Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
NELLA DURISSIMA MISSIVA L’ACCUSA DI NON AVER RISPETTATO I PATTI E DI AVER DISATTESO LE PROMESSE…”LO STATO NON E’ LEI E DOPO DI LEI NON C’E’ IL DILUVIO”… DAL SITO DI GENERAZIONE ITALIA, I FINIANI DANNO IL BENSERVITO AL GOVERNO DELLE PROMESSE E NON DEI FATTI
“Consideriamo conclusa negativamente l’esperienza di questo governo che, come fosse un suo feudo personale, ha presieduto”.
L’incipit è durissimo, il titolo altrettanto: “Lettera di sfiducia a Berlusconi”.
E così, dal sito di Generazione Italia, i finiani danno il benservito all’esecutivo.
Nel testo, pubblicato sul sito dell’associazione, si dice che “i patti non sono stati rispettati”.
Patti che prevedevano intanto “l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio di Mediaset e che favorisse il rinnovo strutturale della Rai restituendo ai media la loro libertà e democratica funzione per informare imparzialmente ed obiettivamente l’opinione pubblica”; quindi “la netta separazione tra gli interessi personali dal Capo del Governo e la sua funzione di altissimo Pubblico Ufficiale”.
Poi arriva l’elenco delle promesse non rispettate.
“Lei – si legge nella lettera – in campagna elettorale ha promesso di risolvere il secolare problema meridionale, di garantire la pace sociale, di sostenere la piccola e media impresa, di eliminare la partitocrazia e lo Stato padrone; di fare dell’Italia un grande paese ad ispirazione liberal-democratica”.
Ma “il suo Governo ha inteso la governabilità come fine a se stessa, il potere per il potere, la governabilità per la governabilità , un Governo non intenzionato ai cambiamenti, un Governo dei conflitti con la magistratura e con il sindacato, un governo del controllo dell’informazione!”
Accuse durissime, cui segue un preciso messaggio per il dopo 14 dicembre: “Nella nostra alleanza c’è chi ci accusa addirittura di sovvertire lo Stato di diritto perchè chiediamo una verifica, falsificando la verità e dichiarando che questo Governo non sarebbe il frutto, come nel passato, di una contrattazione post elettorale, bensì, sarebbe la conseguenza di un patto preventivo stipulato davanti agli elettori! E quindi solo a Berlusconi, se è vera la premessa, competerebbe concedere la verifica e implicitamente mantenere o sciogliere le Camere”.
Per i finiani, questa tesi lede i poteri costituzionali del Presidente della Repubblica e lascia trasparire il ritorno nella politica di dogmi antiliberali! “Onorevole Presidente, lo Stato non è lei! E dopo di lei non c’è il diluvio!
Le chiedo con quali diritti Lei batta i pugni sul tavolo dichiarando la sua insostituibilità ? Con quali diritti Lei pretenda di interpretare personalmente la Costituzione tuttora in atto? Onorevole Presidente, Lei non è l’uomo della provvidenza, tutt’altro!”.
Dunque, respinto al mittente il diktat ‘elezioni o voto: “l’Italia è una Repubblica democratica, in cui il Parlamento elegge e fa cadere i Governi, valutando i meriti e i demeriti di chi presiede o fa parte del Governo: il tradimento è solo quello di chi, ad un Paese disperatamente alla ricerca di un patto costituente, contrappone voglia di potere e minacce di tumulti di piazza!”
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Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
IL CONSULENTE COLA E GLI APPALTI: “ME DOVEVANO PAGA'”… FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI E COMMESSE GONFIATE, APPALTI ENAV AFFIDATI ALLA SELEX E POI GIRATI A TECHNOSKY PER FAR LIEVITARE I COSTI E COSTITUIRE UNA RISERVA FONDI… SPARTIZIONI DEI SUBAPPALTI, VIOLAZIONI FISCALI, UNA CATENA DI ATTI ILLECITI EMERGEREBBERO DALLE PRIME INDAGINI
«Se le ditte volevano lavorare me dovevano paga’. E pure gli altri». 
È in questa frase pronunciata davanti ai magistrati da Lorenzo Cola, consulente di Finmeccanica, l’essenza del sistema messo in piedi per la spartizione degli appalti.
E per l’accantonamento di fondi occulti che sarebbero serviti a versare tangenti a manager e politici.
I provvedimenti eseguiti all’alba di ieri dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del Ros svelano come siano state proprio le sue dichiarazioni e quelle del commercialista Marco Iannilli a rivelare il percorso dei soldi, le fatture per operazioni inesistenti, le commesse «gonfiate».
