Destra di Popolo.net

LE TRUPPE XENOFOBE GRILLINE CONTESTANO IL MANDATO ESPLORATIVO A FICO: “MAI CON IL PD”

Aprile 23rd, 2018 Riccardo Fucile

QUANTO I VERTICI TRATTAVANO CON I RAZZISTI INVECE GLI ANDAVA BENE, CHE BEI “VALORI” CHE RAPPRESENTANO

Mai con il Pd. Roberto Fico ha ricevuto da poco il mandato esplorativo per sondare un’intesa tra i 5 Stelle e il Pd quando nel blog delle Stelle la base grillina boccia un possibile accordo di governo.
“Spero che il mio voto non sia stato buttato al vento con un accordo con il Pd. Votavo Pd, ho cambiato una volta, posso ricambiare”, si legge sul blog.
“Il tentativo di accordo con il Pd – punta il dito un attivista – e addirittura con il Partito di Grasso e della Boldrini, è francamente risibile. L’ala di estrema sinistra e terzomondista del M5S farà  crollare verticalmente il consenso al Movimento e, francamente, quella politica cozza contro il volere della maggioranza assoluta degli italiani che oggi in Molise hanno sancito per il Pd un consenso divenuto ad una sola cifra (9%)”.
Per molti attivisti “l’unico governo possibile è con Salvini”, e c’è chi è pronto anche ad accettare l’apporto di “FI ridimensionata”.
“A questo proposito – scrive una militante – attenzione che a demonizzare più di tanto Berlusconi lo si rafforza, come si è visto anche ieri in Molise (poi non dite che sono gli altri a tenerlo in vita)”.
“Mai con il Pd – scrive Massimo – servi, traditori per antonomasia, venduti e venditori di nulla. Se mi viene in mente gente come i sedicenti ministri pidioti, mi viene mal di stomaco. Se vi doveste alleare con questi perdereste di sicuro un iscritto e relativo voto per quanto mi riguarda”.
Tipici linguaggi di grillini razzisti che non si sono scandalizzati quando l’ipotesi era di allearsi con un partito che in Europa altri movimenti populisti schiferebbero.

(da agenzie)

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GLI ATTIVISTI M5S CHIEDONO 5 MILIONI DI DANNI A BEPPE GRILLO

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

I MILITANTI DI “NAPOLI LIBERA”, ESPULSI INGIUSTAMENTE COME CERTIFICATO DAL TRIBUNALE, PRONTI A UNA MAXI-RICHIESTA COLLETTIVA DI RISARCIMENTO DANNI

Gli attivisti di Napoli Libera, espulsi senza motivazione dal MoVimento 5 Stelle in maniera illegittima secondo una sentenza del tribunale di Napoli, chiederanno i danni a Beppe Grillo.
Hanno pronta una maxirichiesta collettiva di risarcimento danni che rischia di arrivare a cinque milioni di euro.
Il Tribunale di Napoli con sentenza n. 3773 del 18 aprile 2018 ha accertato l’illegittimità  dell’espulsione irrogata dallo staff di Beppe Grillo nei confronti degli attivisti napoletani ed ha dichiarato che Antonio Ciccotti, Massimo Acciaro, Salvatore Cinque, Paola Staffieri, Marco Sacco e Roberto Ionta sono stati lesi nel loro diritto di partecipare alle primarie per la scelta delle candidature alla carica di consigliere comunale e di sindaco di Napoli per la lista MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative del 2016.
Una sentenza che fa il paio con quella del Tribunale di Roma del febbraio 2018 che aveva riconosciuto analoghe lesioni dei diritti di elettorato passivo di due attivisti romani per le primarie del febbraio 2016: anche in quell’occasione, come in questa, ad assistere gli attivisti M5S era l’avvocato Lorenzo Borrè.
I sei «irriducibili», hanno tenuto duro resistendo alle proposte di reintegro del Movimento e alla fine hanno avuto ragione.
Ora quindi fanno già  sapere di voler predisporre le cause civili per il maxirisarcimento tutto da intentare nei confronti di Grillo.
Spiega Roberto Ionta al Corriere del Mezzogiorno:
«Qui non si tratta di essere venali, ma ognuno di noi ha subito un danno enorme da questa vicenda. Io, per esempio, avevo ottenuto alle elezioni amministrative precedenti circa duemila voti, tutte persone che riponevano in me fiducia cieca. Quando sono stato cacciato con una mail dal Movimento ho dovuto dare spiegazioni, quasi come se avessi commesso un illecito. Per non parlare dei problemi che l’espulsione mi ha creato anche dal punto di vista professionale. Mi hanno fatto passare per una specie di impresentabile. L’allora capo politico del movimento ci chiamò “sporchi dentro”. Ora dopo due anni abbiamo finalmente giustizia. Voglio aggiungere – conclude Ionta – che destinerò una parte del risarcimento alla costruzione di un impianto idrico per dissetare i bambini africani».
Nel febbraio 2016, in occasione delle Comunarie di Napoli, il M5S aveva escluso gli attivisti grillini che facevano parte di un gruppo Facebook chiamato Napoli Libera; l’accusa nei loro confronti era quella di essersi “accordati” per proporre tematiche e candidature sul meetup di Napoli; gli attivisti avevano risposto alla sospensione con uno sciopero della fame, poi erano stati espulsi.
Nel luglio 2016 il tribunale ha cancellato le espulsioni e la decisione provocò poi i vari cambi di regole nel M5S.
L’aver partecipato al gruppo segreto su Fb “Napoli Libera” — “realizzato allo scopo di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative che avranno luogo a Napoli nel 2016” — era “un comportamento contrario ai principi del MoVimento”, si leggeva all’epoca nelle mail con le quali ai ‘sospesi’ di Napoli era stata comunicata l’espulsione dal Movimento 5 Stelle. La mail di contestazione era stata inviata al gruppo lo scorso 5 febbraio, con la richiesta di inviare le controdeduzioni.
L’attuale presidente della Camera Roberto Fico era stato indicato dagli attivisti di Napoli Libera come la longa manus che aveva guidato lo staff di Grillo verso le sanzioni per fare spazio a una “sua” candidata sindaca a Napoli che poi però venne bocciata dalle comunarie a favore di Matteo Brambilla, in seguito sconfitto alle elezioni da De Magistris.
Una ricostruzione smentita da Roberta Lombardi. Di certo fu Fico che nell’aprile 2016, quando il tribunale negò l’urgenza rinviando le decisioni nel merito a una fase successiva a scrivere su Facebook che il M5S aveva vinto in tribunale.
Quando le successive decisioni del giudice diedero torto ai vertici del M5S Roberto Fico, in nome dell’onestà  intellettuale per la quale è famoso, si rinchiuse in un dignitosissimo silenzio sulla vicenda.
In realtà , come gli spiegarono in molti nei commenti allo status, il tribunale non aveva dato ragione al M5S. Il giudice, dichiarando l’insussistenza dell’urgenza, aveva posticipato la discussione nel merito alle udienze successive.
E nel luglio 2016 il giudice diede ragione agli espulsi e li riammise. Non solo. Fu lo stesso Roberto Fico, nel marzo scorso, a fare la proposta di riammetterli a quelli che fino a poco tempo prima venivano chiamati senza mezzi termini “traditori” o “feccia” ed erano stati ritenuti colpevoli di aver congiurato contro il M5S.
Fico ha incontrato in tribunale i ricorrenti dicendo “siamo pronti a reintegrarvi” (in cambio ovviamente della rinuncia a continuare la causa sulla legittimità  del regolamento). Ora si passa al risarcimento dei danni.

