Maggio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
“ECCO COSA VOGLIAMO FARE PER QUESTA CITTA”…LE VERE PROPOSTE DEI DUE CANDIDATI A SINDACO DI MILANO … LE LORO POSIZIONI SUI PRINCIPALI PROBLEMI
In teoria alle amministrative si vota per chi ti organizza il servizio idrico, la spazzatura, i
trasporti urbani, gli asili nido, la sicurezza, il verde pubblico, le biblioteche civiche e gli spazi ricreativi.
Cose concrete, quotidiane. Anche in realtà come Milano.
Eppure questi sono giorni di ordalia: effetti speciali e bieche caricature, ben oltre la tradizionale propaganda.
Dovendo inseguire il rivale, è soprattutto il centrodestra che attacca le ricette di Giuliano Pisapia.
Ma cosa c’è scritto davvero nei programmi dei candidati a sindaco di Milano, nei punti più caldi sollevati in vista del ballottaggio?
Nomadi
Per Pdl e Lega se Pisapia vincesse trasformerebbe Milano «in una zingaropoli islamica».
Di nomadi il programma dell’avvocato parla nel capitolo «Immigrazione non è illegalità . Il laboratorio di via Padova».
L’esperienza dei campi rom viene definita «negativa». Da superare. Per questo «il problema della casa può essere affrontato guardando alle esperienze di autocostruzione» sperimentate nella democratica Torino e nella leghista Verona e cofinanziate dall’attuale ministero del Lavoro.
Il programma di Letizia Moratti punta invece «sull’azzeramento dei campi irregolari», ma quelli «regolari messi in sicurezza e ridotti» rimarrebbero.
Moschea
Pisapia vorrebbe aprirne una in ogni quartiere della città , accusano i suoi avversari.
In realtà nel suo programma si punta a concentrare il culto «in un grande centro di cultura islamica che comprenda, oltre alla moschea, spazi di incontro e aggregazione».
Potrebbe diventare «una grande opportunità culturale per Milano».
Di moschea, invece, non c’è menzione nell’agenda del sindaco uscente.
Ma il consiglio comunale nel novembre 2009 ha approvato le linee guida per la costruzione di centri di culto islamici.
E i primi firmatari sono stati proprio due esponenti del Pdl, Aldo Brandirali e Michele Mardegan.
Inoltre, un centro multiculturale è previsto nel nuovo Piano urbanistico appena approvato dalla giunta Moratti.
Stanze del buco e centri sociali
Di stanze del buco non c’è traccia nelle 31 pagine del programma di Pisapia. Anche i centri sociali, che pure lo appoggiano, non vengono menzionati.
A sua volta il centrodestra mette al centro della sua azione sgomberi «degli stabili occupati dai centri sociali» e ordinanze.
Sicurezza
Pisapia, se eletto, punta a «revocare le ordinanze inutili e dannose». «Illuminare di più i quartieri, i parchi e le zone periferiche». «Incentivare chi riapre i negozi sfitti».
E «aumentare la frequenza dei mezzi pubblici negli orari notturni».
In più la Polizia locale tornerà ad occuparsi di «infrazioni ambientali, urbanistiche, nei cantieri, annonarie e da circolazione stradale: non il corpo paramilitare agli ordini di De Corato».
Moratti, se con fermata, promette la prosecuzione del «Progetto Sierra», ossia «il pattugliamento della città a velocità ridotta»; «l’aumento della sicurezza sui mezzi pubblici»; «la diffusione dei braccialetti anti aggressione» e «il pattugliamento di sorveglianza vicino alle stazioni ferroviarie ».
Diritti civili
Il centrosinistra propone un registro simbolico delle unioni civili.
«E’ doveroso — si legge nel programma – che l’amministrazione promuova e tuteli i diritti costituzionali attinenti alla dignità e alla libertà delle persone ». Il voto, invece, è materia di competenza nazionale.
Ma Pisapia propone una modifica dello statuto del Comune perchè ai referendum cittadini possano parteciparvi anche cittadini stranieri residenti. Su questi punti, il programma di centrodestra non si esprime.
Tasse
Letizia Moratti accusa Pisapia di voler alzare le tasse ai commercianti.
Nel programma dell’avvocato si punta a privilegiare il prelievo sull’utilizzo/ consumo della città rispetto al prelievo sui redditi e ad aggiornare il catasto delle proprietà immobiliari per recuperare maggior gettito grazie ad una più corretta rappresentazione del valore delle proprietà ai fini dell’Ici seconda casa.
In quello dell’attuale sindaco, invece, è prevista l’introduzione dell’Imu con l’intento di rimodularla al ribasso per le imprese artigiane e commerciali in difficoltà e in periferia, e per le nuove imprese ad alta tecnologia.
Lavoro
Pisapia propone di trasformare Afol, l’agenzia di formazione e orientamento lavoro, in un centro attrezzato della formazione.
Inoltre, tra le proteste del centrodestra, promette la modifica della legge che vieta la partecipazione ai concorsi pubblici (sportellisti, conducenti di mezzi, tassisti) ai cittadini stranieri, introducendo il requisito di residenza/permesso di soggiorno.
