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LA GAFFE DI MARONI: “CARRI ARMATI SVIZZERI SCHIERATI AL CONFINE CON L’ITALIA”

Aprile 21st, 2016 Riccardo Fucile

PRIMA LO DICE E POI LO SCRIVE PURE: I MIGRANTI GLI HANNO DATO ALLA TESTA

“Carri armati svizzeri schierati sul confine con l’Italia”, parola di Roberto ‘Marò’ Maroni.
Se Renzi si è intestato il merito della realizzazione della galleria del San Gottardo, il governatore lombardo non ha voluto essere da meno, tentando di superare il premier con una notizia talmente gonfiata da apparire grottesca.
Nella mattinata di martedì 19 aprile Roberto Maroni, a margine di un evento a difesa della produzione di Latte Lombardo, ha affermato (e poi ribadito con una nota ufficiale) di aver sentito “che la Svizzera è pronta a fare come l’Austria, cioè a schierare l’esercito ai confini con l’Italia, per evitare che arrivino gli immigrati. Siamo riusciti in questo capolavoro di costringere i Paesi confinanti con l’Italia a schierare l’esercito, i carri armati al confine con l’Italia, cioè con la Lombardia. Siamo tornati a due secoli fa. Complimenti al governo Renzi”.
Insomma, secondo Maroni è già  cosa fatta e, probabilmente, dalla sua Varese tenendo l’orecchio teso si può già  sentire sferragliare qualche cingolato.
Ma quella che l’ex ministro dell’Interno ha dato per notizia certa, altro non è che la conseguenza di una boutade di un politico svizzero, Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi), che in un suo intervento — ripreso prima dalla stampa austriaca, poi da il Giornale — ha sottolineato la necessità  di farsi trovare pronti “anche con misure drastiche” di fronte al pericolo di una nuova forte ondata migratoria sulla rotta mediterranea.
Ma come si è arrivati alla conclusione che la Svizzera starebbe schierando dei blindati al confine?
Semplice: L’esercito svizzero organizza nell’arco dell’anno dei corsi di ripetizione (CR) che, a turno, interessano tutti gli effettivi. Per soddisfare la richiesta di avere 2000 soldati pronti ad intervenire a supporto delle autorità  civili in caso di necessità , anche alla luce del fatto che durante i mesi estivi i corsi sono solitamente ridotti al minimo, sono state adeguate le date dei CR dei battaglioni che li avevano già  programmati per l’estate: il battaglione di blindati 18, il battaglione della polizia militare 1, il battaglione di zappatori carristi 11 e il battaglione d’aiuto in caso di catastrofe 2.
Nessun dispiegamento di carri armati, insomma, solo la richiesta a 2000 uomini di spostare le ferie di un paio di settimane perchè potrebbe essere chiesto loro di aiutare le autorità  civili, fornendo supporto logistico nella gestione dell’accoglienza dei profughi.
Insomma, con buona pace di Bobo Maroni, affermare che la Svizzera stia schierando i carri armati contro i migranti è un po’ come credere che a Roma siano già  stati schierati 500mila gatti per fronteggiare l’emergenza topi.

Alessandro Madron
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MARONI A PROCESSO, MA PER LE DUE “AMICHE” PROROGATI I CONTRATTI FINO AL 2018

Aprile 21st, 2016 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE ACCUSATO DI AVER FATTO PRESSIONI PERCHE’ LA CARLUCCIO E LA PATURZO AVESSERO DEGLI INCARICHI: ALL’ORIGINE LA “RELAZIONE AFFETTIVA”… CONTRATTI DA 53.000 EURO L’ANNO

Una il suo bel contratto lo aveva già  ottenuto, fino alla fine del mandato di Roberto Maroni.
L’altra ci è arrivata di proroga in proroga, finchè la scadenza è stata posticipata anche per lei al 28 febbraio 2018, con un compenso annuale di 54mila euro lordi.
Entrambe sistemate negli uffici della delegazione di Roma di Regione Lombardia. Mara Carluccio e Mariagrazia Paturzo, le due fedelissime del governatore leghista che è a processo con l’accusa di avere esercitato pressioni per fare ottenere alla prima un incarico nella società  del Pirellone Eupolis.
E per fare unire la seconda, quando lavorava per Expo, a una missione in Giappone a cui avrebbe dovuto prendere parte Maroni stesso.
Un viaggio poi saltato, ma che ha già  portato alla condanna in primo grado a quattro mesi del direttore generale di Expo Christian Malangone con una sentenza in cui la partecipazione di Paturzo, non indagata, viene definita come “legata esclusivamente al piacere personale del presidente”.
Bene, una volta lasciata la società  Expo dopo l’emergere dell’inchiesta, Paturzo aveva ottenuto un contratto a tempo determinato per occuparsi sempre di Expo, ma all’interno della Regione.
“Da Sala a Sala”, aveva scherzato qualcuno, sottolineando come Paturzo lasciasse la società  guidata da Giuseppe Sala per passare sotto l’assessorato guidato da Fabrizio Sala, nel frattempo diventato vicepresidente della Lombardia.
Il contratto, da 35mila euro lordi per otto mesi, scadeva il 31 ottobre, ultimo giorno dell’esposizione. Ma Paturzo, che secondo la procura di Milano all’epoca del viaggio aveva “una relazione affettiva” con Maroni, ha continuato a lavorare nell’ufficio regionale di via del Gesù a Roma: il 17 novembre, infatti, le è stato fatto un altro contratto della durata di poco più di un mese, fino al 31 dicembre.
E come si scopre ora dagli elenchi del personale pubblicati nei giorni scorsi sul sito del Pirellone, l’incarico è stato prorogato fino al termine naturale della legislatura guidata da Maroni.
Contattata al telefono, l’interessata non vuole spiegare di che cosa si occupi adesso che l’esposizione è terminata, ma taglia corto: “Lavoro per il vicepresidente”. Fabrizio Sala, appunto.
È dunque al suo assessorato che bisogna rivolgersi per saperne qualcosa in più: Paturzo, che Sala definisce una “collaboratrice valida”, ha percepito tra novembre e dicembre 4.201 euro lordi mensili, mentre attualmente il compenso è di 53.975 lordi per tredici mensilità .
“Il contratto — dice l’assessore — è stato rinnovato per seguire le attività  delle reti europee NEREUS (Rete Europea delle Regioni del settore aerospaziale), di cui sono membro del board ed ECRN (Rete europea delle regioni della chimica), di cui sono vicepresidente. Entrambi gli incarichi sono ricoperti in qualità  di rappresentante di Regione Lombardia. Alla dottoressa Paturzo spetta il compito di monitorare e seguire i progetti e le attività  delle due reti per mio conto. Inoltre, nell’ambito della mia delega all’Internazionalizzazione delle imprese, la dottoressa Paturzo sta seguendo l’organizzazione di un evento internazionale dell’EU Strategy for the Adriatic and Ionian Region (EUSAIR) previsto per l’estate 2016 a Pescara. Sta seguendo inoltre l’evoluzione del Draft Programme del Forum Eusair previsto il prossimo 12 e 13 maggio a Dubrovnik, in Croazia”.
Tutte attività  che Paturzo seguirà  negli stessi uffici in cui, come detto, lavora anche Mara Carluccio. Che dopo la collaborazione con Eupolis, ne ha ottenuto un’altra in Regione a partire dallo scorso settembre per supportare Maroni sulla “strategia dell’Unione europea per la Macroregione alpina”.
Per lei 40mila euro lordi all’anno. Raggiunta al telefono, Carluccio non vuole raccontare come vada la nuova esperienza lavorativa: “Non rilascio nessuna dichiarazione”, dice prima di mettere giù.
Per sentirla parlare bisognerà  attendere che si presenti in udienza a Milano, dove è imputata insieme a Maroni nel processo che partirà  il 5 maggio.
Dopo il rinvio di inizio marzo, quando il difensore del governatore, Domenico Aiello, ha fatto valere un legittimo impedimento, in quanto impegnato come difensore in altri procedimenti.

Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)

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SCRITTE PIRELLONE, MARONI VA SOTTO: SEI FRANCHI TIRATORI A DESTRA FANNO PASSARE MOZIONE M5S

Febbraio 3rd, 2016 Riccardo Fucile

PER APPORRE SCRITTE CI DOVRA’ ESSERE AUTORIZZAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE, STOP A POTERE DELLA GIUNTA PER GLI SLOGAN SULLA FACCIATA

Per chiedere l’utilizzo degli spazi del Pirellone, sede del parlamento lombardo, si dovrà  chiedere il permesso al Consiglio regionale.
Dopo le polemiche per la decisione del governatore leghista Roberto Maroni di proiettare sul Palazzo della Regione una scritta “pro Family Day”, è passata a voto segreto una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle (primo firmatario Eugenio Casalino) e sostenuta da Pd e Patto Civico di Umberto Ambrosoli.
Il provvedimento è passato con 38 sì e 31 no, con il voto decisivo di almeno sei consiglieri di centrodestra.
L’opposizione di centrosinistra parla di “schiaffo al presidente della Regione Lombardia“. Con la votazione del consiglio, si chiede alla giunta non solo di “concordare con l’Ufficio di presidenza del consiglio regionale qualsiasi iniziativa pubblica che coinvolga le strutture e gli uffici di Palazzo Pirelli“, ma anche di stabilire con opportuna norma che il Pirellone deve essere “lasciato nella piena disponibilità  del Consiglio regionale”.
A presentare la mozione è stato il consigliere grillino Eugenio Casalino che in Aula ha spiegato: “L’utilizzo di palazzo Pirelli da parte della giunta della Regione Lombardia in occasione del Family day mette in discussione l’autonomia del consiglio regionale. Ciò che è accaduto in occasione è grave non tanto per il contenuto, ma per la metodologia seguita”.
Soddisfatto anche il Partito democratico: “Il Consiglio ha restituito a Maroni lo schiaffo subito con la scritta su Palazzo Pirelli”, hanno detto la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi e il capogruppo democratico Enrico Brambilla.
“Lo sfregio rimane, ma ora dovranno dare seguito alla mozione e un fatto come quello non dovrà  più accadere. Certo, avremmo preferito se anche i partiti che sostengono Maroni avessero fatto sentire la loro voce anche prima e non si fossero dovuti risolvere ad esprimere il loro disappunto solo a voto segreto, ma almeno il risultato è indiscutibile: il consiglio dice che Maroni ha sbagliato”.

(da agenzie)

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MANAGER SANITA’ LOMBARDA: MARONI FA RIENTRARE DALLA FINESTRA I DIRIGENTI USCITI DALLA PORTA, EVVIVA IL MERITO

Gennaio 9th, 2016 Riccardo Fucile

BOCCIATI DAL “QUIZZONE”, VENGONO RIPESCATI COME DIRETTORI SOCIO-SANITARI E LOTTIZZATI: TRE ALLA LEGA E TRE A FORZA ITALIA

Fuori dalla porta, dentro dalla finestra.
Alle 15 nell’aula Biagi di Palazzo Lombardia saranno in molti a riconoscersi. Anche tra la vecchia guardia.
La riunione è convocata per i manager ospedalieri, nominati sotto Natale al motto: «Meno politica nella Sanità ».
Ma all’incontro saranno presenti anche gli esclusi eccellenti. Loro, i bocciati al quizzone utilizzato per la prima volta dalla Regione per selezionare gli uomini che devono fare funzionare i nostri ospedali.
Eliminati dalla prima linea, i generali dell’epoca di Roberto Formigoni ricompaiono in seconda fila. Sempre in pista. Comunque. Non tutti, ma numerosi.
E l’interrogativo che si pone adesso è uno: sul ripescaggio ha prevalso la capacità  di figure che per anni sono state in grado di offrire buone cure e mantenere i conti degli ospedali in ordine oppure alla fine hanno contato le solite logiche politiche?
Il dubbio è legittimo visto che la lottizzazione per decenni ha governato la Sanità .
E il sistema degli amici degli amici è duro a morire.
Gli elenchi con i nomi dei direttori sanitari, amministrativi e sociosanitari appena scelti sono infarciti di bocciati eccellenti.
Armando Gozzini, già  medico sociale del Milan e assessore di Forza Italia al Comune di Segrate, ha dovuto rinunciare alla poltrona da direttore generale dell’ospedale di Busto Arsizio per sedersi su quella da direttore sociosanitario dell’azienda ospedaliera di Pavia. Angelo Cordone, un pezzo da novanta nel Pavese del Faraone Giancarlo Abelli, è il nuovo direttore sociosanitario dell’ortopedico Pini-Cto.
Roberto Bollina, sempre in quota Forza Italia, è stato defenestrato da direttore generale dell’Asl di Como, ma rientra come direttore sanitario di Garbagnate.
Ermenegildo Maltagliati, uomo vicino alla Lega, passa dai vertici dell’ospedale di Garbagnate alla direzione sanitaria di Vimercate.
Enzo Brusini, altro manager in quota Lega, ha lasciato la spinosissima guida del San Paolo per diventare direttore sociosanitario a Busto Arsizio-Gallarate.
Stesso partito per Simona Bettelini, altro riciclo: dal San Gerardo di Monza passa alla direzione sanitaria dell’Asl Mantova-Cremona (trasformata dalla riforma in Agenzia per la tutela della Salute, Ats; così come gli ospedali sono diventati Aziende sociosanitarie territoriali, Asst).
In base alla situazione attuale, i ripescaggi ufficiali sono tre a testa, divisi tra Forza Italia e Lega.
Per ora gli esclusi eccellenti che non risultano ricollocati sono Giorgio Scivoletto, indagato nell’inchiesta che ha portato in carcere l’ex assessore Mario Mantovani; Daniela Troiano, coinvolta nella stessa indagine ma senza risultare indagata; eppoi Giovanni Michiara, Danilo Gariboldi, Marco Votta e Cesare Ercole, però tutti praticamente al termine della carriera per età .
Ma le nomine sono ancora in corso e non sono da escludere colpi di scena dell’ultimo minuto.

