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IL GOVERNO CELEBRA I SUOI PRIMI CENTO GIORNI

Febbraio 24th, 2012 Riccardo Fucile

SUL SITO DELL’ESECUTIVO UN DOSSIER DI 34 PAGINE SU QUANTO POSTO IN ESSERE DAL GOVERNO TECNICO….A PALAZZO CHIGI RISPARMI PER 43 MILIONI DI EURO

Sono trascorsi 100 giorni dalla nascita del governo Montti e l’esecutivo fa il punto sull’attività  svolta.
Sul sito governo.it compare, infatti un dossier sull”‘Attività  dei primi 100 giorni’ che, si legge, “è l’occasione per fare il punto sull’azione del governo Monti a tre mesi dall’insediamento”.
Il dossier, 34 pagine totali, è diviso in due parti.
La prima descrive e analizza le tre direttrici – rigore, equità  e crescita – che hanno ispirato l’azione dell’Esecutivo; il rapporto con l’Europa e con i cittadini.
La seconda parte, incentrata sulle politiche di settore, dà  conto dei provvedimenti per il Mezzogiorno, di quelli di politica estera e difesa, sicurezza e giustizia, agenda digitale, scuola, impresa e servizi pubblici locali.
Le due appendici elencano rispettivamente l’attività  normativa del governo e le opere infrastrutturali sbloccate dal Cipe.
“Tutte le componenti della società  devono partecipare allo sforzo per la salvezza e il rilancio dell’Italia”. Così inizia il lungo documento, pubblicato sul sito del governo che riassume l’attività  del governo: dal ‘Salva Italia’ al ‘Cresci Italia’, dall’Europa alle misure sulle carceri.
Sui due pacchetti più corposi del governo Monti ovvero le misure di novembre sul rigore e quelle di gennaio sulle crescita, la nota di palazzo Chigi spiega che con il primo provvedimento si è voluto dare il via a “misure urgenti per assicurare la stabilità  finanziaria, la crescita e l’equità .
Il compito di questo governo è quello di far uscire il Paese dalla zona d’ombra in cui era stato confinato, di porre fine all’emergenza e, soprattutto, di gettare le basi per una rinascita economica e sociale”.
“Si tratta di un pacchetto di riforme, varato il 20 gennaio, che mirano a rimuovere due grandi vincoli che hanno compresso per decenni il potenziale di crescita dell’Italia: l’insufficiente concorrenza dei mercati e l’inadeguatezza delle infrastrutture. Il provvedimento contribuirà  nel breve periodo a traghettare l’economia nazionale fuori dalla spirale recessiva e, nel medio/lungo periodo, ad allinearla ai ritmi di crescita dei partner europei e internazionali. In particolare l’attenzione del governo si è focalizzata sui giovani, puntando alla valorizzazione del merito come fattore premiante. L’insieme delle misure si basa su due pilastri: crescita ed equità . La prima direttrice, quella della crescita, è stata perseguita”.
C’è anche un capitolo dedicato ai tagli della presidenza del Consiglio nel rapporto sui primi 100 giorni dell’attività  di Mario Monti. In tre mesi, palazzo Chigi ha risparmiato oltre 43 milioni di euro.
“Sono state conseguite diverse riduzioni dei costi”, si spiega, “-4 milioni di euro per i dipendenti nelle strutture generali stabili (blocco del turnover, congelamento dei contratti, pensionamenti); -12,2 milioni di euro per gli uffici di diretta collaborazione relativi al presidente, ai ministri senza portafoglio e ai sottosegretari presso la presidenza del Consiglio. In questi uffici si registra una riduzione di 241 unità  in termini di personale addetto; -2,3 milioni di euro per le strutture di missione, con una riduzione di 51 unità  di personale; -750mila euro per esperti e consulenti, il cui numero complessivo è diminuito di 99 unità “.
Ancora, “per quanto riguarda i trasporti aerei di Stato, c’è stata una contrazione significativa dei voli pari al 92%, con un risparmio complessivo di 23,5 milioni. Infine, nel servizio automezzi il risparmio ammonta a circa 270mila euro, su base annua”.
Con un drastico taglio della spesa pubblica si potrebbe evitare di aumentare l’Iva: “Riformare la spesa pubblica non è una missione impossibile, ma richiede un’analisi approfondita e dettagliata delle voci che compongono il bilancio di ogni singola amministrazione per poter ottenere risparmi senza compromettere la qualità  dei servizi”, si spiega nel documento.
Per questo “il programma prevede, oltre agli obiettivi contabili, anche obiettivi di riorganizzazione operativa. La spending review è uno dei pilastri portanti dell’attività  del governo che consentirà  di superare il meccanismo dei tagli lineari. I costi di funzionamento dell’intero apparato per l’erogazione dei servizi a cittadini e imprese è pari a 330 miliardi di euro l’anno e di essi il 50% circa è gestito dalle Amministrazioni centrali”.
“I risultati che si produrranno in termini di risparmi potrebbero contribuire ad evitare (in tutto o in parte) l’aumento delle aliquote Iva, previsto a partire da ottobre 2012”, si assicura.
“In via programmatica, entro il mese di aprile sarà  presentata al Consiglio dei Ministri una valutazione delle criticità  rilevata sul complesso dei programmi di spesa di ciascun dicastero”, si preannuncia nel dossier.
“L’euro è stato il perfezionamento più ambizioso finora della costruzione comunitaria, il governo si sta impegnando perchè non diventi un fattore di disgregazione e separazione tra europei”, si legge ancora.
“Questo rischio c’è ed è ben visibile se si pensa alle situazioni di crisi che hanno colpito l’eurozona, ma l’Italia è impegnata per il recupero di uno spirito comunitario e di appartenenza a un unico progetto”, si assicura.
“L’obiettivo del governo è di contribuire sempre di più a determinare gli orientamenti politici ed economici dell’Unione Europea, non limitandosi a recepirli in modo passivo”, si spiega nel dossier.
La strategia del governo per uscire dalla crisi “mira a trasformare l’Italia da Paese in emergenza a modello per uscire dalla crisi dell’eurozona”, si spiega.
“Il governo in questi primi 100 giorni ha messo il massimo sforzo per dare attuazione agli impegni con l’Europa. Tra questi, in particolare il raggiungimento del pareggio già  nel 2013 come da impegni presi dal precedente esecutivo”, si ricorda, “il governo inoltre sta mettendo in atto un ampio piano di riforme strutturali, a partire dal mercato del lavoro”.
Dal dl salvacarceri alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, dalla carta dei diritti e dei doveri dei detenuti al recupero di efficienza del sistema: il governo ricorda e ‘difende’ il suo operato nel riassunto del lavoro svolto in questi 100 giorni dal suo insediamento.
Si è riunito il 16 dicembre il Consiglio dei Ministri che ha approvato il “pacchetto di provvedimenti in materia di giustizia civile e penale e di organizzazione degli uffici giudiziari, con l’obiettivo, da un lato, di porre rimedio all’emergenza carceraria e di deflazionare il processo penale, dall’altro di accelerare il processo civile e rendere più efficiente l’organizzazione degli uffici giudiziari sul territorio”, si legge sul sito del governo.
“Negli ultimi 100 giorni alcune importanti operazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, Polizia di Stato e Carabinieri hanno colpito i più alti vertici di mafia, camorra e ndrangheta”.
Lo sottolinea il sito del governo nel ricordare il lavoro svolto dal suo insediamento: “Dal 17 novembre 2011 la polizia di Stato ha portato a termine 46 importanti operazioni di polizia giudiziaria con l’arresto di 634 soggetti; contemporaneamente sono stati sciolti sei Consigli comunali per infiltrazione mafiosa. Alle organizzazioni di tipo mafioso sono stati sequestrati 2.276 beni per un valore complessivo di oltre 1,2 miliardi di euro e confiscati 729 beni per un valore superiore ai 707 milioni di euro”.
“Il contrasto all’evasione fiscale è una delle priorità  del governo”, si legge nel dossier.
“Il rapporto con il fisco deve essere trasparente e collaborativo anche nell’ambito dei controlli sulla regolarità  delle dichiarazioni”, si spiega. “chi mente alle richieste di chiarimenti o fornisce documenti falsi commette quindi un reato.
La maggiore collaborazione consentirà  un miglioramento dei controlli facilitando l’emersione del sommerso”. In questo periodo, si ricorda, c’è stato un rafforzamento dei controlli della Guardia di finanza, “mirati in alcune località  turistiche e nelle grandi città  del Paese”.
L’Italia “si impegnerà  per creare, entro il 2015, un mercato unico digitale e contribuirà  alla creazione di un mercato interno nel settore dell’energia” nell’Unione Europa, si dice ancora nel testo del governo.
“Maggiore trasparenza sugli istituti scolastici italiani, più informazioni per le famiglie che stanno per iscrivere i figli a scuola e semplificazione del lavoro delle segreterie scolastiche”.
Sono i principali obiettivi del nuovo progetto “La scuola in chiaro” che, attraverso il sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università  e della Ricerca fornisce dati continuamente aggiornati su ogni singola scuola e faciliterà  la scelta delle famiglie.
La promozione del turismo accessibile è fra gli obiettivi che il governo si è posto nei primi cento giorni dal suo insediamento.
“Questa norma prevede la possibilità , nell’ambito dei territori individuati dai circuiti nazionali di eccellenza, di definire pacchetti turistici a condizioni vantaggiose per i giovani, gli anziani e le persone con disabilità , attraverso accordi con le principali imprese turistiche”.
Nei tre mesi dall’insediamento di Mario Monti, sul sito del governo sono arrivati oltre 4.000 mail, mentre altrettante sono le lettere inviate a palazzo Chigi.
“La sezione nasce per creare uno spazio dedicato alle istanze e alle opinioni dei cittadini e, di conseguenza, garantire la partecipazione dei soggetti interessati”, si spiega nel dossier.
“Da fine novembre 2011 ai primi giorni di febbraio 2012, due mesi appena, più di 4.000 persone hanno scritto attraverso la posta elettronica e sono almeno altrettante le lettere inviate via posta.
Oltre 400 cittadini hanno scritto un messaggio di posta elettronica nei quattro giorni immediatamente successivi all’approvazione del decreto Cresci Italia”, si riferisce.
“Dal 29 gennaio (giorno di pubblicazione della sezione Dialogo con il cittadino) al 31 gennaio, i messaggi di posta elettronica arrivati sono triplicati: oltre 1500 messaggi. Il contenuto dei messaggi ricevuti è estremamente variabile.
Alcuni scrivono per complimentarsi o esprimere una critica. La maggior parte però lo fa condividere le proprie idee o fare proposte.
Oltre il 30% dei cittadini vogliono avere chiarimenti sul governo e sulla sua attività “, si aggiunge.