Il meccanismo – così come è stato ricostruito nelle indagini – prevedeva che gli appalti di Enav venissero affidati alla Selex Sistemi Integrati, azienda controllata da Finmeccanica e amministrata dall’ingegner Marina Grossi, moglie del presidente della holding di Pier Francesco Guarguaglini.
A sua volta Selex li girava a Techno Sky, che invece è controllata da Enav. Un doppio passaggio che, dice l’accusa, serviva appunto a far lievitare i costi e così avere una riserva finanziaria extrabilancio.
Ma anche a spartirsi i subappalti che venivano affidati a imprese indicate dagli stessi alti funzionari.
«Segnalazioni» che venivano poi lautamente ricompensate.
Marina Grossi è accusata di «corruzione in relazione agli affidamenti dei lavori Enav poi conferiti alla Print System e alla Arc Trade», la società riconducibile a Iannilli, che «ha acquistato un sistema lidar doppler inserito nel programma italiano per il monitoraggio del Wind Shear gestito da Enav, per installarlo nell’aeroporto di Palermo».
Ma all’amministratore di Selex vengono contestate anche violazioni fiscali.
In particolare, così come scritto nel capo di imputazione «in accordo con Lorenzo Cola, con il condirettore generale Letizia Colucci e con il direttore responsabile Manlio Fiore, emetteva fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti per un valore non inferiore ai dieci milioni di euro nel 2009, al fine di consentire a Enav l’evasione delle imposte dirette e indirette; avvalendosi di fatture relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti, indicava nelle dichiarazioni dei redditi presentate per conto di Selex in relazione agli anni 2008 e 2009, elementi passivi fittizi».
Agli investigatori è stato chiesto di sequestrare la documentazione relativa agli appalti proprio per verificare «l’assenza di gare nelle prassi di assegnazione dei lavori e delle opere, in violazione della legge del 2006».
È stato Cola a parlarne, raccontando come durante alcuni consigli di amministrazione dell’Enav alcuni componenti abbiano chiesto di verbalizzare la propria opposizione.
Una circostanza «confermata dalla presentazione spontanea di Guido Pugliesi», l’amministratore di Enav anche lui indagato per corruzione e violazioni fiscali.
Oltre a Pugliesi, tra gli inquisiti c’è il presidente dell’Ente di assistenza al volo Luigi Martini che risponde soltanto di concorso nelle violazioni fiscali. Entrambi, «nelle dichiarazioni del 2009 indicavano elementi passivi fittizi, al fine di consentire l’evasione di imposte dirette e indirette di Enav».
Proprio per questo motivo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i sostituti Paolo Ielo e Rodolfo Sabelli hanno chiesto l’acquisizione «della documentazione extracontabile eventualmente rinvenibile presso gli uffici amministrativi idonea a evidenziare rapporti tra il personale Enav e personale delle società Print System e Arc Trade, ma anche le agende, le rubriche, i documenti informativi o cartacei per verificare l’esistenza e la natura di questi rapporti».
Un accertamento che sarà effettuato esaminando pure «la registrazione degli ingressi a partire dal 1 settembre 2010 in Selex e in Enav».
Controlli che serviranno da riscontro a quanto Cola ha raccontato circa le sue visite e quelle di altri manager negli uffici delle due aziende.
Il consulente ha parlato ampiamente del trasferimento di capitali e non a caso nel provvedimento di sequestro si dispone di acquisire «la documentazione che attesti l’esistenza di relazioni bancarie in Italia e all’estero su cui è possibile, in relazione agli indagati di corruzione, siano pervenuti flussi finanziari come corrispettivo degli atti contrari ai doveri d’ufficio».
Linguaggio burocratico che in realtà si riferisce alle «mazzette» che i manager avrebbero ricevuto in cambio della concessione degli appalti.
Proprio in questo quadro vengono inserite le quattro società «riferibili alle attività di Lorenzo Borgogni», il capo delle relazioni esterne di Finmeccanica, che si sono aggiudicate lavori.
Si tratta della Renco Spa, la Simav – sistemi di manutenzione avanzati Spa, la Aicom, la Chorus Services e Architecture.
Secondo i magistrati Borgogni avrebbe ottenuto circa 300 mila euro in contanti e altre utilità proprio per averle agevolate nell’aggiudicazione delle commesse.
Ad assegnarle era la Selex e adesso dovranno essere analizzati i documenti relativi ad ogni gara proprio per quantificare l’accantonamento dei fondi extrabilancio.