Moratti, infine, punta su agevolazioni per i negozi di vicinato e l’imprenditorialità giovanile. Incentivi all’apertura di locali e negozi. Potenziamento della fondazione Welfare ambrosiano e del Celav, il Centro di accompagnamento al lavoro.
Eppure di tutti questi temi, nel dibattito infuocato, non sembra esservi traccia.
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Maggio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
SAREBBE UNA INVENZIONE DEL PDL COSTRUITA AD ARTE PER CRIMINALIZZARE I SEGUACI DI PISAPIA…PROGNOSI DI UN GIORNO, VISITA DEL PREMIER IN OSPEDALE… IL PARTITO DEI PATACCARI METTE IN SCENA IL SOLITO TEATRINO: NON SANNO PIU’ A COSA ATTACCARSI
“L’aggressione a Franca Rizzi? Non è mai avvenuta”
Dice che Franca Rizzi, la donna che ieri ha denunciato di essere stata aggredita da giovani vicini a Pisapia, non è stata affatto aggredita in via Osoppo ed è pronta a ripetere la sua testimonianza in tribunale.
Così Shirin Kieayed, una donna che ha raccontato di aver assistito bene a quanto davvero successo al mercato ieri.
“Ho deciso di espormi con nome e cognome — ha spiegato alla radio — perchè ho assistito direttamente a quanto avvenuto ieri al mercato di via Osoppo”.
Kieayed ha spiegato di aver “sentito la voce dei sostenitori di Pisapia e di quelli della Moratti che cercavano di sovrastarli. Una signora, che poi è la donna che ha denunciato l’aggressione, si è avvicinata a uno dei sostenitori di Pisapia cercando di farlo tacere, strattonandolo e tirandolo per un braccio. Lui si è girato e le ha risposto ma non l’ha spinta, nè colpita. Lei si è seduta a terra di propria volontà . Una volta seduta ha cominciato gridare di essere stata aggredita”.
“Questo racconto — ha concluso — sono pronta a ripeterla davanti a un tribunale”.
Che non si tratti di una vicenda limpida è anche confermato dalla prognosi di appena un giorno che è stata riconosciuta alla presunta vittima, nonchè la visita che ha ricevuto in ospedale da parte del premier.
Una serie di tasselli per una operazione patacca decisa a tavolino?
Non sarebbe la prima e probabilmente neanche l’ultima posta in essere per screditare un avversario politico.
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Maggio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LA SCONFITTA AL PRIMO TURNO LA MORATTI HA MESSO SUL TAVOLO UN ALTRO MILIONE DI EURO PER LA RIMONTA…IL DETTAGLIO DEL DILUVIO DI QUATTRINI INVESTITI PER LA RICONFERMA A SINDACO, TRA FESTE, MANIFESTI, BANCHETTI, APPOGGIO ALLE LISTE COLLEGATE, SPAZI PUBBLICITARI
Cinque anni fa, per il suo debutto come candidata sindaco, Letizia Brichetto Arnaboldi dichiarò di aver speso, per la campagna elettorale, 3.642.900 euro. Una cifra più alta, invece, risultò tra le “erogazioni liberali” a partiti e enti depositate alla Camera: Gianmarco Moratti aveva donato 6.335.000 euro al comitato elettorale della moglie.
Quelle cifre, per quanto milionarie, oggi scolorano.
Soltanto in fatture ufficiali, entro lunedì prossimo, i Moratti e il Pdl avranno speso oltre quindici milioni.
Inutile fare calcoli, pensare cosa si potrebbe comprare con tutti quei soldi: finora non sono serviti ad assicurare la vittoria al primo turno.
Bilanci depositati alla mano, la seconda campagna elettorale di Letizia Moratti è già costata 7 milioni e mezzo, al netto del milione in più che si presume stia spendendo in questi giorni di feroce rincorsa del suo avversario Giuliano Pisapia. Il Pdl, partito di cui la Moratti ha preso la tessera, non è da meno: nel bilancio preventivo depositato per legge all’Albo pretorio, il partito ha dichiarato 3 milioni di spesa.
In più, per non sbagliare, ha aggiunto anche 500mila euro per la campagna elettorale nei consigli di zona cittadini: nove zone, 4.500.000 euro.
Soldi sprecati, si potrebbe dire: perchè il centrodestra ha perso in tutte le circoscrizioni.
Costa organizzare cene elettorali, inondare la città di maxi manifesti, comprare i gazebo con schermi al plasma e biliardini.
Nel preventivo – la Moratti l’ha depositato solo dopo Pisapia che, con l’intera coalizione, non superava il milione e mezzo – per la «produzione, l’acquisto o l’affitto di materiale e mezzi di propaganda» è iscritta la spesa di un milione.
Altri due sono serviti per distribuire questo materiale e per comprare spazi su radio, tv, giornali, cinema, teatri.
Con un milione e 350mila euro è stato pagato il «personale utilizzato e ogni prestazione o servizio inerente alla campagna»: dai comunicatori agli pseudo-volontari per i gazebo.
Letizia – anzi, Gianmarco – non ha però solo pagato la sua campagna elettorale di 4 milioni e mezzo ufficiali.