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MONTI, 20 MILIARDI DAGLI EVASORI PER TAGLIARE LE TASSE

Febbraio 21st, 2012 Riccardo Fucile

LA BOZZA DEL DECRETO NUOVE MISURE ANTI EVASIONE E MENO TASSE… STRETTA SULLE IMPRESE, TORNA IL REGISTRO CLIENTI-FORNITORI, I SOLDI RECUPERATI DAL FISCO IN UN FONDO PER AIUTARE LE FAMIGLIE

Più lotta all’evasione e meno tasse. Lo slogan non è nuovo, ma c’è davvero un piano del governo anche se molto diverso dalle indiscrezioni circolate in questi giorni.
Il principio lo fissa il premier Mario Monti, in un discorso alla Borsa di Milano, ieri mattina: “Il nostro obiettivo è ridurre disavanzo pubblico, ma anche far affluire ai contribuenti onesti il gettito della lotta accresciuta all’evasione in termini di minore aggravio fiscale”.
Questo non significa che il decreto legge in discussione venerdì al Consiglio dei ministri taglierà  d’un colpo le aliquote più basse dell’Irpef, dal 23 al 20 per cento, come riferivano alcune voci. Il meccanismo è più complesso.
L’ultima manovra del governo Berlusconi, dopo l’estate, ha creato un “Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale” in cui finiscono le entrate extra, cioè quelle superiori alle attese, in particolare quelle derivanti dalla lotta all’evasione fiscale.
Dal 2014, ogni anno, nel Documento di economia e finanza il governo deve stabilire quanti soldi ci sono a disposizione e poi, grazie al fatto che sono al sicuro nel Fondo, usarle per ridurre le tasse.
Stando alla bozza, venerdì il governo anticiperà  dal 2014 al 2012 la partenza del fondo, in maniera che i contribuenti potranno avere qualche beneficio già  nel 2013 quando compileranno le dichiarazioni dei redditi relativi al 2012.
La cosa importante è l’entità  della cifra che il governo conta di avere a disposizione: visto che i blitz a Cortina, Milano e Roma stanno funzionando, assieme alle misure contenute nei due ultimi decreti, Monti e il suo vice al Tesoro Vittorio Grilli stimano di trovarsi nelle casse almeno 20 miliardi in più.
Non una tantum, ma strutturali.
Con un simile cuscinetto si possono fare due cose: evitare l’aumento dell’Iva a ottobre (vale circa 16 miliardi) e abbassare di almeno un punto percentuale l’aliquota più bassa dell’Irpef, cioè per il reddito fino a 15mila euro, dal 23 al 22 per cento.
Ma il Tesoro ha invitato alla prudenza.
E nella bozza del decreto non c’è un riferimento diretto all’Irpef, soltanto a “misure, anche non strutturali, di sostegno del reddito di soggetti appartenenti alle fasce di reddito più basse” in particolare le “detrazioni fiscali per i familiari a carico”.
Ma è un gioco a incastri: l’aumento dell’Iva è previsto come paracadute se il governo non riesce a rimodulare le agevolazioni fiscali per famiglie e imprese.
Se la tagliola dell’Iva non scatta e il Parlamento approva la revisione delle agevolazioni, si potrebbero liberare altre risorse.
Ma c’è chi nel governo pensa invece di stabilire da subito il taglio dell’Irpef e, se non dovessero arrivare abbastanza soldi dalla lotta all’evasione, far scattare una clausola di salvaguardia che farebbe aumentare l’aliquota più alta dell’Irpef, oggi al 43 per cento sopra i 75 mila euro.
Forse però è soltanto uno spauracchio da agitare davanti al Pdl per far digerire a Silvio Berlusconi e al suo partito una misura antievasione, citata nella bozza, che dovrebbe garntire le risorse al Fondo: il ritorno dell’elenco clienti-fornitori per le imprese, una misura prevista ai tempi di Vincenzo Visco (governo Prodi) e poi abolita da Giulio Tremonti.
Difficile evadere per le imprese se costrette a comunicare da chi si riforniscono e a chi vendono.
Tutte le operazioni diventano tracciabili.
Sono misure che miglioreranno il gradimento del governo. E Monti, che nega sempre di fare scelte condizionate dall’impatto di comunicazione, sembra però attento ad avere una solida base di consenso , soprattutto in caso di aumento della frizione con i partiti.
Oltre alle tasse, però, la popolarità  del governo dipende da due temi: la casta e la trasparenza.
“à‰ molto bello che ci siano le crociate contro i privilegi della casta e siamo ben lontani da aver realizzato ciò che è necessario al riguardo”, ha detto ieri Monti rispondendo a una domanda nella sede di Borsa Italiana, dove erano riuniti investitori e operatori.
Poi l’invito a non esagerare: la stampa dovrebbe stabilire “nel segreto della propria coscienza un’asta oltre la quale dire ‘beh, mica malaccio’. La fame di sangue della politica da parte della gente è illimitata”.
Il primo test sarà  oggi: ministri e sottosegretari devono pubblicare on line redditi e patrimoni, non si accettano defezioni (il termine è già  stato prorogato di una settimana). Monti già  rivendica il successo: “Ho faticato a trovare qualcosa di comparabile” sui siti degli altri governi del G7.
Dopo il discorso a Piazza Affari, Monti è volato a Bruxelles per l’eurogruppo, la riunione dei ministri economici della zona euro, che deve decidere sugli aiuti alla Grecia (il prestito da 130 miliardi).
Giusto prima della partenza esce una lettera firmata da 12 primi ministri, dall’inglese David Cameron allo spagnolo Mariano Rajoy al polacco Donald Tusk.
à‰ il partito della crescita, guidato da Monti, che deve contenere l’istinto tedesco a imporre soltanto rigore, “serve un’azione per modernizzare le economie”.
Ma contenere Angela Merkel non sarà  facile.

Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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TAGLIO TASSE, MONTI VUOLE RIDURRE L’ALIQUOTA IRPEF MINIMA DAL 23% AL 20%

