Destra di Popolo.net

ISTAT, OCCUPAZIONE: + 47.000 LAVORATORI A TERMINE, – 35.000 STABILI: E’ IL GOVERNO DEL PRECARIATO, COME QUELLO DI RENZI

Gennaio 31st, 2019 Riccardo Fucile

TASSO DISOCCUPAZIONE IN LIEVE CALO, MA SALE PER I GIOVANI AL 31,9%

Il mercato del lavoro in Italia registra progressi sul fronte degli occupati, in un trend che vede però crescere solo il lavoro precario e calare quello stabile.
Il tasso di disoccupazione scende a dicembre 2018, ma aumenta per i giovani. Questo in estrema sintesi il quadro dei dati forniti dall’Istat per l’ultimo mese dello scorso anno.
OCCUPATI
A dicembre 2018 la stima degli occupati risulta in lieve crescita rispetto a novembre (+0,1%, pari a +23 mila unità ); anche il tasso di occupazione sale al 58,8% (+0,1 punti percentuali), dato migliore da aprile 2008, vale a dire dall’inizio della crisi, quando era pari al 58,9%.
L’andamento degli occupati è sintesi di un aumento dei dipendenti a termine (+47 mila) e degli autonomi (+11 mila), mentre risultano in diminuzione i permanenti (-35 mila).
Nel confronto per genere cresce l’occupazione femminile e cala quella maschile.
Nel quarto trimestre 2018 l’occupazione registra una lieve crescita rispetto al trimestre precedente (+0,1%, pari a +12 mila unità ). L’aumento riguarda gli uomini e le classi d’età  estreme. Nel trimestre crescono i dipendenti sia a termine sia permanenti, mentre calano gli indipendenti.
Su base annua, l’occupazione cresce dello 0,9%, pari a +202 mila unità . L’espansione interessa entrambe le componenti di genere, i lavoratori a termine (+257 mila) e gli indipendenti (+34 mila), mentre continua il calo dei dipendenti permanenti (-88 mila). Nell’arco di un anno aumentano gli occupati tra i 15-24enni (+36 mila) e gli ultracinquantenni (+300 mila), mentre si registra una flessione tra i 25-49enni (-135 mila).
DISOCCUPATI
A dicembre si conferma il calo già  registrato a novembre della stima delle persone in cerca di occupazione (-1,6%, pari a -44 mila unità ).
Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,3% (-0,2 punti percentuali), quello giovanile sale leggermente al 31,9% (+0,1 punti).
Nel quarto trimestre alla crescita degli occupati si associa quella delle persone in cerca di occupazione (+2,4%, pari a +63 mila).
INATTIVI
La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a dicembre è in lieve calo (-0,1%, pari a -16 mila unità ). Il tasso di inattività  resta stabile al 34,3%.

(da agenzie)

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“MA QUALI TRE PROPOSTE, QUI AL SUD NON C’E’ LAVORO”

Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile

GLI ASSESSORI DEL MERIDIONE LANCIANO L’ALLARME SUL REDDITO DI CITTADINANZA TRA PERSONALE CHE NON C’E’ E NAVIGATOR FANTASMA

