Maggio 31st, 2018 Riccardo Fucile
INFUOCATA ASSEMBLEA DI 50 PARLAMENTARI, CAPITANATI DA TAVERNA, COLLETTI E MORRA: “HAI GIOCATO A CHI CE L’HA PIU’ LUNGO CON MATTARELLA E HAI PERSO”
Federico Capurso sulla Stampa oggi aggiunge un elemento che contribuisce a comprendere
appieno la giravolta di Luigi Di Maio, che è passato dall’impeachment a Mattarella ed elezioni subito a baciare la pantofola del capo dello Stato seccando Paolo Savona: una riunione degli eletti M5S segreta in cui sono andati tutti all’attacco del leader che li tratta come yes-men:
Nella notte di ieri, negli uffici di Palazzo Madama, cinquanta senatori pentastellati si sono visti per una riunione segreta. Danilo Toninelli e Vito Crimi, i due uomini di fiducia del leader al Senato, sono stati esclusi. Al centro della discussione, l’evoluzione delle scelte del leader: «Non siamo dei pigia bottoni», «nessuno ci dice più nulla, siamo costretti a sapere le cose dai quotidiani del giorno dopo», una senatrice scoppia in lacrime, si arriva alle urla, poi qualcuno chiede di fare ammenda, di «non riunirci alle spalle di Luigi». Ma per gli standard militareschi del Movimento, questo è il segnale di una incrinatura pericolosa.
Una lacerazione nella tenuta del gruppo che la serata successiva, durante l’assemblea, esplode in faccia al leader. «Luigi, devi ascoltare di più», «attento a non finire come Renzi, circondato solo da yes-man», «presta un orecchio anche ai cacacaz…».
Parlano la vicepresidente del Senato Paola Taverna, il deputato Andrea Colletti, altri si accodano. E così le voci critiche all’interno del gruppo M5S si sollevano all’improvviso, l’una che dà coraggio all’altra, mettendo il capo politico per la prima volta di fronte a un malcontento diffuso. Troppi gli errori, troppo isolato nel prendere le decisioni, troppe le giravolte. Di Maio per la prima volta vede la sua leadership incrinata, nonostante nessuno, tra i Cinque stelle, sia ancora deciso a guidare i delusi.
Per questo ieri Di Maio è andato a parlare in un’assemblea degli eletti pronta a tributargli applausi (i più calorosi, ci scommettiamo, erano quelli di chi accusava gli altri di essere yes-men) ma anche qualche critica.
Racconta Luca De Carolis sul Fatto:
Intanto in riunione volano obiezioni. “Luigi, ascolta di più i parlamentari ”esorta la big Paola Taverna. E il deputato abruzzese Andrea Colletti suona la stessa nota: “Dai retta ai cacaca… come me, e leggi Robert Michels”.
Ovvero il sociologo tedesco noto per un saggio sui partiti politici, in cui descrive la legge dell’oligarchia. Ma il clima è teso, tanto che i senatori Nicola Morra e Danilo Toninelli battibeccano. E magari è anche lo strascico dell’assemblea segreta di alcuni senatori della sera prima, critica con Di Maio. Ancora capo, ma affaticato.
Mentre Repubblica riporta alcuni dei più gustosi messaggi dei grillini a Di Maio in assemblea:
Paola Taverna: «La verità è che tu hai giocato a chi ce l’ha più lungo con Mattarella», esordisce brutale la vicepresidente di Palazzo Madama. «Hai pensato più al governo che al Movimento», insiste, invitando il giovane leader «ad ascoltare di più» […] «C’è troppa poca condivisione», avverte la calabrese Dalila Nesci, «ad esempio, chi ha stabilito la manifestazione del 2 giugno ed esattamente cosa faremo?». Rincara la sarda Emanuela Corda: «Ma per sapere cosa spiegare ai nostri attivisti dobbiamo guardare Barbara D’Urso?».
