mi sembra la parte più banale da compilare. Il problema sono le riforme: bisogna capire che idee ha sulla Giustizia, sul Fisco, sulla Burocrazia. Le riforme di base che ci vengono chieste per poter accedere ai fondi del Recovery Plan”.
Il M5s sembrerebbe essere compatto sul No alla Fiducia a Draghi?
“Sì, sembra compatto . C’è il centrodestra che deve decidere cosa fare..”.
Appunto, questo governo Draghi chi lo vota? Il centrodestra compatto può arrivare a votare la fiducia a Draghi?
“Forza Italia è disponibile da mesi a votare la fiducia a un eventuale governo Draghi, Meloni è indisponibile perchè giustamente chiede le elezioni. La Lega non si è ben capito. Giorgia Meloni pur di mantenere unito il centrodestra ha fatto un passo in avanti dicendo che al massimo potremmo astenerci. Anche perchè se i 5stelle votano contro il governo non potrebbe partire. Però sono ancora in sospeso, difatti non è ancora uscito un comunicato congiunto del centrodestra. Non hanno ancora deciso di partecipare tutti insieme alle consultazioni”.
Quindi la mano è a Salvini?
“Anche a Salvini, al centrodestra principalmente perchè il Pd è allineato”.
Lei ci ha parlato in queste ore con Salvini?
“Io non parlo mai con nessuno”.
Ci dica la verità ..
“La Lega deciderà da sola. Draghi è una persona di un’autorevolezza tale per cui la risposta non può essere superficiale da parte di nessuno”.
Se dovesse mandare un messaggio a Salvini quale sarebbe?
“Penso che il centrodestra debba rimanere unito, perchè dall’altra parte c’è il tentativo di tenere unita persino l’alleanza 5S-Pd. Sarebbe surreale: di là cercano di stare insieme nonostante siano incompatibili e da questa parte dove sono sempre stati insieme si dividano”.
Però in tutto questo gioco Pd e M5s rischiano di spaccarsi. Che poi forse era anche una delle motivazioni per cui Renzi ha fatto tutto questo..
“Renzi non lo riesco a capire, non lo so cosa concretizzerà Italia Viva”
Draghi oggi può essere quello che spacca il centrodestra?
“Se non dovessero trovare una soluzione unitaria sì. Quello che spacca tutto è il panorama politico. Draghi arriva con una forza che è data dalla sua storia ma che è data soprattutto dalle amicizie internazionali, da come lo guardano la Bce e l’Europa che pochi altri potrebbero avere. È avvantaggiato”.
In tutto questo c’è un’altra eventuale spaccatura interna della Lega stessa. Giorgietti è a favore di un governo Draghi mentre Salvini è sempre stato un po’ più restio
“Diciamo che la frattura riguarda tutti i partiti, tranne Fratelli d’Italia. Nella Lega Giorgietti e Zaia e Salvini. Riguarda la stessa Forza Italia dove c’è una parte che vorrebbe andare alle elezioni. Riguarda il Pd dove c’è una parte che parla di meno ma che vorrebbe andare alle elezioni direttamente. Riguarda anche gli stessi 5S”.
Non l’abbiamo bruciato l’italiano numero uno al mondo?
“Non l’ho capita, sarebbe stato più facile trovare un’intesa probabilmente con tutto il Parlamento su alcune cose serie fatte da una persona autorevole con le elezioni convocate per giugno/luglio. Con Draghi l’impegno è andato un po’ oltre”.
È andato un po’ oltre e rischia di giocarsi anche il Quirinale se dovesse diventare premier?
“Il Quirinale è una cosa talmente avanti. Un anno di questi periodi è un tempo lunghissimo. Se governasse bene e si guadagnasse il rispetto e sarebbe chiaramente indicato. Anche se a quel punto se uno governasse bene dovrebbe spiegare perchè vorrebbe lasciare”.
(da TPI)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA IN ORDINE SPARSO… FORZA ITALIA PRONTA A DARE UNA MANO, MELONI VIRA SULL’ASTENSIONE
L’applauso “spontaneo” per l’uscita di scena di Conte rischia di essere ricordato come l’ultimo
momento di unità del centrodestra.
Il vertice negli uffici di Montecitorio sull’”opzione Draghi” non scioglie i nodi, viene sospeso, si conclude senza il solito comunicato stampa congiunto.
Riunione “interlocutoria”, tutto “prematuro”, niente ultimatum, vedremo, valuteremo, sentiremo cosa ci dice. Eppure, all’interno, l’accordo non c’è.
