Aprile 29th, 2015 Riccardo Fucile
IL NOSTRO PADIGLIONE NON È COMPLETO…INTANTO I COSTI SONO LIEVITATI: PER IL PALAZZO PAGHEREMO 93 MILIONI DI EURO
Sarebbe piaciuto a Pier Paolo Pasolini il nome scelto dai manager di Expo 2015 per l’edificio
destinato a rappresentare il nostro biglietto da visita all’esposizione universale che si apre il primo maggio.
Se il Palazzo di Pasolini era una metafora della politica italiana, ‘Palazzo Italia’ è una metafora del nostro paese.
Se potesse parlare questo edificio con la pelle bianca bella ed elegante racconterebbe che il suo disegno è stato realizzato dalla Proger Spa insieme all’architetto Michele Molè, riuniti nell’associazione Nemesi.
Nel novembre 2012 Nemesi vince un concorso internazionale con un disegno avveniristico che rappresenta il genio italico delle costruzioni.
Il palazzo, secondo il progetto, doveva costare alla collettività 40 milioni di euro.
Grazie alle tante varianti richieste dal committente Expo Italia Spa (partecipata da Ministero Economia, 40 per cento; Comune di Milano, 20 per cento, Regione Lombardia 20 per cento e Provincia, 10 per cento, amministrata da Giuseppe Sala) invece il costo è lievitato già del 36 per cento a 53,6 milioni e alla fine costerà non meno di 93 milioni di euro, come ammette lo stesso Giuseppe Sala, Amministratore di Expo 2015.
La ragione dell’aumento e del ritardo?
Subito dopo avere assegnato nell’ottobre 2013 (a seguito di una turbativa secondo i pm fiorentini) l’esecuzione dei lavori a un’Ati composta da Italiana Costruzioni e Coveco, la Expo 2015 Spa si accorge di avere sbagliato a chiedere poco spazio espositivo e troppi uffici.
Senza tenere conto dei rischi e dei costi Expo chiede all’Ati di aumentare lo spazio espositivo con le varianti che fanno decollare i costi.
Inoltre Expo non assegna la direzione dei lavori al progettista Nemesi, che avrebbe guidato la realizzazione di quello che aveva disegnato, ma al responsabile unico del procedimento per Expo, quell’Antonio Acerbo poi arrestato nell’ottobre 2014.
A quel punto il committente si lega mani e piedi all’esecutore che può imputare i suoi eventuali ritardi ai cambiamenti in corso d’opera del progetto.
Il risultato è l’aumento dei costi e una lite chiusa da una probabile transazione con una spesa di 93 milioni di euro, il doppio del costo di partenza.
Se il Palazzo Italia potesse parlare spiegherebbe agli ignari visitatori cinesi che il suo responsabile unico del procedimento Antonio Acerbo è stato arrestato nel 2014, che uno dei progettisti che ha scritto il programma della sua realizzazione, Stefano Perotti, è finito in carcere nel 2015.
Racconterebbe che l’associazione di imprese che lo ha costruito è una riedizione di Peppone e Don Camillo: c’è una cooperativa rossa veneta (Co.ve.co., già coinvolta nello scandalo del MOSE) e c’è un’impresa vicina al Vaticano, la IC, Italiana Costruzioni. Racconterebbe poi che i titolari di IC, Attilio e Luca Navarra, sono indagati con il già citato Stefano Perotti (amico di Maurizio Lupi e sodale di Ercole Incalza) arrestato anche perchè avrebbe turbato con Antonio Acerbo la gara del Padiglione Italia a beneficio dei Navarra.
In questa storia del ‘Palazzo Italiano’ non poteva mancare il monsignore.
Il presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem, Francesco Gioia, è intercettato dal Ros mentre presenta telefonicamente Luca Navarra al solito Perotti.
Insomma c’è tutto il ‘sistema Italia’ nel Palazzo Italia.
Quando Navarra, dopo avere vinto la gara per il Padiglione anche grazie all’ausilio di Perotti, non rispetta i patti sulla direzione dei lavori, per trovare la quadra del sistema entra in campo Francesco Cavallo, uomo forte di Comunione e Liberazione: l’appuntamento Cavallo-Perotti-Navarra si svolge nello studio di un avvocato, già presidente della Compagnia delle Opere (il braccio imprenditoriale di Cl) nel Lazio. Storie di ‘Palazzo’ direbbe Pasolini al quale interesserebbe certamente di più la sfida dei 400 operai che stanno correndo su e giù da settimane per salvare la faccia all’Italia davanti al mondo.
Da qualche settimana l’Ati di IC ha accelerato la sua difficile rimonta.
Si lavora 24 ore su 24 come tante formiche con il casco arancione in un immenso playmobil. Il 28 aprile, due giorni fa, tre consiglieri regionali M5s, guidati da Stefano Buffagni, son tornati sul cantiere filmando un lieve miglioramento.
Intanto le gru, per ragioni di sicurezza, sono state portate via rendendo più difficile il trasporto dei materiali.
Eppure tutti a Expo 2015 Spa giurano che l’Italia non farà la figuraccia prevedibile.
Gli spazi espositivi secondo Expo, saranno tutti pronti. Il pubblico non noterà i tagli al progetto iniziale, la minore quantità della ‘pelle’ bianca dell’esterno e dell’interno nè i materiali meno resistenti al fuoco usati per la vela che copre l’opera.
