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PARENTOPOLI PADAGNA: SINDACO LEGHISTA DEL BERGAMASCO NOMINA SUA VICE LA FIDANZATA, CROLLA LA GIUNTA

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

IL COMUNE SARA’ COMMISSARIATO, FINISCE IN FARSA IL NUOVO CORSO “MORALIZZATORE” MARONI-VOTINO

Il sindaco di Cipriate San Gervasio nomina come vice la fidanzata.
E i consiglieri di maggioranza non ci stanno, presentando le dimissioni.
E’ crollata così, per una “parentopoli”,   la giunta comunale bergamasca composta da Lega Nord (alla quale appartiene l’ormai ex sindaco Simone Dorici) e da una lista civica, che lo scorso maggio avevano sconfitto un’inedita alleanza tra Pd e Pdl.
I malumori contro il sindaco erano cominciati tre settimane dopo il voto, quando, al primo Consiglio comunale del 24 maggio, aveva annunciato la sua scelta di nominare come vicesindaco la fidanzata Valeria Cavenaghi, che aveva preso appena 140 preferenze.
A lei erano andate le deleghe a Servizi alla persona, Famiglia, Comunità , Istruzione, Promozione della cultura, Tutela e valorizzazione del Villaggio Crespi.
Il sindaco aveva assunto per sè le deleghe a Sviluppo sostenibile, Qualità  urbana, Bilancio e Sport, lasciando solo le briciole agli altri due assessori.
Tutte scelte che avevano creato molto malumore sia tra le file della minoranza che della maggioranza.
Il sindaco aveva difeso la sua scelta e aveva protestato per la sua “privacy messa in piazza”.
Le critiche non si sono placate, nonostante le trattative delle scorse settimane.
E questa mattina i consiglieri di maggioranza Cristiano Esposito (ex sindaco leghista), Patrizio Massola e Donatella Pirola hanno presentato le proprie dimissioni all’Ufficio Protocollo del Comune insieme a quelle dei consiglieri di minoranza Mino Maggioni, Enzo Galbiati e Tullio Gambirasio.
Il Comune sarà  così commissariato.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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MARONI PAGA LA CAMBIALE CONGRESSUALE E ANNUNCIA TOSI COME CANDIDATO PREMIER

Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile

L’APPOGGIO DEL SINDACO DI VERONA ERA STATO ESSENZIALE PER CONQUISTARE I VOTI CONGRESSUALI VENETI…. MATTEO SALVINI AMBISCE AL PIRELLONE E LA VOTINO TAGLIA TESTE

