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RECOVERY PLAN, LA BOZZA DEL GOVERNO DRAGHI CONFERMA IL PIANO PRECEDENTE DEL GOVERNO CONTE

Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile

SONO STATE AGGIUNTE SOLO LE SCADENZE INTERMEDIE, INVARIATI I CAPITOLI DI SPESA E DIVISIONE DEI FONDI: 20 MILIARDI ALLA SANITA’, 8 AL TURISMO COME NELLA PRECEDENTE VERSIONE

La nuova bozza del Recovery plan messa a punto dal governo Draghi è la bozza del Recovery plan del governo Conte spiegata un po’ meglio.
Consegnato oggi ai parlamentari, il documento si compone di 486 pagine (160 pagine la precedente versione) redatte in inglese poichè si tratta di documento da recapitare alla Commissione Ue.
Molte parti sono semplici copia e incolla della precedente versione, soprattutto per quanto riguarda le tabelle con le suddivisione delle spese.
Viene spiegato con più precisione come si arriva alla determinazione degli stanziamenti (sostanzialmente tutti confermati) e, per alcuni capitoli, indicata con una certa precisione il cronoprogramma da qui al 2026 con le tappe intermedie come chiesto da Bruxelles. Qualche indicazione in più sul “chi fa che cosa” ossia l’attribuzione dei vari progetti tra i diversi ministeri. Vengono inoltre stimati meglio alcuni impatti in termini di ricadute “green” e di digitalizzazione. Non mancano i “work in progress” e i “to be completed”, che rimandano a valutazioni su implementazione obiettivi e tempistiche che verranno definite in seguito.
Tra le “milestones” con le scadenze più significative ci sono il “piano nazionale per le nuove competenze” e un “programma nazionale per garantire l’impiegabilità ” da completare entro dicembre 2021 per rafforzare le politiche attive del lavoro incentrate su skill digitali e lavoro professionale. Lo sviluppo di un’infrastruttura digitale “per fornire servizi cloud alla pubblica amministrazione” entro il secondo trimestre 2022. La selezione di progetti e start up per la digitalizzazione e gli investimenti nei microprocessori entro il 2023.
Come da attese di novità  nei contenuti non ce ne sono.
Neppure per quei capitoli, come la sanità , che avevano causato più tensioni nella precedente maggioranza di governo. Per ospedali, medici e assistenza rimangono a bilancio 19,7 miliardi di euro.
Essendo sparito dal dibattito l’ipotesi di un ricorso ai prestiti del Mes, difficile che ci saranno cambiamenti in futuro. Invariati anche gli stanziamenti per il turismo (8 miliardi, già  rivisti rispetto ai 3 delle primissime versioni) a cui pure Italia Viva aveva suggerito di dirottare i 20 miliardi della sanità  che sarebbero stati rimpiazzati dal ricorso al Meccanismo europeo di stabilità .
Il capitolo più corposo rimane quello della “Rivoluzione verde e transizione ecologica” che nella nuova bozza diventa “Green revolution and ecological transition”. Qui andranno 69,8 miliardi di euro, 900 milioni in più rispetto alla precedente bozza.
Salgono infatti da 6,3 a 7 miliardi i soldi destinati alla voce impresa verde ed economia circolare. Restano 18,2 i miliardi per energia rinnovabile, idrogeno e mobilità  sostenibile. Mini ritocco (200 milioni in più) ai fondi per la riqualificazione verde degli edifici che ora ammontano a 29,5 miliardi, previsto un ruolo dell’Anci nella definizione dei progetti che interessano immobili pubblici. Restano 15 i miliardi per la tutela del territorio. Tra i tanti interventi per la riduzione di traffico ed emissioni c’è anche la funivia Casalotti di Roma.
Il secondo capitolo per importanza e fondi è quello dedicato a “Digitalizzazione, innovazione, e competitività  del sistema produttivo” a cui vanno complessivamente 46,18 miliardi di euro, 100 milioni in più della precedente versione. Salgono di 300 milioni a 11,4 miliardi i fondi per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, voce in cui si inseriscono i 2 miliardi per la velocizzazione dei processi civili. Limati da 26,7 a 26,5 i fondi per la digitalizzazione del sistema produttivo mentre restano inchiodati a 8 i miliardi per il turismo.
Trentadue miliardi di euro sono attribuito allo sviluppo di infrastrutture per la mobilità  sostenibile. Il grosso (28,3 miliardi) andrà  alla rete ferroviaria ad alta velocità , altri 3,6 miliardi sono destinati a intermodalità  e logistica integrata.
Cifre integralmente confermate anche per Istruzione e ricerca (28,5 miliardi). Al potenziamento delle competenze e del diritto allo studio vanno 16,7 miliardi. Al capitolo “dalla ricerca all’impresa” 11,8 miliardi.
Non cambiano di un centesimo neppure gli stanziamenti per “Educazione e ricerca” (28,5 miliardi) così come per “Inclusione e coesione” (27,6 miliardi) che comprendono i 12,6 miliardi da usare per il sostegno all’occupazione. Infine restano 19,7 i miliardi per la salute e il rafforzamento dei sistemi ospedalieri ed assistenziali.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NELLO STAFF MINISTERIALE DELLA BORGONZONI IL LEGHISTA CHE CANTA “IN TRENTINO SI BEVE IL VINO DALLA DAMIGIANA”

Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile

LA SOTTOSEGRETARIA LEGHISTA HA ASSUNTO IVAN CARDIA, IL “MENESTRELLO DELLA LEGA”: ORA SI’ CHE CAMBIA LA MUSICA AL GOVERNO

Da quando Lucia Borgonzoni è stata nominata sottosegretaria alla Cultura la musica è cambiata: in tutti i sensi. Infatti la leghista ha assunto nel suo staff Ivan Cardia, noto per essere il “menestrello della Lega” e per alcuni imperdibili successi
Lucia Borgonzoni si vantava di non leggere libri da tre anni quando è stata nominata sottosegretaria durante il governo gialloverde. Di sicuro però di allegre canzoni ne ha ascoltate e ne ascolterà .
Ad esempio come non menzionare il brano “Trentino” di Ivan Cardia, nuovo acquisto dello staff della leghista? “In Trentino si beve il vino, dalla damigiana” recitano gli immortali versi che continuano parlando di grappa fragolina, bicchieri che fanno bom bom e poiane che volano su Rovereto
Non è l’unica regione cantata da Cardia. “Il cielo delle Marche e dell’Umbria” racconta che a Tolentino si scioglie in un bicchiere di vino. Voi non lo sapevate ma ci sono un sacco di tulipani nei campi di grano e a Perugia le nuvole sono di cioccolato.
Come racconta Simone Canettieri sul Foglio Ivan Cardia è un “cantante folk arrivato da poco alla consacrazione grazie all’amico Alessandro Morelli, viceministro del Mit, che lo ha fatto esordire sul palco di Pontida”.
Un acquisto imperdibile.

(da “NextQuotidiano”)

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IL DECRETO SOSTEGNI (EX RISTORI) SLITTA ANCORA ALLA PROSSIMA SETTIMANA PER CONTRASTI TRA LE FORZE DI MAGGIORANZA SULLE MISURE CHIAVE

Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile

IL GOVERNO CONTE AVEVA GIA’ FISSATO LA CIFRA DI 32 MILIARDI, POI LA CRISI   E IL NUOVO GOVERNO DEI “MIGLIORI”… IL CENTRODESTRA VUOLE IL CONDONO TOTALE PER GLI EVASORI TRA IL 2000 E IL 2015, TANTO PER CAPIRE CHI RAPPRESENTANO

