Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
MONTI STUDIA L’INSERIMENTO SUCCESSIVO DI TRE VICEPREMIER: FITTO, ENRICO LETTA E DELLA VEDOVA
Monti ora ha paura. Teme che il suo sarà un «governo di nessuno», senza padri politici,
destinato a durare pochi mesi e flagellato dalla guerriglia parlamentare. L’impresa si sta rivelando infatti molto più difficile del previsto, il Pd e il Pdl – le due forze che potrebbero garantire una navigazione tranquilla – rifiutano di impegnarsi con i propri rappresentanti.
Per questo ieri il Professore ha chiesto aiuto a Napolitano, nella speranza di superare lo stallo e convincere i due azionisti di maggioranza a concedere qualche credito in più.
Così è partita l’ultima ambasciata del Colle, affidata alla discrezione del segretario generale Donato Marra.
Il plenipotenziario di Napolitano ha parlato con i due fronti – da Angelino Alfano a Enrico Letta – per provare a capire fino a che punto il veto all’ingresso di politici nella squadra fosse definitivo.
Quindi è andato a riferire allo stesso Monti a palazzo Giustiniani, ma il messaggio deve essere stato negativo. «Niente da fare».
Ai piani alti del Pd l’ipotesi viene fatta cadere. «Non siamo la Germania della grande coalizione – è il ragionamento degli uomini di Bersani – qui ci sono di mezzo le macerie del governo Berlusconi».
Al limite, ma resta davvero una flebile lucina in fondo al tunnel, viene ammessa l’idea di un ingresso di «personalità d’area» – si parla di Giuliano Amato e Gianni Letta – le quali, in ogni caso, non garantirebbero un maggiore coinvolgimento politico dei partiti.
Nel Pdl, almeno ufficialmente, le posizioni sono speculari.
E tuttavia a via dell’Umiltà sono meno categorici nell’escludere una qualche presenza politica nel governo Monti.
In un corridoio di Montecitorio Fabrizio Cicchitto lascia aperto uno spiraglio: «È difficile – ammette – fare un governo con chi ti ha insultato fino al giorno prima. E questo vale anche per loro. Comunque vediamo cosa fa domani il Pd e cosa ci dirà Monti. Aspettiamo ».
Per ora lo stallo è totale. Tanto che Monti, sembra su suggerimento di Casini, a questo punto avrebbe deciso di partire subito senza politici, riservandosi di giocare una carta segreta per il futuro.
L’idea del Professore sarebbe quella di dar vita ora a una compagine di soli tecnici, lasciando che le settimane a venire facciano sbollire il clima politico tra chi si è sparato contro fino a ieri.
Poi, a gennaio, avverrebbe l’innesto di tre vicepremier “politici” senza deleghe.
Un piccolo rimpasto, che porterebbe a palazzo Chigi come «garanti» il vicesegretario Pd Enrico Letta, l’ex ministro Raffaele Fitto o Maurizio Lupi per il Pdl e il capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova, stimato da Monti dai tempi in cui era parlamentare europeo.
«Anche Ugo La Malfa – ricorda Francesco Nucara, ricevuto ieri da Monti per il Pri – nel 1979 propose per il suo governo un “direttorio” con i segretari dei partiti».
E meno male che Nucara non ha citato il precedente davanti a Monti, visto che il rifiuto di Berlinguer a sedersi insieme con la Dc costrinse il povero La Malfa a gettare la spugna.
Il Professore intanto suda freddo. Senza i politici nel governo teme che Berlusconi possa sfilarsi già a gennaio, facendo saltare la legislatura.
Nelle consultazioni di ieri – quelle ufficiali e quelle al telefono con Pier Luigi Bersani e Gianni Letta – Monti è apparso molto preoccupato.
Un primo risultato è che la lista dei ministri, attesa per oggi, non arriverà prima di domani sera. Nè il Professore potrà concedere al Pdl alcun limite temporale al suo governo.
«Se dicessi, come vuole Berlusconi, che me ne vado in primavera – ha spiegato Monti a uno dei “piccoli” – lo sa cosa accadrebbe? Di fatto entreremmo immediatamente in campagna elettorale e i partiti non approverebbero quelle misure dure che sono necessarie per l’Europa».
Per il Professore infatti non c’è dubbio che quella attuale sia una «fase eccezionale», che richiede l’adozione di interventi anche impopolari. E, senza “tutor” politici, piegare le Camere diventerà difficile: «Come faccio lì dentro a fare la riforma delle pensioni?».
Per il momento il Professore ha fatto una buona impressione ai “consultati” ma questo non basta. A tutti è apparso «inappuntabile », si è alzato in piedi e li ha fatti sedere personalmente.
Ha offerto dell’acqua, li ha fatti parlare, ha molto ascoltato.
Prendendo diligentemente appunti.
Una “captatio benevolentiae” volta a rassicurare, togliendosi di dosso l’etichetta dell’algido euroburocrate.
«Non sono qui per commissariare la politica – ha ripetuto – , al contrario i partiti possono approfittare di questo momento di decantazione per costruire schieramenti politici più omogenei: moderati contro riformisti ».
È uno schema di lotta politica europea quello che sogna il Professore, pronto a farsi da parte appena terminato il servizio.
Anche se una sua frase ha fatto risuonare un campanello d’allarme a uno dei “consultati”: «Il programma che presenterò andrà fino al 2013 e anche oltre».
«Anche oltre?». «Sì, per alcune riforme strutturali serviranno anni».
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LA PRIMA GIORNATA DI CONSULTAZIONI, IL PRESIDENTE INCARICATO PARLA A SORPRESA: “QUELLO CHE CONTA E’ L’APPOGGIO DEI PARTITI”…PONE LA NATURALE SCADENZA DEL SUO IMPEGNO AL 2013, ALTRIMENTI NON ACCETTA… OGGI ASCOLTA ANCHE I GIOVANI E LE DONNE
Fermo, pacato. Ma soprattutto deciso.
