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L’AQUILA DUE ANNI DOPO IL TERREMOTO: “COSI’ CI HANNO RUBATO LA CITTA'”

Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile

NON C’E’ PIU’ RABBIA E SPERANZA, REGNANO SOLO RASSEGNAZIONE E DISPERAZIONE….37.733 PERSONE ANCORA ASSISTITE, DI CUI 22.989 SEMPRE NELLE C.A.S.E., 13.416 CHE SI SONO SISTEMATE IN MODO AUTONOMO, 1.077 ANCORA IN ALBERGO E 251 IN CASERMA…E LA RICOSTRUZIONE E’ FERMA

Mario Ianni, 75 anni, sta passeggiando con il suo Rocky.
“È una fortuna, avere un cane. Almeno sei costretto ad uscire di casa. Gli altri anziani stanno tutto il giorno davanti alla tv. E che dovrebbero uscire a fare? Qui è tutta una desolazione”.
New town di Bazzano, quasi duemila abitanti.
È vero, alla mattina – dopo la partenza di chi ha la fortuna di avere ancora un lavoro – in giro ci sono solo anziani che fanno fare la passeggiata al loro amico. “Io ho sempre vissuto in mezzo alla gente: per 37 anni ho avuto una bancarella in piazza Duomo. Abitavo in via Pastorelli. Ci sono tornato l’altro giorno: sulle scale e sui letti ci sono ancora i mattoni rotti, come il 6 aprile 2009. Dieci mesi in albergo a Pineto, poi un letto nella caserma Campomizzi. Da agosto sono qui, con mia moglie. In hotel e in caserma almeno stavi in compagnia. Qui devo prendere la macchina anche per andare a bere un caffè o a comprare il pane. La desolazione è grande perchè non sai quando tutto questo finirà . Alla mia età , non credo che riuscirò a tornare a casa mia”.
Tristezza e depressione.
Sono queste le parole che raccontano questo secondo anniversario del terremoto (nella notte tra il 5 e il 6 aprile ci sarà  una fiaccolata per ricordare le 309 vittime, compresa Giorgia, che avrebbe dovuto nascere proprio il giorno del sisma) molto diverso dall’anno scorso, quando c’erano ancora rabbia e speranza. E nella “città  dell’infelicità ” – così la chiama l’assessore Stefania Pezzopane – sono arrivati anche gli insulti di Forum, contro gli aquilani che “hanno tutti la villetta con giardino e garage” o vivono a sbafo negli hotel.
La realtà  – purtroppo molto diversa – è quella fotografata dall’indagine Microdis – l’Aquila, finanziata dalla Comunità  europea e realizzata dalle università  di Firenze, delle Marche e de L’Aquila.
Con quindicimila contatti, si è scoperto che per il 71% degli aquilani “la comunità  è morta assieme al terremoto”, che il 68% vorrebbe lasciare la propria abitazione attuale, e che il 43% della popolazioni soffre di stress, una percentuale che arriva al 66% per le donne. Il 73% denuncia “una totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità “, il 50% l’assenza di servizi essenziali.
Il sindaco Massimo Cialente non è sorpreso da questi numeri. “La comunità  sta morendo perchè il sisma ha distrutto la città , non pezzi di città . In tanti non l’hanno capito. Se non si adottano misure eccezionali – come è successo nel primo anno, quando il governo ci è stato vicino – si commetterà  un omicidio: quello di un’intera comunità . Nei primi mesi, in 65 giorni, siamo riusciti a costruire i Musp, i moduli provvisori ad uso scolastico e ad aggiustare 60 scuole. Poi il nulla. Da quando, 14 mesi fa, è stata dichiarata la fine dell’emergenza, con la partenza della Protezione civile, ci sono tanti commissari e sub commissari che però affrontano i problemi in modo “normale”, senza deroghe. E così abbiamo perso 14 mesi e l’Aquila non riesce a riavere la questura e altri palazzi pubblici indispensabili, 1.200 famiglie sono ancora fuori dalle case popolari perchè per avviare i lavori ci vogliono gli appalti … Fino ad oggi non è arrivato un euro per il rilancio economico, la ricostruzione pesante – quella vera – non è ancora partita. Io venti giorni fa mi sono dimesso, volevo che la città  ricevesse una scossa. Commissari e sub commissari, a nome del governo, erano per il Comune un muro di gomma. La mia stessa maggioranza non aveva capito che la città  era in agonia. Ora sono tornato in Comune perchè il governo ha promesso che ci si metterà  tutti attorno a un tavolo per discutere le cose da fare, con lo stesso spirito che c’era nei primi giorni. Speriamo sia vero”.
Ci sono ancora i soldati, a presidiare il centro storico pieno di macerie.
“Non siamo più cittadini – dice Stefania Pezzopane – ma inquilini. C’è chi pensa che città  significhi un insieme di case e garage. Ma anche per chi ha un tetto – ci sono comunque 36.000 persone in attesa di tornare a casa loro – non c’è più quel “vivere assieme” che è l’essenza della città . La cosa che fa più male è che anche i giovani se ne vogliono andare via.”
C’erano 850 attività  commerciali, nel centro storico.
I negozi riaperti sono 20 in tutto. “Altri 70 potrebbero alzare la serranda – dice l’assessore Pezzopane – ma non lo fanno perchè in centro non ci sono abitanti. Ormai le insegne più famose dei bar e dei negozi sono state messe nelle baracche di legno che circondano il centro ed hanno occupato ogni spazio libero. La città  senza città  pone problemi anche al Comune: abbiamo 26 milioni da spendere per il ripristino della rete sociale, per costruire centri per gli anziani e luoghi per i bambini ed i ragazzi. Dove li costruiamo? Nel centro senza abitanti o nelle new town piene di gente e senza nessun servizio? Dobbiamo riflettere. Se investiamo lontano dalle antiche mura, nel cuore della città  potremo tornare solo per quelle che noi chiamiamo le passeggiate del dolore”.
C’erano 6.000 persone, nelle “domeniche della carriole” del febbraio e marzo dell’anno scorso.
Ventimila ad occupare l’autostrada a luglio.
Meno di cento persone nell’ultima iniziativa dei comitati l’altra settimana, per togliere l’erba dalla scalinata di San Bernardino.
“L’Aquila – dice Eugenio Carlomagno, direttore dell’Accademia di belle arti – più che sconfitta è rassegnata. Da due anni chi vuole tornare a vivere nella propria casa in centro si scontra con i ritardi, la burocrazia e l’assenza di scelte politiche. In centro sarà  necessario costituire fra i 300 ed i 400 consorzi per la ricostruzione, fino ad oggi ne sono nati solo 15 e ancora oggi non sappiamo a chi presentare la domanda di finanziamento. La rassegnazione non può stupire nessuno”.
Il sindaco Cialente incontrerà  la stampa estera a Roma, anche per ricordare gli impegni assunti dai Grandi al G8 e in gran parte non mantenuti.
Chiese e monumenti “adottati” sono ancora orfani.
Fra le poche eccezioni, il Giappone.
Il sindaco ha inviato un messaggio al governo giapponese, per esprimere il lutto per il terremoto che ha colpito quel paese, e i giapponesi hanno ringraziato, aggiungendo che manterranno il proprio impegno di costruire – dopo la nuova sede del conservatorio – anche un nuovo palazzetto dello sport.
Massimo Casacchia, professore di psichiatria all’ateneo e responsabile dei servizi psichiatrici all’ospedale San Salvatore, conosce la tristezza della città  sia come medico che come abitante di una new town.
“In questi ultimi mesi stanno aumentando lo scoraggiamento, la rassegnazione, la tristezza. In termini clinici, questa si chiama depressione. Nè è colpito il 40% della popolazione, forse la metà . Sono persone che hanno bisogno di colloqui con il loro medico o qui all’ospedale. Io vivo nella new town di Pagliare di Sassa. Un tetto, il caldo e nulla intorno. Se hai il tuo lavoro, te la cavi. Chi resta qui tutto il giorno non riesce a trovare un punto di incontro con gli altri, quasi tutti sconosciuti perchè il terremoto è stato come una bomba che dal centro ci ha buttati in periferia e anche più lontano. Nelle frazioni invece delle new town hanno fatto i Map, moduli di abitazione provvisoria. Qui almeno hai come vicini di appartamento quelli che abitavano accanto a te, le relazioni rinascono subito. E sappiamo che il vero antidoto al disturbo e alla malattia mentale è la rete sociale”.
Anche nella sua new town, al tramonto, si vedono solo uomini con cani al guinzaglio.