E’ il nuovo che avanza? Forse proprio nuovo no.
Ma di sicuro si tratta di una assoluta novità  per la Lega, fatta trasparire da una battura di Roberto Maroni durante la festa del partito a Brescia, ma già  maturata negli uffici romani del partito: a correre come candidato premier per il Carroccio alle elezioni potrebbe essere “un giovane” non più poi così giovane.
Ovvero? Flavio Tosi.
Il sindaco di Verona e maroniano di ferro è il volto “pulito” (oddio, con una condanna sulle spalle… n.d.r.) e vincente che il segretario vorrebbe spendere per delle elezioni politiche.
Dove la Lega, qualora si tornasse alle urne con il Porcellum calderoliano, ha già  fatto i conti di non avere grandi chance di riportare a Roma lo stesso numero di parlamentari di adesso.
Però la carta Tosi potrebbe evitare che non si arrivi — come è invece timore — a restare sotto lo sbarramento del 4%.
Il sindaco di Verona, d’altra parte, ha già  dato ampia prova di riuscire ad aggregare intorno a sè anche gli elettori di non stretta osservanza leghista e a raccogliere voti al di fuori del granitico bacino elettorale del Carroccio.
Ma, soprattutto, Tosi è ciò che ci vuole per dare anche l’idea che il nuovo, vero corso della Lega è cominciato.
Il sindaco di Verona, dunque. Un uomo, secondo Gianluca Pini, senatore e segretario della Lega Nord Romagna, capace anche di aggregare su di sè l’ala lombarda del Carroccio che, comunque, si riscatterebbe con Matteo Salvini, l’altro “giovane” che Roberto Maroni pensa di candidare al Pirellone per la successione a Formigoni.
Uno scenario che, a quanto sembra, avrebbe messo d’accordo un po’ tutti a via Bellerio, anche se fino ad oggi nessuna decisione definitiva è stata presa.
”Maroni — sosteneva ieri proprio Pini in un’intervista — sta già  facendo molto per far riemergere il partito dalla crisi di credibilità ” e l’idea generale è che non abbia più grande velleità  “di ruoli politici nazionali”.
“Ma d’altra parte — ha aggiunto oggi – se dovesse spuntare uno come Matteo Renzi vincitore delle primarie del centrosinistra, la cose migliore sarebbe proprio quella di contrapporgli uno come Flavio. E lo indichiamo come candidato premier, poi ce la giochiamo”.
“Anche perchè — sono sempre parole di Pini — dietro uno come Tosi si intravede uno spessore politico che dietro Renzi, lo dico con franchezza, non riesco a vedere; insomma, è un po’ un’incognita politica. Noi lo abbiamo spesso invitato Renzi alle festa della Lega per confrontarsi con Tosi e lui non c’è mai venuto…”.
Tosi, allora.
Ancora una volta, dunque, Roberto Maroni che giocherà  la partita elettorale in seconda fila, ma da regista principale, spingendo verso la consacrazione nazionale quelli che sono ritenuti, un po’ da tutti, i cavalli davvero vincenti del nuovo corso.
C’è chi sostiene, in ambienti parlamentari, che questa scelta di Maroni, di “benedire” i suoi due delfini migliori per “immolarsi” sull’altare della ricostruzione del partito, soprattutto in ambito locale, sia comunque una scelta anche tattica per non bruciarsi davanti ad elezioni (sia quelle regionali lombarde che sia quelle politiche nazionali) dove la Lega rischia ancora il “bagno di sangue”.
Per altri, invece, si tratta di una genuina scelta di sacrificio, anche se è indubbio che la strategia politica del Carroccio rimarrà  saldamente nelle sue mani.
Insomma, la Lega guarda avanti, studia nuove strategie, punta sul rinnovamento d’immagine. Tranne che sulla comunicazione.
Dove i passi avanti, invece, non si vedono affatto. Anzi, se ne vedono parecchi indietro.
Il 14 agosto, infatti, è caduta l’ultima testa di una lunga serie di epurazioni dei portavoce messa in atto dalla “porta silenzi” Isabella Votino, l’ex addetta stampa di Maroni e soprannominata “badante” per la sua ossessiva presenza accanto al leader.
Votino è stata nominata a capo della comunicazione leghista a Roma e come primi suoi atti ha azzerato i contratti di collaborazione co.co.co dei collaboratori parlamentari dei deputati e senatori di osservanza bossiana.
Ad agosto, si diceva, è stata licenziata Alessia Quiriconi, storica addetta stampa di Marco Reguzzoni, l’ex capogruppo leghista, subito dopo l’allontanamento di Giulia Macchi, vice di Nicoletta Maggi, addetta stampa di Bossi e fino a qualche mese fa responsabile della comunicazione della Lega nei palazzi parlamentari.
Poi è arrivata la Votino. E dopo la Macchi e la Quiriconi, adesso sono nel mirino proprio la Maggi ma anche Federico De Cesare, arrivato a Roma con Cota ma poi lasciato all’ufficio stampa senza un referente politico diretto.
Unico nome che al momento non sembra essere traballante è quello di Carlo Garzia, portavoce del capogruppo Dozzo, ma nulla è certo.
Quello che, invece, viene dato per certo è che la Votino, soprattutto con la nuova legislatura alle porte, voglia costruirsi a Roma un ufficio comunicazione del Carroccio composto da persone di sua stretta osservanza.
Appena caduto il governo Berlusconi, d’altra parte, la Votino ha ottenuto da Maroni di assumere nel gruppo la sua segretaria al Viminale, Daniela Properzi, oltre all’ex sottosegretaria Sonia Viale.
Da ultimo, sarebbe in arrivo, sempre dal Viminale, un altro suo ex collaboratore mentre si stanno facendo i conti su i possibili sostituti, ma la Votino vuole avere l’ultima parola nonostante le pressioni di Davide Caparini, che ha un ruolo proprio nella comunicazione del partito, di portare a Roma alcuni dei suoi “pupilli” bresciani.
Soprattutto “pupille”.
Una Lega, dunque, che guarda al futuro e che spazza via tutto quello che fa parte di un percorso passato a cominciare dalla comunicazione.