(da “NextQuotidiano”)

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PAOLA NUGNES, LA SENATRICE M5S E LE SCELTE SBAGLIATE DI DI MAIO

Aprile 19th, 2018 Riccardo Fucile

PER LA PARLAMENTARE VICINA A FICO “IL NOSTRO UNICO CANDIDATO E’ IL PROGRAMMA, NON GLI UOMINI”

Qualcosa scricchiola nel granitico MoVimento 5 Stelle.
La senatrice Paola Nugnes, vicina a Roberto Fico e non nuova a critiche ai vertici (condite di solito da retromarce), apre la giornata su Facebook con due status in cui parla a suocera affinchè nuora intenda.
Nel primo la senatrice spiega che l’obiettivo che il M5S dovrebbe avere è la rivoluzione culturale, che significa “mettere in atto le proposte elaborate in rete in anni di attivismo e lavoro nelle istituzioni, attuare il Programma, Nostro Unico Candidato”.
Il programma, non Di Maio, dice la senatrice senza nominare il candidato premier e spiegando che il grillismo si è posto un obiettivo ma se non ci sono strade per perseguirlo inutile insistere. E quello che intende sembra piuttosto chiaro.
Poi la senatrice, evidentemente intenzionata a dire la sua nonostante il silenzio imposto ai parlamentari semplici dall’ufficio comunicazione del M5S, dice un’altra verità : se ci si trova in situazione di stallo alla messicana la colpa non è del Rosatellum — come tra l’altro è stato spiegato da molti — perchè le leggi elettorali servono a eleggere i parlamenti e non a formare i governi.
Il tripolarismo all’italiana ha causato questi risultati e lo stallo ne è la semplice conseguenza.
Infine, un’altra stoccata con obiettivo molto chiaro: “Avremmo dovuto PRIMA rivoluzionare questo paese e poi puntare al governo del paese, ma si sa, si è scelto di fare diversamente…”
L’uscita della senatrice, la cui fedeltà  al M5S non è in discussione, è la testimonianza che sotto la cenere dell’unanimismo con cui l’assemblea dei parlamentari ha ribadito la linea Di Maio — nessuna alleanza con Berlusconi, offerta alla Lega per un governo di cambiamento — cova il fuoco di una ribellione alla politica dei due forni immaginata da Di Maio come del resto era già  chiaro dai tanti commenti negativi comparsi negli status del candidato premier.
Il problema è quale alternativa proporre, visto che se ai parlamentari meridionali grillini non piace l’alleanza con la Lega, in pochi gradiscono l’alternativa Partito Democratico.
Il M5S sopporterebbe un altro Aventino di cinque anni senza spaccarsi?

(da “NextQuotidiano”)

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IL “GRANDE COMPLOTTO” DELL’INCARICO A CASELLATI: LA BASE GRILLINA VEDE LE STELLE

Aprile 18th, 2018 Riccardo Fucile

“IL DISEGNO E’ CHIARO: SBARRARCI LA STRADA. SE IL M5S APPOGGERA’ IL GOVERNO NON AVRA’ PIU’ IL MIO VOTO”

