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RIVOLTA NELLA LEGA SUL SOSTEGNO A BERLUSCONI E MARONI E’ COSTRETTO A DIRE: “ALLEATI SOLO SE LASCI”

Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

FACCIA A FACCIA IERI SERA TRA IL CAVALIERE E IL SEGRETARIO DELLA LEGA 2.0

«Caro Silvio, nulla di personale. Però, se insisterai a voler essere il candidato premier, la Lega non potrà  sostenerti. Perchè noi pensiamo che un deciso rinnovamento sia indispensabile». Così Roberto Maroni anticipa ai suoi il contenuto di quello che dirà  («con chiarezza e anche una certa ruvidezza») a Silvio Berlusconi pochi minuti più tardi, una volta varcata la soglia di palazzo Grazioli dove i due si incontreranno per un summit che nasce tormentato.
Ma, alla fine, il dado è tratto. E la prospettiva di una rottura definitiva tra la Lega e il Pdl oggi è assai più concreta di ieri.
Sempre che – ma nel Carroccio questa è opinione comune – il Cavaliere non decida di farsi da parte.
Fino al tardo pomeriggio, il dubbio regna sovrano.
Al mattino, è stato lo stesso ex premier Silvio Berlusconi a dare le coordinate dell’incontro.
Le racconta a Maurizio Belpietro: «Mi vedo questa sera a cena con Maroni e parleremo dell’alleanza nazionale, degli impegni che ciascuno assumerà  relativamente al programma da presentare agli italiani. Da questa possibilità  di alleanza nazionale discenderà  anche la possibilità  di un’alleanza per le Regionali in Lombardia».
La conferma di un concetto già  espresso: il segretario leghista vuole il sostegno del Pdl in Lombardia?
Garantisca l’alleanza anche a livello nazionale.
Una formula semplicissima: Maroni governatore, Berlusconi premier.
Tanto basta a scatenare i leghisti.
I capi si scambiano telefonate, Maroni parla con tutti. Ma per alcune ore il dubbio resta. Si incontrano. Non si incontrano.
Maroni non è neppure a Roma, ma a Lecco. Nel tardo pomeriggio il flusso delle voci cambia direzione.
Si incontrano sì, ma non per cena.
Si incontrano sì, ma soltanto per una chiacchierata volante. Senza impegno e senza decisioni definitive.
Come dire: poca o nessuna rilevanza.
Basterebbe la cronologia dei boatos intorno all’annunciato vertice tra Silvio Berlusconi e Roberto Maroni per dipingere il dilemma in cui si trovava la Lega prima di sciogliere il nodo più complicato: quello dell’alleanza, o meno, con il partner di sempre.
Ma il segretario leghista ha rotto gli indugi: la voce pressochè unitaria del movimento lo ha convinto
Si badi, non soltanto la base che imperversa con messaggi alla Padania e in via Bellerio. È lo stato maggiore del partito che non ne vuole sapere.
I veneti, in primo luogo, ma anche i lombardi. Gianpaolo Dozzo, il capogruppo alla Camera, lascia le cautele che di solito sono proprie del ruolo: «Se Berlusconi insiste a voler essere lui candidato sarà  difficile. Se ci sarà  qualche altro candidato premier si vedrà ».
Il punto è tutto lì. Fatte salve alcune obiezioni locali, il problema non è l’accordo con il Pdl.
Su quello, in fondo, le obiezioni sarebbero formali. La questione, qui, ha un nome e pure un cognome: Silvio Berlusconi.
Con il Pdl ci si può alleare anche a livello nazionale, purchè il candidato a Palazzo Chigi non sia l’inquilino di ieri e dell’altro ieri.
Maroni, raccontano i fedelissimi, se ne è convinto: «Berlusconi è un ostacolo che non posso superare» avrebbe detto.
«Tutto il movimento, in ogni sua componente territoriale, mi parla con una voce sola. Il sostegno a Berlusconi premier non siamo in grado di darlo».
Se non fossero bastate le voci del partito, a certificare il problema nei giorni scorsi sono arrivati anche i sondaggi.
Lombardi, dunque per il Carroccio quelli che contano: tra i suoi potenziali votanti come governatore, Maroni perde 20 (venti) punti qualora si presenti come sostenitore di Berlusconi premier.
Molti più di quelli che potrebbero arrivare da un generico accordo con il Pdl.
Un prezzo davvero troppo pesante. Soprattutto dopo che è ormai chiara un’altra cosa: Berlusconi non è in grado di persuadere Gabriele Albertini al ritiro dalla competizione.