Jenner Meletti
(da “La Repubblica“)

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TAGLI AI DISABILI: LA GELMINI COLLEZIONE CONDANNE

Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE DI SPEZIA HA GIUDICATO DISCRIMINATORIA LA CONDOTTA DEL MINISTERO: DOVRA’ RIPRISTINARE LE ORE DI SOSTEGNO E PAGARE LE SPESE…PERCHE’, INSIEME ALLA RESPONSABILITA’ CIVILE DEI GIUDICI, IL GOVERNO NON APPROVA ANCHE QUELLA DEI MINISTRI?   O I POLITICI DI TASCA LORO NON DEVONO MAI PAGARE?

“Condotta discriminatoria” .
Così Il tribunale della Spezia ha giudicato la decisione del ministro Gelmini di ridurre le ore di insegnamento di sostegno.
Ed è stata denunciata da uno studente disabile di un istituto superiore della città  ligure.
Il giudice ha condannato il Ministero a ripristinare le ore di sostegno e a pagare le spese processuali.
I genitori del ragazzo hanno contestato il contrasto fra i tagli della Gelmini e il diritto alla tutela delle persone con disabilità .
“L’articolo 3 della Costituzione – si legge nel ricorso – promuove la piena attuazione del principio di parità  di trattamento” e con il provvedimento ministeriale “viene leso il diritto del disabile all’istruzione”.
E intanto non si placa la polemica per l’esclusione degli alunni disabili dai giochi sportivi studenteschi.
Tanto che la commissione Cultura della Camera sconfessa il ministro dell’Istruzione presentando una risoluzione bipartisan che chiede lumi.
“L’esclusione dei ragazzi disabili dalle finali dei giochi sportivi studenteschi è gravissima e in netto contrasto con le norme di legge sull’integrazione scolastica, che da sempre costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo”, sostengono in molti.
La deputata Ghizzoni, in occasione delle finali nazionali di Corsa campestre disputate a Nove (Vi) lo scorso 20 marzo, ha messo sul banco degli imputati la modulistica, inviata dal ministero alle scuole quest’anno, che “non prevede quella abitualmente prevista per gli studenti disabili”.
Chiedendo all’inquilino di viale Trastevere, come “il ministero intenda ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni, anche attraverso progetti di diversità  motoria e sportiva, quale obiettivo prioritario della scuola dell’autonomia”.
Anche i deputati della VII commissione di Montecitorio vogliono vederci chiaro.
La risoluzione chiede al governo di intervenire “per ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni prevista dagli obiettivi prioritari della scuola dell’autonomia, anche attraverso progetti di diversità  motoria e sportiva”.
I deputati chiedono anche un finanziamento ad hoc a favore del Comitato paralimpico “affinchè esso possa svolgere con continuità  la sua funzione e possa programmare le sue attività “.