Mentre dall’Ocse vengono notizie incoraggianti per la ripresa dell’economia mondiale legata alla prospettiva dei vaccini e a piani di stimolo mastodontici come quello di Joe Biden, l’Italia perde terreno.
L’Outlook dell’organizzazione di Parigi taglia le stime della nostra crescita per quest’anno (lo fa solo per noi e per la Francia) di 0,2 punti portandoci comunque a scommettere su un sempre considerevole rimbalzo del 4,1 per cento. La fotografia della nostra situazione attuale si completa ricordando che il primo bimestre — notizia di pochi giorni fa — ha segnalato una crescita del clima di fiducia dell’industria manifatturiera.
Significa che siamo su un crinale stretto e che dobbiamo giocarci tutte le carte, non solo sul Recovery Plan che segnerà  il nostro futuro, ma anche sul decreto “sostegni” da 32 miliardi, già  pronti e approvati con relativo scostamento.
La notizia dello slittamento alla prossima settimana ha provocato nervosismo negli operatori, soprattutto dei servizi che è il settore che soffre di più. Ieri i ristoratori hanno protestato sotto la Regione Lombardia, la Confesercenti ha ricordato che il mondo delle imprese e del lavoro autonomo ha perso lo scorso anno 125 milioni al giorno, gli operatori del turismo e della neve (sciolta e dunque già  dimenticata) hanno ridotto dell’80 per cento l’attività .
Senza contare le attese delle famiglie per le quali il decreto prevede congedi parentali straordinari Covid retribuiti almeno fino al 50 per cento ed estesi fino ai figli minori di 16 anni, diritto allo smart working, sostegni economici come il voucher baby sitter per i lavoratori autonomi e le partire Iva. Tutte misure che al momento sono sospese.
La risposta deve arrivare ma i diversi punti di vista tra l’ala destra e quella sinistra della maggioranza stanno portando il decreto in stallo.
Tre i nodi, che coincidono con le questioni più importanti.
L’ultimo riguarda il meccanismo dei ristori: quale deve essere la base di calcolo del fatturato sulla quale calibrare i rimborsi? La perdita percentuale dei primi due mesi (2020 su 2019) è stata scartata perchè non copre in modo omogeneo tutti i settori non tenendo conto delle stagionalità . Il Tesoro lavora ora sulla perdita media del fatturato tra 2020 e 2019, misura più omogenea: chi supera il 33 per cento, per fasce, ha diritto ad un ristoro dal 15 al 30 per cento del perduto.
La componente di centrodestra del governo vuole invece che la base di calcolo sia non la media ma il totale delle perdite complessive del 2020, misura che farebbe sballare i conti.
L’altra questione è quella fiscale: anche in questo caso sono state bloccati i pagamenti e non le cartelle, inoltre il centrodestra chiede una sanatoria delle vecchie cartelle tra il 2000 e il 2015 senza tetto o con tetti molto alti fino a 30 mila euro. Un colpo di spugna che esponenti del Pd e Leu hanno definito un condono.
La terza questione riguarda lo sblocco dei licenziamenti che esponenti della Lega, ad esempio, hanno ritenuto legittimo fin da subito per l’edilizia e sul quale i sindacati e l’ala sinistra fanno muro. Come posizioni divergenti si profilano sulla proroga della cig limitata a giugno o fino all’autunno.
La matassa del primo piano di stimolo del governo Draghi si ingarbuglia

(da agenzie)

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I NOVELLI ROBESPIERRE SI SONO TRASFORMATI IN SCENDILETTO E PAGGETTI DI CORTE

Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile

QUELLI CHE GRIDAVANO AL “REGIME” ORA SONO AL GOVERNO E FANNO QUELLO CHE FACEVA CONTE

Dov’è finito lo chef Gianfranco Vissani che invitava i ristoratori alla “rivoluzione” contro il governo Conte per i mancati ristori?
Qualcuno ha più notizie di Flavio Briatore, che per nove mesi ha continuato a ululare di “governo di incapaci” e “gente che non ha mai lavorato”?
Che ne è stato di Carlo Taormina che denunciava il governo per “strage”?
Dove sono finiti No-vax, negazionisti, gilet arancioni e camicie nere che scendevano in piazza un sabato sì e l’altro pure a manifestare contro la “dittatura sanitaria”?
E ancora, che fine ha fatto Matteo Salvini che tuonava contro il “regime” di Giuseppe Conte e i Dpcm usati per spezzare le reni alla democrazia?
E qualcuno ha più traccia del professor Sabino Cassese che gridava al “golpe”   contro la Costituzione?
È passato ormai un mese dall’insediamento di Mario Draghi come Presidente del Consiglio dei Ministri. Oggi abbiamo un nuovo governo, due terzi dei ministri sono cambiati, Giuseppe Conte è tornato (per poco) ad insegnare all’Università  e, al suo posto, a Palazzo Chigi, siede il premier più taciturno della storia repubblicana.
Le differenze, più o meno si esauriscono qui.
Per il resto, tutto o quasi è rimasto identico a come lo avevamo lasciato: i morti (100.000 da inizio pandemia) continuano a crescere, i contagi aumentano, i Dpcm sono ancora lì, i ristoratori sono ancora chiusi, i commercianti continuano ad essere alla canna del gas, i vaccini a rilento e il lockdown imminente.
Eppure, se un marziano sbarcato oggi sul pianeta Terra si sintonizzasse su un programma a caso di qualunque canale, si convincerebbe che Mario Draghi “l’alieno” in appena trenta giorni abbia fermato la pandemia con la sola imposizione delle mani, bloccato i contagi, resuscitato i morti, sottoposto le chiusure a referendum, inaugurato nuovi bistrot, versato dobloni nelle casse dei negozi con il sacco di juta, le renne e il cappello rosso in testa, vaccinato personalmente anziani, insegnanti e bambini e spalancato le frontiere a mani nude.
La verità  è che non solo non ha fatto nulla di tutto questo, ma non avrebbe potuto fare neanche un centesimo. Nessuno avrebbe potuto farlo.
La verità  è che non esiste alcun governo “sadico” che si diverte ad affamare gli italiani.
Se ne facciano una ragione i Vissani, i Briatore, i “ristoratori ribelli” pronti a marciare su Roma.
Esiste solo la realtà  di un virus che esiste e prolifera a prescindere dai governi, che se ne infischia degli slogan e delle polemiche da bar, che non guarda i colori politici, ma in compenso è piuttosto sensibile ai colori delle zone, e di solito tende ad essere abbastanza allergico alle zone rosse, ieri come oggi.
Chi si era illuso che, cambiando esecutivo e mandando a casa Conte, magicamente la pandemia sarebbe arretrata, che i ristori sarebbero incominciati a cadere a pioggia e che saremmo potuto tornare tutti a mangiare fuori la sera, sarà  rimasto deluso.
La terza ondata è cominciata, come i virologi seri ci ripetono da settimane, il nuovo lockdown nazionale ormai alle porte, con quel nome così pomposo e vagamente minaccioso, “super zona rossa”: roba su cui fino all’altro ieri ci avrebbero costruito programmi, organizzato maratone, riempito palinsesti e che, invece, in un Paese narcotizzato dalla propaganda unica di governo.
Ma, in fondo, che importa? L’importante è che oggi al governo ci siano finalmente i “migliori”, nel silenzio di novelli Robespierre diventati, nel frattempo, docili scendiletto e paggetti di corte, a spartirsi i miliardi che altri hanno portato a casa.
Quello che resta, sul fondo, è quella inconfondibile sensazione di dèjà -vu che ti afferra ogni volta che la gran cassa mediatica saluta l’ennesimo “uomo della provvidenza”.
Il problema non è Draghi, che è figura di prestigio e spessore. Il problema è che, più o meno in buona fede, gli ha attribuito il potere quasi messianico di fermare una pandemia. Il virus, in qualche modo, lo sconfiggeremo. Di certa politica, di questa ipocrisia, di tali personaggi, non ce ne libereremo mai.