Stamattina, come ampiamente annunciato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito ad Elisabetta Alberti Casellati un mandato esplorativo per verificare la possibilità  di un governo tra centrodestra e MoVimento 5 Stelle.
Un compito che la presidente del Senato, dopo un incontro stamattina di una ventina di minuti con il capo dello Stato, ha accettato spiegando che intende affrontare il compito con “lo stesso spirito di servizio che ha animato in queste settimane il ruolo di presidente del Senato”.
Il MoVimento 5 Stelle ha risposto alla decisione del presidente della Repubblica, che avrebbe potuto conferire anche l’incarico a Roberto Fico (e non è detto che ciò non avvenga dopo l’eventuale fallimento del tentativo di Casellati), con un video di Luigi Di Maio in cui il candidato presidente del Consiglio del M5S ha augurato buon lavoro alla presidente del Senato considerando l’incarico esplorativo un modo “per fare chiarezza” e rilanciando il suo impegno “sul reddito di cittadinanza, sullo stop al business dell’immigrazione e sulla lotta alla corruzione”.
Ma il popolo a 5 Stelle, evidentemente già  scottato dalle affermazioni di Di Maio sulla possibilità  di un governo con il Partito Democratico, non ha preso molto bene la designazione di Casellati e l’atteggiamento di Di Maio: “Praticamente l’incarico alla berluscona di turno!!! Sto iniziando a rompermi e con me tanti altri. Non vedo il perchè del tuo sorriso caro Di Maio”, ha scritto Raffaella sulla pagina fb del leader M5S; “Non ci hai detto niente di nuovo, sei troppo diplomatico ultimamente, occhio a quello che decidete xche’ i voti come sono venuti se ne vanno pure”, ha minacciato Vincenzo.
In molti, soprattutto, non concordano con le astruse procedure della Costituzione più bella del mondo, che permette addirittura a un “non votato dal popolo” di salire al Quirinale per l’incarico: “Ha dato l’incarico a una che ha preso 0 voti ma di cosa stiamo parlando si rimetteranno tutti insieme la situazione è questa punto fai valere i voti presi non fare cazzate”.
Moltissimi commentatori si sono lamentati per la scelta di Casellati oppure hanno contestato l’atteggiamento di chiusura di Di Maio nei confronti di Berlusconi.
Il grande complotto dell’incarico a Casellati fa parte di un disegno chiaro, secondo gli adepti pentastellati: “Sbarrare la strada ai 5 Stelle”. «Quando la Casellati si presenta a parlarvi rispeditela a cena a casa del suo capo a Arcore», consiglia una commentatrice del Blog delle Stelle.
E mentre qualcuno — pochi — si rende conto del fatto che il mandato esplorativo fa parte di una strategia che il presidente Mattarella pone in essere proprio perchè la ricerca della maggioranza è in un vicolo cieco, la maggior parte dei grillini riuniti nell’agorà  di Internet gliele canta forti e chiare all’emissaria di Berlusconi: l’unico presidente del Consiglio buono è Luigi Di Maio.
Lotta dura senza paura
Elisabetta Casellati, tra l’altro, è stata eletta con i voti di una maggioranza composta dal centrodestra unito e dal M5s, cioè le due formazioni che hanno avuto maggior successo alle ultime elezioni.
La sua scelta è quindi un modo per rispettare nel primo tentativo la volontà  popolare, come chiesto a gran voce in questi giorni dai leader di centrodestra e 5 Stelle. Il compito che le è stato conferito ha poi una durata temporale molto limitata: due giorni.
Entro venerdì la Presidente dovrà  tornare al Quirinale per riferire sulla sua esplorazione, ben prima che si chiudano le ormai famose urne del Molise. Il tempo che Mattarella intende concedere ai partiti, dunque, non è infinito e non deve essere o apparire come una dilazione sulla strada della soluzione del problema: dare presto un governo stabile al Paese.
Ma la questione non è chiara ai fan dei 5 Stelle: “Praticamente continua la presa per i fondelli perchè durante le consultazioni a stanza chiusa, lontano da orecchie indiscrete avete già  deciso tutto”, dice Aniello; “Non ce l’ha fatta Mattarella in 45 giorni a formare un governo e ora ce la deve fare la Casellati di forza Italia in due giorni??o forse è tutto già  deciso…!! Se la mettiamo cosi si rivota !!”, sostiene Francesco. Insomma, ai grillini non la si fa.
E la situazione è disperata, ma non seria.

(da “NextQuotidiano”)

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LE ESPULSIONI DAL M5S ILLEGITTIME ANCHE A NAPOLI

Aprile 18th, 2018 Riccardo Fucile

UN’ALTRA SENTENZA CERTIFICA CHE I METODI DEL M5S NON SONO CORRETTI NE’ DEMOCRATICI

Il Tribunale di Napoli con sentenza n. 3773 del 18 aprile 2018 ha accertato l’illegittimità  dell’espulsione irrogata dallo staff di Beppe Grillo nei confronti degli attivisti napoletani ed ha dichiarato che Antonio Ciccotti, Massimo Acciaro, Salvatore Cinque, Paola Staffieri, Marco Sacco e Roberto Ionta sono stati lesi nel loro diritto di partecipare alle primarie per la scelta delle candidature alla carica di consigliere comunale e di sindaco di Napoli per la lista MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative del 2016.
Una sentenza che fa il paio con quella del Tribunale di Roma del febbraio 2018 che aveva riconosciuto analoghe lesioni dei diritti di elettorato passivo di due attivisti romani per le primarie del febbraio 2016: anche in quell’occasione, come in questa, ad assistere gli attivisti M5S era l’avvocato Lorenzo Borrè.
Nel febbraio 2016, in occasione delle Comunarie di Napoli, il M5S aveva escluso gli attivisti grillini che facevano parte di un gruppo Facebook chiamato Napoli Libera; l’accusa nei loro confronti era quella di essersi “accordati” per proporre tematiche e candidature sul meetup di Napoli; gli attivisti avevano risposto alla sospensione con uno sciopero della fame, poi erano stati espulsi.
Nel luglio 2016 il tribunale ha cancellato le espulsioni e la decisione provocò poi i vari cambi di regole nel M5S.
Dopo Roma, oggi il M5S si ritrova un’altra sentenza del tribunale in cui si spiega che i loro metodi non sono corretti nè democratici.

(da “NextQuotidiano”)

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COSI’ L’IMPERATORE CASALEGGIO CONTROLLA IL M5S

Aprile 18th, 2018 Riccardo Fucile

L’UNIVERSO PENTASTELLATO E’ UNA PIRAMIDE: CI SONO GLI ELETTORI MILITANTI, I POLITICI DI ROMA AFFAMATI DI POTERE E IL CAPO-AZIENDA CHE NELLA PENOMBRA FA GIRARE TUTTO.. TRE LIVELLI NON COMUNICANTI TRA LORO