Varianti che hanno ridotto i costi di fattura aumentando i profitti dell’impresa.
Il visitatore resterà ammirato dalla bellezza dell’edificio firmato dalla Proger Spa con l’architetto Molè.
Se davvero ci volessero due settimane per consegnare un lavoro a regola d’arte passando dallo stato grezzo a quello definitivo in così poco tempo perchè impiegare mesi?
La verità è che il risultato di questa corsa folle sarà un doppio ‘oh’ di stupore.
Il primo ‘oh’ riempirà d’orgoglio gli italiani se riusciremo a dimostrare ancora una volta agli stranieri quanto siamo bravi nell’emergenza.
Poi però, quando i riflettori si saranno spenti, arriverà il secondo ‘oh’ per l’aggravio di costo di questa insensata gara contro il tempo.
Eppure l’Expo è stata assegnata all’Italia nel 2008 e questo edificio di 13 mila metri quadrati per quattro piani è l’unico tra tutti i padiglioni dei 135 paesi partecipanti all’esposizione universale che resterà in piedi.
Gli altri saranno smontati al termine della grande fiera mondiale.
Insomma, a prescindere dal raddoppio della spesa pubblica, l’Italia non farà una gran figura.
Anche Sala ha ammesso che non tutti gli spazi aperti al pubblico saranno pronti.
Per esempio l’Auditorium del Palazzo non sarà finito.
I responsabili della comunicazione di Expo 2015 e Martini giurano in coro che la terrazza Martini con la vista mozzafiato sull’Expo sarà ultimata in tempo.
Tutti gli italiani si augurano di brindare davvero il primo maggio con Sala, il premier Matteo Renzi e lo sceriffo Raffale Cantone sulla terrazza alla faccia degli stranieri e dei gufi. Però qualche dubbio guardando lo stato della terrazza resta.
Al posto dei bancali stesi sul cemento dovrebbe sbocciare la splendida terrazza con parquet disegnata da Pininfarina del rendering di Martini.
Anche la tranquillità ostentata da Expo sull’apertura del ristorante Peck al quarto piano del palazzo sembra fatta apposta per far morire di invidia i comuni mortali.
Un ristoratore comune difficilmente potrebbe superare i controlli di Asl e vigili con un locale che a pochi giorni dall’apertura.
Comunque la battaglia di Italiana Costruzioni non finisce il primo maggio.
I 400 operai continueranno a lavorare tutte le notti dalle 23 alle 5 di mattina.
Poi entreranno le ditte delle pulizie per far sparire le tracce.
I visitatori non si accorgeranno di niente. I contribuenti purtroppo sì.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 28th, 2015 Riccardo Fucile
C’È UN VARCO APERTO AGLI “IRREGOLARI”… “NON SI TIMBRA PIÙ ALL’USCITA”. BUFERA SU MANPOWER: “TEMIAMO PAGHE SOTTO I 5 EURO L’ORA”
Il commissario Expo Giuseppe Sala è ottimista e irritato. 
Ottimista perchè l’esposizione “il 1° maggio sarà pronta”, continua a ripetere.
Irritato perchè il Corriere della Sera ieri ha raccontato il “varco abusivo” da cui — sotto l’occhio del cronista — entrano all’alba, dalle 6 alle 7, lavoratori irregolari, forse necessari per completare i lavori nella grande corsa finale prima dell’inaugurazione. Sala smentisce: “Il varco in questione è una postazione temporanea ed è presidiato 24 ore su 24”, così dice una nota ufficiale della società Expo 2015 Spa.
“Come mostra il video pubblicato su corriere.it  , il giornalista si è fermato sull’ingresso”, prosegue la nota. “Se fosse entrato sarebbe stato bloccato dalla vigilanza, come peraltro successo nello stesso luogo ad altri giornalisti nei giorni scorsi”.
“Sono amareggiato”, confessa Sala, “al di là dei contenuti che cercheremo di capire. A parte che ho fatto fare una verifica rapida e mi risulta che il cancello ci sia, ma poi chi entra trovi delle guardie, quindi questo è un po’ da verificare. Dopo di che, tra giornali e Expo c’è una regola non scritta, ma a cui ci si attiene, di fronte a cose che sono ritenute gravi: si chiama prima e si sente la versione dell’altra parte. Io, è meglio che la gente sappia”, ha detto Sala a una radio privata, “ho ricevuto una telefonata ieri sera alle 23, dunque con il chiaro intento di non sentire la nostra opinione, e quindi che ognuno faccia la sua parte. Che pensassero un po’ ai 9 mila lavoratori che stanno lavorando sotto l’acqua per cercare di finire questa opera… Per cui sono assolutamente irritato, dopo di che se sarà così ne risponderemo, ovviamente perchè siamo a rispondere alla collettività , però ogni tanto si perde veramente un po’ il senso della misura”.
L’irritazione del commissario non tiene conto dei precedenti: ai primi di aprile due giornalisti del sito fanpage.it   sono entrati da uno degli ingressi principali senza tessera di riconoscimento, semplicemente indossando caschetto e gilet ad alta visibilità , per arrivare, indisturbati, sotto Palazzo Italia.
Qui hanno deposto una scatola con la scritta “bomba”.