Simona Ravizza
(da “il Corriere della Sera“)

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LA SUPERPOLIZIOTTA PRIVATA DI MARONI: VOTI, TRAPANI E BIGLIETTI AEREI GRATIS

Dicembre 30th, 2015 Riccardo Fucile

MARIA FALCICCHIA, DIRIGENTE DI PUNTA DELLA MOBILE, METTEVA A DISPOSIZIONE DELLA VOTINO UN AGENTE PER I LAVORETTI DI CASA

Quanto tempo è passato dall’ottobre del 1996.
Allora Bobo Maroni resisteva alla Polizia e mordeva ai polpacci gli agenti che osavano perquisire il suo ufficio in via Bellerio.
Oggi una importante dirigente della Polizia vola con i punti Millemiglia di Maroni.
Non solo: chiede ai colleghi di votare per lui e mette a disposizione della sua portavoce un agente per i lavoretti a casa.
La dirigente della Polizia si chiama Maria Josè Falcicchia: prima donna a dirigere una squadra anticrimine e papabile prima ‘capa’ di una squadra mobile.
Il 22 dicembre 2012, in piena campagna elettorale, parla con la sua amica Isabella Votino,   portavoce di Roberto Maroni, candidato alla guida della Regione e le racconta che ha fatto una riunione con i suoi colleghi dicendo che devono votare Maroni.
Il 5 marzo 2013, chiede alla Votino di poter ritirare un televisore che si trova a casa sua. Invece di pagare un facchino, le due donne sfruttano Angelo S., un agente che dipende dalla dottoressa Falcicchia.
Dovrebbe passare il tempo a cacciare i delinquenti, ma nella primavera del 2013 invece della pistola impugna il trapano e monta un televisore su richiesta del suo dirigente.
Il 25 luglio Votino richiama la Falcicchia: è arrivato un documento per la madre in portineria. A casa sua quando non c’è nessuno, è la Polizia a intervenire: Maria Josè le dice che manderà  il solito Angelo.
Il 28 giugno 2013 Votino chiama Maroni: “Lo sai che Maria Josè è stata promossa? Sì, questa notte ha dormito da me e, questa mattina presto, le hanno dato la buona notizia, (…) le ho detto ‘se me lo dicevi prima glielo facevamo sapere ad Angelino’ (Alfano, ndr) però comunque tanto ormai era arrivata… perchè già  l’anno scorso in realtà  con Antonio (Manganelli, ndr), non riuscimmo…”.
Isa e Maria Josè sono legate al cerchio magico del segretario della Lega.
Un mese dopo, entrambe trascorrono un weekend in Calabria ospiti dell’avvocato di Maroni e della Lega, Domenico Aiello.
Il biglietto aereo (escluse le tasse) è pagato con le miglia accumulate da Maroni, frequent flyer anche grazie ai viaggi a spese del contribuente.
È un meccanismo criticato ma lecito. In Germania, invece, i parlamentari devono restituire i premi delle compagnie aeree al Bundestag che li usa per ragioni istituzionali. Nel 2002 il politico di sinistra Gregor Gysi fu costretto a dimettersi per aver tenuto i premi per sè.
In Italia tutti usano i biglietti premio per viaggi privati senza pensarci su tanto. In questo caso la stranezza è che a beneficiare del benefit di Maroni è una poliziotta.
Il 23 luglio 2013, dopo aver fatto prenotare un biglietto a nome Falcicchia con le miglia di Maroni, Votino è in imbarazzo perchè potrebbe venire anche la sua amica Paola Patti. L’imbarazzo non discende dal fatto che il padre, Carmelo Patti, ex patron della Valtur originario di Castelvetrano, è sospettato di legami con il boss Matteo Messina Denaro e per questo i magistrati vorrebbero sequestrare il patrimonio.
Il problema sono le miglia di Maroni che sono finite.
Votino: Anche perchè per venire giù, non sto scherzando… non credo che con le miglia ci siano più posti… sai quanto costa il volo? Andata e ritorno, 500 e rotti euro!
Falcicchia: Come andare a New York.
V: È scandaloso, non c’è più neanche la tariffa…
F: Ma questo anche per me, Isa? Devo pagare 500 euro?
V: No, io per te ho già  fatto con le miglia… ho fatto 40.000 miglia più 80 euro-90 euro… noi ce la siamo cavata con le miglia ma adesso non ce ne saranno anche più
Paola Patti poi non andrà . I biglietti per Votino e Falcicchia sul volo AZ7105, da Linate a Lamezia del 26 luglio 2013 e del ritorno, il 29 luglio, sono invece comprati con i punti della tessera mille miglia intestata a Maroni.
Solo le tasse per un importo di 89 euro sono pagate da Votino.
Un anno prima di essere ospite di Aiello, Falcicchia, nella sua veste di capo della sezione anti criminalità  organizzata, l’8 agosto 2012 ha ricevuto in copia le carte delle intercettazioni di Bruno Mafrici, un sedicente avvocato che — secondo gli inquirenti — potrebbe essere legato alla ‘ndrangheta reggina.
In quel mazzo di intercettazioni ci sono anche i colloqui di Mafrici con l’avvocato Aiello (non indagato) ma forse lei non lo sa e villeggia serenamente a casa sua con la Votino. Quando sono in Calabria insieme, Isabella riceve una chiamata da Maroni che vuole domandare a Maria Josè un parere sul nuovo Questore di Varese.
Maroni: Volevo solo chiedere un parere alla Josè perchè mi è stato consigliato da un po’ di persone Francesco Messina, che era capo della Mobile di Milano.
Votino: Tu lo conosci Ciccio Messina? Aspetta che te la passo…
Falcicchia: Ehi, Bobo, ciao, buongiorno!
M: Ciao, buongiorno.
F: Guarda, lui è stato il mio dirigente nella Mobile, è uno un po’ col culto di se stesso… e tanto che aveva esagerato, che andava sempre in televisione così, eh, che alla fine, un po’ la Procura e un po’ anche il Capo, all’epoca, non lo hanno voluto… lo mandarono via da noi! Ma non è uno stupido… è un ipertelevisivo, diciamo.
M: Eh, si! È un incontinente come Calderoli, insomma!
Anche il Questore di Milano Luigi Savina il 28 dicembre chiama Votino e le dice che lei può permettersi di chiedergli tutto perchè è amica della Falcicchia e per lui, “è come se fosse una sorella”.
Isa pronta chiede un aiuto per un suo amico, che dovrebbe recarsi con lei a New York, al quale hanno rubato il passaporto. Savina le dice che, lunedì, deve farlo presentare a Milano in piazza Cordusio e gli farà  avere il passaporto.
Il 28 marzo 2013, Falcicchia partecipa a una cena a casa di Aiello con Paola Patti, il capo segreteria di Maroni Giacomo Ciriello, e poi Maroni e Votino.
Il 28 giugno 2013 sia Aiello sia Isabella fanno gli auguri a Maria Josè per la promozione a Dirigente e tra loro commentano.
Aiello: “Una buona notizia”. Votino dice che sarà  il prossimo capo della Mobile di Milano: “La prima donna in Italia… questo è l’obiettivo… vediamo… intanto è stata promossa”.
Aiello dice a Isabella che deve parlare con Maroni perchè lui vuole organizzare a luglio una cena per sei persone selezionate: Aiello e moglie; Maroni e Isabella; Paola (Patti), Besozzi, Gibelli (Andrea allora segretario generale del presidente Maroni, ora presidente Fnm, ndr) con la ragazza e Giacomo (Ciriello, ndr).
La cena a casa Aiello poi ci sarà  il 24 luglio 2013 con Maroni, Ciriello, Votino e ovviamente Maria Josè Falcicchia.

Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL VERO MINISTRO GUIDI E’ IL PADRE: LA TELEFONATA CON L’AVVOCATO DI MARONI CHE POI DIVENTA COMMISSARIO DELLA GEO AMBIENTE

Dicembre 24th, 2015 Riccardo Fucile

LE NOMINE DECISE SUL TRENO

Continua la galleria dei personaggi che emergono dalle telefonate dei leghisti intercettati.
Abbiamo già  svelato i retroscena dell’accordo Lega-Pdl con le minacce di Berlusconi a Maroni di usare la clava mediatica contro il Carroccio, l’impegno leghista per aiutare l’imprenditore Salini che mirava alle penali per la mancata costruzione del Ponte sullo Stretto, le chiamate di Malagò che cercava il voto di un leghista per la presidenza del Coni.
L’indagine Breakfast della Procura di Reggio Calabria contiene intercettazioni della Dia effettuate sotto il coordinamento del pm Giuseppe Lombardo e del procuratore Federico Cafiero De Raho.
Era euforico al telefono l’avvocato della Lega Nord Domenico Aiello il 14 marzo 2014.
Era stato appena nominato commissario straordinario della Geo Ambiente Srl dal ministro Guidi: “Amministrazione straordinaria! La legge Marzano! La Prodi bis! Siamo a livello di Parmalat! Non puoi capire… siamo avanti, noi…”.
Dialogando con il commercialista Massimo De Dominicis, Aiello già  vedeva le praterie verdi delle nomine milionarie delle amministrazioni straordinarie come Parmalat.
Da tre settimane al governo però non c’era la Lega ma la sinistra. Eppure era convinto, dopo avere incontrato Federica Guidi, di avere fatto “breccia” nel dicastero. A De Dominicis confidava: “Ce ne sono altre due grossissime in arrivo!”.
Le telefonate intercettate dalla Dia di Reggio Calabria per conto del pm Giuseppe Lombardo spiegano come ha fatto Aiello, che pure ha un curriculum non indifferente, a entrare nella lista dei commissari straordinari.
Ci vogliono 19 minuti per percorrere il tragitto da Reggio Emilia a Bologna con il treno ad alta velocità .
Tanto è bastato ad Aiello, 46 anni, avvocato del governatore lombardo Roberto Maroni per entrare nel cuore del papà  del ministro di centrosinistra.
Il 20 febbraio 2014, giorno prima della nomina di Federica Guidi a ministro dello Sviluppo economico di Renzi, papà  Guidalberto Guidi, 74 anni, presidente dell’azienda di famiglia Ducati Energia, nonchè ex vicepresidente di Confindustria, chiama Aiello.
Vuole fissare un incontro perchè gli deve fare “un discorso a voce … c’è un problema, un’ipotesi, una opportunità ” però ha bisogno “di un consiglio che deve dare a un amico”.
Il 21 febbraio, giorno della formazione del governo Renzi, Aiello e Guidi senior si parlano con modalità  da spy story.
Alle 8 e 40 del mattino Guidi sale sul treno a Reggio Emilia e nella carrozza 3 del treno Italo incontra Aiello. Poi scende a Bologna dove c’è l’autista ad attenderlo.
L’8 marzo del 2014, due settimane dopo l’insediamento della figlia, il padre dice ad Aiello che potrebbe “fare il commissario straordinario in qualcuna delle … o no?”. Aiello risponde di sì e Guidi chiede se si trovi in situazione di incompatibilità . Aiello replica: “Assolutamente no!”.
Poi i due ricominciano a parlare in modo criptico.
Guidi dice “per quella cosa quindi non gli ha già  detto tutto” e si danno appuntamento a Roma o a Milano.
Passano tre giorni e il cellulare di Aiello squilla ancora.
È Elisabetta Franzaroli, 50 anni, capo segreteria del papà  in Ducati Energia per vent’anni, ma appena nominata il 5 marzo del 2014, capo segreteria della figlia al ministero.
Franzaroli dice ad Aiello che il ministro vuole incontrarlo al ministero in via Veneto alle 15 e 30.
Due giorni dopo l’incontro il 13 marzo 2014, il ministro Guidi nomina Aiello commissario straordinario della Geo Ambiente srl di Belpasso (Catania).
La società  raccoglie e smaltisce i rifiuti per molti Comuni del Catanese e per la sua dimensione (250 dipendenti, 11 milioni di fatturato) il ministero la mette sotto tutela affidandola ad Aiello.
L’avvocato, sempre al telefono con il commercialista De Dominicis, all’inizio è entusiasta: “Mi hanno nominato commissario dell’azienda che gestiva la raccolta dei rifiuti in 30 comuni della Sicilia orientale e in una parte della Calabria”.
Molti professionisti sognano di entrare in quel giro senza riuscirci.
I compensi dei commissari sono parametrati all’attivo e passivo: per Alitalia, Parmalat o Cirio diventano milionari.
Non è mai stato un mistero che la politica scelga persone vicine.
Nel giugno 2014 proprio Federica Guidi è stata costretta a rispondere a un’interrogazione M5S che avanzava dubbi sulla nomina da parte del ministro Pd Flavio Zanonato, a commissario della Casa Divina Provvidenza di Bisceglie, dell’ex vicesindaco di Bisceglie del Pd.
La stranezza è però che in questo caso l’avvocato della Lega è nominato da un ministro di centrosinistra su indicazione del papà .
La Geo Ambiente, va detto, non è la Parmalat. Tanto che Aiello dice a De Dominicis: “Anche se il ministro mi ha fatto un piacere in realtà  è un danno”.
Il commercialista però lo invita a insistere perchè “si inizia sempre con la suppostina”. Dopo pochi mesi Aiello lascia il posto proprio all’amico De Dominicis, nominato con decreto Guidi (Federica) del 6 agosto 2014.
Solo le intercettazioni svelano che dietro le quinte dello spettacolo inscenato per il pubblico l’economia prende il sopravvento sulla politica e gli accordi trasversali si fanno beffe delle contrapposizioni.
Così il legale del governatore leghista ottiene un incarico da un governo di sinistra grazie allo ‘chef express’ Guidi.
Guidi padre replica al Fatto: “Aiello mi è stato presentato da Maroni ed è un avvocato molto bravo ma non mi pare abbia incarichi dal nostro gruppo. Non ricordo quel viaggio in treno. Non posso essere stato io comunque a indicare Aiello a mia figlia che si sarebbe certamente irritata. Una ventina di persone mi hanno chiesto una segnalazione per le amministrazioni straordinarie però vi sfido a scorrere la lista dei nominati e non troverete nessun amico”.
A dire il vero ci sarebbe un certo Piero Gnudi, amico per decenni e già  presidente del collegio sindacale dell’azienda paterna. Poi nominato dal ministro-figlia consigliere economico e commissario straordinario dell’Ilva.
Proprio con Gnudi l’avvocato Aiello dialoga al telefono. A maggio Gnudi gli chiede il curriculum per inserirlo in una commissione di riforma della legge.
E al solito De Domenicis, nel marzo 2014, Aiello confidava: “Domani vedo il mio cliente. Abbiamo un progetto importante su Ilva di Taranto. Roba seria”.
Federica Guidi non parla ma dal ministero fanno sapere che “Domenico Aiello aveva tutti i requisiti necessari per ricoprire quel ruolo. Era un commissariamento complicato e non si trattava di un favoritismo. Tanto è vero che, dopo pochi mesi, l’avvocato Aiello ha lasciato l’incarico. Più che un favore era una rogna”.

Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL GUP: L’EX COLLABORATRICE “IN GIAPPONE SOLO PER PIACERE PERSONALE DI MARONI”

Dicembre 12th, 2015 Riccardo Fucile

LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA ALL’EX DIRETTORE GENERALE DI EXPO ESPRIMONO UN GIUDIZIO SEVERO SUL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA A SUA VOLTA A PROCESSO

La partecipazione di Maria Grazia Paturzo al viaggio a Tokyo nel 2014 nell’ambito del World Expo Tour era “legata esclusivamente al piacere personale del presidente” della Regione Lombardia, Roberto Maroni.
Lo scrive il gup di Milano Chiara Valori nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 20 novembre aveva condannato a 4 mesi il dg di Expo spa Christian Malangone, che avrebbe ricevuto da parte di Maroni pressioni a favore della sua ex collaboratrice Maria Grazia Paturzo.
Il gup aveva condannato Malangone per induzione indebita, assolvendo invece Expo spa.
Per lo stesso reato di induzione indebita, a cui si aggiunge anche l’accusa di turbata libertà  nel procedimento di scelta del contraente per un secondo filone d’indagine, il ‘numero uno’ del Pirellone è sotto processo davanti al Tribunale di Milano.
Stando all’inchiesta del pm Eugenio Fusco, il governatore avrebbe voluto che Maria Grazia Paturzo (non indagata), con la quale, secondo il pm, aveva una “relazione affettiva”, fosse inserita nella delegazione della Regione per un viaggio a Tokyo nel 2014 nell’ambito del World Expo Tour e che fosse spesata da Expo.
Da qui, secondo l’accusa, le presunte pressioni su Malangone, e l’accusa di induzione indebita contestata al dg e al leghista.
Paturzo non partì più per il Giappone, Maroni all’ultimo momento cambiò meta (andò in missione a Berna) e la missione a Tokyo venne guidata dall’allora vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani.
“Non emerge in alcun modo agli atti – scrive il gup – quale apporto la Paturzo avrebbe potuto offrire alla delegazione in Giappone”.
E la rinuncia di Maroni al viaggio, quindi, secondo il giudice è una “conferma diretta del fatto che la partecipazione era legata esclusivamente al piacere personale del presidente”.
Il gup sottolinea inoltre che “l’ingerenza” di Maroni nella scelta di Maria Grazia Paturzo “appare del tutto arbitraria ed esorbitante rispetto al potere conferitogli dalla sua qualità ” di presidente della Regione.
Ruolo che, si legge nelle motivazioni, “è stato strumentalizzato per ottenere quanto desiderato”, cioè la “compagnia della Paturzo nel viaggio” a Tokyo.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI A MARONI: “VOGLIO LA CITTA’ DELLA SALUTE” (300 MILIONI)

Dicembre 10th, 2015 Riccardo Fucile

LA TELEFONATA PER FAVORIRE “IL PADRONE” DI SESTO, IMPRENDITORE VICINO A BERLUSCONI CHE OTTIENE I LAVORI DI BONIFICA DELLE AREE