Neppure sulla delegazione unitaria alle consultazioni, che la Lega pone come obiettivo ma non dato per scontato. “Il voto resta la via maestra, ma siamo realisti, ascolteremo le proposte” ha detto all’uscita Matteo Salvini.
Parola d’ordine: “Nessun pregiudizio”, ma ognuno la declina a modo suo.
Forza Italia è propensa a dire sì almeno sulla base dei “contenuti”: lotta alla pandemia, campagna vaccinale, ristori rapidi per uno spettro ampio di categorie, uso del Recovery Fund, gestione e tempistica del blocco dei licenziamenti.
Silvio Berlusconi ha inserito la giustizia: “No a un Guardasigilli giustizialista”. Mezza Forza Italia però — Mara Carfagna, Renato Brunetta, Andrea Cangini — ha già aperto il dialogo. Osvaldo Napoli ha gettato il cuore oltre l’ostacolo: “Voterò comunque Sì, e lo faremo in tanti”. Idem i tre senatori di Giovanni Toti.
Giorgia Meloni, fiutato il pericolo della diaspora, ha proposto un’astensione di tutto il centrodestra. Subito stoppata dai “governisti”: “Se tutto il centrodestra non vota, finisce che Draghi non avrà i numeri”.
Ecco perchè in questa partita l’ago della bilancia è la Lega, che prende tempo ma non ha (ancora) una linea unitaria.
Incerta tra l’”astensione benevola” e la road map di un “governo a tempo”: sì a Draghi con un programma di pochi punti nell’interesse nazionale e soprattutto con scioglimento delle Camere a luglio, alla vigilia del semestre bianco, per votare agli inizi di ottobre.
A quel punto, meglio se con dentro esponenti politici — i leader di partito o gente di peso, come Giorgetti che l’ex presidente della Bce lo conosce bene — per avere un miglior controllo della situazione.
Una proposta difficilmente digeribile per il tandem Draghi-Mattarella? “Certo, poi il governo può legittimamente avere l’ambizione di durare…” chiosava un big di via Bellerio. Tradotto: intanto lo facciamo partire e poi si vedrà .
La Lega è spaccata come una mela.
Da una parte c’è l’ala del “non si può dire no a Draghi” che comprende — oltre ai soliti Giancarlo Giorgetti, il numero due che da mesi predica la soluzione istituzionale e già evocava Draghi, e Massimo Garavaglia — anche il fronte dei governatori del Nord.
Da Luca Zaia — pur pubblicamente cauto: “Siamo responsabili. Progetti, durata… Dipenderà da cosa dice Draghi. Nessuno firma cambiali in bianco” — fino al “salviniano” Max Fedriga in Friuli. Ma anche buona parte dei parlamentari.
Persino, raccontano ambienti padani, i due capigruppo Massimiliano Romeo al Senato e Riccardo Molinari alla Camera, fedelissimi del Capitano.
La realtà è che la base dell’anima leghista “di governo” — si sta facendo sentire. Forte e chiara. Il mondo produttivo del Nord: artigiani, partite Iva, piccole imprese, settore alberghiero, stagionali. Anche il mondo dello sci, che non sa se tra due settimane potrà riaprire gli impianti, con quali regole, e se converrà farlo.
Nessuno, da quelle parti, vuole andare al voto: l’avviso di Mattarella sui tempi lunghi del voto ha trovato orecchie attente. Confindustria Udine si è espressa per prima: “Il vento è cambiato, con Draghi sarà un governo europeista e non populista, ci aspettiamo che sia messo in condizioni di lavorare”.
I leghisti la considerano storicamente “pendente a sinistra”, ma anche Confesercenti regionale si è fatta sentire. Poi Confindustria lombarda: “Draghi la scelta migliore per salvare l’Italia”. Poi Assolombarda. Una carrellata di avvertimenti per non sprecare quell’occasione da imprese e commercianti.
Sul fronte opposto, c’è la Lega “di lotta”: gli euroscettici Claudio Borghi e Alberto Bagnai, Armando Siri. Quelli che temono la riedizione del governo Monti: la patrimoniale, la riforma delle pensioni, la Grecia… Il consiglio a Salvini gliel’hanno dato in tanti: “Matteo, un via libera ha senso soltanto se c’è una data certa per le elezioni…”.