(da NextQuotidiano”)

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IL CENTRODESTRA ALLA BATTAGLIA DELLE POLTRONE

Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile

PRESIDENZA DEL COPASIR E IL POSTO DELLA CARFAGNA A MONTECITORIO AL CENTRO DELLA DISPUTA: TRE PARTITI PER DUE POLTRONE

Tre partiti per due poltrone. Il centrodestra non sarà  dilaniato dalle lotte intestine come Pd e M5S, ma in queste ore si è aperta una doppia competizione: per il posto di vicepresidente della Camera, lasciato dalla ministra forzista Mara Carfagna, e per quella ben più pesante e operativa di presidente del Copasir, la guida parlamentare dei servizi segreti finora ad appannaggio del leghista Raffaele Volpi.
La legge parla chiaro, la presidenza della commissione bicamerale spetta all’opposizione. E da quelche giorno la Lega di Matteo Salvini è parte della maggioranza che sostiene il governo Draghi. Insomma, la carica spetterebbe a Fratelli d’Italia. Tuttavia non è affatto detto che Giorgia Meloni insista per strappare la carica all’alleato leghista, tanto più che Volpi gode di simpatie bipartisan. Se, al contrario, Fdi ottenesse la presidenza, allora Salvini punterebbe dritto sulla vicepresidenza della Camera.
L’elezione del nuovo vice a Montecitorio avverrà  mercoledì 10. Al momento Forza Italia ha maggiori chance. Intanto perchè quel posto era occupato da una sua parlamentare, Mara Carfagna appunto. E poi perchè ci sono proprio due donne a contendersi la carica di prestigio: una forzista della prima ora, già  due volte ministro, come Stefania Prestigiacomo, e una sua collega neanche quarantenne ma in Parlamento dal 2008, come Annagrazia Calabria.
Derby rosa, dunque, in un ufficio di presidenza che conta solo una vice donna su quattro (la grillina Maria Edera Spadoni). Il già  ex vicepresidente della passata legislatura, Simone Baldelli, fa da outsider nella competition berlusconiana. Il Cavaliere non si è ancora pronunciato ma lo farà  nelle prossime ore.
Matteo Salvini sta alla finestra ma farà  sentire tutto il suo peso anche in questa partita se dovesse appunto perdere la presidenza del Copasir. Due i nomi che scaldano i motori. Anche per loro una donna, Barbara Saltamartini, e il fedelissimo del leader, l’ultra cattolico Lorenzo Fontana. Il leghista preferisce tenere il cappello sul Copasir, ma molto dipenderà  da quanto Giorgia Meloni sarà  disposta a combattere.