Al termine della prima giornata di consultazioni, il presidente incaricato, Mario Monti, si presenta a sorpresa in conferenza stampa per fare il punto soprattutto sull’ipotesi che nel nuovo esecutivo ci siano politici, oltre che tecnici.
La presenza di politici nel governo, spiega il senatore a vita, è un “desiderio”, ma se i partiti ritenessero non opportuna la loro presenza in questa fase basterebbe l’appoggio all’esecutivo.
E sui futuri sforzi del Paese, una precisazione: “Mai parlato di lacrime e sangue. Di sacrifici sì, ma ritengo positivo che le forze politiche abbiano percepito la serietà del momento che stiamo attraversando”, mentre del varo di una nuova manovra è “prematuro dire qualcosa”.
Quel che conta è l’appoggio, se poi alcuni politici entreranno nell’esecutivo sarà un bene, non una pregiudiziale alla formazione del governo.
Questa in sintesi la posizione di Monti sulla partecipazione dei politici al nuovo esecutivo.
“Ho ritenuto importante – ha detto in conferenza stampa – dare un segnale concreto e aperto di una disponibilità da parte mia ad avere quell’apporto che necessariamente dovrò avere dalle forze politiche anche in materia di risorse umane. È una disponibilità da parte mia – ha aggiunto -, ma se i partiti politici dovessero vedere in questa fase, dato che sono appena usciti da una fase dialettica estremamente tesa, se dovessero avere difficoltà ad andare così avanti, quando sarebbe fisicamente visibile una fase di coesione dei loro esponenti diretti, credo sia importante che diano questo apporto”.
Poi ha chiarito: “Che i segretari dei partiti che appoggeranno il governo siano presenti nel governo non mi sembra condizione indispensabile. Che ci sia un appoggio convinto da parte loro su ispirazione, caratteristiche e valori e sulla prospettiva operativa del governo mi sembra invece indispensabile”.
“L’orizzonte temporale in cui il futuro governo si colloca è da oggi alla fine della legislatura. Ovvio che il Parlamento può decidere in qualunque momento che il governo non è più degno della sua fiducia, ammesso che gliela conceda. Se però venisse prefissata una data al di qua dell’orizzonte fissato di fine legislatura, questo toglierebbe credibilità all’orizzonte del governo. E non lo accetterei”, ha precisato il presidente del Consiglio incaricato.
Fino alla formazione del governo “sono sicuro che i mercati avranno un’impazienza temperata con razionalità . È naturale che anche agli occhi dei Mercati occorre arrivare alla formazione del governo, alla definizione della compagine dei ministri, che posso assicurare sarà convincente ed efficace, e all’annuncio e alla presa di misure più incisive”, ha detto il premier.
“Le consultazioni stanno procedendo con grande serietà e partecipazione costruttiva da parte di tutti”, ha assicurato il presidente del Consiglio incaricato.
“Le forze politiche -ha detto- sono consapevoli che è necessario ritrovare una fase di distensione che consenta di guardare un pò più in alto con senso di responsabilità e con coesione. Il mio impegno è rivolto a permettere che la politica possa trasformare momento difficile in vera opportunità con la condivisione di un progetto di speranza, non solo per quanto riguarda l’economia, ma anche sui valori fondanti di una vera comunità civile”.
Dopo i partiti e le forze sociali le consultazioni del premier incaricato continueranno con “i rappresentanti istituzionali delle donne e dei giovani”, ha annunciato lo stesso Monti: “Dobbiamo avere il coraggio – ha sottolineato- di orientare molto a questi due ambiti cruciali della nostra società le azioni di politica economica e sociale. Quasi sempre ciò che giova ai giovani giova anche al Paese e ciò che restringe le possibilità ai giovani restringe le possibilità al futuro del Paese. E questo vale anche per le donne”.
”In parte sì, nei dettagli no”. Così Mario Monti ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se domani, quando incontrerà le delegazioni del Pd e del Pdl a palazzo Giustiniani, sarà in grado di anticipare nel merito le misure che costituiranno il suo programma di governo, visto che oggi lo stato maggiore di via dell’Umiltà ha detto che non voterà la fiducia al buio.
”Queste consultazioni – ha spiegato- le vedo come un esercizio indispensabile per me e spero utile e gradito ai consultati, ma si tratta di un esercizio bilaterale, non è un’enunciazione, è una consultazione. Il che significa che dedichiamo una buona parte del tempo a un’audizione da parte mia degli interessi e delle prospettive e preoccupazioni di ciascuna forza politica. Ed è importante -spiega- da parte mia sentirlo dalla loro viva voce”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
MONTI STUDIA UNA CURA D’URTO SUI CONTI… SI PENSA A TASSA SULLA CASA, ICI, TAGLIO ALLE PENSIONI DI ANZIANITA’ E STRETTA SULL’USO DEL CONTANTE… LA UE: ITALIA MONITORATA
Mario Monti stila il programma di governo con l’incubo dei mercati: oggi riaprono le
contrattazioni e c’è pure una delicata asta di Btp da piazzare.
Serve un segnale.
E dunque il Professore pensa a un decreto immediato per mettere in sicurezza i conti pubblici con provvedimenti forti in grado di rassicurare i mercati.
Poi passerà alle misure per la crescita.
Un intervento in due tempi, insomma, ma tutti rapidissimi.
Dall’incontro con il presidente della Bce, Mario Draghi, è emerso che non c’è un minuto da perdere, la speculazione è in agguato.
Come se non bastasse, il presidente Ue Van Rompuy e quello della Commissione Barroso, pur giudicando l’incarico a Monti “un segnale incoraggiante”, annunciano che Bruxelles continuerà il monitoraggio sui conti del paese e sulle riforme che è chiamato ad effettuare.
