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L’AQUILA, VENTI MESI DOPO: LA CITTA’ RISCHIA LO SPOPOLAMENTO

Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

SONO 1.300 COLORO CHE HANNO CHIESTO IL CAMBIO DI RESIDENZA, LE ISCRIZIONI ALLE SCUOLE SONO SCESE DI 800 UNITA’….DAL PRIMO GENNAIO INCUBO RESTITUZIONE DELLE TASSE ARRETRATE… I LAVORI SU 12.000 EDIFICI NON SONO MAI INIZIATI, I 14.205 OSPITI DELLE CA.S.E. DA GENNAIO DOVRANNO PAGARE UN AFFITTO…CIRCA 9.000 VIVONO NELLE CASETTE DI LEGNO, 2.246 ANCORA IN ALBERGO, 436 IN CASERMA, 26.000 IN SISTEMAZIONI PROPRIE CON UN CONTRIBUTO AFFITTO (IN RITARDO DI 8 MESI)

L’Aquila, 20 mesi dopo il terremoto, è una città  che rischia uno spopolamento inesorabile: oltre 1.300 persone hanno chiesto il cambio di residenza, le iscrizioni alle scuole sono scese di quasi 800 unità  e non ci sono dati certi su chi se n’è andato senza ufficializzarlo.
Fare scelte di vita diverse sta diventando una scelta forzata: non c’è un progetto organico per la città , mancano certezze su tempi, modalità  e risorse per la ricostruzione; sul futuro delle attività  produttive, economiche e commerciali, sulle tasse
I lavori sulle case gravemente danneggiate non sono mai iniziati.
E parliamo di 10, forse 12mila edifici, molti dei quali nei centri storici.
Non c’è nemmeno la normativa per fare i progetti perchè manca il prezzario cui attenersi per presentarli.
La Regione ne aveva stilato uno a settembre, per ottemperare a un’ordinanza di luglio. Ma è risultato da rivedere perchè aveva portato a progetti di lavorazione con un costo eccessivo, fra i 600 e i 900 euro a metro quadro.
Per quanto riguarda la ricostruzione leggera, sono stati erogati in via definitiva 9.023 contributi per le case classificate A, B e C, quelle con danni minori. Devono ancora essere erogati circa 1.400 contributi, rispetto alle domande che sono state presentate dai proprietari.
Ma per quante abitazioni, i lavori si possono definire conclusi?
La stima è fra il 50% e il 60%”.
Insomma, la ricostruzione, quella vera, è ancora in alto mare.
Allora dove vivono gli aquilani?
Secondo l’ultimo report del Commissario per la Ricostruzione, il progetto C.A.S.E. accoglie 14.205 persone (non sono mai state 30mila, come aveva dichiarato ad agosto del 2009 il premier Silvio Berlusconi) che, probabilmente, da gennaio dovranno contribuire all’ospitalità  pagando un affitto.
In che termini e con quali modalità , lo si scoprirà  entro il 31 dicembre.
Poi ci sono i Moduli Abitativi Provvisori (M.A.P.) che ospitano 6.945 persone.
A questi si sommano 804 sfollati nel “fondo immobiliare” e 1.410 che alloggiano in appartamenti in affitto concordato con la Protezione civile.
Quindi c’è il nodo non risolto che riguarda i nuclei monofamiliari o alcune coppie: 2.246 persone vivono ancora in albergo, 436 in caserma.
Sono per lo più anziani.
Per loro non si intravedono soluzioni a breve termine.
Infine, ci sono i terremotati che hanno trovato soluzioni abitative a proprio carico e che ricevono il contributo di autonoma sistemazione.
Molti di loro hanno lasciato la città , ma non esiste un dato ufficiale in merito.
I pagamenti del contributo sono in ritardo di cinque mesi, e lo sarebbero di otto, se il Comune dell’Aquila non avesse anticipato 25 milioni di euro.
Un mese fa erano oltre 26.000.
Circa le iscrizioni all’anno scolastico, diminuiscono in tutti gli ordini e gradi.
Per la precisione, 203 iscritti in meno alle scuole per l’infanzia, 267 alle elementari, 161 alle medie, 165 alle superiori.
Parliamo dunque di almeno 2.400 persone, se consideriamo una media di 3 persone per famiglia.
Per la terza volta gli aquilani hanno ottenuto un rinvio del pagamento delle tasse. Altri 6 mesi appena, ossigeno con il contagocce concesso in extremis, quando già  sembrava certa la restituzione al 100%.
Ma cosa succederà  allo scadere dell’ennesima, temporanea, proroga? “All’Aquila vogliamo un trattamento analogo a quello degli altri territori che hanno subito terremoti o calamità ”, dice Luigi Fabiani, tributarista.
Per esempio?
“In Marche e Umbria hanno avuto riduzioni degli arretrati delle tasse al 40%, ad Alessandria al 10%, in Molise la sospensione durò cinque anni e per analogia non pagarono le tasse nemmeno nella provincia di Foggia, che non era stata colpita dal terremoto”.
Quanto al lavoro, oltre all’aumento dell’800% dei cassaintegrati, il 40% delle attività  produttive è fermo.
Le altre hanno riaperto, spesso con un nuovo indebitamento, trovando a proprie spese nuove sedi, e delocalizzando, con forti punti interrogativi sulle future rendite.
Per ovviare al salto nel buio, ci vorrebbe un progetto d’insieme a lungo termine, che ai vertici non è stato ancora pensato dopo quasi venti mesi dal terremoto.

