Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
I CONSULENTI DI MCKINSEY AFFIANCHERANNO IL GOVERNO
Il Governo Draghi ha deciso di avvalersi della consulenza della multinazionale McKinsey per
l’elaborazione del Recovery Plan. Nei giorni scorsi il Ministero dell’Economia, guidato da Daniele Franco, ha stipulato un contratto con la prestigiosa società statunitense specializzata nella consulenza strategica.
L’accordo prevede che gli esperti di McKinsey diano supporto al Governo nell’analisi dei dati e nella definizione delle stime degli impatti dei progetti al vaglio per il Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ossia il Recovery Plan).
I consulenti non affiancheranno solo i tecnici del Tesoro ma l’intero team al lavoro sul piano, coordinato da Carmine Di Nuzzo, dirigente della Ragioneria generale dello Stato.
La notizia del ricorso a McKinsey è stata rivelata da Radio Popolare. Nel pomeriggio di oggi, sabato 6 marzo 2021, il Ministero dell’Economia (Mef) ha confermato la notizia e ha fatto sapere che il contratto con la società statunitense “ha un valore di 25mila euro +Iva ed è stato affidato ai sensi dell’articolo 36, comma 2, del Codice degli Appalti, ovvero dei cosiddetti contratti diretti sotto soglia”.
Secondo convergenti ricostruzioni, Draghi ha deciso di rivolgersi alla multinazionale per velocizzare i tempi, considerato che il Recovery Plan deve essere presentato alla Commissione europea entro il 30 aprile. Il premier evidentemente non ritiene la macchina della Pubblica Amministrazione all’altezza della — non facile — missione.
Ma il coinvolgimento di McKinsey sta generando polemiche. Il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, si chiede se questi privati abbiano accesso a informazioni strategica e ha annunciato la presentazione di una interrogazione. “Con tutto il rispetto per McKinsey, se le notizie fossero vere, sarebbe abbastanza grave”, attacca l’ex ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia (Pd).
Da parte sua, il Ministero dell’Economia respinge le critiche e sottolinea che McKinsey “non è coinvolta nella definizione dei progetti del Pnrr”. “Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia”, precisa il Tesoro.
La governance del piano, quindi, “resta in capo alle amministrazioni competenti e alle strutture del Ministero, che si avvalgono di personale interno degli uffici”.
Nella nota il Mef spiega anche che “l’Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del Pnrr”.
In particolare, concludono da via XX Settembre, “l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali ‘Next Generation’ già predisposti dagli altri paesi dell’Unione europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”.
(da TPI)
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Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
IL LEGHISTA HA FRETTA, STRETTO TRA IL GOVERNISTA GIORGETTI E LA CONCORRENZA DELA MELONI
Matteo Salvini non ne vuole proprio sapere di tenere un profilo basso, come piacerebbe a Mario Draghi.
D’altra parte, se sei “stretto” a destra da Giorgia Meloni e a “sinistra” da Giancarlo Giorgetti (GG per gli amici), è difficile fare diversamente.
Ma ai piani alti di via Bellerio spiegano anche con altre ragioni questa loquacità del capitano leghista, a dispetto anche del “cicchetto” che già una volta si è beccato dal premier: “Punta alle elezioni tra un anno, subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica”, dicono senza troppi giri di parole.
E sarebbe ben contento, aggiungono, se al Quirinale andasse proprio Mario Draghi (ma non ditelo a Berlusconi con il quale c’era già stata una mezza promessa; di “morire” per Silvio però a via Bellerio non ne hanno più voglia).
Insomma, al di là dei diversi stili di comunicazione, Salvini con Draghi si sta trovando bene, spiegano i fedelissimi di Matteo e non gli dispiacerebbe affatto ritrovarselo presidente della Repubblica.
Ma c’è anche un’altra ragione, molto più importante della mera stima reciproca: avere un buon rapporto con il Quirinale, cioè con colui che può dare o non dare l’incarico di formare un governo è fondamentale per le ambizioni future del leader leghista.
Ormai, almeno con la cerchia più stretta dei collaboratori, non ne fa più mistero: vuole fortissimamente fare il presidente del Consiglio. Meglio se già tra un anno.
