Destra di Popolo.net

COSA HA CAPITO DI MAIO DEL REATO DI ANTONIO TASSO

Febbraio 25th, 2018 Riccardo Fucile

“HA MASTERIZZATO DEI CD -ROM” DICE DI MAIO, MA NON SAREBBE UN REATO SE NON AVESSE IN REALTA’ RIPRODOTTO A FINI DI LUCRO BEN 308 CD PER VIDEOGIOCHI E 57 CD MUSICALI

Dopo aver passato la giornata parlando d’altro, Luigi Di Maio, approfittando del sabato sera, ha annunciato di aver proposto al collegio dei probiviri l’espulsione di Antonio Tasso, il candidato all’uninominale in Puglia per il MoVimento 5 Stelle che ha ricevuto una condanna in primo grado, poi prescritta durante l’appello, perchè, come Salvatore Caiata, non ha informato il M5S dell’accaduto prima della candidatura.
La parte divertente della vicenda è che dei fatti colui che vorrebbe fare il presidente del Consiglio in Italia ha capito che Tasso è stato coinvolto in un processo “perchè avrebbe masterizzato dei Cd-Rom“.
Ora, onde evitare che gli attivisti grillini si precipitino a smontare il masterizzatore dai loro PC per scansare eventuali problemi con i probiviri, occorre precisare che invece Tasso è stato condannato per violazione della legge sul diritto d’autore, perchè “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso abusivamente duplicava o riproduceva a fine di lucro, 308 cd per videogiochi e 57 cd musicali”.
La precisazione si rende necessaria perchè molti degli iscritti alla pagina del M5S, che evidentemente si informano soltanto presso la pagina Facebook di Luigi Di Maio, sembrano davvero convinti che Tasso sia stato condannato per aver masterizzato Cd-Rom.
Tranquilli! Non è ancora reato!
Fatta questa necessaria precisazione, si registra che Di Maio ha così seccato un altro candidato del MoVimento 5 Stelle oltre a Caiata, ai quattro massoni (finora scoperti) e a quelli dei bonifici.
Ora solo una cosa resta da sapere: visto che mancano sette giorni all’apertura delle urne, riuscirà  il Gruppo Misto a raggiungere la maggioranza almeno alla Camera?

(da “NextQuotidiano”)

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DI BATTISTA E IL PROBLEMA DEI POMODORI PACHINO DEL CAMERUN

Febbraio 24th, 2018 Riccardo Fucile

IL PROBLEMA NON SAREBBE IL RAZZISMO, MA I POMODORI CHE METTEREBBERO IN DIFFICOLTA’ L’AGRICOLTURA SICILIANA, PECCATO CHE NESSUNO L’ABBIA AVVISATO CHE E’ UNA BUFALA