Così, mentre il presidente incaricato promette sforzi “per il risanamento e l’equità sociale”, fonti vicine ai dossier tecnici tratteggiano le linee su cui il nuovo governo intende muoversi. In pratica, l’agenda economica di Monti.
E dunque, per cominciare non escludono il ricorso ad una nuova manovra correttiva (almeno 25 miliardi) da effettuarsi entro l’anno.
Nei loro ragionamenti, tutto nascerebbe dal fatto che la Ue, per colpa della mancata crescita, prospetta per l’Italia un percorso deficit-Pil più alto di quello immaginato dall’ex governo, fino a prevedere un rapporto dell’1,2% nel 2013 al posto del pareggio (circa 18 miliardi).
Ma per rimettere il paese in carreggiata, bisognerebbe fare qualcosa subito perchè già dal prossimo anno le due valutazioni di deficit-Pil – quella della Ue e dell’ex governo – divergono, con uno scarto dello 0,7%: cioè circa 11 miliardi.
Al quadro generale va aggiunta la maggior spesa per interessi, dovuta agli sconquassi dei mercati: 10 miliardi sarebbero già acquisiti. Monti punta comunque ad una “due diligence” sui conti, da realizzare a tambur battente con l’aiuto degli esperti della Banca d’Italia e del Tesoro.
E ancora: si ipotizza una patrimoniale e/o la reintroduzione di una imposta sulla prima casa.
Ma si parla anche di una imposizione “modello francese” che oltre all’Ici prevede pure una “tassa sull’abitazione” comprensiva di canone tv e balzello per la spazzatura.
Calcoli del precedente governo, appena trasmessi alla Ue, stimano in 3,5 miliardi il gettito di un eventuale ritorno dell’Ici.
Per dare un messaggio al paese sul terreno dell’equità , sarebbe allo studio un pacchetto anti-evasione basato sulla tracciabilità dei pagamenti a partire da somme contenute, 200-300 euro.
Sulle questioni politicamente più sensibili, come il lavoro e la previdenza, Monti vorrebbe aprire un tavolo con le parti sociali.
Ma i suoi obiettivi, su questo terreno, sarebbero già definiti: alzare la soglia per la pensione di vecchiaia, adottare il metodo contributivo e, non ultima, una eventuale abolizione delle pensioni di anzianità .
E poi, liberalizzazioni, privatizzazioni e dismissioni. Tagli ai costi della politica e ai privilegi. Sburocratizzazione della pubblica amministrazione.
Monti è convinto che la crescita non si fa prendendo a prestito denaro, e quindi passando per aiuti esterni, ma si ottiene rimuovendo le cause che la ostacolano.
Così come i punti deboli del paese non vanno nascosti, ma evidenziati: dal Pil, che aumenta della metà rispetto alla media europea, alla competizione troppo frenata: l’approdo è sempre lo stesso, la necessità di riforme strutturali. Rigore, sviluppo e equità vanno coniugati.
C’è la lettera della Bce, quella firmata da Trichet e Draghi ad agosto, ad indicare buona parte delle misure da adottare.
Restano dei margini di discrezionalità che un governo autorevole può esercitare. Un primo test è atteso appunto già oggi, con la riapertura dei mercati. Piazza Affari ha già premiato, con il balzo dei listini, lo scenario di un esecutivo affidato a un ‘tecnicò autorevole come l’ex Commissario Ue.
L’effetto-Monti s’è già sentito anche sugli spread, scesi di quasi 100 punti al solo apparire del Professore sulla scena.
Oggi il banco di prova sulla ritrovata credibilità dell’Italia sarà l’asta dei Btp quinquennali per un importo compreso fra 1,5 e 3 miliardi.
Elena Polidori
(da “La Repubblica”)
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREFETTO CANCELLIERI VERSO L’INTERNO, SETTIS VERSO LA CULTURA….NONOSTANTE LE PRESSIONI DI BERLUSCONI PER NORDIO, ALLA GIUSTIZIA DOVREBBE ANDARE UN EX DELLA CONSULTA
Due certezze. E molte incertezze.
Le prime due sono queste: saranno solo dodici i protagonisti del nuovo governo.
E a palazzo Chigi non ci sarà nè uno, nè più vice premier.
Le incertezze riguardano principalmente l’ingresso di uomini politici puri e che comunque hanno avuto a che fare con la politica.
Emblematico il caso di Amato. Raccontano che Monti non sarebbe di per sè contrario, anzi ne valuterebbe l’eventuale presenza come una fonte di maggiore garanzia nei voti in Parlamento.
Al punto che un’ipotesi potrebbe essere quella di affidare incarichi ministeriali a qualche vice presidente della Camera o del Senato.
In predicato, ovviamente, c’è il sempre super gettonato Maurizio Lupi.
Ma contro la presenza dei politici gioca il pericolo, assai temuto dal Quirinale, che l’affannosa ricerca di un equilibrio allunghi i tempi.
Mentre il governo Monti deve nascere il prima possibile. Anche se il Quirinale e lo stesso Monti, appena fresco di incarico, negano l’esistenza di una possibile lista dei prossimi ministri, ormai l’elenco dei nomi è già stampigliato in un foglio che passa di mano in mano.
Lì è scritto, innanzitutto, che non ci saranno vice premier. E che al delicato incarico di sottosegretario alla presidenza andrebbe un uomo di Monti, quell’Enzo Moavero che ha già avuto il ruolo di suo uomo ombra quando ha svolto l’incarico di capo di gabinetto a Bruxelles con Monti commissario per la Concorrenza.
Ad affiancarlo potrebbe essere Antonio Catricalà , attuale presidente dell’Antitrust, che con palazzo Chigi ha molta dimestichezza essendone stato il segretario generale nel 2001. Ma Catricalà corre anche al ministero dello Sviluppo economico, dove è in lizza anche l’ex rettore della Bocconi Carlo Secchi.