Il cellulare del leader leghista è bollente. Tutti lo tirano per la giacca. In pressing aperto il governatore ligure Toti, spesso uomo di cerniera tra forzisti e leghisti ma ultimamente in proprio: “Da Salvini vedo prudente attenzione… Certo un premier così radicato nell’establishment può destare perplessità in un’anima della Lega. Ma io so come la pensa Giorgetti…”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
COSI’ LA SCONFITTA ELETTORALE E’ CERTA, NON HA ANCORA CAPITO CHE IN ITALIA LE ELEZIONI SI VINCONO STANDO ALL’OPPOSIZIONE
Dario Franceschini, ha sentito le parole di Draghi?
Parole che confermano la sua storia, sia in termini di convinto europeismo sia sotto il profilo del rispetto della democrazia parlamentare e dei partiti. E questo è molto importante perchè non ci sarebbe nulla di peggio che una contrapposizione tra tecnici e politici. Ovvero di tecnici che arrivano a salvare il paese perchè la politica ha fallito.
È proprio quel che è accaduto. La politica ha fallito e il capo dello Stato, a un passo dalla crisi di sistema ha chiamato, una grande riserva della Repubblica.
Non ha fallito la politica genericamente, ma ci sono precisi responsabili. Ma la smentita migliore del fallimento è nella capacità dei partiti di dare una risposta positiva adesso all’appello del presidente della Repubblica.
È l’ultima chiamata prima di una crisi di sistema. È d’accordo?
Concordo. Penso che le parole di Mattarella, che ha richiamato i doveri della politica di fronte all’emergenza che siamo chiamati a fronteggiare, siano assolutamente condivisibili. E il Pd non si è mai sottratto alla responsabilità di fronte al paese.
Una volta, di fronte a una chiamata del genere, non si sarebbe aperto neanche il dibattito. Nel suo partito ci sono perplessità , dichiarazioni poco convinte come quelle del vicesegretario Orlando.
Ma no, discuteremo, ma c’è sempre stato un grande senso di responsabilità che, nei momenti cruciali, ci ha portato a scegliere per l’interesse dal paese. E in questo momento abbiamo il dovere di dare al paese un governo e una prospettiva, in uno dei momenti più drammatici della nostra storia, in cui sono urgenti risposte: le misure per fronteggiare l’epidemia, il piano vaccinale, il Recovery.
Dicevate voi: Conte o voto…
Abbiamo provato fino all’ultimo a proseguire con un governo che, pur con tanti limiti, aveva assolto con responsabilità e dignità al compito imprevisto e straordinario che si è trovato a fronteggiare. Adesso, affinchè come dice lei, la necessità diventi anche un’opportunità , la sfida è salvare il rapporto tra Pd e Cinque stelle dentro il nuovo quadro.
Non capisco. Il governo non c’è più, e in verità non c’era da tempo come operatività . Cosa vuole salvare?
Non condivido l’analisi, ma comunque va salvata la prospettiva dell’alleanza strategica. Tutta la nostra operazione, nell’agosto del 2019, così improbabile, così difficile, così audace come l’incontro tra forze per certi versi opposte nacque per senso di responsabilità . Evitare elezioni che sarebbero state traumatiche ha consentito di arginare la destra e dare al paese una guida in un anno difficile. Proprio per questo vorrei fare un appello.
Grillo ha appena detto no a Draghi.
Io sono fiducioso che la riflessione renda possibile domani, ciò che oggi appare complesso, come insegna proprio l’esperienza del governo giallorosso. Ricordo che il governo Conte è nato proprio contro l’avventurismo e per riportare l’Italia su una linea europeista. Io oggi dico agli amici dei Cinque stelle: attenti, di fronte a problemi ancora più gravi a non rovesciare le parti; attenti, di fronte a un richiamo come quello di Mattarella e alla disponibilità di una personalità come Draghi a non produrre un esito paradossale: la maggioranza che si spacca e la destra disponibile per senso di responsabilità .
A proposito di responsabilità , lei sa che Conte è il primo che sta lavorando per far saltare tutto e portare il paese al voto?
Non mi risulta e sono convinto che proprio Conte, dopo aver ha servito il paese in un momento difficile, sarà coerentemente il primo e più e convinto sostenitore di Draghi.
Capisco che è un percorso stretto perchè ho visto da vicino le diverse anime del Movimento, ma penso che sia possibile dare una risposta positiva a Mattarella, senza far saltare la prospettiva di una alleanza tra di noi che avrebbe come conseguenza da un lato di bloccare l’evoluzione verso una cultura di governo dei Cinque Stelle e dall’altro di arrivare separati al voto con questa legge elettorale.
Sarà un governo a tempo?
Ciò che nasce bene, non ha tempo. Se non parte con il sostegno di tutti c’è il rischio che le chiavi per accendere o spegnere il motore siano in mano alla destra, che avrebbe l’ultima parola per decidere quando andare a votare. Per questo abbiamo proposto un incontro a Cinque e Leu.