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 29th, 2018 Riccardo Fucile
IL POVERETTO E’ BOLLITO E VUOLE CONSEGNARE IL M5S ALL’ALLENZA CON LA LEGA…NEANCHE SI RENDE CONTRO CHE SALVINI GLI STA PORTANDO VIA ELETTORI
Fermi tutti. Nessuno tocchi Matteo Salvini. Il futuro alleato. L’ordine di scuderia è partito. Lo
staff ha chiesto a tutti gli eletti del M5S di non rilasciare dichiarazioni contro la Lega, nessuna insinuazione tipo quelle che stanno circolando e che sollevano sospetti sul suo doppio gioco.
Usare la voglia di governo del M5S per crescere nei consensi e al momento opportuno rompere per tornare al voto e incassare il dividendo favorevole di questa infinita trattativa.
Sia andata così o no, l’ordine è smentirlo. Anche se basta una passeggiata a Montecitorio per ascoltare dalla viva voce di sconosciuti parlamentari grillini che è proprio quello che pensano. «Salvini è stato molto più furbo di noi» ammette Felice Mariani, ex bronzo olimpico nel judo.
I sondaggi
È da questa amara certezza che i vertici del M5S devono ripartire. E da due sondaggi. Uno che spaventa, l’altro che fa intravedere un’opportunità .
Il primo registra il calo più sensibile dei consensi dei grillini, per la prima volta sotto la soglia del 30%, al 29,5 (Swg), mentre la Lega schizza all’insù al 27,5%. L’altro invece è dell’Istituto Cattaneo e mostra come il 90% dei collegi andrebbe ai grillo-leghisti, in caso di un’alleanza pre-elettorale.
Ma è davvero possibile? Nella Bibbia pentastellata sarebbe vietato fare alleanze. Ma tante regole si sono rimangiati i grillini.
A domanda diretta Alessandro Di Battista, pronto a tornare dai suoi viaggi cheguevariani per abbattere il Batista di turno (ora è il Quirinale), non lo ha escluso: «È prematuro ma ora abbiamo un contratto comune» ha detto a Otto e mezzo.
In realtà gli strateghi del M5S, con l’assenso di Davide Casaleggio e in attesa di capire come la pensi Beppe Grillo, sono allo studio su due ipotesi.
La prima è la più difficile: una coalizione con la Lega, che però allontanerebbe immediatamente i voti da sinistra di chi con la Lega non vuole averci a che fare.
La seconda è più strategica: andare separati alle urne e unirsi dopo il voto.
Ma è uno scenario che sottintende la rottura di Salvini con Silvio Berlusconi, per evitare che il leghista giochi su due tavoli.
Alla testa del centrodestra, infatti, Salvini avrebbe due chance: vincere con la coalizione o, in caso di mancata maggioranza, rivolgersi ai 5 Stelle.
L’Opa leghista sul M5S
Di Maio ha capito che Salvini è stato politicamente più astuto e che conclusa l’Opa su Forza Italia potrebbe completare quella sul M5S.
Allora meglio scendere subito a patti. Ne hanno parlato durante l’incontro di ieri alla Camera, dove i due leader hanno discusso di come saldare l’asse nella commissione speciale e di come far partire le commissioni semplici.
Certo, hanno affrontato anche il tema dell’impeachment. I grillini vogliono tirare dritto: ma la messa in stato d’accusa «ci sarà solo se la Lega non si tirerà indietro».
Ha capito, Di Maio, che Salvini vuole frenare e che gli sta bene lasciare da solo il capo politico del M5S nei suoi nuovi toni incendiari.
La maschera moderata del grillino è caduta. Quello che per lui era un «nonno», Sergio Mattarella, che lo ha coccolato e gli ha dato l’occasione di maturazione politica, è ora il nemico numero 1.
E non fa nulla che possa apparire ingrato verso il Capo dello Stato. Non resta che inseguire la scia di Salvini, assecondare lo schema popolo vs èlite, attaccare l’Europa, i mercati, i consiglieri del Quirinale, la Germania.