Dopo che l’ex numero della Bce gli avrà tolto le castagne dal fuoco su vaccini e Recovery e messo in sicurezza il Paese. A quel punto sarà tutto più facile.
(da TPI)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
E SI SCOPRE CHE LE PERCENTUALI SONO IDENTICHE A QUELLE DI CONTE
Chi si aspettava una rivoluzione rimarrà deluso. Stando all’ultima bozza, il decreto Sostegno a cui sta lavorando il governo Draghi non riconoscerà alle attività danneggiate dalla pandemia ristori maggiori rispetto a quelli concessi dal Conte 2: la percentuale di fatturato perso che verrà versata sui conti correnti sarà identica a quella prevista dai “vecchi” decreti Ristori.
Non solo: i contributi a fondo perduto non saranno parametrati alla perdita dell’intero 2020, come ci si attendeva, ma prenderanno in considerazione solo l’andamento di gennaio e febbraio 2021 rispetto allo stesso bimestre del 2019.
Una scelta temporale che fa venir meno quella “perequazione” di cui aveva parlato l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che avrebbe compensato eventuali penalizzazioni subite a causa dei criteri utilizzati lo scorso anno.
Per di più a gennaio e febbraio quasi tutte le attività — fatta eccezione per gli stabilimenti sciistici — erano aperte, quindi verosimilmente hanno subito cali di fatturato più modesti. Difficile quindi rispettare il requisito del 33% di perdita necessario per ottenere il sostegno.
Invariate le percentuali di ristoro
Secondo la nuova bozza rimane invariata al 20% del fatturato perso la quota di aiuti che vanno alle imprese più piccole, quelle con un giro d’affari che non supera i 400mila euro l’anno.
Nei giorni scorsi si era ipotizzato che l’asticella potesse salire fino al 30% a beneficio soprattutto dei piccoli esercizi.
La soglia rimane al 15% per chi aveva ricavi compresi fra 400mila euro e un milione e al 10% per chi aveva ricavi tra 1 e 5 milioni di euro.
Esattamente le fasce previste dal decreto Rilancio e dai successivi decreti Ristori di Conte. Sul piatto ci sono 9,7 miliardi — a valere sullo scostamento di bilancio da 32 approvato prima della caduta di Conte — a fronte degli oltre 10 miliardi distribuiti l’anno scorso con i decreti Rilancio e Ristori.
Via gli Ateco, ma occorre aver perso almeno il 33% del fatturato
L’unico vero cambiamento è che viene meno l’utilizzo delle classificazioni Ateco per decidere chi ha diritto agli aiuti. Al contributo a fondo perduto potrebbero accedere tutti i titolari di partita Iva che abbiano subito perdite di almeno il 33% del fatturato.
Ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1 gennaio 2019 il contributo spetta, sempre secondo le bozze, anche in assenza dei requisiti. I trasferimenti vanno da un minimo di 1.000 a un massimo di 150.000 euro: cifre identiche, anche queste, a quelle previste dai decreti del precedente governo.
Il risarcimento potrà essere erogato come contributo diretto oppure riconosciuto sotto forma di credito d’imposta utilizzabile in compensazione tramite modello F24.
Non c’è l’esonero dalla ripresa dei versamenti fiscali
Infine, non c’è traccia dell’”esonero parziale o totale” dalla ripresa dei versamenti fiscali e contributivi promesso lo scorso anno dal governo Conte.
Nelle bozze la sanatoria — stavolta per le imprese che nel 2020 hanno registrato un calo del fatturato del 33% rispetto al 2019 — si limita all’abbattimento di sanzioni e interessi richiesti con le comunicazioni di irregolarità sulle dichiarazioni relative ai periodi di imposta 2017 e 2018. In caso di adesione, è previsto il versamento secondo le ordinarie modalità di riscossione delle somme dovute in seguito a controlli automatici.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
“DAL 21 GENNAIO SONO STATI STANZIATI 32 MILIARDI DAL GOVERNO CONTE, SONO ANCORA FERMI E ORA SI PARLA DI DOPO PASQUA”… “MA ORA LI HANNO SILENZIATI PERCHE’ NON CI SONO PIU’ SALVINI E RENZI A SOBILLARLI”
“Tutti quei ristoratori, gestori di impianti di sci che, giustamente, protestavano perchè non arrivavano i
ristori un mese e mezzo fa sono spariti dalle televisioni“.