Ha pagato una cena elettorale per mille donne e ha finanziato le tre liste civiche che l’hanno sostenuta, con risultati in gran parte deludenti.
I “Giovani per Expo” hanno preventivato una spesa (che dovrà poi essere ritirata, fra un mese, con le fatture reali) di 970mila euro: la lista ha preso 1208 voti, come dire che convincere ogni elettore è costato 803 euro.
Fuori da queste cifre, per ammissione della stessa Moratti, è il libro patinato inviato a 600mila famiglie sui “Cento progetti realizzati” dalla giunta.
La tesoreria del Pdl, invece, dovrà saldare il conto della festa di fine campagna di otto giorni fa: 180mila euro per riempire via Dante di tavolate di cibo e bevande, con concerto di Ron, Meneguzzi e Scanu.
Ma tutto questo, come si è visto, non è bastato.
Ora servono nuovi sforzi. E nuovi, massicci investimenti.
Dopo il divorzio consensuale con la Sec, società di comunicazione vicina a Cl che non aveva condiviso la strategia della Moratti di accusare con falsità Pisapia, la Moratti ha rivoluto accanto a sè un vecchio amico, Paolo Glisenti (e il suo braccio destro Roberto Pesenti): per lui, si dice, niente assegno milionario, ma la promessa – visto che, comunque, la Moratti resta commissario di Expo – di un ritorno nel board dell’evento da cui si dovette dimettere per le troppe polemiche anche legate al suo presunto stipendio di 750mila euro l’anno (come consulente della Moratti in Comune, ha invece di certo preso di soldi pubblici 472.200 euro in tre anni).
Con un congedo dal suo incarico in Amsa è arrivato – e non gratis – per occuparsi del web un altro ex uomo della Moratti, Filippo De Bortoli.
Sta partendo, poi, la nuova tranche di affissioni, volantini, spot, che costerà all’incirca mezzo milione.
E per tentare di riempire le piazze – visti i precedenti poco lusinghieri – si cercano artisti disposti a mettere la faccia (a pagamento, s’intende) per concerti pro-Moratti.
Tre eventi con contorno di gadget e buffet, in tre periferie.
Costo stimato: 100, 150mila euro per ognuno.
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Maggio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
ORA ANCHE IL BANCHIERE PONZELLINI PRENDE LE DISTANZE DAL CARROCCIO IN CRISI DI IDENTITA’: “MAI VOTATO LEGA”…. ESASPERANDO IL CONFLITTO SOCIALE IN DIVERSI QUARTIERI POPOLARI, LA LEGA HA FINITO DI PAGARNE LO SCOTTO PROPRIO IN QUELLE ZONE… LA EVIDENTE INADEGUATEZZA DELLA SUA CLASSE DIRIGENTE
La notizia, a Milano, è che la Lega non sta facendo la campagna elettorale per il ballottaggio.
Deve essere altrove, ma dove?
I big si danno appuntamento nel fortino di via Bellerio, raggiungibile da Varese e Bergamo con la tangenziale nord, senza metter piede nella metropoli contesa dove nessuno di loro peraltro ha casa.
Zero comparsate televisive. Zero comizi programmati.
Solo cinque giorni dopo la breccia di Pisapia, il Carroccio fa atto di presenza appiccicando in giro dei manifesti-spauracchio su un’inverosimile Zingaropoli. Già gli appuntamenti centrali del 29 aprile e del 13 maggio scorsi, con un Bossi in tono minore e una Moratti in camicetta verde seta, avevano richiamato un pubblico inequivocabilmente scarso; confermando l’impressione che la reconquista di Palazzo Marino non fosse in cima alle aspirazioni del capo leghista.
Come spiegare altrimenti la testa di lista rinunciataria affidata a un giovane come Matteo Salvini, certo popolare fra gli ascoltatori di “Radio Padania” per le sue sparate contro i rom “peggio dei topi”, ma ben lontano da un profilo amministrativo, di governo?
Vero è che dai tempi lontani di Marco Formentini (sindaco) e di Giancarlo Pagliarini (ministro del Bilancio) Milano non ha più avuto un dirigente leghista di rilievo nazionale.
Proprio quest’ultimo, il vecchio Paglia, quando ha capito che Bossi accodaval a Lega alla Moratti, gli ha fatto il dispetto di candidarsi sindaco con una lista autonoma.
E ora, dopo aver goduto del voto disgiunto di almeno un migliaio di elettori leghisti, per il ballottaggio dice di aver già deciso: “La Moratti non è mica adatta a fare il sindaco”.
Se i big restano lontani, chiusi nella periferia di via Bellerio, chi presidia per conto di Bossi la Milano degli affari e dei danèe?
L’uomo a cu ila Lega delegava la sua rappresentanza nell’establishment ambrosiano, il banchiere Massimo Ponzellini, all’indomani della scoppola elettorale s’è fatto vedere alla Scala per il concerto di Daniel Barenboim, mal rasato e faccia scura.
Non sembra più nemmeno lui, forse perchè la vigilanza di Mario Draghi sta creando un sacco di grane alla sua Banca Popolare di Milano.