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A MONTECITORIO FINI FA GLI AUGURI (“RESTO SINO A FINE LEGISLATURA”), I CORTIGIANI DI SILVIO GLI SCONGIURI

Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile

FINI IRONICO: “CONTINUEREMO A VEDERCI PER GLI AUGURI DI NATALE” ED ESCLUDE POSSIBILI DIMISSIONI… IL FACCENDIERE MOFFA, PASSATO ALLA CORTE DEL CIARPAME SENZA PUDORE,   PARLA DI “DISAGIO IN FLI”… FORSE SI RIFERISCE A QUANDO I MILITANTI DI DESTRA VEDONO LUI INSIEME AGLI AMICI DEI CONDANNATI PER MAFIA E DEGLI INQUISITI PER CORRUZIONE

“Fin quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale”.
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in occasione degli auguri ai dipendenti di Montecitorio, smentendo così le indiscrezioni di stampa che lo vorrebbero vicino alle dimissioni dalla presidenza, magari in concomitanza con il congresso fondativo di Futuro e Libertà  previsto per metà  febbraio a Milano.
“Come passa il tempo, sono già  due anni e mezzo, è già  la terza volta che ci facciamo gli auguri – ha ricordato Fini – e ci vedremo anche in futuro”, perchè “le istituzioni restano e gli uomini vanno, siamo pro-tempore e tutti dovrebbero ricordarselo, però- ribadisce – finchè dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale”.
Il leader del Terzo Polo è dunque deciso a tenere testa alle pressioni che arrivano dalla maggioranza affinchè lasci la presidenza della Camera, ma stando a quanto pronostica il suo ex fedelissimo Silvano Moffa per lui si annunciano comunque tempi difficili.
Il parlamentare, fuoriuscito da Fli in occasione del voto di sfiducia a Berlusconi, ha riferito che “domani con la riunione dei deputati del gruppo Misto che hanno votato la fiducia al governo Berlusconi prenderà  corpo la terza gamba della maggioranza di centrodestra”.
Quella in pratica già  definita “dei venduti”.
“Un gruppo – aggiunge Moffa- che darà  una risposta a quell’esigenza di stabilità  numerica e politica di cui il Governo Berlusconi ora ha bisogno”.
Ovveri dei voti di qualche utile idiota.
Questa “terza gamba”, secondo Moffa,   sarà  in grado nei prossimi giorni di attrarre un numero crescente di parlamentari attualmente nelle file di Fli.
Fino ad oggi non ha quindi pescato nulla, il poveretto.
“Oggi – spiega – è innegabile che esiste una vasta area moderata in Futuro e libertà  che credo stia patendo moltissimo una situazione che ha portato il treno di Fli in una stazione molto diversa da quella iniziale. C’è uno slittamento di Fli verso il Terzo polo e un’alleanza con il centrosinistra. Il progetto originario è stato snaturato, il gruppo dei finiani è diventato un’altra cosa. Ci sono persone – ragiona ancora Moffa – con una storia politica simile alla mia che avvertono un fortissimo disagio”.
Ora risulta evidente a tutti che Moffa ha avuto un ruolo ben preciso come quinta colonna dei berluscones in Fli, fino al suo squallido comportamento negli ultimi giorni prima del voto sulla sfiducia.
Preparava documenti, li firmava, salvo poi tradire la sua stessa firma.
Ora diventerà  capogruppo dell’armata Brancaleone dei voltagabbana o magari ministro.
Eppure sentite ad agosto cosa scriveva di lui “il Giornale” di Feltri sotto il titolo “il Grande Centro degli inquisiti”: “fa parte dell’universo finiano Silvano Moffa, indagato per abuso d’ufficio e corruzione per la costruzione di un capannone a Colleferro (Roma) nel periodo in cui era sindaco e poi prosciolto”.
Prima era un inquisito, ora un eroe per i killer del ciarpame senza pudore.
Che farsa.
Pudore che non dimostra neanche Moffa quando si lancia in una analisi patetica.
Non è lui che tradito, dice, ma chi ha portato Fli verso il Terzo polo e il cemtrosinistra: e ciò crea disagio, parla della sua storia politica come fosse un esempio di coerenza.
Ma vergognati di raccontare palle, Silvano: sei passato dalla destra sociale a Fini, ora da Fini a Berlusconi, ma la poltrona l’hai sempre tenuta ben stretta.
Hai inziato avendo al tuo fianco dei giovani pieni di ideali e sei finito con Cosentino, Dell’Utri e Brancher, hai passato una vita a parlare di socialità  e solidarietà  per finire accanto ai leghisti.
E ora pretendi pure di dare lezione?
E chi va a sinistra?
Ma vergognati piuttosto, hai svolto un ruolo ben remunerato politicamente, tienitelo e taci.
Vai a fare il capogruppo del partito degli accattoni?
Accomodati, ma ricordati che il disagio non lo provi tu, lo prova piuttosto chi ti incrocia a vederti ridotto così.
Buona questua.