Febbraio 20th, 2012 Riccardo Fucile

PER FINANZIARE LA RIDUZIONE SI USERANNO 5,5 MILIARDI RECUPERATI DALL’EVASIONE FISCALE… SPUNTA L’IPOTESI DI UN DECRETO

Il governo Monti dà  una secca accelerata sulla riforma fiscale.
Il nuovo testo sulle misure da introdurre sarà  discusso in pre-Consiglio dei ministri già  domani, mentre il varo definitivo è previsto per venerdì.
Per gli interventi da mettere in campo dovrebbe essere previsto un doppio binario: da una parte un decreto legge contenente le decisioni urgenti da emanare entro la settima, dall’altra un disegno di legge per i provvedimenti a più largo respiro.
Sarebbe così superato il percorso tracciato dalla legge delega avviata dall’ex-ministro Tremonti (“La useremo, ma intendiamo andare oltre” aveva d’altra parte annunciato il premier Monti).
Gli obiettivi che il governo intende raggiungere attraverso i due canali sono ambiziosi, a partire da un riduzione di tre punti della prima aliquota Irpef (dal 23 al 20 per cento) da finanziare attraverso i proventi della lotta all’evasione fiscale (stimati in 11 miliardi di maggiori entrate, metà  dei quali utilizzata per coprire il taglio delle tasse).
Ma nella riforma fiscale dovranno trovare posto anche gli interventi destinati a scongiurare il nuovo aumento dell’Iva e il taglio indiscriminato alle 720 agevolazioni fiscali previste per famiglie e imprese.
Il governo è al lavoro per dividere quelle “intoccabili”, destinate a famiglie e pensionati, da quelle sulle quali si può intervenire.
Nuove entrate sono attese da una revisione degli estimi catastali (in particolare nelle grandi città ) e dai tagli alla spesa pubblica sui quali sta lavorando il ministro Piero Giarda.
Il decreto potrebbe contenere anche l’applicazione dell’Ici sui beni della Chiesa (saranno esentati solo quelli in cui si svolge in modo esclusivo un’attività  non commerciale) e l’abolizione dell’Agenzia per il Terzo settore.
L’imposta sul reddito
Un taglio alle tasse grazie ai proventi della lotta all’evasione.
Il testo sulla riforma fiscale che il governo si prepara a varare metterà  nero su bianco questo principio già  annunciato più volte dall’esecutivo.
Ora ci sono anche le cifre: dalla lotta all’evasione, Palazzo Chigi stima di recuperare circa 11 miliardi , metà  dei quali destinati appunto ad alleviare il carico fiscale delle famiglie. Si parla quindi di una copertura di 5 miliardi e mezzo che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero permettere di abbassare di tre punti la prima aliquota (che passerebbe dal 23 al 20 per cento), quella applicata ai redditi compresi fra i 7 e i 15 mila euro.
Oltre al taglio delle aliquote un’altra ipotesi di intervento prevede una possibile modifica delle detrazioni.
In questo caso i proventi ottenuti grazie alla lotta all’evasione sarebbero in un primo tempo destinati ad un Fondo cui attingere successivamente per finanziare le maggiori detrazioni applicate.
Il taglio delle tasse finanziato attraverso una lotta all’evasione ed elusione fiscale è, d’altra parte, un cavallo di battaglia dell’esecutivo in carica e una delle misure a più alto tasso di popolarità .
Ciò spiega la risonanza data ai blitz contro gli evasori messi in atto in questi giorni dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza.
Le nuove norme di controllo introdotte, dalla tracciabilità  dei pagamenti al monitoraggio dei movimenti bancari hanno già  prodotto un effetto deterrenza, anche se – per avere un primo bilancio dell’andamento del gettito – bisognerà  aspettare i risultati dell’autotassazione di maggio e giugno.
Il nodo Iva
Disinnescare la mina di un possibile aumento dell’Iva.
Alla fine dello scorso anno, sotto l’emergenza di un bilancio da risanare, il governo ha messo in campo la possibilità  di varare un secondo aumento dell’Iva dopo quello già  applicato con la precedente manovra estiva.
Si tratterebbe di un aumento di due punti percentuali che scatterebbe a partire dal prossimo mese di ottobre e che porterebbe l’aliquota intermedia dal 10 al 12 per cento e quella più alta dal 21 al 23%.
Un aumento che dovrebbe restare immutato per tutto il 2013 e registrare un ulteriore ritocco di mezzo punto nell’anno successivo.
L’operazione fu annunciata dal governo in carica per evitare che scattassero i pericolosi tagli lineari del cinque per cento su tutte le agevolazioni fiscali previste dall’ex ministro Tremonti in caso di emergenza-bilancio.
Ma l’ipotesi di un intervento sull’Iva , considerato il clima di recessione, è visto come fumo negli occhi sia dai commercianti che dai consumatori che temono l’effetto inflattivo della misura sui bilanci delle famiglie.
Lo stesso premier Monti, d’altra parte, sembra perplesso sulla possibilità  di utilizzare questa leva e ha più volte detto di voler valutare una revisione della norma.
Per poterlo fare però il governo – tramite la riforma fiscale e gli interventi di taglio alla spesa – deve recuperare 4 miliardi per quest’anno e 16 per il prossimo.
La strada per recuperare i fondi necessari dovrebbe passare attraverso il taglio agli sgravi tributari e all’operazione di “spending review” affidata al ministro Giarda che dovrebbe essere pronta nel giro di tre mesi.
Le agevolazioni
La marea di agevolazioni fiscali di cui famiglie e imprese possono oggi usufruire va ridotta.
Sul fatto che siano troppe e non tutte giustificabili sono ormai tutti d’accordo: si tratta di 720 diverse tipologie di sgravi per un valore totale di 161 miliardi.
Non possiamo più permettercele. Il lavoro sui tagli da applicare era in realtà  già  stato avviato da Tremonti, ma il precedente governo, aveva definito – in caso di fallimento della manovra di riduzione – una cura da cavallo destinata a stroncare i redditi delle famiglie (quelle dei lavoratori dipendenti in particolare): si parlava infatti di un taglio orizzontale per tutte le agevolazioni del 5 per cento nel 2013 e del 20 per cento nel 2014. Niente sconti per nessuno: lo stesso trattamento sarebbe stato riservato alle agevolazioni per carico familiare come a quelle riservate per il mantenimento dei palazzi storici.
Il governo Monti ha stoppato questa possibilità  di taglio incondizionato riservandosi l’eventualità  di un pur pesante intervento sull’Iva (che vista la recessione cerca di scongiurare).
Il necessario taglio agli sgravi ci sarà , ma non incondizionato.
Una Commissione ad hoc sta elaborando l’elenco di quelli sui quali si potrà  intervenire prevedendo però una riserva “intoccabile”.
Ci sarà  una rosa di detrazioni destinata a famiglie e pensionati che non subiranno tagli. Fatte salve le agevolazioni “basic”, comunque, il bacino d’intervento resta ampio. La riforma del fisco dovrà  provvedere allo sfoltimento: si guarda anche al riordino dei 10 miliardi di agevolazioni oggi destinate alle imprese.
Le Onlus
E’ diventata operativa dieci anni fa, un anno fa ha cambiato nome, ora sembra destinata a sparire per sempre.
La riforma fiscale targata Monti dovrebbe abolire l’Agenzia per il Terzo settore (ex Agenzia per le Onlus), ente di emanazione governativa – con sede a Milano – che ha poteri di indirizzo, promozione, vigilanza sulle organizzazioni non lucrative di utilità  sociale, i soggetti del terzo settore e gli enti non commerciali.
L’Agenzia opera a sua volta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri e del ministero dell’Economia, quindi è attualmente sottoposta alle dirette competenze del premier Monti.
Fra i compiti ad essa attribuiti quella di promuove campagne per la conoscenza delle organizzazioni, la raccolta dati sugli organismi esistenti e – nei casi di scioglimento di un ente – l’obbligo a dare parere vincolante sulla devoluzione del patrimonio.
L’Agenzia vigila anche sulle attività  di sostegno a distanza e individua le categorie delle organizzazioni cui destinare i contributi pubblici: è quindi l’ente che ha delineato l’elenco di organizzazioni ammesse a beneficiare della destinazione del 5 per mille.
Le amministrazioni pubbliche sono chiamate a chiedere il parere dell’Agenzia per l’organizzazione dell’anagrafe unica delle Onlus e nel caso prevedano di far decadere in modo totale o parziale le agevolazioni loro destinate.
L’organismo è costituitodal Presidente e da dieci consiglieri nominati dalla Presidenza del consiglio. L’incarico dell’attuale direttore generale scade a fine mese.
Gli estimi catastali
Una riforma del catasto vera e propria richiede tempi molto lunghi per essere definitivamente attuata (più o meno cinque anni) e – per quanto incisivo – l’intervento già  varato dal governo sul settore immobiliare attraverso l’aumento dell’Imu (la vecchia Ici) reintrodotta sulla prima casa, non è bastato a creare un equilibrio fra il valore fiscale e quello reale delle abitazioni.
L’intervento sull’Imu ha infatti rincarato le rendite catastali del 60 per cento e porterà  nelle casse dello Stato circa dieci miliardi, ma soprattutto nelle grandi città  la divergenza fra valori di mercato e valore catastale delle zone periferiche da quelle centrali resta elevato. La rivalutazione delle rendite catastali esistenti ha elevato la base imponibile a 4 mila miliardi, ma il valore di mercato stimato è valutato in 8.200 miliardi.
Più del doppio. Ecco perchè nel disegno di legge sul fisco potrebbe trovare spazio una riforma del catasto a livello locale.
L’obiettivo è quello di avviare una revisione degli estimi urbani medi agendo comune per comune o su zone omogenee o per quartieri all’interno dello stesso centro abitato. Le prime a chiedere un intervento di questo genere sono state proprio le amministrazioni dei Comuni più grandi, interessate ad aumentare le entrate.
Non a caso i Comuni si stanno mettendo in rete per individuare strategie comuni per combattere l’evasione fiscale e immobiliare
Nel decreto dovrebbe invece trovare spazio la definizione delle aliquote Imu da applicare con il primo acconto di giugno. L’ipotesi più accreditata prevede che si parta con le aliquote più basse, 4 per mille per la prima casa e 7,6 per mille per gli altri immobili.
I beni ecclesiastici
Sempre nel testo che entra in pre-Consiglio domani dovrebbe trovare spazio l’introduzione dell’Ici – annunciata nei giorni scorsi dallo stesso premier Monti – per gli immobili della Chiesa oggi esentati dall’imposta.
Secondo quanto previsto dal governo le nuove norme consentiranno l’esenzione solo per le proprietà  nelle quali si svolge in modo esclusivo una attività  non commerciale. Palazzo Chigi ha comunque annunciato un emendamento che definirà  in modo preciso la tipologia degli immobili interessati al versamento dell’imposta.
L’introduzione dell’Ici sui beni ecclesiastici potrebbe entrare nella parte di riforma veicolata attraverso il decreto.
Quanto vale l’Ici sulla Chiesa? Su quello che dovrebbe essere l’incasso garantito sono circolate nei giorni scorsi le più svariate cifre.
L’Anci, associazione dei comuni, ha parlato di versamenti per 600 milioni l’anno, uno studio dell’Ifel stima invece che il risultato finale potrebbe raggiungere il miliardo di introiti.
Un balletto di valutazioni dovuto al fatto che un censimento vero e proprio degli immobili non è ancora disponibile.
Sull’introduzione dell’Ici per i beni ecclesiastici si è sviluppato un acceso dibattito, tuttora in corso. Ieri infatti il senatore del Pdl Mantovano si è detto certo che “nonostante le note difficoltà  economiche nelle quali versano i comuni, nessun sindaco del Popolo delle Libertà  applicherà  mai l’Ici di Monti agli asili parrocchiali e a quei beni della Chiesa ove si svolgano attività  sociali, formative e religiose così utili per le nostre comunità “.