Aduso negli ultimi anni a ostentare la parentela col potente capo lumbard Giancarlo Giorgetti, ora il Ponzellini si affretta a dichiarare — ohibò — di non avere mai votato Lega.
E con fatalismo soggiunge: “Quando il vento cambia, chiniamo la testa”.
Rinfoderato il sogno di orientare la prossima successione di Giuseppe Guzzetti al vertice della Fondazione Cariplo, i dirigenti leghisti racconteranno forse ai nipotini quella serata di gala al Castello Sforzesco, era il 2 ottobre 2009, quando i potenti li omaggiavano e il vicepresidente dell’Unicredit, Fabrizio Palenzona, commise perfino l’ingenuità di presentarsi in cravatta verde alla prima del kolossal “Barbarossa”.
Chi se ne importa dello sperpero di denaro pubblico per la produzione del film, aggravato dal fiasco successivo ai botteghini: Milano pareva ai loro piedi. Tanto è vero che alle regionali del 2010 la Lega a Milano balzò al 14%.
Un voto d’opinione che seppero valorizzare grazie a un luogo comune mai verificato: il mito del Carroccio unico partito di massa radicato sul territorio.
Davvero? Pochi mesi dopo la serata della Lega superpotente al Castello Sforzesco, febbraio 2010, scoppiava la rivolta degli immigrati nel quartiere di via Padova.
Ma è proprio lì che verranno al pettine i nodi di un movimento nordista che ha dirottato su Roma i dirigenti più capaci, ignorando la crucialità di Milano.
Oggi te lo dicono sottovoce: “Se avessimo candidato Roberto Maroni a Palazzo Marino, invece di metterlo a capo del Viminale…”.
Fatto sta che drammatizzare le tensioni della società multietnica ha provocato una reazione ben diversa da quella attesa, fra i cittadini coinvolti in continue, inutili provocazioni.
L’ultima, lo scorso Natale, quando un dissennato assessore comunale cercò di vietare le luminarie d’auguri scritti nelle varie lingue degli immigrati.
Un sopruso cui si oppose lo stesso Matteo Salvini.
L’offesa recata a quartieri difficili dove operano però numerosi soggetti impegnati nell’integrazione, ha finito per punire gli imprenditori della paura: nei seggi di via Padova, via Adriano, via dei Transitila Legaha subito un tracollo di voti.
Così come nelle altre zone in cui ha esasperato lo scontro, intorno ai campi rom e ai centri sociali.
I risultati del voto comunale, con una flessione di quasi cinque punti percentuali rispetto alle regionali dell’anno scorso, confermano chela Legaa Milano è un partito d’opinione dall’elettorato molto fluttuante.
Un’esigua minoranza.
E’ vero che dispone di una base di militanti significativa, caratterizzata da un rapporto fideistico con i loro capi.
A orientarli, però, è una potente ideologia, non un modello di governo amministrativo.
“La base sta dove sto io”, si è vantato giovedì Umberto Bossi.
Ma non a caso per limitare le defezioni e motivare i suoi a votare la detestata Moratti, deve far ricorso alle solite trivialità in stile “zingaropoli” della cosiddetta, famigerata “pancia leghista”.
Col rischio di innescare un effetto perverso, sulle frequenze di “Radio Padania Libera”: l’emittente di via Bellerio, diretta da Matteo Salvini, che viene spacciata per termometro degli umori popolari.
Trasmette sfoghi xenofobi e lamentele antiromane, alimentando l’equivoco di una Milano molto distante da quella reale.
Col risultato di rendere impossibile alla Lega un’evoluzione moderata; tanto meno un rinnovamento dei suoi quadri milanesi, condannati all’agitazione e negati all’amministrazione. Irrimediabilmente minoritari.
Quando poi la realpolitik impone di sostenere la Moratti o di schierarsi con Berlusconi contro i giudici, giocoforza il mugugno dilaga finchè si spengono i microfoni e si censurano i blog.
La leggenda della “pancia leghista” spacciata per volontà popolare, diviene un racconto impossibile quando la realtà impone smentite evidenti: i costi e le tortuosità del federalismo; il crollo della diga anti-immigrati nel Mediterraneo; l’anacronismo delle proteste contro i festeggiamenti dell’Unità d’Italia.
Milano è sensibilissima nel cogliere le novità della storia, dalla rivoluzione araba alla nuova politica americana.
Per la prima volta la Lega avverte l’inadeguatezza del suo vocabolario, di più, la necessità di una revisione strategica.
Affiorano così, fra i militanti, le domande più scomode.
Ma Bossi è ancora lucido? Perchè dovremmo credere al talento politico del Trota e dei cortigiani? La lottizzazione delle cadreghe di sottogoverno non ci sta rendendo uguali agli altri partiti?
Per tacitare l’inquietudine, la risposta viene dilazionata al raduno di Pontida, domenica 19 giugno.
Come se di nuovo il rito comunitario e il discorso del capo, suggellati da un giuramento, potessero miracolosamente infondere l’armonia perduta.
Magari col favore della solitudine politica e dell’opposizione che fra i militanti esercitano un fascino nostalgico.