Berlusconi chiama il 3 giugno del 2013 la portavoce del presidente, Isabella Votino, intercettata in quel periodo dalla Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria su delega del pm Giuseppe Lombardo.
B: pronto?
V: ma insomma non mi pensi piu
B: no … e che sono messo male io …
V: che succede?
B: perchè mi stanno facendo fuori come vedi da tutto e quindi… siamo all’episodio finale con il Capo dello Stato che cerca… che orchestra tutto …
Nelle conversazioni private Berlusconi non fa mistero di considerare Napolitano l’ispiratore di una congiura contro di lui. La telefonata intercettata a giugno fa il paio con quella successiva svelata da Piazzapulita a settembre 2013.
Poi Berlusconi si fa passare Roberto Maroni, milanista anche lui.
M: Hai fatto bene con Allegri sono contento … B:Va bene però gli ho messo giù in chiaro che la società  ha dei diritti e se gli dice quando va a Barcellona che deve difendere a uomo … vincendo di due a zero … non può … e da le dimissioni se non accetta quello che gli dice la società che non è retta da un Presidente stupido che mette i soldi e basta, ma è retto da un presidente che di calcio un po’ ne capisce.
M: (ride) Infatti, senti, vabbè, in Lombardia c’è grande armonia, quindi stiamo finendo la fase di rodaggio, ma direi che funziona bene, c’è un buon lavoro di squadra
B: molto bene …
M : C’è una questione che sto affrontando che è rilevante per l’impegno finanziariodella Regione e anche per le conseguenze che ha … (inc.) della Città  della salute … non so quanto tu sia informato, quanto ti interessi, perchè ci sono i tuoi del Pdl in Lombardia metà  sono a favore, metà  sono contro …
B: Sì …la mia posizione e semplicemente questa: è venuto da me il giovane imprenditore Brizzi… (in realtà  si tratta di Davide Bizzi, immobiliarista, 53 anni, titolare della Bizzi & partners development Spa, Ndr)
M: Sì!
B: Che è quello che in America ha fatto il più bel grattacelo degli ultimi anni a New York …
M: sì, sì …
B: Mi ha portato tutta una serie di considerazioni su Sesto San Giovanni
M: sì … B: e di quell’altra posizione .. francamente esaminando le due situazioni, mi sembra che quella di Sesto San Giovanni sia assolutamente la migliore, quindi io ho soltanto una posizione diciamo così di convinzione … senza
M: Ok!
B: nessun interesse
M: questo volevo sapere
B: però mi sembra che portandola a Sesto sia … perchè l’area è giusta, perchè lì hanno già  il piano regolatore approvato, perchè… insomma questo è il mio parere, però non è un parere che dipende da un interesse di altro tipo insomma … è soltanto un parere eh … slegato da ogni interesse …
M: ok!
B: va bene
Berlusconi sta raccomandando e garantendo l’impegno del suo partito per la Città  della Salute del gruppo Bizzi, un progetto molto discusso e in quei giorni al centro di una scelta difficile per la Regione Lombardia.
In quel periodo si parlava di due strutture sanitarie all’avanguardia da costruire. La prima era quella di Sesto che interessava a Bizzi, l’unione del l’Istituto Besta e dell’Istituto dei Tumori.
La seconda era il cosddetto Cerba, il Centro Europeo di Ricerca Biomedica medica Avanzata, un’eccellenza mondiale in campo cardiologico, neurologico e neonatale voluta da Umberto Veronesi sulle aree che erano state del gruppo Ligresti.
Il Pdl era spaccato tra le due scelte. Probabilmente Maroni sta chiedendo a Berlusconi a chi doveva dare retta.
La risposta non era scontata e nemmeno la domanda.
La Lega locale, infatti, era contraria alla Città  della Salute e ha organizzato manifestazioni durissime chiedendo al governatore di non approvare il progetto. Sesto fu tappezzata di manifesti della Lega che chiedevano “Maroni taglia la Città  della Salute e non gli ospedali risparmierai 300 milioni”.
Invece Maroni ascolterà  Berlusconi.
Poco più di un mese dopo quell’ok detto a Berlusconi sul telefonino di Isabella Votino, il 23 luglio del 2013, infatti, la Regione ha dato il suo via libera ed è stata approvata la Città  della Salute in conferenza dei servizi.
Dell’altro progetto di Veronesi non si è più fatto nulla.
La Città  della Salute prevede un investimento di 450 milioni di euro, di cui più di 300 a carico della Regione e 40 milioni in conto al Ministero della salute, oltre a 80 milioni di euro di project financing.
Accanto all’affare principale c’è poi l’indotto, a partire dalle bonifiche, interamente a carico del Gruppo Bizzi, proprietario dell’area di 1,2 milioni di metri quadrati.
Davide Bizzi è socio al 100 per cento della Bizzi & Partners Developments Spa che controlla con il 53 per cento la Milanosesto Holding, a sua volta controlla con il 68,4 per cento la MilanoSesto Spa che è proprietaria dell’area delle ex acciaierie Falck di Sesto San Giovanni.
Le quote di Milanosesto sono però per il 90 per cento date in pegno alle banche Unicredit, Banca Popolare di Milano e Intesa San Paolo, che hanno di fatto garantito il passaggio delle aree dall’immobiliarista Zunino, fortemente indebitato con quegli istituti, a Bizzi.
Milanosesto si è infatti caricata 450 milioni di debito verso le banche.
Effettivamente, come dice Berlusconi, Davide Bizzi, dopo gli inizi alla corte dell’immobiliarista Ernesto Preatoni, ha trovato una certa fama sui giornali quando nel 2010 ha inaugurato il primo grattacielo italiano sulla Fifth Avenue a NewYork. Quel giorno al suo fianco c’era Maurizio Lupi.
Nelle intercettazioni telefoniche dell’indagine sul progettista Stefano Perotti, che ha portato alle dimissioni di Maurizio Lupi.
I destini di Berlusconi e di Bizzi potrebbero riunirsi sotto le insegne rossonere proprio a Sesto.
A settembre i giornali, dopo il tramonto dell’ipotesi dell’area Portello, hanno riparlato della possibile costruzione dello stadio del Milan proprio nei terreni dell’area ex Falck di proprietà  del gruppo Bizzi, rimasti inutilizzati anche dopo la costruzione della Città  della Salute.

Marco Lillo
(da “ll Fatto Quotidiano”)

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“I MIEI GIORNALI SONO PRONTI A MASSACRARVI”: LE MINACCE DI BERLUSCONI A MARONI E L’ACCORDO SI FA