I nodi di più difficile soluzione per il professor Monti restano quelli dell’Economia, degli Esteri, dell’Interno, della Giustizia.
Per quest’ultima poltrona, ancora ieri, persa la battaglia a sostegno dell’uscente Nitto Palma, Berlusconi ha perorato la causa del magistrato di Carlo Nordio, che ha presieduto una commissione per la riscrittura del codice penale.
Ma le maggiori chance di riuscita ce l’ha, al momento, l’ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli.
Con lui se la batte un altro ex della Corte, Piero Alberto Capotosti.
Il prossimo inquilino di via XX settembre potrebbe essere lo stesso Monti, se deciderà che la soluzione migliore per garantire il peso delle misure economiche sia proprio quello di metterci proprio la sua faccia.
In alternativa, in pole position resta il rettore della Bocconi Guido Tabellini. E anche Anna Maria Tarantola, vice direttore di Bankitalia.
Negli organigrammi finora trapelati la presenza femminile era del tutto assente. Da ieri, al nome della Tarantola, si aggiunge quello di Anna Maria Cancellieri, prefetto in pensione, ex commissario a Bologna dopo lo scandalo Del Bono.
Ma è tuttora valida anche l’ipotesi di Carlo Mosca, l’ex prefetto di Roma entrato in rotta di collisione con il sindaco Gianni Alemanno, profondo conoscitore del Viminale, dove per anni è stato uno dei direttori generali, nonchè capo di gabinetto di Scajola e Pisanu. Per quel palazzo sembra del tutto tramontata la candidatura di Giuliano Amato, buon nome da spendere per la Farnesina, dove resta in piedi anche la soluzione del segretario generale Giampiero Massolo.
Stabile per la Difesa l’ex comandante della Gdf Rolando Mosca Moschini.
Ugualmente confermati per l’Istruzione Lorenzo Ornaghi, per i Beni culturali Salvatore Settis, per il Welfare Carlo Dell’Aringa.
Una novità invece per l’Ambiente dove l’attuale direttore generale Corrado Clini farebbe il salto al piano nobile del ministro.
Per la Pubblica amministrazione corre il nome di un’altra donna, Luisa Torchia, che viene dalla scuola di Cassese.
Luisa Milella
(da “La Repubblica“)
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Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
NAPOLITANO: “NON E’ TEMPO DI RIVALSE FAZIOSE”… IL PDL PONE PALETTI E I TEMPI SI ALLUNGANO
Impegno, emergenza, riscatto, crescita e attenzione all’equità sociale: dopo esser stato
incaricato dal presidente della Repubblica, Mario Monti ha tenuto un discorso alla stampa.
Quattro minuti scarsi per tracciare le linee guida del suo impegno per il Paese.
Ha detto di aver accettato con riserva il compito attribuitogli dal capo dello Stato, ma ha ribadito che a sua volta farà delle consultazioni (“rapide ma scrupolose”) prima di sciogliere o meno la sua riserva.
Subito dopo è toccato a Giorgio Napolitano presentarsi nella sala stampa del Colle, per spiegare ciò che lo ha portato ad incaricare l’ex rettore della Bocconi di formare un nuovo governo. “Non si tratta di operare nessun ribaltamento nè di venire meno all’impegno di rinnovare la democrazia dell’alternanza attraverso le elezioni. Si tratta solo di dar vita a un governo che unisca forze politiche diverse in uno sforzo straordinaria che l’attuale emergenza esige” ha detto Napolitano.
Poco prima, mentre Monti era a colloquio al Quirinale, Berlusconi ha registrato il suo video-messaggio al Paese: un discorso in cui l’ormai ex-presidente del Consiglio assicura di non volere fare un passo indietro: “Non mi attendo riconoscimenti, ma non mi arrenderò finchè non saremo riusciti a liberare il Paese dalle incostrazioni ideologiche e corporative. Anzi, da domani raddoppierò il mio impegno in Parlamento.”
Mario Monti nella dichiarazione pubblica ha invece spiegato di aver accettato con «grande senso di responsabilità e di servizio» e che svolgerà le sue consultazioni «col senso dell’urgenza ma con scrupolo», sottintendendo che non prevede certo di sciogliere la riserva in un giorno o due. «Intendo adempiere a questo compito con grande senso di responsabilità e di servizio verso il nostro Paese» ha aggiunto.
«L’Italia deve vincere la sfida del riscatto in un quadro europeo e mondiale turbati». I
l Paese «deve tornare a essere elemento di forza e non di debolezza di un’Unione europea e di cui siamo stati tra i fondatori».
L’obiettivo del suo governo dovrà essere «risanare la situazione finanziaria e riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all’equità sociale».
Il suo governo sarà tecnico, ma Monti ha volutamente precisato che lavorerà con «profondo rispetto nei confronti del Parlamento e delle forze politiche. Opererò per valorizzarne l’impegno comune per uscire presto da una situazione che presenta aspetti di emergenza ma che l’Italia può superare con uno sforzo comune».
Come previsto il “no” secco a Mario Monti arriva solo dalla Lega Nord.
Ma tutti gli altri “sì” hanno comunque due discriminanti principali: la durata che dovrà avere il nuovo governo (a tempo o fino alla naturale scadenza della legislatura?) e soprattutto il programma (seguire solo i dettami della Ue? Mettere mano alla legge elettorale?).
Sono queste le “forche Caudine” attraverso le quali Monti, dopo aver ricevuto l’incarico, dovrà provare a passare indenne.
Ma intanto proviamo a riassumere le posizioni in campo, così come annunciate all’uscita dai colloqui con Napolitano e prima delle ore (24, 48?) decisive per le successive trattative con il premier incaricato per il varo del nuovo governo.
Le differenze di vedute sono evidenti.