Mentre i dirigenti sanno benissimo che lasciare il governo, dopo dieci anni quasi ininterrotti, sarebbe molto costoso.
Il vero trauma che sta vivendo la Lega non è la perdita di una Milano che mai è stata sua, dove si muove con disagio, distante dagli oligarchi Pdl e ancor più dalla sindaca miliardaria. No.
La delusione cocente è scoprire che la decadenza di Berlusconi reca sventura anche ai suoi alleati.
Berlusconi consuma, dissipa il suo patrimonio di consensi, non lo trasferisce. Dal Castello Sforzesco a via Padova, risuona patetica quella voce rauca che da un quarto di secolo ripete “La Legace l’ha duro!”, esponendosi a crudeli verifiche.
Gli vogliono bene, proteggono la sua vecchiaia.
Ma Bossi sa di non poterli chiamare a raccolta in difesa della Moratti.
La Lega è altrove.
Gad Lerner
(da “La Repubblica“)
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Maggio 21st, 2011 Riccardo Fucile
LA SORPRESA CHE AVREBBE DOVUTO RISERVARE BOSSI E’ LA SOLITA PATACCA LEGHISTA RICICLATA…IL SINDACO DI ROMA NON MOLLA I SUOI FEUDI, MENTRE FAMIGLIA CRISTIANA ATTACCA “L’ARROGANTE OCCUPAZIONE TELEVISIVA” DI BIN BERLUSCOKEN
E’ durata poco l’attesa per la sorpresa annunciata ieri da Roberto Calderoli per ribaltare il voto delle elezioni amministrative a Milano.
In un’intervista alla Padania il ministro leghista ha scoperto le carte svelando quelle che secondo il Carroccio saranno le novità in grado di confermare Letizia Moratti a sindaco del capoluogo lombardo.
Decentramento dei ministeri, riforma del fisco e Senato federale: ecco, afferma Calderoli, le “prossime mosse” del governo.
L’uscita di Calderoli ha fatto venire allo scoperto lo stesso Umberto Bossi. Decentrare alcuni ministeri a Milano e intervenire sulla pressione fiscale, secondo il leader del Carroccio, “sono tutte e due cose possibili”, certo è che “dobbiamo portare i ministeri a Milano e penso ne arriveranno due”.
Parole che dopo il disimpegno della prima fase della campagna elettorale fanno ora da prologo all’annuncio di una partecipazione in prima persona a sostegno di Letizia Moratti. “Sì, mi impegnerò contro Pisapia, perchè rischia di trasformare Milano in una zingaropoli”, ha affermato Bossi.
“Farò almeno un comizio”, ha precisato.
Il leader leghista è intervenuto anche sulle indiscrezioni sui possibili scenari futuri delal maggioranza. “Tremonti è molto amico di Berlusconi, non gli farebbe mai uno scherzo del genere, non accetterebbe”, ha sostenuto Bossi rispondendo alla domanda dei giornalisti se il ministro dell’Economia potrebbe sostuire Berlusconi nel ruolo di premier.
l clima all’interno del centrodestra resta comunque teso e la promessa di portare due ministeri da Roma a Milano sembra preludere a nuovi conflitti. L’annuncio di Bossi e Calderoli è stato subito bocciato come “telenovela” dal sindaco della capitale Gianni Alemanno.
“Ribadisco che sono pure balle – ha tagliato corto Alemanno – i ministeri da Roma non si muovono. La Lega può fare tutti gli annunci che vuole ma Roma è capitale secondo la Costituzione e tutti i ministeri e le agenzie che hanno sede a Roma non si spostano e il Pdl – e lo stesso premier – sono garanti di questa situazione”.
Intanto anche il settimanale cattolico Famiglia Cristiana esprime oggi tutta la sua indignazione per l’occupazione televisiva compiuta l’altra sera da Silvio Berlusconi. Ieri, scrive in un editoriale sul suo sito internet il periodico, “sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l’altra da un giornalismo tv che non tiene dritta la schiena ma si genuflette”.
Se già il titolo del commento rivela gli umori del giornale (“L’arroganza a reti unificate”), il testo scritto da Giorgio Vecchiato è ancora più duro.
Sulle “cinque interviste in un colpo solo” Vecchiato osserva che “è stato lui a imporle. Un primo pacchetto ai tre tg di mediaset, che sono cosa sua sebbene Berlusconi sostenga da sempre di non interessarsi alle sue aziende, almeno in prima persona.
Evidentemente ci sono altre persone cui basta ricevere una telefonata, pronte a obbedir tacendo. Poi i due maggiori tg della Rai, primo e secondo: e qui il discorso, già parecchio delicato, ulteriormente si complica”.
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Maggio 21st, 2011 Riccardo Fucile
SONO BEN 10 LE MOSCHEE SORTE A MILANO DA QUANDO GOVERNANO PDL E LEGA: CHI VOGLIONO PRENDERE PER I FONDELLI?…HANNO VOTATO UN ANNO FA UN EMENDAMENTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA CHE HA INTRODOTTO GIUSTAMENTE i LUOGHI DI CULTO PER TUTTE LE RELIGIONI E ORA SPARANO AI PASSERI?