Coprire le debolezze di un fallimento con le piazze. Anche se non saranno alleati, i 5 Stelle vogliono fare una campagna fianco a fianco alla Lega. Di Maio potrebbe non avere scelta. Anche perchè Di Battista ha confermato che tornerà candidato per le elezioni anticipate.
Ecco perchè, dismesso l’abito rassicurante, Di Maio sta già indossando i vestiti più movimentisti del «Dibba».
Bisogna partire subito e mediatizzare il conflitto, con una bulimica presenza nei programmi tv.
Portare tutto a un livello diverso dalla realtà , quello della propaganda, senza pensare alle contraddizioni in cui Di Maio è precipitato.
Per esempio dire di aver proposto a Mattarella per il Tesoro Armando Siri, un deputato della Lega che ha patteggiato per bancarotta fraudolenta e che per le regole inserite nel contratto per volontà del M5S non potrebbe fare il ministro.
(da “La Stampa”)
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Maggio 29th, 2018 Riccardo Fucile
AVRA’ TIMORE CHE SALTINO I CONTI DELL’ITALIA E I SUOI SOLDI IN BANCA SI POLVERIZZINO
“Sento definire quello che è successo come drammatico, incredibile e un gravissimo scontro
istituzionale, in un crescendo di allarmati e allarmanti squittii. Era così radicata l’idea che parlare di politica significasse solo inseguire nipoti e orchestrare dibattiti sul nulla che assistiamo al disorientamento assoluto di fronte alla ripresa del confronto politico, anche duro”.
Lo scrive Beppe Grillo in un intervento sul Fatto Quotidiano.
“L’establishment è riuscito a bloccarci? Ok, fa parte del gioco! Non siamo certo affetti dalla sindrome dell’adolescente ribelle che spera che, alla fine, il padre gli dia ragione.
Mattarella ha intortato le cose oppure ha fatto lo sgambetto alla democrazia? Lo vedremo, ma quello che invece è sicuro – sottolinea Grillo – riguarda il cuore della contesa: c’è chi vorrebbe continuare a consegnarci alla speculazione e chi no”.
“Quello che ne seguirà si chiama semplicemente politica: il confronto fra interessi diversi combattuto con mezzi diversi dalla violenza”, rileva Grillo. “Sarebbe stato meglio non perdere altro tempo a cottarellarci al sole filtrato da un’aria così difficile da respirare, ma il confronto proseguirà : questa è la politica, bellezze! In alto i cuori”.
Un chiaro invito a Di Maio ad abbassare i toni
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
SONO ALMENO OTTO I SENATORI GRILLINI “RIBELLI” CHE POTREBBERO REGALARE BRUTTE SORPRESE A DI MAIO E SALVINI
Avevamo lasciato ieri Elio Lannutti, coraggiosissimo senatore a 5 Stelle nonchè Presidente di Adusbef,
a lamentarsi dell’accordo di governo M5S-Lega.
Nonostante le percentuali bulgare ottenute nella consultazioni sulla piattaforma di voto elettronico dei pentastellati a quanto pare a diversi portavoce l’idea di andare al governo con Salvini proprio non piace.
I cosiddetti malpancisti ne hanno un po’ per tutti, c’è chi non vuole che il Ministero dell’Agricoltura vada alla Lega, chi invece avrebbe preferito non fare accordi con politici di professione e chi come Paola Nugnes non gradisce le posizioni sull’Immigrazione
Ieri Lannutti scriveva parole di fuoco contro il nuovo governo parlando di “restaurazione” opposta al tanto atteso cambiamento.
Ma non solo, per Lannutti i nomi che circolavano in quelle ore erano estranei ai principi e ai valori del M5S.
Secondo il senatore pentastellato il nuovo governo era composto da «cariatidi, lestofanti del potere marcio e corrotto, legati a cricche, combriccole, faccendieri, logge coperte, grembiulini, pseudo Autorità e manutengoli del potere». Probabilmente nemmeno il governo Renzi o il governo Monti hanno ricevuto una scarica così rabbiosa di aggettivi e insulti.