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CHI CERCA MARONI TROVA VOTINO, L’ESPERTA IN MATERASSI: “BOBBO, BOBBO: DOBBIAMO ASSICURARCI CHE LE CAMERE ABBIANO I LETTI MATRIMONIALI, MICA I DUE LETTINI UNITI”

Settembre 18th, 2012 Riccardo Fucile

LA BADANTE DIVENTATA ZARINA CHE CACCIA LE COLLEGHE BOSSIANE… NELLA LEGA CRESCE ANCHE TRA I MARONIANI L’INSOFFERENZA E MOLTI LA PARAGONANO A ROSI MAURO: “LEI ALMENO ERA STATA ELETTA”

Cerchi Maroni? Trovi Votino.
Fino a pochi mesi fa succedeva al Viminale, a Roma, ora anche in via Bellerio, nel quartier generale della Lega.
Isabella Votino, lamentano gli stessi uomini forti del partito, consiglia (e influenza) il nuovo capo tanto che ormai partecipa persino alle segreterie politiche.
“Almeno Rosi Mauro era stata eletta”, commmetano sempre più leghisti.
Il parallelo con il fu Cerchio magico di Bossi è scontato.
Le somiglianze molte, le differenze (per ora) numeriche: lei fa tutto da sola.
Ciò che ha infastidito (e parecchio)   anche i maroniani è stato ritrovarsi la giovane portavoce dell’ex ministro dell’Interno, da Montesarchio, in provincia di Benevento, “nel fortino dela Lega a parlare di Lega, di esponenti della Lega, di congressi della Lega, di scelte, commissariamenti e incarichi, senza sapere assolutamente nulla della Lega: non sa neanche cosa sia la festa dei Popoli Padani” si sfoga uno dei colonnelli di Maroni, componente della segreteria e”barbaro sognante” della prima ora. “Non sapeva del giuramento di Pontida, una bestemmia”.
Profonda conoscitrice dei poteri romani, Votino è tanto scaltra nei corridoi di Montecitorio quanto impacciata sul territorio leghista.
Sul quale però si ostina, tacco e tubino nero, a fare da ombra a Maroni.
Oggi sarà  con lui a Torino a presentare gli Stati generali del Nord che si terranno il 28 e 29 settembre.
Appuntamento che lancia il nuovo corso leghista: niente più corna e vichinghi, ma due giorni di dibattiti con ministri, economisti e imprenditori.
Evento gestito e organizzato da Votino che però sottopone gli aspetti più delicati al capo.
Lunedi scorso, per esempio, si aggirava disperata nei corridoi di via Bellerio: “Bobbo, Bobbo: dobbiamo assicurarci che le camere abbiano i letti matrimoniali, mica i due lettini uniti”.
Il parlamentare che riporta la scena cui ha assistito non ha scattato la foto del viso di Maroni che in quel momento stava valutando, assieme a deputati e e senatori, come intervenire nel dibattito sulla legge elettorale.
Ma è il nuovo corso   della Lega, quella che organizza una manifestazione contro l’Imu e poi il segretario va a dire in Tv che l’ha pagata; quella che dice che non vota per la spartizione delle poltrone in Rai e poi sostiene, insieme al Pdl, Luisa Todini, non a caso in ottimi rapporti con la Votino.
E’ il nuovo corso della Lega che adotta come slogan “Prima il Nord” e poi tenta di cambiare il suo dna sfruttanto le conoscenze romane per organizzare brunch, inviare cadeaux, pescare nei “Palazzi” del potere.
Tutto supervisionato da Isabella Votino.
Le prime a fare le spese della badante-zarina sono state le due addette stampa alla Camera del’era bossiana: Alessia Quiriconi e Giulia Macchi.
Licenziate entrambe un mese prima della scadenza del contratto.
Quiriconi, colpevole di aver collaborato per dieci anni con Marco Reguzzoni, ex capogruppo della Lega a Montecitorio e nemico numero uno di Maroni, ha ricevuto la lettera di licenziamento il giorno di ferragosto, appena ternminato un periodo di malattia.
Macchi l’ha ricevuta il 31 luglio per “interruzione del rapporto di fiducia”.
La Votino era pronta ad assumere un suo ex collaboratore al Quirinale, ma le nuove assunzioni sono state bloccate: la notizia dei licenziamenti, finita sui giornali, ha suggerito di temporeggiare.
Ora ci sono gli stati generali a Torino e i materassi da controllare.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA GENERALESSA FA LE EPURAZIONI ALLL’UFFICIO STAMPA DELLA LEGA ALLA CAMERA