Il Pd ad esempio è favorevole ad un governo dal forte carattere tecnico e di rottura, capace di fare anche un vasto pacchetto di riforme tra cui – e questo rappresenta un enorme ostacolo – quella elettorale.
Il Pdl ha tutt’altra posizione: limitare il mandato agli impegni con l’Europa. Mentre l’Idv chiede un termine molto breve alla durata della permanenza di Monti a Palazzo Chigi.
Popolo della Libertà .
Il segretario Angelo Alfano: “Ribadiremo che gli impegni assunti con la Ue rimangono il contenuto essenziale del programma di governo. La durata dell’eventuale esecutivo resta collegato al programma che ci verrà presentato. Sulla composizione, preferiamo l’ingresso di tecnici piuttosto che di politici”.
Partito Democratico.
Il segretario Pier Luigi Bersani: “Per noi l’Italia viene prima di tutto e per questo abbiamo dato al presidente della Repubblica la disponibilità e il nostro impegno per un governo di emergenza e di transizione, per un governo che sia totalmente nuovo a forte autorevolezza e caratura tecnica per affrontare l’emergenza”.
E ancora: “Abbiamo consegnato a Napolitano il nostro pieno impegno perchè il Parlamento metta mano a urgenti riforme, anche quella elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari, la riforma dei regolamenti e altre riforme istituzionali. Tutti temi sui quali abbiamo le nostre proposte”.
Udc-Api-Fli.
“Noi auspichiamo la nascita di un governo fino a fine legislatura perchè tatticismi e furberie non sarebbero ammessi”, ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che a nome del Terzo Polo riferisce il senso del messaggio portato al Capo dello Stato.
“I partiti italiani sono al bivio: o speculano sulla situazione sperando in qualche rendita elettorale o si assumono delle responsabilità come noi abbiamo sollecitato per primi e da soli in questo periodo”.
Italia dei Valori.
Il partito di Di Pietro attende di conoscere la futura squadra del governo Monti, il programma e, soprattutto, la tempistica, ovvero la durata del nuovo esecutivo per decidere se accordare o meno la fiducia.
“Aspettiamo – ha ripetuto l’ex pm – di conoscere la squadra, il programma e i tempi. Ci auguriamo che riesca, noi lavoriamo affinchè si realizzi”.
Lega Nord.
“Abbiamo detto no all’ammucchiata. Non hanno bisogno di noi. Staremo all’opposizione. Saremo vigili. Vedremo cosa c’è nel programma”.
Queste le parole del leader del Carroccio Umberto Bossi dopo il colloquio con Napolitano.
Union Valdotaine.
“Pieno appoggio al tentativo Monti”, dicono Antonio Fosson e Rolando Nicco. “Le elezioni, in un clima sociale ed economico come quello attuale, sarebbero molto pericolose”.
Sud Tiroler Volkspartei.
“Napolitano pensa ad una persona autorevole e molto competente. E noi questo lo apprezziamo”. Così il deputato Siegfried Brugger dopo le consultazioni con Napolitano. Quanto al futuro governo l’Svp “valuterà provvedimento per provvedimento”.
Mpa.
“Pronto a sostenere l’eventuale governo Monti”. Anche i centristi di Raffaele Lombardo appoggiano l’ex commissario Ue.
“Dal nuovo esecutivo – ha spiegato il senatore Giovanni Pistorio – ci aspettiamo una attenzione straordinaria ai temi della coesione sociale e nazionale e soprattutto dell’equità sociale e territoriale”.
Partito Socialista Italiano.
“Sì a un governo tecnico, ma siano presenti politici nel nuovo esecutivo. E i provvedimenti siano improntati all’equità “, ha evidenziato il segretario Riccardo Nencini.
Fareitalia.
Gli ex finiani appoggiano Monti e “un governo composto da tecnici di alto valore con un programma definito sulla linea del rigore e dello sviluppo. L’Italia ha bisogno di riforme, non di elezioni”.
Partito Repubblicano Italiano.
Il segretario Francesco Nucara ha espresso “pieno apprezzamento” sul nome di Mario Monti: “Potrà dare voce alle nostre proposte.
Già in passato avevamo auspicato il forte contributo che il professor Monti avrebbe potuto dare al paese”.
Popolo e territorio.
Il capogruppo Silvano Moffa riferisce il consenso del suo gruppo ad un governo “formato esclusivamente da personalità non riconducibili ai partiti politici. Non mancherà il nostro sostegno se il programma sarà incentrato sui provvedimenti in linea con la lettera all’Europa ed una volta raggiunti quei risultati la parola deve tornare agli elettori”.
Grande Sud.
Apprezzamento con riserva, ha spiegato il capo delegazione Arturo Iannaccone: “Monti sembra essere il nome su cui si registrano le maggiori convergenze. Ora attendiamo di conoscere il programma: la fiducia verrà accordata o meno alla luce delle dichiarazioni programmatiche”.
Partito Liberale Italiano.
Il rappresentante della nuova componente parlamentare Roberto Antonione ha lasciato il Quirinale senza lasciare dichiarazioni. Con lui nel neonato gruppo ci sono i fuoriusciti del Pdl e del centrodestra Giustina Destro, Giancarlo Pittelli, Fabio Gava e Luciano Sardelli.
Liberaldemocratici.
“Pieno appoggio a Monti, senza condizioni”, fa sapere l’ex sottosegretario Donatella Melchiorre. Il nuovo esecutivo, ha aggiunto, dovrà vedere “la piena partecipazione dei partiti politici”.
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Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
PER RASSICURARE I SUOI: “POSSIAMO STACCARE LA SPINA QUANDO VOGLIAMO”, MA NEL PDL NESSUNO CI CREDE PIU’
Berlusconi si sente in trappola, si agita, cerca una via d’uscita onorevole, pone al professor Monti delle condizioni che gli consentano di cadere in piedi. E la prima è che Gianni Letta sia nominato vicepremier a garanzia per tutto il centrodestra.