Qualcosa deve essere successo nel frattempo. E non è solo la pubblicazione dell’articolo di Paola Zanca sul Fatto Quotidiano di oggi dal titolo I “ribelli” di Palazzo Madama che il contratto non prevede dove le critiche feroci di Lannutti sono affiancate a quelle della Nugnes, di Nicola Morra, Gianluca Ferrara, Saverio De Bonis, Matteo Mantero (tra i padri della legge sul biotestamento), di Alessandra Maiorino (senatrice attivista per i diritti LGBT) o del senatore Gianmarco Corbetta attivista No-Pedemontana.
In totale si tratta di circa sette o otto senatori “ribelli”.
E al Senato sono numeri che fanno paura alla maggioranza, visto che Lega e M5S hanno appena sei voti di scarto. Senza quei voti il M5S sarebbe costretto a tornare ad inseguire i diciotto senatori di Fratelli d’Italia.
Oggi Lannutti è tornato su Facebook con toni più concilianti. Non rinuncia a ricordare di “essersi battuto invano” per un premier eletto dal popolo (invece che un tecnico). Ma loda Di Maio che ha saputo fare un passo indietro per il bene del paese. Il principale attore pentastellato dell’accordo con la Lega, il Capo Politico del MoVimento, viene definito così “uno statista” del quale Lannutti è orgoglioso.
Eppure appena 15 ore prima Lannutti tuonava contro grembiulini, manutengoli e lestofanti che sarebbero arrivati al governo proprio grazie a quell’accordo approntato da Di Maio e dai vertici pentastellati.
Chissà cosa è successo per far dire a Lannutti che «Come è noto, preferisco restare dietro le quinte dando un contributo (se richiesto e gradito), ai ‘portavoce’ del M5S più giovani di me che devono andare avanti».
Dove sono finite le critiche feroci all’establishment? Sparite, normalizzate.
La situazione però sul fronte dei senatori “ribelli” rimane tesa.
Il 6 maggio Paola Nugnes, molto vicina al presidente della Camera Roberto Fico, aveva scritto un post durissimo contro Salvini e contro la Lega.
Poi la senatrice ha dedicato una serie di post sul “pacchetto Sud” facendo trasparire tutta la sua delusione per il contenuto del pacco e ha condiviso alcune critiche alla proposta di introdurre il vincolo di mandato in Costituzione.
Infine un paio di giorni fa a FanPage ha confessato che avrebbe votato la fiducia al governo (del resto è obbligata a farlo dallo statuto parlamentare del M5S) ma che non avrebbe votato flat tax (provvedimento sul quale ha detto di aver registrato anche la defezione di Andrea Roventini) e legge sull’immigrazione che prevede i rimpatri forzati.
Due punti importanti nel contratto del governo del cambiamento.
Ad oggi la Nugnes, coerentemente con le idee che ha sempre avuto, è l’unica tra i parlamentari pentastellati che ha espresso pubblicamente il suo dissenso rispetto al contratto di governo annunciando l’intenzione di non votare alcuni provvedimenti legislativi.
Gli altri 7 senatori citati dal Fatto per il momento non commentano pubblicamente.
Ma siamo così sicuri siano solo loro i dissidenti?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
L’HOT SPOT ALLO ZEN NON LO VUOLE NESSUNO, MA LE MOTIVAZIONI SONO DIVERSE
Entrambi sono contrari all’apertura di un hotspot per migranti nel quartiere popolare dello Zen. Ma lo sono in modo concettualmente diverso.
La posizione sull’immigrazione del Movimento 5 stelle divide i consiglieri comunale di Palermo.
Da una parte c’è l’ex candidato sindaco alle amministrative dello scorso anno, Ugo Forello, dall’altra Igor Gelarda, suo sfidante alle primarie.
Il primo è il fondatore di Addiopizzo, l’associazione antiracket che nei primi anni duemila guidò la ribellione contro le estorsioni ai commercianti in città .