Nel corso dei loro interrogatori prima Iannilli e poi Cola hanno affermato come il sistema per l’erogazione di soldi ai consulenti non prevedesse una percentuale fissa su ogni appalto, ma una sorta di pagamento periodico che poteva avvenire ogni sei mesi o addirittura un anno.
Una somma complessiva versata a titolo di ricompensa per aver indicato alle capofila le società alle quali affidare i subappalti.
Una traccia di questi affari illeciti potrebbe essere contenuta in alcuni atti interni.
Non a caso i pubblici ministeri hanno acquisito la documentazione relativa a «inchieste interne e audit in ordine alla regolarità dell’assegnazione dei lavori, nonchè copia dell’organigramma e delle relative modifiche dei dirigenti di Enav e Selex negli ultimi cinque anni, per la ricostruzione dei singoli procedimenti».
Nello scorso luglio i vertici dell’Ente di assistenza al volo, al termine di un audit, decisero di sostituire il consiglio di amministrazione e il management di Techno Sky contestando «irregolarità gestionali e procedurali».
L’analisi di queste carte potrebbe dunque fornire ulteriori elementi per comprendere i ruoli avuti dai manager ed eventuali altri illeciti commessi da chi è stato poi costretto a lasciare le aziende.
Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
LA CRISI SI FA SENTIRE IN TANTE FAMIGLIE: PASSA DAL 19,7% AL 23,8% LA PERCENTUALE DI ITALIANI CHE NON ACQUISTERA’ DONI…IN AUMENTO LIBRI, VINO E LINGERIE, CALANO CAPI DI ABBIGLIAMENTO E VIAGGI
Un italiano su quattro non acquisterà neppure un regalo di Natale.
La previsione della Cgia di Mestre si basa su un’indagine svolta da Panel Data su un campione di 900 italiani ai quali è stato chiesto quali saranno i doni che compreranno nei prossimi giorni con la tredicesima.
“E’ in crescita il numero di persone che quest’anno, a fronte della crisi economica che continua a preoccupare gli italiani, non farà nessun regalo di Natale – commenta il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – Se nel 2009 questa percentuale riguardava il 19,7%, quest’anno raggiungerà il 23,8%. Insomma, quasi un italiano su quattro risparmierà qualcosa non acquistando nessun regalo. Un dato che, comunque, potrebbe essere più contenuto quando si farà il bilancio dopo le feste. Infatti, come succede spesso, anche chi un mese prima non ha intenzione di farne, cede a qualche piccolo acquisto proprio nelle ultimissime ore prima del 25 dicembre”.
Secondo l’associazione, rispetto agli anni passati gli italiani riceveranno in dono più libri, più bottiglie di vino e più lingerie.
In forte discesa, invece, l’acquisto dei capi di vestiario (che comunque resta la scelta preferita), le calzature, i viaggi e le vacanze.
“Insomma – spiega la Cgia – la crisi continua a farsi sentire e, probabilmente, i regali che riceveremo, almeno da un punto di vista economico, rischiano di essere meno impegnativi di quelli ricevuti l’anno scorso”.
Analizzando più da vicino i risultati, sottolineano dalla Cgia, il dono natalizio più diffuso saranno i capi di abbigliamento (61,5%), seguitidall’enogastronomico (60,1%) e dai libri (57,4%).
Seguono i prodotti tecnologici con il 32,80% delle preferenze, i giocattoli e l’arredo-casa con il 32,80%.
Chiudono la classifica i viaggi, i weekend e le vacanze con l’8,10%.
I ricercatori mestrini sottolineano che la somma delle percentuali riferite alle principali tipologie di regali non dà come risultato 100, poichè gli intervistati avevano la possibilità di scegliere più risposte diverse.
Nel confronto con il 2009 l’incremento più consistente lo registrano i libri (+6,4%), l’enogastronomia (+5,8% con una punta del +2,8% per i vini).
Stabili i prodotti tecnologici (+0,8%), i giocattoli e l’arredo casa (+0,8%).
“In forte contrazione, a conferma di una ridotta capacità di spesa e della necessità di destinare le risorse a consumi più utili, la percentuale di italiani che regaleranno, o si regaleranno, un viaggio o qualche giorno di vacanza (-2,7%)”.
Infine, pur essendo una tradizione sempre molto sentita, i capi di abbigliamento registreranno una riduzione del 5,6% (con una punta negativa del -4,3% delle calzature, anche se l’intimo registrerà , invece, un aumento del +3,6%).
