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AGENDA MONTI, ECCO IL MANIFESTO POLITICO DEL PROFESSORE; DALLA LOTTA ALLA CASTA ALLE RIDUZIONE DELLE TASSE

Dicembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

LEGGE ANTICORRUZIONE E RITORNO DEL FALSO IN BILANCIO…MENO SOLDI PUBBLICI AI PARTITI E TRASPARENZA… FISCO PIU’ SEMPLICE

Meno soldi pubblici ai partiti, più trasparenza nella gestione dei fondi.
Un ritorno alla carica su legge anticorruzione e falso in bilancio. Nessun passo indietro sulla riforma del lavoro.
Spesa pubblica sì, ma per la crescita economica e solo dopo aver tagliato gli sprechi.
Un fisco più semplice ed equo e lotta all’evasione fiscale, anche se la riduzione delle tasse è sottoposta alle “condizioni” che si verificheranno.
E una nuova legge elettorale, subito.
Ecco finalmente il testo integrale dell’”Agenda Monti“, il documento che il Presidente del consiglio uscente propone come faro illuminante della prossima legislature e come condizione per accettare (“su richiesta”) un ritorno a Palazzo Chigi nel caso le urne non restituissero un vincitore netto, soprattutto per quanto riguarda la maggioranza al Senato, dove Monti gode di una scranno a vita.
Più che un’”Agenda”, quello di Monti appare come un vero e proprio manifesto, dal quale traspare l’ambizione non solo di indicare un programma, ma di rivoluzionare il modo in cui si fa politica in Italia.
”A quelle forze che manifestassero un’adesione convinta e credibile, sarei pronto a dare il mio apprezzamento e incoraggiamento e, se richiesto, una guida” scrive Monti nella lettera di introduzione del documento, che mette nero su bianco l’annuncio sul suo possibile futuro politico dato nella conferenza stampa di fine anno.
“Mi auguro che le idee contenute nell’agenda possano contribuire ad orientare le forze politiche nel dibattito elettorale dei prossimi mesi e a suscitare energie nuove presenti nella società  civile”.
Questa presa di posizione, precisa, “ovviamente non coinvolge nessuno dei ministri che con me hanno collaborato e di cui sono orgoglioso”.
PARTITI: MENO SOLDI PUBBLICI, PIU’ TRASPARENZA.
”Gli italiani hanno accettato sacrifici economici e sociali molto pesanti, mostrando un elevato senso di responsabilità  civile e di comprensione della gravità  del momento vissuto dal Paese”, si legge nell’Agenda Monti. Devono essere dunque “meno comprensivi verso la cattiva politica e i comportamenti non virtuosi di coloro che hanno responsabilità  politiche, a tutti i livelli. Serve riconciliare la politica con i cittadini per far sì che i cittadini si riconcilino con la politica, mettendo in campo regole chiare e rigorose per l’attività  di partiti e istituzioni, imponendo standard di totale trasparenza e di integrità ”.
Il manifesto del professore definisce “inaccettabili” i “recenti episodi di corruzione e malcostume emersi nelle cronache”.
Che rendono necessaria “una sterzata: la drastica riduzione dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali, con l’introduzione di una disciplina di trasparenza dei bilanci con la perfetta tracciabilità  dei finanziamenti privati e una soglia massima per gli stessi contributi”.
E ancora, “chi riveste cariche pubbliche dovrà  dichiarare i propri interessi economici e patrimoniali al momento dell’ingresso in carica e alla fine del suo incarico, in modo da verificare eventuali casi di arricchimento indebito. Va previsto il divieto di cumulo tra indennità  parlamentare e le retribuzioni da altre attività  professionali”.
ANTICORRUZIONE E FALSO IN BILANCIO
L’”agenda” non si occupa solo di moralità  pubblica: “Deve ora essere impostata una azione generale di rafforzamento del principio di legalità  e trasparenza e di condanna dell’illegalità ”.
Per farlo, “va introdotta una coerente disciplina del falso in bilancio e completata la normativa sull’anticorruzione, l’antiriciclaggio e l’autoriciclaggio. Va rivista la riduzione dei termini di prescrizione per garantire in modo più adeguato l’azione di prevenzione e contrasto di diversi gravi reati”.
NUOVA LEGGE ELETTORALE
”Il primo atto del nuovo Parlamento deve essere la riforma della legge elettorale, così da restituire ai cittadini la scelta effettiva dei governi e dei componenti delle Camere”, si legge nell’agenda Monti.
LAVORO, INDIETRO NON SI TORNA.
Secondo l’Agenda, la riforma del mercato del lavoro “rappresenta un passo avanti fondamentale del nostro Paese verso un modello di flessibilità  e sicurezza vicino a quello vincente realizzato nei Paesi scandinavi e dell’Europa del Nord”.
Ma, aggiunge, la modernizzazione del mercato del lavoro italiano richiederà  inoltre di intervenire innanzitutto per “una drastica semplificazione normativa e amministrativa in materia di lavoro.
Un corpus di regole più semplice, più snello, che non sia una barriera, ma una carta da giocare con chi vuole investire e creare lavoro nel Paese. Senza perdere niente in garanzie di sicurezza dei lavoratori o tutela dei diritti”.
Secondo Monti, occorrerà  superare “il dualismo tra lavoratori sostanzialmente dipendenti protetti e non protetti.
Bisognerà  “ridurre a un anno al massimo il tempo medio del passaggio da un’occupazione all’altra rendendo più fluido e sicuro il passaggio dei lavoratori dalle imprese in crisi o comunque meno produttive a quelle più produttive o comunque in fase di espansione”.