L’Imperatore per diritto dinastico non siede mai. Resta in piedi, nella penombra, appoggiato al muro al lato della platea delle Officine H di Ivrea, per l’intera durata dell’evento in memoria del padre, riceve la fiumana di gente che viene a rendergli omaggio.
Pochi alla volta, ma per ore. Attivisti, amici, conoscenti, bambini, lobbisti, parlamentari. I più timidi approfittano del fatto che si trova lungo la traiettoria verso la toilette: andavo innocentemente in bagno e ops, ecco mi trovo davanti Davide Casaleggio, che sorpresa.
Come folgorati sulla via di Damasco, comunicatori e piccoli imprenditori si alzano di scatto dalla poltroncina, startupper emergono dalla folla, inventori scartano di lato, si avvicinano e fanno il loro numero.
C’è chi giunge le mani in segno di preghiera («dieci secondi soltanto»), chi consegna chiavette, biglietti da visita, raccomandazioni («con questi dovete parlarci»), strette di mano. Matteo si raccomanda per il suo caso personale, Giovanna vuol «ringraziare per tutto questo».
Il formicaio è in piena attività . L’Imperatore annuisce, sorride, svia.
Spegne qualsiasi domanda o assalto giornalistico, scatta soltanto quando vede una telecamera o macchina fotografica che lo stia puntando: solo allora fa passi veloci, allunga la mano a coprire l’obiettivo. Niente riprese, niente immagini. Non ne circolano, in effetti.
Quando non è impegnato coi fan – o con l’esclusione ignobile di giornalisti scomodi – Davide Casaleggio chiacchiera coi pochi ammessi a dialogo: Luca Eleuteri, cofondatore e braccio destro in Casaleggio Associati, Enrica Sabadini, trentacinquenne astro in ascesa e new entry nell’associazione Rousseau dopo l’uscita di David Borrelli, qualcun altro che rifiuta esplicitamente di dichiarare anche solo il proprio nome di battesimo – alla faccia della trasparenza.
Erano queste le scene della kermesse di Ivrea del 7 aprile per ricordare Gianroberto Casaleggio, il Fondatore. Un mondo a parte: mentre il magistrato Nino Di Matteo tra gli applausi scroscianti chiedeva si facesse chiarezza sulle stragi, Casaleggio jr confrontava la propria cover del telefonino con i più fidi (hanno tutti la stessa: chiara, con il disegno stilizzato di un palloncino rosso, dettaglio identitario-familiar-aziendale).
Clap clap destinati dall’Imperatore all’ospite più atteso dagli attivisti grillini: tre. Più interessato alla psicologa Maria Rita Parsi e ai suoi video coi bambini.
Alla fine della giornata ringrazierà  soprattutto «il mio circolo subacqueo, che si è riversato in massa». Il sospetto è che delle analisi e tattiche sulle alleanze, o le dosi di antiberlusconismo più appropriate al momento storico, il giorno per giorno della scalata al governo, lo lascino integralmente indifferente. Il che è tutt’altro che un dettaglio, trattandosi del padrone del primo partito d’Italia.
Ci sono luoghi in cui le cose si svelano. Ivrea è uno di questi.
E l’esatta disposizione piramidale, stratificata, non comunicante del potere a Cinque stelle è la vera domina, l’elemento più rilevante, di Sum02, l’evento annuale organizzato dalla Associazione Gianroberto Casaleggio per commemorare il fondatore dell’Impero (oltre a tutto il resto, Gianluigi Nuzzi, che il Cielo lo perdoni, presenta dal palco chiamandolo «Sam», come si trattasse di inglese).
Una visione d’insieme è impossibile – più che un mondo ordinato un formicaio in cui ciascuno ha a cuore un pezzettino, che gestisce in modo distinto, ma non scoordinato rispetto agli altri.
Ci sono almeno tre livelli, in ordine non intercambiabile: l’Imperatore e la sua azienda, la politica e il circo che le gira intorno, gli iscritti e gli attivisti.
E che è il capo – e non il leader politico – l’unico a contare davvero. L’evidenza è palmare.
Ancora meglio adesso, che Beppe Grillo, il volto su cui una volta poggiava tutto, il nume tutelare del blog omonimo (che adesso si è ripreso), interviene giusto ogni tanto, in funzione di rassicurazione, selfie e grigliate – perfetto nei panni del Garante, così come da nuovo statuto M5S.
Mentre a chi dagli ambienti di Forza Italia lo cerca – in virtù di passate collaborazioni – per trovare una interlocuzione finalizzata alla formazione del governo, il comico risponde: «Non ho idea di chi sia stato eletto, ti mando un contatto», e rinvia direttamente a Luigi Di Maio. Fine della fiera.
Conta Davide, dunque. Conta l’azienda, la rete d’intorno, e al limite la comunicazione che ad essa fa capo, cioè Rocco Casalino, intoccabile e intoccato trait d’union con i Palazzi di Roma.
Il resto è avvolto in una vaghezza opaca che è una cifra costante: sono vaghi i rendiconti, sono vaghi i ruoli, resta vago persino il numero di iscritti alla Associazione Gianroberto Casaleggio, che pure si annuncia «raddoppiato rispetto allo scorso anno» (raddoppiato rispetto a che cifra? «Non è un dato pubblico», rispondono le ragazze addette alla raccolta fondi).
Anche se poi M5S ha preso il 32 per cento con il nome di Di Maio, anche se è lui e non l’Imperatore quello in piena trattativa per il governo, nessuno a Ivrea si sogna di presentarsi alla corte dell’eventuale premier, che pure sta piantato in prima fila, pettinato e illuminato dai riflettori come uno che sia già  premier.
Di Maio, qui dentro, è uno dei tanti. È come Alfonso Bonafede, l’annunciato ministro ombra della Giustizia capace di ammettere candidamente di non avere potere di manovra nemmeno sul proprio accredito per l’ingresso («mi hanno dato questo badge, con il QrCode, se ne occupa una società  esterna»).