Settembre 5th, 2012 Riccardo Fucile

LA ISABELLA VOTINO, PLENIPOTENZIARA DI MARONI,   HA SOSTITUITO IL TEAM FEDELE A BOSSI CON UNA GIORNALISTA DI TELEPADANIA

Il governatore della Regione Veneto è stato chiaro: “Affidiamoci all’autunno, che è meglio, e finiamola con questa estate”.
Alla fine dell’estate però manca ancora un po’ di tempo e i colpi di coda potrebbero riservare ulteriori sorprese.
E non sarà  di certo l’addio alle folkloristiche feste Popoli padani a tenere con il fiato sospeso i militanti della Lega quanto l’incessante opera di epurazione che i “barbari sognanti” fedelissimi di Roberto Maroni stanno mettendo a segno a scapito degli ormai pochi duri e puri sostenitori dell’Umberto.
Così è accaduto a Padova per esempio dove è stato dato il benservito al segretario provinciale, il bossiano Roberto Marcato, da parte del direttivo regionale guidato dal maroniano Flavio Tosi.
Ma così sta capitando anche nella Capitale dove, proprio nell’ufficio stampa del Gruppo di Montecitorio, si sta per preparare un rientro dalle ferie al vetriolo.
Ma andiamo con ordine.
La tanto declamata “pulizia” decantata da Maroni si è scagliata sull’ufficio stampa già  a fine luglio.
La vittima designata era Giulia Macchi, giornalista, consigliere comunale della Lega a Solaro (Mi), bossiana al 100% (tanto per dirne una l’immagine del suo profilo Facebook è una foto del Senatur)   e chiamata a Roma da Roberto Cota all’epoca capogruppo del Carroccio.
Una personalità  troppo schierata, troppo fedelissima dell’ex Capo e quindi scomoda tanto che Giampaolo Dozzo, attuale capogruppo,   non ha esitato a prendere carta e penna e mettere per iscritto il buon servito per essere venuto meno “il rapporto fiduciario” tra le parti.
Appena quindici giorni dopo, alla vigilia di Ferragosto, la scure delle purghe leghiste ha colpito un’altra addetta stampa del Gruppo.
Si tratta di Alessia Quiriconi, anche lei, come la collega Macchi, arrivata alla Camera per volontà  del capogruppo diventato nel frattempo Marco Reguzzoni e inquadrata con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa di legislatura, quindi   valido fino a nuove elezioni.
Altra storia, visto che la Quiriconi è toscana di nascita e giornalista da oltre dieci anni sia alla Padania che al Federalismo, ma terminata nello stesso e identico modo: è venuto meno il rapporto di fiducia.
Questo almeno per quello che c’è scritto nelle lettere spedite alle due interessate, eppure poi, basta vedere le dichiarazioni ufficiali di Dozzo e Maroni alle agenzie di stampa per leggere un’altra versione: è in atto una politica di “ taglio dei costi”.
Taglio dei costi?
Beh se fosse stato così perchè non proporre alle due giornaliste di restare all’Ufficio Stampa magari rivedendo al ribasso gli stipendi?
E se veramente bisognava tagliare allora perchè aspettare luglio e non attuare il tutto già  a gennaio ovvero dal momento dell’elezione di Dozzo a capogruppo e invece si è preferito mettere in atto l’epurazione immediatamente dopo l’elezione di Maroni a segretario del movimento?
Ma gli interrogativi di certo in queste occasioni si sprecano e quindi ecco che, con questi, arriva anche qualche frecciata agli altri componenti dell’Ufficio stampa.
E così sul banco degli imputati è salito il romano Federico De Cesare che, attento all’evoluzione maroniana all’interno del movimento si è legato al deputato e segretario leghista del Trentino Maurizio Fugatti salvando così il posto.
Eppure, se di spending review si tratta, non si capisce come mai si sia permesso in questi anni che l’ex ministro dell’Interno Maroni imponesse l’assunzione di Isabella Votino al Gruppo (insieme alla sua segretaria Daniela Propersi e all’ex sottosegretario Sonia Viale) alla modica cifra di 4000 euro netti al mese per lavorare solo per lui.
E proprio ora che Maroni è diventato segretario, la sua “portasilenzi” come ormai viene soprannominata la Votino, ha preso il comando di tutto l’apparato comunicativo del Carroccio: la Padania è così data sempre più vicino alla chiusura o almeno alla trasformazione, il sito del movimento completamente da rifare, come l’ufficio stampa.
E così se l’ufficio è da rifare, a fronte di imminenti uscite ecco che i rumors di palazzo danno già  per scontate le prossime nomine.
Rumors che il deputato bossiano Davide Chiappori aspetta siano smentiti dal capogruppo Dozzo (“se così fosse si sarebbe trattato di vere e proprie epurazioni che non hanno niente a che vedere con il taglio dei costi’”) ma che invece trovano rispondenza sentendo i commenti di qualche collega giornalista.
“Sì, da quello che so, mi spiaga un amico, al posto della Macchi e della Quiriconi, dovrebbero arrivare   un collaboratore con il quale la Votino lavorava al Viminale e la maroniana Camilla Vanaria, addetta stampa del partito a Brescia, consigliere comunale a Lonato, dipendente di tele Padania e figlia di Roberto, componente del Cda di Csmt ed ex consigliere regionale della Lombardia per la Lega”.
Insomma, la bollente estate leghista e ben distante dall’essere chiusa e quest’anno non ci sarà  nemmeno l’acqua del Po a sedare i bollenti spiriti.