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UNA MAMMA: “MIA FIGLIA PRECARIA, 30 ANNI E NESSUN SOGNO: L’INFELICITA’? E’ NON POTER PENSARE AL DOMANI”

Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile

UNA MAMMA MILANESE RIFLETTE SUL FUTURO DELLA FIGLIA NEL GIORNO DEL TRENTESIMO COMPLEANNO… RIPENSA AI PRESAGI DI UN AVVENIRE FELICE E SI INTERROGA SU UN PRESENTE CHE   SCONFORTA… LA LETTERA AL “CORRIERE DELLA SERA” DI UNA MAMMA ARRABBIATA

Caro direttore,
ieri mia figlia ha compiuto trent’anni.
Da diversi anni lavora nella stessa azienda con contratti «a progetto».
Subito dopo la sua nascita, in una gelida notte di luna piena, da un finestrone del reparto maternità  dell’allora già  vetusto ospedale Principessa Jolanda di Milano (oggi non c’è più) ho potuto ammirare la cupola di Santa Maria delle Grazie del Bramante incorniciata da un cielo terso, luminoso e azzurro che sembrava finto, nel quale, a far da contrappunto alla luna, brillava una stella solitaria.
Uno scenario di rara bellezza che mi era sembrato un ottimo auspicio per la mia bambina.
Oggi sono una madre molto arrabbiata.
Non è mia figlia che mi ha deluso. E non è di lei che voglio parlare, ma dell’indifferenza di chi assiste senza scomporsi al dramma della sua generazione.
Alla sua età  io avevo già  fatto molti sacrifici, ma avevo prospettive concrete di crescita professionale e di fare progetti per la vita.
Per mia figlia e la grande maggioranza dei suoi coetanei i sacrifici non bastano: con questi giovani la realtà  è stata, ed è, avara di occasioni e ladra di sogni.
Possono anche dimostrare di valere, ma non hanno la libertà  di inventarsi il futuro.
Abbiamo perso il valore del lavoro, la sua dignità , il suo ruolo nella crescita individuale e nella società .
Non siamo stati capaci di difendere il futuro dei nostri figli. Abbiamo creduto che bastasse aver conquistato certi diritti per avere la certezza che sarebbero durati all’infinito.
Complice un diffuso benessere, amplificato in principio dal «riflusso» degli anni Ottanta, abbiamo un po’ dormito sugli allori.
Noi, che abbiamo potuto realizzarci grazie al lavoro, li abbiamo cresciuti nella certezza che il loro futuro sarebbe stato migliore.
Responsabilità  ben maggiori hanno i governi degli ultimi vent’anni senza distinzione, la classe dirigente, le parti sociali, spesso l’inadeguatezza strutturale e formativa della scuola e dell’università .
Mi sembra che nessuno, tranne noi e i nostri figli, voglia la fine di questo scandalo. Sono troppi gli altri interessi in gioco.
Con che cuore e testa possiamo accettare che i nostri giovani (e smettiamola con i «bamboccioni»), non abbiano futuro?
Nonostante le lauree e i master all’estero, la loro vita sembra segnata irrimediabilmente dalla precarietà . Altro che meritocrazia. E non vale il discorso che sono pigri e viziati.
I fannulloni non sono una scoperta del ministro Brunetta, sono sempre esistiti. Per fortuna sono eccezioni.
Le attuali regole del mercato del lavoro, nel tentativo di favorire l’occupazione e combattere il lavoro nero, in molti casi hanno finito paradossalmente per legalizzare la precarietà .
Cos’altro si può dire quando, pur non ricorrendo le condizioni previste dalla legge, e in totale assenza di controlli, certe aziende impiegano in massa contratti «a progetto» rinnovabili all’infinito?
Perchè l’Inps, che da questa tipologia contrattuale riceve contributi irrisori, non controlla che siano veritieri e non degli abusi?
Meno male che c’è il welfare delle famiglie.
Però anche le famiglie si stanno impoverendo e non mi riferisco solo alle risorse economiche. L’infelicità  dei tuoi figli, la loro impossibilità  di pensare a domani con un minimo di stabilità , la loro sfiducia, frustrazione, quando non disperazione, fa soffrire anche te, ti condiziona, ti deprime, vivi male.
Si vive male tutti.
Basta con l’alibi della crisi globale che paralizza la crescita del Paese.
In tempi di crisi c0è anche chi si arricchisce.
Non si dica più che da noi però c’è più occupazione che in Spagna.
Si dica invece che ce n’è meno che in Germania e quella che c’è comprende qualche milione di lavoratori «atipici».
Credo che abbia ragione chi dice che è finito il tempo del posto fisso perchè il mercato del lavoro esige sempre più flessibilità , ma andare in questa direzione senza criterio nè tutele non è un passo avanti.
Il processo di trasformazione sociale in atto non dovrebbe essere solo un prezzo da pagare.
I giovani hanno capacità  di adattamento, ma non vogliono e non devono essere ingiustamente penalizzati.
Un lavoro dignitoso e flessibile ma con garanzie graduali, fino a raggiungere una certa stabilità , è un elemento importante per ridare fiducia e contribuire al rilancio dell’economia. Non lo dico io, che sono solo una madre arrabbiata, l’hanno detto e lo dicono ripetutamente economisti e giuslavoristi importanti. Ultimamente anche Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia.
Sarebbe il modo migliore per dare contenuto a due principi costituzionali: «L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro» (art. 1) e «La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto» (art. 4). Effettivo.

Valentina Strada
(da “il Corriere della Sera”)

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CONTRO LA RUSSA, NOVELLO CARADONNA: CON GLI STUDENTI, RIBELLI MA NON VIOLENTI, BISOGNA SAPER DIALOGARE

Dicembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

I GIOVANI MANIFESTANO CONTRO UN SISTEMA DI POTERE CHE LI IGNORA E COSTRUISCE CONSENSO SULLA LORO PELLE… NON TUTTI, COME IL FIGLIO DI LA RUSSA, ARRIVANO AI VERTICI DELL’ACI PER NOMINA DALL’ALTO…NON SI ENTRA A PIEDI UNITI CONTRO I GIOVANI SENZA ASCOLTARLI, LA DESTRA NON HA BISOGNO DI ALTRI CARADONNA