Il secondo, invece, è un poliziotto e si era avvicinato al Movimento quando Beppe Grillo aveva rilanciato sul blog la denuncia del sindacato Consap, da lui guidato: le forze di polizia — diceva il sindacalista- non avrebbero avuto gli strumenti essenziali per far fronte al rischio contagio da tubercolosi mentre svolgevano il servizio di accoglienza per i migranti.
A far deflagrare la polemica adesso è appunto il centro per migranti che il governo nazionale vorrebbe costruire allo Zen, il quartiere popolare a nord della città .
Sia Gelarda che Forello si sono schierati contro l’hotspot allo Zen ma si sono spaccati sulle politiche da adottare per fronteggiare il fenomeno migratorio.
“La tutela dei diritti umani per noi viene prima di tutto. Per questo non crediamo che l’hotspot sia lo strumento adatto per accogliere e aiutare i migranti. Palermo non ha bisogno di luoghi in cui vengono violati i diritti fondamentali e che offrono poche garanzie a chi vi è ospitato”, era la linea indicata da Forello, capogruppo del M5s al consiglio comunale del capoluogo. Posizione condivisa da quattro consiglieri: Giulia Argiroffi, Concetta Amella, Viviana Lo Monaco e Antonino Randazzo.
Diversa l’opinione di Gelarda, che ha attaccato gli apparteneneti al suo stesso partito. “Apprendo con stupore e mio malgrado, che sull’immigrazione la posizione del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle di Palermo è diversa rispetto a quella del Movimento nazionale. Lascerei al nuovo governo, che sembra avere le idee ben chiare su come affrontare la vicenda immigrazione, stabilire di cosa ha bisogno la nostra nazione in tema di politica dell’accoglienza”, dice il poliziotto.
Gelarda in pratica ha confermato il suo parere contrario all’apertura di un hotspot a Palermo, ma citando la “chiara volontà ” del nuovo governo targato M5s-Lega (che per la verità ancora non c’è) di “dare una stretta al fenomeno migratorio, con una vera politica di rimpatri”
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 20th, 2018 Riccardo Fucile
PER LUIGI BISIGNANI LA ROTTURA E’ GIA’ IN ATTO… APPENA NASCERANNO I PRIMI PROBLEMI DI GOVERNO DIBBA E GRILLO PARTIRANNO ALL’ASSALTO
Fu proprio Luigi Bisignani, anni fa, ad ipotizzare il governo Lega-M5s. In pochi lo prendevano sul serio ma, oggi, la storia gli sta dando ragione.
E oggi, l’uomo che sussurra ai potenti terremota il quadro politico con un’altra rivelazione assolutamente clamorosa.
Dopo aver dato conto della rottura dei rapporti tra Luigi Di Maio e Beppe Grillo (il primo vicinissimo a Davide Casaleggio, il secondo invece ad Alessandro Di Battista), Bisignani rivela: nasce il partito Di Maio & Casaleggio.
Ovvero: Grillo, Di Battista e altri finiranno fuori dal nuovo soggetto voluto da Giggino, l’aspirante premier.
Bisignani spiega che dopo la morte di Gianroberto Casaleggio, il figlio Davide “ha affinato una macchina da guerra organizzativa impeccabile”.
Ha costruito una fazione le cui istanze sono lontane da quelle più sinistrorse di Grillo e Di Battista.
Non a caso, la fazione che si oppone a Di Maio e Casaleggio ha già polemizzato “su come è stata portata avanti la trattativa con la Lega”.
Il punto è che per Bisignani, “per le Europee 2019 Grillo avrà capito che il PDM (partito di Di Maio, ndr) di governo ammazza il suo Movimento e lancerà il missile Di Battista”.
Un nuovo movimento, dunque, come si sussurra da tempo.
Un movimento guidato da Dibba e Grillo.
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
IL RISCHIO DI DOVER PAGARE UNA PENALE DI 2 MILIARDI FA CAMBIARE IDEA AGLI EROICI GRILLINI… EVVIVA LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
La TAV irrompe nel contratto Lega-M5S.
