Aprile 6th, 2018 Riccardo Fucile
DIETRO L’ADDIO DI GIANNULI LA PRESA D’ATTO DELL’ACCORDO SU CUI LAVORA DA TEMPO
Il Movimento è una macchina in leasing, la guida Luigi Di Maio, ma le chiavi sono nelle mani di un’altra persona, colui che detiene la presidenza della piattaforma online su cui gira tutta la vita di questa forza politica: i dati, gli iscritti, le votazioni online, i link ai social network, le candidature.
Ecco, qual è la strategia dell’uomo che ha queste chiavi, Davide Casaleggio, in questa difficile crisi per formare una maggioranza?
Casaleggio jr ripete in questi giorni: «Il Movimento ormai è una forza di governo, e deve governare».
È finito il tempo dell’opposizione. In questo c’è una differenza anche caratteriale con Beppe Grillo, che non s’è mai tanto posto il problema di andare al governo, mentre invece Davide marcia in sintonia con Di Maio.
Tuttavia, mentre Di Maio gioca il tutto per tutta in una partita ormai solitaria, Davide ha un’altra strada davanti più che buona. Per capirlo dobbiamo seguire tre passaggi.
Il primo è una discussione, avvenuta molto di recente, tra Grillo, Casaleggio jr e Di Maio. Tema: il limite del doppio mandato, la regola fondativa del Movimento, voluta da Casaleggio sr e da Grillo, non amatissima dai leader parlamentari, più volte messa nel mirino (si arrivò anche a proporre di interpretare il vincolo del doppio mandato nel senso di dieci anni pieni nelle istituzioni).
Bene, il confronto ha avuto questo esito: la regola del doppio mandato resiste. È stato Grillo in persona a decidere che «questa cosa non si tocca, non possiamo cambiare anche questo». A Casaleggio la cosa torna utile, gli consente di tenere a bada un’eccessiva presa di potere di Di Maio. E qui veniamo al secondo punto.
L’irrigidimento di Di Maio in questi ultimi giorni – lui come unico premier possibile – è stato in parte conseguenza diretta della conferma del limite del doppio mandato: Di Maio sa di doversi giocare tutte le sue carte adesso. Anche se ieri, all’uscita dal colloquio con Sergio Mattarella, è parso più flessibile; magari solo per opportunità .
Qui arriviamo al terzo tassello del puzzle: come si muove Casaleggio jr in tutto questo?
Attende, senza slanci, molto concreto. Sostiene Di Maio; ma se la situazione si dovesse piantare sul suo nome, la sua consonanza con la Lega ha fatto enormi passi avanti, e lui potrebbe accettare «un premier terzo», indicato da M5S-Lega, ne sono convinti anche dentro il M5S, al di là delle smentite di facciata.
Ciò che è solido è l’intesa sua con la Lega. Già c’era un’affinità , storica, tra il Carroccio e Casaleggio sr: Roberto diceva ai suoi dipendenti: «Sapete perchè la Lega ebbe il successo che ebbe? Perchè era nei bar, all’inizio c’erano quattro gatti a sentire Bossi. Ve lo dico perchè uno di questi quattro gatti ero io». Ora la sintonia è evidente anche nei temi.
Casaleggio jr sa che i sondaggi parlano chiaro: metà dell’elettorato grillino (il 46%, fonte Demopolis) vuole un accordo con la Lega, solo il 18% col Pd, e appena il 25% vuole tornare alle urne.
E fa in giro discorsi sovranisti in economia: in un forum recente a porte chiuse ha proposto in Italia, sul modello francese, la creazione di una Banca Pubblica di Investimento che faccia ordine tra tutte le finanziarie statali locali: «Il nostro Paese possiede già tutte le soluzioni al problema del finanziamento dell’innovazione. Ma il coinvolgimento di attori esteri come advisor, il finanziamento statale di soggetti esteri e gli investimenti all’estero e non in Italia da parte dei fondi istituzionali italiani sono sicuramente parte di questo problema». Musica per Salvini.
In più, gira il mondo presentando la piattaforma Rousseau nell’ipotesi che possa diventare commercialmente appetibile anche in altri Paesi, per altri partiti.