Sala, subito dopo, li ha descritti come “persone che hanno del buon tempo da perdere” e ha garantito che sulla vigilanza dei varchi ci sarebbe stato un giro di vite.
Eppure il 25 aprile un cronista del Fatto Quotidiano ha raccontato di essere entrato nel sito Expo attraverso un canale scolmatore del torrente Guisa.
Poi è stata la volta del Corriere, che ha aggiunto che da un varco non presidiato, a poca distanza da un ingresso ufficiale, entrerebbero i lavoratori non regolari, quelli che una tessera non ce l’hanno perchè non hanno neppure un contratto.
I sindacati confermano l’allentamento dei controlli in entrata e in uscita: “Il cantiere, con le quasi 9 mila persone che ci lavorano in questi giorni, è un delirio”, racconta Antonio Lareno, responsabile Expo della Cgil, “non stupisce dunque che riesca a entrare qualche lavoratore in nero. Ma credo sia un aspetto marginale, anche perchè il più delle volte vengono individuati. Però da metà febbraio, cioè da quando sono fortemente accelerati i lavori nel sito espositivo, non c’è più l’obbligo di mettere sul badge identificativo la fotografia personale, nè di timbrare al termine del turno. Abbiamo continuato a segnalare che in questo modo si incentivano gli ingressi irregolari”.
Il sindacalista segnala anche un altro aspetto che ritiene preoccupante, ora che si va verso l’apertura al pubblico del sito: quello relativo ai turni del personale di vigilanza. Un affare da quasi 20 milioni di euro, affidato a un raggruppamento d’imprese che comprende Allsystem, Sicuritalia e Ivri.
“Per risparmiare, le imprese stressano gli orari, facendo fare agli addetti 12 ore di lavoro al giorno: così rischiamo che a Expo possa succedere quello che è accaduto al Palazzo di giustizia di Milano. Ci vogliono invece turni compatibili con le soglie di attenzione”, chiede Lareno.
Su questo, i sindacati stanno conducendo trattative con Expo Spa.
Il personale di vigilanza è un esercito di 1.500 guardie private, di cui 900 armate e 600 da collocare agli ingressi, con competenze di procedure aeroportuali.
Secondo i sindacati, almeno una delle quattro aziende che hanno vinto la commessa diretta per la sicurezza starebbe inoltre garantendo compensi “molto inferiori alle regole: 4,6 euro all’ora, contro un minimo di 6,5”.
Sono le tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil di Milano a denunciare anche il tentativo di forzare gli accordi sindacali: puntano il dito su Manpower, l’agenzia che in Expo gestisce “il lavoro in somministrazione e che in violazione degli impegni assunti non ha fornito informazioni sul proprio operato”.
I sindacati ipotizzano che l’agenzia di lavoro interinale voglia utilizzare per i lavoratori richiesti dai padiglioni esteri contratti “al ribasso fino al 30 per cento rispetto alla normativa italiana”: “Temiamo che vogliano applicare contratti diversi da quelli collettivi nazionali, con una riduzione dei compensi anche sotto i 5 euro all’ora”.
Secondo i sindacati, Manpower avrebbe raccolto per i padiglioni stranieri 150 mila candidature di lavoro, da cui sta selezionando i 4 o 5 mila lavoratori richiesti. Manpower smentisce, citando l’“utilizzatore finale” (cioè, si suppone, il Paese ospitante): “Per tutti i contratti attivati per conto dei Paesi espositori sono stati adottati i contratti applicati dall’utilizzatore finale, nel pieno rispetto della normativa vigente in Italia”.
Intanto, a tre giorni dall’apertura, la corsa contro il tempo continua.
Gianni Barbacetto e Marco Maroni
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 27th, 2015 Riccardo Fucile
L’INGRESSO SENZA CONTROLLI DI SICUREZZA… “QUANDO CHIAMANO IO CI SONO, PAGANO SUBITO A FINE GIORNATA”
Gli abusivi non si arrampicano sul muro di cinta, non si infilano nei buchi, non si calano dall’alto dei
camion: semplicemente, camminano. In massima sicurezza.
A duecento metri di distanza da uno degli ingressi principali dell’Expo per i dipendenti dei cantieri, sottoposti a doppi e serrati controlli, c’è un cancello.
All’inizio un filo di ferro lo tiene ancorato alla rete metallica. Con il passare dei minuti e degli ingressi il filo di ferro cade, viene lasciato a terra e si apre un varco che consentirebbe anche l’entrata di una motocicletta.
Oppure, volendo e spostando senza fatica il cancello, perfino d’una macchina.
Le prime guardie delle società di sicurezza che hanno ricevuto da Expo l’affido della vigilanza, si posizionano intorno alle 7.
Nell’arco del periodo che abbiamo esaminato (dalle 6 alle 7) è passata una camionetta dell’esercito. Poco è cambiato.
Il varco, che introduce all’area dell’Esposizione universale ed è peraltro in una zona con un certo traffico di veicoli, è conosciuto e battuto.
Gli abusivi ci arrivano direttamente. Senza nemmeno telefonare per avere indicazioni viabilistiche dai compagni che probabilmente li aspettano da dentro e che li avrebbero «convocati».
Giorni feriali oppure domenica sarebbe uguale e nulla cambierebbe. Venerdì inizia l’esposizione, il tempo stringe.