Luisa Grion
(da “La Repubblica”)

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ARRIVA LA RIFORMA DEL FISCO: MENO IRPEF COI SOLDI RECUPERATI DALLA LOTTA ALL’EVASIONE

Febbraio 16th, 2012 Riccardo Fucile

NUOVO CATASTO, 720 AGEVOLAZIONI NEL MIRINO, TAGLI A SGRAVI E SPRECHI, SFOLTIMENTO DEI 10 MILIARDI DI SCONTI CONCESSI DAL FISCO ALLE IMPRESE, NIENTE AUMENTO IVA

Il cantiere del fisco è di nuovo aperto. Con l’obiettivo di abbassare i carichi per i contribuenti più deboli e di bloccare l’aumento dell’Iva già  pronto per il prossimo anno.
Il contenitore dei nuovi strumenti che il governo si propone di mettere in campo è la nuova delega fiscale: aumento Iva evitabile, meno Irpef con i proventi della lotta all’evasione, tagli delle agevolazioni fiscali.
Accantonata la delega scritta da Tremonti lo scorso anno, che prevedeva pesanti e indiscriminati tagli lineari che avrebbero colpito anche famiglia, lavoro dipendente e pensionati, si apre la strada ad uno sfoltimento delle oltre 720 agevolazioni fiscali del nostro sistema che costano circa 161 miliardi.
Sconti che spesso si sovrappongono all’assistenza o che riguardano settori residuali, poco efficaci o frutto del sedimentato lavoro delle lobby.
L’operazione libererebbe molte risorse alle quali potrebbero aggiungersi la lotta all’evasione fiscale (di cui già  a maggio in sede di autotassazione si potranno valutare i primi frutti) e la spending review affidata a Piero Giarda pronta nel giro di tre mesi. Una carta che Monti sembra intenzionato a giocare.
L’operazione Irpef: giù la prima aliquota coi soldi tolti agli evasori
“Usare i proventi della lotta all’evasione per dare qualche sollievo ai contribuenti onesti”, ha detto Monti. Per ora il governo, per prudenza, non ha voluto cifrare il gettito della lotta all’evasione per quest’anno. Di certo tuttavia si sa che nel 2011 il gettito di cassa del contrasto agli evasori è stato di 11 miliardi.
Quest’anno la battaglia contro chi non paga le tasse è diventata una vera e propria emergenza dell’esecutivo e con tutta probabilità  riserverà  qualche sorpresa positiva.
Le nuove norme, dalla tracciabilità  al monitoraggio dei movimenti bancari, hanno provocato un effetto deterrenza al quale vanno aggiunti i ripetuti blitz della GdF e dell’Agenzia.
Un primo bilancio dell’andamento del gettito, che terrà  conto anche di questi fattori, si potrà  vedere tra maggio e giugno in sede di autotassazione.
I tecnici del governo stanno studiando dove intervenire: sostanzialmente sull’Irpef con un taglio dell’aliquota più bassa oggi al 23 per cento.
Di quanto dipenderà  dalle risorse tenendo conto che un punto di Irpef costa circa 5 miliardi e si riflette su tutti gli scaglioni. In alternativa: un intervento sui carichi familiari.
Il dilemma dell’Iva: aumento 2012 evitabile se si trovano 4 miliardi
L’obiettivo è quello di disinnescare la mina Iva. Sotto l’emergenza della manovra alla fine dello scorso anno si decise un secondo aumento dell’Iva: 2 punti che scatteranno, se non ci saranno modifiche, dal primo ottobre di quest’anno portando l’aliquota intermedia del 10 per cento al 12 per cento e quella più alta dall’attuale 21 al 23 per cento.
Un aumento che dovrebbe rimanere immutato per tutto il 2013 e registrare un ulteriore incremento di mezzo punto nel 2014.
L’operazione fu fatta per evitare che scattassero i pericolosissimi tagli lineari del 5 per cento su tutte le agevolazioni fiscali, dai carichi familiari a quelli sul lavoro dipendente, per 4 miliardi quest’anno e 16 per il prossimo.
Tuttavia l’Iva, in fase recessiva, desterebbe qualche perplessità  e lo stesso presidente del Consiglio Monti valuta una revisione della norma.
L’obiettivo numero uno sarebbe quello di eliminare del tutto il rincaro, in seconda battuta si tenterebbe di dimezzarlo.
L’Iva avrebbe infatti un immediato impatto sui prezzi e inoltre colpirebbe i lavoratori dipendenti con reddito medio basso e favorirebbe gli autonomi con reddito medio alto.
Gli sconti: la sforbiciata risparmia le famiglie e i pensionati
Una massa enorme, sedimentata nel tempo, che riguarda tutti gli aspetti e le pieghe della società . In tutto 161 miliardi e 720 agevolazioni che possono trovare spazio nella denuncia dei redditi di contribuenti e imprese.
Il lavoro era stato avviato da Tremonti, ma la cura era violenta: taglio lineare di tutte le agevolazioni del 5 per cento e del 20 per cento.
Stesso peso per i carichi familiari e per gli sconti sui palazzi storici. Nessuna differenza tra le medicine per gli animali e le palestre per i ragazzi. Un calderone.
Così è arrivato lo stop del governo Monti (coprendo i mancati risparmi con l’aumento dell’Iva) e rivisitando, ad opera della Commissione guidata dall’attuale sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, le agevolazioni tagliabili.
Il frutto dell’impresa è che ad ogni agevolazione è stato dato un codice di importanza e molte, relative a famiglia, lavoro e pensioni, sono state dichiarata intoccabili. Tuttavia il bacino d’intervento resta ampio. Si guarda anche al riordino dei 10 miliardi di agevolazioni che vanno alle imprese.
Gli estimi catastali: rivalutazione a tappe, grandi Comuni apripista
L’intervento è stato pesante, circa 10 miliardi sono giunti dall’aumento dell’Imi (la vecchia Ici) introdotta sulla prima casa e soggetta ad un rincaro delle rendite catastali del 60 per cento rispetto al vecchio schema.
Tuttavia la rivalutazione delle rendite catastali esistenti ha elevato la base imponibile dell’imposta a circa 4.000 miliardi, mentre il valore di mercato stimato è valutato in 8.200 miliardi, circa la metà  del patrimonio esistente rimane escluso dall’imposta.
Tuttavia i valori di mercato differiscono da quelli catastali in modo non uniforme: lo scostamento è maggiore nelle grandi città  rispetto ai grandi centri e nelle periferie rispetto ai centri storici. Così si studia, in attesa di una riforma totale del catasto che potrebbe richiedere fino a cinque anni di tempo, una revisione degli estimi urbani medi agendo Comune per Comune, o su zone omogenee e quartieri all’interno dello stesso centro abitato. In questo modo si potrebbero avere una distribuzione meno sperequata dei carichi e spazi per evitare ulteriori aumenti delle rendite.
La spending review: avviata in tre ministeri la radiografia delle spese
“Riformare la spesa pubblica non è una missione impossibile”. Parola di Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, uno dei massimi esperti di spesa pubblica cui è stata affidata la regia della spending review, per rendere più efficiente la spesa pubblica eliminando gli sprechi.
L’operazione è scattata da meno di un mese e dovrebbe essere portata a termine entro fine maggio.
Le revisione della contabilità  e delle spese, fin nei minimi dettagli e in tutte le pieghe del bilancio, è già  stata avviata in tre ministeri: Interni, Pubblica Istruzione e Affari Regionali. Sembra che al ministero degli Interni sia in fase più avanzata di realizzazione.
Un meccanismo importante che potrebbe evitare, come ha accennato lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti, il “pericoloso” rincaro dell’Iva previsto per l’autunno.
Come si sta agendo? L’obiettivo è quello di standardizzare i costi di produzione delle singole unità  produttive, dalle scuole alla magistratura ai vari servizi, e poi verificare se tutti i centri di spesa sono al di sopra o al di sotto della media fissata dalla spending review. In tutto si potrebbero incassare 5-10 miliardi fin da quest’anno.
L’abuso di diritto: trucchi, fusioni, scorpori: ora è caccia alle elusioni
Abuso di diritto, ovvero elusione fiscale. Nel mirino ci sono i miliardi che sfuggono al fisco in apparenza legittimamente, in realtà  grazie ad un ingegnoso e sofisticato slalom tra le norme, formalmente rispettate ma piegate ai propri interessi da holding e grandi gruppi finanziari. Il tema è già  sotto gli occhi del governo.
Obiettivo: verificare ogni volta, come del resto ha fatto spesso la Corte di Cassazione, se l’operazione che viene messa in atto da una società  ha un fine puramente economico o serve solo per risparmiare sulle imposte. Del resto la proposta al vaglio parla chiaro: sono vietati tutti gli atti privi di valide ragioni economiche diretti, pur senza violare alcuna specifica disposizione di legge, ad ottenere riduzioni d’imposta, rimborsi o risparmi.
Chi sarà  colpito?
Soprattutto le grandi operazioni dei grandi gruppi in grado di muoversi a livello internazionale. Nel mirino alcuni dei più sofisticati meccanismi che attengono soprattutto alla prassi internazionale.
In prima linea ci sono fusioni, scorpori e utilizzo delle norme sulla doppia imposizione internazionale.

Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)

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SCADUTO IL TERMINE TRASPARENZA: SOLO TRE MINISTRI LO RISPETTANO

Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile

CIRCOLARE ULTIMATUM AI RITARDATARI…HANNO ADEMPIUTO ALL’OBBLIGO ANCHE   I DUE SOTTOSEGRETARI ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Puntuale all’appuntamento con la trasparenza annunciata si presentano giusto il ministro alla Pubblica istruzione Francesco Profumo, due suoi sottosegretari e altri due sottosegretari alla Difesa.
Sono gli unici ad aver rispettato la scadenza del 14 febbraio che in un primo tempo era stata fissata dalla Presidenza del Consiglio per la pubblicazione della situazione patrimoniale di ognuno.
Prima cioè che nel Consiglio dei ministri del pomeriggio il premier Monti non fosse costretto – preso atto dei ritardi e delle inadempienze – a concedere altri sette, ultimativi giorni di tempo ai colleghi.
Non senza disappunto, a quanto trapela.
Entro martedì tutte le tabelle con redditi, immobili, beni mobili, partecipazioni azionarie dovranno essere sui siti ministeriali. Non oltre.
Si sono fermati a metà  strada il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi e della Coesione territoriale, Fabrizio Barca.
Il successore di Brunetta sul sito di Palazzo Chigi non indica la situazione patrimoniale, nè elenca gli immobili posseduti (tantomeno dunque la discussa casa vicino al Colosseo), piuttosto si limita a specificare in una riga il reddito complessivo lordo annuo: 205.915 euro. E così Barca: 199.778 euro.
Sono quelli da ministri.
Per le situazioni patrimoniali aggiornate del sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà , del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola e della Cooperazione Andrea Riccardi (impegnato all’estero) bisognerà  attendere oggi.
Da qui a qualche ora Palazzo Chigi pubblicherà  quella di Monti, assieme a un curriculum che integri l’attuale che – forse in nome della proverbiale sobrietà  – è di una sola riga. Per tutti gli altri, corsa contro il tempo fino a martedì prossimo.
E dire che lo stesso presidente del Consiglio a più riprese era stato chiaro: “Renderemo pubblici redditi e patrimoni entro la scadenza di legge”, ovvero entro 90 giorni dall’insediamento avvenuto il 17 novembre 2011.
Constatata una probabile ritrosia, il 9 febbraio scorso il sottosegretario Catricalà  ha diramato a tutti i ministri e sottosegretari una circolare dai toni perentori: “Il prossimo 14 febbraio scade il termine di 90 giorni che ci siamo prefissati per dare pubblicità  alla nostra situazione patrimoniale. Il presidente del Consiglio mi ha incaricato di chiedervi di pubblicare ciascuno sul proprio sito istituzionale tutti i dati che possono dar conto della vostra, anche al di là  di quanto si è tenuti per legge a fare”.
Catricalà  suggerisce, in alternativa, di integrare le dichiarazioni che per legge i ministri non parlamentari devono depositare al Senato.
Ma a ieri, stando alle informazioni acquisite, quelle presentate agli uffici di Palazzo Madama dai membri del governo erano davvero poche.
E per evitare più o meno involontarie negligenze, il sottosegretario incaricato da Monti ha allegato alla circolare una scheda esplicativa di ben tre pagine, predisposta dalla Funzione pubblica, in cui viene elencata ogni voce che dovrà  essere contenuta nella dichiarazione patrimoniale.
Ovvero, altri incarichi ricoperti e beni immobili di qualsiasi tipo; auto, aerei o imbarcazioni e poi quote e azioni; cariche societarie di ogni tipologia e gestione di portafogli e un lungo elenco a seguire.
Dunque l’unico curriculum ministeriale che a tarda sera ieri rimandava alla situazione patrimoniale era quello del ministro Francesco Profumo.
Almeno in parte, dato che l’ex capo del Cnr pubblica il reddito lordo annuo che percepirà  al governo (199.778 euro) ma non quello percepito finora.
Il responsabile della Pubblica istruzione, nato a Savona e residente a Torino, dichiara la proprietà  di un appartamento a Savona, la comproprietà  di quattro garage, quella di un appartamento ad Albissola Mare e di un altro a Torino e il 50 per cento di una casa a Salina. Lancia Lybra unica auto e poi otto tipologie di azioni o quote: 894 azioni Intesa Sanpaolo, 1.210 Montepaschi, 250 De Longhi, 262 Enel, 3.630 Telecom, 137 Finmeccanica, 5.199 Unicredit, 250 Delclima.
Al contrario, il suo sottosegretario napoletano Marco Rossi Doria, oltre alla paga che riceverà  (189 mila euro), dichiara anche i 37 mila percepiti fino a novembre da docente di scuola primaria a Trento.
L’altra sottosegretaria all’Istruzione, Elena Ugolini (reddito governativo da 188 mila) risulta comproprietaria col marito di una casa a Bologna e comproprietaria di altri tre immobili ereditati a Rimini.
Infine, arrivano in tempo anche i due sottosegretari alla Difesa. Gianluigi Magri (reddito ministeriale da 188 mila, tre comproprietà  a Bologna, Jeep e moto Bmw, 25 mila euro di azioni Montepaschi e 22 mila di obbligazioni argentine). E il suo collega (identico reddito) Filippo Milone, con passione per auto (Classe A, Golf, Fiat d’epoca 1.500) e moto (Yamaha e Honda).
Ma ora si attende tutto il resto.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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IL RETROSCENA DEL NO ALLE OLIMPIADI: MONTI TEMEVA L’ESPLOSIONE DELLE SPESE FINO A 30 MILIARDI

Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile

“CON I GIOCHI SI FA LA FINE DELLA GRECIA”: IL TIMORE PER IL RITORNO DELLA CRICCA E LE POSSIBILI CONSEGUENZE INTERNAZIONALI

Le “cricche” d’affari romane, lo spettro del default greco, la vaghezza del piano, il rischio di una guerra diplomatica al termine dalla quale, alla fine, l’Italia sarebbe finita distrutta come un vaso di coccio.
Sono molte le ragioni che hanno spinto Mario Monti a pronunciare il suo “no” a Roma Olimpica, nonostante la riunione del Consiglio dei ministri abbia visto un inedito e acceso “uno contro tutti”, con la maggioranza dei presenti – in testa Corrado Passera, Corrado Clini, Piero Gnudi e Filippo Patroni Griffi – decisi a pronunciarsi a favore. Niente da fare, per Monti l’Olimpiade di Alemanno restava “un salto nel buio”.
“Io non ho davvero capito perchè devono essere i governi a dare questa garanzia finanziaria illimitata. Me lo spiegate?”, ha chiesto agli affranti Petrucci, Pescante e Letta che erano andati a implorare per l’ultima volta un “sì”.
In realtà  erano settimane che, più approfondiva la questione e più Monti si convinceva dei rischi eccessivi legati all’operazione.
Raccontano che persino sull’aereo che da New York lo riportava in Italia il premier abbia studiato il dossier della commissione Fortis su Roma 2020.
Ma più leggeva, appunto, e più i dubbi crescevano.
Lievitazione dei costi, procedure senza garanzie. Con il rischio di finire di nuovo nell’incubo dei mondiali di nuoto 2009, in mano a una filiera tipo quella Anemone-Balducci, con qualche furbo a procacciare affari e lo Stato a pagare conti salatissimi.
Incontrando a Londra il primo ministro David Cameron, Monti a gennaio era stato messo in guardia in maniera sorprendente: “Faccia attenzione – gli aveva detto il collega inglese – e non dia troppo retta agli studi. Con le Olimpiadi di Londra noi avevamo persino creato un’autorità  ad hoc per controllare gli appalti, ma alla fine le spese sono raddoppiate”.
La previsione di palazzo Chigi, rispetto a un budget iniziale tra i 9 e gli 11 miliardi, era di un bilancio gonfiato nel 2020 fino a trenta miliardi.
Una cifra mostruosa, da bancarotta. “Proprio come è successo ad Atene – ha spiegato Monti in Consiglio dei ministri – e lì è stato l’inizio della fine”.
Ma il ministro Giulio Terzi, che come un’ombra ha seguito Monti negli Usa, gli ha prospettato anche i risvolti geo-politici di una candidatura italiana gettata aggressivamente sul tavolo.
La Germania infatti sostiene le ambizioni turche su Istanbul 2020.
Scombinare i piani di Merkel, mettere un dito nell’occhio alla Turchia, proprio mentre l’Unione europea e gli Usa stanno cercando di tenere ancorata Istanbul all’Occidente, avrebbe creato frizioni importanti.
Anche la candidatura di Doha è molto forte e il Qatar, finanziariamente potente, è deciso a imporsi a ogni costo.
Così il Giappone, già  battuto per l’edizione 2016.
“C’è il pericolo – ha confidato il premier – che possa montare una campagna per screditarci, per mettere in dubbio la solidità  del risanamento finanziario. Ci sono importanti interessi in gioco, temo colpi bassi. E i mercati non ci perdonerebbero un passo falso”.
Sarebbe una scelta azzardata in un momento, oltretutto, in cui l’Italia ha bisogno di coltivarsi alleati in Europa più che farsi altri nemici.
Un ragionamento simile andrebbe applicato anche alla debolissima Spagna.
Tanto che Monti, di fronte alla candidatura di Madrid, in privato si è detto “meravigliato” per la scelta di Mariano Rajoy.
La cosa che, invece, ha preoccupato di meno il premier è stata la reazione del mondo politico. Napolitano era stato avvertito il giorno prima per telefono che l’orientamento era negativo.
Il “no” era scontato. Fabrizio Cicchitto ieri pomeriggio ha sussurrato a un amico in Transatlantico: “Lo sapevamo anche noi”.
Non sembra che il Pdl – a parte un drappello di amici del sindaco Alemanno – sia intenzionato a farne un dramma, al di là  delle dichiarazioni di circostanza.
Nemmeno Pd e Terzo Polo si sono messi di traverso.
Del resto in Parlamento si sapeva da tempo che Monti fosse contrario.
“La prima volta che Monti si decide a incontrare il comitato organizzatore di Roma 2020 – racconta un ex ministro del Pdl – è stata dopo le feste di Natale: se ne andò a metà  riunione e lasciò Catricalà  a discutere con Petrucci, Letta e Pescante. Tirava già  una brutta aria”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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ARRIVA L’ICI ANCHE PER GLI IMMOBILI DELLA CHIESA: IL GOVERNO RIVEDE L’ESENZIONE