Marco Cremonesi
(da “il Corriere della Sera“)

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I LEGHISTI VENETI FANNO SALTARE L’INCIUCIO DI MARONI: “BASTA SILVIO, ANDIAMO DA SOLI”

Dicembre 11th, 2012 Riccardo Fucile

MARONI PRENDE TEMPO: “NON SO SE SILVIO ALLA FINE SI CANDIDERA'”

Moderatamente possibilisti in Lombardia, sulle barricate nel Veneto.
Dilemma amletico, per la Lega, all’indomani dell’aut aut del Pdl, che prima di dare il via libera alla corsa di Maroni verso il Pirellone, pretende che il Carroccio si impegni a ricostituire la vecchia alleanza alle elezioni politiche, che si terranno lo stesso giorno delle regionali lombarde. E perdipiù con Berlusconi candidato premier.
Una prospettiva che i veneti vedono come il fumo negli occhi, come dice la miriade di messaggi arrivati ai dirigenti: sono attivisti, militanti e anche semplici elettori infuriati.
Che del Cavaliere non vogliono proprio saperne.
E tanto basta a non escludere strappi dolorosi nel caso in cui Maroni dovesse cedere al ricatto del Cavaliere. Lo fa capire Federico Caner, vicesegretario federale e capogruppo della Lega in Regione Veneto: «Posso anche ammettere che qualche amico lombardo sia tentato da questo scambio, ma per avere la Lombardia non possiamo essere disposti a tutto ».
Insomma: «Se noi ci alleassimo di nuovo con il Pdl, e con Berlusconi ancora in campo, la Lega sarebbe finita, e questo da noi lo dicono tutti, ma proprio tutti; per questo alle politiche dobbiamo andare da soli».
Già , non è solo il solito Flavio Tosi a recitare l’ormai (per lui) consueta litania sul Berlusca da evitare come la peste.
Ieri si è scomodato di nuovo il governatore Luca Zaia («Fino a prova contraria correremo da soli»), evidentemente preoccupato dai venti di rivolta che soffiano nella Liga veneta.
Fosse per loro, il “federale” della Lega che si riunirà  in via Bellerio per rispondere al prendere o lasciare del Pdl dovrebbe fare una cosa sola: una pernacchia al Cavaliere.
Ancora Caner: «Per la sua storia e per quello che rappresenta Maroni è un ottimo candidato, io sono convinto che gli elettori lombardi premieranno il suo coraggio se rinuncerà  a ragionare in termini di tornaconto » – E se così non fosse? «Temo che nel Veneto il partito ci scappi di mano».
Lui, il segretario, rimanda tutto a lunedì.
Nell’attesa sceglie di avvolgere nei dubbi l’annunciata ridiscesa in campo del Cavaliere: «Non sono sicuro che la candidatura di Berlusconi verrà  mantenuta ».
E si affida a quello che lui stesso definisce «un sogno»: «Ho la sensazione che alla fine prevarrà  la voglia di rinnovamento».
Dunque anche “Bobo” sa di correre qualche rischio, se dovesse accettare un nuovo matrimonio elettorale con Berlusconi. Glielo ha detto un sondaggio dell’Swg: in Lombardia l’appoggio del Pdl aggiungerà  10 punti percentuali alla sua candidatura, ma con il Cavaliere di nuovo in pista per la leadership si registrerebbe un calo del 20.
Per questo Maroni ieri ha annullato la consueta segreteria politica del lunedì, sostituendola con una riunione informale in via Bellerio.
Nessuna dichiarazione, tutto rimandato a lunedì, ma intanto “Bobo” vuole vederci più chiaro.
E così ha commissionato nuovi sondaggi, e chiesto altro tempo per tastare la sempre più inquieta base.
Particolare degno di nota, segretario in Lombardia è quel Matteo Salvini che in questi giorni si sta esponendo al massimo per scongiurare l’ipotesi di un ritorno dell’alleanza con il Cavaliere: «Pensiamo solo alla Lombardia, con Maroni siamo sicuri di vincere; a oggi non sono state decise alleanze, nè accordi, nè ticket o scambi di alcun tipo».
Con buona pace del tandem già  immaginato dal signore di Arcore: Mariastella Gelmini vice di Maroni.
Quella di Salvini è una voce autorevole, ma tra i fedelissimi di Maroni c’è anche chi, come il sindaco di Varese, suona un’altra musica: «Dobbiamo ottenere la presidenza della Regione a qualsiasi costo; il nostro progetto di tornare al territorio è troppo importante, e siccome a Roma le abbiamo provate tutte senza portare a casa nulla, dobbiamo concentrarci sulla Lombardia, il teatro della nostra battaglia per la vita».
La tentazione è forte: ma anche le controindicazioni lo sono.
«Forse – si sfoga un fedelissimo di “Bobo” – in Lombardia da soli perderemo, ma il partito ne uscirà  più forte perchè avremo compiuto una scelta di coerenza; se invece perdessimo con Berlusconi non ci risolleveremmo più».