Va da sè che questo «fronte» del cancello, a metà strada tra la stazione ferroviaria e il carcere di Bollate, oltre a evidenziare la fragilità del sito dell’Expo nonostante le migliaia di rassicurazioni, racconta come si possa entrare e girare evitando i canali previsti dal regolamento.
Fino ad adesso – si spera – dal cancello sarebbero transitati solo «innocui» operai, muratori, elettricisti. Italiani e stranieri.
Bisogna capire se davvero è andata così, chi e come potrà dimostrare il contrario, chi sono gli abusivi e se questi abusivi potrebbero essere addirittura lavoratori «in nero». Un «nero» che potrebbe essere un «effetto collaterale» della catena di subappalti magari sconosciuti agli organizzatori dell’esposizione universale, invece «traditi» dai vincitori degli appalti.
Già si è polemizzato, per voce di altre società di sicurezza con importanti clienti, su quali garanzie possano fornire le aziende di vigilanza volute da Expo. L’aggiudicazione dei servizi – è l’accusa – sarebbe stata fatta al ribasso.
E le aziende starebbero esternalizzando parecchi servizi.
Con la scelta che andrebbe su altre ditte a volte ritenute «poco affidabili» dalle stesse nazioni «titolari» dei padiglioni stranieri (compresi Paesi di peso e di potere); e con i lavoratori delle ditte che non sempre risponderebbero ai requisiti necessari.
Vero? Oppure sono voci maligne alimentate dalla concorrenza delusa per l’«esclusione»?
Di vero c’è che da un lato ferma è la richiesta di «aiuti» da fuori, e testimonianza ne sono le molteplici riunioni in Prefettura con i vertici delle forze dell’ordine (lunedì scorso c’erano il capo della polizia e il comandante generale dei carabinieri); ma dall’altro lato, dall’interno, il sistema presenterebbe delle falle.
Oggi, con probabilità , il varco «incriminato» sarà sigillato e finirà sotto «massima custodia».
Verrà chiesto conto alla società di vigilanza responsabile del tratto. Però forse, lungo il consistente perimetro dell’Expo, potrebbero esserci altri passaggi nascosti.
La presenza del cancello degli abusivi è nota sin dall’arrivo dei lavoratori nella stazione ferroviaria.
All’altezza degli ultimi binari, attraversando uno scalo già inaugurato ma che ancora necessita di interventi, si sbuca in superficie e ci si immette sulle strade che portano all’esposizione.
I muri sono affollati di scritte contro l’Expo, i pali di bigliettini per affittare appartamenti nei dintorni.
Incontriamo un ragazzo italiano, alto, con barbetta, e un altro ragazzo tunisino, magro. Il primo è più disponibile, il secondo ci mostra il tragitto per raggiungere il varco e una volta lì si raccomanda: «Fatti i c… tuoi, che qui lavoriamo in tanti».
L’italiano racconta: «Ogni tanto mi chiama un amico. Io aggiusto i bagni, m’intendo anche di impianti elettrici. Se c’è bisogno, mi faccio trovare pronto. Pagano subito. E cosa faccio, butto via i soldi?».
Non bastassero le testimonianze, le fotografie e i video, ci sarebbero alcune considerazioni da fare, dopo la premessa che tutti i lavoratori di Expo devono essere registrati e «monitorati» nei loro spostamenti.
Difficile che gli abusivi entrino dal cancello per accorciare il cammino verso i cantieri: a duecento metri, come detto, c’è uno degli accessi regolari che all’alba – così era ieri – non hanno fastidiose code.
Difficile che il varco non porti dentro l’Expo: altrimenti, se la zona è «neutra», quando si sono posizionate, le guardie non avrebbero allontanato tutti gli altri operai che tentavano l’«assalto».
Difficile che gli abusivi si servano del cancello per prendersi un pausa caffè.
Dal varco non abbiamo visto uscite ma esclusivamente entrate. E poi il bar è lontano, quantomeno a chiedere agli operai che ci conducono al «bar Expo 2015», gestito da cinesi.
Sulla vetrina c’è scritto che la domenica è chiuso: questa domenica è aperto, fuori si raggruppano lavoratori. Fumano, leggono la Gazzetta .
Sembrano scene di una Milano antica, quella dei quartieri della Bovisa e della Bicocca, gli operai scaricati dai tram e dai treni, il ritrovo fuori dai bar per un goccino d’ordinanza, infine l’incolonnamento verso le fabbriche.
Andrea Galli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 18th, 2015 Riccardo Fucile
PREZZI DOPPIO DELLA NORMA E COSI’ GLI ALBERGHI NON SI RIEMPONO… I DATI DEL PORTALE TRIVAGO SONO TRAGICI
Turista dove sei? Dove sono le valigie? Ancora chiuse, a quanto pare. 
Niente viaggi per l’Esposizione Universale. Dei 20 milioni di visitatori prospettati dalla società dell’Expo, ancora non si vedono segnali all’orizzonte.
A confermarlo è l’ osservatorio di Trivago , il portale web per le prenotazioni di alberghi e di hotel che vanta 75 milioni di visitatori al mese.
E che ha confrontato ricerche, prezzi e prenotazioni per il maggio 2015, inaugurazione del grande evento, con quelli dello stesso mese, un anno fa
I risultati non sono molto positivi, per ora. Anzi.
