Ottobre 12th, 2010 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI SERGIO RIZZO SUL “CORRIERE DELLA SERA”: CONCESSA AI DIRIGENTI DELLO STATO LA POSSIBILITA’ DI PROCEDURE RISERVATE… LA NORMA “NASCOSTA” NELLA MANOVRA FINANZIARIA… I DUBBI DELL’AUTHORITY, IL BLUFF DI CALDEROLI
Con una fantasia degna di Charles Perrault, l’autore della celebre fiaba di Pollicino, nella manovra economica di questa estate è comparso un bel grimaldello per aggirare le gare pubbliche.
Il sistema è semplice: d’ora in poi i dirigenti «generali» dello Stato, per intenderci quelli più alti in grado come i capi dipartimento, potranno dichiarare «segreti» gli appalti e le forniture di beni e servizi per la pubblica amministrazione.
Gli basterà fornire un motivo plausibile.
Il ricorso alla «segretazione» delle opere e dei contratti pubblici è diventata un’abitudine sempre più frequente.
Ci sono ragioni di sicurezza, certamente, che riguardano per esempio gli apparati di polizia, gli 007, alcuni settori militari.
Spesso, però, la scusa serve a imboccare scorciatoie immotivate.
Qualcuno sa spiegare perchè i lavori di ristrutturazione di un palazzetto del Senato che dovrebbe ospitare uffici degli onorevoli, come quello di largo Toniolo, a Roma, debbano essere eseguiti con procedure «segretate»?
O perchè i cittadini italiani non possano conoscere i particolari del contratto per i vaccini contro l’influenza A che ci sono inutilmente costati oltre 180 milioni di euro, contratto dichiarato «segreto», come ha stigmatizzato la Corte dei conti?
La verità è che questa corsia preferenziale consente di evitare le gare ordinarie e aggirare vincoli ambientali e paesaggistici.
Per non parlare dei controlli: le opere «segretate» non sono sottoposte alla vigilanza dell’authority.
Non è un caso che quando quella norma era in discussione in Parlamento, l’autorità per i contratti pubblici allora presieduta da Luigi Giampaolino non mancò di manifestare la propria preoccupazione.
E non perchè l’idea di trasferire dalla politica all’amministrazione la responsabilità di stabilire se un certo appalto necessita della segretezza sia campata per aria.
Anche se poi, com’è intuibile, iniziative del genere difficilmente verrebbero assunte senza l’avallo politico.
Il fatto è che, senza uno strumento che consenta di tenere sotto controllo questa delicatissima materia, questo potrebbe amplificare a dismisura un fenomeno che ha già suscitato, per le sue degenerazioni, l’attenzione dell’Unione europea, dove si sta preparando qualche contromisura.
Che però non potrà purtroppo risolvere un altro grosso problema: quello della trasparenza di leggi come questa.
E qui entrano in gioco Pollicino e le sue molliche di pane.
La norma che consente ai dirigenti generali dello Stato di «segretare» i contratti pubblici è il comma 10 dell’articolo 8 del decreto legge 78/2010 convertito nella legge 122 del 30 luglio scorso.
Dice così: «Al fine di rafforzare la separazione fra funzione di indirizzo politico-amministrativo e gestione amministrativa, all’articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo la lettera d), è inserita la seguente: d bis) – adottano i provvedimenti previsti dall’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, e successive modificazioni». Impossibile capirci qualcosa, senza seguire le molliche.
Prima mollica: il decreto legislativo 165 del 2001 è quello che stabilisce i poteri dei «dirigenti di uffici dirigenziali generali».
Seconda mollica: il decreto legislativo 163 del 2006 altro non è che il codice degli appalti nel quale si disciplina la «segretazione» delle opere e dei contratti.
Chiaro, no? Tanto valeva «segretare» pure la legge…
Andrebbe ricordato che nel giugno del 2009, più di un anno prima che sulla Gazzetta ufficiale venisse pubblicato questo incomprensibile obbrobrio, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, apprestandosi a incendiare pubblicamente una pira di migliaia di leggi «inutili», aveva fatto approvare una norma intitolata: «Chiarezza dei testi normativi».
Così tassativa, secondo lui, da non lasciare margini di manovra ai mandarini della burocrazia nostrana.
Lì dentro è detto che quando si cambia o si sostituisce una legge è obbligatorio indicare «espressamente» ciò che viene cambiato o sostituito.
È previsto pure che quando un provvedimento contiene un «rinvio ad altre norme contenute in disposizioni legislative» (esattamente come nel caso che qui si sta raccontando) si debba anche indicare «in forma integrale, o in forma sintetica e di chiara comprensione» il testo oppure «la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento».
Si stabilisce, infine, che le disposizioni sulla chiarezza dei provvedimenti «non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito». Pensate se non avessimo una norma del genere…
Come l’avrebbero scritto quel comma contenuto nella manovra economica? In etrusco, meroitico o rongo-rongo?
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 11th, 2010 Riccardo Fucile
DEI 5 PUNTI INDICATI DAL PREMIER, AGLI ITALIANI INTERESSA IL FISCO, SOLO ALL’ULTIMO POSTO IL FEDERALISMO…IL PDL SCENDE AL 29%, GIOVANI E MERIDIONALI LO ABBANDONANO… TRA CHI NON HA ANCORA DECISO SE E CHI VOTARE, BEN L’81% E’ DELUSO DAL GOVERNO E DAL PREMIER…IL 53% DEGLI ITALIANI NON CREDE PIU’ ALLE FUTURE PROMESSE.