I centri per l’impiego del Mezzogiorno – con più risorse e più personale – possono diventare efficienti, ma da Roma in giù il problema principale resta la mancanza di lavoro.
Per pensare all’applicazione concreta del reddito di cittadinanza in tutta Italia, non si può prescindere dalle differenze territoriali del tasso di disoccupazione che, secondo gli ultimi dati trimestrali dell’Istat, al Nord si ferma al 5,7% ma al Sud è quasi il triplo (16,5%).
“Il nostro problema è che il lavoro non c’è. Per questo non credo sarà  possibile riuscire a offrire in tempi relativamente brevi almeno tre proposte di lavoro a ogni persona”.
A lanciare l’allarme è l’assessore al Lavoro della regione Calabria, Angela Robbe, ma anche i suoi colleghi di Campania e Puglia la pensano allo stesso modo.
“I nostri Centri, se avvengono le integrazioni di personale programmate, possono essere pronti, ma nelle loro competenze non c’è quella sociale (cosa di cui già  si occupano i servizi sociali) e di sicuro non è possibile crearla nell’arco di un anno”, specifica Robbe.
Gli assessori al Lavoro delle regioni del Sud che hanno partecipato all’incontro di lunedì scorso sul reddito di cittadinanza col ministro Luigi Di Maio mostrano un’importante dose di buona volontà  per far funzionare al meglio la nuova misura ma hanno ancora bisogno di molte risposte ai loro interrogativi.
Per poter far fronte alla rivoluzione che il reddito di cittadinanza porterà  nei centri per l’impiego (la cui attività  rientra nell’ambito delle politiche attive, di competenza esclusiva delle regioni) la cosa che tutti i rappresentanti regionali hanno chiesto a gran voce è il potenziamento degli stessi, sia in termini di personale che di infrastrutture fisiche e digitali.
“In Puglia abbiamo disperato bisogno di personale, dalle analisi che abbiamo fatto saranno necessari il doppio degli attuali dipendenti, per essere efficienti dovremmo arrivare a 800 operatori e oggi siamo intorno ai 370, ne serviranno almeno altri 400”. A parlare è l’assessore pugliese al Lavoro, Sebastiano Leo, che come primo esempio prende proprio il caso del capoluogo dove vivono più di 320 mila persone: “A Bari c’è un solo centro per l’impiego, con 7 dipendenti, come potrebbero fare a gestire tutta la mole di domande che arriveranno?”.
Fra mancanza di lavoro, di personale e di competenze, il rischio concreto è che chi prenderà  il reddito di cittadinanza al Sud sarà  poi costretto a dover accettare le proposte di lavoro che arriveranno dal Nord.
“E a questo punto, si dovrà  affrontare anche un altro problema – fa notare l’assessore Leo – Per queste persone non sarà  facile trasferirsi, bisognerà  quindi pensare anche alla loro inclusione sociale e questo ricadrà  sui Comuni”.
Per tutti questi motivi, le Regioni — con un documento della commissione Istruzione Formazione e Lavoro della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che l’Huffington Post ha potuto visionare – hanno chiesto al ministro “l’avvio con la massima urgenza delle procedure amministrative per il reclutamento dei nuovi operatori”, spiegando che già  a ottobre avevano chiesto di procedere con una decretazione d’urgenza per velocizzare l’iter, ma la richiesta è rimasta inevasa. Di conseguenza, “stante la normativa vigente, i tempi di attivazione del reddito di cittadinanza non potranno coincidere con i tempi del rafforzamento amministrativo dei servizi per l’impiego”.
Sui 10.000 nuovi operatori previsti, per i 4.000 destinati a essere assunti dalle regioni per rimpinguare i cpi, i tempi di reclutamento per concorso pubblico — secondo gli assessori – non potranno mai essere inferiori ai 6-8 mesi (secondo una stima ottimistica), andando quindi molto oltre rispetto alla partenza del reddito nel prossimo aprile.
Inoltre, “abbiamo bisogno di chiarezza per capire se queste assunzioni siano strutturali. Se non troviamo una quadro normativo chiaro, non c’è scritto da nessuna parte che saranno assunti a tempo indeterminato” fa notare l’assessore al Lavoro della Campania, Sonia Palmeri, specificando che anche sul numero di addetti per ogni territorio non si possono fare previsioni visto che “la ripartizione tra le regioni sarà  fatta in conferenza Stato-Regioni d’intesa con il ministro del Lavoro”.
Passando ai 6.000 navigator, che dovrebbero essere assunti più velocemente e con contratti flessibili dall’Anpal Servizi e poi però essere stabilizzati dalle regioni – “cosa che non si può sentire e che riporteremo all’attenzione del ministro”, continua Palmeri – sono stati stanziati fino a 200 milioni per il 2019, 250 milioni per il 2020 e 50 milioni per il 2021.
Di questa figura professionale – che in Italia ancora non esiste, come ha specificato lo stesso prossimo presidente dell’Anpal Mimmo Parisi – secondo il testo elaborato dalle regioni: “occorre chiarire il ruolo e la responsabilità  complessiva”, le cui modalità  di reclutamento da parte di Anpal Servizi “destano perplessità “, soprattutto riguardo ai rapporti e alle regole di interazione tra questi operatori e i dipendenti dei Cpi”.
Le Regioni poi sottolineano anche l’impossibilità  fisica delle attuali sedi dei centri per l’impiego di ospitare e garantire una postazione di lavoro a questi operatori.
“Cosa chiederei al prossimo presidente dell’Anpal? — conclude l’assessore Palmeri — “Sicuramente di stare una settimana in regione Campania, di girarla insieme a me per cercare di capire e rendersi conto di come si può incidere realmente sulle cose”.