Nelle prime versioni circolate l’Alta Velocità veniva considerata da fermare senza se e senza ma. Nell’ultima versione cambia tutto.
Sulla nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità , 57,5 chilometri di galleria tra Italia e Francia, dopo il monito dell’Unione Europea a rispettare gli impegni presi, e il rischio di pagare una penale fino a 2 miliardi di euro, l’iniziale chiusura sembra meno netta. Tanto che in serata la nuova versione dell’accordo circolata non parla più di sospendere i lavori, ma di “ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.
E così il NO diventa un NàŒ, con buone probabilità che quando si passerà ai fatti il nì diventi un sì, come è successo per lo Stadio della Roma a Tor di Valle e per le Olimpiadi a Torino.
Con buona pace di Laura Castelli, che come tutto il M5S piemontese sul No-TAV ha costruito una carriera politica.
La correzione dell’accordo è in controtendenza rispetto alle prime aspettative dei 5 Stelle a Torino e in Piemonte, già galvanizzati dall’impegno a stoppare i lavori esecutivi.
«Il Partito trasversale delle grandi opere trema all’ipotesi di sospendere i lavori e ridiscutere il progetto Tav», esultava in prima battuta Francesca Frediani, capogruppo del M5S in Consiglio regionale.
Quanto agli esponenti della Lega, in serata tiravano un mezzo respiro di sollievo. “Se si decide unilateralmente di sospendere il progetto, di chiudere il cantiere, ciò comporterebbe necessariamente la conseguenza che il Paese che si ritira rimborsi all’Europa e al suo partner francese le somme che hanno speso”, aveva detto ieri mattina all’ANSA Stephane Guggino, delegato generale del comitato della Transalpine, che promuove la linea ad alta velocità Lione-Torino.
Tra costi già sostenuti e fondi europei da rimborsare si parla di circa 2 miliardi di euro, senza contare gli oneri per ripristinare le zone cantierizzate e gli eventuali contenziosi con le aziende coinvolte nei lavori*
Due miliardi di buone ragioni per cambiare idea
Nella penultima versione del «contratto», M5S e Lega si impegnavano a «sospendere i lavori esecutivi e a ridiscuterne integralmente il progetto» della Torino-Lione.
Invece, nella bozza riveduta da Di Maio e da Salvini salta il blocco dei cantieri (e il pagamento delle penali): «Ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia», è infatti il compromesso partorito dai due leader che (per ora) permetterà il proseguimento dei lavori.
Il Sole 24 Ore oggi ricorda che la realizzazione è attualmente in corso sulla base di quattro trattati stipulati con la Francia nel 1996, 2001, 2012 e 2015, integrato nel 2016.
L’opera è lunga 65 chilometri di cui la parte principale è il tunnel di base del Moncenisio di 57,5 chilometri, di cui 45 in territorio francese e 12,5 in territorio italiano.
Il 21 marzo scorso il CIPE ha dato il via libera definitivo alla variante che prevede la realizzazione dell’opera da Chiomonte invece che da Susa. A oggi sono stati realizzati il 14% dei 160 chilometri previsti in galleria.
Entro il 2019 è previsto l’affidamento di appalti per 5,5 miliardi divisi in una ottantina di lotti
Terzo Valico delle mie brame
Nessun problema invece per il Terzo Valico, che anche nella seconda bozza del contratto Lega-M5S circolata non c’è lo stop, anche se verrà effettuata anche per questa infrastruttura una valutazione costi-benefici.