L’ultima conferma, dalle colonne del “Corriere della Sera”, è arrivata
dall’Osservatorio di Renato Mannehimer: i consensi del governo sono scesi ormai al 30%.
I cinque punti che Berlusconi ha indicato come priorità (tasse, giustizia, Mezzogiorno, sicurezza, federalismo) costituiscono un programma ampio, sulla cui realizzazione però molti nutrono dubbi.
Dei cinque punti, il fisco è quello più sentito dagli elettori, ultimo il federalismo.
È certo, tuttavia, che Berlusconi ha, in questo momento, necessità di imprimere nuova linfa all’azione dell’esecutivo.
Non solo in relazione agli equilibri politici interni, quanto per frenare il declino di consensi per l’operato del governo, in atto ormai da mesi e che ha portato a una forte contrazione del seguito per il Pdl, attestatosi in questi giorni attorno al 29%.
Se si domanda agli italiani «come valutate l’operato complessivo del governo fino a questo momento?», solo meno di un terzo (30%) risponde in modo positivo, mentre quasi tutti i restanti esprimono un giudizio critico.
È significativo il fatto che, su questo argomento e diversamente da quanto accade per tante altre questioni politiche, quasi tutti manifestano un’opinione e le risposte «non so» sono pochissime (2%).
I consensi per il governo sono in misura simile a quanto rilevato a inizio luglio (31%), ma sensibilmente inferiori a quanto emerso nei mesi precedenti: a marzo erano 39%, a giugno erano 33%.
Segno che la crisi crescente di fiducia verso l’esecutivo è ancora in atto. Naturalmente, essa non si presenta con la stessa intensità nelle varie categorie di cittadini.
Esprimono maggior disagio i giovani fino a 24 anni e i residenti nel Meridione (che vedono con più timore il federalismo). Nonchè, ovviamente, gli elettori del centrosinistra, tra i quali i giudizi critici superano l’84%.
Ma anche tra i votanti per i partiti di maggioranza c’è una considerevole area di insoddisfazione, che oltrepassa un quarto di questi ultimi.
E, ancora, si registra una pericolosa prevalenza (81%) di delusi dall’attività di governo nel settore cruciale degli indecisi sul partito (e, spesso, sullo schieramento) da votare alle prossime eventuali elezioni.
Tutto ciò comporta perplessità sulla effettiva capacità del governo di fare le riforme promesse.
Solo sei mesi fa la maggioranza degli italiani (58%) dichiarava di credere comunque all’attuazione di queste ultime.
Oggi, questa posizione è espressa dal 44%, mentre la gran parte degli intervistati (53%) si dice incredula sulla realizzazione.
Anche in questo caso, lo scetticismo è presente, in misura minoritaria (19%), nell’elettorato di centrodestra e, in maggioranza (67%), tra gli indecisi. Restano comunque diffuse le aspettative che qualcosa si realizzi.
Esse riguardano tutte e cinque le tematiche proposte da Berlusconi.
C’è tuttavia una graduatoria di priorità attribuita dagli italiani.
Essa vede primeggiare la questione fiscale e l’attesa della riduzione delle tasse, già oggetto più volte del programma elettorale del centrodestra e ribadita dal presidente del Consiglio anche nelle sue ultime dichiarazioni. Seguono la riforma della giustizia, il Mezzogiorno e la sicurezza, mentre il federalismo fiscale, pur reputato importante, si colloca in una posizione di minore urgenza percepita dalla popolazione, specie tra i residenti al Sud.
Insomma, gli italiani si mostrano fortemente scettici che qualcosa si riesca a fare.
Il fatto che Silvio, dalla dacia di Putin, dichiari che il calo di consensi del partito sia colpa del Pdl, non certo sua o del governo, dimostra come ormai abbia perso la bussola politica del nostro Paese.
Continuare ostinatamente con arroganza e presunzione, senza la minima autocritica, a perseguire solo leggi personali, non fa che allontanare sempre più questo governo dalle istanze degli italiani.
Che hanno bisogno di riforme sociali e solidali, non di egoismi e divisioni, di legalità non di impunità , di etica politica non di cattivi maestri, di rispetto e confronto, non di dossieraggi.
E di premier che non continuino ad andare allegramente a pesca con Putin mentre quattro giovani vite italiane sono stroncate in Afghanistan.
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Ottobre 8th, 2010 Riccardo Fucile
“NON SIAMO SOLO BRACCIA, MERITIAMO RISPETTO E PIU’ DIRITTI”… OCCUPATE SEDICI ROTONDE STRADALI TRA NAPOLI E CASERTA DAI LAVORATORI ALLA GIORNATA: “VOGLIAMO ALMENO 50 EURO”… LO STATO NON C’E’, IL GOVERNO E’ LATITANTE E SACCONI DORME
Immigrati e caporali.
Oggi si è svolto il primo sciopero in Italia dei lavoratori alla giornata. 