(da agenzie)

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IL REDDITO DI CITTADINANZA SEMPRE PIU’ SIMILE ALLO JOBS ACT: FAVORIRA’ IL PRECARIATO

Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile

UN’OFFERTA CONGRUA CHE NON SI PUO’ RIFIUTARE? ANCHE UN LAVORO DI SOMMINISTRAZIONE DI TRE SOLI MESI

«Se i centri per l’impiego funzionano non cè bisogno di tutto questo mondo del lavoro interinale. Spesso il caporalato lo fanno le agenzie di somministrazione lavoro che ti tengono bloccato una vita intera anche utilizzando le cooperative».
Così parlava il 22 giugno 2018 il ministro del Lavoro Luigi Di Maio.
All’epoca la battaglia del MoVimento 5 Stelle era tutta sul Decreto Dignità , quello che doveva “aiutare” i Rider e salvare i giovani dal precariato.
Archiviato quello strepitoso successo e sconfitta la povertà  il governo del Popolo procede a tappe forzate verso la realizzazione dei punti del “contratto”.
Ora che c’è da distribuire lavoro ai milioni di beneficiari del Reddito di Cittadinanza improvvisamente le agenzie interinali non fanno più caporalato, anzi, sono utilissime.
Il governo sta prendendo atto che forse quattro mesi non sono sufficienti per la riforma dei centri per l’impiego.
Riforma che non si sa nemmeno da che parte dovrà  iniziare e che per ora si limita all’assunzione — tramite concorso — di circa 4.000 nuovi addetti.
Arriveranno anche i navigator (precari) ma per mettere in moto la macchina che consentirà  di proporre le famose tre offerte di lavoro ai disoccupati del RdC ci vorrà  tempo.
Di Maio aveva già  spiegato che le Agenzie interinali, quelle che accusava di fare caporalato, avrebbero partecipato alla formazione dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza.
Ieri è spuntata un’altra novità , le Agenzie parteciperanno anche alla fase di ricerca di lavoro, di fatto sovrapponendosi (come succede già  ora) ai compiti dei Centri per l’Impiego.
Ieri a Roma il presidente di Assosomm Rosario Ravizza ha incontrato i tecnici del Ministero del Lavoro (tra loro c’era anche Pasquale Tridico).
Uscendo dalla riunione Ravizza era soddisfatto e ha dichiarato al Messaggero che «l’incontro è andato molto bene. Oltre alle attività  di ricollocazione, daremo il nostro apporto nella fase di ricerca di lavoro. Le nostre agenzie, collegandosi con il portale nazionale dedicato ai percettori, pescheranno dalla platea del reddito i lavoratori che ci chiedono le aziende. Vogliamo essere una sorta di traghettatori dal divano e dal lavoro».
Voilà , magicamente le Agenzie interinali da caporali diventano “traghettatori”.
Di quelli buoni, perchè si sa che l’attuale governo ha qualche problema con imbarcazioni e barcaioli vari.
Cosa significa traghettare i disoccupati dal divano al mondo del lavoro?
Che le agenzie si inseriranno nel meccanismo dell’offerta di lavoro per i beneficiari del Reddito di Cittadinanza avanzando a loro volta proposte lavorative.
Le offerte delle agenzie però non concorreranno a determinare le tre offerte dopo le quali si perde il diritto al sussidio.
Saranno non vincolanti, insomma se le si rifiuta si continuerà  a percepire il RdC.
Ma rimane il fatto che il lavoro precario, bestia nera di questo governo e dei 5 Stelle torna a fare capolino proprio all’interno della misura che dovrebbe contribuire a far abbassare la disoccupazione.
Che tipi di offerte di lavoro saranno è presto detto.
Si tratterà  di contratti “di somministrazione” ovvero quello che una volta venivano chiamati lavori “in affitto”.
Perchè questo è il core business delle agenzie.
Il massimo del precariato e della flessibilità  (ma c’era un tempo in cui anche per Di Maio la flessibilità  era cosa buona e giusta) visto che si tratta di lavoratori che le agenzie “prestano” alle aziende.
Contratti vantaggiosi per i datori di lavoro “finali” che hanno maggiori vantaggi rispetto ad un contratto di lavoro a tempo determinato soprattutto perchè li protegge dagli effetti del Decreto Dignità  e consente di lasciare a casa i lavoratori con più facilità .
Se a questo aggiungete il ricatto costituito dalle tre offerte via via sempre più distanti dal luogo di residenza (che serve a creare manodopera disperata e basso costo) e il fatto che le aziende che assumono i beneficiari del RdC si vedranno girare il sussidio dallo Stato ci si rende rapidamente conto su come la grande misura per dare lavoro agli italiani stia diventando una brutta copia del Jobs Act e un grande favore alle imprese, sulla pelle dei lavoratori.
Il bello è che è tutto nero su bianco all’interno del testo del Decreto sul RdC laddove viene definito il concetto di “offerta congrua”.
Come spiega Luigi Olivieri su Phastidio un’offerta è congrua — sulla base di quanto stabilito dal Jobs Act —   quando «si riferisce a un rapporto di lavoro a tempo indeterminato oppure determinato o di somministrazione di durata non inferiore a tre mesi».
Da una parte Di Maio dice di voler combattere il precariato e se la prende con il caporalato interinale dall’altra fa l’esatto contrario.
È il governo del Cambiamento, bellezza.