(da “Il Portaborse”)

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DAI LINGOTTI D’ORO DI BELSITO AL LINGOTTO DI TORINO: LA LEGA ENTRA IN SALOTTO, ADDIO DIO PO

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

MARONI CONVOCA GLI STATI GENERALI DEL CARROCCIO NEL LUOGO CHE PORTO’ SFIGA A VELTRONI… PARTECIPERANNO I “POTERI FORTI”, DA PASSERA A SQUINZI

Accantonate corna e ampolle, la Lega Nord prova ad indossare il vestito buono e per fine settembre organizza il primo “meeting” in salsa padana, spostando il proprio baricentro dalle piazze ai salotti.
Cancellata la tradizionale adunata di Venezia, la Lega di Maroni propone per la prima volta gli “Stati generali del Nord”, che verranno ospitati al Lingotto di Torino il 28 e 29 settembre.
Una manifestazione che lo stesso Maroni ha definito “l’appuntamento più importante, dopo i congressi, che la Lega ha organizzato in questi ultimi anni”.
Negli intenti del segretario leghista quella del Lingotto vuole essere un momento di incontro tra il Carroccio e i poteri forti, rappresentanti del mondo industriale, politico, istituzionale e, perchè no, sindacale.
Un momento di confronto per riscrivere e condividere l’agenda del partito. Un modo, forse, per renderla più digeribile al pubblico degli scettici.
Così all’appuntamento di Torino pare che abbiano già  confermato la loro partecipazione sia il ministro Corrado Passera sia il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, ma l’elenco degli ospiti è destinato a crescere ancora, arricchendosi di nomi altisonanti.
Una sorta di meeting di Rimini, offerto a una platea fino ad oggi poco abituata al dibattito col “mondo esterno”.
Per dirla con le parole di Maroni, gli stati generali del Nord saranno “una due giorni aperta al contributo di imprenditori, di gente che vuole venire a discutere con noi questi temi, della questione settentrionale. Dobbiamo uscire e usciremo dopo questa due giorni con il nuovo manifesto del nord. Quali sono le questioni, quali sono le soluzioni, quali sono le proposte che la Lega fa”.
Roberto Maroni e i suoi sono convinti che sulla base di quello che uscirà  dall’appuntamento torinese la Lega potrà  valutare eventuali alleanze e accordi politici con altri partiti.
Una campagna d’autunno che comincerà  dialogando sui massimi sistemi, ma che nell’idea del segretario del Carroccio continuerà  con altre iniziative, tutte mirate a fare breccia nei cuori del Nord.
Se queste aperture verso l’esterno piacciono ai maroniani, è anche vero che incontrano lo scetticismo della vecchia guardia bossiana.
Sono molti i capitani leghisti che non vedono di buon occhio gli impegni nei salotti, soprattutto quando il dialogo con i “professori” dell’odiato governo Monti va a scapito delle storiche adunate.
La decisione di cancellare il raduno di Venezia, con il rito dell’ampolla e tutta la retorica annessa a favore del più elegante meeting torinese, ha sollevato un certo malumore interno (come era successo per l’annullamento del raduno di Pontida).
Così il segretario Maroni è dovuto correre ai ripari, annunciando che la “Festa dei popoli padani” (quella che dal 1996 veniva appunto ospitata a Venezia), verrà  comunque celebrata la prima settimana di ottobre.
Non più in laguna, ma genericamente in Veneto.
Sul nuovo evento del calendario leghista introdotto da Roberto Maroni, qualcuno, come l’europarlamentare Francesco Speroni, si è limitato a sospendere il giudizio, in attesa di conoscere il programma dettagliato, senza far trasparire entusiasmi nè critiche.
Altri si sono prestati ad un’analisi più approfondita, entrando nel vivo della questione. È il caso del consigliere regionale veneto Sandro Sandri: “Siamo in una situazione nuova per il partito, eravamo stati abituati ad altri tipi di kermesse. Non è facile prevedere cosa succederà , dipende se il tutto verrà  gestito come si deve”.
Per Sandri il progetto di Maroni è quello di costruire una forza che diventi un punto di aggregazione per gli euroscettici: “Penso che ci tenga in maniera particolare all’euroregione per quanto io la veda difficile da attuare auguro a Maroni di riuscire a instillare questo progetto nell’immaginario dei leghisti con la stessa forza con cui Bossi è riuscito a farli appassionare alla Padania”.
Nessuno critica apertamente l’idea degli Stati generali del nord, ma chiaramente nella Lega di oggi si sente in maniera prepotente l’impeto delle correnti: “C’è stato un congresso nel quale ha vinto una parte, chi ha perso oggi rappresenta una minoranza cospicua, in particolare in Veneto — spiega ancora Sandri -. Se un partito vuole trasformarsi, e per trasformarsi ha invocato la democrazia, credo che sia difficile pensare che la nuova dirigenza persegua gli stessi metodi “leninisti” del passato. Forse si sta sbagliando strada”.
E poi continua: “Ci si dovrebbe rendere conto che all’interno della Lega possono esserci visioni diverse, se una parte la si annulla si incappa in un grave errore strategico, perchè si rischia di dover rinunciare a forze importanti”.
Insomma, passino anche le chiacchierate al lingotto di Torino, ma per resistere alle pressioni interne Maroni è caldamente invitato a non dimenticare cosa è stata la Lega fino ad oggi.