Sarà  necessario “coniugare il massimo possibile di flessibilità  delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza economica e professionale dei lavoratori nel mercato del lavoro”.
Infine, si dovrà  lavorare per “spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva, favorendo il collegamento di una parte maggiore delle retribuzioni alla produttività  o alla redditività  delle aziende attraverso forme di defiscalizzazione, come avvenuto nell’accordo firmato dalle parti sociali nell’ottobre scorso”.
GIOVANI, UN PIANO PER L’OCCUPAZIONE.
“I giovani sono stati al centro di molte misure adottate dal governo. Bisogna rilanciare con un Piano occupazione giovanile con incentivi a sostegno della formazione e dell’inserimento nel mercato del lavoro e con forme di detassazione per chi assume lavoratori tra i 18 e i 30 anni”.
PIU’ INVESTIMENTI PUBBLICI, MA PER LA CRESCITA.
“Se la corsa della spesa pubblica non viene fermata e la dinamica del debito non è invertita, il Paese non può ripartire”, è l’analisi contenuta nell’agenda di Monti.
“Ma i tagli devono avvenire in modo intelligente e selettivo. Spending review non vuol dire solo ‘meno spesa’, ma ‘migliore spesa’.
Vuol dire eliminare ciò che non è efficace o non ha ragioni di essere mantenuto e creare spazi per la spesa che produce crescita.
E’ necessario creare gli spazi per aumentare gli investimenti pubblici per la crescita e l’occupazione, invertendo il trend discendente di questi ultimi anni”.
Perchè secondo il professore “la crescita si può costruire solo su finanze pubbliche sane”.
Si possono “anche criticare obblighi europei, e anche il governo le ha criticate, per certi aspetti, ma bisogna ricordare che esse sono oggi il test della credibilità  della politica fiscale seguita dagli Stati che devono rientrare da un debito eccessivo.
Bisogna rovesciare la prospettiva e prendere il quadro europeo come lo stimolo a cercare la crescita dove essa è veramente, nelle innovazioni, nella maggiore produttività , nella eliminazione di sprechi”
FISCO PIU’ SEMPLICE ED EQUO.
Sul fronte fiscale, spiega il documento, “servono meccanismi di misurazione della ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali. In questo modo”, afferma l’Agenda, “il fisco diventa strumento per perseguire anche obiettivi di maggiore equità  nella distribuzione del peso dell’aggiustamento. Bisogna inoltre realizzare un nuovo Patto tra fisco e contribuenti per un fisco più semplice, più equo e più orientato alla crescita. Seguendo l’impostazione tracciata dalla legge delega in materia fiscale, il cui esame non è stato completato dal Parlamento, occorre riformare il sistema tributario”.
MENO TASSE (SE POSSIBILE).
Su questo fronte, Monti rivendica i risultati ottenuti in un anno di governo e lascia intravedere la possibilità  di una riduzione delle tasse: “L’aggiustamento fiscale compiuto quest’anno a prezzo di tanti sacrifici degli italiani ha impresso una svolta”.
Con l’avanzo primario raggiunto,” il debito è posto su un sentiero di riduzione costante a partire dal prossimo anno. Per questo, se si tiene la rotta, ridurre le tasse diventa possibile. Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa”.
L’obiettivo potrà  essere raggiunto anche attraverso la redistribuzione del reddito. “Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio“.
ANCORA LOTTA ALL’EVASIONE.
“In questo anno è stata fatta una lotta all’evasione fiscale profonda, che ha raccolto 13 miliardi di maggiori entrate. E’ una questione di finanza pubblica. E’ una questione di legalità .
E’ una questione di equità ”.
E’ quanto si legge nell’Agenda Monti, secondo cui “chi froda il fisco mette le mani nelle tasche dello Stato e riduce i servizi che esso può fornire a tutti i cittadini.
L’azione di contrasto all’evasione fiscale deve però essere proseguita attraverso interventi finalizzati a identificare innanzitutto le grandi aree di illegalità . E’ inoltre essenziale introdurre meccanismi di tracciabilità  dei pagamenti”.
SCUOLA, INVESTIRE SU CAPITALE UMANO.
Sul fronte dell’istruzione ”c’è bisogno di invertire la rotta”.
L’Agenda Monti si prefigge di “rompere uno schema culturale per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati.
Gli insegnanti devono essere rimotivati e il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità . Il modello organizzativo — si legge nel programma messo a punto dal premier — deve cambiare puntando su autonomia e responsabilità  come principi fondanti”. In tema di valutazione, “da subito occorre completare e rafforzare il nuovo sistema di valutazione centrato su Invalsi e Indire, basato su indici di performance oggettivi e calibrati sulle caratteristiche del bacino di utenza e dei livelli di entrata degli studenti”.
Occorre inoltre “inserire con gradualità  meccanismi di incentivazione dei dirigenti scolastici basati sulla valutazione del rendimento della struttura ad essi assegnata, e degli insegnanti, ad esempio attraverso un premio economico annuale agli insegnanti che hanno raggiunto i migliori risultati”. Man mano che riduce il debito pubblico e si tagliano le spese inutili, conclude l’Agenda del professore, “possiamo creare nuovi spazi per investimenti nell’istruzione.
La priorità  dei prossimi cinque anni è fare un piano di investimenti in capitale umano“.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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AGENDA MONTI, ECCO IL MANIFESTO POLITICO DEL PROFESSORE: DALLA LOTTA ALLA CASTA ALLE RIDUZIONE DELLE TASSE

Dicembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

LEGGE ANTICORRUZIONE E RITORNO DEL FALSO IN BILANCIO…MENO SOLDI PUBBLICI AI PARTITI E TRASPARENZA… FISCO PIU’ SEMPLICE

Meno soldi pubblici ai partiti, più trasparenza nella gestione dei fondi.
Un ritorno alla carica su legge anticorruzione e falso in bilancio. Nessun passo indietro sulla riforma del lavoro.
Spesa pubblica sì, ma per la crescita economica e solo dopo aver tagliato gli sprechi.
Un fisco più semplice ed equo e lotta all’evasione fiscale, anche se la riduzione delle tasse è sottoposta alle “condizioni” che si verificheranno.
E una nuova legge elettorale, subito.
Ecco finalmente il testo integrale dell’”Agenda Monti“, il documento che il Presidente del consiglio uscente propone come faro illuminante della prossima legislature e come condizione per accettare (“su richiesta”) un ritorno a Palazzo Chigi nel caso le urne non restituissero un vincitore netto, soprattutto per quanto riguarda la maggioranza al Senato, dove Monti gode di una scranno a vita.
Più che un’”Agenda”, quello di Monti appare come un vero e proprio manifesto, dal quale traspare l’ambizione non solo di indicare un programma, ma di rivoluzionare il modo in cui si fa politica in Italia.
”A quelle forze che manifestassero un’adesione convinta e credibile, sarei pronto a dare il mio apprezzamento e incoraggiamento e, se richiesto, una guida” scrive Monti nella lettera di introduzione del documento, che mette nero su bianco l’annuncio sul suo possibile futuro politico dato nella conferenza stampa di fine anno.
“Mi auguro che le idee contenute nell’agenda possano contribuire ad orientare le forze politiche nel dibattito elettorale dei prossimi mesi e a suscitare energie nuove presenti nella società  civile”.
Questa presa di posizione, precisa, “ovviamente non coinvolge nessuno dei ministri che con me hanno collaborato e di cui sono orgoglioso”.
PARTITI: MENO SOLDI PUBBLICI, PIU’ TRASPARENZA.
”Gli italiani hanno accettato sacrifici economici e sociali molto pesanti, mostrando un elevato senso di responsabilità  civile e di comprensione della gravità  del momento vissuto dal Paese”, si legge nell’Agenda Monti. Devono essere dunque “meno comprensivi verso la cattiva politica e i comportamenti non virtuosi di coloro che hanno responsabilità  politiche, a tutti i livelli. Serve riconciliare la politica con i cittadini per far sì che i cittadini si riconcilino con la politica, mettendo in campo regole chiare e rigorose per l’attività  di partiti e istituzioni, imponendo standard di totale trasparenza e di integrità ”.
Il manifesto del professore definisce “inaccettabili” i “recenti episodi di corruzione e malcostume emersi nelle cronache”.
Che rendono necessaria “una sterzata: la drastica riduzione dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali, con l’introduzione di una disciplina di trasparenza dei bilanci con la perfetta tracciabilità  dei finanziamenti privati e una soglia massima per gli stessi contributi”.
E ancora, “chi riveste cariche pubbliche dovrà  dichiarare i propri interessi economici e patrimoniali al momento dell’ingresso in carica e alla fine del suo incarico, in modo da verificare eventuali casi di arricchimento indebito. Va previsto il divieto di cumulo tra indennità  parlamentare e le retribuzioni da altre attività  professionali”.
ANTICORRUZIONE E FALSO IN BILANCIO
L’”agenda” non si occupa solo di moralità  pubblica: “Deve ora essere impostata una azione generale di rafforzamento del principio di legalità  e trasparenza e di condanna dell’illegalità ”.
Per farlo, “va introdotta una coerente disciplina del falso in bilancio e completata la normativa sull’anticorruzione, l’antiriciclaggio e l’autoriciclaggio. Va rivista la riduzione dei termini di prescrizione per garantire in modo più adeguato l’azione di prevenzione e contrasto di diversi gravi reati”.
NUOVA LEGGE ELETTORALE
”Il primo atto del nuovo Parlamento deve essere la riforma della legge elettorale, così da restituire ai cittadini la scelta effettiva dei governi e dei componenti delle Camere”, si legge nell’agenda Monti.
LAVORO, INDIETRO NON SI TORNA.
Secondo l’Agenda, la riforma del mercato del lavoro “rappresenta un passo avanti fondamentale del nostro Paese verso un modello di flessibilità  e sicurezza vicino a quello vincente realizzato nei Paesi scandinavi e dell’Europa del Nord”.
Ma, aggiunge, la modernizzazione del mercato del lavoro italiano richiederà  inoltre di intervenire innanzitutto per “una drastica semplificazione normativa e amministrativa in materia di lavoro.
Un corpus di regole più semplice, più snello, che non sia una barriera, ma una carta da giocare con chi vuole investire e creare lavoro nel Paese. Senza perdere niente in garanzie di sicurezza dei lavoratori o tutela dei diritti”.
Secondo Monti, occorrerà  superare “il dualismo tra lavoratori sostanzialmente dipendenti protetti e non protetti.
Bisognerà  “ridurre a un anno al massimo il tempo medio del passaggio da un’occupazione all’altra rendendo più fluido e sicuro il passaggio dei lavoratori dalle imprese in crisi o comunque meno produttive a quelle più produttive o comunque in fase di espansione”.
Sarà  necessario “coniugare il massimo possibile di flessibilità  delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza economica e professionale dei lavoratori nel mercato del lavoro”.
Infine, si dovrà  lavorare per “spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva, favorendo il collegamento di una parte maggiore delle retribuzioni alla produttività  o alla redditività  delle aziende attraverso forme di defiscalizzazione, come avvenuto nell’accordo firmato dalle parti sociali nell’ottobre scorso”.
GIOVANI, UN PIANO PER L’OCCUPAZIONE.
“I giovani sono stati al centro di molte misure adottate dal governo. Bisogna rilanciare con un Piano occupazione giovanile con incentivi a sostegno della formazione e dell’inserimento nel mercato del lavoro e con forme di detassazione per chi assume lavoratori tra i 18 e i 30 anni”.
PIU’ INVESTIMENTI PUBBLICI, MA PER LA CRESCITA.
“Se la corsa della spesa pubblica non viene fermata e la dinamica del debito non è invertita, il Paese non può ripartire”, è l’analisi contenuta nell’agenda di Monti.
“Ma i tagli devono avvenire in modo intelligente e selettivo. Spending review non vuol dire solo ‘meno spesa’, ma ‘migliore spesa’.
Vuol dire eliminare ciò che non è efficace o non ha ragioni di essere mantenuto e creare spazi per la spesa che produce crescita.
E’ necessario creare gli spazi per aumentare gli investimenti pubblici per la crescita e l’occupazione, invertendo il trend discendente di questi ultimi anni”.
Perchè secondo il professore “la crescita si può costruire solo su finanze pubbliche sane”.
Si possono “anche criticare obblighi europei, e anche il governo le ha criticate, per certi aspetti, ma bisogna ricordare che esse sono oggi il test della credibilità  della politica fiscale seguita dagli Stati che devono rientrare da un debito eccessivo.
Bisogna rovesciare la prospettiva e prendere il quadro europeo come lo stimolo a cercare la crescita dove essa è veramente, nelle innovazioni, nella maggiore produttività , nella eliminazione di sprechi”
FISCO PIU’ SEMPLICE ED EQUO.
Sul fronte fiscale, spiega il documento, “servono meccanismi di misurazione della ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali. In questo modo”, afferma l’Agenda, “il fisco diventa strumento per perseguire anche obiettivi di maggiore equità  nella distribuzione del peso dell’aggiustamento. Bisogna inoltre realizzare un nuovo Patto tra fisco e contribuenti per un fisco più semplice, più equo e più orientato alla crescita. Seguendo l’impostazione tracciata dalla legge delega in materia fiscale, il cui esame non è stato completato dal Parlamento, occorre riformare il sistema tributario”.
MENO TASSE (SE POSSIBILE).
Su questo fronte, Monti rivendica i risultati ottenuti in un anno di governo e lascia intravedere la possibilità  di una riduzione delle tasse: “L’aggiustamento fiscale compiuto quest’anno a prezzo di tanti sacrifici degli italiani ha impresso una svolta”.
Con l’avanzo primario raggiunto,” il debito è posto su un sentiero di riduzione costante a partire dal prossimo anno. Per questo, se si tiene la rotta, ridurre le tasse diventa possibile. Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa”.
L’obiettivo potrà  essere raggiunto anche attraverso la redistribuzione del reddito. “Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio“.
ANCORA LOTTA ALL’EVASIONE.
“In questo anno è stata fatta una lotta all’evasione fiscale profonda, che ha raccolto 13 miliardi di maggiori entrate. E’ una questione di finanza pubblica. E’ una questione di legalità .
E’ una questione di equità ”.
E’ quanto si legge nell’Agenda Monti, secondo cui “chi froda il fisco mette le mani nelle tasche dello Stato e riduce i servizi che esso può fornire a tutti i cittadini.
L’azione di contrasto all’evasione fiscale deve però essere proseguita attraverso interventi finalizzati a identificare innanzitutto le grandi aree di illegalità . E’ inoltre essenziale introdurre meccanismi di tracciabilità  dei pagamenti”.
SCUOLA, INVESTIRE SU CAPITALE UMANO.