Ieri quei cattivoni di Gianrico Carofiglio e Lilli Gruber hanno messo un po’ in mezzo il caro Alessandro Di Battista facendogli la solita domanda imbarazzante (per lui): lei è antifascista?
Ma il nostro prode eroe se l’è cavata con una grandiosa supercazzola delle sue, segnalando che mentre qui c’è gente che parla di sciocchezze come fascismo e antifascismo gli agricoltori che in Sicilia coltivano i pomodori pachino sono messi in difficoltà  perchè si vendono i pomodori pachino del Camerun.
Ma come va la questione dei pomodori pachino e dell’infame Camerun?
A denunciarla, come sempre, è stato un 5 Stelle ovvero l’altrettanto prode Ignazio Corrao, oltre a un articolo del Fatto Quotidiano di una settimana fa.
“Settimana scorsa mi trovano in Sicilia e a Pachino, nella terra che ha dato il nome al famoso pomodoro datterino — ha scritto Corrao sul Blog delle Stelle — ho scoperto che ci sono supermercati che vendono i pomodori provenienti dal Camerun, eppure i produttori locali non riescono a stare sul mercato e a vendere i loro prodotti”.
Monica Rubino su Repubblica ha però precisato:
I documenti dell’Agenzia delle dogane raccontano una realtà  diversa: dai dati risulta che i pomodori importati dal Camerun sono pari a zero. Dal Camerun compriamo banane per circa 6 milioni di euro, caffè per 3,7 milioni, ma nemmeno l’ombra di un ciliegino.
Il trattato a cui fa riferimento Corrao è del 2009 e serviva per facilitare l’importazione in Europa delle banane e per vendere al Camerun tecnologia. Quell’accordo è entrato in vigore nel 2014. Da allora a oggi non abbiamo importato neanche un pomodoro dal Paese africano.
“Basta con le false notizie sulla pelle degli agricoltori. L’Ispettorato repressione frodi del ministero ha rilevato che non ci sono state importazioni di pomodoro dal Camerun — spiega il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina — come certifica anche l’Agenzia delle dogane”.
Quanto ai supermercati di Pachino a cui fa riferimento l’europarlamentare pentastellato, il ministro chiarisce che “sono in corso verifiche sui punti vendita della zona per accertare eventuali violazioni sugli obblighi di indicazione dell’origine dell’ortofrutta”.
Con tutta probabilità  a Pachino si è dunque trattato di un errore di etichettatura.
Come conferma anche lo stesso sindaco della cittadina siciliana, Roberto Bruno, che stigmatizza la strumentalizzazione politica della falsa notizia: “È vergognoso l’atteggiamento fare propaganda sulla pelle dei nostri agricoltori. Stiamo fronteggiando la crisi dei prezzi, che mette in difficoltà  tante imprese del nostro territorio. Non servono bufale, ma serietà ”.

(da “NextQuotidiano”)

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GLI ATTIVISTI M5S DI SIENA CHIEDONO LA TESTA DEL RESPONSABILE DELLA CANDIDATURA DI CAIATA

Febbraio 24th, 2018 Riccardo Fucile

“AVEVAMO RAGIONE NOI A DENUNCIARE, NON CI AVETE ASCOLTATO”

Indovinate chi saranno i prossimi cacciati dal MoVimento 5 Stelle? Vi regalo un indizio.