(da agenzie)

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VACCINI, 60 MILIONI DI SOMMINISTRAZIONI ENTRO GIUGNO? IL NODO SONO I GRANDI HUB E MANCANO ANCORA LE LINEE GUIDA

Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile

BISOGNEREBBE FARE 700.000 SOMMINISTRAZIONI AL GIORNO, OGGI SIAMO A 80.000 CON ENORMI DIFFERENZE TRA REGIONI

Il piano vaccinale del governo Draghi inizia a delinearsi, con vertici e ritocchi che si susseguono di settimana in settimana.
Le modifiche di Mario Draghi hanno ora un solo obiettivo, quello di arrivare a 60 milioni di somministrazioni entro giugno: 15 milioni di persone totalmente vaccinate contro il Covid-19 e 30 milioni parzialmente protette da una dose sola.
Se il vecchio piano vaccinale di Domenico Arcuri ci aveva lasciati con un doppio binario da seguire tenendo in parallelo fase 1 (operatori sanitari, Rsa, over 80 e persone fragili) e fase 3 (personale scolastico e forze dell’ordine), quest’ultima anticipata per via delle limitazioni d’età  del vaccino Astrazeneca, il piano Draghi-Figliuolo non abbandona la logica della doppia strada pur impartendo nuove tempistiche.
Da un lato i vaccini Pfizer e Moderna che saranno esclusivamente utilizzati per le categorie più a rischio come quella degli over 80 e per le categorie fragili (malati oncologici, immunodepressi, disabili, obesi ecc..), dall’altro AstraZeneca che ha ottenuto dal Ministero della Salute il via libera per la somministrazione anche agli over 65 e che insieme a Johnson & Johnson, in approvazione dall’Ema forse per questa stessa settimana, potrebbe andare ai lavoratori delle categorie a rischio e agli anziani fino ai 79 anni d’età .
Priorità  a persone fragili e categorie a rischio
La prima cosa che il generale Paolo Figliuolo è intenzionato a mettere a posto è la discrepanza nell’avanzamento delle campagne vaccinali nelle varie regioni. La priorità  è innanzitutto quella di portare tutti i territori a immunizzare gli over 80, una delle categorie che ha subìto più intoppi e difficoltà  a partire. Poi si potrà  procedere con la fascia dei settantenni. E infine con il via alla vera e propria vaccinazione di massa.
Il piano su cui si ragiona verrà  presentato venerdì nelle sue linee guida dettagliate, nel frattempo bisognerà  essere sicuri di procurarsi gli strumenti necessari all’attuazione. Tra le ipotesi che più mirano al livellamento tra Regioni c’è proprio quella di un protocollo unico a cui tutti i territori dovranno attenersi.
I luoghi per la vaccinazione di massa
Si cercherà  di procedere a passi veloci per classi d’età  assicurandosi l’immunizzazione degli over 80 e di tutte le categorie a rischio. Un’azione che potrà  andare avanti fino a circa metà  aprile, quando il governo sarà  chiamato ad avere già  tutti gli strumenti necessari per rispondere alla vaccinazione di massa. A questo proposito quello degli hub vaccinali sarà  il primo punto da risolvere. Il commissario per l’emergenza dovrà  lavorare insieme alla Protezione Civile e a 150 collaboratori della Difesa per garantire centri di somministrazione su tutto il territorio nazionale.
Sono 1.636 i punti attualmente attivati in Italia, sul tavolo di Figliuolo ora tutti gli altri potenziali centri tra palestre, caserme, parcheggi, fiere e padiglioni. L’idea è anche quella di potenziare gli hub mobili per i Comuni più piccoli e isolati e quindi di far arrivare a 200 gli attuali 142. Anche le aziende potranno vaccinare sul posto di lavoro.
Il ritmo di somministrazione per rispettare i tempi
La rete delle vaccinazioni potrà  anche avvalersi di farmacie e medici di famiglia, ma per garantire un ritmo sostenuto di somministrazioni giornaliere saranno fondamentali i grandi hub. Lì non potranno esserci eccezioni o intoppi: vaccinazioni h24 a partire più o meno da Pasqua con un andamento di circa 2 mila iniezioni al giorno per ciascuno. Il ritmo necessario per raggiungere l’obiettivo promesso è di circa 700 mila somministrazioni al giorno, un balzo non indifferente considerate le sole 80 mila iniezioni di media che il paese riesce fare attualmente in 24 ore.
Medici di base, volontari, protezione civile, farmacisti, specializzandi. L’esercito dei vaccinatori dovrà  essere pronto. Dopo l’accordo del governo con gli specializzandi, ora l’ipotesi del sottosegretario alla Difesa Mulè di prendere in considerazione anche l’offerta arrivata dai Lions e Rotary per utilizzare gli oltre 2 mila club con più di 90 mila soci tra cui molti medici in pensione che potrebbero dare quindi un grosso aiuto.
Poste al centro della strategia di prenotazione
Nella logica del protocollo unico per tutte le Regioni, il governo sta pensando di risolvere i numerosi intoppi verificatisi nei sistemi di prenotazione territoriali con un’unica piattaforma, uguale per tutti. A questo proposito c’è quella di Poste Italiane, già  utilizzata da 6 Regioni, che potrà  essere il riferimento principale per le prenotazioni al vaccino su tutto il territorio.
Nessuna iscrizione per categoria nè elenchi diversificati a cui fare attenzione: si procederà  solo con il criterio anagrafico delle liste fornite dalle Asl. A quel punto l’appuntamento per l’iniezione potrà  arrivare tramite sms, mail o telefonata.
Farsi trovare pronti sì, ma le dosi non saranno un optional
Imputare gli attuali problemi della campagna vaccinale solo ed esclusivamente al mancato arrivo o al ritardo di forniture dei vaccini anti Covid acquistati e promessi non ha finora aiutato il governo nella valutazione delle azioni da compiere.
Hub, personale medico, tempi di somministrazioni, strategia di priorità  per la popolazione, sono il fulcro di un piano interno che dovrà  avere basi più che solide e il cui funzionamento dipenderà  dalla collaborazione efficace di tutte la parti coinvolte. La macchina di Draghi dovrà  funzionare alla perfezione. Anche se il nodo delle forniture rimane un punto importante soprattutto dal punto di vista delle tempistiche. L’accelerazione prevista da aprile in poi dipenderà  anche dall’arrivo delle dosi promesse.