Sul fronte dell’istruzione ”c’è bisogno di invertire la rotta”.
L’Agenda Monti si prefigge di “rompere uno schema culturale per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati.
Gli insegnanti devono essere rimotivati e il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità . Il modello organizzativo — si legge nel programma messo a punto dal premier — deve cambiare puntando su autonomia e responsabilità  come principi fondanti”. In tema di valutazione, “da subito occorre completare e rafforzare il nuovo sistema di valutazione centrato su Invalsi e Indire, basato su indici di performance oggettivi e calibrati sulle caratteristiche del bacino di utenza e dei livelli di entrata degli studenti”.
Occorre inoltre “inserire con gradualità  meccanismi di incentivazione dei dirigenti scolastici basati sulla valutazione del rendimento della struttura ad essi assegnata, e degli insegnanti, ad esempio attraverso un premio economico annuale agli insegnanti che hanno raggiunto i migliori risultati”. Man mano che riduce il debito pubblico e si tagliano le spese inutili, conclude l’Agenda del professore, “possiamo creare nuovi spazi per investimenti nell’istruzione.
La priorità  dei prossimi cinque anni è fare un piano di investimenti in capitale umano“.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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MONTI TENTA LA RIVOLUZIONE DELLA POLITICA ITALIANA: NON PIU’ UN LEADER CHE IMPONE LA PROPRIA POLITICA, MA LE PRIORITA’ DEL PAESE CHE INCORONANO IL LEADER

Dicembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

MONTI, NON SOLO AGENDA, MA IL TENTATIVO DI USCIRE DAL VENTENNIO BERLUSCONIANO

Mario Monti è in campo. A modo suo. Con l’idea non solo di dare un’agenda politica credibile al Paese, ma anche di rivoluzionare il modo con cui si è fatto politica negli ultimi vent’anni.
Non più un leader che impone la propria politica al Paese, ma le priorità  del Paese che disegnano e incoronano il leader che può centrare gli obiettivi. Uomini al servizio della comunità , dunque, non più i cittadini che “servono” le istanze dei partiti assecondandone, con il voto, gli appetiti.
Si potrebbe parlare di vera rivoluzione se non fosse che la parola appare stonata   visto che il protagonista è un conservatore, ma di certo quello che cercherà  di imporre Monti è un netto cambio di registro; non più una convergenza su un nome e su una leadership, ma l’idea — forte — di scompaginare il sistema partendo dai programmi.
“Questa è la mia agenda — ha detto Monti — mi piacerebbe che ci fosse un’ampia convergenza dei partiti su queste idee”.
Non andrà  al Quirinale, Monti. Lo ritiene “altamente improbabile”.
A palazzo Chigi, invece, tornerebbe eccome, casomai sospinto dall’onda di rinnovamento da lui stesso creata o, più verosimilmente, dall’assoluta ingovernabilità  del sistema che anche questa sua singolare “salita in campo” contribuisce a rendere più che probabile. Soprattutto al Senato.
Monti dopo Monti.
Il quadro comincia a chiarirsi.
Come si fa luce sul disegno “etico” del Professore legato alla politica.
Che deve tornare ad essere di servizio al cittadino e non motivo di potere per accrescere il proprio patrimonio e i propri affari: l’opposto esatto del berlusconismo.
Mario Monti, insomma, vuole ridiscutere le regole del gioco.
E lo vuole fare in un momento come questo in cui la sua immagine è ancora forte; tra qualche tempo potrebbe non essere più possibile, i sondaggi persistono nel non concedergli numeri lusinghieri.
Tant’è che se quella futura compagine politica che potrebbe aggregarsi intorno al suo programma non dovesse avere un riscontro netto dalle urne (si sta parlando, comunque, di un massimo del 15% difficile da raggiungere), per Monti sarà  senz’altro una sconfitta.
Ma al di là  del risultato elettorale, di sicuro questo suo aver lanciato un sasso nello stagno rischia di creare un vortice tale da rendere impossibile, poi, un ritorno all’antico.
Che per noi è, comunque, ancora il presente. Il “seme” di Monti costringerà  tutti a trovare un nuovo modo di intendere, leggere e declinare la politica.
Non tutti sono disposti a farlo, pochi vogliono rimettersi in discussione.
Non è un caso, infatti, se i segretari politici hanno accolto comunque con freddezza le parole di Monti.
Certo, il pensiero è all’immediato e a una campagna elettorale che, da oggi, non si potrà  più intendere come qualcuno s’immaginava impunemente di poter continuare a fare da indiscusso padrone delle ferriere.
La reazione scomposta di Berlusconi, ospite da Giletti, davanti ad un incalzare di domande alle quali non è certo abituato, hanno reso palpabile che il sistema sta uscendo dalle dinamiche e dal torpore del ventennio a colori.
Se nel segno di Monti lo si vedrà  presto.
Di fatto, però, la prossima campagna elettorale avrà  nel Professore un protagonista in più.
E’ “salito” in politica e lo ha fatto con una schiettezza senza precedenti: archiviato quasi con ferocia il suo predecessore Berlusconi — al quale ha riservato una lunga serie di durissimi attacchi — Monti ha anche lanciato la sfida a Pierluigi Bersani, incuneandosi nell’alleanza tra Pd e Sel e avvertendo il segretario democratico che confermare l’accordo a sinistra e il legame con la Cgil comporterà  il prezzo di perdite nell’ala montiana del partito. Scompaginare l’alleanza a sinistra per far perdere voti al Pd e “rubare” l’ala montiana al partito è un vecchio pallino centrista che ora, dopo questa uscita allo scoperto, diventa un obiettivo possibile.
Essere “guida” come vuole fare Monti, significa anche questo, agire come front-runner per palazzo Chigi preparando il terreno per l’alleanza più giusta che lo dovrà  sostenere: “Se una o più forze politiche con una credibile adesione a questa agenda, o ad una migliore, ma che anche io trovi convincente — ha detto infatti Monti — manifestassero il proposito di candidarmi a presidente del Consiglio, valuterei la cosa”.
E’ evidente, da queste parole, che il Professore vuole essere lui a dare le carte, così come sembra chiaro il perimetro di chi può pensare di aderire alla sua iniziativa.
Sicuramente non Berlusconi, ‘seppellito’ anche con sarcasmo feroce sulle “oscillazioni” e la “linearità  di pensiero”.
Non ne ha perdonata una, Monti, a Berlusconi: dall’accusa di vantare ascendenze inventate sui leader europei durante i Consigli Ue (“Chi vi partecipa sa che non è vero”) con tanto di ricordo delle “pacche sulle spalle cui seguivano i risolini” di Merkel e Sarkozy, alla demolizione delle argomentazioni usate in queste settimane dal Cavaliere per attaccare l’operato del suo governo, fino a quel riferimento a “festini imbarazzanti” che allontanano i cittadini dalla politica.
Lo ha persino preso in giro sulle “lusinghe” ricevute riguardo l’invito a guidare lui i moderati e al quale ha risposto proponendo un’agenda politica assolutamente inaccettabile per Berlusconi: Imu (“bello toglierla, l’anno dopo dovremmo raddoppiarla”), ripristino del falso in bilancio, interventi sulla prescrizione, “robusta” legge sul conflitto di interessi. Insomma, “leggi ad nationem e non ad personam“.
Ma se questo è il confine a destra, a sinistra la situazione è molto più complicata.
Le critiche alla Cgil per posizioni che “oggi rischiano di danneggiare i lavoratori” hanno segnato lo spartiacque, mettendo in discussione l’alleanza Pd-Sel.
Se Bersani vuole continuare un dialogo anche dopo le elezioni, per un’alleanza di governo, deve far fuori l’ala più radicale e “sinistra del suo partito”.
Altrimenti perderà  l’ala “montiana” del medesimo, già  pronta a correre con il Professore a partire da Pietro Ichino. Il valzer della campagna elettorale, in fondo, è appena iniziato.

Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“AGENDA PER L’ITALIA”: RIDURRE LE TASSE, PIU’ CARICO SUI GRANDI PATRIMONI, RIFORMA ELETTORALE E DEL LAVORO, EUROPA SENZA POPULISMI

Dicembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

IL PROGRAMMA DI MONTI IN 25 PAGINE CON I TITOLI DI OGNI CAPITOLO

“Mi auguro che le idee contenute nell’Agenda possano contribuire ad orientare le forze politiche nel dibattito elettorale dei prossimi mesi e a suscitare energie nuove presenti nella società  civile”.
Lo scrive Mario Monti nella lettera ai cittadini che accompagna la pubblicazione del’Agenda “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa per un impegno comune”.
“A quelle forze che manifestassero un’adesione convinta e credibile”, aggiunge, “sarei pronto a dare il mio apprezzamento e incoraggiamento e, se richiesto, una guida. Questo è il modo in cui intendo rapportarmi con la fase politica che si apre adesso. Ho voluto dirlo con trasparenza, e, spero, chiarezza. Questa mia presa di posizione ovviamente non coinvolge nessuno dei ministri che con me hanno collaborato e di cui sono orgoglioso”.
Fisco.
“L’aggiustamento fiscale compiuto quest’anno a prezzo di tanti sacrifici degli italiani ha impresso una svolta.
Con l’avanzo primario raggiunto, il debito è posto su un sentiero di riduzione costante a partire dal prossimo anno.
Per questo, se si tiene la rotta, ridurre le tasse diventa possibile”.
Monti sostiene che “per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa. Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio”.
Riforma del lavoro.
“La riforma del mercato del lavoro rappresenta un passo avanti fondamentale del nostro Paese verso un modello di flessibilità  e sicurezza vicino a quello vincente realizzato nei Paesi scandinavi e dell’Europa del nord.
Non si può fare marcia indietro”. si deve “proseguire sulla strada tracciata per migliorare.
Per questo”, sottolinea Monti, “serve monitorare l’attuazione delle nuove norme per individuare correzioni possibili e completare le parti mancanti, ad esempio quelle relative al sistema di ammortizzatori sociali, al contenuto di formazione dell’apprendistato o alle politiche attive del lavoro e all’efficacia dei servizi per l’impiego”.
Finanziamento ai partiti.
“Drastica riduzione dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali” con più “trasparenza” nei bilanci e una perfetta tracciabilità  dei finanziamenti privati” che dovranno avere una “soglia massima”.
Legge elettorale.
“Il primo atto del nuovo Parlamento deve essere la riforma della legge elettorale, così da restituire ai cittadini la scelta effettiva dei governi e dei componenti delle Camere”.
Riforma dell’Europa, più integrata contro ogni populismo.
“L’Italia deve battersi per un’Europa più comuniaria e meno intergovernativa, più unita e non a più velocità , più democratica e meno distante dai cittadini. Le elezioni europee del giugno 2014 dovranno costituire il momento per un confronto trasparente e democratico tra le forze politiche europee sul futuro della costruzione comunitaria.
Il prossimo Parlamento europeo dovrà  avere un mandato costituzionale. Il rifiuto del populismo e dell’intolleranza, il superamento dei pregiudizi nazionalistici, la lotta contro la xenofobia, l’antisemitismo e le discriminazioni sono il denominatore comune delle forze europeiste”.

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PD, ICHINO: “PRONTO A CANDIDARMI NELLA LISTA MONTI”

Dicembre 24th, 2012 Riccardo Fucile

IL GIUSLAVORISTA E SENATORE, DA GIORNI IN POLEMICA CON BERSANI, UFFICIALIZZA LA SUA ADESIONE ALL’AGENDA DEL PROFESSORE… LO SEGUONO QUATTRO PARLAMENTARI PD

“Sono pronto a collaborare per il successo di una lista Monti e anche a guidarla, in Lombardia, se mi verrà  chiesto”. Così il giuslavorista e senatore del Partito democratico Pietro Ichino in una dichiarazione all’agenzia Ansa, dove si si dice pronto a candidarsi in Lombardia per la lista unitaria al Senato.
“Qui in Lombardia, come in tutte le altre regioni – ha continuiato Ichino –   c’è fame e sete di una formazione politica che si collochi in modo netto a sostegno della strategia europea dell’Italia avviata in quest’ultimo anno; e si sta formando una lista che è espressione di tutta quella grande parte della società  civile che da un lato rifiuta il populismo antieuropeo di Berlusconi, dall’altro vede le contraddizioni del Pd su questo terreno, e invece vuole cogliere la grande occasione della crisi per allineare l’Italia ai migliori standard europei e fare dell’Italia una protagonista della costruzione della nuova Europa. Sono pronto – dice Ichino – a collaborare per il successo di questa lista, e anche a guidarla se mi verrà  chiesto”.
Ichino, “renziano” della prima ora, è stato a lungo incerto se ripresentarsi e aveva già  espresso i suoi dubbi nei giorni scorsi.
Il senatore aveva detto che se il Pd non avesse fatto propria con chiarezza la linea politica della cosiddetta “agenda Monti”, lui non si sarebbe candidato, anche se aveva già  deciso di partecipare alle primarie per la scelta dei parlamentari.
Prima della scadenza del termine per presentare la sua candidatura, Ichino ha spiegato di non aver ricevuto chiarimenti e quindi, per evitare di tirarsi indietro una volta ottenuta la candidatura, ha scelto di ritirarsi dalla competizione interna, pur restando all’interno del Pd.
Subito dopo la conferenza stampa di fine anno di Monti, il senatore Pd era entrato in polemica con il segretario Pierluigi Bersani, invitandolo a smentire l’antimontismo di Stefano Fassina, responsabile nazionale per l’economia del partito, “reo” di aver criticato la politica economica del Professore.
Oltre allo “strappo” di Ichino, anche una fronda di parlamentari dice addio al Pd.
In quattro – i senatori Benedetto Adragna, Lucio D’Ubaldo e Flavio Pertoldi e il deputato Giampaolo Fogliardi – lasciano il partito per aderire all’agenda Monti. Come spiega Adragna, senatore questore, “ci auguriamo un percorso comune con il Professore”.
Dal punto di vista personale il senatore aggiunge: “Con la fine della legislatura cessa il mio impegno nel Pd”.