Così Marco Travaglio, nel suo intervento settimanale ad ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico in onda su Nove a proposito del rinvio del cosiddetto decreto Sostegno. “Faccio notare che dal 21 gennaio, ultimo atto del governo Conte, il Parlamento ha approvato uno scostamento di bilancio di 32 miliardi, cioè ha messo a disposizione del nuovo governo 32 miliardi per i ristori. Dal 21 gennaio, è passato quasi un mese e mezzo — ha spiegato il direttore de Il Fatto Quotidiano — I ristori continuano a non arrivare perchè pare che quest’altro fenomeno, il ministro Franco, voglia fare una nuova piattaforma online per cambiare il modo di erogarli. Però noto che tutti quei ristoratori, gestori di impianti di sci che, giustamente, protestavano perchè non arrivavano i ristori un mese e mezzo fa sono spariti dalle televisioni. Quindi o non protestano più e sono soddisfatti di non vedere il picco di un quattrino da un mese e mezzo oppure semplicemente non ce li fanno più vedere“.
Quale delle due? Non ce li fanno più vedere perchè non c’è più Salvini e l’altro Matteo (Renzi, ndr) a sobillarli“, ha concluso il giornalista.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
HA PARLATO DI TRASPARENZA NEL SUO DISCORSO AL PARLAMENTO, MA A QUASI UN MESE DAL SUO INSEDIAMENTO NEL PORTALE DEL GOVERNO NON HA PUBBLICATO IL SUO REDDITO, OBBLIGATORIO PER LEGGE
Mario Draghi parla poco. Di lui non si leggono virgolettati. Dichiarazioni bandite tanto che chiunque si
permetta di virgolettare passaggi dei comunicati stampa di Palazzo Chigi, arriva puntuale la telefonata dell’ufficio stampa che precisa: “Nessun virgolettato. Non è il suo stile”.
La conferenza stampa post Cdm nella quale è stato presentato l’ultimo Dpcm lui non c’era. Ha lasciato ai ministri Gelmini, Speranza, le luci della ribalta. Dopo l’abbuffata videosocialtv a canali e reti unificate del predecessore, Giuseppe Conte, un po’ di sobrietà non guasta.
Tuttavia, una cosa è la sobrietà , un’altra è l’invisibilità . Sul portale del Governo per precisi obblighi di legge, il presidente del Consiglio deve pubblicare la dichiarazione patrimoniale nella quale i cittadini possono appurare il reddito, le proprietà , il possesso di partecipazioni societarie e azionarie.
Lo hanno fatto tutti. Tranne Draghi. A quasi un mese dal suo ingresso a Palazzo Chigi, quella pagina sulla trasparenza non è ancora stata aggiornata
Eppure, durante il suo discorso d’insediamento, il presidente Draghi fece un passaggio estremamente chiaro sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione: “La trasparenza — disse al Senato- è il presupposto logico. I cittadini devono poter far sentire la loro voce, è la base per la responsabilità ; quindi, accesso alle informazioni, siano essi dati quantitativi o qualitativi. Questo consente ai cittadini di analizzare l’attività e i processi decisionali pubblici, il tutto in un virtuoso rapporto di collaborazione tra istituzioni e collettività amministrate, che veda rispettato il principio del coinvolgimento attivo della cittadinanza nelle scelte e riesca ad alimentare e consolidare la fiducia nelle istituzioni, ma anche il necessario controllo sociale”.
(da LabParlamento)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
RISTORI, SCUOLA, EMERGENZA, DCPM, ACCENTRAMENTO DEI POTERI: ORA CHE GOVERNA DRAGHI QUELLO CHE PRIMA ERA TUTTO SBAGLIATO DIVENTA MAGICAMENTE GIUSTO
Dpcm. C’è una bella differenza fra quelli di Conte e quello identico di Draghi. Lo spiega la Gelmini,
appena fuori dal tunnel dei neutrini, che ai tempi della tirannide contiana lo definiva “strumento discutibile” e ora lo illustra alla stampa “rivendicando la discontinuità nei tempi e nei metodi”.