(da Open)

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RAI: GIORGETTI E LETTA RIVOGLIONO MASI AL POSTO DI FOA, COME AI TEMPI DI BERLUSCONI

Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile

IN PASSATO UNA CONDANNA DA PARTE DELLA CORTE DEI CONTI E UN RISARCIMENTO DI 100.000 EURO ALLA RAI

Finito Sanremo, da domani i vertici della Rai dovranno iniziare a pensare al loro futuro: entro maggio va approvato il Bilancio 2020, ma poi l’amministratore delegato Fabrizio Salvini e il presidente Vittorio Foa dovranno fare gli scatoloni.
Niente proroghe, nemmeno fino alla fine dell’emergenza pandemica, come hanno chiesto i partiti di maggioranza.
E allora, nel risiko delle 500 nomine che il governo Draghi dovrà  fare in primavera, c’è anche la televisione pubblica. Dossier che scotta e su cui, da sempre, si scatenano gli appetiti dei partiti.
Al momento, Draghi e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, hanno affidato a Giancarlo Giorgetti il dossier: il ministro leghista è stato incaricato di fare una fotografia sullo stato della Rai e muoversi a livello politico per il rinnovo dei vertici.
E così si è messa in moto la ragnatela di relazioni del vicesegretario della Lega che, insieme a Dario Franceschini e Gianni Letta, sta provando a trovare la quadra.
I dem vorrebbero piazzare uno tra Paolo Del Brocco (ad di Rai Cinema) o Tinny Andreatta (ex Rai Fiction) al posto di Salini come Ad, mentre per la presidenza anche Matteo Salvini si è convinto che Foa deve lasciare.
Per prendere il suo posto circolano tanti nomi ma Giorgetti e Letta spingono per far tornare in Rai l’ex direttore generale ai tempi del governo Berlusconi Mauro Masi. Sarebbe un nome gradito anche a Salvini per arginare Giorgia Meloni che da tempo ambisce a quella poltrona per Giampaolo Rossi.
E così Masi potrebbe essere la carta giusta: Giorgetti e Letta sanno che l’ex dg conosce ogni angolo di viale Mazzini. Masi, 79 anni, è stato da poco riconfermato al quarto mandato al vertice di Consap, la società  partecipata dal Mef che fa l’assicuratore pubblico ma è cosa nota che l’ex dg ambisca a una poltrona più importante.
Tant’è che ieri su Italia Oggi ha firmato una sorta di manifesto sulla sua concezione di “servizio pubblico”. Il suo curriculum però non piacerà  al M5S che si era già  espresso contro la sua riconferma in Consap per una condanna per danno erariale della Corte dei Conti, confermata dalla Cassazione, per le dimissioni di due direttori: Masi ha risarcito la Rai con 100 mila euro.
Della carriere di Masi si ricorda la sua telefonata del 2011 ad Annozero per dissociarsi da Michele Santoro ma anche per le intercettazioni del Trani-gate in cui Berlusconi chiedeva a Masi e Giancarlo Innocenzi (Agcom) di “chiudere Santoro”. Per non parlare delle intercettazioni dello scandalo P4 tra lui e il faccendiere Bisignani in cui i due parlavano di programmi Rai. Storica una frase di Masi a Bisignani: “Se io metto Cicciolina che fa le p… a un toro la sera faccio il 30%…”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BOLLO AUTO E MULTE CANCELLATE NELL’ARCO DI 15 ANNI E FINO A UN IMPORTO TOTALE DI 5.000 EURO: IL CONDONO DI DRAGHI AGLI EVASORI

Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile

ANNULLO AUTOMATICO DELLE PENDENZE: SE SEI UNA PERSONA ONESTA E LE MULTE LE PAGHI ORMAI IN ITALIA SEI UN FESSO, QUESTA E’ LA MORALE

È in arrivo una nuova pace fiscale (leggi condono) per bolli auto non pagati e multe arretrate.
La novità  sarà  contenuta nel decreto Sostegno, che il governo sta ultimando da diversi giorni con la fumata bianca che dovrebbe arrivare la prossima settimana, tra le tante altre misure che sono raccolte in un dl con una portata da decine di miliardi di euro.
La cancellazione delle pendenze avverrà  per quelle relative al periodo tra il primo gennaio del 2000 e il 31 dicembre del 2015 entro una soglia massima per la cifra da riscuotere di 5mila euro .
La misura allargherebbe quella già  varata dal primo governo Conte, che aveva previsto la cancellazione per le pendenze fino a mille euro che fossero relative al periodo 2000-2010.
Se la misura dovesse rientrare nel decreto Sostegno — è altamente probabile ma non certo — gli automobilisti che non hanno pagato il bollo o multe relativi al periodo identificato non dovranno fare nulla: i debiti con il fisco si cancelleranno automaticamente se inferiori alla cifra prestabilita.
Per quanto riguarda le cartelle superiori ai 5mila euro, il governo Draghi è al lavoro per una nuova rottamazione

(da agenzie)

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RECOVERY, RISPUNTA LA TASK FORCE, MA QUESTA VOLTA A PAGAMENTO: DRAGHI SI AFFIDA ALLA MCKINSEY, AL CENTRO DI NUMEROSE CRITICHE

Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile

USCITA DALLA FINESTRA AI TEMPI DI CONTE, LA TASK FORCE RIENTRA DALLA FINESTRA… PER RENZI E SALVINI PRIMA ERA UNA PAZZIA, ORA TUTTI ZITTI