Rivelatrice, in questo scenario, l’uscita dello storico Aldo Giannuli, che ha abbandonato il M5S. Giannuli – che era amico di Roberto, ed era davvero interno ai meccanismi dell’azienda, e anche di recente pranzava con Davide – ha osservato: «Il M5s delle origini si diceva “nè di destra nè di sinistra”, ma in realtà ospitava nel suo seno sia destra che sinistra, oggi quella ambiguità è sciolta e, pur continuando a dirsi nè di destra nè di sinistra, il Movimento sta imboccando una strada decisamente di destra».
Dove, al di là della ricostruzione opinabile, ciò che conta è la sicurezza con cui Giannuli, che sa le cose, ci sta dicendo, assertivamente, che il M5S è andato a destra. Destra significa, qui: intesa di fondo con la Lega.
L’uomo che più sta tessendo i contatti tra mondo leghista e il mondo milanese del M5S è Giancarlo Giorgetti.
L’opzione di una premiership affidata a un terzo rispetto ai due leader di partito, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, in un governo della Lega con i 5 Stelle, «può avere un senso», ha spiegato; a condizione che «la persona che guida il governo abbia una legittimazione da parte degli italiani: non può essere un tecnico o un professore».
Non pare possa essere Franco Bernabè, pure stimatissimo, in Casaleggio.
(da “La Stampa”)
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Aprile 6th, 2018 Riccardo Fucile
IL SUO MOTTO E’ “O FRANZA O SPAGNA PURCHE’ SE MAGNA”, CI SI ALLEA SECONDO CONVENIENZA
“Luigi Di Maio è stato il candidato premier più votato il 4 marzo, con oltre 11 milioni di voti. Una volontà popolare ampiamente espressa, dunque. Non vedo ragioni per ribaltare il risultato delle urne”.
Lo dice in un’intervista al Sole24Ore Davide Casaleggio, che dà la sua benedizione alla strategia intrapresa dal capo politico M5S di proporre un contratto di governo tanto alla Lega quanto al Pd:
“Non è più possibile ragionare con le categorie novecentesche di destra, sinistra e centro. Non fanno più parte del vissuto dei cittadini. Hanno esaurito il loro “compito”, se così si può dire. […] il successo del M5S è anche essere al passo coi tempi. Le ideologie non esistono più”.
Casaleggio difende la piattaforma Rousseau e motiva così l’obbligo, per i parlamentari, di versare 300 euro al mese per il sistema operativo:
“Rousseau è un sistema operativo che ci invidiano in tutto il mondo. È la piattaforma cuore pulsante del M5S, che nasce e si muove in Rete. Le donazioni servono per rendere Rousseau sempre più performante, con nuovi sviluppi, e sempre più sicura. Poichè l’associazione Rousseau non ha fini di lucro, ogni centesimo viene rendicontato”.
Il presidente dell’Associazione Rousseau respinge infine le accuse di conflitto d’interesse:
*”Sia la Casaleggio Associati che l’associazione Gianroberto Casaleggio non hanno nulla a che fare con la politica. Sono entità , come ribadito più volte, totalmente estranee al M5S. Il mio impegno nell’associazione Rousseau è gratuito e non ha nulla a che vedere nè con l’azienda che presiedo nè con l’associazione in nome di mio padre, che ha uno scopo preciso: trovare spunti di dibattito e idee per capire il futuro. Una cosa che accomuna l’associazione Gianroberto Casaleggio e l’associazione Rousseau è che non hanno fini di lucro”.