Rodolfo Sala
(da “la Repubblica”)

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L’UNIONE FA LA FARSA: MARONI SI ALLEA CON TREMONTI ALLE REGIONALI E ALLE POLITICHE

Dicembre 5th, 2012 Riccardo Fucile

“UNA POLTRONA PER BOBO” E’ IL GRIDO DI BATTAGLIA

Per anni è stato un asse di ferro all’interno del defunto Polo delle Libertà . Ora diviene un’alleanza politica a tutti gli effetti: è stata ufficializzata infatti con un incontro al Circolo della Stampa di Milano , l’intesa tra il leader del Carroccio Roberto Maroni e il l’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti, uscito dal Pdl. Partito al quale il leghista lancia un ultimatum.
ALLE REGIONALI, MA ANCHE ALLE POLITICHE-
In vista delle elezioni regionali («dovrebbero essere il 10 febbraio» ha anticipato l’ex ministro dell’Interno) , ma anche, ha precisato «per le elezioni politiche quando ci saranno»: Tremonti, dopo essere uscito dal Pdl e aver fondato un suo partito, 3L (Lista Lavoro e Libertà  per la Patria), con una sua lista appoggerà  la candidatura di Maroni a governatore della Lombardia.
Da parte sua il leader del Carroccio ha sottoscritto il «manifesto» politico di Tremonti. «Come tema comune – ha detto Maroni – abbiamo quello di essere critici nei confronti del governo Monti» oltre che quello di una visione simile dell’Europa.
E il leghista non esclude una futura candidatura a premier di Tremonti: «Ne parleremo».
«PDL: MI DICANO ENTRO LUNEDI’»
E Maroni lancia un ultimatum al Pdl:«Entro lunedì prossimo – ha detto – chiuderemo la questione perchè alla fine della prossima settimana raccoglieremo le firme per la lista civica e dovremo dire ai cittadini chi c’è e chi non c’è. Non c’è nessuna trattativa in corso con Formigoni – ha aggiunto Maroni – nel senso che sulla mia candidatura c’è stato un mese di tempo per riflettere, ma Pdl non pervenuto».
Ma se il Pdl «decide di sostenere la mia candidatura penso che sia una buona idea: ci consentirebbe di vincere e di non consegnare la Lombardia alla sinistra».
E consentirebbe a lui di rimediare l’ennesima brutta figura, perdendo le elezioni.

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VERONA E IL MODELLO TOSI CHE MARONI VORREBBE ESPORTARE IN LOMBARDIA: “APPALTI A PARENTI E GESTIONE OPACA”

Novembre 11th, 2012 Riccardo Fucile

SCOPPIA A VERONA LO SCANDALO AGEC, LA PARTECIPATA CHE GESTISCE IL PATRIMONIO COMUNALE, CIMITERI, FARMACIE, MENSE, MOSTRE…”MI HANNO CACCIATO PERCHE’ VOLEVO FARE PULIZIA” ACCUSA L’EX PRESIDENTE CROCE E CONSEGNA I DOCUMENTI ALLA G.D.F.