Dicembre 9th, 2015 Riccardo Fucile

ECCO LE INTERCETTAZIONI TRA LA VOTINO, BERLUSCONI E MARONI

L’indagine Breakfast della Procura di Reggio Calabria contiene intercettazioni telefoniche e ambientali condotte dal Centro operativo della Dia di Reggio Calabria. L’indagine va avanti in gran segreto da tempo. Tanto segreto. Troppo tempo.
A prescindere dalla rilevanza penale, quelle conversazioni devono essere pubblicate perchè i fatti che svelano sono di rilievo pubblico. La sensazione anzi è che qualcuno abbia messo un coperchio su un pentolone pieno di storie imbarazzanti per i poteri dello Stato.
C’erano le minacce di Berlusconi di usare i giornali del centrodestra contro la Lega dietro le trattative dell’accordo che ha deciso le sorti del Paese negli ultimi anni.
Se oggi abbiamo Renzi a Palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale. Se è esistito un governo Letta ed esiste il Nuovo Centro Destra di Alfano, se insomma ci troviamo a questo punto, tutto dipende da quell’accordo politico tra Lega Nord di Maroni e Pdl di Berlusconi annunciato il 7 gennaio 2013.
Senza l’accordo e i relativi premi di maggioranza regionali alla destra, Bersani avrebbe avuto la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, con l’appoggio di Monti al Senato. Sarebbe stato lui il premier e Renzi sarebbe ancora il sindaco di Firenze.
Maroni pensava inizialmente di andare da solo alla sfida per la Regione Lombardia e alle nazionali. Berlusconi sarebbe stato fatto fuori dai giochi. Niente Napolitano bis, niente patto del Nazareno, niente di niente.
A gestire la partita decisiva troviamo Isabella Votino. Le intercettazioni dell’indagine “Breakfast” della Dia di Reggio Calabria svelano il suo ruolo.
La persona giusta al posto giusto, visto che i due leader la apprezzano entrambi come professionista e come donna. Votino non era allora solo la storica portavoce di Roberto Maroni, ma era anche ben retribuita dal Milan di Berlusconi.
Isabella: niente lista, grazie
Per esempio è Maroni, il 30 ottobre 2012, a riferirle che Berlusconi vorrebbe candidarla in una lista di giovani per le elezioni del 2013.
Lei richiama il presidente del Milan: “Bobo mi ha detto poi, magari, quando vuoi ci vediamo… quella storia lì, della lista… mah, non lo so, al momento non mi sembra propizio. No, adesso io vorrei capire cosa succede qui in Regione Lombardia. Io ti dico la verità , vorrei che lui (Maroni, ndr) facesse il presidente della Regione. Quindi io spingerò in tal senso, secondo me lui deve osare e, dopodichè, fatto questo, fate l’accordo anche per le Politiche”.
Il suo disegno si realizzerà . Quattro giorni prima Berlusconi era stato condannato a 4 anni per la frode fiscale sui diritti Mediaset. All’orizzonte si addensavano minacciosi i processi Ruby; intercettazione Fassino sul caso Unipol e corruzione dei senatori a Napoli. Berlusconi è terrorizzato.
Maroni lo sa e il 5 novembre 2012, dice testualmente cosa può offrire in cambio della Regione: “Se si fa l’operazione in Lombardia noi gli diamo una mano anche sulle sue questioni personali… ci siamo intesi!”.
Qualcuno zittisca i leghisti
Il mercanteggiamento prosegue tra alti e bassi. Il 30 dicembre 2012, Berlusconi chiama Votino. È infuriato per le continue dichiarazioni scettiche sul suo ruolo di leader del centrodestra da parte di Salvini e mette sul piatto la vera posta: la sua elezione al Quirinale.
“Andiamo malissimo, eh! Chiedere a me di non essere presidente del Consiglio… lo sanno bene che non lo sarò mai perchè, se perdiamo è inutile dirlo, il presidente del Consiglio sarà  uno di sinistra. Se vinciamo, io ho sempre detto che non faccio il presidente del Consiglio ma non lo posso dire alla gente. E, se vinciamo, io pretendo che mi nominino a presidente della Repubblica. Dove non starò sette anni. Starò tre mesi, non ne ho nessuna voglia ma, almeno concludiamo una carriera per quel che mi riguarda”.
Oggi sembra assurdo pensare Berlusconi sul Colle. Eppure sarebbe bastato che un partitino come il Cd di Tabacci fosse passato nel 2013 con il suo 0,5 per cento da sinistra a destra per far vincere il premio di maggioranza alla Camera al centrodestra. In quel caso Berlusconi sarebbe stato eletto davvero presidente.
Salvini sguaiato, come avesse bevuto
“Poi, Isabella, scusa eh! Ma noi abbiamo contro di noi le dichiarazioni di questo eee… ubriaco di Salvini. le dichiarazioni sgradevoli continuative di questo Tosi che tutta la sua città  sa che (….). Questa è una cosa che dirò (…) un certo momento non è che possiamo sempre stare lì a prenderle, no? (…) Cioè, tieni presente che, se non si fa l’accordo lui (Maroni) è finito perchè è chiaro che noi scaricheremo, contro di lui e contro i due (Salvini e Tosi, Ndr) questo trio di sciagurati, tutta la nostra forza critica, con i nostri giornali”. Poi Berlusconi cambia tono: “Ma io sono disperato, non penso di fare queste cose”.
Isabella Votino cerca di farlo ragionare: “Sono intervenute delle novità , nel frattempo, come la discesa, di fatto, in campo di Monti. Ma a te, poichè lo sai benissimo che non vinci le elezioni, no, che cazzo te ne frega, pure a te, di fare il premier? Quello che dico io, tanto non lo farai comunque, allora, manda avanti Angelino Alfano, come ti aveva chiesto lui”.
E Berlusconi: “Scusami, se la gente non pensa che il Premier sarò io, perdo più dei voti che mi porta la Lega. Perchè siamo andati su di 10 punti in 15 giorni senza mai avere avuto un ‘prime time’ (…) il Premier non lo farò mai perchè, se vinciamo, pretendo di essere io Presidente della Repubblica per tre mesi . Per tre mesi!”.
E Isabella Votino: “Okay, okay (…) sì, però non ho capito come si fa a realizzare questa condizione, scusami”.
E lui: “Come, come si fa a realizzare? Io dico che sono il capo della coalizione, punto. (…) nessuno è candidato Premier!! Se si vince, io vado a fare il Presidente della Repubblica e quindi il Premier sarà  un altro, no?”.
Quando Votino gli riferisce la tentazione di Maroni — “se vado da solo, è vero che posso perdere però, per lo meno, ho fatto la battaglia e perderò con onore!” — , Berlusconi risfodera il bastone mediatico: “Gli ho già  fatto vedere come so scatenare i nostri due giornali (uno è certamente Il Giornale e l’altro potrebbe essere o Panorama o Libero, del senatore del Pdl Tonino Angelucci, Ndr) contro Albertini. Albertini è un uomo fragilissimo. Se sa di avere perso a un certo momento possiamo anche pensare che si ritiri in corso di campagna e io ho parlato durissimo con Albertini il quale ad un certo momento si è messo a piangere e mi ha detto ‘ma come faccio, non posso tradire tutti quelli che adesso mi… mi han dato soldi…’ … di qui e di là  ma ha già  capito: CL (Comunione e Liberazione, Ndr) si è messa contro di lui e lui al massimo può farci perdere la Lombardia se si prende troppi voti. Adesso noi abbiamo incaricato la signora (Alessandra Ghisleri, probabilmente, Ndr) lì di vedere cosa succede con Albertini in campo, senza sostegno nostro, e con Albertini che diventa un nostro avversario su cui spariamo quotidianamente. I primi risultati che sono venuti fuori: la Lombardia è vostra. Cioè, vince Maroni”.