Alessandro Madron
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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RADIO PADANIA OSCURATA A MILANO DALLA POLIZIA POSTALE: “ANTENNA ABUSIVA”

Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile

CONTINUANO LE BRUTTE FIGURE DEL SASSOFONISTA: IL TRASMETTITORE TRASFERITO SENZA AUTORIZZAZIONE DA CINISELLO BALSAMO ALLA “TORRE VELASCA”, IN PIENO CENTRO A MILANO… PIU’ VOLTE ALL’EMITTENTE E’ STATO CHIESTO DI UNIFORMARSI ALLE LEGGI ESISTENTI, MA DA VIA BELLERIO NESSUNA RISPOSTA

Se vivete a Milano e da qualche giorno non riuscite a sintonizzarvi su Radio Padania Libera, l’emittente ufficiale della Lega Nord, non è colpa del vostro apparecchio.
In ogni caso non può che giovarvi alla salute.
Ma il problema della mancata sintonizzazione adesso è un altro: la Polizia postale ha disattivato l’antenna, originariamente istallata nel comune di Cinisello Balsamo ma spostata abusivamente nel centro di Milano sul grattacielo “Torre Velasca“.
Inoltre il trasmettitore che operava sulla frequenza 103,5 Mhz è stato trovato dagli agenti con caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte.
L’oscuramento poi non è frutto di una decisione improvvisa, anzi.
Nessun golpe dello Stato centralista o di Roma ladrona.
Alla radio del Carroccio sono stati rivolti numerosi inviti a regolarizzare la propria posizione, cosa mai fatta come spiegano da Bergamo News, che ha diffuso la notizia.
Dalla Lega hanno annunciato che si appelleranno al Tribunale amministrativo regionale, ma in attesa del pronunciamento del Tar, non vi saranno trasmissioni su Milano.
Il sassofonista avrebbe fatto meglio a uniformarsi alle leggi cui sono sottoposte tutte le emittenti, invece che appellarsi al Tar o dichiararsi vittima del sistema.
Ci stupiamo che con una addetta stampa di grande livello come la Isabella che ben conosce i meccanismi della informazione, il povero Maroni sia incorso in una disavventura del genere.
Con la sfiga che lo perseguita in tutte le cose che gestisce, non gli resta che deporre un ex-Votino in quache santuario del Varesotto.