Appalti alle aziende di parenti e amici, assunzioni poco trasparenti, gestione opaca del patrimonio immobiliare e peculato.
Queste e altre ancora le pesanti accuse contenute nella documentazione consegnata lo scorso 25 ottobre al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Verona dall’avvocato Michele Croce, presidente di Agec (l’Azienda gestione edifici comunali) fino al 6 novembre scorso, quando è stato revocato dal sindaco Flavio Tosi.
La revoca è arrivata a seguito di un presunto scandalo relativo al costoso maquillage dell’ufficio di presidenza voluto da Croce.
Le ragioni della defenestrazione, secondo l’avvocato, sarebbero invece da cercare nella volontà  di fare luce sulle attività  dell’Agec.
Una “pulizia” iniziata in agosto e di cui sarebbe sempre stato tenuto al corrente anche Tosi che, per pronta risposta, ha smentito di aver mai saputo “di situazioni irregolari nella gestione dell’Agec”, accusando l’ex presidente di essersi accorto delle “presunte irregolarità  solo dopo che sono diventati di pubblico dominio gli ingenti costi dei lavori nel suo ufficio”.
Uno scambio di accuse destinato a vivere un nuovo capitolo fin da domani, quando Croce ha annunciato una conferenza stampa per dimostrare la veridicità  delle proprie affermazioni.
Chi è Croce
Michele Croce, classe 73, si è avvicinato alla politica tramite il centro cultuale di destra “L’officina” al fianco del quattro volte senatore Paolo Danieli (ex Msi, ex An).
Nel 2012 ha ceduto alle lusinghe di chi lo voleva con sè ed è stato eletto nella lista “Civica per Verona, Tosi sindaco”.
Come premio per l’ottimo risultato elettorale Tosi ha proposto all’avvocato Croce la presidenza di una delle società  della galassia comunale.
La scelta è caduta proprio sull’Agec che, con decine di dipendenti, gestisce un vastissimo spettro di servizi e attività .
Non solo si occupa degli edifici comunali, ma anche di servizi cimiteriali, farmacie, refezione scolastica, mense, servizi tecnici d’ingegneria, eventi e mostre. Il complesso delle attività  porta ad un bilancio ragguardevole, che si aggira attorno ai 70 milioni di euro l’anno.
Croce respinge le accuse
L’ex presidente di Agec si dimostra sicuro di sè, respingendo “con profondo sdegno” la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati, diffusa giovedì dalle pagine veronesi del Corriere della Sera: “Stavolta — ha commentato — l’architetto di questa vicenda ha commesso un errore progettuale che finirà  per fargli franare il castello addosso”.
Croce nei prossimi giorni verrà  invece sentito come persona informata sui fatti in relazione alle accuse che ha circostanziato nell’esposto alle fiamme gialle. Quasi 300 pagine tra documenti, tabelle, dati, numeri e memorie che l’avvocato ha raccolto e organizzato nei suoi quattro mesi scarsi di presidenza.
Le anomalie nel sistema degli appalti
Secondo le accuse contenute nelle carte consegnate ai finanzieri ci sarebbero una serie di anomalie nel sistema degli appalti ad affidamento diretto.
I nomi di alcune aziende ricorrono per decine di volte, fino a sommare importi considerevoli.
Così in cinque anni la Termosanitaria Pasinato ha eseguito lavori per 734.370 euro, nello stesso periodo la Bernabè e Ballarin impresa edile ha eseguito invece lavori per 1.525.781 euro, la Tomellini per 1.040.424 euro, la Quaglia per 1.098.627 euro, la Delta Color per 253.936 euro, la Mc Pavimenti per 486.765 euro.
Il ruolo di queste imprese andrebbe oltre quello di appaltatori abituali della Agec, ma avrebbero lavorato anche nella ristrutturazione degli immobili di proprietà  di dirigenti e dipendenti dell’azienda speciale.
Nelle carte prodotte dall’ex presidente si parla anche di altre aziende, a proposito della Electric Group (18.096 euro in 5 anni) si dice che: “Il socio accomandatario della stessa, Massimo Dal Santo, è sposato con l’ingegner Giorgia Cona, responsabile dell’ufficio controllo di gestione e qualità  in Agec”. E, ancora, sulla ditta Intercomp Spa (261.790 euro in cinque anni): “preciso che presso la stessa ditta appaltatrice risultava lavorare il perito industriale Giovanni Bianchi, oggi a capo della sezione informatica in Agec”.