Nei tempi perchè i Dpcm di Conte erano datati 2020 e quello di Draghi 2021. Nei metodi perchè “abbiamo tentato di correre il più possibile” (come prima) e “cercato la condivisione più ampia possibile” (come prima, solo che allora la destra e le sue Regioni erano all’opposizione).
Ma soprattutto: prima i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri li illustrava il Presidente del Consiglio dei Ministri, ora invece c’è la Gelmini, perchè a lui gli vien da ridere.
Premier fantasma. In democrazia, il premier coinvolge nelle decisioni il Consiglio dei ministri e poi le spiega al Parlamento e ai cittadini. Draghi ha silurato il capo della Protezione civile (Borrelli) sostituendolo col predecessore (Curcio) e il commissario all’emergenza (Arcuri) rimpiazzandolo con un generale (Figliuolo).
I risultati diranno se ha fatto bene o ha fatto male. Ma perchè l’abbia fatto sfugge a tutti. Non vuole spiegarlo a voce? Scriva un comunicato stampa. Ma la stampa non vuole. Il silenzio del premier, per il Giornale, è “un po’ come il grande Gatsby, che non partecipava quasi mai alle sue feste, limitandosi a vigilare sul fatto che tutto fosse impeccabile” (infatti già allora ci mandava la Gelmini). Per il Foglio, “Draghi sa scomparire” e “offre la scena ai ministri”, ma non per scaricare barile: “delega e si fida”, è l’“uomo solo al comando che sa delegare”. Per il Messaggero, pare che taccia, ma parla con quei “silenzi eloquenti che migliorano la politica”.
Seguiranno le parole silenti, i movimenti immobili, i vegani carnivori, la tirannia democratica.
Prima la scuola. Ricordate la “svolta” di Draghi al Senato? “La didattica a distanza crea disagi ed evidenzia diseguaglianze… Dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale e recuperare le ore di didattica in presenza perse”. Risultato: le scuole richiudono nelle zone rosse e, se i presidenti di Regione vogliono, pure in quelle gialle e arancioni.
Prima i ristori. Il 21 gennaio il Parlamento approvò 32 miliardi di deficit per il dl Ristori-5, ultimo atto del Conte-2, mentre FI, FdI, Lega e Iv strillavano ai ritardi nei rimborsi alle categorie colpite e le tv erano piene di ristoratori e gestori di impianti sciistici furibondi, affamati, alcuni suicidi.
Dopo un mese e mezzo le proteste sono scomparse, così come il dl Ristori: forse i soldi arrivano dopo Pasqua perchè il ministro Franco sta escogitando una nuova piattaforma presso Sogei. La Stampa però già li vede: “Draghi: 12 miliardi di sostegni” (si rivende quelli dei famigerati predecessori). E la discontinuità è garantita: il dl Ristori-5 si chiamerà Sostegno-1.
Prima i commissari. Ricordate gli alti lai di renziani&giornaloni sulla cabina di regia di Conte per il Recovery che esautorava ministri, Parlamento, Regioni e Comuni? Il neoministro Giovannini informa sul Sole 24 Ore: “Commissari anche per le opere del Recovery”. E tutti zitti, anzi plaudenti. Com’è umano, lui.
Fianco destr! Tutti vedono che questo è un governo di centrodestra coi voti gratuiti della maggioranza di centrosinistra.
Il premier è un grande banchiere, il ministro dell’Economia è l’ex dg di Bankitalia, il loro consigliere economico è il turboliberista Giavazzi, il sottosegretario ai Servizi è l’ex capo dei Servizi, i ministeri chiave sono tutti in mano a tecnici e politici di centrodestra.
E ora è arrivato pure il generale al posto di Arcuri che M5S, Pd, LeU avevano chiesto di confermare e Lega, FI, FdI, Iv di cacciare.
Lo scrive persino Repubblica a pag. 6: “Di fatto Draghi ha escluso la politica dalla linea di comando: le scelte economiche le fa lui insieme a Franco”.