Ho capito bene: lei è convinto che sarà Conte a indirizzare il movimento sul sostegno a Draghi
Per come l’ho conosciuto e per il ricordo di quante volte ha giustamente sottolineato il rischio per il Paese di un voto anticipato, ho ragione di crederlo.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
E I PARTITI TRA UN ANNO SI RIPRENDERANNO PALAZZO CHIGI
“Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato al Quirinale il professor Mario
Draghi”. Le parole del portavoce del Presidente della Repubblica Giovanni Grasso, rilasciate poco dopo le 21.30 del 2 febbraio, hanno certificato la “vittoria” di Matteo ‘Biden’ Renzi su tutta la linea, tanto che da Italia Viva si gongola: “Conte voleva farci fare la fine del Papeete ma stavolta è lui che è stato asfaltato”. Insomma, Conte ha fatto la fine dell’amico Trump a pochissimi giorni di distanza.
E non poteva essere altrimenti, spiegano fonti molto bene informate sui fatti: “Quando c’è un cambio di fase internazionale di questa portata come con l’arrivo di Biden alla Casa Bianca è praticamente impossibile che non ci siano immediate ripercussioni anche nei principali paese alleati, in particolar modo proprio in Italia che gli Usa vorrebbero trasformare nel loro ‘gendarme europeo’ per tenere d’occhio le mosse di Francia e Germania”.
Però la scelta del Quirinale per l’ex governatore della Banca Centrale Europea solleva il dubbio che fosse già pronta. La comunicazione di Grasso infatti è arrivata pochi minuti dopo le parole del Presidente: parole che avevano sancito che la maggioranza che sosteneva Conte non esisteva più. Un tempismo, quello di Mattarella, perfetto. Come se il Quirinale avesse già pronta la carta Mario Draghi, nel caso la missione di Fico fosse fallita.
I “bene informati” però aggiungono ulteriori succulenti dettagli al retroscena: “Già dalla mattina di ieri il Capo dello Stato aveva preparato il terreno arrivo di Mario Draghi”.
Il segnale erano state le dichiarazioni rilasciate da Mattarella ricordando Antonio Segni; citando un suo discorso aveva sottolineato la sua contrarietà a un bis al Quirinale. Antonio Segni espresse “la convinzione che fosse opportuno introdurre in Costituzione il principio della ‘non immediata rieleggibilità del Presidente della Repubblica”, parole fatte proprie anche da Sergio Mattarella. Segni definì ‘il periodo di sette anni sufficiente a garantire una continuità nell’azione dello Stato’”.
Questo era il segnale che attendeva Mario Draghi per dire ‘si’ al governo: la possibilità , per non dire la certezza, di essere lui il prossimo Capo dello Stato e quindi la garanzia che Sergio Mattarella non si fosse ricandidato (l’unico in grado di mettere d’accordo tutto il parlamento e quindi di impedire la salita al Colle di Super Mario).
Garanzia che ha avuto, guarda caso proprio nella stessa giornata in cui accettava l’incarico. In poche parole, Mario Draghi non avrebbe mai accettato di guidare il governo senza la certezza di poter approdare tra un anno al Quirinale. Garanzia che soltanto Sergio Mattarella chiamandosi ufficialmente fuori dalla partita poteva dare.
Così, tra un anno, dopo aver impostato il lavoro di rilancio del paese da palazzo Chigi, Draghi potrà continuare a seguire le sorti del paese dal Colle più alto della capitale, seguendo lo schema del suo predecessore e maestro Carlo Azeglio Ciampi.
E i partiti, tra appena un anno, votando Draghi al Colle, potranno riprendersi la scena (e il potere) a palazzo Chigi. La quadratura del cerchio.
(da TPI)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
I POTERI FORTI INTERNAZIONALI VOGLIONO CHE I SOLDI DEL RECOVERY VENGANO USATI PER DETERMINATE RIFORME
L’Italia per tenere a bada il crollo del Pil al — 8,8% ha complessivamente varato misure pari a circa il 6,6% del Pil, 113 miliardi, a cui si aggiungono 300 miliardi di crediti oggetto di moratoria e 150 miliardi di prestiti garantiti.