Da Baia Verde ad Afragola passando per Villa Literno, Casal di Principe, Giugliano, Qualiano, Pianura e Scampia.
Hanno pacificamente occupato sedici ‘rotonde’ tra Caserta e Napoli.
Negli stessi incroci stradali dove ogni giorno vengono “ingaggiati”, stamattina all’alba, migliaia di migranti hanno incrociato le braccia e alzato un cartello: “Noi non lavoriamo per meno di 50 euro al giorno”.
In strada c’erano tutti: i lavoratori delle campagne, dell’edilizia, del terziario, del mondo dell’artigianato.
Regolari e irregolari.
Hanno rinunciato ad un guadagno, ma hanno avuto il coraggio di scendere in piazza, metterci la faccia e sfidare i caporali.
“Scioperiamo perchè non vogliamo essere considerati solo per le nostre braccia, ma anche per ciò che pensiamo, per ciò che siamo”, dice Mamadou Sy.
“Nessun popolo è mai riuscito da solo a progredire senza l’aiuto di un altro popolo e voi italiani, che avete vissuto come noi l’emigrazione, sapete bene cosa vuol dire non sentirsi accettati e vivere come persone invisibili e senza diritti”.
Mamadou Sy, presidente della Comunità senegalese di Caserta, uno dei leader più ascoltati degli immigrati africani, è da otto anni in Italia, e oggi incrocerà le braccia insieme a tantissimi altri. “Io sarò sul vialone di Caserta, dove abitualmente ci sono i miei fratelli a lavare i vetri o a vendere fazzoletti. Non per fare confusione o creare disagi agli automobilisti, ma per spiegare ai cittadini che senza permesso di soggiorno non si può vivere. Abitiamo in case che ci danno in fitto gli italiani, paghiamo l’acqua, la luce, il gas. Vorremmo pagare anche le tasse, ma se non abbiamo il diritto di cittadinanza non è possibile farlo, siamo e restiamo invisibili”.
Poi c’è il problema lavoro.
“E lo chiami lavoro quello che facciamo per dodici o quattordici ore al giorno per una paga di 20 o 30 euro? Questo è sfruttamento. Gli italiani non capiscono che se trattano male noi che dobbiamo lavorare per loro, anche il lavoro è fatto male.
Ricordate Rosarno? Ricordate dove dormivano quei ragazzi? Era peggio di un porcile. Una cosa ignobile. Nessuno andrebbe a vivere lì dentro e poi a lavorare per una giornata intera.
Come può un datore di lavoro trattare così i suoi collaboratori? Significa che non ci tiene nemmeno alla sua impresa. Gli italiani si rivolgono a noi solo quando hanno bisogno. Vengono a implorarci e a bussare alle nostre porte. Sono insistenti. Ma solo per il tempo in cui siamo utili a loro. Poi ci lasciano al nostro destino”.
“Oggi è più difficile dire che in Italia ci si trova bene. Fino a poco tempo fa era un paese accogliente. Tutti volevano venire in Italia perchè qui la gente era diversa. Oggi non è così. L’Italia non è più il paese di qualche anno fa. Molte cose cono cambiate. così non si finirà mai. Veniamo qui perchè abbiamo bisogno. Certo, c’è la crisi ed è difficile per tutti. Tutte le persone vogliono migliorare, tutte le persone vogliono vivere meglio, senza molti problemi.Tutti abbiamo bisogno degli altri. Se solo si capisse questo, forse le cose andrebbe più lisce”.
Andrebbero meglio anche se lo Stato non tollerasse sacche di illegalità , lasciando interi territori del Paese senza regole e certezze, diritti umani e sindacali.
Cosa aspetta il governo a intervenire, pretendendo dagli imprenditori italiani l’applicazione dei contratti regolari e il rispetto dei diritti degli immigrati?
Che Sacconi si muova e renda giustizia alle migliaia di immigrati che vengono quotidianamente sfruttati nel nostro Paese, nel silenzio assenso delle istituzioni.
Vogliamo un’Italia non solo dei doveri, ma anche dei diritti.
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Ottobre 4th, 2010 Riccardo Fucile
PER IL 70,9% IL PROBLEMA DEL LAVORO E’ UNA PRIORITA’, PER IL 59,7% LO E’ IL SUD, PER IL 55,2% L’AMBIENTE E LA QUALITA’ DELLA VITA, PER IL 48,8% LE TASSE, PER IL 35,4% LA SICUREZZA, SOLO PER IL 24,6% L’IMMIGRAZIONE
I cittadini italiani si sono mostrati tiepidi rispetto al discorso del premier alla Camera e al
Senato.
E’ certo che l’andamento ondivago degli ultimi mesi non ha favorito il giudizio della popolazione nei confronti della politica.
Appena il 50% lo ha ritenuto convincente. Per il 51,6% degli intervistati è stato efficace mentre il 52,8% lo ha ‘bollato’ come ‘equilibrato’. Solo il 45,4% degli italiani pensa che sia stato rassicurante.
Ma quali sono i temi che gli italiani vorrebbero al centro dell’attenzione delle attività del governo?
Per piu’ di 7 cittadini su 10 la preoccupazione principale è rappresentata dal lavoro che si conferma il problema principale da Nord a Sud.