Ma Stefano Folli spiega a pag. 27 che “il governo Draghi non va a destra” perchè “la sostituzione di Arcuri permette a Salvini di sentirsi soddisfatto”, e “ questo rafforza l’esecutivo”, mentre Speranza non l’hanno ancora cacciato. Quindi, per “rafforzare” il suo governo, Draghi deve badare ogni giorno che Salvini si senta “soddisfatto”. Ergo è ufficiale: il governo è di centrodestra. Chissà se il centrosinistra lo capirà . E quando.
Vogliono i colonnelli.
Nel 1980, dopo il terremoto in Irpinia, il Corriere di Franco Di Bella iniziò a reclamare la militarizzazione dell’emergenza (“E adesso la mano passa ai militari”), fortunatamente inascoltato dal governo Forlani, che nominò commissario Zamberletti.
Quattro mesi dopo si scoprì che Di Bella e il Corriere erano della P2. Altri tempi, ma questo festoso tintinnar di sciabole e penne fa comunque riflettere.
Sentite il caporale Merlo dalla nuova fureria su Rep: “Oggi i militari, come i pompieri di New York, sono gli ‘arrivano i nostri’ della democrazia, risorse dello Stato che intervengono nei terremoti e nelle emergenze, anche meno gravi della pandemia”.
Conte e Arcuri “non erano generali, ma hanno esercitato un potere autoritario, come i ‘colonnelli’ di Tognazzi”. Quindi i veri generali non sono i generali (che semmai sono pompieri), ma quelli che non lo sono.
E chi non si allinea stia punito. Signorsì signore!
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
CON 250 CONTAGI SU 100.000 ABITANTI LE SCUOLE CHIUDONO, ANCHE FUORI DALLA ZONA ROSSA
Il ministro Patrizio Bianchi non perde occasione per ringraziare il grande lavoro fatto dal mondo della
scuola in questi mesi così difficili, professori in testa. Ed anche per ricordare come la didattica a distanza (o Did, didattica integrata a distanza, acronimo in voga da settembre per meglio specificare come non sia alla pari con la didattica in presenza, ma solo una necessità ) sia un’eccezione da adottare solo “in situazioni estreme”.
In questo siamo dove già eravamo con il Conte due e anche nell’auspicio per “una scuola nuova che non lascia indietro nessuno”, come ha detto ancora a Rainews24 il ministro.
Nel frattempo, però, il titolare di viale Trastevere in quasi due settimane ha dovuto fare retromarci sulle promesse del governo.
A partire dall’ipotesi di un prolungamento generalizzato dell’anno scolastico al 30 giugno per recuperare il tempo perso, affermazione attribuita a Draghi che tanto ha irritato il corpo docente.
Sul punto i sindacati si sono messi subito di traverso, il ministro ha accolto le rimostranze, ha nominato una commissione e ha lasciato chiaramente capire che si procederà caso per caso, andando a vedere dove c’è l’esigenza di recuperare qualità . Quindi, al 30 giugno molto a macchia di leopardo (rammentando, tra l’altro, che il calendario scolastico è di competenza regionale).
Soprattutto alle superiori sarebbe stato impossibile impegnare professori e nell’esame di Stato e nelle lezioni ordinarie. Tralasciando che in alcuni contesti sarebbe difficile tenere i ragazzi in classe ad oltre 30-40 gradi di temperatura: del resto le strutture scolastiche sono ben lontane dall’essere moderne ed efficienti (areate con condizionatori), il che avrebbe anche di molto attenuato l’impatto della pandemia, oltre al resto delle infrastrutture che servono (trasporti capaci di evitare assembramenti, anche se su questo molto è stato fatto da prefetti, enti locali e dal precedente governo). Le degenerazioni sui social, tipo gli attacchi alla dodicenne Anita che a scuola ci andrebbe fino al 30 giugno, sono solo lo specchio di un contesto degradato sul web e nella vita quotidiana, ma non da oggi, da molto tempo.
In più, il rintocco della pandemia è inesorabile e il desiderio di riportare tutti i ragazzi a scuola in presenza, espresso dal ministro nella sua prima intervista appena assunta la carica, sembra infrangersi contro la dura realtà .
Il primo Dpcm di Draghi non lascia scampo: 250 contagi ogni 100mila abitanti, “incidenza cumulativa settimanale dei contagi”, e la scuola si chiude, a partire dalle zone rosse, dove, al contrario, prima, elementari e prima media non avevano mai chiuso, se non nel primo, durissimo, lockdown.