O come Paola Taverna, spigliatissima, persuasa a spostarsi nel più protetto retropalco dopo aver svolto davanti ai giornalisti una serie di dialoghi più adatti a un film di Verdone che al suo neoruolo di vicepresidente del Senato (ad esempio quello con la Iena trombata alle elezioni Dino Giarrusso: «Jaa famo, co ‘sto governo?», domanda lui. «Jaaa famo, jaaa famo» risponde lei).
O come Vincenzo Spadafora, potentissimo consigliori di Di Maio che però, giunto al cospetto dell’Imperatore, gli stringe la mano con timida cortesia e stop.
L’unico che comand
Vanno tutti da Casaleggio, per forza. È lui il presidente della Casaleggio Associati (oltrechè dell’Associazione Gianroberto Casaleggio) ed è presidente, amministratore unico e tesoriere della Associazione Rousseau – come ha notato il Foglio.
Cioè ha le chiavi del cuore del Movimento, e dell’azienda che, fra le altre cose, gli ha sviluppato la piattaforma: gli iscritti, i dati , le decisioni, i soldi che arrivano al Movimento Cinque stelle.
Che già  non sono pochi e che saranno sempre di più: finora quasi 600 mila euro alla Associazione Rousseau (per non parlare dei contributi pubblici che pioveranno sugli sterminati gruppi parlamentari), e adesso la manna dei 300 euro al mese che dovrà  versare ciascuno dei 339 parlamentari eletti (227 alla Camera, 112 al Senato), per un totale di 1,2 milioni l’anno, 6 per l’intera legislatura.
Un elemento da non sottovalutare, quando si parla di possibile e imminente ritorno alle urne: «Chi glielo fa fare, a Casaleggio, di rinunciare a tutti quei soldi per tornare a votare? In nome di che, della difesa di Di Maio premier?», è una delle riflessioni che si sentono più spesso tra i volponi di Palazzo.
Questo tema, intrecciato alle prospettive del futuro non immediato, è alla base dell’indicibile (e, infatti, negata) tensione che si è sviluppata in queste settimane tra l’ala Casaleggio e quella che gli sta subito sotto, il variopinto mondo di Luigi Di Maio.
Se Casaleggio, al di là  dell’incontro furiosamente smentito con Salvini solo un anno fa, ha comunque intessuto un filo con la Lega – e si tratta di una tradizione familiare, vista la simpatia che Gianroberto aveva per Umberto Bossi – e se a Ivrea la platea degli iscritti era più incline a sintonie con la Lega che con i dem, è vero che Di Maio è costretto a fare valutazioni diverse.
La regola dei due mandati, per ora, ha resistito a tutti gli assalti, persino all’ultimo, recentissimo: la chance di Giggino è dunque unica, questa qui. Mentre Davide, l’Imperatore, ha tutta una vita davanti. E un sacco di altri nomi su cui puntare.
Il sottogovern
Si capisce dunque, il sovraffollamento attorno. È il Cinque stelle che si prepara al sottogoverno, ancor più che al governo. È nelle liste di nomine con le quali raccontano giri il fedelissimo Stefano Buffagni, l’uomo del Nord che tiene i rapporti con i ceti produttivi e che si è confezionato una specie di schedina del Totocalcio dei prossimi collegi sindacali in scadenza.
È nei lobbisti e addetti alle relazioni istituzionali che cominciano a circolare attorno all’evento di Ivrea (l’anno scorso non c’erano).
È nel formicolare di interlocutori trasversali, che testimoniano l’attenzione da parte di mondi finora tutt’altro che scontati.
Se il fan del lavoro gratis Domenico De Masi e il sovranista Diego Fusaro sono felici di farsi i selfie insieme con lo sfondo di Sum02, un ex ministro del governo Letta come Massimo Bray stenta a trovare la voce per raccontare in pubblico di aver dibattuto di globalizzazione «con Luigi» alla Treccani, dopo che Di Maio l’aveva chiamato appositamente per approfondire.
Mondi che, in perfetto modello a Cinque stelle, spesso e volentieri nemmeno si conoscono tra loro. Sul punto si danno casi estremi: come quell’ospite che, alla vista di Andrea Scanzi, impegnato sul palco della Casaleggio in un monologo – curiosamente serio – sul fatto che «l’intellettuale non può fare il tifoso», e che il giornalista ha «il ruolo sacro» della «sentinella», abbia domandato candido al proprio vicino: «Ma questo chi è?».
Gente che non si conosce e a volte nemmeno si stima: il direttore dell’Istituto italiano di tecnologia, Roberto Cingolani, è ad esempio inconciliabile con i profili no vax del Movimento. Come fanno a conciliarli? Già , come fanno? Un mistero.
Che però è alla base del funzionamento dei Cinque stelle. Secondo la teoria formiche-formicaio raccontata dallo stesso Davide Casaleggio nel giovanile “Tu sei rete”, ed evidenziata nel suo libro su M5S da Iacoboni (il giornalista che l’Imperatore ha messo alla porta) come chiave per significare il funzionamento di M5S: «I formicai rappresentano il miglior esempio di auto-organizzazione. Le formiche seguono una serie di regole applicate al singolo, attraverso le quali si determina una struttura molto organizzata, ma non centralizzata», è la teoria casaleggiana.
Affinchè questo sistema resista è necessario che le formiche non sappiano mai quali sono le regole: «Una formica non deve sapere come funziona il formicaio, altrimenti, tutte le formiche ambirebbero a ricoprire i ruoli migliori e meno faticosi, creando un problema di coordinamento».
Nel formicaio, le cerchie nobili sono pronte a governare. La terza, quella di militanti e attivisti, resta un po’ indietro, avvinta ma perplessa per la piega che hanno preso gli eventi.
«Per la velocità  soprattutto, ci voleva più tempo per costruirci», dice un militante storico di Roma. La base, in fondo, è ancora quella più grillina, capace di discutere per ore di come si arriva all’obiettivo rifiuti zero. O di inceneritori, alberi, vetro, buche. «Andare al governo? Beh è chiaro che la prospettiva schiaccia tutto questo. Lo sappiamo, ma siamo cresciuti vorticosamente, persino oltre le aspettative», dice una attivista di Milano: «Che alternativa c’era?».