L’avvocato Michele Croce ha anche presentato una relazione sulla redditività  dei circa 150 immobili di pregio gestiti da Agec.
Appartamenti in centro città  che vengono affittati a libero mercato, assegnati mediante una “gara informale” spesso a canoni inferiori del 30% rispetto al reale valore di mercato.
Con casi limite come quello dell’appartamento da 155 metri quadri in corso Porta Nuova (a due passi dall’Arena) a 675 euro mensili o quello da 75 metri quadrati nella centralissima piazza delle Erbe a 521 euro mensili. Canoni che cozzano con l’obiettivo della massima redditività  fissato dal regolamento aziendale.
L’ombra del peculato
Infine, come si legge nell’esposto alla Guardia di Finanza, c’è anche l’ombra del peculato sull’utilizzo improprio dei beni aziendali.
Un immobile commerciale dell’Agec in via Trezza 28 risulta essere locato all’Immobiliare Pegaso Srl, con relativo divieto di sublocazione.
In questa palazzina sono presenti tuttavia diversi professionisti, tra i quali, come si legge nell’esposto: “risulta prestare la propria attività  professionale il vice presidente di Agec, Roberto Colognato”, oltre ad avervi sede “la Coop. Edile L’Ombrellone, della quale è presidente il consigliere comunale di Verona Andrea Sardelli”.
Lo stesso legale dell’immobiliare Pegaso Srl, l’avvocato Giuseppe Antonucci, ha una targa con il proprio nome affissa all’ingresso dell’immobile.
Ed è stato proprio lui a chiarire la posizione di Colognato in una lettera inviata a Croce nella quale spiegava che la Pegaso Srl: “ha ospitato sino al mese di giugno c.a. il geom. Colognato presso la sua sede, in maniera assolutamente gratuita ed amichevole, anche perchè lo stesso ha provveduto ad applicare solamente due targhe senza mai occupare alcun locale dell’immobile”.
Di tutto questo e di molto altro ancora il sindaco della città  di Verona, Tosi, dice di non esserne mai stato informato. È possibile.
Ma è certo che questa vicenda incrina rischia di incrinare pericolosamente l’immagine del modello Tosi, che il segretario leghista Roberto Maroni vorrebbe imporre anche fuori dalla città  scaligera, magari nella vicina Lombardia.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA SOLITA LEGA: “FORZA ETNA, FORZA VESUVIO E MARSILI”

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

SU FACEBOOK APPARE UN POST RAZZISTA DELLA CONSIGLIERA PROVINCIALE LEGHISTA DI MONZA DONATELLA GALLI… E MARONI FA FINTA DI NULLA

È ironia shock quella di Donatella Galli, consigliere leghista della Provincia di Monza e Brianza.
Sulla sua pagina Facebook, sotto la foto satellitare dell’Italia, troncata a metà , scrive: “Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili”, con tanto di tre punti esclamativi.
Un’esortazione, quasi una supplica ai tre vulcani, chiamati a trasformare un’immagine in realtà .
Il popolo della rete si è ribellato, e dall’episodio prende le distanze il presidente della Provincia Dario Allevi.
Chi non lo fa, e minimizza, è il segretario provinciale del Carroccio, Dionigi Canobbio: “Sono goliardate, anche se non sarebbe il caso di   scriverle”.
La pagina della giovane consigliera è stata presa d’assalto.
Alcuni hanno risposto con sarcasmo, come Cristiano, che scrive: “Felice di essere terrone”.
Altri più piccati: “Ma pensa al tuo Nord che col Trota & company vi siete magnati tutto”, dice Michele.
C’è invece chi fa notare, è il caso di Matteo, che la leghista ha “più insulti che amici”.   “Sono senza parole – dice Dario Allevi – Quelle usate dal Consigliere Galli sono espressioni intollerabili ed ingiustificabili sotto ogni punto di vista ed è per questo che chiedo scusa ai tantissimi cittadini che si sono giustamente sentiti offesi da un amministratore provinciale”.
Chissà  come mai Maroni non ha ancora tirato fuori la scopa per espellere la Donatella… che sia una barbara sognante?