Si tratta di uno degli interventi più rilevanti d’Europa paragonabile solo a quello messo in campo dalla Germania. Più precisamente:
* decreto Cura Italia: 20 miliardi
* decreto Liquidità : 0,1 miliardi
* decreto Rilancio: 55,3 miliardi
* decreto Agosto: 24,9 miliardi
* decreto Ristori: 3,3 miliardi
* decreto Ristori bis: 1,6 miliardi
* decreto Ristori ter: 0,4 miliardi
* Decreto ristori quater: 8 miliardi
In totale, si tratta di miliardi di euro che il mondo ha accettato che l’Italia spendesse e che con un ulteriore investimento di 209 miliardi di Recovery plan pensava di recuperare nell’arco di 10 anni
Ma invece cosa succede? Succede che il piano italiano inviato a Bruxelles viene ritenuto insufficiente e lacunoso. Da qui lo ‘stop’ a Giuseppe Conte.
Europa e USA vogliono assolutamente che i soldi del Recovery plan vengano usati per riformare davvero l’Italia. E il piano italiano era molto criticato nei palazzi del potere internazionale: il governo uscente veniva ritenuto non in grado di gestire adeguatamente tutti quei soldi. Ecco perchè sia a Bruxelles che oltreoceano, grazie anche all’arrivo di Biden, si è cominciato a ragionare dell’arrivo di Mario Draghi alla guida del belpaese. Utilizzando come “apripista” chi in Italia ha da sempre rapporti con i poteri che contano veramente a livello internazionale.
E il Quirinale alla fine, fallita la mediazione dell’esploratore Fico, non ha potuto che prenderne atto. Quindi, ora bene si capisce perchè appena dopo l’Epifania “improvvisamente” Mario Draghi ritorna nel suo ufficio della Banca D’Italia e la frequenta quotidianamente.
“È venuto per conoscere i veri conti dell’Italia affinchè non si perda tempo una volta ricevuto l’incarico” spiegano i soliti bene informati che ricorrono ad una metafora per spiegare l’arrivo di Super Mario.
“Quando un sistema-paese va in crisi ovvero si deve realizzare un recupero in poco tempo come ad esempio per il Ponte Morandi si ricorre ad un ‘commissario’ che sia in grado di fare cose le cose utili e necessarie in breve tempo”.
La scelta di Mario Draghi, dunque, uomo vicinissimo agli ambienti franco-tedeschi che contano potrà essere utile anche per ‘salvare’ il paese dal possibile arrivo della “Troika” una volta che verranno riaccesi i motori del “patto di stabilità ” europeo.
(da TPI)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
SALVINI: “DRAGHI NON E’ MONTI”
«La strada maestra sono le elezioni. Se il professor Draghi ci incontrerà andremo ad ascoltare, a proporre e a valutare. Non abbiamo pregiudizi». Il leader della Lega Matteo Salvini tiene aperta la porta a un governo a guida Mario Draghi dopo il vertice della coalizione di centrodestra. «Draghi non è Monti», aggiunge Salvini incalzato da Open.
La riunione, iniziata alle 13 al Palazzo dei gruppi, in via degli Uffici del Vicario, sembra essersi svolta all’insegna dello slogan «uniti andiamo lontani».
«Se siamo arrivati a questo punto, con Giuseppe Conte e il suo pessimo governo che non sono più a Palazzo Chigi, è merito del fatto che il centrodestra è rimasto compatto», ha detto Salvini dando il la alla riunione. Prima di entrare, a domanda sull’apertura al dialogo, Salvini ha abbozzato un sorriso: «Io non chiudo mai a nessuno».
L’appello di Berlusconi
Se all’ingresso dell’incontro tutti i leader hanno parlato poco, nel corso della riunione sono iniziate a trapelare notizie di una possibile apertura della Lega a un governo istituzionale con a capo l’ex presidente della Bce: «Al Senato basterebbe l’astensione per avere un segnale da Salvini», avvisano i moderati dell’area di Giovanni Toti e Mara Carfagna, area del centrodestra che ha già formalizzato il voto favorevole ad un esecutivo «dei migliori», tanto richiesto nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi.
Da Salvini, ancora una volta, non arriva una chiusura: «Se ci asterremo? Come faccio a rispondere se non abbiamo ancora incontrato Draghi? Essendoci una persona di livello andiamo a cercare di capire».
Da Forza Italia si fanno sentire i sostenitori della prima ora di Draghi e della cosiddetta maggioranza Ursula: Renato Brunetta, ad esempio, che si augura una scelta unitaria «a favore di Mario Draghi». Mentre da Fratelli d’Italia, per ora, la linea sembra rimanere «il voto o nulla». La linea ufficiale del centrodestra arriverà dopo le consultazioni. Non è escluso un nuovo vertice nelle prossime ore.
(da Open)
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