Per chi ci crede.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2018 Riccardo Fucile
L’EVOLUZIONE DEL PENSIERO DEL VATE GRILLINO
Di Maio 1: «Il Movimento è nato in reazione al Pd, al loro modo di fare politica. E oggi offre uno stile nuovo». Di Maio 2: «Il Pd ha un’idea perversa del concetto di democrazia». Di Maio 3: «Il Pd è un partito di miserabili che vogliono soltanto la poltrona». Di Maio 4: «Il Pd si fa pagare da Mafia Capitale». Di Maio 5: «Il Pd profana la democrazia». Di Maio 6. «Nel Pd hanno una questione morale grande come tutto il Pd». Di Maio 7. «Nel Pd sono ladri di democrazia». Di Maio 8: «Il Pd è il simbolo del voto di scambio e del malaffare». Di Maio 9: «Nel Pd ci sono gli assassini politici della mia terra, sono criminali politici». Di Maio 10: «Il Pd fa politiche che favoriscono i mafiosi». Di Maio 11: «Il Pd è da mandare via a calci». Di Maio 12: «Il Pd ha i mesi contati, mandiamoli a casa». Di Maio 13: «Il Pd è il partito dei privilegi, della corruzione e delle ruberie. A casa». Di Maio 14: «Il Pd sta con le banche, manda sul lastrico i risparmiatori». Di Maio 15: «Il Pd è responsabile di questo schifo». Di Maio 16: «Il Pd è il male dell’Italia». Di Maio 17: «Le misure economiche del Pd sono infami». Di Maio 18: «Siamo noi l’unica alternativa al Pd». Di Maio 19: «L’unica cosa che possiamo fare è invitare i cittadini a liberare l’Italia dal Pd». Di Maio 20: «Non ci fidiamo del Pd». Di Maio 21: «Parlare con il Pd è un suicidio». Di Maio 22: «Escludo categoricamente qualsiasi alleanza col Pd». Di Maio 23: «Il nostro primo interlocutore è il Pd con l’attuale segretario e con le persone che in questi anni hanno lavorato bene».
(da “La Stampa”)
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Aprile 5th, 2018 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE PER DI MAIO E I NEO ELETTI… QUANDO CASALEGGIO DICEVA: “OGNI VOLTA CHE DEROGHI A UNA REGOLA, PRATICAMENTE LA CANCELLI”
Per i parlamentari M5S è scarica la ‘pistola sul tavolo’ delle elezioni anticipate in caso di
mancata intesa sulla formazione del governo.
Non ci sarebbe un effetto dissuasivo, per chi ha appena conquistato lo scranno alla Camera o al Senato, nella prospettiva di un ritorno alle urne in tempi brevi.
E ciò sarebbe dovuto ad un preciso impegno del candidato a palazzo Chigi.
Secondo quanto riferito da un eletto pentastellato all’Adnkronos, è stato proprio Luigi Di Maio a fornire rassicurazioni in tal senso: se, a seguito di uno stallo protratto e infruttuoso per la nascita del nuovo esecutivo , si dovesse tornare a votare entro sei mesi, è stata la promessa del leader, “tutti gli eletti saranno confermati in lista“, ‘sterilizzando’ nel contempo la XVIII legislatura ai fini del divieto M5S di esercitare più di due mandati elettivi.
Trovano così ulteriore conferma le voci che parlavano di un addio alla regola dei due mandati uscite subito dopo il risultato delle elezioni, anche se per Fabio Fucci, ad esempio, l’eccezione in nome del poco tempo della consiliatura non è stata fatta.
La deroga alla regola quindi arriverà , anche se Gianroberto Casaleggio sosteneva il contrario: “ogni volta che deroghi ad una regola praticamente la cancelli”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 5th, 2018 Riccardo Fucile
UN ALTRO CHE SI DEVE ESSERE SVEGLIATO TARDI
Aldo Giannuli, storico collaboratore del MoVimento 5 Stelle e del blog di Beppe Grillo, annuncia sul suo blog che non è più vicino al MoVimento 5 Stelle e fa sapere di aver votato alle ultime elezioni Potere al Popolo, non considerandosi più in sintonia con la svolta governista di Luigi Di Maio.
“Non sono io che mi sono man mano allontanato dal M5s: io sono rimasto fermo, è il M5s che ha preso altre strade. Il M5s al quale mi ero avvicinato era quello dell’ “Uno vale uno” che, pur non senza contraddizioni anche evidenti, rifiutava l’idea di un capo politico che decidesse tutto. Oggi, nel movimento vige un regolamento che nessuno ha mai approvato e che dà pieni poteri al capo politico, sino al punto di dargli la possibilità di nominare i capigruppo parlamentari non più eletti (cosa che non ha precedenti nella storia del parlamento repubblicano)
Il M5s cui mi ero accostato miscelava temi di destra (come l’ostilità verso gli immigrati) con temi di sinistra (come la difesa dell’art. 18) ma aveva una decisa avversione ai poteri finanziari (ricordiamoci le partecipazioni di Grillo alle assemblee degli azionisti Telecom), oggi il “Capo politico” del movimento dice che i governi devono tener conto dell’orientamento dei mercati finanziari.