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A MARONI SI SFASCIA PURE LA STATUA DI ALBERTO DA GIUSSANO: ORA E’ IN RIPARAZIONE, BERGHEM FEST SENZA ICONA

Agosto 24th, 2012 Riccardo Fucile

QUASI UNA METAFORA DELLA CRISI DI LEADERSHIP DEL PARTITO… MARONI PROVA A PRENDERE IL PALCOSCENICO DI BOSSI, MA QUALCUNO COMINCIA A PENSARE CHE PORTI SFIGA

Tuoni, fulmini e saette.
La tempesta che ha squassato la Lega non ha risparmiato nemmeno Albertone da Giussano, la grande statua alta cinque metri con cui le migliaia di festanti padani sono sempre stati accolti alla Bèrghem Fest di Alzano Lombardo.
Per parecchi anni ha resistito ad ogni vento, prima di crollare sotto un temporale e sfasciarsi.
Un segno premonitore, manifestatosi in tempi non sospetti e che non andava sottovalutato. Adesso, con le ossa e il basamento rotto, la statua è in riparazione, un pò come tutto il popolo leghista che si ritrova, dopo la sera delle «scope» e del pollaio ripulito, dello scorso aprile, all’appuntamento che, dopo 23 anni, è più che una tradizione.
È storia, un capitolo di vita politica.
Ci sono state fratture e le ferite sanguinano ancora, ma il basamento, o meglio la base è chiamata qui, per una «Fest» che, da qui al due settembre, dovrà  dire molto di «Bèrghem» e della sua fede leghista.
Bossi ci sarà , arriverà  domani sera «perchè ha ancora molto da dire e da dare», rimarca Roberto Pedretti, il consigliere regionale che sfodera un paio di jeans verdi, ma fluo, trasgredendo cromaticamente al verdone d’ordinanza.
Maroni parlerà  quasi alla fine dei dieci giorni di festa, in un ordine per la prima volta rovesciato (era sempre il Senatur a chiudere la faccenda in un’apoteosi di proclami e battimani).
Dieci sere per un festival a temi, tra cui quello atteso, delle riforme costituzionali ed elettorali.
Intanto l’unico porcellum che ha tenuto banco ieri sera è riconducibile alla porchetta alla griglia con salsa verde, uno dei piatti di un menù ricchissimo.
Dire Bossi o Maroni è un pò come dire Francia o Spagna: la risposta, sotto i tendoni afosi, è stata univoca: «purchè   se magna».
E qui se magna, benissimo.
La cucina, organizzata come un reparto di cavalleria agli ordini della regiura Aurora Azzola, è scattata puntuale, alle diciannove ha cominciato a ricevere e sfornare come un orologio le prime comande.
Una concessione local è il capù alla bergamasca, ma lo chef indica come specialità  uno gnocco fritto alle ortiche e gli strozzapreti con lumache e pecorino, che con altre specialità  denotano infiltrazioni culinario-regionali in grado di accontentare anche i palati più sofisticati.
Lo strinù resiste come un evergreen e anche l’euro resiste.
L’idea di far tornare in auge la lira, come avvenuto in Trentino, proprio in una festa leghista, non è stata presa in considerazione, ma Pedretti, in veste di coordinatore festaiolo, non esclude «qualche sorpresa».
Nel quartier generale del Carroccio il tempo e le bufere non sembrano passate, la gente alla spicciolata arriva e impugna la forchetta.
In sottofondo si sentono le note di una bachata e i mega schermi sono sintonizzati su Sky. «Domenica sera gioca l’Atalanta», ricorda Pedretti.
Zaia e Cota arriveranno ad Alzano Lombardo per illustrare le «macro regioni» tra un dribbling di Denis e un assist di Moralez.

Donatella Tiraboschi
(da “Il Corriere della Sera”)

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MARONI FA IL FURBETTO: ORA PAGA L’ORMEGGIO DELLA SUA BARCA DA 17 METRI SOLO PER IL 2012 E SE LA CAVA CON 4.010 EURO, MA I 3 ANNI PRECEDENTI CHI LI VERSA?

Agosto 7th, 2012 Riccardo Fucile

“HO SEMPRE REGOLARMENTE PAGATO TUTTO QUANTO MI E’ STATO RICHIESTO” IL SUO AMBIGUO COMUNICATO… MA SE VAI IN UN ALBERGO PER QUATTRO ANNI DI SEGUITO TI DIMENTICHI FORSE DI CHIEDERE IL CONTO PER QUATTRO ANNI? …O PENSAVA CHE QUALCUNO PAGASSE L’ORMEGGIO A SUA INSAPUTA?