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NON DENUNCIO’ IL VOTO DI SCAMBIO PER PAURA: PER LA LEGA E’ UN EROE E LO INDICA PER GUIDARE L’ANTIMAFIA

Ottobre 21st, 2012 Riccardo Fucile

MARCO TIZZONI AVEVA RIFIUTATO UN PACCHETTO DI VOTI DAI CLAN, DIMENTICANDOSI PERO’ DI SPORGERE DENUNCIA… PER MARONI E’ LA PERSONA ADATTA PER FARE PULIZIA AL PIRELLONE

Per il capo della Dda di Milano, Ilda Boccassini, non ha denunciato il tentativo di voto di scambio “per paura” di ritorsioni da parte delle cosche.
Lui invece cade dalle nuvole: “Non avevo consapevolezza che fosse la ‘ndrangheta, pensavo a dei voti di alcune famiglie poco serie”.
Chi è? Il nuovo eroe della legalità  targato Lega Nord: Marco Tizzoni, consigliere comunale di Rho. L’uomo che Roberto Maroni vorrebbe a capo della futura commissione regionale antimafia, per “fare finalmente pulizia anche dentro Palazzo Lombardia”.
Peccato che, come ammette lui stesso, di criminalità  organizzata non sappia un fico secco.
Ha un merito però: a differenza di Domenico Zambetti, alle elezioni comunali di Rho del 2011 rifiuta (inconsapevolmente, come dice lui) l’abbraccio mortale dei clan che controllano politica e affari all’ombra del Pirellone.
E alla richiesta di denaro in cambio dei voti risponde “no, grazie”. “Un atto encomiabile e doveroso — dice la Boccassini il 10 ottobre, durante la conferenza stampa in procura dopo gli arresti — Al quale però non è seguita una denuncia perchè intimorito. E anche questo è un dato inquietante”.
Non proprio un pedigree di alto profilo per presiedere la commissione antimafia di una delle regioni più infiltrate dai boss.
Ma al segretario del Carroccio e al presidente del consiglio regionale lombardo, Fabrizio Cecchetti, quell’ignaro “no grazie” basta e avanza: sarà  Tizzoni l’alfiere padano della lotta al crimine organizzato.
Il 10 ottobre, giorno del blitz, il diretto interessato ribadisce di non aver dato minimamente “peso alla vicenda” e ricostruisce l’accaduto: “Dopo il ballottaggio, la mia lista (Gente di Rho, ndr) si apparenta con la Lega. Al quel punto vengo avvicinato da un certo Marco Scalambra (finito agli arresti il 10 ottobre assieme a Zambetti, ndr) che era compagno di ballo di una ragazza in lista con me. Mi dice che lui è in possesso di un pacchetto di voti veri che possono essere direzionati a suo piacimento e di andare a parlare con queste persone. Io gli rispondo che non se ne parla neanche”.
Un netto rifiuto, insomma.
Nonostante Tizzoni senta puzza di bruciato, derubrica l’episodio come “le solite persone che ti avvicinano in campagna elettorale”.
Non solo si guarda bene dallo sporgere denuncia, ma decide di non dire niente nemmeno al candidato sindaco della sua coalizione (quel Cecchetti che lo vorrebbe a capo dell’antimafia lombarda).
Le carte della procura di Milano riportano un sms che Scalambra invia a Tizzoni: “Ho cercato di portarti i voti della lobby calabrese ma purtroppo sono già  impegnati. Ne rimangono circa 300, quelli avuti da Zambetti alle regionali, fai sapere a Monica entro domani mattina se ti interessano come elettori”.
Secondo gli inquirenti, i voti di Zambetti, sono quelli controllati da Eugenio Costantino, il presunto referente lombardo della ‘ndrangheta al quale si rivolge Scalambra.
C’è anche il prezzo: per 200 voti sono 20mila euro, 5mila da sborsare subito, durante la campagna elettorale. 100 euro a voto, il doppio di quanto speso dall’assessore per le regionali del 2010.
Ricevuto il messaggio, Tizzoni — con fare un po’ stupito, annotano gli investigatori — chiama Scalambra per riferirgli di aver ricevuto, nella stessa giornata, l’offerta di sostegno elettorale (da lui non richiesta) di Rossana Valvassoro, referente di Zambetti nel territorio di Rho.
Il presunto amico dei padrini prende la palla al balzo per fargli capire che dietro l’operazione c’è il suo zampino: “L’azione non è casuale, hai capito?”. Ma Tizzoni oppone il suo rifiuto: “Non ti preoccupare andiamo avanti da soli senza aiuti di lobby e gruppi strani! incrociamo le dita e w gente di Rho!!”.
Secondo gli investigatori, Scalambra sa benissimo che “lobby” e “gruppi strani” sono composti da “precisi elementi della criminalità  organizzata calabrese”.
Il candidato di Maroni all’antimafia lombarda, al contrario, non si immagina nemmeno che le “strane famiglie” possano avere qualcosa a che spartire coi clan e, nel dubbio, si guarda bene dal fare anche solo una telefonata ai carabinieri per segnalare quei contatti sospetti.
Ma, anche in assenza dell’aggravante mafiosa, la compravendita di voti è di per sè un reato. E un amministratore pubblico dovrebbe saperlo.
Resta infine da chiarire il ruolo di Monica, la fantomatica compagna di ballo di Scalambra che milita nella stessa lista di Tizzoni.
Secondo i pm è lei che, con insistenza, cerca di spingere la coalizione Gente di Rho — Lega Nord nelle braccia della ‘ndrangheta. I due al telefono si scambiano opinioni risentite sul suo niet: “Il Tizzo è un idealista”, dice lei.
“Un errore grossolano. Da dilettante”, sentenzia lui.
Un “errore” che però oggi fa tirare un bel respiro di sollievo ai vertici del Caroccio.
“Mai sconfitta fu così bella, perchè maturata rifiutando i voti della ‘ndrangheta”, si felicita Cecchetti.
Peccato che il candidato all’antimafia padana non abbia mai fatto nessun collegamento (e, ripetiamo ancora, nessuna denuncia) fra “lobby calabresi”, “strane famiglie”, compravendita di voti e le cosche.