Il Dpcm, inoltre, lascia ampia discrezionalità ai Governatori, che possono intervenire sulle scuole “in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico”. De Luca è, quindi, un anticipatore. I margini di manovra sono pochissimi per viale Trastevere, anche se ministro e suo entourage si sforzano nella narrazione per cui le scuole chiudono se chiudono anche le altre attività
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
BLOCCO LICENZIAMENTI FINO A FINE GIUGNO… TRA UN PO’ I RISTORI SONO SUPERIORI AGLI UTILI: SE HAI PERSO IL 33% DI FATTURATO, TI RIDANNO IL 30% (SALVO POI LAMENTARSI IL GIORNO DOPO)
La prima impronta del governo Draghi sulla partita degli aiuti al Paese per via delle restrizioni anti Covid
è contenuta in una paginetta dal titolo “Ipotesi decreto Sostegno”. Un documento di lavoro che circola tra i ministeri e che spiega qual è la direzione intrapresa per un provvedimento che tiene nella pancia 32 miliardi.
Alcuni elementi – come la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 30 giugno – marcano una continuità con l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte.
Altri – come i criteri per gli indennizzi ai bar, ai ristoranti e a tutte le altre attività interessate dalle misure contro la pandemia – segnano invece una discontinuità .
Una premessa è d’obbligo trattandosi di ipotesi. Molte di queste scelte – come quella sui licenziamenti – avranno bisogno di un passaggio supplementare, sicuramente politico vista la delicatezza del tema. Ma intanto il primo documento dà alcune indicazioni.
Le voci che compongono lo scheletro del decreto Sostegno mettono in evidenza innanzitutto un elemento che fa da cornice: quello che dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri la prossima settimana non sarà un provvedimento dedicato solo ai cosiddetti ristori. E questo l’aveva messo già in conto il vecchio governo.
L’impatto delle varianti del virus, il nuovo giro di chiave arrivato con l’ultimo Dpcm e che impatta su più settori, a iniziare dalle scuole. E poi le condizioni di un mercato del lavoro ancora fragile sono tutti elementi che spingono verso un intervento omnibus. Ci sono sì i soldi per gli indennizzi alle attività , ma anche per i vaccini, per i congedi parentali e per la cassa integrazione. E c’è anche un alleggerimento anche sulla velocità della macchina che invia le cartelle fiscali.
Il secondo elemento che si evince dal documento è che l’ottica resta quella di un intervento di tipo emergenziale. Non totale, come è stato il principio che ha ispirato i decreti Covid dell’ultimo anno (il Cura Italia, il decreto Rilancio, il dl Agosto e poi i quattro decreti Ristori), ma comunque importante. La discontinuità passa dalla revisione di alcuni criteri all’interno di questa cornice.
I nuovi criteri per gli indennizzi alle imprese e alle partite Iva. Platea da 2,7 milioni di beneficiari
Si cambia, e sensibilmente, rispetto allo schema Conte-Gualtieri. Per gli indennizzi non saranno presi più in considerazione i codici Ateco (quelli che identificano un’attività ). Un criterio che aveva suscitato parecchi malumori tra le categorie escluse dagli aiuti con i precedenti provvedimenti.
Il nuovo parametro è quello del calo del fatturato: un bar, un ristorante o una palestra dovranno dimostrare di aver perso almeno il 33% nel 2020 rispetto al 2019.
Nello specifico verrà considerata una media mensile del fatturato dell’anno scorso e rapportata alla media mensile del fatturato del 2019.
Il Governo punta a dare aiuti a fondo perduto (soldi sul conto corrente ndr) a 2,7 milioni tra imprese e professionisti con un fatturato fino a 5 milioni.
Gli indennizzi saranno calibrati su un sistema a fasce. E sulle dimensioni: più alto è il fatturato, minore è l’indennizzo.
Alle imprese e ai professionisti con un fatturato fino a 100mila euro all’anno andrà il 30% di quanto perso.
Il 25% alle imprese e i professionisti con un fatturato tra 101mila e 400mila euro: in pratica un bar che in un anno fattura una cifra compresa in questa forchetta riceverà il 25% di quanto ha visto andare in fumo.