In ogni caso Giovanni Mondini di Confindustria Genova è già sul piede di guerra: «Per quanto riguarda il valico, parliamo di un’infrastruttura che è già stata interamente finanziata dal Cipe, per un totale di 6 miliardi, che fa parte del Piano strategico nazionale, ha 28 cantieri operativi aperti ed è a uno stato di avanzamento del 25%. Senza contare che, se qualcuno bloccasse l’opera, dovrebbe spiegare come pensa di risolvere il contenzioso miliardario che nascerà con le ditte degli appalti», dice al giornale di Confindustria.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
MA QUANDO VUOI SPUTTANARE 100 MILIARDI PENSI DI TROVARE COGLIONI CHE TE LI REGALANO? PARTI, CHE FORSE PER QUALCHE MESE SENTIAMO MENO CAZZATE, ALTRO CHE RIABILITARE BERLUSCONI “VITTIMA” DELL’EUROPA
Alessandro Di Battista sprona i parlamentari del Movimento 5 Stelle e della Lega e li incita ad ascoltare “quel che si dice nei bar, nei mercati, negli uffici dei piccoli imprenditori, nelle Università o in fila dal medico di base, non quello che esce da qualche consiglio di amministrazione di una banca d’affari”.
In un post su Facebook, Dibba punta il dito contro i mercati e rievoca “la congiura dello spread” contro Silvio Berlusconi nel 2011.
“A quanto pare – scrive Di Battista – i ‘fantomatici’ mercati sono tornati a farsi sentire. Eppure non aprivano bocca quando si massacravano i lavoratori, si tagliavano le pensioni, si regalavano denari pubblici alle banche private o si smantellava, lentamente ma inesorabilmente, lo stato sociale nei paesi di mezza Europa”.
Sarebbe interessante sapere cosa hanno fatto Di Battista e il M5S quando “si massacravano i lavoratori e si tagliava lo stato sociale”.
Ha forse mobilitato la piazza contro lo Job Acts e l’abolizione dell’art 18?
Al di là di qualche sceneggiata in Tv, quando mai ha avuto le palle per distinguersi dagli interessi aziendali del M5S?
Ha forse mosso un dito per difendere i principi della solidarietà verso chi fuggiva dai massacri o per creare lavoro nelle aree di crisi?
E allora la smetta di vestire i panni del poliziotto buono che ci possono credere solo quattro coglionazzi da bar che evidentemente bevono a credito.
Perchè vorrei vedere quale Stato “sovrano” regalerebbe 100 miliardi a un’altro Stato che se li sputtana come il nostro con spese demenziali.
Un Paese in mano alla criminalità organizzata, alla corruzione, agli evasori.
Pensa a questi, prima di accusare gli altri, stanno sotto casa tua, non a Bruxelles, anche se fingi di non saperlo.
Con i mercati in fibrillazione e lo spread schizzato a quota 150 punti, Di Battista pensa a riabilitare Berlusconi: “Sapete quel che penso di Berlusconi ma una cosa la voglio dire: più che gli scandali di B. è stata la congiura dello spread ad averlo abbattuto”.
Ma non dire cazzate, il governo Berlusconi per mantenere il potere aveva sputtanato miliardi a profusione, il debito pubblico era esploso e stavamo per andare in bancarotta .
Lo spread è un segnale economico, non una congiura, basta raccontare balle.
La finanza specula, certo, ma non se uno Stato è forte e stabile.
Chiedi informazioni al tuo amico Putin invece che fare il giro country negli Usa.
Magari ci scrivi un libro per la Mondadori.
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Maggio 14th, 2018 Riccardo Fucile
“SONO DEL SUD, NON VOGLIO FAR PARTE DI UN MOVIMENTO CHE SI ALLEA CON CHI DICEVA “VESUVIO, LAVALI CON IL FUOCO” (DI MAIO, 19 GIUGNO 2017)
Oggi l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano era costruito da una raccolta di citazioni con commento; cominciava con una interessante frase di Luigi Di Maio:
Le ultime parole fumose. “Io sono del Sud, non voglio far parte di un movimento che si allea con chi diceva ‘Vesuvio, lavali col fuoco’” (Lui gi Di Maio, allora vicepresidente M5S della Camera, Fanpage, 19.6.2017). Quindi ora si dimette da se stesso?
La buona idea della giornata è stata poi pubblicare proprio quella citazione con commento su Twitter e su Facebook:
Non uno splendido risveglio per i lettori del quotidiano.
(da “NextQuotidiano”)
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