“Garanzia di luoghi di culto per tutte le religioni rappresentate in città , di ogni culto”. 
L’impegno non è estrapolato dal programma di Giuliano Pisapia, che secondo la Lega in spolvero celodurista vorrebbe riempire Milano di minareti, ma dal Pgt firmato Letizia Moratti e approvato dalla maggioranza in Comune.
Che, con due emendamenti approvati dalla maggioranza nel giugno 2010, prevede la realizzazione delle moschee e anche “le aree di sosta per i nomadi”.
Il consigliere del Carroccio, Matteo Salvini, era assente alla votazione ufficialmente perchè impegnato nel suo incarico di europarlamentare o comunque non ha avuto il coraggio di esprimere il suo dissenso, squagliandosi.
Gli sarà sfuggito il Pgt voluto dalla maggioranza di cui ha fatto parte per cinque anni, tanto da essersi guadagnato la poltrona di vicesindaco in caso di vittoria della Moratti.
Va detto: Salvini ha spesso criticato le decisioni della giunta, come su Ecopass.
Salvo però allinearsi allegramente.
“Ma ero da solo”, ripete.
Come se uno anche da solo non potesse votare contro.
In realtà al momento l’unico confermato sarebbe ancora Salvini, con le 8913 preferenze, gli altri sei consiglieri di cui parla gli sono stati garantiti da Moratti: in caso di vittoria il premio di maggioranza sarà spartito anche con il Carroccio.
Così Salvini si impegna in una campagna elettorale dagli antichi toni belligeranti che ricorda quella di dieci anni fa, quando i vari Borghezio giravano per Milano gridando “Bastoni a Palazzo Marino”.
Uno slogan studiato per il candidato consigliere Massimiliano Bastoni che però non ha mai avuto grande fortuna: lunedì ha conquistato appena 602 voti.
Ed è il secondo più votato dopo Salvini.
Visti i “risultati” è difficile immaginare che il Pdl sia disposto a lasciare posti in consiglio, considerato che 600 voti li ha presi il 31esimo candidato della lista. Ma in campagna elettorale è lecito dire di tutto.
Soprattutto se il candidato sindaco che si sponsorizza deve recuperare sette punti di distacco dall’avversario in due settimane.
Si spara su Pisapia. E sul suo programma.
“Trasformeranno Milano in una zingaropoli”, è l’accusa più gettonata.
Ma anche “Pisapia vuole costruire la moschea più grande d’Europa” piace molto, tanto che persino Silvio Berlusconi, nella maratona televisiva serale (cinque tg diversi: Studio Aperto, Tg4, Tg5, Tg1 e Tg2), lo dice: “La sinistra prevede la costruzione di una grande moschea”.
Ignorando però che a Milano di moschee ce ne sono già dieci, abusive e non. Tutte sorte in questi anni in cui il comune è stato guidato proprio dal centrodestra.
Da viale Jenner a via Padova, poi Cascina Gobba, via Quaranta, via Stadera, via Meda e altre.
Luoghi di culto. Indispensabili in una città che aspira a tornare a essere una metropoli europea, tanto che la giunta di Letizia Moratti ha dovuto far fronte al problema e ha inserito nel Pgt la “garanzia di costruire luoghi di culto per tutte le religioni rappresentate in città ”.
Approvato dal consiglio.
Così come approvati dalla maggioranza due emendamenti al testo che hanno specificato come la garanzia è “per ogni culto”.
Così a Milano oggi è riconosciuto il diritto per tutte le religioni di richiedere aree dove poter realizzare i propri luoghi di culto.
Un Pgt fortemente voluto da Carlo Masseroli, assessore ciellino della giunta morattiana. In pieno accordo con il sindaco e con la maggioranza.
Eppure i manifesti della Lega recitano “Milano zingaropoli con Pisapia, più campi nomadi e la più grande moschea d’Europa”.
Il candidato del centrosinistra ovviamente smentisce e smaschera per primo il giochino della maggioranza: “Mi accusano di voler prevedere una struttura multiculturale e multietnica dicendo che comporterebbe decine di moschee, la zingaropoli; ma dovrebbero considerare quanta credibilità ha questa affermazione. Bossi e tanti elettori della Lega non sanno che il centro multiculturale è già previsto dal piano di governo del territorio approvato dal centrodestra”.
Nel dettaglio entra Pierfrancesco Maran, consigliere uscente del Pd e riconfermato con 3530 preferenze. “In occasione dell’adozione del Pgt, nel luglio del 2010, il consiglio con una votazione bipartisan aveva introdotto le innovazioni sul diritto ai luoghi di culto. E, sempre il consiglio comunale, a maggioranza, questa volta con il solo voto del centrodestra e di Letizia Moratti, aveva poi approvato l’intero Piano. Se Letizia Moratti ha cambiato idea deve proporre una modifica, cioè una variazione, del suo Pgt, intervenendo contro se stessa”.
La Lega fa finta di nulla.
Igor Iezzi, segretario provinciale e candidato consigliere comunale sconfitto con appena 363 voti, ribatte che il Pgt “è stato approvato in Consiglio comunale senza il nostro voto”.