Giannuli, che aveva già accusato il M5S di aver perso le sue radici e sul blog di Beppe Grillo aveva pubblicato la bufala sul nonno di Maria Elena Boschi, fa un percorso simile a quello di Paolo Becchi, che ha lasciato rumorosamente qualche tempo fa i grillini.
Anche Giannuli non compariva più da molto tempo come autore sul blog di Grillo e non era stato più invitato alle iniziative della Casaleggio Associati. Oggi è arrivato il redde rationem:
Il M5s delle origini si diceva “Nè di destra nè di sinistra”, ma in realtà ospitava nel suo seno sia destra che sinistra, oggi quella ambiguità è sciolta e, pur continuando a dirsi nè di destra nè di sinistra, il Movimento sta imboccando una strada decisamente di destra. Io ero e sono sempre rimasto di sinistra, potevo convivere con l’ambiguità iniziale, ma non con una cosa esplicitamente di destra.
Per cui, sapete che sono anticonformista ed, in un paese in cui (quasi) tutti salgono sul carro del vincitore, io scelgo di scendere dal carro del vincitore
In realtà , e a differenza di quanto sostiene Giannuli, i regolamenti del M5S non sono mai stati discussi con la base e sono stati approvati con lo stesso metodo con cui è stato approvato il regolamento vigente, e la “normalizzazione” che lo storico imputa a Di Maio era in atto da anni, mentre è curioso che Giannuli potesse convivere con Beppe Grillo che dice a quelli di Casapound che il MoVimento è aperto a tutti ma oggi è un problema che Di Maio proponga un contratto a Salvini.
Ma evidentemente anche lui deve essersi svegliato tardi.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 3rd, 2018 Riccardo Fucile
DOPO ALMIRANTE E BERLINGUER ORA IL M5S PROVA AD APPROPRIARSI DEL SANTINO DEL PRESIDENTE PARTIGIANO… MA PERTINI ERA ANTIFASCISTA MENTRE DI MAIO E’ “POST-IDEOLOGICO”, CHE CI AZZECCA?
Qualche tempo fa durante una puntata di Porta a Porta Luigi Di Maio ha detto che nel
MoVimento coesistono i valori di destra e sinistra che al suo interno «c’è chi si rifà ai valori di Enrico Berlinguer, chi a Giorgio Almirante, e chi invece a quelli dei leader della DC».
È il MoVimento postideologico, bellezza. La cosa non stupisce poi molto.
Roberta Lombardi ha dichiarato che la famiglia votava Almirante. Il padre di Alessandro Di Battista ha dichiarato di essere fascista e quello di Di Maio ha tentato la fortuna in politica con il MSI.
Dulcis in fundo Assunta Almirante ha definito Di Maio “un ragazzo molto gradevole”. Ma allora perchè il M5S ora prova ad appropriarsi della figura di Sandro Pertini?
Sandro Pertini, il Presidente partigiano più amato dalla ggente, non ha niente in comune con il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle.
Era Socialista, era stato sei anni in prigione per essersi dichiarato antifascista, era stato in esilio in Francia ed aveva fatto la Resistenza. I due non potrebbero essere più distanti per formazione politica ed ideologica.
Eppure qualche giorno fa il MoVimento 5 Stelle ha pubblicato sul suo sito ufficiale l’estratto dal discorso di insediamento alla Presidenza della Camera dei deputati pronunciato da Pertini nel giugno del 1968.
Il giochino è semplice: si vuole far credere agli elettori che Pertini la pensasse allo stesso modo del M5S.
La realtà delle cose è differente: è il MoVimento 5 Stelle ad aver costruito (si veda il discorso di insediamento alla Camera di Roberto Fico) negli ultimi giorni i presupposti per essere paragonato a Pertini.
Ma i due non potrebbero essere più diversi. Perchè più che quello che è scritto sul Blog è quello che non è scritto a fornire indizi interessanti.