(da “NextQuotidiano”)

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ALTRO CHE CI RUBANO IL LAVORO, SEMPRE PIU’ IMMIGRATI SFRUTTATI DA CAPORALATO ITALIANI

Gennaio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

A CREMONA NUMEROSI ARRESTI DI CHI SOTTOPAGAVA IL LAVORO DEI GIOVANI MIGRANTI

La Polizia di Cremona ha dato disposizione di alcune ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e con l’obbligo di dimora nei confronti di una serie di persone accusate di far parte di un’organizzazione criminale dedita al caporalato.
Secondo quanto accertato dalle indagini condotte tra aprile e novembre 2018, i lavoratori sfruttati erano migranti costretti a lavorare in condizioni degradanti e in assenza di qualsiasi rispetto delle norme in materia di di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro
Erano impegnati nella raccolta di indumenti usati destinati ad essere poi distribuiti nei mercati del Nord Africa, in camio di una retribuzione di 3€ l’ora.
L’organizzazione operava oltre che a Cremona, nelle province di Como, Bergamo e Reggio Emilia.

(da agenzie)

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COME UN ADDETTO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO DOVREBBE TROVARE LAVORO A 620 PERSONE: LA BUFALA DI MAIO GLI ESPLODERA’ IN MANO

Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile

ATTUALMENTE SU 2,5 MILIONI DI PERSONE CHE SI RIVOLGONO AI 500 CENTRI PER L’IMPIEGO SOLO L’1% TROVA LAVORO… E SOLO L’1,5% DELLE AZIENDE SI RIVOLGE AI CENTRI