Ricordate Giulio Caradonna?
Per i più giovani, si trattava di un deputato del Movimento Sociale Italiano, noto, tra l’altro, per aver guidato le pattuglie dei 200 missini e “volontari nazionali” che fecero irruzione all’Università  “La Sapienza” nel 1968 per mettere fine, con metodi non certo ortodossi, all’occupazione studentesca. Scelta che, anche all’interno della destra di allora, aveva provocato qualche malumore soprattutto tra i più giovani, perchè chiudeva definitivamente le porte di quell’occasione storica di ribellismo giovanile alla parte non di sinistra di quella generazione.
Ecco, giovedì Caradonna si è reincarnato in Ignazio La Russa, ministro della Difesa del governo Berlusconi, che ospite di Santoro ad Annozero si è scagliato con una violenza verbale inaudita contro un rappresentate del movimento studentesco che stava esponendo la propria opinione, con qualche ragione e altrettanti torti, sui fatti del 14 dicembre che hanno messo a ferro e fuoco Roma.
Ecco, su quegli atti violenti, si è già  espresso Filippo Rossi su Farefuturo e Roberto Saviano su quelle di Repubblica.
E non c’è molto da aggiungere.
Violenza mai, ribellismo non violento magari.
Ma sull’atteggiamento della destra dei Caradonna di oggi ci sarebbe molto da dire.
C’è da dire, ad esempio, che mentre migliaia e migliaia di giovani manifestano legittimamente e pacificamente contro un sistema di potere che li ignora e costruisce consenso e clientele sulla loro pelle, altri giovani, magari figli proprio di un ministro, arrivano ai vertici dell’Aci di Milano per nomina dall’alto.
Ecco perchè quei figli, forse, non erano in piazza.
Perchè quei figli hanno il sedere coperto e non hanno certo bisogno di contestare chicchessia.
Ma l’atteggiamento di una certa destra nei confronti del ribellismo giovanile è un cancro che ha provocato mostri, proprio perchè nessuno ascoltava le ragioni di una protesta, condivisibile o meno, di intere generazioni abbandonate e smarrite.
Ecco, non abbiamo bisogno di altri Caradonna, che entrano a piedi uniti contro i giovani senza ascoltarli e prendendoli solo a manganellate (anche solo verbali).
C’è bisogno di ascoltare le ragioni di questa generazione smarrita e tradita, proprio per evitare che si rifugi nel ventre di una violenza senza senso, alla ricerca di risposte estreme e inconcludenti che alla fine rafforzano proprio il sistema che vuole i giovani fuori da tutto.
Ecco perchè La Russa, novello Caradonna, rappresenta l’atteggiamento peggiore nei confronti dell’improcrastinabile questione giovanile.
Ecco perchè, se proprio dobbiamo, scegliamo di stare con i giovani, contro un ministro della Repubblica che non lascia parlare un ventenne e lo attacca con parole offensive e vigliacche.
Ecco perchè, se Ignazio La Russa farà  quello che ha fatto Caradonna, noi saremo lì, con i giovani, ad aspettarlo.

Domenico Naso
Farefuturoweb

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RIVOLTA STUDENTESCA: “CHIEDEVAMO IL FUTURO: CI HANNO RIEMPITO DI BOTTE”

Dicembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

ALICE, 23 ANNI, LA RAGAZZA ARRESTATA DOPO GLI SCONTRI, OCCHI PESTI E BRACCIO AL COLLO: IN CELLA MINACCIATI E INSULTATI…”HO CAPITO CHE PER LAVORARE ME NE DEVO ANDARE DALL’ITALIA”

“Ci tenevano lì, al gelo, tutti insieme in una cella vuota, senza bere, nè mangiare, nè poter andare al bagno. Chi chiedeva un po’ d’acqua o si lamentava per le ferite aperte veniva aggredito, deriso, minacciato.
Ci avevano detto: ricordatevi di Bolzaneto, ricordatevi di Genova.
Per 14 ore nel centro di identificazione di Tor Cervara abbiamo subito ogni tipo di angheria e di terrorismo psicologico, con la consapevolezza che laggiù, in quella specie di carcere, lontani da tutto e da tutti, ci sarebbe potuta succedere qualunque cosa”.
Alice ricorda e i ricordi fanno male.
Ombre di freddo e di paura. Di scherno e di violenza.
Ha gli occhi pesti, un braccio al collo e una caviglia gonfia.
Ventitrè anni, i capelli e gli occhi scuri, i modi gentili e lo sguardo di chi sa quello vuole.
Seduta nella piccola cucina di una casa da studenti, posti letto a 250 euro l’uno, con il caffè caldo sul tavolo e gli amici intorno, Alice Niffoi, arrestata negli scontri di martedì scorso, ferita a manganellate dalla polizia e poi detenuta con altri 23 ragazzi, racconta la sua vita di ragazza normale sconvolta da un pomeriggio di guerra.
E la sua voce, i suoi desideri, i suoi sogni di studentessa di Scienze Politiche che vuole occuparsi di “Altra economia”, sembrano essere quelli di un’intera generazione, di un movimento che rifiuta la violenza, ma dice Alice, “finchè ci saranno zone rosse noi le violeremo, sono loro i violenti non noi”.
È nata ad Orani Alice, in Sardegna, nel cuore della Barbagia, con una mamma professoressa di Lettere che nel ’77 partecipò alla grande protesta universitaria e un papà  che fa il rappresentante, le superiori al liceo classico “Asproni” di Nuoro, poi quattro anni fa il salto verso Roma, “avevo voglia di vivere in una metropoli, credevo nell’università , oggi ho capito che per fare il mio lavoro me ne dovrò andare, qui per noi non c’è più posto”.
Noi, cioè loro, sono i ragazzi che occupano, che manifestano, e il 22 torneranno in piazza in una Roma che li attende in assetto militare e armato. Suonano i telefoni, il campanello, i vetri sono appannati dal freddo, ma dentro questo appartamento nel quartiere del Pigneto, alle spalle della periferia Casilina, ci sono calore, solidarietà , gli amici entrano, escono, abbracciano Alice, “certo che ti hanno conciato male…”.
“Adesso tutti cercano di darci etichette, ma noi siamo lontani dai partiti, anche dalla sinistra, chiediamo soltanto di poterci costruire vite dignitose, di avere accesso al lavoro, e la risposta del Governo è stata quella di riempici di botte, mentre tremavo dal freddo, scalza, nel seminterrato buio dove ci avevano rinchiusi, ho pensato che quel luogo assomigliava alla “cella del ministero dell’Amore” come nel romanzo 1984 di George Orwell…”.
Ossia il ritrovarsi in un copione assurdo, in un incubo, con l’accusa per Alice di resistenza aggravata. “Rivedo quelle scene in continuazione, ero ben stretta nei cordoni di testa del corteo, non ho tirato pietre, nulla, semplicemente avanzavo mentre la polizia caricava, e così mi hanno presa, trascinata via, picchiata con il manganello sulla testa e sulle spalle, buttata in un cellulare con le manette ai polsi”.
Un salto nel buio, nell’oscurità , la consapevolezza che il gioco si è fatto duro, durissimo, e forse la vita di prima non sarà  più la stessa.
“Faccio teatro, dovevamo mettere in scena un testo di Laforgue, ma lo spettacolo è saltato, mi piace David Bowie, leggo moltissimo, di tutto, gli scrittori sardi, Michela Murgia, Flavio Soriga, ho appena finito un testo di Anna Simone Corpi del reato”.
“Mia madre si è spaventata – mormora Alice – è naturale, però sa che la nostra protesta è giusta. Ma lo sanno in Parlamento che fatica è poter studiare, mai un cinema, un ristorante, al supermercato cerchiamo i cibi meno costosi, comprare i libri è un’impresa. Vogliono schiacciarci? Noi reagiremo, è tutto il movimento che si ribella”.