Ad oggi Milano registra il 60 per cento di stanze disponibili online nella prima settimana di Expo. Vuote.
E i letti liberi stanno aumentando di corsa: a febbraio erano solo il 45.
Succede perchè gli albergatori, che tentavano di vendere direttamente le camere, in modo da guadagnare di più, non hanno trovato clienti. E allora accettano di cercarli online.
Il confronto con la settimana del salone del mobile, attualmente in corso, può sembrare sconfortante: per mettere un piede nel design il 70 per cento delle stanze è andato in sold out.
Percentuali ribaltate rispetto al grande evento.
Che succede? È solo disinteresse o poca fiducia in ciò che offrirà la città nei giorni hot dell’apertura dei padiglioni?
No: succede anche che i prezzi sono alti.
Troppo alti, per un turista italiano o straniero: il costo medio di una camera doppia a Milano, per il maggio del 2015, è di 225 euro, in questo momento.
Ovvero il 68 per cento in più rispetto al maggio del 2014.
Di più, quasi il doppio, considerando solo la settimana d’apertura. Ed è una spesa non indifferente, se si aggiungono poi i ticket per l’Esposizione, i pranzi, le cene, e tutti gli extra …
Che il caro-prezzi-per-l’Expo stia soffocando le prenotazioni devono averlo capito però gli stessi padroni di hotel.
Perchè ora le tariffe stanno scendendo velocemente. «Siamo passati dai 266 euro rilevati a febbraio ai 238 attuali: sono circa 10 euro in meno al mese», spiega Giulia Eremita, marketing manager di trivago.it: «A pochi giorni dall’apertura, i prezzi si stanno abbassando di un euro al giorno».
Questi alti e bassi riguardano solo la grande città : dormire in provincia resta molto più economico. Come a Bergamo, dove una doppia a maggio costerà mediamente 91 euro, meno della metà che al Duomo.
Un po’ di ottimismo, però, è necessario. E si può fondare sui buoni risultati che sta ottenendo Milano come meta turistica, guardando sempre dalla lente di Trivago.
Le ricerche infatti sono aumentate, globalmente, del 19 per cento, rispetto all’anno scorso. Ci sono più curiosi, insomma.
L’entusiasmo riguarda soprattutto il resto d’Italia, da cui i click sono stati il 78 per cento in più.
E grande appassionata sembra anche la Francia, da cui domande sono addirittura raddoppiate.
I parigini sembrano convinti di partire non solo per la Milano dell’Expo, ma anche per un possibile piccolo gran tour fra Piemonte, Lombardia e Liguria: Alassio e le Cinque Terre raccimolano i maggiori consensi.
L’ottimismo però finisce qui.
Complessivamente infatti le richieste degli stranieri su Milano, per il maggio del grande evento Expo, stanno andando maluccio. Se non malissimo, in alcuni casi.
La Germania, ad esempio, principale mercato per il turismo italiano, è molto fredda sull’Esposizione: le ricerche sul portale per una stanza d’hotel sono stabili, se non in leggera diminuzione.
Scoraggiati dai prezzi alti o dalle polemiche sui cantieri, i tedeschi non sembrano aver intenzione di venire in Lombardia, per ora.
Tra i più pessimisti ci sono però gli olandesi (-21 per cento di ricerche), gli spagnoli (-19) e anche i vicinissimi austriaci: le richieste su Milano, per questo maggio, sono diminuite dell’undici per cento rispetto al maggio scorso.
Ora la sfida non è solo di Giuseppe Sala e della città però.
Ma anche degli albergatori: che dovranno decidere se preferire tariffe d’oro o stanze piene.
Francesca Sironi
(da “L’Espresso”)
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Aprile 18th, 2015 Riccardo Fucile
GLI ORGANIZZATORI AMMETTONO: A 13 GIORNI SOLO IL 25% DEI LAVORI ULTIMATI… E NON TUTTO FINIRà€
Meno 13. Mancano solo 13 giorni e poi i cancelli si apriranno per la manifestazione più celebrata, attesa, contrastata e discussa degli ultimi anni in Italia.
“Expo 2015 sarà certamente inaugurata il primo maggio”, assicura Piero Galli, il direttore generale della divisione sales and entertainment. “Il tema del rinvio dell’inaugurazione non si pone proprio. Abbiamo già mandato gli inviti ai capi di Stato e alle istituzioni”.
Già doverlo ribadire segnala però che “il tema del rinvio” è tutt’altro che campato per aria, visti i ritardi accumulati e le opere ancora non terminate.
Certo, i cancelli dovranno essere aperti la mattina del 1 maggio.
Expo, Milano e l’Italia non possono permettersi una figuraccia planetaria. Ma intanto il capo di Stato del Paese ospitante non ci sarà : Sergio Mattarella verrà a Milano il 25 aprile, per celebrare la Resistenza, e si terrà invece fuori dalle incertezze dell’esposizione universale.
L’apertura, infatti, si farà , ma con tre incognite: le incompiute, la sicurezza, il dopo Expo.
Il cantiere eterno: perfino i giornali cinesi parlano di ritardi. Non tutto sarà finito Tutto pronto, dice il commissario Expo Giuseppe Sala.