(da “L’Espresso”)

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VERTICE TRA DI MAIO E CASALEGGIO: AVANTI SUL FORNO PD, SPERANDO CHE IL COLLE REGALI ALTRO TEMPO

Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile

SI SPERA NEL FALLIMENTO DELL’ESPLORATORE

All’ora di pranzo arriva la benedizione finale: “Luigi, ci fidiamo di te, vai avanti”.
È Davide Casaleggio a dare l’imprimatur al tentativo del Movimento 5 stelle di trasformare in primario il forno finora tenuto in disparte.
Quello in cui dovrebbe cuocere il pane del governo tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico.
Un pranzo blindatissimo, nel caffè Illy, a qualche sampietrino di distanza dall’ingresso del palazzo di Montecitorio dove Luigi Di Maio ha stabilito il proprio quartier generale.
Presenti solo il capo politico della truppa stellata, il figlio del fondatore e Pietro Dettori, ormai vera e propria cinghia di trasmissione fra la sfera milanese e quella romana dell’universo a 5 stelle. Una tavola blindatissima. Dalla quale però filtra la benedizione per la linea seguita dai vertici romani.
Una mossa che acquisisce ancor più valore alla luce del fatto che sul calare della scorsa settimana Casaleggio ha avuto modo di confrontarsi a lungo con Beppe Grillo.
Il Movimento nelle sue figure apicali si stringe intorno all’uomo su cui ha investito tutto. La scommessa di Di Maio ha una posta molto alta. Virare sui Dem dopo settimane di canali privilegiati tenuti vivi con Matteo Salvini.
Lunedì una pelo e contropelo riservato alla Lega che aveva il sapore di un’exit strategy. Perchè non solo Di Maio ha battuto sul tasto del no a Silvio Berlusconi, as usual. Ma ha anche scavato un solco profondo sulla politica estera. Sulla Siria in particolare.
Quando il martello batte sulla sostanza delle cose — nello specifico il primo scenario di crisi che il nuovo esecutivo si terrà  per le mani — colpisce molto più a fondo di qualche randellata sulle schermaglie da tattica di Palazzo.
Così oggi nel quartier generale si sono soppesate con profonda attenzione le parole di Maurizio Martina. Che ha rilanciato su tre punti specifici: reddito di inclusione, assegno universale per le famiglie con figli e salario minimo legale.
Nessuna novità , ma la tempistica con cui il segretario reggente del Nazareno è uscito è stato considerato un segnale. Così a metà  pomeriggio i capigruppo Giulia Grillo e Danilo Toninelli diramano una nota di apprezzamento.
Eccola: “La proposta avanzata da Maurizio Martina rappresenta un’iniziativa utile ai fini del lavoro che sta svolgendo il comitato scientifico per l’analisi dei programmi presieduto dal professor Giacinto Della Cananea. Abbiamo sempre detto che ciò che vogliamo fare è partire dai temi che interessano ai cittadini”.
Si metta nel canestro di giornata anche una nota della delegazione grillina a Bruxelles nella quale ci si dice “pronti a collaborare con Emmanuel Macron per l’agenda europea” e mancherebbe solo un indizio per veder materializzarsi la classica prova.
Fonti 5 stelle accreditano un certo scambio sull’asse Di Maio — Martina.
E identificano in Roberto Giachetti, Matteo Richetti e Graziano Delrio i possibili pontieri con l’area che fa capo a Matteo Renzi, quella che di fatto sta gettando secchiate d’acqua sul fuocherello alimentato dal Movimento.
Ettore Rosato, già  capogruppo e oggi vicepresidente della Camera, stronca con l’ironia le avances, prendendo a spunto un articolo del Foglio nel quale si evidenzia una sostituzione del programma M5s votato in rete con una copia edulcorata messa online qualche giorno dopo le votazioni.
E twitta: “Caro Di Maio, vorrei sapere quale programma valuterà  il comitato Della Cananea: quello presentato ai cittadini o quello scritto dopo 4 marzo?”. Lo segue a ruota Andrea Romano, che con un editoriale su Democratica, l’organo di stampa del Pd, bolla come fallimentare l’esperienza di Di Maio, certificandone l’impossibilità  di andare a Palazzo Chigi.
La pietra tombale sembra metterla il capogruppo al Senato Andrea Marcucci: “I 3 punti di Martina? Rivolti al futuro premier incaricato, non sono un’apertura ai 5 stelle”. E lo stesso segretario Dem, sia pur in maniera più sfumata e lasciando galoppare tutto il giorno il dibattito, ha marchiato di strumentalizzatori gli esegeti delle sue parole.
De profundis? Forse. Perchè nella war room stellata rimane la convinzione che Sergio Mattarella procederà  con l’affidare un mandato esplorativo, cercando di fatto di prendere ulteriore tempo.
“E da qui a 10 giorni nel Pd tante cose possono cambiare”, è la speranza-convinzione di chi è a stretto contatto con Di Maio. Gli stessi che spiegano che, nonostante l’avvenuto sorpasso, l’ipotesi Lega non sia tramontata.
Se l’esploratore fosse la presidente del Senato Elisabetta Casellati, è il ragionamento, il fallimento di un suo tentativo potrebbe dare il là  a Salvini per cambiare schema, sganciandosi dal centrodestra.
Strategie, progetti, speranze, illusioni. Il segretario della Lega a sera dai microfoni di Di Martedì è tornato a minacciare il voto in caso di mancato accordo politico, ha espresso apprezzamento per la Casellati ma anche per Roberto Fico come possibili incaricati dal Quirinale, ha chiuso la porta al Pd e aperto a un governo con il solo scopo di fare una legge elettorale.
Infine, ha risposto così a Di Maio: “Torni sulla terra, ci vediamo e si parte”. Distanze siderali.

(da “Huffingtonpost”)

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COSA SI NASCONDE DIETRO LA VICENDA DEL PROGRAMMA M5S CAMBIATO RISPETTO AL PRECEDENTE VOTATO SENZA ESSERE CERTIFICATO DA NESSUNO

Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile

UN PROGRAMMA “FATTO SPARIRE” E SOSTITUITO IN SEGRETO CON UNO “COMPLETAMENTE NUOVO E NON VOTATO DA NESSUNO”…E UNA PIATTAFORMA CHE NESSUNO SA COME FUNZIONI