E’ il Mezzogiorno d’Italia invece il ‘tema’ sorpresa di questo sondaggio, occupando il secondo posto fra le aspettative dei cittadini che lo indicano con il 59,7% come una delle principali priorità di cui il governo dovrebbe occuparsi.
L’altra sorpresa è la voce che si piazza al terzo posto con il 55,2% e cioè l’ambiente e la qualità della vita. E’ forse la prima volta che una tematica di questo tipo si piazza cosi’ alta nei sondaggi.
Sotto il 50% (48,8%) è la percentuale di cittadini preoccupata dalle tasse.
Al 35,4% c’è la sicurezza che, insieme al 24,6% dell’immigrazione, rappresenta una quota di preoccupazione bassa.
Per il 31,1% dei cittadini è invece prioritario intervenire sulla giustizia.
E’ dunque importante comprendere la sintesi che l’opinione pubblica si è fatta, valutando come il discorso di Berlusconi rappresenti una chiusura della fase conflittuale della politica degli ultimi mesi che per il 51,2% è stata vinta dai finiani.
I berluscones ottengono invece il 28,8%.
Gli anti-berlusconiani si devono invece accontentare del 12,6% dell’opinione pubblica.
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Ottobre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
“FUTURO E LIBERTA’ SARA’ LA GARANZIA DEL RISPETTO DEL PROGRAMMA”… “LA POLITICA DEVE AVERE LA CAPACITA’ DI RISPONDERE AI PROBLEMI DEGLI ITALIANI, DEVE CESSARE DI ESSERE UN TORBIDO AFFARE”… “I FONDI FAS PER IL SUD SONO STATI DIROTTATI AD ALTRI SCOPI, MENTRE IN MERIDIONE C’E’ UNA DISOCCUPAZIONE DRAMMATICA”
No a riforme della giustizia che «penalizzino la magistratura», «restiamo fedeli al governo
ma il programma non venga tradito».
Il giorno dopo lo scontro tra Berlusconi e l’Anm, Gianfranco Fini interviene nel dibattito sulla giustizia e fissa i suoi paletti.
Il presidente della Camera è intervenuto telefonicamente ad un convegno organizzato da “Futuro e Libertà ” per l’Italia a Salerno, alla presenza del capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino.
«Non vuol dire – ha detto Fini nel suo intervento – che tutti i magistrati sono eccellenti servitori dello Stato. Ce ne sono che, come in altre categorie, hanno dei difetti. Ma non si può e non si deve in alcun modo pensare di dar vita a una riforma della giustizia che parta dal principio che si deve punire o penalizzare la magistratura italiana».
Il presidente della Camera ha poi fatto questa previsione sull’esito della riforma sulla giustizia: «Lo vedremo nelle prossime settimane nel dibattito alla Camera», dove Futuro e libertà per l’Italia «è determinante in termini numerici», e ciò è «garanzia» per il rispetto del programma.
Fini lancia poi un avvertimento agli alleati: «Nei prossimi mesi – dice il presidente della Camera nel suo intervento telefonico alla convention di Generazione Italia in corso a Salerno, intervento ripreso da Sky Tg24 – gli italiani avranno la possibilità di verificare se la politica per davvero è un torbido affare in cui polemiche, personalismi, dossier, avvelenano quotidianamente il vivere civile o se al contrario la politica è la capacità di rispondere ai problemi reali dei cittadini».
Quindi dall’ex leader di An un passaggio su Fli: “Abbiamo una grande voglia di rinnovare la politica e dopo gli ultimi vent’anni bisogna resistere alle difficoltà ed affermare le nostre idee”. Perchè nella sfida lanciata con la nascita di Futuro e Libertà , “ce la faremo, non ho dubbi”.
Poi, sottolinea il presidente della Camera, “chi aderisce al movimento finiano ha messo in chiaro di fare politica non certo per interessi di parte o addirittura di carattere personale. E’ la più bella garanzia che possiamo offrire alla gente. Io sono convinto che con l’entusiasmo, con la pulizia delle idee, con la onestà dei comportamenti, con la coerenza delle azioni, in tempi brevi avremo ancora maggiori soddisfazioni”.
Per Fini il centrodestra è «fin troppo attento alle esigenze e alle richieste di un partito, la Lega» e «in molte circostanze sembra dimenticare che buona parte del suo consenso arriva dal Sud, dal meridione».
Fini ricorda che «stando agli impegni presi dal presidente Berlusconi nel discorso programmatico alle Camere», il meridione «deve tornare ad essere al centro dell’agenda politica. Ma occorre aspettare che alle buone intenzioni seguano fatti concreti e stanziamenti».
A giudizio del fondatore di Futuro e Libertà «è sacrosanto ricordare che servono le infrastrutture per il Sud», ma non va dimenticato che «in questi mesi i fondi Fas sono stati considerati un salvadanaio a cui attingere per far fronte alle tante emergenze che l’Italia di volta in volta doveva affrontare».
Fli, garantisce quindi Gianfranco Fini, sarà «in prima linea per garantire il riscatto del Sud, per garantire che i giovani abbiano finalmente la possibilità di esprimere le loro capacità . Credo sia una emergenza drammatica la disoccupazione, specie nel meridione».