Lorenzo Galeazzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ANCHE IL LEGHISTA BONI HA UN DACCÒ: MA MARONI DEL SUO AMICO BONI COME MAI NON HA CHIESTO L’ESPULSIONE DAL PARTITO?

Ottobre 20th, 2012 Riccardo Fucile

PRANZI, CENE, VIAGGI: COSàŒ LE RICHIESTE DELL ‘UOMO DEL CARROCCIO VENIVANO SODDISFATTE DALL ‘ARCHITETTO-FACCENDIERE UGLIOLA… ECCO COSA DICONO I VERBALI

“Con i politici l’accordo era scontato”: l’archi tetto Michele Ugliola non ha dubbi.
E del resto la domanda che poco prima gli ha posto il pm è chiara: “Era un dato scontato che, a fronte di un’autorizzazione, c’era una quota che doveva essere retrocessa alla politica?”.
Sì, risponde Ugliola, “con i politici l’accordo era scontato”.
Pagina 15 della trascrizione dell’incidente probatorio chiesto dalla procura e svoltosi il 24 settembre scorso nell’ufficio del giudice Antonella Bertoja.
Ordine del giorno: l’accusa di corruzione all’ex presidente del Consiglio regionale lombardo, il leghista Davide Boni, per vicende di quand’era assessore regionale al Territorio.
Con lui sono indagati il suo ex capo di gabinetto Dario Ghezzi, lo stesso Ugliola con il cognato Gilberto Leuci e due imprenditori: Luigi Zunino e il veronese Francesco Monastero.
Tutti coinvolti in un giro di mazzette (oltre 1milione di euro), messo in piedi per ottenere dall’assessorato autorizzazioni in cambio di denaro.
Ugliola mediava e aveva il compito di recuperare i soldi delle tangenti attraverso sovrafatturazioni o consulenze inesistenti.
Arrestato nel dicembre 2010 nell’ambito della Tangentopoli di Cassano d’Adda, il professionista si è trasformato nel principale accusatore diBoni,riempendo decine di verbali. L’ultimo è proprio quello di settembre: 180 pagine d’incidente probatorio chiesto e ottenuto dalla procura per cristallizzare il quadro.
In quell’occasione, Ugliola svela particolari a oggi ancora inediti.
Come le mangiate al ristorante a’ Riccione. Ai tavoli eleganti del ristorante milanese di via Taramelli, infatti, Ugliola è di casa a mezzogiorno e sera e lì raduna politici e imprenditori. “Pranzi d’affari”, li definisce il suo socio Leuci.
Chi c’era? Boni e Ghezzi spesso.
Ugliola conferma: “Pagavo sempre io”.
I pm accusano: Ghezzi incassava la mazzetta e poi girava i soldi al suo presidente.
Del resto, i tre sono amici. Tanto da condividere compleanni e vacanze.
Ad Alguna, in Egitto, per esempio: c’è Ugliola, c’è anche Boni e la sua assistente Monica Casiraghi.
Candidata al Senato per il Carroccio nel 2006, sarà  la stessa Casiraghi a presentare l’imprenditore Monastero a Ugliola.
All’incontro, annunciato da una telefonata di Ghezzi,si presenta anche Flavio Tremolada, altro assistente di Boni.
Per questa attività , rivela Ugliola, la Casiraghi, indagata, incasserà  una “consulenza”da 50 mila euro.
Chiede il pm: “La consapevolezza di Davide Boni a questa consegna di denaro, lei la riscontrava?”.
L’architetto conferma: “Ne abbiamo anche parlato”.
Del tipo: “Tutto ok? Sì, sì”.
Quindi ribadisce: “Tenga presente, abbiamo passato l’estate giù ad Alguna nel 2008, tutti quanti in compagnia. C’era Davide Boni”.
L’accusa insiste: vuole la conferma che il denaro sia arrivato nelle mani del politico.
Ugliola: “Ghezzi era una persona di fiducia dell’assessore. Cioè, voglio dire, parliamoci chiaramente: gli imprenditori passavano da Ghezzi, eh?”.
In assessorato l’architetto è di casa. “I nostri incontri erano sempre finalizzati alla consegna di denaro. I miei passaggi alle 8 del mattino in assessorato regionale erano molto frequenti”. Caffè, pranzi e vacanze, dunque.
Occasioni ideali per confessare l’inconfessabile.
Ugliola, durante l’incidente probatorio, esplicita quello che è sempre rimasto tra le pieghe dei precedenti interrogatori: Davide Boni sapeva del denaro.
Fa di più: svela i primi episodi della corruzione, che inizia nel 2007.
All’epoca ci sono da seguire gli interessi di Lugi Zunino: Santa Giulia, aree Falck, Rodano-Pioltello.
Qui, Zunino vuole 100 mila metri quadri di area commerciale all’ex Sisas. Ugliola concordala“ricaduta”, ovvero la tangente: 800 mila euro.
Il patto viene siglato in via Bagutta, sede milanese, all’epoca, della società  Risanamento.
“Al primo incontro c’eravamo io, Boni, Ghezzi e Zunino, alla presenza anche dell’avvocato Giovanni Camozzi. In un altro incontro sicuramente c’era Nicoli Cristiani”.
È l’ex vicepresidente del consiglio regionale, arrestato il 30 novembre 2011 per aver intascato 100 mila euro dall’imprenditore Pierluca Locatelli.
All’epoca era assessore al Commercio.
Un’alleanza speciale: Territorio e Commercio, in certi casi Rifiuti.
Tradotto: Davide Boni, Nicoli Cristiani e Massimo Buscemi.
Tre assessori che per anni sono stati il vero punto di riferimento di Ugliola.
Lo conferma anche Gilberto Leuci, sentito pure lui in incidente probatorio il 1 ottobre scorso.
Il rapporto Boni-Ugliola è strettissimo.
L’architetto lo ricorda rievocando l’incontro con il leghista e alcuni imprenditori.
“Mi ricordo che c’era un certo Rossetti, che disse: ma assessore, qualche professionista di riferimento? Allora Boni mi guardò e mi disse: Michele, di che cosa sta parlando? Il professionista è Michele Ugliola”

Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ALTRA GIRAVOLTA DI MARONI SULLA LOMBARDIA: “PDL E LEGA DEVONO ESSERE UNITI ALLE ELEZIONI, ALTRIMENTI SI PERDE”