Oggi il sito di Siena a 5 Stelle ha pubblicato un comunicato stampa significativamente intitolato “Avevamo ragione noi” (e un vecchio detto recita che è pericoloso avere ragione quando il governo ha torto) e con una bella foto di Beppe Grillo in copertina nel quale si dissociano dalla candidatura di Salvatore Caiata — che, notoriamente, è stata decisa da Luigi Di Maio, capo politico pro tempore del M5S — e in cui confermano di aver inviato ai vertici locali, regionali e nazionali una serie di segnalazioni che riguardavano l’imprenditore potentino ma residente per anni a Siena attualmente indagato.
Ma c’è di più. Quelli del M5S Siena, già  che ci sono, chiedono la testa del responsabile della candidatura, “non importa dove, se in Toscana, in Basilicata o forse addirittura a Roma“.
Non siamo per nulla sorpresi da quello che oggi leggiamo su tutti i giornali: semmai è la tempistica a lasciarci perplessi. Evidentemente i sondaggi — quelli veri — prevedono un successo clamoroso per il Movimento 5 Stelle e questo costringe il “sistema” a sparare adesso tutte le sue cartucce.
Avevamo ragione su tante cose, non solo su questo. I massoni, gli indagati, i candidati scorretti e i “cacciatori di poltrone” che riempiono le liste dei partiti, non possono, non devono far parte delle nostre. Quindi qualcuno ha sbagliato, e qualcuno deve spiegare, assumendosi la responsabilità  dei propri errori.
Per l’onorabilità  del Movimento 5 Stelle, per rispetto dei suoi valori e dei suoi principi fondanti così cari agli attivisti della prima ora, e per tutelare il nostro progetto politico in un momento così delicato, è necessario che chi ha sbagliato faccia un passo indietro. Adesso, non dopo, perchè “onestà ” e “trasparenza” sono i primi fra quei valori.
Chiediamo e ci aspettiamo la rinuncia al ruolo di chi ha deciso e, come in altri casi, ha sbagliato: non importa chi e quanto in alto, non importa dove, se in Toscana, in Basilicata o forse addirittura a Roma. Chi ha sbagliato rinunci alla “carica”, perchè il MoVimento non ha bisogno di “apprendisti stregoni”, arroganti quanto poveri di talento, ma al contrario di umili portavoce capaci di ascoltare la base, obbligati a farlo dal principio della democrazia dal basso, e di mettere a frutto l’intelligenza collettiva di un’intera, grande comunità , valorizzando la capillare conoscenza dei fatti e delle persone da parte dei territori.
Il post è segnalato anche nella pagina Facebook del M5S Siena. Oggi avevamo segnalato come una robusta dose di malcontento riguardo la candidatura di Caiata fosse comparsa anche nei commenti allo status di Di Maio che ne annunciava l’espulsione:
Ma il problema è che questa rumorosa dissociazione alla vigilia delle elezioni politiche non verrà  presa bene nè dalla base del M5S (e fin qui, poco importa visto che le parlamentarie hanno dimostrato che la base non conta nulla), nè soprattutto dal vertice. Ora, i vertici sono i responsabili della candidatura di Caiata.
Mentre gli attivisti hanno coraggiosamente denunciato l’accaduto. Chi saranno i prossimi cacciati dal M5S? Facile intuirlo, vero?