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Settembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
PUBBLICHIAMO LA LETTERA PIENA DI AMAREZZA DI UNA NOSTRA CONNAZIONALE CACCIATA DALLA LIBIA NEL 1970, INSIEME AD ALTRI 20.000 ITALIANI, CUI GHEDDAFI RUBO’ TUTTI I BENI…. IL PAVIDO GOVERNO ITALIANO NON SOLO NON HA CHIESTO I DANNI ALLA LIBIA, MA DA ANNI PROMETTE AI NOSTRI PROFUGHI UN RISARCIMENTO CHE POI NEGA NEI FATTI…TREMONTI SONO DUE ANNI CHE DEVE FIRMARE: E QUESTO SAREBBE UN GOVERNO DI DESTRA?
Sono una dei ventimila italiani che nel 1970 furono cacciati dalla Libia colpevoli solo di essere italiani, in violazione della risoluzione ONU 388, del trattato Italo-Libico del 1956 e della legge di ratifica 843/57.
Lo Stato Italiano che avrebbe dovuto tutelarci e far rispettare gli accordi ci chiese di avere pazienza perchè i giusti risarcimenti dovevano attendere gli accordi internazionali ed intanto i profughi della Libia morivano disillusi e trattati da stranieri nella propria patria.
Nel 2008 arrivò il tanto atteso accordo internazionale e insieme ad esso la delusione per non esserne stati inclusi, vanificando trentotto anni d’attesa senza nemmeno l’ombra delle scuse per come fummo trattati.
Anche le promesse inserite nella legge di ratifica n. 7 del 6 febbraio 2009, (Gazz. Uff., 18 febbraio, n. 40), dove, all’art. 4, si parla degli indennizzi spettanti a noi profughi. restano ad oggi solo promesse non mantenute
In ogni caso si parla di un indennizzo che forse arriverà a qualche percento del valore dei beni confiscati illegalmente nel 1970.
Ora sono due anni che manca solo una forma per dare il via all’iter, quelle di Giulio Tremonti.
Da cittadini italiani rispettiamo le leggi che il parlamento promulga e il capo dello Stato ratifica, ma con profonda amarezza vediamo che lo Stato può impunemente ignorarle perchè nessuno le fa rispettare nell’indifferenza dei mezzi d’informazione e delle istituzioni.
Vanessa Giuliano
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Settembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
LA LOTTA DI 200.000 GIOVANI PREPARATI, MA RIFIUTATI DAL SISTEMA PRODUTTIVO DI UN PAESE IN CUI SI STA SFASCIANDO LA SCUOLA PUBBLICA…. RICERCATORI GIOVANI E DI TALENTO IN FUGA IN UN’ITALIA DI VECCHI AGGRAPPATI ALLE LEVE DI COMANDO DOVE HANNO SPAZIO SOLO I CONDANNATI AL SILENZIO
C’è stato un tempo in cui essere docente voleva dire ricoprire un ruolo reputato socialmente di rilievo.
Oggi la scuola italiana è allo sfacelo e cade a pezzi, letteralmente a pezzi. Così mentre il Paese geme, disastrato ed indebitato all’inverosimile, ed i poveri sono sempre più poveri, sullo sfondo di una lotta tra forze politiche che hanno perso il contatto con la realtà , un’intera generazione di giovani docenti, di lavoratori onesti, un esercito di disperati fatto di 200 mila persone, è pronta a tutto per tentare di salvare lo stipendio e non finire sul lastrico.
Per un osservatore attento, è interessante notare come si possano cogliere nel Paese i segnali, per il momento sporadici, di un’insofferenza e di un disagio sociale profondo che partono dal basso, dai fischi a dell’Utri, e poi a Schifani, fino al fumogeno lanciato contro Bonanni, c’è un’altra Italia che non ne può più.
In questo quadro si colloca la protesta dei precari, che ha la faccia pulita di tanti giovani coraggiosi e di talento, con alla spalle un lungo ed inutile percorso di studi.
Questi giovani sono tra quelli indicati da Fini nella piazza di Mirabello, di quelli che fa davvero male al cuore vederne i volti consumati dalle privazioni del cibo essenziale per la vita.
Ma dov’è l’ Italia del precariato?
Non la trovi certo in TV, perchè fa notizia solo se si tenta il suicidio, eppure è una realtà che si estende a macchia d’olio, che toglie ogni diritto sociale e taglia fuori dal futuro, in un Paese schizofrenico in cui è più facile trovare lavoro se sei ex detenuto da collocare in un programma di reinserimento. L’Italia è un Paese di vecchi, anzi di supervecchi avidamente aggrappati ai ruoli di comando, camuffati da sempre giovani con i sapienti trucchi che la medicina estetica consente e che quando lasciano uno spiraglio aperto ai giovani lo fanno solo e se appartieni alla cerchia familiare-amicale.
Eppure, a volte, persino in tali casi, si può notare come si radicano sentimenti di rivalsa, cosicchè gli stessi “figli di” raccontano spesso di sentirsi schiacciati dal peso di un ascendente che non vuole saperne di allentare la presa dal potere.
Questo è l’emblema che rappresenta bene la mentalità italiota corrente, la quale si è espressa attraverso scelte politiche che hanno condannato all’esilio i nostri più brillanti giovani ricercatori, che si ricostruiscono all’esterno un’identità negata in Patria.