Ogni anno oltre 2 milioni e mezzo di persone (disoccupati e inattivi disposti a lavorare) si mettono pazientemente in fila nelle sedi degli oltre 500 Centri per l’impiego italiani.
Vanno a firmare la Did, la dichiarazione di immediata disponibilità  a lavorare, senza la quale non scatta l’indennità  di disoccupazione e non si può accedere a riduzioni sui ticket, sconti sui bus, punti in più nella graduatoria delle case popolari.
Attualmente poco più dell’1% di quanti si rivolgono ai Centri, secondo l’Istat, riesce alla fine a trovare lavoro.
E se questa è la situazione di partenza, scrive oggi Repubblica in un articolo di Marco Ruffolo, cosa potrà  accadere quando in primavera ciascuno dei circa 8 mila dipendenti dei servizi per l’impiego, invece di prendersi carico, come oggi, di 312 persone a testa, dovrà  gestirne 620, da accompagnare per lo più fino al raggiungimento di un impiego
Diversamente che in Francia, Germania e in molti altri Paesi europei, da noi i Centri per l’impiego non dialogano tra loro per via di gelosie regionali, impedendo così l’incrocio tra offerta e domanda di lavoro, soprattutto tra Nord e Sud.
E non dialogano neppure con l’Inps, per cui l’istituto di previdenza, che è tenuto a distribuire il reddito di cittadinanza, potrebbe non venire a sapere che il beneficiario ha nel frattempo trovato lavoro o lo ha rifiutato per tre volte di seguito e non ha più diritto al sussidio.
Consapevoli dell’inefficienza dei Centri, le imprese, dal canto loro, hanno già  da tempo rinunciato a comunicare loro i propri fabbisogni di personale.
Secondo Unioncamere, solo l’1,5% delle aziende (quasi tutte al Nord) si affida (e non esclusivamente) ai servizi per l’impiego.
A perfezionare il quadro delle inefficienze — che sul piano tecnico annoverano anche dotazioni informatiche scarse per metà  dei Centri (il 72% al Sud) — interviene l’organico, che, secondo l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, non è solo sottodimensionato ma qualitativamente inadeguato.
Mancano orientatori e psicologi (in testa con il 40% delle richieste di personale), ma anche consulenti aziendali, informatici, mediatori culturali. E ovviamente “amministrativi”.
Ma ad aprile sarà  tutto pronto. Parola di Di Maio.

(da “NextQuotidiano”)

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LA LEZIONE DELL’OPERAIO ALCOA A DI BATTISTA SU LAVORO E REDDITO DI CITTADINANZA

Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile

“MA CHE TRE OFFERTE DI LAVORO, QUA NEL SULCIS NON NE ARRIVA UNA DA ANNI”

Si fa presto a dire Reddito di Cittadinanza e a magnificare le capacità  dei navigator precari che dovranno aiutare i disoccupati a trovare un lavoro.
Di Maio ha spiegato che “conviene accettare” la prima offerta di lavoro che arriverà , perchè le successive saranno per posti di lavoro oltre i 100 km di distanza da casa.
Ma cosa ne pensano quelli che il lavoro non ce l’hanno oggi?
Perchè sulla carta l’idea di ricevere tre proposte di lavoro è sicuramente allettante, soprattutto se si ha la possibilità  di essere assunti vicino a casa, ma in certe zone del Paese anche ricevere una sola offerta di lavoro è considerato un miracolo.
Ad esempio ieri a Piazza Pulita Salvatore Gulisano ha intervistato gli operai dell’ex Alcoa di Portovesme ora di proprietà  del gruppo svizzero Sider Alloys.
La settimana scorsa Di Maio è andato in Sardegna per il tour elettorale delle elezioni regionali e per i lavoratori che da anni sono in cassa integrazione il Reddito di Cittadinanza e la promessa di un nuovo posto di lavoro rimane un miraggio.
Non solo perchè non ci sono posti di lavoro ma soprattutto perchè stiamo parlando di persone che magari hanno superato i 50 anni. Troppo giovani per andare in pensione, troppo “anziani” per poter essere presi in considerazione altrove, magari dopo un processo di “riqualificazione”.
«Non è che noi siamo contrari al Reddito di Cittadinanza — ha spiegato uno dei lavoratori del presidio — siccome noi siamo da tempo senza posto di lavoro, io dico: dove sono le tre proposte di lavoro? Non ne abbiamo nemmeno una».
Non è certo colpa di Di Maio o del governo se nel Sulcis non c’è lavoro, ma davvero si può pensare di risolvere il problema di queste persone, uomini con famiglie a carico, minacciandoli di dover accettare una qualsiasi offerta di lavoro pena la deportazione in aree più ricche del Paese?
Che al Nord o all’estero ci sia più lavoro non è una scoperta, ma in che modo questo trasferimento di forza lavoro aiuta aree come quella del Sulcis a rialzarsi?
Se Alessandro Di Battista si fida ciecamente di Luigi gli operai non sono così propensi a dare fiducia.
Ricordano che quando Di Battista in campagna elettorale andò nel Sulcis disse che si poteva fare a meno dell’industria «anzi secondo lui bisognava raderle al suolo e metterci a fare quei mestieri antichi per attrarre i turisti, io credo che abbia una visione un po’ distorta della realtà » chiosa uno degli operai del presidio ex Alcoa.
Una dichiarazione in linea con le visioni profetiche dei Casaleggio (padre e figlio) sul futuro del lavoro.
A febbraio 2018 Di Battista disse che la Sardegna era «un’isola che potrebbe campare di turismo, enogastronomia ed energia rinnovabili tutto l’anno», nessuna parola per l’industria ma invece discorsi su posti di lavoro come camerieri in pizzerie.
Ma quante pizzerie ci possono mai essere ad Iglesias? Su queste premesse non sembra che il Reddito di Cittadinanza possa creare nuovi posti di lavoro.
Un altro lavoratore, operaio della EurAllumina altra azienda in crisi, è arrabbiato non tanto per i no al carbone del M5S quanto per la mancanza di soluzioni e proposte alternative.
Non è una lotta per l’uso del carbone, è una battaglia per la sopravvivenza dell’industria sarda. In fondo non è poi così strano che i lavoratori non vogliano diventare figuranti “di lavori antichi” in una sorta di parco a tema per turisti.