Febbraio 14th, 2012 Riccardo Fucile

MONTI RIESCE LADDOVE DESTRA E SINISTRA NON SONO VOLUTI INTERVENIRE PER DECENNI… ESENTATE SOLO LE INIZIATIVE NO-PROFIT, LA DISPONIBILITA’ DELLA CHIESA

La proposta finale da spiegare dopodomani alle gerarchie ecclesiastiche è pronta. In tempi di sacrifici per tutti e nell’imminenza di una condanna Ue per aiuti di Stato illegali, le esenzioni fiscali per le attività  commerciali della Chiesa non sono più sostenibili: gli enti ecclesiastici dovranno pagare le tasse, anche se il governo si impegna a fare salve le attività  puramente no profit.
È questo lo schema che giovedì Mario Monti e i suoi ministri sottoporranno ai vertici vaticani – a partire dal segretario di Stato Bertone e dal presidente della Cei Bagnasco – in occasione delle celebrazioni dei Patti Lateranensi.
Le esenzioni per la Chiesa le aveva introdotte il governo Berlusconi nel 2005 e permettono ad alberghi, scuole ed ospedali degli enti religiosi che operano in regime di concorrenza di non pagare le tasse grazie alla presenza di un semplice cappella al loro interno.
Un vantaggio rispetto ai competitor laici, che devono fare prezzi più alti visto che le tasse le pagano.
E con un danno per l’erario italiano di almeno un miliardo l’anno.
C’è l’esenzione totale dell’Ici alla quale si somma uno sconto del 50% sull’Ires. Privilegi che saranno cancellati pur salvando le Chiese e le attività  puramente benefiche come oratori o mense per i poveri.
Nell’ottobre del 2010 la Commissione europea ha aperto un’indagine per aiuti di Stato contro l’Italia e una decisione finale è attesa per la primavera.
Tanto a Bruxelles quanto a Roma la condanna è data per certa.
Cancellando i privilegi l’Italia spera invece di evitare una decisione negativa che oltretutto dovrebbe essere accompagnata dall’ingiunzione di recuperare quanto non pagato dalla Chiesa in violazione delle regole Ue.
Ma anche cambiando la legge e chiudendo il contenzioso la condanna per il periodo 2006-2011 potrebbe arrivare.
Almeno così la pensano gli autori della denuncia che ha attivato Bruxelles – guidati dal radicale Maurizio Turco – che annunciano: “Se non ci sarà  l’ordine di recupero del pregresso andremo in Corte di giustizia Ue”.
La prima legge sull’Ici del 1992 consentiva a chi riteneva di poter accedere alle esenzioni di non registrarsi al fisco.
Privilegio consolidato dal governo Berlusconi che nel dicembre 2005, in vista delle elezioni della primavera successiva, ha regalato agli enti ecclesiastici l’esenzione totale dall’Ici anche in presenza di attività  commerciali e mettendo a tacere la Cassazione che nel 2004 aveva stabilito l’obbligo di pagare l’imposta per tali enti ad eccezione di chi svolgeva attività  puramente sociale.
L’anno successivo – per bloccare le indagini poi avviate dalla Ue – il governo Prodi aveva rimesso mano alla norma generando un mostro giuridico con l’esenzione per gli enti “non esclusivamente commerciali” (o l’attività  è commerciale, o non lo è) che non ha risolto il problema.
Al Vaticano è riconducibile un impero immobiliare che genera un giro d’affari di circa 4 miliardi l’anno.
Scuole private, ospedali, palestre e alberghi gestiti da ordini religiosi e fondazioni che fanno concorrenza a quelli laici con prezzi più accessibili anche grazie al mancato pagamento delle tasse.
Si parla di circa 100 mila fabbricati, ma potrebbero essere di più.
Un quinto di Roma è in mano alla Curia: alle 140 case di cura private accreditate nel Lazio, ad esempio, si aggiungono 800 scuole, 65 case di cura, 43 collegi, 20 case di riposo e tanto altro.
A Milano le scuole paritarie sono oltre 450 e le cliniche 120. Il solo patrimonio di Propaganda Fide ammonta a 8-9 miliardi.
C’è poi il turismo religioso: 200 mila posti letto sparsi per l’Italia con 3.300 recapiti tra case per ferie e hotel per i pellegrini.
La soluzione trovata dal governo permette di riportare il regime fiscale della Chiesa nel campo della legalità  pur mantenendo le esenzioni per gli enti che fanno opera puramente caritatevole o spirituale, ovvero no profit.
Il problema giuridico più complesso da risolvere è quello delle attività  “miste”: come comportarsi quando in un palazzo ci sono quattro piani adibiti ad albergo, e dunque commerciali, e una mensa per i poveri?
La soluzione è quella di scorporare anche per il fisco le due attività  seguendo lo schema previsto per le società  che svolgono in parte servizi pubblici e in parte attività  in concorrenza. Soluzione giuridicamente inattaccabile ma che provocherà  più di un problema nella sua attuazione pratica vista la difficoltà  a distinguere i due aspetti.
Tutte stime per difetto visto che gli stessi comuni hanno difficoltà  a mappare le proprietà  in mano alla Chiesa: buona parte di esse, infatti, non è mai stata registrata al fisco con migliaia di immobili fantasma che affollano centri storici, paesi e campagne. Ecco perchè l’imminente fine dei privilegi fiscali potrebbe non bastare a far emergere tutto il sommerso generato dagli enti ecclesiastici.
Così se con lo stop alle esenzioni lo Stato solo di Ici dovrebbe incassare circa 400 milioni all’anno, con un imponente lavoro di mappatura degli immobili si potrebbe superare il miliardo.
Ecco perchè la fine delle esenzioni dovrebbe essere accompagnata da una legge che obblighi la registrazione degli immobili fino ad oggi sconosciuti ai comuni.

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)

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OBAMA SCOPRE SUPERMARIO: “ROMA, UNA DIGA PER L’EURO”

Febbraio 10th, 2012 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE USA CHIEDE A PALAZZO CHIGI DI AIUTARLO A DECIFRARE LE MOSSE DELLA MERKEL….”IL LAVORO CHE STATE FACENDO AIUTERA’ ANCHE LA RIPRESA AMERICANA”