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Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
LA SPERANZA DI RISCATTO, IN FONDO, SI CERCA SEMPRE IN MEZZO ALLE STELLE
Pensate alla gru degli operai immigrati di Brescia che combattono in nome di sacrosanti diritti dei lavoratori; e adesso pensate ai tetti degli studenti che riscoprono una nuova stagione d’impegno in nome della cultura e della ricerca.
E poi pensate a un alpinista che cerca se stesso sulle vette più alte.
Infine pensate al desiderio di fuga da un’Italia caduta sempre più in basso: moralmente, culturalmente, esteticamente.
Ecco, in questa spinta all’ascesa c’è, fortissimo, il desiderio di riscatto.
C’è il desiderio di mettersi tutto alle spalle, di guardare finalmente dall’alto in basso una classe dirigente che non dirige nulla, che non può più spacciarsi come tale.
È la realtà che prende il sopravvento su una politica che non ha saputo nè voluto cambiare davvero il paese, che non ha saputo nè voluto esaudire le promesse fatte, che non ha saputo nè voluto scegliere tra il giusto e lo sbagliato.
Sì, in questa Italia che sale in alto, c’è anche bisogno di una gerarchia valoriale che sappia indicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Perchè non è vero che è tutto uguale.
C’è il bisogno tutto politico di un’Italia finalmente cresciuta che vuole prendere in mano il proprio destino facendo suo il credo di Franco Battiato: “Non sto nè a destra nè a sinistra. Sto in alto”.
Salire sui tetti e sui monumenti non significa solo protestare per cose sacrosante e concrete.
Significa cercare una via di fuga culturale per un paese che non vuole più essere coinvolto e gettato a terra, che non vuole più vivere nei bassifondi e nelle fogne della civiltà .
E che non vuole nemmeno ricadere nel tragico errore della piazza come luogo di scontro ideologico.
Salire per crescere, per migliorarsi.
Un paese stufo di vergognarsi di se stesso che vuole usare il cervello e non la pancia.
Che vuole alzarsi in piedi alla ricerca di un nuovo eroismo collettivo.
Perchè tutti insieme si ha meno paura.
E per salire lassù bisogna combattere le proprie paure.
Perchè la speranza di riscatto si cerca sempre lassù, tra le stelle, tra i sogni di un popolo.
In ogni cultura, l’ascesa verso l’alto è sinonimo metaforico di conoscenza, di sapienza, di sacro.
Di autenticità , anche.
Ecco quello che urlano i giovani sui tetti d’Italia.
Basta, fatela finita, è giunta l’ora di vivere pericolosamente per guardare l’orizzonte e costruire finalmente il futuro.
Filippo Rossi
FareFuturoweb
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Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
IL BLUFF: NEL PACCHETTO PRESENTATO CON LA MELONI, IL PREMIER AVEVA ANNUNCIATO CHE “STAVA STUDIANDO UN’IMPOSTA DEL 10% PER 3 ANNI PER I GIOVANI CHE APRONO UN’ATTIVITA'”… MA L’ANSA SCOPRE CHE IL REGIME AGEVOLATO DEL FORFETTINO DEL 10% PER I GIOVANI ESISTE GIA’ DA 10 ANNI, INTRODOTTO CON LA LEGGE 388 DEL 2000…ALTRO SPOT E ALTRA BRUTTA FIGURA
Costretto all`angolo dalla crisi politica, Silvio Berlusconi riapre il capitolo delle tasse e
avanza una proposta: «Per le nuove imprese messe in campo da giovani stiamo studiando un`imposta del 10 per cento per tre anni al posto di tutte le altre imposte e addizionali», ha annunciato il premier in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, affiancato dal ministro per la Gioventù Giorgia Meloni.
Una sortita che ha scatenato reazioni negative da opposizioni e Fli: «Uno spot», dicono i giovani finiani.
«Un disco rotto», attacca Fassina, responsabile economico del Pd.
Ma soprattutto, secondo una dettagliata ricostruzione dell`Ansa, una misura assai simile a quella proposta ieri da Berlusconi già esiste da una decina di anni per le imprese «individuali» avviate da giovani.
Infatti molte delle nuove iniziative imprenditoriali godono da due lustri, in Italia, di un regime fiscale agevolato: il cosiddetto «forfettino» del 10 per cento che è stato introdotto con la legge 388 del 2000, la Finanziaria per il 2001.
L`agevolazione che prevede il pagamento di un`imposta sostitutiva al 10 per cento – proprio come quella annunciata ieri dal Cavaliere per tutte le «imprese» avviate da giovani – riguarda nuove attività di impresa, professionali o artistiche, intraprese da «persone fisiche», cioè da ditte individuali che in fin dei conti sono le più diffuse e abbordabili in un contesto di start up.