Prova ne è che il il M5S convenientemente taglia un passaggio importante del discorso nel quale il Presidente si rivolgeva ai giovani, questo: «Ma i giovani si persuadano di questa verità : quando in un paese la libertà è perduta, tutto è perduto
Continuava Pertini: «Noi anziani abbiamo vissuto e sofferto questa esperienza. Abbiamo percorso con la nostra gente tutto il cammino che dalle tenebre della dittatura ci ha portati alla luce della libertà . È, questo, un cammino cosparso di lacrime, di sangue, di rovine».
Il MoVimento invece salta tutto quel paragrafo, e collega l’onestà al rispetto della condizione umana e alla giustizia sociale.
Ma in mezzo manca tutta la parte dove Pertini ricorda cosa è successo quando la democrazia è stata negata perchè la condizione umana dei membri della società italiana non è stata rispettata. Come non va bene ricordare altre cose che farebbero letteralmente rivoltare nella tomba Sandro Pertini
Nel 2013, in occasione della presentazione delle liste per le politiche, Grillo disse «l’antifascismo è un problema che non mi compete». Il M5S ha scelto di non votare la legge Fiano o di schierarsi — per pura convenienza politica — con i razzisti per negare diritti a tutti quei ragazzi nati e cresciuti in Italia.
In questi anni Pertini è stato tirato per la giacchetta un po’ da tutti.
Dai Forconi agli attivisti del M5S che citano spesso la famigerata frase “Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre”. Una frase che Pertini non pronunciò mai.
Pertini non negava all’avversario politico la possibilità di esprimersi o di esistere dicendo “siete tutti morti” o altre amenità da capopolo.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 29th, 2018 Riccardo Fucile
RICHIESTA L’APPROVAZIONE SU UN DOCUMENTO SENZA AVERLO POTUTO LEGGERE… UNO STATUTO DA REGIME DITTATORIALE
Mentre Luigi Di Maio gioca a rimpiattino con Matteo Salvini, dopo l’approvazione dello Statuto
dei gruppi del MoVimento 5 Stelle escono allo scoperto le voci critiche che durante l’assemblea hanno attaccato il candidato premier o hanno espresso perplessità sulla democrazia interna (acuta osservazione, Watson!).
A sorpresa, tra le voci critiche c’è ad esempio quella di Carla Ruocco, che in altre occasioni — come dopo l’elezione di Elisabetta Casellati in Senato — non aveva mostrato un grande spirito critico.
In un’intervista rilasciata oggi al Messaggero invece la deputata napoletana eletta a Roma tira fuori con diplomazia ma anche con fermezza le sue critiche: «Sono intervenuta sul metodo, non sul merito. Date le esigenze di confronto maturate nel corso della riunione, ho chiesto di dilazionare i tempi della votazione. La mia non era una remora personale. Ma dato il mood emerso in assemblea, ho cercato la maniera di tagliare la testa al toro».
Arrabbiata, a sorpresa, anche Elena Fattori che ha sollevato molte critiche nel merito: «La perplessità che ho sollevato riguarda il ruolo del capo politico nel caso diventasse premier. A lui infatti spetta la nomina del capogruppo parlamentare e degli altri membri del consiglio direttivo», ha detto Fattori a molti giornali.
«Qualora egli diventasse capo del governo la vedrei come un’interferenza del potere esecutivo su quello legislativo – continua –, quindi avrei gradito un distinguo, lasciando ai parlamentari l’elezione del capogruppo in caso di un ruolo governativo di Di Maio. Io non ho votato, non voto un testo ricevuto un’ora primad ella riunione». Repubblica racconta che Di Maio ha risposto a Fattori: «Se pensavi queste cose dovevi dirlo prima del 26 settembre».
Ovvero, prima dell’elezione del capo politico del M5S, a cui Fattori ha partecipato come sfidante di Di Maio
Niente dibattito, siamo grillini
Molti deputati e senatori poi si sono lamentali che la tradizione contraria al dibattito e alla discussione nel MoVimento 5 Stelle si sia rinnovata anche nell’occasione del voto dello Statuto.