“Mario, il lavoro che stai facendo in Italia è eccezionale. Mi è piaciuta la tua partenza a razzo. Hai tutto il mio sostegno”, dice il presidente degli Stati Uniti a Barack Obama.
“Dalla partita che si gioca a Roma dipende il destino di tutta l’eurozona, e quindi anche la ripresa americana. Per due volte la crescita è ripartita qui negli Stati Uniti, all’inizio del 2010 e all’inizio del 2011, per poi frenare sotto gli shock della crisi europea. Stavolta ho più fiducia”.
Barack Obama incontra per la prima volta Mario Monti, lo riceve nella cornice più solenne della Casa Bianca in una giornata difficile, con il caso greco che torna a fare paura.
Il presidente americano mette subito il premier italiano a suo agio, lo elogia per “l’alto livello di fiducia del tuo governo”, sia nell’opinione pubblica che nelle cancellerie internazionali e sui mercati. Obama vuole “scoprire” a fondo un partner che gli è indispensabile, lo interroga sul “contratto per la crescita” che Monti propone per l’Europa.
“Com’è possibile – gli chiede il presidente americano – generare crescita sotto la pressione di politiche di bilancio così restrittive?”.
È contento, e lo dice, che si sia ricostituito dopo una pausa lunghissima un triangolo tra Berlino Parigi e Roma.
Sollecita Monti a “dare un contributo forte al prossimo G8, che ospiterò a maggio nella mia Chicago”. Gli confida che ha bisogno del suo aiuto per convincere la Germania a fare di più, a sostegno della ripresa.
C’è solo un accenno alle “circostanze eccezionali” in cui Monti è arrivato a Palazzo Chigi; è nello stile di Obama, un’allusione delicata all’uscita di scena di Silvio Berlusconi con cui l’Amministrazione democratica ebbe un rapporto a dir poco diffidente.
Con Monti il cambiamento di tono è immediato. Finalmente il dialogo è tra simili.
Molto simili davvero: dopo pochi minuti Obama sente di aver di fronte un uomo che ha il suo stesso approccio, la cortesia e la sobrietà  dei modi insieme con la passione per l’analisi, l’approfondimento.
Due professori: proprio così.
Quante volte in America – soprattutto dalla destra populista – questo presidente cresciuto a Harvard è stato accusato di essere “èlitario, professorale, troppo intellettuale, didattico”.
Ora si trova di fronte un professore di mestiere, specializzatosi nell’altra super-università  americana, Yale.
Uno è giurista per formazione, l’altro economista. Ma Obama subisce una vera attrazione anche per l’analisi economica, affinata dopo anni di discussioni con personaggi della statura di Warren Buffett, Paul Volcker, Larry Summers.
Perciò si sente a suo agio davanti a colui che la stampa americana battezzò “SuperMario” (ai tempi in cui era commissario europeo) e che ora entra alla Casa Bianca col biglietto da visita della copertina di Time: “L’uomo che può salvare l’Europa?”.
Obama ha capito anche un’altra cosa, preparando questo summit con il segretario al Tesoro Tim Geithner e il banchiere centrale Ben Bernanke: questo SuperMario che ha davanti a Washington legittima l’azione di un altro SuperMario, il presidente della Bce Draghi, la cui azione di “pompaggio di liquidità ” ha tamponato la sfiducia dei mercati.
Monti diventa decisivo nella strategia europea di Obama.
Il leader americano si strappa da altri impegni più importanti sulla scena domestica, in una giornata densissima: ha appena annunciato una storico “patteggiamento” delle banche colpevoli per i mutui subprime, 26 miliardi di indennizzi che andranno alle famiglie indebitate.
Una notizia tale da sconvolgere l’agenda della giornata, ma Obama non rinuncia a un solo minuto del suo colloquio con Monti. Comincia a chiamarlo Mario: in inglese dove non esiste differenza fra il tu e il lei, è il segnale di passaggio a un tono diretto, confidenziale.
Obama sottopone Monti a un interrogatorio serrato, vuole conoscere nel dettaglio “le misure che stai varando per ricostruire la fiducia dei mercati e rilanciare la crescita attraverso riforme strutturali”.
Gli preme tanto più di fronte alla nuova emergenza in Grecia, che Monti continui a sostenere “il rafforzamento del fondo salva-Stati, la muraglia di fuoco a difesa dell’euro”.
Il presidente Usa vuole essere rassicurato che l’Italia si salverà  da sola e quindi non sarà  necessario un intervento del Fondo monetario internazionale in aiuto a Roma: questione scabrosa, perchè la destra repubblicana denuncerebbe qualsiasi salvataggio che costi un solo dollaro al contribuente americano (gli Usa sono il primo azionista del Fmi).
Soprattutto sta a cuore a Obama “sviluppare tra noi delle sinergie per promuovere la crescita”. È questa la parte più impegnativa del colloquio: “Le tue riforme strutturali – chiede Obama – possono generare una ripresa? Andrà  in questa direzione l’intera eurozona?”.
Al premier italiano, lui ricorda che “anche il Fmi, ormai perfino le agenzie di rating, dicono che senza crescita diventa impossibile ridurre durevolmente il deficit e il debito degli Stati”.
Obama si aspetta che Monti lo aiuti a “decifrare” quell’enigma che per lui resta Angela Merkel. Ascolta con attenzione – e inquietudine – quando il premier italiano fuga ogni illusione sulla possibilità  di “convertire la Germania a politiche keynesiane di rilancio basate su iniezioni di spesa pubblica”.
Il presidente americano forse si lascia convincere solo a metà , dall’argomentazione di Monti secondo cui “bisogna convincere la Merkel a essere più coerente con il modello tedesco, cioè a sviluppare fino in fondo l’economia sociale di mercato, aprendo di più alle liberalizzazioni”.
Era ben diversa, in partenza, la “dottrina Obama” lanciata al G20 di Pittsburgh nel settembre 2009: i paesi con forti surplus commerciali e risparmio abbondante come Germania e Cina dovevano rilanciare la spesa di consumo e diventare locomotive.
Ma Obama capisce che il “germanico Monti” può aiutarlo a individuare qualche apertura nella corazza tedesca, proprio quello che non è mai riuscito a fare Nicolas Sarkozy.
Da questo momento il ghiaccio è rotto davvero. Ci si può parlare al telefono tra Washington e Roma.
Succederà  spesso d’ora in avanti. Monti è stato cooptato in un nuovo incarico informale, sarà  un partner sempre più ascoltato, una sorta di “consigliere esterno del presidente” per impostare il G8 di Chicago a maggio, il vertice più importante per l’economia globale prima dell’elezione presidenziale di novembre.

Federico Rampini
(da “La Repubblica“)

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INTERVISTA DE “LA STAMPA” AL PRESIDENTE USA: “L’ITALIA FA PASSI IMPRESSIONANTI, ROMA CRUCIALE PER SUPERARE LA CRISI”

Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile

“MONTI STA MODERNIZZANDO L’ECONOMIA, AVANTI COSI’ SU CRESCITA E DEFICIT”…. OGGI ALLA CASA BIANCA INCONTRO TRA OBAMA E MONTI

«L’Italia sta facendo passi impressionanti al fine di modernizzare la sua economia»: il presidente americano Barack Obama parla in esclusiva con «La Stampa» a poche ore dall’odierno incontro con il premier Mario Monti nello Studio Ovale, esprimendo forte sostegno per le misure di risanamento adottate dal governo e delineando l’agenda dei rapporti con l’Europa.
Le parole di Obama testimoniano la convinzione che Monti sta guidando l’Italia verso i sacrifici necessari ed è un leader europeo con il quale discutere la comune ricetta di Usa-Ue per superare la crisi finanziaria.
A testimoniarlo è che Monti nell’intervista alla tv «Pbs» aveva auspicato martedì maggiori firewall finanziari per l’Eurozona «perchè mettendone di più grandi si riduce la possibilità  di doverli usare» e Obama ora risponde «sono d’accordo», lasciando intendere la necessità  di un maggior impegno della Germania.
Il presidente descrive America e Europa alleate per battere la crisi finanziaria, aiutare le svolte democratiche in Medio Oriente e Nord Africa, costruire la difesa missilistica Nato e sostenere la transizione afghana.
L’interesse americano per il risanamento italiano si deve alla convinzione che sia un passaggio cruciale per ridare stabilità  all’Eurozona, scongiurando una nuova recessione negli Stati Uniti.
A conferma dell’attenzione nei confronti dell’ospite, Pennsylvania Avenue lo accoglie con un cerimoniale che prevede dopo l’incontro nello Studio Ovale che Monti parli alla stampa al Pebble Beach, davanti all’entrata della West Wing.
L’intervista che segue è un ulteriore gesto di attenzione nei confronti del nostro Paese perchè finora Obama non ne aveva mai concesse in occasione della visita di un premier italiano a Washington.