Ma l’expottimismo strategico dei vertici cozza perfino con i dati pubblicati sul sito ufficiale Openexpo.
L’ultimo aggiornamento, del 10 aprile, dice che è finito solo il 25 per cento dei lavori di responsabilità di Expo (dunque tutto meno i padiglioni stranieri).
Su 20 aree, sono ultimate solo quattro. E alcune aree, tra cui proprio Palazzo Italia e gli edifici del Cardo, sede delle eccellenze made in Italy, hanno ritardi ormai irrecuperabili per il 1 maggio.
Saranno aperti, ma solo parzialmente.
Un brutto colpo lo hanno avuto anche gli industriali dell’asso — ciazione “Sistema Brescia per Expo”.
Hanno “salvato” loro l’Albero della vita, il simbolo dell’esposizione che stava per essere archiviato per i costi troppo alti, per l’opaca gestione degli appalti e per l’arresto del responsabile dei lavori Antonio Acerbo.
Il loro consorzio “Orgoglio Brescia” ha realizzato l’opera in poco più di tre mesi e mettendoci 3 milioni di euro, meno della metà del costo previsto.
Però ora Expo ha comunicato che il 7 maggio non potranno celebrare la prima delle sei giornate dedicate a Brescia: perchè gli spazi di Palazzo Italia non saranno pronti. Se ne riparla il 4 giugno.
“Non c’è alcuna intenzione di rivalsa economica per il danno”, ha reagito il direttore di “Sistema Brescia”, Piero Costa, “a meno di ulteriori rinvii”.
Che le cose nel cantiere non siano messe bene, del resto, lo hanno capito anche i cinesi (1 milione i visitatori attesi dalla Cina, anche se i visti richiesti tra gennaio e marzo erano solo 13 mila in più dell’anno scorso).
Sentite che cosa scriveva quattro giorni fa il China Daily , quotidiano cinese in lingua inglese: “A meno di tre settimane dall’apertura dell’Expo MilaMilano, il 1 maggio, il sito dell’evento è ancora una massa di camion che solleva polvere e di lavoratori con l’elmetto in corsa per finire le costruzioni tra ritardi, corruzioni e costi fuori controllo”.
Sicurezza: 1.200 militari, agenti e carabinieri Ma non c’è tempo per fare i test
Forse non si arriverà ai 29 milioni di ingressi promessi, ma comunque le persone che nei prossimi sei mesi entreranno nel sito Expo, tra visitatori e personale, saranno milioni.
Questo pone due problemi nel campo della sicurezza. Il primo è connesso ai controlli e alla vigilanza. Dopo i morti al Palazzo di giustizia di Milano, ha fatto impressione sapere che l’azienda chi vigila sugli ingressi degli uffici giudiziari, la AllSystem, è la stessa che controlla gli accessi a Expo.
Chi ha sparato a Milano era però entrato dall’unico accesso non controllato dalla AllSystem (che peraltro ha ottenuto un incarico che vale più di 2,3 milioni di euro con il metodo della “procedura ristretta semplificata”, che permetterebbe invece affidamenti per cifre non superiori al milione e mezzo: ma questa è un’altra storia).
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha comunque promesso che servizi segreti, polizia e carabinieri veglieranno su Expo, anzi hanno già cominciato a farlo, affiancati anche da 1.200 militari impegnati a Milano nell’operazione “Strade sicure”.
E l’altroieri il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto Francesco Paolo Tronca, ha “disposto un’intensificazione massima degli interventi di prevenzione generale e di controllo del territorio”.
Il secondo problema che attiene alla sicurezza di visitatori e lavoratori di Expo si chiama collaudi.
L’esposizione è una grande macchina fatta di edifici stabili, edifici temporanei, strade, passerelle, tendoni, ristoranti, chioschi…
Come ogni opera, pubblica e privata, dopo la fine dei lavori e prima di essere utilizzata deve essere collaudata
Con collaudi statici per gli edifici e per gli impianti, piuttosto complessi poichè ogni padiglione avrà elettricità , acqua calda e fredda, gas, scarichi, cucine.
E perchè ci sarà un grande afflusso di pubblico.
Per i collaudi sarebbero necessario almeno un paio di mesi. Non ci sono. Anche perchè molte opere non sono ancora finite.
La soluzione trovata: l’autocertificazione, ogni oste dirà che il suo vino è buono. E poi incrociamo le dita, e niente gufi: speriamo che tutto funzioni e che Mercurio, il dio dai piedi alati del commercio e delle esposizioni, protegga Expo da incidenti e incendi.
Il dopo: nessuno, per ora, s’è fatto avanti per sviluppare l’area (deve sborsare 314 milioni)
È l’incognita più aperta: che cosa succederà dell’Expo dopo Expo? Chi vigilerà , nei mesi successivi all’esposizione, perchè l’area non si trasformi in una landa desolata tipo “Fuga da New York”, occupata da senzatetto e disperati?
Tra 13 giorni l’esposizione aprirà , ma ancora non si sa che cosa succederà dopo che i padiglioni saranno smontati.
Con un problemino: non si è fatto avanti nessuno disposto a pagare i 314 milioni di euro necessari per assicurarsi la possibilità di “sviluppare” l’area (cioè costruirci su). La gara, nel novembre 2014, è andata deserta.