Alla fine al Senato non hanno preso parte al voto Andrea Colletti, Federico D’Incà , Giuseppe Brescia, Fabiana Dadone. A votare espressamente contro Luigi Gallo, oltre a Sportiello e Sarli. Di Maio ha spiegato che “l’assemblearismo” di cinque anni fa — ovvero quando i 5 Stelle erano appena entrati in Parlamento — deve essere dimenticato per andare al governo.
A prendere la parola in dissenso anche Matteo Mantero e Paola Nugnes, mentre Annalisa Cuzzocrea racconta che come tesoriere alla Camera è stato designato un deputato di sicura lealtà come il ligure Sergio Battelli, che nella vita però faceva l’impiegato in un negozio di articoli per animali e il cantante rock
Le “novità ” dello Statuto dei gruppi M5S di Camera e Senato
Oltre all’impostazione definita da alcuni “troppo verticistica” il MoVimento avrebbe messo alcuni paletti all’iniziativa legislativa dei parlamentari allo scopo di limitare la presentazione di leggi “inutili” o dal contenuto “imbarazzante” per il partito.
Un vincolo che — riferisce sempre AdnKronos — alcuni parlamentari consideravano incostituzionale. A quanto pare però, durante l’Assemblea gli eletti avrebbero ottenuto che quel vincolo venisse tolto dallo Statuto.
Ne sono rimasti però altri, uno su tutti l’obbligo a votare la fiducia “ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del consiglio dei ministri espressione del M5S” esattamente come previsto dal codice etico del MoVimento.
Altro punto “dolente” sono le sanzioni nei confronti dei deputati che abbandonano il gruppo parlamentare sia a causa di un espulsione sia volontariamente.
Nel documento approvato alla Camera spunta fuori la penale nei confronti degli infedeli e dei “traditori”: “Il deputato che abbandona il gruppo parlamentare a causa di espulsione ovvero abbandono volontario ovvero dimissioni determinate da dissenso politico sarà obbligato a pagare, a titolo di penale, al MoVimento 5 Stelle, entro dieci giorni dalla data di accadimento di uno dei fatti sopra indicati, la somma di euro 100.000,00”. Una penale che nessuno degli eventuali fuoriusciti dovrà pagare perchè incostituzionale
La penale servirà — è scritto nel Codice — come “indennizzo” per gli oneri sostenuti dal Movimento all’elezione del parlamentare. I parlamentari poi si impegnano a “contribuire personalmente all’attività del M5s con uno specifico onere di concorso economico, proporzionale alle indennità percepite” (è la famosa quota da versare a Rousseau) e ad accettare “che lo Statuto preveda che il 50% delle quote stanziate dalle rispettive Camere per il funzionamento dei gruppi parlamentari sia stanziato per il sovvenzionamento dei gruppi di comunicazione”.
Gruppi la cui organizzazione e scelta spetta al capo politico del M5S. Molto interessante l”articolo 19 dello statuto del Gruppo Camera M5S che secondo AdnKronos è dedicato alla figura del ‘Capo del personale’.
Una figura che sicuramente è destinata a ricoprire un ruolo di primo piano.
“Il Capo del personale — si legge nel documento -, sentito il Direttore Amministrativo, gestisce e amministra il personale del gruppo disciplinandone l’attività , tenendo conto dell’inquadramento e delle mansioni specificatamente assegnate. Assicura altresì il coordinamento con il personale del Gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle del Senato della Repubblica. Il Presidente del Gruppo, in accordo con il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle, nomina il Capo del personale”.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile
SCONTRO CON DI MAIO, QUATTRO HANNO VOTATO CONTRO, MOLTI GLI ASTENUTI
Scontro nell’assemblea al Senato tra Luigi Di Maio e la senatrice Elena Fattori, al secondo mandato in Parlamento e nota per le sue posizioni pro-vax nonchè per gli scontri con Roberta Lombardi.
A provocare il litigio il nuovo Statuto sottoposto al voto dei parlamentari M5S.
Alle obiezioni di Fattori, tra gli eletti che hanno chiesto del tempo per visionare lo statuto prima di votarlo, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa AdnKronos, ha risposto per le rime Di Maio, sottolineando che le obiezioni sarebbero dovute arrivare prima del 26 settembre, quando gli attivisti lo hanno eletto leader del Movimento.