Ma alla fine della giornata è lo stesso sottosegretario a tirarsi indietro per non costituire «un problema, nè un ostacolo e neanche un pretesto per alcuni». La seconda condizione è che il nuovo governo sia a tempo, quello necessario a realizzare l’agenda europea.
«Si potrebbe pensare di abbinare le politiche alla amministrative della prossima primavera», ha proposto al presidente della Bocconi.
Il quale a pranzo, cortesemente, ha risposto che non è possibile stabilire una scadenza.
Poche, pochissime le garanzie che Monti ha concesso al Cavaliere: la legge elettorale dovrà essere materia di esclusivo confronto parlamentare, non ci saranno provvedimenti punitivi nel campo delle telecomunicazioni e della giustizia.
A quel punto il premier uscente ha fatto un nome per il nuovo Guardasigilli, quello di Franco Nitto Palma, presentandolo come un tecnico: «In fondo è stato nominato pochi mesi fa, non ha mai fatto politica attiva ed è pure un magistrato».
Niente, anche questo breve curriculum non ha convinto Monti, abbastanza incredulo delle avance di Berlusconi che le ha provate proprio tutte.
Ha proposto al suo interlocutore di fare il presidente del Consiglio di un centrodestra allargato oppure, in alternativa, di prendere il posto di Tremonti al ministero dell’Economia.
«O è pazzo o è segno della disperazione», è stato il commento di un esponente dell’Udc.
Probabilmente la seconda cosa perchè il Cavaliere si trova in un cul de sac con un pezzo del suo partito in rivolta contro il governo delle banche e Bossi passato all’opposizione.
E con la prospettiva di non poterlo più recuperare per le future sfide elettorali. Ecco perchè ci ha provato in tutti i modi a convincere il Senatur ad attenuare la sua posizione, di valutare caso per caso i provvedimenti di Monti.
La risposta del capo leghista è stata negativa e ha pure fatto presente che se entra Letta nel governo, insieme ad altri esponenti politici in rappresentanza del Pd e del Terzo Polo, allora diventa un ribaltone.
Comunque la giri, la situazione del Cavaliere appare disastrosa.
Ma per lui la presenza del fidato Gianni era diventata la sua vera linea del Piave.
Certo, i tempi di durata e la delimitazione dei compiti alle misure europee sono le altre condizioni poste da Berlusconi.
Ma è la presenza di Letta a garantirgli tutto, che non verranno fatti scherzi sulla giustizia, sul conflitto di interessi e sulla legge elettorale e quant’altro.
«E poi ha detto ieri sera all’ufficio di presidenza – potremo staccare la spina quando vogliamo».
Lo ha detto per convincere quella parte del Pdl fuori dai gangheri, come La Russa che ha definito la riunione del partito una presa in giro visto che è stato deciso di appoggiare Monti a prescindere da ciò che verrà ottenuto.
In effetti era stato detto che spettava a un esponente del Popolo della libertà fare un giro di consultazione, ma la mossa si è subito rivelata (come era presumibile) solo un tentativo di alzare l’asticella e costringere Monti all’incontro di ieri.
C’è poi un altro problema che tormenta gli uomini e le donne del Pdl: quale ruolo avrà Monti una volta terminato il suo mandato?
Intanto potrebbe finire nel 2013, e magari con un buon risultato (far uscire l’Italia dalla tempesta finanziaria e avviare il rilancio economico).
A quel punto il Pd e il Terzo Polo sarebbe tentati di candidare il professore della Bocconi alla premiership, a capo di una coalizione che avrebbe come obiettivo il proseguimento del risanamento e della ricostruzione del Paese.
Non aveva altra scelta, Berlusconi.
All’ufficio di presidenza ha spiegato che l’Italia è a rischio default: «Non posso assumermi la responsabilità che lunedì i mercati mandino il Paese in malora. Speriamo che i nostri elettori capiscano».
Doveva convincere Napolitano sulla necessità di una presenza di Letta nel governo.
Monti a pranzo non si sarebbe sbilanciato.
Ha ripetuto che ministri e sottosegretari dovranno essere tutti tecnici.
Ma è lo stesso Letta a non volerci essere a dispetto dei santi.
E così è caduta pure anche la linea del Piave a causa dei veti che sono venuti dal Pd.
Ora cosa resta al Cavaliere? Solo la richiesta di avere garanzie che quello di Monti sia veramente un governo amico e che la sua durata non vada oltre la primavera.
Anche questo fronte però sembra destinato a crollare, aumentando le fibrillazioni nel Pdl.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
GLI EX AN SI SMARCANO DAL PARTITO…ANTONIONE, GAVA, DESTRO, PITTELLI E SARDELLI DANNO VITA A “COSTITUENTE POPOLARE LIBERALE”
Prove di cambiamento di orizzonte politico.
C’è chi come Gabriella Carlucci passa in una notte dal Pdl all’Udc c’è anche chi preferisce compiere un percorso di transizione a tappe.
Così oggi i deputati Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e Sardelli ex esponenti del Pdl hanno formalizzato la costituzione all’interno del gruppo Misto della Camera dei deputati della componente «Costituente popolare liberale-Pli».
Ha aderito anche Enzo Scotti in rappresentanza di «Noi Sud».
All’iniziativa dei deputati «malpancisti» ha avuto un «ruolo determinante» il Partito liberale italiano con il quale, spiega Pittelli, «è stato raggiunto un accordo di collaborazione politica».
Poi tocca agli ex An nel Pdl.
È quasi pronto infatti un documento che sarà sottoscritto da una trentina di deputati dell’ex An, oggi nel Pdl, nel quale si sostiene che l’opzione principale resta quella delle elezioni anticipate dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi.