Il determinante voto leghista?
Se ci fosse stato l’eurodeputato Salvini il Pgt mica sarebbe stato approvato.
Il pallista non ha neanche avuto il coraggio di essere presente e votare contro, figurarsi…
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Maggio 20th, 2011 Riccardo Fucile
A NAPOLI ASSEDIATA DAI RIFIUTI LO STAFF DI LETTIERI PREFERISCE CHE IL PREMIER NON INTERVENGA… E ANCHE A MILANO NESSUNO INSISTE PERCHE’ SI FACCIA VIVO
In quell’area di misteriose percezioni che si colloca fra le sorprese politiche del dopo-voto e
i possibili imprevisti dei ballottaggi, per la prima volta sembra di scorgere la figura, fino all’altro giorno neppure lontanamente immaginabile, del Cavalier negletto, e cioè di un presidente del Consiglio sull’orlo del più garbato respingimento, e comunque dissuaso dall’intervenire in città con comizi o manifestazioni per non pregiudicare il risultato.
No, grazie: meglio di no.
Sembra che a Napoli, da Berlusconi “restituita all’occidente”, anche se ancora sommersa da cumuli d’immondizia, sia partita dalle parti dello staff di Lettieri una specie di richiesta a Palazzo Grazioli.
Dove peraltro è da giorni che stanno valutando il grado e il tipo di coinvolgimento del leader di qui al secondo turno.
E lo stesso a Milano.
Ieri La Russa, che pure qualche responsabilità in ambito locale ce l’avrebbe anche avuta, si è imbarcato in una specie di perifrasi secondo cui nella campagna elettorale per il ballottaggio “è giusto che ci sia una presenza quasi esclusivamente del sindaco, il protagonista deve essere lui, in primo piano devono esserci la personalità e i progetti del sindaco”.
Che tradotto, o se si vuole letto alla rovescia in ogni caso vuol dire: il Cavaliere stavolta non s’impegni.
Che tanto utile alla causa non è stato.
Chi l’avrebbe mai detto.
E chi mai avrebbe potuto credere che dinanzi a questo genere di appelli, a queste espressioni di cortese opportunismo l’uomo che più di ogni altro si è fatto forte del suo personaggio, anima e corpo, cuore e passione, il premier che non ha mai perso occasione per raccontare storielle o fare lo spiritoso sul bunga bunga, il leader dell’attacco selvaggio ai magistrati come pure il teorico attuatore del “Ghe pensi mi”, ecco, impressiona che lo stesso Berlusconi, da quanto si capisce, stia anche lui calcolando se adesso gli conviene “metterci la faccia” più di quanto abbia già fatto e in particolare là dove l’esito è tutt’altro che scontato.
Vittima a Napoli, si direbbe, del suo stesso miracolismo: e il pensiero vola a piazza Plebiscito quando tre anni fa gli misero una ramazza in mano e lui trionfalmente la usò davanti alle telecamere per spazzare via dei rifiuti sparsi per terra pochi minuti prima dalla Protezione civile.
Così come a Milano il Cavaliere è rimasto vittima del suo stesso manicheismo, che ancora una volta – l’ha detto pure Confalonieri! – l’ha portato oltre i limiti della misura e buon senso, altro che il partito dell’amore!
E sia chiaro: tutto questo non significa che il berlusconismo è evaporato; o che l’esito terminale della sua stagione, la famosa “fine” di cui si parla almeno da un paio d’anni, va finalmente configurandosi in una sempre meno lenta consumazione.
Ma certo da lunedì pomeriggio il caso Berlusconi è mutato di segno; c’è ora un prima e un poi, e tanto più si avverte questo confine pensando al vuoto, al silenzio, alla scomparsa, all’isolamento, per non dire alla solitudine che caratterizza la figura del leader in queste interminabili giornate da lui vissute non soltanto sotto il segno della sconfitta, ma forse anche accompagnate dal sospetto di essere diventato un boomerang elettorale.
Filtra che prima o poi apparirà in televisione.
Sta pensando dove e con chi.
Ma alla buon’ora! Non fu così nell’aprile del 2005, quando dopo un’altra disfatta elettorale (sei regioni perse, due milioni di voti bruciati), il martedì post-elettorale Cavaliere si presentò a sorpresa nella tana del lupo, a Ballarò, e lì per due ore da solo fece un numero pazzesco battagliando con D’Alema, con Rutelli e anche con Floris. Altri tempi!
Tutto sembra ora per Berlusconi più complicato e definitivo, e a volte anche grottesco come suonava l’altro giorno un comunicato che in pieno bailamme dava conto di un lungo incontro del presidente del Consiglio con il presidente del Gabon.
Ed è vero che più gli eventi incombono, e meno se ne afferra l’avvicinarsi.
Ma rivista con il senno di poi, la campagna elettorale berlusconiana appare nelle sue pieghe pregna di segni drammatici, ansiogeni, allarmanti: “Mi azzannano da tutte le parti”, “vogliono farmi il funerale”, mi vogliono dare in pasto ai Pm di sinistra”, se questi ultimi dovessero prevalere, “mi spolperebbero, mi toglierebbero le aziende, dovrei lasciare l’Italia”, “mi fanno intorno terra bruciata”.