(da “NextQuotidiano”)

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LA TRAGEDIA DEL M5S SU CANDIDATURE E BONIFICI HANNO UN SOLO COLPEVOLE: DI MAIO

Febbraio 24th, 2018 Riccardo Fucile

CAIATA FA SAPERE CHE NON SI RITIRERA’… GLI ATTIVISTI SENESI DEL M5S ACCUSANO I VERTICI: “VI AVEVAMO AVVERTITO SUI RISCHI DELLA SUA CANDIDATURA”

«State tranquilli, non mi ritiro: sono più tosto di prima!»: Salvatore Caiata chiarisce su Facebook le sue intenzioni ieri sera, dopo il classico annuncio della sua espulsione preventiva da parte di Luigi Di Maio.
Un cartellino rosso che non serve a nulla perchè Caiata rimane candidato all’uninominale a Potenza per il MoVimento 5 Stelle, così come tutti gli altri espulsi virtualmente che però vorranno di certo «farsi un giretto al Senato per vedere l’arredamento di lusso», come detto dal candidato Emanuele Dessì al Messaggero qualche giorno fa.
E una volta entrati si troveranno nella stessa trappola d’oro di Giuseppe Vacciano, che ha dato per cinque volte le dimissioni e per cinque volte se l’è viste respingere da Palazzo Madama.
Il Corriere della Sera oggi conta tredici nomi di contestati ed espulsi nel M5S, ma tra i nomi c’è qualcosa che non torna, visto che nell’elenco ci sono alcuni che non sono ricandidati (come Ivan Della Valle) o che si trovano in posizioni che rendono impossibile il loro approdo a Montecitorio o a Palazzo Madama (come Elisa Bulgarelli); manca poi l’autosospesa Giulia Sarti il cui caso è ancora in bilico ma che sicuramente tornerà  alla Camera e quasi sicuramente si troverà  a non potersi iscrivere al gruppo dei grillini: anche lei ha promesso le dimissioni da parlamentare, anche lei rischia di fare la fine di Vacciano.
Eppure il caso Caiata è l’emblema dell’incredibile superficialità  con cui il candidato premier del M5S ha gestito la partita delle candidature all’uninominale: una partita decisiva perchè senza un buon risultato nei collegi è impossibile vincere le elezioni con il Rosatellum.
Di più: nello stesso status in cui Di Maio annunciava l’espulsione per Caiata in tanti hanno cominciato a notare l’incredibile imperizia con cui sono state gestite le Parlamentarie 2018 e lo schiaffo morale dato agli attivisti per i candidati VIP che si sono rivelati un flop.
Non solo: nello stesso status si sono presentati gli attivisti senesi a dire che avevano segnalato Caiata “a più livelli: locale, regionale, nazionale. Ma non ci hanno voluto ascoltare…”.
Luca De Carolis sul Fatto scrive oggi che i 5 Stelle avevano ricevuto segnalazioni su problemi giudiziari per Caiata: “Da ambienti del M5S a Siena, e non solo. E dopo alcune verifiche senza esito, pare su una vicenda diversa da quella per cui ora l’imprenditore è sotto inchiesta”, l’avevano candidato lo stesso.
Questi commenti sono una goccia nel mare di entusiasmo acritico e adorazione nei confronti del capo che oggi, alla vigilia delle elezioni, riceve l’approvazione per qualsiasi cosa faccia.
Chissà  se ci sarà  lo stesso entusiasmo quando, magari, uno degli eletti dei 5 Stelle nel frattempo espulsi voterà  la fiducia al prossimo governo di centrodestra (più probabile) o di larghe intese (improbabile ma non impossibile).
D’altro canto che la selezione all’ingresso sia stata fatta con i piedi lo dimostra il caso dell’ammiraglio Rinaldo Veri, primo presentato tra i “supercompetenti” dallo stesso Di Maio al Tempio di Adriano salvo poi scoprire che era consigliere comunale a Ortona con una lista civica dopo essere stato candidato sindaco del centrosinistra.
Il disastro politico prima ancora elettorale nella gestione Di Maio è però sotto gli occhi di tutti i 5 Stelle dotati di senno, che oggi non parlano per fedeltà  alla linea o per semplice vigliaccheria.
Domani sarà  usato come argomento politico contro lo stesso Di Maio e Davide Casaleggio, ma con le solite — scarse — probabilità  di riuscita in qualsivoglia intento, perchè tanto, come sempre, decide Beppe e fidatevi di lui.
E pazienza se oggi la campagna elettorale del MoVimento 5 Stelle, che doveva convincere non certo i suoi piccoli fà ns più accaniti ma gli indecisi, quelli che di solito non votano e quelli che non si fidavano poi troppo della competenza grillina, a scegliere nel segreto dell’urna Di Maio invece che Berlusconi o Renzi, sta finendo annegata in un mare di massoneria e bonifici annullati, come ricorda Francesco Merlo su Repubblica:
E però la vicenda di Di Maio, e della sua corte di truffatori di scontrini ma paladini antitruffa, dei suoi massoni antimassoni, dei suoi scrocconi antiscrocco, non è solo la riedizione del citrullo per bene. La storia si nutre di destini personali, le idee camminano sulle gambe degli uomini e il declino del vaffa di governo sembra anticipato dall’imprevista e veloce disgregazione di una leadership.
L’antieroe che partiva svantaggiato, outsider e brocchetto del populismo alla sua prima vera prova è diventato Calimero e non fa più paura neppure ai nemici, innanzitutto a Berlusconi che pure aveva detto: “Buca lo schermo, avercene come lui in Forza Italia!”.
Ora lo liquida così: “È un ragazzotto che non ha mai lavorato”. E per avversario gli preferisce Salvini. Anche Renzi preferisce duellare a sinistra con Grasso e D’Alema mentre sui giornali non ci si esercita più nella satira al vetriolo agli strafalconi di Di Maio, che è stato un genere di moda e di successo.
Di Maio infatti è la punta dell’iceberg di una classe dirigente inadeguata: chi ha dubbi si riveda l’allegra incoscienza con cui Alessandro Di Battista a L’Aria che Tira ha detto qualche giorno fa che ad agosto ha segnato come rimborsi per il suo lavoro alla Camera le spese per lui e la compagna nella campagna elettorale del M5S in Sicilia, o la grande capacità  di Roberto Fico di negare l’evidenza degli errori sulle candidature dello stesso Di Maio.
Dopo le elezioni però tanti nodi verranno al pettine: quelli delle cause e quelli politici. E allora per qualcuno ci sarà  un brutto risveglio.