Ottobre 19th, 2012 Riccardo Fucile

SOLO UNA SETTIMANA FA LA LEGA SEMBRAVA PRONTA A STACCARE A SPINA ALLA GIUNTA FORMIGONI E CHIUDEVA AD INTESE CON IL PDL

Solo una settimana fa la Lega sembrava pronta a staccare la spina alla giunta lombarda guidata da Roberto Formigoni, nuovamente privata di un assessore finito in manette.
Poi l’ipotesi di un effetto domino sulle regioni governate dal Carroccio con l’appoggio del Pdl, Veneto e Piemonte, avevano riportato le camice verdi a più miti propositi.
Il consiglio federale aveva poi deciso che no, Formigoni doveva andare avanti visto che la giunta sarebbe stata azzerata.
Il segretario regionale Matteo Salvini, però, già  il giorno dopo si era messo sul piede di guerra e Roberto Maroni, ex ministro dell’Interno, giurava di sentirsi onorato di diventare governatore. Pronto quindi a candidarsi.
Anche il segretario Pdl, Angelino Alfano, prima di un vertice chiarificato aveva chiesto di rispettare l’alleanza.
Ma oggi, mentre Salvini ipotizzava l’importazione del modello veneto in Lombardia proprio sotto la guida del segretario, Maroni rispondeva “Sì” alla seguente domanda: “Se Pdl e Lega si presentassero divisi alle regionali c’è il rischio sarebbe di consegnare la Lombardia al centrosinistra?”
Parole che sono una nuova apertura al Popolo della libertà .
Maroni ha anche ribadito l’intenzione della Lega di votare quando ci saranno le politiche, in aprile quindi.
C’è una legge dello scorso anno, approvata dal Governo Berlusconi, che dice che, dal 2012, quando ci sono le elezioni amministrative e nazionali, si fanno in un unico giorno”.
Insomma nonostante Formigoni abbia annunciato lo scioglimento della giunta il prossimo 25 ottobre e la possibilità  di voto il 16 o il 23 dicembre la Lega vuole attendere, come già  Maroni aveva detto chiaramente ieri.
Sui possibili sfidanti, tra cui l’ex sindaco dio Milano Gabriele Albertini, Maroni nicchia. “Non sto dietro al gossip: se si vogliono fare le primarie, si facciano, e chi vuole partecipare, partecipi”.
”Noi non poniamo condizioni, non chiediamo niente se non la disponibilità  a discutere per continuare un’esperienza che è stata positiva. Siamo disposti a continuare, semplicemente abbiamo preso atto di una situazione. Vediamo se ci sono le condizioni per continuare. Io penso di sì, sono ottimista, perchè l’esperienza di governo Lega-Pdl in Lombardia è un’esperienza di successo e sarebbe sciocco buttarla alle ortiche”.
Ma anche il Celeste sembra puntare i piedi sulla data e gela l’ipotesi di elezioni ad aprile 2013: ”Caro Maroni, altro che election day! Per la Lombardia si vota nel 2012, per le politiche nel 2013“ scrive via Twitter.
Un paio di giorni fa poi a Montecitorio c’era stata una colazione a sorpresa tra alcuni deputati ‘bossiani’ e Maroni.
Alla buvette di Montecitorio, il neo segretario del Carroccio si è intrattenuto con Marco Reguzzoni, ex capogruppo della Lega e considerato il suo nemico ‘numero uno’, e Paola Goisis, l’unica esponente del Carroccio che votò contro l’elezione di Maroni al congresso.
Presenti anche i deputati Massimo Polledri ed Erica Rivolta.
Poco prima, in Transatlantico, Maroni e il gruppetto di fedelissimi del Senatur si erano intrattenuti con Umberto Bossi e Manuela Dal Lago.
Poi la colazione ristretta, inusuale tra esponenti dello stesso partito considerati però come separati in casa.
Prove di dialogo in vista della corsa in Lombardia.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL SOLITO BERLUSCONI VENDE IL PDL ALLA LEGA: “AL PIRELLONE MEGLIO SE VA MARONI”

Ottobre 17th, 2012 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE, DOPO VENETO E PIEMONTE, DISPOSTO A CEDERE AI RICATTI LEGHISTI ANCHE LA LOMBARDIA, PUR DI RISTABILIRE L’ALLEANZA CON IL CARROCCIO ALLE PROSSIME POLITICHE… LE MOSSE DI DUE DISPERATI

“Formigoni si deve rassegnare, deve capire che non può dettare ancora le condizioni. Roberto Maroni è la soluzione migliore per la Regione”.
A quella via d’uscita Silvio Berlusconi ha lavorato sodo, nelle ultime 48 ore e non transige che ora possa saltare per le vendette consumate del presidente uscente.
Il filo diretto del Cavaliere col leader della Lega, sentito anche ieri, la mediazione di Angelino Alfano, quella sottotraccia di Maurizio Lupi.
C’è tutta una diplomazia che si muove dietro la candidatura di bandiera di Gabriele Albertini.
Col sacrificio del “Celeste” sembra spianarsi l’autostrada che porta dritta a un nuovo accordo politico col Carroccio per le politiche di primavera.
“Il vero problema adesso è convincere Formigoni ad accettare l’accordo e non è affatto impresa facile” racconta uno dei più alti dirigenti del Pdl.
Tanto per cominciare, Berlusconi e Alfano hanno convinto i leghisti ad abbassare i toni contro il governatore e così è stato.
Col presidente della Regione stanno invece trattando, nel tentativo di indurlo a più miti consigli.
L’approdo in Parlamento è una delle offerte poste sul tavolo.
Berlusconi   considera la partita con Casini ormai persa e preferisce lavorare al “Piano B”: lancio della nuova lista col traino di una decina di imprenditori-manager e rampa di lancio per il progetto “volti nuovi”.
Il repulisti è imminente e getta nel panico i deputati uscenti.
Nel frattempo Maroni, dopo aver ribadito che la Lega non si è mai sognata di uscire dall’alleanza del Pirellone, abbassa i toni della polemica e si appresta al plebiscito in suo favore da parte degli elettori leghisti nei banchetti delle primarie interne.
Il primo obiettivo sarà  spostare le elezioni il più in là  possibile, magari ad   aprile insieme alle politiche, e apre alle primarie di coalizione con il Pdl: “Il Pdl le vuole fare con noi? Sono d’accordo”.

Carmelo Lopapa e Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)

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    • LE ACCISE MOBILI IMMAGINATE DA GIORGIA MELONI SONO POCO PIÙ CHE UN PANNICELLO CALDO: SI TRATTA DI UN SISTEMA FARRAGINOSO, CHE REINDIRIZZA IN AUMOATICO L’EXTRAGETTITO IVA SULLA RIDUZIONE DELLE TASSE SUL CARBURANTE. MA IL RISPARMIO CHE POTRÀ PORTARE È RIDICOLO: CIRCA 2,2 CENTESIMI DI RIDUZIONE OGNI DIECI DI AUMENTO ALLA POMPA
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