Ma si aggiunge che se il Pdl dovesse proporre un nuovo governo, riferiscono diverse fonti, allora questo dovrà essere solo tecnico e portare ad elezioni in primavera.
Il testo è in corso di elaborazione e la decisione è stata presa al termine di una riunione con i grandi strateghi Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e una trentina di deputati che hanno sostenuto in queste ore la linea del voto anticipato.
In movimento anche la corrente di Matteoli e quella di Alemanno pur in posizione differenti: su una linea di rottura il primo, possibilista il secondo.
Gli ex colonnelli di An si riposizionano in vista dei regolamenti di conti interni al Pdl e attendono gli eventi.
Così come nel Pdl aumentano le distanze tra i “critici” Scajola, Formigoni, Crosetto e Pisanu, i “collaborazionisti” Frattini, Lupi, Cicchitto e i “pasdaran” Verdini, Brambilla, Romani, Brunetta.
Silenziose e meditative Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo.
Da segnalare poi che Santo Versace, ex Pdl, è passato all’Api di Rutelli.
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Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
LA POSIZIONE DEI PARTITI, I NOMI PIU’ GETTONATI PER I VARI MINISTERI… SPICCANO TRA I PAPABILI DIVERSI DOCENTI UNIVERSITARI
Berlusconi insiste su Gianni Letta, Amato agli Esteri o all’Interno. 
Si fanno i nomi di diversi docenti dei due atenei milanesi, compresi i rettori Tabellini e Ornaghi.
Dell’Aringa al Lavoro gradito al Pd.
Ugo De Siervo alla Giustizia, oppure Cesare Mirabelli, consigliere in Vaticano. Veronesi alla Salute.
Ipotesi di interim sull’economia. In alternativa Bini Smaghi
Dopo 17 anni da protagonista della politica italiana, Silvio Berlusconi si dimette e lascia il Quirinale tra fischi e insulti.
Ma le giornate di passione non sono finite.
Con il fiato dei mercati finanziari sul collo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano apre le consultazioni per il nuovo governo domenica alle 9 e dovrebbe concluderle in giornata, incontrando per ultimo il Pdl verso le 17,15.
Per la prima volta nella storia, dicono le indiscrezioni d’agenzia, il premier uscente avrebbe dettato condizioni al successore in pectore, l’economista Mario Monti, la carta giocata dal Quirinale per salvare il paese dal tracollo finanziario, appena nominato senatore a vita.
Condizioni di interesse politico e di interesse privato.
In un pranzo a a Palazzo Chigi, Berlusconi, imputato in diversi processi, avrebbe chiesto a Monti “garanzie” sul ministero della Giustizia, per il quale avrebbe proposto il magistrato Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa), a quanto si sa senza successo, perchè l’ex Commissario europeo vuole mantenere le mani libere sulla squadra di governo, a esclusivo appannaggio di tecnici.
Secondo punto, che il governo Monti non metta mano a norme sulle Telecomunicazioni (tradotto: televisioni).
E neppure alla legge elettorale, il criticatissimo Porcellum.
Monti, secondo l’agenzia Ansa, avrebbe accettato.
Nei giorni scorsi si era parlato di un’ulteriore condizione posta da Berlusconi in cambio del sostegno del Pdl al futuro governo voluto da Napolitano: che Monti non si candidi a future elezioni.
L’era berlusconiana tramonta come si è dipanata in questi 17 anni, in un inestricabile conflitto d’interesse tra problemi politici e problemi personali.
Al via delle consultazioni, i governo Monti conta sull’appoggio di Pd, Terzo Polo (Udc, Fli e Api) e dei transfughi del Pdl.
L’Italia dei Valori è passata da un no netto a un’apertura: “L’Idv si impegna a fare il proprio dovere e aspettiamo con fiducia il professor Monti e chiediamo di sapere chi formerà la sua squadra”, ha annunciato Antonio Di Pietro, contrario alla presenza nell’esecutivo di “reduci” berlusconiani.
Il Pdl, dopo giornate di profonde lacerazioni e diaspore, ha deciso di sostenere il professore, ma limitatamente alla realizzazione delle misure contenute nella lettera di impegni dell’Italia all’Europa.
Cade l’ipotesi di Gianni Letta come (ulteriore) “garanzia” berlusconiana all’interno dell’esecutivo. Lo stesso Letta ha annunciato il “passo indietro”.
Resta il no della Lega nord. Dopo il colloquio con Monti, Berlusconi ha affrontato un drammatico scontro con Umberto Bossi, durante il quale ha cercato di convincere l’alleato più fedele a non spaccare l’alleanza e ad appoggiare l’esecutivo tecnico.
Senza successo. ‘Mai con Monti”, ha confermato poi Bossi. “Come si fa a sostenere un governo che farà portare via tutto?”.
E ha annunciato “la lunga marcia” della Lega all’opposizione. L’alleanza che durava ininterrottamente dal 2001 — dopo la rottura sanguinosa del 1994 — non esiste più.
Mario Monti ha già in tasca il programma e la lista dei ministri.
Dove sarebbero ben rappresentatate componenti laiche e cattoliche (persino vaticane), molto mondo universitario (tre i rettori in corsa) con netto predominio Bocconi-Cattolica di Milano e qualche nome non disdegnato da Berlusconi.
La scelta è comunque quella di un governo formato strettamente da tecnici, senza politici, come si era inizialmente ipotizzato.
Giuliano Amato è in pole position per gli Esteri (ma si parla anche dell’Interno), una carica per la quale si evoca anche il nome del segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo.
Mentre la carica finora ocupata da Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, potrebbe andare a Enzo Moavero, già capo di gabinetto di Monti a Bruxelles.
All’Economia sono in corsa il rettore della Bocconi Guido Tabellini, gradito anche al Pdl, e il direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni, ma c’è da tenere in conto anche Lorenzo Bini Smaghi, appena dimessosi dal board della Bce.