Così non si sa chi pagherà a Comune di Milano e Regione Lombardia i 160 milioni (più oneri e interessi) messi sul piatto per comprare un’area privata: è il peccato originale di Expo, il primo realizzato su terreni non pubblici.
Le banche che hanno prestato i soldi — Intesa, Popolare di Sondrio, Veneto Banca, Credito Bergamasco, Bpm e Imi — avrebbero voluto già cominciare a incassare le restituzioni del debito.
Invece rischiano di restare con l’area sul groppone, a meno di provocare il fallimento di Comune e Regione.
Il rettore della Statale di Milano, Gianluca Vago, vorrebbe farci la nuova Città Studi per le facoltà scientifiche: costo previsto 400 milioni. Gianfelice Rocca di Assolombarda ipotizza una Silicon Valley padana.
Ma bisogna trovare i soldi: per le aree e per costruirci su. Dei 160 milioni per le aree, 45 dovrebbero andare nelle casse del “centauro”: la Fondazione Fiera che è, nello stesso tempo, venditrice (in quanto proprietaria iniziale di due terzi del terreno) e compratrice (in quanto socia di Expo spa).
“Mi interessa che il governo entri e metta soldi”, dice chiaro il presidente della Regione Roberto Maroni.
Il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris chiede “una forte regia pubblica”.
Il ministro delegato a Expo, Maurizio Martina, e quello alle Infrastrutture, Graziano Delrio, stanno studiando il dossier e venerdì 24 aprile avranno un incontro per affrontare la questione.
La speranza è che arrivi, con i suoi soldini, la Cassa depositi e prestiti, come la fata buona capace di dissolvere il cattivo sortilegio e garantire il lieto fine.
Ma sarà dura anche per la magica creatura presieduta da Franco Bassanini.
Gianni Barbacetto e Marco Maroni
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 9th, 2015 Riccardo Fucile
SOSPESO IL COMITATO PER LA SICUREZZA IN CORSO…IL MINISTRO ORLANDO IN VIAGGIO PER MILANO
«Conoscevo personalmente il giudice Ciampi, che si possa morire così, mentre si sta svolgendo il
proprio lavoro, è assurdo», è il commento degl giudice Gherardo Colombo secondo cui un episodio del genere è rivelatore «di un clima che c’è oggi contro la magistratura, Non dico che vi sia un collegamento, me ne guardo bene, ma certamente questa continua sottovalutazione del ruolo, di svalutazione dei magistrati, contribuisce a creare un clima. Quanto è successo è terribile».
Colombo si è detto «molto sorpreso» dal fatto che si sia potuto portare un’arma all’interno del Palazzo di Giustizia.
«È veramente qualcosa che non riesco a spiegarmi. Sia l’entrata per il pubblico, sia quella per avvocati e magistrati sono controllate in modo rigoroso. Non so proprio spiegarmi come possa essere stata introdotto una pistola all’interno del Palazzo».
Proprio in queste ore era infatti corso il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza
Proprio in queste ore era in corso il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in vista di Expo, con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, riunione poi sospesa a seguito della sparatoria in Tribunale.
Intanto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, segue la situazione del Tribunale di Milano tenendosi in contatto con i ministri dell’Interno, Angelino Alfano e della Giustizia, Andrea Orlando che si è subito mosso per raggiungere Milano.
«Non ci sono mai arrivate segnalazioni su un deficit nelle strutture di sicurezza. Bisogna capire se ci sono state delle falle» è stato il primo commento.
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Aprile 9th, 2015 Riccardo Fucile
CLAUDIO GIARDIELLO ERA IMPUTATO PER BANCAROTTA, HA UCCISO UN GIUDICE E UN AVVOCATO… ENTRATO ARMATO E RIUSCITO PURE A FUGGIRE IN UN PALAZZO DI GIUSTIZIA
Arrestato a Vimercate dopo una fuga di un’ora e mezza, dopo aver ucciso due persone e averne ferite altre dentro il Palazzo di giustizia di Milano.
Qui Claudio Giardiello – imputato per bancarotta fraudolenta – ha sparato dentro l’aula dove era in corso il processo per il crac Eutelia-Agile uccidendo una persona (l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani) con un colpo al cuore e ferendone un’altra in maniera molto grave.
Poi l’uomo ha raggiunto l’ufficio di Fernando Ciampi, giudice fallimentare: qui ha di nuovo sparato e ha ucciso il magistrato.
Poi, dopo essere rimasto nascosto nel tribunale per più di un’ora, è fuggito in moto. Questa, almeno è un’indiscrezione che sta iniziando a circolare in questi momenti.
Oltre all’uditore (ucciso in aula) e al giudice (ucciso nel suo ufficio), i soccorsi – una volta che sono riusciti a entrare nel palazzo – hanno trovato il corpo di una terza persona: sul corpo non ci sarebbero segni di violenza, non è escudo – quindi – che si possa essere trattato di un malore dovuto al panico.
Il panico è scoppiato intorno alle 11 quando sono stati uditi 4 o 5 colpi di pistola. Dopo gli spari è iniziato il fuggi fuggi generale.
L’uomo che ha sparato, Claudio Giardiello, 57 anni, si è nascosto nei corridoi labirintici del tribunale, dove ha continuato a sparare.