Il governo ha anche annunciato di interessarsi a mutui e prestiti a favore dei giovani, ma in questo caso, trattandosi di somme da restituire con gli interessi, poteva anche farlo un istituto di credito.
Solito spot gratuito.
Qualcuno non aveva forse promesso nel programma del centrodestra di costruire nuove case per le giovani coppie?
Chissà che fine ha fatto quel punto del programma, probabilmente la stessa sorte dell’abolizione delle Province.
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Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
GRANATA, PERINA, DELLA VEDOVA E CHIARA MORONI HANNO ACCETTATO L’INVITO DI ANTONELLO VENDITTI E SONO SALITI SUL TETTO DELLA FACOLTA’ ALLA SAPIENZA…. “VOGLIAMO MARCARE LA DIFFERENZA TRA CHI CONDANNA LA PROTESTA E CHI CREDE INVECE CHE LE RICHIESTE DI STUDENTI E PROFESSORI VADANO ASCOLTATE”… E’ QUESTA LA DESTRA CHE VOGLIAMO, NON QUELLA DI UN INDAGATO PER SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE CHE DAGLI SCHERMI TV INCITA A MENARE GLI STUDENTI
Una delegazione di deputati di Futuro e libertà è salita sul tetto della sede di Fontanella Borghese della facolta di Architettura della Sapienza.
A rispondere all’invito del cantautore Antonello Venditti e dei ricercatori della facoltà , i parlamentari Benedetto Della Vedova, Flavia Perina, Fabio Granata e Chiara Moroni.
“Abbiamo accettato l’invito di Venditti – spiega Chiara Moroni – per marcare la differenza tra chi condanna la protesta e chi crede invece che le richieste di studenti e professori vadano ascoltate”.
“Riteniamo opportuno – ha quindi concluso la Moroni – ascoltare le loro richieste e vogliamo spiegare la battaglia che Fli ha portato avanti sulla riforma universitaria”.
Finalmente una destra che non sfugge al confronto, una destra che non si nasconde dietro le manganellate che tutelano da sempre il Palazzo, ma che vuole rappresentare la società civile, i lavoratori, i ricercatori, gli studenti.
Una segnale importante per la destra sociale che vuole essere presente e lottare per il nostro Paese, che vuole essere a fianco di chi difende il proprio lavoro e la propria dignità .
Una destra diversa che nulla ha a che vedere con chi, imputato per sfruttamento della prostituzione, si permette, dagli schermi di una tv berlusconiana, di istigare all’odio e al pestaggio con queste infami parole: “Intervenire e menare, questa gente capisce solo di essere menata…venti i fermati, ma poveri cuccioloni saranno già a casa fra le coperte a prendersi del tè caldo.”.
C’è chi si mette in gioco per difendere i propri diritti, c’è chi prende “amaramente” due sberle per futili motivi.
Con questa sedicente destra affaristico-puttaniera non abbiamo mai avuto e non vogliamo avere nulla a che fare.
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Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
UN PREMIER INCAPACE, MINISTRI INQUISITI, SCANDALI QUOTIDIANI… UN GOVERNO SOTTO PERENNE RICATTO XENOFOBO CHE E’ RIUSCITO IN UN’IMPRESA STRAORDINARIA: AD ESSERE CONTESTATO DA IMPRENDITORI E LAVORATORI, CHIESA E LAICI, OPPOSIZIONE E SUA STESSA MAGGIORANZA… GLI SPOT SONO FINITI: DAL VENETO ALL’AQUILA, DALLA IMMIGRAZIONE ALLA SCUOLA, DALLA SICUREZZA ALL’ECONOMIA, RIEMERGE LA POLVERE NASCOSTA SOTTO IL TAPPETO… E’ ORA CHE CHI HA INFANGATO LA DESTRA TORNI A CASA
Chi ci segue da qualche tempo non potrà che darci atto di aver messo sull’avviso i nostri lettori, da almeno due anni, che qualcosa sarebbe accaduto.
Lo scrivevamo in solitudine quando il Pdl aveva ancora il 37,4% , ovvero dieci punti in più di quelli che oggi i sondaggi gli accreditano.
Lo abbiamo ripetuto quando il Pdl era calato alle europee e alle regionali, mentre tanti servi zelanti si ostinavano a parlare di “vittoria del centrodestra”, preferendo la politica dello struzzo.
Lo gridavamo anche quando tanti finiani purtroppo stavano ancora in silenzio.