Perchè, è bene capirlo, se da giovane sei considerato inutile, demansionato, rifiutato dal ciclo produttivo di un Paese in cui fa moda lo stile giovanilistico dei vecchi, che si riciclano eternamente, allora entra in discussione l’identità stessa dei nostri giovani, che si fa confusa ed incerta, mentre i modelli per le nuove generazioni di italiani, che il sultanato Berlusconi sta producendo, sono agghiaccianti.
Se si è una donna si è più fortunati perchè ci si può ispirare alle gheddafine, recentissimo modello del prototipo intramontabile della Velina, le abbiamo viste sfilare robotiche ed inespressive, addestrate al silenzio, mentre scarsi sono stati i riflettori per i giovani precari della scuola, che nell’indifferenza generale, sfidano la morte con la lotta estrema dello sciopero della fame ed ai quali un’altra donna, una Gelmini in versione Crudelia De Mon, dice di arrendersi senza condizioni, in un Paese in cui da sempre persino con i rapinatori che assaltano le banche si tratta la resa.
E allora, i precari si affamano, si sfiniscono perchè sanno che oltre la lotta non c’è orizzonte, perchè sanno che essere precario è peggio di tutto, si deve imparare a pensare in piccolo, i pensieri si fanno striminziti e ti ricordano che non puoi osare, perchè si perdono le prerogative stesse della giovane età , il desiderio di conoscenza di sè e del mondo.
Una condizione da giovane “senza lavoro” si traduce in un limbo senza vie d’uscita, e rispetto a tale condizione lo sciopero della fame, quale forma pacifica di protesta, eleva questi uomini sconosciuti dalle vite comuni e tranquille al di sopra di tutti noi.
Vittoria Operato
Coordinamento Regione Campania Generazione Italia
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Settembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
TRATTASI DELLA FIGLIA DI UN CANDIDATO DELLA LEGA, DELLA NIPOTE DI UN ASSESSORE PADANO, DELLA MOGLIE DI UN VICESINDACO LEGHISTA, DI DUE CONTRATTISTE GIA’ ALLE DIPENDENZE DI UN ASSESSORE DEL CARROCCIO…DA PARENTOPOLI A CARROCCIOPOLI: ARRIVANO I MORALIZZATORI DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
Si iscrissero in settecento, si presentarono in duecentoquaranta, andarono avanti
in trentotto. Ma i posti erano solo otto. Da settecento a otto.
Tra questi vinsero cinque fanciulle con un pedigree “padano” a dir poco granitico, che ora aspettano solo di prendere possesso della loro seggiola.
C’è la figliola del candidato leghista alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale leghista, la moglie del vicesindaco leghista del capoluogo e ben due beneficiarie di contratto ad personam presso lo stesso assessorato provinciale retto dal medesimo esponente politico. Leghista, ovviamente.
Messa così, sembrerebbe la storia di un’edizione qualsiasi di Miss Padania.
In realtà si tratta di un concorso pubblico per otto posti da impiegato presso la Provincia di Brescia.
Altro che “semplice” Parentopoli. Qui pare di stare a Carrocciopoli, dove la Vittoria sembra farsi schiava solo davanti ai nipotini di Alberto da Giussano.
La storia di questo concorso pubblico – ricostruita e denunciata punto per punto su internet dal gruppo di cittadini Tempo Moderno — inizia nel dicembre 2008.
Quando la Provincia di Brescia, all’epoca presieduta dal pidiellino Alberto Cavalli, pubblica il bando «per la copertura di numero 8 posti di istruttore amministrativo, Categoria C — a tempo pieno e indeterminato».
Impiegati di concetto, tanto per capirci.
Con tanto di contratto blindato e stipendio garantito dalla collettività .
Le candidature avanzate dopo la pubblicazione del bando sono oltre settecento. Un posto al sole della pubblica amministrazione, di questi tempi, fa gola a tutti.
Alla prova scritta si presentano in duecentoquaranta. Pare complicato, il primo round. Soprattutto perchè, sul punto, il bando lascia spazio a più interpretazioni.
«La prova scritta», si legge, «potrà consistere nella stesura di un elaborato o nella soluzione di appositi tests (proprio così: tests, ndr) a risposta chiusa su scelta multipla e/o in una serie di quesiti ai quali dovrà essere data una risposta sintetica»
C’è qualche «e/o» di troppo, forse. Ma d’altronde, quale amministrazione pubblica può elaborare un bando di concorso con tutti i crismi della chiarezza?
Per i risultati della prima prova basta attendere fino al 28 ottobre 2009.
Quando la graduatoria dei trentotto ammessi all’orale viene pubblicata dal sito internet della Provincia di Brescia. Che, nel frattempo, ha cambiato presidente.
Al posto del pidiellino Cavalli, che ha completato anche il secondo mandato, è arrivato un cavallo di razza del Carroccio: il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora.
Uno degli autori, insieme a Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, del testo della legge sul federalismo fiscale.
Dei trentotto ammessi all’orale, sussurrano le tante malelingue che si annidano tra i tantissimi “trombati”, ci sono troppi concorrenti «vicini» alla Lega.