Maria Novella De Luca
(da “la Repubblica“)

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MICHELA BRAMBILLA NEI GUAI: LA CORTE DEI CONTI INDAGA SULLE CONSULENZE SOSPETTE DEL SUO MINISTERO

Dicembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

NEL MIRINO I SUOI CONSULENTI: AVREBBERO SVOLTO ATTIVITA’ DI PARTITO, PUR ESSENDO A LIBRO PAGA DEL MINISTRO DEL TURISMO… L’IPOTESI DI REATO E’ QUELLO DI DANNO ERARIALE

La magistratura contabile apre un’istruttoria sui contratti pubblici fatti a una decina di fedelissimi del ministro Michela Brambilla
Pur essendo a libro paga del ministero del Turismo, alcuni consulenti avrebbero svolto attività  di partito.
La Corte dei Conti di Roma ha aperto un’istruttoria sull’attività  del ministro e sul dicastero da lei diretto, per valutare l’esistenza di ipotesi di danno erariale.
L’ipotesi di danno è utilizzo di risorse pubbliche per lo svolgimento di attività  diverse da quelle oggetto delle consulenze.
L’istruttoria della procura del Lazio della Corte dei Conti, guidata da Pasquale Iannantuono, è stata aperta dopo le notizie riportate a metà  novembre dal Fatto Quotidiano, secondo cui una decina di persone assunte presso il ministero del Turismo come consulenti per il rilancio dell’immagine dell’Italia svolgerebbero attività  di partito.
Si tratta di persone con varie provenienze, ma tutte quante caratterizzate dal fatto di avere lavorato nel settore dello spettacolo nelle televisioni Mediaset.
Pur essendo a libro paga del ministero stesso o di strutture dipendenti dallo stesso, avrebbero svolto attività  presso i Circoli della libertà .
La Corte dei Conti ritiene ora necessario esaminare i contratti.
Da ciò il fatto che partirà  a giorni la richiesta al ministero di fornire tutta la documentazione.
In particolare, sono quattro i “punti d’interesse”: l’oggetto delle consulenze, la durata delle stesse, i curricula degli assunti e il compenso per loro stabilito.
I magistrati contabili valuteranno se le consulenze erano necessarie o meno, visto che sono stati richiesti tagli economici generalizzati e di rilevante dimensione.
L’ipotesi di lavoro è quella di danno erariale, tenuto conto che proprio l’ultima manovra finanziaria ha ribadito e aggravato le condizioni di rigore per il conferimento di incarichi di consulenza nelle pubbliche amministrazioni.

Riportiamo l’articolo del “Fatto Quotidiano” che ha generato l’inchiesta della magistratura contabile