(da “La Repubblica”)

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MONTI: “GUIDERO’ CHI ACCOGLIE LA MIA AGENDA, SIAMO FUORI DALL’EMERGENZA SENZA GLI AIUTI, IN EUROPA A TESTA ALTA”

Dicembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

“BERLUSCONI? FATICO A SEGUIRE LA LINEARITA’ DEL SUO PENSIERO”… “SE TOGLIAMO L’IMU L’ANNO DOPO SARA’ RADDOPPIATA”… “NON SI SVENDE IL PAESE PER FARSI ELEGGERE”

«La libertà  di informazione è un elemento essenziale della vita civile e politica di un Paese». Comincia così la conferenza stampa di fine anno del premier Mario Monti.
«Emergenza finanziaria finita»
«Mi ero presentato qui con diversi dei miei colleghi il 4 dicembre 2011 a pochi giorni dell’insediamento – ha spiegato Monti- avevamo illustrato provvedimenti presi dal cdm e avevamo rappresentato il quadro periglioso nel quale si trovava il paese. Dopo un anno di lavoro posso dire che l’emergenza finanziaria è superata, gli italiani possono di nuovo essere cittadini d’Europa a testa alta. Non abbiamo usato la strettoia degli aiuti dell’Ue e del Fondo Monetario».
«Un grazie speciale a Napolitano»
Il premier ha quindi rivolto un ringraziamento speciale al Capo dello Stato: «A nome del governo e mio personale, al termine di quest’anno di lavoro intenso, devo ringraziare Napolitano. È stata una sua intuizione all’origine di questo governo, ed in tutti i passaggi difficili è sempre stato prodigo di discreti ed illuminanti consigli».
«Governo sempre ispirato all’imparzialità »
«Con Alfano, Bersani, Casini, con ciascuno dei tre – ha poi precisato il presidente del Consiglio – ho avuto un rapporto personale franco, schietto, basato sulla cordialità  ed è stato nostro comune intento lavorare per il bene del paese. Sempre un governo, ed in particolare uno come il nostro, è tenuto a grande rispetto verso le forze politiche ed il Parlamento». Monti ha così «respinto in modo netto» le espressioni del leader del Pdl, Angelino Alfano secondo cui il governo sarebbe stato «cedevole verso una delle parti, il Pd». Un’affermazione che Monti ha giudicato «grave». «Il nostro governo dal primo all’ultimo giorno – ha spiegato – si è ispirato doverosamente all’imparzialità ».
«Quella di Alfano è stata una vera e propria sfiducia»
«Ho espresso il desiderio nostro di lavorare non solo per mettere in sicurezza l’economia ma per instaurare un clima di fiducia reciproca tra politica e cittadini. Questo atteggiamento di rispetto verso il Parlamento e le forze politiche ha sempre caratterizzato il nostro comportamento». «Nessuno – ha proseguito Monti – deve essere quindi sorpreso se il 7 dicembre, avendo visto l’intervento del segretario del Pdl Angelino Alfano, ne abbiamo tratto le conseguenze. Per noi le parole pesano, nella vita umana, civile, e credo che le parole del Parlamento debbano pesare ancora di più. Di questo devono essere coscienti coloro che pronunciano le parole e coloro che le ascoltano».
«Berlusconi? Fatico a seguire la linearità  del suo pensiero»
Poi una frecciata a Berlusconi. «Faccio fatica a seguire la linearità  del suo pensiero. Verso di lui – ha precisato Monti – esprimo una parola di gratitudine e di sbigottimento». «Togliere l’Imu? Una proposta bellissima e piena di attrattiva popolare», ha spiegato ironicamente il Professore. «È bellissimo e allora io direi anche ridurre le tasse o reintrodure il concetto che le tasse significa mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma se si farà  senza altre grandissime operazioni di politica economica, chi verrà  al governo un anno dopo – e non dico dopo cinque anni – dovrà  mettere l’Imu doppia. Non bisogna svendere il futuro del Paese solo per farsi rieleggere. Compiacere i gruppi di interesse per acquisire consensi elettorali è la peggiore forma di voto di scambio».
«Da me leggi ad nationem e non ad personam»
Parlando di quanto fatto dall’esecutivo in questo anno in materia di giustizia, Monti ha spiegato che il governo ha fatto «tanta fatica» con la legge anti-corruzione «per la presenza di forti resistenze» in Parlamento. E ancora una stoccata al Cavaliere: «Credo siano meglio leggi ad nationem e non ad personam».
«La Cgil frena le riforme necessarie per rilanciare la crescita»
Monti critica poi apertamente il sindacato di Susanna Camusso: «Per rilanciare la crescita servono riforme, alcune tutele previste dal mercato del lavoro erano giustificatissime in passato, ma oggi penalizzano i lavoratori e la Cgil svolge un’azione di freno perchè fatica ad evolvere. Per la crescita contano le condizioni macro, ma conta moltissimo ciò che avviene nel mercato del lavoro, nella produttività . Serve un gioco sinergico di imprenditori, sindacati, pubblici poteri, accomunati da un solo filo che prepara il futuro: la volontà  di riforme».
«Non mi schiero con nessuno»
Nel finale il passaggio più atteso. Il premier ha parlato della necessità  di superamento dell’asse sinistra-destra. «Finora è stato chiesto ai cittadini di schierarsi per qualcuno per schierarsi contro qualcun altro. Io non mi schiero con nessuno, vorrei che partiti e forze sociali si schierassero sulle idee», ha spiegato Monti sottolineando di «augurarsi» che «le idee, quelle che trovate nell’agenda possano essere condivise da una maggioranza». «Non parlerei mai di una discesa in politica semmai di una salita in politica, abbiamo bisogno di politica più elevata», ha poi aggiunto.
«La mia agenda è aperta a chi ci sta»
«Alle forze che manifesteranno adesione convinta e credibile all’ agenda Monti, sono pronto a dare il mio apprezzamento, incoraggiamento e, se richiesto, la mia guida, e sono pronto ad assumere un giorno, se le circostanze lo volessero, responsabilità  che mi venissero affidate dal Parlamento».
«Vendola? È lui che ha detto no»
Tra le forze che sosterranno l’agenda Monti non ci sarà  Sel. «La risposta l’ha data lo stesso Vendola ieri. E’ diritto di Vendola chiedere a Bersani di prendere le distanze dall’Agenda Monti, è diritto di Bersani riflettere se aderire”, ha detto lo stesso Mario Monti. Che ha aggiunto: «Sui temi del lavoro è Vendola il conservatore». Alla domanda su quali possano essere i confini dello schieramento a sostegno dell’Agenda Monti, in particolare tra Vendola e Bersani, il premier ha dunque risposto: «Il presidente Vendola è sempre una persona che si ascolta e si legge con interesse, ha detto di me che sono un liberale conservatore. Liberale sì, conservatore credo sia lui sotto molto profili: non nell’aspetto che lo connota e positivamente per la cura dei temi ambientali, ma credo che per quanto riguarda i temi del lavoro le forze conservatrici siano altre». Insomma, «La risposta l’ha data Vendola ieri, quando ha chiesto, e non è la prima volta, a Bersani di prendere le distanze dall’agenda Monti. E’ diritto di Vendola chiederlo, è diritto di Bersani riflettere se aderire».
«Se i partiti volessero candidarmi a premier valuterò»
Monti ha infine premesso che comunque «non sarà  candidato a un particolare collegio» essendo già  senatore a vita. Ma «se una o più forze politiche , con una credibile adesione a questa agenda, manifestassero il proposito di candidarmi alla presidenza del Consiglio, allora valuterei la cosa. A nessuno – ha aggiunto – si può impedire di fare questo».