(da “NextQuotidiano”)

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CROTONE, 400 LICENZIAMENTI AL CALL CENTER, LAVORATORI INFEROCITI: “COLPA DEL DECRETO DIGNITA'”

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

COME ERA PREVEDIBILE: ALLA SCADENZA DEI 24 MESI I LAVORATORI PRECARI NON VENGONO STABILIZZATI MA LICENZIATI

L’accusa viene direttamente dai lavoratori: le 400 persone alle quali non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato puntano il dito su uno dei cardini della politica del governo gialloverde, il decreto Dignità .
“Meglio precari che disoccupati”. Questa è la protesta degli ex dipendenti della Abramo Customer Care di Crotone che questa mattina hanno tenuto un sit-in nel piazzale dell’azienda per protestare proprio contro il mancato rinnovo dei contratti da parte del call center.
Una decisione che l’azienda del gruppo Abramo ha motivato con le norme previste dal decreto Dignità  in base alle quali i lavoratori assunti con contratti a tempo determinato dopo un periodo di 24 mesi devono essere stabilizzati.
Per Fabio Tomaino, segretario provinciale della Uil, “questa norma ha portato un prezzo troppo caro per il sito di Crotone, dove sono previsti 400 esuberi. Senza polemica adesso ci aspettiamo dai rappresentanti istituzionali del territorio, dai parlamentari ai politici locali, l’istituzione di un tavolo di crisi a livello nazionale alla presenza di azienda e sindacato per trovare una soluzione che deve impegnare tutti: il governo e, se ci sono i margini economici, anche l’azienda stessa”.
“Il decreto che si prefiggeva di dare più dignità  ai precari invece li ha resi solo disoccupati – ha affermato Rita Lorenzano, segretario provinciale Cisl donne – tutto questo avviene nel silenzio generale della politica. Non si può parlare di mancanze dell’azienda, perchè come tutte le aziende, sta facendo quello che la legge consente di fare: dall’utilizzo degli stagisti alle agenzie interinali”.
“Il problema – prosegue Lorenzano – è a monte: il decreto doveva essere collegato a incentivi che permettessero alle aziende di trasformare i contratti a tempo determinato in indeterminato. Vorremmo che Di Maio, che gira tutta Italia, vedesse l’effetto devastante che il suo decreto sta facendo nel mondo dei call center e qui a Crotone dove non ci sono altre opportunità  di lavoro”.

(da agenzie)

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LA SOCIOLOGA DEL LAVORO SARACENO: “IL REDDITO DI CITTADINANZA E’ SOLO FUFFA”

Gennaio 8th, 2019 Riccardo Fucile

“GLI UNICI SICURI DI TROVARE UN LAVORO SARANNO I 4.000 NAVIGATOR, QUESTE STRANE FIGURE PER LE QUALI SI E’ TROVATO UN NOME CHE SOLO UN IGNORANTE POTEVA SCEGLIERE”