Tutti con punteggi altissimi. Troppi? Vicini alla Lega? E in che senso «vicini»?
Sembra il solito chiacchiericcio che anima ogni post-concorso pubblico che si rispetti, in cui chi resta fuori punta l’indice contro chi è finito dentro.
E poi, come scriveva il commediografo Terenzio centosessant’anni prima che nascesse Cristo, «non c’è nulla che le male lingue non possono peggiorare». Ma è sufficiente aspettare fino ai risultati della prova orale, e quindi fino alla proclamazione degli otto vincitori del concorso pubblico della Provincia di Brescia, per ricadere nella tentazione andreottiana di pensar male. E, quindi, di far peccato.
La graduatoria definitiva viene pubblicata il 4 febbraio 2010 ed è facilmente consultabile su internet.
Il primo posto utile lo conquista l’ottava in classifica.
Si chiama Sara Grumi ed è figlia di Guido, candidato alle ultime regionali con la Lega Nord nonchè assessore del Comune di Gavardo. Trattasi senz’altro di ragazza particolarmente preparata visto che, nel suo palmares, c’è già un contratto di collaborazione con le istituzioni. Anche in questo caso – strano ma vero – con l’amministrazione provinciale bresciana.
Tolti i candidati al settimo, al quarto e al secondo posto della graduatoria, le altri cinque caselle da impiegato provinciale finiscono tutte ad altrettante signore o signorine di “simpatie” leghiste.
Al sesto posto c’è Katia Peli. Che non è mica una semplice omonima dell’assessore provinciale leghista alla Pubblica Istruzione Aristide Peli.
No, è proprio la nipote.
E, non a caso, gli fa anche da segretaria, con tanto di contratto a tempo determinato.
Ma quando la lettura della classifica arriva alla quinta posizione, ecco che si sente la mancanza dell’antico e glorioso rullo di tamburi.
Infatti, tra le vincitrici del concorso c’è anche la signora Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Concesio nonchè moglie – come evidenza il dossier del gruppo Tempo Moderno – nientemeno che del vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi.
Leghista lui, leghista lei. Numero due del Comune lui, vincitrice di concorso alla Provincia lei. Sembra un film di Lina Wertmuller, in verità è puro reality.
E arriviamo alla cima della graduatoria. Alle più brave, insomma.
Si chiamano Cristina Vitali e Anna Ponzoni, rispettivamente la prima e la terza classificata.
E qui la “coincidenza” ha dell’incredibile.
Ai primi posti di un concorso a cui hanno partecipato in duecentoquaranta finiscono due persone che non solo lavorano già in Provincia.
Ma che addirittura sono impiegate presso il medesimo assessorato.
La signora Vitali e la signora Ponzoni, oltre a condividere senz’altro la grande preparazione culturale che ha consentito loro di arrivare al top della graduatoria, hanno entrambe un contratto ad personam con l’assessorato alle Attività produttive, attualmente guidato dal leghista Giorgio Bontempi.
Non c’è che dire: il diavolo della Lega non solo fa ottime pentole, ma è addirittura un maestro nel realizzare i coperchi.
La figlia del candidato alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale, la moglie del vicesindaco e due collaboratrici ad personam di un altro assessore provinciale.
Tutte vicine a uomini del Carroccio. E tutte, rigorosamente, vincitrici di concorso pubblico.
Sei donne per sei posti di impiegato.
Che stanno lì, alla Provincia di Brescia, in attesa di essere occupati.(da il Riformista)
argomento: denuncia, Lavoro, LegaNord, Politica, Provincia, radici e valori | Commenta »
Settembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
TRATTASI DELLA FIGLIA DI UN CANDIDATO DELLA LEGA, DELLA NIPOTE DI UN ASSESSORE PADANO, DELLA MOGLIE DI UN VICESINDACO LEGHISTA, DI DUE CONTRATTISTE GIA’ ALLE DIPENDENZE DI UN ASSESSORE DEL CARROCCIO…DA PARENTOPOLI A CARROCCIOPOLI: ARRIVANO I MORALIZZATORI DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
Si iscrissero in settecento, si presentarono in duecentoquaranta, andarono avanti
in trentotto. Ma i posti erano solo otto. Da settecento a otto.
Tra questi vinsero cinque fanciulle con un pedigree “padano” a dir poco granitico, che ora aspettano solo di prendere possesso della loro seggiola.
C’è la figliola del candidato leghista alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale leghista, la moglie del vicesindaco leghista del capoluogo e ben due beneficiarie di contratto ad personam presso lo stesso assessorato provinciale retto dal medesimo esponente politico. Leghista, ovviamente.
Messa così, sembrerebbe la storia di un’edizione qualsiasi di Miss Padania.
In realtà si tratta di un concorso pubblico per otto posti da impiegato presso la Provincia di Brescia.
Altro che “semplice” Parentopoli. Qui pare di stare a Carrocciopoli, dove la Vittoria sembra farsi schiava solo davanti ai nipotini di Alberto da Giussano.
La storia di questo concorso pubblico – ricostruita e denunciata punto per punto su internet dal gruppo di cittadini Tempo Moderno — inizia nel dicembre 2008.