(da “NextQuotidiano”)

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ANCHE MONTANARI HA DETTO NO: LA STORICO DELL’ARTE HA DUE BUONE RAGIONI PER NON FARE IL SOLDATINO DI DI MAIO

Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

IN PRIMO LUOGO NON CONDIVIDE LA POLITICA SULL’IMMIGRAZIONE REAZIONARIA DEL M5S, IN SECONDO E’ CONTRARIO A MODIFICARE LE REGOLE SUL VINCOLO DI MANDATO… MA MONTANARI E’ PERSONA SERIA, NON UN SERVO

Luigi Di Maio ha praticamente chiuso la partita della squadra di governo. In ballo resterebbe solo la casella dell’Economia. Della partita non farà  parte Tomaso Montanari.
Lo storico dell’arte era stato sondato per il ministero della Cultura. Dopo una serie di contatti, il dialogo era rimasto in stand by. Montanari ha posto delle clausole precise da cui far dipendere un suo eventuale coinvolgimento in un esecutivo a 5 stelle. Riguardanti le politiche sull’immigrazione. Ma non solo.
A quanto risulta all’Huffpost, a frenare definitivamente la possibile intesa è stato l’articolo 67 della Costituzione.
Quello che recita così: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Inserire per legge una clausola anti trasformismo è uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 stelle. Ma, culturalmente, Montanari proviene da un’area per la quale l’intangibilità  del mandato elettorale è sacra.
Quando ha esposto il suo pensiero, la trattativa si è interrotta.
Il tema è talmente radicato nel bagaglio stellato che la seconda convergenza di governo proposta da Di Maio agli altri partiti non più tardi di giovedì, riguardava il vincolo di mandato, definito “l’unico vero antidoto alla piaga dei voltagabbana che ammorba il Parlamento da anni”, in realtà  si vogliono solo servi fedeli.
Fine dei giochi.
Nella lista che il candidato premier presenterà  la prossima settimana all’opinione pubblica, il nome di Montanari non ci sarà .

(da “Huffintonpost”)

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SALTA ANCHE CAIATA: DI MAIO ESAMINA IL VAR E LO ESPELLE

Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DEL POTENZA INDAGATO SI AUTOSOSPENDE E VA AD AGGIUNGERSI ALLA LUNGA LISTA DI ALLONTANATI… CHISSA’ DI MAIO DOVE LI VA A CERCARE

Con un post pubblicato su Facebook il presidente del Potenza Calcio Salvatore Caiata annuncia di aggiungersi alla lunga lista degli autosospesi del MoVimento 5 Stelle. Caiata, candidato grillino in Basilicata, afferma di essersi ritrovato in un “ciclone mediatico” e dice che la vicenda tirata fuori dai giornali è vecchia e risale al 2016.
In questo modo però dimostra di esserne stato a conoscenza prima della sua candidatura e infatti dice che non ne ha informato i vertici del M5S perchè riteneva fosse stata archiviata.
La parte più importante del post di Caiata è l’affermazione che riguarda la vendita del ristorante Il Campo. “Il mio assistito ha ricevuto, agli inizi del 2017, una richiesta di proroga d’indagini preliminari su un fascicolo aperto a metà  2016 per fatti relativi al trasferimento fraudolento di valori in materia di riciclaggio. Da allora, nonostante la nostra piena disponibilità  a chiarire qualsiasi contestazione, non abbiamo ricevuto nessuna convocazione”, ha detto l’avvocato di Caiata Enrico De Martino. Caiata sarebbe coinvolto in un’inchiesta sul reimpiego di fondi con Cataldo Staffieri, il responsabile de ‘la Cascina’ per Toscana e Umbria con il quale ha concluso diversi affari legati proprio al passaggio di proprietà  di bar e ristoranti. Le verifiche della guardia di finanza riguardano il reimpiego di capitali attraverso alcune aziende e conti correnti anche esteri. Al centro degli accertamenti disposti dai pm ci sono trasferimenti di immobili e capitali che, oltre a Caiata e Steffieri, si allargano ad un altro imprenditore, Igor Bidilo.
Luigi Di Maio su Facebook annuncia che Caiata è comunque fuori dal MoVimento 5 Stelle perchè ha nascosto le informazioni relative alla sua indagine:
Al momento della sua candidatura ci ha fornito tutta la documentazione che attestava che la sua fedina penale era pulita e nulla è risultato nè dal certificato penale nè da quello sui carichi pendenti. Oggi apprendiamo per la prima volta che su di lui c’è un’indagine che risale al 2016, di cui Caiata non ci ha informati. Se lo avesse fatto gli avremmo chiesto, come da nostro Regolamento, di fornirci per la candidatura il certificato rilasciato ai sensi dell’art. 335 del c.p.p. e i documenti relativi ai fatti contestati. Al di là  delle sue eventuali responsabilità  penali che sarà  la magistratura ad accertare, per le nostre regole omettere un’informazione del genere giustifica l’esclusione dal MoVimento 5 Stelle.