Ufficio di collocamento Brambilla
Con il ministro dieci tra i suoi fedelissimi beneficiati dai contratti pubblici
Michela Vittoria Brambilla ha piazzato nel suo dicastero gli uomini delle iniziative che da 3 anni porta avanti, con alterne fortune, per spingere l’ala movimentista del Pdl. Televisione, Giornale, Circoli, Promotori. Sempre di Libertà  si tratta.
Una decina di fedelissimi la segue in ogni avventura.
E quasi tutti hanno trovato un posto pubblico.
Dalla fallimentare esperienza alla direzione della Tv della Libertà  — nata e morta nell’arco di un anno e mezzo — viene ad esempio Giorgio Medail: una laurea in Architettura, direttore dei programmi in una televisione, la Telemilano degli anni ’70, da cui nascerà  Canale 5.
E soprattutto il vanto di avere scoperto la giovanissima Brambilla e di averla portata sul piccolo schermo.
Dai “misteri della notte” al ministero passano diversi anni, e ora Medail è dirigente della “struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia”, costituita con decreto della Presidenza del Consiglio del 30 settembre 2008.
Ma Medail non è l’unico.
Da decreto, infatti, la struttura può disporre della consulenza di “esperti”.
Tra questi è possibile ritrovare la dottoressa Adele Cavalleri.
Al pari di Medail, Cavalleri sa tutto di immagini, ma di turismo?
Dopo 20 anni da direttore di produzione Mediaset, anche lei partecipa nel 2007 alla televisione fondata dalla rossa di Calolziocorte.
Ora la ritroviamo come esperta di “rilancio dell’immagine” del nostro Paese, con un contratto da 35 mila euro.
La stessa cifra percepita da Pierluigi Ronchetti, ex direttore dei programmi di Telemilano e per otto anni direttore di Sorrisi e Canzoni.
A completare la struttura poi, ci sono altri nomi sconosciuti ai cittadini.
Per ritrovarli bisogna scorrere fino in fondo i titoli di coda delle trasmissioni della defunta tv della Libertà .
Ad esempio Valentina Zofrea e Loredana Maritato, un tempo segretarie di redazione del canale berlusconiano, e ora rispettivamente seconda e settima classificate nel concorso che il 5 luglio di quest’anno distribuisce 8 contratti a progetto per completare la struttura di rilancio dell’immagine del nostro Paese. Perchè nel frattempo la struttura si è ingrandita, e in due anni e due decreti del presidente del Consiglio Berlusconi ha portato il tetto del personale da 10 a 15 unità .
A Zofrea e Maritato vanno aggiunte Roberta Bottino e Nadia Baldi. Anche loro, dalla redazione della tv della libertà  sono approdate al ministero del Turismo.
Ma non è finita.
Per chiudere il cerchio bisogna aggiungere anche i nomi di Diletta Grella e Nicola Fortugno. Leggendo i contatti sul sito e su facebook, i due sono a tutt’oggi i referenti di tutte le attività  dei Promotori della libertà  e da almeno un paio d’anni collaborano alle iniziative movimentiste di Michela Brambilla.
Eppure, il nome della prima appare anche nella lista dei compensi elargiti da un altro dipartimento del ministero, quello per lo sviluppo e la competitività . Almeno fino ad agosto di quest’anno.
Mentre il secondo, Fortugno, nello stesso periodo è sotto contratto sia con il ministero che con Promuovitalia, Spa a capitale pubblico che opera per conto del ministero stesso.
Che cosa facciano non è certo.
I documenti parlano di generica “collaborazione per la strategia di promozione, valorizzazione e comunicazione, anche a livello mediatico, dell’immagine Italia e della sua offerta complessiva”.
Altrettanto misconosciuto è il contributo dato da strutture e ministero al rilancio del Paese. Tra le iniziative, oltre al “sorriso dell’accoglienza”, il baffo tricolore che sfila sotto il famigerato logo Magica Italia, spunta ad esempio l’iniziativa di Turisti a quattro zampe (www.turistia4zampe.it) portale dedicato a facilitare il viaggiatore che vuole portare con sè il proprio animale domestico.
Creatore del sito è Luca Moschini, con la sua Viamatica Srl di Piacenza.
Ma chi è Luca Moschini?
Alla fine del 2007, fonte il Giornale della Libertà  della stessa Brambilla, Moschini è presidente regionale dei Circoli in Emilia Romagna.
Nel 2008 viene candidato in Veneto dal Pdl. E trombato.
Oggi, però, stando alle cronache delle iniziative nel nostro Paese fornite dall’Agenzia nazionale per il turismo (Enit), Moschini è anche consigliere del ministro (insieme ad Edoardo Colombo, animatore del blog iper-berlusconiano “Il giulivo”).
O come si definisce lui sul suo profilo professionale in rete: Ict advisor at Ministry of tourism.
Cioè: è a un tempo consigliere, fornitore del ministero e fornitore nei progetti personali — si spera pagati in proprio — della signorina Brambilla.
I tre volano assieme a Shanghai, nel giugno di quest’anno, per presenziare all’inaugurazione, guarda caso, di un altro sito internet destinato ai turisti cinesi nel Belpaese: www.yidalinihao.com. Yidali Ni hao, letteralmente: Italia, ciao. Niente di particolarmente interessante: spiegazioni sullo shopping e una paginetta di testo per ogni regione.
In più, la pregevole descrizione dell’Italia, terra prediletta del golf, sport tanto caro al ministro.

di Fabio Amato e Luigi Franco
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SALE LA PRESSIONE FISCALE: E’ ARRIVATA AL 43,5% DEL PIL, SIAMO PASSATI DAL QUARTO AL TERZO POSTO TRA I PIU’ TASSATI

Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

DATI OCSE: NEL 2008 ERA AL 43,3%, SIAMO IN CONTROTENDENZA RISPETTO ALLA MEDIA….SMENTITO IL “GOVERNO DEL FARE”, LA SITUAZIONE PEGGIORA IN ITALIA…. LA DISOCCUPAZIONE ALL’8,6% NELLA MEDIA, MA IN QUELLA GIOVANILE SIANO PENULTIMI