Si passa poi a un indennizzo del 20% per le attività con un fatturato tra 401mila e 1 milione di euro all’anno e a un sostegno del 15% per quelle con un fatturato da 1 milione a e 5 milioni annui.
Ancora “da valutare” un indennizzo per le start up. Un’attenzione particolare è dedicato al turismo invernale: oltre al fondo perduto sono previsti 600 milioni da ripartire in sede di Conferenza Stato-Regioni.
I nuovi aiuti (in due tranche) entro il 30 aprile
Il documento fa riferimento a una nuova piattaforma di erogazione degli indennizzi. Da costruire entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale. La dicitura riportata è “Nuova piattaforma Sogei”. Sogei è la società di Information Technology del ministero dell’Economia. Secondo lo schema abbozzato i primi indennizzi arriveranno entro dieci giorni, mentre il totale entro il 30 aprile.
I licenziamenti ancora bloccati fino al 30 giugno. La coperta della cassa Covid si allunga fino alla fine dell’anno
Sul blocco dei licenziamenti, in vigore dallo scorso marzo, l’idea è di prorogare lo stop fino al 30 giugno. Non ci sono specifiche sull’eventualità di adottare questa misura solo per le imprese dei settori più in crisi come il turismo, la ristorazione e i servizi. Il rifinanziamento della cassa integrazione Covid, quella pagata dallo Stato, è programmata fino a fine anno.
Come anticipato da Huffpost, si passa da uno schema di settimane da consumare in una fascia ristretto di tempo a 40 settimane da spalmare fino al 31 dicembre. Nel pacchetto lavoro sono attese anche due nuove mensilità del reddito di emergenza e una proroga dell’indennità di disoccupazione. Balla, invece, il rifinanziamento da 1 miliardo del reddito di cittadinanza.
Un pacchetto salute da 2 miliardi: priorità ai vaccini
Ai vaccini andranno 2 miliardi. Nel documento si fa riferimento al trasporto delle fiale, ma anche alla somministrazione. Su questo punto, in particolare, si parla di due fasi. La prima prevede l’intervento dei medici di famiglia, la seconda anche quello dei farmacisti.
L’invio delle nuove cartelle congelato fino al 30 aprile
Un nuovo slittamento per l’invio da parte dell’Agenzia delle Entrate di 35 milioni di cartelle e 15 milioni di accertamenti. Tutto congelato fino al 30 aprile. E fino a quella data stop anche al pagamento dei bollettini delle rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio. Tra gli obiettivi anche quello di sfoltire le oltre 130 milioni di cartelle che si trovano nel magazzino dell’Agenzia delle Entrate. Sono tutte cartelle che non sono state mai pagate. Tra le ipotesi quella dello stralcio delle cartelle fino a 5mila euro, comprensive di sanzioni e interessi, relative agli anni 2000-2015. In tutto sono circa 60 milioni di cartelle, con un costo di 1 miliardo nel 2021 e di un altro miliardo il prossimo anno.
Scuole chiuse. Congedi parentali al 50% e smart working agevolato per i genitori
Nel documento non compare, ma nel decreto Sostegno ci sarà anche un finanziamento dedicato al capitolo delle scuole chiuse a causa dei contagi. Il Dcpm che entrerà in vigore il 6 marzo prevede l’obbligo della didattica a distanza in caso di zona rossa o laddove si registrano 250 casi ogni 100mila abitanti nell’arco di sette giorni. Molte famiglie si ritroveranno con i figli a casa. Con il decreto ritornano i congedi parentali retribuiti al 50 per cento. Saranno destinati ai genitori degli studenti fino a 14 anni per il periodo di sospensione dell’attività didattica in presenza o per la quarantena degli stessi figli. Come i congedi introdotti la scorsa primavera, anche questi sono alternativi allo smart working e potranno essere usufruiti alternativamente dai due genitori. Sempre per le scuole chiuse o in caso di infezione e quarantena per i figli fino a 16 anni c’è la possibilità dello smart working agevolato: automatico, senza accordo individuale con l’azienda.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
PER VACCINARE SERVONO ESPERTI SANITARI, NON BLINDATI… QUANDO E SE ARRIVERANNO MILIONI DI VACCINI PIU’ CHE “ESPERTI DI LOGISTICA” SERVIRANNO MEDICI, INFERMIERI E PERSONALE SANITARIO
Chi conosce il generale originario di Potenza, considerato “il maggiore esperto di logistica delle forze armate”,
giura che gestirà l’operazione vaccinazione del Paese “come una missione di pace ma pur sempre una missione militare”.