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NOMINE E SOLDI, UN BOCCONE PRELIBATO PER IL NEO MINISTRO SAVERIO ROMANO

Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile

AL CHIACCHIERATO NUOVO MINISTRO DELL’AGRICOLTURA FONDI EUROPEI E POSTI CHE FANNO GOLA….C’E’ DA NOMINARE IL NUOVO CAPO DELLA FORESTALE, UN CORPO DI 40.000 UOMINI…GLI ACCORDI SOTTOBANCO DI ROMANO CON LA LEGA PER AVERE IL VIA LIBERA DA BOSSI

Come da tradizione, l’allievo ha superato il maestro.
Perchè anche Calogero Mannino, storico leader della Dc siciliana, fu nominato ministro dell’Agricoltura nel bel mezzo di un processo per concorso esterno in associazione mafiosa: condanna in secondo grado a 8 anni, annullata in Cassazione, e poi assoluzione finale nel 2008.
Ma Saverio Romano, suo giovane discepolo nel travagliato percorso Dc-Udc-Pid, è riuscito a occupare la prestigiosa poltrona nonostante due procedimenti giudiziari dagli esiti ancora aperti. Anzi: apertissimi.
Perchè i pm di Palermo intendono chiedere alla Camera l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni tra l’onorevole Romano e Gianni Lapis, il tributarista di Vito Ciancimino già  condannato per riciclaggio, per sostenere l’accusa di “corruzione aggravata dall’aver favorito l’associazione mafiosa”.
Resta viva anche l’ipotesi di concorso in associazione mafiosa: chiesta l’archiviazione, si deciderà  il prossimo primo aprile, sempre a Palermo.
Dunque un vasto ventaglio di variabili giudiziarie, alcune delle quali farebbero traballare la nomina “con riserva” del neoministro.
Ma Romano sembra sicuro del fatto suo.
Nel primo giorno di lavoro ha deciso una nomina ad effetto: il nuovo capo di gabinetto è Antonello Colosimo, già  vicepresidente vicario del disciolto Alto commissariato per la lotta alla contraffazione, consigliere della Corte dei conti, nonchè funzionario alla Presidenza del Consiglio e al ministero dei Lavori pubblici.
Il problema è che il nome di Colosimo spunta nelle indagini sulla Protezione civile sul terremoto. “Tu non hai capito niente! Tu devi far fare sempre a me” dice Colosimo a Francesco Piscicelli, l’imprenditore che rideva nella notte dell’Aquila.
E per il quale si muove chiedendo una mano direttamente a Corrado Passera essendo il Piscicelli a corto di denaro.
L’amministratore delegato di Intesa non è disponibile, e Colosimo si agita: “Vediamo come dobbiamo venirne fuori perchè questa non è una situazione nella quale possiamo rimanere, lo capisci — dice ancora a Piscicelli —. Bisogna venirne fuori ma rapidamente se no veramente… qua sì… passiamo tutti un brutto momento”.
Invece il momento è propizio ora che al ministero ci sono un sacco di cose da fare. Innanzitutto l’annosa riforma della Pac, la politica comunitaria che consegna ogni anno all’Italia 8 miliardi di euro.
Fondi su cui l’Europa tiene gli occhi aperti, ma che possono essere orientati dal governo.
In quale direzione?
Tutti guardano a sud, ed è certo che le regioni meridionali avranno grande attenzione.
Anche perchè negli ultimi tempi la terra è tornata un ottimo investimento per i miliardi di euro rientrati con lo scudo, mentre i vasti capitali sottratti alle mafie hanno ulteriormente arricchito un piatto ormai decisamente goloso sia per la produzione agricola che per l’ampio sistema della trasformazione alimentare.
Ma al nord potranno stare sereni: l’assoluto silenzio della Lega sulla nomina di Romano è indice di un accordo già  chiaro.
Ognuno padrone a casa sua, salvo invasioni più o meno barbariche in un settore ampiamente spolpato dalle compagnie estere: vedi caso Parmalat, su cui il ministro ha promesso di dire la sua, o l’assalto al nostro olio, con la Spagna che controlla il 60 per cento dei marchi – cosiddetti – made in Italy.
Insomma l’Italia dovrebbe finalmente cominciare a difendere il proprio brand agroalimentare organizzando una solida politica di ottimizzazione e rilancio delle attività  agricole, ma tra gli addetti ai lavori non circola grande entusiasmo.
Ci è andato giù pesante Francesco Pionati, portavoce dei Responsabili: “Noi abbiamo l’immagine di persone perbene — ha detto in un fuorionda catturato da Exit —. I siciliani so’ siciliani. Se vado a nord con Romano sul palco non faccio altro che raccogliere ortaggi, è una situazione pericolosa”.
“La nomina di Saverio Romano è uno dei punti più bassi della storia della Repubblica” ha invece detto ieri Pier Luigi Bersani. Aggiungendo: “Inutile che Berlusconi continui a impastare, il governo non è più stabile”.
Ma al ministero girano altra farina. In ballo diverse cariche interne e soprattutto il boccone pregiato di Capo della Forestale.
Il candidato ufficiale di Galan era Giuseppe Ambrosio, storico dirigente finito recentemente sotto accusa per la rapida carriera fatta al ministero da moglie e segretaria grazie a esotici diplomi di laurea made in Malta.
Silurato al volo da capo gabinetto, Ambrosio difficilmente potrà  ottenere l’ambita promozione forestale.
Un ruolo di grande prestigio, al vertice di un corpo militare che conta 40mila uomini e una poltrona nel Consiglio della presidenza della Repubblica.
Chissà  se Romano vorrà  sfidare la sensibilità  di Giorgio Napolitano anche in quella sede.

Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ASSESSORE REGIONALE DELLA LEGA FACEVA PRESSIONI SULL’ISPETTORATO DEL LAVORO PERCHE’ NON CONTROLLASSE L’AZIENZA DEL SUO FIDANZATO

Marzo 25th, 2011 Riccardo Fucile

ECCO LA LETTERA CON CUI MONICA RIZZI CHIEDEVA L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE AL LAVORO LEGHISTA DI BRESCIA PER BLOCCARE L’ATTIVITA’ ISPETTIVA DI UNA FUNZIONARIA, PENA SEGNALAZIONE ALLE AUTORITA’ SUPERIORI….”MANDATELA A CALCI NEL CULO IN BURUNDI” SCRIVEVA LA RIZZI CHE NEGAVA ANCHE CHE LA LETTERA ESISTESSE: ORA E’ STATA PUBBLICATA DAL FATTO… PER FORMIGONI NON E’ MOTIVO DI DIMISSIONI?

La Lega a Brescia e a Milano è alle prese con il giallo della lettera scomparsa. Ne ha rivelato l’esistenza il “Fatto Quotidiano”, il 10 marzo.
È una missiva inviata via fax all’assessore al lavoro della Provincia di Brescia, il     leghista Giorgio Bontempi.
Firmata da Monica Rizzi, assessore regionale allo sport.
Nella lettera, la pasionaria leghista si lamenta con il compagno di partito per il comportamento di una funzionaria dell’ispettorato provinciale del lavoro, la dottoressa Papalia.
Colpevole, pensate un po’, di aver fatto i controlli di legge anche in aziende, la Team 2 e la Monteverde, in cui è coinvolto il fidanzato della Rizzi, l’imprenditore Alessandro Uggeri.
“La Monteverde srl”, scrive Rizzi il 16 luglio 2010, “è stata oggetto nelle settimane passate di tre — diconsi tre — ispezioni a cura dell’Ispettorato provinciale del lavoro nell’arco di 15 giorni”.
“Le citate ispezioni evidenziano quantomeno un’anomalia”: sono troppe ed “eccessivamente invasive”.
Minaccia finale: “Qualora tali azioni dovessero venire reiterate… mi riservo, nella mia qualità  di pubblico amministratore, di effettuare una dettagliata segnalazione agli Enti preposti a livello regionale e centrale, per i provvedimenti di rispettiva competenza”.
“Questa lettera non esiste”, ha risposto Monica Rizzi.
“Non mi è mai arrivata”, ha confermato il destinatario.
Inesistente o scomparsa? Il “Fatto” la pubblica qui sopra.
Dunque esiste, anche se qualcuno ha pensato bene di farla sparire, per ora, in qualche cassetto.
Vedremo se riuscirà  ad aprire quel cassetto il segretario generale della Provincia di Brescia, Giuseppina Fiorentino, che la sta cercando per obbligo di trasparenza amministrativa dopo le pressanti richieste dell’opposizione, Pd e Idv.
Non la troverete, ripete Monica Rizzi, che in un altro messaggio, più informale, auspicava che l’ispettrice Papalia (la quale oltretutto è anche meridionale) fosse “rimandata a calci in culo in Burundi”.
I vertici del Carroccio, preoccupati di dimostrare la     “diversità ” della Lega e la sua correttezza, sono inquieti.
Umberto Bossi non ne vuole più sapere della donna che ha aiutato suo figlio, il Trota, ad essere eletto in Regione Lombardia con i voti della Valcamonica, patria di Monica Rizzi.
Giancarlo Giorgetti e Davide Caparini le hanno chiesto spiegazioni.
Perchè la letteraccia a sostegno del fidanzato è solo l’ultimo scivolone della assessora, che si qualifica “psicologa” e “psicoterapeuta infantile”, addirittura in     collaborazione “con il Tribunale dei minori di Brescia”, senza avere nè laurea nè titoli.
Il suo nome nell’Albo degli psicologi non c’è, tanto che la procura ha aperto un’indagine per abuso di titolo.
Darà  spiegazioni ai suoi capi, Giorgetti e Caparini, appena si sarà  rimessa dal viaggio spirituale che ha appena terminato: a Santiago di Compostela e forse anche Medjugorje, in compagnia del fidanzato Uggeri e della sua guida spirituale, la maga Adriana Sossi, autrice del libro “La mia vita con gli spiriti” e in contatto, beata lei, con “un extraterrestre della galassia di Oron”, ma soprattutto beneficiaria di una piccola collaborazione remunerata (4 mila euro) con la Regione di Roberto Formigoni.
Ma Monica Rizzi ha promesso: spiegherà  tutto.

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SANTA PATACCA: LA EX RIVOLUZIONARIA SANTANCHE’ CADE “BOCCONI” ORIZZONTALE

Marzo 23rd, 2011 Riccardo Fucile

INDICA NEL CURRICULUM SULLE PAGINE DEL GOVERNO UN MISTERIOSO MASTER ALLA BOCCONI, MA IL SETTIMANALE “OGGI” RIVELA: “ALLA BOCCONI NON RISULTA MAI CONSEGUITO”… LEI DICE DI AVERE UN ATTESTATO, MA POI PARE NON TROVI NEANCHE QUELLO, CAUSA TRASLOCHI