Perchè dalla base del popolo di destra stava salendo una insofferenza grande e motivata verso un governo che dimostrava ogni giorno evidenti lacune.
Un premier dalla straordinaria abilità nel vincere la competizione elettorale ma altrettanto incapace di governare, interessato solo a sfuggire ai suoi processi. L’antitesi di un vero uomo di destra che i processi li affronta, non scappa da vile.
Un premier incapace di equilibrio, presuntuoso, che ha finito per delegare alla Lega poteri e scelte, con il cavallo di troia di Tremonti a fare da sponda.
Nessuno aveva il coraggio allora di dire che Maroni era il peggiore ministro degli Interni della storia repubblicana, capace solo di fare spot e inanellare una brutta figura dietro l’altra.
Non si è mai visto un uomo di destra vera che taglia di tre miliardi i fondi alle forze dell’ordine, che delega la sicurezza alle ronde, che riesce a far fallire pure queste, che sputtana l’Italia a livello internazionale delegando ai libici il lavoro sporco di affogamento dei profughi senza neanche permettere loro di chiedere asilo politico, come da convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato.
Un ministro che poi si prende il merito degli arresti dei latitanti, neanche avesse partecipato personalmente a un solo blitz con il mefisto calato sul viso.
Salvo poi scoprire che è inquisito per aver preso quattrini da un privato per consulenze legali “orali”.
Come non si era mai visto un condannato a sei mesi di carcere in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale diventare ministro degli Interni.
Come non si erano mai viste diventare ministre le “amiche” del premier.
Come non si erano mai visti cosi tanti ministri sotto inchiesta: chi per mafia, chi per favori in cambio di massaggi, chi per corruzione, chi per regalie ricevute.
Come non si erano mai visti tanti “affaristi e manutengoli” avere libero accesso nelle stanze del potere, tante ragazzotte di facili costumi salire le scale di Palazzo Grazioli e tante escort di lusso provare i materassi del lettone di Putin.
Come non si era mai assitito, neanche fossimo abbonati al digitale terrestre, a una serie di spot incredibili che dipingevano il nostro Paese come il paradiso terrestre, dove tutto funziona perfettamente e i treni arrivano in orario meglio che a Zurigo.
Ci hanno fatto intendere che i tagli alla scuola si dovevano chiamare “storica riforma”, che le patetiche uscite di Brunetta si dovevano declinare in “riforma della Pubblica amministrazione”, che i tagli alla sicurezza erano solo “razionalizzazione” della stessa.
Che con i 40 euro della social card avevamo reso ricchi anche i poveri e che con qualche banconota della Brambilla tutti gli italiani potevano andare alle Maldive.
Nel frattempo impazzava, nel silenzio interessato di tanti, la deriva leghista e razzista e diversi comuni padani proponevano norme che in altri Paesi li avrebbero semplicemente condotti in galera.
Ma Silvio taceva: troppo importante salvarsi il culo dai processi per temperare, mediare, stabilire una democrazia interna..
Sappiamo noi gli insulti che ci siamo presi per mesi per aver compiuto il delitto di lesa maestà .
Ma lentamente è emersa la verità : quella di un governo che non è affatto di destra, è solo “maldestro”.
Un governo che è riuscito in una missione impossibile, farsi criticare da tutti: lavoratori e imprenditori, chiesa e laici, opposizione e persino maggioranza.
Un governo senza bussola e senza valori che si è schiantato su troppi scogli per avere diritto all’onore delle armi.
Un governo, un premier e una classe dirigente che è ora che torni a casa.
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Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
CRESCE L’ATTESA PER IL DISCORSO DI FINI A PERUGIA E LE PROSPETTIVE DI FUTURO E LIBERTA’….LA RISPOSTA DI FARE FUTUROWEB ALLE QUESTIONI SOLLEVATE DA BATTISTA SUL “CORRIERE DELLA SERA” CIRCA IL POSIZIONAMENTO DEL NUOVO PARTITO
«Cosa vuole fare?», «Con chi?».
Che ci sia davvero molta attesa per ciò che sarà il movimento che si sta raccogliendo attorno a Gianfranco Fini lo dimostra la serie di interrogativi che (giustamente) da mesi vengono suscitati sulle intenzioni del presidente della Camera.
Alcuni di questi li ha posti Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: Fini vuole «diventare il punto di riferimento di un centrodestra “deberlusconizzato”» o invece «racimolare vantaggi effimeri con una condotta ambigua, contorta, politicista»?
Ossia intende «diventare leader di uno schieramento oppure leader di un micropartito»?
Come si vede le aspettative per le scelte di Fini sono alte.