In questo modo è finito lui, e siamo finiti tutti
Dopo la carota riecco il bastone. Stavolta sulla testa di Maroni: “È un irresponsabile se fa questo ragionamento perchè: punto primo, perdiamo nazionalmente; punto secondo, perdiamo la Lombardia; punto terzo, a cascata perdiamo il Piemonte; quarto, perdiamo il Veneto; quinto, si disfanno tutte le cento amministrazioni che abbiamo insieme in Lombardia e nel Nord… è finita… è finita, lui avrà  contro tutto, avrà  contro all’interno anche Bossi, Castelli, Giorgetti… quindi lui è finito, l’Italia è finita, io, naturalmente, sono finito, mi metteranno in galera, mi faranno fallire e mi metteranno in galera e siamo al disastro più totale”.
Quello si è messo pure a piangere
Berlusconi sembra tornato quello che confidava i suoi incubi a Enzo Biagi e Indro Montanelli prima della discesa in campo del 1994 che poi li scacciò.
Alla fine della telefonata riassume a Isabella i punti da riferire a Maroni: “Punto primo, io ho accettato di dire che sono (solo, Ndr) il capo della coalizione come Monti e Bersani. Non si parla, perciò, di candidatura alla Presidenza del Consiglio; secondo, per quanto riguarda Albertini, ci impegniamo a fargli una lotta contro, totale, con i due giornali in campo e con Formigoni e Cl in campo. Albertini è molto fragile e quindi (…) dalla parte della soluzione del divorzio c’è il disastro totale dall’altra parte non diamo l’Italia ai comunisti e Maroni diventa presidente della Lombardia, è indubitabile! Va bene, dai, Isabella, metticela tutta, per favore”.
Lei chiama Maroni il 30 dicembre del 2012 e lo lavora ai fianchi:
V (Isabella Votino): “Bobo, tu c’hai le idee un po’ confuse e te l’ho già  detto, qui bisogna… cioè, io non ho ancora capito qual è la tua strategia e soprattutto qual è, diciamo, l’obiettivo… ovviamente mi ha chiamato Berlusconi stamattina, avvilito, mi ha tenuto un’ora al telefono…”
M (Roberto Maroni): “Ma, scusa, due condizioni, nessuna delle due si è realizzata e allora vaffanculo! Gli ho detto, fai ritirare Albertini e tu non ti candidi Premier… non ha fatto ritirare Albertini, vuole candidarsi Premier, come faccio a sostenerlo?”
I: “Va boh, io ti dico quello che mi ha detto… ‘ovviamente — ha detto — lui sa benissimo che non farò il Premier e questo lo sa lui, lo sai tu, lo sappiamo tutti, e anche vero’ — ha detto — ‘che i sondaggi te li ha fatti vedere e comunque ce li hai pure tu, che se si candida Alfano il Partito piglia il 10 per cento e se lui ha qualche possibilità  è perchè la gente vota lui’”.
M: “Ho capito, io non posso reggere questa cosa! (…) Perchè lui non dice chi è il candidato premier? Chi è? Non lo dice perchè? Perchè dirà , ‘si, per adesso non lo diciamo, tanto sarò io!’. No, e quindi anche questa cosa qui io non riesco a sopportarla. Quando si decide si decide e poi ognuno subirà  le conseguenze della sua decisione”.
Poi di fronte alle insistenze di Isabella, Maroni cede: “Voglio fare un ultimo tentativo ad incontrare Berlusconi, però io e lui senza le telecamere”.
Sempre il 30 dicembre Votino chiama Berlusconi: “Se sarà  un matrimonio o una separazione questo io non lo so, però, quello che posso fare nell’interesse di tutti… voi vi incontrate tu e lui da soli, cioè, nel senso senza nessuno, in un posto dove nessuno lo può sapere, vi dite tutto quello che vi dovete dire e dopo di che eeee… decidete che cosa fare… io (…) al più tardi il 2 mattina, voi vi vedete (…) tu lo sai io sono sempre stata fuori dai vostri incontri proprio perchè non voglio nè essere tirata dentro, nè voglio che poi utilizzano me per mettere in difficoltà  lui, quindi, questa volta lo faccio proprio perchè è fondamentale, anche perchè, voglio dire, siamo … voglio dire, dobbiamo comunque chiudere perchè se no è ridicolo, quindi lo sappiamo in tre”.
No, Giannino no: non dire sciocchezze
Tutto rischia di saltare quando dalla Lega sparano su Berlusconi leader della coalizione e lui chiama la Votino
B: “Io volevo fare una telefonata a Roberto (Maroni, Ndr) per dirgli, “Roberto, adesso però basta, i tuoi di qui, i tuoi di là … cazzo, sei un leader… per il leader, ad un certo momento, decide lui e gli altri lo seguono!” (…) lui deve fare il leader anche… si interrompe brevemente la linea … e con i Tosi… si fa così… (…) Hai mandato via Bossi? Sei tu il leader? E fai il leader”.
Il 4 gennaio riemerge il Berlusconi minaccioso. Quando Isabella Votino gli dice “è venuto Oscar Giannino da noi, che tu sai bene che lui adesso è rimasto fuori da tutto, li hai visti anche tu i sondaggi, che lui è dato tra il 3 e il 4, tu considera che noi siamo al 26 contro Ambrosoli che è al 28. Se Giannino, che ovviamente dice che lui viene con noi se non c’è il Pdl, tu considera che, come opzione c’è anche questa per cui noi, alla fine, rischiamo di vincere anche senza il Pdl in Lombardia!!”.
Berlusconi, quando si sente paragonato a Giannino come possibile partner nel valzer delle alleanze leghiste, sbotta: “Ma non dire sciocchezze, scusami Isabella!”. Isabella Votino si fa piccola piccola e balbetta: “Ma tu considera … tu considera… tu considera”.
Il leader del Pdl è un fiume in piena: “Ma ti facciamo un attacco alla Lega che li mettiamo nudi. Facciamo Forza Nord… alla Lega … con coso la Lega svanisce e ti do la mia parola… la Lega non fa il 4 per cento con il mio attacco. eh! Perchè siamo stufi di essere presi… ”
Subito Votino riferisce a Maroni: “Si è innervosito un po’ quando gli ho detto il fatto di Giannino, ha fatto, ‘Ah, basta! Non mi devi … pure tu non mi prendere in giro, non è così, perchè se non si fa l’accordo io scateno tutti contro la Lega, altro che 26 per cento’. Maroni risponde un “Siiii?” sarcastico. Però anche lui vuole chiudere.
Chiede solo una dichiarazione: “Lui non vuole dirlo che lui non è il candidato Premier perchè è una cosa sua personale, psicologica, no, non c’entra un cazzo i sondaggi e queste cose qua. A me, infatti, mi ha detto, “ah, tu vuoi mettermi in soffitta come Bossi!”, ma vaffanculo, gli ho detto!!! Sei il capo della coalizione, miiiinchia!!”.
Il sette gennaio alle 8 di mattina Isabella Votino scrive alla sua amica, avvocato di Berlusconi, Cristina Rossello, un sms: “Ce l’abbiamo fatta!!! Ce l’abbiamo fatta!!!”. E la professionista replica: “Evviva Brava”. Isabella se lo merita.

Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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