“La task force di Conte è una pazzia” tuonava prima di Natale Matteo Salvini. “No alle task force, sì al Mes” gridava Matteo Renzi solo lo scorso dicembre. Tre mesi dopo non abbiamo il Mes ma abbiamo una nuova task force, solo che è fatta di consulenti esterni e quindi a pagamento.
Il governo Draghi ha scelto infatti di affidare alla statunitense McKinsey la consulenza per la messa a punto del Recovery plan per l’utilizzo dei fondi europei. Eppure la lista di chi ha polemizzato contro la formula della task force, uno sui punti su cui più se battuto per attaccare il governo Conte, è lunghissima.
“Un modo per aumentare poltrone e consulenze”, secondo Teresa Bellanova. “Inutile spreco”, “No all’ennesima inutile task force” sono alcune delle dichiarazioni di alcuni esponenti del Partito democratico. Antonio Misiani, senatore Pd, in mattinata ha invitato Draghi a non disattendere l’impegno: “La governance del Pnrr è incardinata nel Ministero dell’Economia e Finanza con la strettissima collaborazione dei Ministeri competenti aveva detto Draghi al Senato. Se lo schema è cambiato, va comunicato e motivato al Parlamento”, ha scritto su twitter.
La scelta del presidente del Consiglio non sembra in effetti delle più felici, quanto meno per la tempistica.
A lungo McKinsey è stata considerata la più prestigiosa società  al mondo nel suo campo, che è poi quello di suggerire ad aziende e governi come aumentare i profitti e ridurre le spese.
Ma negli ultimi tempi nubi sempre più cupe si stanno addensando sulla società  statunitense. Dal coinvolgimento nella crisi dei farmaci oppioidi negli Usa, agli stretti legami con regime autoritari come quello dell’Arabia Saudita di Mohammed Bin Salaman, il principe ereditario implicato nell’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi.
Il ruolo nella tragedia degli oppioidi
La reputazione di MkKinsey è così compromessa da aver spinto due dei più importanti quotidiani del mondo, il New York Times e il Financial Times a pubblicare editoriali in cui si invita la società  ad agire per arginare la progressiva erosione di credibilità . Il mese scorso la società  ha patteggiato una multa da quasi 600 milioni di dollari con 47 stati americani per il ruolo avuto nella crisi dei farmaci oppioidi.
“Hanno messo il profitto davanti alla vita delle persone”, ha detto Phil Weiser, procuratore generale del Colorado, uno degli stati più colpiti. McKinsey è stata infatti per 15 anni consulente della casa farmaceutica Purdue che commercializzava il farmaco OxyContin. Si stima che la dipendenza da questo medicinale abbia causato sinora la morte di 232mila persone. McKinsey ha suggerito tra l’altro di aumentare il dosaggio delle singole pillole per incrementare i guadagni e ha fornito indicazioni di marketing su come neutralizzare gli appelli contro la commercializzazione del medicinale delle madri di ragazzi morti per overdose di OxyContin.
“Risparmiare sul cibo per i migranti”
Tra i tanti carichi assunti dalla società  c’è stato anche quello di consulente dell’ Immigration and Customs Enforcement (ICE), ente statunitense che si occupa della gestione dei flussi migratori.
Incarico per cui la società  ha incassato 20 milioni di dollari. Nelle sue raccomandazioni per gestire al meglio le strutture di accoglienza McKinsey ha proposto tra l’altro di risparmiare sul cibo per i migranti e di inviarli in zone rurali del paese per minimizzare la spesa. Un trattamento che ha messo a disagi molti funzionari della struttura. Il contratto si è interrotto nel 2018 dopo che il New York Times ha pubblicato un’inchiesta sulle disastrose condizioni dei centri di accoglienza.
L’associazione no profit di giornalismo investigativo ProPublica ha creato una pagina web in cui sono raccolti tutti i disastri riconducibili al ruolo avuto da McKynsey. Molto si capisce già  da titoli come “New York ha pagato milioni a McKinsey per un piano per ridurre la criminalità  che invece è aumentata”. Il sito ricorda anche come nell’ultimo anno la società  abbia fatto incetta di contratti per aiutare i governi a rispondere alla pandemia e tracciare i contagi, con risultati molto discutibili.
Arabia e Sudafrica —
Nel 2016 McKynsey ha perso molti dei suoi clienti in Sud Africa dopo essere stata coinvolta in una vicenda di corruzione che ha portato alle dimissione del capo del governo di Pretoria Jacob Zuma. McKinsey aveva infatti stretto un alleanza con la società  di consulenza Trillian della famiglia sudafricana Gupta che ha sfruttato le sue relazioni con Zuma per accaparrarsi illegittimamente commesse da 1,6 miliardi di dollari.
McKinsey ha accettato di restituire al governo sudafricano 100 milioni di dollari e si è pubblicamente scusata con la popolazione del paese. Dal 1974 è presente in Arabia Saudita con un ruolo che è andato via via crescendo nel corso degli anni. Fino alla messa a punto nel 2015 il documento “Saudi Arabia beyond oil” commissionato dal principe Mohammed Bin Salman e in cui si suggerisce come reinventare l’economia saudita spezzandone la dipendenza dal petrolio.
Il disastro Enron del 2002
Non che anche in tempi meno recenti McKinsey non sia stata protagonista di vicende poco edificanti.
Basti ricordare il crack del colosso dell’energia statunitense Enron del 2002. Fu proprio McKinsey ad aiutare Enron a “reinventarsi” da gruppo che vendeva energia e gestiva gasdotti a società  specializzata nella speculazione sui prezzi energetici utilizzando sofisticati strumenti finanziari. Del resto lo stesso numero uno di Enron Jeff Skilling proveniva da McKinsey. Finì malissimo: bancarotta, 20mila persone per la strada e senza pensione e Skilling condannato a 24 anni di prigione. Il crack spazzò via dal mercato la storica società  di revisione Arthur Andersen incaricata di controllare i bilanci di Enron, mentre McKinsey riuscì a defilarsi quasi indenne, grazie soprattutto agli accordi che abitualmente firma con i suoi clienti in cui specifica che quelle fornite sono “semplici opinioni”.
Il mercato globale della consulenza vale circa 150 miliardi di dollari all’anno, McKinsey non diffonde dati ufficiali sui suoi ricavi, che vengono comunque stimati intorno ai 10 miliardi di dollari. Al primo posto davanti a Boston Consulting che si ferma a 8,5 miliardi. Il gruppo ha una lunga tradizione di “porte girevoli” con governi e grandi aziende. Il ministro per l’Innovazione digitale e la transizione ecologica Vittorio Colao è ad esempio uno dei tanti “ex”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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