Quando la Provincia di Brescia, all’epoca presieduta dal pidiellino Alberto Cavalli, pubblica il bando «per la copertura di numero 8 posti di istruttore amministrativo, Categoria C — a tempo pieno e indeterminato».
Impiegati di concetto, tanto per capirci.
Con tanto di contratto blindato e stipendio garantito dalla collettività .
Le candidature avanzate dopo la pubblicazione del bando sono oltre settecento. Un posto al sole della pubblica amministrazione, di questi tempi, fa gola a tutti.
Alla prova scritta si presentano in duecentoquaranta. Pare complicato, il primo round. Soprattutto perchè, sul punto, il bando lascia spazio a più interpretazioni.
«La prova scritta», si legge, «potrà consistere nella stesura di un elaborato o nella soluzione di appositi tests (proprio così: tests, ndr) a risposta chiusa su scelta multipla e/o in una serie di quesiti ai quali dovrà essere data una risposta sintetica»
C’è qualche «e/o» di troppo, forse. Ma d’altronde, quale amministrazione pubblica può elaborare un bando di concorso con tutti i crismi della chiarezza?
Per i risultati della prima prova basta attendere fino al 28 ottobre 2009.
Quando la graduatoria dei trentotto ammessi all’orale viene pubblicata dal sito internet della Provincia di Brescia. Che, nel frattempo, ha cambiato presidente.
Al posto del pidiellino Cavalli, che ha completato anche il secondo mandato, è arrivato un cavallo di razza del Carroccio: il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora.
Uno degli autori, insieme a Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, del testo della legge sul federalismo fiscale.
Dei trentotto ammessi all’orale, sussurrano le tante malelingue che si annidano tra i tantissimi “trombati”, ci sono troppi concorrenti «vicini» alla Lega.
Tutti con punteggi altissimi. Troppi? Vicini alla Lega? E in che senso «vicini»?
Sembra il solito chiacchiericcio che anima ogni post-concorso pubblico che si rispetti, in cui chi resta fuori punta l’indice contro chi è finito dentro.
E poi, come scriveva il commediografo Terenzio centosessant’anni prima che nascesse Cristo, «non c’è nulla che le male lingue non possono peggiorare». Ma è sufficiente aspettare fino ai risultati della prova orale, e quindi fino alla proclamazione degli otto vincitori del concorso pubblico della Provincia di Brescia, per ricadere nella tentazione andreottiana di pensar male. E, quindi, di far peccato.
La graduatoria definitiva viene pubblicata il 4 febbraio 2010 ed è facilmente consultabile su internet.
Il primo posto utile lo conquista l’ottava in classifica.
Si chiama Sara Grumi ed è figlia di Guido, candidato alle ultime regionali con la Lega Nord nonchè assessore del Comune di Gavardo. Trattasi senz’altro di ragazza particolarmente preparata visto che, nel suo palmares, c’è già un contratto di collaborazione con le istituzioni. Anche in questo caso – strano ma vero – con l’amministrazione provinciale bresciana.
Tolti i candidati al settimo, al quarto e al secondo posto della graduatoria, le altri cinque caselle da impiegato provinciale finiscono tutte ad altrettante signore o signorine di “simpatie” leghiste.
Al sesto posto c’è Katia Peli. Che non è mica una semplice omonima dell’assessore provinciale leghista alla Pubblica Istruzione Aristide Peli.
No, è proprio la nipote.
E, non a caso, gli fa anche da segretaria, con tanto di contratto a tempo determinato.
Ma quando la lettura della classifica arriva alla quinta posizione, ecco che si sente la mancanza dell’antico e glorioso rullo di tamburi.
Infatti, tra le vincitrici del concorso c’è anche la signora Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Concesio nonchè moglie – come evidenza il dossier del gruppo Tempo Moderno – nientemeno che del vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi.
Leghista lui, leghista lei. Numero due del Comune lui, vincitrice di concorso alla Provincia lei. Sembra un film di Lina Wertmuller, in verità è puro reality.
E arriviamo alla cima della graduatoria. Alle più brave, insomma.
Si chiamano Cristina Vitali e Anna Ponzoni, rispettivamente la prima e la terza classificata.
E qui la “coincidenza” ha dell’incredibile.
Ai primi posti di un concorso a cui hanno partecipato in duecentoquaranta finiscono due persone che non solo lavorano già in Provincia.
Ma che addirittura sono impiegate presso il medesimo assessorato.
La signora Vitali e la signora Ponzoni, oltre a condividere senz’altro la grande preparazione culturale che ha consentito loro di arrivare al top della graduatoria, hanno entrambe un contratto ad personam con l’assessorato alle Attività produttive, attualmente guidato dal leghista Giorgio Bontempi.
Non c’è che dire: il diavolo della Lega non solo fa ottime pentole, ma è addirittura un maestro nel realizzare i coperchi.
La figlia del candidato alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale, la moglie del vicesindaco e due collaboratrici ad personam di un altro assessore provinciale.
Tutte vicine a uomini del Carroccio. E tutte, rigorosamente, vincitrici di concorso pubblico.
Sei donne per sei posti di impiegato.
Che stanno lì, alla Provincia di Brescia, in attesa di essere occupati.(da il Riformista)
argomento: Bossi, Costume, denuncia, federalismo, Lavoro, LegaNord, Politica, radici e valori | Commenta »