Aumenta la pressione del fisco in Italia: nel 2009 è salita al 43,5% del prodotto interno lordo, dal 43,3% del 2008.
E’ quanto riferisce l’Ocse nelle stime preliminari relative all’anno scorso contenute in “Revenue Statistics”.
L’Italia così supera il Belgio (che nel 2009 ha visto il peso del fisco diminuire al 43,2% dal 44,2% del 2008) e sale dal quarto al terzo posto nella classifica dei Paesi dove maggiore è il peso delle entrate rispetto al prodotto interno lordo.
Prima dell’Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%).
L’Ocse rileva che   la crisi economica e le conseguenti azioni di stimolo fiscale messe in campo da molti governi hanno inciso sulla pressione fiscale che nell’area Ocse nel 2009 “ha toccato il livello più basso dagli inizi degli anni ’90”.
La pressione si colloca, nella media dei Paesi, al 33,7%, rispetto al 34,8% del 2008 e al 35,4% del 2007.
Oltre a Danimarca, Svezia e Italia, i paesi Ocse che nel 2009 hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40% sono l’Australia, il Belgio, la Finlandia, la Francia e la Norvegia.
Il Messico con il 17,4% e il Cile con il 18,2% hanno registrato nel 2009 la più bassa pressione fiscale dell’area, seguiti da Stati Uniti (24%) e Turchia (24,6%).
Gli incrementi più consistenti si sono registrati in Lussemburgo (dal 35,5% del 2008 al 37,5% del 2009) e in Svizzera (dal 29,1% al 30,3%).
L’Organizzazione di Parigi ha diffuso anche i dati relativi alla disoccupazione, che nel mese di ottobre nell’area Ocse è stata dell’8,6%, lo 0,1% in più rispetto a settembre.
In un comunicato si precisa tuttavia che il numero di disoccupati resta vicino ai massimi del dopoguerra, a 45,7 milioni.
Si conferma un quadro divergente nell’andamento del mercato dei lavoro tra i Paesi dell’area.
Negli Stati Uniti si viaggia al 9,8% (+0,2% su base mensile), in Canada si scende al 7,6% (-0,3%).
A livello di eurozona, il tasso di disoccupazione risulta stabile in Germania (6,7%), in calo in Francia al 9,8% (-0,1%), in aumento in Italia all’8,6% (+0,3%).
Il nostro Paese resta comunque al di sotto della media dell’area euro (10,1%) e di quella dell’Unione europea (9,6%), ma al di sopra di quella del G7 (8,2%).
I Paesi che presentano i maggiori tassi di disoccupazione sono Spagna al 20,7%, Slovacchia al 14,7% e   Irlanda al 14,1%.
Se però si considera solo la fascia di età  compresa tra i 15 e i 24, l’Italia diventa penultima tra i Paesi Ocse.
Con il 21,7% infatti fa meglio solo dell’Ungheria, ferma al 18,1%, ed è ben al di sotto della media dei Paesi membri, 40,2%.
Tra gli occupati inoltre, riporta ancora lo studio, il 44,4% ha un impiego precario, e il 18,8% lavora solo part time.
Per quanto riguarda i disoccupati, oltre il 40% sono senza lavoro da lungo tempo, e il 15,9% appartiene al cosiddetto gruppo ‘neet’, che non studiano nè lavorano.

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ASSEDIO A ROMA, TUTTI CONTRO IL GOVERNO: OGGI LA PROTESTA DEGLI STUDENTI, DEGLI OPERAI E DEI TERREMOTATI

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

PROTESTA ANTIGELMINI, CORTEI DEI METALMECCANICI, COMITATI PER L’AQUILA, CITTADINI DI TERZIGNO E IMMIGRATI… UNA GIORNATA CALDA PER LA CAPITALE NEL NOME DEL GRANDE MIRACOLO BERLUSCONIANO

Sarà  una giornata caldissima, a dispetto del preannunciato arrivo del gelo su tutta la Penisola: mentre a Montecitorio si deciderà  sulla sopravvivenza del governo Berlusconi, la protesta degli studenti contro la riforma Gelmini tornerà  a risuonare nelle strade e nelle piazze di tutta Italia, con epicentro a Roma.
E insieme alle migliaia di studenti in arrivo con 80 pullman nella Capitale, sfileranno in altri cortei anche i metalmeccanici Fiom che protestano per i casi Melfi e Pomigliano, i cittadini di Terzigno contro le discariche, le associazioni antirazziste degli immigrati, i comitati dei terremotati dell’Aquila.
Una concentrazione tale da far immaginare un autentico assedio al cuore politico del Paese, diviso tra Montecitorio, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo Grazioli.
Un duro lavoro di controllo attende le forze dell’ordine, che dovrebbero mantenere i manifestanti ben lontani dalla cosiddetta “zona rossa”.
Con la preoccupazione di garantire “sia il diritto di manifestare che la sicurezza delle sedi istituzionali, degli operatori di polizia, e degli stessi manifestanti, nonchè la vivibilità  per chi risiede e lavora nelle zone interessate dalle manifestazioni”, spiega una nota della Questura di Roma.
Impossibile determinare con certezza i percorsi dei vari cortei.
Oltre ai luoghi prestabiliti per la partenza della protesta, si prevedono anche punti di riunione improvvisati per i quali non è stata richiesta alcuna autorizzazione.
In altre parole, le strade da seguire saranno decise in base ai partecipanti alla manifestazione. Difficile prevedere le mosse dei manifestanti.
Per questo la Questura ha approntato un “dispositivo modulare e flessibile”, che prevede blocchi delle strade dove necessario, ma che potranno poi essere rimossi, spostati o comunque orientati in base alle esigenze del momento.
Con conseguenze imprevedibili per il traffico e per il trasporto pubblico.
Il concentramento principale degli studenti, oltre a quelli della Stazione Ostiense e di piazza della Repubblica, avrà  luogo a partire dalle 10 in piazzale Aldo Moro, davanti alla Sapienza.
Gli universitari non nascondono di voler tentare un nuovo assalto al Parlamento, dopo quello che il 30 novembre scorso portò a tensioni e scontri con le forze dell’ordine 1 che sbarrarono le vie d’accesso a piazza Montecitorio.
“Assedieremo tutti i palazzi del potere nel centro storico” confermano gli studenti riuniti nell’Aula VI di Lettere alla Sapienza, dove hanno presentato le mobilitazioni di domani.
“Qualsiasi cosa accadrà  – dicono – rappresenterà  comunque una giornata di democrazia reale. Perchè come studenti ci batteremo sempre contro ogni tentativo di dismissione dell’università  pubblica e fino a che questo governo non se ne andrà  a casa”.