Esercito e Protezione civile avranno un ruolo nevralgico nella distribuzione delle dosi sul territorio nazionale, impostata su un modello militare e che prevede anche una modifica del rapporto tra la struttura commissariale e i presidenti delle Regioni. Non sempre pacifico ai tempi di Arcuri. .
Il bando “arenato”
Ricordate l’esercito dei quindicimila vaccinatori che l’ex commissario Arcuri si era adoperato per mettere in campo? Emanato l’11 dicembre scorso, per selezionare un massimo di 5 Agenzie per il Lavoro, incaricate di selezionare e reclutare – con assunzione a tempo determinato di 9 mesi eventualmente rinnovabili – 3.000 medici e 12.000 infermieri e assistenti sanitari chiamati avaccinare nelle 1.500 strutture individuate e distribuite su tutto il territorio nazionale, non è chiuso. Ma nei fatti è come se lo fosse.
A febbraio, il fabbisogno previsto è stato di 2679 vaccinatori in tutta Italia. Le persone selezionate dalle Agenzie per il lavoro sono state 2885: il personale già in forza è di 1700 persone, 1000 sono ancora da contrattualizzare. Di queste ultime, 565 aspettano ancora di ricevere la visita medica dalle Asl del territorio, le altre stanno perfezionando la pratica di selezione.
Ma sul piano del fabbisogno da marzo in poi altre comunicazioni non sono arrivate. Che fine farà il bando voluto da Arcuri? Non si sa.
Quel che è certo è che tra i vaccinator ritenuti idonei e che aspettavano solo di firmare il contratto, mentre alcuni attendono la convocazione dell’Azienda sanitaria per la visita funzionale all’entrata in servizio, c’è pure chi si è visto recapitare dall’Agenzia per il lavoro che l’aveva selezionato una comunicazione del tutto inaspettata.
Un messaggio in cui si legge: “Alla luce degli avvicendamenti da ultimo intervenuti al vertice della struttura del Commissario straordinario comunichiamo che, nelle more di ricevere dalla competente struttura precise indicazioni operative, non sarà consentito alla Scrivente procedere alla sua contrattualizzazione”.
Il nodo (ancora) stretto sui medici vaccinatori
“Effetto Figliuolo”, verrebbe da commentare. Ma forse anche conseguenza della carenza di dosi dei vaccini. Perchè oggi “ci sono i medici, ma non ci sono i vaccini”, commentano dalla struttura commissariale.
Ma quando le dosi arriveranno – da aprile la carenza dovrebbe risolversi con l’arrivo fino a giugno di 64 milioni di dosi – i medici in campo basteranno?
Il 23 febbraio Governo Regioni e sindacati hanno siglato il protocollo d’intesa nazionale per coinvolgere i medici di famiglia nella campagna vaccinale. I quali, però, potranno somministrare solo il vaccino AstraZeneca o quelli di altre case farmaceutiche che, a differenza di Pfizer e Moderna, non richiedono condizioni particolari per la conservazione. Quello dei medici da impiegare per la campagna di immunizzazione, soprattutto quando si entrerà nella fase “di massa”, resta un nodo da sciogliere.
Nè si può pensare di fare affidamento sui medici militari già schierati in campo durante la prima ondata dell’epidemia, per supportare gli operatori sanitari nelle strutture, soprattutto del Nord Italia, messe sotto pressione dal virus. Questione irrisolta che Figliuolo dovrà affrontare a breve.
Figliuolo può contare sulla disponibilità , già assicurata dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a trasformare i “drive through”, le stazioni mobili – 147 in tutta Italia – allestite nel Paese, da presidio per i tamponi nella prima e nella seconda ondata dell’epidemia a punti per la somministrazione dei vaccini. È già stato fatto alla Cecchignola e al ministero si prevede di riuscire ad aumentare il numero delle strutture fino a 200.
(da “Huffingtonpost”)
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