(da “NextQuotidiano”)

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FICO E DI BATTISTA CRITICANO IL MANIFESTO PHOTOSHOP DELLA LOMBARDI CONTRO I MIGRANTI

Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

“NON LO CONDIVIDO”… “OGNUNO HA IL SUO STILE, IO NON AVREI UTILIZZATO QUESTE PAROLE”

Il manifesto “più turisti, meno migranti” di Roberta Lombardi, candidata dei 5 stelle per la presidenza della regione Lazio, non è andato giù ad alcuni big del Movimento.
“Sono solo slogan – dice Alessandro Di Battista a #Cartabianca -. Conoscendo Roberta credo che lei intendesse concentrarsi sul turismo e sulla migliore gestione dei flussi migratori. Ognuno ha il suo stile, io non avrei utilizzato queste parole”.
Anche Roberto Fico dissente sul manifesto: “Il volantino della Lombardi non lo condivido – spiega ad Agorà  -, perchè secondo me è vero che devono esserci più turismo e più attività  legate al turismo nei Comuni stupendi che il Lazio ha, ma la situazione migranti non è assolutamente paragonabile o non si può mettere insieme al turismo”.
Lombardi poi, in un’intervista al Messaggero, spiega la sua posizione: “La gestione dell’accoglienza è pessima nel Lazio, ho solo detto che mi preoccuperei più di attirare turisti. E a Roma ci sono troppi migranti, sono fuori parametro ministeriale”.
“È un ballottaggio tra me e Zingaretti, e il sistema che rappresenta. Parisi, il raccomandato milanese, può solo contribuire a far vincere il centrosinistra”, dice Lombardi.
“Presenterò la mia squadra di governo lunedì, su Facebook. Il mio vice sarà  Devid Porrello, un consigliere regionale uscente. Avrà  la delega all’Urbanistica”.

(da “Huffingtompost”)

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INDAGATO PER RICICLAGGIO IL “BOMBER” DI DI MAIO: E’ IL PRESIDENTE DEL POTENZA CALCIO, CANDIDATO DEL M5S

Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

FLUSSI DI DENARO UTILIZZATI PER LA COMPRAVENDITA DI IMMOBILI E ATTIVITA’ COMMERCIALI A SIENA

Salvatore Caiata, candidato del MoVimento 5 Stelle in Basilicata, è indagato per riciclaggio. Il presidente del Potenza Calcio è indagato insieme a Igor Bidilo, imprenditore kazako con interessi nel settore del petrolio e gas in vari paesi dell’Est europa in un’inchiesta che riguarda i flussi di denaro utilizzati per la compravendita di immobili e attività  commerciali a Siena.
Il nome di Caiata, secondo quanto scrivono oggi Corriere, Stampa e Messaggero, compare insieme a quello di Cataldo Staffieri, rappresentante per l’Umbria e la Toscana de “La Cascina”, la cooperativa bianca finita al centro delle indagini sul Mondo di Mezzo che proprio a Siena gestisce i locali più in vista del centro storico. Scrive Valentina Errante sul Messaggero:
Due anni fa è il protagonista dell’affare del quale nelle contrade si chiacchiera per mesi: la “Birreria” di piazza del Campo, locale storico della città , dopo alcuni mesi di chiusura, viene ceduta da Andrea Bellandi.
L’acquirente, ufficialmente mediatore, sarebbe proprio Caiata, ma il locale verrà  gestito da “Villa dell’Ombrellino srl”, il marchio di prestigio della ristorazione commerciale del “Gruppo La Cascina”.
La cooperativa cattolica, che ha visto gli ex amministratori condannati nel processo “Mondo di Mezzo”, e che ha già  la gestione del “bar Nannini”, di proprietà  della Sielma, controllata da Bidilo e dall’imprenditore romeno Maxim Costant Catalam, il“Conca d’Oro”, “Nannini Toselli” e “Nannini Massetana”.
Caiata nel 2016 aveva annunciato di voler lasciare Siena in quanto deluso dalla città . Nell’occasione sono accaduti i fatti per i quali oggi è indagato.
Spiega Gianluca Paolucci sulla Stampa:
A subentrare in alcune delle attività  era stato il gruppo La Cascina, grossa coop romana associata alla Compagnia delle Opere e finita anche nell’inchiesta di Mafia Capitale — viene citata 167 volte nell’ordinanza di custodia capitale, restando però formalmente come «consulente» delle attività  rilevate.
Il tramite tra La Cascina e Caiata sarebbe stato Cataldo Staffieri, manager di La Cascina ma anche socio, direttamente, di alcune società  coinvolte nella compravendita di attività  come la Ansa & Colt di Bari a cui faceva capo anche la Birreria.
Altro personaggio chiave, secondo quanto ricostruito, è Igor Bidilo, imprenditore kazako che ha comprato da Caiata un complesso immobiliare alle porte di Siena.
A lui fa capo il 51% della Sielna srl, proprietaria tra l’altro di alcuni dei bar Nannini, storica pasticceria e industria dolciaria senese, una delle «istituzioni» cittadine.
Socio con il 49% della Sielna è Constantin Maxim, un cittadino romeno che risulta anche socio e amministratore di una serie di scatole societarie alle quali fanno capo attività  nel settore della ristorazione, della consulenze e delle pulizie.
Secondo Fiorenza Sarzanini un anno fa Bidilo ha partecipato alla gara per aggiudicarsi il monastero Sant’Orsola di Firenze “dove voleva aprire una scuola internazionale e una Spa con impiantotermale. Nella sua azienda ha come socio il rumeno Maxim Constantin Catalin. Le indiscrezioni assicurano che il coinvolgimento di questi personaggi nell’indagine porti ad alcuni investimenti all’estero e non è escluso che su questo siano giunte anche segnalazioni per operazioni sospette.

(da “NextQuotidiano”)

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COME DI BATTISTA SPIEGA I SOLDI PUBBLICI SPESI AD AGOSTO

Febbraio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

ORIGINALE INDICARE DI AVER SPESO 1000 EURO DI TRASPORTI AD AGOSTO, CON LA CAMERA CHIUSA

In un video di lunedì scorso tratto da L’Aria che tira e pubblicato sul suo profilo facebook dal deputato del Partito Democratico Michele Anzaldi, Alessandro Di Battista, già  deputato M5S, spiega perchè ha speso 1031 euro alla voce trasporti nel mese di agosto, quando non si faceva attività  parlamentare.
Di Battista dice prima che Panorama “è Berlusconi, e il suo direttore si è candidato con Forza Italia”: gli ultimi due libri pubblicati da Alessandro Di Battista sono usciti con la casa editrice Rizzoli, di proprietà  della famiglia Berlusconi, mentre Emilio Carelli, candidato M5S, è stato a lungo al Tg5, sempre di proprietà  di Berlusconi.
Poi Di Battista spiega i 1000 euro di trasporti: «Nell’agosto scorso ho fatto campagna elettorale usando le mie ferie per fare campagna elettorale con la mia compagna incinta in Sicilia».
Vale la pena di segnalare la risposta di Panorama, uscita in questo numero:
All’onorevole chiariamo che quei soldi sono destinati, come da regolamento parlamentare, alle «spese di soggiorno a Roma». E non ai tour elettorali. Per quelli è prevista, anche sul sito del Movimento, un’altra voce: «Attività  ed eventi sul territorio». Sotto la quale, sempre lo scorso agosto, Di Battista ha annotato altri 2.210 euro. Che noi, infatti, gli abbiamo gentilmente abbuonato.

(da “NextQuotidiano”)

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