Secondo il settimanale della Rcs, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio non ha mai ottenuto un master all’università  milanese.
Il dato, secondo il giornale, viene confermato dallo stesso ateneo
La laurea c’è, il master no.
Eppure il curriculum del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Daniela Santanchè pubblicato sul sito del governo recita testualmente: “Laureata in Scienze politiche, consegue un master alla Sda Bocconi”.
La verità , dunque, dove sta?
A rispondere è la stessa università  milanese: “Abbiamo verificato e dalla nostra banca dati alunni non risulta abbia frequentato un nostro master o mba. Non possiamo escludere, ma non abbiamo modo di verificare, che abbia frequentato un corso breve”.
La Sda della Bocconi, continua il settimanale Oggi, ”organizza in continuazione seminari di aggiornamento per manager che durano uno o più giornate. E di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia. Ma sono corsi che non possono essere certo confusi con un master’.
Infine il settimanale ricorda che “pochi giorni fa l’astro nascente della politica tedesca, il ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg, ha dovuto dimettersi perchè si è scoperto che aveva copiato parti della tesi di dottorato, domandandosi “cosa farà  adesso Daniela Santanchè?”.
Immediate le reazioni politiche di Ettore Rosato dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo del Pd. “Se tutto è vero — dice Rosato — , Daniela Santanchè abbia la decenza di dimettersi dal suo incarico di sottosegretaria”.
Quindi prosegue: “Se il sottosegretario non è in grado di dimostrare il contrario non ha altre strade se non quella di rinunciare al suo incarico istituzionale e di farlo anche rapidamente”.
Identica posizione quella della Idv. “Se la notizia fosse confermata — dice Leoluca Orlando — , che un membro del governo inserisca il proprio curriculum taroccato e lo esponga in bella vista sul sito ufficiale dell’esecutivo, prendendo così in giro gli italiani”.
La ex rivoluzionaria replica di aver fatto un corso di 12 mesi e di avere un attestato. Ma per la Bocconi, ammesso che la tesi della sottosegretaria fosse provata, una cosa è un attestato, altra cosa un master, riconosciuto all’estero e che quindi deve corrispondere a precisi parametri.
La Santanchè peraltro ha sostenuto ieri sera che l’attestato non lo trova, a causa dei suoi ripetuti traslochi.
Non è chiaro se si riferisse a quelli di casa o a quelli politici che l’hanno portata in pochi anni da An al Pdl, poi a “la Destra”, quindi al Movimento per l’Italia e ora di nuovo al Pdl.

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LA GRANDE RAPINA DEL TFR: IL PARLAMENTO TACE SUI 15,6 MILIARDI USATI DAL TESORO

Marzo 22nd, 2011 Riccardo Fucile

I LAVORATORI CHE NEL 2007 DECISERO DI NON DESTINARE IL PROPRIO TFR ALLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE DIEDERO MANDATO ALL’AZIENDA DI VERSARE LA SOMMA IN UN CONTO A DISPOSIZIONE DEL TESORO…LA CORTE DEI CONTI HA SCOPERTO CHE QUEL FONDO E’ STATO USATO PER SPESE IMPROPRIE: IL TESORO HA PRELEVATO 15,6   MILIARDI, SVUOTANDOLO DI FATTO

L’indagine della Corte dei Conti con cui è stato scoperto “l’esproprio” ai danni dei TTfr dei lavoratori passa sotto silenzio in Parlamento.
Le opposizioni sembrano rassegnate ai meccanismi di “finanza creativa” del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, anche se i trucchi vengono scoperti e denunciati, come ha fatto la Corte dei Conti con la sua relazione alle Camere.
Per i magistrati contabili quella effettuata dal governo è “un’operazione di natura espropriativa senza indennizzo o comunque di prelievo fiscale indiretto nei confronti di categorie interessate a versamenti finalizzati a scopi ben diversi dal sostegno alla finanza pubblica”.
Con la legge finanziaria del 2007 approvata dal governo Prodi fu deciso che le aziende sopra i 50 dipendenti, i quali avessero deciso, alla data del 30 giugno 2007, di non destinare alla previdenza complementare il proprio tfr — vedi scheda a fianco — avrebbero dovuto versare quei fondi all’Inps in un conto a disposizione del Tesoro per interventi infrastrutturali e investimenti pubblici.
La Corte dei conti ha invece scoperto che quel fondo è stato utilizzato per spese improprie: ammortamento mutui per gli enti locali, gratuità  dei libri di testo, lavoratori socialmente utili nel comune di Napoli.
Fondi considerevoli: nel 2009 il tfr annuo dei lavoratori dipendenti italiani ha superato i 20 miliardi di euro di cui 5,9 versati al fondo tesoreria dell’Inps, 5,1 miliardi alla previdenza complementare mentre 12,7 miliardi sono rimasti nelle casse delle imprese (quelle sotto i 50 dipendenti non sono obbligate a versarlo all’Inps).
Finora il Tesoro ha prevelato 15,6 miliardi da un Fondo istituito solo quattro anni fa che dunque è stato quasi svuotato.
Il Tesoro, rispondendo alle osservazioni della Corte dei Conti, ha affermato che non c’è “alcun nocumento” per i lavoratori perchè l’afflusso costante di nuove risorse, prelevate sempre dai Tfr, garantirà  il pagamento delle liquidazioni in uscita a chi andrà  in pensione.
Il ragionamento del ministero non convince perchè il tasso di sostituzione [cioè la differenza tra quanto versato e quanto prevelato, ndr.] è negativo.
La trattenuta del tfr, infatti, si rivaluta annualmente secondo un tasso stabilito per legge e quindi alla fine l’importo è più alto.
Questo governo è un maestro di finanza creativa visto che per finanziare la Cassa integrazione in deroga, sono stati utilizzati i fondi per le aree sottoutilizzate e il Fondo sociale europeo, oppure il fondo per i malati oncologici per finanziare le quote latte.
La Corte dei Conti avverte che allo scadere dei 10 anni dall’introduzione del nuovo meccanismo, il prelievo improprio “arriverà  a 30 miliardi”.
Il paradosso è che “l’esproprio” è avvenuto carpendo la fiducia dei lavoratori e la diffidenza nei verso i fondi pensioni integrativi.
I lavoratori nel 2007 si sono fidati dell’azienda chiedendo che il loro tfr restasse a portata di mano.
Oggi vedono i loro soldi utilizzati soprattutto per interventi tampone.
Senza sapere se e come torneranno indietro.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DISONOREVOLI: I DEPUTATI IN AULA SOLO PER TRE ORE AL GIORNO