Il programma del M5S è — stando a quello che dicono i pentastellati — l’unico programma elettorale scritto dagli italiani, per l’Italia e gli italiani.
Ma è davvero così?
Già  qualche tempo fa avevamo riportato i dubbi della senatrice Elena Fattori che si era lamentata su Facebook che il programma in materia di prevenzione vaccinale era stato modificato e che anche alcuni aspetti relativi all’immigrazione fossero stati in qualche modo “ritoccati”.
Anche il programma difesa, votato su Rousseau aveva subito qualche “emendamento” dal momento che tra una prima versione “provvisioria” frutto della votazione e quella definitiva era scomparso ogni accenno alla sospensione del programma di acquisto degli F35 (che pure era esplicitamente menzionata nel programma votato online).
Oggi il Foglio ha scoperto che altri passaggi del programma sono stati modificati e parla apertamente di un programma “fatto sparire” sostituito con “in segreto” con uno “completamente diverso e non votato da nessuno“.
Il tutto viene fuori mentre il M5S ha dato l’incarico al professor Giacinto della Cananea di istituire un Comitato Scientifico per analizzare i programmi elettorali di M5S, Lega e Partito Democratico alla ricerca di possibili convergenze.
Il programma votato dagli iscritti sarebbe stato quindi sostituito (non si sa da chi, ma non è poi difficile individuare i presunti responsabili), forse per agevolare un accordo? Il movente non è noto, vero è che alcune posizioni risultano ammorbidite.
Secondo il Foglio tutto sarebbe avvenuto dopo il voto delle politiche.
La prova? Il fatto che su WebArchive fino al 2 febbraio sulla pagina del programma del MoVimento 5 Stelle c’era un programma, poi il 7 marzo è comparsa un’altra versione, quella modificata.
In realtà  la prova del Foglio non prova che il programma sia stato caricato a tre giorni dal voto. Quello che il Foglio non spiega bene è che Waybackmachine (il servizio di archiviazione delle pagine Web) non funziona esclusivamente in maniera automatica. È necessario l’intervento di un utente che “chieda” al sito di archiviare una specifica pagina Web.
La storia delle modifiche fatte “di nascosto”
Le modifiche incriminate potrebbero essere quindi avvenute in un qualsiasi momento tra il 2 febbraio e il 7 marzo, solo che fino al 7 marzo nessun utente ha richiesto l’archiviazione delle pagine relative al programma.
Il 2 febbraio poi non è una data qualsiasi, è quella in cui è stato pubblicato l’articolo de Il Post sui plagi nel programma del MoVimento 5 Stelle.
Non è un caso che su Il Post ci sia un articolo dove sono stati salvate le versioni del programma dove sono presenti i plagi.
Ad un occhio attento non sfuggirà  nemmeno che alcune delle voci (ad esempio le voci di programma su Esteri, Giustizia, Immigrazione e Difesa) fossero “versioni parziali” che risalivano a volte anche a parecchi mesi prima. Ad esempio la versione che per comodità  chiameremo “originale” del programma Esteri risale al 13 aprile 2017.
Il programma Esteri è quello dove, secondo il Foglio, sono state apportate le modifiche più significative. Il punto di partenza per la stesura del programma è stata senza ombra di dubbio la proposta di votazione su Rousseau (una ratifica, per la precisione) su alcuni punti programmatici nell’aprile 2017 (ecco perchè la versione provvisoria è del 13/04/2017).
Il MoVimento non è più filorusso? Non proprio
Tra i punti da votare c’erano: Contrasto ai trattati internazionali come TTIP e CETA; Sovranità  e indipendenza; Un’Europa senza austerità ; Ripudio della guerra; Smantellamento della Troika; Russia: un partner economico e strategico contro il terrorismo e Riformare la NATO.
Tutti questi punti sono stati recepiti nel programma, sia in quello “provvisorio” che in quello “cambiato”.
Non dimentichiamo che tra il 2 febbraio e il 7 marzo il M5S avrà  senza dubbio cercato di mettere mano alle varie voci del programma per rispondere alle accuse di plagio apparse su Il Post e che quindi una parte delle modifiche siano da attribuirsi a quel motivo.
Il Foglio sostiene che il nuovo programma sia “meno filorusso” rispetto a quello “originale” (che però era provvisorio). Un confronto visivo tra i due fa emergere come in realtà  il “punto programmatico” sia sempre lo stesso.
Sono scomparsi i riferimenti a Trump che auspicava il dialogo con la Russia, del resto nel febbraio 2018 Trump aveva smesso di voler dialogare con la Russia già  da un po’ (almeno nei giorni dispari) ma in sostanza non si può dire che sia “completamente diverso”.
La parte relativa alla “riforma della NATO” (anche quella auspicata da Trump, ad inizio mandato) ha subito rimaneggiamenti più pesanti.
È scomparso totalmente il discorso relativo al disimpegno dalle missioni NATO (votato dagli attivisti) dove il M5S scriveva: «Sottoporremo al Parlamento un’agenda per il disimpegno dell’Italia da tutte le missioni militari della NATO in aperto contrasto con la lettera e lo spirito dell’art. 11 della nostra Costituzione».
Nel programma Esteri definitivo invece la formulazione è questa «Quindi, pur prendendo quale assioma la legittimità  costituzionale della partecipazione italiana alla NATO sino alla data della pronunzia n. 1920/1984 della Corte di Cassazione, il Movimento 5 Stelle ritiene che tale legittimità  costituzionale non possa essere estesa all’adesione al Nuovo Concetto Strategico assunto nel vertice di Washington del 1999». Ma del resto non si può dire che la svolta atlantista del MoVimento sia successiva alle elezioni, anzi è stata annunciata con un certo anticipo.
Davvero c’è una “truffa” del MoVimento 5 Stelle sul programma?
Certo, alcune posizioni sono state senz’altro ammorbidite, non si parla più dei danni dell’unilateralismo occidentale o di neocolonialsimo (un termine giudicato forse troppo “movimentista) ma quando si scrive che il M5S “ricerca il multilateralismo” non si può nemmeno affermare che stia dicendo una cosa “completamente diversa”. Anche sull’euro, tema sul quale le posizioni del M5S sono state a dir poco ambigue in questi ultimi mesi, il programma parla “chiaro” riferendosi ad una irrinunciabile necessità  di restituire agli stati membri sovranità  in ambito economico monetario addirittura quantificando il danno “causato all’economia dell’eurozona e dell’Unione europea da queste pratiche fiscali aggressive e fare in modo che gli Stati danneggiati siano risarciti dalle multinazionali“.
Si può parlare di una truffa quando si notano questi cambiamenti?
È una “truffa” il fatto che il MoVimento abbia abbandonato i toni barricaderi e optato per un linguaggio più paludato e consono ad una forza di governo?
A mio avviso no, e per due ragioni: la prima è che non sappiamo quando è stato cambiato il programma la seconda è che nessun ente terzo ha mai certificato le votazioni su Rousseau delle quali non sappiamo il funzionamento e che possono essere benissimo (a voler essere complottisti) essere state manipolate.
Dire che che sono stati cambiati in modo radicale i programmi “votati dagli iscritti” significa non voler tenere conto di questo “piccolo” problema di democrazia e trasparenza.