Chiara Saraceno, sociologa del lavoro e studiosa dei problemi connessi alla povertà , boccia il reddito di cittadinanza del governo definendolo un provvedimento ambiguo e impraticabile.
E ricorda che “le politiche attive e il contrasto alla povertà  non sono la stessa cosa”. Lo ha fatto in un’intervista al Foglio parlando di “un percorso farraginoso e iperburocraticizzato”.
“Non ho nulla – ha detto Saraceno – contro l’assistenza ai più deboli. Il problema, però, è che se oltre al versamento mensile non c’è nulla, dall’assistenza si passa all’assistenzialismo, e questo non va più bene. Gli unici che avranno davvero la certezza di trovare un posto di lavoro sicuro, grazie a questo ambiguo provvedimento, saranno i quattromila navigator, queste strane figure professionali per le quali si è adottato un nome che solo un pazzo o un ignorante poteva scegliere”
Secondo Saraceno il patto per l’inclusione sociale non è altro che la prosecuzione del Rei sotto altra “denominazione”.
“Si allarga la platea dei beneficiari – ha sottolineato – ma non si aumentano le risorse agli enti locali. E ai beneficiari vengono richiesti degli oneri puramente formali, come quello di sostenere ‘colloqui psicoattitudinali’, corsi di ‘auto-imprenditorialità ‘, o come quello di ‘consultare quotidianamente l’apposita piattaforma digitale’ per la ricerca del lavoro”
“Fuffa, certo. Non mi pare – ha aggiunto Saraceno – si trovi così un lavoro. E del resto, se mai funzionerà , questo reddito, funzionerà  non certo per ‘gli ultimi’, di cui pure tanto si riempiono la bocca nel governo, ma soltanto per quelli con un piede già  dentro il mercato del lavoro. §Anche gli sgravi alle imprese che assumono sono più consistenti per coloro che sono immediatamente occupabili”
“Quanto alle offerte di lavoro – ha concluso Saraceno – ci sarebbe da indignarsi per il fatto che impongono formalmente una mobilità  su tutto il territorio nazionale, loro che hanno urlato contro le presunte ‘deportazioni’ della Buona Scuola, che pure riguardavano persone a cui si garantiva un posto fisso e duraturo”.

(da “NextQuotidiano”)

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LA CHIUSURA DELL’AGENZIA DI STAMPA ASKANEWS PER I DEBITI DI PALAZZO CHIGI

Gennaio 8th, 2019 Riccardo Fucile

CENTO DIPENDENTI A SPASSO PERCHE IL DIPARTIMENTO EDITORIA DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO NON PAGA IL DEBITO

Askanews nasce nel 2009 dalla fusione tra TmNews (rilevata al prezzo simbolico di un euro)e Asca, testata già  di proprietà  di Luigi Abete. L’agenzia di stampa è ormai prossima alla chiusura e, scrive il Giornale, nella decisione rilevano anche i cinque milioni di euro che non ha mai ricevuto da Palazzo Chigi:
Nella storia dell’agenzia di stampa Askanews, infatti, il paradosso è che ad essere insolvente per quasi cinque milioni di euro — non è solo genericamente lo Stato, ma più precisamente Palazzo Chigi.
E sedendo Di Maio sulla poltrona di vicepremier l’incredibile contraddizione tra il dire e il fare è ancora più eclatante.
Con un dettaglio mica di poco conto: a non voler onorare il debito — a fronte di un servizio già  erogato tra il 2017 e il 2018 — è il Dipartimento per l’editoria guidato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Rocco Crimi, un altro esponente della prima ora del M5s.
Insomma, che nella vicenda i Cinque stelle abbiano un ruolo centrale è del tutto evidente, con buona pace della vicinanza espressa dal presidente della Camera Roberto Fico che si dice «preoccupato per Askanews» e per i suoi lavoratori che «hanno fatto in questi mesi sacrifici importanti che non si possono ignorare»
Ancora una volta come sul dl sicurezza o sul tema migranti — l’impressione è che si sia davanti alla solita «divergenza parallela» che permette al M5s di sostenere una tesi e il suo esatto contrario.
Al di là  delle promesse elettorali e della solidarietà  di circostanza, infatti, la sostanza è una: nonostante un credito con Palazzo Chigi di quasi cinque milioni, Askanews ha avviato le procedure per il concordato preventivo, con buona pace dei circa cento dipendenti (tra giornalisti e poligrafici).

(da “NextQuotidiano”)

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