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“IN ITALIA DIRITTI UMANI NEGATI”: UNA CONDANNA ALLA NOSTRA POLITICA VERSO CHI HA DIRITTO ALL’ASILO POLITICO

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

CON UNA SENTENZA CHOC, LA GIUSTIZIA TEDESCA HA RIFIUTATO IL RINVIO NEL NOSTRO PAESE DI UN CITTADINO SOMALO…DA NOI “NON CI SONO GARANZIE PARI AGLI ALTRI PAESI UE” PER CHI CHIEDE PROTEZIONE INTERNAZIONALE…L’ENNESIMA BRUTTA FIGURA DEL GOVERNO FORZALEGHISTA

Un’ordinanza tedesca che per l’Italia ha il sapore amaro della condanna.
Il 9 novembre il giudice del Tar di Darmstadt, capitale dell’Assia, ha bloccato il rinvio in Italia di un richiedente asilo somalo di 28 anni, Y. E. M., perchè, si legge nella sentenza, “emergono dubbi fondati sulla capacità  della Repubblica italiana di offrire sufficienti garanzie” a chi chiede protezione internazionale.
Il regolamento di Dublino prevede che un richiedente asilo, indipendentemente da dove presenti la domanda, venga inviato nel primo Stato europeo in cui ha messo piede e che lì mandi avanti le pratiche, giovandosi però di uno standard di assistenza e protezione che dovrebbe essere uniforme in tutti i paesi Ue.
Ma non sempre è così.
In Grecia e a Malta le condizioni sono disastrose, ma anche l’Italia mostra ora lacune evidenti, come rileva il giudice tedesco nella sua ordinanza, “in particolare in riferimento alla situazione umanitaria e soprattutto economica, sanitaria e abitativa”.
“La situazione per i richiedenti asilo in Italia è peggiorata in maniera inaccettabile”, incalza Stephan Hocks, avvocato difensore del somalo. Y. E. M., che ha subito violenze nel suo Paese fino a perdere un occhio, e decide, come molti compatrioti, di scappare dal caos che ha divorato la Somalia.
Risale l’Africa e dalla Libia, nell’aprile 2009, si imbarca alla volta di Lampedusa.
Il calvario però non finisce.
Il somalo viene spostato in un campo per i rifugiati, quindi, una volta ricevuto il permesso di soggiorno, va a Roma dove trova assistenza per qualche giorno in una chiesa.
Ma dura poco e il giovane, non trovando una sistemazione decente parte per la Finlandia, da cui viene rinviato in Italia, secondo gli accordi di Dublino, a maggio scorso.
Pochi giorni vissuti per strada lo convincono a cercare in Germania l’assistenza che dovrebbe ricevere da noi.
Ma anche qui scatta Dublino e la mannaia del rinvio. “Siamo intervenuti bloccando la procedura perchè in Italia non si rispettano gli standard europei”, dice ancora Hocks.
Il suo collega Dominik Bender è stato a Roma e Torino e assieme a dei ricercatori ha preparato un dossier sulla situazione dei richiedenti asilo.
Il suo è un giudizio duro: “Mancano gli alloggi e senza residenza non si riceve il codice fiscale e la tessera sanitaria: non si può lavorare e non si ha l’assistenza medica. L’integrazione in Italia per i richiedenti asilo è un miraggio, non hanno accesso ai servizi garantiti dalle convenzioni internazionali e dalle norme Ue. Non hanno diritti e se ce li hanno, nessuno glieli spiega”.
Un’analisi confermata da Christopher Hein, direttore del Cir, il Consiglio italiano per i rifugiati: “A Roma ci sono 800 richiedenti asilo in lista di attesa per trovare una sistemazione. Queste persone sono costrette a stare per strada. E parlo solo di Roma”.
“La decisione del Tar tedesco era attesa”, insiste Hein, “già  da Germania, Regno Unito, Svezia e Danimarca ci avevano chiesto di valutare se c’erano elementi per bloccare i rinvii”.
“Nei campi per rifugiati tedeschi”, spiegano ancora gli avvocati, “abbiamo raccolto 200 storie, tutte uguali: i richiedenti asilo arrivati a Lampedusa venivano chiusi nei centri per rifugiati nel Meridione per 5-6 mesi e poi, una volta avuto il permesso di soggiorno, invitati ad andare a Roma, Torino e Milano. Ma una volta lì, non trovano strutture, lavoro”.
Il caso di Y. E. M. potrebbe ora fare scuola. “Non è stato facile per il giudice tedesco”, riconoscono gli avvocati, “affrontare questo caso, c’è di mezzo un grande Paese come l’Italia, ma ha visto il nostro materiale e ha avuto coraggio nel dare la sua sentenza. Dall’Italia, invece, sono arrivate solo risposte superficiali”.
“Ora”, conclude Bendere, “speriamo che grazie a questa sentenza l’Ufficio federale per l’immigrazione blocchi i rinvii verso l’Italia, come già  fatto per la Grecia”.
Una retrocessione.

Alberto D’Argenzio
(da “l’Espresso“)

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