Il tappullo alla fine si rivela peggior del buco.
A seguito dell’eco che ha avuto la notizia, confermata peraltro dal sindaco di Villaptzu, Fernando Codonesu, e dall’amministratore della Marina di Porto Corallo, che Roberto Maroni da quattro anni ormeggiava la sua barca a vela bialbero di 17 metri presso la Marina senza pagare un euro, è arrivata stamane la precisazione-autogol dell’ex ministro degli Interni: “Sorpreso dalla notizia che non avrei pagato, confermo che ho sempre regolarmente pagato tutto quanto mi è stato richiesto. Due settimane fa ho saldato una fattura di 4.020 euro per l’ormeggio del 2012”.
Peccato che per i tre anni precedenti nessuno abbia stranamente mai fatturato e quindi Maroni abbia risparmiato oltre 12.000 euro, dimenticandosi di porsi il problema di passare alla cassa a saldare.
Una dimenticanza lunga tre anni: o forse riteneva che per lui l’ormeggio fosse gratis o che qualcun altro pagasse a sua insaputa?
Arriva infatti la controsmentita del sindaco: “Non so per quale motivo Maroni non abbia pagato, ma dal 2009 non esiste alcun suo versamento: per me sono tutti uguali e tutti devono pagare”.
Il responsabile della Marina ora cerca di uscire dal casino dichiarando che “l’imbarcazione non era registrata e che la documentazione del natante non è mai stata fornita fino a due mesi fa”: ma che bella prassi per un ministro…
Alla fine Maroni conclude che “se ci sono altre pendenze da saldare di cui non sono a conoscenza e mai richieste mi inviino pure le fatture e saranno prontamente saldate”. Ovvia la risposta dal Comune: “Lo faremo”.
Resta il fatto che se nessuno avesse improvvisamente sollevato il problema di quattro anni di ormeggio arretrato, nessuno si sarebbe posto il quesito di   pagare un servizio regolarmente ricevuto.
Che Maroni sia più abituato a vivere sulle nuvole che sul mare?

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MARONI SCOPA IL MARE: DA 4 ANNI NON PAGAVA IL POSTO BARCA A MARINA DI PORTO CORALLO, ORA GLI ARRIVA IL CONTO DI 20.000 EURO

Agosto 7th, 2012 Riccardo Fucile

ALTRO CHE LEGA 2.0, QUA SI PARLA DI 20 PUNTO 000 (EURO)… MA COME? IL FULGIDO ESEMPIO DI RAMAZZA PADAGNA SI ERA “DIMENTICATO” DA QUATTRO ANNI CHE LA SUA BARCHETTA DA 17 METRI DOVEVA PAGARE L’ORMEGGIO IN SARDEGNA?

In quattro anni non ha mai pagato la tariffa per ormeggiare la sua barca alla Marina di Porto Corallo, la società , partecipata al 100 per cento dal Comune di Villaputzu, in provincia di Cagliari, che gestisce lo scalo.
Protagonista della vicenda, raccontata dal giornale La Voce del Sarrabus, Roberto Maroni, ex ministro dell’Interno e segretario della Lega Nord che ha trascorso le vacanze nel sud-est della Sardegna al timone di una barca bialbero da 17 metri, ormeggiando gratis.
A svelare il retroscena è il sindaco Fernando Codonesu, che ha chiesto l’invio immediato della fattura all’ex ministro quanto meno per quanto riguarda l’ultimo periodo, lo scorso giugno: «Mi sta simpatico – ha spiegato Codonesu – ma non è un buon motivo per non farlo pagare, anche se, a quanto mi è stato riferito, può dar lustro al nostro porto».
«E’ vero – conferma Francesco Todde presidente uscente della società  di gestione del porto – Maroni non ha pagato ma solo per motivi di riservatezza. Sapevamo all’ultimo momento quando sarebbe arrivato e poi non ci sono stati consegnati i documenti della barca».
Documenti che sarebbero stati consegnati solo al termine del mandato di Maroni come ministro dell’Interno.
A parte che non vediamo il nesso tra la riservatezza e la semplicità  di staccare un assegno, essendo le sue visite non certo pubbliche, ma vacanziere, essendo nota la professionalità  e la disponibilità  della sua assistente, Maroni poteva dare indicazione di provvedere senza doversi recare personalmente a saldare il debito.
Bastava la volontà  di far compilare un semplice bonifico: in quattro anni strano non abbia trovato il tempo per farlo fare.
Ora il sindaco di Villaputzu, Codonesu, che ha azzerato il Cda della Marina di Porto Corallo e che a giorni nominerà  il nuovo amministratore unico, ha chiesto l’immediato invio della fattura all’esponente leghista.

argomento: LegaNord, Maroni | Commenta »

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