(da “La Stampa”)

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MONTI INVECE DELLA LISTA LANCERA’ SOLO L’AGENDA: TUTTI PRONTI A SCANSARSI

Dicembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

IL PROFESSORE AI SUOI: TROPPI OSTACOLI, IL RISCHIO E’ DIVIDERE… TENSIONE CON CASINI

Chi ci spera ancora rischia di rimanere deluso.
Ma il presidente del Consiglio dimissionario sente di avere «la coscienza a posto», di fronte ai cittadini e di fronte ai leader dei partiti.
La tentazione è forte, è vero.
E però il Professore non sbaglia quando ricorda ai suoi ministri che mai, in nessuna dichiarazione ufficiale, ha affermato di volersi candidare alle Politiche, mai ha fatto balenare pubblicamente la possibilità  di un endorsement a favore di quelle forze centriste che hanno investito tutto sul suo nome.
E così, dopo averci riflettuto intensamente per settimane, il Professore ha maturato la convinzione che le condizioni per una discesa in campo per adesso non ci sono.
E dunque non ci sarà  il suo nome sulle liste.
Troppi ostacoli sul cammino, troppi rischi per quel «tesoro» di idee e riforme a cui il premier uscente tiene assai più del proprio destino personale.
Ai ministri, che lo hanno visto ancora incerto sull’approdo, Monti ha spiegato che la discesa in campo non è nel suo stile e che, per quanto tirato per la giacca, non può accettare «una candidatura che rischia di dividere anzichè unire».
La posizione durissima del Pd, D’Alema in primis, lo ha impressionato e scoraggiato.
E pure la squadra di governo si è divisa in favorevoli e contrari.
Se Corrado Passera si è molto speso per convincere il Professore alla sfida, Paola Severino, tra gli altri, lo ha messo in guardia: «Pensaci bene, Mario. Ci sono troppi rischi… E se non vinci?».
Alla fine, come sempre, il Professore ha fatto di testa sua.
E non è per via dei sondaggi non brillantissimi che ha scelto la linea soft, cautela e gradualità .
Quando è salito al Quirinale per rassegnare il mandato Monti era di «animo sereno», ma aveva dipinta sul viso un’espressione mesta.
«Il clima non era allegrissimo…», confermano i collaboratori più stretti. E però al Colle, dopo giorni non privi di incomprensioni, la scelta di restare fermo e di non concedere il proprio «brand» a Montezemolo e Casini – con il quale ci sono alcune tensioni – lo ha rimesso in sintonia con Napolitano.
Non si pensi però che Monti abbia scelto il disimpegno, perchè la road map di Palazzo Chigi non prevede l’uscita di scena.
Il primo e «fondamentale» passo è far conoscere agli elettori quanto è stato fatto in questo anno «difficile e affascinante» e quanto ancora un esecutivo che raccolga l’agenda Monti potrebbe fare: un manifesto programmatico che gli consentirebbe di restare sulla scena da riserva della Repubblica, in attesa di una chiamata che potrebbe arrivare dopo il voto in caso di risultato elettorale incerto e ingovernabilità  al Senato.
Il secondo step – ma qui davvero Monti non ha ancora deciso – potrebbe essere una sorta di appoggio esterno, diluito nel tempo, alle liste centriste, il cui destino elettorale è appeso alle sue mosse.
La sua eredità  al Paese il professore la consegnerà  domani durante la conferenza stampa di fine anno, sotto forma di memorandum.
Una sorta di «Bibbia» dell’esecutivo tecnico che sposti l’attenzione dalle persone ai contenuti e metta nero su bianco il bilancio delle cose fatte e il progetto di quelle da fare. In due parole: l’Agenda Monti.
I pilastri sono consolidamento dei conti e crescita economica, ma la novità  è un pacchetto di provvedimenti per alleggerire finalmente la pressione fiscale per famiglie e imprese.
Se la stabilizzazione verso il basso dello spread consentirà , come Monti spera, di allentare la morsa del rigore, sarà  possibile rivedere gli scaglioni dell’Irpef e introdurre vantaggi fiscali per le imprese che fanno innovazione e si internazionalizzano.
Riforme che i cittadini aspettano con ansia e che Monti aveva anche pensato di spendere in campagna elettorale, se mai avesse deciso di scendere nell’agone.
È una agenda corposa quella che Monti si appresta a presentare «per vedere chi ci sta», con la consapevolezza che Vendola e l’ala sinistra del Pd diranno no.
Se c’è una cosa che lo ha frenato è stato il timore che un suo schierarsi avrebbe contribuito a spaccare il Paese, mentre Monti vuole essere colui che unisce.
«E il memorandum – avrebbe confidato al suo entourage – può essere lo strumento migliore per federare i moderati».
L’agenda, nella sua versione definitiva, contiene le grandi riforme strutturali che garantirebbero il consolidamento della finanza pubblica.
Su pensioni e Imu non si torna indietro, ma una seconda patrimoniale non è la cura che serve all’Italia.
Sul fronte della crescita il capitolo più «pesante» è quello delle liberalizzazioni ideate da Passera: professioni, servizi, energia, gas, trasporti e servizi pubblici locali.
Ma c’è molto di più: dalla fase due della spending review di Piero Giarda ai progetti di Elsa Fornero per mettere in moto l’occupazione dei giovani.

Monica Guerzoni
(da “il Corriere della Sera“)