Segno che quello che sta per nascere è un soggetto verso il quale le attenzioni degli osservatori si basano su soluzioni di sistema e non di piccolo cabotaggio.
Certo in mezzo ci sta il districarsi tra una situazione quotidiana nella quale tra la crisi del sistema politico bipolare e quelli che Battista chiama «gli spasmi in cui si dibatte il berlusconismo» lacerato dall’immobilismo, dalle liti e dagli scandali rosa del premier: impresa davvero ardua.
Per questo, dinanzi alla pratica quotidiana della fantapolitica — praticata a dire la verità quasi ogni giorno dai suoi detrattori — Fini «deve saper parlare alla società e non solo ai contabili dei gruppi parlamentari. Deve indicare cosa è obbligatorio che ci sia nell’agenda di governo che abbia il consenso degli elettori e non esercitarsi negli scenari astratti di controproducenti governi tecnici, delizia di politologi e retroscenisti, ma tomba di ogni velleità di innovazione».
Ha ragione Battista, Fini è chiamato a dare risposte politiche oltre le alchimie del politichese e del gossip.
E lo deve fare su temi veri come quelli del precariato, degli investimenti nell’università , del rilancio della politica industriale.
Tutti temi cari agli interlocutori imprescindibili per un partito che dovrà riferirsi a un blocco sociale che si sente spaesato e preoccupato dall’involuzione del progetto berlusconiano e che ha allo stesso tempo poca fiducia nella promessa (finora disattesa) di una sinistra riformista.
Quello che si chiede Battista del resto è quello che chiedono le migliaia di persone che accorreranno a Perugia alla convention di Futuro e libertà .
Sono le stesse preoccupazioni che i tanti intellettuali — anche quelli che Fini non lo voteranno mai – che hanno firmato il “Manifesto di ottobre” si aspettano dibattute all’interno di una stagione politica che metta fine a quel bipolarismo muscolare che proprio il corsivista del Corriere ha denunciato come una delle degenerazioni di questa stagione politica.
Insomma, che non sia un fuoco di paglia o peggio un progetto autoreferenziale “alla Mastella” se lo augurano in tanti.
Ma se è lo stesso Battista a riconoscere a Fini di aver saputo vincere «la battaglia della sopravvivenza» contro l’attacco senza quartiere dei pasdaran berlusconiani «perchè ha saputo resistere alle sirene del ribaltonismo» ciò significa che un passo importante è stato già compiuto.
Lo ha spiegato e rilanciato lo stesso Fini più volte: «Si va avanti per non tradire lo spirito del Pdl».
E questo concetto, ribadito a Mirabello, non è stato solo un annuncio di comodo o una sfida a chi lo ha espulso senza contraddittorio dal proprio partito. Ma un annuncio di metodo.
Lo dimostrano le tante adesioni che continuano a provenire anche da culture politiche non riconducibili alla storia della destra italiana.
Lo dimostra una riflessione non banale dello stesso Fini sul tema delle regole della rappresentanza che passano anche per una legge elettorale che torni a dare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti .
Lo dimostra la risposta che il presidente della Camera ha dato all’amministratore delegato della Fiat da una parte e alle preoccupazioni di Emma Marcegaglia dall’altra.
E assieme a questo lo dimostra la preoccupazione verso il futuro della ricerca italiana e il mondo della cultura che è stato lanciato da tutto l’ambiente politico e intellettuale che gravita attorno a Fli.
Insomma, in questi mesi l’invettiva, quella pubblica, è stata tutta incentrata sui temi politici.
E che il nuovo soggetto non si stia conformando come un “bunker” ligio ai riti della prima Repubblica lo dimostra infine l’attenzione rinnovata all’opinione dei propri simpatizzanti.
Lo si è visto nel caso del lodo Alfano che ha aperto una discussione appassionata che ha coinvolto base e vertice in un rapporto franco, diretto, duro. In una parola democratico.
E questo, senza dubbio, è un buon auspicio.
Per questo Battista con i suoi interrogativi e le sue preoccupazioni ha sfondato con noi una porta aperta.
Perchè le sue domande e le sue aspettative sono quelle che non sono gli osservatori attenti e in buona fede si augurano risolte positivamente.
Ma, si spera, tutto il paese.
Antonio Rapisarda
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Ottobre 31st, 2010 Riccardo Fucile
RAPPORTO CARITAS: GLI IMMIGRATI RAPPRESENTANO IL 10% DEGLI OCCUPATI, INCIDONO PER L’11,1% SUL PIL NAZIONALE E SONO TITOLARI DEL 3,5% DELLE IMPRESE….DICHIARANO AL FISCO UN IMPONIBILE DI 33 MILIARDI DI EURO
Cambia il pianeta immigrazione e diventa sempre più popoloso.