Sarebbero tanti i nomi “pescati” da Monti alla Bocconi e alla Cattolica, le due prestigiose università private milanesi.
Il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi potrebbe diventare ministro dell’Istruzione e ci sono buone speranze anche per Carlo Dell’Aringa, economista e collaboratore di Lavoce.info, candidato al Lavoro, dove potrebbe contemperare le istanze del sindacato e delle imprese.
Tornando in Bocconi, si fa il nome dell’economista Carlo Secchi (ex rettore) per lo Sviluppo economico, a cui punterebbe anche Antonio Catricalà , presidente dell’Autorità garante per le Telecomunicazioni, gradito a Berlusconi (il ministero “copre” anche le Telecomunicazioni).
Il totoministi annoverava un altro bocconiano, Lanfranco Senn (di Comunione e Liberazione, presidente della Metropolitana milanese), che però ha avvertito: “Non posso, sono cittadino svizzero”.
Altra poltrona pesante, quella del ministero dell’Interno, per il quale in alternativa ad Amato spunta il nome di Carlo Mosca, prefetto di Roma cacciato nel 2008 dal tandem Berlusconi-Maroni perchè aveva giudicato “non necessario” prendere le impronte digitali ai bimbi rom, come previsto dal decreto sicurezza.
Per la Giustizia, eterno tasto dolente del premier uscente, al nome dell’ex presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo si affianca il cattolicissimo Cesare Mirabelli, già vicepresidente del Csm e della Consulta, nonchè consigliere generale della Città del Vaticano.
Sul celebre (e laico) oncologo Umberto Veronesi alla Salute sarebbe fredda l’Udc, dunque si parla anche del rettore della Sapienza Luigi Frati.
Alla Difesa non paiono emergere alternative al generale Rolando Mosca Moschini, già al vertice della Guardia di Finanza.
L’archeologo Salvatore Settis viene indicato come possibile ministro dei Beni Culturali.
E i politici?
A parte una figura di mezzo come il “professore” socialista Amato, qualcuno ipotizza ancora che in mezzo ai tecnici possano spuntare uomini di partito come Beppe Pisanu e Marco Minniti per l’Interno, ma nel caso anche il Pdl vorrebbe la sua parte, per esempio con Franco Frattini in permanenza agli esteri.
Paolo Costa, già europarlamentare dell’Ulivo, sindaco di Venezia e ministro del governo Prodi potrebbe cimentarsi alle Infrastrutture.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
MONTI HA GIA’ LA LISTA DEI MINISTRI IN TASCA, NUMEROSI I DOCENTI UNIVERSITARI: TABELLINI, SECCHI, ORNAGHI, SENN, MIRABELLI… UNICA CONDIZIONE POLITICA POSTA DAL PDL: UN MEZZO NO ALLA PATRIMONIALE
Guido Tabellini, professore di economia presso l’università Bocconi al dicastero di via
xx settembre, Carlo Secchi al ministero dello Sviluppo, il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, all’Istruzione, Lanfranco Senn alle Infrastrutture, Cesare Mirabelli alla Giustizia, Giuliano Amato agli Esteri, Enzo Moavero sottosegretario alla presidenza del Consiglio: secondo quanto apprende l’Agi da fonti ben informate dovrebbero essere questi i nomi che Mario Monti vorrebbe portare al governo.
Solo tecnici, nessun politico, d’accordo con il presidente della Repubblica. Anche della squadra dell’esecutivo il presidente della Bocconi parlerà con Silvio Berlusconi.
Fonti parlamentari del Pdl riferiscono che Silvio Berlusconi avrebbe aperto al governo Monti.
Ponendo un’unica vincolante condizione: la presenza di Gianni Letta nel governo. Sul nome dell’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, però, c’è il no del Pd che vorrebbe solo tecnici.
Una soluzione di compromesso potrebbe portare nell’esecutivo sia Gianni Letta che Enrico.
Un’altra ‘condizione’ che, spiegano le stesse fonti, pone il Cavaliere è sul piano programmatico. Ovvero no alla patrimoniale.
L’economista, infatti, sostengono fonti di via dell’Umiltà , vorrebbe una larga convergenza anche sul programma.
Liberalizzazione delle professioni, piano di dismissioni, reintroduzione dell’Ici: sono alcuni dei punti sui quali il prossimo premier avrebbe fatto sapere di puntare.
La Lega ha già fatto capire che non appoggerà Monti, ma che potrebbe ‘sposarè alcuni punti del programma”.
«C’è chi pensa che anche sulla patrimoniale si potrebbe trovare una soluzione: ovvero ‘colpirè soltanto una certa fascia di reddito», osservano fonti ben informate.
Berlusconi, infatti, avrebbe confidato ai suoi di non voler sostenere un esecutivo delle tasse. Berlusconi ieri ha cercato per tutta la giornata di trovare una mediazione nel partito sul nome di Monti.
Inizialmente la tentazione era quella di chiedere il voto del Pdl nell’ufficio di presidenza che si terrà nel tardo pomeriggio a palazzo Grazioli. Le ‘colombe’ del partito gli hanno sconsigliano questa strada.
Il Cavaliere, secondo a quanto apprende l’Agi, ora è pronto a dire sì al governo Monti.
Anche per questo motivo il Pdl nel giro di consultazioni che si terranno al Colle dovrebbe recedere dalle intenzioni manifestate ieri: ovvero dall’idea di fare i nomi di Alfano e Dini a Napolitano.
Il presidente della Repubblica vorrebbe accelerare, in modo da ‘presentare’ ai mercati il nome di Monti già lunedì (il giuramento potrebbe addirittura esserci tra domenica e lunedì)
argomento: Berlusconi, economia, elezioni, emergenza, governo, Monti, PdL, Politica | Commenta »