Marzo 16th, 2011 Riccardo Fucile

LAVORI A RILENTO E CALENDARIO BLOCCATO DAI DECRETI E DALLE LEGGI DELEGA VARATE DAL GOVERNO…AL SENATO ANCHE PEGGIO: SI LAVORA IN AULA UN’ORA E MEZZA AL GIORNO…LA FIDUCIA CHIESTA GIA’ 18 VOLTE IN SOLI DUE ANNI E MEZZO, LO STESSO NUMERO DI QUELLE RICHIESTE NEI 5 ANNI DEL PRECEDENTE GOVERNO DI CENTRODESTRA

I lavori dell’aula procedono a rilento e il calendario è bloccato dai decreti e le leggi delega varate dal governo (sui quali mette la fiducia).
Ogni tanto, qualche ratifica di norme europee o accordi di cooperazione con voti all’unanimità .
Silvio Berlusconi non ha infatti i numeri per affrontare la battaglia in Parlamento:     “Ci sono soltanto 50-60 persone che lavorano – ha detto il premier – tutti gli altri stanno lì a fare pettegolezzi. Non si può stare dietro a 200 emendamenti al giorno è uno spreco di energia e professionalità  incredibile”.
Quindi le leggi del governo dovrebbero essere approvate così come sono, senza discussione.
In effetti, in questo caso, deputati e senatori non servirebbero, ma non saremmo in presenza di una democrazia.
A Montecitorio l’aula è stata riunita per 123 ore e 40 minuti dal 1° gennaio al 28 febbraio.
Ciò significa che dividendo le ore per i giorni lavorativi (dal lunedì al venerdì) dei primi due mesi dell’anno si ottiene una media di circa 3 ore lavorate al giorno.
A Palazzo Madama le cose vanno anche peggio. Il totale delle ore di seduta è di 69 e 57 minuti. Con una media di 1,7 ore al giorno.
Certo, nel frattempo lavorano le Commissioni.
Ma se le loro valutazioni non si riversano in aula c’è un problema istituzionale. Riscontrabile anche nell’uso dei decreti e nel ricordo alla fiducia.
In meno di 3 anni Berlusconi ha chiesto il voto di fiducia sui decreti già  18 volte, una in più di quelle in cui l’ha usato nei 5 anni in cui ha governato il paese tra il 2001 e il 2006.
E proprio il numero dei decreti utilizzati in questa legislatura sta per doppiare quelli della scorsa: 62 contro 31.
I disegni di legge approvati sono 208 contro i 686 del precedente governo Berlusconi e i 905 del primo esecutivo Prodi.
I voti di fiducia richiesti sui ddl d’iniziativa governativa sono 31 dal 2008 ad oggi, contro i 10 usati nel precedenti governo Berlusconi.
Ma per capire come lavora questa maggioranza c’è un altro dato chiarificatore.
I giorni necessari per approvare una legge d’iniziativa governativa sono in media 76, per quelle d’iniziativa parlamentare sono 259.
Nella scorsa legislatura i giorni necessari erano 120 nel primo caso e 183 nel secondo.
Sono stati presentati anche 2 provvedimenti al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, 15 dai cittadini e 34 dalle regioni, ma nessuno di questi è stato convertito in legge.
E allora di che cosa si è occupato il Parlamento negli ultimi mesi?
Per lo più diritto penale.
Secondo lo studio fatto da Openpolis le leggi sulla giustizia hanno occupato lo spazio di discussione per un tempo sei volte maggiore di quelle sulla disoccupazione, cinque volte maggiore di quelle sulla ricerca scientifica, più del doppio di quelle sull’evasione fiscale.
I disegni di legge presentati sull’argomento giustizia sono stati 323 alla Camera e 238 al Senato, quelli sui lavoratori precari 7 alla Camera e 7 al Senato.
I voti più importanti degli ultimi due mesi sono stati infatti quello sulla relazione sullo stato della giustizia in Italia (19 gennaio), la mozione di sfiducia al Ministro Bondi (26 gennaio), la negazione della competenza della Procura di Milano sul caso Ruby (3 febbraio) e l’approvazione del milleproroghe (16 febbraio Camera, 26 al Senato).
Negli ultimi due mesi il Governo è stato battuto una sola volta al Senato, su un emendamento presentato da Achille Serra sulla disciplina del condominio negli edifici. In tutta la legislatura la maggioranza è stata battuta 73 volte.
Nella relazione di Openpolis anche uno studio sulla produttività  dei parlamentari: quelli che votano sempre alla Camera sono Remigio Ceroni (pdl) col 99,84% delle presenze in aula e Rosy Bindi (pd) col 99,79%. Mentre al Senato svettano Cristiano De Eccher (pdl) col 99,94% e Mandell Valli (lega nord) col 99,94%.
Bandiera nera per Niccolò Ghedini (pdl) con l’11,33% e Antonio Angelucci (pdl) col 15,78% alla Camera e per Burgaretta (espulso dal Mpa) col 7,23% e Alberto Tedesco (pd) con l’8,5% al Senato.

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“È L’ECONOMIA, CAZZAROLA!”