E anche qui dentro sta il frutto avvelenato del partito tecno-carismatico, del tele-populismo, delle semplificazioni mediatiche: in questo pauroso oscillare tra la maestà del comando e la rovina di una sconfitta che è sempre tutta personale, senza complici e senza pietà .
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica“)
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Maggio 20th, 2011 Riccardo Fucile
A MILANO SPIRA ORMAI VENTO CONTRARIO AL PARTITO DEI PATACCARI: POCO PRIMA PER PISAPIA C’ERANO STATI SOLO APPLAUSI… CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO
Una selva di fischi ha accolto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che a sorpresa ha deciso
di intervenire ad un presidio organizzato dalle associazioni a sostegno dei disabili sotto il Pirellone per denunciare i tagli del Governo.
Presidio a cui era intervenuto poco prima Giuliano Pisapia tra gli applausi.
La partecipazione del candidato sindaco del centrosinistra era annunciata già da ieri, mentre quella di Moratti è stata deciso all’ultimo minuto.
Avvisata da Formigoni del presidio di fronte al palazzo della Regione, il sindaco uscente ha deciso di intervenire.
“Sono stata invitata dal Presidente Formigoni, che mi ha detto che c’era questa riunione”, ha ammesso lei stessa.
Pisapia e Moratti non si sono incrociati per pochi minuti. E non si incontreranno neanche negli studi di Porta a Porta.
Il candidato del centrosinistra ha infatti rifiutato l’invito di Bruno Vespa, ”vista la scorrettezza che nel confronto che ha preceduto il primo turno ha indotto Pisapia a querelare la Moratti per diffamazione aggravata”.
Stamani alla manifestazione, poco prima dell’arrivo del sindaco era stato invece letteralmente acclamato il candidato del centrosinistra.
”Il mio impegno — ha detto Pisapia- è far sì che dove troverò sprechi, le priorità vadano a chi ogni giorno vede un proprio diritto violato”.
Se a Pisapia sono andati applausi e incoraggiamenti per il ballottaggio, una diversa accoglienza i disabili l’hanno riservata prima al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, nel frattempo arrivato al presidio, e soprattutto a Letizia Moratti, verso cui sono partiti i fischi prima ancora che arrivasse, al solo citare il suo nome.
Nonostante gli appelli alla moderazione dell’organizzatore del presidio, Letizia Moratti è stata fatta oggetto di dileggi e disapprovazione.
“Conosco i vostri problemi — ha detto il sindaco — condivido le vostre posizioni e mi farò parte attiva con il ministro Sacconi per eliminare questi tagli. Milano in questi anni ha dato di più proprio perchè il Governo aveva dato di meno”. La stessa promessa era stata fatta poco prima anche da Formigoni, che aveva assicurato di impegnarsi per eliminare i tagli all’assistenza dei disabili.
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Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile
“NON LASCIAMO LA NOSTRA CITTA’ IN MANO ALLA SINISTRA DEI CENTRI SOCIALI” DOVEVA ESSERE LO SLOGAN, MA NELLA STESURA DEFINITIVA E’ STATO TAGLIATO OGNI RIFERIMENTO… NEL PDL CHI SI SVEGLIA PRIMA IL MATTINO DETTA LA LINEA
E’ partita la controffensiva del Pdl per il ballottaggio di Milano: da stamane in città sono apparsi i tanti annunciati poster con l’appello ai cittadini a non lasciare il governo del capoluogo lombardo alla sinistra.
«Forza Milano! Non lasciamo la nostra città in mano alla sinistra»: questo lo slogan che dalle prime ore di oggi campeggia in moltissimi cartelloni per la propaganda elettorale.
Dove è stato possibile gli attacchini hanno affisso i manifesti accanto a quelli arancioni di Giuliano Pisapia, che fin dall’alba di martedì ringraziano i milanesi per il risultato del primo turno con lo slogan: «Grazie Milano – Ora si cambia davvero».
I cartelloni del centrodestra, commissionati dal gruppo «Forza Silvio» del deputato Antonio Palmieri, sono su fondo azzurro ed espongono in bella evidenza il simbolo del Pdl con la scritta «Berlusconi per Letizia Moratti».
Lo slogan è stato parzialmente modificato rispetto a quello che fin da ieri era stato pubblicato sulla pagina Facebook di Silvio Berlusconi: è stato tolto il riferimento ai centri sociali.
La prima versione recitava infatti: «Non lasciamo la nostra città in mano alla sinistra dei centri sociali».
Accanto alla campagna di affissioni, il Pdl si sarebbe strutturato per battere fin da oggi ogni quartiere di Milano con squadre composte da parlamentari, consiglieri regionali e candidati ai consigli comunali e di zona, per fare propaganda a sostegno di Letizia Moratti in vista del voto del 29 e 30 maggio.
Ammesso che qualcuno si faccia vedere, visto che hanno dovuto pagare 30 euro a testa 100 ragazzi per riempire il cinema in cui aveva parlato la Moratti nell’ultima manifestazione elettorale.
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