A maggior ragione alla luce del fatto che la stessa Fattori era candidata a quel ruolo.
Fattori ha infatti puntato il dito proprio contro i poteri del capo politico, soprattutto se dovesse diventare presidente del Consiglio.
“La perplessità che ho sollevato io – spiega sempre all’Adnkronos la senatrice raccontando quanto accaduto in assemblea – riguarda il ruolo del capo politico nel caso diventasse premier. A lui infatti spetta la nomina del capogruppo parlamentare e degli altri membri del consiglio direttivo. Qualora egli diventasse capo del governo la vedrei come un’interferenza del potere esecutivo su quello legislativo, quindi avrei gradito un distinguo in questo caso, lasciando al parlamentari l’elezione del capogruppo in caso di un ruolo governativo di Di Maio. La distinzione dei poteri è stata un punto importante nella campagna per il NO al referendum costituzionale che ci ha visti protagonisti”.
Alla fine, dopo varie obiezioni, sono stati solo due i senatori che hanno votato contro il nuovo Statuto. Ma anche alla Camera non sono mancate obiezioni e proteste.
Qui, a votare contro il documento che disciplina l’attività del gruppo parlamentare, come riporta sempre l’AdnKronos, sono stati tre deputati campani: Luigi Gallo, al secondo mandato, e le neo elette Doriana Sarli e Gilda Sportiello, militante storica del Movimento. Ma, a dispetto dei voti contrari, sarebbero state diverse le astensioni (una quindicina) e gli interventi critici in assemblea.
Tra questi, a fare le pulci allo statuto Andrea Colletti, avvocato abruzzese al secondo mandato.
Di Maio infatti, viene raccontato da alcuni presenti, più volte ha fatto notare che i contenuti dello statuto erano gli stessi che gli eletti avevano firmato nel documento ‘propedeutico’ all’accettazione della candidatura in Parlamento.
Per Colletti, invece, qualche differenza tra i due documenti c’è. Ad esempio, nella nomina del consiglio direttivo: lo statuto votato ieri attribuisce al capo politico la scelta dei membri, mentre il documento sottoscritto al momento della candidatura prevede meccanismi più collegiali.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
DI BUS HA SPESO 22,50 EURO IN UN ANNO, DI TAXI 2.484,24 EURO… EVVIVA UN PRESIDENTE DELLA CAMERA BUGIARDO
Roberto Fico, neo presidente della Camera, stamattina è arrivato a Montecitorio a bordo
dell’autobus 85 dell’Atac partito dalla stazione Termini.
La notizia – per molti – è stata questa: vedere la terza carica dello Stato sul bus e non a bordo delle auto blu.
A guardar bene dentro il sito www.tirendiconto.it attraverso il quale il Movimento 5 Stelle mette nero su bianco tutte le spese dei suoi eletti si scopre però un’altra notizia: nel 2017 Roberto Fico di autobus ne aveva presi in tutto 15, per un totale di 22,50 euro rendicontati come spese di trasporto bus/metro.
Molto più alta era stata la cifra spesa dal nuovo presidente della Camera per i taxi: 2.486,24 euro in dodici mesi.
In media, quindi, Fico ha chiesto 207,2 euro ogni mese di rimborso per i taxi.
La trasparenza del Movimento 5 Stelle permette, attraverso il loro stesso sito, di conoscere per ognuno dei parlamentari la cifra restituita (con tanto di ricevuta del bonifico effettuato) ma anche la cifra spesa.
E così si scopre che Roberto Fico a Roma paga un affitto di 1.400 euro al mese e che per le utenze e le pulizie relative a quella casa spende circa 450 euro al mese .
Nei rendiconti sono presenti anche le spese per i collaboratori, la gestione dell’ufficio e le consulenze: saltano fuori spese di consulenza legale bimestrali (fanno eccezione maggio, luglio, agosto, settembre, novembre e dicembre) per importi che vanno dal 125 ai 3172 euro.
L’aggiornamento del portale della trasparenza grillina è fermo a dicembre 2017: chissà se adesso verrà ripristinato.
E chissà se magari il presidente Fico farà inserire l’abbonamento dell’Atac, o se quella di stamattina era solo una trovata di marketing politico.
(da “il Sole24ore”)
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