Marzo 13th, 2011 Riccardo Fucile

TREMONTI, IL PRECARIO DELLA SCUOLA DI “ANNO ZERO” E LO SFOGO FUORI ONDA DOPO LA LEZIONE ALLA LAVAGNA…IL CONFRONTO TRA I RAGAZZI DELLA GENERAZIONE PERDUTA E IL MINISTRO   DELL’ECONOMIA E’ PROSEGUITO DOPO LA FINE DELLA TRASMISSIONE DI SANTORO

Rischi fatali.
Il titolo della puntata di Annozero di giovedì, dedicata alle conseguenze della crisi maghrebina, alla globalizzazione e all’impoverimento dell’occidente, cade a pennello sulla testa di uno degli ospiti, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Per lui il rischio fatale non è stato, durante la trasmissione, il contraddittorio con un redivivo Fausto Bertinotti, il severo Eugenio Scalfari e Ferruccio de Bortoli.
Il rischio è arrivato a fine puntata nella persona di Giacomo Russo, palermitano precario della scuola che ad agosto era finito all’ospedale dopo uno sciopero della fame di 15 giorni contro i tagli all’istruzione.
Russo, ospite di Generazione zero e intervistato da Giulia Innocenzi, a Tremonti non le aveva mandate a dire: “È lei il ministro dell’Istruzione, lo abbiamo capito tutti”.
Le decisioni di Mariastellla Gelmini, insomma, sono una conseguenza delle forbici.
E a proposito di crisi, Russo rincara: “Prima era povero chi non lavorava, oggi anche chi lavora. Produciamo di più, lavoriamo di più e guadagniamo meno”.
E rivolto a Tremonti: “In un paese migliore non ci sarà  posto per i suoi privilegi”. Se Bertinotti, rinvigorito dall’impeto del giovane, dice che la rabbia del 30enne precario è “un’energia per il paese”, il ministro non risponde all’intervento perchè “personale e violento”.
Ma, aggiunge, “in termini meno aggressivi, le risponderei volentieri”.
Il momento è arrivato prima del previsto.
A sipario calato, appena spente le telecamere, il ministro e Russo iniziano il match.
Russo, circondato dagli altri ragazzi della “generazione” perduta, resta sul balcone dello studio.
Tremonti, per mezz’ora, lo guarda dal basso all’alto, appoggiato alla balaustra della scenografia.
“Sono tre anni che protestiamo — esordisce Russo — occupiamo     provveditorati e non vi degnate nemmeno di vederci”.
Russo incalza, non lascia tregua. Tremonti balbetta: “Mi sembra la qualunque di sinistra”.
Russo parla con la foga di chi, finalmente, può rivolgersi a chi in teoria dovrebbe ascoltarlo sempre.
E allora il ministro è in difficoltà : “Posso…?”, gli chiede.
Alla fine Tremonti sbotta, infondendo un insegnamento di vita: “Alla mia età , posso dirlo: non esiste uno che ha tutte le ragioni! Cazzarola! Questo modo di fare è totalmente intollerante: devi capire anche le ragioni degli altri. Devi chiederti cosa è successo in questi vent’anni”.
Interviene un altro ragazzo: “Sì, ma     lei, pensa di aver fatto il massimo?”. Sì.
“In coscienza — si confessa Tremonti — ho fatto tutto quel che potevo”.
Al che, il precario Giacomo si arrabbia sul serio.
“Il centrodestra, negli ultimi 17 anni, ha governato la maggior parte del tempo. La Corte dei conti dice che in Italia la corruzione raggiunge i 65 miliardi di euro. Ma se uno che è al governo non è capace di fare qualcosa! E non dico totalmente, ma almeno di dire: rubate la metà ! Ma mi rendo conto che ho più interesse di lei a risolvere il problema: ho 30 anni, secondo le statistiche devo vivere in questo paese quasi altri 50 anni. Mentre lei vive in un ambiente ovattato e ha più anni di me”.
E Giacomo snocciola i dati sui tagli firmati Gelmini.
Centocinquantamila stabilizzazioni accantonate, sei miliardi in meno in tre anni università  escluse. Tremonti scuote la testa: “No, non è così”.
E Giacomo: “Allora com’è che io sono disoccupato?”.
“Ma tu, da quando sei disoccupato”, gli chiede il ministro.
“Da quando voi siete al governo” risponde il precario.
Al che Tremonti fa per     andarsene borbottando ah, ecco. “Se vuole le porto i contratti di lavoro”.
Tremonti ci ripensa: “Posso parlare?”.
E Russo va avanti, a raffica: “Perchè non mettete il reddito minimo garantito? C’è in Francia, Germania, Spagna”.
Tremonti continua a fare “no, no” con la testa.
Giacomo, quasi impietosito, gli lascia la parola.
“In molti paesi d’Europa non ci sono gli assegni alle famiglie che esistono in Italia — spiega il ministro, illustrando l’amore italico per il focolare domestico — Poi uno può dire: invece di dare l’assegno al genitore, è meglio darlo al figlio. Da noi la scelta è sempre stata di usare la famiglia come ammortizzatore”.
Russo non è per niente convinto: “Allora com’è che vedo ragazzi che, una volta scaduta la disoccupazione, non hanno nessuno che li aiuti?”.
Tremonti è all’angolo. Non gli resta che appellarsi agli usi consolidati: “Non il governo ma la Repubblica italiana ha una spesa sociale enorme.     Puoi dire che deve essere diversa, ma è altissima”.
E anche Russo alza il tiro: “Di vita ne abbiamo una sola. La produttività  ha senso se produce benessere collettivo, ma se produce malessere collettivo, non ha senso. Noi vogliamo la vita. Vogliamo innamorarci! Ha capito cosa intendo?”. Tremonti, ironico: “Vagamente, il monopolio dell’intelligenza ce l’hai tu. Io sono disumano e tu sei umano. Tu sei intelligente, io sono un pirla”.
Prosaicamente, i massimi sistemi sono interrotti da un tecnico : s’è fatta l’ora.
Gli studi devono chiudere.
Tempo scaduto.   Il ministro si è salvato.