Partiamo dalla crisi dell’Eurozona. In più occasioni lei ha espresso la necessità  di un’espansione dei «firewall finanziari per l’Europa». Ritiene che l’attuale cooperazione fra i governi di Germania, Francia e Italia vada nella direzione giusta?
«La situazione finanziaria in Europa sarà  al centro dell’agenda con il primo ministro Monti nell’Ufficio Ovale. Come ho detto durante la crisi, credo che l’Europa abbia la capacità  economica e finanziaria per superare questa sfida. Durante gli ultimi due anni, l’Europa ha compiuto un certo numero di passi difficili e cruciali per affrontare la crisi che cresceva. In Italia e in Europa i cittadini stanno compiendo sacrifici dolorosi.
Sotto la leadership del primo ministro Monti, l’Italia sta ora adottando passi impressionanti per modernizzare la sua economia, ridurre il proprio deficit attraverso una combinazione di misure su entrate e spese, riposizionando la nazione sul cammino verso la crescita.
Più in generale i governi europei si sono uniti nel riformare l’architettura dell’Unione europea. Una delle lezioni che gli Stati Uniti hanno appreso durante la nostra recente crisi finanziaria è stata l’importanza di dimostrare ai nostri cittadini, alle nostre imprese, e ai mercati finanziari che eravamo impegnati a fare ciò che serviva per risolverla.
Questo è il motivo perchè abbiamo chiesto con urgenza ai nostri partner europei di erigere abbastanza firewall finanziari per evitare che la crisi si diffondesse.
Sono d’accordo con quanto il primo ministro Monti ha detto: se l’Europa mette in atto firewall sufficientemente grandi si riduce la possibilità  di doverli usare. Ciò che serve adesso è che tutti i governi europei dimostrino il loro impegno totale per il futuro dell’integrazione economica in Europa».
Perchè la soluzione della crisi del debito nell’Eurozona è così importante per gli Stati Uniti?
«È così importante perchè le nostre fortune economiche sono intrinsecamente legate e le relazioni con l’Europa sono una parte importante dei nostri sforzi per creare posti di lavoro e prosperità  negli Stati Uniti.
L’Unione europea è il singolo più grande partner economico dell’America, e il commercio e gli investimenti fra noi sostengono milioni di posti di lavoro su entrambi i lati dell’Atlantico.
Le nostre banche e i nostri mercati finanziari sono profondamente connessi.
Quando l’Europa va bene questo è positivo per i posti di lavoro e le aziende in America.
Quando la crescita in Europa rallenta o i vostri mercati finanziari sono instabili, noi ne sentiamo le conseguenze, così come voi avete sentito l’impatto della crisi finanziaria americana quattro anni fa.
Più semplicemente, gli Stati Uniti hanno un enorme interesse nella crescita dell’Europa e nel successo dell’area dell’euro.
Questo è perchè mi sono consultato strettamente e ripetutamente con le mie controparti europee durante la crisi. Ho condiviso con loro le lezioni rilevanti della nostra crisi recente mentre erano impegnate a fronteggiare questa sfida.
Il mio incontro con il primo ministro Monti è l’ultimo passo di una cooperazione che continua.
Ho intenzione di riaffermare al primo ministro il messaggio che ho portato ai miei partner europei in precedenza, nel caso più recente a Cannes durante il summit del G20: gli Stati Uniti continueranno a fare la loro parte per sostenere gli amici europei nel loro impegno per risolvere la crisi.
Voglio solo aggiungere che si tratta di qualcosa che va oltre l’economia. Americani ed europei hanno un profondo legame di amicizia, forgiato in guerra e rafforzato in pace. Vogliamo davvero che l’Europa si riprenda e prosperi.
Inoltre, l’Italia è uno dei nostri più importanti alleati e operiamo assieme all’Europa in qualsiasi cosa che facciamo nel mondo. Quando l’Europa è forte, prospera e sicura noi assieme siamo più efficaci, e il mondo è più prospero e pacifico».
In maggio nella sua Chicago ospiterà  il summit della Nato. Uno dei temi sarà  la transizione in Afghanistan. Qual è il ruolo che l’Italia può avere nello scenario del dopo-guerra?
«L’Italia ha avuto un ruolo cruciale e centrale nella Forza di assistenza e sicurezza internazionale della Nato in Afghanistan, uomini e donne delle vostre forze armate hanno servito con coraggio e altruismo, così come hanno fatto i vostri diplomatici e esperti di sviluppo.
Assieme con i nostri partner afghani e la nostra coalizione di 50 nazioni, abbiamo compiuto progressi reali nel raggiungere gli obiettivi condivisi di sconfiggere Al Qaeda, spezzare l’avanzata dei taleban e addestrare le forze di sicurezza nazionali afghane affinchè l’Afghanistan possa assumere la guida della sua sicurezza.
Italiani coraggiosi hanno dato le loro vite per ottenere tali progressi e noi siamo grati del sostegno del popolo italiano a questa missione vitale.
Apprezziamo l’impegno dell’Italia a rispettare gli accordi raggiunti al summit di Lisbona del 2010 per sostenere un processo di transizione guidato dagli afghani che è iniziato lo scorso anno, che consentirà  loro di avere la responsabilità  della sicurezza entro la fine del 2014.
Aspetto di dare il benvenuto al primo ministro Monti e ai nostri colleghi capi di governo nella mia Chicago per il summit della Nato. Sarà  un’opportunità  per delineare la prossima fase della transizione in Afghanistan.
La partnership strategica di lungo termine che l’Italia recentemente ha firmato con l’Afghanistan è un’affermazione forte e benvenuta sull’estensione dell’impegno dell’Italia oltre il 2014, proprio come gli Stati Uniti stanno costruendo una partnership duratura con il popolo afghano.
Al tempo stesso, l’Italia e gli Stati Uniti si sono uniti al resto della comunità  internazionale nell’offrire sostegno politico ad un processo di riconciliazione guidato dagli afghani che può contribuire a porre fine ad un’insurrezione che ha minacciato il popolo afghano e il resto del mondo per già  troppo tempo.
Il summit di Chicago sarà  anche un’opportunità  per noi di consultarsi su altri temi dell’agenda Nato. La Nato è il pilastro dell’Alleanza transatlantica e della sicurezza europea.
Come l’intervento in Libia ha dimostrato, è anche un pilastro della sicurezza globale. Guardando in avanti, abbiamo bisogno di assicurarci che quando la prossima crisi inattesa si manifesterà , saremo pronti a rispondere.
Questo è il motivo per cui lo “Strategic Concept” della Nato sta preparando l’alleanza per le missioni e sfide del futuro.
Questo è il motivo del perchè i ministri della Difesa Nato recentemente hanno deciso di aggiornare le nostre capacità  condivise di intelligence, sorveglianza e controllo. E questo spiega perchè quando ospiterò il summit in maggio, faremo passi importanti per assicurare che la Nato abbia le capacità  necessarie per affrontare le sfide del nostro tempo, inclusi i progressi verso il sistema di difesa missilistica Nato».
La Primavera araba si svolge non lontano dalle coste italiane. Come possono i nostri Paesi essere d’aiuto ai nuovi governi arabi affinchè possano costruire società  più stabili, libere e prospere?
«È stato un anno straordinario. In Medio Oriente e nel Nord Africa i cittadini si sono sollevati in nome della loro dignità  e dei diritti universali. Le transizioni democratiche in Tunisia, Egitto e Libia sono in corso.
Assieme alla comunità  internazionale abbiamo chiarito che l’orrenda violenza contro il popolo siriano deve finire e che Bashar Assad deve dimettersi così che una transizione democratica possa iniziare immediatamente.
Ognuna di queste nazioni affronterà  esami politici e economici procedendo sulla strada della democrazia. Gli Stati Uniti e l’Europa condividono un profondo interesse nel successo di queste transizioni. Saranno i popoli della regione a determinare il loro futuro ma gli Stati Uniti e l’Europa possono e devono sostenerli in questo momento cruciale.
Per questo ho fatto del sostegno alle riforme politiche ed economiche nella regione una linea d’azione degli Stati Uniti. Continueremo a sostenere le riforme democratiche e puntiamo ad un pacchetto di riforme economiche e di partnership per aiutare queste nazioni ad affrontare le difficoltà  economiche che sono anche alla base delle richieste di cambiamento.
Il sostegno internazionale può avvenire sotto molte forme, inclusi commercio e investimenti, assistenza tecnica per le elezioni, potenziamento della società  civile e il sostegno fondamentale ai diritti universali. Grazie alla sua ricca esperienza storica in transizioni politiche, l’Europa ha un ruolo particolare da giocare.
L’Italia è stata una tenace promotrice dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto in queste nazioni e noi rendiamo omaggio a tali sforzi per sostenere transizioni che rispettino tali valori.
L’Italia ha inoltre dato contributi importanti al successo dei nostri sforzi per salvare vite e sostenere il popolo libico nel porre fine al regime di Gheddafi. Come ho detto in maggio, ci saranno pericoli che accompagneranno momenti promettenti ma sono sicuro che, con il vostro sostegno, vi saranno giorni migliori e di maggiore speranza per i popoli del Medio Oriente e del Nord Africa, che meritano gli stessi diritti e opportunità  degli altri popoli del mondo».
Nel discorso che pronunciò a Berlino nel luglio del 2007 disse che “in questo nuovo secolo americani e europei dovranno fare entrambi di più, e non di meno”. Quali sono le nuove sfide comuni che abbiamo davanti?
«Viviamo in un’era nella quale i destini delle nazioni e dei popoli sono connessi come mai avvenuto prima. In un mondo dove le crisi finanziarie possono diffondersi rapidamente dobbiamo coordinare le nostre risposte, come abbiamo fatto al G-20, per assicurarci che la crescita globale sia bilanciata e sostenuta.
Le nuove minacce attraversano confini e oceani, dobbiamo smantellare i network terroristici e fermare la diffusione delle armi nucleari, affrontare i cambiamenti climatici, combattere la carestia e le malattie.
E poichè i cittadini rischiano le loro vite nelle strade del Medio Oriente e del Nord Africa, il mondo intero è in gioco nelle aspirazioni di una generazione impegnata a determinare il proprio destino.
Dobbiamo affrontare assieme queste minacce e sfide. Non c’è maniera migliore di farlo che attraverso la nostra alleanza con l’Europa, che è la più stretta e forte del mondo, radicata in storia e valori comuni.
Come ho detto spesso, la relazione dell’America con i nostri alleati e partner europei è il pilastro del nostro impegno nel mondo.
Lo abbiamo visto in Afghanistan, dove le nostre forze sono spalla a spalla. Lo abbiamo visto in Libia, dove la Nato ha fronteggiato la necessità  assumendosi la responsabilità  della protezione civile, dell’embargo di armi e della imposizione della no-fly zone.
L’Italia e le sue forze armate hanno avuto un ruolo vitale in queste missioni. La nostra partnership transatlantica è l’alleanza di maggiore successo e il più grande catalizzatore di azione globale. Sono determinato a fare in modo che resti tale».
Lei non ha antenati italiani ma, come ha detto intervenendo al gala della Fondazione italoamericana Niaf a Washington, è circondato da stretti consiglieri che ce l’hanno: da Leon Panetta a Janet Napolitano e il generale Raymond Odierno, dall’ex presidente della Camera Nancy Pelosi a Jim Messina e Alyssa Mastromonaco. Che cosa prova a lavorare circondato da tanti americani di origine italiana?
«Come presidente è un onore lavorare con così tanti colleghi e componenti dello staff con le radici in Italia. Sono gli ultimi di un lungo elenco di italiani-americani che hanno dato contributi durevoli alla prosperità  e sicurezza dell’America, e sono orgoglioso di averne così tanti nel mio team.
Sono anche orgoglioso di lavorare assieme a così tanti leader politici italiani-americani di talento, come la mia amica Nancy Pelosi che ha fatto la Storia diventando la prima donna a presiedere la Camera dei Rappresentanti.
L’Italia può essere fiera del fatto che i suoi figli e le sue figlie continuano a dare contributi inestimabili al successo degli Stati Uniti e alla nostra partnership bilaterale. Ovviamente devo aggiungere che due persone come Danilo Gallinari e Marco Belinelli garantiscono un certo buon nome anche alla Nba».

Maurizio Molinari
(da “La Stampa“)

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