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MONTI: «LASCIATEMI RIFLETTERE». E BERLUSCONI GONGOLA

Dicembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

LA DECISIONE RINVIATA PROBABILMENTE A DOPO NATALE… SCORAMENTO NELLE FILE UDC E FLI

Alla vigilia della decisione più importante della sua vita politica, il premier s’arresta sulla soglia.
È preda di dubbi, «è tormentato», riferiscono. I leader del centro – da Casini a Montezemolo – hanno provato a sondarlo ma non ne hanno tratto altro che una frase ancora vaga, troppo vaga: «Mi prendo Natale per riflettere».
A Giorgio Napolitano, congedandosi, ha soltanto detto: «Missione compiuta presidente!».
E ha rassegnato le dimissioni. Ma sul suo futuro nemmeno al capo dello Stato ha detto qualcosa di più, limitandosi a un «non ho ancora deciso». Un’incertezza che al Quirinale ha lasciato un po’ interdetti.
Sembra che almeno ai collaboratori più stretti, in realtà , la decisione finale oggi sarà  comunicata.
Ma potrebbe restare deluso chi spera di capirci di più dalla conferenza stampa di fine anno (domenica mattina).
Perchè se mercoledì – a quella famosa riunione a palazzo Chigi con Casini, Riccardi e Montezemolo – Monti sembrava molto convinto, addirittura lanciatissimo, e soppesava tutti i dettagli di un impegno diretto, comprese varie simulazioni elettorali, compresa la decisione di dar vita a un «gruppo operativo » per la formazione delle liste, ebbene, appena due giorni dopo, questa spinta sembra in parte evaporata.
Perciò domenica mattina Monti dovrebbe limitarsi all’enunciazione della sua agenda di riforme. Punto.
Come se, dopo aver soppesato tutti i vantaggi e le opportunità  di una discesa in campo, il premier si sia fatto travolgere dal peso degli svantaggi e dalle possibili conseguenze negative.
Non ultima la paura di essere fatto oggetto di una violenta campagna mediatica da parte del Cavaliere. «È come quando uno si deve sposare – riassume un ministro – e improvvisamente si fa prendere dall’ansia. Vorrebbe rinunciare ma non sa come dirlo alla promessa sposa». Oltretutto, in questo caso, la “sposa” – ovvero i centristi – ha compreso benissimo l’incertezza del momento.
Tra le file dei montiani si è diffuso un senso di scoramento, una sgradevole sensazione di rompete le righe.
Raccontano ad esempio che Luca Cordero di Montezemolo abbia fatto sapere che la sua candidatura ci sarebbe soltanto nel caso di un parallelo impegno di Monti.
I più pessimisti sono sicuri che la lista “Verso la Terza Repubblica”, se Monti darà  forfait, non nascerà  affatto.
Al massimo Andrea Olivero, ex presidente delle Acli, e qualcun altro potrebbero trovare ospitalità  nella lista dell’Udc.
Casini, che ieri ha avuto un colloquio con il premier, si tiene pronto al peggio. «Rispetteremo le scelte di Monti, qualsiasi esse siano. Ma noi saremo comunque in campo», ha messo in chiaro parlando nelle Marche.
Angelino Sansa, capo dell’Udc in Puglia, ieri pomeriggio, alla buvette di Montecitorio, confidava all’orecchio un collega di partito: «Cesa mi ha detto di cominciare a preparare la nostra lista in Puglia».
La liquefazione del centro è a un passo e sarebbe la diretta conseguenza del disimpegno di Monti.
Una possibilità  che sta allarmando al massimo anche i vertici della Cei.
Visti i numeri dei sondaggi, nel caso di default della lista Montezemolo- Riccardi, i centristi sarebbero infatti spazzati via da palazzo Madama senza poter superare la soglia regionale dell’otto per cento.
Senza gruppo al Senato, irrilevanti alla Camera.
In un divanetto del Transatlantico ormai deserto due montezemoliani della prima ora, Giustina Destro e Fabio Gava, confabulavano preoccupati: «Senza Monti la campagna elettorale diventerà  un derby tra Berlusconi e Bersani. Per noi sarebbe la fine».
Nell’Udc e dentro Fli, oltre al terrore di essere lasciati a piedi nel bel mezzo di una campagna elettorale difficilissima, ieri montava anche del risentimento contro Monti.
Come se il disimpegno fosse già  cosa fatta. «Se pensa così di conquistarsi il Quirinale – si sentiva dire in un capannello di deputati Udc – si sbaglia di grosso. Bersani non è babbo Natale, al Colle manderanno Prodi».
Nell’altro campo, quello del Pdl, già  si fregano le mani. «Senza Monti – osserva Raffaele Fitto – la partita è apertissima.
Al Senato l’alleanza fra noi e la Lega può vincere in Lombardia e in Veneto. Anche in Campania e Sicilia, grazie ai voti che prenderà  la lista di Ingroia-De Magistris, il Pd mancherà  il premio regionale.
A quel punto è fatta: a Berlusconi per vincere gli basta non perdere»

Francesco Bei
(da “la Repubblica“)

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MONTI PROPENSO A NON SCENDERE IN CAMPO: I SONDAGGI NON SONO BUONI

Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile

ALLA FINE POTREBBE LIMITARSI A PRESENTARE LA SUA “AGENDA PER L’ITALIA DI DOMANI”… PER LE LISTE DI CENTRO SAREBBE UNA MAZZATA, PER BERLUSCONI UNA POSSIBILITA’ DI RECUPERO

E ora, dopo l’atto formale dell’ormai ex premier, l’attenzione si sposta sul momento in cui l’ex rettore della Bocconi annuncerà  la sua discesa in campo come candidato premier.
Svestendo una volta per tutte i panni del tecnico.
Una data già  c’è: domenica mattina alle ore 11, nella tradizionale conferenza stampa di fine anno all’ordine dei giornalisti.
Un appuntamento inizialmente previsto per oggi, ma poi rimandato di due giorni proprio per il prolungarsi della crisi.
Sarà  quella l’occasione per spiegare quale sarà  il suo futuro?
Parrebbe proprio di sì, specie in considerazione delle parole del ministro Riccardi, che ieri aveva detto senza mezzi termini: “Tra sabato e domenica il discorso alla nazione di Monti”.
Così sarà .
Anche se non è detto che il Professore annunci la sua discesa in campo. Anzi.
Nelle ultime ore, infatti, si è diffuso un certo scetticismo sull’impegno diretto dell’ex rettore della Bocconi in campagna elettorale.
Nello staff del premier, del resto, continuano a ripetere che il professore non ha ancora preso nessuna decisione.
In mattinata, però, soprattutto fra i centristi sono circolati dubbi e interrogativi sulle imminenti mosse dell’ex capo del governo.
Forse alimentate dall’irritazione trapelata ieri da palazzo Chigi per alcuni titoli di giornale.
Tanto che qualcuno ha iniziato a ventilare l’ipotesi di un passo indietro.
Dalla sua squadra staff frenano su qualsiasi speculazione e trapela la possibilità  che i dubbi nascano proprio dalle eccessive aspettative che si sono create intorno alla conferenza stampa di fine anno.
Fonti di governo ribadiscono perciò quanto già  detto in questi giorni: “Domenica non ci saranno annunci o discese in campo, ma solo l’esposizione di quello che, secondo il presidente Monti, si deve ancora fare per ammodernare il Paese e tornare a crescere”.
Ancora non è chiaro però come l’ex premier intenda dribblare le inevitabili domande circa il suo futuro.
Ma a prescindere da ciò, il premier intende aspettare di verificare l’accoglienza alle sue proposte e “solo successivamente — chiariscono fonti a lui vicine -, anche sulla base delle reazioni di sostegno alla cosiddetta ‘Agenda Monti’, indicare le intenzioni per il futuro”.
Il motivo dell’eventuale passo indietro dipenderebbe dalle reali possibilità  di un buon risultato alle prossime elezioni.
I sondaggi, del resto, non sono incoraggianti per la lista centrista disposta a sostenerlo.
Quindi l’ex presidente del Consiglio avrebbe serie difficoltà  ad avere un ruolo da protagonista nel prossimo governo.
Cosa fare? secondo alcune indiscrezioni, Monti nella conferenza stampa di domenica potrebbe limitarsi a presentare la sua ‘agenda’ per l’Italia di domani e vedere la reazione dei partiti.
O, meglio, quali partiti saranno disposti a farla propria.
Un ruolo ‘super partes’, quindi, quasi da guida morale per il futuro del Paese sulla scorta della credibilità  e del prestigio conquistato in questi mesi alla guida del Paese.
Un modo, del resto, per rimanere protagonista a prescindere dal risultato elettorale.
Una mossa con vista Colle (senza candidatura il suo nome tornerebbe in auge per la successione di Napolitano) o in attesa di un nuovo incarico da tecnico nel prossimo governo.

(da “La Repubblica”)

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