Tutte le uscite sono state sbarrate. L’edificio è stato evacuato: centinaia di persone sono sulla strada davanti alle diverse uscite del tribunale.
“Ho sentito degli spari e ho visto un uomo con una gamba insanguinata, ho avuto paura e sono scappato”: lo ha raccontato un testimone, che si trovava nel palazzo di giustizia di Milano quando è avvenuta la sparatoria.
Diverse persone hanno sentito il rumore degli spari e sono fuggite dai corridoi e si sono dirette verso l’uscite dell’edificio.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 9th, 2015 Riccardo Fucile
UN IMPUTATO APRE IL FUOCO SU TESTIMONI E PUBBLICO… UNA DELLE VITTIME E’ IL GIUDICE FALLIMENTARE CIAMPI
Un uomo imputato per bancarotta ha sparato durante una udienza nel Tribunale di Milano e
secondo le prime informazioni “almeno due persone sono morte”: una di queste è il giudice fallimentare Fernando Ciampi. Due feriti in arresto cardiaco si trovano al Policlinico e al Fatebenefratelli.
Le forze dell’ordine stanno dando la caccia al responsabile della sparatoria che si trova ancora dentro il Palazzo di Giustizia.
Il fatto è avvenuto in un’aula del terzo piano.
A sparare a palazzo di Giustizia è stato Claudio Giardiello, imputato per bancarotta. Secondo quanto raccontano gli avvocati presenti in aula, l’uomo ha sparato dopo che il suo difensore ha rinunciato al mandato.
Ha sparato contro un testimone e poi contro altri due uomini seduti nelle panche riservate al pubblico, rimaste ferite.
Ci sarebbe “più di una vittima” nella sparatoria in Tribunale a Milano. Lo ha detto il presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio.
I morti potrebbero essere due, entrambi testimoni al processo contro Giardiello.
Le forze dell’ordine hanno chiuso tutte le uscite del tribunale e sono alla ricerca dell’attentatore. Nell’aula al terzo piano dove è avvenuta la sparatoria sono entrati i soccorritori del 118.
Il tribunale è stato evacuato.
Centinaia di persone si trovano ora davanti all’edificio e molti si chiedono come sia possibile che un imputato sia riuscito a passare i metal detector con una pistola.
Le uscite sono bloccate.
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Aprile 8th, 2015 Riccardo Fucile
“ABBIAMO PRESO 200 BIGLIETTI, TUTTO PERFETTAMENTE LEGALE”
“Mi creda, non è poi un’offerta così speciale, se va bene andiamo in pareggio”. Federico Bussolati,
segretario metropolitano del Pd di Milano, lo sapeva che quel volantino con scritto “Hai meno di 30 anni? Iscriviti al Pd di Milano e acquista il biglietto Expo a 25 euro” avrebbe suscitato polemiche.
“Può sembrare provocatorio, ma siamo giovani e il nostro obiettivo era ed è duplice: portare ragazzi all’Expo, un progetto in cui chiediamo, e avvicinarli anche al nostro partito”.
Dai social al blog di Grillo fioccano le prime accuse. Come se il Pd avvesse venduto l’anima a fini commerciali.
“Non è così. L’idea è chiara: vogliamo contribuire ad Expo, in cui crediamo veramente, e al tempo stesso avvicinare i giovani a noi. E’ un’offerta rivolta a chi crede nei valori del Partito Democratico. Se un giovane universitario volesse risparmiare sul biglietto, non gli converebbe con noi: le università li fanno a prezzi più bassi, 10-15 euro”.
Appunto, parliamo dei numeri e dei costi.
“Siamo una associazione e come associazione abbiamo il diritto di comprare e rivendere i biglietti agli associati. A condizioni pari di Cgil o altri. Non vedo perchè tanto clamore. Noi acquistiamo i biglietti a 20 euro e a tutti i nostri iscritti li rivendiamo a 22. Con i due euro di differenza abbiamo creato questa iniziativa: abbiamo comprato 200 biglietti da destinare ai giovani futuri aderenti del partito”.
Però sul volantino fate un’offerta di tessera+biglietto a 25 euro, anzichè “50 euro di biglietto”. Ma il costo di un ticket Expo si aggira intorno ai 32 euro...
“La tessera da noi costa 15 euro. Se uno comprasse un biglietto a 32 + la tessera pagherebbe intorno ai 50. Invece così, con 25 euro, per gli under 30 ci sarebbero entrambi ad un prezzo ragionevole. Ripeto, non ci guadagniamo da questa operazione. Da due anni non riceviamo più finanziamenti ma non è certo questo un modo per fare cassa: al massimo chiuderemo in pareggio”.
Sul sito Expo non siete indicati come rivenditori autorizzati
“Perchè siamo sub seller. Come molte altri associazioni. E non c’è fine di lucro. Ripeto ancora: se un giovane milanese universitario volesse comprare un biglietto Expo lo troverebbe a 15 euro. Se viene da noi è anche perchè è interessato alla tessera del partito”.
E gli organi nazionali del partito hanno spalleggiato l’iniziativa?
“Ci siamo mossi a livello provinciale e regionale. Per ora non mi sembra ci siano critiche: anzi, l’idea sta funzionando e abbiamo già ricevuto diverse mail di persone interessate o che ci chiedono i dettagli dell’offerta”.
(da “Huffingtonpost”)
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