Quanti sono oggi i “nuovi italiani”? Sfiorano soglia 5 milioni, 570mila sono nati in Italia, quasi un milione sono minorenni.
Cresce il loro contributo alla ricchezza del Paese: i cittadini d’origine straniera sono il 10% degli occupati, incidono per l’11,1% sul prodotto interno lordo, sono titolari del 3,5% delle imprese, pagano 7,5 miliardi di euro di contributi previdenziali e dichiarano al fisco un imponibile di oltre 33 miliardi di euro.
A fotografare la galassia migrante è il Dossier Caritas/Migrantes 2010, giunto quest’anno alla XX edizione: una sorta di “Bibbia” per chiunque si occupi d’immigrazione in Italia.
All’inizio del 2010 l’Istat ha registrato 4 milioni e 235mila residenti stranieri. Diversa la stima del Dossier che, includendo tutte le persone regolarmente soggiornanti seppure non ancora iscritte all’anagrafe, arriva a una popolazione di 4 milioni e 919mila abitanti.
L’aumento dei residenti è stato di circa 3 milioni di persone nel corso dell’ultimo decennio.
L’incidenza media sulla popolazione italiana è oggi del 7%, ma in Emilia Romagna, Lombardia e Umbria si va oltre il 10% e in alcune province anche oltre il 12% (Brescia, Mantova, Piacenza, Reggio Emilia).
Le donne incidono mediamente per il 51,3%. La collettività romena è la più numerosa, con poco meno di 1 milione di presenze; seguono albanesi e marocchini, (quasi mezzo milione); cinesi e ucraini sono quasi 200mila.
Gli immigrati si stabiliscono sempre di più nei piccoli centri.
Un esempio? Gli stranieri sono il 20% dei residenti a Porto Recanati e a Castiglione delle Stiviere.
Ad Airole (Imperia) superano addirittura il 35%.
Sono circa 240mila i matrimoni misti celebrati tra il 1996 e il 2008 (quasi 25mila nell’ultimo anno); più di mezzo milione le persone che hanno acquisito la cittadinanza, di cui 59mila nel 2009; oltre 570mila gli “stranieri” nati direttamente in Italia; quasi 100mila quelli che ogni anno nascono da madre straniera.
Il rapporto tra spesa pubblica sostenuta per gli immigrati e tasse da loro pagate va senz’altro a vantaggio dello Stato italiano.
Secondo le stime riportate nel Dossier, infatti, le uscite a loro favore (sanità , scuola, servizi sociali) sono pari a 10 miliardi di euro l’anno.
Le entrate assicurate dagli immigrati, invece, si avvicinano agli 11 miliardi di euro (tra contributi previdenziali e fiscali). Non solo.
Attualmente è pensionato tra gli immigrati 1 residente ogni 30; tra gli italiani 1 ogni 4.
Nel 2025, i pensionati stranieri saranno circa 625mila.
A tale data, tra i cittadini stranieri vi sarà circa 1 pensionato ogni 12 persone, mentre tra gli italiani il rapporto sarà di circa 1 a 3.
Quanto alle rimesse, nel 2009 i soldi spediti a casa dagli immigrati hanno superato i 6,7 miliardi di euro.
La retribuzione netta mensile degli immigrati nel 2009 è stata di 971 euro, rispetto ai 1.258 euro per gli italiani, con una differenza a sfavore degli immigrati del 23% (di ulteriori 5 punti più alta per le donne straniere).
Stando al Dossier, “il ritmo d’aumento delle denunce contro cittadini stranieri è molto ridotto rispetto all’aumento della loro presenza, per cui è infondato stabilire una rigorosa corrispondenza tra i due fenomeni”.
E ancora: secondo i dati forniti, “gli italiani e gli stranieri in posizione regolare hanno un tasso di criminalità simile”.
Il rapporto tra persone intercettate dalla polizia e persone rimpatriate è andato diminuendo nel corso degli anni (dal 57% nel 2004 al 35% nel 2009). Le persone trattenute nei centri di identificazione ed espulsione sono state 10.913, tra le quali anche diverse persone già ristrette in carcere, dove non era stata accertata la loro identità .
Il risultato? Nell’insieme il 58,4% non è stato rimpatriato.
argomento: Berlusconi, Bossi, denuncia, economia, Lavoro, LegaNord, PdL, Politica | Commenta »