(da “NextQuotidiano”)

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BASE M5S DISORIENTATA E CRITICA SULLA SVOLTA ATLANTICA

Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile

LO ZOCCOLO DURO PROTESTA: “ALLA DEMOCRISTIANITE DOVREBBE ESSERCI UN LIMITE”

Italia, aprile 2018. “Se ti pieghi anche tu alle menzogne della Nato, degli Usa, dei Francesi, degli Inglesi senza mostrare un briciolo di sovranità , perderai il mio voto”.
È grande il disorientamento sotto il cielo solcato dalle scie luminose dei missili lanciati dalla coalizione a guida statunitense diretti su obiettivi siriani.
Non si parla del grande dibattito che scuote e appassiona l’opinione pubblica internazionale, ma della discussione nella discussione che sta avvenendo nell’universo del Movimento 5 stelle.
Il commento di cui sopra, scritto da Giuseppe Cascio e il più apprezzato tra gli utenti che frequentano la pagina Facebook ufficiale del Movimento, è solo la punta dell’iceberg di un popolo al quale la prudentissima svolta atlantista di Luigi Di Maio sta togliendo l’ossigeno che era abituato a respirare.
Occorre fare un passo indietro per spiegare brevemente come la cosmogonia 5 stelle abbia scartato almeno un paio di volte sull’interpretazione dei rapporti Est-Ovest.
In principio c’è stata la condanna del governo di Vladimir Putin. Se ne è scritto molto, solo un esempio per capire.
Eravamo nel 2006, allorchè sul blog di Beppe Grillo compariva un post per ricordare Anna Politkovskaja, “una giornalista vera”. Della sua uccisione si diceva che “ricorda l’omicidio Matteotti. Sequestrato e ucciso dopo un suo discorso di accusa contro il fascismo in Parlamento. Ma almeno il duce non sequestrò i documenti privati di Matteotti”.
Insomma, lo zar Vlad peggio di Benito Mussolini, a capo di una democrazia “fondata sul gas e sul petrolio”.
Poi l’improvvisa svolta filo-Mosca, e le conseguenti accuse di avere sulle proprie vele il vento della black propaganda del Cremlino.
Anche qui un esempio su tutti. Manlio Di Stefano, influente deputato della commissione Esteri della Camera, esultava meno di due anni fa per l’invito ricevuto da Russia Unita, il partito del presidente russo, in occasione del loro congresso. Lo faceva con queste parole: “Parlerò […] della ridiscussione della partecipazione italiana all’interno della Nat; della nostra ferma condanna alla militarizzazione dell’est europeo; della nostra proposta di cooperazione con Mosca contro il terrorismo e, infine, della nostra ferma condanna al colpo di stato avvenuto in Ucraina nel 2014 e della battaglia contro le sanzioni inflitte alla Russia, costate all’Italia, ricordo, 3.6 miliardi di euro in due anni e il fallimento di decine di nostre aziende”.
E chiosava: “Porterò tutto questo a Mosca. Un’altra politica estera per il nostro Paese è possibile”.
Lo era, ma forse non lo è più. Lo sforzo di rassicurazione atlantica portato avanti da Di Maio che guarda al Quirinale ha disorientato ancora una volta la base.
Ne sa qualcosa lo stesso Di Stefano, che solitamente detta la linea stellata sul Medio-Oriente, che pubblica un post molto vago sulla situazione siriana. E
si ritrova sommerso dalle proteste. “L’attacco viola ogni più elementare norma del diritto internazionale. Ci vuole molto per di Maio dire questa semplice verità ?”, gli chiede Alessandra Cucciari.
“Da elettore della prima ora sono deluso. Deluso dall’ennesimo cambio di rotta del Movimento nella politica estera”, le fa eco Alessandro Zanelli, che chiede di tornare a consultare il web sulle decisioni dirimenti.
“Il Movimento dimostra di non avere la schiena dritta su uno dei temi più importanti e l’elettorato che l’ha sostenuto sperando nel cambiamento ne trarrà  le dovute conseguenze. Che delusione!!!”, è la chiosa amara di Marco Franco, anche se si potrebbe proseguire.
Non va meglio, anzi va molto peggio al capo politico.
Di Maio presenta a chi lo segue un testo nel quale tra tante prudenze e ancora più distinguo, archivia “l’altra politica estera possibile” e dice chiaro e tondo: “Restiamo al fianco dei nostri alleati”.
Nel momento in cui scriviamo, il numero di condivisioni è seccamente battuto dagli apprezzamenti ai commenti più critici.
Ne raccoglie quasi 1700 Mattia Leonardi: “Luigi di Maio devi condannare Macron e la Francia…Non è tollerabile che un Paese membro dell’ Ue trascini gli altri in un conflitto mondiale”.
Veleggia verso gli 800 Davide Bozzolan: “Dispiace ammettere che le parole più corrette le hanno usate Meloni e Salvini”.
Antonio Corrado, al terzo posto nella particolarissima classifica del dissenso, scrive al leader: “Carissimo Di Maio, una sola altra parola a sostegno degli Usa e dell’asse franco-inglese-israeliano, e oltre a non votare mai più x il Movimento , mi adopererò a far politica attiva contro lo stesso movimento. Stai tradendo anche tu i tuoi elettori”. Si potrebbe andare avanti a lungo, ma il tenore non cambierebbe.
È sulla pagina ufficiale dei 5 stelle che tuttavia si trova la sintesi più efficacie: “Gli stessi concetti di Gentiloni….bravo. Luigi, scusa se te lo dico, dovevi dire quello che ha detto Salvini…Anche alla democristianite ci deve essere un limite”.
La nuova strategia che guarda agli alleati storici dell’Italia più che all’alleato russo blandito per anni (tante le battaglie della delegazione grillina all’europarlamento contro le sanzioni) ha probabilmente rassicurato in parte alcuni interlocutori istituzionali, mandando però in tilt una buona parte della base che sulla diversità , anche in politica estera, aveva basato il proprio voto.
E che oggi, soprattutto qualora andasse al governo, il Movimento rischierebbe di perdere. Certo, forse il gioco tra entrate e uscite potrebbe infine pagare in positivo. Ma l’unica certezza, al momento, è che una parte d’elettorato storico è a forte rischio fuoriuscita, senza alcuna rassicurazioni su eventuali dividendi in entrata.

(da “Huffingtonpost”)

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