Elisa Battistini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL CORAGGIO DI FARE DA SOLE: LETTERA APERTA DI GIULIA BONGIORNO

Marzo 10th, 2011 Riccardo Fucile

LE DONNE DEVONO DIVENTARE PROTAGONISTE PER FERMARE IL DECLINO DEL PAESE…PARAFRASANDO IL TITOLO DEL ROMANZO “UN GIORNO QUEL DOLORE SARA’ UTILE”, SI PASSERA’ DALLE CARRIERE FAVORITE DAI   BUNGA BUNGA ALLA SELEZIONE PER MERITO, ALLA GIUSTIZIA UGUALE PER   TUTTI, ALLA FINE DI OGNI DISCRIMINAZIONE, ALLA TUTELA DEI DIRITTI

Di fronte al declino morale, politico e sociale che caratterizza oggi il nostro Paese, molti invocano   –   come “indifferibile”   –   un rinnovo della classe dirigente.
La soluzione più immediata con la quale si immagina di venire incontro a questa diffusa esigenza di rinnovamento è il ricambio generazionale: volti giovani, selezionati con criteri rigorosamente meritocratici, al posto di quelli anziani.
Tuttavia questo ricambio, in sè auspicabile, sarebbe insufficiente: svecchiare su base meritocratica oggi non basta.
Oggi serve anche altro.
Perchè tra il passato e oggi c’è il caso Ruby, che ha cambiato profondamente le donne italiane: non sono più disposte a sopportare le umiliazioni, nè ad accettare la subdola tecnica della minimizzazione, ovvero il ridimensionamento delle anomalie di cui sono vittime.
Lo stesso premier continua a citare pubblicamente il bunga bunga con un sorriso sulle labbra che sarebbe inspiegabile, incomprensibile, se non fosse diretto a suscitare l’indulgenza, quando non la complicità  e l’applauso, di chi lo ascolta.
Probabilmente, con il preciso scopo di trasformare nell’ennesima barzelletta quell'”opzione harem” che non è in grado di giustificare.
Subire passivamente la tecnica della minimizzazione, lasciando che il tempo sbiadisca la vergogna, sarebbe un errore gravissimo, per gli uomini come per le donne.
Al contrario, il caso Ruby deve rimanere scolpito nella memoria di tutti come un monito, un exemplum in negativo dal quale prendere le distanze con sdegnata fermezza e che ci aiuti a orientare le nostre scelte.
Se le donne vogliono scongiurare il ripetersi di una umiliazione così rovinosa è necessario che si facciano promotrici e protagoniste di una trasformazione culturale rivoluzionaria il cui primo traguardo è una presenza più consistente delle donne stesse all’interno della classe dirigente: alla guida del paese, alla testa delle aziende, ai vertici delle istituzioni culturali e dei media.
Soltanto quando ricopriranno ruoli di potere, questa trasformazione potrà  compiersi davvero.
In quel momento, tutto il peggio subìto dalle donne nel corso della storia diventerà  una faretra di frecce al loro arco.
Nessuno come loro, abituate da sempre a faticare il doppio per realizzare i loro desideri e raggiungere i loro obiettivi, costrette a inventarsi un giorno dopo l’altro una strategia di sopravvivenza tra casa e luogo di lavoro, chiamate continuamente in causa da compagni, mariti, figli, genitori, che richiedono cure e attenzioni, è in grado di ascoltare, riflettere, mediare.
Di trovare soluzioni anteponendo il bene comune al proprio.
E allora, parafrasando il titolo di un bel romanzo uscito qualche anno fa, “un giorno, quel dolore sarà  utile”.
Si assisterà  all’esito naturale di un processo che ha già  preso avvio e che deve realizzarsi in maniera sempre più consistente, ampia e diffusa: i sacrifici sostenuti dalle donne per affermarsi impediranno loro di usare i festini hard come criterio di selezione della classe dirigente e le spingeranno a ricercare e a distinguere, costantemente, il merito; le discriminazioni patite le indurranno a rifiutare leggi ad personam e le guideranno nella formulazione di norme che assicurino una giustizia uguale per tutti, mentre l’assenza di forme di tutela legislativa che le ha penalizzate in passato le condurrà  a rispettare, sempre, anche le leggi non scritte; e le contestazioni con le quali si sono ribellate ai soprusi e alle ingiustizie le porteranno ad accogliere le critiche come contributi costruttivi, anzichè a respingerle per partito preso come forme di insubordinazione fini a se stesse.
D’altro canto, dal momento che alle donne non è mai stato perdonato niente e i loro errori li hanno sempre pagati cari, se sbaglieranno sapranno lasciare il comando immediatamente – di certo, comunque, prima che qualcuno invochi le loro dimissioni.
E infine, dato che non dimenticheranno il caso Ruby, rifiuteranno come ripugnante la sola idea di usare il loro potere per risolvere questioni private.
Ecco perchè le donne devono avere il coraggio di pretendere di essere protagoniste.
Ma devono pretenderlo subito e non aspettare un imprecisato futuro in cui si realizzeranno le condizioni adatte.
Non c’è tempo per aspettare e soprattutto è inutile illudersi: nessuno creerà  quelle condizioni, nessuno agevolerà  l’ascesa delle donne, nessuno offrirà  loro quelle chances.
Le donne devono fare tutto da sole.
Ma sono abituate anche a questo.

Giulia Bongiorno

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